questo significa affermare il 1 maggio come giornata di lotta e non di festa
e l'impegno nella lotta contro i morti sul lavoro, da lavoro e da inquinamento è centrale in questo primo maggio, è centrale tutti i giorni. è centrale nello sciopero generale annunciato per il 29 maggio
lo assumiamo come impegno in una città simbolo come Taranto, e in una fabbrica come l'ex Ilva appalto e indotto Taranto
30 aprile ore 6 presidio e comizio alla portineria delle ditte d'appalto
1 maggio Bari - manifestazione regionale
Slai Cobas per il sindacato di classe Taranto
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Non c’è festa il 1 maggio, se si muore sul lavoro
26 Aprile 2026 Redazione Lascia un commento
di Umberto Franchi (*)
NON C’E’ FESTA DEL LAVORO PER CHI MUORE SUL LAVORO
PRIMO MAGGIO 2026 FESTA DEL LAVORO. MA CONTINUANO GLI OMICIDI SUL LAVORO.
COSA FARE PER IMPEDIRE LE STRAGI SUL LAVORO ?
Secondo i dati dell’Osservatorio di Bologna curato da Carlo Soricelli, nell’anno 2025 i morti sul lavoro sono stati 1.450 comprensivi di quelli in itinere e agricoli. Sono circa 4 lavoratori deceduti ogni 24 ore (3,95) con un incremento del 2,8%. Mentre gli infortuni sul lavoro divulgati dall’Inail sempre nell’anno 2025, sono stati 597.510 con più 1,5% rispetto al 2024. Quindi chi parla di stabilità o di riduzione delle morti sul lavoro e infortuni , mente sapendo di mentire. Sono “morte bianche” avvenute con persone schiacciate, cadute dai ponteggi, decapitati, stritolati, affogati, congelati, investite… Ogni anno i morti sul lavoro continuano ad aumentare con quasi 4 morti al giorno . Ai morti per infortuni sul lavoro vanno aggiunti quelli che muoiono a causa delle malattie professionali per patologie dovute alle esposizioni di sostanze tossiche presenti sul lavoro di varia natura (oltre 98.000 l’anno) … e, se poi si aggiungono quelle differite per infortunio e quelli non denunciate perché lavoranti a nero, i morti diventano ogni anno oltre 2.500. In questo contesto coloro che dovrebbero controllare le imprese : gli Ispettorati del Lavoro, negli ultimi 20 anni sono stati diminuiti , erano 5.000 nel 2005 oggi sono 3.160 ed hanno il compito immane di controllare ben 4.400.0000 aziende esistenti in Italia di oltre 17 milioni di lavoratori dipendenti. Si calcola che un’azienda in media viene controllata ogni 14 anni. Ma anche se il governo triplicasse il numero degli ispettori con nuove assunzioni , cosa che non fa, resterebbero comunque le stesse problematiche, per tre motivi :
primo, perché la legge che prevede il Testo Unico sulla Sicurezza fu depenalizzato all’inizio del 2011 dall’ultimo governo di Berlusconi e lasciata invariata da tutti gli altri governi , con la conseguenza che i datori di lavoro preferiscono pagare la multa piuttosto che investire sulla sicurezza…;
secondo , perché i motivi degli infortuni e morti sul lavoro, sono strettamente legate all’organizzazione del lavoro ed alla mancanza di interventi sulla medesima organizzazione nonché sulla mancanza investimenti adeguati sugli impianti e sui prodotti;
Terzo, le ragioni del di questo continuo massacro stanno anche nel fatto che da parte del governo Meloni, non è stato definito un preciso Piano di Intervento per prevenire e eliminare i rischi di infortuni sul lavoro , ma anzi sono state fatte leggi che incentivano le morti sul lavoro .
Oggi chi va al lavoro non sa se la sera tornerà a casa. Siamo in presenza di vera guerra che è in atto e in Italia. Essa rappresenta lo scontro tra capitale e lavoro! Occorre prima di tutto evidenziare che gli oltre 1400 morti sul lavoro ogni anno, sono causati da responsabilità dei datori di lavoro, che adottano una organizzazione del lavoro finalizzata ad incrementare i loro profitti! Gli aspetti fondamentali della causa delle morti sono questi.
