mercoledì 19 marzo 2025

20 marzo - RIARMO E INDUSTRIA DELL'AUTO, ORGANIZZARE LA RISPOSTA OPERAIA

 

L'industria dell'auto va riconvertita in funzione della guerra e viceversa. Negli scorsi giorni, un'ipotesi che nell'ambito della borghesia, dei padroni, delle Istituzioni europee era già abbastanza avanzata, è diventata pubblica. Partiamo da dove questa cosa fa più effetto, la Germania.

La capitalizzazione di mercato del produttore di armi Rheinmetall ha superato quello del colosso automobilistico Volkswagen. Un segno del passaggio economico della Germania dalle auto alla Difesa. Alla chiusura di ieri alla borsa di Francoforte, Rheinmetall si è attestata su 57,24 miliardi di euro rispetto ai 54,81 miliardi di euro della Volkswagen. Il valore della Rheinmetall è più che triplicato da quando Donald Trump è diventato Presidente degli Stati Uniti. Assieme a altre aziende europee della difesa, la Volkswagen e Rheinmetall operavano con tendenze diverse e invece ora diventano una sola cosa. Il produttore di armi sta beneficiando dell'impennata della spesa europea per il riarmo mentre la Volkswagen attraversa quella che è la crisi dell'auto.

In questa congiuntura la scelta quindi – se di scelta si può parlare - è di convertire in sostanza buona parte dell'industria dell'auto in eccedenza in industria bellica e permettere alle grandi multinazionali belliche di fondersi con l'industria dell'auto. Questo aiuto ha avuto un effetto immediato anche in Italia dove il governo, tramite il ministro Urso si è fatto subito attivo, portavoce e agente di questa tendenza a far riconvertire parte dell'industria dell'auto in industria bellica.

I padroni lo vedono dal solo lato in cui lo possono vedere, da nuove opportunità industriali, perché i profitti vanno dove il mercato tira, il mercato dell'auto invece no. Saremmo nella normalità del sistema capitalista e in particolare della sua fase imperialista. Ma chiaramente non vogliono sentirne parlare. Scrive infatti un giornale molto vicino agli industriali e al governo, come Il Messaggero: “Nessuno parli di economia e di guerra o di produzione bellica”. Il termine Difesa, poi, viene utilizzato nell'accezione più ampia, cioè guardando alla sicurezza, all'aerospazio e così via. Il governo punta a incrociare il destino dell'industria dell'auto. I fornitori, prima ancora che i costruttori, e quella della difesa, puntando a una ricollocazione anche di ingegneri, operai specializzati, delle quattro ruote che eccedono nel settore dell'auto. Quindi nel 2025, infatti, l'industria dell'auto chiude con numeri catastrofici: mezzo milione - altro che un milione di auto prodotte! - siamo di fronte invece a mezzo milione di veicoli prodotti meno e questo ha influenze rilevantissime sulle aziende della componentistica e dell'indotto che nel nostro paese occupano 170.000 operai. La Difesa invece vola, il fatturato dell'industria della Difesa ha chiuso sopra i 40 miliardi dei quali la metà riconducibili alle soluzioni belliche, cioè a nuovi armamenti adatti alla fase di acutizzazione della tendenza alla guerra e del riarmo che ha trovato con la presidenza Trump e la reazione “europea” del piano von der Layen un suo punto di sbocco, un punto d'arrivo di quello che bolliva in pentola e un punto di partenza di quello che ci risolverà il futuro. Il Ministro Urso perlomeno parla chiaro: “incentiviamo questa azienda e a diversificare e a riconvertire le proprie attività verso settori ad alto potenziale di crescita come la Difesa”.

Come si vede il governo, gli Stati, diventano sempre più quello che sono, cioè comitati di affari a supporto delle multinazionali e dei padroni e gli Stati nazionali, i governi nazionali, a supporto dei propri padroni nella contesa internazionale che si sviluppa nella guerra commerciale, nel nuovo piano di riarmo. È chiaro che questo non è certo un piano studiato a tavolino, nasce come risposta alle contraddizioni reali del capitalismo e dell'imperialismo e nasce non in un quadro di visione comune ma di guerra di alta e bassa intensità tra i diversi padroni.

Eppure tutto poteva far sembrare che i due settori andassero in direzione diversa, per molto tempo si è parlato di come rilanciare il settore auto, di come permettere che gli sviluppi tecnologici che porteranno alla transizione green fossero compatibili con la situazione mondiale e fossero compatibili anche con il calo della domanda che è molto incentivato dalla crisi economica che si riversa sui proletari e sulle masse popolari che certamente hanno visto crollare la loro spinta ad acquistare nuove auto nonostante incentivi, nonostante propaganda selvaggia fatta dai padroni e dai governi come soluzioni della crisi dell'auto. Quindi è evidente che, in contrasto con quello che è stato detto ai lavoratori, agli operai fino a qualche mese fa, ora si dice esplicitamente: “fatevene una ragione, la crisi dell'auto non ha soluzione se non un ridimensionamento dettato dai rapporti di forza delle dell'industrie dell'auto a livello europeo e mondiale e delle spinte protezionistiche, vale a dire “prima di tutto l'America”, poi “prima di tutto l'Europa”, poi, all'interno di esso, “prima di tutto l'Italia” eccetera, che tutto producono tranne che sviluppo e occupazione nel settore auto. Ora invece con un cambio di passo repentino tutto è concentrato sul riarmo e quindi sul rapporto tra industria bellica e industria dell'auto. Tutto è indirizzato verso la riconversione e non certo verso l'economia green, ma verso l'economia di guerra, di guerra in senso pieno della parola e non soltanto come visione. Su questo l'industria bellica tira le file, c'è poco da fare, tanto è vero che la Leonardo - che comunque è il più grande industria bellica del nostro paese, del combinato di industrie belliche - che è impegnata soprattutto sul fronte mondiale, quindi nell'alleanza con la Rheinmetall, è cauto in questo tipo di questione. Cingolani, l'amministratore di Leonardo, ha frenato l'ipotesi sull'acquisto di Iveco che peraltro era già il suo partner ed è stato John Elkann, la Fiat, che ha proposto esplicitamente di essere presa dalla Leonardo. Questo stato di cose si riversa in tutto l'insieme della vicenda. Leonardo è alla ricerca continua di alleanze nei diversi settori in cui si può posizionare. Nello stesso tempo, non c'è solo la Leonardo, anche altre realtà dell'industria bellica hanno potenziato la produzione di armamenti: L'Oto Melara a La Spezia è inutile dire tutto il processo più che di riconversione, di spostamento sul bellico che va facendo la Fincantieri.

Quindi il sistema dominante all'interno dell’industria capitalistica diventa sempre più la produzione bellica, l'economia di guerra. Proprio Rheinmetall si dice disponibile in Germania a prendersi gli stabilimenti in dismissione della Volkswagen e i suoi operai e quindi a promettere nuova occupazione in questo campo. Innanzitutto che non si tratta di nuova occupazione, non siamo di fronte a una nuova stagione di sviluppo industriale, economico che porta all'incremento dell'occupazione, perché proprio le vicende del settore auto spiegano meglio di ogni altro che più che nuova occupazione si tratta di utilizzare operai specializzati all'interno dell'industria bellica che eccedono nell'industria dell'auto.

