martedì 23 maggio 2023

23 maggio - USB: SCIOPERO GENERALE "D'ORGANIZZAZIONE". LA POSIZIONE DELLO SLAI COBAS SC

 

l'avremmo fatto questo sciopero e saremmo stati lieti che il sindacalismo di base e di classe si unisse per farlo - ma l’USB se lo vuole fare da solo e ha fatto tutto perchè se lo faccia da sola e niente perchè diventasse uno sciopero unitario - i fatti stanno esattamente così

Salario minimo, aumenti in busta paga e stipendi legati all'inflazione reale sono alcuni dei punti che saranno al centro dell'assemblea prima e dello sciopero poi indetti dall'USB.

I

"Alzare i salari! Abbassare le armi! - si legge in una nota diffusa - Milioni di lavoratori e lavoratrici da trent’anni a questa parte assistono alla riduzione del proprio potere di acquisto di circa il 12 %, come segnala l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, (ILO) organismo internazionale che collabora attivamente con Cgil Cisl e Uil.

Milioni di lavoratori e lavoratrici subiscono il peggioramento costante delle condizioni di lavoro tra precarietà, flessibilità, aumento della produttività e dei ritmi di lavoro, part time obbligatorio, Jobs Act, licenziamenti indiscriminati, condizioni di sicurezza del lavoro sempre peggiori.

Milioni di lavoratori e lavoratrici hanno visto il loro salario fissato, da contratti nazionali firmati troppo benevolmente, al di sotto dei 7 euro lordi l’ora.

Milioni di lavoratori e lavoratrici hanno visto stracciare quei diritti sociali previsti dalla nostra carta costituzionale, il diritto alla salute, il diritto alla casa, il diritto all’istruzione pubblica, il diritto ad un trasporto pubblico ed efficiente.

Dinanzi a questa drammatica condizione sociale, mentre in Francia, in Portogallo, in Germania, in Inghilterra, in Grecia divampa la protesta ed è stata avviata una stagione di grandi mobilitazioni, con un trionfante comunicato congiunto le segreterie generali di Cgil Cisl e Uil hanno lanciato la sfida al governo Meloni: tre iniziative tra aprile e maggio, non a Roma contro il governo, ma iniziative interregionali a Bologna, a Milano a Napoli.

Giusto per non disturbare troppo il governo più a destra della storia della nostra Repubblica...

USB, sindacato conflittuale, confederale, da sempre dalla parte dei lavoratori e delle lavoratrici indica l’unica strada e risposta possibile:

IL 26 MAGGIO È SCIOPERO GENERALE!

· 300 EURO NETTI SUBITO IN BUSTA PAGA 

· STIPENDI LEGATI ALL’INFLAZIONE REALE

· SALARIO MINIMO 10€ L’ORA

· PREZZI E TARIFFE CALMIERATI"


sabato 20 maggio 2023

20 maggio - ORE 12 - Controinformazione rossoperaia - 6 - Testi

  "ORE 12" esce in audio il lunedi/mercoledì/venerdi

martedi/giovedì/sabato pubblichiamo la trascrizione dei testi audio

Trascrizione dell'audio del 18 maggio - 6 -

L'Alluvione in Emilia Romagna

Ci sarebbe molto poco da aggiungere, rispetto a quello che la grande stampa pubblica, sulla disastrosa alluvione in Emilia Romagna. Ci sarebbe poco da aggiungere a fronte delle devastazioni, dei morti, degli sfollati. Non sta a noi fare qui informazione ma, soprattutto, controinformazione.

E’ scontata la solidarietà, la nostra, quella dei lavoratori che fanno riferimento a noi, alle popolazioni alluvionate, è scontata quella che viene a tutti i livelli dalle organizzazioni sindacali di base, dalle associazioni e dai movimenti che si occupano di ambiente e di lotta contro la devastazione del territorio. Il problema nostro è oggi quello di aiutare a comprendere, sia noi che chi ci ascolta, più che le ragioni, la lotta da fare rispetto a quello che è sotto gli occhi di tutti. Già si dice – ed è perfino un discorso facile - che il dissesto idrogeologico è provocato dalle politiche sciagurate delle amministrazioni comunali, dei governi centrali, dall’utilizzo dei fondi pubblici a fini che non sono quelli della tutela del territorio e delle popolazioni. E’ scontato che questi fenomeni siano dentro a una più generale situazione del clima e dell'ambiente che è al centro dell'attenzione del mondo negli ultimi tempi e che si riversa, nel concreto, in disastri come questo.

Il punto è che viene nascosto, il punto è che non viene messo in luce che tutto questo si chiama Capitalismo, e che è il sistema capitalista non solo è responsabile - diciamo all'80% di quello che avviene - ma è anche il sistema capitalista che impedisce alle popolazioni, ai governi, di fronteggiare e di ridurre al minimo i danni che eventi di questo genere provocano e che continueranno a succedere. E’ il sistema capitalista. Quando si parla di “sistema capitalista” questo viene considerato come uno slogan e da molti

addirittura come un retaggio di teorie, politiche, ideologie, sorpassate e superate dai tempi e della attuale situazione. Ed, invece, si tratta semplicemente dell'incomprensione delle leggi che guidano la società che sono state tracciate da Marx ed Engels, pensiamo alle opere che Marx ed Engels hanno dedicato al rapporto tra uomo e natura, al rapporto tra economia e natura e al modo come questo si riversa nella condizione generale delle popolazioni, dei proletari, delle masse popolari e dell'intera società.

Oggi bisogna parlare di Capitalismo. Se non si parla di Capitalismo e di lotta anticapitalista, si sta ancora molto in superficie. In una forma o nell'altra si continua a sperare in questo sistema, in questi governi, in queste amministrazioni. Si continua a... “sperare nella Provvidenza” come unica soluzione possibile e si ritiene che, curandosi del proprio territorio, curandosi dei propri affetti, questo possa essere il compito massimo che toccherebbe a ognuno di noi. Le cose non stanno così.

Perché il sistema capitalista nella sua marcia distruttiva, in un’epoca in cui esso è rappresentato a livello mondiale dall’imperialismo, continua la sua marcia inarrestabile che produce tutto questo

Pensare che questo dipenda esclusivamente da un governo o da un politica è una visione del tutto superficiale. Se dovessimo dire di un governo, diremmo che tutti i governi sono responsabili. L'Emilia-Romagna è sostanzialmente governata da sempre, con recenti smottamenti, dalle forze che potremmo chiamare di centro-sinistra, erede della tradizione storica del movimento operaio ed, in particolare, erede della tradizione storica del Partito Comunista della sua epoca peggiore quando, da organizzazione della trasformazione sociale e politica, si è trasformato in amministrazione della situazione sociale politica. Quindi è colpa senz'altro di questa amministrazione. E’ inutile che Bonaccini, ultimo arrivato di questa tradizione, ci venga a dire che non bisogna guardare alle polemiche, alle forze politiche, che bisogna unirsi tutti "ringrazio tutti"... e così via. Banalità. Le cose non stanno così. 

