domenica 24 gennaio 2021

24 gennaio - Verso lo sciopero generale del 29 gennaio... Palermo

 






TeleOne Il 29 gennaio lo Slai Cobas  e altri sindacati di base annunciano uno sciopero generale davanti la Prefettura di Palermo, i lavoratori contestano in particolare la gestione della pandemia e la sicurezza sui luoghi di lavoro e nelle scuole

24 gennaio -FACCIAMO PAGARE LA CRISI AI PADRONI, IL 29 GENNAIO SCIOPERO GENERALE

ASSEMBLEE OPERAIE AL TEMPO DEL COVID, MASCHERINE, DISTANZIAMENTO E ARIA APERTA, VERSO IL 29 GENNAIO, NELLO SCONTRO DI CLASSE CONTRO PADRONI E GOVERNO

 

sabato 23 gennaio 2021

24 gennaio – IN MARCIA CON I CONTADINI, 26 GENNAIO PROTESTA AL CONSOLATO INDIANO A MILANO

ANCHE SULLA STAMPA LE RAGIONI DELLA MOBILITAZIONE DEL 17 GENNAIO

INTANTO A MILIONI I CONTADINI CALANO IN MASSA A NUOVA DHELI NELLO SCONTRO FRONTALE CON IL GOVERNO FASCISTA INDU DI MODI DECISI A NON CEDERE DAVANTI ALL’INGANNO DELLE FALSE TRATTATIVE E DELLA REPRESSIONE

 
 
 
 
 
 
 

SULL'INIZIATIVA SUI "VACCINI"/INCONTRO DEL 13 GEN CON F. CHIODO RICERCATORE A CUBA DEL VACCINO ANTI COVID - l'intervento di Chiodo e dello Slai cobas per il sindacato di classe e


 

INTERVENTO DI FABRIZIO CHIODO

https://drive.google.com/file/d/153ECOl4qMhhKfxqiIilq9IIncvIqffuX/view?usp=sharing

INTERVENTO DELLO SLAI COBAS SC

Innanzitutto ringrazio Fabrizio perché lavoro che svolge è molto importante in questa fase, non solo sul piano tecnico ma proprio sul piano del contributo che dà, di cui c'è bisogno, nella lotta che i lavoratori, i disoccupati, i precari, le masse in generale in questo paese devono fare; perché non possiamo che partire dal dato che la sanità, l’organizzazione della sanità, l'organizzazione della vita nei paesi capitalisti come il nostro ha trasformato la pandemia in strage, cosa che non era un “fenomeno naturale”.
Quando Fabrizio indica il numero dei contagiati e dei morti a Cuba, ci dice sostanzialmente che una diversa organizzazione sociale, oltre che una diversa gestione della sanità, ci avrebbero evitato di

diventare il quarto o quinto paese al mondo per morti da Covid19. La causa di ciò non è il virus in sé, ma l'organizzazione sociale e sanitaria in questo paese. E noi dobbiamo sia lottare, oggi, contro questa organizzazione sociale e sanitaria a fronte della pandemia in corso, sia trarne lezione per la lotta contro il sistema del capitale che la produce, perché,  purtroppo, temiamo che non sarà l’ultima pandemia che affronteremo.

Nello stesso tempo, però, dobbiamo vedere bene, e su questo Fabrizio dice cose molto chiare, che non c'era mai stata una così alta concentrazione di energie scientifiche, tecnologiche e finanziarie, che ci permettessero di andare alla realizzazione di vaccini in tempi così brevi. Questo vuol dire che lo sviluppo scientifico e sociale generale è arrivato a livelli molto alti, per cui oggi nel mondo, oltre che in tutti i paesi avanzati, ci sono le potenzialità per fronteggiare in forme assai più efficaci le malattie e anche le pandemie.
Il progresso scientifico che abbiamo raggiunto ha capitalizzato i segreti della genetica, le biotecnologie, che hanno permesso di dare una risposta molto più rapida che in ogni altra epoca precedente, al problema.
Così come si vede che la grande organizzazione dei grandi gruppi farmaceutici, che è una fonte di profitto straordinaria per chi ne è proprietario, è anche la forma con cui la concentrazione, centralizzazione, meglio pubblica che privata, è un’arma che ci permette di affrontare i problemi, in questo caso la pandemia.
Pensate ai miliardi di fiale necessarie per vaccinare le popolazioni, che non si possono produrre senza una concentrazione, senza la presenza di grandi gruppi industriali. È evidente che noi siamo perché questi grandi gruppi siano pubblici, non privati, ed è questa l'altra faccia del capitale.

