martedì 18 febbraio 2025

18 febbraio - MOLESTIE E RICATTI PER LE LAVORATRICI, IL CASO RIDER DI GLOVO

 Le due rider insultate e molestate nel gruppo di Glovo: 

«Non capisco perché ancora non me l’hai data»

 18 Febbraio 2025 -


Erika, madre di due figli, era riuscita a entrare. Ma il prezzo era ricevere messaggi e battute a sfondo sessuale

Due rider donne di Torino sono pronte a fare causa alla piattaforma di consegne Glovo. A causa delle molestie verbali a cui sono sottoposte durante il lavoro. A causa di un gruppo interno chiamato Veteran. Chi era dentro godeva di trattamenti di favore. Erika, madre di due figli, era riuscita a entrare. Ma il prezzo era ricevere messaggi e battute a sfondo sessuale. «Guardo il calendario ma non capisco come tu non me l’abbia ancora data», è uno di questi secondo quanto racconta Il Fatto Quotidiano.

Le due rider

«Non volevo rischiare di perdere quei vantaggi così importanti per permettermi di avere cura dei miei due figli e di lavorare», racconta lei. «Lo sai che scherzo», le diceva il responsabile che l’aveva inserita da subito nel gruppo di privilegiati. «Non posso negare che ci sia un fondo di verità, ma sono abbastanza intelligente da scherzarci su», sosteneva. Amelia è l’altra lavoratrice pronta a rivolgersi ai giudici: «Guido la bici meccanica. Lo faccio da decenni, ho iniziato a Londra dove questo lavoro era bellissimo. Speravo di trovare lo stesso in Italia e invece mi sono ritrovata schiava di un algoritmo e di un sistema di punteggi che fa impazzire e che ti rende schiavo quanto la ludopatia, nella speranza di vedere apparire la notifica che ti assegna una consegna per pochi euro».

Il gruppo Veteran

Anche lei è entrata nel gruppo Veteran: «Io lavoravo già per Foodora e stavo per fare causa all’azienda. Poi Foodora è stata acquisita da Glovo, con cui avevo iniziato a lavorare e ho lasciato stare la causa». Nel gruppo le chiedevano informazioni sulla causa e sulla sua avvocata Giulia Druetta: «È come se mi avessero chiesto di fare praticamente l’infiltrata». Ora ha lasciato il lavoro a causa di un’aritmia cardiaca: «Penso ai miei colleghi, mi deridevano perché avevo una bici meccanica invece che i loro scooter o le loro bici con la pedalata assistita: dovevo star loro dietro, avevano un vantaggio competitivo che io non avevo e dovevo pedalare sempre più forte».

Il lavoro

Erika racconta che ha vissuto situazioni pericolose: «Da uomini che mi chiedevano di entrare in casa loro anche insistentemente a consegne in situazioni difficili, al buio e in luoghi poco sicuri». Ma dopo il primo articolo che ha parlato dalla vicenda le due donne hanno ricevuto dai colleghi del gruppo improperi e richieste di spiegazioni. Erika, che è “una madre”, avrebbe “dovuto capire”. Evitando di parlare delle avances. Proprio lei, che non sarebbe come «quella troia» di Amelia.


18 febbraio - ACNA di Cengio SENZA PACE

 

Una proposta stramba che disorienta tutti, i valligiani per primi, che ne hanno visto di tutti i colori. Per questo ci sembra importante supportare questa iniziativa (1) Ricordiamo che la Valle Bormida è stretta tra Piemonte e Liguria e che ha impegnato per anni generazioni di ambientalisti e di cittadini, ben consci che lo scambio “ambiente inquinato per lavoro comunque” non poteva più essere tollerato.

Come è noto gli ultimi 140 anni della sua storia sono stati caratterizzati dall’inquinamento emesso nel fiume Bormida e nell’aria da parte dell’ACNA, Azienda coloranti nazionali e affini, il cui stabilimento sorge a Cengio, in provincia di Savona.

Nonostante la “fabbrica dei veleni” -come la chiamano i valligiani- abbia cessato l’attività di produzione chimica nel 1999, e sia stata inserita nella lista dei Siti di interesse nazionale (SIN) da bonificare, una bonifica vera e propria non è mai stata fatta.

Eppure, sono state avanzate diverse proposte progettuali per riutilizzare l’area -ora di proprietà di ENI-: l’ultima in ordine cronologico è quella di realizzare il nuovo carcere di Savona. Ma per gli abitanti della valle si tratta di pretesti per non affrontare alla radice il problema dell’inquinamento.

Una proposta stramba che disorienta tutti, i valligiani per primi, che ne hanno visto di tutti i colori. Per questo ci sembra importante supportare questa iniziativa (1) Ricordiamo che la Valle Bormida è stretta tra Piemonte e Liguria e che ha impegnato per anni generazioni di ambientalisti e di cittadini, ben consci che lo scambio “ambiente inquinato per lavoro comunque” non poteva più essere tollerato.