L'Emilia Romagna è da sempre, anche per condizioni naturali - ce lo rispiegano scienziati, geologi e ogni genere di esperti di questa situazione – un terreno soggetto ad alluvioni e anche a terremoti: non è questa la novità! 

La novità sta negli effetti che questo produce nelle popolazioni, nell'incapacità di fronteggiarli, di allertare le popolazioni, di organizzarne l'autodifesa a fronte degli eventi naturali. Ma chi potrebbe organizzare questa autodifesa quando il modello Emiliano è fondato sull'utilizzo massivo del territorio, è fondato sulla gentrificazione selvaggia della Regione, all'insegna del turismo? Il turismo è il contrario della salvaguardia della natura. Il turismo, nell'epoca dell'imperialismo, nel modello Emiliano, per non dire dell'intero modello neoliberista di gestione di questa situazione, è quello che occupa tutto e non per salvaguardare i beni naturali ma per sviluppare un processo selvaggio di cementificazione, di una trasformazione del territorio che non pensa agli eventi naturali che possono colpire: lo stato delle dighe, gli invasi, ecc. Invitiamo a leggere i giornali su questo perché molto è scritto e non sta a noi rileggerli ma darne una chiave di lettura.

Chi ha provocato i danni non può essere il salvatore della patria, non sarà l’amministrazione di Bonaccini, erede della tradizione amministrativista, del falso socialismo, del falso comunismo, della falsa sinistra nel nostro paese, del falso “rosso”, che potrà essere in qualche misura la soluzione del problema.

Certo, il nuovo governo è il peggiore dei mali.

Il nuovo governo, al di là della demagogia, è il governo della Santanchè, del Papeete, di Salvini, uno dei soggetti fondamentali di quest’uso selvaggio del territorio a fini di profitto, al fine di una economia parassitaria che, sostanzialmente, la natura ora ci fa scontare con i suoi eventi naturali.  

Per di più, il governo potrà usare strumentalmente argomenti politici ma la sostanza è che il suo ministro, tutto il governo, il Salvini di turno, il Ministro della Giustizia sono, per esempio, impegnati nel rimuovere qualsiasi reato di abuso d'ufficio. Chi sa le cose - e anche chi non le sa le può capire - sa bene che l'abuso d'ufficio è stato uno dei palliativi dei reati piccoli che vengono addebitati ai sindaci e agli amministratori che utilizzano il potere amministrativo, il voto degli elettori e il grado di consenso, per speculazioni di carattere fondamentalmente edili sul territorio, che sono anche fenomeni di corruzione. Liberalizzare gli appalti, togliere l'abuso d'ufficio, significa dare mano libera a tutto ciò che ha prodotto il disastro territoriale che, in caso di eventi naturali, si traduce in disastro umano e sociale. 

A fronte di questo non si può tacere! L'aiuto non può essere un silenziatore! E' chiaro che bisogna oggi sostenere tutte le operazioni che vanno in direzione della salvezza delle vite umane, della riduzione degli sfollati, tutti i provvedimenti che vanno incontro a chi sta pagando un alto costo rispetto a questo; la detassazione generale, così come provvedimenti importanti vanno presi per i lavoratori a cui deve essere garantita la cassa integrazione e anche l'integrazione a questa cassa integrazione nei luoghi in cui il disastro naturale comporta una perdita di lavoro.

Abbiamo scarsissima fiducia che il governo, così come non ha fatto nulla per gli altri territori, sarà in grado di prendere provvedimenti in merito alla tutela dei lavoratori, del lavoro e delle loro condizioni materiali.

Il Capitale, come ha utilizzato per il profitto i processi devastativi del territorio e di mancata prevenzione, intende trasformare la ricostruzione - che è assolutamente necessaria e indispensabile - in nuove occasioni di profitto e di speculazione.

Ben altro è il sentimento che anima tanti volontari, di cui i giovani come sempre sono in prima fila, prodigandosi in queste ore, dimostrando di avere un senso civile, un senso di solidarietà, sicuramente molto maggiore dei governi e del sistema capitalistico.

Infine un'ultima questione. E’ evidente che noi siamo parte dell'estrema sinistra, del sindacalismo di base e di classe, dei comunisti rivoluzionari, a noi tocca spenderci in queste vicende, essere una voce contro - ma non contro per principio - ma contro rispetto al fatto che dobbiamo dare voce a chi non ha voce, non bisogna lasciare le popolazioni sole soprattutto nell'elemento di denuncia, perché, come sempre succede in questi casi, vengono lasciate sole, vengono utilizzate dalle televisioni per mostrare gli eventi per essere poi il giorno dopo abbandonate.

E’ evidente che a noi tocca questa trincea, come ci tocca la trincea della difesa delle condizioni materiali di lavoro e di salario dei lavoratori.

Il Vertice del G7 a Tokyo

Appare poi come sconvolgente, proprio in questi eventi, il divario tra le esigenze delle masse, delle popolazioni, la salvaguardia dei beni della vita, della vita sociale e del futuro dell'attività umana, con le scelte dell'imperialismo. 

venerdì 19 maggio 2023

19 maggio - Sull'alluvione un intervento di un compagno dello Slai Cobas sc di Ravenna. Massima solidarietà alla popolazione emiliane/romagnole

 

Un disastro e una strage annunciata.

Quindici giorni fa, più o meno nelle stesse zone dell’Emilia Romagna colpite oggi, c’è stata la prima alluvione che aveva messo sott’acqua più della metà della regione. Il monitoraggio del clima per fare previsioni a distanza di 2 settimane avrebbe dovuto spingere amministrazioni comunali, provinciali, regionali così come il governo a prendere provvedimenti per prevenire, per impedire che una nuova pioggia torrenziale causasse danni enormi alle popolazioni e al territorio.

E poi non dimentichiamo che era successo anche ad Ischia qualche mese prima.

Invece è andata peggio di prima.

14 persone morte (6 a Ravenna), 10 mila di sfollati, persone intrappolate ai piani alti senza luce né linee telefoniche, in alcuni casi senz’acqua potabile, le città e i centri minori di Forlì, Cesena, Ravenna,

Faenza, Imola, Rimini, Bologna i più colpiti, campi e case sott’acqua. E gli allagamenti si stanno estendendo per le esondazioni di fiumi e dei canali, e le frane.