PRIMA CONSIDERAZIONE SULLA VALUTAZIONE DEI RISCHI IN AZIENDA:
la maggioranza dei datori di lavoro ( anche se non tutti) pensano che la prevenzione e sicurezza sul lavoro sia un costo che vada ridotto al minimo… quindi fanno fare la valutazione dei rischi come previsto dalla normativa “Testo Unico Sulla Sicurezza”, con l’incontro annuo tra RLS, Datore di lavoro, Responsabile aziendale (RSPP assistente del datore di lavoro) , il medico competente, al fine di firmare l’atto di legge ( Documento Valutazione dei Rischi) dove di norma, le parti dichiarano che va tutto bene. Quindi incontri sulla carta, in termini burocratici, dove il Rappresentante alla sicurezza dei lavoratori è accerchiato da altri soggetti legati al padrone, finiscono per firmare l’atto senza individuare ed effettuare interventi tesi a prevenire gli incidenti. Occorre anche rilevare che sono poche le aziende dove i lavoratori fanno formazione, informazione ed addestramento in modo adeguato….. e soprattutto nelle piccole imprese, non solo non fanno prevenzione sui macchinari, ma spesso non danno nemmeno i Dispositivi di Sicurezza Individuale, tanto che dai controlli fatti emerge che l’80% delle aziende non sono in regola .
SECONDA CONSIDERAZIONE SULL’ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO:
Le aziende cercano di incrementare continuamente carichi e ritmi di lavoro; fanno fare ore di straordinario per non assumere nuovo personale; Il lavoro è stato frantumato in termini legislativi e in Italia vi sono ben 45 forme di lavoro flessibili, precarie , (L. 30 del 14 febbraio 2003 detta Biagi) tutte finalizzate a far risparmiare e far fare più profitti alle imprese… con i lavoratori considerati oggetti e non soggetti attivi. Inoltre l’abolizione dell’art. 18 , rende il lavoratore ancor più vulnerabile, con l’azienda che può dirgli : “lavora come io ti comando anche senza i dispositivi di sicurezza oppure ti licenzio” ed il lavoratori non avendoci più il reintegro per giusta causa o giusto motivo pur di non essere licenziato lavora rischiando la vita in impianti ed attività ad alto rischio. Sempre secondo l’Osservatori di Bologna il 43% degli infortuni e morti su lavoro sono dovuti proprio alla Jobs Act (abolizione art. 18 voluto da Renzi e mai ripristinato). Da considerare anche In Italia ci sono circa 800 contratti pirata : cioè, non essendoci una legge sulla rappresentanza e rappresentatività dei lavoratori, le aziende fanno costituire sindacati di comodo dei lavoratori e con loro fanno contratti nazionali con salari “ di merda” e normative capestro, che dopo applicano ai propri dipendenti.
TERZA CONSIDERAZIONE SUL RUOLO DEL GOVERNO E LA LEGGE CHIAMATA CODICE DEGLI APPALTI
Di recente ho ascoltato esponenti del centrosinistra dire “il Governo non ha fatto niente faremo noi quando andremo al governo”. Purtroppo il governo Meloni/Salvini/Tajani ha fatto troppo: hanno fatto leggi a tutela dei corrotti e corruttori, hanno distrutto lo stato sociale e peggiorato salari e pensioni, leggi contro chi protesta… Scelte classiste a favore del padronato contro i lavoratori… e purtroppo anche una grave legge sugli appalti. Il lavoro è stato frantumato, deregolamentato, a rischio infortuni e a rischio di corruzione con il sistema mafioso, dal governo Meloni, in termini legislativi dall’ultima legge sugli appalti voluta da Meloni/Salvini chiamata “codice degli Appalti”. Il il Consiglio dei Ministri del governo di destra, in data 31 marzo 2023 ha approvato un Decreto Legislativo n. 36, di riforma del codice dei contratti pubblici, il quale secondo gli esponenti del governo, permetterebbe di semplificare le procedure e garantire tempi di realizzo più veloci, al fine del rilanciare crescita dell’economia del nostro Paese , in una situazione di emergenza. Ma in realtà NEL DECRETO Viene stabilita la riduzione dei termini di progettazione attraverso la deregolamentazione delle procedure esistenti con possibilità di assegnazione dell’appalto anche diretto , da parte di un Comitato Speciale, nominato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici; Viene deregolamentato e introdotto il “subappalto a cascata” con criteri di valutazione diretta e discrezionale da parte della stazione appaltante , con possibilità di gare che di fatto ritornano al massimo ribasso;; viene dato l’appalto ai concessionari, scelti senza dover fare alcuna gara pubblica e nei settori speciali ( gas, luce, ferrovie, aeroporti ) è stabilito l’obbligo di appaltare a terzi il 50% dei lavori; Con il Decreto, vengono stabilite le soglie per l’affidamento diretto ai privati. È prevista una maggiore flessibilità per i settori speciali (acqua, energia, trasporti) per i quali viene introdotto un elenco d i poteri di autoorganizzazione con diritti esclusivi sia alle imprese private che pubbliche ; È prevista la possibilità di revisionare i costi dell’appalto in caso di una variazione del costo del 5% con riconoscendo all’impresa l’80% del maggior costo; Infine È stabilito che ai fini della responsabilità amministrativa, l’omissione o la violazione della medesima , non costituisce “colpa Grave” e il reato si dissolve… Quindi, In questo contesto Le cause delle morti sul lavoro “omicidi bianchi” vanno considerati come il fenomeno di un sistema economico patologico, illecito, cinico, incostituzionale del neoliberismo.