Come si vanno posizionando i sindacati che sono la prima trincea nel mondo degli operai, di quello che è il piano in questa direzione?

Nell'incontro con i sindacati, quando Urso ha parlato, direttamente o indirettamente, di questo abbiamo avuto attitudini molto diverse, apparentemente diverse, dai sindacati.

Da un lato abbiamo avuto la Fiom che dice “assurda dal punto di vista etico, industriale e occupazionale”. Questo è stato il primo giudizio che è un giudizio morale, francamente, non è certo un giudizio basato sugli interessi dei lavoratori perché sul piano etico è tutta l'economia capitalistica/imperialistica che va marciando verso la guerra proprio perché il capitalismo/imperialismo produce guerre e quindi siamo dentro a uno sviluppo normale del capitalismo in una fase di crisi economica e di contesa interimperialista mondiale. E certo che moralmente, ma “moralmente” significa che il sistema capitalistico/imperialistico è arrivato al suo stadio in cui produce guerra e parassitismo ed è un sistema immorale dal punto di vista degli interessi di trasformazione sociale verso un altro sistema della classe operaia e del movimento operaio. La Uilm è da sempre un sindacato aziendalista, anche se questo non significa di per sé collaterale con padroni e governo - questo ruolo ormai lo assume apertamente la Fim Cisl, che anzi si è detta immediatamente entusiasta di questo, favorevole a cogliere questa opportunità - la Uilm parte dal basso profilo: “non è realistico”, cioè non è realistico perché evidentemente ci sono contraddizioni nel tradurre poi nei fatti questo processo di riconversione. Ma dire “non è realistico” significa dire che se fosse realistico sarebbe da appoggiare?

Le forze politiche della piccola e media borghesia della cosiddetta sinistra parlamentare, subito la spostano sul terreno che gli è congeniale. La forza più a sinistra, AVS, parla di “trovata agghiacciante” o per i 5 Stelle invece è una “follia”. La verità è che invece è l'unico piano possibile per padroni e governi nello stadio attuale. Come vedere la questione dal punto di vista degli operai? è chiaro che la classe operaia non ha nessun interesse alla guerra imperialista, alle guerre capitalistiche, alle guerre reazionarie in generale, i costi delle guerre vengono pagati dai proletari delle masse popolari con il grande spostamento della spesa pubblica - perché di questo si tratta, di questo parla il piano von der Layen con buona pace della Lega nel nostro paese - dalle spese sociali, dalle spese ordinarie dello Stato, oggi in sostanza da quelle che vengono considerate dei costi per lo Stato in senso negativo della parola: sanità, scuola, per indirizzarle invece verso l'industria bellica e quindi i padroni che fanno i profitti contano sull'aiuto dello Stato, che è lo Stato che glieli permette attraverso i finanziamenti chiamati investimenti che di fatto permettono ai padroni di poter utilizzare i fondi dello Stato a proprio uso e consumo, e oggi in funzione della guerra. Ma i fondi dello Stato sono sempre i fondi dei cosiddetti cittadini, cioè dei proletari e delle masse popolari, quindi sarebbero i proletari e le masse popolari che già di per sé pagano, sono loro che pagano il riarmo attraverso il meccanismo della spesa pubblica e sono loro che lo pagano perché su di essi ricadono i costi di tutto quello che il riarmo toglie, quindi la sanità, la salute, i fondi per il lavoro ecc. ecc.

Quindi è su questa base che gli operai non possono che dire NO al riarmo, NO al piano di riconversione dell'auto in funzione dell'economia bellica. E questo lo si può fare solo se si ha una visione, una coscienza di classe, perlomeno la sua avanguardia, la sua parte organizzata, perché è questa la base materiale perché poi le organizzazioni dei lavoratori, in primo luogo i sindacati, possono essere espressione degli interessi dei lavoratori e quindi dei loro interessi immediati ma soprattutto futuri e agire autonomamente nei confronti dei piani di padroni e governo. Questo è bene che sia stato posto sul tappeto ed è bene che in tutte le fabbriche si facciano assemblee per denunciare il piano e si chiamino gli operai a lottare. Questo significa innanzitutto riorganizzare le file della classe secondo gli indirizzi del sindacato di classe e secondo gli indirizzi di inserire la lotta sindacale nel quadro più generale dello scontro di classe nel nostro paese che ha nelle fabbriche uno dei punti centrali e che può diventare, se gli operai si mobilitano, il punto di forza della risposta proletaria a riarmo, alla guerra e allo stato delle cose dell'economia capitalistica/imperialistica oggi.

proletari comunisti

slai cobas per il sindacato di classe

18/3/2025

info wattsapp 3519575628



19 marzo - INFO SOLDALE: 18 MARZO AL TRIBUNALE A FIRENZE

 

il18 marzo, si è tenuto il presidio di fronte al Tribunale di Firenze per l'udienza del processo sulla strage ferroviaria di Viareggio per la definizione delle pene ai 13 condannati. Da Viareggio sono partite diverse auto di compagni/e e familiari. Altri/e sono arrivati in treno e al presidio ha partecipato un buon numero di compagni/e dell'area fiorentina.

Il presidio si è svolto dalle ore 09.00 alle ore 14.00 con la diffusione di 500 volantini, l'affissione degli striscioni e l'esposizione dei cartelli con le foto delle 32 Vittime. Nell'aula giudiziaria sono state esposte, come in ognuna delle 250 udienze, le magliette con i volti delle 32 Vittime.

COORDINAMENTO LAVORATRICI E LAVORATORI AUTOCONVOCATI PER L'UNITA' DELLA CLASSE





19 marzo - GIÀ PIÙ DI 250 VITE DI LAVORATORI ASSASSINATI PER IL PROFITTO. NOSTRO IL SANGUE CHE CHIEDE GIUSTIZIA. L'UNICA QUELLA PROLETARIA

 

lunedì 17 marzo 2025

 è morto all'ospedale dopo sei giorni di atroci sofferenze Sandro Mendoza l'operaio di 26 anni dipendente della Tapojärvi, che gestisce le scorie dell'acciaieria Terni (appalto), Sandro era rimasto gravemente ustionato il 10 marzo in un incidente sul lavoro avvenuto nell'area del polo siderurgico di Ast a Terni. Nessuno ne parla ma anche tra sabato e domenica sono morti altri 4 lavoratori, ormai arriviamo ai 250 morti complessivi nel 2025. http://cadutisullavoro.blogspot.it


martedì 18 marzo 2025

18 marzo - PALERMO: Comunicato stampa sui morti di Adrano

 

Basta morti sul lavoro e per il lavoro

Palermo, 18 marzo 2025

I tre morti e i sette feriti gravi di ieri di Adrano coinvolti in un incidente mentre tornavano la sera dal lavoro nei campi, sono la dimostrazione che le stragi sul lavoro e per il lavoro in questo paese sono diventate una cosa normale, ma che normale non può essere!

