lunedì 20 luglio 2020

21 luglio - da tarantocontro: Capristo - La denuncia del suo insediamento e azioni "inquinanti" e la protesta dello Slai Cobas e lavoratori parti civili al processo Ilva


Dall'articolo del dicembre 2016
Con il cambiamento della Procura al processo sono apparsi nuovi scenari, il cui protagonista essenziale è il nuovo procuratore, Capristo, che ha cominciato a dichiarare che questo processo era da ridimensionare; a cui si è aggiunta la gravità assoluta, e poco stigmatizzata, di dare voce e credibilità in occasione dell'ultimo giovane operaio morto per mano dei commissari governativi che gestiscono l'azienda all'ipotesi che questa morte fosse addebitabile ad un ipotetico “sabotaggio”; fino alle ultime vicende del processo, dove si sono sentiti in tribunale PM che invece di fare il loro mestiere hanno elogiato l'azione dei commissari governativi, sotto la cui egida abbiamo lo stesso numero di morti del periodo Riva, una situazione di insicurezza in fabbrica peggiore dei tempi di Riva, per non parlare degli effetti inquinanti della fabbrica…
Poi è cominciata giorni fa una pantomima di accordi segreti di scambio tra le Procure di Milano e Taranto e tra gli avvocati dei Riva e i commissari Ilva, lanciati proprio poco prima del referendum in un twitter da Renzi, in base ai quali, il miliardo in Svizzera dei Riva (sempre quello, usato per ogni ipotesi di piano di bonifica, già impegnato come garanzia per i prestiti bancari di 800 milioni) tornerebbe in Italia, e in cambio passerebbe nel processo il patteggiamento delle società dei Riva, Ilva, Riva Forni Elettrici e l’ex Riva Fire, che così uscirebbero subito dal processo, con le parti civili non risarcite, al massimo solo rimborsate per le spese legali.
Questi fatti sono calati pesantemente nell'udienza del 6 dicembre come una cappa soffocante che ha visto la sua sintesi nell'intervento personale del procuratore Capristo, che, come scrive il Sole 24 Ore, come un neo gestore dell'acciaieria, della città, “ritiene necessario il patteggiamento se si vuole far avanzare il risanamento dell'acciaieria mettendola in sicurezza”, dichiarando: “servono ulteriori flussi di risorse rispetto a quelli che lo Stato può garantire e questi possono derivare dal patteggiamento”.
E sempre nel processo del 6 viene fatta la comunicazione che la sera prima, il 5 dicembre, vi era stato un nuovo incontro presso il Mise (il cui comitato di sorveglianza aveva dato già il via libera al patteggiamento per Ilva e Riva Forni Elettrici), a seguito del quale vi è stato un altro decreto per cui una delle società, Riva Fire, cambia denominazione in Riva «Partecipazioni Industriali», la società viene posta in Amministrazione straordinaria, con la nomina a suoi commissari degli stessi tre commissari dell'Ilva. La nuova società indica a questo punto un nuovo avvocato di Roma che chiede termini, un tempo lungo, per leggersi tutti gli atti e presentare istanza di patteggiamento.
E' evidente che tutti questi fatti hanno anche un chiaro scopo ostruzionista.
Il Presidente della Corte d'Assise, quindi, accoglie la proposta, suggerita anche dal Procuratore, di un congruo rinvio al 17 gennaio delle udienze...

A questo punto, quando l'udienza è chiusa. Ma operai Ilva, lavoratori, donne facenti parte delle parti civili autorganizzate, sostenuti dai dirigenti dello Slai cobas, anch'esso parte civile, hanno fatto con forza sentire la loro protesta, facendosi interpreti anche di tanti lavoratori, cittadini non presenti, dell'insieme delle parti civili umiliate da questo sviluppo processuale e dando voce ai senza voce nella città che non stanno ancora partecipando direttamente al processo.
C'è stata rabbia, ma anche ferma determinazione a non accettare questo andamento lento e pilotato.
La madre di tutti i processi non può diventare la madre del più vergognoso inciucio, patteggiamento, compromesso.

I legami-interessi Capristo/Ilva - Lo Slai Cobas sc fin dal suo insediamento li ha denuciati, organizzato l'unica vera protesta nel processo 'ambiente svenduto', fatto esposti


SCIOPERO COOP PROMETEO MAGAZZINO CONAD (EX AUCHAN) A CHIARI PER DIFENDERE TUTTI I POSTI DI LAVORO
70 OPERAI NON CI STANNO A MORIRE DI CAMBIO APPALTO MENTRE I PADRONI SPOSTANO I LE MERCI IN UN ALTRO MAGAZZINO CON CONTRATTI ULTRA PRECARI E ANCOR PIÙ SOTTOPAGATI
SEMPRE E OVUNQUE LE COOPERATIVE SI MOSTRANO PER QUEL CHE SONO: UN ARMA IN MANO AI PADRONI PER LICENZIAMENTI AD OROLOGERIA
BASTA COOPERATIVE, CANCELLIAMO IL NUOVO CAPORALATO





NEL CORTEO DI TREZZO FORTE LA SOLIDARIETÀ CON GLI OPERAI DELLA MASCHIO NS, A SOSTEGNO DELLA LOTTA CHE CONTINUA FINO AL RIENTRO IN FABBRICA
PER RAFFORZARE IL PATTO D’AZIONE, PER LA DIFESA DI TUTTI I POSTI DI LAVORO, CONTRO LA REPRESSIONE
CONTRO PADRONI E GOVERNO CHE VOGLIONO SCARICARE LA CRISI SUI LAVORATORI E AFFAMANO LE MASSE POPOLARI
UNO SPIRITO PROLETARIO CHE HA UNITO OPERAI E STUDENTI ED È RISUONATO IN TUTTI GLI INTERVENTI DELL’ASSEMBLEA FINALE PER FAR PAGARE LA CRISI AI PADRONI, PER FARLA FINITA CON I PADRONI.






