giovedì 8 giugno 2023

8 giugno - ORE 12 Controinformazione rossoperaia Testi del n. 14

 

Su: Guerra imperialista in Ucraina. Il posizionamento dei lavoratori - Le violenze dei poliziotti a Verona - La mobilitazione in Francia continua. 9/6 assemblea a Milano

Mentre i lavoratori, le masse popolari, si misurano giorno dopo giorno con il peggioramento delle loro condizioni di vita, della loro certezza lavorativa, dei loro salari, redditi, a causa della politica di questo governo - che è in continuità con tutti i governi dei padroni e della classe dominante che in questi anni hanno scaricato prima la crisi, poi la pandemia, poi la guerra, sulle condizioni di vita delle masse - occorre che i proletari e le masse popolari guardino alla politica estera di questo governo, guardino a quello che sta succedendo nel mondo, perché da essa dipende una buona parte delle loro condizioni di vita e del loro futuro.

Innanzitutto la guerra imperialista in Ucraina.

Se ne parla fin troppo poco tra i lavoratori, viene ormai dato quasi come un fatto scontato che ci sia la guerra e si presta poca attenzione a quello che fa il nostro governo, il governo dell'imperialismo italiano dell'industria bellica, in questo campo.

Le potenze imperialiste a guida USA, con un con un ruolo crescente dei governi e degli Stati europei, della Germania, stanno inviando armi di ogni genere e tipo al regime ucraino. Ormai non parlano più di armi a difesa di un paese aggredito - fermo restando che, nel caso dell'Ucraina, la questione è più complessa rispetto all'invasione dell'imperialismo russo, ma parlano di controffensiva.

Controffensiva significa attaccare il territorio russo, significa fornire alla manovalanza di questa guerra, rappresentata dalle forze armate ucraine, tutte le armi necessarie per colpire direttamente il territorio russo. E’ evidente che questo porta ad una inevitabile accelerazione del conflitto e alla possibilità che, lungo un crinale scosceso, esso deflaghi in un conflitto mondiale generale.

Già oggi, in ogni angolo del mondo, questo conflitto comincia ad essere presente. Pensate a ciò che

avviene nel Pacifico dove è chiara l'intenzione dell'imperialismo americano di mettere in discussione l'unità della Cina decisa in tutte le sedi del mondo: Taiwan è Cina. Eppure questo dato di fatto viene messo in discussione attraverso manovre militari che sfiorano i confini cinesi e che provocano l’inevitabile accentuazione della reazione cinese e della volontà della Cina di conservare il controllo strategico su Taiwan.

Si tratta di un passo ulteriore a rendere più chiaro che questa non è la guerra dell'Ucraina invasa ma è la guerra tra le potenze imperialiste, da un lato gli Stati Uniti e i governi imperialisti europei, sia pur con differenze e titubanze – con un ruolo di prima linea dell'Italia - e dall'altra le potenze imperialiste rappresentate da Russia e Cina.

Il teatro della guerra produce, all'interno del paese, del governo che ha utilizzato anche il 2 giugno, la riconferma che l'imperialismo italiano è ben presente in questa guerra e si appresta a fare di più e meglio - inteso peggio - nella partecipazione italiana alla guerra.

Insistere su questo punto è fondamentale perché, oltre a vedere l'inevitabile nesso tra la guerra che avanza e l'economia di guerra all'interno del nostro paese, lo scaricamento dei costi della guerra sulle masse popolari, va visto il versante interno dei governi che si vanno a formare nei periodi di guerra e il rapporto che c'è tra guerra esterna e guerre interna.

Anche i governi all'interno diventano governi di guerra che nel nostro paese, per tradizione storica, per composizione anche dell'attuale governo, si chiama fascismo.

L'ostentazione militarista, nazionalista, l'ostentazione del rapporto tra l'Italia e le potenze imperialiste - prima di tutto gli USA -, l'attivismo dei ministri per sostenere questo, sono diventati una delle caratteristiche di questo governo.

Un governo di guerra che mette le mani su tutti i gangli fondamentali dello Stato e dell'informazione. Un'economia di guerra che fa avanzare a passi da gigante i profitti delle industrie belliche e la trasformazione delle industrie non direttamente belliche in parte del complesso militare-industriale che sorregge questo governo e diventa la frazione dominante della classe dominante.

Su questo è necessario sviluppare l’iniziativa, iniziative anche simboliche da farsi davanti ai cancelli delle industrie belliche - che non sono evidentemente contro i lavoratori che lavorano in queste industrie così come lavorano in tutte le altre industrie per il salario, come tutti gli altri operai e proletari; queste grandi industrie, la Leonardo, anche la Fincantieri e tutto il sistema industriale ad esse collegato, determinano la politica del paese e insieme ai grandi colossi delle energie, l’Eni in primis, costituiscono l'imperialismo italiano.

Quando si dice “imperialismo” non è una politica, non è una proiezione internazionale dell’economia, l'imperialismo è un sistema fondato su un classe dominante di cui la frazione dell'industria bellica diventa sempre di più la frazione dominante e condizionante dei governi, dei ministri e delle loro politiche economiche, soprattutto in una fase di guerra.

Rovesciare l'imperialismo italiano significa combattere questa classe dominante.

E i proletari e le masse popolari innanzitutto devono essere informate su quello che è la reale situazione in questo campo.

Ben vengano, quindi, le iniziative verso le fabbriche che fanno parte dell'industria bellica, del complesso militare-industriale nel nostro paese; cosi’come ben vengano le iniziative davanti le Basi militari, ben venga inserire in tutte le lotte sociali il rapporto tra salari/condizioni di lavoro/posti di lavoro e guerra.

Questo mese deve essere di posizionamento su questo. Dalle città dove ci sono le Basi militari e le industrie belliche occorre far partire una serie di iniziative che progressivamente possano portare a una mobilitazione nazionale su larga scala che comprenda lo sciopero dei lavoratori, in cui i lavoratori, la classe operaia, i settori più combattivi della classe, assumano un ruolo di prima fila in questa battaglia. Oggi è importante il posizionamento dei lavoratori. Abbiamo lanciato una petizione nei mesi scorsi che poteva essere una grossa occasione perché si sensibilizzassero le larghe masse operaie e proletarie. Là dove ci sono stati proletari comunisti e lo Slai Cobas psc questa petizione è stata portata avanti. Oggi è chiaro che la petizione è uno strumento limitato e debole, bisogna passare ai presidii. Per questo noi proponiamo a tutte le forze del sindacalismo di base di classe, a tutte le organizzazioni che si oppongono a questo governo e alla guerra, che si costruisca una campagna nazionale intensa e prolungata; non lancino scioperi che non possano ancora riuscire, ma una campagna intensa e prolungata che comprenda anche forme di azione diretta nei confronti dei centri della guerra, dei ministri della guerra e del governo nel suo insieme.

A Taranto ci sarà un iniziativa alla Leonardo, a Palermo è stata già fatta un'iniziativa alla Fincantieri, l'assemblea di Pisa ha rialzato la lotta nei confronti della Base, e così via. Vi è un ruolo da sempre dei portuali di Genova nel legare la battaglia del loro porto contro la presenza di navi da guerra.