In questo senso, i lavoratori non possono limitarsi a lamentarsi, devono, diciamo noi, “lottare informati”; ed il senso di questa iniziativa che si tiene in una sede sindacale è perché un sindacato che vuole rappresentare gli interessi dei lavoratori deve contribuire a che i lavoratori ragionino con la loro testa, avere un rapporto con gli scienziati, con tutti coloro che sono impegnati in prima linea, tale che possano capire da sé quale strada prendere e poi farla diventare una rivendicazione da portare avanti.
Quindi è questo il senso del lavoro che stiamo facendo oggi e su questo penso che ci vorrebbero 10, 100, 1000 “Fabrizio”, sicuramente se li avessimo lotteremmo meglio e avremmo ottenuto risultati migliori. 

23 gennaio - FACCIAMO PAGARE LA CRISI AI PADRONI! TUTTI/E IN PIAZZA IL 29 E 30 GENNAIO! l'appello del Patto D'Azione di cui è parte lo Slai Cobas sc

La crisi sanitaria ancora pienamente in atto a livello mondiale sta accelerando e rendendo ancora più evidenti le contraddizioni strutturali dell’attuale modo di produzione.

Un’emergenza pandemica che non è casuale ma al contrario è strettamente legata al sistema capitalistico e alla sua espansione vorace e predatoria, che non risparmia alcun ecosistema.

Sono infatti in progressivo e costante aumento la deforestazione e la desertificazione, l’incremento irreversibile della temperatura terrestre che produce ciclicamente catastrofi naturali, l’agribusiness e l’allevamento intensivo, l’inquinamento e l’urbanizzazione esasperata, la rapina di territori e i conseguenti fenomeni di migrazione alla ricerca di una vita dignitosa.

Un sistema fondato sulla massimizzazione del profitto, sul massiccio sfruttamento di vite e sul saccheggio di risorse su scala globale non poteva che provocare, tra i suoi rovinosi effetti sociali, anche questa crisi sanitaria mondiale.

Sebbene l’intero sistema produttivo e sociale sia stato travolto da questa crisi, governi e padroni si appellano alla retorica dell'unità nazionale: in realtà intendono scaricare i costi della crisi solo sulle classi subalterne per tutelare l'accumulazione di ricchezze dei capitalisti che non viene minimamente intaccata dalle misure governative, anzi il più delle volte continua a crescere.

Le politiche messe in atto dai governi nazionali, Conte in primis, segnano la subordinazione servile alle richieste e alle forti pressioni padronali che spingono per misure di tutela dei loro profitti e di socializzazione delle perdite sulle classi subalterne, le quali saranno costrette a pagare le inevitabili ristrutturazioni produttive. Le misure di emergenza sino ad ora messe in campo comporteranno l’aumento del debito (a partire dal Recovery Plan) e pertanto ulteriori stagioni di “sacrifici”, con tagli del welfare, sterilizzazione dei salari e sgretolamento di tutele e diritti acquisiti (tra cui anche il diritto di sciopero e di attività sindacale).

In questo quadro tendono ad inasprirsi il patriarcato e le discriminazioni di genere: l’atomizzazione e la segregazione generata dallo smart-working scaricano il peso del lavoro di cura e riproduttivo ancor più sulle spalle delle donne.

Lo stesso vale per la discriminazione degli e delle immigrate: il razzismo istituzionale che ricatta chi non è cittadino italiano, imponendo la subordinazione ad un documento e criminalizzando chi non ce l’ha, comporta un accesso differenziale alle cure, alla prevenzione e al welfare. La finta ‘sanatoria’ promossa dalla ministra Bellanova e il ritocco di facciata ai decreti Salvini sono la prova di quanto faccia comodo alla classe dominante mantenere gli immigrati in una condizione di subalternità legalizzata.

L’imminente termine della moratoria dei licenziamenti non potrà che aggravare la condizione di impoverimento già approfondita da anni di austerità: una moratoria peraltro più fittizia che reale, in quanto il mancato rinnovo dei contratti a termine, la chiusura totale di attività, i licenziamenti disciplinari fittizi, l’espulsione del lavoro sommerso e in nero, già ne hanno decretato la fine.

In definitiva, il padronato sta approfittando della crisi in atto per continuare la propria guerra di classe e regolare i conti con i lavoratori e i proletari: l’offensiva padronale sul versante dei salari, dei contratti e delle complessive condizioni di lavoro è ormai esplicita e palese a chiunque: l'annuncio di oltre 6000 licenziamenti in tutta Europa di lavoratori da parte di Fedex-TNT ne è la riprova.

La gestione dell’emergenza, anche in questa infinita seconda fase, segnala e conferma l’assoluta assenza di tutela della salute e della vita dei lavoratori e delle lavoratrici,subordinata anch’essa alle deroghe tese a tutelare gli interessi padronali e il profitto.

Questo, e non altri, è il principale motivo per cui l'Italia è il paese europeo col più alto numero di vittime per CoViD-19, alimentate ulteriormente da una gestione fallimentare dell'emergenza e da anni di tagli e di distruzione programmata del sistema sanitario nazionale: un sistema al collasso anche per il pressoché completo abbandono delle politiche di prevenzione e della medicina territoriale e del lavoro. L’inizio a dir poco zoppicante della campagna vaccinale ne è un’ulteriore dimostrazione.

