martedì 11 agosto 2020

 

SECONDA FASE DELLA CAMPAGNA ‘INDIA’ TRA I LAVORATORI E LE MASSE POPOLARI

SEMPRE CALOROSA LA RICHIESTA DI LIBERAZIONE PER VARAVARAO E SAIBABA E LA SOLIDARIETÀ CON TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI

RACCOLTA LA PROPOSTA PER UNA MANIFESTAZIONE NAZIONALE ALL’AMBASCIATA IN AUTUNNO

domenica 9 agosto 2020

8 agosto - IL DECRETO DI AGOSTO PER I PADRONI - IL BLOCCO DEI LICENZIAMENTI E' IN REALTA' IL VIA LIBERA AI LICENZIAMENTI A FINE ANNO - dal blog proletari comunisti


Le schede dei provvedimenti - che riportiamo (tratti da Sole 24 Ore) - varati ieri dal governo parlano da sole, ed esprimono in maniera chiara l'inevitabile segno di classe: ai proletari poche briciole e anche peggio (come vedremo, soprattutto sui licenziamenti), alle imprese, grandi, medie e piccole soldi e sostegni vari. 

 Sul sostegno al reddito: mentre ai lavoratori va una cig o fis che copre poco più del 50% del salario, e ai lavoratori stagionali, somministrati vanno 600 euro, ai professionisti vanno invece 1000 euro.


Mentre aumentano di poco personale a tempo determinato nella scuola - ma molto inferiore a quello necessario - inserendo però l'assurda, discriminatoria decisione che non potranno godere al termine del lavoro della Naspi; mentre restano in vigore i contratti a termine senza causale, serviti i padroni per avere lavoratori "usa e getta"; vengono varate una serie di misure per medi e grandi imprenditori: viene più che raddoppiato, passando dal 30 al 65% delle spese, il tax credit per albergatori, vi è il sostegno al turismo e allo spettacolo, vi è la moratoria per i prestiti per le PMI; bonus a fondo perduto per le attività nei centri storici; stanziamento di 1,5 miliardi per le controllate dello Stato; agevolazioni pari al 30% dei contributi per le imprese; 500 milioni per il settore delle automobili.


Mentre lo stato disastroso della sanità, che nel lockdown ha trasformato la pandemia in strage, non cambia: nessuna reale nuova assunzione (se non a tempo determinato ma a carico delle Regioni), quando ce ne vorrebbero massicce, e le uniche misure di intervento (aumento degli straordinari, per allungare orari e giorni di lavoro, cioè ancora più sfruttamento di medici, infermieri, operatori sanitari), sono una vera e propria provocazione; per i capitalisti la "patrimonializzazione" significa, non togliere almeno una piccola parte dei profitti dei padroni, ma farla aggirando: si procede ad una rivalutazione dei beni con aliquota ultra ridotta. 

Mentre vengono elargiti questi miliardi, viene prorogato il reddito di emergenza della miseria di 400 euro per le famiglie povere.

Nessuna misura, poi, viene neanche lontanamente pensata per la mannaia del caro prezzi dei beni di consumo quotidiani, a partire dagli alimentari, che sta riducendo alla miseria le masse popolari; nè vengono annullate (non rinviate) bollette, rate di mutui.

MA E' LA QUESTIONE DEL BLOCCO DEI LICENZIAMENTI, IL PROVVEDIMENTO PRESENTATO CON GRANDE BATTAGE PUBBLICITARIO, CHE DIMOSTRA COME QUESTO DECRETO, NEANCHE SU QUESTO SALVAGUARDA I LAVORATORI.
Questo blocco vale per le aziende che utilizzano la cig-covid, quindi le altre possono licenziare. 
Ma esso è al massimo una proroga della "condanna a morte" certa. A metà novembre saremo di fronte a massicci licenziamenti come non mai. I padroni scalpitano per farli e il governo gli ha detto solo di "pazientare", che li potranno fare, devono solo aspettare la fine della cassintegrazione Covid. 
Landini e gli altri sindacati confederali che avevano minacciato uno "sciopero generale" a settembre se il blocco dei licenziamenti non fosse stato prorogato, sono soddisfatti. 
A fine anno il fronte proletario si troverà migliaia e migliaia di nuovi disoccupati, che non verranno occupati in nessuna nuova "green economy", e che verranno usati dal capitale per premere sui lavoratori rimasti, per abbassare i salari e imporre più sfruttamento. 
La misura del governo, quindi, è un boomerang che attaccherà tutti, sia i licenziati che i lavoratori occupati.
La risposta deve essere la lotta da settembre degli operai, di tutti i lavoratori per strappare la riduzione dell'orario di lavoro a parità salariale.