Oggi questo distingue le forze che sono realmente dalla parte del proletariato e delle masse popolari e le forze invece che, per varie ragioni, sono dalla parte del governo e collaborano al sistema di guerra.

Sono senz'altro dalla parte del governo i sindacati confederali: non hanno fatto fino ad ora alcun tipo di iniziativa contro la guerra, non dicono nulla, anzi, sono complici in maniera corporativa all'interno delle industrie belliche in cui si propongono non solo come collaboratori ma come cogestori dei piani che, in nome del lavoro, intensificano l'indirizzo bellico delle industrie in generale. Hanno a cuore i profitti dell'industria bellica spesso con più zelo dei padroni. Quindi queste iniziative si rivolgono ai lavoratori, non ai loro sindacati maggioritari, perché i loro sindacati in maggioranza sono alleati.

Un Convegno importante ci sarà a Milano, convocato da alcune organizzazioni comuniste, rivoluzionarie, a cui proletari comunisti aderisce per l'11 di giugno. Si spera che non sia la fiera delle chiacchiere – certo, le buone chiacchiere sono meglio delle cattive chiacchiere – ma che si sviluppi un piano, una programmazione di una stagione di lotte da subito che attraversi l'estate e che punti a un autunno caldo, nel senso che leghi l'attacco alle condizioni di vita dei lavoratori alla lotta contro la guerra, alla lotta contro lo Stato moderno fascista che questo governo sta edificando.

E’ parte di questa battaglia ciò che sta avvenendo nel Mediterraneo, terreno di caccia dell'imperialismo italiano: il viaggio della Meloni in Tunisia, i rapporti con il regime libico, con quello egiziano, sono una parte del ruolo specifico dell'imperialismo italiano su cui torneremo.

La visita di Meloni è stata una buona opportunità per mettere sotto attenzione – diremmo noi sotto il mirino - il ruolo dell'imperialismo italiano in quest'area, che non è certo la soluzione del problema delle migrazioni ma è la causa della gigantesca emigrazione che arriva nel nostro paese dal Mediterraneo e da paesi come la Tunisia e la Libia.

Le violenze dei poliziotti di Verona

L'altra questione. Non dobbiamo mai stancarci di denunciare quello che sta diventando - e che lo sarà sempre di più - l'apparato repressivo dello Stato.

8 guigno - Eternit Bis: Schmidheiny condannato a 12 anni per omicidio colposo....bene, ma come dice Bruno Pesce (Afeva) incombe il rischio prescrizione

 

Pena accessoria di 5 anni di interdizione ai pubblici uffici. 50 milioni di risarcimento al Comune di Casale

07 Giugno 2023 ore 19:07

di Beatrice Iato - Simone Baldin 

NOVARA - La sentenza della Corte d'Assise di Novara: Stephan Schmidheiny, imputato al processo Eternit Bis per omicidio di 392 vittime dell'amianto casalese, è stato condannato a 12 anni di reclusione per omicidio colposo aggravato più la pena accessoria di 5 anni di interdizione ai pubblici uffici. Lo svizzero è stato assolto per 46 dei 392 casi a processo «perché il reato non sussiste». Più della metà sono stati prescritti.

Così si è espresso il sindaco di Casale Monferrato Federico Riboldi: «Finalmente accanto al nome di Stephen Schmidheiny è comparsa la parola colpevole. Egli è quindi riconosciuto oggi come criminale colpevole di omicidio colposo aggravato ed è stato condannato a risarcire lo Stato con 30 milioni di euro, il Comune di Casale Monferrato con 50 milioni, le organizzazioni sindacali, le associazioni e le famiglie delle vittime.

Sicuramente la condanna a 12 anni di carcere non soddisfa a pieno la sete di giustizia di un territorio e di una comunità che dopo anni continua a soffrire a causa delle conseguenze di quelle azioni commesse da chi ha anche avuto la responsabilità di fuggire da Casale abbandonando uno stabilimento nel territorio cittadino che era una vera e propria bomba nociva per la salute.

La Città di Casale Monferrato guarda avanti e proseguirà il percorso già ben avviato delle bonifiche e per la costituzione della prima Irccs pubblica piemontese che si occuperà anche di patologia ambientali, per garantire un futuro di ricerca e cura e rendere Casale la prima città Zero Amianto del mondo».

I commenti alla sentenza del processo Eternit Bis

Appena fuori dall'ex caserma Perrone Nicola Pondrano, sindacalista e volto storico della lotta casalese all'amianto, dichiara di trarre dalla sentenza una «lettura positiva».

Diversa la reazione a caldo di Bruno Pesce, coordinatore alla sanità e volto chiave di Afeva, che mette l'accento sul «'declassamento' del reato a omicidio colposo: così torna a incombere la prescrizione».

Le reazioni dalla politica post sentenza dell'Eternit Bis

mercoledì 7 giugno 2023

8 giugno - CLA alla Corte di Cassazione

 

Questa mattina, 7 giugno, presidio di fronte alla Corte di Cassazione a Roma con striscioni e volantinaggio.

Testo del volantino diffuso:

PER la giustizia! PER la sicurezza! Sulla strage ferroviaria del 29 giugno 2009 a Viareggio

Siamo qui, di fronte al Palazzo della Corte di Cassazione, per rivendicare giustizia e sicurezza. Questa è una delle infinite tappe che siamo stati costretti a percorrere in questo interminabile iter processuale e in questa tragedia: 32 Vittime bruciate vive e feriti con gravissime e incancellabili ustioni. La verità si conosce dall’inizio, le pesanti e gravi responsabilità dei massimi dirigenti delle società coinvolte nel disastro sono oramai palesemente acclarate. L’iniziativa di questa mattina è promossa dall'Associazione dei familiari "Il Mondo che vorrei" sostenuta da 'Assemblea 29 giugno' e ferrovieri PER una rapida definizione della data del processo di 5° grado, cioè della Cassazione-bis! PER rivendicare la sicurezza nel trasporto ferroviario. Il fascicolo processuale, da Firenze, è stato trasmesso a Roma dopo 5 mesi! Dal 30 giugno 2022, data dell'Appello-bis, avrebbe dovuto essere inviato a Roma sin dalla fine di dicembre. Invece, distrattamente, è rimasto nel cassetto per mesi e solo grazie alla protesta di familiari, avvocati e cittadini/e di Viareggio, è finalmente (a fine maggio!) giunto a destinazione: in Cassazione. La sicurezza, anche a seguito dei recenti incidenti, mostra e dimostra che ancora non esiste. Quella sicurezza che avrebbe evitato la strage annunciata di Viareggio del 29 giugno 2009 e altre avvenute in questi anni.

