martedì 14 gennaio 2025

14 gennaio - I morti sul lavoro nell’intero 2024 a cura dell’Osservatorio di Bologna morti sul lavoro.

 da



Clicca qui il Report a cura di Carlo Soricelli. Tutti dati sono scandalosi, per le donne, gli stranieri, gli autotrasportatori ecc.  Fra tutti, è incredibile la strage di anziani che muoiono lavorando: sono oltre il 30% degli ultrasessantenni e di questi sempre sui luoghi di lavoro 157 hanno addirittura più di 70 anni. E’ davvero incredibile non fare nessuna distinzione sull’età per andare in pensione tra chi svolge un lavoro pericoloso e chi no.


Carlo Soricelli Iadanza

Patrizio Spasiano è morto lavorando per 500 euro al mese. Il povero giovane è morto intossicato in una Fabbrica casertana per una fuga di ammoniaca. Ma nella stessa fabbrica c'era già stato un infortunio mortale pochi giorni prima del quale abbiamo già parlato Pompeo Mezzacapo di 39 anni era stato investito da un muletto


 

già 21 i morti sul lavoro nel 2025

mercoledì 8 gennaio 2025

LA SANITÀ DEL GOVERNO MELONI: “Licenziamenti” all’Asp di Vibo, Città attiva: «Avevamo lanciato l’allarme, con lo scioglimento si sta arretrando»

 IERI EROI OGGI LICENZIATI

L’Osservatorio civico interviene sul mancato rinnovo dei contratti a infermieri e oss rimarcando le critiche sulla gestione della commissione straordinaria. Fa appello a Occhiuto, chiede al prefetto l’istituzione di un tavolo urgente e conta sulla Procura: «Valuti eventuali reati nella sospensione di alcuni Servizi»

Sui licenziamenti di infermieri e operatori socio sanitari dell’Asp di Vibo, che hanno scatenato numerosi interventi incluso quello dell’Ordine professionale degli infermieri (Opi), oggi si esprime anche l’Osservatorio civico “Città attiva” di Vibo che da anni porta avanti le proprie battaglie a sostegno del diritto alla sanità pubblica e all’erogazione di servizi sanitari adeguati ed efficienti per i cittadini. «Stiamo seguendo con grande apprensione quello che sta succedendo in questi giorni nella sanità Vibonese, con il mancato rinnovo dei contratti in scadenza di diversi operatori sanitari, a cui esprimiamo piena solidarietà». Questo è quanto hanno fatto sapere in un comunicato stampa gli avvocati vibonesi Daniela Primerano, Francesca Guzzo, Ornella Grillo componenti del sodalizio. «Già a maggio, noi dell’Osservatorio civico “Città attiva” di Vibo, insieme agli altri gruppi che ci affiancano nella battaglia per una sanità degna di un Paese civile – prosegue la nota -, avevamo cercato di far comprendere a chi aveva in mano il futuro della sanità vibonese, che lo scioglimento dell’Asp di Vibo sarebbe stato una sciagura per un sistema già fortemente deficitario, ma mai avremmo immaginato di sprofondare nell’abisso». «Ci siamo sentiti ripetere per mesi – hanno affermato Primerano, Guzzo e Grillo – che il reparto di Medicina d’urgenza e l’Obi rimanevano chiusi per mancanza di personale e adesso assistiamo, incredibilmente, al mancato rinnovo di contratti in scadenza per “esubero di personale”, con il conseguente depotenziamento di altri reparti, già in affanno, e la soppressione di ulteriori Servizi».

info Turchia: L’ALTRO MONDO

 da

Operai Contro
 

Nello stabilimento Polonez, situato in uno dei distretti industriali più remoti dell’area metropolitana di Istambul, vengono impiegate 176 persone, in maggioranza donne. In fabbrica si producono principalmente insaccati. La gerarchia di fabbrica, come dappertutto al servizio del padrone, è arrogante e sempre presente nelle linee di produzione per imporre ritmi e carichi di lavoro insopportabili.
Viene corrisposto un salario da fame che oscilla tra le 13 e le 16 mila lire turche al mese (€354/ 435) quasi la metà del salario minimo di 23mila lire turche (€626) stabilito per legge.
Dentro lo stabilimento e tra le linee di produzione sono continui i soprusi e le umiliazioni, un clima di terrore con continue minacce di licenziamento. Le buste paga vengono ulteriormente ridotte da trattenute “illegali”, non consentite dallo stesso governo dei padroni turchi nelle paghe al di sotto del salario minimo. In queste condizioni pare molto difficile per le operaie andare avanti e infatti a metà del mese di luglio oltre 80 operaie si iscrivono al sindacato in uno stabilimento dove non esisteva.
In pochi giorni le maestranze, che non avevano mai fatto parte di una organizzazione sindacale diventano maggioranza all’interno dello stabilimento.
La risposta brutale del padrone non si fa attendere, licenziamento di tutte le 146 operaie sindacalizzate sostituite con 176 nuove assunzioni.
ll lungo presidio
“Eravamo trattate come animali, subivamo molestie verbali e umiliazioni e ci costringevano a fare straordinari la domenica. Ci obbligavano a firmare i fogli degli straordinari” Si scalda Semra Sezer, che lavorava in fabbrica da un anno. Le dichiarazioni avvengono davanti alla fabbrica, dove le operaie della Polonez hanno costruito un presidio con centinaia di pedane per riparasi dal cocente sole dl mese di agosto. Gülhan Çınar, alla Polonez da cinque anni, interviene descrivendo il proprio licenziamento. “Ho saputo di essere stata licenziata ai sensi del codice 46, che è un’accusa di furto, mentre ero in congedo per malattia. Non possiamo accettarlo. Le condizioni di lavoro erano molto dure. Lavoravo turni di 12 ore e non ho mai visto uno stipendio di 20.000 lire (600 euro) nonostante lavorassi quattro domeniche. Quando abbiamo chiesto un aumento, il manager ci ha offerto solo 300 lire (otto euro).

2025 CONTINUA LA MATTANZA IN NOME DEL PROFITTO

 


Già una decina i morti sul lavoro in questi primi giorni del 2025. Lucia Manfredi medico, e Diego Duca operatore del 118 si stavano recando al lavoro, sono morti ieri per un incidente, lasciano orfano un bambino di 10 anni 


 


sabato 4 gennaio 2025

COME È FINITO IL 2024 INIZIA IL 2025: Già due morti sul lavoro a Lamezia e Conversano....ma non solo, si aggregano i "giornalisti" embedded al servizio di governo e padroni

 

dal manifesto

Strage senza fine Il nuovo anno inizia con un bollettino nero

Redazione

La striscia di sangue sul lavoro riempie già il nuovo anno. Il 2025 si apre con due morti quando ancora la maggior parte dei lavoratori è ancora un ferie. Un lavoratore di 38 anni, Francesco Presta, è morto ieri mattina dopo essere precipitato da un’impalcatura di circa sei metri in un’azienda di profilati nell’area industriale di Lamezia Terme. Mentre un operaio agricolo è morto dopo essere stato travolto dall’automezzo da cui era sceso per aprire un cancello. L’incidente è avvenuto in contrada Riggiero, zona tra Conversano (Bari) e Cozze (Bari). Per l’uomo non c’è stato nulla da fare. Sul posto...

Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro

Dal Corriere della Sera. Di Giusi Fasano. Incredibile articolo di chi si "butta" in un argomento che non conosce. Se anche fosse vero....ci mette anche i morti in itinere...senza neppure sapere che anche in quelli che diffonde Inail ci sono. Cara Fasano i morti che diffonde l'Osservatorio sono tutti registrati in tabelle excel per giorno, mese e anno della tragedia, con l'identità della vittima, per età, per professione e nazionalità. Non è Istat l'Osservatorio ma non lo è neppure Inail. Perché cari giornalisti non indagate su quello che denuncio da 16 anni? Che i morti di Inail sono solo i morti di questo Istituto e che rappresentano solo circa il 70% dei morti sul lavoro in Italia Ma che vengono spacciati come rappresentativi del panorama lavorativo italiano. Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro 

 Morti sul lavoro, se già riparte l'inaccettabile conta

di Giusi Fasano

Francesco Stella, morto il 3 gennaio 2025, è il primo di una lista che già sappiamo sarà lunga. Ma la sicurezza sul luogo di lavoro va pretesa: non possiamo fare l'abitudine a una strage quasi sempre evitabile

Come la parola «pace» in questo tempo di guerra in Medio Oriente: la più invocata, la meno credibile. Così la parola «sicurezza» in tempo di pace e di lavoro, in Italia: la più ostentata, la meno affidabile. Al giorno 3 di questo 2025 contiamo i primi due infortuni mortali sul lavoro e — ne siamo già tristemente certi — la lista sarà lunga, lunghissima. Ce lo ripetiamo ogni anno, a ogni strage: basta con i morti sul lavoro, inaccettabile la media di tre caduti al giorno; servono più controlli e cultura della sicurezza.... Ma quasi non ha più senso indignarsi perché ogni frase, alla fine, sa di retorica, di qualcosa già detto e ridetto senza che le parole abbiano mai portato a una strada per invertire la rotta. Si finisce col discutere dei numeri: non sono tre al giorno, sono meno, poi ci sono i morti «in itinere», poi per leggere i dati va considerata la statistica pre-Covid e quella post-Covid... Ma il punto è: se anche fosse una vittima al giorno, anche una alla settimana, sarebbe tutto comunque intollerabile non solo per il numero in sé ma anche perché nel 99,9 per cento dei casi gli infortuni sono evitabili, tutte quelle vite si potrebbero salvare a volte con piccoli, piccolissimi accorgimenti di buon senso. Prendi Francesco, il lavoratore caduto ieri da una impalcatura alta sei metri. L’inchiesta chiarità la dinamica ma la logica ci dice che se è precipitato non era agganciato a nulla oppure era agganciato e il meccanismo non ha funzionato; qualcuno non ha fatto quel che doveva per garantire che lui salisse al sicuro. E finiamola con i «però», con i «ma». La sicurezza sul lavoro si deve pretendere, dagli altri e da se stessi. Sì, anche da se stessi, anche quando il responsabile di turno non ti obbliga a osservarla, come invece dovrebbe fare. Si deve pretendere. Sempre. Non esiste l’opzione «b» per accorciare i tempi o perché «tanto non è mai successo niente»; non salgo su una impalcatura a lavorare se non sono imbragato, e non importa se l’imbragatura richiede tempo o se limita i movimenti. Devo pretenderla. E prima di me deve pretenderla la persona responsabile — guarda un po’— proprio della sicurezza. Siamo il Paese di Suviana, di Casteldaccia, dell’Esselunga di Firenze, di Brandizzo, di Calenzano... nomi che abbiamo imparato ad associare a stragi sul lavoro per le quali ci siamo commossi davanti ai figli, ai fratelli, alle vedove, alle madri in lacrime.

mercoledì 1 gennaio 2025

7 GENNAIO CREVALCORE

 

Appello alla sottoscrizione e alla partecipazione

7 gennaio 2005 - 2025

a 20 anni dal disastro ferroviario di Crevalcore:

17 morti (di cui 5 ferrovieri) e decine di feriti

7 gennaio ore 15.30 PRESIDIO

al “Parco 7 gennaio 2005” - Bolognina di Crevalcore


Esserci - Per esprimere la solidarietà ai familiari e ai ferrovieri; - perché fu una strage annunciata, dove tutte le condizioni (linea a binario unico, nebbia fitta, un solo macchinista alla guida, nessun sistema di controllo e ridondanza ...) erano poste per non evitarla; - per ricordare e riflettere sulla barbara sentenza che ha inchiodato per sempre Vincenzo Di Biase, il macchinista morto, e per il continuo riprodursi di simili sentenze che assolvono i responsabili e con la vergognosa formula dell’“errore umano” condannano i lavoratori. Una forma particolare e feroce di repressione: uccisi sul lavoro e condannati per il disastro! - Per ribadire il nostro NO! alla delega: sono i lavoratori e le lavoratrici che devono far propria la lotta per la sicurezza e la salute; - per affermare la necessità di un’attività unitaria e costante sui temi della sicurezza, della salute e della repressione nei luoghi di lavoro e sul territorio.

- Coordinamento 12 ottobre - Familiari della strage ferroviaria di Viareggio e del crollo della Torre Piloti di Genova; - Ezio Gallori; - Coordinamento Lavoratori/trici Autoconvocati/e (CLA); - Assemblea 29 giugno; - Cub-Trasporti; - Sindacato Generale di Base (SGB); - SolCobas; - Cobas Lavoro Privato; Cub Pisa; - Slai Cobas per il sindacato di classe; Medicina Democratica di Firenze; - Attivisti, delegati, Rls di sindacati di base, del Coordinamento Macchinisti Cargo (CMC), delle aree di alternativa e opposizione in Cgil “Radici del sindacato” e “Rete 25 Aprile” Basilicata


Comunicato

L’unico “errore umano”: non ribellarsi!


Ore 12.53, un treno viaggiatori si scontra con un treno merci: 17 Vittime, tra cui 5 ferrovieri, e decine di feriti. 5 giorni dopo, la 18^ vittima: un macchinista, amico dei colleghi morti nella strage, si toglie la vita.

Dal blog di C. Soricelli: l'annus Horribilis 2024 si conclude con 10 morti negli ultimi 2 giorni, nel post chi sono le vittime

 

chi sono le vittime

L'anno si è concluso con 1055 morti sui luoghi di lavoro che diventano con l'itinere così come li conta e diffonde INAIL 1481 (ma che potrebbero aumentare in fase di aggiornamento finale) negli ultimi 2 giorni del 2024 sono morti di lavoro in 10. Ecco chi sono: In provincia di Lodi è morto un giovane egiziano di 24 anni cadendo dal tetto di un capannone. In Provincia di Caserta ha perso la vita travolta da un muletto Pompeo Mazzacapo, in Provincia di Modena, a Finale Emilia ha perso la vita un giardiniere che stava potando un albero, trovato solo dopo 10 ore. In provincia di Parma è morto ucciso da un toro l'agricoltore Renzo Villani, in Piemonte nella provincia di Vercelli ha perso la vita fulminato Marco Bergamaschi. nel centro di Milano è morto sulle strade un rider pakistano di 43 anni, in Umbria una giovane donna è morta mentre si recava a lavorare in un ristorante per il Veglione di Capodanno, per infortuni domestici sono morti in tre: Paolo Vitelli un noto imprenditore che è morto aprendo una serranda, scivolando per terra e battendo la testa in un resort in Val D'Aosta, un'altra giovane donna di 25 anni è morto per un incendio a Torino, a Cefalù in Sicilia è morto un turista tedesco per monossido di carbonio, che in questo mese ha ucciso decine di persone, qua e là per l'Italia. In Allegato la mia Colomba della Pace 2025 senza guerre e morti sul lavoro


