17 agosto 2026 | 17:46
Donato Auria durante una manifestazione (immagine di repertorio)
Il presidio ha fatto tanto, diversamente avremmo fatto anche noi la fine di tanti operai della Logistica Stellantis”. Inizia così la chiacchierata con Donato Auria, mente e braccio del più grande presidio che si sia visto nell’area industriale di Melfi, almeno nell’ultimo decennio. Da ottobre 2025 a luglio 2026. Quando la loro azienda, Pmc, il 13 ottobre scorso ha deciso che non c’era più futuro, che potevano andarsene a casa, Donato ha mosso, insieme a un agguerrito gruppo di coleghi, il presidio davanti all’azienda, nell’Indotto di San Nicola di Melfi. Una tenda. Acqua, freddo, inverno. E poi primavera e calura estiva. Giorno e notte, turni come in fabbrica. A fine luglio la svolta definitiva con l’accordo nero su bianco e un’azienda, C. Costruzioni, che si è decisa a rilevare il sito e a riconvertire la produzione. Cessione dei rami d’azienda per Pmc e Brose, e rientro al lavoro, con un cronoprogramma definito, per 150 lavoratori. Tra settembre e ottobre i passaggi decisivi previsti.
“Non è anora finita”.Nonostante la svolta di fine luglio (con tanto di firma su carta intestata del Ministero per l’Industria e il Made in Italy, alla presenza dei sindacati) per Donato non è ancora il momento di abbassare la guardia. “A settembre torneremo in presidio alla Pmc – assicura – e non ci fermeremo sin quando tutti gli operai, così come pattuito, non saranno riassorbiti dalla C. Costruzioni”. La tempistica è ancora incerta. Ci sono dei passaggi amministrativi che appaiono lenti e non prima di ottobre saranno liberati i capannoni dai macchinari ‘Stellantis’ ancora presenti. “Non è ancora finita – precisa Donato – ma di sicuro con la nostra battaglia abbiamo messo un marchio su questa vicenda che rischiava di vederci succubi, passivi, così come è accaduto per tanti colleghi della Logistica, licenziati e scaricati dall’oggi al domani e oggi praticamente senza futuro”
“Lamentarsi non basta, bisogna unirsi e lottare” Il discorso finisce poi sulla vertenza complessiva Stellantis, sulle condizioni di lavoro a San Nicola e sul futuro incerto che tocca migliaia di colleghi dell’area industriale. “Ci sono dei momenti in cui lamentarsi non basta, quando il sindacato non supporta, dorme, sta alle maestranze intestarsi la lotta operaia”, sottolinea. Il riferimento è alle condizioni nella fabbrica madre di Melfi, Stellantis, dove è in corso un dimezzamento mai visto prima della forza lavoro, con la transizione all’elettrico. “Non basta lamentarsi che non ti chiamano al lavoro, bisogna agire – ribadisce – Sono migliaia gli operai, se si unissero per una battaglia comune, le cose andrebbero diversamente, non chiamerebbero sempre gli stessi sulla linea, a detrimento degli altri”. Parte delle responsabilità, infatti, le attribuisce agli stessi lavoratori. “I sindacati hanno colpa fino a un certo punto, l’altro elemento di debolezza è il lassismo della classe operaia, accettare ogni cosa senza colpo ferire, senza ribellarsi, così si perde la battaglia e la dignità
”“I 21 giorni? Eravamo in 500 (su 12 mila) a lottare. E non è cambiato nulla…” Inevitabile tornare sul più classico degli amarcord, la lotta dei 21 giorni del 2004, passata agli annali come la ‘Primavera di Melfi’. “Ricordi la lotta dei 21 giorni? Eravamo 12mila in quell’area industriale – osserva Donato – E in circa 500 abbiamo lottato per tutti. Da allora non è cambiato nulla”. Parole forti le sue, arricchite da un’altra “amara” considerazione. “Di quei 500 quanti quanti ne siamo rimasti? C’è chi è andato via e chi si è adeguato piazzandosi in una postazione meno pesante. Altri si sono adagiati con una tessera sindacale in tasca”. La discussione finisce qua, per ora. “Ritorneremo a parlarne – lascia intendere Donato – ma ora c’è una battaglia da concludere con i colleghi Pmc, non è ancora finita”. Già, non è ancora finita. A settembre si torna in presidio. Parola di chi non ha “mai” abbassato la guardia. Parola di Donato Auria


Nessun commento:
Posta un commento