- Associazione familiari “Il Mondo che vorrei” info@ilmondochevorreiviareggio.it

- Assemblea 29 giugno assemblea29giugno@gmail.com

Giovedì 29 giugno 2023, 14° anniversario della strage appuntamento ore 20.45 alla stazione di Viareggio per il corteo fino al luogo del disastro

Roma, 07 giugno 2023


7 giugno - ORE 12 - Controinformazione Rossoperaia - 14

  


7 giugno - IRAN: APPELLO ORGANIZZAZIONI SINDACALI CONTRO LA REPRESSIONE

 da operai contro

Organizzazioni sindacali e istanze popolari rivoluzionarie iraniane si rivolgono con un appello all’Organizzazione Mondiale del Lavoro (ILO) –  patrocinio ONU – . Informano circa le condizioni di feroce repressione da parte del regime teocratico in cui sono costrette nella lotta quotidiana di difesa delle sempre più miserabili condizioni di vita e lavoro e per rompere l’oppressione sociale imposta dal regime, in funzione antirivoluzionaria, su tutta la società.
Inoltre denunciano le rappresentanze sindacali invitate a partecipare all’assemblea ILO in quanto organizzazioni corporative gestite al solo fine di dividere i lavoratori, creare insicurezza con provocazioni e delazioni: chiedono che ne sia interdetta la partecipazione all’assemblea.
Qui da noi sarebbe facile disquisire sulla richiesta di interdizione;  qualcuno potrebbe obiettare che l’agitazione rivoluzionaria va portata dentro anche alle organizzazioni reazionarie che raccolgono comunque operai: non si dimentichi che la pratica sindacale e rivoluzionaria in Iran avviene all’ombra della forca ed ogni passo è difficile e pericoloso. L’aver steso questo appello è insieme una grande responsabilità dei firmatari verso le genti di cui si sono fatti portavoce e un alto gesto di resistenza politica al sistema contro cui lottano. Per cui, per quanto ci riguarda, si spera che i sindacalisti italiani che saranno presenti all’assemblea (alla fine dell’appello riportiamo un elenco dei sindacalisti italiani partecipanti), adottino in toto l’appello, senza  incertezze, e ne chiedano la messa in pratica. E l’appello sia reso pubblico ovunque, a quanti più lavoratori possibile, come ci viene chiesto alla fine dello stesso.

A cura di M.B.

Testo dell’appello

Lettera aperta di lavoratori, insegnanti e diverse organizzazioni sindacali dell’Iran ai partecipanti al 111° incontro annuale dell’Organizzazione internazionale del lavoro, Ginevra, 15 giugno 1402 – 5 giugno 2023 (date secondo i due calendari in uso in Iran: 5 giugno 2023 corrisponde al calendario gregoriano in vigore in gran parte del mondo – ndt)

Noi, firmatari di questa lettera, ci rivolgiamo alle delegazioni che partecipano alla 111a sessione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro e richiamiamo la loro attenzione sulla repressione delle proteste operaie e popolari in Iran. Negli ultimi anni, soprattutto negli ultimi due anni, le politiche economiche del governo iraniano hanno creato diffusa povertà e miseria per il pubblico in generale, soprattutto per i salariati e i lavoratori. L’assassinio di Mahsa Amini (Gina Amini) nel settembre dello scorso anno ha acceso la rabbia della gente per tanta insicurezza e vita miserabile, e il movimento delle donne per una vita libera è emerso da questa situazione ed è contro l’intera scala della povertà, della miseria e del massimo sfruttamento. Ma è molto deplorevole che la risposta alle proteste contro noi lavoratori, insegnanti, pensionati, attivisti per i diritti dei giovani e noi persone non sia stata altro che una massiccia repressione. Ad esempio, durante questo enorme movimento popolare, diverse migliaia di persone sono state arrestate e incarcerate, compresi bambini e studenti.
Inoltre, secondo le statistiche, almeno 500 persone sono state uccise. A questo proposito, negli ultimi due anni, gli attivisti sindacali, gli insegnanti che protestavano e altri attivisti sociali e sindacali sono stati sottoposti al maggior numero di repressioni.

Elenco di alcuni di questi prigionieri:

Lavoratori e attivisti che difendono i diritti dei lavoratori detenuti:  Kamal Karimi, Shadman Abdi, Abdullah Khairabadi, Sirvan Mahmoudi, Iqbal Pishkari, Hajar Saeedi, Khabat Mahmoudi e Habibullah Karimi, Reza Shahabi, Arash Johari, Hassan Saeedi, Nasrin Javadi, Milad Rabei, Abbas Daris, Asad Miftahi, Peyman Salem, Irfan Kohzad, Dawood Razavi, Kivan Mehtadi, Mehran Raouf, Sepideh Qalian, Abolfazl Ghasali e…

Insegnanti detenuti: Rasool Badaghi, Ismail Abdi, Jafar Ebrahimi, Aziz Qasemzadeh, Anoush Adeli, Mahmoud Sedighipour, Farzaneh Nazeranpour, Hashem Moharin, Mehdi Fathi, Hossein Ramadanpour, Omid Shah Mohammadi, Mohammad Qanati, Farzad Safikhanpour, Fateh Osmani, Nahid Shirpisheh, Mohammad Hossein Sepeh ri. , Gholamreza Asghari, Zainab Hamrang, Javad Lal Mehdi.

Oltre a queste persone, un certo numero di donne che protestano contro il reato di rifiutare l’hijab, così come studenti e altri attivisti politici, la maggior parte dei quali sono detenuti del movimento Women’s Life of Freedom, sono in carcere. Questo lungo elenco mostra cosa sta succedendo in Iran e come vengono violati i più basilari diritti umani del popolo. Tra l’altro, la regola dell’apartheid sessuale e l’oppressione delle donne con l’imposizione dell’hijab le ha sottoposte a maggiori pressioni e oppressione sia a livello sociale che negli ambienti di lavoro. Un asse della sollevazione popolare di questi otto mesi è dunque la difesa dei diritti delle donne, che si esprime nello slogan di una vita di libertà della donna.

martedì 6 giugno 2023

7 giugno - Lamezia Terme, USB a processo per aver lottato contro la precarietà dei tirocinanti! Massima Solidarietà

 

Tre dirigenti della USB Calabria sono da oggi sotto processo per le lotte di questi anni contro la povertà e il precariato nella nostra regione. Si è tenuta infatti a Lamezia Terme la prima udienza di un processo che vede il sindacato USB in aula perché, secondo le indagini delle autorità, si è resa colpevole di difendere i lavoratori dal baratro della povertà. Le accuse sono di manifestazione non autorizzata e di occupazione della sede stradale per una giornata, quella del 15 giugno del 2021, che ha visto centinaia e centinaia di tirocinanti manifestare per rivendicare una stabilizzazione lavorativa dopo decenni di lavoro nero organizzato dallo Stato italiano, per ottenere i loro diritti e la loro dignità. In quella data la USB aveva organizzato a proprie spese una assemblea pubblica presso un noto hotel della zona, come diverse altre riunioni con i tirocinanti promosse dalla nostra organizzazione sindacale, per far emergere e far conoscere a tutto il Paese il dramma di oltre 7 mila famiglie calabresi la cui sussistenza era legata ai cosiddetti tirocini, dietro cui si mascherano veri e propri rapporti di lavoro. Un lavoro nero, anche se pubblico, che consideriamo molto più illegittimo e indegno di una manifestazione – secondo gli inquirenti - non autorizzata e di un blocco stradale.