 

martedì 31 dicembre 2024

Cisl - avanza il colletaralismo con padroni e governo in chiave neocorporativa e moderno fascista

 Sbarra lascia la Cisl. È Fumarola la designata alla successione

dalla stampa

 Il segretario intende rispettare il limite dei 65 anni, età che preclude la permanenza alla segreteria

Luigi Sbarra (in foto) lascerà, dopo quattro anni, il suo ruolo di segretario generale della Cisl l'anno prossimo. «Rispetterò lo statuto onorando le regole, come è giusto che sia», ha dichiarato ieri in un'intervista ad Avvenire. A febbraio 2025 compirà 65 anni, età che preclude - secondo le regole che si è dato il sindacato di Via Po - la possibilità di far parte delle segreterie locali e nazionali (pensionati esclusi). Si tratta di una norma introdotta dal suo predecessore Annamaria Furlan, uscita a 62 anni perché pensionanda del settore postale, e alla quale Sbarra non intende derogare. Il passaggio, tuttavia, avverrà nel solco della continuità. Nell'intervista il segretario uscente ha praticamente designato il successore nel segretario generale aggiunto Daniela Fumarola. «Penso che - ha detto - abbia il profilo giusto per guidare la Cisl nei prossimi anni con responsabilità, autorevolezza, pragmatismo, autonomia dalla politica, concretezza». L'iter sarà avviato già a gennaio e si concluderà con il congresso della prossima estate anche se sarà il consiglio generale a individuare il nuovo leader cislino. Fumarola ha 58 anni, è nata a Taranto ed è laureata in scienze sociologiche alla Cattolica di Milano. Il suo impegno sindacale è iniziato nel 1987 nella Fisba Cisl, la federazione degli operai agricoli (oggi Fai), la stessa da cui proviene Sbarra. La sua carriera è proseguita fino a raggiungere la segreteria generale della Puglia, un ruolo nel quale si è distinta per non aver ceduto alle pressioni generalizzate per la deindustrializzazione dell'ex Ilva di Taranto.

lunedì 30 dicembre 2024

31 dicembre - Incidente sul lavoro a Ghislarengo: operaio muore folgorato dalla corrente elettrica

 

La vittima è un uomo di 51 anni del Novarese: stava effettuando la manutenzione in un’azienda chiusa

Andrea Zanello

Tragico incidente sul lavoro a Ghislarengo. Un uomo di 51 anni, dipendente di una ditta esterna, è morto folgorato dalla corrente elettrica mentre eseguiva una manutenzione in un capannone chiuso. L’operaio, originario del Novarese, è deceduto all’ospedale, dove era stato ricoverato nella mattinata di oggi, lunedì 30. Le sue condizioni sono apparse subito gravissime. 

Ancora tre morti sul lavoro ieri 30 dicembre 

Marco Bergamaschi è morto fulminato in un capannone, non era un dipendente ma un esterno, aveva 51 anni. La seconda vittima è un rider pakistano di 41 anni morto in un incidente a Milano ieri sera alle 20 travolto mentre portava cibo in bocicletta. la terza vittima in itinere, come il 25/30% dei morti ogni anno: tra questi tante donne 

Carlo Soricelli


domenica 29 dicembre 2024

30 dicembre - ASILI: LOTTA A TARANTO CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE

 

Noi abbiamo subito detto la nostra posizione; 

siamo nettamente contrari alla privatizzazione degli asili. Sappiamo sulla nostra
pelle cosa significa la gestione dei servizi ai privati che hanno solo un'unica
logica: sfruttare al massimo le lavoratrici, i lavoratori, minimi salari, taglio
dei costi su sicurezza, attrezzature, per ricavare il massimo utile
Noi da tempo chiedevamo la internalizzazione del servizio e delle lavoratrici
dell'ausiliariato-pulizie , ora invece il Comune ha deciso la privatizzazione
dell'intero servizio degli asili.
Siamo uniti e solidali con la protesta dei genitori e delle educatrici - nel
 prossimo futuro dobbiamo unirci nelle iniziative di protesta e di lotta 
(potevamo farlo anche il 27/28 come da me suggerito). La nostra presenza è 
necessaria sia per portare le nostre rivendicazioni sia per evitare che di
 questa battaglia si approprino i partiti dell'amministrazione comunale e la
 portino avanti solo i sindacati confederali; quindi per affermare nella lotta 
l'autonomia dei lavoratori da altri interessi ambigui.
Istiamo facendo girare un video perché mostra chiaramente l'arroganza del 
sindaco Melucci, la sua distanza dalla realtà degli asili e del personale che 
vi lavora ai limiti del disprezzo, chiamando la giusta protesta di genitori e 
educatrici come espressione di "piccoli gruppi già noti...".
Nello stesso tempo dobbiamo denunciare l'atteggiamento, silenzio connivente 
dell'assessora Simili, questa piccola donna che, a quanto pare, non ha nemmeno
il coraggio di presentarsi in consiglio (anche al consiglio monotematico era
assente) - per questo non ci incontra, che ci deve dire...?
Ma anche disprezziamo l'atteggiamento di Stellato che da un lato dice che non
era d'accordo con la privatizzazione degli asili, ma dall'altro poi vota questa
privatizzazione; si tratta di personaggi squallidi che hanno interesse solo a
conservare la loro poltrona.
Comunque, non dobbiamo dare per chiusa la partita. Diciamo questo ai genitori,
alle educatrici nei nostri asili.
Questa decisione di privatizzazione deve essere ritirata!
Questo è inaccettabile e non lo permetteremo!
Ma chiaramente serve di più, che questa amministrazione comunale, il sindaco 
Melucci vada via, perchè su tutto (condizione dei lavoratori, situazione della
raccolta differenziata, situazione generale della città) si dimostra contro le 
vere necessità - amnche i soldi trovati per dare un anno di lavoro precario ai 
lavoratori dei vari servizi comulali, soldi presi da fonmdi per gli eventi 
dimostra che anche con questa assurda decisione, si dimostra quello che abbiamo
da tempo denunciato: l'amministrazione Melucci non ha mai all'OdG la condizione
dei tanti lavoratori, lavoratrici degli appalti comunali di Taranto. Per eventi,
strutture turistiche, ecc. ci sono soldi, per il lavoro, per migliorare la 
condizione ultra misera e precaria delle lavoratrici ausiliariato-pulizie non 
ci sono mai. Ora si passa addirittura ad affidare ai privati la gestione degli 
asili; privati che avrebbero un solo interesse: fare utili sulla pelle delle 
lavoratrici, tutte, con rischio non solo di peggiorare ulteriormente le attuali 
già brutte condizioni di lavoro, ma anche di tagli ai posti di lavoro.
Sarà perchè in pentola bolle questo grave piano che l'amministrazione Melucci 
non ha mai risposto alle richieste di incontri, alle richieste di miglioramento 
delle condizioni lavorative fatte in questi mesi dalle lavoratrici e lavoratori 
dell'ausiliariato-pulizie dello Slai Cobas e Usb, che hanno fatto nelle scorse 
settimane, mesi ben 4 scioperi, assemblee, denunce al consiglio comunale 
monotematico, e che sono tuttora in stato di agitazione. 
La privatizzazione sarebbe anche un grave danno per la qualità dei servizi resi 
ai bambini e per i genitori che sicuramente vedrebbero le rette aumentare di molto.
Sia chiaro che non accetteremmo neanche una divisione tra i 9 asili, per cui 
alcuni verrebbero privatizzati e altri resterebbero pubblici; significherebbe 
di fatto una divisione anche per i bambini, per le famiglie, e per le lavoratrici
e lavoratori.
Gli asili nido sono un servizio pubblico centrale, per i bambini, per le donne, 
e tale devono restare!

