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Il 7 maggio all’alba davanti alla Desa di Sant’Agata Bolognese, impresa chimica
di detergenti e detersivi con 500 dipendenti, tre picchetti bloccano lo stabilimento.
L’obiettivo dello sciopero è l’immediato reintegro di Wahid Abdelaziz, un operaio
licenziato “per giusta causa” pochi giorni prima per avere difeso una collega di
lavoro dall’accusa di aver procurato un danno all’azienda.
L’azienda prima lo sospende, il giorno dopo – nonostante un’audizione in cui
ha dato piena spiegazione dell’accaduto – lo licenzia. Non è un operaio qualsiasi.
È lì da 22 anni, ed è il punto di riferimento della parte più attiva e sindacalizzata
degli operai, iscritti del SI Cobas, protagonisti di lotte che negli anni passati
hanno prodotto forti miglioramenti salariali ed imposto ai padroni il rispetto dei
lavoratori.
Questo spiega la totale solidarietà degli altri operai. La fabbrica è ferma dalle 5
del mattino, 80-85 camion sono bloccati.
Alle 13 le FFO procedono con la forza allo sgombero dei picchetti.
Nelle colluttazioni Wahid Abdelaziz sviene, un altro operaio, cade rompendosi
una gamba – entrambi avranno una prognosi di 20 giorni.
Dopo l’attacco ai picchetti, per due ore la polizia sequestra di fatto in uno spazio
chiuso un gruppo di operai, il coordinatore del SI Cobas di Modena ed altri
membri di questo coordinamento, impedendogli di muoversi.
Una intimidazione in piena regola.
È uno sciopero di solidarietà, e va represso con particolare durezza.
In tempi di economia di guerra, di corsa alla guerra, le fabbriche debbono
essere pacificate. La raffica dei decreti-sicurezza del governo Meloni, e le
relative prassi di polizia, servono a questo.
Tutta la nostra solidarietà ai lavoratori repressi ed al sindacalista sequestrato:
abbasso lo stato di guerra e di polizia!
Massima diffusione!!
Fonte: https://t.me/liberidilottarefermiamoddl1660

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