7 agosto - info internazionalista 2: Bangladesh - lotte operaie nella COVID/CRISI


Bangladesh tra crisi mondiale e licenziamenti di Stato, protestano i lavoratori: questa volta a scendere  in lotta tocca ai lavoratori tessili della iuta
Il governo del Bangladesh ha deciso di chiudere tutti i 25 stabilimenti di produzione della iuta di proprietà dello stato [1] e gestiti da BJMC (Bangladesh Jute Mills Corporation), licenziando i suoi circa 25mila addetti, ma perderebbero il lavoro anche un numero circa uguale di lavoratori irregolari.
La comunicazione della chiusura delle fabbriche è stata fatta il 3 luglio tramite l’affissione di cartelli ai cancelli.
Le fabbriche sono in debito a causa di cattiva gestione, corruzione, mancanza di coordinamento, inefficienza e mancanza di infrastrutture. La perdita o la mancanza di redditività viene addotta come scusa per esternalizzare la produzione al settore privato, una giustificazione addotta anche per non far pagare ai colpevoli. Il settore della lavorazione della iuta, è uno dei settori manifatturieri tradizionali più antichi del Bangladesh, produce per circa 1 miliardo di $ l’anno. Circa il 90% della juta prodotta nel mondo è prodotta in India e Bangladesh. Lo scorso maggio hanno scioperato quasi 80mila lavoratori di 27 stabilimenti di lavorazione della iuta, chiedendo il pagamento degli arretrati di salari e pensioni, per questo mancato pagamento ora si trovano in estrema povertà e rischiano la morte per fame.
Il licenziamento significa per molti lavoratori anche la perdita di un’abitazione, dato che risiedevano presso il luogo di lavoro, e non hanno una casa in cui tornare nel loro villaggio. Disoccupazione e assenza di aiuti statali li costringe a finire nella trappola del debito, mentre la crisi pandemica aggrava la condizione di vita generale. Si calcola che a causa di Covid il 13% dei bengalesi abbia perso il lavoro.

7 agosto - info internazionalista 1: Immagini della lotta operaia e popolare in Sudafrica


class struggle in SudAfrica



6 agosto - info: Proteste nella CGIL per la sospensione di 4 delegati della FIOM alla Piaggio di Pontedera


Esprimiamo solidarietà ad Adriana, Antonella, Giorgio e Massimo. Si può avere qualsiasi differenza con queste compagne e compagni, ma difficilmente si può mettere in dubbio il fatto che li muova sempre e soltanto l’interesse delle lavoratrici e dei lavoratori.
Siamo di fronte a divergenze che appartengono alla sfera delle opinioni e delle diverse politiche sindacali. Non a quella dei provvedimenti disciplinari.
Chi esce rafforzato da questo attacco non è il sindacato. È l’azienda. E questo basterebbe a chiudere qualsiasi discussione su queste misure disciplinari.
Ritiratele e pensate allo scontro con chi ci sfrutta, e non ad affossare chi cammina da sempre tra gli sfruttati.

5 agosto - infosolidale: TNT-FEDEX a che punto è la lotta


TNT-Fedex: continua la lotta contro il “piano-Marchionne” della logistica
Dopo la tre giorni di sciopero nazionale con cui il SI Cobas ha bloccato l’intera filiera TNT-Fedex e da cui i padroni si stanno ancora leccando le ferite, nella giornata di ieri (lunedì), si è svolto fino a tardo pomeriggio il tavolo in Prefettura convocato dal Prefetto di Milano nel tentativo di trovare una soluzione a questa lunga e dura vertenza.
All’incontro presso l’ufficio territoriale del Governo abbiamo ribadito i 3 punti-cardine delle nostre rivendicazioni:
1- reintegro di tutti i licenziati Adecco che su indicazione del SI Cobas non hanno accettato l’incentivo all’esodo proposto dall’azienda.
2- presentazione da parte di Fedex-TNT di un Piano industriale che chiarisca una volta e per tutte quali sono gli orientamenti presenti e futuri dell’azienda in Italia.
3- convocazione di un tavolo di confronto nazionale sulle molteplici problematiche e vertenze aperte
sui singoli magazzini e coi singoli fornitori.