I 30 milioni che il governo intende stanziare non bastano neanche a coprire i danni di miliardi di euro dell’alluvione precedente. La Coldiretti denuncia che sono finite sott’acqua oltre 5mila aziende agricole con tutte le conseguenze per i lavoratori, e parla di 50 mila posti di lavoro a rischio nell’ortofrutta, nelle industrie e nelle cooperative di lavorazione e trasformazione, con danni che saranno calcolati dopo il deflusso delle acque e del fango.

Sicuramente una delle cause che hanno pesato su questa alluvione sono i cambiamenti climatici: ci sono stati lunghi periodi di siccità seguiti da piogge torrenziali che in poche ore hanno concentrato l’acqua di mesi.

Ma il governo, con il Ministro Musumeci ci viene a dire che a tutto questo "ci dobbiamo abituare a convivere"!

No, tutto questo non è normale che accada. Innanzi tutto questi non solo cambiamenti “naturali”.

I cambiamenti climatici derivano da questo sistema con al centro il Profitto del Capitale che altera/distrugge l’ambiente e il clima, crea le condizioni per la diffusione di pandemie, e che ora ci sta portando ad un’altra guerra con l’uso di armi sempre più micidiali.

Non sono “naturali” le Grandi opere che devastano il territorio, gli allevamenti e l’agricoltura intensivi che determinano emissioni e l’inquinamento del suolo, la cementificazione. A Ravenna si vuole costruire un rigassificatore e un nuovo metanodotto e l’ENI, nel nome della decarbonizzazione, vuole realizzare uno dei più grandi centri di stoccaggio del carbonio (CCS), al mondo sostenuto dalla Regione con Bonaccini e dal Comune, oltre che dal governo centrale.

Ma se crolla un argine il problema è la manutenzione, non è certo un “castigo di Dio”. In Romagna non si sono costruite le casse di espansione, ad esempio, bacini che servono a contenere enormi masse d'acqua dei fiumi che raggiungono la piena.

19 maggio - Controinformazione Rossoperaia - 6

19 maggio - DALLE LAVORATRICI SLAI COBAS SC TARANTO: Solidarietà alle famiglie. Ritirare la decisione di aumentare le rette degli asili nido!

 Le lavoratrici e lavoratori Slai Cobas dell'ausiliariato/pulizie degli asili nido che sono in lotta da tempo per le loro condizioni misere di lavoro e salariali, esprimono tutta la loro vicinanza e solidarietà alle famiglie dei bambini frequentanti gli asili che denunciano gli assurdi aumenti delle rette, fino a 341%!

Nei giorni scorsi appena avuta notizia abbiamo detto, diffondendo anche un nostro comunicato ai genitori nei vari asili, che questa era una grave decisione da parte del Comune.

Le tariffe degli asili attuali sono gia' pesanti per le famiglie (il primo scaglione tariffario è di ben 230 euro mensili). E oggi a fronte di un carovita che pesa sulle famiglie dei bambini, di condizioni di lavoro spesso sempre più in crisi, di cassintegrazione, appare veramente inaccettabile questo aumento.

E la risposta data nei giorni scorsi sulla stampa dal Sindaco Melucci: "grazie ai bonus Inps, gli aventi diritto potranno usufruire di risorse che, nel caso degli Isee più bassi, copriranno per intero i costi del servizio", è altrettanto da respingere. Vale a dire, le famiglie intanto dovrebbero pagano gli aumenti, poi, se e quando avranno diritto (non tutte), potranno avere il bonus dall'Inps, bonus che, quindi, non è più neanche una misera boccata di ossigeno per i redditi delle famiglie, ma sarebbe gia' "mangiato" dalle rette comunali.

Come abbiamo denunciato nella presa di posizione dei giorni scorsi, negli asili gli unici aumenti che non vengono decisi sono quelli delle ore e del salario misero delle lavoratrici e lavoratori dell'ausiliariato e pulizie, che da anni stanno a 3 ore al giorno e con un salario di 400 euro; lavoratrici che garantiscono quotidianamente col loro lavoro la gestione degli asili e soprattutto l'igiene e la salute dei bambini e che senza il loro lavoro gli asili chiuderebbero. 

Noi, nelle scorse settimane, in occasione dello stato di agitazione per la nostra condizione di lavoro, abbiamo chiesto ai genitori di appoggiare la nostra lotta, oggi nel dare il nostro sostegno alla protesta delle famiglie, pensiamo che sia quanto mai necessario unire le nostre forze. Per questo proponiamo una iniziativa comune verso l'amministrazione comunale nei prossimi giorni.

QUESTI AUMENTI NON DEVONO PASSARE!

MIGLIORARE LE CONDIZIONI DI LAVORO DELLE LAVORATRICI AUSILIARIE PER MIGLIORARE L'ASSISTENZA DEI BAMBINI!


 

 

19 maggio - DALLA STELLANTIS POMIGLIANO A ACCIAIERIE d'ITALIA TARANTO

 


19 maggio - info: LA LIBERTÀ AMERICANA ovvero la repressione antioperaia

Da Operai Contro

Nella lotta degli operai della Clarios di Holland, Ohio, interviene la magistratura contro i picchetti: vietato riunirsi più di cinque persone entro 100 piedi dagli ingressi dello stabilimento

Nel referendum dell’otto maggio 2023 il 98% dei 525 operai della Clarios ha respinto la bozza di contratto concordata tra i burocrati del UAW (sindacato del settore auto) e la direzione aziendale. La stessa percentuale di operai, come previsto dalla legge, ha votato a favore dello sciopero. La bozza prevedeva un misero aumento salariale (3%), l’introduzione un orario di lavoro di 12 ore per due turni giornalieri, un bonus di $800 netti da cui vengono esclusi gli operai a tempo determinato.
Gli operai della Clarios producono circa 15.000 batterie per auto alla settimana principalmente per Ford, General Motors e Stellantis. I picchetti operai molto compatti hanno bloccato le merci in uscita, mettendo, dopo una settimana di sciopero, in grossa difficoltà la produzione di tutte case automobilistiche americane.
A questo punto il padrone deve ricorrere alla magistratura “indipendente”.
A cura di
M.C.

CLARIOS DI HOLLAND 

OHIO, IL TRIBUNALE SI 

SCHIERA CON 

L’AZIENDA CONTRO I 

PICCHETTI OPERAI!

