giovedì 25 luglio 2013

NO! A lla rappresentanza dei padroni !!


Le organizzazioni sindacali Cgil ,Cisl e Uil con la Confindustria, benedette
dal presidente della repubblica, il “compagno” Napolitano, come tra amici si
sono accordati per irrigidire ancora di più le regole che hanno permesso ai
lavorato ri italiani di contare in questi ultimi anni nelle trattative
sindacali autorganizzandosi.
La sera del 31 maggio 2013 , questi signori, hanno siglato l’accordo su
rappresentanza e diritti sindacali.
Ministri e sindacalisti si augurano che all’accordo seguano norme e regole
di legge che recepiscono le sue condizioni ma soprattutto che infliggano ai
sindacati (di base e i lavoratori) che ostacolano le future norme
sottoscritte dalle segreterie nazionali,
con scioperi o altre forme di lotta, le giuste sanzioni economiche.
L’hanno chiamato “un accordo storico”, purtroppo di avvenimenti storici così
negli ultimi tempi ne abbiamoregistrando parecchi. Sono molti i segnali che
vanno nella stessa direzione :i lavoratori italiani devono essere
incaprettati si fronte alle necessità del sistema di risparmiare e cercare
di uscire dalla crisi; nello stesso tempo
che politici e amministratori pubblici e padroni di ogni risma continuano a
far profitti o attingono a piene manisoldi dalla collettività anche quando
le loro aziende sono in crisi.
Il governo Letta segue le linee di quelli passati : 50 miliardi di euro per
i prossimi tre anni verranno stanziati da questi politici per finanziare il
“fondo centrale di garanzia
” che si occupa di aiutare le aziende in crisi di liquidità, in barba alla
povertà e alla disoccupazione che aumenta in Italia e in Europa.
Serve ricordare ai lavoratori che leggono che sono state già cambiate norme
e regole che hanno ridotto le nostre difese legali oltre alla perdita di
stipendio; nel pubblico impiego abbiamo perso dai 3000 ai 4000 euro all’anno
tutto senza eccessivi clamori; per i lavoratori del privato oltre al
contenimento del salario, si sono
ridotte le norme di tutela, sono aumentati i contratti atipici è aumentata
la paura di perdere il posto di lavoro,mentre altri migliaia lo hanno già
perso o lo stanno perdendo.
Così mentre il governo prepara norme e leggi per sgravare dalle tasse ai
padroni, aumentano le ore di cassaintegrazione, chiudano le fabbriche
,coloro ( i sindacati confederali) che vivono anche delle iscrizioni dei
lavoratori e utilizzando la loro forza per mantenere i loro privilegi, si
accordano per togliere alla classe operaia
ogni possibilità di difesa.
Quest'accordo infame prevede che
Gli accordi nazionali di categoria potranno essere convalidati dalle OO.SS.
che rappresentano il 50 %+1. In questo modo vengono esclusi tutti i
sindacati di base che non hanno quelle percentuali. Potranno essere ammesse
al tavolo delle trattative,le sigle sindacali che abbiano almeno il 5% di
iscritti ma saranno riconosciute solo se firmano gli accordi capestro che
vogliono i padroni come è successo con la Fiat.
Anche sulle rappresentanza dei lavoratori nei luoghi di lavoro, si sono
accordati con i padroni in modo tale che ai fini della misurazione del voto
espresso nella elezione delle R.S.U., varranno esclusivamente i voti
assoluti espressi per ogni Organizzazione Sindacale aderente al patto
scellerato suddetto
Da questo si deduce che chi non accetterà la politica dei padroni non può
rappresentare i lavoratori,e gli stessi lavoratori potranno contare solo se
iscritti a Cgil, Cisl e Uil, Ugl. La Fiat ha fatto scuola con poca o scarsa
opposizione, lo Slai Cobas a Pomigliano ha denunciato e si è battuto contro
questa deriva ma pervincere una battaglia del genere bisogna
avere un vero esercito operaio che attualmente è organizzato da questi
signori.
Se dovessero passare per legge queste norme la dittatura sindacale è
servita. Nessun lavoratore potrà dissentire dagli accordi che verranno
siglati per i bisogni dell’economia nazionale e per gli interessi dei
padroni, i lavoratori italiani si troveranno a mantenere gli apparati
burocratici delle organizzazioni sindacali che si
accorderanno con i padroni come meglio ridurre lo stipendio, aumentare i
carichi di lavoro, licenziare gli esuberi, intruppando ogni singolo
individuo
nella difesa della patria dei padroni, della produttività aziendale,nella
fregatura del proprio dovere.
Finita la spinta propulsiva degli anni 70, dove la classe operaia italiana
aveva conquistato non solo potere economico ma aveva inciso profondamente
nel corpo politico di questo sistema, costruendo le sue avanguardie,
avvicinandosi alla teoria rivoluzionaria e anticapitalista, unica strada che
può portare alla vittoria il proletariato italiano e mondiale, oggi si trova
in balia della politica concertativa e di salvezza nazionale, come in un
terremoto tutti uniti contro il disastro, solo che come sempre chi paga sono
i giovani, i lavoratori, i pensionati e le ricchezze prodotte si accumulano
sempre dalla stessa parte.
L’infame accordo sulla rappresentanza è la continuazione del patto di non
aggressione stipulato dalla triplice con i padroni costringe tutti i
lavoratori italiani a sentirsi colpevoli della crisi e essere solidali con i
propripadroni. Vogliono che continuiamo a produrre ricchezza senza
chiederein cambio quello che ci spetta
come reagire a tutto questo ? quale strategia possiamo proporre ? Dobbiamo
dire subito ai lavoratori che se non ci organizzano pagheremo tutto fino in
fondo e non solo con il
contenimento dello stipendio e di posti di lavoro che diventano sempre più
precari senza contare chi lo sta perdendo, ma l’annullamento della nostra
identità di classe.
La fase di crisi irreversibile attuale non permette opposizioni alle scelte
del governo dettate dai padroni si può solo ubbidire non è più consentito
dissentire, tento meno organizzarsi contro la politica che ne consegue.
Queste sono le aspettative dei padroni, questo vogliono le organizzazioni
sindacali che hanno sottoscritto l’infame accordo, noi non crediamo che una
proposta di legge che migliori in pochino le cose possa risolvere il
problema, ne che è una questione di percentuali e numeri, ai lavoratori ai
militanti della nostra organizzazione e del sindacalismo di base, ai
compagni che lottano per l’emancipazione politica di classe,diciamo che l’opposizione
a questo accordo nasce dalla generalizzazione della lotta in ogni settore ed
ogni
categoria, dobbiamo insieme lavorare per questo, cominciando ad individuare
le organizzazioni sindacale e politiche che utilizzano da sempre la lotta
dei lavoratori per i propri usi e consumi, per mantenere i propri privilegi
e consolidare il proprio peso
L’unità della lotta dal basso contro questa deriva ha bisogno di queste
chiarificazioni, oggi non si tratta solo di difesa economica ma di scelte
politiche, perciò dobbiamo batterci contro il sistema e le sue leggi
soprattutto se sponsorizzate dal sindacato confederale o di base
intrallazzone.

RIGETTIAMO L’ACCORDO SULLA RAPPRESENTANZA SINDACALE,FIRMATO DALLA
CONFINDUSTRIA E DA CGIL, CISL e UIL.

L’UNICA LEGGE CHE POSSIAMO ACCETTARE E QUELLA CHE PREVEDE I LAVORATORI TUTTI
ELETTORI TUTTI ELEGGIBILI, CHE POSSANO CONTARE NELLE SCELTE
ECONOMICHE ORGANIZZANDO SCIOPERI DI RESISTENZA E DI RIVEDICAZIONI SENZA
LACCI E LACCIUOLI, CHE POSSANO AUTORGANIZZARSI SENZA MUSERUALE.

RIDUZIONE DELL’ORAIRO A PARITA’ DI SALARIO,AUMENTI DI SALARIO CHE RECUPERINO
L’INFLAZIONE.

LAVORARE PER COSTRUIRE IL SINDACATO DI CLASSE, PER CREARE L’UNICO STRUMENTO
POLICO NECESSARIO AI LAVCORATORI IN QUESTA FASE.

Milano 15luglio 2013
SLAICobasProvinciale Milano

_______________________________________________
Redditolavoro mailing list
Redditolavoro@lists.ecn.org
http://lists.ecn.org/mailman/listinfo/redditolavoro

18 ottobre

lo slai cobas per il sindacato di classe - a parte il fatto che uno sciopero
generale è necessario e che i temi di esso sono comuni
non condivide nulla di questo comunicato

il coordinamento nazionale in settembre deciderà se e come aderirvi e
partecipare

slai cobas per il sindacato di classe
18 luglio 2013


Italia. Sciopero generale il 18 ottobre
di  Usb

L'autunno sarà caldo. Contro le politiche di austerità, per il rinnovo dei
contratti, l’aumento di salari e pensioni i sindacati conflittuali (Usb,
Cobas, Cub)chiamano allo sciopero generale il prossimo 18 ottobre.