Dall’intervento della tenace operaia Montello una rivendicazione che ha bisogno di diventare una parola d’ordine generale,
gli interventi saranno a disposizione prima possibile.





















domenica 19 luglio 2020

MONTELLO SPA: LA CGIL HA PAURA DELLE OPERAIE E FA LE ASSEMBLEE ALL'ESTERNO DELLA FABBRICA

LA CGIL DOPO LE CONTESTAZIONI ALLA SEDE DI BERGAMO, 
DOPO CHE I DELEGATI CGIL HANNO ABBANDONATO L'ASSEMBLEA DEI SOCI DEL 13 LUGLIO E SONO SCAPPATI DI FRONTE ALLE DOMANDE DELLE OPERAIE 

ORA LA CGIL HA PAURA DELLE OPERAIE E FA LE ASSEMBLEE ALL'ESTERNO 
PER FILTRARE LE PRESENZE PERCHE' HA PAURA DELLE CONTESTAZIONI

19 luglio - La lotta delle lavoratrici degli asili di Taranto e delle lavoratrici assistenti igienico-personale degli studenti disabili di Palermo dai microfoni di Radio Onda Rossa






Data di trasmissione


Parliamo della lotta delle lavoratrici - assistenti igienico-personale degli studenti disabili - delle cooperative sociali a Palermo contro i licenziamenti di massa e della lotta delle lavoratrici degli asili di Taranto per la loro internalizzazione e contro appalti al massimo ribasso, tagli scandalosi dell'orario di lavoro, mansioni non riconosciute, salari sempre in ritardo, ecc.
Lotte che svelano la doppia e tripla oppressione delle donne lavoratrici.

lavoratrici taranto intervista alla rappresentante Slai Cobas sc Taranto
lavoratrici palermo intervista alla rappresentante Slai Cobas sc Palermo/Sicilia 

19 luglio - TENARIS DALMINE: L'ECO DI BG ORGANO DELLA CONTRATTAZIONE TRA PADRONI E SINDACATI CONFEDERALI







sabato 18 luglio 2020

CONTRO LE BESTIE ALLA MASCHIO NS DI GREZZAGO
CONTRO TUTTI I PADRONI
PER IL RIENTRO IN FABBRICA DEI 16 OPERAI 
CACCIATI PER RITORSIONE
ALLARGHIAMO LA LOTTA CONTRO LA REPRESSIONE 
E PER DIFENDERE TUTTI I POSTI DI LAVORO
LA CRISI LA PAGHINO I PADRONI
OGGI TUTTI A TREZZO ALLA MANIFESTAZIONE 






























mercoledì 15 luglio 2020

15 luglio - Assemblea dei delegati del 12 luglio promossa dal Patto d'azione - interventi operaio della Maschio in lotta e del rappresentante Slai cobas sc Bergamo:



OPERAIO DELLA MASCHIO IN LOTTA

Buongiorno, prima di tutto ringrazio perché avete dato la possibilità di partecipare con voi a questa assemblea. Perchè come questi assemblee danno forza a sindacati e lavoratori per lottare e unirci contro il capitalismo e sfruttamento padronale.
Sono Mouinir delegato gruppo di 20 lavoratori della fabbrica Maschio ns di Grezzago. 
Produciamo cisterne di plastica, un lavoro duro.

Abbiamo lavorato 10/12 anni in fabbrica, in appalto alla cooperativa, senza diritti e con i furti sulla paga, 13, 14, ferie…
Il padrone è proprio fascista, razzista, io sono dio diceva, la legge in fabbrica la faccio io. E mandava via le persone che non gli andavano bene, tanto erano in appalto, torna dalla cooperativa...
Al mese di settembre hanno cacciato via Diraa quando è tornato dalle ferie.
Non pagavano l’infortunio, non si può fare. Un compagno ha preso un colpo alla spalla l’hanno cacciato via quando è tornato dopo due mesi.
Questa azienda è veramente senza limiti.
Nel luglio scorso abbiamo deciso di lottare e ci siamo organizzati con sindacato Slai Cobas per il sindacato di classe. Una lotta, con scioperi, e adesso una tenda di 15 giorni davanti alla fabbrica per il lavoro.
Maschio si è approfittata del virus e senza motivi ha mandato tutti gli operai in cassaintegrazione e quando finirà ci vogliono lasciare fuori.
Poi stiamo preparando una manifestazione sabato prossimo a Trezzo sull’Adda, in provincia di Milano per dare una forza a questa lotta. Lottiamo senza fine perché la lotta non deve fermare, contro questo padrone fascista razzista.
Patto d’Azione serve per dare forza anche a questa lotta, per cancellare gli appalti mafiosi, caporalato nuovo, per difendere il posto di lavoro. Perchè il Patto di Azione deve essere così, sindacati di classe e di base uniti per dare forza. Questa lotta è un esempio per tutte le lotte che ci sono in Italia, contro una persona fascista razzista. Perché picchia anche, ha già picchiato tante persone. Tutti dobbiamo lottare  perché la lotta non deve fermare, chiediamo a tutti di essere uniti e andare a questa manifestazione per dire no ai licenziamenti, si al posto di lavoro e noi la crisi non la paghiamo.