Lavoratrici asili Slai Cobas per il sindacato di classe Taranto 29 dicembre

sabato 28 dicembre 2024

29 dicembre - TURCHIA info

 da operai contro

OPERAI TURCHI

NONOSTANTE IL DIVIETO DI SCIOPERO EMANATO DAL GOVERNO GLI OPERAI DI ALCUNE FABBRICHE NON SI ARRENDONO E NON FERMANO LO SCIOPERO CHIEDENDO AUMENTI SALARIALI FINO AL 125%.

Alla Scheineder Eletricity e alla Hitachi gli operai metalmeccanici continuano lo sciopero!

17 dicembre 2024 Le azioni di sciopero dei metalmeccanici turchi presso importanti aziende, tra cui GE Grid Solutions, Hitachi Electric, Schneider Electric e Arıtaş, sono state interrotte a seguito di un decreto presidenziale che vieta gli scioperi per motivi di sicurezza nazionale. IndustriALL Global Union e industriAll Europe condannano il divieto che colpisce dieci fabbriche in quattro aziende e sollecitano i datori di lavoro a non onorare questo attacco alla democrazia e ai diritti fondamentali dei lavoratori.

L'azione sindacale, organizzata dal Birlesik Metal-Is (United Metalworkers' Union), è iniziata il 4 dicembre negli stabilimenti Hitachi di Kartal, Tuzla, Dilovasi e Dudullu. Il 13 dicembre, lo sciopero si è esteso alle fabbriche di GE Grid Solutions, Hitachi Electric, Schneider Electric e Arıtaş. Circa 2.000 lavoratori, tutti membri del Birlesik Metal-Is, hanno partecipato per chiedere aumenti salariali in linea con l'impennata dell'inflazione in Turchia.

Le trattative con la federazione dei datori di lavoro MESS si erano interrotte dopo che la direzione aveva offerto un aumento salariale del 40 percento, una proposta ritenuta insufficiente, in quanto avrebbe lasciato i lavoratori a guadagnare al di sotto della soglia di povertà. Il sindacato, al contrario, aveva chiesto un aumento del 125 percento per compensare le perdite salariali reali e garantire un salario dignitoso ai suoi membri.

Il 13 dicembre, il governo turco ha emesso un decreto che rinviava gli scioperi di 60 giorni, citando preoccupazioni per la sicurezza nazionale. Secondo la legislazione turca, una volta rinviato uno sciopero, ai lavoratori viene di fatto impedito di riprendere la loro azione, poiché le controversie devono poi procedere con l'arbitrato obbligatorio.

Il sindacato contesta fermamente la legittimità della giustificazione del governo. I luoghi di lavoro interessati producono trasformatori esclusivamente per l'esportazione, senza rappresentare alcun rischio percepibile per la sicurezza nazionale. "Le fabbriche di produzione di trasformatori non possono violare la sicurezza nazionale", ha affermato un rappresentante del sindacato.

Secondo il sindacato, la dirigenza locale ha inviato messaggi ai lavoratori in sciopero, dicendo loro di tornare al lavoro. Si dice anche che le forze di polizia siano state invitate nei luoghi di lavoro per spaventare i lavoratori e impedire loro di agire in modo sindacale, e si dice anche che i lavoratori in sciopero ricevano minacce di rappresaglie con licenziamenti se non tornano al lavoro.

Atle Høie e Judith Kirton-Darling, segretari generali di IndustriALL Global e industriAll Europe, invitano i datori di lavoro a rispettare i diritti dei lavoratori e ad astenersi dall'applicare il divieto.

“È evidente che la legislazione viene utilizzata in modo improprio per minare il diritto di sciopero in Turchia”,

Nella lettera si afferma che sono state evidenziate le precedenti sentenze della Corte costituzionale turca e dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) che affermano il diritto di sciopero come diritto fondamentale del lavoro.

"Questo è totalmente inaccettabile. I lavoratori meritano salari equi e dignitosi e il diritto alla contrattazione collettiva deve essere rispettato. Siamo al fianco dei lavoratori turchi e dei loro sindacati in questa lotta".


martedì 24 dicembre 2024

25 dicembre - info: BRESCIA: MIGLIAIA DI PERSONE IN CASSA INTEGRAZIONE NEL SETTORE METALMECCANICO

 da radio onda d'urto

Festività di fine anno amare per migliaia di dipendenti di numerose fabbriche bresciane.

La Cassa integrazione, solo nel settore metalmeccanico, interessa più di 16mila addetti in quasi 300 aziende.

La più grande è l’Iveco di via Volturno, dove la fermata di due settimane prevista per Natale verrà prolungata di due settimane di cassa integrazione per 1.600 lavoratrici e lavoratori.

Ci sono poi le situazioni più difficili come la Stanadyne di Castenedolo che all’inizio di dicembre è stata messa ufficialmente in liquidazione e ora Confindustria Brescia ha il mandato di cercare un compratore che tuteli i posti di lavoro.

Lo sciopero nei vari reparti è terminato il 20 dicembre: in queste due settimane di chiusura i lavoratori e le lavoratrici continueranno a monitorare la situazione ai cancelli per evitare che dai magazzini esca qualsiasi cosa.

Una vicenda, quella della Stanadyne, esemplificativa del rischio che si corre quando le proprietà sono di fondi (in questo caso Usa) che possono decidere il futuro di chi lavora semplicemente…spostando una bandierina su una mappa.

Ai nostri microfoni un aggiornamento sulla situazione con Barbara Basile della segreteria della Fiom, unico sindacato presente in azienda, di Brescia. Ascolta o scarica

24 dicembre - VIGILIA DI NATALE, ENNESIMA MORTE OPERAIA: Milano, operaio dell'Amsa muore in via Zama: è rimasto schiacciato tra il suo camion e un'auto

 

di Redazione Milano

La vittima si chiamava Maurizio Mazzeo, aveva 52 anni e viveva a Cernusco sul Naviglio. L'operaio era appena sceso dal mezzo che ha improvvisamente cominciato a muoversi, investendolo Un operaio dell'Amsa è morto a Milano nell'impianto di incenerimento dei rifiuti di via Zama. Sarebbe rimasto schiacciato tra il suo camion e un'auto parcheggiata. La vittima si chiamava Maurizio Mazzeo, aveva 52 anni e viveva a Cernusco sul Naviglio. Il tragico incidente è avvenuto a pochi metri dall'ingresso dello stabilimento della società che gestisce la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti urbani a Milano. Sul posto ci sono i soccorritori del 118, la polizia e i vigili del fuoco di Milano. Stando ad una primissima ricostruzione, l'operaio è stato travolto dal camion che aveva appena parcheggiato. Il mezzo si sarebbe mosso improvvisamente, schiacciando il 55enne contro un'auto in sosta. «Amsa esprime profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia di Maurizio
Mazzeo»
, ha scritto in l'azienda in una nota, sottolineando di aver «da subito assicurato la massima collaborazione alle autorità competenti per stabilire le cause di quanto accaduto». 


