sabato 24 settembre 2022

GLI OPERAI NON HANNO GOVERNI AMICI. SI DEVONO MISURARE SULLA BASE DEI RAPPORTI DI FORZA

 
La nostra campagna elettorale, principalmente alle fabbriche, nel segno dell’Assemblea Proletaria Anticapitalista, dell’unire le lotte operaie e proletarie, di nessuna fiducia da queste elezioni, del fatto che ben sappiamo che qualunque sia l’esito del voto, andremo allo scontro con un governo antioperaio, antipopolare, dei padroni e al servizio di Usa e Nato. A lunedì.

venerdì 23 settembre 2022

23 settembre - A Palermo il servizio di Assistenza igienico personale scuole superiori è iniziato ma NON PER L'INTERO BACINO DEGLI STUDENTI DISABILI!

 

A fronte degli ipocriti proclami di stampo elettorale, la Città Metropolitana di Lagalla in questo momento ha avviato il servizio in alcune scuole che si contano sulla punta delle dita e e le Coop Sociali hanno richiamato in servizio solo 16 Assistenti, il giornalista del Giornale di Sicilia nell'articolo di oggi ha riportato questo dato erroneamente, quanto lo Slai denuncia il numero 16 si riferisce al numero degli Assistenti richiamati al lavoro non agli studenti, ma alla fine della fiera QUELLO CHE CONTA VERAMENTE E' CHE AD OGGI AD UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DELLE LEZIONI IL SERVIZIO DI ASSISTENZA IGIENICO PERSONALE SPECIALIZZATO E' RIPARTITO SOLO PER POCHISSIMI STUDENTI E GIA' CI SONO IN ATTO QUINDI DISCRIMINAZIONI VERSO TUTTI GLI ALTRI STUDENTI DISABILI. La Città Metropolitana di Palermo deve ancora dare spiegazioni del perchè alle scuole si è inviata una pec di richiesta della documentazione necessaria solo a ridosso dell'inizio delle lezioni, cosa avrebbero fatto pertanto in tutti i mesi estivi?? E ora cercano di giustificarsi sui ritardi scaricando la responsabilità alle scuole?? La verità è che ogni giorno di scuola in cui non si riavvia il servizio è un risparmio per il palazzo in termini di risorse da spendere ma solo sulla pelle di studenti, famiglie e Assistenti!

La lotta continua!

Slai Cobas sc



23 settembre - Wartsila, accolto il ricorso dei sindacati: il tribunale revoca i 451 licenziamenti

 

Stop alla procedura per i dipendenti dello stabilimento di San Dorligo. Il gruppo condannato a un risarcimento di 50 mila euro a ciascuna delle sigle sindacali. Giorgetti: "Sentenza dimostra che l'approccio era sbagliato"

MILANO - Niente licenziamento per i 451 dipendenti Wartsila dello stabilimento di San Dorligo. Il giudice del lavoro del Tribunale di Trieste, Paolo Ancora, ha accolto il ricorso presentato dai sindacati di categoria in merito al comportamento antisindacale della azienda, revocando la procedura di licenziamento per i lavoratori. Il Gruppo è stato condannato al pagamento di 50 mila euro a ciascuna delle sigle sindacali a titolo di risarcimento per danno di immagine, al pagamento delle spese legali e di pubblicazione del decreto su alcuni quotidiani nazionali. Il Giudice ha invece dichiarato inammissibile l'intervento della Regione Fvg.

Giorgetti: "Sentenza dimostra che l'approccio era sbagliato"

Soiddisfatto il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti: "La sentenza del Tribunale di Trieste, che accoglie il ricorso dei sindacati, dimostra che l'approccio di Wartsila era sbagliato, come ripetutamente segnalato all'azienda. Siamo contenti per i lavoratori e ci auguriamo di continuare nello spirito di sistema territoriale unitario emerso nell'ultimo incontro al Mise".

Orlando: "Avevamo ragione noi, non si chiude da un giorno all'altro"

"La sentenza del Tribunale di Trieste da' ragione ai sindacati e dimostra la bontà della strada intrapresa con il rafforzamento delle norme a tutela dei lavoratori quando siamo di fronte a casi di delocalizzazione selvaggia", ha commentato  il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Andrea Orlando. "Avevamo ragione già un anno fa, quando ci attaccavano dalla destra e da Confindustria: non si può chiudere un'azienda da un giorno all'altro andandosene e abbandonando i lavoratori e un intero sistema economico locale. L’unità dei lavoratori e delle istituzioni può battere la logica speculativa delle multinazionali".

I sindacati: "Sentenza importante che fa giurisprudenza"

I rappresentanti sindacali territoriali di Trieste di Uilm (Antonio Rodà), Fiom-Cgil (Marco Relli) e regionale di Fim-Cisl (Gianpiero Turus), esprimono "grandissima soddisfazione" per il decreto del giudice del lavoro del Tribunale di Trieste che ha accolto il loro ricorso. "Sentenza importante, fa giurisprudenza, costituisce un deterrente anche per altre multinazionali", hanno commentato. "Sono estremamente soddisfatto del fatto che le nostre tesi sono state integralmente accolte dal Giudice di Trieste con un provvedimento rapido e molto ben motivato. Speriamo di aver dato un contributo alla soluzione del problema occupazione di Wartsila", ha aggiunto l'avvocato Vincenzo Martino, che assiste i sindacati nella vicenda giudiziaria.

