venerdì 18 aprile 2025

18 aprile - info solidale: Operai picchiati, Sudd Cobas si prende la rivincita, “Siamo stati soli a lottare ma i fatti ci danno ragione”

Il giorno dopo le quattro misure cautelari per la lunga ondata di aggressioni per soffocare la rivolta sindacale degli operai della Acca srl, Luca Toscano parla di "cambio di marcia della procura". Primo bilancio della campagna 'Primavera 8x5': sette picchetti in otto giorni e contratti regolari per molti lavoratori

Via Galcianese 93, prima periferia di Prato: è da qui, dai cancelli di Mix Stamperia dove è in corso il settimo presidio permanente in otto giorni per chiedere agli imprenditori cinesi contratti regolari e turni di lavoro umani per gli operai pachistani, afgani, bengalesi e africani, che Sudd Cobas commenta la notizia delle misure cautelari ai quattro indagati dell’inchiesta sulle aggressioni agli operai sindacalizzati della Acca srl, l’azienda di logistica con sede a Seano. Luca Toscano, tra i vertici del sindacato autonomo, parla di cambio di marcia: “Per la prima volta in sei anni – dice – la procura colpisce caporali e aggressori anziché, come è sempre successo, gli operai e gli attivisti che, con picchetti e scioperi, manifestavano e  manifestano contro l’illegalità e che ancora oggi sono sotto processo”. Non c’è granché da esultare però: “Un anno intero di pestaggi, da aprile 2023 a marzo 2024 – ancora Toscano – come è possibile che per un anno gli operai siano stati massacrati di botte? Un anno intero di botte nonostante le nostre denunce. Non possiamo dimenticare gli operai scortati fino a casa per evitare le aggressioni, il silenzio su quelle violenze, le mancate condanne pubbliche a una vicenda che ha segnato il distretto. E se oggi siamo ancora qui, con un rapporto di forza diverso nei confronti delle imprese, lo dobbiamo ai lavoratori che con generosità e sacrificio hanno creduto in una battaglia che è sacrosanta”.
Il “rapporto di forza” è cambiato radicalmente e a dirlo sono i fatti: una volta i presidi duravano settimane quando non mesi in un estenuante braccio di ferro prima di arrivare alla firma di contratti veri e regolari; ora è questione di ore, di una giornata al massimo, il tempo di preparare le carte e firmarle. La campagna ‘Primavera 8×5’ è oggi, mercoledì 16 aprile, all’ottavo giorno e ha già fatto tappa ai cancelli di sette aziende compresa la Mix Stamperia: “Tranne quest’ultima che conta 30 dipendente, le altre sono aziende piccole e quindi più difficilmente sindacalizzabili – spiega Luca Toscano – eppure siamo riusciti a portare a casa l’obiettivo. Ha sbagliato, e di grosso, chi pensava che questi lavoratori non avessero bisogno del sindacato e che il sindacato non sarebbe mai entrato nelle realtà imprenditoriali più piccole: un errore enorme”.
Difficile non essere d’accordo con chi ha difeso i suoi iscritti passando notti al freddo delle tende piantate in mezzo alla strada e mangiando il pasto caldo frutto della solidarietà e della vicinanza di qualche cittadino, di qualche prete, di qualche lavoratore.
Sudd Cobas non si ferma e porta fiero la sua battaglia in ogni fabbrica serva: “E’ stucchevole – le parole di Toscano – il racconto che certe istituzioni fanno di Prato, chi vuol essere orgoglioso di Prato deve essere orgoglioso delle risposte che il nostro sindacato ha dato e dà allo sfruttamento e che, a partire da domani, verranno esportate come buon modello in altre regioni”.
Ultima stoccata: “Inutile invocare più controlli e scaricare tutta la responsabilità di questa vergognosa piaga sull’Ispettorato del lavoro – dice Luca Toscano – il ventaglio delle possibilità di eludere le sanzioni è ampio per un imprenditore: contratti regolari ma solo a tre mesi e poi licenziamento, chiudere e aprire con una ragione sociale diversa, pagare le multe e chiudere così i conti con tutto. Qualsiasi strada va bene per continuare nell’illegalità”.
Sabato prossimo, intanto, Sudd Cobas porterà la sua voce in corteo: partenza alle 15 dalla stazione centrale e arrivo sotto la prefettura. (nt)

giovedì 17 aprile 2025

17 aprile - info Processo Eternit bis: ridotta la pena a Stephan Schmidheiny in appello, prescritti alcuni reati. Giustizia infinita=Giustizia negata

La Corte di Torino ha condannato l'imprenditore svizzero per omicidio colposo: dai 12 anni del primo grado a 9 anni e 6 mesi

La corte d'Assise d'appello di Torino ha confermato la condanna per omicidio colposo per Stephan Schmidheiny, condannandolo a 9 anni e 6 mesi, rispetto ai 12 anni del primo grado, nell'ambito del processo Eternit bis. La Corte ha riconosciuto la prescrizione per alcuni reati. L'imprenditore svizzero era accusato della morte di 392 persone a Casale Monferrato, tra cittadini e lavoratori, per effetto dell’amianto.

"La conferma della condanna è il dato più rilevante, 9 o 12 anni è un dato relativo: questo significa che la giustizia si afferma. Siamo soddisfatti", commenta a LaPresse Bruno Pesce, cofondatore dell'Associazione dei familiari delle vittime dell'amianto AFeVa, parte civile nel procedimento. "Aspettiamo le motivazioni per capire il perché delle esclusioni ma è importante che sia stata confermata la condanna. Ora - conclude Pesce - ci auguriamo che tenga anche in Cassazione".

Eternit bis, Stephan 

Schmidheiny condannato a 

9 anni e 6 mesi

La Corte d’Assise d’Appello ha emesso la sentenza oggi, giovedì 17 aprile, ridimensionata rispetto a quella di primo grado

Adelia Pantano

Stephan Schmidheiny, magnate svizzero e unico imputato nel processo Eternit bis, è stato condannato a 9 anni e 6 mesi di reclusione per omicidio colposo. Lo ha deciso oggi, giovedì 17 aprile, la Corte d’Assise d’Appello di Torino che lo ha assolto per 28 casi a cui se ne sono aggiunti 27 andati in prescrizione. Dei 147 casi del primo grado sono rimasti 92 morti per cui è stato condannato in Appello.

È stata così ridimensionata la sentenza pronunciata in primo grado a Novara a giugno 2023 quando l’imputato era stato condannato a 12 anni di reclusione per omicidio colposo aggravato per 147 morti su 392 inizialmente considerati.

Eternit, 392 vittime ma solo dodici anni per Schmidheiny

Davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Torino l’accusa aveva chiesto una condanna per omicidio volontario con dolo eventuale: per la morte di 392 persone a Casale Monferrato la procura generale aveva chiesto un’altra volta l’ergastolo.