Come è noto gli ultimi 140 anni della sua storia sono stati caratterizzati dall’inquinamento emesso nel fiume Bormida e nell’aria da parte dell’ACNA, Azienda coloranti nazionali e affini, il cui stabilimento sorge a Cengio, in provincia di Savona.

Nonostante la “fabbrica dei veleni” -come la chiamano i valligiani- abbia cessato l’attività di produzione chimica nel 1999, e sia stata inserita nella lista dei Siti di interesse nazionale (SIN) da bonificare, una bonifica vera e propria non è mai stata fatta.

Eppure, sono state avanzate diverse proposte progettuali per riutilizzare l’area -ora di proprietà di ENI-: l’ultima in ordine cronologico è quella di realizzare il nuovo carcere di Savona. Ma per gli abitanti della valle si tratta di pretesti per non affrontare alla radice il problema dell’inquinamento.

La storia dell’ACNA ha inizio nel 1882, quando in una piccola valle a vocazione agricola, nasce un “dinamitificio”. A pochi anni dal suo insediamento viene rilevato dalla Società italiana prodotti esplodenti, i cui esplosivi erano commissionati per la guerra coloniale in Libia di inizio Novecento. Il polo industriale diventa così un’area strategica. Nel 1925 l’Italgas lo rileva per convertirlo alla produzione di coloranti ma nel 1931 lo cede alla Montecatini, che riprende la produzione di esplosivi e di gas tossici, impiegati per lo sterminio degli eritrei nella guerra d’Abissinia.

18 febbraio - info: Milano, Atm condannata a risarcire 16 tranvieri per 309 mila euro: «Troppi straordinari per i lavoratori»

di Chiara Evangelista

La società di trasporti dovrà pagare i lavoratori che dal 2008 al 2022 hanno superato la soglia delle 250 ore consentite, fino a 37 mila euro ciascuno. I dipendenti: «La sentenza comincia a fare giustizia»

Ore di straordinario oltre la soglia consentita e senza un riconoscimento adeguato. Il giudice del lavoro Eleonora Palmisani ha condannato Atm al risarcimento del danno non patrimoniale da usura psico-fisica nei confronti di 16 tranvieri per 309 mila euro complessivi. I dipendenti, dal 2008 al 2022, avrebbero superato la soglia delle 250 ore di straordinario previste durante l’anno, «con pesanti ricadute sulla qualità della vita», scrive in una nota il sindacato Autoferrotranvieri uniti, aggiungendo che «in Atm le ore di straordinario vengono retribuite con la maggioranza del 10 per cento a fronte del contratto collettivo nazionale del lavoro che stabilisce una maggioranza del 15 per cento». La giudice ha condannato la società di trasporti al pagamento di somme che oscillano dai 1.700 ai 37 mila euro, a seconda della quantità di ore lavorative sforate e calcolate in base agli anni. Per le motivazioni della sentenza bisognerà attendere 60 giorni. 
La sentenza del giudice del lavoro «comincia a fare giustizia e chiarezza in Atm», continua Autoferrotranvieri uniti, facendo riferimento alle battaglie portate avanti dai dipendenti. Oltre all'aumento di stipendi, i lavoratori chiedono maggiori tutele alla società di trasporto, in quanto il personale è vittima di aggressioni frequenti. «I continui pestaggi a danno dei tranvieri sono solo il risultato finale dell'abbandono in cui versano i lavoratori perpetrato da Atm, sindacati e istituzioni tutte», ha dichiarato giorni fa il sindacato Al Cobas che lo scorso 14 febbraio ha indetto uno sciopero di 24 ore. L'attuale condizione in cui si trovano i dipendenti di Atm, tra paghe insufficienti e mancanza di sicurezza, scoraggia gli aspiranti autisti. Atm, infatti, è in carenza di personale per questo ha annunciato mesi fa l'arrivo di 400 autisti nel 2025 «ma le fantomatiche assunzioni a oggi non si vedono», ha commentato Al Cobas. 

lunedì 17 febbraio 2025

17 febbraio - L'INDIFFERENZA UCCIDE E COME DICEVA GRAMSCI "ODIO GLI INDIFFERENTI", PER QUESTO DOBBIAMO IMPUGNARE QUESTA LOTTA CONTRO GLI ASSASSINI SUI POSTI DI LAVORO

 

la lunga carneficina in nome del profitto

Tragico incidente sul lavoro a Ono San Pietro: morto un uomo di 44 anni

Nella ditta di cosmesi Comin Parfum. La vittima è Michele Bernardi di Berzo Demo. Probabile un malfunzionamento del sistema automatizzato

17 febbraio 2025

Tragico incidente sul lavoro questa mattina, 17 febbraio poco prima delle 7, a Ono San Pietro in alta ValcamonicaMichele Bernardi 44enne, di Berzo Demo, ha perso la vita mentre lavorava in un'azienda di via Ronchi. Secondo le prime ricostruzioni il 44enne, dipendente della ditta Comin Parfum (produttrice di cosmesi per auto, persona e casa), si trovava nel magazzino automatizzato e, probabilmente ed è rimasto rimasto schiacciato tra due macchinari automatici per la movimentazione di bancali. L'incidente sarebbe avvenuto, probabilmente, per un malfunzionamento del sistema che non ha attivato il blocco.

