mercoledì 10 agosto 2022

10 agosto - da tarantocontro: NUOVO DECRETO. PER ACCIAIERIE d'ITALIA LA MONTAGNA, PER LE ORGANIZZAZIONI SINDACALI E I LAVORATORI IL TOPOLINO

Annunciato in pompa magna nell’incontro al Mise tra i ministri del governo provvisorio Draghi, Invitalia, Acciaierie d’Italia e organizzazioni sindacali, il governo ha messo nel decreto “aiuti”, fino ad un miliardo di soldi freschi per l’azienda, un miliardo ancora poco chiaro da dove è preso, a quale titolo. Un miliardo per fronteggiare la crisi di liquidità dichiarata e ostentata dalla Morselli e presa a “scatola chiusa”. Altri gruppi nazionali e mondiali dell’acciaio anche in questa fase di crisi fanno profitti e ricavi, invece Acciaierie d’Italia dichiara di non avere un centesimo.
Un miliardo sostanzialmente per permettere ad Acciaierie d’Italia acquisto di materie prime, l’attività ordinaria, per pagare fornitori e indotto, ecc.; vale a dire per funzionare come ora, senza nessuna contropartita. Le stesse precedenti dichiarazioni di Ministri di rientro di parte dei cassintegrati a fronte del miliardo, sono sparite nel nulla; anzi il Min. Orlando ha detto che finora le ispezioni (ma quando sarebbero avvenute, chi le ha viste…?) nella sostanza non avrebbero messo in luce irregolarità, criticità, ecc., e che quindi la cassa integrazione unilaterale è legittima.
Continuerà quindi la cassa integrazione permanente per 3500 operai (futuri esuberi), lo sfruttamento e la precarietà sulla sicurezza dei lavoratori; al massimo si deve sperare che questi soldi non mettano in pericolo il pagamento dell’appalto e gli stipendi. A fronte di questa chiara politica: tutto per l’azienda, niente e sempre peggio per gli operai, troviamo sindacati ultra soddisfatti come la Fim divenuta ormai ufficialmente un sindacato di Stato e di azienda; dubbi e critiche dalla Uilm ma nessuna indicazione agli operai; la Fiom che parla del futuro per non parlare del presente.
Chiaramente non c’è stata nessuna risposta neanche alle timide richieste del coordinamento nazionale Rsu Fim, Fiom, Uilm, e meno che mai aperture verso il rientro dei Cigs Ilva AS.
Rispetto a questo ancor più si deve capire che solo la lotta generale dei lavoratori può cambiare le cose e può pagare in termini di interessi dei lavoratori su salario, lavoro, salute e sicurezza, e che l’attesa favorisce solo i piani dei padroni e dei governi al loro servizio.
Il governo Draghi lo abbiamo visto all’opera, sul nuovo governo possibile “peggio mi sento”, perché tutti sappiamo che Salvini, Meloni e Berlusconi sono sempre, a prescindere, dalla parte dei padroni.
Certo ci viene difficile parlare di lotta generale: chi la organizza, chi la fa, come e quando?
Abbiamo dato fiducia anche noi, pur con dubbi e certezze altre allo sciopero del 6 maggio e alla possibile continuità della lotta. I sindacati tutti, Rsu comprese, hanno promesso una continuità che non c’è stata e i risultati sono ora questi: con i sindacati confederali, nonostante le parole e qualche buona intenzione presenti in alcune dichiarazioni, una lotta anche importante viene “uccisa” e serve alla fine a dare un miliardo ai padroni e niente agli operai.
Bisogna rovesciare questa linea a partire dal rovesciamento della piramide.


A settembre tutto il potere alle assemblee


Nessuna fiducia nella direzione dei sindacati in fabbrica.


Lo Slai Cobas fin da ora promuove presidi e 

assemblee a tutte le portinerie dal 6 al 9 

settembre - 17 settembre Assemblea nazionale a 

Roma con altre realtà di fabbriche in lotta.

SLAI COBAS per il sindacato di classe
Taranto via L. Andronico, 47 – 3475301704 WA 3519575628 slaicobasta@gmail.com


lunedì 8 agosto 2022

8 agosto - una denuncia: A Genova si cercano esplosivi nelle case dei lavoratori invece che sulle navi cariche di armi. Solidarietà USB al Calp. La lotta contro il traffico d'armi delle multinazionali italiane coperte dal governo, dei portuali del CALP, è giusto e necessario. Massima solidarietà e denuncia Slai Cobas sc

 

Non si dica mai più che le forze dell’ordine genovesi non hanno a cuore la questione armi. Le cercano incessantemente da più di un anno, con artificieri e cani antiesplosivi. Peccato che le facciano sempre nei posti sbagliati, cioè a casa dei lavoratori del Calp, dove puntualmente non trovano niente. Nel Porto di Genova continua intanto come nulla fosse il traffico di navi stracariche di armi ed esplosivi ma lì niente, su quei vascelli nessuno mette il becco.

È accaduto di nuovo l’altro giorno a un lavoratore appena passato dalla Cgil a USB, la cui abitazione è stata perquisita alla ricerca di esplosivi, polvere da sparo, bengala e altri artifizi pirotecnici. Naturalmente la perquisizione si è conclusa con esito negativo, così come già accaduto in passato.

USB esprime tutta la propria solidarietà militante al lavoratore e al Calp e invita cordialmente le forze dell’ordine e la magistratura genovesi a cercare altrove. Magari a bordo della nave Bahri, che si sta dirigendo verso il porto turco di Iskenderun carica di armi destinate a combattere il popolo curdo. Quando la nave Bahri farà nuovamente scalo a Genova cercate lì, non nelle case dei lavoratori che da sempre si oppongono al traffico di armi nei porti italiani.

Unione Sindacale di Base


sabato 6 agosto 2022

6 agosto - ALLA GKN SI DEVE VINCERE, PER VOI, PER TUTTI GLI OPERAI!

AI LAVORATORI DELLA EX GKN

Le ultime informazioni sullo stato della vostra vertenza (vedi sotto) ci fanno arrabbiare, anche se non ci stupiscono, purtroppo. Vi sono altre vertenze che pur avendo fatto passi avanti, ma solo grazie alla lotta degli operai, poi si fermano o vanno indietro. Non c'è mai niente di certo - questo lo vediamo anche a Taranto per la battaglia contro la delocalizzazione alla Tessitura di Mottola, dove, tra l'altro, le continue dichiarazioni "alla cammomilla" dei sindacati confederali stanno servendo solo a frenare la necessaria risposta di lotta di tutti gli operai - altrimenti, bene che vada, uscirà un accordo che dividerà gli operai, peggiorerà/precarizzerà le loro condizioni contrattuali, salariali, terrà per chissà quanto tempo sulla corda i lavoratori.