SLAI COBAS BERGAMO

All’inizio è stata sollecitata una presa di posizione sulla proposta iniziale.
Benissimo
Quell’assemblea dei delegati, nata nel percorso di costruzione e poi di realizzazione dei primi passi del Patto d’Azione, quindi quella famosa assemblea dei delegati da preparare nell’autunno, è sicuramente uno strumento importante che abbiamo davanti. Mantenerla all’odg, rafforzarla, compreso il contributo che c’è stato nell’assemblea di oggi, va benissimo.
Si è parlato parecchio di unità oggi. È innegabile che è un’aspirazione di molti l’unità, della lotta, della classe, ma il rischio è che diventi una scorciatoia della disperazione. È inutile farla lunga, lo sappiamo bene, l’unità deve essere sostanziata da ben altre cose.
Il Patto d’Azione, dal nostro punto di vista è stato un passaggio molto importante, ha preso piede, ha iniziato ad esistere, sta lavorando, il 6 giugno è stata una prima uscita in piazza, erano anni che non c’era un’iniziativa politica di questo tipo, che ha coinvolto tantissimi lavoratori, in alcune città molto meglio come Milano in altre si stanno attrezzando per farlo, però questo è il percorso. Io credo che nessuno abbia escluso da questo percorso alcun sindacato, alcun sindacato di base. Chi ha voluto partecipare, chi se è riconosciuto nella piattaforma, nelle prospettive che si stavano delineando, di lotta, di risposta allo scontro in atto, perché si è parlato di tanto oggi, non tutti hanno descritto la realtà dell’attacco in corso a 360 gradi ai proletari, uno scontro che richiede risposte colpo su colpo, non c’è alternativa.
Il patto d’azione è nato per questo, con la sua piattaforma: reddito, lavoro o non lavoro vogliamo campare, il salario garantito è una proposta valida, la riduzione di orario a parità di salario è una proposta valida, c’è il no alle spese militari, la cancellazione dei decreti sicurezza salvini uno e due.
Come facciamo a mettere in campo risposte ai padroni, a mettere in campo una controffensiva dei proletari con al centro la classe operaia, se svicoliamo da questi punti?
La patrimoniale, oggi la crisi per un aspetto significa che tutti i soldi vanno ai padroni. Che siano liberi professionisti, autonomi, la grande industria. Alle masse popolari non arriva nulla, ai padroni tutto e subito. Quindi Patto d’Azione, Piattaforma e ben vengano tutti i sindacati conflittuali che intendano mettere le loro forze in campo.
Un appunto sulla Cgil. Stiamo conducendo una lotta dura, in tutti i sensi, in una grande fabbrica, la Montello a Bergamo. Montello riciclaggio dei rifiuti, è una fabbrica con le linee di produzione, da sempre in appalto alle cooperative, 500 operai che lavorano nell’industria in cooperativa. Sappiamo come stano le cose.
C’è uno scontro su questa nuova forma di caporalato… uno scontro feroce con la Cgil, da sempre non solo il cane da guardia ma il braccio armato del padrone, in senso stretto e letterario.
Va benissimo ogni presa di posizione che migliori la condizione e la forza della classe operaia, vanno benissimo ripensamenti  e scelte di campo con i principi che si annunciano, però deve esserci una rottura netta.
No è possibile lottare, servire gli interessi della classe operaia, senza rompere nettamente con le burocrazie sindacali. Non sto parlando del singolo, togli la tessera oggi, ma di mettere in campo un percorso di lotta che rompa nettamente con chi oggi in questo momento sta facendo gli accordi nelle fabbriche per la pulizia etnica, come il virus, via vecchi e ammalati, e assunzione di precari ad 800 euro. Si chiamano Fim Fiom Uilm. Sono gli stessi che hanno gestito con accordi l’apertura delle fabbriche con il Covid che convincevano i lavoratori che andava tutto bene, potete stare a lavorare.
Bisogna rompere con tutto questo.
Vogliamo guardare la storia, la storia recente? Abbiamo passato gli anni 80 a discutere dentro o fuori la Cgil. Aldo se lo ricorda benissimo, questo quesito si è risolto grazie ai compagni dell’Alfa Romeo di Milano e di Napoli che hanno spinto il processo dei cobas, all’epoca si chiamava Slai Cobas, qui si aprirebbe un capitolo molto importante ma non è la sede e ci vogliono gli strumenti corretti per affrontare questo dibattito.
Quello che resta è che la risposta è venuta dagli operai, la parte più avanzata che hanno fatto una proposta concreta di rottura. E siamo qui grazie a quel passaggio.
Chiudo con un riferimento all’autunno caldo che ha espresso la stessa questione. È vero che gli operai in fabbrica con la lotta dura hanno espresso l’unità, ma l’unità è stata fondata sul buttare all’aria le scrivanie dei confederali, sul praticare una lotta e una unità per il potere operaio, per prendersi gli strumenti per praticare la lotta a partire dall’assemblea, delegati revocabili in ogni momento, le assemblee che decidevano (per alzata di mano) e praticavano.
Completiamo il passaggio quando si parla di unità e riempiamolo di contenuti.
Avete ascoltato prima il delegato della Maschio ns. Io credo che tutte le lotte vadano sostenute. Siamo a fianco della Tnt che è diventata una lotta nazionale, a conferma che la repressione non spegne ma alimenta le lotte. Qui abbiamo un ‘altra  lotta più piccola per dimensione, ma ci sono operai che tenacemente si sono convinti che devono battersi per difendere il posto di lavoro.
Non è un elemento comune a tutte le vertenze. Troppe finiscono grazie ai signori di prima con miseri contributi economici.
Ci sono operai che lottano per difendere il posto di lavoro, sosteniamoli.
Sosteniamo e difendiamo ogni posto di lavoro.
Per chi può sabato 18 a Trezzo alle 17.00 corteo.