7 giugno - info: FCA Italy Atessa, mercoledì 7 giugno 2 ore di sciopero contro i ritmi e i carichi di lavoro insostenibili

 

Da alcune settimane sono stati aumentati nuovamente i ritmi e carichi di lavoro facendo leva sui mix produttivi, che puntualmente non vengono rispettati, aumentando letteralmente la produzione giornaliera di scocche a parità di organico. La situazione è diventata insostenibile e surreale. L’importante adesione dei lavoratori allo sciopero del 31 maggio indetto da USB e Slai Cobas, contro i ritmi e carichi di lavoro, ha messo a nudo una situazione non più accettabile e che i firmatari del CCSL pensano di gestire con il solito annuncio di apertura di procedura di raffreddamento. Il tempo è scaduto e l’azienda procede come una locomotiva nelle sue scelte che peggiorano ulteriormente le condizioni di lavoro. L’indifferenza aziendale va contrastata adesso e per questo continua la nostra lotta al fianco dei lavoratori per ottenere condizioni lavorative umane. La cosa che lascia attoniti è che a tali aumenti dei carichi, richieste di turni straordinari e di recuperi produttivi corrispondono azioni aziendali che sono in controtendenza rispetto agli aumenti produttivi, vedi annuncio di 25 lavoratori da inviare in trasferta alla FCA Plastic. Ricordiamo che sulle catene di produzione, in particolare in officina montaggio, vi sono collocati tantissimi lavoratori con ridotte capacità lavorative (RCL) che subiscono tali ritmi esponendoli al peggioramento delle proprie condizioni psicofisiche. Non è diverso il discorso anche per il resto dei lavoratori ormai stremati da postazioni che riteniamo abbiano raggiunto il limite della sopportazione umana già da tempo. Ormai è palese a tutti che le commissioni di controllo previste nel CCSL sono uno strumento a disposizione dell’azienda per operare indisturbata in una gestione unilaterale.

7 giugno - Sgombero violento del picchetto dei lavoratori di Mondo Covenienza a Campi Bisenzio

Nuovamente sgomberato il picchetto dei lavoratori davanti ai cancelli di Mondo Convenienza, a Campi Bisenzio. La polizia è intervenuta due volte per “liberare” l’area e far passare i camion, identificando i partecipanti al presidio, che adesso rischiano la denuncia per violenza privata

Dal 30 maggio è in corso lo sciopero dei facchini e autisti in appalto Mondo Convenienza di Campi Bisenzio.

Da anni sono costretti a lavorare con quei contratti che producono il cosiddetto lavoro povero: contratto pulizie multiservizi invece che Logistica, con turni tra le 10 e le 14 ore al giorno per 6 giorni la settimana, con straordinari non pagati, in un meccanismo di appalti e subappalti che ha il solo scopo di abbassare il costo del lavoro e spremere chi si spacca la schiena a trasportare mobili in tutta la zona con problemi per la salute e senza sicurezza.

“In questi giorni Mondo Convenienza siederà sul banco degli imputati a Bologna e Ivrea, accusata di sfruttamento, caporalato e razzismo. È indegno di un paese civile lavorare con una paga base di 1180€ lordi al mese, 6,80€ lordi l’ora, tanto più in un momento in cui in tutta Italia le persone non riescono ad arrivare a fine mese, schiacciate dall’inflazione e dal carovita.” afferma il SI Cobas Prato e Firenze che proprio a Campi Bisenzio aveva visto due suoi coordinatori Sarah e Luca ricevere il foglio di via da parte del Questore poi ritirato in seguito alla mobilitazione con scioperi che sono immediatamente partiti in tutta la piana e mille persone che sabato 13 maggio hanno attraversato le strade di Firenze in una grande manifestazione per la libertà di sindacato.

6 giugno - da tarantocontro: Interviste a Radio Onda rossa Roma, Telenorba Puglia: parlano le lavoratrici asilo di Taranto dello Slai Cobas sc

 


Per ascoltare l'intervista clicca su "La lotta delle lavoratrici degli asili di Taranto"

 

 La lotta delle lavoratrici degli asili di Taranto

Data di trasmissione

[slai cobas] [Taranto]

In una lunga corrispondenza con due lavoratrici degli asili di Taranto, RSA e RLS dello SLAI COBAS, analizziamo i punti della loro piattaforma di lotta come lavoratrici esternalizzate dei servizi degli asili pubblici.

Riportiamo alcune righe del comunicato di indizione che spiegano bene le ragioni della lotta.

 "Noi vogliamo un aumento salariale certo e uguale per tutti e netto miglioramento delle condizioni di lavoro, recupero orari, sostituzioni, no discriminazioni.
La mobilitazione deve continuare! Come e quando lo decidiamo insieme!
Comune e Ditta dicono che non ci sono soldi, che hanno ormai raschiato il fondo del barile, che più delle elemosine proposte non possono dare... MA Siamo noi che “abbiamo raschiato il fondo del barile”!

SLAI COBAS per il sindacato di classe"
 Lavoratrici SLAI Cobas
Durata 19m 19s

 

Intervista a Telenorba 


 

https://norbaonline.it/2023/06/06/taranto-pulizie-asili-nido-presidio-lavoratrici-al-comune/


6 giugno - ORE 12 testo Controinformazione rossoperaia n. 13 – Tutto dalle fabbriche Stellantis

 

Ai cancelli di Mirafiori, Stellantis, il primo giugno.

Mirafiori, è uno storico stabilimento che, è bene ricordare, ha avuto un importante ruolo nella storia del movimento operaio con decine di migliaia di operai che in quei reparti, hanno preso coscienza, si sono organizzati sindacalmente e politicamente, fino ad essere avanguardia della lotta di classe nel nostro paese e punto di riferimento per la Torino popolare e proletaria.

Un operaio diceva: “I lavoratori, gli operai, devono avere come obiettivo costruire l’unità, tra gli operai della fabbrica, degli stabilimenti sia italiani che internazionali, bene l’andata a Parigi, ma deve servire per organizzare la lotta da lunedì in fabbrica, perché Mirafiori deve scendere in sciopero a fianco di Pomigliano”.

E come le altre grosse fabbriche resta centrale nello scontro con i padroni e governo e va difesa.

Negli ultimi sette anni, la forza lavoro dello stabilimento è stata tagliata del 38%, circa 7200 tra operaie e operai. A questi vanno aggiunti i posti persi nell‘indotto, collegato alla produzione della fabbrica. A Grugliasco è stato chiuso anche il recente stabilimento dove veniva prodotta la Maserati, ora spostata dentro Mirafiori. Una chiusura simbolo della politica di dismissione Stellantis.

Ogni operazione in fabbrica viene raccontata come efficientamento, che vorrebbe dire far funzionare la produzione al meglio, secondo gli interessi del padrone.

Ma se è pur vero che le scelte aziendali puntano sempre all’aumento dei profitti, la ristrutturazione di Mirafiori, anche dopo la cosiddetta fusione tra Fca e Psa, marcia su due piani, pur se intrecciati, uno immediato e l’altro di prospettiva.