sabato 8 agosto 2020

5 agosto - In merito al tavolo convocato con urgenza, solo e unicamente per la forte protesta e lotta di Assistenti igienico personale e genitori di diverse città e comuni della Sicilia, dall’Assessore Scavone il 30 luglio

In merito al tavolo convocato con urgenza, solo e unicamente per la forte protesta e lotta di Assistenti igienico personale e genitori di diverse città e comuni della Sicilia, dall’Assessore Scavone il 30 luglio avente come oggetto “Assistenti igienico personale”
Il 31 luglio abbiamo ricevuto per posta elettronica il verbale che già il 30 luglio all’Assessorato, alla fine di una lunghissima giornata di lotta, avevamo costretto l’assessore Scavone a stilare e a consegnarci.
L’attesa del verbale  è durata  circa 5 ore, gli Assistenti igienico-personale di Palermo e comuni limitrofi (Catania, Caltanissetta per oggettivi motivi di rientro erano dovuti andare via prima) sono rimasti al palazzo fino a sera inoltrata.
 Digos e polizia per tutto il tempo hanno protetto Scavone e compagnia, viste le continue proteste dei rappresentanti sindacali dello Slai Cobas s c e SGB rimasti dentro il palazzo e degli Assistenti fuori.
Alla fine, dopo la consegna del verbale, Scavone è uscito dal palazzo ma protetto da un largo cordone di polizia e Digos.
Quello che è stato scritto non è il vero verbale del tavolo del 30 luglio convocato di urgenza solo grazie alla lotta di centinaia di Assistenti e genitori che sono scesi in piazza già il 27 luglio da varie città e comuni della Sicilia che ha preoccupato l'Assessorato, due paginette e mezzo scritte belle larghe di un racconto più che sintetico, fatto ad arte dall’Assessore per far passare la stessa posizione che ha tenuto durante tutta la riunione, e cioè quella contenuta nel documento del 22 luglio trasformato in delibera di giunta del governo, con il sigillo di Musumeci.
Dal verbale e dal comunicato stampa del giorno dopo apparso sui giornali emerge un vago impegno a migliorare il servizio ma come base vi è di fatto la negazione dell’obbligo da parte della Regione di fornire questo servizio!
Si dice il falso sulle competenze: il parere del Cga, anzi ha ribadito che secondo le leggi vigenti questa assistenza specializzata spetta alla Regione!
Si dice il falso quando parla di impegno: ma quale impegno della Regione? Qui si tratta di OBBLIGO, di applicare le leggi esistenti (e questo lo ha confermato mille volte il Dott. Suraniti, quando ha ribadito che i collaboratori scolastici non fanno un servizio specializzato!). Se si trattasse di “impegno”, l’assistenza sarebbe lasciata al buon cuore di Scavone e compagnia bella!
Si dice una grande falsità, quando si afferma che nel resto d’Italia il servizio sarebbe fornito dai collaboratori scolastici. Non è vero, ed è stato detto anche durante la riunione, nel resto del paese ci sono diverse figure spesso di tipo infermieristico!
Sui fondi da trasferire alle Città metropolitane (e non ai Comuni!): Musumeci non può ridurre i “relativi stanziamenti” perché rischia la denuncia di interruzione di pubblico servizio! Ma fino ad oggi, a pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico, questi fondi non sono ancora stati trasferiti.
Il verbale non riporta ciò che è stato detto in tutti i singoli interventi fatti alla riunione, dai genitori, dalle Assistenti di specifiche città come Catania, dai sindacati guarda caso come Slai Cobas sc o SGB o Cobas… una riunione di “trattativa sindacale, che doveva essere solo tra le organizzazioni rappresentative degli assistenti igienico personale e dei genitori e l’Assessorato e le parti amministrative interessate, che è stata invece e non a caso molto annacquata con l’invito a organizzazioni, come quelle rappresentanti le Cooperative sociali, nella speranza di trasformarla in una claque per l’Assessore, in un momento di sua propaganda, in cui ciò che si doveva fare era solo ascoltare e approvare la delibera fatta da loro e approvata dal governo, e di cui anche Musumeci si sta vantando. 