23 settembre - CONTRIBUTO NO MUOS APA DEL 17-9-22

 

Dalle piazze dove si protesta sia le femministe russe del Feminist Anti-War Resistance sia i movimenti No TAV, No Coltano, NO Muos e ogni realta sociale contro il sistema militare dai no War ai movimenti per il disarmo ai sindacati di base ce lo ripetono: nella militarizzazione e nella guerra non c’è liberazione ma costrizione, violenza e distruzione, incremento di povertà e diseguaglianza sociale. Sono bastati pochi mesi di guerra per far salire alle stelle i prezzi delle materie prime, delle fonti energetiche; ciò porta al rallentamento, se non addirittura alla chiusura, di tante attività. Sono a rischio circa 120mila imprese del terziario di mercato e 370mila posti di lavoro. La guerra è entrata a gamba tesa dentro i corpi, dentro i pantaloni e le nostre tasche. La “folle” rincorsa a chi si arma meglio è più potente fa gola per spendere più in spese militari; e mentre mancavano posti letto negli ospedali, mentre c’era chi moriva in casa in attesa e in assenza di assistenza sanitaria, si è continuato imperterriti a investire nell’industria militare e nelle attività militari. Secondo una relazione del SISPRI del 2021, l’Italia fa parte della top ten di esportatori mondiali di sistemi d’arma. Il PNRR dovrebbe essere un’occasione di investimenti e finanziamenti importanti. Tre sono gli assi di intervento principali del piano per accedere ai fondi Next Generation Europe: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale. Sulla base di questi tre macro temi, si sono sviluppate sei missioni: digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura (cui è destinato il 21% dei fondi); transizione ecologica (cui è destinato il 31% dei fondi); infrastrutture per una mobilità sostenibile (cui è destinato il 14% dei fondi); istruzione e ricerca (cui è destinato il 13% dei fondi); inclusione e coesione sociale a sostegno dell’empowerment femminile e dei giovani (cui è destinato il 12% dei fondi); salute ( cui è destinato il 9% dei fondi).
Sebbene il piano sia ovviamente più complesso, questo è più o meno una sintesi, utile ad identificare i settori (e la quantità di denaro prevista per ognuno) su cui investire. Tante sono le pressioni affinché parte di questi fondi vengano investiti nel settore bellico e militare. A proposito della prima missione, che riguarda la 19 digitalizzazione e l’innovazione, “ viene suggerito” che è necessario “valorizzare il contributo della Difesa allo sviluppo del cosiddetto "internet delle cose" (internet of things) e al rafforzamento della difesa cibernetica, nonché di dare piena attuazione ai programmi di specifico interesse volti a sostenere l'ammodernamento e il rinnovamento dello strumento militare, promuovendo l'attività di ricerca e sviluppo delle nuove tecnologie e dei materiali e contribuendo al necessario sostegno dello strategico settore industriale e al mantenimento di adeguati livelli occupazionali nel comparto”. Insomma, in soldoni si chiede che una fetta del budget previsto per questa missione venga dato a disposizione del ministero della Difesa, da investire anche (ma non esclusivamente) in cyber security.

A proposito della transizione ecologica, la commissione palesa il suo interesse anche su questo tema. Si parla della realizzazione di smart military district, cioè distretti militari intelligenti, cioè distretti militari di nuova generazione che puntino all’efficienza energetica. Nuove infrastrutture militari quindi, da fare soprattutto al sud Italia, che vengono presentate come un’occasione per creare lavoro ma anche di sviluppare infrastrutture e investimenti al sud. Per l’anno 2022 ancora una volta netto e rilevante viene trainato dal bilancio proprio del Ministero della Difesa prevede una spesa per la difesa pari a più di 25 miliardi, con un aumento di circa 850 milioni rispetto all’anno precedente, (25.935 milioni per la precisione) (+5,4% rispetto al 2021).

Ancora più del solito si tratta, come già accennato, di un aumento derivante da decisioni prese in passato: già il bilancio a legislazione vigente prevedeva per il Ministero della Difesa un totale complessivo di 25.904 milioni (Sezione I della Legge di Bilancio). Le voci interne del Bilancio della Difesa vedono aumenti tra i 150 e i 200 milioni di euro per Marina Militare e Carabinieri, una flessione di 90 milioni per l’Aeronautica Militare e una sostanziale conferma del budget per l’Esercito. Ben più robusto l’aumento di stanziamento per i capitoli complessivamente afferenti a Stato Maggiore e Segretariato Generale della Difesa (insieme agli uffici politici e di bilancio): circa un miliardo e duecento milioni di euro in crescita determinati soprattutto, come vedremo, da stanziamenti per il procurement di nuovi sistemi d’armamento. togliendo lo 0,5% del PIL in istruzione e lo 0,8% per la sanità in favore del complesso-militare-industriale europeo. Come movimento no Muos da anni lo gridiamo nelle strade nelle piazze. Non è più rinviabile l’attenzione e l’assunzione di responsabilità individuali e collettive, e far sì che le comunità diventino soggetti politici” più comunità nei territori più informazione consapevole. Aprire altre alternative al modello capitalistico alle speculazioni finanziaria sulle fonti energetiche, ambientale sociale Far tornare a volare le aspirazioni fuori da ogni paura, alle repressioni continue in linea fascista per una vita degna e dignitosa fuori da ogni imperialismo patriarcale fuori da ogni violenza da ogni distruzione e incentivi militari . E ’una questione di sopravvivenza non più rinviabile, rompere con la propaganda militarista  soprattutto dentro l’educazione scolastica Sappiamo che le Forze Armate italiane stanno investendo molto per entrare nelle scuole. L'occupazione militare continua a produrre sulle popolazioni civili: sottrazione di luoghi pubblici, riduzione degli spazi di agibilità democratica e protagonismo civile, penalizzazione economica, danni ambientali e notevoli rischi per la salute. Le forze armate stanno pianificando il loro futuro con i nostri figli stanno stravolgendo i valori pedagogici a cui dovrebbe ispirarsi la scuola dell'Italia! Si aprono protocolli d’intesa nella didattica delle scuole cosicché vengono rappresentati in un connubio che “impositivo ", il cui mandato non è portare i bambini in gita al parco ma dentro le caserme. Così si fa cultura?… di guerra! Se porti i bambini nel bosco fanno esperienza della natura e imparano a rispettarla, se li fai accompagnare dall’Esercito imparano ad apprezzare l’Esercito e a vedere da vicino quei gioiellini di aerei da guerra…tutto condito in picnic familiare.