Il più giovane dei tre lavoratori agricoli, di 18 anni, si chiamava Rosario Lucchese e lo aspettava la moglie incinta, gli altri due morti subito sono due cinquantenni, Salvatore Lanza di 54 anni e Salvatore Pellegriti, di 56 anni, anche loro sposati e con figli. Degli altri sette, quattro sono in gravi condizioni, tutti usciti al mattino per andare a lavorare nei campi, a raccogliere arance, a un centinaio di chilometri, e non più rientrati a casa, come purtroppo succede a tanti lavoratori di questo paese, che burocraticamente si chiamano morti in itinere.

In particolare, chi lavora nei campi è sottoposto ad uno stress allucinante prodotto da lunghe ore di lavoro, che costa tantissima fatica e con ritmi pesantissimi (ricordiamo i casi di chi è morto mentre lavorava!), che spesso si ammala per i tanti prodotti velenosi che sono costretti ad usare… un lavoro, come tutti sanno, pagato quasi sempre pochissimo.

Sono lavoratori “fantasmi” come oramai vengono chiamati, perché ci si accorge di loro quando succedono queste tragedie, che non sono “fatalità”, come abbiamo gridato mille volte… si tratta chiaramente, per chi vuol vedere, di un sistema nel quale i padroni fanno quello che vogliono, dove non esiste nessun controllo sui modi in cui si lavora per non parlare della “sicurezza sul lavoro”, che, ricordiamolo, è una legge di questo stato ma della quale i padroni e i loro governi se ne fregano.

Ed è innanzi tutto il governo di turno, in questo momento il governo della moderno fascista Meloni, che se ne frega, che garantisce in ogni modo i padroni, i caporali e tutti quelli che attorno a questo affare ci guadagnano, e che anzi dice che i padroni non si devono “disturbare”.

E non vogliono disturbare nemmeno i mezzi di comunicazione al servizio del governo: la notizia di questi lavoratori “fantasmi” è già oggi sparita dai principali telegiornali, perché il governo non vuole che si smontino le balle sulle condizioni di lavoro innanzi tutto e poi sui salari, sulla miseria in ogni ambito che produce questo sistema mentre i stanzia sempre di più soldi per le spese militari e la loro guerra imperialista.

Siamo, insomma, davanti ad una vera e propria guerra perenne contro i lavoratori, che ogni anno fa oltre 1000 morti, e mentre esprimiamo tutta la nostra solidarietà alle famiglie dei lavoratori morti e auguriamo ai lavoratori feriti di riprendersi presto, diciamo che bisogna farla finita con lo sfruttamento selvaggio dei lavoratori, in questo caso dei lavoratori agricoli e del caporalato.

È fondamentale che i lavoratori delle campagne costruiscano una propria organizzazione forte e fuori dalle organizzazioni sindacali confederali che non fanno che versare lacrime ipocrite ad ogni “incidente”, per lottare fino in fondo contro tutti quelli che tengono in piedi il sistema del Capitale.

Slai cobas per il sindacato di classe

Via Michele Cipolla, 93 Palermo

cobas_slai_palermo@libero.it


18 marzo - Strage di Braccianti in Sicilia dopo la Raccolta delle Arance. - prima info/solidale

 

Rosario Lucchese, 18 anni, Salvatore Lanza, 54 anni, e Salvatore Pellegriti, 56 anni. Tutti e tre erano lavoratori agricoli originari di Adrano, in provincia di Catania. Erano impegnati nella raccolta delle arance per conto di un’azienda di Adrano e stavano rientrando a casa dopo una giornata di lavoro nei campi di Francofonte, nel siracusano.

La dinamica dell’incidente

Secondo una prima ricostruzione, il pulmino su cui viaggiavano i braccianti e un furgone si sono scontrati frontalmente per cause ancora da accertare. L’impatto è stato così violento che i vigili del fuoco hanno dovuto intervenire per estrarre le vittime dalle lamiere dei veicoli. Sul posto sono giunti due elisoccorsi e diverse ambulanze per trasportare i feriti negli ospedali della zona. 

I soccorsi

I soccorritori hanno lavorato tempestivamente per estrarre i feriti e le vittime dai mezzi coinvolti. Due elisoccorsi e diverse ambulanze hanno trasferito i feriti negli ospedali vicini.  

La sicurezza stradale e le condizioni di lavoro

Questo tragico evento solleva nuovamente l’attenzione sulla sicurezza stradale e sulle condizioni di lavoro dei braccianti agricoli. Spesso, questi lavoratori sono costretti a lunghi spostamenti su strade pericolose per raggiungere i luoghi di lavoro, aumentando il rischio di incidenti. È fondamentale che le autorità competenti e le aziende agricole adottino misure preventive per garantire la sicurezza dei lavoratori durante gli spostamenti

La strage di braccianti sulla statale 194: Adrano piange Rosario (18 anni) e i due Salvatore

Tre morti e sette feriti, quattro dei quali in gravi condizioni, il tragico bilancio del frontale sulla Ss194 in territorio di Carlentini

E’ una strage quella che si è consumata nel primo pomeriggio di oggi pomeriggio sulla strada statale 194 “Ragusana” nei pressi dello svincolo di contrada Cannellazza, nel territorio di Carlentini (Siracusa). Tre persone decedute e sette feriti, quattro dei quali in gravi condizioni. E’ questo il tragico bilancio dell’incidente stradale avvenuto oggi poco prima delle 14.

Le vittime – tutte di Adrano – sono Rosario Lucchese, aveva solo 18 anni; Salvatore Lanza, 54 anni e Salvatore Pellegriti, 56 anni. Tutti lavoratori agricoli di un’azienda catanese, che stavano effettuando la raccolta delle arance per conto di una ditta di Adrano. La vittima più giovane lavorava soltanto da una settimana. Le altre due sono sposati e con figli. Le salme si trovano nella camera mortuaria di Carlentini e il magistrato di turno ha autorizzato per domani il loro trasferimento ad Adrano

Secondo una prima ricostruzione il pulmino a 9 posti sul quale viaggiavano i braccianti ed un furgone si sono scontrati frontalmente per cause ancora da accertare. I vigili del fuoco hanno estratto le vittime dalle lamiere dei veicoli e due elisoccorsi e diverse ambulanze hanno trasferito i feriti in ospedale. Sul posto i carabinieri hanno effettuato i rilievi e raccolto elementi per accertare la dinamica dell’incidente.

18 marzo - SI ALLUNGA LA CATENA DEGLI OPERAI CHE MUIONO NELL'EDILIZIA: Incidente sul lavoro a Monreale, operaio edile cade dal tetto e muore

 

ma allo stesso tempo denunciamo le schifose parole parole della segretaria della Cisl Federica Badami che dice "Siamo stanchi e addolorati, la frequenza di questi gravi episodi ci allarma»". Proprio loro che marciano fianco a fianco col governo fascista Meloni, che proprio sulla sicurezza sul lavoro continua a tagliare e sposta le risorse per il riarmo, mostrando che gli assassini sui posti di lavoro sono una guerra di classe e come tale gli operai devono combatterla

di Redazione

Un operaio edile di 55 anni, Antonio Alongi, è morto cadendo dal tetto tetto di una villetta a due elevazioni in via Regione Siciliana, a Monreale, alle porte di Palermo. Sono intervenuti i carabinieri, insieme al personale del dipartimento di prevenzione dell’Asp di Palermo. I soccorritori del 118, giunti con un’ambulanza, non hanno potuto fare altro che constatare il decesso dell’operaio. I militari dell’Arma specializzati in sicurezza sul lavoro hanno avviato un’indagine per chiarire le cause dell’incidente e verificare se fossero state adottate le misure di sicurezza previste dalla normativa. La salma dell’operaio è stata portata all’istituto di medicina del Policlinico per eseguire l'autopsia.

