A Bergamo la
giornata del 18 marzo è stata anticipata da volantinaggi che hanno toccato le
più importanti fabbriche del territorio dove si è portato agli operai la
necessità dello sciopero contro il governo della guerra.
Uno sciopero
necessario ma difficile, anche nei posti di lavoro con una presenza organizzata
del sindacato. Tante presenze importanti in piazza ma anche tanti vuoti.
Lavoratori
della logistica e operai di fabbrica; licenziati con infami accordi sindacali
di Cgil e Cisl che hanno chiuso importanti aziende quando il lavoro c'è per
favorire la delocalizzazione e lo sfruttamento di nuova manodopera in nuove
aziende; i senza diritti delle cooperative in maggioranza immigrati, si sono
trovati fianco a fianco contro questo sistema criminale che è il governo delle
imprese e della guerra.
Nell'assemblea
in piazza questo insieme di esperienze si sono fuse nelle ragioni dello
sciopero, i tanti aspetti dello sfruttamento quotidiano, nei magazzini della
logistica o sulle catene delle grandi fabbriche.
E' uscito
chiaro, che le condizioni da nuovi schiavi imposte con il sistema illegale
delle cooperative, è il modello che stanno esportando nelle fabbriche, con la
riforma del art. 18, con il jobs act, con la svendita del contratto nazionale
come quello dei metalmeccanici ora in discussione.
IL VOLANTINO
DIFFUSO
Lavoro non
guerra, diritti per tutti
NO allo
sfruttamento, NO alla precarietà, NO al razzismo