martedì 14 luglio 2020

14 luglio - COMUNICATO ARCELOR-MITTAL: Slai Cobas sc Taranto


Arcelor Mittal - strapotere padronale - silenzio assenso del governo mobilitazione si ma per quali obiettivi?                
La condizione operaia sempre peggiore sul fronte salariale per la cassa integrazione permanente e unilatelare, senza rotazione, con figli e figliastri - condizioni di insicurezza in fabbrica e blocco dei lavori ambientalizzazione compreso i parchi -stato di grave preoccupazione nell'indotto con stipendi e lavoro ancora più' a rischio. ma palombella denuncia e tergiversa e usb risolve tutto nel chiedere che AM se ne vada. Per noi le cose stanno diversamente.Padroni e governo hanno le stesse responsabilita' e sono il gatto e la volpe della situazione - serve una piattaforma operaia condivisa centrata innanzitutto sulla CIG al 100per cento del salario, obiettivo da pretendere subito mittal o non mittal e apertura dello scontro prolungato su riduzione del l'orario del lavoro a parità di paga e prepensionamenti di massa per fronteggiare eventuali esuberi - considerando una platea unica operai diretti operai in cigs AS ex ilva- appalto. Se non e' su questa piattaforma ogni mobilitazione e' parte del gioco delle parti - che coinvolge le OO.SS interne tutte.   La prossima settimana volantino appello ai lavoratori.
 Slai Cobas per il sindacato di classe Taranto 347-5301704.   14/7/2020

14 luglio - da tarantocontro: ARCELORMITTAL - FACCIAMO IN PUNTO - CHE FARE


LA SITUAZIONE ALL'ARCELORMITTAL - TARANTO
La situazione all’ArcelorMittal resta molto grave a fronte di un piano industriale presentato da AM che prevede esuberi strutturali di 3300 operai, cassa integrazione permanente, che per l'appalto portano direttamente a licenziamenti, riduzione del costo del lavoro scaricata sulle condizioni operaie, situazione sempre molto precaria e a rischio gravi incidenti e infortuni in materia di sicurezza e un piano ambientale che è lungi dall’essere d’emergenza e adeguato alle condizioni di inquinamento della città.
Da sempre al piano Mittal abbiamo proposto non le favole e la demagogia ma la lotta seria e organizzata per difendere posti di lavoro, condizioni di lavoro e migliorare la situazione in materia di sicurezza e ambientalizzazione.
Questa strada gli operai non l’hanno ancora percorsa. A fronte del piano dei padroni occorreva e occorre una lotta prolungata che deve prevedere diversi scioperi; così come deve prevedere il blocco della fabbrica e della città, come si fa in tutte le realtà di fabbriche e città dove sono in pericolo lavoro e salute.
Ma il sindacalismo in Ilva e l’ambientalismo antioperaio hanno fatto finora molti più danni delle buone parole e delle buone denunce che talvolta fanno. Hanno disarmato i lavoratori, li hanno messi in difesa e alimentano divisioni e favole, che purtroppo trovano consenso tra settori di lavoratori che su parole d’ordine demagogiche e fantasiose ogni tanto si muovono; ma una lotta seria e di classe invece ancora non c'è e gli operai non trovano la strada per farla emergere come alternativa.
Da tempo diciamo che ci vuole una piattaforma seria, autonoma da padroni e governo e autonoma da quella sciagura che sono le Istituzioni locali, da Emiliano e compagnia.
Su una piattaforma seria si lotta per mesi e non una volta per tutte, usando tutte le forme di lotta, facendosi capire dalla città, stabilendo legami con gli altri stabilimenti e alla fine imponendo, o direttamente, o anche le attuali rappresentanze, risultati concreti, anche se parziali, alla controparte.
Anche ora non si può combattere il piano Mittal contando su un governo che prima gli dà il consenso negli accordi segreti e poi dice il contrario e annuncia roboanti promesse che non è in grado di mantenere.

14 luglio - info Sul fronte Sanità dal Coordinamento Cittadino Sanità Roma


COMUNICATO STAMPA

Sull’onda della mobilitazione dello scorso 26/6 sotto la sede della giunta regionale del Lazio – promossa dal Coordinamento Cittadino Sanità insieme a molte altre realtà sociali e territoriali – continuano le iniziative nei territori per una sanità pubblica, gratuita universale e umanizzata.
Particolare interesse e partecipazione ha avuto l’assemblea in piazza a Velletri promossa dal Coordinamento Veliterno Uniti per la Sanità Pubblica, ieri 11 luglio 2020, che ha visto il susseguirsi di interventi da parte di tante realtà sia dei territori dei Castelli Romani che da Roma che hanno evidenziato la necessità di riconquistare i servizi territoriali, di impedire lo smantellamento degli ospedali nei paesi che l’assurda logica della mercificazione della salute sta determinando.
Insomma, mentre la Lombardia ha evidenziato le drammatiche conseguenze prodotte dalla privatizzazione della sanità e dall’applicazione delle logiche del profitto alla salute, la nostra regione è già da tempo – sia con i governi di centrosinistra che con quelli di centrodestra – su quello stesso percorso.
Velletri ha voluto con forza ribadire che non è disposta ad assistere passivamente allo smantellamento dell’ospedale pubblico e al contrario si organizza e si prepara a lottare per l’ampliamento dei servizi sanitari pubblici territoriali e sottoposti al controllo popolare e, insieme alle realtà che già si sono manifestate il 26/6 sotto la Regione Lazio, intende costruire un ampio e forte movimento di lotta per la salute e il benessere della popolazione.
12 LUGLIO 2020 – Coordinamento Cittadino Sanità


RASSEGNA STAMPA

Velletri: in Piazza Mancini in tanti per salvare la Sanità Pubblica e l’Ospedale ‘Colombo’

Sono scesi in piazza, come si confà a quelle battaglie per cui vale la pena, è doveroso, metterci la faccia, con una mobilitazione popolare.
Castelli Notizie – Redazione – 12 luglio 2020

lunedì 13 luglio 2020

13 luglio - E inizia una nuova settimana di lotta... gli Assistenti igienico-personale non si fermano!