Ci sono 1000 operai che lavorano alla catena sottorganico, mentre 2000 sono attualmente in cassa

integrazione che taglia i salari già insufficienti. Sulle linee i tempi delle singole operazioni vengono ridotti, ‘fai fatica anche a bere una bottiglietta d’acqua’ lanciano l’allarme gli operai. I tagli toccano anche le funzioni indirette, calcolate come costi improduttivi, da ridurre. ‘Hanno tagliato l’ente qualità interna, la pulizia, la raccolta plastica…’, ci dicono. Tagliano la manutenzione, tagliano la sicurezza, nel più classico e criminale comportamento dei padroni.

Dicono delle operaie: “non c’è più nulla di come funzionava la fabbrica prima’. Dice un’altra: “non c’è più organizzazione’, ti trattano così… si va avanti giorno per giorno”. "Non ti danno più tregua, invadono la tua vita. Non ci sono più turni nè orari programmati, ma flessibili, a discrezione dei capi. E noi operaie siamo le più colpite, in difficoltà nel ‘conciliare’ il lavoro in fabbrica con quello di cura in famiglia”.

La nuova organizzazione del lavoro spreme più fatica e plusvalore, gli operai dicono chiaramente ‘non ce la facciamo più con questi carichi’. I ritmi alle catene di montaggio sono insopportabili, escono più auto con meno operai. La produzione alla 500el, modello di punta in questo momento, è stata avviata con 100 auto a turno, per aumentare i volumi sono stati assunti 400 precari, in gran parte poi lasciati a casa, ma ora la produzione è a 215/230 auto e si fa tanta fatica a tenere questi ritmi. E siamo già a 90.000 auto prodotte in queste condizioni.

E proprio con queste condizioni di lavoro, con meno auto prodotte e aumentando i prezzi delle auto vendute, nel 2022 Stellantis ha raggiunto l’aumento record del 26% dell’utile netto.

Dice un delegato di Cassino “ora con l’avvento di Giulia, Maserati e Grevale ci troviamo a fare vetture dall’alto valore aggiunto ma che non vengono riconosciute nei salari dei lavoratori, salari che vengono decurtati”.

Nei numeri di Stellantis oggi ci sono il 23% delle immatricolazioni in più, ma da anni, zero assunzioni. E previsioni per il 2030 sono del 70% di operai fuori dalla fabbrica, vista l’età media di 55 anni.

Senza prospettive occupazionali e piani produttivi per il futuro, mentre il milione e mezzo di metri quadrati di area dello stabilimento non più utilizzata per la produzione è centro di grossi interessi immobiliari e finanziari. Molto limitata resta l’ipotesi di riciclo 4R per le auto rottamate.

Gli operai parlano volentieri alle portinerie. Ma nella voce delle operaie/i con evidenza pesa la mancanza di una prospettiva ‘oggi l’azienda sostiene la produzione della 500el perché tira, e domani?’. Come pesa l’assenza di una risposta sindacale adeguata in fabbrica. Al punto che i capi arrivano ad aumentare arbitrariamente la velocità della cadenza delle linee.

La denuncia è sempre netta:praticamente sono tutti anziani, sembra che vogliano ridurre lo stabilimento da quello che era, hanno chiuso anche Grugliasco che era nuovo, non c’è futuro, se non assumo i giovani non c’è ricambio man mano che vanno in pensione sempre più operai, si riduce il lavoro, vanno a restringere, si perdono posti di lavoro che non verranno più ripresi”.

La repressione si fa sentire, con la minaccia di postazioni più faticose, di cambi improvvisi e frequenti, della cassaintegrazione. ‘Stiamo zitte per non perdere il lavoro”, ammettono due operaie. “Ma se state zitte avete qualche garanzia?”, “No”.

Un altro attacco ai lavoratori, l’azienda lo fa sbagliando i ‘cartellini’ per i lavoratori RCL che hanno riconosciuta una Ridotta Capacità Lavorativa, assegnati per ‘errore’ a postazioni pesanti. Per spingere fuori dalla fabbrica gli operai che non sono in grado di reggere i ritmi di lavoro.

E’ così che le uscite con incentivo, anche se penalizzanti, sono viste come una liberazione. Perchè i problemi, in queste condizioni, finiscono per essere valutati individualmente.

Parlare alle portinerie ha voluto dire parlare di Pomigliano. Tre giorni di sciopero spontaneo per le dure condizioni in linea. Dello sciopero come azione collettiva necessaria oggi anche a Mirafiori, organizzato dal basso e improvviso, per autodifesa, come ribellione allo strapotere dell’azienda, alla lenta agonia dello stabilimento, per riprendere fiducia e forza, e guadare nella lotta all’unità degli operai e degli stabilimenti.

Parlare dello sciopero che a Mirafiori non parte e sarebbe il momento giusto. Si, dice un’operaia, sarebbe sempre il momento buono per fare lo sciopero”. E come darle torto, ma quanto è necessario lavorare alla fabbrica perché anche a Mirafiori si apra la strada degli scioperi dal basso e improvvisi, lo confermano altre voci operaie: io ho sempre fatto il mio dovere, scioperi, manifestazioni, siamo entrati alla stazione, in autostrada... ora non si muovono’. ‘Lo sciopero deve essere proclamato dal sindacato’, ‘aspettiamo che li convochi il sindacato’, ‘quale sindacato?’ ribatte un altro, ‘qui nessuno ha ancora proclamato sciopero’, ‘paghiamo le tessere ci devono tutelare i sindacati’, glielo dica ai delegati: come mai’.

Il primo giugno nella piazza del Comune hanno parlato dirigenti e delegati Fiom delle principali fabbriche Stellantis, riuniti a Torino per una trasferta a Parigi sotto i palazzi del gruppo per sollecitare un incontro a Tavares, chiedere garanzie, assunzioni e piani produttivi, viste le pericolose condizioni generali di tutti gli stabilimenti Stellantis. Dalla Fiom un invito al dialogo, rivolto alle istituzioni locali, come al governo, in polemica per la mancanza di un piano di sviluppo industriale per il settore automotive, centrale per l’economia del paese.

Da Pomigliano è arrivato l’appello alla Fiom nazionale a sostenere lo sciopero e ad estenderlo nelle altre fabbriche del gruppo; in generale dai delegati resoconti dalle fabbriche, inviti alla mobilitazione, richieste per un tavolo di trattativa.

Da Verrone l’allarme per l’occupazione, oggi ridotta a 397 operai con forti dubbi per la tenuta dello stabilimento. Un delegato diceva: io ho forti dubbi che Verrone rimarrà a produrre quel cambio, perché ormai la manutenzione dei macchinari è ridicola, ci sono perdite di olio ovunque, non si può andare avanti così, nel senso che con pochi dipendenti e i macchinari in questo stato, non credo che riusciremo a supportare la produzione per quel cambio’. Da Mirafiori la denuncia che alle carrozzerie ci sono due fabbriche: la 500 dove gli operai sono sfruttati e la Maserati dove lavorano 3 giorni a settimana, mentre le altre organizzazioni sindacali fanno il palo o sono complici. Da Melfi la sicurezza sulle linee e il salario pesantemente ridotto dalla cassaintegrazione, con il forte ricatto di trasferta in altri stabilimenti per gli operai che si ribellano. Da Cassino il taglio dei posti di lavoro, da 4500 a 2600 dal 2018, prima con un’auto di massa in produzione, oggi con 3 di lusso che non coprono i turni, la cig utilizzata in fabbrica da 14 anni e la rivendicazione della riduzione di orario a parità di paga.

