Quasi
nove mesi di lotta alla PMC di Melfi ma l’occupazione lavorativa
per tutti, sembra un miraggio.
Siamo a quasi nove mesi dal 13
ottobre 2025, giorno in cui è iniziato il presidio alla PMC
Automotive di Melfi. Una mobilitazione voluta da quasi tutta la forza
lavoro, anche se non tutti vi hanno preso parte attiva. Chi ci ha
creduto davvero ha vissuto il presidio giorno e notte, sfidando il
gelo dell’inverno e il sole cocente di questi giorni. Sacrificando
famiglia, festività e tanto altro.
I lavoratori in lotta non sono
rimasti a guardare: hanno distribuito volantini ai cancelli dello
stabilimento centrale Stellantis e hanno partecipato alle
manifestazioni e iniziative sindacali sul territorio e a Roma. Una
resistenza che ha ricevuto una forte solidarietà e aiuti concreti da
parte di molti.
Tanti sono stati i tavoli fra sindacati, le parti
datoriali e chi governa la regione. La trattativa si è anche
spostata a Roma, presso il Mimit (Ministero delle Imprese e del Made
in Italy), in continui incontri tra sindacati e associazioni
datoriali. All’inizio la promessa era chiara: tutti i lavoratori
sarebbero stati riassorbiti nello stabilimento di proprietà
Stellantis assegnato a PMC, sotto la guida del nuovo possibile
imprenditore. Oggi la realtà è ben diversa: il ritorno in fabbrica
non sarà per tutti. Le figure impiegatizie non rientrano nel
perimetro del nuovo progetto, per lavorare dovranno demansionarsi ad
operaio e rinunciare a dei diritti acquisiti negli anni.
Inoltre
ci notificano ulteriori eccedenze da gestire che non rientrano nel
piano di riconversione. Per gli esuberi è venuto fuori pochi giorni
fa “un verbale di accordo” datato 8 giugno che disciplina una
procedura di uscite volontarie non oppositive, da parte della
PMC-Automotive, che però sembra non aver avuto successo, in quanto
si evidenzia anche una netta distanza tra la proposta finanziaria
dell’azienda e le reali necessità dei lavoratori. Pochissimi
lavoratori sono quelli interessati all’incentivo proposto,
praticamente solo quelli prossimi al pensionamento. Se non si
ricalibreranno i parametri per le uscite volontarie, questa procedura
non darà le aspettative attese.
Per quanto riguarda la road map
delle azioni burocratiche, dei documenti vincolanti, degli accordi
quadro da espletare tra le aziende coinvolte, stiamo assistendo ad un
gioco tra le parti che sembra mirato a perdere tempo. Sembra che non
ci sia l’intenzione di agevolare la chiusura della vertenza, ma a
trascinarla ben oltre l’estate. Facciamo appello alla
responsabilità di chi si reca al presidio e puntualmente afferma di
lavorare per i lavoratori, alle aziende protagoniste affinché
svolgano rapidamente i passaggi necessari per arrivare
all’appuntamento di fine luglio, programmato presso il Mimit, con
le carte in regola per poter applicare il passaggio giuridico di
tutti gli operai in costruzioni.
Senza interventi concreti, al di
là di quello che si vuole fare credere, il futuro occupazionale di
tutti i lavoratori è seriamente a rischio.
Melfi, 6 luglio
2026
Gli
operai del presidio

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