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È il giorno della mobilitazione per i lavoratori dell’ex Ilva. Questa mattina gli operai hanno lasciato lo stabilimento aderendo alle otto ore di sciopero proclamate da Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb, dando così il via a una settimana che potrebbe rivelarsi decisiva per il futuro del polo siderurgico.
La protesta è iniziata con un’assemblea nell’area antistante il Consiglio di fabbrica, durante la quale i rappresentanti sindacali hanno illustrato ai lavoratori lo stato della vertenza e le ragioni dello sciopero. Al termine dell’incontro il corteo ha raggiunto la Statale 100, occupando temporaneamente la carreggiata all’altezza della direzione dello stabilimento. Tra gli striscioni esposti, uno riportava la scritta: “Embrace the future. Anche per i 20mila lavoratori?”, un riferimento diretto allo slogan ufficiale dei XX Giochi del Mediterraneo.
La mobilitazione arriva a pochi giorni dalla sentenza della Corte d’Appello di Milano che ha disposto la cessazione delle attività dell’area a caldo entro 90 giorni, elemento destinato a pesare sugli incontri convocati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Da domani al 6 agosto il Mimit ospiterà infatti una serie di tavoli dedicati al futuro dell’ex Ilva. Si partirà con il confronto con le organizzazioni sindacali, per poi proseguire con il Tavolo Taranto, dedicato ai progetti di investimento per il territorio, e con un incontro con Confindustria, Federacciai e Federmeccanica sulle prospettive del comparto siderurgico nazionale. La settimana si chiuderà con il confronto con le associazioni delle imprese dell’indotto, chiamate a discutere le ricadute della crisi sul tessuto produttivo locale.
Sul tavolo resta anche la manifestazione di interesse del gruppo indiano Jindal, che ha confermato la disponibilità ad acquisire l’intero complesso industriale, compresa l’area a caldo, nonostante il provvedimento della Corte d’Appello.
I sindacati chiedono al Governo misure straordinarie per i lavoratori di Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria e per quelli delle aziende dell’appalto, oltre a un intervento pubblico che garantisca continuità occupazionale e accompagni la transizione industriale. Tra le richieste figura anche l’introduzione di una clausola sociale per tutelare i dipendenti dell’indotto.
«È giunto il tempo di prendere decisioni che restituiscano ai lavoratori e alla città un futuro certo, garantendo insieme lavoro, salute e ambiente”, ribadiscono Fim, Fiom, Uilm e Usb
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