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venerdì 12 maggio 2017

11 maggio - Alla K-Flex non solo si licenzia, ma si vuole impedire il diritto di lottare e scioperare



K-Flex, l'azienda attacca i licenziati in presidio: "Siete senza lavoro, per voi non c'è diritto di sciopero"
Sono 187 le persone che hanno perso il posto dopo la decisione di delocalizzare, da mesi sono davanti ai cancelli della multinazionale colosso degli isolanti. Il presidente della multinazionale parla di "azienda sequestrata" e "comportamenti penalmente rilevanti"


10 maggio 2017
Non avete più un lavoro, non potete scioperare. Il presidente di K-Flex, Amedeo Spinelli, torna ad attaccare i lavoratori licenziati che continuano a presidiare l'azienda di Rocello, in Brianza, per impedire la delocalizzazione degli impianti in Polonia della multinazionale leader degli isolanti, che detiene il 35 per cento del mercato mondiale. "Non possiamo più tollerare che la nostra azienda venga, di fatto, sequestrata oltre quanto già non lo è stata in questi ultimi mesi" si legge in una nota di Spinelli, in cui afferma che "il presidio davanti alla sede e il blocco delle attività, se prima poteva essere considerata una forma - estrema e che in molteplici episodi si è spinta oltre il lecito - di esercitare il diritto di sciopero, oggi non ha più alcuna legittimazione ed espone i partecipanti al perdurare di comportamenti penalmente rilevanti".

Nei giorni scorsi la famiglia Spinelli, proprietaria di K-Flex, aveva sostenuto che i 187 dipendenti licenziati "non avendo più un lavoro, non hanno diritto di scioperare". Le lettere di licenziamento sono partite lo scorso 28 aprile, via telegramma. Ma gli operai del colosso della gomma plastica sono rimasti in presidio davanti ai cancelli di via Leonardo da Vinci, nella zona industriale di Roncello, contestando l'operazione e accusando la multinazionale di licenziare e investire all'estero con i soldi pubblici".
Dopo il fallimento delle trattative che hanno coinvolto anche
il ministero dello Sviluppo economico, l'ultima parola sulla vicenda spetta al giudice del lavoro, cui i lavoratori si sono rivolti per il mancato rispetto degli accordi sindacali. L'udienza è fissata per domani, giovedì 4 maggio. L'azienda si era infatti impeganata lo scorso 28 dicembre a mantenere invariati i livelli occupazionali per un anno e a non spostare la produzione dallo stabilimento brianzolo, ma il patto fu cancellato pochi giorni dopo dalla proprietà. Da lì partì la protesta dei lavoratori, da mesi in presidio davanti ai cancelli dello stabilimento.
"Non abbiamo preso questa decisione dalla sera alla mattina e non lo abbiamo fatto a cuor leggero - spiega Spinelli - siamo diventati un caso emblematico perché, come tanti altri imprenditori italiani in questi anni di crisi, ci stiamo comportando da imprenditori responsabili che pensano alla globalità della propria azienda e dei propri dipendenti. Stiamo vivendo una situazione che ha dell'assurdo - dice ancora Spinelli -  non ci siamo sottratti al percorso di confronto che ha coinvolto le massime autorità politiche e istituzionali, nazionali e regionali, e che si è concluso con un nulla di fatto non certo per nostra indisponibilità o mancanza di proposte. Un lungo percorso che è stato impugnato da parte delle organizzazioni sindacali soltanto quando ormai era giunto alla fine. Stiamo attendendo un giudizio dal tribunale ma la procedura di licenziamento ha dovuto seguire il proprio corso come legittimamente siamo tenuti a fare".


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