Ai giri di parole dell’Assessore sulla bontà della decisione presa dal suo Assessorato e fatta propria dal governo, lo Slai Cobas sc ha chiesto innanzi tutto perché non fosse stato invitato il garante dei disabili e il presidente dell’Anci, visto che la questione riguarda centinaia di comuni dell’Isola. Nessuna risposta naturalmente, anzi l’Assessore si è pure infastidito della domanda. Dopo aver smentito con lettura e argomentazioni: la posizione dell’Assessore sulla validità del parere del Cga, il timore di incorrere nelle sanzioni della Corte dei conti, e aver ribadito, insieme al Dott. Suraniti, che la competenza sui collaboratori scolastici da parte dello Stato è quella prevista dal CCNL e non c’entra niente con l’oggetto in questione, lo Slai Cobas sc ha fatto la proposta concreta di rimodulare la Delibera togliendo la parte iniziale che accenna al parere del Cga, o di rifare completamente il documento in modo corretto, chiedendo al contempo la garanzia, che questa delibera non dà!, dell’inizio di un anno scolastico, intanto il 14 settembre, visti i tempi strettissimi, che veda gli studenti disabili frequentare normalmente e gli assistenti igienico personale al loro posto di lavoro e di procedere poi con un percorso serio che porti alla stabilizzazione del servizio.
L’Assessore Scavone ha fatto orecchie da mercante, anzi, prima si è arrabbiato con il rappresentante dello Slai che aveva osato porre questi problemi, perfino insultando in maniera volgare, e poi, tra la protesta indignata di molti presenti, ha continuato a girare intorno cercando di usare belle parole… e con l’arroganza di chi pensa di avere il potere di fregarsene del prossimo, non ha risposto neanche a tutti gli altri che hanno posto più volte la richiesta sull’inizio dell’anno scolastico.
Il comunicato stampa dell’Assessore apparso sul Giornale di Sicilia il 31 luglio è anche il risultato della preoccupazione di Scavone e dei responsabili della Regione, che la verità venga davvero a galla e possa essere chiara a tutti, e cioè che il parere del Cga non è servito a niente perché ha lasciato tutto come prima (lo status quo, dicono nei “corridoi” loro stessi), ha lasciato, quindi, in vigore le leggi che impongono alla Regione (e non poteva essere altrimenti) di continuare a fornire il servizio di assistenza agli studenti disabili con personale specializzato come gli assistenti igienico personale!
Ma il vero tentativo da “campagna elettorale” di Scavone (e con lui Musumeci che ha firmato la delibera regionale) è quello di apparire come “benefattori”: sarebbero dei benefattori perché avrebbero trovato il modo di aggirare il parere del Cga che “chiarendo le competenze” avrebbe affidato questo servizio allo Stato, e avrebbero comunque deciso di “stanziare fondi” per fare addirittura continuare come e meglio di prima questa assistenza!!!
Ve la immaginate una Regione che spende laddove non è costretta? Ci vuole coraggio ancora una volta a dire una colossale bugia: gli è stato detto forte e chiaro durante la riunione che il parere del Cga non solo è consultivo, e “chiarisce” proprio ciò che era chiaro anche prima del parere: ci sono leggi regionali (ma anche nazionali) vigenti che obbligano la Regione a dare questa assistenza specializzata! vedi l’art 22 della L.15 riportata ripreso nelle Legge 10/2019  a pag. 17 del parere stesso che di fatto lo conclude!!!
Ma per Scavone/Regione, innanzi tutto, quello del Cga è un paravento dietro cui si nascondono per cercare di tagliare davvero il servizio (o per usare il tradizionale “ricatto occupazione” nella lunga campagna elettorale di Musumeci).
Rispediamo, dunque, il verbale finale della riunione al mittente per rivederlo e correggerlo con ciò che è stato realmente detto nella riunione di cui stiamo facendo, e faremo, circolare il vero contenuto!