A loro avviso, Schmidheiny era consapevole dei rischi e li ha accettati pur di continuare a guadagnare. Nella requisitoria Panelli ha invitato l’imputato a ricorrere alla «giustizia riparativa», un’occasione «per dimostrare di essere il filantropo che sostiene di essere», incontrando i famigliari delle vittime. la tragedia dell’amianto

Eternit bis, nel giorno della sentenza la difesa insiste: “Diagnosi di mesotelioma non attendibili”

Giulia Di Leo, Adelia Pantano

Per la difesa, rappresentata dai legali Astolfo Di Amato e Guido Carlo Alleva, «il processo penale non è lo strumento adeguato per affrontare la questione dell’amianto». Il cuore dell’arringa è ruotato attorno a due parole: oggettività e nesso causale. «Serve rigore – ha insistito Alleva –. Sulla diagnosi di mesotelioma non possiamo permetterci dubbi. Ma soprattutto serve dimostrare che l’esposizione sia collegata direttamente all’attività dell’imputato».

mercoledì 16 aprile 2025

16 aprile - info a cura Slai Cobas per il sindacato di classe Taranto: La situazione alla Stellantis di S. Nicola Melfi chiama gli operai alla lotta vera

Stellantis Melfi: “Non ti licenzi? E allora devi scoppiare 

sulla linea”

14 aprile 2025 | 17:40

Eugenio Bonanata https://www.basilicata24.it/

A San Nicola di Melfi al Montaggio sono passate le prime ‘Nuove’ Jeep Compass (ibride). “Ma il modo di operare è sempre più veloce, aumentano le auto, non gli operai. Non ce la facciamo, siamo in affanno e ne va della qualità del prodotto finale”, ci dice un lavoratore

Qualcosa si muove alla Stellantis di San Nicola di Melfi. La scorsa settimana sulla linea (e ora non solo al pilotino) ha fatto la sua apparizione la nuova Jeep Compass ibrida. “Ne abbiamo vista qualcuna, tipo 3 al giorno e c’è una squadra apposita che ci lavora su”, svela un operaio del Montaggio. “Iniziamo a produrre anche 15 e non più solo 10 Ds8 al giorno, inoltre sulla linea passano la vecchia Compass, Renegade e dopo Pasqua probabilmente realizzeremo 5mila 500x, perché dobbiamo soddisfare una nuova richiesta che è arrivata”. Sin qui le buone notizie, si fa per dire. Perché in realtà, di settimana in settimana, è peggiorato ancora il modo di lavorare per chi ancora riesce a reggere i ritmi. La selezione naturale prosegue. ”Siamo davvero pochi sulla linea – sottolinea il lavoratore – però negli ultimi giorni senza aumentare nessuna unità hanno aumentato il numero di auto per turno, ne realizziamo 170 e non più 160″. Ciò vuol dire che gli stessi operai su un singolo tratto di linea devono fare un numero di operazioni in più. “Il tempo è sempre di 2 minuti, ma le operazioni da fare sono di più, di minuti ce ne vorrebbero almeno 4 o 5, eppure le facciamo in 2 minuti”. Ma come è possibile, verrebbe da chiedersi. Ecco la risposta. “Se il tempo è quello, sei costretto a mandare l’auto avanti anche senza aver finito ciò che dovevi fare, e poi ci pensa chi si occupa di ‘recupero’ a fare le operazioni mancanti. E’ chiaro che così noi andiamo in affanno e oltretutto si mette a repentaglio la qualità finale delle macchine che ne escono fuori”. Quindi “si lavora male”. Nonostante l’impegno e la pervicacia degli “operai che non mollano” c’è il rischio che la qualità delle auto non sia perfetta. “D’altronde, nonostante ce la mettiamo tutta – ci dice l’operaio – non siamo certo dei superman, è già tanto quello che facciamo, e chi non sta sulla linea non può capire”. E allora spiegalo con maggiore chiarezza, gli chiediamo. “Hanno aumentato la velocità della linea da 160 a 170 auto a turno, e mentre prima c’erano 2 team leader a sostenerci e aiutarci nelle operazioni, ora ce n’è uno solo, perchè l’altro lavora solo sulla Ds8. Quindi anche se chiedi aiuto perchè sei in ritardo sulla postazione, chiami ma spesso nessuno ti viene ad aiutare”. Ed eccoci al nocciolo della questione. “Anche noi operai che lavoriamo di più rispetto agli altri, stiamo trovando grosse difficoltà. Loro, i capi, vogliono che lavoriamo così.

martedì 15 aprile 2025

15 aprile - info solidale: Daspo a un dirigente sindacale Usb della logistica. Sindacato sotto attacco

 

Un dirigente sindacale dell’USB, Massimo Pedretti, è stato recentemente raggiunto da un Daspo fuori contesto, motivato dalle ripetute denunce, tutte subite per la sua attività a fianco dei diritti dei lavoratori.

Per chi fa sindacato seriamente, rischiare in prima persona è pane quotidiano, ma è inaccettabile che questa attività venga utilizzata per colpire i militanti sindacali anche nella vita privata, fuori dal mondo del lavoro.

Questo ennesimo atto di intimidazione ha l’obiettivo malcelato di colpire il sindacalismo conflittuale, rendendo lecito solo l’agire di quelle organizzazioni complici con i padroni e ormai lontane da una relazione leale con i lavoratori. C’è bisogno di smascherare questa operazione e difendere il diritto costituzionale all’organizzazione sindacale conflittuale e indipendente. Chi tocca uno tocca tutti



sabato 12 aprile 2025

12 aprile - info: Stellantis Melfi, “Dobbiamo scioperare, ci trattano come robottini”.. l'ora dello sciopero.. ma deve essere vero e prolungato

 

Operai Stellantis Melfi (Foto di repertorio)

Sciopero alla Pmc (Indotto) e nervi tesi anche dentro l’azienda madre. A far traboccare il vaso l’ultimo improvviso cambio turno. “Lavorano sempre gli stessi, cioè chi accetta postazioni impossibili. I capi chiamano chi vogliono. Non si può più accettare”

e l’Indotto piange per crisi di futuro (oggi sciopero alla Pmc proclamato dalla Fim Cisl), anche dentro l’azienda madre, Stellantis, non va affatto meglio. Ieri è emerso il dato sconcertante (-64%) rispetto al primo trimestre dello scorso anno, per Melfi. E giornate sulla linea altalenanti. Da far venir il mal di lavoro. “Ci trattano sempre più come robot, ci accendono e ci spengono come e quando dicono loro, non si può accettare di lavorare così”, è lo sfogo neanche troppo velato che ci è giunto nelle ultime ore. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, uno spostamento di giornata lavorativa deciso ieri e che riguarda, nello specifico, Stampaggio, Lastratura e Verniciatura.

n particolare il cambiamento tocca il turno b che opererà non più oggi, ma domani pomeriggio (giovedì). “Non si può giocare con le nostre giornate lavorative come fossero monetine da lanciare in aria, se esce testa lavori, se esce croce invece resti a casa o ti cambiano il destino 24 ore prima”, storce il naso l’operaio. “Non è possibile – osserva – che un tempo si facevano 1500 auto al giorno, su una settimana di 5 o 6 giorni, mentre adesso non si riesce a programmare il materiale neanche sui 6, 7 turni che si fanno. E’ assurdo”. La misura appare colma. Da un lato lo strapotere di capi e supervisori che agiscono da “padri eterni sulla linea”, dall’altra i lavoratori alle prese con settimane corte se non del tutto assenti o balbettanti. “Vi confermo che qui ormai scendono in fabbrica solo 4 gatti – aggiunge un altro lavoratore del Montaggio – io personalmente ho perso ogni speranza”. Già, perché “qualcuno scende in fabbrica sia quando tocca al turno a, sia quando tocca al b, mentre qualcun altro resta sistematicamente a casa”. E ancora: “Sì, vi confermo che scendono solo protetti e amici dei capi, continua ad essere così. Continua a scendere chi fa postazioni impossibili e continua a farlo senza fiatare. Facendo di fatto il loro gioco”. Non solo, Anche i “protetti” che scendono sempre, accettano “ogni cambiamento” che gli viene proposto. “Vieni domani, anzi no, scendi dopodomani”, questo l’andazzo, confermato dal cambio di turno annunciato ieri sul turno B in Verniciatura, Lastratura e Stampaggio.