Comunicato stampa 13 luglio
Oggi gli Assistenti igienico – personale hanno fatto un’altra manifestazione per continuare a tenere il fiato sul collo delle istituzioni e fare passi avanti nella lotta in difesa del posto di lavoro.
Gli Assistenti hanno protestato davanti all’Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia. Una manifestazione combattiva di circa 50 assistenti igienico personale di Palermo e altre cittadine vicine, tra cui Monreale, Caccamo, Termini Imerese, Cinisi, Bolognetta… mentre erano in collegamento virtuale con i precari di Messina, Piazza Armerina ecc.
Il Direttore generale Regionale Suraniti non era presente, ma in vista della manifestazione annunciata aveva incaricato il suo vice, Il Dott. Anello, di fare l’incontro con la delegazione dello Slai Cobas per il sindacato di classe.



E l’incontro si è ottenuto quasi subito, mentre i precari occupavano dai precari il piazzale del palazzo lanciando  continuamente  slogan, leggendo i documenti al megafono e denunciando le assurde manovre delle Istituzioni che ci costringono alla mobilitazione costante per difendere il posto di lavoro.


 

 
 




 

 Il dirigente, l’attuale Provveditore agli studi di Palermo, Anello, ha tenuto subito a precisare alla delegazione dello Slai, e lo ha anche ripetuto più volte, che il loro Ufficio/Suraniti, non ha pregiudizi verso gli assistenti igienico-personale e che da parte dell’USR non si vuole dare un messaggio di contrapposizione del tipo “Collaboratori Scolastici/Si e Assistenti igienico-personale/No” nelle scuole, anzi… ma è chiaro che attualmente sono costretti a prepararsi in vista dell’inizio dell’anno scolastico e nel caso la Regione Siciliana non fornisca più il servizio di assistenza igienico-personale per l’a.s. 2020/2021, su cui ha la competenza, sono tenuti a fare la loro parte attivando la formazione dei Collaboratori Scolastici perché comunque devono tenere conto anche del parere del Cga.
Lo Slai Cobas, denunciando da un lato che l’Assessorato alla famiglia e al lavoro sulla posizione dell’USR dà una versione alquanto diversa (e su questo il Dott. Anello ha espresso forte disappunto, diciamo così!) e ribadendo con forza che il gioco al rimpallo tra una Istituzione e l’altra deve cessare una volta e per tutte, ha ribadito in merito alla formazione dei Collaboratori Scolastici che “fare la propria parte” da parte dell’USR significa soltanto attenersi a ciò che dice il CCNL della scuola rispetto alle mansioni del collaboratore scolastico che non sono affatto di tipo specializzato.
È chiaro, ha continuato lo Slai, che il Parere del Cga, strumentalizzato erroneamente sia da parte della Regione/Lavoro che da parte dell’USR, non è una sentenza, tanto meno è vincolante, e si limita solo a riportare le leggi esistenti nazionali e regionali, in merito all’assistenza degli studenti disabili nella scuola, senza di fatto essere un vero parere.
Occorre una volta e per tutte fare la differenza tra assistenza di base che spetta ai CS e assistenza specializzata per cui ci vogliono le figure specializzate che in Sicilia sono state istituite già con la legge 68 del 1981, che guarda caso nel parere non è citata.
Il Dott. Anello ha comunque dato disponibilità come USR Sicilia a partecipare al tavolo specifico se l’Assessorato regionale Scavone lo convoca, al fine del cosiddetto Accordo di programma, ma fino ad oggi, a parte un primo incontro, non hanno ricevuto alcuna convocazione.
Su questo lo Slai ha ribadito che l’Assessore Scavone deve dare seguito all’impegno preso, ma nessuno deve lavarsene le mani di questa situazione, facendo danno gravissimo agli studenti disabili della regione, alle loro famiglie e alle migliaia di Assistenti che non sono lavoratori usa e getta quando piace alle Istituzioni. È stato comunque chiesto di incontrare al più presto Suraniti e il Dott. Anello ha preso l’impegno di calendarizzare quanto prima l’incontro.


È chiaro che la lotta deve andare avanti, 
il tavolo di emergenza deve essere fatto, il cosiddetto accordo di programma di cui ha parlato e scritto Scavone si deve concretizzare e la “disponibilità” dell’USR Sicilia in tal senso deve essere reale.

Ma occorre allargare le forze della lotta in campo perché il posto di lavoro delle migliaia di Assistenti igienico personale specializzati non si deve toccare.
Occorre avviarsi verso una manifestazione regionale!