Questo stato di cose richiama la necessità di porre con forza all’attenzione dei lavoratori e degli oppressi la necessità oggettiva del superamento del sistema di sfruttamento capitalistico, stante l’assoluta incompatibilità e contrapposizione degli interessi generali di classe con quelli della borghesia imperialista e dei suoi maggiordomi al governo.

Un’incompatibilità e una contrapposizione oggettiva e storicamente data che necessitano di una mobilitazione a livello di massa, di strumenti di lotta che diano realistiche e praticabili risposte alla materialità dei bisogni di classe immediati, per affrontare concretamente le difficoltà del proletariato soprattutto nell’attuale fase storica.

Ma ciò non è sufficiente: devono essere poste le basi per superare la mera difesa sul piano aziendale o di singola categoria per rispondere agli attacchi che subiscono tutti i proletari e per strutturare un fronte di azione e di lotta di massa, esteso, comprensivo dell’insieme dell’intera classe, superando i mille rivoli e le mille vertenze in cui è tutt’ora scomposta.

Un fronte di classe con un chiaro indirizzo anti-capitalista, che rilanci le parole d’ordine storiche e unificanti del movimento operaio, che sia capace di invertire una volta per tutte la tendenza al riflusso e alla passività, e che restituisca ai proletari quel protagonismo e quella fiducia nei propri mezzi che è il requisito fondamentale per resitere e per vincere.

In continuità con le mobilitazioni del 18 e 19 dicembre il Patto d'Azione anti-capitalista aderisce allo sciopero generale del 29 gennaio convocato dalla partecipata Assemblea dei Lavoratori e delle Lavoratrici Combattivi, ne condivide e ne fa proprie le parole d’ordine: riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, cassaintegrazione al 100% del salario, salario medio garantito a disoccupati e precari, imposizione di una Million tax del 10% sul 10% per far pagare la crisi ai suoi artefici, rispetto e potenziamento dei protocolli sanitari per l’autodifesa della salute sui luoghi di lavoro, regolarizzazione senza condizioni degli immigrati sprovvisti di documenti, e lancia una giornata di mobilitazione nei territori, ove possibile, nella giornata di sabato 30 gennaio per riaffermare la necessità della costruzione di un fronte unico di classe il più ampio possibile.

Facciamo quindi appello a tutte le realtà sociali, sindacali e politiche che condividono questa necessità, e ai singoli proletari stanchi di subire quotidianamente le politiche di sfruttamento e marginalità, a partecipare in massa alle giornate del 29 e 30 gennaio e ai prossimi appuntamenti del Patto d'azione.

Patto d’Azione anticapitalista- Per un fronte unico di classe

segnaliamo il nuovo sito del Patto ancora in definizione :
www.fronteanticapitalista.org/

23 gennaio -  sulla situazione nelle carceri - comunicato dello Slai Cobas per il sindacato di classe

 l'inchiesta di Report  di lunedi 18 ha mostrato e disvelato  quello che è avvenuto nelle carceri in occasione della rivolta generale della primavera scorsa , che è quello che avviene spesso e volentieri anche in questo autunno inverno, come diversi blog e organi di stampa denunciano

I lavoratori autorganizzati nello Slai Cobas per il sindacato di classe sono molto sensibili a queste denunce e alla condizione generale delle carceri per questo sono una delle organizzazioni che aderisce e sostiene Soccorso Rosso Proletario e ne condivide in generale denunce e iniziative, portando ai lavoratori informazioni e sensibilizzazione

siamo parte del Patto d'azione che ha inserito nella sua piattaforma nazionale la domanda urgente di amnistia e indulto e di un generale miglioramento della condizione dei detenuti nelle carceri

Lo Slai Cobas per il sindacato di classe è tenuto a fare tutto quello che è possibile per impedire che pestaggi, torture e morti avvengano nelle carceri, per denunciarne i responsabili e pretendere che vengano perseguiti - Tutte le organizzazioni classiste e combattive sono tenute a farlo, nessuno può dire quando riceve queste denunce - io non sapevo - così come per ogni associazione proletaria, democratica vale sempre la frase di De Andrè - anche se vi ritenete assolti, siete tutti coinvolti -

Noi vogliamo inchieste sui responsabili di crimini nelle carceri ai danni dei detenuti e non inchieste verso chi denuncia queste cose

lo affermiamo nettamente e chiaramente e non permetteremo abusi su questo verso qualsiasi organizzazione, sindacale, solidale e politica - oggi più che mai - davanti alla drammatica condizione che si vive nelle carceri, anche a fronte della pandemia COVID

Slai Cobas per il sindacato di classe -Coordinamento Nazionale 

23-1-2021

Sull’inchiesta di Report sulle carceri e il massacro dei detenuti dopo la rivolta – 

La puntata di Report:

L’inchiesta di Iovene trasmessa su Report di lunedì scorso merita di esser vista perché ha mostrato, con testimonianze vive e concrete di detenuti e familiari, uno spaccato reale della situazione nelle carceri italiane per troppo tempo censurato o giustificato dai media, per non parlare della raiTV.

venerdì 22 gennaio 2021

22 gennaio -PER LO SCIOPERO DEL 29 GENNAIO, LA PIATTAFORMA E UN APPELLO AI 200 OPERAI SEMATIC A PARTECIPARE.