Come riportato dalla Ford Authority la scorsa settimana, l’azienda FoMoCo Clarios – che produce batterie a bassa tensione – sta attualmente fronteggiando uno sciopero nel suo stabilimento in Holland, Ohio, Usa. Sciopero che potrebbe potenzialmente avere un impatto sulla produzione di veicoli Ford.
Lo sciopero è iniziato dopo che oltre 400 operai– iscritti al sindacato UAW Local 12 – hanno respinto, dopo settimane di trattative, una bozza di contratto.

19 maggio - NAPOLI IN PIAZZA, NAPOLI IN LOTTA: LAVORO O NON LAVORO: DOBBIAMO CAMPARE!

 

Concentramento Giovedì h 17:00 Piazza del Gesù!

E' richiesta la partecipazione di tutto il movimento dei disoccupati organizzati e tutte le forze solidali che vogliono generalizzare la lotta!

Mentre per televisioni e giornali prosegue la propaganda di guerra noi disoccupati/e, lavoratori poveri e precari, continuiamo a pagare il costo della loro crisi e della loro guerra. Nel frattempo le istituzioni non rispondono concretamente alle tante vertenze riguardanti il lavoro e non lavoro che travolgono la città.

Contro disoccupazione, sfruttamento, salari da fame!

Contro le spese militari che ricadono su salari e reddito!

Contro l'abbandono delle periferie e dei nostri quartieri!

Contro la città vetrina senza diritti né servizi!

Per formazione utile ai fini di lavori socialmente necessari!

Per ridurre l'orario di lavoro a parità di salario!

Per lavorare tutti e lavorare meno!

TAGLIARE LA GUERRA, NON IL REDDITO!

Ci vediamo tutti in piazza del Gesù alle 17:00 per attraversare le strade della nostra città!

#Napoli #7nov #Lavoro #167s


19 maggio - dal blog tarantocontro: Asili, incontro Azienda/Slai Cobas e Usb

 

Ancora non ci siamo! Le proposte portate dall'azienda sono insufficienti:

Le ferie monetizzate, come abbiamo scritto, non costituiscono un incremento salariale.

Il premio legato alle presenze, può essere un'aggiunta, ma non esaurisce affatto le nostre richieste.

Noi vogliamo un aumento salariale certo e uguale per tutti. Le affermazioni dell'azienda di non avere soldi, di non trarre utili da questo appalto non possono essere scaricate sui lavoratori, al di la' del fatto che non sono verificabili, e che comunque l'azienda in questi anni ha risparmiato, non applicando tutto ciò che lo stesso contratto d'appalto prevede. Su questo dobbiamo insistere e avere dei risultati nella riunione del 25. In mancanza, la mobilitazione deve continuare!

VERBALE DELL’INCONTRO SINDACALE TRA SERVIZI INTEGRATI SRL 

E SLAI COBAS E USB del 16 maggio 2023

All’incontro sono presenti il rappresentante della Ditta Servizi Integrati srl, Daniele Pranzo, con l’avv. Gigante, e i responsabili sindacali, Francesco Marchese dell’Usb Lavoro privato e Margherita Calderazzi Slai Cobas per il sindacato di classe, insieme ad una delegazione di lavoratrici e lavoratori degli asili.

L’incontro ha all’OdG soprattutto la richiesta delle OO.SS. di incrementi salariali, già comunicata alla Ditta.

La Ditta Servizi Integrati ha comunicato le sue proposte:

1) Monetizzazione, attraverso una transazione sindacale, del monte ore di ferie, Rol, ex festività soppresse maturate da ogni lavoratrice e lavoratore dall’inizio dell’appalto a tutto aprile 2023; l’importo che verrebbe corrisposto sarebbe di 7 euro nette all’ora (superiore pertanto a quanto viene normalmente al netto la retribuzione oraria lorda, detratti contributi e Irpef); a tale proposito la Ditta ha redatto un elenco del monte ore di ogni lavoratore, precisando che tale transazione sarebbe volontaria di ogni lavoratore, anche sul numero di ore per ferie, Rol, ex festività da monetizzare;

2) Un premio legato alle presenze, che per Servizi Integrati ha lo scopo principale di ridurre l’assenteismo, che sarebbe del 25%, più alto rispetto ad altre realtà nazionali.

Entrambe le corresponsioni verrebbero fatte ad agosto, in modo da coprire parzialmente un mese di sospensione estiva.

Oltre tali proposte, Pranzo Daniele ha comunicato che la Ditta non è disponibile a corrispondere altre voci salariali, atteso che la stessa Ditta non ricava alcun utile dall’appalto in corso; ed eventuali estensioni del servizio e dell’orario sono di competenza del Comune, con cui anche da parte di Servizi Integrati sono in corso interlocuzioni in questo senso.

I responsabili dello Slai Cobas e Usb, pur prendendo atto delle due proposte della Servizi Integrati srl e per quanto riguarda la prima hanno chiesto di avere i conteggi individuali fatti dalla ditta per ferie, rol, ex festività per dare modo alle lavoratrici e lavoratori di verificarli; evidenziando come in tutti questi anni non si è mai realizzata una contrattazione di secondo livello, nonostante un CCNL fermo dal 2011, hanno detto:

- la prima proposta non è un incremento salariale, ma una monetizzazione di un diritto già dei lavoratori, e pur considerando la differenza tra lordo e netto, col pagamento di 7 euro, questo non costituirebbe, comunque, un minimo aumento retributivo uguale per tutti i lavoratori, tenendo conto tra l’altro, che alcuni hanno poche F/R/exF o avrebbero necessita’ di conservarle per bisogni personali;

- per quanto riguarda il premio legato alle presenze (su questo in particolare le lavoratrici presenti all’incontro, nel ritenere eccessiva la percentuale di assenteismo dichiarata dalla ditta hanno evidenziato la realtà di una platea di lavoratrici non giovane, che anche per le condizioni di lavoro svolto da 30 anni, hanno nella maggior parte problemi di salute, anche permanenti, benché nonostante questo garantiscano la propria presenza sul lavoro), Slai Cobas e Usb hanno sottolineato come anche questo strumento non costituisce un incremento retributivo uguale per tutti:

il salario base è rimasto da troppi anni molto basso ed è su questo che si chiede un aumento uguale per tutti.

Pertanto le OO.SS. hanno formulato le seguenti proposte:

1) un aumento della retribuzione oraria;

2) in alternativa una tantum (anche sganciata da contributi e tasse) di 300 euro;

3) l’introduzione di un “buono pasto”.

Inoltre, Slai Cobas e Usb, al fine di un parziale recupero di giornate e ore lavorative hanno chiesto che:

- le interruzioni brevi almeno fino a tre giorni di sospensione (ponti festività, ecc) siano sempre lavorate;

- l’effettuazione di attività lavorative nei pomeriggi del martedì e giovedì dove si svolgono attività

La ditta, ribadendo la posizione aziendale di mancanza di liquidità, si è riservata di sentire in merito alle proposte sindacali la Direzione di Servizi Integrati; mentre ha dato una disponibilità per l’attività lavorativa nelle interruzioni brevi e nei pomeriggi.