Assistenti igienico-personale Palermo/Sicilia Slai cobas sc 

13 luglio - lo Slai Cobas per il sindacato di classe ha partecipato alle due giornate di assemblee a Bologna con interventi diretti nei due giorni- che saranno pubblicati pubblichiamo e condividiamo la mozione finale dell'assemblea preparatoria dei delegati e lavoratori del 12 luglio


MOZIONE FINALE DELL' ASSISE SINDACALE DEL 12 GIUGNO A BOLOGNA IN PREPARAZIONE DI UN ASSEMBLEA NAZIONALE DEI LAVORATORI COMBATTIVI.
La riunione dei delegati e lavoratori combattivi svoltasi nella sede SI Cobas di Bologna domenica 12 luglio in modalità mista fisica-telematica a causa delle normative anti-Covid, ha visto la partecipazione e l'intervento di decine di lavoratori ed esponenti di svariate organizzazioni e aree del sindacalismo di classe.
Dall'andamento del dibattito è emersa la comune convinzione che siano mature le condizioni per aprire una nuova stagione di lotta del sindacalismo di classe e combattivo.
L'approfondimento della crisi sociale è di dimensioni mai viste prima, con effetti catastrofici per la classe lavoratrice che tenderanno a manifestarsi sempre più nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.
La vera e propria mattanza prodottasi negli ospedali del nord ha messo a nudo lo sfascio del sistema sanitario e svelato le dinamiche di supersfruttamento a cui sono stati e continuano ad essere sottoposti infermieri, Oss, e precari della sanità.
Migliaia di fabbriche e magazzini, in nome della sacralità del profitto e del mercato, sono stati lasciati aperti durante tutto il picco pandenico pur non operando in servizi essenziali, grazie allo stratagemma dei codici ATECO, e milioni di lavoratori sono stati lasciati in balia dei contagi, il più delle volte privi dei più elementari dispositivi di protezione e prevenzione: un'emergenza che continua a manifestarsi quotidianamente, come dimostrano chiaramente i numerosi focolai di contagio sviluppatisi a Bologna alla BRT, alla TNT e in tanti magazzini della logistica, e che confermano come la campagna di astensione condotta in questi mesi da diverse realtà del sindacalismo combattivo era ed è l'unica strada per tutelare nell'immediato la vita e la salute dei lavoratori.
Le misure economiche di contenimento della crisi adottate finora dal governo Conte, attraverso una combinazione di sgravi a tutta forza alle aziende e cassa integrazione a cascata, sono state orientate unicamente alla tutela dei profitti abbattendosi pesantemente sui livelli salariali e di vita dei lavoratori dipendenti e dell'intero proletariato.
Al danno di una Cig che porta a una riduzione dei salari anche del 50%, si aggiunge la beffa dei ritardi nelle erogazioni da parte dell'Inps: in un quadro in cui la maggior parte dei padroni si rifiuta di anticipare la misura del trattamento, decine di migliaia di operai e di lavoratori si ritrovano privi di qualsiasi copertura salariale.
Lo stesso "divieto di licenziamento" varato dal governo Conte rappresenta una diga più simbolica che reale, se si pensa che in molti casi i padroni utilizzano il pretesto della "giusta causa" o del licenziamento disciplinare per giungere a una riduzione degli organici e colpire gli operai e i lavoratori combattivi. Una vera e propria manna dal cielo per i padroni, i quali spesso e volentieri utilizzano la CIG-Covid come strumento per massimizzare i profitti, socializzare le perdite e non di rado ricattare i lavoratori, lasciando a casa le avanguardie di lotta o le "voci scomode".
Tutto lascia presagire che il peggio debba ancora arrivare. A fronte di una caduta del PIL a due cifre, la strategia di Confindustria e dei padroni è chiara:

13 luglio - ALL'ASSEMBLEA NAZIONALE DELL'11 LUGLIO A BOLOGNA: INTERVENTO LAVORATRICI PALERMO

Innanzitutto si voleva informare l'assemblea di oggi che a Palermo è in corso la lunga e complessa lotta dei precari Coop Sociali, assistenti nelle scuole degli studenti disabili, che coinvolge in tutta la Sicilia circa 2000 precari, di cui la maggioranza è formata da donne, fuori dalle scuole dall'inizio del lockdown, senza salario, hanno ricevuto ora la cassa in deroga solo per il mese di marzo.
 Di fatto è una manovra per un un licenziamento di massa da parte dei palazzi del potere borghese che si inserisce nell'attacco più generale alla scuola pubblica che in questo sistema sociale  deve essere al servizio dei padroni /Capitale, che tendono costantemente per esempio alla sua privatizzazione (vedi i soldi  oggi stanziati dal governo per le scuole paritarie) e al massacro/taglio dei servizi pubblici. 
Riesplosa in modo più forte nel mese di giugno, questa lotta con alla testa la forza delle tante lavoratrici precarie in piazza quasi quotidianamente,  è stata inserita nell'ottica del patto di azione  inteso come la costruzione di un fronte di base effettivo, ma partendo appunto dalle lotte reali che si fanno, lavorando, e certamente non è facile,  per estenderne la conoscenza e anche la solidarietà e per allargare  le forze. 
Da alcuni interventi dell'assemblea emerge però la sensazione che si torni indietro o si ricominci sempre daccapo: è necessario invece guardare ai fatti concreti che già si sono messi in campo. il 6 giugno per esempio è stato un primo passo a livello nazionale, nelle sue diverse diramazioni territoriali compreso Palermo, anche in termini di sviluppo di nodo territoriale come si è detto,  in cui le cosiddette "vertenze" sono state calate nella dimensione del patto di azione con la prospettiva della costruzione di un fronte unico di classe anticapitalista. 
Così l'iniziativa messa in campo come patto per il 19 Giugno contro la repressione delle lotte e sulla parola d'ordine "se toccano uno toccano tutti" (vedi il collegamento con gli operai della TNT Fedex ma non solo), non strettamente "vertenziale" e che ha visto in prima linea ad esempio quelle precarie e precari che ora qui  lottano ogni giorno in difesa del lavoro, dà il senso di cosa deve essere il Patto che come ha detto il compagno slai di Bergamo deve contribuire a trasformare le lotte in "guerra di classe".