La lotta non si fermerà!
Slai Cobas per il sc Palermo/Sicilia

cobas_slai_palermo@libero.it

martedì 4 agosto 2020

4 agosto - Patto d'azione... Un intervento per il dibattito

La giornata nazionale di lotta del 6 giugno è stata l’effettiva data di nascita del Patto d’azione. Ed è nato nelle piazze con il lockdown operante per affermare l’unità di classe nel fronte di lotta contro il capitale e il suo governo. E’ stato il frutto di lotte già cominciate in piena pandemia, di proposte operanti già nei mesi precedenti e di un dibattito che ha partorito una piattaforma nazionale in 12 punti che sommariamente raccoglievano le indicazioni delle lotte e che indicavano le battaglie da fare, fondandole sul protagonismo di operai e lavoratori. Il Patto nasce ed è contro la logica di un raggruppamento burocratico intersindacale che da sempre ha costituito più un freno e una palude che l’affermazione dell’unità di classe attraverso le lotte. Una piattaforma che si è fatto carico di questioni importanti come la lotta contro i decreti sicurezza, la lotta contro la repressione, la lotta contro spese militari e interventi imperialisti, la battaglia dei migranti e che afferma netta e chiaro: “non vogliamo pagare la crisi dei padroni”, attraverso anche la netta affermazione di difficile realizzazione, ma di necessaria battaglia, per una patrimoniale che colpisca padroni, banche e grandi ricchezze e metta questi soldi a disposizione, come tutti gli altri soldi di provenienza europea, comunque denominate ,per la difesa del salario, del reddito ai senza reddito e soprattutto delle grandi necessità poste dall’emergenza sanitaria.

Noi non siamo contenti di come sono andate le cose dopo il 6 giugno.

All’interno del Patto, troppe chiacchiere, in particolare dei gruppi e poca intensità, organizzazione per rendere il passaggio del Patto d’azione una forza materiale e una battaglia determinata e prolungata.

Alcune lotte hanno avuto un sostegno generale – vedi la Tnt – tante altre altrettanto importanti, invece, se la sono dovuto cavare da sole. Il settarismo egemonista comunque è presente nel Patto e va criticato e combattuto.

I piani del governo annunciati e avviati non hanno ricevuto la risposta che si meritavano; né la lotta contro la repressione ha visto una mobilitazione nazionale congiunta che ponesse il Patto d’azione come referente di questa battaglia.

La necessaria proposta di un’assemblea dei delegati, divenuta poi dei lavoratori combattivi è decollata a fatica, e troppa “corte” viene fatta a delegati dell’opposizione Cgil, rispetto a quello che hanno prodotto in termini di lotta reale in prima persona nelle fabbriche e posti di lavoro.

Ma si sa, la marcia è complessa e ognuno deve fare la sua parte.

Quello che è sicuro che non ci sono “padri fondatori” e padroni del Patto e volenterosi “ruote di scorta”; né teste politiche impegnate a raccontarci l’ala e la fava e compagni a seguire. Come non ci piace la questione della piattaforma che ora viene “accennata” invece che intensamente assunta e praticata. Alcune battaglie peraltro vanno considerate che sono solo cominciate e anche se in alcune realtà sono già intense, a livello nazionale siamo ancora agli inizi.

La prima questione è il salario e i soldi per gli operai in cigs, per i lavoratori a basso reddito o senza reddito.

Se non si mette in prima linea questa battaglia non si raccolgono le esigenze e condizioni delle masse. Le decine di migliaia di cassintegrati devono avere un’indennità pari al 100% e questo domanda assedi, blocchi per strappare realmente risultati. Così come, evidentemente, le condizioni dei senza reddito, se non si affrontano non ci permette di mobilitare questa parte dell’esercito proletario, non solo a Napoli, non solo al Sud ma in tutt’Italia.

L’altra questione è evidentemente la guerra che si sta combattendo in diversi posti di lavoro che è fa da base di chi nel Patto ci sta perché è parte delle lotte proletarie così come il Patto deve invadere il campo delle fabbriche a rischio chiusura che non vanno lasciate alla gestione disastrosa dei confederali e ne alla presuntuosa autosufficienza dei delegati interni che finiscono di legare tutta la lotta agli incontri con il governo all’immagine mediatica ecc.

Il fronte della sanità, dellea scuola, dei lavoratori precari di ogni tipo ha bisogno di rivendicazioni generali per potere cambiare realmente le cose, in particolare l’assunzione di massa nella sanità, nella scuola, la rimessa al lavoro con contratti a tempo indeterminati nei settori colpiti dalla crisi covid.

Queste situazioni costituiscono l’emergenza nel nostro campo che deve permetterci di costruire la forza per lla battaglia a riduzione dell’orario di lavoro a parità di paga.