“Chi non fiata e accetta ogni cambiamento di giornata, a scapito di altri colleghi, ovviamente, viene premiato e continua a lavorare quasi con regolarità”, prosegue la nostra fonte. “Bisogna iniziare a protestare davvero, non è possibile questo andazzo, ci trattano come stupidi robot, perché non incrociamo le braccia almeno per mezz’ora, giusto per dare un segnale a questa dirigenza aziendale?”. E ancora: “Oppure organizziamo una protesta in una giornata di Cds, ma facciamo qualcosa, non possiamo farci prendere a pesci in faccia in questo modo”. Dai toni agitati emerge che “i cambi turno improvvisi” e la sistematica “violazione” della “rotazione” tra i lavoratori, stanno raggiungendo livelli ritenuti non più sostenibili. “Così giocano con il nostro sistema nervoso, sulla nostra capacità di sopportazione, e questa cosa non si può accettare” conclude il lavoratore. Inoltre, l’andazzo di cui parlano i lavoratori, le settimane di lavoro “corte o del tutto assenti”, i cambi improvvisi a cui sottostare, riguardano una fase su cui va ad innestarsi ora anche la tegola dei dazi americani che rischia solo di peggiorare una situazione già di per sè “a picco”. I segnali allarmano. E vista da Melfi, ‘la linea’, non fa intravedere nulla di buono neanche per il trimestre che si chiude a giugno. Nonostante il lancio della nuova Ds8 elettrica e l’annuncio degli altri 6 modelli (elettrici ed ibridi) entro il 2026.

Fiat Grande Panda, Stellantis manda operai italiani da Melfi in Serbia per accelerare la produzione

«In relazione agli accordi intercorsi, le comunichiamo il suo temporaneo distacco presso la Fca Serbia (Sito di Kragujevac) per ivi svolgere la sua attività lavorativa con la mansione di operaio». Inizia così la lettera che in questi giorni Stellantis sta inviando ai primi dipendenti che hanno accettato l’invito a trasferirsi in Serbia per produrre la nuova Fiat Grande Panda.

Inizialmente la proposta, come aveva raccontato questo giornale, era stata fatta ai lavoratori in cassa integrazione dell’impianto Maserati di Modena, un sito che sta attraversando una fase di profonda crisi ed è di fatto fermo, con sole 30 vetture assemblate nei primi tre mesi dell’anno. L’invito ad andare in Serbia, rigorosamente su base volontaria, è però stato esteso anche agli altri stabilimenti italiani, come ad esempio Melfi, da dove proviene la missiva che MF-Milano Finanza è riuscita a visionare. 


 La lettera inviata dalla direzione di Melfi

La lettera dimostra che, non soltanto a Modena, ci sono dipendenti di Stellantis che hanno deciso di accogliere l’invito alla trasferta, che, secondo quanto risulta, prevede di poter tornare a casa ogni 45 giorni e comprende alloggio, vitto e un riconoscimento giornaliero che può arrivare a superare i 100 euro.

Melfi in transizione e manodopera in surplus

Nello stabilimento di Melfi, che nel primo trimestre dell’anno, secondo i dati Fim-Cisl, ha prodotto 8.890 auto con un crollo del 64,6% dalle 25.100 del primo trimestre 2024, è in atto una transizione alla nuova piattaforma Stla Medium. Attualmente impiega 5 mila persone e produce Jeep Compass e Jeep Renegade, ma ha da poco iniziato a realizzare le prime Ds 8 elettriche sulla nuova piattaforma, con la quale nei prossimi anni fino a sette tipologie di modelli tra elettrici e ibridi.

In questa fase di passaggio però il ritmo produttivo non è tale da impiegare tutti i 5 mila dipendenti di Melfi e di conseguenza Stellantis ha rivolto la proposta alla trasferta in Serbia anche a loro. Il gruppo del presidente John Elkann lo ha fatto anche perché ha bisogno di potenziare al più presto le attività nella fabbrica di Kragujevac, un sito la cui proprietà è condivisa con il governo di Belgrado (ne ha il 33%).

Produzione rallentata a Kragujevac e carenza di personale

Secondo quanto risulta, lo stabilimento serbo non ha ancora iniziato a lavorare a pieno ritmo sulla nuova Grande Panda elettrica e ibrida, un modello sul quale il marchio Fiat ha puntato molto per rilanciare le sue vendite nel 2025, con gli ordini che in effetti sono partiti con un forte slancio. Nonostante Stellantis avesse annunciato l’avvio della produzione di massa della Granda Panda entro la fine del primo trimestre dell'anno, i ritmi a Kragujevac non sono ancora tali.

Le informazioni che arrivano dalla Serbia raccontano di una produzione che si aggira tra le 80 e le 100 vetture realizzate al giorno, a fronte di un obiettivo di circa 500. A pesare sarebbe la mancanza di alcune componenti necessarie, soprattutto per le vetture ibride, e una prova di questo l’ha data il capo europeo di Stellantis, Jean-Philippe Imparato, che nei giorni scorsi al Senato francese ha ammesso di aver prodotto a marzo 20 mila ibride in meno del previsto per la mancanza di cambi eDct, utilizzati anche per la Grande Panda



giovedì 10 aprile 2025

10 aprile - Operaio indiano muore nella campagna di Matera. Ma non solo......

Dopo Latina, Satham Singh... ora a Matera

Operaio indiano muore schiacciato da una macchina 

rotoimballatrice nelle campagne di Matera


Un operaio di 40 anni, di nazionalità indiana, è morto nel pomeriggio di ieri mentre era al lavoro in un’azienda agricola a Borgo La Martella, alla periferia di Matera. Stando a quanto si è appreso, il 40enne è rimasto schiacciato in una macchina rotoimballatrice.Sul posto sono intervenuti gli operatori sanitari del 118 Basilicata soccorso, che non hanno potuto far altro che constatare la morte dell’uomo.
Secondo il sindacalista, componente del coordinamento nazionale UIL migrante, i lavoratori agricoli extracomunitari, spesso sottoposti a condizioni di fragilità contrattuale e invisibilità sociale, rappresentano una delle categorie più esposte al rischio di infortuni gravi o letali. "La presenza massiccia di manodopera straniera, in gran parte proveniente da Paesi extra-UE, è una realtà strutturale del comparto agricolo lucano e nazionale. Ma non possiamo accettare che questa presenza coincida sistematicamente con una riduzione delle tutele. I lavoratori stranieri non sono manodopera di serie B. Hanno diritto alla stessa sicurezza, alla stessa dignità, allo stesso rispetto".

da C. Soricelli

giovedì 10 aprile 2025

Mi è appena giunta la notizia che un operaio è morto questa mattina sulla tangenziale di Bologna, ieri 3 morti (due schiacciati dal trattore) , sono stati 7 il giorno prima 

sono qui al computer a registrare i morti, di ieri, ma mi è appena giunta la notizia di un morto anche oggi 

sulla tangenziale di Bologna , UN POVERO APPALTATO è morto alle 5 di mattina mentre stava smontando un cantiere, investito da un furgone, ieri sono morti due agricoltori schiacciati dal trattore dopo un altro del giorno prima (Ministro Lollobrigida?), diventano così 24 dall'inzio dell'anno, il giorno prima i morti sui luoghi di lavoro sono stati 7. Ma voglio dedicare questo post alla povera e bellissima operaia Anila Grishaj uccisa da un robot l'anno scorso, tra poco inizierà il processo

mercoledì 9 aprile 2025

9 aprile - info solidale: All'Interporto di Orbassano tre camion tentano di sfondare il picchetto dei manifestanti: «Per miracolo non c'è scappato il morto»

 

Tensione questa mattina - 8 aprile - all'interporto Sito di Orbassano, dove alcuni lavoratori dipendenti aderenti al sindacato Si Cobas stanno protestando alla Susa Trasporti contro il licenziamento di un loro collega, ritenuto «ingiusto». «Durante la pacifica protesta operaia dai cancelli Susa Trasporti del polo logistico Sito un autista ha provato a sfondare il picchetto lanciando a forte velocità il mezzo pesante direttamente contro le decine di persone - operai e studenti - in sciopero per il reintegro del delegato sindacale sospeso ingiustamente dal lavoro - spiega il rappresentante sindacale Daniele Mallamaci -. Un tentativo di licenziamento parte della rappresaglia padronale contro il sindacato che é riuscito a ottenere miglioramenti delle condizioni di vita e lavoro, anche in questo magazzino e per tutti i lavoratori dello stabilimento. Una discriminazione aziendale provocatoria e illegittima, preparato usando un episodio di violenza sul luogo di lavoro: infatti l'operaio nostro iscritto - padre di tre figli e Rsa - è stato aggredito dal fratello del capo». Durante la protesta - riferisce il sindacato - tre camion avrebbero tentato di sfondare il picchetto dei manifestanti, che stavano impedendo l'accesso e l'uscita dei mezzi. «Per miracolo non c'è scappato il morto», denunciano. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che hanno preso i documenti a uno degli autisti. Lo sciopero continua a che se l'azienda «ha finalmente accettato un incontro col sindacato per risolvere tutte le problematiche dei lavoratori», spiegano.