FABBRICA CHE LA CAPOGRUPPO WITTUR VORREBBE CHIUDERE PER TRASFERIRLA IN UNGHERIA, MA AL PALO NEGLI INCONCLUDENTI INCONTRI AL MISE.

NELL’ASSEMBLEA DI FABBRICA ESCE ANCHE LA RICHIESTA DI ASSEDIARE LA SEDE CENTRALE WITTUR A PARMA






Il 18 gennaio, dentro otto ore di sciopero passate al freddo sul piazzale della fabbrica, la mattinata si anima con una assemblea, che per i sindacalisti confederali avrebbe dovuto essere informativa, sul calendario degli appuntamenti ufficiali, con l’azienda che non si presenta ai tavoli e gli incontri inconcludenti al Mise, rimandati di volta in volta per soluzioni che al ministero non si concretizzano mai.

Prendono la parola gli operai che contestano il troppo tempo passato dall’ultima assemblea, lo stare

mercoledì 20 gennaio 2021

20 gennaio - SLAI COBAS SC E LA CRISI DI GOVERNO

 

Fallisce per ora l'attacco di Renzi a Conte - ma il governo si indebolisce -

per i proletari e le masse popolari è ora di farsi sentire con la lotta generale


Al Senato ieri è fallito quasi in extremis l'assalto di Renzi in sintonia con il centrodestra a traino Salvini/Meloni per far cadere il governo e aprire la strada al governo d'emergenza DRAGHI o al governo Salvini come esito di eventuali elezioni anticipate. Cosa sarebbe questo governo nuovo lo hanno chiarito non Conte ma Salvini/Meloni e alleati con interventi all'insegna del fascismo, razzismo e volgari attacchi populisti, che vorrebbero calvalcare la tigre del malcontento popolare per un governo dei 'pieni poteri' al servizio dei padroni e della marcia verso la dittatura aperta, con il passaggio presidenziale e presidenzialista della fine del mandato di Mattarella. Ma certamente Conte appare indebolito e ancora più ricattabile dalla non maggioranza al Senato e quindi comunque la sua continuazione è segnata da uno spostamento 'oggettivo' a destra. Sono i padroni, la Confindustria di Bonomi in primis ora a cercare di capitalizzare la debolezza del Governo spingendolo in nome della tenuta economica verso una politica ancora più padronale in termini di uso del Recovery Plan e MES a loro favore e rimozione di ostacoli a sfruttamento/precarietà/licenziamenti per il loro profitto e nella guerra commerciale nel mercato mondiale - attraversato da crisi economica generale alimentata dalla pandemia dilagante. Ma la debolezza del governo si presta all'iniziativa e alla lotta proletaria e popolare, che qui e ora deve ripartire e intensificarsi intorno alle rivendicazioni proletarie: -cassaintegrazion e pari al 100% del salario, nessun licenziamento e nessuna chiusura di fabbriche, riduzione dell'orario di lavoro a parità di paga - tassa patrimoniale sui padroni e grandi ricchezze  - estendo la lotta sempre più alle fabbriche e a tutti i luoghi di lavoro ancora fermi e succubi della politica di collaborazione dei sindacati confederali, alla scuola rilanciando l'unità studenti/lavoratori, alla sanità - che non ha avuto nonostante la gravità una lotta generale vera, al territorio con le rivendicazioni di salario garantito e lavoro per disoccupati e precari e non ristori e mance a padroni, padroncini, commercianti ecc.

Come netta e dura deve essere l'iniziativa proletaria e popolare a fronte della pandemia

protocolli rafforzati sulla salute e sicurezza sui posti di lavoro, massicce e urgenti assunzioni di medici,  infermieri, personale sanitario con potenziamento di macchinari necessari antiCovid; tamponi e vaccini per tutti, postazioni ispettivo sanitarie sui posti di lavoro, aree industriali, quartieri popolari e territorio

lo sciopero generale del 29 è una prima e chiara iniziativa politica e sindacale  per aprire una fase di continuità, estensione e intensificazione della lotta generale. Ma è necessario che in ogni lotta venga posta una chiara discriminante contro fascio populismo e negazionismo - che si cela anche dietro l'eterna demagogia su 'teatrino politico', 'poltrone e politici' 'antiparlamentarismo demagogico', 'dittatura sanitaria',' antilockdown', 'dittatura di Conte' - tutte oggi frasi demagogiche ereazionarie al servizio della destra anche estrema, parole d'ordini che vengono cavalcate anche da 'rossobrunisti' e 'sovranisti tinti di 'rosso'. Sviluppiamo la lotta e l'organizzazione politica proletaria, il fronte unico di classe, la lotta sindacale e sociale in forme di guerra di classe - respingendo divieti di sciopero- manifestazioni e repressione antiproletaria e anti popolare