Sugli altri terreni. La questione dei migranti: vanno innanzitutto appoggiate e sostenute le proteste in corso e le realtà che stanno conducendo una battaglia di prima fila là dove i migranti stanno arrivando, là dove sono rinchiusi e vessati, oltre che naturalmente la lotta dei braccianti.

Il punto, quindi, non è: ognuno fa da sé e poi c’è l’assemblea di fine settembre, ma il ruolo di queste lotte, di queste battaglie, l’affermazione della piattaforma per fare davvero un’assemblea nazionale a fine settembre che serva a cambiare le cose e i rapporti di forza; e non a partorire l’inutile sciopero generale secondo una logica, che sarebbe inutile oggi come lo è stato nei scorsi mesi prima della pandemia. Per essere chiari, alle realtà del Patto non può interessare l’appello che circola in internet da parte di alcuni organismi.

Si parla infine di lotte internazionali, ed è bene che se ne parli, ma per favore prendiamone esempio per rinnovare realmente e radicalmente nei contenuti e forme di lotte necessari allo sviluppo della lotta di classe, della guerra di classe, del fronte unito proletario e popolare contro il capitale e i suoi governi.

Slaicobas per il sindacato di classe/ Coord Naz.

3 agosto 2020

4 agosto - da tarantocontro: ISPEZIONE DELL'INPS DI TARANTO PER L'USO ILLEGITTIMO DI ARCELORMITTAL DELLA CIG COVID - L'IPOCRISIA DELLA FIOM


"Parte oggi la nuova tranche di cassa integrazione, nel siderurgico ArcelorMittal, ex Ilva di Taranto, annunciata da tempo. Riguarderà, anche stavolta, un numero massimo di 8.150 addetti ma sarà cassa integrazione ordinaria e non Covid e durerà 13 settimane. La stessa utilizzata ininterrottamente da luglio 2019 a metà marzo 2020 con la motivazione della crisi di mercato. Cassa ordinaria che potrebbe tuttavia essere tramutata in cassa Covid qualora intervenissero alcune novità normative, come ha già comunicato l’azienda ai sindacati. Anche su questa tranche di cassa integrazione non c’è stato accordo con il sindacato. Sulla gestione della cassa, intanto, l’Inps ha avviato una ispezione anche per Taranto così come ha fatto a Genova“. Da Corriere di Taranto
 *****
A Taranto è stata presentata alla Procura, all'Inps e all'Ispettorato del Lavoro una lunga e articolata denuncia, anche dallo Slai Cobas per il sindacato di classe.
Giovedì 30 luglio, la coordinatrice dello Slai Cobas è stata convocata e sentita da funzionari dell'Inps, a cui è stata esposta tutta la situazione di illegalità continua da parte di ArcelorMittal, prima, durante e dopo il lockdown, con grave via libera da parte della Prefettura. All'Inps lo Slai cobas ha chiesto:
- di non autorizzare la cassintegrazione Covd-19, per tutti i periodi richiesti da ArcelorMittal;
- di disporre che ArcelorMittal restituisca agli operai posti in cig Covid la differenza tra l’indennità e la retribuzione normale.
PS - Va chiaramente bene che la Fiom, soprattutto di Genova, seguita poi da Taranto, abbia fatto la denuncia per la gestione della cassintegrazione da parte di ArcelorMittal. Ma sia durante i periodi di cig ordinaria sia nei periodi di cig covid la Fiom, come gli altri sindacati presenti in fabbrica a Taranto, pur non avendo firmato all'inizio verbali di accordo (perchè AM ha sempre avviato la procedura unilateralmente), poi ha fatto gli incontri con l'azienda per la gestione della cassintegrazione nei vari reparti e aree, secondo la necessità di AM - come si evince dal quadro di sotto.  Su questa cogestione, per onestà, la Fiom dovrebbe pur dire qualcosa, non semplicemente farsi autopropaganda per un tardivo esposto.
Lo Slai Cobas aveva denunciato già dall'inizio della cig ordinaria resa permanente - come poi si è dimostrato - e motivata unicamente dall'interesse di Mittal a non perdere profitti scaricando la crisi di mercato sui lavoratori - l'uso illegittimo della cassintegrazione; ma fino a maggio la stessa Fiom non l'ha affatto contrastata. 