I sindacati

«Ancora una volta il mondo del lavoro paga un prezzo inaccettabile sul fronte della sicurezza sul lavoro, quello della vita dei lavoratori. Siamo vicini alla famiglia della vittima dell’ennesima tragedia. Siamo stanchi e addolorati, la frequenza di questi gravi episodi ci allarma». Ad affermarlo è Federica Badami segretaria generale Cisl Palermo Trapani intervenendo sull’incidente sul lavoro. «Da chiarire bene la dinamica ma di certo, con oltre seimila casi di infortuni sul lavoro solo lo scorso anno, il nostro territorio si conferma fra i più colpiti da questa vera e propria emergenza. Lo ribadiamo servono subito politiche mirate di prevenzione e misure specifiche per settore e territorio partendo proprio dallo studio dell’incidenza del fenomeno. La sinergia fra tutte le realtà che si occupano del tema deve essere alla base di ogni strategia futura». Per il segretario generale Filca Cisl Palermo Trapani Francesco Danese, «è sempre il settore edile ad essere quello più colpito, se non si interviene con adeguati dispositivi di sicurezza, prevenzione e controlli nei cantieri, i rischi corsi da questi lavoratori non potranno mai essere eliminati. Fondamentali potrebbero essere le nuove tecnologie per creare ambienti di lavoro sicuri. Mercoledì 19 celebreremo il nostro congresso provinciale a Palermo, e uno dei temi centrali per noi, è e sarà sempre quello della sicurezza, la tutela della vita viene prima di ogni altra logica o priorità», conclude Danese. 

18 marzo - Ancora sul processo "Ambiente Svenduto": Il processo Ilva "Ambiente svenduto" è un processo al sistema capitalista - Ricomincia il 21 marzo a Potenza

 Intervento dell'avvocata Antonietta Ricci di parti civili Slai Cobas sc

Il processo dell'Ilva non è un processo di dati. E’ un processo al sistema, al modo di produzione capitalista.

Il libro "Un lungo processo raccontato attraverso 7 anni di udienze" che ha messo insieme i passaggi principali delle udienze del processo “Ambiente svenduto” di 1° grado è un lavoro preziosissimo. Nessuno potrà mai andarsi a leggere 3800 pagine delle motivazioni della sentenza di 1° grado per avere un quadro complessivo della situazione. È veramente complicato.

Per cui, questo libro, mettendo in evidenza dichiarazioni, testimonianze che illuminano su tutta la questione, come si svolgeva veramente il lavoro in Ilva di Taranto, è molto utile. Perché, se è vero che la sentenza di primo grado è stata totalmente annullata, quei fatti, quelle testimonianze, quello che è stato detto nel processo di primo grado non può essere annullato, rimane. E come era portata avanti la produzione, ciò che subivano i lavoratori è un dato di fatto che rimarrà per sempre.

Per esempio è stato molto interessante riportare nel libro la requisitoria di uno dei PM che dice a un certo punto: come è possibile che tutto ciò avvenisse senza che nessuno sapesse e senza che nessuno prendesse provvedimenti? E il pubblico ministero riporta per esempio le testimonianze dei cittadini dei

Tamburi che dicono che si trovavano le polveri nei cassetti di casa, che quando mettevano i panni a stendere li trovavano macchiati; oppure la testimonianza dei pediatri che nelle orecchie dei bambini trovavano nel loro naso, nelle orecchie le polveri di minerali che si disperdevano nell'aria. Oppure quando si alzavano quei fumi che erano pieni di diossina - tant'è vero che è stato accertato che l'Ilva emette più diossina di quanta ce n'è in tutta la Regione Puglia.

Dall'altro lato invece leggiamo, dalle “arringhe” dei loro avvocati al processo, come si difendevano i Riva dicendo: ma le diossine così stanno nell'aria…, come se la diossina arriva dall'America…

Quindi riportare quelle testimonianze è veramente molto interessante, in alcuni aspetti anche agghiacciante.

I lavoratori nelle loro testimonianze al processo di 1° grado descrivono come si doveva lavorare, con un rischio di vita elevato. Quando ai loro capi dicevano: guarda, se noi dobbiamo intervenire su questi nastri trasportatori dobbiamo fermare la produzione per poter garantire una riparazione efficiente. Quando c'è un certo livello di vento automaticamente l’anemometro delle gru si blocca, mentre gli operai lavoravano con l'anemometro staccato, perché, al capo interessava solo caricare la la nave nel tempo più breve, altro non interessa, quindi metteva a rischio la vita degli operai, fino alla morte, come è successo con Zaccaria. La produzione doveva proseguire comunque, il lavoro doveva essere finito. Noi non possiamo bloccare il nastro per fare una riparazione, e se rischiamo la vita degli operai non ci importa, ecc.

Ecco, queste sono testimonianze agghiaccianti che ricostruiscono il modo di produzione capitalista.

Marx lo aveva già analizzato quando aveva previsto che, appunto, il capitalista deve perseguire il profitto, sino al punto di far ricadere i danni della perseguimento del profitto feroce sui propri dipendenti e su un'intera popolazione, cioè anche su chi non fa parte del suo ciclo produttivo.

Il processo di primo grado è stato un maxi processo, sullo stampo dei maxi processi della mafia. Un processo di un sistema in cui tutti sono colpevoli. C'era una rete di connivenza ampia con il padrone.

Quando Riva ha comprato l'Ilva, la situazione era già disastrosa, non è che possiamo dire che era fiorente, ma lui si era impegnato a portare lo stabilimento a condizioni di produzione “pulita”, ma quegli accordi non sono stati per niente rispettati, tant'è vero che lo stesso PM Buccoliero definisce l'Ilva uno “stabilimento di Carta”, nel senso che erano solo impegni scritti sulla carta, ma di fatto Riva non ne ha portato a termine uno. Perché diceva: non mi interessa, io devo devo portare avanti la produzione, un morto in meno in più...

Questo sistema criminale era talmente incardinato che, per esempio, anche se un caposquadra rilevava un problema, quel suo comportamento veniva sottolineato come negativo e quindi tu sei un nemico del padrone. Quando c'erano qualche capo, tecnico che si opponeva perché aveva visto ciò che accadeva e si permetteva dire qualcosa, veniva immediatamente punito con demasionamento con la dequalificazione, oppure andava a finire nella palazzina Laf.

Questa è la fotografia della sentenza di primo grado.

Un'altra testimonianza importante che viene riportata nel libro è quella che riguarda un altro infortunio grande per un carrello che cade addosso ad un lavoratore e ciò che gli altri operai che lavoravano con lui dicono; è veramente straziante leggere. Nelle loro testimonianze gli operai dicono: quel lavoro che stava facendo lui di solito noi lo facevamo in due, ma c'è stato un accordo sindacale interno che ha stabilito che quel lavoro poteva essere fatto da un solo lavoratore, ma lui da solo non ce la poteva fare, tanto è vero che è morto. Quindi anche i sindacati sono complici.