Nell’assemblea è stato invitato a parlare anche il sindaco che ha celebrato indisturbato il funerale della Mirafiori operaia e dato dimostrazione pratica degli interessi delle amministrazioni pubbliche interessate al proprio bilancio e alle relazioni con i grandi capitali, non a difendere i lavoratori.

Ha preso poi la parola la responsabile Filcams per le ricadute su mense e pulizie, con un accenno alla condizione delle donne e ai femminicidi.

Bene l’organizzazione delle trasferta parigina, nel segno dell’unità degli stabilimenti anche internazionale, ma è chiaro che importanti restano le decisioni al ritorno alle fabbriche. Senza trascurare che negli interventi fatti in piazza delegati e sindacalisti hanno parlato delle fabbriche, della pesante situazione come se non ne fossero stati i protagonisti.

Negli altri stabilimenti Stellantis

Lo stato delle cose per quanto riguarda la condizione dei lavoratori e per le prospettive occupazionali negli altri stabilimenti, dopo quello di Mirafiori, non è diverso. Diversa è la dimensione della lotta che attraversa gli stabilimenti.

Questa fase ha avuto un salto di qualità con gli scioperi di Pomigliano, con gli scioperi partiti dal basso che hanno raccolto una maggioranza di lavoratori. Indetti certo dalla Fiom, sostenuti dallo Slai Cobas, ma sono stati gli operai in particolare che hanno raccolto questa indicazione perché la situazione era insopportabile.

Non è tanto il problema che la situazione è insopportabile, questa esiste in tutti gli stabilimenti, ma è la via dello sciopero dal basso che stiamo sostenendo.

Sciopero dal basso non vuol dire sciopero non organizzato e, giustamente, un delegato della Fiom nella piazza di Torino che ha preceduto il viaggio a Parigi ha detto che gli scioperi non si annunciano, si fanno”. Dobbiamo prendere in parola chi dice questo e sperare che si traducano in fatti. A Melfi, in particolare, perché i due stabilimenti del Sud, di Melfi e di Pomigliano, sono comunque il centro della vicenda Fiat in questo paese.

6 giugno - info solidale: Operai occupano la fabbrica FIMER

 


lunedì 5 giugno 2023

5 giugno - info: MERCOLEDÌ 7 GIUGNO ORE 9.30-12.30 PRESIDIO CASSAZIONE ROMA

 

L'iniziativa è promossa 

dall'Associazione dei 

familiari "Il

 Mondo che vorrei" della 

strage ferroviaria di 

Viareggio 

e sostenuta da 'Assemblea 

29 giugno' e ferrovieri.

Il presidio PER pretendere 

la fissazione della data del 

processo di 5° grado (Cassazione-bis!) e PER rivendicare

 la sicurezza del trasporto ferroviario.

Il fascicolo processuale, da Firenze, è stato trasmesso a

 Roma dopo troppi mesi! Dal 30 giugno 2022, data 

dell'Appello-bis, avrebbe dovuto essere inviato a Roma 

sin dal mese di dicembre. Invece, distrattamente, è 

rimasto nei cassettoni e solo per la protesta di familiari,

 avvocati e cittadini/e, si è involato per la Cassazione a 

fine maggio!

La sicurezza che, anche a seguito di recentissimi 

incidenti, mostra e dimostra che ancora deve avvenire. 

Quella sicurezza che. concretamente applicata. avrebbe 

evitato la strage di Viareggio del 29 giugno 2009 e altre

 avvenute in questi anni.


5 giugno - ORE 12 - Controinformazione Rossoperaia - 13

  


5 giugno - info Novara: infortunio lavoratrice sciopero di solidarietà

 

[NOVARA] Amputato piede a lavoratrice, grave incidente a M-Dis appalto Arcadia. Il 5/6 sciopero con presidio dall’azienda

AMPUTATO PIEDE A LAVORATRICE

GRAVE INFORTUNIO SUL LAVORO NELL’APPALTO DI M-DIS

GESTITO DALLA COOP ARCADIA A CALTIGNAGA (NO)

COMUNICATO S.I. COBAS NOVARA

Ieri, primo Giugno 2023, nell’appalto di M-Dis gestito dalla coop Arcadia. È avvenuto un gravissimo infortunio sul lavoro che ha coinvolto la ns delegata la quale è stata investita da un muletto che le ha frantumato il piede sinistro, trasportata d’urgenza all’ospedale di Novara le hanno dovuto amputare il piede. Al di là della dinamica dell’infortunio riteniamo, come S.I. Cobas, unico vero colpevole l’azienda committente e la coop Arcadia che di sicuro si rimpalleranno (come sempre) le responsabilità fra di loro per non essere accusati di non aver rispettato le misure di sicurezza, ANZI COME AL SOLITO DARANNO LA COLPA ALLA LAVORATRICE O AL LAVORATORE CHE GUIDAVA IL MULETTO.

CI DOMANDIAMO: IL DVR E IL DUVRI SONO STATI FATTI CONOSCERE AI LAVORATORI?

COMMITTENTE E FORNITORE HANNO MAI INFORMATO E FORMATO TUTTI I DIPENDENTI?

Fino a quando dovremo subire come lavoratori queste condizioni di insicurezza e di strage sul lavoro visto i tre morti al giorno che avvengono in Italia? Proprio ieri a Modena, nel prosciuttificio San Francesco, un lavoratore è morto perché pur stando male l’azienda lo ha tenuto per 40 minuti in ufficio e poi lo ha fatto accompagnare a casa anziché al pronto soccorso; perché il Dio profitto della produzione non si poteva fermare ed a trovarlo moribondo sono stati i colleghi di lavoro che hanno l’ambulanza la quale ha constato la morte.

MORTO PER SFRUTTAMENTO DA LAVORO PER IL PROFITTO

Come S.I. Cobas abbiamo dato vita – insieme ad altre associazioni e dottori del lavoro – alla Rete nazionale lavoro sicuro con il motto di “arrivare il giorno prima e non il giorno dopo”. Purtroppo arriviamo ancora il giorno dopo. Rispetto a questa vicenda vogliamo subito chiarezza sull’infortunio, quali cause lo hanno generato e perché le misure di sicurezza sul lavoro non hanno funzionato. Sappiamo benissimo che la sicurezza sul lavoro non si risolve con lo sciopero ma solo pretendendola tutti i giorni potremo salvaguardare la ns salute contro il loro profitto e il loro sfruttamento che ci uccidono o mutilano le ns vite.

BASTA CON LE STRAGI SUL LAVORO

DICHIARIAMO UN GIORNO DI SCIOPERO IN SOLIDARIETA’ CON LA LAVORATRICE
PER LUNEDI’ 5 GIUGNO 2023 CON PRESIDIO DAVANTI ALL’AZIENDA

Milano 2-6-23 SI Cobas provinciale Novara

domenica 4 giugno 2023

4 giugno - da tarantocontro: Martedi' presidio/assemblea lavoratrici asili. Comunicato dello Slai Cobas

 

Martedi’ 6 giugno assemblea di tutti a ple Bestat

(sotto il Comune Pubblica Istruzione) dalle ore 9

per informare punto per punto sugli incontri tenuti con la Ditta Servizi Integrati nelle date 16 e 25 maggio e prendere insieme decisioni.

