domenica 4 dicembre 2022

4 dicembre - riceviamo e pubblichiamo: DA PISA

 

dimenticavo di aggiungere un altro fatto: tutta l'area no green pass era
 praticamente assente intenta a parlare solo della sentenza della corte costituzionale

cari\e, vi giriamo questa riflessione con qualche  premessa
 lo sciopero nella Pa non è riuscito, è inutile raccontarci delle storie se perfino 
alcuni delegati del sindacato di base hanno fatto i crumiri la questione è rilevante
perchè non si è capito in quale fase siamo e anche gli argomenti utilizzati per
invitare allo sciopero hanno palesato la incapacità di leggere quanto accade settore
per settore la vecchia metodologia della convocazione degli scioperi generale è ormai
al capolinea sigle come i cobas della confederazione hanno scelto di sottrarsi alla
manifestazione del 3, la cub manco è stata capace di fare uno spezzone
da pisa siamo andati una decina, nessuno delle realtà antagoniste eravamo o della
cub locale o di un comitato comunista che opera lungo la costa ovest della Toscana

da molte realtà lo scontro tra sicobas e usb è stato letto in maniera semplicistica 
ed errata come lotta intestina per la presa del corteo quando invece c'era ben altro

di certo la decisione di non fare una manifestazione unitaria è stata ostacolata 
fin dalla preparazione del 2 perchè alcuni pensavano di fare la manifestazione
romana proprio quel giorno è comunque difficile mobilitare i lavoratori due giorni
di seguito specie se langue il dibattito sindacale e politico all'interno di certe
aree e sigle non aggiungo altro se non la richiesta di una chiaccherata on line
"fuori dai denti"

federico

OPPOSIZIONE SOCIALE AL GOVERNO MELONI: SUCCESSO PER LA 2 GIORNI DI LOTTA 
Si sono conclusi due giorni di lotta contro il neo-Nato governo Meloni: lo sciopero
 generale del 2 dicembre, indetto da tutto il sindacalismo di base e la
 manifestazione nazionale di Roma del 3 dicembre, che ha visto oltre 10,000
 partecipanti convergere da tutta Italia.
Il bilancio è positivo: si è iniziato a delineare quel blocco sociale di opposizione 
al governo delle destre che avrà il compito di tenere la barra dritta nei prossimi
 anni, rifuggendo dalle scorciatoie di palazzo che le altre forze “progressiste” 
tenteranno (da Sinistra Italiani verso destra).
Lo sciopero è riuscito in alcuni settori privati, trasporti ad esempio, mentre più
 bassa è apparsa la partecipazione nella Pubblica amministrazione, nonostante il
 mancato finanziamento dei contratti della Pa, i tagli delle risorse alla sanità e
 alla scuola, la tassazione di favore agli autonomi rispetto ai dipendenti, sono 
elementi imprescindibili di una manovra che penalizza il Pubblico impiego, i servizi
 pubblici e il loro personale.
Bella e partecipata la manifestazione di Roma, con un’ampia partecipazione operaia,
 che ha visto uniti lavoratori italiani e migranti sotto le bandiere del sindacalismo
 di base; vivace e combattivo anche lo spezzone di opposizione sociale, animato da
 centri sociali, FGC e forze politiche antagoniste. Infine, importante presenza dei
 compagni anarchici, che assieme alla piazza hanno gridato slogan contro il 41 bis e
 in favore della liberazione del compagno Alfredo Cospito, ormai giunto al 
quarantaquattresimo giorno di sciopero della fame. 
Le linee d’azione emerse da questa due giorni di lotta sono chiare, così come gli
 indirizzi per ricomporre una soggettività all’altezza di questa fase storica.
Il primo campo di azione è l’opposizione dura e intransigente alle politiche
 economiche della destra. Le piazze hanno scandito un no chiaro e forte a tutte le 
misure di guerra a poveri e lavoratori messe in cantiere dal governo: no ai tagli al
 RdC, no ai tagli alla sanità pubblica, stop all’invio di armi. Il tema della guerra
 in Ucraina, che vede l’intero arco parlamentare schierato compattamente al fianco
 delle politiche belliciste degli Usa (e della Nato), è stato affrontato in modo 
chiaro e semplice: stop all’invio di armi e all’incremento delle spese militari!
 Poche, semplici parole, per ribadire che le guerre le pagano, da sempre, i 
lavoratori e le lavoratrici, attraverso il carovita e i tagli alle spese sociali.
Il secondo campo di azione è quello della repressione, sia quello di Stato che quella
 aziendale. La vicenda di Alfredo Cospito e dell’accanimento giudiziario nei suoi 
confronti è un monito a tutte quelle forze che non accettano lo stato di cose 
presenti: lo Stato italiano è pronto a ricorrere ad ogni mezzo, legale e no, pur di
 silenziare qualunque forma di dissenso. Del resto, di fronte ad un impoverimento 
generalizzato e ad una crescente esclusione sociale, il Palazzo non può correre 
rischi: il contesto di guerra non consente mezze misure, perciò la guerra interna
 alle opposizioni non può che intensificarsi.
Il terzo dato emerso è il protagonismo operaio di questa due giorni. Le piazze erano
 piene di operai della logistica, delle campagne, dei servizi, che si sono assunti 
il compito di una sintesi politica (in assenza di soggetti “organizzati” in grado di
 svolgere questo compito) rispetto al governo: siamo noi che produciamo la ricchezza
 di questo paese; quindi, dovrete fare i conti con le nostre richieste e le nostre 
esigenze.
Ancora una volta, la lotta diffusa e capillare è l’unico strumento in mano agli
 sfruttati. Le piazze hanno dimostrato che sulla base della solidarietà si possono
 aggregare tutti i segmenti del mondo del lavoro, degli sfruttati, dei subalterni.
La solidarietà è un’arma, usiamola!
REDAZIONE LOTTA CONTINUA



	
	
	
	

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