Noi sentiamo nostra la vostra lotta. Siamo con voi, perchè la vostra vertenza deve vincere realmente, per voi e per tutti gli operai.

Le delocalizzazioni stanno andando avanti, a dimostrazione che non certo quella ridicola legge fatta dal governo, poteva fermarle o quantomeno porre un ostacolo. Alla Gkn, alla Tessitura del Gruppo Albini, alla Caterpillar, si sono recentemente aggiunte la Maier Cromoplast di Verdellino e adesso la Wärtsilä del Friuli/Venezia Giulia; e tante altre fabbriche che non arrivano neanche all'informazione nazionale. Riteniamo che a settembre occorre riprendere con forza quel lavoro di unità delle realtà colpite dai processi di delocalizzazione, che è stata il Dna della vostra battaglia e della solidarietà che subito siete riusciti a creare attorno. Non dobbiamo mollare questa battaglia che è anticapitalista, anti governi a sostegno solo degli interessi padronali; a questa bisogna chiamare a "convergere", perchè se perde la classe operaia perdono tutti; se vince invece anche in una sola realtà importante crea un "sentiero" perchè altre possano vincere e soprattutto perchè si metta all'OdG la lotta per porre fine a questo sistema sociale capitalista che ci dà solo sfruttamento, licenziamenti, attacco al salario, alla salute, guerre, repressione, distruzione di ambiente, razzismo, attacco ai diritti delle donne, immigrati, ecc, ecc.

Oggi dobbiamo insieme percorrere questo sentiero, a partire dal rovesciare una situazione per cui i padroni possono vincere sempre e gli operai, i lavoratori perdere sempre.

Vi aspettiamo a settembre a Roma, il giorno 17 alle 14 (la sede è in via di conferma), dove vi sarà un'assemblea - organizzata dall'Assemblea proletaria anticapitalista - in cui vedere e decidere insieme i passi comuni/coordinati da fare perchè la lotta degli operai sia più unita e più forte.

Lavoratori Slai Cobas sc - Taranto

Vertenza ex Gkn. Il tavolo istituzionale è ormai a un'impasse: assenti gli investitori, la nascita del Consorzio non è un closing

L'RSU "l’assemblea permanente dovrà decidere se e come tornare a mobilitare l’intera comunità della Piana: il 31 agosto è l'ultima chiamata. Il collettivo di fabbrica e questo territorio non sono nè raggirabili, né ricattabili". [Campi Bisenzio, 4 agosto 2022] Si è appena concluso il tavolo MISE sulla vertenza ex-Gkn, dopo l'incontro che si è svolto tra il proprietario di QF Francesco Borgomeo con il Ministero in assenza degli investitori, dopo le dichiarazioni della settimana scorsa sul consorzio, su cui l'RSU aveva scelto deliberatamente il silenzio in vista della riunione del Tavolo tecnico di oggi. "La nostra posizione sul Consorzio, era conosciuta in anticipo dalla stessa azienda" sottolinea l'RSU ex Gkn, "il 25 luglio l’assemblea dei lavoratori aveva approvato e trasmesso all’azienda un documento che sottolineava come il consorzio sarebbe stato "un passaggio né concordato con noi, né condiviso né tanto meno chiaro. Nè a noi, né, ci permettiamo di dire, al tavolo istituzionale”. Posizione che l’azienda ha ignorato, dando vita a uno show mediatico il cui scopo era costruire una propria narrazione sulla pelle di questa vertenza e di questo territorio, per fare evidentemente pressione sul tavolo istituzionale stesso. Come ribadisce lo stesso Borgomeo a mezzo stampa oggi: “la reindustrializzazione dello stabilimento di Campi sarà realizzata da Qf e non dal Consorzio Iris Lab che rimane solo un centro di ricerca”. Del resto la stessa RSU sottolinea come il Consorzio sia per definizione una delle forme più ibride e meno vincolanti del rapporto tra aziende.
"Il punto non è essere contro o favore a un Consorzio di ricerca e senza scopo di lucro" rilancia l'RSU, "ma è che la nascita del Consorzio non è il closing, né chiarisce i vincoli di investimento, né risponde alle numerose domande che abbiamo fatto riguardo ai presupposti di solidità e continuità del processo di investimento e reindustrializzazione". Per questo "abbiamo trovato totalmente fuori luogo l’apertura di credito da parte del Sindaco della Città Metropolitana alla nascita del Consorzio".
La verità è che il tavolo istituzionale è ormai a un'impasse. E lo è interamente per responsabilità aziendale. Invece di addivenire a una discussione seria e fornire tutti gli elementi di trasparenza e chiarezza, Borgomeo prova scaricare su lavoratori e istituzioni le proprie responsabilità, dichiarando che le difficoltà a ottenere la cassa integrazione e la presunta inagibilità dello stabilimento sarebbero motivi bloccanti. "Di fatto siamo al tentativo di ottenere cassa integrazione e smantellamento dello stabilimento sotto pressione emotiva e ricatto" chiarisce l'RSU, posizione ripetuta da mesi e ribadita dall’ultimo documento votato dall'assemblea dei lavoratori (25 luglio) che sottolinea come “ancora all'ultimo incontro abbiamo sentito il dottor Borgomeo affermare che è  tutto pronto ma mancano solo due elementi per dare il via al progetto: l'agibilità dello stabilimento e la cassa integrazione che non viene concessa. Ancora una volta si invertono causa ed effetto: la cassa integrazione non viene concessa perché non c'è chiarezza sul progetto, non il contrario. E lo stabilimento è perfettamente agibile. Il punto è che i lavoratori non hanno alcuna intenzione di smantellarlo senza chiarezza sulla sua reindustrializzazione”. La prossima riunione del Tavolo MISE è stata convocata per il 31 agosto. "Per noi rappresenta l’ultima chiamata" conclude l'RSU. "Abbiamo indicato pubblicamente e ripetutamente le richieste, le domande, le proposte per fare un passo avanti. Siamo all’ultimo giro, dopo il quale l’assemblea permanente dovrà decidere se e come tornare a mobilitare l’intero territorio. Il collettivo di fabbrica e questo territorio non sono nè raggirabili, né ricattabili".

Alberto Zoratti – 3496766540

Valentina Baronti - 339 4632863

Benedetta Rizzo – 3493331724

6 agosto - BASTA CON LA REPRESSIONE ANTI Slai Cobas sc, ANTI OPERAIE BERETTA. CONTINUIAMO LA CAMPAGNA DI SOLIDARIETÀ

La Beretta sta portando avanti in queste settimane nello stabilimento di Trezzo (MI) una sorta di guerriglia individuale verso le operaie e delegate dello Slai Cobas per il sindacato di classe.