COSA FARE ?
Ritengo che per combattere i massacri che stanno avvenendo nei luoghi di lavoro sia necessario agire su due “Fronti”:
PRIMO FRONTE : : va sviluppata un’azione sindacale straordinaria diretta e coordinata dai sindacati di classe a partire da una CGIL all’altezza dei tempi che viviamo. E’ Quindi è necessario ritornare al metodo dell’individuazione dei rischi esistenti in tutto il processo lavorativo, attraverso assemblee aziendale di reparto, “dei gruppi omogeni”, come avveniva negli anni 70, con i dirigenti sindacali, le RSU/RSL impegnate nelle aziende assieme ai tecnici INAIL e medici della ASL, ad effettuare le indagini sui rischi esistenti, ripartendo dalla soggettività operaia, da realizzare anche tramite questionari in merito ai rischi esistenti in ogni reparto, per tornare successivamente a contrattare con l’azienda tutta l’organizzazione del lavoro : orari, ritmi, carichi, gli organici necessari, gli investimenti necessari sugli impianti, il microclima, rumori, ecc…andando a decidere come si lavora, con quale sicurezza, con quanti organici con quali orari , per cosa si lavora, con quali investimenti…
SECONDO FRONTE : Serve una iniziativa articolata e generale di lotta nei confronti del Governo e del Padronato per obbligare chi governa a predisporre un piano di interventi teso a: alla definizione di incentivi premianti per le aziende che fanno investimenti sulla prevenzione e sicurezza ed invece stabilire penalità per quelle che non fanno niente ed hanno troppi infortuni; Definire una banca dati mensile aggiornata sugli infortuni. Oggi tutto è demandato a dati che l’INAIL divulga annualmente. Definire precisi piani di formazione sia per i dipendenti che per datori di lavoro; ripristinare i reati penali sul “ Sul Testo Unico Sulla Sicurezza”; ripristinare l’art. 18, abolire della legge n. 30; abolire la legge sugli appalti Meloni/Salvini; abolire i contratti pirata; abolire la legge n. 1660 sulla sicurezza che punisce fino a un massimo di 15 anni di galera i lavoratori che per protesta contro gli infortuni occupano gli impianti, fanno scioperi con i picchetti o occupano strade e ferrovie. Credo che oggi siano inutili gli accordi quadro “i Protocolli di Intesa” concertati con le parti sociali e le Istituzioni nei territori o a livello Nazionale, serve invece una diffusa iniziativa di lotta a livello generale sulle cose sopra elencate …con il sindacato che deve uscire dalla difensiva per tornare alle “radici della Contrattazione” del come e del per cosa si lavora. E’ necessaria una diffusa iniziativa di lotta sui luoghi di lavoro che, da una parte, deve creare una nuova cultura di rifiuto di ogni lavoro a rischio da parte di chi lavora dall’altra , per ottenere concreti risultati con una netta diminuzione dei morti sul lavoro servirà sviluppare una contrattazione continua giornaliera da parte delle OO.SS. RSU/RLS su tutta l’organizzazione del lavoro, attraverso l’uso dello sciopero, del conflitto necessario.
(*) Umberto Franchi ex Responsabile della Prevenzione e Sicurezza nei luoghi di Lavoro della FIOM e CGIL Toscana
25 aprile 2026


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