 Raffaele Sicari calabrese di Vibo Valentia di 26 anni muore lavorando in provincia di Siracusa dopo 3 giorni di agonia. Muore a 70 anni su un tetto di un'abitazione dove c'era un ponteggio. Per malore o per infortunio' nulla cambia per l'Osservatorio, a quell'età non si può ancora lavorare, svolgendo lavori pericolosi o faticosi. 


 Manuel Vargiu è uno dei 6 morti di ieri; è stato colpito da un bullone "sparato" da un macchinario agricolo


 



 

giovedì 13 febbraio 2025

14 febbraio - MORTI E CODICI ROSSI SUL LAVORO

Bernezzo, incidente sul lavoro: muore 56enne, scivolato sull’asfalto

Purtroppo per l’uomo non c’è stato nulla da fare

BERNEZZO – Nuova tragedia sul lavoro in Piemonte, questa volta in provincia di Cuneo.

Secondo quanto si apprende, un uomo di 56 anni ha perso la vita questa mattina a Bernezzo (Cuneo), vittima di un incidente sul lavoro nello stabilimento Ferviva Rottami in località Torrette, stabilimento inaugurato pochi mesi fa.

Pare che il 56enne, residente a Moretta, si trovasse all’esterno di un camion per la raccolta del materiale ferroso quando, forse a causa di un malore, sarebbe scivolato cadendo sull’asfalto. Malgrado si trovasse a bassa altezza ha riportato ferite gravissime e per lui non c’è stato nulla da fare. I sanitari del 118 giunti sul posto hanno potuto solo constatarne la morte.

Sul posto anche  vigili del fuoco, carabinieri e tecnici dello Spresal dell’Asl Cn1.

Moretta, incidente sul lavoro al pastificio Rana: operaio di 55 anni in codice rosso

Il tecnico sarebbe stato schiacciato da un macchinario

CUNEO – È stato trasportato all’ospedale Santa Croce di Cuneo, in codice rosso, l’operaio di 55 anni rimasto coinvolto in un incidente sul lavoro al pastificio Giovanni Rana di Moretta, in provincia di Cuneo.

Secondo quanto si apprende, il tecnico sarebbe stato schiacciato da un macchinario. Le cause sono in fase di accertamento; l’incidente è avvenuto questa mattina.

Sul posto, oltre ai soccorritori del 118, sono intervenuti i vigili del fuoco, i carabinieri per i rilievi del caso e gli ispettori dello Spresal.

QUOTIDIANO PIEMONTESE (NOVARA)

Strage senza fine sul lavoro in Piemonte, un morto anche a Novara

Due morti sul lavoro e due feriti gravi in un solo giorno

NOVARA – Strage senza fine sul lavoro in Piemonte. Dopo l’incidente mortale di Bernezzo e quello estremamente grave di Moretta, dobbiamo contare un altro lavoratore è morto, travolto dalla ruspa che stava manovrando, sulle alture di Massino Visconti, in provincia di Novara.

Si tratta di Giacomo Maimonte, 55 anni, residente ad Arona. L’uomo stava lavorando su un terreno con un piccolo escavatore quando il mezzo si è rovesciato e lo ha schiacciato contro un muro di contenimento.

Incidente grave anche per una donna in una fabbrica di Sandigliano, in provincia di Biella. E’ caduta da tre metri mentre stava controllando un macchinario.

13 febbraio - INFO: MICHELIN PRODUTTIVITÀ E LICENZIAMENTI

Michelin, giù la produzione: rischio licenziamenti a Spinetta Marengo

In pochi anni dimezzata la produzione

SPINETTA MARENGO – Sei anni fa la produzione del colosso francese degli pneumatici era di 8 milioni di unità, nel 2024 si è scesi a 5 milioni.

Le previsioni per l’anno che viene non sembrano più rosee: solo quattro milioni di unità.

Per questo, Michelin ha annunciato un piano triennale di riorganizzazione. Per ora, non si parla di licenziamenti ma di un “percorso di recupero della produttività”.

Michelin ha però annunciato quali saranno gli stabilimenti interessati: tra i tanti, figura proprio quello di Spinetta Marengo, in provincia di Alessandria.