Fuori i militari e le basi Nato - Ora e sempre NOMUOS

Movimento comitati regionali No Muos



23 settembre - CONTRIBUTO DI FABRIZIO CHIODO PER L'ASSEMBLEA NAZIONALE PROLETARIA ANTICAPITALISTA DEL 17 A ROMA

 

Lotta di classe, vaccini e pandemie.

La pandemia ha avuto ed avrà un impatto notevole soprattutto sulla classe operaia. Negli Stati Uniti, per esempio, sono state le classi lavoratrici e subalterne, a subire il maggior numero di decessi, di bambini resi orfani e di ospedalizzazioni. Oltre al concetto fascista della legge del più forte, le politiche ultra liberiste e Governi, non hanno fatto altro che inasprire, durante la pandemia, la lotta di classe. Tra gli strumenti più utili nella Storia per diminuire le diseguaglianze sociali tra i diversi Paesi ma anche tra le diverse classi sociali dei Paesi più ricchi, vi sono i vaccini. Uno strumento che nella storia ha evitato ricoveri, pressione sui sistemi sanitari, proteggendo principalmente quelle classi sociali che non sarebbero state in grado di ricevere cure negli Ospedali privati come succede nella maggior parte dei Paesi. Le grandi compagnie farmaceutiche, che hanno fatto extra profitti record durante la pandemia, non sono mai state interessate al concetto di vaccino. Perché’ devo proteggere qualcuno quando poi posso accumulare capitale con i ricoveri, farmaci, esami, apparecchiature ospedaliere etc.? E così, durante i primi anni della pandemia COVID-19, i vaccini hanno comunque protetto tutte le classi sociali, almeno in quei Paesi i cui governi sono stati in grado di poter pagare le dosi giuste. Ma poi, cosa è successo? Tra il concetto del più forte e le politiche ultra liberiste, entrambi funzionali al capitalismo ed allo sfruttamento della classe operaria, si è scelto di fare circolare il virus, di non proteggere i posti di lavoro, i mezzi di trasporto etc. e si è fatta una scarsa comunicazione scientifica. Cosi, oggi con 700$ per ogni trattamento con farmaci contro SARS-CoV-2, con le migliaia di euro per trattamenti con anticorpi monoclonali e con i costi sul sistema sanitario, BigPharma sta accumulando molta ricchezza aumentando le differenze sociali tra i Paesi e tra gli operai, i lavoratori e le classi più ricche. Cosi, i più ricchi potranno pagare le analisi e cure legate ai postumi da COVID-19 (LongCOVID), cosi i più ricchi potranno essere ricoverati in cliniche private, mentre la classe operaia ed i loro figli, subiscono e subiranno gli impatti di SARS-CoV-2. E’ stato imbarazzante vedere in questi anni sedicenti comunisti trasformarsi in novax complottisti. Certo, bisogna differenziare tra chi aveva paura dei vaccini a mRNA e chi invece facendo il gioco di BigPharma, fomentava teorie complottiste, negazioniste e novax che sono nemiche delle classe operaria. Non capire la forza che ha la vaccinazione nel proteggere i più deboli e le classi più oppresse è stato un errore grave. Sicuramente le classi dominanti aspirano a tenere la classe operaia lontana dalle conoscenze tecnico-scientifiche e su questo bisogna lottare e lavorare, ma i movimenti anti-scienza ed anti-vaccini, da almeno 135 anni, sono legate a lobbies di destra, fanno il gioco delle grosse compagnie farmaceutiche e sono nemici della classe operaia, come scrisse anche Engels nel 1894. Bisogna lottare per garantire alla classe operaria una giusta formazione ed informazione scientifica e bisogna lottare per una Biotecnologia di Stato in grado di garantire farmaci e vaccini. Da un punto di vista globale, ad oggi solo il 20% delle persone nei Paesi più poveri ha ricevuto una dose di vaccino contro SARS-CoV-2 mentre in Europa, per esempio, si sono utilizzate dosi di vaccino per vaccinare animali come i furetti. Allo stesso tempo gli Stati Uniti da qualche giorno non forniranno più vaccini o test che quindi saranno accessibili solo alle classi più ricche. Il capitalismo sfruttando in primo luogo la natura ed i suoi equilibri ha portato e porterà a nuove pandemie che non faranno altro che aumentare le diseguaglianze sociali. La lotta di classe in epoche pandemiche sarà ancora più forte e serve una formazione scientifica per la classe operaia, una scienza delle e per le masse popolari, che potranno difendersi dalle teorie complottiste reazionarie e potranno lottare per vaccini Pubblici.

