lunedì 27 dicembre 2021

27 dicembre - L’ operaio a crepare, il borghese a sciare

 

di Mario Gangarossa * 

 

La rumorosa presenza dei no vax che ha ridotto tutto a una demenziale caciara reazionaria ha impedito finora una discussione e una critica severa sulla gestione criminale della crisi sanitaria.

Gestione criminale dovuta non a una presunta “malvagità” del “potere”, a oscure manovre miranti a sovvertire un idilliaco sistema di vita basato sull’impegno di tutti al raggiungimento del “bene comune, ma alla necessità delle classi dirigenti di evitare di essere travolti e di vedere travolta quell’economia su cui si basa il loro potere politico. In realtà non si è combattuta nessuna guerra contro la malattia. L’unica guerra è stata quella contro gli effetti dell’epidemia sulla struttura economica della società e la tenuta sociale che garantisce l’esistenza e la continuità del sistema di sfruttamento del lavoro. In un quadro in cui ogni individuo, ogni corporazione, ogni ceto, ha cercato di venirne fuori scaricando sugli altri i costi e i sacrifici. No vax e no green pass, la versione all’apparenza sinistrorsa della rivolta elitaria impregnata di feticismo democratico e di individualismo piccolo borghese, in realtà sono stati un comodo alibi per chi aveva la responsabilità di farci “uscire dal tunnel”. Di fronte alla becera canea reazionaria, perché di reazionari si tratta, si vince facile. E finora i governi a cui è delegata la gestione della crisi sanitaria hanno vinto facile.

Chi volete che si preoccupi, se qualche demente sfuggito al Tso straparla del 5G che ti trasforma in un’antenna televisiva o dei metalli pesanti che circolano nelle tue vene? Chi pensate possa preoccuparsi del “controllo sociale” attraverso un certificato virtuale quando non si è padroni degli strumenti per poter sopravvivere che sono monopolio di altri. Fatto questo che da solo rappresenta la forma più funzionante, e funzionale agli interessi della classe dominante, di un controllo totalizzante della vita dei proletari. Basta che vi chiudono i bancomat per una settimana e vedete le corse che fate per farvi controllare. Vincere facile. Ma il tempo e galantuomo. E alla fine a vincere è l’evidenza scientifica, quella che si nutre dell’esperienza, dell’obiettività, dei fatti. E il castello di carte truccate, oggi si dice narrazione, fatto di fuliggine ideologica e babbi natale in camice bianco, crolla miserabilmente. Ci avevano promesso una Ferrari capace di farci raggiungere tutti assieme il traguardo. Ci hanno procurato una bicicletta. Altro che 5G, siamo ancora ai segnali di fumo. E il fatto, ancora più dirompente, è che quella bicicletta serve solo per non farci tornare indietro. Per farci rimanere immobili al punto in cui eravamo 2 anni fa. Non chiuderemo più! Così come non abbiamo mai chiuso fabbriche officine e supermercati. Li chiuderà il virus, tenendo a casa le centinaia di migliaia di ammalati nel prossimo lockdown “involontario”. Con sintomi lievi “tranne” chi è “fragile” di per se che comunque “statisticamente” ha buone possibilità di crepare. Abbiate pazienza, ma le medicine mica si inventano e si mettono in commercio per curare quelli che potrebbero cavarsela comunque? Sul piano della narrazione cambia tutto. Gli arroganti difensori della politica “prima di tutto l’economia”, smetteranno di vincere facile. I soggetti con cui dovranno fare i conti non sono più quei quattro minchioni che credono al potere miracoloso del rosario recitato sotto la pioggia degli idranti. Non saranno i no vax ma i “vaccinati”. Quelli che hanno creduto alla capacità dello Stato, e dell’economia del libero mercato, di di affrontare e risolvere il problema. Quelli che hanno avuto fiducia nei ministri e nelle starlette in camice bianco.

Quelli che sono andati a lavorare tutti i santi giorni convinti che “chi governava” avrebbe ben governato e garantito la loro salute. Quelli che la mascherina, comprandosela di tasca sua, la portano ogni giorno e al cinema e al ristorante non ci vanno perché non hanno i soldi per farlo.

Quelli che i vaccini li hanno fatti e li continueranno a fare perché nulla di meglio passa il convento.

La maggioranza di chi ha continuato a lavorare e tenuto in piedi l’economia del paese a rischio della propria salute e della propria vita. Gli ospedali si riempiono e qualcuno si dovrà pure domandare perché non è stato investito un centesimo nel loro potenziamento. I medici mancano e ci si chiederà il perché si continua a imporre il numero chiuso nelle università. E gli infermieri, e le scuole, e gli autobus, e i treni, le metropolitane, le officine. E a mano a mano che il virus riprende a infuriare a qualcuno potrebbe sorgere pure il dubbio se hanno un senso tutti quei morti, quelli per covid e quelli non curati perché c’è l’emergenza e “non c’è posto per tutti”, per continuare a garantire a una minoranza una condizione ormai insopportabile di privilegio. L’operaio a crepare sotto una gru. Il borghese a sciare tra le neve. Se vale la pena morire per permettere ai bamboccioni di una borghesia senza domani di poter continuare a “masticare ananas e fagiani”.


Nessun commento:

Posta un commento