SE SIETE CONTRO SALVINI SONO CONTENTO, SONO CON VOI... L’ESEMPIO DEGLI OPERAI IN LOTTA E’ FORZA DI CAMBIAMENTO

 

Belgravia, fascismo padronale e condizione simili al lavoro dei campi dentro la fabbrica.

Ieri un nuovo sciopero degli operai Belgravia, finito con una nuova irruzione dentro il centro commerciale Due Torri dove si trova uno degli importanti clienti Esselunga.

Dentro il centro commerciale l’impatto degli operai in sciopero con la massa popolare che affollava i corridoi è stato sostanzialmente positivo

qualcuno accettava volentieri i volantini, perché erano d’accordo con noi, se voi andate contro Salvini siamo contenti, siamo con voi’; qualcuno rifiutava, come il fascismo, e qui c’è tanto fascismo, ma se sono persone oneste, lavoratori normali come noi, earno d’accordo con noi’; Qualcuno era anche felice di prendere il volantino, vuol dire che quello che stiamo facendo è una bella lotta’

Diverse anche le testmonianze di vicinanza alla causa del popolo palestinese.

Il vigilante che ha cercato di mettersi in mostra provando a strappare il megafono, mollando il colpo davanti ai lavoratori, ha confermato come il nero governo Meloni/Salvini sia un pericoloso richiamo per ogni genere di topi di fogna. Lo sciopero è scattato per rispondere alla repressione padronale diretta contro i lavoratori che scioperano, per piegarli, per dividerli dal sindacato. Al centro anche le rivendicazioni per gli aumenti salariali, il rientro dei lavoratori precari, per la salute e la sicurezza. L’applicazione del contratto agricolo alla fabbrica condiziona e peggiora il lavoro operaio alle linee di produzione nello stabilimento, con la cosiddetta stagionalità dei contadini e con una paga più bassa di quella dei contratti industriali. Anche dentro queste fabbriche serve guardare quando governo e stampa amica e non, esaltano i dati occupazionali: assunzioni precarie per 6, 8, 16 anni filati sempre agli stessi operai, per una fabbrica in continuo sviluppo, il raddoppio dei capannoni, 300.000 euro solo l’anno scorso dal PNRR per rinnovare le linee di produzione industriali, ma gli operai vengono chiamati contadini e la precarietà e’ coercizione alla sottomissione. Gli operai, durante la giornata di sciopero e manifestazione hanno rivendicato lavoro non guerra, solidarizzato con il popolo palestinese, per la fine del genocidio, per fine dell’occupazione Israeliana, perché la lotta per il lavoro è contro gli stessi padroni imperialisti che opprimono i popoli. Hanno portato la denuncia contro il governo Meloni e la manovra economica che investe negli negli armamenti, finanzia le aziende, lasciando le briciole per i servizi sociali, scuola, casa, il lavoro, la sanità pubblica... tutti buoni motivi che chiamano alla rivolta sociale.

nei video alcuni momenti della protesta dentro il centro commerciale

https://drive.google.com/file/d/19EEZ9v-6V8Ith0b4MZUz5fOj1cnVnElY/view?usp=sharing

https://drive.google.com/file/d/19T6ypp9VDzOnOLIxZfKOChGxZ2OkiuTz/view?usp=sharing

domenica 22 dicembre 2024

22 dicembre - PROCESSO SOLVAY: info stampa

 

Udienza preliminare per il processo a due manager dell'ex Solvay

I due ex direttori di Solvay sono accusati dalla Procura di aver omesso di provvedere al più efficace risanamento della pregressa contaminazione

20.12 ore 14:22. Si è tornati in aula oggi 20 dicembre per il processo Solvay quando le parti civili dovrebbero chiedere la citazione del responsabile civile.

Processo ex Solvay

L’ultima udienza per la vicenda Solvay era stata il 27 settembre, quando erano cambiati gli avvocati della difesa dei due ex direttori dello stabilimento per i quali la procura ha chiesto il rinvio a giudizio per disastro colposo, a difenderli ora sono l’avvocato Riccardo Lucev e Guido Carlo Alleva. Il Giudice Andrea Perelli aveva ammesso all’udienza quasi 300 tra cittadini, associazioni comuni e Regione.

I due ex direttori di Solvay, Stefano Bigini e Andrea Diotto, sono accusati dalla Procura di aver omesso di provvedere al più efficace risanamento della pregressa contaminazione, dopo la condanna nel primo processo che risale a dieci anni fa nei confronti di quelli che in quel momento erano i responsabili dello stabilimento di Spinetta. Per la multinazionale l’accusa è invece quella di illecito amministrativo.

IL PICCOLO (ALESSANDRIA)

Caso Solvay: la società apre alla trattativa per il risarcimento delle parti civili

L’udienza di questa mattina davanti al Gup è stata rinviata al 26 giugno. Sotto accusa per disastro ambientale colposo due ex dirigenti

ALESSANDRIA – Caso Solvay: l’udienza preliminare di questa mattina è durata poco più di mezz’ora. Poi il rinvio al 26 giugno. Il motivo? È in corso una trattativa di risarcimento tra la società e le parti civili (oltre trecento). Due ex dirigenti sono accusati di disastro ambientale colposo.

ALESSANDRIA - Lo scorso dicembre, la Procura della Repubblica di Alessandria aveva chiuso l’inchiesta contro la Solvay di Spinetta Marengo…

Quanto discusso oggi riguarda esclusivamente gli aspetti civilistici del processo – ha dichiarato l’avvocato Giulio Ponzanelli, che rappresenta il responsabile civile (Solvay) – È volontà della Società intraprendere un percorso che consenta di risolvere concordemente con le parti civili quanto ancora si frappone ad un rapporto sereno tra la Società e il territorio‘.

Una svolta

Siamo di fronte a una svolta? A un cambio di passo?

Per gli avvocati Vittorio Spallasso, Laura Pianezza e Greta Accatino ‘è un ottimo punto di partenza, soprattutto nell’ottica della tutela dell’ambiente e della salute delle persone‘. L’avvocato Spallasso ha dato il via a quello che poi è divenuto il procedimento penale con l’esposto firmato dal  WWF nel giugno 2020. I tre legali assistono anche un centinaio di Spinettesi.

