mercoledì 1 luglio 2020


AUMENTA IL NUMERO DELLE OPERAIE CHE PARTECIPA ALLE CONTESTAZIONI DAVANTI ALLA SEDE DELLA CGIL E SI ALLARGA LA PORTATA DELLA DENUNCIA…
MA IL LAVORO DURO È IN FABBRICA, PER ROMPERE LA SOTTOMISSIONE AD UN SISTEMA SINDACALE AZIENDALISTA E PATRIARCALE







Una cinquantina le operaie davanti alla sede della Cgil di Bergamo per la terza protesta in pochi giorni contro un nuovo accordo di cassaintegrazione, pronto per la firma di funzionari confederali e loro delegati, che è stato trattato sottobanco 
con l’azienda senza informazione partecipazione decisione delle operaie.
Alla Montello spa, si tratta lo smaltimento e il riciclo dei rifiuti. Non ha mai fermato le linee di selezione dei rifiuti durante la pandemia, non essendo mai mancata la materia prima per una produzione che è comunque a ciclo continuo, 365 giorni l’anno.
Poco credibile agli occhi delle operaie la notizia di una possibile crisi.
I timori sono per un piano di ristrutturazione che l’azienda possa affrontare attraverso lo strumento flessibile della cassaintegrazione, gestita unilateralmente e in modo molto mirato proprio a seguito delle trattative sotterranee in corso.
In questo modo la cassa integrazione viene usata in modo selettivo per recuperare produttività, per estromettere le operaie ritenute meno produttive per età o per eventuali limitazioni, in maniera repressiva contro le avanguardie di lotta.
Chiare le parole d’ordine delle operaie organizzate con lo Slai Cobas sc, che stanno allargando la base di consenso e di unità nella lotta anche ad ex delegate Cgil e loro iscritte:
ogni trattativa in corso deve essere fermata;
ogni bozza o accordo raggiunto cancellato;
convocazione di un’assemblea generale in fabbrica, per tutte le operaie, per tutti i sindacati presenti nello stabilimento;
messa a conoscenza degli operai del presunto stato di crisi invocato dall’azienda o dei motivi per la nuova richiesta di Cig, discussione e decisione in assemblea delle iniziative in risposta da adottare;
nessun licenziamento è gistificato, nessun piano deve portare agli esuberi;
l’eventuale ricorso alla cassa integrazione deve essere a rotazione, sotto il controllo dei delegati approvati in assemblea, con anticipo e integrazione da parte dell’azienda, quindi senza perdiata di salario.


Quando le lotte partono non si sa dove si possano fermare e questo è un bene. Sotto accusa è finito anche un vergonoso accordo di conciliazione tombale che la Cgil aveva gestito nel 2018 con una forte penalizzazione economica e normativa per le operaie.
Il materiale che sta emergendo deve essere attentamente valutato, ma le operaie denunciano senza mezzi termini pressioni per la firma, documenti modificati o non spiegati… firme fatte in sedi diverse o addirittura mancanti nelle copie consegnate alle operaie.
Di sicuro quanto stanno facendo i delegati fedeli allal Cgil che da giorni passano freneticamete tra le linee per dire alle operaie ‘ricordati che hai aderito volontariamente alla conciliazione’, sta solo alimentando il fuoco di questa protesta, dato che sono ancora impresse nella memoria di molte le parole ‘se non firmi sei licenziata…’
Prendere nelle mani la lotta per gli operai, a partire dal potere di decidere e di organizzarsi su base di classe, è stato uno dei detonatori dell’autonno caldo. Anche per questo la lotta delle operaie della Montello parla alle operaie e agli operai di tutte le fabbriche.


















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