Qui lavorano 900 addetti: circolano voci di prepensionamenti, ma ancora nulla di certo. Già nel 2022, a causa della carenza di materie prime, lo stabilimento fu interessato da un lungo periodo di cassa integrazione.

martedì 11 febbraio 2025

12 febbraio - PALERMO: RIPRENDE LA LOTTA DEGLI ASSISTENTI IGIENICO/ASSISTENZIALI

 

ASSEMBLEA OGGI 12 FEBBRAIO PRESSO SEDE SLAI COBAS SC DEI PRECARI COOP SOCIALI ORE 15 30


I SERVIZI DI ASSISTENZA NELLE SCUOLE PER GLI STUDENTI DISABILI RESTANO SOGGETTI AD INSTABILITA' E PRECARIETÀ MENTRE IL GOVERNO MELONI CON IL COROLLARIO REGIONALE CONTINUANO A TAGLIARE SUL SOCIALE E AUMENTANO I SOLDI PER SPESE MILITARI E GUERRA.


NUOVA AZIONE REPRESSIVA CONTRO I PRECARI ASSISTENTI segue comunicato


RIPRENDIAMO LE AZIONI DI LOTTA!


SLAI COBAS SC PALERMO


lunedì 10 febbraio 2025

11 febbraio - PROCESSO "AMBIENTE SVENDUTO", aggiornamenti da Taranto: Il Processo "Ambiente svenduto" si terrebbe a Potenza - Nelle settimane precedenti assemblea delle parti civili Slai Cobas

L'assemblea che organizzeremo, appena sappiamo date più certe, sarà molto importante e richiederà la presenza di tutte le parti civili interessate a continuare ad esserlo anche in questo nuovo processo che ripartirà da zero, dall'udienza preliminare.

Dovremo ripresentare nuovamente tutte le istanze di parte civili - per cui i nostri avvocati di Taranto e di Torino stanno già predisponendo gli atti.

Ma, vogliamo essere chiari, ripresenteremo le parti civili che partecipano all'assemblea o che si metteranno in contatto con noi (WA 3519575628). 


 

11 febbraio - FORMAZIONE OPERAIA: A TARANTO I LAVORATORI SI "ARMANO DI MARX"

 


10 febbraio - Latina, amputata la gamba a un bracciante. “Esposto a pesticidi”. Indaga la Procura. Lo sfruttamento schiavistico fascio/mafioso continua sotto il governo Meloni

 

L'uomo, un 46enne indiano, si è sentito male a Tor San Lorenzo (Roma) ed è da settimane in terapia intensiva. A Torino un altro caso di un lavoratore straniero abbandonato davanti all'ospedale

di F. Q. | 10 Febbraio 2025

È ricoverato nel reparto di terapia intensiva coronarica dell’ospedale “Santa Maria Goretti” di Latina da alcune settimane. I medici hanno dovuto amputargli una gamba. Ha 46 anni, è indiano e lavora come bracciante. Secondo alcune ricostruzioni circolate ieri, l’uomo sarebbe stato esposto a un contatto prolungato con prodotti chimici, forse senza che fossero adottate misure di sicurezza adeguate, e il suo sistema immunitario avrebbe reagito all’esposizione. Ora sul caso indaga la polizia di Stato su disposizione della Procura del capoluogo.

Caporalato. Chi sono i nuovi schiavi: altri casi da Latina a Torino

Marco Birolini lunedì 10 febbraio 2025

Nuovo caso nell'Agro pontino dopo la morte di Satnam Singh: bracciante senza protezioni esposto ai pesticidi perde le gambe. Piemonte, operaio edile peruviano ferito abbandonato davanti all'ospedale


C’è una nuova vittima dello sfruttamento nelle campagne di Latina. Un bracciante agricolo indiano di 46 anni ha perso entrambe le gambe dopo un'intossicazione dovuta all'esposizione prolungata a pesticidi, forse durata addirittura tre giorni. Resta ricoverato da giorni in condizioni molto critiche all'ospedale "Goretti". La procura ha aperto un'inchiesta.

Probabilmente per il lavoratore non sono state adottate le misure di sicurezza prescritte dalla legge. Il quarantaseienne è arrivato nel nosocomio pontino per una grave cardiopatia, ma durante gli accertamenti è emerso che gli arti inferiori, un braccio, il naso e la milza erano interessati da una vasculite autoimmune, provocata probabilmente dalla reazione del sistema immunitario all'esposizione a pesticidi o diserbanti. Sulla vicenda indaga adesso la polizia, che sta cercando di risalire all'azienda agricola per cui ha lavorato lo straniero, che non parla italiano. Informati anche i servizi sociali per rintracciare la famiglia di origine. "È una cosa incredibile: una brutta, bruttissima storia - commenta Gurmukh Singh, presidente della comunità indiana del Lazio -. Non lo conosco personalmente, ma dico sempre ai ragazzi che devono stare attenti. Se perdi il lavoro lo puoi ritrovare dopo uno o sei mesi, ma la vita è una sola".

10 febbraio - Dispersione di sostanze tossiche in un’azienda in Brianza: 4 operai in gravi condizioni. La Lombardia si conferma come "produzione tossica" per gli operai

 

Questa mattina si è verificato un rilascio di sostanze tossiche all’interno di un’azienda a Macherio, in provincia di Monza e Brianza. Nello stabilimento erano presenti 4 operai che sono stati trasportati d’urgenza in ospedale.