CAMION CONTRO LAVORATORI IN SCIOPERO TENTATO OMICIDIO OPERAI E STUDENTI IN LOTTA PER REINTEGRO LAVORATORE IL PICCHETTO CONTINUA

Durante la pacifica protesta operaia dai cancelli Susa Trasporti nel polo logistico Sito di Orbassano, poco fa un autista ha provato a sfondare il picchetto lanciando a forte velocità il mezzo pesante direttamente contro le decine di persone – operai e studenti – in sciopero per il reintegro di un delegato sindacale sospeso ingiustamente dal lavoro. Un tentativo di licenziamento parte della rappresaglia padronale contro il sindacato che é riuscito a ottenere miglioramenti delle condizioni di vita e lavoro, anche in questo magazzino e per tutti i lavoratori dello stabilimento. Una discriminazione aziendale provocatoria e illegittima, preparata usando un episodio di violenza sul luogo di lavoro: infatti l’operaio nostro iscritto – padre di tre figli e Rsa – é stato aggredito dal fratello del capo. I carabinieri presenti sul posto, che poco prima del tentato investimento avevano addirittura detto espressamente agli autisti fermi di salire sui mezzi e di provare a uscire, dopo il grave fatto ma solo su pressione degli scioperanti si sono mossi, decidendo di chiedere i documenti all’autista: poi però lasciandolo subito ripartire impunemente, nonostante lo stesso continuasse a minacciare insultando gli operai e studenti. Quindi, con ancora piú forza per rispondere a questo pesante clima antioperaio e antisciopero, la nostra organizzazione sindacale rivendica:

– il reintegro immediato del delegato sospeso ingiustamente con il ritiro del procedimento disciplinare

– il diritto di sciopero e manifestazione per la libertà di lottare anche praticando il dissenso e la protesta, con l’abolizione dei decreti sicurezza di repressione delle lotte e delle leggi antisciopero che attaccano la classe lavoratrice

Per queste ragioni, il delegato sospeso con gli operai e studenti in sciopero chiedono la massima diffusione della protesta e solidarietà concreta raggiungendo i cancelli della Susa Trasporti (in strada Settimo 3 al Sito di Orbassano).


 


martedì 8 aprile 2025

8 aprile - Le stragi sono dovute a una nuova forma di caporalato, anche di Stato. Di C. Soricelli

 

Mercoledì 9 aprile ci sarà il primo anniversario della strage di Suviana dove 7 lavoratori persero la vita in una centrale dell’ENEL. Mi prende l’angoscia sapere che tre delle ultime stragi sono in grandissime aziende con compartecipazione dello Stato: parliamo di Enel (strage del Brasimone provincia di Bologna), di ENI (Calenzano di Firenze) e di Ferrovie dello Stato (Brandizzo di Torino). Solo all’Esselunga di Firenze la strage fu in un’azienda privata). Quello che caratterizza queste stragi è che quasi tutti i lavoratori morti non sono dipendenti diretti delle aziende ma sono lavoratori in appalto nelle aziende stesse. Come non definire queste nuove forme di lavoro come moderne forme di caporalato, che purtroppo utilizzano anche aziende dello Stato. Una strategia ben chiara: questi lavoratori non possono rifiutarsi di svolgere lavori pericolosi, pena il licenziamento, hanno salari più bassi e non sono sindacalizzati. Il mondo del lavoro non ha mai avuto una situazione simile dal dopoguerra: sono riusciti a dividere il mondo del lavoro: molti dirigenti, anche sindacali, sono utili idioti che hanno fatto da cavalli di troia per smantellare i diritti dei lavoratori: per la costruzione di un semplice capannone del supermercato Esselunga di Firenze, ci lavoravano ben 47 aziende. Una situazione normale? No sfruttamento allo stato puro. A centinaia muoiono lontano da casa: fuori provincia e regione. E che anche lo Stato si presti a questo è davvero desolante. Tante le leggi liberticide che hanno ridotto il mondo del lavoro in questo stato.

Carlo Soricelli curatore dell’Osservatorio di Bologna morti sul lavoro http://cadutisullavoro.blogspot.it


sabato 5 aprile 2025

5 aprile - Per comprendere e orientarsi: La guerra mondiale dei dazi e gli effetti sulla classe operaia e le masse

dal blog proletari comunisti

Il 2 aprile Trump ha scatenato la guerra commerciale mondiale - qualcuno dice che sarà una data che passerà alla storia - con la presentazione di un elenco di paesi e con i relativi dazi che gli Stati Uniti applicheranno ad ogni paese, in quella tragica sceneggiata alla Casa Bianca, davanti alla sua claque, dove ha elencato, paese per paese, il tipo di dazi che vuole imporre.

La giustificazione per questi dazi è, da un lato, quella della necessità di fare soldi per rendere l'America ricca di nuovo, un'affermazione veramente assurda visto che gli Stati Uniti hanno il Pil  più alto al mondo, 20 mila miliardi mentre quello della Germania è intorno a 4 mila miliardi e il Giappone 5 mila miliardi e dall'altro, invece, quello di costringere, per chi volesse continuare a vendere negli Stati Uniti, a produrre direttamente negli Stati Uniti, quindi un tentativo di reindustrializzazione del paese, visto che, come dice lui, negli anni le industrie sono quasi scomparse negli Stati Uniti colpendo la classe operaia per quantità, tant'è che in questa tragica sceneggiata ha chiamato accanto a sé un operaio che ha detto che quest'operazione che stava facendo era corretta perché si parla di deindustrializzazione e di necessità di reindustrializzare.

I dazi però questo aspetto lo toccano e lo toccano non come dice Trump, ma in forme diverse, perché Trump su queste cose ha detto un sacco di bugie. I dazi nella tabella sono molto pesanti, questo significa che essendo così pesanti impediranno oggettivamente a molti paesi di continuare ad esportare negli Stati Uniti. Per la Cina, per esempio, che è quella che è più colpita, c'erano già dazi precedenti ma ora ce ne sono altri di 34%, per cui si arriva a un totale di 54%.

L'Unione Europea aveva già dei dazi del 25%, adesso ce ne sono un 20% di dazi in più. Il Vietnam, per esempio, è stato colpito pesantemente con il 46%, poi c'è Taiwan con il 32%, il Giappone 24%. Nessuno viene escluso, amici o 25% e così via. Perfino lo Sri Lanka, uno dei paesi più poveri al mondo, avrà dazi del 44%.