Per quanto sopra le parti si sono date un nuovo appuntamento per il 25 maggio ore 15.


giovedì 18 maggio 2023

18 maggio - ORE 12 - Controinformazione rossoperaia - 5 - Testi

 

"ORE 12" esce in audio il lunedi/mercoledì/venerdi

martedi/giovedì/sabato pubblichiamo la trascrizione dei testi audio


 

Trascrizione dell'audio del 17 maggio - 5 -

Gli Stati generali della natalita'

Parliamo degli Stati generali della natalita’, tenutisi l’11 e 12 maggio scorsi, anche se con qualche giorno di ritardo, dato che sono stati importanti, in sintonia e rappresentativi della fase attuale. Avrebbero dovuto avere un’effettiva opposizione e non solo qualche raro articolo critico sui giornali.

Per capire la loro importanza, agli “Stati generali della natalita’” c’erano tutti: dal governo, Meloni, con ben sette ministri, tra cui chiaramente Lollobrigida, Salvini, Roccella, e poi Giorgetti, Urso, Valditara;
ai padroni, rappresentanti del mondo economico e finanziario, per cui figli vuol dire nuova forzalavoro fresca, con i vertici di Enel, Invitalia, Cassa Depositi e Prestiti, Poste, Tim, il presidente della Danone, il Ceo dell’Allianz, e altri esponenti di multinazionali; alla Chiesa ufficiale, con papa Bergoglio che ha conciliato “nascite con accoglienza immigrati”, ma non ha avuto remore a stare fianco a fianco con la rappresentante di un governo che si è sporcato le mani di sangue dei bambini morti a Cutro e in altri viaggi nel mediterraneo; mostrando, come hanno evidenziato tutti i giornali, simpatia per la Meloni; dall’”opposizione” Schlein PD, Conte M5S, Carfagna Azione, Bonetti Iv (partecipando o fisicamente oppure on line); da cui non si è sentita neanche una protesta di fronte ad affermazioni apertamente fascio/clerico integraliste, se non la solita scontata denuncia della condizione delle donne; e come sempre sono stati al “gioco” delle parti; al Presidente della Repubblica.

Mancavano ufficialmente i vertici militari, ma gia’ iper presenti e condizionanti nella vita sociale, nelle scuole, nella militarizzare delle citta’ anche con l’esercito, ha promesso Piantedosi, in nome della sicurezza delle donne.
Mancavano ufficialmente, ma alcuni esponenti minori erano stati invitati, rappresentanti del mondo della cultura (ma forse si pensava di averli sostituiti con Lollobrigida con la sua enciclopedia Treccani sotto braccio). Mancavano soprattutto le donne: su 49 ospiti solo 9 donne.

Tutti a segnare l’importanza per l’insieme della classe borghese dominante, del sistema politico, economico italiano di questa convention e il suo obiettivo, grezzamente ma senza equivoci formalizzato dal “padrone di casa” Gigi De Palo, presidente della “Fondazione per la natalita’ (5 figli, nettamente contrario alle unioni di fatto) che ha detto che ci vogliono 500mila nuovi bambini.

Quindi, le donne devono produrre 500mila figli! Anche anticipando “la nascita del primo figlio, non a 35 anni come ora”, citando come esempio di questa discesa dell’eta’ Stati come l’Ungheria, la Slovacchia, la Romania, la Germania. Un “invito” alle donne a fare più figli, che ha più il sapore di un diktat, di un ritorno, come ha scritto un giornale, dell’appello alle madri italiche cui il fascismo chiedeva che fossero fattrici di eroi per la patria”.

E la Brochure di presentazione degli “Stati generali della natalita’”, tanto per essere chiari, si intitolava: “Avete mai immaginato un mondo senza bambini?”. A cui sono seguiti messaggi terroristici”, con scenari da film di fantascienza: “Italia spopolata da qui alla fine del secolo” (indicando chiaramente dati solo dei nati bianchi e italiani, ed esclusi i bambini nati da immigrati).

E Valditara che diceva: “nei prossimi 10 anni gli studenti italiani caleranno dai 7,4 milioni odierni a 6(chiaramente non c’entrano in questo calo i provvedimenti in corso per fare una scuola di serie A e di serie B che punta ad escludere i ragazzi di famiglie povere, non c’entrano i costi sempre più alti dello studio, non c’entrano i problemi dei prezzi degli alloggi per cui stanno lottando gli studenti universitari...). “Una propaganda volutamente allarmista di un futuro paese Italia spopolato”, come ha detto il demografo Massimo Livi Bacci in un’intervista al Manifesto, utile per dare fiato alla paura della “sostituzione etnica”.

A questo ha cercato di dare man forte il demografo Gian Carlo Blangiardo, ex presidente dell’Istat, quello che voleva far includere i feti abortiti nel calcolo dell’aspettativa di vita e nei pamphlet anti immigrazione, che nel suo intervento ha detto sfornando grafici e numeri a conferma di De Palo, che “l’Italia deve tornare nell’arco di un decennio a quota 500mila nascite. Ha completato Adriano Bordignon, Presidente del Forum delle famiglie che ha detto: Non sono più sufficienti dei piccoli interventi correttivi ma è necessario un intervento shock” (!?)

Un immaginario oscurantista e questo si’ preoccupante, sembra quasi di vedere come in un film di nera fantascienza una operazione di un governo che sequestra e mette in una struttura le donne perchè siano ingravidate.

E qual’è la conseguenza di questo “invito” se non un prossimo concreto attacco alla Legge 194 e al diritto d’aborto delle donne, che fara’ tornare ai tempi oscuri e mortali per tante donne, soprattutto proletarie?

Ma si tratta di una propaganda anche espressione di interessi molto più prosaici, infatti la brochure continuava: “Senza bambini significa, tanto per fare degli esempi che diano concretezza alla visione, senza la necessita’ di biberon, di prodotti per l’infanzia”, e li’ agli “Stati generali”, vi erano i manager di Plasmon, Prenatal e Assogiocattoli, per cui più nati vogliono dire immediati profitti, ad evidenziare le loro esigenze: “Il sostegno alle famiglie è al centro della nostra missione aziendale” ha assicurato il ceo di Angelini Industries; l’ad di Prenatal ha sottolineato che hanno 165 punti vendita di prodotti per l’infanzia (che vogliamo? Vogliamo rischiare di chiuderli una parte?).