Fabrizio Chiodo, Ricercatore CNR ed Istituto vaccini Finlay (Cuba)



23 settembre - 1) INTERVENTI ALL'ASSEMBLEA PROLETARIA ANTICAPITALISTA DI ROMA 17 SETTEMBRE 2022

 

pubblichiamo in testi e audio registrati gli interventi fatti dalle diverse realtà

cominciamo con uno che per ragioni di tempo non è stato fatto nell'assemblea

quello da Ravenna della Rete Nazionale per la Sicurezza e Salute sui posti di Lavoro e sul Territorio - ora anch'essa aderente alla Rete per il Lavoro Sicuro

Contro le morti sul lavoro è sempre più necessario costruire l’unità delle lotte, per una battaglia di lunga durata, che è politica, che ha a che fare con i rapporti di forza, con la questione del potere che, fino a che comanderanno i padroni, impone la “normalità” di 4 morti al giorno, una lotta che, in definitiva, non può che puntare sulla causa prima che genera contemporaneamente profitti per i padroni e peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro per i proletari e per i lavoratori in generale, cioè fare avanzare le lotte per il rovesciamento di questo sistema basato sul profitto padronale, che è un “sistema”, appunto, composto da tanti soggetti politici/istituzionali/sociali/repressivi che aiutano il fronte padronale. E’ molto positivo che a livello nazionale alcune realtà impegnate sulla salute e sicurezza hanno cominciato a mettersi in Rete e a portare la lotta sul piano nazionale. Ci riferiamo alle realtà che hanno fondato la Rete naz lavoro sicuro, dietro impulso dei macchinisti del Comu, assieme ad alcuni esponenti Medicina Democratica con Totire, il 26 maggio a Modena, e i compagni e le realtà di lotta nella Sanità e per il diritto alla casa, comitati disoccupati che hanno organizzato il secondo appuntamento del Congresso della salute, "la salute non è una merce", qui al Metropoliz, il 28-29 maggio, per la difesa della salute e per la difesa del Servizio Sanitario pubblico, inteso come bene comune, pubblico, gratuito e universale. Realtà che fanno parte di questa Assemblea proletaria anticapitalista. A Ravenna interveniamo alla Marcegaglia: non è un caso che gli enormi profitti dello scorso anno, un risultato “storico” per i padroni, hanno avuto come contraltare un operaio morto a luglio 2021 e una situazione che, per quello che riguarda la sicurezza sul lavoro, è sempre più di emergenza, con pinze che si staccano dai carroponte e coils stipati in spazi che non lasciano vie d’uscita, una grave situazione denunciata varie volte dagli operai che ha costretto persino i confederali ad indire uno sciopero. Morti ed infortuni avvengono perché sono i padroni i primi a violare le leggi, dal Testo Unico sulla sicurezza allo Statuto dei lavoratori. I padroni vanno denunciati e combattuti per la "mancata applicazione" di queste leggi, così come dobbiamo rilanciare la lotta perché i DVR non rimangano di competenza esclusiva del padrone, come hanno denunciato gli operai GKN all’Assemblea di Modena della Rete Lavoro Sicuro: è il padrone che redige i moduli in maniera burocratica e, soprattutto, lo fa senza il coinvolgimento dei lavoratori e delle loro rappresentanze. Così, di conseguenza, anche il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione dei rischi ( RSPP ) è legato a questo documento redatto dal padrone. Bisogna che i lavoratori si riprendano e organizzino in prima persona le assemblee di reparto e di azienda e che supportino gli Rls nella stesura anche dei DVR. Il controllo della produzione, l’ispezione senza preavviso, il potere di prendere decisioni immediate che fermino la produzione in caso di rischio-sicurezza per la vita degli operai, devono tornare in mano agli operai, come in mano agli operai deve tornare l’elezione degli RLS dal basso, non nominati da Rsu/Rsa, e in tutte le aziende, anche in quelle sotto i 15 dipendenti, realtà dove le avvengono maggiormente infortuni ed infortuni mortali, dove i padroni, per incrementare produttività e profitti, tolgono perfino le misure protettive sugli impianti, formando una lista di operai che intendono metterci la faccia e il proprio impegno, indipendentemente dalle tessere sindacali e votati da tutti i lavoratori del sito così da avere un mandato forte che risponde ai lavoratori e non alle RSU o RSA o ai capi. Sviluppiamo un forte e combattivo fronte anticapitalista per modificare i rapporti di forza a favore dei lavoratori, non abbiamo altre strade. Sono i salari che non bastano, sono i contratti precari, è la sicurezza sul lavoro concepita come un costo da parte dei padroni, è lo sfruttamento che porta gli studenti a morire nell’alternanza scuola-lavoro, è la concezione del mondo e l’organizzazione del lavoro da parte dei capitalisti le cause materiali da rimuovere, formazione/informazione dei lavoratori non sono elementi sufficienti, non è certo la soluzione la cosiddetta “cultura della sicurezza” tanto cara a confederali, ai partiti della sinistra istituzionale, che poi la traducono in Tavoli concertativi per realizzare accordi su protocolli che rimangono sulla carta, oppure in monitoraggi/osservatori che significano un conteggio degli infortuni, invece che organizzare la lotta di lunga durata contro l'organizzazione capitalistica del lavoro, controllare dal basso e fermare la produzione nel caso di esposizione al rischio-sicurezza da parte dei lavoratori, e non invece, lasciare cadere sempre nel vuoto le denunce degli operai. Durante queste elezioni, i confederali, che sono stati il puntello del governo Draghi così come prima con gli altri governi, hanno lanciato un pietoso e inutile appello ai partiti perché si occupino della sicurezza nei luoghi di lavoro. Solitamente, durante le elezioni politiche, i candidati dei partiti politici si sperticano in promesse, ma in questa tornata elettorale nemmeno quelle, la questione delle morti operaie, della sicurezza sul lavoro non è neppure nell’”agenda” della borghesia, grande e piccola, e questo non ci sorprende. Fa parte di questa guerra contro gli operai. Nell'Autunno caldo gli operai hanno strappato con dure lotte accordi sulla sicurezza contro la sua monetizzazione da parte dei padroni, i rapporti di forza raggiunti dalle lotte operaie che hanno conquistato le norme sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. E’ grazie a queste lotte che abbiamo avuto lo Statuto dei lavoratori del 1970 e l’articolo 9 sulla Tutela della salute e dell’integrità fisica: “i lavoratori mediante le loro rappresentanze hanno diritto di contrattare l’applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, l’elaborazione e l’attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro integrità fisica”. Padroni e governi, con la complicità dei confederali e dei partiti parlamentari, hanno smantellato gli organi di vigilanza ispettivi e sanitari che invece noi, invece, rivendichiamo: abbiamo bisogno di postazioni permanenti di nuclei di ispettori e presidii sanitari nelle fabbriche e nelle zone industriali, nelle campagne, per un intervento continuo e preventivo, con un rapporto costante con lavoratori e Rls. Dobbiamo unirci alle lotte studentesche che vogliono cancellare l’alternanza scuola-lavoro che sfrutta e uccide i figli dei lavoratori negli stage aziendali. I processi per gli infortuni o la morte di un lavoratore durano molto tempo e si risolvono spesso con pene irrisorie o con la prescrizione, i padroni assassini se la cavano sempre e restano impuniti, è evidente che i processi fanno parte di questa guerra e richiedono una mobilitazione davanti ai Tribunali. Abbiamo bisogno anche di leggi pesanti per i padroni che violano la sicurezza ma che possiamo ottenere solo con la lotta, l’unità, l’organizzazione, le manifestazioni, non di certo con la delega. Dove siamo presenti sviluppiamo Reti per la sicurezza e salute nei luoghi di lavoro e nei territori, organizziamo la partecipazione attiva dei lavoratori e delle loro rappresentanze assieme alle realtà a loro vicine, dai famigliari che vogliono verità e giustizia sulle morti dei loro cari, agli avvocati, agli studenti che scendono in piazza, agli artisti/intellettuali che mettono la loro attività militante al servizio di questa lotta, ad altre energie. E portiamo questa battaglia sul piano nazionale, una battaglia che potrà fare passi in avanti se saremo in grado di mettere in campo una “polarizzazione” dello scontro tra proletari da un lato e governi/Stato/padroni dall’altro su queste questioni.