Questi dazi porteranno per forza ad un aumento dei costi di fatto perché se si vuole continuare a vendere, a smerciare in quel paese, bisognerà pagare all'ingresso, alla dogana, i soldi che vanno appunto in genere al governo, che poi li dovrà gestire. Ma visto come andranno le cose, vista la crisi che procurerà questo aumento dei dazi in generale sul commercio mondiale e sulla produzione mondiale, probabilmente questi soldi che lo Stato incasserà serviranno, come alcuni già accennano, a compensare dal punto di vista sia dell'aiuto ai padroni, in generale all'economia, ma anche a un sostegno generalizzato ai prezzi che aumentano e quindi è un cane che si morde la coda, cioè non risolverà il problema che è stato messo come argomento principale da Trump.

Questi dazi avranno come effetto il crollo dell'economia mondiale, e lo dice la guerrafondaia von der Layen per esempio, si tratta di un duro colpo dell'economia mondiale.

Il Sole 24 Ore oggi dedica le prime 12 pagine a questo argomento, ma così come quasi tutti i giornali, per dire quanto è importante per i governi e per i padroni questo argomento, dove addirittura l'inizio di uno degli articoli è il nuovo, dirompente, protezionismo americano che riporta il mondo ai primi decenni del novecento, e così via con affermazioni sulla gravità dei dazi e sugli effetti che questi avranno perché ridurranno la possibilità di esportare negli Stati Uniti e quindi di fatto costringeranno moltissime fabbriche sia a chiudere o a esportare di meno o a cercare di esportare aprendo verso nuovi altri mercati.

5 aprile - info solidale: ODOLO (BS), SCIOPERO ALLE ACCIAIERIE VENETE CONTRO IL LICENZIAMENTO DI UN DELEGATO FIOM

 

Nella giornata di venerdì 4 aprile alle Acciaierie Venete di Odolo (ex Leali) i lavoratori e le lavoratrici hanno scioperato contro il licenziamento di un delegato sindacale della Fiom Cgil.

Al presidio hanno partecipato in solidarietà anche numerosi delegati Fiom di altre fabbriche della provincia di Brescia.

Il delegato è stato licenziato con l’accusa di insubordinazione nei confronti di preposti, “in un contesto in cui c’è un atteggiamento vessatorio nei confronti dei lavoratori da parte dell’azienda”, ha dichiarato il segretario provinciale della Fiom Antonio Ghirardi ai microfoni di Radio Onda d’Urto. 

“Il nostro delegato è stato licenziato con dei pretesti: è intervenuto per sistemare dei malfunzionamenti, nessuno si muoveva, ha dato un po’ in escandescenza, un atteggiamento comunque fatto nell’interesse del lavoro che faceva. La verità è che si tratta di un delegato bravo, che si faceva sentire, che non aveva paura e quindi un delegato scomodo“. Ascolta l’intervista completa ad Antonio GhirardiAscolta o scarica.


venerdì 4 aprile 2025

4 aprile - info Fabbriche: i lati oscuri e antioperai dell’ex-Ilva agli azeri

 


Centrale in questa fase è tornare alle fabbriche per analizzarne le condizioni strutturali e le ricadute sui lavoratori dei piani dei padroni in materia di lavoro, salario, condizioni di lavoro, salute, sicurezza. Per noi rimangono centrali le grandi fabbriche, sia pure in una situazione in cui sono tutte praticamente in crisi, perché solo dalle grandi fabbriche è possibile ripartire con la forza operaia che possa via via coinvolgere tutte le fabbriche del Paese e offrire un punto di riferimento operaio all'intero movimento, sia sul piano sindacale, sia oggi soprattutto sul piano politico, per l'opposizione ai piani dei padroni che sono orientati verso la guerra imperialista.

Parlare delle grandi fabbriche significa entrare nel merito delle contraddizioni che si stanno vivendo, non solo per analizzarle e denunciarle ma anche per cogliere gli elementi su cui è importante che la classe operaia e soprattutto le organizzazioni che operano nelle file della classe operaia, sindacali e politiche, possano intervenire per poter ricostruire una minoranza operaia all'interno delle fabbriche su posizioni classiste e combattive e di opposizione ai padroni e al governo, sia interni - il governo Meloni, i padroni italiani -  sia europei, sia mondiali, caratterizzati oggi dalla guerra di tutti i contro tutti ispirata innanzitutto dall'imperialismo americano e dalla nuova presidenza Trump.

E' in questo quadro che torniamo ancora una volta sulla situazione del gruppo ex Ilva/Acciaierie Italia e in particolare sullo stato delle cose del più grande stabilimento siderurgico del nostro paese che resta Acciaierie d'Italia a Taranto, che è oggi anche uno dei più grandi stabilimenti europei dell'acciaio, e quindi una partita che al di là delle contraddizioni specifiche che presenta, in particolare nella città di Taranto, richiede che la classe operaia di questa grande fabbrica assuma un ruolo attivo all'interno dello

scontro tra padroni, governo e l’attuale situazione di crisi, di ristrutturazione ed eventuale rilancio, e dall'altra offra la possibilità di ricostruire all'interno di questa fabbrica una forza operaia spendibile.

Nei giorni scorsi è stata annunciata la vittoria - temporanea o definitiva questo saranno i fatti a dirlo - del raggruppamento degli azeri della Baku Steel, la multinazionale che dovrà prendere in carico Acciaierie d'Italia come nuova proprietà.

Scrive la Repubblica, “sull'Ilva sventolerà la bandiera dell'Azerbaijan”. Il giornale è il primo ad ammetterlo: nulla sarà come prima. E' il primo elemento che va messo in rilievo che la Baku Steel, che ha vinto la gara con la concorrenza indiana della Jindal Steel Internazionale e della statunitense Bedrock Industries, che in realtà ha avuto un ruolo abbastanza defilato dopo un inizio che sembrava anche per loro promettente. La prima contraddizione sta nel fatto che la Baku Steel produce attualmente 800.000 tonnellate d'acciaio l'anno, cioè meno della metà di quanto si realizza a Taranto anche attualmente con gli impianti al minimo. Quindi questa società è una piccola società, inferiore del 10% di quello che è lo stabilimento Ilva a regime pieno. Questa è la prima stranezza di questa vicenda, frutto di una gara che evidentemente non è stata sulla base di un effettivo piano industriale che prevedesse il rilancio alla grande delle Acciaierie, così come hanno dichiarato soprattutto gli esponenti di questo governo, proponendosi come risolutori della questione Ilva.

In realtà questo è già un bluff.

giovedì 3 aprile 2025

3 aprile - da tarantocontro: NO alla "determina" per la privatizzazione degli asili - mobilitazione delle lavoratrici ausiliariato/pulizie

 

La Commissaria prefettizia arbitrariamente ha avviato la procedura di gara per la privatizzazione degli asili.

Un atto assurdo e ingiustificato, che non si deve effatto fare come "atto dovuto" in periodo di commissariamento. In realtà la Commissaria, sovradeterminando il suo ruolo che è solo di amministrazione dell'ente, calpesta la volontà di un consiglio comunale che in larghissima maggioranza aveva deciso lo stop alla esternalizzazione degli asili; ma soprattutto colpisce, senza avere alcun potere, la volontà e la mobilitazione delle lavoratrici, educatrici, lavoratrici dell'ausiliariato/pulizie, dei genitori dei bambini che avevano portato al risultatoi dello stop.

Nessuno si illuda. Già dalla prossima settimana le lavoratrici asusiliariato/pulizie si mobliteranno contro questa decisione. E, raccogliendo il NO del Coordinamento degli asili, chiamano ad unire tutte le nostre forze in una manifestazione che noi proponiamo per martedì prossimo. 

La Commissaria prefettizia non ha avuto neanche la faccia di dire prima e direttamente cosa intendeva fare. Mercoledì scorso le lavoratrici dell'ausiliariato dello Slai cobas avevano avuto un incontro col il siuìub commissario, su delega della Perrotta, a cui avevano ribadito, insieme alla denuncia delle loro condizioni lavorative e dello scippo del mese di lavoro estivo, il loro netto NO alla privatizzazione. In quella occasione nulla è stato detto sulla determina uscita il 1 aprile, ma il suib commissario si era riservato di dare risposte di lì a pochi giorni. QUESTA E' LA RISPOSTA. VERGOGNA!