E significativa era un’immagine del gruppo degli imprenditori con la scritta La natalita’ produce ricchezza”... per loro!

Certo, nessuno si può dire, e in primis Mattarella, ha negato che se le donne fanno meno figli è perchè ci sono grossi problemi economici, di mancanza di lavoro, mancanza di servizi sociali di sostegno, pochi asili, salari sempre più bassi, che per le donne rasentano la miseria, ecc. ecc., tutto vero, ma dovete fare 500mila bambini in 10 anni!

Dopodichè Urso ha promesso un taglio all’Iva sui prodotti per l’infanzia (che, parole di Massimiliano Dona presidente dell’Unione nazionale consumatori, andra’ “a beneficio dei commercianti invece che delle famiglie”); si promette un rafforzamento del congedo parentale, rinnovo dei sostegni alle giovani coppie per l’acquisto della prima casa (che finora non ha affatto consentito tale acquisto), incremento della quota per i fringe benefit; ma soprattutto incentivi alle aziende se assumono donne e se le riprendono al lavoro dopo la maternita’, ecc,

Si spingono tutti a dire, anche la stessa Meloni, che le donne devono poter lavorare ma si “dimentica” che il 1 Maggio il governo Meloni ha fatto un decreto che estende i contratti a tempo determinato, precarizza il lavoro, ripristina i voucher, taglia e limita il reddito di cittadinanza (ora Assegno di inclusione), tutti provvedimenti che colpiscono tantissime le donne.

In questi Stati generali sono state fatte dichiarazioni (a cui potranno seguire passi concreti del governo) molto pesanti di chiaro stampo reazionario, fascista e nazista, sia da parte della Meloni che da parte di Lollobrigida, senza che però si sia alzata un’ondata di proteste.

Ci dispiace che la stessa Nudm di Roma, che ha le forze per organizzare un presidio, una iniziativa, anche una manifestazione, e nonostante la buona manifestazione in difesa dell’aborto del 28 aprile ad Ancona, non abbia in questa occasione fatto, ne detto nulla contro questi ‘Stati generali’. Eppure era necessario!

La dichiarazione principale della Meloni, riportata da tutti i giornali: “vogliamo che non sia più scandaloso dire che siamo tutti nati da un uomo e una donna, che non sia un tabù dire che la natalita’ non è in vendita, che l’utero non si affitta e i figli non sono prodotti da banco che puoi scegliere e poi magari restituire, è impregnata da un lato di bassa falsificazione, con una rappresentazione della societa’ falsa (ancora una volta si amplificano situazioni ancora minoritarie in Italia, e si fanno “chiacchiere da bar” che un capo di governo non dovrebbe permettersi, anche al di la’ delle sue opinioni); dall’altro di concezioni da moderno medioevo. Dichiarazione che preannuncia come minimo ulteriori attacchi verso i figli di coppie dello stesso sesso, che per questo governo, ricordiamo le affermazioni della Roccella, vanno “cancellati”, resi desaparecidos, e che volutamente fa.

18 maggio - CLO: a proposito di...GIRO

 

La strage ferroviaria di Viareggio al Giro d’Italia

 

L’Associazione dei familiari “Il Mondo Che Vorrei” aveva chiesto agli organizzatori, in occasione dell'arrivo della tappa in città, di poter tenere un intervento di 32 secondi per ricordare le 32 Vittime del disastro ferroviario del 29 giugno 2009. Un secondo dedicato a ogni vittima.

Lo hanno negato! Come vorrebbero cancellare la strage ferroviaria di Viareggio. Viareggio è bella, è il carnevale, il mare, il sole, ma Viareggio è anche il 29 giugno.

Si sono permessi di calpestare persino la democrazia formale, quella ‘democrazia’ che avrebbe consentito a una familiare di ricordare i propri cari. Trenitalia è tra gli sponsor del Giro, per cui, per le 32 Vittime, non c’è alcun spazio e posto.

Hanno scritto una pagina nera sulla sabbia del mare di Viareggio, come tante altre ne sono state scritte, in questi 14 anni.

E’ stato, comunque, organizzato il presidio con gli striscioni della strage e la diffusione dell’intervento che Daniela avrebbe voluto leggere. Centinaia di persone hanno visto, saputo, riflettuto e ringraziato …

Questo dà la forza per continuare a rivendicare quella sicurezza che avrebbe evitato la strage e pretendere un brandello di giustizia, atteso da 14 anni.

Con la ragione e la forza saremo l'ostacolo alla violenza ottusa e vigliacca di chi manifesta la propria onnipotenza. La nostra resistenza è stata, è e sarà, sempre a via Ponchielli, luogo del disastro.

Per spezzare la resistenza ci vuole la forza. Ma, se la resistenza resiste, sarà la forza a spezzarsi.

--
COORDINAMENTO LAVORATRICI E LAVORATORI AUTOCONVOCATI PER L'UNITA' DELLA CLASSE

mercoledì 17 maggio 2023

17 maggio - Segui le tre "lezioni" di Formazione marxista per operai e invita i tuoi compagni/compagne di lavoro ad ascoltarle

 

 https://open.spotify.com/show/0hbqn7pC04COEbvq4vMQtJ

Clicca sull'immagine e segui le puntate

17 maggio Controinformazione Rossoperaia - 5

 


martedì 16 maggio 2023

16 maggio - Repressione antioperaia all'Ansaldo Genova - Massima solidarietà

Manifestazioni Ansaldo a Genova, denunciati 17 lavoratori

GENOVA - Sono stati denunciati alcuni dei lavoratori di Ansaldo Energia che il 13 ottobre occuparono l'Aeroporto Cristoforo Colombo di Genova.

Il blocco dello scalo aeroportuale genovese era avvenuto dopo una prima giornata di caos, con la città divisa in due e migliaia di operai in presidio sulla sopraelevata di Genova tra fumogeni e copertoni in fiamme. La seconda giornata di protesta era invece iniziata prima delle 6, proprio davanti alle portinerie di accesso dell'azienda. Poi una lunga camminata fino alla rotonda Castruccio dove il

corteo si è scontrato con i poliziotti del reparto mobile. Il bilancio è stato di tre agenti feriti e 10 operai contusi. Già quel giorno si era saputo che molti dei lavoratori che avevano partecipato ai tafferugli avrebbero rischiato una denuncia, per lesioni o resistenza. Gli altri, per interruzione di pubblico servizio, ma non solo.