23 settembre - da tarantocontro: Tessitura di Mottola il 27 presidio dei lavoratori alla Regione - dalla stampa

 



Da Il QUOTIDIANO


Tessitura, Slai Cobas: “Tutelare lavoratori”

In vista del vertice del 27 in Regione ieri incontro tra il sindacato di classe la task force regionale
Nella giornata di ieri si è svolta negli uffici della Regione una riunione preparatoria tra Task force e Slai Cobas con due rappresentanti dei lavoratori, in vista del vertice convocato per il prossimo 27 settembre, sulla vertenza Tessitura di Mottola. “Nella riunione, a fronte del quadro prospettato dal dott Caroli pieno di difficoltà per i lavoratori dopo il ritiro-sospensione della Motion dall’investimento e a fronte della necessità di mettere in sicurezza i lavoratori con il rinnovo della cigs per un altro anno, lo Slai Cobas ha posto la necessità di insistere verso la Tessitura Albini affinché prenda in considerazione la riapertura della fabbrica con una produzione aggiornata, a fronte di ripresa di profitti e mercato e con il sostegno di governo e Regione – del genere di quello prospettato per la Motion” si legge in una nota della Rsa Slai Cobas Tessitura Albini Mottola.

“In subordine di richiedere alla Tessitura Albini di confermare l’impegno a tenere in carico i lavoratori e contribuire a trovare un nuovo interlocutore industriale che possa rilevare stabilimento e macchinari e assicurare il lavoro per tutti gli operai entro il 2023, considerando necessario, in attesa, di mantenere i macchinari in azienda per non compromettere la possibilità di acquisizione” affermano dal Coordinamento dello Slai Cobas Taranto. “A sostegno di queste richieste, lo Slai Cobas fa appello ai lavoratori a partecipare con un presidio unitario sotto la presidenza della Regione in occasione dell’incontro del 27 settembre, dalle ore 11 a conclusione dell’incontro, per far sentire forte le esigenze dei lavoratori che vogliono tornare al lavoro e avere la garanzia del salario, e quindi hanno il diritto di far sentire ad Albini questa esigenza – per sostenere il ruolo della Regione a questo scopo – per assicurarsi che le organizzazioni sindacali tutte siano compatte per il raggiungimento dell’obiettivo immediato del rinnovo della cigs”.

giovedì 22 settembre 2022

22 settembre - info solidale: "TOCCANO UNO TOCCANO TUTTI". CONTRO LA REPRESSIONE LOTTARE UNITI, SOLIDARIETÀ A RICCARDINO GERMANI

 Riccardo Germani, ADL Cobas, condannato dalla cassazione a 8 mesi per essersi difeso da un’aggressione fascista, ora è indagato anche per un picchetto.

SOLIDARIETÀ DALLO SLAI COBAS SC MILANO

INGIUSTIZIA E' FATTA

Il giorno 16 settembre 2022 la Corte di Cassazione ha condannato a 8 mesi più le spese processuali non ancora quantificate, Riccardo Germani, portavoce di ADL Cobas Lombardia, meglio conosciuto come Riccardino.

È stato condannato per essersi difeso dalla violenza fascista e squadrista di Casa Pound, capeggiata dal noto Francesco Polacchi.

Il 29 giugno 2017 a seguito dell'occupazione del Comune di Milano, una trentina di camerati, incrociando una piccola delegazione di antirazzist* nell'atrio di Palazzo Marino, la aggredì a freddo mandando in ospedale due anziani dell'Anpi e rubando addirittura dei cellulari ad altr_malcapitat_.