ORA VI SARA' LA NOSTRA RISPOSTA!

Ora tutti gli ex consiglieri, tutti i partiti che avevano votato lo stop alla privatizzazione devono metterci la faccia e l'azione. Nessuno si trinceri dietro la questione di "atto dovuto", NON ERA E NON E' "DOVUTO" PER NIENTE!

Le lavoratrici ausiliariato e pulizie Slai cobas

RSA Cavaliere Vincenza


3 aprile - La Stellantis continua a scaricare la crisi sugli operai in tutti gli stabilimenti - info

Stellantis: 350 esuberi tra Pomigliano e Pratola Serra. 

di Andrea Tundo

L'azienda incentiverà l'uscita di 300 operai dall'impianto in provincia di Napoli e 50 da quello irpino. E altri 14 giorni di cassa integrazione ad Atessa.

Una sforbiciata della forza lavoro nello stabilimento che più produce in questo momento e nell’impianto dove si assemblano i motori. Stellantis taglia ancora. “Uscite volontarie”, tecnicamente. Di fatto, esuberi. L’azienda taglierà il costo del personale con 300 operai in meno al lavoro a Pomigliano d’Arco e 50 a Pratola Serra, nell’Avellinese. C’è il benestare del ministero delle Imprese e del Made in Italy, la firma di Uilm e Fim e il “no” della Fiom. . E le cattive notizie non finiscono qui: la direzione della fabbrica di Ducato ad Atessa, nel Chietino, ha comunicato altri 14 giorni di cassa integrazione (dal 28 aprile all’11 maggio) per l’abbassamento della richiesta di furgoni dal Messico.Nel 2024 sono state quasi 3.600 le uscite volontarie dagli stabilimenti italiani e altre 14mila – fa di calcolo la Fiom – ce ne sono state dal 2015: “Continua – la strategia aziendale di svuotamento delle fabbriche”.La Fiom attacca ancora: “Nel corso dell’ultimo incontro al Mimit del 17 dicembre scorso Stellantis aveva spiegato della centralità dell’Italia nella propria strategia. E questo messaggio è stato accolto e amplificato anche dal governo e dal ministro Adolfo Urso. Ma da quel momento, la produzione in Italia nel 2024 è precipitata a 283.090 auto, come accadde nel lontano 1956; il calo della quota di mercato in Italia risulta sotto la storica soglia del 30% e in Europa al 15%; si conferma l’utilizzo degli ammortizzatori sociali per tutto il 2025 allo stesso livello del 2024, con il conseguente grave impatto sulle retribuzioni delle lavoratrici e dei lavoratori; il premio di risultato del 2024 è di poco superiore a 600 euro, mai così basso, che si contrappone all’utile di 5 miliardi redistribuiti agli azionisti. E da ultimo le nuove uscite volontarie del 2025″, aggiungono i sindacalisti. “Questo è il tanto decantato Piano Italia”,

mercoledì 2 aprile 2025

2 aprile - Vincenzo Arsena muore folgorato da un macchinario alla Anodall Extrusion e il suo corpo viene avvolto dalle fiamme. Aveva 52 anni

 

mercoledì 2 aprile 2025,

di Redazione web

TREVENZUOLO - Ancora una tragedia sul lavoro: un operaio 52enne è rimasto folgorato stamani alla Anodall Extrusion, una ditta di lavorazione dell'alluminio a Trevenzuolo, in provincia di Verona.

Stando alle primissime ricostruzioni l'uomo, Vincenzo Arsena, dipendente della Anodall Extrusion originario di Taranto e che risiedeva nel mantovano, sarebbe morto folgorato dalla violenta scossa elettrica partita da un macchinario che poi si è incendiato, con le fiamme che hanno avvolto il corpo del 52enne.

Dai primi rilievi eseguiti dagli ispettori dello Spisal dell'Ulss 9 Scaligera, che procedono nell'indagine, il 52enne per cause ancora da accertare, sarebbe stato quindi prima colpito da una scarica elettrica, che lo ha ucciso. L'operaio, poi, si è accasciato sotto il macchinario che si è incendiato con le fiamme che hanno avvolto il corpo dell'uomo. Quando sono intervenuti i sanitari del Suem 118 per i soccorsi il 52enne era già deceduto.

Sul posto, oltre ai sanitari del Suem 118, sono intervenuti i vigili del fuoco, i carabinieri e lo Spisal di Verona.




2 aprile - info solidale: LATINA, AL VIA IL PROCESSO SATNAM SINGH, IL PADRONE È ACCUSATO DI OMICIDIO VOLONTARIO

 

Martedì primo aprile è iniziato a Latina il processo per l’omicidio di Satnam Singh, bracciante morto dissanguato il 17 giugno 2024, dopo aver perso un braccio tagliato da un macchinario. L’imputato è Antonello Lovato, il datore di lavoro, che non ha chiamato i soccorsi, che ha caricato Satnam in furgone – il braccio sistemato in una cassetta della frutta – e che lo ha infine abbandonato davanti casa, a Cisterna. Per questo è accusato di omicidio volontario nelle forme del “dolo eventuale”.




martedì 1 aprile 2025

1 aprile - info solidale: A fianco degli operai della ditta ‘Madys’

 

La solidarietà è una potente arma: pratichiamola!

La solidarietà è preziosa per tutti, da ogni punto di vista, di fronte al fatto che lavoratori e lavoratrici subiscono condizioni di lavoro sempre più difficili, precarie e insicure.

Insomma, una vita di stenti, precarietà e insicurezza, anche quando il lavoro c’è.

Poi, da un giorno all’altro, con il licenziamento, ti dicono che sei un esubero, che non servi più, che la fabbrica chiude, che non possono pagarti.

Per 21 lavoratori Madys (azienda in appalto del cantiere San Lorenzo, che non ricevono lo stipendio da due mesi) è stato il titolare a chiedere le loro dimissioni per dichiarare il fallimento. Quindi le varianti sfavorevoli, per operai, lavoratori e lavoratrici, sono tante e di vario tipo.

Ma essere sfruttati e oppressi, sempre e comunque, è certo e anche legittimo, perché per il padronato e lo Stato legittima è la ricerca del massimo profitto: vero motore di questa società. Per questo obiettivo, incessantemente perseguito, tutto il mondo è attraversato costantemente da guerre, ogni genere di calamità, fame, malattie e miseria per tantissimi a fronte di enormi ricchezze per pochi.

La nostra forza, di lavoratori e lavoratrici, di sfruttati, di chi è colpito dalla repressione, è la solidarietà: da esprimere e dimostrare ai lavoratori Madys che hanno scioperato venerdì 28 marzo (organizzati dal sindacato Usb) bloccando le entrate del cantiere San Lorenzo e vogliono proseguire per ottenere una soluzione positiva rispetto alla loro grave situazione.

Anche questa esperienza sta insegnando che l’unità fa la forza e la lotta può fare la differenza.

Invitiamo tutti e tutte, sindacati in primis, a sostenerli:

la solidarietà, se si dà, si può ricevere!

- Collettivo Mario Giannelli contro il DdL1660 e la repressione

Per contatti e informazioni: collettivomariogiannelli@gmail.com

Viareggio-Versilia, 31 marzo 2025  


 



lunedì 31 marzo 2025

31 marzo - Guerra imperialista - riarmo dell'Europa - il putrido nero governo Meloni - La responsabilità di noi operai - Un intervento di un compagno operaio dell'ex Ilva

 

Può sembrare una follia, ma sappiamo benissimo che la marcia inarrestabile verso una nuova devastante guerra vede per questa Europa reazionaria come necessario passo per uscire da questo impasse un nuovo riarmo volto ad essere parte determinante di un ennesimo conflitto con lo scopo di rapina dei territori e delle risorse dei Paesi non allineati alle politiche predatorie di questo Occidente ipocrita, oramai nel pieno della sua fase calante.