Non interessava proprio niente al padrone tutto ciò che succedeva, cioè le morti, il rischio di vita, per questo sono stati condannati. Ecco perché parliamo di capitalismo feroce e criminale. Credo che la storia di Taranto, del processo di primo grado, sia esemplare al massimo dei processi di questo tipo.

Il capitale per massimizzare i profitti non ha voluto tutelare niente, non solo i propri dipendenti, ma ha lasciato morire un'intera popolazione, un'intera comunità. Ha messo a rischio anche il futuro, perché i danni di ciò che è stato fatto si riverseranno sulle generazioni future. Per questo è una storia unica, esemplare.

Il fatto che tutto il processo di 1° grado durato sette anni sia stato annullato è un grave danno perché quelle condanne non si tradurranno in pene. Si rifà il processo a Potenza e quindi non sappiamo che tipo di condanne ci saranno, le prescrizioni che interverranno.


18 marzo - APPELLO TER STRAGE DI VIAREGGIO, INVITO A PARTECIPARE AL PRESIDIO

 




18 marzo - info: LAVORATORI FELTRINELLI IN LOTTA

 


lunedì 17 marzo 2025

Ex Blutec (ex Fiat Temini Imerese): tutto fermo, cancelli ancora chiusi e operai ancora in cassa integrazione…

  

In un articolo di qualche mese fa, dopo il passaggio dell’area industriale della ex Fiat di Termini Imerese all’imprenditore italo-australiano Ross Pelligra, ci chiedevamo in maniera scettica, visti i precedenti … e ora che succede? E avevamo ragione dato che fino ad ora non è successo proprio niente!

La sintesi della situazione la dà il quotidiano (adesso nelle mani degli Agnelli) la Repubblica: “Ex Blutec, cancelli chiusi operai rimasti a casa a Termini è tutto fermo - L’accordo firmato con Pelligra non decolla - Stipendi arrivati in ritardo, slittata ad aprile la visita di Schifani e Urso”

Insomma, dopo “gli annunci trionfanti di Adolfo Urso e del presidente della Regione, Renato Schifani, sulla conclusione positiva della vertenza più lunga dell’industria italiana, qualcosa sembra essersi inceppata.” Non è iniziata nemmeno la ristrutturazione dei capannoni che è il vero mestiere di Pelligra… e non c’è ombra del piano industriale che “Urso e Schifani avevano annunciato per il 1°

febbraio” con “un incontro in pompa magna nello stabilimento”. Dove sarebbero stati svelati i nomi delle imprese che dovrebbero investire in quello che dovrebbe diventare (e qui mancano solo gli squilli di tromba) un «Polo manifatturiero, industriale, commerciale che ospiterà start up specializzate nell’innovazione dei processi industriali, la sede di Pelligra per la costruzione degli stabilimenti insieme ai partner, un’area manifatturiera per il food&beverage, una per lo sviluppo di nuove tecnologie ed una destinata alla logistica».

Il ministro Urso che ci ha abituati in questi due anni alla propaganda a piene mani e che alla fine non risolve niente probabilmente, dopo una serie di rinvii, farà un altro incontro ad aprile.

E gli operai? Nel frattempo, scrive il quotidiano degli Agnelli, “… i 183 lavoratori ex Blutec esclusi dal piano hanno avuto accesso alla pensione anticipata che riceveranno a partire da aprile mentre i 350 passati a Pelligra attendono ancora di iniziare il programma di formazione previsto dagli accordi e hanno ricevuto i primi tre stipendi con qualche ritardo. Somme anticipate da Pelligra perché dall’Inps l’erogazione della cassa integrazione avviene a rilento.”

Inutile dire che i sindacati confederali, a cominciare dalla Fiom confermano “un momento di stasi”! e aspettano “che partano i lavori di ristrutturazione dei capannoni che sono la prima fase del progetto”.

E tra un’attesa e l’altra (sono passati 14 anni!), mentre gli operai diminuiscono sempre più, rispuntano i soldi pubblici, gli incentivi!.

Saranno per “la statunitense Renesys Energy, che produce batterie di nuova generazione”?, o “per le altre due aziende delle quali si parla” che “sono siciliane, quella di logistica Nicolosi Trasporti e il Consorzio artigiano edile costruttori di Comiso.”? O ancora per le altre imprese che dovrebbero essere coinvolte anche attraverso “una serie bandi finanziati con i 105 milioni di euro dell’accordo di programma su Termini Imerese, il primo già pronto da 15 milioni di euro.” Guarda caso “Su questo e su altri incentivi da parte del governo nazionale, Ross Pelligra ha parlato in un incontro riservato con Urso a fine febbraio. Un vertice nel quale, secondo fonti vicine al dossier, il ministro ha dato ampia disponibilità a facilitare gli investimenti nel sito anche attraverso la Zes Unica.”

Ammettendo pure che tutta questa messa in scena parta davvero c’è da tener conto, conclude l’articolo, che ci si “dovrà però scontrarsi con la politica dei dazi del presidente Usa, Donald Trump.”

17 marzo - info: Solidarietà coi vigili del fuoco in lotta

 








venerdì 14 marzo 2025

15 marzo - info da tarantocontro: Il processo Ilva "Ambiente svenduto" trasferito a Potenza ricomincia male

Già sono stati ridotti di più della metà (25) gli imputati del processo di 1° grado per prescrizione; per cui alcuni complici dell'azione criminale di Riva sono ora tranquillamente fuori dal processo.

Ora l'altra novità: nell'organizzazione dell'udienza del 21 marzo il Tribunale di Potenza ha fatto una divisione - leggere l'avviso pubblicato sotto - per cui gli avvocati dei Riva e degli altri imputati saranno in un'aula, mentre gli avvocati delle parti civili, e le stesse parti civili, vittime del capitalismo assassino, saranno in altre due aule. 

Così gli avvocati degli imputati saranno liberi di gestirsi la loro presenza all'udienza, al riparo dalle "fastidiose" parti civili, dai loro sguardi, commenti, proteste (come, sia pur in minima parte, è avvenuto negli anni a Taranto); le parti civili invece saranno in una specie di apartheid, probabilmente senza neanche poter guardare nelle facce i giudici.

Inoltre il tribunale di Potenza vieta l'ingresso del pubblico. Una cosa illegittima!

Si vuole fare un processo controllato, nel silenzio pubblico? Se l'inizio è questo, quale sarà la fine...?


mercoledì 12 marzo 2025

12 marzo - PALERMO: INCONTRO ASSESSORATO E SLAI COBAS sc SU VERTENZA ASSISTENTI IGIENICO/PERSONALE

Comunicato stampa 

Incontro Assessorato Lavoro del 10 marzo sui problemi relativi al servizio di assistenza igienico-personale specializzata agli studenti disabili

Ieri mattina, 10 marzo, si è svolto l’incontro tra una delegazione dello Slai Cobas sc e i dirigenti dell’Assessorato regionale al Lavoro, dott. Greco e dott. Reale, con la presenza della dott.ssa Zicari, sulla questione dell’assistenza igienico-personale specializzata alle studentesse e agli studenti disabili nelle scuole superiori della Sicilia, ma non solo.