L’ampliamento della flessibilità, annunciato dal governo con l’alibi dell’Expò
2015, insieme alla riprogrammazione dei fondi europei hanno la chiara
finalità di aumentare la ricattabilità dei lavoratori e la libertà di agire
delle imprese. La pressione fiscale, in particolare quella operata dagli
enti locali, è arrivata oltre ogni limite ed ha posto l’Italia al top in
Europa per livelli di tassazione diretta ed indiretta.

Il governo sostenuto dal Presidente Napolitano conferma l’acquisto degli
F35, costosissimi cacciabombardieri da guerra mentre sottrae fiumi di denaro
alla scuola e alla ricerca pubblica, alla sanità, alla previdenza.

La disoccupazione non scenderà, né quella giovanile né quella generale, e
cresceranno invece l'indignazione e il desiderio di rivolta.

Contro queste politiche la Confederazione USB, la Confederazione Cobas e la
CUB proclamano lo sciopero generale di tutte le categorie pubbliche e
private per l’intera giornata del 18 ottobre 2013.

Lo sciopero generale è indetto: per il rinnovo dei contratti, l'aumento di
salari e pensioni e la riduzione dell'orario di lavoro; contro le politiche
di austerità in Italia ed in Europa e contro il governo italiano delle
larghe intese che quelle politiche gestisce; per la scuola e l'istruzione
pubbliche, per la sanità e i beni comuni pubblici e per la costruzione di un
diverso modello sociale e ambientale; per la nazionalizzazione di imprese in
difficoltà o di interesse strategico per il Paese; per il diritto ad una
vera democrazia fondata sulla partecipazione, che rifiuti deleghe
autoritarie nei luoghi di lavoro e per una legge democratica sui diritti dei
lavoratori e sulla rappresentanza sindacale.

_______________________________________________
Redditolavoro mailing list
Redditolavoro@lists.ecn.org
http://lists.ecn.org/mailman/listinfo/redditolavoro

lo slai cobas per il sindacato di classe si associa allo sciopero usb ilva}


UNIONE
SINDACALE DI BASELAVORO
PRIVATOCoordinamento
TarantoDALLA
“MINCHIATA” DI FABIO RIVA A “QUELLA” DI ENRICO BONDI…90
morti all’anno, 650 ricoveri ogni 12 mesi per patologie cardio-respiratorie,
un
numero elevato di tumori in età pediatrica, mentre gli ex operai Ilva
impegnano
la pensione in cure mediche inutilmente perché destinati a morire nel giro
di
pochi anni. I quartieri a ridosso della fabbrica contribuiscono all’aumento
statistico di malattie e decessi a causa delle emissioni nocive dell’Ilva.
Questo è quanto si afferma nelle perizie in possesso della magistratura
tarantina. Di questa strage dovranno rispondere in molti che, direttamente o
per
favoreggiamento, sono accusati di disastro ambientale.Il
contenuto della consulenza Bondi in sintesi: “
le sigarette hanno avvelenato, portando alla morte, uomini, donne, bambini,
pecore e cozze”. L’Ilva non c’entrerebbe, secondo il commissario. L’Ilva è
innocente. La USB rimane indignata di fronte alle dichiarazioni di questo
“signore”, esprime la propria vicinanza alle famiglie vittime del disastro
causato da “Stato-Riva-Complici”, si batte in fabbrica e fuori per la salute
innanzitutto. Avevamo
già espresso forti perplessità sul mandato di governo attribuito ad un uomo
dell’asse Monti- Riva, già supervisore della “spending review” e
selezionatore
della lista dei candidati del partito Scelta Civica. Quello che deve
indignare
gli italiani e, soprattutto, i tarantini, sono le manovre e le scelte di un
governo PD-PDL e dei suoi parlamentari, pronti ad abbassare le
“saracinesche” a
Montecitorio, bloccandone i lavori, per servire il condannato Berlusconi.
Siamo
indignati da un PD tarantino i cui parlamentari, Pelillo in testa, hanno
appoggiato la scelta infame del commissario (Bondi) pur sapendo che si
trattava
di un nemico dei loro stessi concittadini. Siamo indignati dal
silenzio-assenso
dei sindacati “gialli”, felici di eseguire gli ordini impartiti dal padrone,
perenni complici di azioni contro i Lavoratori, sostenitori di politiche che
portano al precipizio il territorio, la sua economia e i suoi abitanti.
Siamo
indignati dai ritardi sulle attività di bonifica e dalle bugie di chi in
Ilva
sostiene che tali lavori per il risanamento e la messa a norma siano in fase
avanzata.Siamo
indignati dalla rassegnazione di tanti lavoratori, da cui ci aspettiamo una
scelta di campo decorosa, a cui va detto che non tocca ad altri la difesa
della
salute e del lavoro ma ad ognuno. Non ci sono più alibi e l’unica speranza
di
risalire la china è nelle mani dei Lavoratori. Essi devono scegliere se
continuare a “vivere” nell’angoscia, agonizzando o se impugnare le armi
dell’orgoglio, della dignità per lottare contro un unico nemico: il sistema
di
potere.L’USB
dubita che le sabbie del Sahara si abbattano sul quartiere Tamburi e sulle
strade della città di Taranto ed è convinta che le sigarette si fumano anche
a
Melbourne, una delle città più vivibile al Mondo, senza procurare
necessariamente disastri ambientali . Con
tale performance, Bondi si rimette in corsa per il premio “LA MINCHIATA DEL
SECOLO”, insidiando il leader della classifica Fabio Riva, detto “O
LATITANT”.Il
premio, offerto gentilmente dalla USB, consiste nella meritata proclamazione
di
SCIOPERO DI 24 ORE PER LA GIORNATA DI VENERDI 19 LUGLIO 2013.Nel
frattempo inviteremmo il commissario Bondi a farsi una bella abbuffata di
cozze
tarantine coltivate nel primo seno di mar piccolo, accompagnata da ottimo
formaggio proveniente dall’allevamento Fornaro e, infine, a godersi un
ottimo
sigaro di marca E 312…BONDI…CAMIN
VATTINNNNN!!!!D
I M E T T I T I !!!!Taranto,16.07.2013COORDINAMENTO
USB-ILVA-TARANTO TARANTO-Talsano
- Piazza Lojucco, 8 Tel e fax
0997716525 -www.puglia.usb.it –taranto.ilva@usb.it






_______________________________________________
Redditolavoro mailing list
Redditolavoro@lists.ecn.org
http://lists.ecn.org/mailman/listinfo/redditolavoro

Condanne di primo grado per il processo a Torino sul crack Agile. Un mese fa l’udienza lunga 8 ore del ramo del processo ad Arezzo, sul fallimento di Eutelia.