Una guerriglia fatta di cambi improvvisi di turni, di orari che mette le operaie in grande difficoltà soprattutto per la gestione di figli piccoli, fatta di trasferimenti affatto giustificati, di cancellazione di ferie poche ore prima, costringendo a annullare viaggi familiari, col ricatto che se non ti presenti al lavoro sei licenziata, ecc. ecc. 

E' un attacco che ha effetti ancora più pesanti di un attacco collettivo, col chiaro scopo di mettere più in difficoltà per una risposta collettiva.

Ma questa risposta di lotta collettiva c'è e continua anche in questi giorni, vi è stato un nuovo sciopero e c'è resistenza in ogni modo ad ogni azione dell'azienda.

Con questa repressione fatta di una tattica divisiva l'azienda vuole cercare esplicitamente - lo hanno detto chiaramente dei capi in alcune loro dichiarazioni - di mettere a tacere, spegnere il focolaio di lotta che si è acceso in questa fabbrica, con l'azione dello Slai cobas sc e la determinazione di una parte coraggiosa di operaie, la maggioranza immigrate. 

Ma è un focolaio che non si può spegnere e può solo estendersi!

Perchè la Beretta, con gli accordi dei compiacenti sindacati confederali, in primis la Uil, sta cancellando diritti fondamentali delle donne, come la maternità, un salario che sia un diritto uguale per tutte non dipendente da assenze legittime per maternità, infortunio; così come impone condizioni di lavoro differenti pur nello stessa attività lavorativa, ecc.

Si tratta di attacchi che possono creare un precedente anche in altre fabbriche, verso le donne, le immigrate, strappando da un giorno all'altro anche leggi, Statuto dei lavoratori; con uno Stato, governi, Istituzioni che da un lato portano avanti sempre più minacce al diritto d'aborto, dall'altro colpevolizzano la maternità.

Verso le operaie della Beretta, la loro mobilitazione è incominciata una importante solidarietà, soprattutto da parte di altre lavoratrici, altre fabbriche, sindacati di base combattivi, in particolare Si.cobas, compagne, radio popolari. Questa solidarietà deve continuare, perchè è un'arma importante perchè le operaie resistano: "Lotta una lottano tutte!".

A settembre lo Slai Cobas sc chiama a due importanti iniziative:

- un’assemblea alla fabbrica Beretta, a cui lo Slai Cobas sc chiama le realtà solidali, le altre lavoratrici a sostenerla, per affermare l'unità delle donne/lavoratrici;

l'assemblea del 17 settembre a Roma, organizzata dall'Assemblea proletaria anticapitalista.

MFPR

venerdì 5 agosto 2022

5 agosto - LIBERI I COMPAGNI ARRESTATI A PIACENZA

 

Ora continuiamo la lotta di tutti e per tutti - sosteniamo la lotta delle operaie della Beretta -Bergamo colpite da licenziamenti e repressione

⭕️ Aldo, Bruno, Carlo e Arafat sono liberi ma con l’obbligo di firma! Caduta l'accusa di associazione per delinquere.

LA LOTTA PAGA!!!

TOCCANO UNO, TOCCANO TUTTI!!

AVANTI COSÌ FINCHÉ NON SARANNO LIBERI DEL TUTTO!!

#sicobas


5 agosto - COMUNICATO STAMPA MANIFESTAZIONE DEI LAVORATORI BRACCIANTI

 

Buongiorno,

vi inviamo il comunicato stampa conclusivo della giornata di mobilitazione dei lavoratori delle campagne di ieri, 4 agosto, a Saluzzo (CN). 

Ieri un corteo forte e determinato ha attraversato le vie di Saluzzo, il centro del distretto della frutta cuneese. Eravamo lavoratori delle campagne e solidali insieme, e ci siamo presi la città per gridare il nostro dolore e la nostra rabbia.

Il corteo è stato organizzato come reazione alla morte sul lavoro di Moussa Dembelé, avvenuta il 10 luglio; un incidente, dicono, ma noi non dimentichiamo che Moussa viveva e lavorava con il grande stress del permesso di soggiorno in rinnovo, e del lavoro precario e spesso irregolare. Queste condizioni di vita e di lavoro le viviamo in misura più o meno feroce in molti: i contratti precari, le giornate segnate in busta paga che sono sempre troppo poche rispetto alla realtà, le minacce e i ricatti dei datori di lavoro che non rispettano le paghe, le pause, che si rifiutano di contribuire all'alloggio. E poi i problemi con i documenti e con la casa. Tra di noi oggi c'erano anche persone che nonostante i proclami e le rassicurazioni delle istituzioni che stanno sempre facendo tutto il possibile, dormono ancora al Parco Gullino. Molti hanno anche il contratto di lavoro, ma non trovano comunque un posto né nelle accoglienze diffuse, né presso i datori di lavoro. 

Con queste ragioni oggi ci siamo riuniti al Parco di Saluzzo, emblema delle contraddizioni del territorio, che negli anni è stato il luogo dove i lavoratori senza casa sono stati spostati, controllati, mandati via, repressi e ignorati. Ci hanno raggiunto anche un gruppo di lavoratrici e lavoratori delle consegne, rider che hanno portato solidarietà con la loro energica presenza. Del resto lo sfruttamento sul lavoro nella filiera del cibo ci accomuna: dalle campagne ai magazzini e alle consegne, le condizioni sono simili, e le lotte anche!

Da lì ci siamo mossi verso la sede di Confagricoltura e la vicina sede Coldiretti, e poi, decisi a non fermarci, abbiamo deciso di prenderci più spazio di quello che volevano concederci, e siamo arrivati fino al Comune di Saluzzo. Mentre il sindaco in bicicletta rilasciava dichiarazioni ai giornalisti dicendo che non ci si può lamentare, perché "nessuno è perfetto", il corteo ha sfilato per il centro per raccontare alla città i motivi e le rivendicazioni. Senza i lavoratori immigrati a Saluzzo non ci sarebbe frutta, eppure vengono negate anche le sicurezze e le tutele di base, come contratti giusti, casa e permessi di soggiorno! Si è denunciato il rapporto tra sfruttamento e razzismo, evidenziando il rapporto delle vicende di Saluzzo con quelle nazionali, come l’omicidio razzista di Civitanova, la scomparsa di Daouda Diane a Ragusa e ancora la semprevede guerra ai migranti, tornata in auge in previsione della tornata elettorale del prossimo autunno. È stato un momento di liberazione e sfogo nei confronti del razzismo subdolo e quotidiano che i lavoratori delle campagne vivono dentro e fuori gli spazi di lavoro, negli spazi pubblici e nelle rappresentazioni mediatiche, come denunciato dagli stessi lavoratori in risposta alle dichiarazioni del consigliere della Lega Demarchi e del sindaco di Saluzzo, pronti a lavarsi le mani di ogni accusa.