L’apparente pace che si prospetta avvenire nel teatro di guerra ucraino non è altro che l’accordo tra due banditi (Trump e Putin) per una equa spartizione delle proprietà del popolo ucraino; arrivati entrambi a dettare le condizioni di vita di enormi masse di popolazioni grazie all’appoggio ricevuto negli scorsi decenni dalle più grosse famiglie mafiose dei rispettivi Paesi. Questa inedita alleanza stabilitasi tra queste due enormi potenze ha preso in contropiede i governi di questo vecchio ed ammuffito continente, dove da un giorno all’altro si è ritrovato a fare i conti con i reali interessi di rapina della più grande potenza mondiale, che mostra chiaramente (e finalmente diremmo noi) il suo vero volto di rapace predatore, dove ha messo nero su bianco che a difendere i suoi privati interessi deve essere un intero continente che dal termine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi non ha fatto altro che servirlo come un cane pastore serve il suo padrone.

Questa difesa adesso deve avvenire a spese dei cittadini, di noi cittadini, che ci ritroviamo di nostro già a fare i conti con un caro vita ed una privatizzazione della pubblica amministrazione che non ha eguali nel corso della Storia ed ha prosciugato da tempo tutti i risparmi delle famiglie meno abbienti.

Questo riarmo, come si diceva più su, potrebbe sembrare folle, ma è evidente come sia l’unica strada che l’economia stagnante (che non vuol dire impoverita, ma con una crescita inferiore alle aspettative) che questo Occidente in declino ha è quella di distruggere tutto, anche le vite degli esseri umani, e ripartire in seguito a folle velocità per recuperare nel più breve tempo possibile i capitali distrutti. La goffa ed assurda giustificazione, che trova in quella statua di cera della presidente della commissione europea Ursula von der Leyen la sua massima espressione, non è altro che un arrampicarsi sugli specchi per alimentare le manie di crescita infinita che il sistema capitalista ha nella sua natura. La narrazione che vuole come l’occidente libero e democratico sia paladino dei giusti e le nazioni ai suoi confini orientali come bruti, barbari da civilizzare, ormai non regge più, neanche l’ultimo tra gli sprovveduti può dare credito ad un racconto così pieno di balle e castronerie.

È risaltato agli occhi del mondo intero l’incontro avvenuto lo scorso mese tra il presidente degli Stati Uniti Trump ed il suo omologo ucraino Zelensky, uno gnomo da giardino che della consistenza del gesso ha fatto il suo tratto distintivo. Quell’incontro ha messo definitivamente nero su bianco quanto la spavalderia del presidente ucraino fosse dettata null’altro che dalla copertura del governo americano sino a poco fa, da questo momento dovrà però fare i conti con il taglio agli armamenti da parte degli USA. Il suddetto incontro ha chiarito che l’appropriazione delle risorse appartenenti di diritto al popolo ucraino avverrà dai predoni dei governi russo ed americano.

Di fronte a questa inedita alleanza i governi europei, esclusi di fatto dalla spartizione del bottino, ora sono nell’imbarazzo del dover giustificare la menzogna perpetrata nel corso degli ultimi tre anni sulla questione degli aiuti militari che sono costati ai popoli lacrime e sangue.

Come giustificare d’altronde ad oggi la dissennata e continua richiesta di aumento delle spese militari? I governanti di questo piccolo pezzo di mondo sono completamente avulsi dalle necessità ed i bisogni dei popoli che sono chiamati a governare; gli esseri umani necessitano di cibo, istruzione, cure, vite dignitose, loro ricambiano con armi, armi, armi ed ancora armi. Domattina a colazione latte cereali calibro 9.

Ogni popolo di ogni nazione è chiamato al sacro compito di contestare, protestare, lottare contro gli interessi dell’industria bellica. Deve essere colta ogni pur minima occasione per trasformare le guerre di carattere imperialista in guerre civili che siano proiettate al rovesciamento di questo sistema improntato sul profitto ad ogni costo, che vede donne e uomini solo come risorse per aumentare illimitatamente il prodotto interno lordo.

Nel nostro caso vuol dire lottare contro uno Stato che ora replica in forma di farsa la tragedia che cento anni fa portò il nome di fascismo. Il preoccupante, pericolosissimo revisionismo storico galoppante che in questi anni ci sta conducendo sull’orlo del baratro trova sponda attraverso il controllo asfissiante dei mezzi di comunicazione di massa e con esso il consenso, un consenso di una parte delle masse ignare delle devastanti conseguenze di queste politiche interventiste, belliciste, che prosciugano le nostre vite e le rendono miserabili.

Il nostro compito ora è quello di risvegliare le coscienze dormienti di questa parte delle masse. Tocca porre l’attenzione sulla rinnovata minaccia che corrisponde al governo ed alla sua nera maggioranza parlamentare, un cumulo di rifiuti della società che vede nella figura mefistofelica della servetta presidente del consiglio Giorgia Meloni la sua massima espressione. Un putrido avanzo, un rifiuto organico a capo di una poco coesa coalizione di maggioranza che vede gli esponenti di Fratelli d’Italia in bilico tra le istanze guerrafondaie del ministro della guerra Crosetto, derivanti dai profitti enormi dell’industria bellica che lui stesso rappresenta, ed il nauseante servilismo della fascistella stessa in odor di santificazione dai suoi endorser Trump e Musk, che, ripeto, pretendono con la forza che l’Europa faccia da baluardo della difesa agli americani a proprie spese; Forza Italia, nella figura del ministro Tajani, in prima fila nella foga bellicista di questo moderno medioevo, mentre gli alleati infami della Lega, con a capo il nullafacente carabiniere mancato Salvini, contrari al nuovo piano di riarmo europeo nell’ottica sia di uno spostamento di fondi dalle spese sociali ad un rafforzamento delle spese verso le forze dell’ordine in funzione repressiva del dissenso (cosa che trova comunque pieno consenso negli alleati), a causa della loro vicinanza ideologica e non solo ideologica verso i due criminali Trump e Putin di cui sopra. Nella coalizione di maggioranza ci sarebbero anche gli scaldapoltrone di Noi Moderati, ma sfidiamo chiunque a ricordarsene l’esistenza.

A questa schifosa quaterna non vanno dimenticate le opposizioni, che ognuna a modo loro, non rappresentano le necessità delle masse. Si parte dal pieno collaborazionismo di Azione, Italia Viva e Partito Democratico, sempre in prima linea nell’opportunismo che da sempre li contraddistingue, sempre in evidenza quando si tratta di difendere gli interessi dell’Italia capitalista/imperialista e dei propri gruppi d’interesse.