Venerdì 12 luglio: una data da ricordare, e non solo per i lavoratori Agile
ex Eutelia, ma per tutte le migliaia di lavoratori truffati di cui è pieno
il nostro paese. Il Tribunale di Roma ha emesso le sentenze  di primo grado
per la bancarotta fraudolenta di Agile, totale 23 anni di carcere. I giudici
si sono pronunciati: 9 anni ad Antonangelo Liori, ex direttore dell’Unione
Sarda, figura principale del gruppo Omega. Lui, che in un’intercettazione
dice: “Se fallisce Eutelia io continuo ad avere la mia macchina, il mio
autista, il mio elicottero, la mia villa… tutto uguale, e loro non hanno più
un lavoro. Questa è la storia!”. 8 anni per Claudio Marcello Massa,
amministratore di fatto di Agile ed Omega, e 6 anni ad Isacco Landi,
amministratore di Eutelia. Per tutti interdizione perpetua dai pubblici
uffici e interdizione per 10 anni da attività imprenditoriali.Alla lettura
della sentenza è partito un applauso liberatorio dai lavoratori presenti in
aula, in rappresentanza degli oltre mille lavoratori e lavoratrici di Agile
costituiti parte civile nel processo. “Con questa sentenza – affermano
Roberta Turi e Fabrizio Potetti della Fiom – si sancisce il principio
secondo cui è del tutto illegittima la condotta di chi, giunto al vertice di
un’impresa, non opera per il suo sviluppo ma agisce allo scopo di
depredarla, distruggendo la sua capacità di produrre valore e finendo per
mettere sul lastrico migliaia di dipendenti”. Un processo storico, questo di
Agile perché come ricorda la nota sindacale della Fiom è stata: “La prima
volta che un tribunale italiano ha accettato la costituzione di parte civile
dei dipendenti in un processo per la bancarotta fraudolenta di un’azienda”.Erano
otto nel luglio 2010 le ordinanze di custodia cautelare in carcere contro i
responsabili del crack Agile. Tre sono stati condannati venerdì scorso,
quattro avevano patteggiato pene inferiori ai due anni con i benefici della
sospensione della pena: Leonardo Pizzichi (presidente del cda di Eutelia,
uomo Monte dei Paschi di Siena), Pio Piccini (amministratore di Omega e poi
di Agile), Marco Fenu (dirigente di Agile e tesoriere del gruppo Omega),
Salvatore Cammalleri (amministratore unico e procuratore di Agile). Fanno
sette… manca l’ottavo, la “mente”, come dimostra anche il processo di Arezzo
sul crack Eutelia: Samuele Landi, fuggito negli Emirati Arabi al primo
tintinnio lontano di manette. Capitan Uncino, come amava farsi chiamare,
sarà processato separatamente. La sua posizione fu stralciata dal processo
principale per non bloccare l’intero dibattimento, dato che c’era stato nei
suoi confronti un difetto di notifica.Il latitante di Dubai aveva chiesto il
rito abbreviato ma il giudice l’ha dichiarato contumace e ha già fissato
cinque udienze tra settembre e dicembre. Entro l’anno arriverà quindi anche
la condanna per Samuele Landi e non potrà essere minore di quella inflitta a
Massa e Liori perché la sua responsabilità è almeno pari alla loro. Si è
arrivati a questo processo a seguito delle denunce dei lavoratori, la
Guardia di Finanza scoprì che: “Attraverso un articolato sistema di frode i
manager Eutelia-Agile avevano portato Agile ad una situazione di gravissimo
dissesto economico-finanziario e di insolvenza per milioni di Euro, anche
nei confronti di migliaia di lavoratori”. Gli indagati, infatti: “Hanno
acquistato numerose società con alcune migliaia di dipendenti ed hanno posto
in essere unacolossale operazione dolosa volta tra l’altro a cagionare il
fallimento della società Agile al file di spogliarla dei suoi asset e di
sottrarre la garanzia ai creditori più importanti, i circa 2000 dipendenti“,
spiegava in una nota la GdF.Queste condanne dicono tante cose, prima fra
tutte che davanti ad un ingiustizia non si deve mai stare zitti, anche se il
nemico è potente. Si è scoperchiata una colossale truffa, molto in uso nel
nostro paese bisogna dire, ai danni di migliaia di lavoratori e dello Stato.
Ma è proprio lo Stato – col governo e il ministero dello sviluppo economico
che nel 2009 diede il via libera alla cessione fra Eutelia ed Omega di
Agile – il primo responsabile, perché quando avvenne la cessione erano già
in corso le indagini del Tribunale di Arezzo sui Landi, per irregolarità e
distrazione capitali da Eutelia, e Massa e Liori avevano già un lungo
curriculum di fallimenti alle spalle. La cessione era quindi quanto mai
sospetta. Ma il ministro Claudio Scajola, a sua insaputa naturalmente,
firmò. Ora i lavoratori di Agile possono dire: “Avevamo ragione e ci è stato
riconosciuto!”, ma è un’amara soddisfazione perché il lavoro distrutto non
verrà mai restituito e non vi sarà risarcimento che potrà sanare il grande
danno e dramma subito. Inoltre è solo un primo grado, che può cambiare in
appello. Ma che questa sentenza serva come monito ad altri falsi
imprenditori ed ai lavoratori: chi lotta può perdere, chi non lotta ha già
perso.

di Cadigia Perini | @cadigiaperini








_______________________________________________
Redditolavoro mailing list
Redditolavoro@lists.ecn.org
http://lists.ecn.org/mailman/listinfo/redditolavoro

pubblichiamo da pc13 luglio - ENI TARANTO un gas che avvelena la città, con la complicità istituzioni e sindacati



La catena di episodi gravissimi verificatesi per responsabilità dell'ENI di
Taranto negli ultimi giorni hanno creato gravi disagi e preoccupazione a
tutta la popolazione. La soglia è stata superata e il verificarsi di questi
avvenimenti chiarisce senza ombra di dubbio che l'ENI non è in grado di
assicurare la sicurezza e la salute in città, che gli organi di controllo
non hanno funzionato e non sono stati in grado di prevenire questi eventi,
che l'AIA concessa all'Eni è una truffa conclamata e che il carico
inquinante sulla città ha superato ogni limite e che, quindi, esso va
contenuto con la battaglia per la messa a norma dell'Ilva e con il blocco di
ogni fonte nociva che possa aumentare il carico inquinante fuori dall'Ilva.
Lo Slai cobas per il sindacato di classe invita, quindi, tutte le forze, a
partire da quelle già attive ad una mobilitazione delle dimensioni di quella
realizzatesi in tutto quest'anno nei confronti dell'Ilva, per ottenere il
risultato concreto del blocco del carico inquinante di matrice Eni.
Ma lo Slai cobas per il sindacato di classe va oltre. Intende denunciare
direttamente il Direttore dell'Eni di Taranto che negando l'evidenza, con
arroganza e mancanza di senso di responsabilità, ha preso in giro
apertamente il Comune, la Commissione comunale che lo hanno incontrato e
pretende in maniera indegna di ritenersi in regola. L'azienda e questo
signore in particolare non possono attentare alla salute e prenderci pure in
giro. Con il suo atteggiamento, questo Direttore, si assume la
responsabilità di non dare altra alternativa che la chiusura dell'Eni.
Quindi noi chiediamo alla stessa azienda Eni di rimuovere immediatamente
questo signore e alle Istituzioni locali, sindaco in testa, di smetterla con
la politica delle parole e delle lettere e di emettere invece atti
amministrativi pienamente nelle loro competenze che rappresentino realmente
i cittadini e mettano fine a questo scempio Eni.

Durante tutto quest'anno è stato ripetutamente sollevata la questione:
perchè tutti contro l'Ilva di Riva – giustamente – e poco o niente nei
confronti dell'Eni?
Noi a questa domanda abbiamo sempre risposto sollevando, sin da tempi non
sospetti e documentabile, la questione Eni su cui pende un esposto in
Procura fatto da alcuni anni. Ma pensiamo che questa domanda sia legittima e
getti un ombra oscura sui legami esistenti tra Eni, organi di controllo,
Istituzioni, e forse qualcos'altro.
Quindi, chiediamo che la Procura faccia luce, come dice di stare facendo, su
tutta questa vicenda. Ma siccome lo Slai cobas non è abituato a lanciare
pietre e a nascondere la mano, noi denunciamo con assoluta certezza, oltre
che le responsabilità del Direttore Eni di Taranto, quella dei sindacati
Cgil, Cisl, Uil, Ugl dell'Eni, i cui dirigenti provinciali di settori e
parte dei delegati Rsu sono apertamente collusi con l'azienda Eni, ne
coprono le responsabilità in materia inquinante e ne ricavano benefici e
privilegi. Nell'esposto aggiuntivo alla Procura saranno contenuti i nomi e
cognomi esatti di questi signori.
Anche a coloro che nel malinteso senso di tutela del lavoro pensano che
questo lavoro si possa tutelare lasciando l'Eni di Taranto così com'è,
diciamo che si sbagliano, perchè proprio questa Eni se resta così com'è
rischia la chiusura certa.

Con assoluta chiarezza, inoltre, dobbiamo dire che non ci hanno convinto
assolutamente le dichiarazioni del Direttore dell'Arpa, Assennato, che da un
lato ammette che nove volte su dieci la causa è l'Eni, ma basandosi su dei
“dovrebbe”, pretende di dire che i gas emessi sono senza conseguenze sulla
salute immediata e futura dei cittadini. A parte che numerose persone sono
già andate in ospedale – e sia sicuro il Dr. Assennato che di fronte ad un
ripetersi di un episodio come quello dei giorni scorsi, saranno in tanti ad
andarci - come fa Assennato a dire che non c'è danno per la salute? Lo venga
a dire per esempio ai lavoratori del cimitero di Taranto.
Ma ancora più sconcertante è la soluzione che il Dr. Assennato propone: “Un
dispositivo messo a punto dal Prof. Gianluigi De Gennaro dell'Università di
Bari basato sulle telefonate dei cittadini e sull'intensità dell'odore
avvertito in una scala da 1 a 5... il sistema si attiverà in presenza di un
certo numero di telefonate che segnalino un odore intenso... a quel punto
automaticamente si attiverà la centralina e partirà il campionamento”. Ma
siamo su “scherzi a parte”? Assennato prosegue l'opera del direttore dell'
Eni di prenderci in giro?
Queste dichiarazioni di Assennato ci preoccupano doppiamente perchè
confermano che nei rapporti Eni-Enti di controllo c'è qualcosa che non
funziona.
Ci auguriamo che la Procura intervenga, ma certamente come sempre invitiamo
lavoratori e cittadini a non delegare ai giudici la tutela della propria
salute.
slai cobas per il sindacato di classe taranto
slaicobasta@gmail.com
347-5301704

_______________________________________________
Redditolavoro mailing list
Redditolavoro@lists.ecn.org
http://lists.ecn.org/mailman/listinfo/redditolavoro
comunicato stampa

su bondi dobbiamo tutti dire parole nette e chiare e agire di conseguenza
Le TV locali e la maggior parte della stampa locale ha censurato il primo
comunicato in assoluto uscito sulle dichiarazioni di Bondi, che è stato il
nostro.

