venerdì 11 settembre 2015

11 settembre - Milano: Nessuna giustizia per l'operaio morto sul lavoro: indagine abbandonata per anni



Tra i fascicoli abbandonati da un pubblico ministero trasferito in altra sede e recuperati da altro pubblico ministero, Piero Basilone, per istruire sul campo e sugli incidenti sul lavoro un gruppo di uditori giudiziari
di Marinella Rossi
Il pm che ha ereditato il fascicolo dal collega trasferito in altra sede ha trovato un cavillo per aggirare la decorrenza dei termini 


Milano, 11 settembre 2015 - Un morto (sul lavoro) dimenticato per anni in un cassetto. E riesumato – sotto il profilo giudiziario e di doverosa giustizia - per caso. Tra i fascicoli abbandonati da un pubblico ministero trasferito in altra sede e recuperati da altro pubblico ministero, Piero Basilone, per istruire sul campo e sugli incidenti sul lavoro un gruppo di uditori giudiziari. E tra quei dossier, che si credeva minori o destinati all’archiviazione, spunta la storia dimenticata e affossata di Luca Della Monica, operaio milanese della cooperativa Fema, che il 28 novembre 2012, intorno alle sette di sera, orario di chiusura del sito della nuova fiera a Rho, nel far scorrere il cancello semovente e di alcune tonnellate posto sul perimetro della porta ovest, ne rimase schiacciato. Il mastodonte di ferro uscì a fine corsa dai binari di scorrimento e travolse l’operaio, che aveva 44 anni. Luca era un dipendente della Fema, cooperativa che aveva in appalto il servizio di portierato in coincidenza di eventi fieristici e gestiva la sicurezza e l’apertura e la chiusura del sito di Rho. Ferito gravemente, portato con gravi ematomi cerebrali e fratture a Niguarda, trasferito poi a Bergamo, morì il 18 giugno 2013. E il fascicolo - inizialmente iscritto da un pm del pool dedicato agli incidenti sul lavoro per lesioni colpose - si riqualificò in omicidio colposo. Ma si riqualificò - a parte i doverosi atti autonomi da parte della Asl e della polizia scientifica con il sequestro del cancello - senza che venisse coordinato alcun atto d’indagine. Senza che nemmeno fosse acquisito il fascicolo sanitario della vittima, con la relazione autoptica sulle cause del decesso.Quando il pm Basilone scopre ed eredita la vittima dimenticata è il giugno del 2014, a un anno dalla morte e quasi due dall’incidente. E sono ormai scaduti i sei mesi previsti per le indagini (dopo i quali occorre chiedere una proroga che non era stata chiesta).

Perciò non può più indagare: gli atti sarebbero nulli. Si rivolge allora al giudice della indagini preliminari, con una richiesta di archiviazione “suicida”, in cui dichiara che sono scaduti i termini, indica le indagini che sarebbero opportune, perché il giudice le ordini. Il 25 febbraio 2015 il gip Alessandra Clemente dispone indagini coatte. Sono passati oltre due anni dall’incidente. L'inchiesta ora vede coinvolti, oltre all’iscrizione per concorso in omicidio colposo del presidente della Fema, Emanuele Mario Antonio Ali, anche la Fondazione Fiera e Fiera Milano Spa. E il fascicolo - con numerose testimonianze, la relazione autoptica sulle cause della morte attesa da Bergamo e la perizia ingegneristica sulle cause del tracollo del cancello - è sulla linea di traguardo. Prima o poi anche la giustizia arriva.
marinella.rossi@ilgiorno.net


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