5 agosto - INFO DA GKN

 

Verso assemblea proletaria anticapitalista Roma 17 settembre
Vertenza ex Gkn. Il tavolo istituzionale è ormai a un'impasse: assenti gli investitori, la nascita del Consorzio non è un closing
L'RSU "l’assemblea permanente dovrà decidere se e come tornare a mobilitare l’intera comunità della Piana: il 31 agosto è l'ultima chiamata. Il collettivo di fabbrica e questo territorio non sono nè raggirabili, né ricattabili".
[Campi Bisenzio, 4 agosto 2022] Si è appena concluso il tavolo MISE sulla vertenza ex-Gkn, dopo l'incontro che si è svolto tra il proprietario di QF Francesco Borgomeo con il Ministero in assenza degli investitori, dopo le dichiarazioni della settimana scorsa sul consorzio, su cui l'RSU aveva scelto deliberatamente il silenzio in vista della riunione del Tavolo tecnico di oggi.
"La nostra posizione sul Consorzio, era conosciuta in anticipo dalla stessa azienda" sottolinea l'RSU ex Gkn, "il 25 luglio l’assemblea dei lavoratori aveva approvato e trasmesso all’azienda un documento che sottolineava come il consorzio sarebbe stato "un passaggio né concordato con noi, né condiviso né tanto meno chiaro. Nè a noi, né, ci permettiamo di dire, al tavolo istituzionale”.
Posizione che l’azienda ha ignorato, dando vita a uno show mediatico il cui scopo era costruire una propria narrazione sulla pelle di questa vertenza e di questo territorio, per fare evidentemente pressione sul tavolo istituzionale stesso.
Come ribadisce lo stesso Borgomeo a mezzo stampa oggi: “la reindustrializzazione dello stabilimento di Campi sarà realizzata da Qf e non dal Consorzio Iris Lab che rimane solo un centro di ricerca”. Del resto la stessa RSU sottolinea come il Consorzio sia per definizione una delle forme più ibride e meno vincolanti del rapporto tra aziende.
"Il punto non è essere contro o favore a un Consorzio di ricerca e senza scopo di lucro" rilancia l'RSU, "ma è che la nascita del Consorzio non è il closing, né chiarisce i vincoli di investimento, né risponde alle numerose domande che abbiamo fatto riguardo ai presupposti di solidità e continuità del processo di investimento e reindustrializzazione".
Per questo "abbiamo trovato totalmente fuori luogo l’apertura di credito da parte del Sindaco della Città Metropolitana alla nascita del Consorzio".
La verità è che il tavolo istituzionale è ormai a un'impasse. E lo è interamente per responsabilità aziendale. Invece di addivenire a una discussione seria e fornire tutti gli elementi di trasparenza e chiarezza, Borgomeo prova scaricare su lavoratori e istituzioni le proprie responsabilità, dichiarando che le difficoltà a ottenere la cassa integrazione e la presunta inagibilità dello stabilimento sarebbero motivi bloccanti.
"Di fatto siamo al tentativo di ottenere cassa integrazione e smantellamento dello stabilimento sotto pressione emotiva e ricatto" chiarisce l'RSU, posizione ripetuta da mesi e ribadita dall’ultimo documento votato dall'assemblea dei lavoratori (25 luglio) che sottolinea come “ancora all'ultimo incontro abbiamo sentito il dottor Borgomeo affermare che è  tutto pronto ma mancano solo due elementi per dare il via al progetto: l'agibilità dello stabilimento e la cassa integrazione che non viene concessa. Ancora una volta si invertono causa ed effetto: la cassa integrazione non viene concessa perché non c'è chiarezza sul progetto, non il contrario. E lo stabilimento è perfettamente agibile. Il punto è che i lavoratori non hanno alcuna intenzione di smantellarlo senza chiarezza sulla sua reindustrializzazione”.
La prossima riunione del Tavolo MISE è stata convocata per il 31 agosto. "Per noi rappresenta l’ultima chiamata" conclude l'RSU. "Abbiamo indicato pubblicamente e ripetutamente le richieste, le domande, le proposte per fare un passo avanti. Siamo all’ultimo giro, dopo il quale l’assemblea permanente dovrà decidere se e come tornare a mobilitare l’intero territorio. Il collettivo di fabbrica e questo territorio non sono nè raggirabili, né ricattabili".
Alberto Zoratti – 3496766540
Valentina Baronti - 339 4632863
Benedetta Rizzo – 3493331724


SABATO 6 AGOSTO CON CIVITANOVA ANTIRAZZISTA ANCHE BERGAMO SCENDE IN PIAZZA. PRESIDIO ORE 18.00 ZONA STAZIONE. APPELLO AI LAVORATORI PER LA MOBIILITAZIONE, SOSTEGNO ALLE FAMIGLIE CHE VOGLIONO GIUSTIZIA

Il luogo del presidio è significativo. proprio li un anno fa, davanti alla sua famiglia, Marwen è stato accoltellato a morte da quello che hanno cercato di far passare per un 'bravo ragazzo, un buon lavoratore nell'azienda di famiglia....' Tanto da ottenere gli arresti domiciliari.

Già talmente bravo, da essere pieno di quell'odio antiimmigrati, alimentato dall'altro, dalle istituzioni, fino al punto da ritenere di poterli uccidere, da bestia, infastidito per averli trovati davanti uscendo alla porta di casa....

Il presidio è organizzato da una vasta rete di associazioni, realtà e sindacati di base e di classe.

giovedì 4 agosto 2022

4 agosto - info: STELLANTIS CONTINUANO GLI SCIOPERI. ORA TOCCA ALLA LOGISTICA

 

