Solo lo Slai Cobas per il sindacato di classe Taranto, e non
ambientalisti, sindacalisti confederali e USB, ha denunciato sin dal
primo momento la funzione di questo Procuratore - messo lì da
padroni, faccendieri e Renzi allora capo del governo, e lo ha
contestato in piena udienza del processo "Ambiente svenduto";
ricevendone inchieste, minacce e assunzione diretta da parte del
Procuratore del processo per la contestazione a Renzi che è di fatto
un processo allo Slai Cobas, ai suoi dirigenti e attivisti.
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C’è
anche il fascicolo per l’omicidio
colposo sulla
morte dell’operaio Giacomo
Campo,
rimasto schiacciato nel nastro
trasportatore dell’altoforno
4 dell’ex Ilva, tra quelli acquisiti dalla Procura
di Potenza che
indaga sull’ex procuratore Taranto Carlo
Maria Capristo e
la sua gestione dell’affare Ilva. Nel processo per l’incidente
mortale che vede alla sbarra 9
imputati,
infatti, spunta ancora una volta nel collegio difensivo il
nome dell’avvocato Giacomo Ragno,
condannato nel processo sul “sistema Trani” e ritenuto
estremamente vicino a Capristo.
Giacomo
Campo morì il 17
settembre del 2016:
l’uomo, dipendente della ditta dell’appalto Steel Service,
quel giorno stava intervenendo per risolvere un
inconveniente che rischiava di pregiudicare la funzionalità del
nastro trasportatore, ma durante l’intervento
rimase schiacciato nell’impianto.
A distanza di pochissimi giorni, il nastro fu sottoposto all’esame
del consulente della
procura, l’ingegner Massimo
Sorli,
professore ordinario di Meccanica applicata ed
aerospaziale del
Politecnico di Torino, e immediatamente dissequestrato. Un fatto
anomalo, rispetto a quanto accaduto nelle numerose
inchieste avviate
in fabbrica: in città il provvedimento fu particolarmente discusso
visto che il blocco del nastro
trasportatore avrebbe
interrotto una parte importante dell’attività produttiva della
fabbrica.

