Gli avvocati Giuseppe Lanzavecchia, Davide Daghino e Fabiana Rovegno assistono decine di spinettesi costituiti parte civile: ‘Sono iniziate delle trattative a seguito della nuova impostazione tecnica dei difensori della Solvay; è stato aperto un tavolo di trattative con l’auspicio da entrambe le parti di riuscire arrivare  a un completo risultato nell’interesse della collettività. Certamente non è solo un problema di risarcimento danni, ma è necessario un concreto impegno a risanare l’ambiente in modo particolare per quanto riguarda le acque e l’aria intorno allo stabilimento’.




sabato 21 dicembre 2024

21 dicembre - ATTACCO CONTINUO DI VALDITARA AI LAVORATORI, PRECARI E NON, DELLA SCUOLA: Il Ministro dell’Istruzione falcia i precari più anziani nel Concorso Scuola 2024

 

di Patrick Boylan

Licenziare lavoratori con molta anzianità, per sostituirli poi con giovani senza esperienza ma “meno costosi”, è una vecchia pratica antisindacale del peggiore padronato. Ora a farlo è il Ministro dell’Istruzione e del Merito (MIM). Con un espediente, il leghista Valditara ha mandato a casa una parte notevole degli insegnanti precari con più anzianità di servizio, candidati al Concorso Scuola 2024 appena concluso, dichiarando invece meritevoli di una cattedra stabile, candidati più giovani, con meno esperienza e voti più bassi agli esami, ma che hanno partecipato per un anno al Servizio Civile Universale (SCU) ai sensi della legge 74 del 21 giugno 2023.

Ma come mai i precari più anziani, sapendo che il SCU costituiva un titolo preferenziale al Concorso per ben il 15% dei posti disponibili, non hanno svolto quell’anno di servizio presso la Protezione Civile o presso altri enti dello Stato? Bastavano 5 ore al giorno per 8 mesi, meno ore ogni giorno se il partecipante prestava servizio anche l’estate. Il motivo è semplice: non era materialmente possibile farlo. Infatti, l’intervallo tra l’entrata in vigore della legge e la scadenza per partecipare al concorso è stato meno di un anno. Inoltre, per partecipare al SCU, bisogna avere meno di 28 anni. In altre parole, i precari più anziani non avevano nessuna possibilità di acquisire il titolo preferenziale.

E’ stata chiaramente una trappola, dunque, usata per poter “scremare”, tra i candidati al Concorso Scuola 2024, migliaia di candidati più anziani i quali, pur con voti assai più alti agli esami e diversi anni di esperienza, si sono visti passare davanti quei giovani meno preparati e con voti più bassi ma che potevano vantare un anno di SCU. Giovani che, soprattutto, graveranno meno sul bilancio ministeriale.

Un gruppo di insegnanti precari esclusi dal concorso si è mobilitato per contestare il colpo di mano. Ha lanciato una petizione diretta al MIM, ai Sindacati scuola e alla Comunità Europea (infatti, i soldi per pagare gli stipendi dei vincitori del concorso scuola sono del PNRR). Attualmente gli insegnanti stanno studiando una azione legale da usare come estrema ratio. Chiedono almeno l’istituzione di una graduatoria di merito, in cui inserire tutti coloro che hanno riportato un punteggio superiore al settanta nel concorso appena concluso.

Richiesta che il MIM dovrebbe avere ogni interesse ad accogliere – tanto più che, dopo il suo severo monito del 2013 andato a vuoto, la Commissione Europea ha, lo scorso ottobre, deferito l’Italia alla Corte di giustizia dell’UE per il suo reiterato utilizzo abusivo del precariato nella Scuola. Infatti, l’Italia non ha mai recepito la direttiva europea 70 del 1999, che prevede la stabilizzazione dei precari in ogni settore della pubblica amministrazione e che nega la possibilità di reiterare i contratti a tempo determinato per oltre 36 mesi. Nel lungo arco di tempo in cui i concorsi pubblici non sono stati organizzati con la frequenza che la legge 270 del 1982 prevedeva (ogni due anni), molti precari hanno maturato diversi anni di servizio. Adesso vengono falciati.


21 dicembre - LE FERROVIE DI SALVINI, CHE PRECETTA E ATTACCA IL DIRITTO DI SCIOPERO, UN COSTANTE PERICOLO PER I LAVORATORI....una denuncia

 

di Assemblea Nazionale Lavoratori Manutenzione

Il 18 dicembre 2024 c’è stato un ennesimo incidente su un cantiere nella DOIT di Bologna (per DOIT si intende il perimetro territoriale attribuito, per gestione e responsabilità, alla città di riferimento. Di solito coincide con la regione, ma in alcuni casi i confini possono essere anche più ampi). Capiremo di preciso cosa è accaduto, ma è evidente che la responsabilità di quanto è successo è da ricercarsi nelle condizioni in cui i lavoratori, siano essi dipendenti di ditte appaltatrici o ferrovieri, sono costretti ad operare. Ormai da quando è partito il processo riorganizzativo ogni limite è stato superato; l’impunità garantita ad RFI sta producendo quello che da un anno denunciamo e ci chiediamo come mai sia così difficile, per l’informazione, gli organi di controllo e chi dovrebbe essere preposto a garantire un sistema ferroviario sicuro per lavoratori e utenti, fare quanto serve perché ciò abbia la dovuta attenzione. In questo caso le condizioni climatiche hanno sicuramente avuto un ruolo determinante; eseguire manovre con una fittissima nebbia che impedisce la visibilità getta le basi perché incidenti come questi avvengano. Iconico l’incidente avvenuto a S. Giorgio di Piano dove, in quel caso, un lavoratore è morto durante un’attività effettuata sotto un diluvio. Questo tipo di lavori non può essere fatto con condizioni ambientali avverse perché il rischio aumenta a dismisura. Tutti lo sanno e chi lo permette lo fa con leggerezza perchè nella “repubblica delle banane” non si paga mai un prezzo; la colpa è sempre di chi si fa male e se muore è anche più facile sostenerlo: della responsabilità oggettiva di chi ti mette in quelle condizioni a lavorare nessuno ne parla, e conseguentemente anche la ricerca del contesto in cui si generano i possibili errori è, quando va bene, superficiale, altrimenti viene addirittura anche ignorato del tutto. La strafottenza che la dirigenza dimostra è palese a chi vuole vederla.

21 dicembre - QUANDO LOTTANO, OGNI TANTO, GLI OPERAI VINCONO: Gli operai di Forlì occupano la fabbrica e vincono la vertenza

 

Lavoravano per 12 ore al giorno percependo uno stipendio adeguato a otto ore lavorative, privati di qualsiasi livello di sicurezza e l’alloggio previsto in realtà coincide con lo stesso capannone senza riscaldamento con i materassi buttati a terra. Gli operai hanno bloccato lo stabilimento di mobili e allestito un presidio davanti all’azienda.

da Radio Blackout

La vertenza che vede protagonisti gli operai pakistani reclutati a Prato da una ditta, la Sofalegname, che produce mobili imbottiti a Forlì è stata seguita dal sindacato sociale Sudd Cobas, di seguito un commento del compagno che abbiamo intervistato:

“Questi lavoratori già li conoscevamo in parte. Sono condizioni simili a quelle che troviamo spesso nel settore tessile. Le premesse sono le medesime: i migranti che hanno bisogno di lavorare sono più ricattabili soprattutto se sono senza permesso di soggiorno. Si sono poi rivolti al sindacato per rivendicare condizioni adeguate sia sul piano del salario sia per le ore di lavoro ma anche per la sistemazione.”