Il dott. Greco ha iniziato l’incontro leggendo la lettera inviata dallo Slai cobas nella quale si chiedeva l’urgente necessità dell’incontro a causa dei continui problemi che impediscono la corretta assistenza agli studenti disabili.

Tra i punti della lettera, come necessari ad eliminare gli ostacoli, c’è quello della puntualità e tempestività del finanziamento annuale, affinché l’anno scolastico possa iniziare nei tempi stabiliti dalla norma: già adesso, mese di marzo, dalla Città Metropolitana di Palermo, per esempio, arrivano notizie sulle difficoltà previste per il mese di settembre prossimo! Sempre dalla Città Metropolitana arriva la notizia che manca circa 1 milione di euro per completare l’assistenza relativa a questo anno scolastico. Così come il Libero Consorzio di Trapani ha interrotto il servizio igienico-personale specializzato a novembre 2024, sospeso per tutto il mese di dicembre e gennaio e ripartito quasi a fine gennaio.

Poi è stato illustrato l’importantissimo punto sulla cosiddetta certificazione UVM che, di fatto limitando l’assistenza ai ragazzi e alle ragazze che ne sono in possesso, discriminano, lasciandoli letteralmente a casa, coloro che non ne sono sprovvisti. Su questo punto è stato necessario ritornare più volte chiarendo che la “certificazione UVM (Unità di valutazione multidisciplinare)” non c’entra niente con l’assistenza scolastica agli studenti disabili, obbligatoria per legge e non sottoposta a vincoli di bilancio, ma può servire, se richiesta, per servizi extrascolastici. In questo senso è stata ribadita la richiesta di annullamento della “circolare” dell’ex Assessore Scavone che aveva introdotto questa certificazione in un allegato alla stessa.

La gravità, per quanto riguarda la certificazione UVM, sta nel fatto che le Città metropolitane e i Liberi Consorzi la usano come paravento per non fornire l’assistenza agli studenti che ne sono sprovvisti! In questo senso è stata fatta anche la richiesta della necessità di un controllo da parte della Regione di come le Città Metropolitane e i Liberi consorzi spendono questi soldi, visto che sembra che alcuni non eroghino affatto l’assistenza. E perfino i Comuni, in maniera vergognosa, usano il paravento dell’UVM e soprattutto del famigerato “parere del Cga” per non dare assistenza igienico-personale specializzata.

Dopo ampia discussione, durante la quale abbiamo ribadito che le leggi esistenti, a livello nazionale e regionale, così come le sentenze o le prese di posizione a livello ministeriale, sono chiarissime, non ultima la sentenza del Tribunale di Torino che richiama il Consiglio di stato e la Corte di Cassazione, e che, quindi, in nessun caso possono essere superate dal famigerato “parere del Cga”, sul punto UVM il dott. Greco ha pensato che si potrebbe fare un “Atto di indirizzo” agli Enti a chiarimento del tutto.

Sui fondi da trasferire a Città Metropolitane e Liberi consorzi il dott. Greco ha chiesto al dott. Reale perché non si riesce a darli in tempo utile e a fare di tutto affinché arrivino in tempo per l’inizio dell’anno scolastico. Il dott. Reale ha detto che stanno già adesso stanno predisponendo le somme necessarie ma che si attende l’apertura della piattaforma dedicata (quando il sistema è pronto), e questo dovrebbe accade in questo mese di marzo.

Naturalmente è stato ripreso il punto sulla necessaria stabilizzazione del servizio a livello regionale (che in realtà era stato trattato come primo punto) per famiglie e studenti e di conseguenza delle lavoratrici e dei lavoratori specializzati che da oltre 20 anni lavorano nel settore. Il Dott. Greco ha detto che loro come Assessorato non sono contrati in via di principio, ma che si tratta di questione politica che loro non possono risolvere. A questo proposito abbiamo detto che c’è un disegno di legge depositato all’Ars (e un altro sembra possa essere presentato in questi giorni) per riorganizzare al meglio l’assistenza in tutta la Sicilia. Anche in questo caso il Dott. Greco ha detto di non avere niente in contrario.

Nel frattempo, allora, la delegazione è tornata su un punto di cui già aveva parlato il dott. Greco durante lo scorso incontro, e cioè della necessità di dare in appalto alle cooperative (e non più tramite accreditamento) con bandi di 3 anni (almeno e con la necessità di inserire la clausola di salvaguardia).

Infine, esprimendo la volontà di risolvere i vari problemi, il dott. Greco si è impegnato ad organizzare una riunione con i responsabili delle Città metropolitane e dei Liberi Consorzi, per chiarire soprattutto per la questione Uvm, e nello stesso tempo e per lo stesso argomento a confrontarsi con i responsabili dell’Assessorato alla Sanità.

Il dott. Greco si è impegnato, inoltre, a farci conoscere i contenuti e le decisioni della suddetta riunione, tramite ulteriore convocazione.

Da parte nostra ci siamo impegnati a mandare un promemoria riassuntivo, a presentare eventuali documenti necessari e naturalmente, come scritto nella lettera di richiesta incontro, che porteremo avanti la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori per il rispetto dei loro diritti.

Palermo 11 marzo 2025

Slai cobas sc

12 marzo - info POSTE ITALIANE: UNA CARNEFICINA SILENZIOSA DIETRO AI PROFITTI RECORD

Operai Contro 
Comunicato stampa di “Lavoratori precari di Poste Italiane”, a cura di Carmine Pascale

Sentiamo parlare ormai spesso di come Poste Italiane sia diventata una fabbrica di precarietà, per abbattere i costi del personale e massimizzare il profitto. Ma c’è un altro drammatico aspetto, legato al raggiungimento di una redditività sempre più alta, solitamente poco discusso: la sicurezza sul posto di lavoro. Su questo fronte, i dati sono sconcertanti. Al netto dei casi di infortunio “in itinere” e di Covid-19, nel triennio 2021-2023 il numero totale di infortuni sul lavoro dei dipendenti di Poste Italiane è stato pari a 14.590. Di cui 3.704 con gravi conseguenze e 12 decessi. Nel periodo 2018-2020 è andata addirittura peggio, con 17.907 eventi infortunistici. Di cui 4.973 con gravi conseguenze e 14 decessi. Circa il 75 per cento degli infortuni registrati sono concentrati nel recapito postale, che risente delle insidie connesse alla circolazione stradale. La prima tipologia di infortuni è legata all’uso dei mezzi aziendali, in particolare per caduta da motoveicoli e per collisione con o senza terzi coinvolti. Al secondo posto si collocano gli episodi di scivolamento e caduta durante i percorsi a piedi. La figura del portalettere, che notoriamente svolge la propria attività all’aperto, risulta essere quella esposta a più tipologie e più elevati livelli di rischi lavorativi.
Dietro questi numeri ci sono vite spezzate, persone rimaste storpie e menomate, famiglie distrutte. Un’autentica carneficina, che si verifica ogni giorno sulle nostre strade. Anche se la maggior parte delle volte non fa notizia, né in tv, né sui principali quotidiani. Poste Italiane viene considerata tra le migliori aziende al mondo in cui lavorare, grazie alle sue politiche di valorizzazione delle risorse umane, ma la realtà è ben diversa. L’azienda, da anni, sta riducendo il personale, sottoponendo i propri dipendenti a ritmi frenetici e pressioni costanti. A ciò si aggiunge l’insicurezza lavorativa che deriva dalla precarizzazione del lavoro nel recapito, dove si è diffusa la pratica delle assunzioni a tempo determinato per portalettere e addetti allo smistamento.
I lavoratori precari entrano in servizio con una formazione spesso inadeguata, svolta perlopiù in modalità a distanza attraverso piattaforme digitali. Le attività pratiche per insegnare ai nuovi arrivati l’uso corretto e in sicurezza delle attrezzature da lavoro, o lo svolgimento di qualsiasi procedura lavorativa, in genere vengono demandate ai colleghi assunti in pianta stabile.
Nessuno dovrebbe mai rischiare la vita per lavorare, specialmente quando si è giovani. È inaccettabile che ciò avvenga ordinariamente in un’azienda come Poste Italiane, dove lo Stato centrale è il principale azionista e che pertanto dovrebbe prestare maggiore attenzione all’equilibrio tra profitto e impatto sociale.