Ad aiutare le forze dell'ordine sono state le telecamere presenti nella zona: ben 15 gli operai denunciati, due sono lavoratori portuali, "tra questi sono stati denunciati il coordinatore aziendale della Fiom e quello della Fim" si legge in una notte dei sindacati. Numerosi i reati contestati a vario titolo ai lavoratori: dal blocco stradale appunto, all'interruzione di pubblico servizio, dalla resistenza all'incendio, all'accensione di fumogeni, dal danneggiamento alle lesioni, queste ultime in riferimento al lavoratore che aveva colpito con un martello un poliziotto del reparto mobile all'ingresso dell'aeroporto Colombo.

"Rileviamo che nell'Italia, che l'articolo 1 della nostra Costituzione definisce fondata sul lavoro, vengono denunciati per manifestazioni pacifiche lavoratori in lotta per evitare il fallimento della propria azienda e per difendere il proprio posto di lavoro - si legge nella nota -. Va da sé che nessuna denuncia potrà bloccare le lotte dei lavoratori, a volte necessarie, per far ascoltare la loro voce e per la difesa delle loro condizioni".


16 maggio - ORE 12 - Controinformazione rossoperaia - 4 - Testi - Domani, sugli Stati generali della natalità... il medioevo prossimo venturo

  "ORE 12" esce in audio il lunedi/mercoledì/venerdi

martedi/giovedì/sabato pubblichiamo la trascrizione dei testi audio

Trascrizione dell'audio del 15 maggio - 4 -

La visita di Zelensky in Italia 

E' una pagina nera per il nostro paese. Una tappa, non secondaria, nella marcia della guerra e nella partecipazione italiana alla guerra imperialista in Ucraina e alla sua estensione in ogni angolo del mondo, dal Pacifico ai Balcani al Mediterraneo.

E’ necessaria la massima attenzione da parte non solo delle forze da sempre all’opposizione a questa guerra, noi, i comunisti, i rivoluzionari, gli antimperialisti, una parte rilevante del sindacalismo di base e di classe, le associazioni dei migranti, ma anche di una parte significativa di quello che è il movimento per la pace.

Noi abbiamo definito Zelensky un “cane arrabbiato al servizio della NATO”. E il ritratto che ci ha offerto la sua visita è esattamente questo. E’ venuto per seminare propaganda, certo basandosi su dati reali di una guerra che colpisce le masse ucraine con morti, feriti, distruzioni, fughe dal paese, ma intorno a questa vicenda Zelensky ha forzato la mano, ha fatto un’intensa campagna al servizio di "più armi, più guerra", sino a rigettare, con parole sprezzanti, perfino la proposta di mediazione di pace – per quanto mediazione possa essere – del Papa.

Si può dire che nel campo delle guerre minori in corso nel mondo non avevamo mai trovato un

personaggio così apertamente contro ogni forma di pace. E’ incitante, in forme blateranti, arroganti, nella richiesta di più armi per la guerra.

Il contorno che ha ricevuto in questa visita dimostra anche il ruolo di vassallo della NATO dell’imperialismo italiano che cerca il suo spazio in Ucraina, nel Mediterraneo, nel mondo, come servo fedele dell’imperialismo USA e della NATO, come prima linea, secondo solo, forse, alla Germania, in questa guerra.

Sostegno militare per la vittoria dell’Ucraina significa aggressione militare alla Russia, significa portare la guerra nell’attacco alla Russia e permettere che produca un inevitabile processo di azione e reazione che estenderà la guerra fino all’uso di armi nucleari tattiche.

E questo Zelensky lo ha fatto facendo promesse di grandi profitti. Profitti per le industrie belliche che finanziano la guerra, profitti per la ricostruzione dell’Ucraina - che è il Grande Affare post guerra. Perché ogni guerra significa profitti, profitti dell’industria quando si lancia la guerra, profitti dell’industria durante la guerra, profitti dell’industria nella ricostruzione. Quando parliamo di industria parliamo di Capitalismo, di Imperialismo. Coloro che causano le guerre ne sono poi i beneficiari. I morti sono nostri, quelli dei popoli, invece i profitti sono loro, dei padroni di sempre, dei padroni del mondo, dei padroni nel nostro paese.

L’altro elemento di questa visita è che è cominciata dall’Italia, volutamente, in un quadro di visite in Germania e in Francia, cioè nei due paesi europei principali di cui si vuole un impegno maggiore nella guerra. Un risiko, di cui l’Italia è la prima tappa, perchè l’Italia in questo momento ha il governo al servizio della NATO come mai vi è stato, perfino nella storia di servi della NATO che viene da lontano, viene dalla Democrazia Cristiana dei De Gasperi, Andreotti, che ha attraversato l’epoca Craxi - con qualche contraddizione -, per arrivare ai giorni nostri; una storia che si è sposata con la scelta suicida per il movimento operaio, omicida per il revisionismo italiano, di Berlinguer che dichiarò, rompendo con la storia del movimento operaio e comunista del nostro paese, che l’Italia stava bene sotto l’ombrello NATO. Una lunga storia che, con il governo fascio-imperialista di Meloni, arriva a una pagina che è uno snodo fondamentale di una guerra vera, di una guerra che è in corso, di una guerra mondiale che si avvicina.

Uno show quello di Zelensky, di attore consumato. Si può dire che ogni storia concreta prima o poi trovi i suoi personaggi. Il cane arrabbiato Zelensky è un attore che ha preso sul serio la sua parte, fino a diventare una marionetta nelle mani dell’imperialismo, dell’oligarchia ucraina, degli USA innanzitutto. Un avamposto che trasforma il regime interno, reazionario, fascista, nazista, revanscista rispetto alla storia gloriosa dell’Ucraina, prima socialista, strappata alle belve naziste e, oggi, in via di ritorno con le belve naziste, sotto l’egida della NATO e degli USA.

E la Meloni è stata, come sempre, esemplare in questo: la fascistella della Garbatella è nel ruolo quando si tratta di servire i potenti. Serve i padroni, serve gli USA, serve al di là del sovranismo, del nazionalismo. Sono stati il sovranismo e il nazionalismo di Mussolini che ci asservirono al nazismo e che ci trascinarono nell’obbrobrio della II guerra mondiale, da cui il popolo italiano, guidato dai proletari e dai comunisti, si riscattò con la Resistenza Antifascista.

In questo intervento tutto è stato molto chiaro: la richiesta del procacciatore di armi e di affari Zelensky è quella di armi di attacco, missili “Storm Shadow” che sono arrivati da Londra, i Leopard dalla Germania e dall’Italia, certo, dove non ci siamo fatti mancare niente.