Nella stessa mattinata abbiamo chiesto anche un incontro col Comune per un suo intervento sul miglioramento questioni salariali e di lavoro; per chiarimenti e miglioramenti sull’attivita’ nei mesi estivi e su cambiamenti nel prossimo anno del numero degli asili.

Le proposte portate dall'azienda sono totalmente insufficienti.
Noi vogliamo un aumento salariale certo e uguale per tutti e netto miglioramento delle condizioni di lavoro, recupero orari, sostituzioni, no discriminazioni.

La mobilitazione deve continuare!

Siamo noi che “abbiamo raschiato il fondo del barile”!

Quel poco che Comune (allungamento orario di mezz’ora) e Ditta (una elemosina offensiva di 50 euro ad agosto e basta) vogliono dare è stato però il frutto solo dello sciopero del 29 marzo e della nostra continua mobilitazione. Ed è sempre e solo la nostra mobilitazione che dovra’ portare a risultati più seri.

Noi non consideriamo affatto che la partita per ora è chiusa (senza la lotta è stupido dirlo, anche prima dello sciopero e degli incontri sia Comune che Ditta dicevano che non “c’era niente”, poi però hanno dovuto mettere sul piatto qualcosa), né noi ci fidiamo di futuri Tavoli di trattativa per promesse a “babbo morto”; queste trattative vanno male o bene se i lavoratori fanno pesare prima e durante la loro forza. Se non si lotta abbiamo gia’ perso.

Senza la lotta anche quello che si è ottenuto viene rimangiato, vedete il Comune che ha ripreso a fare spostamenti di lavoratrici tra un asilo e l’altro o tra asili e strutture comunali, in maniera arbitraria, unilaterale, discriminante. Aumenta le tariffe dei bambini e a noi non aumenta niente, se non la nostra fatica!

Noi non siamo e non possiamo fare come i sindacati confederali che pensano solo a sedersi ai Tavoli, dicono di non lottare, e ingannano e non difendono i lavoratori.

I sindacati confederali, con la trattativa parallela che stanno facendo con la ditta, utilizzando la nostra mobilitazione, si vogliono accordare sulle miserie. Questo non lo dobbiamo permettere!

SLAI COBAS per il sindacato di classe


sabato 3 giugno 2023

3 giugno - L'esempio della grande lotta dei lavoratori in Francia - Invitiamo i lavoratori a partecipare all'assemblea di venerdì 9 giugno a Milano


 

3 giugno - Il testo di ORE 12 Controinformazione rossoperaia n. 12

 

"Quella che viene celebrata è la Repubblica della guerra"

Una grande parata militare - la più imponente degli ultimi anni – il 2 giugno a Roma, ai Fori Imperiali, ci dà il vero significato della festa della Repubblica.

Quella che viene celebrata è la Repubblica della guerra. La repubblica di una classe dominante e di un sistema che, nel cammino della sua crisi, ci sta trascinando in una nuova guerra mondiale.

Su questo esiste un divario enorme tra ciò che la classe dominante sta facendo in Italia – così come nel resto del mondo - e la risposta che viene dai proletari, dai popoli.

Il 2 giugno è la festa di una Repubblica che, in nessuna maniera, rappresenta la Repubblica nata dalla Resistenza nel lontano 1945. La Resistenza antifascista mise fine temporaneamente al regime fascista e avvenne nel contesto di una guerra mondiale. Ed è chiaro che da quella Resistenza veniva non solo un NO al fascismo ma anche un NO alla guerra. La Costituzione nata da quella Resistenza certificò - in forme timide e compromissorie - che l'Italia ripudia, nel suo articolo 11, la guerra come mezzo per la risoluzione delle controversie internazionali.

Proprio oggi – ma non solo oggi evidentemente - appare invece così lontano il dettato della Costituzione e la prassi dei governi, degli Stati, delle classi dominanti, del Parlamento, dei partiti parlamentari, delle istituzioni, rispetto a questo articolo.

Oggi bisogna dichiarare che, comunque, tutti coloro, dalla presidenza della Repubblica al governo, alle rappresentanze militari e istituzionali e, dietro di loro, la classe dominante di questo paese - la borghesia imperialista - non parlano a nostro nome.

Non in nostro nome” è un'affermazione quasi di principio. La verità è che tra poter dire “non in nostro nome” e poter rappresentare la volontà e il disegno di un'altra Repubblica, di un altro Stato e di un'altra società, esiste ancora un mare da riempire.

Noi siamo contro la Repubblica fondata sulla guerra imperialista e il militarismo, il nazionalismo, la

repressione, il razzismo. Noi siamo contro la Repubblica fondata sullo sfruttamento, la disoccupazione, la precarietà, il carovita, i disastri e la devastazione ambientale, l'attacco ai diritti e alle libertà dei lavoratori, dei giovani, delle donne, l'attacco al diritto alla salute, allo studio; nonostante la Costituzione di questa Repubblica, seppure in forme blande e conciliatorie afferma, a parole, di essere fondata sul lavoro, sull'uguaglianza sociale, sulle libertà democratiche.

E, quindi, di quale festa si parla? La festa appunto della classe dominante, delle grande parati militari, la festa della grande borghesia che in questo paese domina le istituzioni.

Non hanno nulla da festeggiare le popolazioni alluvionate che ricevono visite, parole di comprensione, ma aiuti assolutamente insufficienti per salvarne la vita, le case e le attività. I fondi stanziati per le alluvioni sono minimi rispetto ai miliardi destinati allespese militari e alla partecipazione alla guerra.

giovedì 1 giugno 2023

1 giugno - ORE 12 Controinformazione oparaia del 31 maggio. I testi


 

Le elezioni in Italia: più diminuiscono gli elettori, più aumenta il potere dei candidati

Le elezioni in Italia vanno viste, qui sì, effettivamente dal punto di vista di chi ha votato.

Ha votato un infima minoranza, nettamente al di sotto delle precedenti elezioni ed è sempre in un trend che vede diminuire gli elettori e aumentare il potere di chi si candida che, raccogliendo voti sempre minori riesce però a raggiungere la maggioranza.

Il sistema elettorale ha costruito un mostro in cui i candidati sindaci che prendono in generale meno voti di tutti i sindaci precedenti vanno al governo con maggioranze ancora più solide.

Questo significa che non si può parlare di democrazia. Fermo restando che, anche letteralmente, elezioni dove non vota più del 50%, sarebbero illegittime.

L’astensionismo elettorale, anche alla luce di questa situazione, si dimostra un'arma impotente,

un'arma “disarmata” per combattere i governi, qualunque siano le ragioni dell'astensione di massa che, in generale, sono di profonda delusione e schifo per il sistema politico o per un senso in cui i cittadini si sentono abbandonati - e quindi non rappresentati.

E allora che cosa dobbiamo dire alle masse? Tornate a votare? NO. Bisogna spazzare via il sistema, bisogna spazzare via le leggi e un sistema antidemocratico. Per affermare la democrazia bisogna rovesciare il sistema che si pretende democratico e questo rovesciamento richiede un movimento di massa sui bisogni essenziali delle masse.