UN OSSO DURO DA MASTICARE

da Operai Contro


Continua lo sciopero compatto degli operai della logistica dell’indotto di Melfi, che ha praticamente bloccato tutte le attività produttive non solo dell’impianto centrale ma anche di tutte le fabbriche dell’indotto. I fermi produttivi dichiarati dalle varie aziende stanno però tenendo a casa, lontani dalla lotta, la maggioranza degli operai dell’area industriale, facendo ricadere il peso totale della resistenza ai piani Stellantis sulle spalle degli operai della logistica. E’ chiaro, invece, che la lotta di oggi riguarda tutti, perché i licenziamenti annunciati sono solo una prima tranche di quelli che seguiranno necessariamente dopo.
Oggi è arrivata la comunicazione da parte dell’azienda Its, che la propria committente, la Multilog, azienda di logistica appaltante di Stellantis a partire dal 6 agosto 2022 cesserà il contratto con Stellantis. Nessun rinnovo del contratto e della commessa in vista, si materializzano così i primi 85 esuberi.
I sindacati Fim, Fiom. Uilm, Fismic, Ugl con le rispettive categorie di trasporto, hanno chiesto all’azienda Its di non procedere con le lettere di licenziamento ma di trovare ogni strumento utile per mantenere i lavoratori legati all’azienda.
I sindacati chiedono ai rappresentati politici della Regione Basilicata che si attivino affinché siano concessi gli ammortizzatori sociali agli operai e in concomitanza dell’incontro fissato per venerdì 5 alle ore 16.00 annunciano un presidio sotto la sede della Regione Basilicata.
Il segnale non è per nulla rassicurante. Invece di concentrare la forza degli operai contro Stellantis che sta per buttare sul lastrico tantissimi operai e contro i padroncini dell’indotto che non si strapperanno i capelli per questo, invece di sorreggere lo sforzo degli operai della logistica organizzando una cassa di resistenza, si inizia col portare gli operai in processione sotto i vari palazzi del potere, occupati da elementi a cui poco importa degli operai, se non come forza elettorale per le prossime elezioni di settembre. Politici a cui, invece, molto importa di tutelare gli interessi dei padroni di Stellantis fino a volerli foraggiare con continui finanziamenti.
Nel frattempo i sindacalisti si scattano selfie come nelle feste di compleanno, come se ci fosse qualcosa da festeggiare.
Gli operai della logistica, attualmente sono un osso duro. Continuano in massa lo sciopero, che hanno imposto ai sindacati, almeno per il momento probabilmente non si faranno facilmente imbrogliare dalle promesse dei politici. La partita non si chiude questa settimana, ma è importante proseguire nella mobilitazione ed è altrettanto importante estenderla a tutti gli operai del comprensorio.
Crocco, operaio di Melfi


4 agosto - Il dato allarmante: 1 donna su 2 subisce discriminazioni o molestie sul luogo di lavoro. Una ricerca che mette in luce il dato strutturale di questo.....

 ......sistema. Una battaglia, contro, che già è affrontata e contrastata dall'Assemblea Donne/Lavoratrici, ma che deve essere sostenuta, fatta propria da tutto il sindacalismo di classe e combattivo

Battutine allusive, apprezzamenti estetici pretestuosi, magari un massaggio dietro le spalle non richiesto o peggio ancora ricatti sessuali, palpeggiamenti, condizioni sfavorevoli di crescita professionale: è con questi termini che centinaia di donne hanno descritto la loro esperienza lavorativa all’interno della survey LEI (Lavoro, Equità, Inclusione), realizzata da Fondazione Libellula (https://www.fondazionelibellula.com/it/ebook.html) che ha coinvolto oltre 4.300 lavoratrici e libere professioniste in tutta Italia con l’obiettivo di fotografare lo stato dell’equità di genere del mondo del lavoro italiano. I risultati restituiscono una situazione allarmante: più di una donna su 2 (55%) si dichiara vittima di una manifestazione diretta di molestia e discriminazione sul lavoro. Come se non bastasse questo dato a far capire quanto possa essere preoccupante il contesto lavorativo per le donne, il 22% ha dichiarato di aver avuto contatti fisici indesiderati e il 53% ha subito complimenti espliciti non graditi.  Le conseguenze si riflettono in una limitazione del proprio comportamento per paura che possa essere male interpretato o portare a conseguenze negative: il 58% delle donne intervistate non reagisce di fronte ad una molestia, di queste il 38% non vuole passare come una persona troppo aggressiva o “quella che se la prende”, mentre l’11% non sa come fare.

Un problema culturale ormai insito all’interno del contesto professionale italiano che necessita di un profondo e continuo lavoro di educazione e sensibilizzazione: “Questi dati fotografano una situazione inquietante all’interno dell’ambiente lavorativo delle aziende italiane e devono imporre una riflessione: il linguaggio e gli atteggiamenti non verbali occultano la dimensione professionale delle donne sul posto di lavoro. Per tante i luoghi di lavoro rappresentano contesti poco sicuri, psicologicamente e fisicamente complicati” afferma Debora Moretti, fondatrice e presidente di Fondazione Libellula, realtà nata dalla volontà di Zeta Service, azienda di fornitura di servizi dedicati al mondo delle risorse umane.

Il 62% dichiara di essere considerata aggressiva se si mostra ambiziosa o assertiva, tra queste, il 42% ricopre un ruolo di responsabilità dirigenziale.

Rispetto alla carriera, pochissimi passi in avanti sono stati fatti in Italia: per gli uomini è più facile e veloce crescere e vedere riconosciuti i propri meriti. Arrivano di più e prima a posizioni di potere, ciò fa sì che in azienda la leadership diffusa sia prevalente al maschile. La carriera della donna è ancora troppo spesso interpretata alla luce di altri fattori rispetto al merito o alla competenza: il 71% sperimenta contesti in cui la leadership e i ruoli di responsabilità sono spesso prevalentemente ricoperti da uomini, il 79% vede crescere i colleghi uomini più velocemente, anche se con minore esperienza della propria o di altre donne. Questa difficoltà di progredire nel proprio percorso lavorativo peggiora in contesti in cui la genitorialità è percepita come condizione esclusivamente femminile. Le donne, così, non sono serene nel comunicare alla propria azienda di essere incinta (41%). Il 68% ha visto rallentare il proprio percorso di crescita, o quello di altre donne, a causa della maternità e il 65% che ha sentito allusioni e commenti rispetto alle conseguenze negative della maternità in azienda.


mercoledì 3 agosto 2022

3 agosto - info solidale: Bologna - Liberi subito! presidio e manifestazione a Bologna per l'Udienza del Tribunale

 

da agenzia Dire

Sindacalisti di base arrestati, barricate davanti al Tribunale di Bologna. “Tutti liberi subito”

Trecento militanti  bloccano via D'Azeglio in attesa che il Riesame si pronunci sugli arresti di sei dirigenti

BOLOGNA – “La lotta sindacale non è un reato. Tutti liberi, subito”. È questo l’urlo che oltre 300 militanti e lanciano davanti al Tribunale del riesame di Bologna, che oggi era chiamato a esprimersi sulla convalida degli arresti domiciliari dei dirigenti, quattro esponenti di Si Cobas e due di Usb, disposti dalla Procura di Piacenza.

I manifestanti, in attesa della pronuncia, hanno bloccato la strada all’incrocio tra via D’Azeglio e via della Tovaglie, facendo una vera e propria barricata con i bastoni delle bandiere, in solidarietà ai propri dirigenti. L’accusa è di associazione a delinquere, violenza privata, resistenza e violenza a pubblico ufficiale, sabotaggio e interruzione di pubblico servizio, reati che sarebbero avvenuti in occasione degli scioperi nei magazzini della logistica di Piacenza avvenuti tra il 2016 e il 2021.