Al di fuori, ignari dell'accaduto, diverse realtà in presidio rivendicavano la regolarizzazione delle immigrate e degli immigrati,

attraverso una seria e doverosa sanatoria a partire dai diritti che le Autonomie Comunali possono riconoscere.

Appreso dell'accaduto gli antifascisti e le antifasciste si sono messi a difesa delle decine di famiglie di migranti che festosi partecipavano al presidio.

Si è dunque circondato il perimetro del Comune, mentre i camerati, sempre scortati da un'ingente plotone di polizia, hanno aperto un varco attraverso il cordone che gli ero stato messo a difesa e gli è stato permesso di avanzare, colpendo e rompendo il naso di Riccardo Germani, come da referto ospedaliero.

A Riccardino non rimaneva scelta se non quella di reagire all'aggressione difendendosi con un leggero oggetto di plastica per evitare di essere nuovamente colpito.

Il Tribunale di Milano ha equiparato aggressori e aggrediti alla stessa stregua, nel solco del revisionismo storico, che pretende di mettere sullo stesso piano fascisti e Antifascisti, sminuendo l'accaduto come una banale rissa da strada, scoppiata per futili motivi.

La Cassazione ha fatto di peggio condannando un'antifascista e prescrivendo per l'ennesima volta Polacchi, reo di violenze reiterate e apologia di fascismo.

Siamo certi che ci troviamo di fronte a una sentenza non solo politica, questa è una sentenza di parte, che strizza l'occhio al futuro governo di estrema destra e al futuro assetto Costituzionale di questo paese, nato dalla resistenza partigiana e dall'antifascismo, che sicuramente chiude un occhio rispetto alla condotta ambigua della polizia, che per un pomeriggio intero ha protetto e permesso ai fascisti di spadroneggiare dentro e fuori il Comune.

Prove di repressione generale contro sindacalist* conflittuali, militanti sociali e oppositori e oppositrici a un sistema basato sullo sfruttamento, che rischia di diventare ancor più violento conto chi dissente.

La solidarietà è un'arma, l'antifascismo e la resistenza sono un diritto di tutti_ le/gli oppress_

Se come Riccardino, pensi che l'antifascismo non si processa né si condanna, firma l'appello e costruisci solidarietà attiva .

ADL Cobas Lombardia

ADL Cobas

Camera del Non lavoro


 


mercoledì 21 settembre 2022

22 settembre - REPORT COMUNE DELL’ASSEMBLEA DI ROMA DEL 17/9/22

 


L’Assemblea proletari anticapitalista di Roma ha avuto una buona riuscita. Presenti complessivamente più di 70, in grande maggioranza espressioni di realtà di lotta sindacale, sociale e di organizzazioni politiche anticapitaliste, e provenienti da diverse città, Taranto, Roma, Viterbo, Napoli, Palermo, Viareggio, Bergamo, Milano, l’Aquila, Torino, Ravenna, ecc.

Il luogo in cui si è tenuta, Metropoliz – Museo dell’altro e dell’altrove, è stato un valore aggiunto, e il suo significato, la sua vitalità è stata ben illustrata dagli interventi di presentazione iniziali.

Un risultato che è andato al di là delle previsioni, e che avrebbe richiesto un’intera giornata per permettere l’intervento di tutti, dibattito e conclusioni unitarie.

Ciononostante, tutta l’assemblea si è svolta in un clima di lotta, unità, domanda e condivisione di iniziative e scadenze, analisi e anche proposte sul fronte teorico della formazione operaia.

L’assemblea è stata la manifestazione della realtà necessaria di unire e collegare le lotte, costruire un patto d’azione politico e sociale, avanzare sul fronte unico di classe.

Grande peso hanno avuto nell’assemblea non solo gli interventi delle realtà di fabbrica e del territorio, ma anche la discussione sulla guerra, sulla repressione e più in generale la lotta contro lo Stato del capitale, in una prospettiva rivoluzionaria.

Sia pure in forme differenziate per le realtà di lotta diverse e per la pluralità di riferimenti politici presenti, l’assemblea ha cercato la strada della socializzazione delle lotte, della riflessione sugli aspetti più significativi di esse, del sostegno reciproco e del superamento di limiti di organizzazioni e riferimenti sindacali, soprattutto quando essi sono spesso di autoproclamazione e autoreferenzialità e di visione ristretta delle dinamiche delle lotte sindacali stesse.

L’assemblea ha affermato chiaro che l’unità da costruire è una unità di lotta e un contributo di contenuti e partecipazione da immettere e relazionare con tutte le realtà del sindacalismo di classe e combattivo, dei movimenti sociali e territoriali, del fronte di opposizione politica, antifascista, antimperialista, naturalmente contro il nuovo governo che scaturirà dalle elezioni.

L’assemblea ha cercato negli interventi delle varie realtà di lotta di cogliere in ciascuna di esse l’elemento generale, nello sforzo di trasformare ogni lotta particolare in lotta generale, da sviluppare e scagliare contro padroni, governo, Stato e Istituzioni locali.

Centrali nell’assemblea sono stati gli interventi operai, dalla Tenaris Dalmine alla Tessitura di Mottola, alla Gkn – intervenuta in collegamento telefonico; gli interventi sullo stato attuale della lotta dei migranti dei campi rappresentata nella denuncia e nelle iniziative sviluppate attualmente da Campagne in lotta; le voci dirette di un gruppo di operai indiani di Bergamo sulla realtà dello super sfruttamento dei lavoratori immigrati da parte di cooperative, appalti, e la loro determinazione di lotta. Quindi interventi sul fronte della sanità impegnati in uno scontro quotidiano e nel lavoro per un coordinamento nazionale; poi interventi sulla pesante ristrutturazione in corso nelle Poste, sulla lunga esemplare battaglia dei lavoratori e delle lavoratrici precarie delle cooperative sociali di Palermo, ecc; realtà da comprendere, sostenere e allargare.