Costruire la polarizzazione tra padroni/governo/stato del capitale da un lato, operai, lavoratori, studenti e giovani, masse popolari dall'altro è necessario, è possibile ed è l'unica strada per l'alternativa proletaria rivoluzionaria

Slai Cobas per il sindacato di classe

Coordinamento Nazionale

20 gennaio 2021

20 gennaio - AVANTI VERSO LO SCIOPERO GENERALE DEL 29 GENNAIO - Report della terza assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi

 

Da gruppo WhatsApp

Da Giuseppe D'Alesio

cari compagni, purtroppo ci siamo accorti che nella fretta della stesura del report dell'assemblea del 16 c'erano due gravi refusi. 1) E' stata erroneamente indicata la data del 17 aprile per un corteo nazionale, cosa che (come aveva evidenziato in forma dubitativa mi pare Fabrizio Mineo) non era stata proposta da nessuno. In realtà la proposta del 17 era relativa all'assemblea sulla sicurezza e la salute; 2) la data del 2 maggio, cui era stata erroneamente associata l'iniziativa sulla salute, era invece la data individuata per una possibile iniziativa di taglio internazionale: non a caso a ridosso del 1 maggio. Scusandoci per il refuso, vi giriamo di seguito il testo corretto, invitandovi, se possibile, a correggerlo su tutti i canali in cui è girato.

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AVANTI VERSO LO SCIOPERO GENERALE DEL 29 GENNAIO

Quasi duecento lavoratori collegati su zoom: circa cinquanta interventi; oltre 7 ore di dibattito serrato: questi semplici numeri danno il senso della piena riuscita della terza assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi, convocata in vista dello sciopero generale del prossimo 29 gennaio. Pur con differenti toni e sfumature, l’assemblea è stata praticamente unanime nel giudicare l’appuntamento del 29 gennaio come una tappa importante per lo sviluppo e il rilancio del movimento di classe e del sindacalismo conflittuale nei mesi a venire. Il sostegno convinto allo sciopero anche da quei lavoratori che il 29 novembre, pur sostenendone con forza la necessità ma preoccupati della sua riuscita avevano proposto di individuare una data diversa, è la prova tangibile che al di là delle diverse valutazioni tattiche, l’insieme dell’assemblea è concorde sulla necessità di lanciare, nonostante tutte le difficoltà, un primo, forte segnale a governo e padroni, con la consapevolezza della necessità che questo percorso di lotta sia quanto più possibile ampio e partecipato dalle lavoratrici e dai lavoratori, da organizzazioni e militanti sindacali, compresi coloro che, a nostro giudizio danneggiando il bisogno e la necessità di convergenza e di unità della classe lavoratrice, hanno scelto finora di non farne o di chiamarsi fuori.

Al contrario, l’assemblea di ieri ha mostrato come la chiarezza del confronto alla luce del sole, lungi dal depotenziare il percorso, lo ha nei fatti rafforzato. Sabato scorso il dibattito si è arricchito grazie al contributo attivo e propositivo di numerose esperienze e realtà di lotta: dal coordinamento operaio FCA che proprio in queste ore è impegnato nella denuncia degli effetti nefasti della fusione con PSA e della nascita del colosso Stellantis ai compagni impegnati all’Ilva di Taranto nella denuncia degli effetti nefasti degli accordi tra Arcelor Mittal e sindacati complici, dal comitato per la difesa della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro di Sesto San Giovanni protagonista di ampie e partecipate manifestazioni contro l’uso capitalistico della pandemia ai lavoratori del pubblico impiego che in queste settimane stanno denunciando l’assurdo licenziamento di Mauro Gennari da parte dell’Inps, fino ad arrivare agli studenti medi, i quali hanno lanciato una mobilitazione nazionale per il 29 gennaio a sostegno dei lavoratori in sciopero. Se è vero che i tempi non sono ancora maturi per una mobilitazione davvero generale e di massa sui luoghi di lavoro, è altrettanto vero che quelle migliaia di proletari che in questi mesi si sono avvicinati al percorso dell’assemblea hanno il dovere di indicare la strada al resto della classe, contrastando nella pratica quella tendenza alla stasi e alla passività che negli ultimi mesi domina il panorama dello stesso sindacalismo di base e combattivo.