Pensiamo questo sia avvenuto per il linguaggio e per i contenuti del
comunicato stesso,
ma evidentemente stampa e tv non stanno tra gli operai, tra gli abitanti del
quartiere tamburi, tra i cittadini tutti, altrimenti si renderebbero conto
che le espressioni usate nel nostro comunicato sono quelle più
corrispondenti ai sentimenti di indignazione e rabbia che ci sono.
Per questo invitiamo stampa e tv a fare un eccezione e pubblicare col
virgolettato le dichiarazioni anche
nostre così come sono.
Non esiste il monopolio delle parolacce e delle frasi forti dei vari Grillo,
Bossi e gente simile...
peraltro queste parole usciranno in un manifesto cittadino largamente
affisso nei prossimi giorni.

Ma c'è un altro punto che vogliamo sottolineare che forse non viene ancora
inteso nel senso giusto,
noi abbiamo inviato il nostro comunicato non solo alla stampa ma anche agli
esponenti di tutte le istituzioni, compreso Procura, Prefettura e Questura,
perchè in esso vi sono precise indicazioni che vorremmo fossero
prese questa volta sul serio.
La presenza di Bondi a Taranto in nessuna veste è tollerabile.
E questo  è anche un problema di decoro e di ordine pubblico.
Noi e pensiamo tanti come noi, per quanto ci riguarda faremo tutto quello
che in nostro potere perchè ciò si realizzi. Riteniamo che a fronte di certe
cose 'è giusto ribellarsi' e non ci sono leggi che tengano.
Tutti coloro, Istituzioni comprese, che si assumeranno la responsabilità di
permettere la presenza di Bondi
a Taranto, si fanno responsabili di quello che può succedere.
Per questo tutti sono tenuti ad adoperarsi affinchè Bondi si dimetta e a
nessun titolo possa mettere piede in città e in fabbrica,

slai cobas per il sindacato di classe
taranto
slaicobasta@gmail.com
347- 5301704
347-1102638
16 luglio 2013

Comunicato dello Slai cobas per il sindacato di classe

Le ignobili e gravissimi atti, testi e dichiarazioni del commissario Bondi
sono un insulto agli operai, ai cittadini, ai morti, ai malati. Sono un
aperto e irridente attacco ai magistrati, agli organi di controllo. Una
messa in luce di quanta ipocrisia si celi dietro le dichiarazioni e le leggi
Bisogna reagire subito!
Il commissario Bondi se ne deve andare e deve essere immediatamente rimosso!
Tutte le istituzioni locali hanno il dovere di avere un sussulto di dignità!
La magistratura deve verificare tutte le ipotesi di reato che si possono
celare dietro l'azione di questo ignobile, lurido, spregevole gran commis di
padron Riva, lautamente pagato ora anche dai noi cittadini.
Ma naturalmente facciamo appello agli operai e ai cittadini con le loro
organizzazioni sindacali e comitati perchè reagiscano subito e duramente.
Noi da parte nostra diciamo chiaro anche agli organi di polizia che la
presenza di Bondi è incompatibile con questa città e con questa fabbrica e
metteremo in atto tutte le azioni possibili per rendere pratico questo
bando.

Slai cobas per il sindacato di classe ILVA Taranto
slaicobasta@gmail.com3475301704
14 luglio 2013
Comunicato dello Slai cobas per il sindacato di classe Ilva taranto
347-5301704

Le ignobili e gravissimi atti, testi e dichiarazioni del commissario Bondi
sono un insulto agli operai, ai cittadini, ai morti, ai malati. Sono un
aperto e irridente attacco ai magistrati, agli organi di controllo. Una
messa in luce di quanta ipocrisia si celi dietro le dichiarazioni e le leggi

Bisogna reagire subito!
Il commissario Bondi se ne deve andare e deve essere immediatamente rimosso!
Tutte le istituzioni locali hanno il dovere di avere un sussulto di dignità!
La magistratura deve verificare tutte le ipotesi di reato che si possono
celare dietro l'azione di questo ignobile, lurido, spregevole gran commis di
padron Riva, lautamente pagato ora anche dai noi cittadini.
Ma naturalmente facciamo appello agli operai e ai cittadini con le loro
organizzazioni sindacali e comitati perchè reagiscano subito e duramente.
Noi da parte nostra diciamo chiaro anche agli organi di polizia che la
presenza di Bondi è incompatibile con questa città e con questa fabbrica e
metteremo in atto tutte le azioni possibili per rendere pratico questo
bando.

Slai cobas per il sindacato di classe ILVA Taranto

ILVA TARANTO - Bondi un cinico bastardo gran commis del capitale al servizio
di RIVA - ora Basta ! Giustizia vuole che persone come Bondi debbano morire
"Tumori per le sigarette", bufera su Bondi
In un documento inviato alla Regione contesta il collegamento tra
inquinamento del siderurgico e malattie.

"E' noto che a Taranto, città portuale, la disponibilità di sigarette era in
passato piu alta rispetto ad altre aree del Sud Italia dove per ragioni
economiche il fumo di sigaretta era ridotto fino agli anni '70". Hanno
subito creato una bufera polemica le affermazioni contenute in una lettera
che il commissario dell'Ilva, Enrico Bondi, ha inviato al presidente della
Regione Puglia, Nichi Vendola, nonché all'Arpa Puglia, all'Ares Puglia e
all'Asl di Taranto, con la quale contesta sia il collegamento fra
inquinamento del siderurgico e casi di tumore a Taranto - relazione
evidenziata nelle relazioni consegnate dai periti alla magistratura - sia
l'introduzione della Valutazione del danno sanitario nell'Aia,
l'autorizzazione integrata ambientale dell'Ilva.

Il Ministro dell'Ambiente Andrea Orlando avrebbe già convocato il
commissario dell'Ilva Bondi per un chiarimento immediato. Il ministro ha
anche provveduto a scegliere i tre esperti che contribuiranno a redigere il
piano di risanamento e riqualificazione dello stabilimento Ilva di Taranto.
Si tratta di Marco Lupo, commissario all'emergenza rifiuti della regione
siciliana e già dirigente del ministero dell'Ambiente; Giuseppe Genon,
docente di ingegneria dell'ambiente al Politecnico di Torino; e Lucia
Bisceglia, medico epidemiologo, dirigente dell'Arpa Puglia.

Gli "argomenti di Bondi sono inaccettabili",

tuona il governatore Nichi Vendola dopo aver letto del legame causa effetto
ipotizzato con il contrabbando. "I dati dell'Arpa sui danni salute sono
chiari e precisi. Si confermano  - aggiunge - tutti i miei dubbi
sull'affidare il ruolo di commissario all'amministratore delegato
dell'azienda. Mi sarei aspettato dal commissario una più netta presa di
distanza dall'approccio negazionista che l'Ilva ha tenuto negli ultimi
vent'anni". Bondi nella sua lettera sposa le contestazioni portate avanti in
passato dalla famiglia Riva e demolisce le conclusioni cui nel tempo sono
arrivati gli studi sull'impatto delle emissioni compiuti dall'Arpa, dai
consulenti del tribunale di Taranto e dagli esperti del ministero della
Salute. Per il commissario straordinario nominato dal governo Letta - si
legge nel contenuto del documento riportato da alcuni giornali - "i criteri
adottati e Ia procedura valutativa seguita dall'Arpa e dalla Regione Puglia
nel rapporto sulla valutazione del danno sanitario dello stabilimento Ilva
di Taranto presentano numerosi profili critici, sia sotto il profilo
dell'attendibilita scientifica, sia sotto il profilo delle conclusioni
raggiunte".

"Siamo abituati - lamenta l'assessore regionale all'Ambiente, Lorenzo
Nicastro - a un atteggiamento aziendale che non accetta controllo e che è
insofferente a qualunque meccanismo di garanzia rispetto a tutela
dell'ambiente e della salute dei tarantini. E' grave, tuttavia, che lo
stesso atteggiamento del privato e della proprietà si riverberino oggi nelle
parole e nelle azioni di un manager nominato dal governo che, nei fatti, ha
una mandato pubblico volto a dirimere una questione di importanza nazionale,
sulla cui urgenza non ci sono dubbi".