Roma, 6 marzo 2025

Carmine Pascale Lavoratori precari di Poste Italiane

lunedì 10 marzo 2025

10 marzo - STELLANTIS TERMOLI

dai malumori bisogna passare alla lotta come a Pomigliano

Stellantis, malumori per misero premio di produzione. A Termoli il coordinatore nazionale automotive Fiom: "Se questo è il buongiorno" -

: “Non cadiamo nella trappola di dare tutta la responsabilità a Tavares (l’ex ad,

 dimessosi e di cui di recente è stata resa nota la buonuscita, ndr), è diventato un

 capro espiatorio ma non era solo, rispondeva a un board, a precise scelte 

strategiche aziendali”. Il sindacalista lombardo ha sottolineato come sia 

essenziale la campagna sui territori che si sta conducendo, che vuole 

ricomporre le coscienze e che reputa fondamentale pertanto l’ascolto

 dei lavoratori e l’interlocuzione con loro.

 “siamo stanchi degli annunci”, sulla nuova linea produttiva dei cambi eDCT 

 che l’azienda ha di recente promesso anche per Termoli. 300mila cambi 

elettrificati a partire dal 2026, questi i numeri. “Può essere un segnale 

positivo, ma non è sufficiente”. Detto altrimenti, non risolverà i problemi 

di Termoli (impiegherà circa 300 lavoratori, in pratica quelli del Fire dismesso)

 se non abbinata al progetto della gigafactory perché recuperare posti lavoro 

ma in maniera residuale rispetto agli attuali occupati e a tutti quelli che 

avrebbe portato – porterebbe? – l’investimento delle batterie elettriche.


10 marzo - LA LOTTA A POMIGLIANO

 

Gli operai di Pomigliano non hanno aspettato nessuno. Di fronte ad un premio annuale di 630 euro lordi che 

è una vera elemosina sono scesi subito in sciopero. La FIOM li ha coperti dichiarando lo sciopero di quattro ore. 

I sindacati firmatutto piangono e scoprono che l’accordo variabile firmato da loro ha prodotto da parte aziendale queste briciole. Ma ancora una volta tutti fanno il gioco delle tre carte: nei comunicati degli uffici stampa di 

queste organizzazioni la critica non manca, tanto non costa niente.

Ora non facciamoci fregare. Bisogna richiedere un premio di 2000 euro equiparato a quello dell’anno scorso. 

Questo deve essere l’obiettivo. Parlare di piani industriali e tavoli con il governo serve solo a sgonfiare gli 

scioperi.
Ricordiamoci che, con una faccia tosta incredibile Elkann ci viene a dire che “questo è stato un periodo difficile, 

ma io vi voglio ringraziare per il vostro duro lavoro”. E mentre agli azionisti si stabilisce di dare 5.500 milioni 

di euro di dividendi, agli operai, complessivamente, si promettono 600 milioni, che individualmente sono 

630 euro lordi.
I cinque miliardi e mezzo per gli azionisti e i 600 milioni di elemosina per gli operai, vengono tutti dal lavoro 

degli operai sulle linee. Gli azionisti, Elkann incluso, non producono niente, nessun valore. Agli operai che 

producono tutto, solo le briciole.
A Pomigliano è su questo che ci siamo incazzati e sono partiti gli scioperi.

Con la Fiom bisogna essere chiari, altrimenti rischiamo che faccia di nuovo sgonfiare tutto, come

 negli scioperi precedenti: ci siamo mobilitati perché le “promesse” di Elkann sono un’elemosina offensiva.
Basta con le chiacchiere, vogliamo i soldi.
Se ci sono per gli azionisti, vuol dire che ci sono.
Visto che tutto quello che luccica in Stellantis viene prodotto da noi operai, vogliamo un premio dignitoso. 

Subito 2.000 euro in busta paga.
da oc



domenica 9 marzo 2025

9 marzo - SCIOPERO 8 MARZO A TARANTO - PALERMO - MILANO: FOTO, PIATTAFORMA, LE RAGIONI

 

TARANTO

PALERMO

MILANO

8 marzo - Per cosa lottiamo 

Lo sciopero dell'8 Marzo non è uno sciopero sindacale, non è uno sciopero puramente sulle questioni economiche, ma è uno sciopero che si carica di tutti gli aspetti, sia degli attacchi quotidiani da parte dei padroni, del governo, degli uomini che odiano le donne, sia dei bisogni più generali che vengono dal lavoro, dalla precarietà, dalle forme inaccettabili di discriminazione, per e sul lavoro, dalle condizioni di vita sempre più oppressive. In varie città alcuni presidi saranno agli ospedali. Perché? Il governo ci vuole macchine della riproduzione, e nello stesso tempo scarica sulle donne tutti i problemi, i costi che avere figli comporta. C'è una campagna vera e propria nazionale, europea, e in tanti paesi imperialisti, in Italia portata avanti dalla Meloni e anche da altri ministri, dalla Roccella in particolare, Salvini, ecc. che dicono esplicitamente che il problema della natalità è un problema economico per la società capitalista. Cioè, a loro non frega niente delle donne, non gliene frega niente neanche dei bambini – e sicuramente non gliene frega, perché mentre qui parlano di figli, sono nello stesso momento complici nell'ammazzare migliaia di bambini in Palestina, come è avvenuto e continua ad avvenire a Gaza; come lasciano tranquillamente morire nel nostro mare tanti bambini migranti, affermando di fatto con le loro criminali azioni: meglio morti che accoglierli sulle nostre coste. Quindi, figurarsi se questi possono minimamente preoccuparsi dei bambini. Li vogliono solo come braccia da sfruttare per il capitale, e nel prossimo futuro come corpi per la guerra. L'altra faccia della medaglia di questa campagna - a volte sono dichiarazioni, a volte sono atti concreti fatti da parte di associazioni pro-vita, e di alcune Regioni, Comuni – è l’attacco al diritto d'aborto, che ancora c’è, anche se non è quello che vorremmo.L’altro aspetto che viene scaricato sempre più sulle donne, è il carovita. Per le donne, che già fanno il doppio lavoro, fuori e in casa, significa doversi arrabattare molto di più.