Chiaramente è entrata di peso nell’assemblea la questione dei morti sul lavoro, della salute e sicurezza a partire dal saluto emozionato e impegnato contro l’ennesima morte/assassinio di uno studente in formazione-lavoro. Sono seguiti interventi sulla grande battaglia in corso contro le stragi impunite, come quella di Viareggio, e altri interventi che non si sono potuti fare per ragioni di tempo nell’assemblea, di Vito Totire (scritto), della Rete per la sicurezza e la salute sui posti di lavoro e territorio e del ricercatore Chiodo su pandemia e sanità

Un peso importante emotivo hanno avuto gli interventi contro la repressione, con un richiamo alla necessità, anche storica, di assumere questa lotta non come mera denuncia, vittimismo o solo, pur indispensabile, azione sul fronte legale dei processi, ma per comprendere anche il salto che lo stato attuale della repressione domanda, con i riferimenti storici aggiornati alle grandi esperienze del ‘68, autunno caldo, anni ‘70.


Forte è stata la denuncia e in certi casi l’analisi della guerra interimperialista in corso e della sua dinamica, dell’economia di guerra che ne consegue scaricata sui proletari e masse popolari, e sulle iniziative necessarie di parte proletaria: lotta per più salario meno orario, salario garantito ai disoccupati, non pagare le bollette, opposizione alle Basi militari,- con intervento inviato e condiviso del Movimento NO MUOS - lotta contro il proprio governo imperialista, unità internazionalista con tutti i proletari e i popoli in lotta nel mondo.

Tutta l’assemblea ha sostenuto l’indispensabile unità tra lotta economica e lotta politica e il rifiuto di ogni fiducia al sindacalismo confederale, ai partiti parlamentari e alla via elettorale.

Interessante è stato lo sforzo di alcuni intellettuali marxisti di introdurre elementi della formazione teorica dei proletari nell’analisi del modo di produzione capitalista, base e fondamento per affrontare tutte le questioni della società, dal lavoro all’ambiente, al carovita, ai tagli della spesa pubblica, alla questione delle lotte delle donne.

Su quest’ultimo tema l’assemblea ha avuto una forte impronta con gli interventi delle compagne, che sono state la maggioranza, che hanno portato la marcia in più delle lotte delle donne lavoratrici, ultima la Beretta di Trezzo, l’esperienza agente di unità/collegamento dell’Assemblea nazionale donne/lavoratrici, e soprattutto la doppia lettura femminista e proletaria su tutti i terreni, dal lavoro all’aborto, contro ogni generica questione di genere e contro ogni forma di concessione al femminismo istituzionale e piccolo borghese; dichiarando già da ora “guerra” ad un possibile governo diretto da una donna fascista, la Meloni

Tanta carne a cuocere in questa assemblea, dentro una visione combattiva ed ottimista (tranne un solo intervento) che dimostra che il cammino dell’unità delle lotte e del fronte unico di classe è necessario e ha ripreso la sua marcia.

L’assemblea non ha avuto una conclusione e un piano di lavoro comune, per i tempi ma soprattutto per la necessità di approfondire le questioni e trovare i punti di convergenza praticabili come Assemblea proletaria anticapitalista e come parte del movimento proletario e popolare generale in questo autunno, anche nell’orizzonte dello sciopero generale che viene proposto per dicembre; affermando però che la questione principale ora è accendere e alimentare i tanti “fuochi” possibili e necessari di lotta proletaria, estenderli e collegarli, “scagliare” ogni singola lotta, vertenza nella battaglia generale contro il governo.

Sono disponibili le registrazioni di tutti gli interventi, saranno pubblicate le trascrizioni di alcuni di essi, come di altri che non sono potuti intervenire ma hanno inviato loro testi all’assemblea.

Assemblea proletaria anticapitalista

17-9-2022



22 settembre - A FIRENZE RETE NAZIONALE LAVORO SICURO

 

l'impegno richiestoci dalla assemblea proletaria anticapitalista  impedisce la nostra presenza materiale all'assemblea di Firenze , di cui condividiamo i contenuti e ci auguriamo che abbia successo

per Slai Cobas per il sindacato di classe

«Rete nazionale lavoro sicuro»: il 22 a Firenze

di Vito Totire (*)

«Essere soddisfatti del proprio lavoro ed amarlo è per l’uomo quanto di più prossimo alla felicità che si possa immaginare»

Prima uscita pubblica – domani a Firenze

 – della RETE NAZIONALE LAVORO 

SICURO dopo il convegno di Modena che

 l’ha fondata. L’incontro è al teatro Lippi,

 in via Fanfani 16 (vicino alla stazione di

 Firenze Rifredi) e inizia alle 10.