La strage silenziosa dell'Ilva
in tredici anni 386 i morti
E' del gennaio 2012 la relazione degli esperti nominati dal tribunale che ha
stabilito una connessione tra i decessi, le malattie e le emissioni
dell'acciaieria

TARANTO - Trent' anni fa la prima inchiesta partì grazie a una casalinga:
esasperata dalla polvere rosa che ogni giorno era costretta a raccogliere
sul suo balcone in una casa popolare del quartiere Tamburi, il quartiere
degli operai, chiese alla Pretura chi e perché faceva arrivare in quelle
case tutto quel minerale. Vent' anni dopo si è scoperto che dietro quella
polvere non si nascondevano solo fastidio o sporcizia. Ma una strage.

In 13 anni (dal 1998 al 2010) sono morte a Taranto 386 persone per colpa
delle emissioni industriali. Negli ultimi sette anni 174 soltanto per colpa
del Pm 10. I bambini si sono ammalati più di quanto avrebbero dovuto. Sono
morti. Gli operai hanno avuto tumori allo stomaco o all'ulcera, i cittadini
di serie B, quelli che abitavano i quartieri popolari a ridosso dello
stabilimento siderurgico, condannati a vite brevi dalla geografia.

I dati sono contenuti nella relazione che tre epidemiologi di fama (i
professori Annibale Biggeri, Maria Triassi e Francesco Forastiere) hanno
consegnato a gennaio 2012 al giudice per le indagini preliminari del
tribunale di Taranto, Patrizia Todisco, che ha sul suo tavolo gli atti di
un'inchiesta a carico dei dirigenti dello stabilimento siderurgico Ilva.
Poco prima era stata depositata una perizia chimica che raccontava come gran
parte dell'inquinamento industriale di Taranto fosse riconducibile all'Ilva.
Così i medici per la prima volta hanno stabilito una connessione tra le
malattie, le morti causate da tumori e l'inquinamento prodotto dalle
emissioni

dagli impianti industriali.

I periti scrivono che "nei 13 anni di osservazione sono attribuibili alle
emissioni industriali 386 decessi totali (30 per anno). Negli ultimi sette
anni 178 sono stati sono stati i morti soltanto per colpa del pm 10.
Novantuno abitavano i quartieri Borgo e Tamburi, quelli più vicini allo
stabilimento siderurgico Ilva insieme con il Paolo VI. Proprio in questa
zona è stato riscontrato un più 27 per cento di mortalità rispetto alle
stime effettuate sui dati messi a disposizione dell'Organizzazione mondiale
della Sanità con un incremento nella popolazione maschile del 42 per cento
per i tumori maligni e del 64, addirittura, per le malattie dell'apparato
respiratorio.

Al Tamburi invece si ammalano particolarmente le donne (+ 46) di malattie
ischemiche del cuore e +24 di malattie cardiache. I più colpiti sono stati i
dipendenti dell'Ilva. Novantotto le morti da inquinamento in 10 anni. Gli
operai che hanno lavorato negli anni ' 70-' 90 hanno mostrato, si legge
nella relazione , "un eccesso di mortalità per patologia tumorale (+11%) in
particolare per tumore dello stomaco (+107%), della pleura (+71%), della
prostata (+50%) e della vescica (+69%). Tra le malattie non tumorali sono
risultate in eccesso le malattie neurologiche (+64%) e quelle cardiache
(+14%)".

Non soltanto gli operai. "I lavoratori con la qualifica di impiegato hanno
presentato eccessi di mortalità per tumore della pleura (+153%) e
dell'encefalo (+111%)". "Ci troviamo di fronte - scrivono i periti nelle
conclusioni della loro relazione - a un effetto statisticamente
significativo per i ricoveri ospedalieri per cause respiratorie e un effetto
al limite della significatività statistica per i tumori in età pediatrica".

(14 luglio 2013) © Riproduzione riservata

slaicobasta@gmail.com3475301704

14 luglio 2013

_______________________________________________
Redditolavoro mailing list
Redditolavoro@lists.ecn.org
http://lists.ecn.org/mailman/listinfo/redditolavoro

continuazione sciopero e presidi all'appalto ENI


Al SIG. PREFETTO DI TARANTO

ALLA DITTA RENDELIN SPA

ALLA DIREZIONE RAFFINERIA ENI DI TARANTO


Continua oggi, lunedì 15 luglio, lo sciopero di 8 ore di tutte le ditte
dell'appalto ENI, con presidi ai varchi delle portinerie.

Sollecitiamo il Sig. Prefetto a convocare il Tavolo richiesto al fine di
dare immediata garanzia di lavoro e salario agli operai, in sciopero e lotta
da tanto tempo, e pretendere da Eni e Ditte il rispetto di norme e
contratti.

SLAI COBAS per il sindacato di classe
Calderazzi Margherita

RSA Slai cobas Rendelin spa
Galasso Salvatore

PS. Chiediamo alla Rendelin notizie circa il riscontro alla vostra richiesta
di incontro alla Provincia, per procedura L.223/91.



PER CONTATTI/COMUNICAZIONI:

slaicobasta@gmail.com - T/F 0994792086 - 3475301704

RSA SLAI COBAS RENDELIN, GALASSO SALVATORE: 3403249863






_______________________________________________
Redditolavoro mailing list
Redditolavoro@lists.ecn.org
http://lists.ecn.org/mailman/listinfo/redditolavoro

ignobili e gravissimi atti, testi e dichiarazioni del commissario Bondi

comunicato

ignobili e gravissimi atti, testi e dichiarazioni del commissario Bondi
un insulto agli operai, ai cittadini, ai morti, ai malati
un aperto e irridente attacco ai magistrati , agli organi di controllo
una scoperta messa in luce di quanta ipocrisia si celi dietro le
dichiarazioni e le leggi

bisogna reagire subito

il commissario bondi se ne deve andare e deve essere immediatamente rimosso
tutte le istituzioni locali hanno il dovere di avere un sussulto di dignità
la magistratura deve verificare tutte le ipotesi di reato che si possono
celare dietro l'azione di questo ignobile, lurido, spregevole
gran commis di padron Riva, lautamente pagato ora anche dai noi cittadini

ma naturalmente facciamo appello agli operai e ai cittadini con le loro
organizzazioni sindacali e comitati perchè reagiscano subito e duramente

noi da parte nostra diciamo chiaro anche agli organi di polizia che la
presenza di Bondi è incompatibile con questa città e con questa fabbrica
e metteremo in atto tutte le azioni possibili per rendere pratico questo
bando

slai cobas per il sindacato di classe taranto
slaicobasta@gmail.com
347-5301704

14 luglio 2013


dalla gazzetta del mezzogiorno di oggi a firma di emilio mazza

Enrico Bondi come Emilio Riva. Cambiano le governance all'Ilva, sotto la
spinta di provvedimenti della magistratura e decreti del governo, ma non
muta l'approccio al nocciolo della questione, ovvero il disastro ambientale
a Taranto provocato per anni e anni da impianti ritenuti fonti di malattie e
morte per operai e cittadini. Ieri i consulenti del patron Emilio Riva, agli
arresti domiciliari dal 26 luglio scorso, definivano Taranto una delle città
meno inquinate d'Italia, oggi il commissario straordinario nominato dal
governo Letta mette nero su bianco che «i criteri adottati e Ia procedura
valutativa seguita dall'Arpa e dalla Regione Puglia nel rapporto sulla
valutazione del danno sanitario dello stabilimento Ilva di Taranto
presentino numerosi profili critici, sia sotto il profilo dell'attendibilita
scientifica, sia sotto il profilo delle conclusioni raggiunte».

La lettera, della quale la Gazzetta è venuta in possesso, è stata inviata da
Bondi all'Arpa, all'Ares, all'Asl di Taranto e al presidente Vendola alla
fine di giugno e contiene un vero e proprio ultimatum alla Giunta regionale.
Bondi chiede che «tali profili critici siano compiutamente e
specificatamente esaminati e considerati, prima della sottoposizione del
rapporto alla Giunta regionale prima della presa d'atto».
Ma non solo. Il commissario straordinario, contro la cui nomina il
presidente Vendola si è peraltro speso ben prima della lettera in questione,
segnala inoltre che «il rapporto di valutazione del danno sanitario si
sovrappone ad altre valutazioni nella stessa materia, attribuite ad autorità
di vigilanza nazionali, previste dalla Iegge statale, sia in sede di
disciplina generale, sia in relazione alle norme recentemente dettate
specificatamente per lo stabilimento Ilva di Taranto. Questa sovrapposizione
e duplicazione, che inevitabilmente crea incertezza e non consente un
ordinato e corretto svolgimento dell'attivita dell'impresa, sarà oggetto di
apposita segnalazione al Ministero dell'ambiente per le opportune
valutazioni e determinazioni».