Di queste e altre ragioni si carica lo sciopero delle donne.

Centrale nell’8 marzo e nello sciopero è la lotta contro questo governo. Non solo per quello che abbiamo detto, ma soprattutto perché la sua azione peggiore e più pericolosa è sul fronte ideologico.La Meloni dice:Io, donna, madre cristiana”. E vuole presentarsi come modello di riferimento, come portatrice dei veri valori delle donne. Ma questi sono i “valori” di destra, valori fascisti che possono andare bene alle ricche, alle borghesi, non sono affatto i valori della maggioranza delle donne proletarie, delle studentesse, delle ragazze, per non parlare delle immigrate che sono ancora di più oppresse e sicuramente discriminate, violentate nei loro diritti, a volte schiavizzate sui posti di lavoro e fuori dai posti di lavoro. Questi “valori” propagandati dalla Meloni si sono capiti molto bene cosa sono: il moderno fascismo ha generato un moderno patriarcalismo, ancora più pericoloso, invadente su ogni aspetto della nostra vita, perchè frutto della crisi della borghesia putrefatta che per difendersi cerca di dare nuova veste ad un impossibile ritorno al passato. L'azione di Valditara nelle scuole vuole affermare i valori occidentali, la religione cristiana - addirittura vuole introdurre lo studio della Bibbia nelle scuole - la cultura occidentale imperialista, come i valori giusti, quelli che devono prevalere, che si devono imporre a tutti e alle altre culture. Affermando una chiara politica e azione razzista, di attacco ai popoli, di disprezzo per le loro diverse culture, diverse religioni ecc. Tutte bestialità che noi donne proletarie, internazionaliste dobbiamo denunciare e respingere. L'altro aspetto che noi vogliamo portare nello sciopero nell'otto Marzo e che non c’è soluzione in questo sistema borghese, i cui esponenti politici pensano solo a conservare la proprio poltrona nel governo e nel Parlamento anche quando sarebbero ad un passo dalla galerapensiamo alla schifosa Min. Santanchè. Il governo pensa a ritagliarsi il proprio spazio a livello internazionale, per questo è complice delle guerre, del genocidio in Palestina. Togliendo soldi a tutta la gente per usarli per finanziare l’armamento dell’Italia imperialista.

9 marzo - La guerra (del lavoro) contro le donne

poesie – e storie vere – di Carlo Soricelli (*)

E la donna va va va

Capelli rossi ben ordinati

Barbara lavoratrice itinerante

guarda ormai alla pensione

spera non si allontani ancora

lavorava qua e là nella provincia

Quella mattina era cassiera in un supermercato

alle 4,40 è già in macchina per il turno delle 5

la casa già pulita

un ventenne tornava dal divertificio

e la travolge a folle velocità

la sua foto desta rabbia e malinconia

a chi ancora ha un cuore e si commuove

per condizioni di lavoro antiche

e ci si meraviglia di un’Italia senza figli


 
E la donna va va va va va

Marina di mestiere faceva l’ambulante

di anni ne aveva 59

Nella foto di cronaca sorride tra i vestiti

ne sceglieva uno per la festa

Si scontra all’alba alla guida di un furgone

mentre andava al mercato

Frutta bella, frutta bella

A Frascati non sentiranno più i suoi richiami

E la donna va va va va va

Anna sorride

coi suoi grandi occhiali da sole

il papà serio guida la macchina

dietro il fratello non si vede

Una famiglia dal tragico destino

faceva lavoro nero senza protezioni

Assemblavano in casa Fuochi d’Artificio

che diventa una fabbrica di morte

muoiono in tre tra atroci sofferenze

tra bombe dai mille colori

sabato 8 marzo 2025

8 marzo - UNA DEDICA DI C. SORICELLI, CHE CONDIVIDIAMO, A TUTTE LE DONNE/LAVORATRICI CHE MUOIONO SUI POSTI DI LAVORO

 

L'Osservatorio di Bologna morti sul lavoro dedica anche quest'anno 8 marzo la copertina alle donne lavoratrici, che perdono la vita a centinaia sul lavoro: sono ingegnere, operaie, autotrasportatrici, guidatrici di trattori ecc. ma muoiono numerorissimi in itinere. per la fretta di conciliare il lavoro con il carico famigliare, per la stanchezza, per i lunghi viaggi in automobile fatti all'alba o al ritorno al buio. Il lavoro dev'essere a misura di donna sul lavoro

Carlo Soricelli




venerdì 7 marzo 2025

7 marzo - info: STELLANTIS MELFI. LA TRAPPOLA DEL FAVORE INDIVIDUALE

 

Operai Contro

Mentre a Pomigliano si indignano e scioperano per il misero premio che Stellantis vuole erogare, a Melfi il silenzio fa da padrone. Persone in cassa integrazione da più di un anno non riescono a scendere a lavorare mentre i lecchini, i tesserati dei sindacati filopadronali o i figli e nipoti dei capi riescono a fare anche due, tre giorni a settimana. Lavorando come bestie tra l’altro. È un messaggio per tutti: o ci pieghiamo al loro sistema e entriamo nella trappola del favore individuale, dimenticando che siamo una collettività, oppure sarà la fine anche economicamente. Ma c’è di più: si aprono le trasferte a Melfi per la Serbia, trasferte pagate molto meno delle solite trasferte estere, € 1.600 quando prima pagavano € 2.400. Il motivo? Perché lì il costo della vita è meno caro. Ed ecco che un povero lavoratore dopo un anno di cassa integrazione pur di poter maturare un po’ di tredicesima un po’ di rateo o anche vedersi qualche centinaio di Euro di stipendio in più, lascia la famiglia e accetta di partire per un paese straniero per tornare si è no una volta al mese a casa. Questi lavoratori prima venivano in trasferta da noi, ora andiamo noi da loro. Melfi è diventato uno degli stabilimenti in cui particolarmente alta è la paura e maggiore è l’attaccamento ai sindacati e all’azienda, la conseguenza è un alto livello di servilismo. La scelta è tra chi conosce o ha il parente più in alto oppure chi ha la tessera con il sindacalista più forte. Alcuni operai chiedono favori per una postazione o per una trasferta remunerata bene anche ad amici politici. Una volta eravamo una collettività forte che faceva valere il numero e l’unità per imporre al padrone i nostri interessi, ora sembriamo il peggio dell’italiano opportunista dei luoghi comuni, quello che pensa solo a se stesso. Però in televisione vediamo molte persone che sono indignate per la canzone di Tommy Cash, questo Estone che menziona di sudare come un mafioso. Si indignano molti italiani perbenisti, si lamentano che in Italia non siamo tutti così. E invece questo modo di fare si è radicato perfino nella fabbrica. È vero sono pochi quelli che fanno i mafiosi e pochi ricevono favori senza alzare la testa, ma il resto è, per ora, impotente e muto.
Ciuccolo, operaio Stellantis di Melfi