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Sulla questione donne non ci sembra assolutamente corretto porla soltanto come "questione di genere" . Nell'emergenza coronavirus  le lavoratrici, le proletarie, in una condizione peggiorata dal lockdown di lavoro, non lavoro, chiuse in casa, sono emerse con forza da un lato ma in maniera anche drammatica dall'altro, vedi i casi dei  femminicidi. Il governo non ha considerato la maggioranza delle donne nei vari Dpcm, se non rafforzare le catene nella/per la famiglia-lavoro di cura (la questione dello smart-working è emblematica). 
L'emergenza Covid ha posto chiaramente in particolare sulla questione della condizione delle donne che è questo sistema capitalista la vera causa della doppia oppressione delle donne. 
Le lavoratrici, le precarie, le proletarie, le migranti oggi stanno lottando: vedi le tante precarie Assistenti di Palermo/Sicilia, le operaie immigrate della Montello di Bergamo, le lavoratrici degli asili di Taranto, le lavoratrici degli alberghi e della ristorazione...  e in queste lotte stanno esprimendo precisi obiettivi/piattaforme che sono più ampi perchè guardano all'intreccio della condizione di classe e della condizione di genere. 
Sono lavoratrici che hanno fatto in buona parte lo sciopero delle donne del 9 marzo sfidando il primo illegale divieto di sciopero su una piattaforma scaturita dalle istanze, bi/sogni emersi dalle lotte reali, dalle inchieste dirette e indirette che pongono la necessità di lottare a 360 gradi, partendo sì da obiettivi concreti ma nella prospettiva rivoluzionaria che questo sistema sociale non è riformabile. 
Un compagno all'assemblea ha richiamato l'importanza dello sciopero dell'8 marzo...
 pensiamo  sia necessario che  il patto di azione assuma la piattaforma delle donne/lavoratrici. 

 Slai Cobas sc e Mfpr Palermo




12 luglio - INFO SLAI COBAS SC RAVENNA


A Modena aumentano i contagi tra gli operai delle lavorazioni carni.

Senza la lotta nessuna sicurezza per i lavoratori

Bisogna imporre con la lotta la chiusura delle aziende per una completa e ripetuta sanificazione, operai a casa con il 100% del salario fino alla riapertura in sicurezza, sanzioni ai padroni per il mancato rispetto delle norme sulla sicurezza, pause ogni ora, cambio frequente delle mascherine e l'applicazione del protocollo sicurezza

Dopo quello alla TNT (43 positivi) ora c’è un nuovo focolaio Covid-19 in un prosciuttificio alla Maccaferri a Castelnuovo Rangone, nel Modenese, mentre alla Bartolini il contagio tocca quota 158. 
Dei nuovi casi, 29 si registrano in provincia di Modena, legati ad un focolaio scoperto in un prosciuttificio; 19 in quella di Bologna, di cui 6 riconducibili ai due focolai individuati in due aziende della logistica e la gran parte degli altri a situazioni familiari gia note; 11 in quella di Ferrara, 9 dei quali riferiti sempre all’ultimo focolaio nell’azienda logistica bolognese. 
Test a tappeto nella logistica interesseranno 70.000 lavoratori: oggi sarà firmata l’ordinanza che rende obbligatori i test sierologici per questa platea di lavoratori, oltre 70 mila solo nel settore delle merci ( Donini, assessore regionale alle Politiche per la salute).




venerdì 10 luglio 2020


 
FABBRICHE SOTTO ATTACCO, I PADRONI SFRUTTANO LA CRISI
PER RISPONDERE, CENTRALE PER GLI OPERAI, AUTONOMIA DI AZIONE DALLE STRUTTURE CONFEDERALI E ORGANIZZAZIONE DI CLASSE


Lettera alle operaie e operai EVOCA.
LA DISCIPLINA DI FERRO IN FABBRICA, con i trasferimenti punitivi, capi come il sig Ferruccio in particolare e non solo, che stanno con il fiato sul collo, che fanno eroicamente la guardia alle macchinette, perché dalle linee non ci si deve muovere, non importa se un’operaia ha bisogno di bere un caffè, o deve prendere una boccata d’aria per via delle mascherine, non importa se i raffrescatori vengono fatti andare volutamente al minimo e con i cartoni davanti, SERVE ALL’AZIENDA PER FAR PASSARE LA RISTRUTTURAZIONE: ESUBERI ED AUMENTO DELLA PRODUTTIVITÀ INDIVIDUALE.