Bondi ha allegato alla sua lettera un dossier di 44 pagine, firmato dai
consulenti Ilva Paolo Boffetta, Carlo La Vecchia, Marcello Lotti e Angelo
Moretti, con il quale vengono demoliti gli studi scientifici sull'impatto
delle emissioni dell'Ilva compiuti dall'Ar pa, dai consulenti del gip
Patrizia Todisco e dagli esperti del Ministero della Salute autori dello
studio «Sentieri». I consulenti di Bondi ripescano tesi già utilizzate in
passato dall'Ilva e dalla famiglia Riva, la più singolare - e che però fa
capire bene quale sia il livello dello scontro - riguarda la diffusione del
tumore al polmone tra i tarantini. Diffusione, secondo gli esperti di parte,
non dovuta agli effetti dei fumi prodotti dall'acciaieria più grande
d'Europa
ma agli stili di vita dei tarantini perché «è noto che a Taranto, città
portuale, la disponibilità di sigarette era in passato piu alta rispetto ad
altre aree del Sud Italia dove per ragioni economiche il fumo di sigaretta
era ridotto fino agli anni '70». Conclusioni che lasciano davvero senza
parole. La Regione cosa farà? Le armi sembrano spuntate, visto che nella
conversione in legge del decreto Letta è stato stabilito che nemmeno la
Valutazione del danno sanitario potrà modificare le prescrizioni Aia e che
la Regione potrà al limite chiedere il riesame della stessa Aia. Ma una
risposta a Bondi, oltre che ai tarantini e ai funzionari dell'Arpa così
duramente criticati, è d'o bbl i g o.

_______________________________________________
Redditolavoro mailing list
Redditolavoro@lists.ecn.org
http://lists.ecn.org/mailman/listinfo/redditolavoro

Ilva Taranto - Bondi il commissario di Riva e del governo- peggio di Riva e del governo


bisogna reagire subito


Ilva Taranto - Bondi il commissario di Riva e del governo- peggio di Riva e
del governo
Bondi scrive a Vendola
«Sbagliati i dati sull'Ilva  I tumori ...per le sigarette



Enrico Bondi come Emilio Riva. Cambiano le governance all'Ilva, sotto la
spinta di provvedimenti della magistratura e decreti del governo, ma non
muta l'approccio al nocciolo della questione, ovvero il disastro ambientale
a Taranto provocato per anni e anni da impianti ritenuti fonti di malattie e
morte per operai e cittadini. Ieri i consulenti del patron Emilio Riva, agli
arresti domiciliari dal 26 luglio scorso, definivano Taranto una delle città
meno inquinate d'Italia, oggi il commissario straordinario nominato dal
governo Letta mette nero su bianco che «i criteri adottati e Ia procedura
valutativa seguita dall'Arpa e dalla Regione Puglia nel rapporto sulla
valutazione del danno sanitario dello stabilimento Ilva di Taranto
presentino numerosi profili critici, sia sotto il profilo dell'attendibilita
scientifica, sia sotto il profilo delle conclusioni raggiunte».

La lettera, della quale la Gazzetta è venuta in possesso, è stata inviata da
Bondi all'Arpa, all'Ares, all'Asl di Taranto e al presidente Vendola alla
fine di giugno e contiene un vero e proprio ultimatum alla Giunta regionale.
Bondi chiede che «tali profili critici siano compiutamente e
specificatamente esaminati e considerati, prima della sottoposizione del
rapporto alla Giunta regionale prima della presa d'atto».
Ma non solo. Il commissario straordinario, contro la cui nomina il
presidente Vendola si è peraltro speso ben prima della lettera in questione,
segnala inoltre che «il rapporto di valutazione del danno sanitario si
sovrappone ad altre valutazioni nella stessa materia, attribuite ad autorità
di vigilanza nazionali, previste dalla Iegge statale, sia in sede di
disciplina generale, sia in relazione alle norme recentemente dettate
specificatamente per lo stabilimento Ilva di Taranto. Questa sovrapposizione
e duplicazione, che inevitabilmente crea incertezza e non consente un
ordinato e corretto svolgimento dell'attivita dell'impresa, sarà oggetto di
apposita segnalazione al Ministero dell'ambiente per le opportune
valutazioni e determinazioni».

Bondi ha allegato alla sua lettera un dossier di 44 pagine, firmato dai
consulenti Ilva Paolo Boffetta, Carlo La Vecchia, Marcello Lotti e Angelo
Moretti, con il quale vengono demoliti gli studi scientifici sull'impatto
delle emissioni dell'Ilva compiuti dall'Ar pa, dai consulenti del gip
Patrizia Todisco e dagli esperti del Ministero della Salute autori dello
studio «Sentieri». I consulenti di Bondi ripescano tesi già utilizzate in
passato dall'Ilva e dalla famiglia Riva, la più singolare - e che però fa
capire bene quale sia il livello dello scontro - riguarda la diffusione del
tumore al polmone tra i tarantini. Diffusione, secondo gli esperti di parte,
non dovuta agli effetti dei fumi prodotti dall'acciaieria più grande d'Europa
ma agli stili di vita dei tarantini perché «è noto che a Taranto, città
portuale, la disponibilità di sigarette era in passato piu alta rispetto ad
altre aree del Sud Italia dove per ragioni economiche il fumo di sigaretta
era ridotto fino agli anni '70». Conclusioni che lasciano davvero senza
parole. La Regione cosa farà? Le armi sembrano spuntate, visto che nella
conversione in legge del decreto Letta è stato stabilito che nemmeno la
Valutazione del danno sanitario potrà modificare le prescrizioni Aia e che
la Regione potrà al limite chiedere il riesame della stessa Aia. Ma una
risposta a Bondi, oltre che ai tarantini e ai funzionari dell'Arpa così
duramente criticati, è d'o bbl i g o.

_______________________________________________
Redditolavoro mailing list
Redditolavoro@lists.ecn.org
http://lists.ecn.org/mailman/listinfo/redditolavoro

La Cgil espelle i dissidenti. A Napoli fuori Elena Muffato


Un altro atto di autoritarismo è stato compiuto dalla Cgil – questa volta a
Napoli – contro una voce dissenziente alla linea politica collaborazionista
incarnata dall’organizzazione di Susanna Camusso.

a Maria Elena Muffato, attivista della Rete 28 Aprile, è stata recapitata
una lettera di espulsione dalla Fisac/Cgil con l’accusa di essere una
militante dei Carc.

Attraverso un laconico e burocratico comunicato, firmato dai dirigenti
regionali della categoria e dal segretario confederale campano, Franco
Tavella,  si è conclusa una vera e propria fase di persecuzione politica che
da alcuni mesi attanagliava e condizionava la quotidiana azione sindacale
della Muffato

Il lavorio di autentica criminalizzazione di Maria Elena si è scatenato all’indomani
dello scorso Primo Maggio quando un corteo di lavoratori, precari ed
attivisti di centri sociali e comitati contestò il comizio farsa di Cgil,
Cisl e Uil richiedendo, a gran voce, che venisse data la parola dal palco ai
delegati dei cassaintegrati di Pomigliano d’Arco e ai rappresentanti dei
comitati che si battono contro la devastazione ambientale di Bagnoli e dell’intera
area flegrea.

Da quella contestazione - oltre alle 15 denunce alla Polizia ed alla
Magistratura sporte dai tre segretari di Cgil, Cisl e Uil – è stato
formalmente aperto un dossier contro la Muffato fino alla configurazione di
una modalità di repressione del dissenso interno che si è concretizzata con
l’attuale espulsione dalla Cgil.

Questi i fatti, non inediti per la verità, simili però ad altre vicende
consumatesi nei mesi scorsi in altre città d’Italia contro aderenti alla
Rete 28 Aprile o, semplicemente, contro attivisti sindacali che non hanno
voluto disciplinarsi coattivamente all’attuale corso politico della Cgil.


_______________________________________________
Redditolavoro mailing list
Redditolavoro@lists.ecn.org
http://lists.ecn.org/mailman/listinfo/redditolavoro

no f35



I precari della scuola ricevuti dal Ministero il 26 Giugno si sono sono
sentiti dire dai funzionari del MIUR che non ci sono risorse finanziarie per
abrogare la Riforma Gelmini e restituire gli 8 miliardi di euro sottratti
alla scuola pubblica statale dalle manovre finanziarie degli ultimi anni.
Restiamo quindi sconcertati dalla notizia che lo Stato Italiano è pronto, in
questo gravissimo periodo di crisi, a spendere 13 miliardi per l'acquisto
degli aerei di guerra F35. Crediamo in uno Stato che investa sulla scuola
statale in modo da evitare le classi pollaio e la
mancanza di strutture scolastiche adeguate ed in modo da assumere tutti i
precari garantendo una didattica di qualità ed una adeguata assistenza per
tutti gli studenti disabili. Siamo contrari all'acquisto di strumenti di
morte e di distruzione che servono solo ad arricchire le lobby degli
armamenti mondiali.  Siamo anche sconcertati dalla notizia che il Consiglio
supremo di difesa abbia dichiarato che il Parlamento non debba intromettersi
nei programmi di spesa delle forze armate. Una simile posizione ci sembra
costituire un grave vulnus alla democrazia di questo paese visto che il
Parlamento è espressione della volontà degli elettori e quindi dei cittadini
italiani.