L’ampia introduzione ha evidenziato come la crisi pandemica, nel rendere oramai permanente lo stato di emergenza sanitaria con annessi divieti e/o forti limitazioni agli spostamenti, impedisce di fatto lo svolgimento della manifestazione nazionale a Roma così com’era stata annunciata dalla seconda assemblea lo scorso 29 novembre. Alla luce di quanto stato di cose, l’assemblea è stata concorde nel recepire la proposta della presidenza di concentrare tutte le forze sullo sciopero del 29, e di rinviare la manifestazione a Roma (Covid permettendo) al prossimo 17 aprile.

Se da un lato non è prevedibile quale sarà lo scenario e la curva pandemica ad aprile, alcune realtà (Sesto San Giovanni e disoccupati 7 novembre, ma anche SI Cobas e Slai Cobas per il sindacato di classe) hanno posto l’accento sull’urgenza di un appuntamento di piazza nazionale che individui nel governo la controparte effettiva delle nostre rivendicazioni. Lo slogan principale veicolato in questi mesi dalle realtà aderenti al percorso comune è stato: “se dobbiamo lavorare, possiamo anche scioperare”; ora si tratta di declinare quello slogan in una forma nuova: ” se dobbiamo lavorare possiamo anche manifestare”.

Sia l’introduzione che numerosi interventi (lavoratori della logistica, della scuola, dello spettacolo, metalmeccanici, telecomunicazioni, ecc.) si sono soffermati sulla crisi istituzionale e di governo esplosa nelle ultime ore, rispetto alla quale da un lato sono evidenti i tentativi e le manovre per imporre un ennesimo governo tecnico, dall’altro è altrettanto evidente il sostegno a Conte da parte di una fetta consistente della grande borghesia, verso a quale l’attuale esecutivo ha rappresentato un garante senza eguali della pace sociale durante la fase pandemica: a differenza di altre aggregazioni sociali e della quasi totalità del sindacalismo (confederale e non) l’assemblea ha ribadito la sua totale autonomia da ogni partito e schieramento dell’arco istituzionale borghese, e la ferma opposizione alle misure finora adottate dal governo Conte, sia in relazione al mancato contenimento della pandemia, sia riguardo alle politiche sul lavoro e sui salari, prone agli interessi di Confindustria e del grande padronato. In quest’ottica, lo sciopero del 29 gennaio rappresenterà un banco di prova fondamentale per rilanciare la lotta per strappare dei protocolli davvero vincolanti per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro, per porre con forza il tema delle tutele salariali e dei rinnovi dei CCNL scaduti, della riduzione d’orario a parità di salario al fine di arginare l’ondata di licenziamenti e rilanciare la rivendicazione di una patrimoniale del 10% sul 10% affinché la crisi sia pagata dai padroni. Le lotte in corso nella logistica, foriere di accordi a livello aziendale sulla sicurezza e di una trattativa tuttora in corso con alcune associazioni datoriali per strappare migliori condizioni salariali, dimostrano che anche su questi temi è possibile agire e ottenere risultati concreti solo attraverso il protagonismo e la mobilitazione reale dei lavoratori.

In questi mesi, di pari passo con lo sviluppo delle iniziative nazionali, abbiamo assistito alla costituzione in alcune città (su tutte Roma) delle assemblee provinciali dei lavoratori combattivi, capaci di interfacciarsi a 360 gradi con le vertenze e le mobilitazioni locali: si tratta di un segnale positivo nella direzione di un reale radicamento del percorso sui territori e nei luoghi di lavoro, che va sostenuto e incoraggiato.

L’assemblea, nel rinnovare l’invito a concentrare tutte le sue forze per la riuscita dello sciopero del 29 gennaio, ha indicato un primo calendario di iniziative nazionali successive a quella data:

– 8 marzo, partecipazione alle mobilitazioni per la giornata di lotta internazionale della donna;

– 17 aprile, lancio della manifestazione nazionale a Roma inizialmente fissata per il 30 gennaio;

– 1 maggio, giornata di lotta internazionale dei lavoratori. Sì è infine lanciata la proposta di dar vita, nella giornata del 2 maggio, ad un assemblea nazionale tematica sui temi della salute e della sicurezza dei lavoratori, coinvolgendo esperti in materia sanitaria e medicina del lavoro.

Nelle settimane successive allo sciopero del 29 l’assemblea sarà riconvocata al fine di definire e organizzare in maniera dettagliata questo calendario di lotta per la primavera.


19 gennaio - info solidale: ASSOLTI ANCHE IN APPELLO I DIRIGENTI BREDA/ANSALDO

 

ASSOLTI ANCHE IN APPELLO I DIRIGENTI BREDA/ANSALDO. PER GLI OPERAI UCCISI DALL’AMIANTO NESSUNA GIUSTIZIA. OLTRE IL DANNO LA BEFFA: LE ASSOCIAZIONI PARTI CIVILI  NEL PROCESSO CONDANNATE A PAGARE LE SPESE PROCESSUALI.