 

SI COBAS E USB DIFENDONO I SINDACALISTI

 Sono “compagni che ci hanno insegnato ad alzare la testa, ha riportato la dignità sui posti di lavoro, hanno fatto sì che la classe operaia vada a lavorare a testa alta e non a testa bassa”. Secondo loro, tutta la vicenda sarebbe “un’operazione repressiva che intende infangare e screditare il sindacalismo conflittuale nel suo insieme, strumentalizzando singoli episodi, evitando di contestualizzare e narrare le pessime situazioni di lavoro esistenti nel settore logistico”. L’ampia rappresentatività sindacale viene letta dalla Procura quale “elemento ricattatorio, gli scioperi e le proteste negli anni poste in atto sono letti come richieste estorsive”.

 

SINDACALISTI ARRESTATI ESCONO DA TRIBUNALE, E PARTE CORTEO

Dopo qualche ora di appostamento davanti al Tribunale del Riesame di Bologna, i militanti sono rimasti in attesa di conoscere il destino dei loro dirigenti agli arresti domiciliari, in corso di giudizio per reati che sarebbero avvenuti in occasione degli scioperi nei magazzini della logistica di Piacenza avvenuti tra il 2016 e il 2021. Un lungo sit-in che aveva portato le centinaia di militanti essenzialmente del Si Cobas a bloccare via D’Azeglio, come a dire che non se ne sarebbero andati fino alla fine. L’attesa, trascorsa tra cori di rabbia e lotta, dura fino a metà pomeriggio, quando gli imputati finalmente escono dal civico 56 della strada, salutando i manifestanti con il pugno in aria, ma separati dai ‘compagni’ dal cordone di Polizia.


 

Dopo qualche attimo di confusione, si sono allontanati scortati dalla Polizia, mentre l’avvocata Marina Prosperi ha spiegato la situazione a chi era rimasto. Ancora nulla di fatto sulla loro condizione, ha spiegato, ma ci sono buone sensazioni per una risoluzione positiva della vicenda, che nel migliore dei casi imporrebbe la revoca degli arresti. Ad ogni modo, i giudici si devono ancora esprimere. Lo faranno forse oggi, o più probabilmente domani. Nel frattempo, raggiunto l’obiettivo di rivedere i dirigenti, i militanti dei sindacati di base lasciano il presidio e si tuffano in corteo per le vie della città, passando proprio di fronte al Tribunale del Riesame.






3 agosto - Intervento dello Slai Cobas SC alla manifestazione di Piacenza - Lanciata la proposta di una nuova mobilitazione e assemblea nazionale per il 17 settembre

   

L'appello per il 17 settembre

Lo Slai Cobas per il sindacato di classe ed altre realtà sindacali, organismi di lotta proletaria, rete sicurezza e salute sui posti di lavoro e territorio, realtà politiche anticapitaliste e antimperialiste, assemblea nazionale donne/lavoratrici, organismi contro la repressione e solidali con i prigionieri politici del mondo, raccolti nella Assemblea Proletaria Anticapitalista propongono e invitano tutti a una assemblea nazionale a Roma il pomeriggio del 17 settembre - luogo comunicato in seguito.

L'obiettivo e' lavorare per il fronte unico di classe e contribuire alla battaglia nazionale contro padroni governo dei padroni e Stato imperialista su tutti i terreni oggi necessari

salari lavoro sicurezza
opposizione alla guerra e alla repressione
migranti
movimento delle donne
internazionalismo

L'assemblea si esprimerà sulle elezioni fuori e contro le attuali forze della borghesia ed elettoraliste anche nel nostro campo.

Info provvisorio slaicobasta@gmail.com per adesione contatti proposte


3 agosto - info: Crisi di Ansaldo Energia, centinaia di lavoratori in piazza. I sindacati: a settembre pronti a una battaglia epica. La Regione: convocheremo un tavolo di confronto

 

Durante la manifestazione è stato bloccato anche il casello di Genova Ovest. Poi i lavoratori sono rientrati nello stabilimento di Campi


da

Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze

Insorgiamo con i lavoratori GKN


Genova. Ansaldo Energia.

L'amministratore delegato dichiara il prefallimento.

Gli operai si organizzano in assemblea e partono in corteo.

Bloccano il casello autostradale.

Con la memoria torniamo indietro di due anni quando nelle fabbriche, nei magazzini e nella grande distribuzione fummo definiti "essenziali".

Per tornare ad esser definiti "esuberi" evidentemente basta poco.

C'è un solco profondo che divide la classe operaia da chi la sfrutta.

Nella Stato dell'emergenza, dei sacrifici necessari, del "siamo tutti sulla stessa barca" provano ogni volta a dirci che quel solco non esiste, in nome dell'interesse nazionale.

Noi invece quel solco dobbiamo scavarlo bene, più di quando già non lo sia per ragioni materiali. Dobbiamo scavarlo ancora per meglio capire chi sta di qua e chi sta di là.

Quali sono gli interessi di chi sta di qua e di chi sta là.

Quali sono le emergenze di chi sta di là e le urgenze di chi sta di qua.

Chi sta di qua ha l'obbligo di convergere perché il nostro programma, la nostra agenda, il nostro futuro è tutto da scrivere.

Non domani ma già da oggi!

A fianco degli operai Ansaldo e della Genova che vuole insorgere!

Per questo, per altro, per tutto. #insorgiamo


3 agosto - da tarantocontro: Cemitaly - Riportiamo i comunicati ripresi da Corriere di Taranto dello Slai Cobas e Usb che chiariscono la posizione, differente, portata dai due sindacati nell'incontro convocato dalla Regione

Ex Cementir, Slai Cobas e Usb tornano al tavolo

I commenti delle due sigle sindacali sull'incontro in Regione in merito alla vertenza del cementificio
Corriere di Taranto

L’incontro tenutosi in Regione per la prima volta è stato convocato unitariamente, per cui insieme ai sindacati confederali sono stati presenti Slai Cobas per il sindacato di classe e Usb. Questo è stato il frutto della protesta esplicita dello Slai Cobas contro gli incontri separati fatta nel precedente incontro regionale, e, quindi, per la prima volta si è rotto questo assurdo andazzo che cancellava la volontà dei laviratori di decidere liberamente il sindacato in cui organizzarsi. E’ rimasto, su volontà dell’azienda e dei sindacati confederali, la firma solo di queste parti dell’accordo formale di consultazione per la nuova cassintegrazione. Ma onestamente a noi interessa che sulle decioni sostanziali per l’occupazione futura non ci siano Tavoli in cui si decide e Tavoli in cui semplicemente si informa a cose fatte“. Così in una nota lo SLAI COBAS per il sindacato di classe in merito all’ultima riunione sulla vertenza ex Cementir.