Precari Uniti























Precari Uniti contro i
tagli https://www.facebook.com/groups/precari.uniti/?fref=ts




















--

Hai ricevuto questo messaggio perché sei iscritto al gruppo
"precariunitiscuola" di Google Gruppi.

Per annullare l'iscrizione a questo gruppo e non ricevere più i suoi
messaggi, invia un'email a precariunitiscuola+unsubscribe@googlegroups.com.







Per ulteriori opzioni, visita https://groups.google.com/groups/opt_out.























--

--

Per annullare l'iscrizione a questo gruppo, invia un'email a

coordinamento3ottobre+unsubscribe@googlegroups.com

Per maggiori info, visita il nostro blog:
http://coordinamento3ottobre.blogspot.com

---

Hai ricevuto questo messaggio perché sei iscritto al gruppo
"coordinamento3ottobre" di Google Gruppi.

Per annullare l'iscrizione a questo gruppo e non ricevere più i suoi
messaggi, invia un'email a
coordinamento3ottobre+unsubscribe@googlegroups.com.







Per ulteriori opzioni, visita https://groups.google.com/groups/opt_out.






















_______________________________________________
Redditolavoro mailing list
Redditolavoro@lists.ecn.org
http://lists.ecn.org/mailman/listinfo/redditolavoro

Manifesto per un censimento delle denunce e l’amnistia per le lotte sociali

lo slai cobas per il sindacato di classe - coordinamento nazionale -
appoggia questa iniziativa







Negli ultimi mesi, fra alcune realtà sociali, politiche e di movimento, ma
anche singoli compagni e avvocati, è nato un dibattito sulla necessità di
lanciare una campagna politica sull’amnistia sociale e per l’abrogazione del
Codice Rocco. Da tempo l’Osservatorio sulla repressione ha iniziato a
effettuare un censimento sulle denunce penali contro militanti politici e
attivisti di lotte sociali. Ora abbiamo la necessità, per costruire la
campagna, di un quadro quanto più possibile completo, che porterà alla
creazione di un database consultabile on-line. Ad oggi sono state censite 17
mila denunce.

Il nuovo clima di effervescenza sociale degli ultimi anni, che non ha
coinvolto solo i tradizionali settori dell’attivismo politico più radicale
ma anche ampie realtà popolari, ha portato a una pesante rappresaglia
repressiva, come già era accaduto nei precedenti cicli di lotte. Migliaia di
persone che si trovavano a combattere con la mancanza di case, la
disoccupazione, l’assenza di adeguate strutture sanitarie, la decadenza
della scuola, il peggioramento delle condizioni di lavoro, il saccheggio e
la devastazione di interi territori in nome del profitto, sono state
sottoposte a procedimenti penali o colpite da misure di polizia. Così come
sono stati condannati e denunciati militanti politici che hanno partecipato
alle mobilitazioni di Napoli e Genova 2001 e alle manifestazioni del 14
dicembre 2010 e del 15 ottobre 2011 a Roma.

Il conflitto sociale viene ridotto a mera questione di ordine pubblico.
Cittadini e militanti che lottano contro le discariche, le basi militari, le
grandi opere di ferro e di cemento, come terremotati, pastori, disoccupati,
studenti, lavoratori, sindacalisti, occupanti di case, si trovano a fare i
conti con pestaggi, denunce e schedature di massa. Un “dispositivo” di
governo che è stato portato all’estremo con l’occupazione militare della Val
di Susa. Una delle conseguenze di questa gestione dell’ordine pubblico,
applicato non solo alle lotte sociali ma anche ai comportamenti devianti, è
il sovraffollamento delle carceri, additate dalla comunità internazionale
come luoghi di afflizione dove i detenuti vivono privi delle più elementari
garanzie civili e umane. Ad esse si affiancano i CIE, dove sono recluse
persone private della libertà e di ogni diritto solo perché senza lavoro o
permesso di permanenza in quanto migranti, e gli OPG, gli ospedali di
reclusione psichiatrica più volte destinati alla chiusura, che rimangono a
baluardo della volontà istituzionale di esclusione totale e emarginazione
dei soggetti sociali più deboli.

Sempre più spesso dunque i magistrati dalle aule dei tribunali italiani
motivano le loro accuse sulla base della pericolosità sociale dell’individuo
che protesta: un diverso, un disadattato, un ribelle, a cui di volta in
volta si applicano misure giuridiche straordinarie. Accentuando la funzione
repressivo-preventiva (DASPO, domicilio coatto), oppure sospendendo alcuni
principi di garanzia (leggi di emergenza), fino a prevederne l’annientamento
attraverso la negazione di diritti inderogabili. È ciò che alcuni giuristi
denunciano come spostamento, sul piano del diritto penale, da un sistema
giuridico basato sui diritti della persona a un sistema fondato
prevalentemente sulla ragion di Stato.


Non è quindi un caso che dal 2001 a oggi, con l’avanzare della crisi
economica e l’aumento delle lotte, si contano 11 sentenze definitive per i
reati di devastazione e saccheggio, compresa quella per i fatti di Genova
2001, a cui vanno aggiunte 7 persone condannate in primo grado a 6 anni di
reclusione per i fatti accaduti il 15 ottobre 2011 a Roma, mentre per la
stessa manifestazione altre 18 sono ora imputate ed è in corso il processo.

Le lotte sociali hanno sempre marciato su un crinale sottile che anticipa
legalità future urtando quelle presenti. Le organizzazioni della classe
operaia, i movimenti sociali e i gruppi rivoluzionari hanno storicamente
fatto ricorso alle campagne per l’amnistia per tutelare le proprie
battaglie, salvaguardare i propri militanti, le proprie componenti sociali.
Oggi sollevare il problema politico della legittimità delle lotte, anche
nelle loro forme di resistenza, condurre una battaglia per la difesa e l’allargamento
degli spazi di agibilità politica, può contribuire a sviluppare la
solidarietà fra le varie lotte, a costruire la garanzia che possano
riprodursi in futuro. Le amnistie sono un corollario del diritto di
resistenza. Lanciare una campagna per l’amnistia sociale vuole dire
salvaguardare l’azione collettiva e rilanciare una teoria della
trasformazione, dove il conflitto, l’azione dal basso, anche nelle sue forme
di rottura, di opposizione più dura, riveste una valenza positiva quale
forza motrice del cambiamento.

In un’ottica riformatrice le amnistie politiche sono sempre state strumenti
di governo del conflitto, un mezzo per sanare gli attriti tra costituzione
legale e costituzione materiale, tra le fissità e i ritardi della prima e l’instabilità
e il movimento della seconda. Sono servite a ridurre la discordanza di tempi
tra conservazione e cambiamento, incidendo sulle politiche penali e
rappresentando passaggi decisivi nel processo d’aggiornamento della
giuridicità. È stato così per oltre un secolo, ma in Italia le ultime
amnistie politiche risalgono al 1968 e al 1970.

Aprire un percorso di lotta e una vertenza per l’amnistia sociale – che
copra reati, denunce e condanne utilizzati per reprimere lotte sociali,
manifestazioni, battaglie sui territori, scontri di piazza – e per un
indulto che incida anche su altre tipologie di reato, associativi per
esempio, può contribuire a mettere in discussione la legittimità dell’arsenale
emergenziale e fungere da vettore per un percorso verso una amnistia
generale slegata da quegli atteggiamenti compassionevoli e paternalisti che
muovono le campagne delegate agli specialisti dell’assistenzialismo
carcerario, all’associazionismo di settore, agli imprenditori della
politica. Riportando l’attenzione dei movimenti verso l’esercizio di una
critica radicale della società penale che preveda anche l’abolizione dell’ergastolo
e della tortura dell’art. 41 bis.

Chiediamo a tutti e tutte i singoli, le realtà sociali e politiche l’adesione
a questo manifesto, per iniziare un percorso comune per l’avvio della
campagna per l’amnistia sociale.

A coloro che hanno a disposizione dati per il censimento chiediamo inoltre
di compilare la scheda che può essere scaricata dal sito
www.osservatoriorepressione.org Schede e adesioni vanno inviate a:
osservatorio.repressione@hotmail.it oppure amnistiasociale@gmail.com



_______________________________________________
Redditolavoro mailing list
Redditolavoro@lists.ecn.org
http://lists.ecn.org/mailman/listinfo/redditolavoro

Questa mattina sciopero di 8 ore di tutte le ditte dell'appalto ENI di

Questa mattina sciopero di 8 ore di tutte le ditte dell'appalto ENI di
Taranto indetto
da tutte le Rsu fim, fiom, uilm.
Con blocco ai due varchi, compreso quello di entrata e uscita delle
autobotti e all'ingresso centrale della Raffineria.