A cura di Giulia Ghirardi

Questa mattina, lunedì 10 febbraio, si è verificato un rilascio di vapori di sostanze tossiche all'interno di un'attività produttiva a Macherio, in provincia di Monza e Brianza. Nello stabilimento, al momento della dispersione, erano presenti 4 operai che sono stati trasportati d'urgenza in ospedale.

Secondo quanto riportato dall'Agenzia Regionale Emergenza Urgenza (Areu), il rilascio di vapori tossici si sarebbe verificato intorno alle ore 8:00 di questa mattina. In particolare, l'Agenzia segnala che i soccorsi sarebbero giunti nei pressi dello stabilimento alle ore 8:22 a bordo di due ambulanze e di un'automedica. Insieme a loro, sarebbero stati allertati anche i carabinieri di Monza del Gruppo Compagnie, il comando dei vigili del fuoco di Monza e Brianza e sul posto sarebbe stata inviata anche un'autopompa dal distaccamento di Desio e il carro NBCR ( Nucleare Biologico Chimico Radiologico).

Secondo le prime ricostruzioni, le sostanze tossiche sarebbero fuoriuscite da un impianto per poi disperdersi all’interno dello stabilimento lavorativo dove erano presenti anche 4 operai che, a causa dell'inalamento dei vapori, sono stati trasportati in ambulanza dagli operatori del 118 all'ospedale più vicino di Vimercate in codice giallo per essere sottoposti ad accertamenti e ricevere cure mediche.

Al momento il personale dei vigili del fuoco intervenuto in loco sta svolgendo i monitoraggi necessari all'interno dell'azienda per accertare il motivo della dispersione e far luce sulla dinamica dell'incidente.



venerdì 7 febbraio 2025

7 febbraio - Muore in un incidente al porto di Genova

 

Una tragedia nello stesso luogo dove nel 2013 perse la vita il secondo capo della guardia costiera Gianni Iacoviello, vittima...

Una tragedia nello stesso luogo dove nel 2013 perse la vita il secondo capo della guardia costiera Gianni Iacoviello, vittima carrarese del crollo della torre piloti al porto di Genova. La tragedia è avvenuta ieri mattina alle 11,20 nel Bacino 2 di Ente Bacini, zona dove avvengono le manutenzioni delle imbarcazioni. A perdere la vita è un dipendente della ditta Mecline, azienda carrarese specializzata in carpenteria che operava in subappalto all’Amico & Co, Lorenzo Bertanelli, originario di Sarzana, ma residente a Massa da anni. 

 

Ancora un operaio morto al porto di Genova - sciopero e corteo immediato 

 vedi video del corteo: https://tg.la7.it/cronaca/genova-sciopero-dei-portuali-corteo-protesta-basta-morti-lavoro-06-02-2025-231499

Operaio morto schiacciato, quattro ore di sciopero immediato a molo Giano

I sindacati hanno infatti subito indetto la manifestazione dopo la tragedia avvenuta questa mattina nel bacino 2 dove un operaio è morto schiacciato

Quattro ore di sciopero subito dopo il fine turno per i metalmeccanici delle riparazioni navali a molo Giano. I sindacati hanno infatti subito indetto la manifestazione dopo la tragedia avvenuta questa mattina nel bacino 2 delle riparazioni navali , dove un operaio è morto schiacciato da un pezzo di una barca caduta da un ponteggio. L’operaio metalmeccanico era dipendente di una ditta d’appalto.

Sciopero immediato di quattro ore a Molo Giano

"In attesa di comprendere la dinamica di cosa sia accaduto, Fim Fiom Uilm inviano le proprie condoglianze alla famiglia e ai colleghi del lavoratore deceduto. La reazione immediata dei lavoratori metalmeccanici delle Riparazioni Navali del Porto di Genova è quella dello sciopero sino a fine giornata".


sabato 1 febbraio 2025

1 febbraio - POLIZIA E VIGILANTES TEMI/GLS ATTACCANO PRIMA I LAVORATORI E POI LA COORDINATRICE SI COBAS.... MASSIMA SOLIDARIETÀ DELLO Slai Cobas sc

 

SI Cobas Napoli

COORDINATRICE SI COBAS AGGREDITA DAI VIGILANTES DI TEMI E COSTRETTA ALLE CURE OSPEDALIERE!

Stasera, durante il tentativo di ingresso dei licenziati ai cancelli della GLS di Gianturco, la coordinatrice provinciale Mimì Ercolano è stata strattonata e spinta a terra dalla vigilanza del condominio in cui è ubicato il magazzino TEMI.

Poco dopo essere giunta a Mariglianella assieme ai licenziati, Mimì ha avvertito un malore a seguito delle contusioni subite, ed è stata soccorsa dal 118.

A due giorni dal fermo dell'altro coordinatore provinciale, Peppe D'Alesio, durante lo sgombero del picchetto in via Ferrante Imparato, continua l'azione di aggressione e intimidazione nei confronti del SI Cobas.