Per questo sono stati importanti gli interventi della rappresentante dello Slai Cobas che, contro “l’aria fritta” delle cosiddette “politiche attive del lavoro” che in realtà sono “politiche passive”, di accompagnamento ai licenziamnti, ha posto altri obiettivi e altra strada e la necessità a settembre che si convochi un reale Tavolo di discussione nel merito delle prospettive occupazionali. Questa proposta ha trovato il consenso della Regione e la non opposizione (esplicita da parte della Uil) dei sindacati confederali” si legge nella nota del sindacato di classe.

“Lo Slai
Cobas sc durante la riunione ha ribadito la sua posizione su questi temi: che, dato che per responsabilità di azienda e Istituzioni nei precedenti periodi di cig nulla si è fatto per passare da cassintegrazione a lavoro effettivo, perchè questa situazione non ricadesse sui lavoratori togliendo loro il reddito, la ulteriore cassintegrazione di 12 mesi a partire da settembre prossimo è inevitabile; ma perchè non sia un altro anno inutile (poi il governo e la maggiorparte dei partiti parlamentari dicono che sarebbero i lavoratori che vogliono essere “assistiti”, prendere soldi e non lavorare, quando è chiaro invece che è il governo, per difendere gli interessi dei padroni che aprono e chiudono fabbriche, che vuole lavoratori che stiano per anni con l’elemosina della cassintegrazione e con davanti solo la prospettiva di licenziamenti o miseri incentivi alle dimissioni), respingiamo nettamente le ipotesi di “politiche attive” presentate nell’incontro; perchè, uno, hanno già dimostrato negli anni passati che non creano nessun posto di lavoro; due, si poggiano tutte sulla azione/ricerca individuale del lavoratori e non su soluzioni collettive; per questo le proposte portate dalla Slai Cobas sono: occupare i lavoratori nei necessari (anche per la cittadinanza) lavori di bonifica dell’area industriale (presenti in piani e progetti da circa 10 anni e mai effettivamente realizzati o portati a compimento); finalizzare a questi lavori di bonifica i corsi di formazione.; a settembre discutiamo nel merito, in maniera concreta; senza questo passaggio diventano parole che accompagnano una “lenta morte” degli operai le ipotesi futuribili – da qui a 10 anni – di riconversione industriale per la produzione di idrogeno verde” concludono dallo SLAI COBAS per il sindacato di classe.

A rappresentare i lavoratori Cemitaly per l’USB, sono intervenuti Giuseppe Farina e Federico Cefaliello, che plaudono al buon risultato ottenuto al termine dell’incontro: la cassa integrazione per ulteriori 12 mesi. “Si mette in sicurezza così il sostegno al reddito dei 45 lavoratori Cemitaly e si scongiura, almeno per il momento, un epilogo che si preannunciava davvero difficile da gestire – commentano i rappresentanti dell’USB -. Il rinnovo della cassa integrazione non e’ stato un obiettivo affatto facile da raggiungere, vista l’attivazione da parte dell’azienda nel luglio 2021 di una procedura di licenziamento collettivo per cessazione di attività. Approfittiamo col dire che, a questa procedura, l’Usb si oppone fortemente e, giova ricordarlo, questa particolare formula di cassa  per “transizione occupazionale”, nel suo concepimento non e’ assolutamente orientata, e quindi vincolata a procedure di licenziamento“.

L’USB e i lavoratori della Cemitaly auspicano “che questi ulteriori 12 mesi servano davvero a mettere in campo soluzioni mirate ad individuare una collocazione definitiva e sicura per le 45 unità lavorative, sfibrate da uno stato di assoluta incertezza che dura da più di 8 anni. Farina e Cefaliello, in chiusura del tavolo regionale, hanno messo in evidenza che USB, al termine di questo periodo di cassa, continuerà ad opporsi ai licenziamenti sulla base della mancanza di volontà dei diretti interessati. Usb ringrazia i lavoratori per l’atteggiamento costruttivo con cui affrontano la vertenza” concludono i due esponeneti e rappresentanti dei lavoratori.


martedì 2 agosto 2022

2 agosto - CLA VOLANTINO/LOCANDINA INFORTUNIO LAVORATRICE PIAGGIO DI PONTEDERA DIFFUSO OGGI

 



2 agosto - invito/appello: ROMA 17 SETTEMBRE

 

Lo Slai Cobas sc ed altre realtà sindacali,organizzazioni di lotta 
proletaria, rete sicurezza e salute sui posti di lavoro e territorio,
realtà politiche anticapitaliste e antimperialiste, assemblea 
nazionale donne lavoratrici, organizzazioni contro la repressione 
e solidali con i prigionieri politici del mondo raccolte nella 
Assemblea Proletaria Anticapitalista, propongono e invitano tutti a 
una assemblea nazionale a Roma il pomeriggio del 17 settembre - 
luogo comunicato in seguito - l'obiettivo e' lavorare per il fronte 
unico di classe e contribuire alla battaglia nazionale contro padroni 
governo dei padroni e stato imperialista su tutti i terreni oggi 
necessari 
- salari lavoro sicurezza 
 - opposizione alla guerra e alla repressione  
 - migranti- movimento delle donne - internazionalismo  
 - l'assemblea si esprimerà sulle elezioni fuori e contro le attuali 
forze della borghesia e elettoraliste anche nel nostro campo.  
Info provvisorio slaicobasta@gmail.com. per adesione contatti proposte


2 agosto - info solidale 2: 4.08 SCIOPERO DEI LAVORATORI DELLE CAMPAGNE DEL SALUZZESE E PRESIDIO

 

Scriviamo per informare dello sciopero e manifestazione promossi dai lavoratori autorganizzati delle campagne del saluzzese, che si terrà questo giovedì 4 agosto sotto la sede di Confagricoltura - Saluzzo. Vi inoltriamo il comunicato e vi chiediamo massima diffusione. Qui un audio appello alla partecipazione.  Per contatti: 3337789786.