QUINDI VIA LE PERSONE ANZIANE MENO RESISTENTI AI RITMI DI LAVORO E QUELLE ROVINATE DA ANNI DI PRODUZIONE IN LINEA (dentro nuovi precari freschi e docili)
È L’EPIDEMIA DEL CAPITALISMO, DEL PROFITTO, VIA I VECCHI E GLI AMMALATI, LA DIFFONDO I PADRONI CON GLI ACCORDI DELLE RSU E DEI LORO FALSI SINDACATI

giovedì 9 luglio 2020

10 luglio - da tarantocontro: ArcelorMittal Taranto - tra cassaintegrazione permanente e polveri inquinanti in città


prosegue la cig per tutti i lavoratori dell'ArcelorMittal - ma qui c'è abuso

ArcelorMittal, ancora in maniera unilaterale, ha rinnovato la cassintegrazione pe 8100 lavoratori. E ancora una volta la motivazione è per Covid-19. Questo è un vero e proprio abuso, e se ci fosse un normale funzionamento dello Stato non gli dovrebbe essere autorizzata. AM usa strumentalmente gli ammortizzatori sociale previsti per Covid, per una riduzione degli operai e una cassaintegrazione già ampiamente programmata prima e indipendentemente dall'emergenza pandemia, al solo scopo di beneficiare pro domo sua anch'essa di questa cig, e agganciare subito dopo il periodo di settimane per covid, la cassa integrazione ordinaria già prevista - in questo modo il periodo complessivo si allunga per i lavoratori!
E' veramente scandaloso che venga concessa una cig per Covid a una grande azienda come AM che per tutto il periodo del lockdown ha continuato a produrre, facendo lavorare a rischio 5mila lavoratori. Quando doveva mettere gli operai in sicurezza a casa non l'ha fatto, invece ora, in cui non c'è il lockdown, li mette fuori dalla fabbrica. La crisi di sovrapproduzione, i problemi del mercato dell'acciaio vi erano da molto prima dell'emergenza coronavirus, questa l'ha solo intensificata; non può invece AM far passare questa cig addebitando le difficoltà tutte al Covid e scaricandola subito e come sempre sulle spalle degli operai. Così AM non perde niente.
Sono sempre gli operai a pagare la crisi dei padroni
Questa cassaintegrazione copre per i lavoratori una miseria del salario perso - solo il 58% - non ce la fanno a vivere!
Il Ministero/l'Inps non può autorizzare la cig per Covid - lo Slai Cobas sc ha diffidato a darla.

Vi deve essere una integrazione alla Cig perchè copra il 100% del salario.

Su la tempesta di polveri in città

(Da Corriere di Taranto) - Ex Ilva, Procura apre inchiesta su nube di minerale

9 luglio - info operaia: La giusta protesta operaia alla FCA di Cassino


Lavorare otto ore in fabbrica con la mascherina antiCovid sta procurando gravi disagi e scompensi alla salute degli operai, in particolar modo alla salute degli operai diretti, collocati in produzione e in catena di montaggio, e soprattutto tra gli operai più anziani.
Durante le ore di maggior caldo, quando l’aria è più rarefatta, si cominciano a registrare i primi sintomi di soffocamento legati alla fatica intensa della fabbrica e alla impossibilità di respirare “normalmente”. Il respiro affannoso, la dispnea, altro effetto collaterale delle mascherine, si verifica appunto durante la fatica manuale e gli sforzi prolungati, e la mascherina antiCovid non fa che accelerare la difficoltà respiratoria.
Durante l’attività fisica e sotto sforzo, infatti, l’organismo produce più anidride carbonica e consuma più ossigeno. Il centro respiratorio cerebrale accelera la respirazione quando l’ossigenazione del sangue è ridotta o i livelli di anidride carbonica nel sangue sono elevati. Sintomi, a sentire diversi operai, che si prolungano anche quando termina il turno di lavoro alla FCA.
Di questi disagi, e di altre criticità legate alla fase post-Covid, sarebbe giusto parlarne in assemblea plenaria dei lavoratori. I “briefing” tra direzione aziendale FCA e RSA confederali, dovrebbero avvenire DOPO CHE SI E’ ASCOLTATO GLI OPERAI e non a nome e per conto degli operai.
Per questo motivo la FLMU-CUB chiede di convocare URGENTEMENTE un’assemblea dei lavoratori per esaminare le tante criticità presenti in fabbrica in questa fase.
Per superare questa fase è necessario:

9 luglio - SOLDI AI PADRONI E NIENTE AI LAVORATORI PRECARI E DISOCCUPATI


Soldi subito a imprese, lavoratori autonomi e professionisti, su tutto il resto… ci penseremo…
La cassintegrazione è lungi dall’essere stata pagata a tutti coloro che ne hanno diritto. La cassintegrazione Covid copre solo il 58% e quindi è un netto taglio dei salari di operai e lavoratori che fronteggiano peraltro l’aumento dei prezzi dei generi di prima necessità e la generale mancanza di reddito da disoccupazione e precarietà nelle famiglie.

Negli ultimi provvedimenti si torna a parlare, poi, di “salario minimo orario”. Ma al di là del fatto che esso è visto al ribasso di fronte alla richiesta semplice di garantire un salario di 9 euro l’ora nette alla gran massa di lavoratori e precari che prende molto di meno, il modo come se ne parla dimostra che non c’è nessuna reale volontà al di là delle parole.

Così rappresenta la posizione del governo la stampa del 6 luglio: “La proposta, compatibilmente con gli obiettivi di finanza pubblica è quella di una graduale introduzione di un salario minimo orario, collegata alla contrattazione collettiva nazionale, verrà portata avanti attraverso il coinvolgimento delle parti sociali e delle istituzioni interessate, fissando una soglia minima di retribuzione oraria inderogabile.
Questo è quello che il governo intende realmente fare.

Ma certo non è pressato dal movimento di lotta dei lavoratori. I sindacati confederali sappiamo che concordano con la posizione del governo, anzi pensano di diventarne alla fine gli unici beneficiari. Ma questa rivendicazione non è portata avanti con determinazione, come aspetto della più generale battaglia per il salario garantito, neanche dal sindacalismo di base.

Slai Cobas per il sindacato di classe
coordinamento nazionale
9 luglio 2020