Ma a Mariglianella il magazzino è ancora fermo, i cancelli sono stati chiusi e gli autisti hanno iniziato a tornare a casa...

Nessun passo indietro!!!

1 febbraio - COSA SERVE: Contratto metalmeccanico, i padroni non devono intaccare i loro profitti - gli operai devono continuare a perdere - Ma servono scioperi veri che facciano male...

 

Le aziende metalmeccaniche per il rinnovo del contratto nazionale propongono un misero aumento di 173 euro in tre anni, soldi, tra l’altro, neanche certi, tant’è che aggiungono, "ma solo nel caso in cui si realizzi l’IPCA (Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato) preventivato dall’ISTAT nel giugno 2024. Qualora l’IPCA non fosse in linea con le stime, gli aumenti salariali per gli anni 2025, 2026 e 2027 potrebbero essere più bassi".

Alla obiezione di alcuni giornalisti che questo aumento non recupererebbe neanche un quinto dell’inflazione, i padroni rispondono: sì è vero, ma se dovessero dare aumenti a fronte dell’inflazione, andrebbero in crisi.

Quindi i padroni non devono perdere niente, pur continuando a fare, da dati da loro stessi comunicati, profitti, mentre gli operai devono continuare a perdere; i padroni, comunque, continuano a scaricare le loro crisi temporanee (vere o false che siano) sullo Stato con casse integrazioni permanenti e sempre più estese mentre aumentano la produttività (= sfruttamento) per chi resta a lavorare, i padroni continuano a delocalizzare per tagliare il costo del lavoro, con migliaia di licenziamenti, mentre gli operai devono accettare di avere al massimo elemosine, lorde e spalmate in tre anni. E il governo Meloni/Urso, al servizio dei padroni, accetta tutto questo e gli offre anche incentivi. 

I sindacati metalmeccanici chiedono 280 euro di aumento in tre anni - anche questa richiesta è molto insufficiente, ma neanche questa riescono a strappare.

Ora dicono che convocheranno un nuovo sciopero a febbraio, di ulteriori 8 ore di astensione collettiva, con una mobilitazione articolata su tutto il territorio nazionale.

E’ evidente che c'è la necessità di scioperi, come di uno sciopero generale che metta un freno alla

protervia dei padroni e alla politica economica del governo che quotidianamente peggiorano le condizioni di vita dei proletari, portando ad un aumento della povertà, dei tagli ai posti, e da parte del governo dei tagli alle spese sociali, alla sanità, ai servizi, aumento dei costi delle bollette, al carovita.

Ma servono scioperi che portino un danno ai padroni e rendere difficile la vita a questo governo.

Questo è il contrario di quello che dice e fa Landini, che parla di “rivolta sociale”, lancia alte denunce dagli schermi televisivi, e poi nella pratica anche la Fiom/Cgil realizza scioperi e manifestazioni che non costituiscono per padroni e governo nessun problema e non fanno ottenere alcun risultato nella difesa anche minima degli interessi dei lavoratori – dato che parlare di “rivolta sociale” e non farla è un boomerang che ti torna contro.

E’ certo che la situazione è difficile per riuscire a strappare dei risultati; ma chi ha svitato i bulloni in questi anni della difesa dei lavoratori ne è pienamente responsabile di questa situazione.

Un esempio è proprio l’ultimo sciopero dei metalmeccanici, che a parte alcune singole poche realtà non è andato bene. Ma non poteva riuscire.

Facciamo l’esempio dell’ex Ilva di Taranto, tuttora la più grande fabbrica a livello nazionale e non solo. Qui, nel passato, abbastanza recente, quando c’erano scioperi normalmente nelle ditte dell'appalto ex Ilva si faceva il il blocco della portineria, si bloccava la produzione, e quindi lo sciopero riusciva. Nel recente sciopero dei metalmeccanici non c’è stato alcun blocco e la maggioranza degli operai è potuta entrare al lavoro tranquillamente. La motivazione è stata che alle ditte sempre di più ci sono lavoratori (prima a contratto metalmeccanico) ora a contratto Multiservizi, così come stanno dilagando contratti a Tempo Determinato anche di due mesi in due mesi (anche per chi prima era da più di 20 anni a contratto a Tempo Indeterminato). Ma sono stati proprio i sindacati confederali a permettere queste trasformazioni! Che non solo chiaramente portano un pesante peggioramento nelle condizioni di lavoro e salariali degli operai, ma – quello che è peggio a livello di difesa degli interessi di classe – creano un’oggettiva divisione tra gli operai e quindi un ulteriore fattore di debolezza nella lotta.

Allora bisogna ricostruire l’unità dei lavoratori, altrimenti li si inganna.

Questa situazione rende sempre più necessaria negli scioperi, per gli scioperi, alle fabbriche la presenza dei comunisti, degli operai con coscienza di classe.