Saluzzo - Giovedì 4 agosto: sciopero dei lavoratori delle campagne per contratti, case e documenti per tutt! Giustizia per Moussa! 
l'11 Luglio è morto un nostro fratello, Moussa Dembelé, ucciso da un macchinario nei campi di Revello. Come moltissimi altri, Moussa aveva il permesso di soggiorno bloccato da oltre un anno ed era costretto di conseguenza ad un lavoro precario, irregolare e senza sicurezza. Per lui e per noi stessi, per gli altri lavoratori braccianti morti o scomparsi nei campi in queste ultime settimane da Caserta a Ragusa; contro lo sfruttamento e il razzismo che uccidono, scendiamo in piazza e andiamo a chiedere risposte a chi di queste morti ha una grande responsabilità: i padroni e le istituzioni!
Nelle campagne della provincia di Cuneo, che quest'anno traboccano di frutta, le condizioni di vita e di lavoro continuano ad essere difficilissime. Nonostante la stagione di raccolta sia iniziata da mesi, gran parte delle "accoglienze" destinate ai lavoratori non sono aperte, e i posti sono comunque limitatissimi nelle case adibite dai comuni, mentre un bando regionale fresco di pubblicazione annuncia 116mila euro per l'installazione e l'affitto di nuovi container in gestione ad associazioni ed enti locali. Container in cui nessuno dovrebbe vivere, e dove i lavoratori non vogliono andare anche perché le cosiddette accoglienze diffuse prevedono un contributo da parte dei datori di lavoro, che quindi spesso non rinnovano il contratto a chi si è rivolto al comune e alle associazioni per chiedere un alloggio. Per questo ci sono ancora persone che nonostante abbiano un contratto in mano dormono fuori, per non perdere il posto di lavoro. Non sono pochi i lavoratori che dormono al parco di Saluzzo da inizio estate, senza servizi igienici e senza un riparo dalla pioggia, trattati come un problema di ordine pubblico e sotto il controllo e la repressione quotidiana delle forze dell'ordine. Alla Regione Piemonte e Comuni della provincia diciamo: con tutti i soldi che spendete per container che poi rimangono mezzi vuoti, potreste dare un sostegno all'affitto; adibire case vere ad alloggi, invece di creare business intorno alla gestione di un'accoglienza non solo inutile ma anche dannosa, che crea ricatti e dipendenze dalle associazioni e i sindacati che si pongono come intermediari. Vogliamo anche la possibilità di chiedere la residenza nei Comuni dove viviamo. Il lavoro stagionale obbliga le persone a spostarsi, a lavorare metà anno in Piemonte e l'altra metà a Foggia, a Rosarno, o altrove. Ovunque i comuni si rifiutano di concedere la residenza, che però è un requisito essenziale per rinnovare il permesso di soggiorno, accedere al sistema sanitario e molto altro. Noi qui lavoriamo e qui viviamo, anche se solo per parte dell'anno, e i comuni non possono rifiutarcela!

lunedì 1 agosto 2022

1 agosto - info solidale 1: INDIZIONE SCIOPERO NAZIONALE DI 36 ORE SU TUTTE LE CATEGORIE E SET- TORI PRIVATI,

COOPERATIVI E PUBBLICI AD ESCLUSIONE DEI SETTORI INERENTI I SERVIZI PUBBLICI ESSENZIALI REGOLATI DALL’ART.1 L.12 GIUGNO 1990 n°146.

LO SCIOPERO SI ARTICOLERÀ CON DIVERSE MODALITÀ NEI DIVERSI TURNI A PARTIRE DAL GIORNO 02 AGOSTO ORE 18.00 PER LE SUCCESSIVE 36 ORE


Il 19 luglio 2022 la Procura di Piacenza ha richiesto e ottenuto l’applicazione di alcune misure cautelari che hanno portato agli arresti domiciliari 6 esponenti nazionali e locali delle due organizzazioni sindacali Sico- bas e Usb. Il giorno 03 Agosto 2022 il Tribunale del Riesame di Bologna si esprimerà sulla richiesta di revoca delle pesantissime misure “cautelativamente imposte” ai due sindacati. Gli arresti sono stati richiesti dalla procura piacentina nell’ambito di un’inchiesta iniziata nel 2016 che con- testa diversi reati e ipotizza due diverse “associazioni a delinquere” per le due organizzazioni sindacali che negli anni hanno avuto l’ardire non solo di far rispettare lo stesso CCNL firmato dai sindacati confederali ma addirittura di porre in essere una “non necessaria contrattazione di secondo livello”. Un teorema giudiziario estremamente pericoloso che si concretizza in un attacco senza precedenti all’esercizio del diritto di sciopero e ai diritti e alle libertà sindacali nel nostro paese. Un’ operazione repressiva che intende infangare e screditare il sindacalismo conflittuale nel suo insieme, strumentalizzando singoli episodi, evitando di contestualizzare e narrare le pessime situazioni di lavoro esistenti nel settore logistico. L’ampia rappresentatività sindacale viene letta dalla Procura quale “elemen- to ricattatorio, gli scioperi e le proteste negli anni poste in atto sono letti come richieste estorsive”. Assenti dalle 22.000 pagine dell’inchiesta analisi e considerazioni che permettano di ricostruire il contesto delle pessime condizioni di vita e di lavoro precedentemente imposte a migliaia di lavoratori e lavoratrici, dei diritti basilari precedentemente negati. Le lotte operaie sviluppatesi nel piacentino, così come in altri importanti luoghi considerati crocevia fondamentali della logistica, hanno portato in centinaia di aziende e magazzini ad un miglioramento di queste condizioni, ripristinando una legalità prima inesistente. Assente dall’inchiesta qualsiasi forma di approfondimento sugli effetti che la capacità di autorganizzazione dei lavoratori ha saputo produrre permettendo il superamento di un sistema di vero e proprio caporalato attraverso il quale finte cooperative spesso legate alla criminalità organizzata hanno infiltrato i “paradisi non solo fiscali della logistica”.

1 agosto - info da Taranto: Tessitura di Mottola - Importante è la mobilitazione dei lavoratori da settembre

 

Da diversi giorni abbiamo attivato la nostra azione verso la Regione e nella riunione di venerdì 29 dei cobas a Mottola abbiamo portato verità e punto della situazione.

L'agitarsi come mosche in un bicchiere dei sindacati confederali e' cosa inutile.

I fatti sono: dalla comunicazione inviataci dalla Regione c'è un auspicio che il contenzioso tra Albini e Motion si chiuda entro ferragosto e la Regione convocherà nella seconda metà d'agosto, o più ragionevolmente ai primi di settembre, il tavolo;

ma firma di programma di sviluppo e piano industriale sono ancora lontani e potranno avvenire, se i lavoratori non si muoviamo con la lotta, solo con il prossimo governo - peraltro l'on Turco e la Todde che si sono per così dire 'occupati della vicenda' sono ormai fuori gioco.

Solo la mobilitazione dei lavoratori può cambiare le cose e questa dovrà cominciare a settembre in modo serio - a Mottola, a Bari e a Roma.

La "camomilla" diffusa a piene mani dai sindacalisti locali e' veleno per i lavoratori - prima c'è ne si rende conto e meglio sara'.

Un nuovo anno di cassa integrazione e' quasi certo, ma la garanzia possiamo averla solo - per ragioni di procedura - questo autunno.

Nella riunione dei cobas e' stato detto molto altro, ma questo lo vedremo insieme alla ripresa del confronto con tutti i lavoratori in funzione della ripresa della lotta.

Slai Cobas sc Taranto