di Carlo Soricelli (*).
L’Italia è un bollettino di guerra
Non è più un’emergenza, è una mattanza. I numeri del 2026 ci restituiscono una realtà agghiacciante: in soli quattro giorni abbiamo pianto 21 vittime. Superata la soglia dei 400 morti complessivi dall’inizio dell’anno, di cui ben 299 avvenuti direttamente sui luoghi di lavoro. Com’è possibile non rimanere sbigottiti di fronte a questa registrazione sistematica di decessi? Siamo di fronte a un’ecatombe che sembra non scuotere i palazzi del potere.
Agricoltura e Autotrasporti: settori al massacro
Il fango e l’asfalto si tingono di sangue ogni giorno, nell’indifferenza delle istituzioni:
Agricoltura: Negli ultimi giorni, altri 4 agricoltori sono rimasti schiacciati dai loro trattori. Il bilancio sale a 27 vittime. Dov’è il Ministro Lollobrigida? Non esiste una campagna informativa sulla pericolosità di questi mezzi, né un piano d’azione serio. La vita dei lavoratori del suo Ministero sembra non essere una priorità.
Autotrasporti: Gli autotrasportatori “muoiono come mosche”. Sono già 48 i morti quest’anno per incidenti o karoshi (morti per eccesso di fatica). Il Ministro Salvini è ovunque, tranne che a occuparsi della sicurezza stradale e della giungla degli appalti a cascata, che di fatto massacrano chi sta al volante e introdotti da lui medesimo.
La strage dei “nonni” lavoratori
Uno dei dati più inquietanti riguarda l’età delle vittime. La mancata riforma delle pensioni sta condannando gli anziani a morire in cantiere o nei campi:
107 morti hanno oltre 60 e 70 anni.
Praticamente, oltre il 30% delle vittime sui luoghi di lavoro è composto da ultrasessantenni.
La responsabilità politica è evidente: Salvini promette l’abolizione della Legge Fornero a ogni tornata elettorale per poi dimenticarsene una volta seduto in poltrona. Il risultato? Persone che dovrebbero essere in pensione sono costrette a mansioni pesanti e pericolose che il loro fisico non può più reggere.
Il primato del Nord e l’ingiustizia giudiziaria
È paradossale notare come le regioni in cima a questa triste classifica. Veneto e Lombardia (Regioni a guida leghista) sono rispettivamente prima e seconda per numero di morti. In Veneto, inoltre, assistiamo a un paradosso giudiziario: i “padroni” vengono assolti, mentre la colpa ricade esclusivamente su tecnici e responsabili della sicurezza. E questo grazie a Leggi fatte contro chi lavora.
Nessuna categoria è risparmiata
La strage è trasversale. Non c’è settore che si salvi: proprio in queste ore si è registrato anche il 17° decesso tra i taglialegna.
Speravamo che il 2026 segnasse un’inversione di tendenza dopo il drammatico 2025. Gennaio mi aveva illuso, ma poi tutto è ricominciato come prima, anzi, peggio di prima. Ora abbiamo superato per numero di morti l’incredibile 2025.
Non possiamo più restare a guardare. Un Paese che lavora per morire non è un Paese civile.
“Festeggiamo” questa mattanza con due “belle” bottiglie di sangue d’agricoltore schiacciato dal trattore e di sangue di edile caduto dall’alto. Cin cin con i ministri Lollobrigida e Salvini.
(*) Carlo Soricelli è curatore dell’«Osservatorio Nazionale di Bologna sui morti sul lavoro».

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