A pochi mesi di distanza la natura delle contraddizioni che abbiamo di fronte non è cambiata. Purtroppo abbiamo avuto ulteriori conferme delle nostre valutazioni. L’omicidio sul lavoro a Noventa di Giuliano De Seta, di 18 anni, conferma la gravità della situazione generale e rende sempre più urgente la necessità di potenziare gli strumenti di autodifesa dei lavoratori. La storia evidenzia che tutte le volte in cui la valutazione del rischio è stata delegata al padrone ciò è stato foriero di morti operaie, di lutti e di stragi: dalla Mecnavi di Ravenna nel 1987 alla Tyssenkrupp ma anche in ogni altra occasione in cui il rischio si è abbattuto tragicamente fuori dai luoghi di lavoro (dalla strage ferroviaria di Viareggio alla funivia del Mottarone). Il modo che i lavoratori vogliono e devono adottare per la loro autonoma valutazione del rischio può e deve essere estesa anche ai luoghi di vita con effetti positivi per tutta la popolazione. Su questo terreno occorre risalire la china della “riforma tradita”: la legge 833/1978 prevedeva e prevede – articolo 20 – che le USL (**) redigessero la mappa dei rischi presenti in fabbrica e nel territorio. Questo compito è rimasto prevalentemente lettera morta e sostituito da un viraggio a favore della medicina riparativa, a volte nella versione più soft della “diagnosi precoce” andando sempre di più a trascurare la prevenzione primaria che la RETE NAZIONALE LAVORO SICURO vuole invece rilanciare con forza. La nostra pratica politica, attuale a futura, fonda su due pilastri:

  • Garantire la stessa speranza di vita, salute e benessere lavorativo a tutti/e in Italia e sul pianeta

  • Arrivare il giorno prima e non il giorno dopo: sviluppare dunque la capacità di eliminare il rischio alla fonte tutte le volte che ciò è materialmente e tecnologicamente fattibil. Certo la protesta, lo sciopero, il volantino il giorno dopo sono indispensabili ma si tratta di azioni utili per non ricadere addirittura nella rimozione-indifferenza e soprattutto per non bagnarci delle lacrime di coccodrillo delle istituzioni. Occorre tentare, ovunque possibile, di costituirci parte civile “il giorno dopo” per sostenere la «parte lesa» senza considerare questo come una attività di retroguardia. Il potere economico ha sempre dimostrato infatti che più riesce a “non pagare” per i suoi misfatti e le sue stragi più evita qualunque idea e prassi di prevenzione primaria.

Siamo consapevoli che occorre delineare percorsi concreti che vadano al di là degli slogans e delle promesse. C’è differenza tra certi slogans propagandistici e i fatti ma purtroppo c’è ancora chi ipotizza o insinua pesantemente che un certo numero di morti sul lavoro rappresenta un obiettivo accettabile, quasi “fisiologico”.

GRIDARE ZERO MORTI E ZERO MALATTIE PROFESSIONALI E’ NECESSARIO, INEVITABILE MA PER NON ESSERE PAROLAI DOBBIAMO INDIVIDUARE IL PERCORSO UTILE PER REALIZZARE L’OBIETTIVO.

NON SOLO ZERO MORTI E ZERO MALATTIE PROFESSIONALI (E AMBIENTALI) MA ANCHE «BENESSERE LARORATIVO ED ORGANIZZATIVO» un obiettivo che non è “in più” (il pane e le rose sono quello che desideriamo) ma UN PREREQUISITO CHE FACILITA GLI OBIETTIVI FINALI. Una forza lavoro “motivata” – vale a dire persone soddisfatte del loro lavoro – rappresenta il punto di partenza ideale per la difesa della salute occupazionale e per la prevenzione degli infortuni. Così recita «La dichiarazione del Lussemburgo», sconosciuta al ceto politico italiano che dibatte, alla disperata ricerca di consensi elettorali, su numerose sfumature di europeismo rimuovendo sempre e contraddicendo le rare ma valide proposte (ancorché – intendiamoci – teoriche ) che a volte sono giunte dalla UE: dalla guida europea per la prevenzione del distress lavorativo alla risoluzione sull’amianto dell’ottobre 2021 che dopo tante vessazioni subite dai lavoratori e da tutte le persone esposte alla micidiale fibra, introduce elementi di chiarezza (acquisite peraltro almeno 60 anni prima dalle avanguardie operaie e dagli operatori della prevenzione). Quale allora il percorso “dallo slogan ai risultati” ?

E’ NOSTRA SOLIDA CONVINZIONE CHE L’ELEMENTO CENTRALE DELLA PREVENZIONE STIA NEI RAPPORTI DI FORZA TRA CAPITALE E LAVORO

Una classe lavoratrice frammentata, ricattata e precaria è più vulnerabile. Ciò non significa trascurare sapere e conoscenza, anzi la conoscenza del rischio è elemento di forza dei lavoratori e come tale va implementata. Ma senza la forza dei lavoratori il diritto alla prevenzione e alla salute rimane lettera morta. Come dimostra (per l’ennesima volta) la tragica storia dell’uso industriale dell’amianto. Fattore di rischio già descritto da Tito Livio, impatto negativo sulla salute evidente già a fine ottocento, evidenza di cancerogenesi nel 1935, necessità di eliminazione totale alla fonte 1965 (Wells) l’amianto continua tuttavia a mietere vittime in tutto il mondo ancora oggi “grazie” pure ai bombardamenti della guerra russo-ucraina (di cui oggi non ci occuperemo in maniera approfondita senza però rimuovere il nostro sentimento di lutto e di impotenza per quanto sta accadendo ma con cui non riusciamo purtroppo a interferire) Dopo il convegno di Modena ci siamo interrogati su fisionomia e identità della «Rete lavoro sicuro». Non siamo e non saremo un sindacato. Non siamo e non saremo un patronato. Siamo un gruppo di lavoratori coagulatosi sulla spinta del nucleo (di acciaio) dei macchinisti delle ferrovie che intende entrare in sinergia con chiunque condivida il programma: sindacati di base, comitati, singoli lavoratori e lavoratrici, a partire da chi può condividere la nostra storia e la nostra cultura/prassi operaista ma anche con un appello all’unità di azione con tutti gli “onesti” che possono avere una visione generale diversa dalla nostra ma che per onestà intellettuale non vogliono essere “consiglieri del re” e avere un ruolo ancillare nei confronti del padrone.