In questa situazione, in cui l’aspetto principale è innanzitutto l’unità dei lavoratori, in cui il governo Meloni, anche coi decreti sicurezza, vuole attaccare il diritto di sciopero, di blocco, di presidi, i diritti sindacali, lo sciopero generale richiede che sia organizzato dalle organizzazioni sindacali maggioritarie e dal sindacalismo di base, al servizio di un movimento più generale dei lavoratori; è sbagliato, come pensano e fanno parte dei sindacati di base, non essere presenti e attivi anche negli scioperi indetti dai sindacati confederali, per portare l’altra voce, altri obiettivi, altre forme di lotta.


venerdì 31 gennaio 2025

1 febbraio - SOTTO IL GOVERNO MELONI AUMENTANO GLI OMICIDI SUL LAVORO: Gennaio 2025, già 83 i morti di lavoro…

 

anzi il bilancio sale a 108 se si contano anche le vittime «in itinere». Con il report completo del 2024.

di Carlo Soricelli (*)

Anche il 30 gennaio ci sono stati 6 morti sul lavoro: 3 sui luoghi di lavoro e altri 3 in itinere. Già 83 i morti nel 2025 sui luoghi di lavoro (con itinere 108) mentre il 30 gennaio 2024 erano 76 sui luoghi di lavoro: un aumento dell’8,5%.

Morti sul lavoro nel 2025

Dall’inizio dell’anno sono morti per infortuni in 80 sui Luoghi di lavoro (tutti registrati) e 102 se si aggiungono i morti in itinere e sulle strade di categorie non Assicurate a INAIL e in nero



NOTA BENE

I MORTI IN ITINERE VENGONO AGGIORNATI OGNI MESE MENTRE I MORTI SUI LUOGHI DI LAVORO OGNI GIORNO

MORTI TOTALI SUI LUOGHI DI LAVORO NELLE REGIONI E PROVINCE TRA QUESTI ANCHE I MORTI IN ITINERE E IN ALTRE SITUAZIONI LAVORATIVE.

La seconda voce riguarda ESCLUSIVAMENTE i morti sui luoghi di lavoro.

N.B i morti sono segnalati nelle Province e Regioni dove c’è stata la tragedia e non in quella di residenza sono centinaia i morti in province e regioni diverse, “a carico” della Regione ci sono anche i morti in autostrada

LOMBARDIA 17 sui luoghi di lavoro Milano 2 Bergamo 6 Brescia 3 Como Cremona 1 Lecco 1 Lodi 1 Mantova Monza Brianza 2 Pavia 1 Sondrio Varese

giovedì 30 gennaio 2025

31 gennaio - info: Licenziamento collettivo alla Jabil di Marcianise, i lavoratori invadono le corsie della superstrada: “Le istituzioni ci dicano da che parte stanno” ...ma la strada per sconfiggere i piani dei padroni

 è quella della rivolta e della lotta per cacciare questo governo e non certo quello di "sapere" da che parte stanno. Coi padroni "elementare Watson"

I lavoratori "esasperati" hanno bloccato contemporaneamente due corsie della superstrada chiedendo di poter essere ricevuti dal Prefetto che ha concesso un incontro per domani

di F. Q. | 30 Gennaio 2025

I lavoratori della Jabil di Marcianise, la multinazionale statunitense dell’elettronica che ha avviato il licenziamento collettivo per 413 persone, hanno protestato nella mattina di giovedì 30 gennaio invadendo le corsie della superstrada e chiedendo alle istituzioni di “dire da che parte stanno”.

I lavoratori “esasperati” hanno bloccato contemporaneamente due corsie della superstrada chiedendo di poter essere ricevuti dal Prefetto. L’incontro è stato concesso quasi subito ed è stato programmato per domani, 31 gennaio, alle ore 11. L’obiettivo, spiegano dall’Usb, è “ribadire la necessità di un percorso che permetta subito il ritiro dei licenziamenti e la riapertura del tavolo di crisi ministeriale”.

“La soluzione presentata da Jabil nel suo piano di mitigazione non è mai stata credibile ed il rischio è pure quello di impegnare risorse pubbliche in una scatola vuota – spiega Sasha Colautti dell’esecutivo Nazionale di USB, responsabile nazionale del settore Industria – Jabil ora vorrebbe lavarsi le mani, dichiarando 413 licenziamenti. Il Ministero, la Regione ed anche il Comune ci dicano pubblicamente se intendono abbandonare i lavoratori al loro destino o se vogliono difenderli da quello che è un sopruso di una multinazionale che scappa dal nostro paese”.


mercoledì 29 gennaio 2025

30 gennaio - da tarantocontro: Ex Ilva - I possibili acquirenti, "pagherò... dopo e molto poco..." - Nessuna svendita!

 

Via via che si avvicina il 31 gennaio - termine per la consegna delle offerte definitive, dei rilanci - la situazione va sempre peggiorando, e si passa da offerte inaccettabili alla beffa.