Si è trattato della prima esperienza di lotta del sindacato fuori dalla regione e quello che nasce da questa esperienza è un seme che si spera possa germogliare anche sul territorio di Forlì perché ogni sciopero può e deve influenzare un altro sciopero, propagando la pratica di lotta. In questo momento i profitti si alzano ma non esiste alcun adeguamento dei salari mentre il costo della vita aumenta, la vertenza però è stata vinta e gli operai hanno ottenuto di lavorare meno e guadagnare di più, gli è stata riconosciuta la 13esima, la mutua e le ferie. Lo slogan 8×5 non è solo uno slogan ma un obiettivo da praticare!


 intervista di un operaio 

Gli ‘schiavi dei divani’ raccontano la lotta per i loro diritti: “Turni da 12 ore, promesse tradite e insulti. È stata dura, ma abbiamo vinto”

Nel racconto di Ghoulam e Noor, nomi di fantasia, i mesi di orari massacranti, condizioni di vita disagevoli e un clima di abusi verbali e psicologici

di Flora Alfiero | 21 Dicembre 2024 

“Prima lavoravamo 12 ore al giorno senza riposo e dormivamo all’interno della fabbrica, senza elettricità, senza acqua, senza alcun servizio. Le condizioni erano insostenibili”. Ghoulam è uno degli ‘schiavi dei divani’, che nelle scorse settimane hanno scioperato dopo mesi in una situazione ben oltre i minimi della decenza fino a ottenere una revisione del contratto e una situazione abitativa più dignitosa. Insieme a un suo collega ha deciso di raccontare a Ilfattoquotidiano.it cosa accadeva nella fabbrica di Forlì, a patto di mantenerne l’anonimato. Ne viene fuori un racconto fatto di turni massacranti, promesse mai mantenute e un clima di abusi verbali e psicologici. Molti dei lavoratori sono di origine pakistana e sono tutti impiegati presso Sofalegname srl ma di fatto operavano per Gruppo8, un’azienda con sede nella città romagnola.

21 dicembre - info: OPERAI CINESI IN LOTTA PER DIRITTI E SALARIO

 da operai contro

18 dicembre 2024, a Baotou, Mongolia Interna. gli operai della Daqo New Energy sono scesi in piazza per rivendicare i loro diritti e i salari arretrati. 11 dicembre, Dongguan, Guangdong. Il proprietario dell'industria calzaturiera Yichang è scappato, gli operai hanno bloccato la strada per chiedere il loro salario non corrisposto. 17 dicembre, Shangai. I dipendenti della Jiyue Automobile continuano a chiedere i salari non corrisposti ( Fonte China Labour Bullettin)

Link ai video https://x.com/whyyoutouzhele/status/1869386123262439731

venerdì 20 dicembre 2024

20 dicembre - Sul piano Stellantis - dalle "promesse" di governo e padrone alla realtà

(Dal responsabile Slai Cobas sc per il gruppo Stellantis)

Sul piano Stellantis che il Ceo JP Imparato, responsabile europeo del gruppo ha presentato al Mimit, il tavolo ministeriale, davanti ai ministri Urso Giorgetti Calderone e ai sindacati, il quotidiano ‘Il Messaggero’ scrive significativamente:

Il governo e Stellantis depongono le armi. Il primo intervento di Jean Philippe Imparato al Ministero delle Imprese è stato soddisfacente ed a chiudere il tavolo sulla multinazionale transatlantica è stato lo stesso padrone di casa, il ministro Adolfo Urso che ha seguito la vicenda dichiarando che non avrebbe fatto sconti. Il rappresentate dell’esecutivo voleva un nuovo piano ed impegni precisi e il manager di origini italiane è riuscito a centrare l’obiettivo. «Questa è una giornata importante, così è stata definita da tutti gli attori - ha spiegato Urso - Importante per l’auto italiana, per l’industria e per i lavoratori. Avevamo chiesto a Stellantis di confrontarsi su un piano industriale assertivo con investimenti, ricerca e sviluppo, modelli e piattaforme per i siti italiani e garanzia dei livelli occupazionale. E responsabilità nel governare la transizione del comparto auto italiano, indotto e filiera». 

 

Due miliardi di investimenti più sei miliardi di acquisti dai diversi fornitori, per incrementare la produzione Stellantis negli stabilimenti italiani di city car e modelli ibridi collocati in tutte le fabbriche del gruppo, con la messa in opera delle piattaforme STLA modulari che sulle catene di montaggio permettono di gestire la produzione di più modelli, con la piattaforma large, a Cassino, la medium a Melfi e, annunciata a sorpresa, la piattaforma small a Pomigliano per le vetture piccole a produzione di massa, il polo del lusso concentrato a Modena.

Questa l’esposizione di JP Imparato per Stellantis al tavolo ministeriale. Ma appunto questa è la versione padronale che i problemi non li chiude ma li apre.

Il governo parla della fine di un conflitto. Non può che riferirsi alla recente e a suo modo inevitabile fase polemica, persino per il governo, dei "lasciamo fare ai padroni che producono", sollevata verso

Stellantis dopo il clamore, provocato nell’acuirsi della crisi con effetti ancora più pesanti per l’occupazione dei lavoratori, delle dimissioni di Tavares e della sua liquidazione milionaria. Quanto fatto dal governo in precedenza non si era distaccato nella sostanza dalla programmatica dichiarazione di via libera a Confindustria fatta personalmente dalla Meloni al suo insediamento.

Quindi questa pace fatta tra Stellantis e governo Meloni, è al servizio di Stellantis, ne rappresenta una copertura governativa al piano padronale, ma vuole parlare al paese, rassicurare le masse del buon governo. Suona ancor più come un messaggio rivolto ai lavoratori per oscurare tutti i punti critici di quanto presentato da Imparato, per indurli ad aspettarne fiduciosi, al lavoro o in cassa integrazione, gli sviluppi del piano.

Senza ostacolarlo, senza pensare a riprendere la spinta dello sciopero di gruppo del 20 ottobre.

Ma questo è appunto il piano padronale per governare e scaricare la crisi ora, per ‘gestire’ i lavoratori. Lasciato a se stesso è tutt’altro che concreto, è lontano dal rispondere ai bisogni e agli interessi della classe operaia, dei lavoratori degli stabilimenti del Gruppo e dell’indotto.

Per quanto riguarda la difesa del salario, ad esempio, esso è già ridotto dalla cassa integrazione e il piano prevede tempi lunghi per la ripresa delle produzioni, quindi un ulteriore utilizzo massiccio della cassa integrazione che colpirà ancora la paga dei lavoratori.

E poi ci sono le reali prospettive di quanto annunciato, di quanto Stellantis realizzerà nel futuro per gli stabilimenti di Mirafiori, Melfi, Cassino, Atessa, Pomigliano, Modena e quindi del peso effettivo che queste fabbriche avranno nei piani del Gruppo.

Perchè la storia dei piani industriali ridotti a promesse mancate accompagna la produzione di Fiat, FCA, Stellantis passando per la roboante "Fabbrica Italia" di Marchionne, annunciata nel 2010 con il classico stile dei due tempi: una produzione dichiarata per 1.650.000 vetture entro il 2014 a condizione di una ristrutturazione immediata dei diritti dei lavoratori.