Questi partiti hanno sempre mostrato il loro vero volto da accattoni, anche quando blateravano di pace, sia che fosse il sostegno all’Arabia Saudita contro lo Yemen, sia nell’appoggio allo Stato terrorista di Israele, senza dimenticare la continua aderenza all’invio di armi a Kiev, né gli accordi con i signori della guerra libici di minnitiana memoria. Noi non dimentichiamo l’eterna ipocrisia del PD, che durante la settimana votava in parlamento per l’invio di armi all’Ucraina, il sabato successivo manifestava con le bandiere della pace ed alla nuova settimana votava per un nuovo pacchetto di armi da inviare ancora in Ucraina. A questi scempi di partiti dobbiamo aggiungere i cerchiobottisti del Movimento 5 Stelle, un partito pigliatutto dove al suo interno troviamo tutto ed il contrario di tutto, dove ai loro proclami di pace non sempre corrispondono i fatti, basti vedere il loro voto favorevole dato lo scorso anno alla missione Aspides, un partito che più volte in passato non ha fatto mistero del proprio appoggio all’atlantismo. Discorso leggermente diverso va fatto con AVS. Pur avendo sempre coerentemente votato contro ogni invio di armi, contro ogni deriva bellicista delle borghesie parassitarie presenti in parlamento, non possiamo non criticare come raramente si siano sporcati le mani scendendo nelle piazze e manifestando, aderendo alle iniziative di lotta assieme ai nostri compagni. La loro azione si limita a dei timidi interventi, seppur in parte condivisibili, durante le discussioni parlamentari. Ci sarebbe anche da nominare Più Europa, ma vale lo stesso discorso fatto prima con Noi Moderati, sono il loro equivalente nelle opposizioni.

A tutto lo scibile parlamentare e governativo aggiungiamo che non c’è nessuna alta carica dello Stato a cui possiamo fare riferimento, meno che meno che al presidente Mattarella. Totalmente inappropriate sono state le sue parole lo scorso anno di pieno sostegno all’Alleanza Atlantica, parole che in maniera totalmente inesatta mostravano come la Nato fosse garanzia di pace, parole mai minimamente rettificate. Siamo in grado di dimostrare come la Nato sia invece la causa di molteplici conflitti.

In questi rinnovati e violenti venti di guerra, raffiche per l’esattezza, che spirano nel nostro continente, impossibile non fare neanche un cenno alla catastrofe che il popolo palestinese subisce da quasi ottant’anni e che da circa un anno e mezzo e precipitata nel baratro più profondo. Anche qui il nostro continente si è dimostrato il covo delle ideologie più reazionarie, dove l’appoggio al boia Netanyahu è stato incondizionato, dove da più parti sono state pronunciate parole accomodanti sennonché di vero e proprio benvenuto, non ultime dal nostro nero governo, verso un criminale sulla cui testa pende un mandato di cattura internazionale, responsabile di alcune delle più grandi atrocità che la Storia recente ricordi, e dire che abbiamo solo l’imbarazzo della scelta a riguardo.

Ed in questa immane tragedia non dobbiamo dimenticare che anche l’ONU, che oggi attraverso i rapporti e le per nulla incisive dichiarazioni del suo presidente Guterres muove delle blande accuse a quella metastasi tumorale che risponde al nome di Israele, ha il suo livello di responsabilità. Le chiacchiere stanno a zero, i fatti dimostrano tutt’altro, e mostrano come oltre ad aver contribuito alla nascita del terrore nel Medio Oriente lo difende attraverso il suo esercito in pianta stabile all’interno dei confini dello Stato confinante del Libano.

Fare questo elenco, seppur largamente incompleto, di partiti, stati, figure apicali ed organizzazioni non è per fare i bastian contrari a prescindere da tutto e tutti, ma è per mettere in evidenza come noi proletari non abbiamo alleati nelle borghesie, qualsiasi cosa se ne dica. Il compito storico del proletariato è quello di abbattere per sempre la società capitalista.

La classe operaia, in quanto classe che produce la ricchezza ha nelle proprie mani la capacità di determinare quale deve essere il fine di questa ricchezza.

Il riarmo europeo già deciso sta prendendo in considerazione la riconversione delle fabbriche dell’auto in produzione militare, questo porta ad un facile ragionamento: se al principio del profitto c’è il soddisfacimento dei bisogni attraverso la produzione di massa, la conseguenza naturale è che non saranno più le automobili a soddisfare le necessità ma bensì le armi. La guerra dunque diviene una necessità da perpetrare all’infinito per poter accrescere continuamente il capitale. Dovremo morire, dovremo soffrire per poter vivere. O meglio, sopravvivere.

Davanti a questa prospettiva terrificante i burocrati rappresentanti dei lavoratori dei sindacati confederali non hanno opposto e continuano a non opporre alcuna resistenza, basti semplicemente vedere il totale e colpevole silenzio sul Medio Oriente, sul massacro del popolo palestinese. Basti vedere la da sempre incoerenza dell’amico del PD Landini, dove alle parole di critica verso il riarmo non si è mai visto una scesa in piazza con i proPal ma è sceso con i guerrafondai il 15 marzo. Ci sono i maggiordomi della CISL, quasi quasi incuriositi dalla prospettiva di riconversione delle fabbriche e c’è la UIL, con il suo instancabile motto “armiamoci e partite”. In colpevole silenzio anche una parte del sindacalismo di base.

A fronte di queste considerazioni la nostra risposta è sempre è soltanto una: la necessità dell’autorganizzazione dal basso della classe operaia, della sua totale emancipazione dalla burocrazia del confederalismo sindacale e di una rinnovata partecipazione alle lotte che è venuta mano mano sempre meno negli ultimi anni. Sappiamo che non è una strada di semplice percorrenza, sappiamo che il lassismo prodotto dall’arretramento delle lotte negli ultimi anni è una tendenza di difficile inversione, e sappiamo che per cambiare rotta bisogna in primis eliminare le cause di questa situazione. Cause che abbiamo appena visto poco sopra.

Le contraddizioni all’interno delle classi borghesi prima elencate, ad esempio quella che vede l’alleanza forzata nella maggioranza di governo, dove, come si diceva, si è in bilico tra le istanze guerrafondaie e di riarmo europeo da una parte, e la vicinanza all’imperialismo russo nella figura del tiranno Putin dall’altra, sono l’anello debole della catena dell’imperialismo, ed è da ricercare in queste contraddizioni l’elemento scatenante di una nuova ondata di lotte nelle classe operaia.

Il socialsciovinismo (come lo avrebbe definito Lenin) della pseudosinistra parlamentare e di alcuni elementi della sinistra extraparlamentare, assieme ai sindacati confederali ed alcuni sindacati di base, è una malattia infettiva che deve essere debellata, e la Storia può insegnarci come combatterla. Guardare indietro alle grandi stagioni di lotta del nostro Paese, come ad esempio al glorioso Biennio Rosso oppure alle lotte degli anni 70, mostra come la classe operaia sia stata motrice del cambiamento progressivo dello stato sociale, mentre oggi il suo cambiamento in ordine regressivo dimostra come sia proporzionale alla regressione della lotta, degli scioperi. Dunque il fulcro su cui fare leva restano le fabbriche.

La classe lavoratrice detiene una forza latente, una capacità intrinseca di poter essere il motore del cambiamento della società intera, e di questo le classi borghesi ne sono pienamente consapevoli, basti vedere l’inasprimento quotidiano della repressione verso le rivendicazioni della stessa, ma non tutto il male viene per nuocere. Gli 800 miliardi previsti in armamenti non sono altro che la cartina di tornasole della profonda crisi e del fallimento dell’Europa che tenta disperatamente, con ogni mezzo, di strappare con le unghie e con i denti gli ultimi pezzi di menzogna che le restano da pronunciare. L’Europa imperialista per come la conosciamo è oramai arrivata al capolinea, e di questo dobbiamo approfittarne. Questa tendenza alla guerra della società odierna può essere infatti la scintilla che da l’avvio al motore della rivolta, a noi il compito di alimentarla.

A noi il compito di trasformare la spietatezza della guerra di carattere imperialista in gloria della guerra civile, con gli operai nuovamente in primissima linea, chiudendo definitivamente i ponti con il riformismo che ha inquinato e continua ad inquinare il fuoco della rivolta.

Sono ottimista a riguardo, guardandoci indietro possiamo vedere come la parte giusta dell’umanità ha sempre saputo affrontare le grandi catastrofi, e pur perdendo le battaglie ha infine vinto le guerre.