Gli Americani di Bedronck Industries non intendono pagare nulla all'inizio, con la logica: pagherò se guadagnerò, "con il capitale che verrebbe via via sostenuto finanziariamente dai futuri (auspicati) guadagni... La parte cash andrebbe comunque rivista, perchè oggi, secondo consuetudine da fondo americano, è pari a zero"! (da Sole 24 ore del 28/1).

Quindi, la multinazionale americana - pare appoggiata da Trump - vuole il più grande stabilimento siderurgico d'Europa gratis, senza mettere all'inizio un centesimo; e anche dopo l'eventuale pagamento, a "rate", sarebbe legato ai guadagni auspicati, un termine molto confuso: auspicati da chi? e quanti verrebbero considerati auspicati? per cui se non sono quelli auspicati anche dopo, non caccerebbero un centesimo?

Siamo alla beffa, ai film di "Totò truffa"...

Ma anche le altre offerte, siamo all'elemosina. Il governo/Urso chiede per la vendita dell'intero complesso aziendale ex Ilva 1 miliardo e mezzo, che lo stesso Urso chiama "il minimo sindacale per non ritenere fallimentare l'intera operazione"; ma anche questo "minimo sindacale" assolutamente insufficiente non lo vogliono dare le altre multinazionali che hanno presentato offerte.

Il Consorzio Baku Steel dell'Azerbaijan intende versare solo mezzo miliardo di euro, corrispondente solo al valore di magazzino in dote all'ex Ilva; a questi soldi al massimo aggiungerebbe altri 450 milioni.

Jindal Seel International indiana, che nei giorni scorsi in una lunga intervista aveva invece detto, vantandosi, di voler investire 2 miliardi, oggi dice che sborserebbe ora al massimo 580 milioni.

L'inevitabile conseguenza di queste "offerte" sarebbe l'ulteriore peggioramento dalla condizione degli operai.

"Le offerte al ribasso di potrebbero trasformare in una mini Ilva" - scrive il giornale dei padroni. 

E si conferma quello che noi abbiamo scritto fin dall'inizio:

Vi sarebbero sicuramente almeno 3mila tagli ai posti di lavoro diretti, una richiesta permanente di cassintegrazione, aumento dello sfruttamento per chi resta, nessuna vero intervento sugli aggravati problemi di sicurezza, salute degli operai. Sull'appalto, silenzio, ma non ci vuole la "zingara" per capire gli effetti devastanti, raddoppiati che ci sarebbero per gli operai di tantissime ditte.

Inoltre, nella situazione attuale dello stabilimento di grosse difficoltà finanziarie, che il governo cerca di tamponare - ultimo esborso 250 milioni - ma che non risolvono la crisi e per cui sono stati utilizzati anche i soldi provenienti dalla confisca dei Riva, che però dovevano essere destinati ai piani ambientali; così come i soldi dati via via ad Acciaierie con decreti del governo dell'anno scorso (un totale, sembra, di 550 milioni) presi dai progetti per la decarbonizzazione - i cosiddetti "piani ambientali" dei probabili compratori sarebbero una presa in giro.

Se per l'ambiente il governo invece di mettere toglie anche soldi potenzialmente destinati; figurarsi cosa NON metteranno gli eventuali nuovi padroni che vogliono solo guadagnare.

A fronte di tutto questo, è da parte dei sindacati che chiedono e partecipano agli incontri romani, un accompagnare la "beffa".

Ci vuole una lotta seria, effettiva, prolungata, che faccia pesare gli interessi dei lavoratori.

Ci sono mega multinazionali, che fanno grandi profitti, che vogliono cavarsela con poche centinaia di milioni; c'è il governo che finirà per accettare vergognose elemosine per liberarsi dell'Ilva, e ci si limita a sedersi ai tavoli romani e a fare ai giornali inutili lamentele?! NON PUO' ESSERE!

NO ALLA SVENDITA DELL'ILVA! 

SALVAGUARDIA DI TUTTI I POSTI DI LAVORO AD ACCIAIERIE E ALLE DITTE

NO CASSINTEGRAZIONE STRUTTURALE

CONTRATTI A TEMPO INDETERMINATO NELL'APPALTO E CONTRATTO UNICO METALMECCANICO


30 gennaio - info solidale: NAPOLI: LA POLIZIA CARICA E ROMPE IL PICCHETTO DI SI COBAS A SOSTEGNO DEI 58 LAVORATORI LICENZIATI GLS

 da radio onda d'urto


Oggi sciopero di filiera Fedit proclamato dal SI.Cobas e in particolare a Napoli con lo sciopero provinciale chiamato per oggi per i 58 licenziati GLS. La polizia ha caricato i lavoratori e ha portato in Questura Peppe, uno dei coordinatori provinciali del SI.Cobas, fermato durante lo sgombero poliziesco del picchetto al magazzino GLS di Gianturco. Operai, compagni e solidali si sono così spostati in presidio sotto la Questura fino alla liberazione di Peppe, che sentiamo ai microfondi di Radio Onda d’Urto.Ascolta o scarica