IN ITALIA PER GLI OPERAI E LA CLASSE LAVORATRICE NON C’E’ GIUSTIZIA. PER I PADRONI NON RISPETTARE LE NORME DÌ SICUREZZA E UCCIDERE GLI OPERAI PER IL PROFITTO NON E’ REATO.

Dopo poco più di un’ora e mezzo di Camera di Consiglio la Corte d’Appello della V Sezione Penale, composta di tre giudici, il Presidente Matacchioni, il relatore Arnaldi e dalla giudice Sola, hanno confermato la sentenza di primo grado nonostante il Procuratore Generale Nicola Balice nella sua requisitoria abbia richiesto condanne dai  2 ai 4 anni e 11 mesi per i dirigenti. Ancora una volta la verità storica raccontata dagli operai, dall’ASL e dai consulenti del Procuratore Generale si è scontrata con la verità processuale. Il Tribunale penale di Milano si è schierato contro i lavoratori morti d’amianto, di malattie professionali e di profitto, sostenendo in modo vergognoso  padroni e manager che non rispettano per il profitto la vita umana mandando a morte centinaia di lavoratori e cittadini. Il Palazzo di Giustizia di Milano, da tempo chiamato dai lavoratori  PALAZZO DELL’INGIUSTIZIA, anche questa volta non si è smentito. Fiducia nello stato e nei tribunali noi non ne abbiamo mai avuta; da decenni abbiamo sempre lottato in fabbrica e nel territorio e da anni anche nei Tribunali dei padroni a difesa dei nostri compagni di lavoro uccisi dalle sostanze cancerogene e dallo sfruttamento, sapendo di andare contro una giustizia che è di classe, che difende solo gli interessi dei padroni. I giudici che hanno assolto i manager imputati dell’omicidio colposo di decine di lavoratori esposti alle sostanze cancerogene senza protezioni, hanno condannato noi e le altre associazioni parti civile a pagare anche le spese processuali sperando di farci stare zitti in futuro. Essi lanciano, per l’ennesima volta,  un segnale chiaro: chi mette in discussione il loro sistema economico-politico-giudiziario, chi porta sul banco degli imputati padroni e manager, chi ostacola il profitto, rivendicando sicurezza sul lavoro, ambienti di  lavoro salubri,  giustizia, sarà punito e pagherà un caro prezzo.

COME GIA’ SUCCESSO ALTRE VOLTE  CERCAVAMO GIUSTIZIA E ABBIAMO TROVATO LA LEGGE DI CLASSE.

Uno stato, una legge, una magistratura che difendono solo una parte dei cittadini, quella dei potenti e dei loro tirapiedi, non sono nostri. Questa sentenza ci fa arrabbiare, ma non ci arrendiamo. La rabbia e l’odio contro la società e la giustizia dei padroni non ci porta alla rassegnazione ma infonde in tutti i nostri compagni ancora più determinazione nella lotta.

CONTRO SENTENZE E LEGGI INGIUSTE RIBELLARSI E’ UN DOVERE E COMBATTERE UNA RAGIONE DI VITA.

La lotta contro le morti sul lavoro e per la sicurezza nei luoghi di lavoro e nel territorio continua nelle strade, nelle piazze, nei luoghi di lavoro e anche nei tribunali, fino alla Corte di Cassazione.  

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

  Milano, 19.gennaio 2021                                                                                 e-mail: cip.mi@tiscali.it


lunedì 18 gennaio 2021

18 gennaio . 9 PIAZZE POPOLARI HANNO UNITO CENTINAIA DI OPERAI, LAVORATORI DELLA LOGISTICA, GIOVANI, PROTAGONISTI DI UNA DOMENICA ROSSA DI SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALISTA, NEL SOSTEGNO ALLA GRANDE LOTTA DEI CONTADINI IN INDIA

IN ASSEDIO DA OLTRE 40 GIORNI A NUOVA DHELI, IN UNO SCONTRO FRONTALE CON IL GOVERNO FASCISTA INDU DI MODI, PER LA CANCELLAZIONE DELLE LEGGI SULL’AGRICOLTURA CHE LI GETTEREBBE NELLA FAME E NELLA MISERIA SCHIACCIATI DAI GRANDI GRUPPI MULTINAZIONALI.