Ma neanche questo è sufficiente. Occorre inserire nel movimento di massa, nei suoi bisogni essenziali, la volontà di un nuovo potere, di un nuovo potere realmente democratico e alternativo, non solo ai partiti esistenti ma al sistema esistente.

Questo rapporto tra movimenti sociali e nuovo potere è il tema su cui può ricostruirsi una sinistra proletaria e di classe in questo paese e un nuovo Partito dei lavoratori e delle masse, che per noi deve essere il Partito Comunista, fondato su una teoria rivoluzionaria autentica, che è il marxismo-leninismo-maoismo, ma, soprattutto, deve essere un partito rivoluzionario, nel modo di agire di pensare.

In sostanza alle elezioni: o si va a votare - come in Turchia, in massa - o non si va a votare - come anche in Italia sempre di più - il risultato è sempre uno: comandano i padroni, comandano i loro partiti, cambiano le poltrone, cambiano le facce, ma comandano sempre i padroni.

Ai padroni gli va di lusso, gli va di lusso in economia e gli va di lusso nella loro vita sociale: i ricchi sono sempre più ricchi, i poveri sono sempre più poveri. Non soltanto le leggi economiche del capitalismo, il modo di produzione capitalista fondato sullo sfruttamento permette al sistema economico di reggere con il potere del Capitale, ma le vite stesse delle persone si divaricano. E i ricchi sono sempre più ricchi – parassiti - che danno sfoggio di tutto questo con ostentazione e con irrisione alle condizioni dei poveri.

Il governo Meloni, basti pensare alla Santanchè, Briatore, che sono o parte di questo governo o soci occulti, ma non tanto, se la passano alla grande mentre le masse non sono in grado neanche di essere aiutate in occasione di alluvioni.

Abbasso il sistema elettorale democratico borghese! Viva la lotta sociale, proletaria, di massa!

La libertà non è una scheda ogni cinque anni! La partecipazione è farsi forza collettiva, unirsi come forza collettiva e lottare sui propri bisogni, rappresentandosi l'idea di una società diversa.

Questo è il messaggio da sempre di un'ideologia fondamentale che si chiama comunismo. Il futuro è il comunismo e su questo, prima o poi, ce ne dovremmo rendere conto.

 

Le elezioni in Spagna -

In Spagna abbiamo avuto elezioni amministrative che hanno segnato la sconfitta del governo.

Il governo Sanchez-Podemos e i sindaci - per esempio in Catalogna Ada Colau - sono stati propagandati anche nel nostro paese come rappresentanti della sinistra buona, quella che non ha tradito il popolo, i lavoratori, le aspirazioni democratiche, e per quanto riguarda la Catalogna le aspirazioni autonomiste ed indipendentiste. E’, quindi, il “governo buono”.

Il governo buono, però, ha perso. Come mai ha perso?

Perché quello che appare buono non è mai realmente buono: questi governi hanno fatto sì qualche legge che noi consideriamo sicuramente progressista - le leggi sul lavoro che vengono fatte in Spagna sarebbero oro per un paese come il nostro - ma non si comprende l'ondata che viene dai sotterranei della situazione mondiale.

Dalle viscere del sistema imperialista mondiale si è scoperchiata una fogna e da questa fogna viene tutto quello che c'è di peggio storicamente all'interno di questi paesi.

Anche in Spagna c'è la Meloni di turno: il partito Vox che, peraltro, è il partito fratello gemello dei

cosiddetti Fratelli d’Italia che sono anche “fratelli” dei fascisti/nazisti spagnoli.

L'onda lunga che viene anche dalla vittoria di Meloni è arrivata parzialmente anche in Spagna e la Meloni ha goduto, nel periodo precedente, nel circuito europeo anche per le sue presenze in Spagna alle manifestazioni di Vox.

Però due problemi: la destra ha vinto, la destra ufficiale, il Partito Popolare sostenuto dalla destra reazionaria di Vox, a Madrid e a Barcellona.

In queste capitali esiste un ampio ceto politico di piccola borghesia intellettuale che occupa gli spazi di quelli che si chiamano la “movida”, le tematiche progressiste legate anche ai diritti civili, lgtb, e così via. In tutto questo periodo questo ceto politico viveva bene esattamente come ha sempre vissuto.

E’ il popolo che in queste città non ha certo migliorato le sue condizioni.

E la palude, rappresentata dalla piccola borghesia sedicente progressista, da Barcellona a Madrid, si è dimostrata, anche in queste elezioni, non essere una cornice democratica e progressista dei governi. La palude infetta della piccola borghesia progressista, “vitaiòla” e da “movida”, è un alimento che permette l'avanzata del fascismo.

Il fascismo si traveste da popolarismo, da opposizione radical chic, e guadagna terreno tra le masse e i governi, anche nella loro faccia progressista, diventano sempre più deboli e non sono in grado di opporsi al fascismo e alla trasformazione reazionaria di questi paesi.

Le elezioni in Spagna sono un altro esempio di questo.

Elezioni in Spagna che ci saranno ancora: Sanchez, il capo del governo, ha pensato che non è il caso di continuare così, di cercare un nuovo plebiscito antifascista e anti reazione che lo possa mantenere in potere. Ha considerato le lezioni una scommessa ed è evidente che tutto fa capire che questa scommessa potrà essere persa e anche in Spagna l'avanzata fascio-reazionaria diventerà un pericolo per le masse spagnole e un anello della catena fascio-reazionaria nei paesi imperialisti europei.

Sulle elezioni in Turchia - 

Le elezioni in Turchia hanno registrato una nuova vittoria del dittatore fascista di stampo islamico Erdoğan che è al potere ormai da tanti anni e in questi anni lo ha consolidato.

Quando si dice che “un governo consolida il potere” si può pensare che sia così perché governa bene e, quindi, via via i cittadini si legano ad esso e gli confermano la fiducia. Non è così che vanno le cose.

Chi ce le racconta così non conosce né il paese né le elezioni. E questo è molto importante perché, se parliamo di Erdoğan come una sorta di dittatore fascista che ha usato a fondo l'islamismo e la religione per consolidare il suo potere, dobbiamo considerare che questo è un tipo di situazione che si riproduce anche in altri paesi.

Chi vince le elezioni con l'ideologia e il sostegno economico delle classi dominanti in Turchia - per fare l'esempio della Turchia - dopo cosa fa? Mette i suoi uomini in ogni ganglio della società e, quando si dice “in ogni ganglio della società”, significa che, innanzitutto li fa ministri, secondariamente li fa capi degli apparati militari dell'Esercito e di tutto il sistema che permette il controllo militare dello Stato; occupa integralmente i mass media affinché essi esprimano la volontà, le decisioni, l'orientamento - non solo rispetto ai provvedimenti di governo - ma anche ideologico, culturale, storico, sociale. Insomma, racconta a modo suo la storia, presente, passata e futura, racconta a suo modo gli avvenimenti in maniera che, attraverso il sistema dei mass media, convincono il popolo di cose di cui il popolo non è a conoscenza o non è convinto. Dopo di che usa la repressione, la repressione selvaggia.