Quindi una missione di guerra travestita con richiesta di sostegno all’indipendenza di un popolo. Una missione di guerra in cui non solo il governo ma tutta la grande stampa (la mostruosa trasmissione di 'Porta a Porta' che, ancora una volta, nelle recenti pagine della storia nera di questo paese è diventata, quella che si dice, la Terza Camera), in cui i giornalisti hanno omaggiato e hanno steso tappeti alla propaganda di Zelensky. E’ da questi canali che Zelensky ha potuto parlare in quella maniera perfino della modestissima proposta di pace, di cessate il fuoco, di trattative tra i contendenti fatta dal Papa, nella sua figura di alleato e di compagno della guerra che le grandi Chiese - e la Chiesa cattolica, lo ricordiamo, nella I e nella II guerra mondiale -, hanno sempre rappresentato.

Per entrare nel concreto: l’Italia partecipa già attivamente ed è d’avanguardia assieme all’Inghilterra nell’invio di armi che permettano il salto di qualità della guerra che è l’attacco al territorio russo.

D’altra parte Zelensky dice che lo fa per l’indipendenza nazionale, per l’autodeterminazione.

lunedì 15 maggio 2023

16 maggio - Suzzara, operaia 59enne, Maura Marangoni, muore in un'azienda di carpenteria: colpita alla gola da lamina metallo. Fra un mese sarebbe andata in pensione

a cura della redazione Milano

L'incidente mortale alla Bcl, nel Mantovano, che si occupa di stampa e saldatura di lamiere

Un'operaia di 59 anni è morta questa mattina in un infortunio sul lavoro avvenuto in una carpenteria leggera di Suzzara, nel Mantovano. Si chiamava Maura Marangoni, viveva a
Mottegiana, sarebbe dovuta andare in pensione fra qualche mese.

La donna stava lavorando ad una pressa. La lamina di metallo inserita si è inceppata nel macchinario e poi, ad un tratto, è stata espulsa a gran velocità colpendo la donna alla gola e recidendo la giugulare. È morta dissanguata in pochi minuti mentre i colleghi cercavano di soccorrerla. Non è ancora chiaro se si tratti di errore umano o malfunzionamento del macchinario.

L'azienda, la Bcl, è specializzata in produzioni metalliche e, in particolare, nello stampaggio e saldatura di lamiere a freddo. Sul posto è intervenuto l'elisoccorso ma inutilmente perché la donna era già morta. Anche vigili del fuoco e carabinieri sul posto.

È in corso l'ispezione dei tecnici della Medicina del lavoro dell'Ats Val Padana.


15 maggio - Decreto lavoro, ennesimo regalo alle imprese. Un contributo

Di Simone Fana

Il 5 maggio è entrato in vigore il decreto lavoro varato dal governo Meloni, che nelle intenzioni dell’esecutivo dovrebbe rappresentare uno spartiacque nella storia recente del paese. Il provvedimento interviene su svariate materie: dai contratti a termine alla riduzione del cuneo contributivo per passare all’estensione dei voucher e alla cancellazione del Reddito di cittadinanza, sostituito da nuovi strumenti di contrasto alla povertà. La scelta di inaugurare il decreto lavoro proprio il primo maggio testimonia la volontà della premier di polemizzare con i sindacati, usando i nuovi mezzi di comunicazione per contrapporre il produttivismo del governo alla lentezza delle organizzazioni dei lavoratori. In questo scenario, la seduta del Consiglio dei Ministri si è trasformata per l’occorrenza in un reality, aperto dalla campanella suonata da Giorgia Meloni, quasi a testimoniare l’esistenza di due paesi: l’uno dedito a risolvere i problemi dell’Italia, l’altro rivolto a bighellonare in piazza. Nonostante il forte investimento simbolico, il decreto sembra però un coacervo di misure già viste, i cui effetti sono stati fallimentari per le classi lavoratrici e per l’economia nel suo complesso.

Riduzione del cuneo contributivo e abolizione del Reddito di Cittadinanza

Entrando nel dettaglio non si registra alcuna novità rispetto all’impianto ideologico che ha ispirato le politiche del lavoro nell’ultimo trentennio, a partire dal provvedimento principe: la riduzione del cuneo contributivo. Nelle parole di Giorgia Meloni si tratterebbe di un provvedimento «storico» per proporzioni e per platea di beneficiari. In realtà, la riduzione della pressione fiscale e contributiva si inserisce in una traiettoria di lungo periodo, che ha visto succedersi governi di diversa collocazione politica, dal secondo governo Prodi (anno 2007) al governo Renzi per passare all’ultimo esecutivo guidato da Mario Draghi con effetti nulli sui redditi dei lavoratori e delle lavoratrici. Inoltre, la somma stanziata dal governo Meloni, 4 miliardi circa, è inferiore a quella mobilitata dai suoi predecessori (il costo annuo degli 80 euro di Renzi era di 10 miliardi, mentre il provvedimento del governo Draghi costò tra i 7-8 miliardi) e ha una prospettiva temporale limitata da luglio a dicembre di quest’anno. Basterebbe questo per ridimensionare la portata del provvedimento. Tuttavia, il punto dirimente consiste nella natura di una misura che verrà finanziata, da una parte, attraverso i tagli al welfare (la cancellazione del Reddito di cittadinanza) e dall’altra dalla fiscalità generale, ovvero dalle tasse degli stessi lavoratori e lavoratrici. Infatti, i contributi che non verranno versati dai lavoratori e dalle lavoratrici nelle casse dello Stato non saranno deducibili dal reddito dichiarato, dunque contribuiranno ad aumentare la base imponibile e quindi l’Irpef (imposta sul reddito delle persone fisiche).

15 maggio - 14 CAMIONETTE PER SGOMBERARE I LAVORATORI IN SCIOPERO. SI COBAS: “VIOLENZA GRATUITA DELLO STATO”. Massima solidarietà ai lavoratori della CLO di Pieve Emanuele, caricati nuovamente

 

Ancora attacchi polizieschi a Pieve Emanuele (Milano), contro un picchetto sindacale organizzato da varie sigle di base nel settore della logistica, tra cui i Si Cobas.

In mattinata è arrivato un plotone di “ben 14 camionette della celere” – fa sapere ai nostri microfoni Asmeron del Si Cobas – per sgomberare il presidio di lavoratori in sciopero da 12 giorni che fuori dai magazzini Coop chiedono aumenti di salario, ticket mensa e diritti lavorativi. 150 i manifestanti in picchetto all’esterno dei capannoni Coop Logistica Nord Ovest sono stati oggetto di un tentativo di sgombero della polizia. Due feriti dagli attacchi di polizia: un operaio di 25 anni e uno di 44, trasportati in codice verde all’ospedale di Melegnano (Milano). Sui social un video mostra chiaramente l’aggressione degli agenti contro i lavoratori in sciopero.

Il collegamento con Asmeron, Si Cobas. Ascolta o Scarica.