GOVERNO, CHE DI RECENTE HA EMANATO LE LEGGI SUL LAVORO PER LICENZIAMENTI FACILI, TAGLIO DEI SALARI, PRECARIETÀ, CHE HANNO PORTATO AL GIGANTESCO SCIOPERO DI 250 MILIONI DI LAVORATORI DEL 26 NOVEMBRE, CHE HA DATO FORZA AI CONTADINI PER INIZIARE L’ASSEDIO


NELLE PIAZZE LA DENUNCIA DELLE FALSE TRATTATIVE PER ROMPERE IL FRONTE DI LOTTA, DELLA MAGISTRATURA CHE FIANCHEGGIA MODI CONTRO I CONTADINI, DELLA REPRESSIONE CONTRO CHI LOTTA


BELLE PIAZZE CHE GUARDANO ‘ALL’INDIA COME AD UN ESEMPIO

CHE SI SONO ANIMATE CON L’AZIONE DELLE DONNE CHE DALLE FATICHE DEI CAMPI SI SONO PRESE IL POSTO IN PRIMA FILA NELLE MOBILITAZIONI,

CHE HANNO RICORDO IL SACRIFICIO DELLE DECINE DI CONTADINI CHE IN QUESTO DURO ASSEDIO SONO GIÀ MORTI


UNA MOBILITAZIONE QUELLA DEL 17 CHE È SOLO AGLI INIZI, GUARDANDO AL 26 GENNAIO, GIORNATA DELL’INDIPENDENZA NAZIONALE, CON LA CALATA DEI CONTADINI A NUOVA DHELI CHE IL GOVERNO VUOLE IMPEDIRE, MA CHE ‘SI DEVE FARE’ PERCHÈ SOLO LA LOTTA PAGA.

 

 

 

domenica 17 gennaio 2021

18 gennaio - LA GIORNATA D'AZIONE DELLE DONNE/LAVORATRICI - dal 15 al 29

 La giornata d'azione del 15 delle donne/lavoratrici ha tracciato un altro importante passo perchè siano le proletarie l'avanguardia effettiva della lotta perchè tutta la vita deve cambiare 

Dal sud al nord ieri, 15 gennaio, tante e varie sono state le iniziative. Nella giornata d'azione abbiamo cominciato a concretizzare l'impegno che ci eravamo date nell'ultima assemblea nazionale telematica del 19 novembre: passare dalla denuncia all'azione. Unire in un unico movimento le lotte delle lavoratrici, soprattutto, che ci sono e continuano, ma che hanno necessità di far parte di un unico fiume, di avanzare, verso l'obiettivo - come hanno detto le operaie di Bergamo - di costruire la forza per rovesciare questo sistema di sfruttamento e oppressione padronal-maschilista.  Questa forza deve invadere ogni lotta e ogni campo, ed essere riconosciuta e riconoscibile, perchè la battaglia delle donne proletarie, della maggioranza delle donne, porta, per la sua condizione di attacco a 360°, una "marcia in più", un bisogno/necessità di lotta rivoluzionaria a 360°, che è indispensabile - e deve ben comprenderlo - all'intero movimento proletario. Al centro dovunque, con assemblee, presidi, volantinaggi, discussioni, vi è stata la piattaforma delle donne/lavoratrici, la sua discussione, la verifica della sua risposta alla realtà concreta che oggi vivono le donne; quali obiettivi oggi impugnare insieme, a livello nazionale, quali renderli "carne e sangue" nel prossimo sciopero delle donne. La Giornata d'azione del 15 ha cominciato a rendere visibile e a segnare questo percorso e soprattutto ad inviare un messaggio di fiducia, di coraggio a tutte le donne: è possibile ribellarci, è possibile che dovunque le lavoratrici si uniscano e scendano in lotta, prima possiamo essere poche ma poi se siamo determinate cresceremo.

Nel prossimo sciopero generale del 29 gennaio, che le lavoratrici combattive siano in prima fila!

E' una battaglia difficile, ma necessaria e bella!

ASSEMBLEA NAZIONALE DONNE/LAVORATRICI

SEGUONO ALCUNE DELLE INIZIATIVE DELLA GIORNATA DEL 15

https://proletaricomunisti.blogspot.com/2021/01/il-15-taranto-tra-le-operaie-appalto.html

Il 15 a Taranto tra le operaie appalto ArcelorMittal, lav. asili, pulizie, lav. campagne - A Taranto la giornata è cominciata presto. Alle 6 ai cancelli delle ditte dell'appalto ArcelorMittal. Le donne...

A Milano il 15 con le lavoratrici degli alberghi - Oggi giornata di lotta e di azione siamo state in presidio sotto la prefettura di Milano in solidarietà con le lavoratrici degli alberghi...

A Palermo il 15 è stata una "staffetta" nei quartieri popolari, nei posti di lavoro, ospedali, e Palazzi del potere...

Nella giornata d'azione anche la forte solidarietà con le donne detenute - La giornata d'azione è entrata anche nel buio delle carceri...

La "Giornata d'azione" verso le donne immigrate... nonostante la situazione difficile...

Il 15 a Bergamo si è svolto verso le fabbriche in cui le operaie devono lottare non solo contro i padroni e i sindacati loro servi, ma anche contro il maschilismo dei lavoratori maschi...

Il 15 la denuncia e la rabbia delle lavoratrici delle campagne ipersfruttate della Puglia...