lunedì 3 agosto 2020

RAVELLI/AICO NON DEVE CHIUDERE GLI OPERAI NON SONO USA E GETTA, DIFENDIAMO IL POSTO DI LAVORO CON LA LOTTA




RAVELLI/AICO NON DEVE CHIUDERE
GLI OPERAI NON SONO USA E GETTA


DIFENDIAMO IL POSTO DI LAVORO CON LA LOTTA


PADRONI E PROFITTO
CON GLI OPERAI IN AFFITTO

Un pezzo alla volta, padroni, vecchi e nuovi, i direttori, uno dopo l’altro, che ogni volta trattano gli operai da bambini ‘siamo appena arrivati non sappiamo niente… vedremo’, con il sindacato Fiom/Cgil che in questi quattro anni ha saputo solo dire ‘il padrone può fare quello che vuole… lasciando portar via tutto in silenzio, (non vengono dati annualmente nemmeno gli abiti da lavoro e le scarpe antiinfortunistiche!!!),
ALLA RAVELLI, LA FABBRICA È STATA SVUOTATA.

Ora la situazione è diventata molto difficile.
Già chiusa la fondamentale officina da tempo. Eliminati gli operai

2 agosto - da tarantocontro, lotta per il lavoro: Lavoratori ex Pasquinelli, lavoratrici asili - settembre caldo!


Così è terminato l'incontro avvenuto ieri con l'Ass. Castronovi.
Vi è stato un aggiornamento di informazione su passaggi, che potrebbero essere positivi, in corso per migliorare le condizioni di lavoro di questi lavoratori e lavoratrici, ma atti e date certe ancora una volta non vengono messi in maniera chiara sul tappeto.
Una grossa assemblea di lunedì 27 luglio delle lavoratrici degli asili ha confermato che a settembre o parte l'aumento delle ore, o vi è il riconoscimento dell'ausiliariato o il servizio non inizia... 
Per queste lavoratrici sono passate diverse settimane dal precedente incontro e ancora siamo alle verifiche di normative in merito alla nostra richiesta di far partire comunque a settembre (con l'attuale o nuova ditta che sia) le tre ore di lavoro al giorno; perchè è evidente che questo aumento, oltre che sanare dopo anni una condizione vergognosa, fuori da ogni articolo di legge e contrattuale, è assolutamente necessario per l'intensificazione del carico di lavoro e del tempo di lavoro che ci sarà per le misure anti Covid-19. Sul fronte invece del riconoscimento ausiliariato, a quanto sentito, al Comune conta più un avvocato dell'amministrazione che rassicura il Comune che le sentenze dei nostri ricorsi saranno a loro favore (ma si illudono parecchio...), che la necessità/opportunità di sanare anche qui una illegalità "storica", e di rispettare i diritti contrattuali delle lavoratrici - su cui la parte politica da anche ragione alle lavoratrici... ma è l'avvocato che decide… Ma su questo sia chiaro, è stato detto nell'incontro, a settembre, a mansioni non riconosciute/mansioni non eseguite!
Un risultato, invece, si sta ottenendo dalla nostra battaglia contro gli appalti al massimo ribasso: dopo l'esclusione della ditta che aveva presentato il 99% di ribasso, anche la seconda ditta, col 95% di ribasso, traballa. Infine abbiamo riaperto il fronte del NO alle sospensioni estive di due mesi e della richiesta di internalizzazione. Su questo per ora promesse, ma noi trasformeremo, al momemto opportuno, le parole in azioni!
Anche per i lavoratori ex Pasquinelli settembre sarà il mese decisivo per verificare se gli impegni positivi,  confermati anche ieri nell'incontro, di passaggio/ritorno al lavoro stabile sui nuovi impianti di selezione della differenziata, con un periodo di formazioneall'interno del nuovo rapporto di lavoro, si concretizzeranno effettivamente.
I lavoratori, comunque, che temevano che a fine luglio si interrompesse il loro attuale contratto di lavoro, continueranno a lavorare nell'attuale servizio di "decoro urbano" fino al passaggio all'attività di selezione rifiuti.
Ma i lavoratori sono stanchi di questa attesa, di anni di precarietà, per questo non aspetteranno, oltre il 1° settembre…
COMUNQUE, NESSUNO VA IN FERIE E CON L'ASSESSORE CI SI E' AGGIORNATI ALLA PROSSIMA SETTIMANA