Che non va letta come la versione facile di una situazione complessa. Le dinamiche che hanno attraversato e modificato il settore auto fino a ridurre pesantemente il numero degli operai occupati e ad azzerare praticamente il rapporto di forza degli operai a livello di Gruppo, meritano di essere adeguatamente approfondite, così come di sintetizzare tutti gli elementi necessari allo scontro di oggi.

Questo è un primo quadro di una prospettiva industriale al tempo della crisi internazionale del settore auto.

Abbiamo la cronaca infinita di questi decenni fino a quella del 27 marzo 24: "… dopo i 2000 esuberi annunciati ieri, oggi altre 1550 uscite concentrate negli stabilimenti del sud, con il benestare di un pezzo del sindacato. La Fiom anche questa volta non ha firmato. Tra ieri e oggi sono state annunciate oltre 3500 uscite volontarie incentivate. Quelle di oggi sono prevalentemente negli stabilimenti di Melfi, Pomigliano d’Arco, Termoli. Quelle di Ieri tra Mirafiori (il 10% della forza lavoro rimasta) e Cassino. Un programma per dimezzare la produzione in Italia che arriva nel deserto di politica industriale del governo. Verso lo spostamento all’estero della produzione, i profitti record e gli utili distribuiti agli azionisti...".

E sono gli stessi operai, tra i pochi in fabbrica in queste settimane a Mirafiori, che a caldo commentano in questo modo:

stanno continuando sulla falsa riga di Tavares che dichiarava non chiuderemo stabilimenti, produrremo nuovi modelli, faremo investimenti, ecc…’

non servono i commenti al momento, sono vecchie promesse, aspettiamo i fatti adesso, sperando che le istituzioni continuino a spingere l’azienda ad azioni concrete’

‘… portano due macchine, non sono molte, poi continua la cig per un anno, poi ci sarà sta 500 elettrica che dicono che non va, chi è che la compra, poi la 500 normale anche quella uguale…'

'non so ma per me non bastano due macchine. Ne hanno portato 7 a Melfi, ma i trasfertisti che sono qua mi dicono che hanno portato macchine che costano care e che così non ci saranno i numeri... e poi non è bello avere ancora questa cig'.

'Dalla Lear sentiamo che non porteranno nuovi sedili, che fine farà?'

'Al cambio elettrico lavoriamo e facciamo 20 turni senza pausa mensa, l’hanno tolta, la mensa è lontana e ci danno sempre un sacchetto, lasciamo le macchine fuori ci sono problemi di parcheggio...'

'non hanno fatto niente, solo due cambi da 10 minuti, è poco perché è diventata una vera linea, anche se i lavori sono più leggeri devi sempre stare in piedi e attaccata, e poi hanno obbligato al turno di notte, e tante non hanno potuto farlo e hanno rinunciato…'

Imparato non parla di un piano di difesa ma di sviluppo. Chiama il governo a fare la sua parte, subito dice che non si scherza con le sanzioni europee previste per il 2025, che imporrebbero di portare dal 12 al 21% le auto elettriche vendute, e per allinearsi agli altri costruttori annuncia il rientro in ACEA. Trovando nelle dichiarazioni governative di Urso sintonia tanto che ora anche Elkann in questo clima favorevole dice ‘andrò in Parlamento a rispondere’.

Sul piano sindacale Fiom Uil Fim dopo la loro presenza per niente critica al tavolo hanno rilasciato dichiarazioni caute sulle prospettive delle promesse, in continuità con la linea sindacale concertativa tenuta di tutti questi anni.

Ma utile riprendere una dichiarazione di Marchionne e Elkann ci arriva dal 14 settembre del 2012:

...Il progetto "Fabbrica Italia" non è mai stato un piano finanziario, ma l’espressione di un indirizzo strategico che Fiat intende seguire ed ha il significato e lo scopo di esprimere l’impegno di Fiat a risolvere le problematiche che interessano i suoi siti industriali italiani e contribuire allo sviluppo delle potenzialità industriali del Paese. Fiat ha sempre indicato con estrema chiarezza che sono condizioni imprescindibili per il raggiungimento di tale risultato, il concorso di tutte le componenti sociali, sindacati ed istituzioni, nell’assicurare la governabilità dei siti produttivi e l’attuazione degli accordi che garantiscono adeguata flessibilità operativa.
Fiat, come ogni suo concorrente, riesamina continuamente i propri piani ed ha la necessità di poterli adeguare alle condizioni del mercato, per replicare alle azioni e posizioni adottate dagli altri produttori ed ai più vari fattori che possono influenzare e condizionare la loro attuazione e ed il loro successo finale. Le assunzioni su cui si basano i piani di Fiat sono di natura generale e non hanno un livello di dettaglio tale da consentire, attraverso la verifica del grado di attuazione di uno specifico target, il riscontro continuo e sistematico del grado di avanzamento di Fabbrica Italia. (…)'

In altre parole sono i padroni che affermano che i loro piani non sono credibili nel senso scientifico del termine, perchè a prescindere saranno adeguati ‘al mercato’, ovvero alle condizioni più adatte a garantire il massimo profitto a seconda della evoluzione generale della situazione di crisi o di sviluppo/ristrutturazione verso aree anche internazionali che possano garantire condizioni migliori di sfruttamento a seconda della situazione specifica, stabilimento per stabilimento, compresa la composizione della classe operaia. A seconda dei piani finanziari del Gruppo, come ha dimostrato il periodo appena trascorso di Stellantis, alla ricerca di profitti negli investimenti finanziari, riducendo la parte produttiva.

E' a questi piani che i padroni nel loro insieme chiedono ai lavoratori, attraverso le loro organizzazioni sindacali, il consenso, la pace sociale in fabbrica, la cessazione del conflitto, e ad aspettare le trattative dove il limite è dato da quanto di volta in volta i padroni sono disposti ad offrire. E affrontare le crisi stabilimento per stabilimento come fatto finora dai sindacati confederali è il primo gradino dell’adesione a questa visione aziendalista.

Anche le chiare parole delle operaie di Mirafiori oggi ci parlano di questo: il lavoro che c’è e che ci sarà dopo le ristrutturazioni delle nuove piattaforme alzerà lo sfruttamento (vedi già da oggi peggioramento pause, mensa, notte); la produzione dei cambi elettrici è a ciclo continuo data l’importanza per tutti i modelli ma migliaia di operai sono in cassa fino all’estate prossima, nel silenzio sindacale che allarga così la separazione e la solidarietà di classe tra i lavoratori, alimentando la fiducia mal riposta sulle pressioni del governo verso le scelte produttive del Gruppo nel nostro paese.

Lo abbiamo già scritto, il lavoratori e nello specifico i lavoratori del settore auto, in Italia il Gruppo Stellantis e tutto l’indotto che ha raggiunto una notevole dimensione, devono riprendere la via dello sciopero generale di settore del 20 di ottobre, lavorando per abbattere le barriere tra stabilimenti, per una mobilitazione autonoma da padroni e governo, che riunisca gli operai attorno ad una piattaforma che metta al centro salario, lavoro, sicurezza, l’integrazione al 100% della cassa integrazione, la riduzione di orario a parità di salario. Per avere un peso come classe operai, di fronte al mutare degli scenari degli interessi dei padroni.