Questa decisione è stata presa dopo l'assemblea tenutasi ieri mattina a
fronte del mancato rientro dei lavoratori (neanche di una parte come da
precedente impegno delle ditte subentranti) della De Pasquale e della
Rendelin; mentre nello stesso tempo quest'ultima ditta, la Rendelin, ha
dichiarato l'apertura della procedura di mobilità (licenziamento) per tutti
i 13 lavoratori in forza.

Lo Slai cobas per il sindacato di classe della Rendelin aderisce allo
sciopero, ma dicendo chiaro che questa volta, a differenza della precedente
fase, la lotta deve portare ad un vero e certo risultato per tutti i
lavoratori: clausola di salvaguardia per il passaggio immediato dei
lavoratori in tutti i cambi di appalto e conservazione dei livelli,
contratti e diritti acquisiti.
Quindi, NO a "bacini" da cui le ditte dovrebbero attingere gradualmente,
NO a contratti a tempo determinato.

L'RSA slai cobas su questo il 3 luglio ha già depositato un lungo esposto in
Procura in cui si evidenziano tutte le irregolarità verificatesi e si chiede
che vengano accertate le responsabilità di tutti coloro che hanno permesso
che si arrivasse a questa situazione non tutelando i lavoratori.

Sia chiaro che lo slai cobas contrasterà ogni linea dei sindacati
confederali per cui gli operai fanno
sciopero, sacrifici, perdono salario e poi si fanno accordi che vanificano
la lotta.
Chiamiamo il prefetto a fare concretamente la sua parte, e non solo a parole
o con comunicati, come nell'altra fase.
La Direzione ENI è pienamente responsabile di questa situazione e deve
essere coinvolta fin da oggi - basta con atteggiamenti di accondiscendenza
da parte dei sindacatri confederali dell'Eni.
L'ENI se ne lava le mani, dice che non centra - stesso atteggiamento
scellerato che stiamo vendendo in questi giorni sulla questione della
fuoruscita di gas e inquinamento del mare; per questo la lotta può vincere
se intacca e mette alle strette la direzione Eni.

PER INFO-CONTATTI: RSA SLAI COBAS RENDELIN, GALASSO SALVATORE: 3403249863

Slai cobas per il sindacato di classe - Taranto

TA. 12.7.13

_______________________________________________
Redditolavoro mailing list
Redditolavoro@lists.ecn.org
http://lists.ecn.org/mailman/listinfo/redditolavoro

sabato 6 luglio 2013

comunicato India

riceviamo e pubblichiamo

La Giornata Internazionale di Sostegno con la Guerra Popolare in India del
1° Luglio è stata un grande successo.

Il Comitato Internazionale saluta tutti i compagni e organizzazioni che in
tanti paesi hanno partecipato, con diversi tipi di azioni.

Per le prossime settimane il CI sta preparando un informativa completa e un
Bollettino Internazionale sulla Giornata. Tutti i compagni e organizzazioni
che vogliono mandare ulteriori testi, foto, video, informazioni, possono
farlo quanto prima.

Alcuni compagni e organizzazioni organizzano la “giornata internazionale”
con azioni in date diverse dal 1 luglio.

È una buona cosa. Importante è che ci siano sono 10, 100, 1000 azioni di
sostegno!

Il CI saluta e appoggia la grande decisione del Partito Comunista delle
Filippine che “insieme alle altre forze rivoluzionarie delle Filippine
proclamano il luglio 2013 Mese delle Solidarietà con la guerra popolare in
India, nelle Filippine. Il Partito sottoscrive questa dichiarazione in unità
con l'appello di forze antimperialiste e democratiche per la giornata
internazionale di sostegno alla guerra popolare in India del 1° luglio”

Il Comitato Internazionale invierà ora ai compagni in India un relazione e
chiederà un incontro di reciproca informazione, per ricevere tutte le
considerazioni e riflessioni su come continuare l'attivita del CI.

È però chiaro che il CI è un autonomo comitato internazionale e
internazionalista di compagni. forze maoiste e antimperialiste

Facciamo appello a tutti i compagni e organizzazioni che hanno partecipato
alla Giornata Internazionale a mandarci lettere, documenti, proposte per le
nuove attività e azioni del CI e sui nuovi sviluppi a livello globale
dell'appoggio internazionale.

Il CI convoca una riunione aperta- ma non pubblica - per questo dibattito e
per prendere nuove decisioni per il 21 settembre 2013 in Nord-Italia. Se
necessario, la riunione potrà continuare il 22 settembre mattina.

Il CI invita a partecipare, con uno o al massimo due rappresentanti, tutte
le organizzazioni che hanno preso parte alla Conferenza Internazionale di
Amburgo del 24 novembre, tutti quelli che hanno contribuito alla Giornata
Internazionale e anche tutte le organizzazioni che vogliono partecipare alle
future iniziative comuni.

Il programma completo di questa riunione, ma non la lista dei partecipanti,
sarà inviato tutti quelli che chiederanno di partecipare.

Saluti Rossi

Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare in India.

Info:

csgpindia@gmail.com

6 luglio 2013

Dichiarazione

Condanna e azione

Il Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare in India
condanna il vile assassinioa Ganti Prasadam, vicepresidente del Fronte
Democratico Rivoluzionario di Tutta l'India (RDF) e fa appello a tutti i
democratici e alle organizzazioni antimperialiste a mobilitarsi per
denunciare in tutto il mondo questa azione contro il popolo indiano, contro
tutti i sostenitori della liberazione del popolo indiano e della rivoluzione
indiana.

Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare in India.

csgpindia@gmail.com

6 luglio 2013

_______________________________________________
Redditolavoro mailing list
Redditolavoro@lists.ecn.org
http://lists.ecn.org/mailman/listinfo/redditolavoro

venerdì 5 luglio 2013

il movimento dei lavoratori in piazza contro il governo Morsi


GIOVEDÌ 4 LUGLIO 2013

pc 4 luglio - contro il golpe militare in egitto - cominciamo a ripercorrere la situazione

testi da clash city workers
 il movimento dei lavoratori in piazza contro il governo Morsi

Il 27 giugno, in migliaia, le operaie e gli operai della “Misr Helvan Spinning and Weaving Industry” di Mahalla el-Kubra sono scesi in strada in solidarietà con la manifestazione che ha lanciato il movimento “Tamarrud” (“Ribellione”) e che in queste ore sta riempiendo le strade e le piazze delle principali città egiziane per protestare contro il governo dei Fratelli Musulmani ed il suo presidente Morsi.
“Solo il 10 per cento dei lavoratori della Misr Spinning and Weaving Co. è al lavoro oggi, gli altri prenderanno parte alle manifestazioni" ha riferito Kamal al-Fayoumi, attivista sindacale egiziano.
Queste operaie e questi operai sono il cuore della classe lavoratrice egiziana, il cuore del movimento rivoluzionario che con la sua esplosione a partire dal 25 gennaio 2011 ha portato alla caduta del trentennale regime del “Faraone” Mubarak. In 25.000 sono impiegati nella più grande fabbrica tessile di un paese per il quale questo settore produttivo vale all’incirca il 48% dell’economia. La loro centralità appare quindi palese e il loro coinvolgimento nella manifestazione di oggi può aiutare a dare un colpo al governo di Morsi, alle prese con un tasso di crescita ben al di sotto delle attese, una disoccupazione galoppante, un prestito di 4,8 miliardi di dollari da parte del FMI, che comporterà licenziamenti, tagli e privatizzazioni, e con l’insoddisfazione e la rabbia di milioni di egiziane ed egiziani.
Pubblichiamo di seguito una nostra traduzione di un comunicato che il movimento dei lavoratori di Mahalla ha rilasciato lo scorso 21 giugno e che suona come un grido di battaglia contro il governo dei Fratelli. Al di là degli aspetti rivendicativi, che tengono insieme elementi più propriamente sindacali ed altri più politici (si pensi alla richiesta dell’immediata applicazione di salario minimo e massimo), ci pare emerga con forza la coscienza del ruolo che i lavoratori e le lavoratrici hanno giocato e possono continuare a giocare. Fino a poter arrivare all’arma di prender possesso della fabbrica e di autogestirla, convinti di avere le conoscenze e le competenze necessarie per far meglio di una dirigenza che si è dimostrata corrotta e che sta cercando di indebolire l’azienda per poter meglio giustificarne la privatizzazione.



[Egitto] Comunicato dei lavoratori della Misr Spinning, Mahalla
Traduzione a cura di Clash City Workers
Tratto da Mena Solidarity Network

Noi finiremo il lavoro e salveremo la nostra cittadella dal collasso
I lavoratori sono state le vittime del vecchio regime e lo sono del nuovo


Stiamo attraversando un momento cruciale nella storia dei lavoratori dell’Egitto in generale, e di quelli della Misr Spinning di Mahalla in particolare. L’industria dei filati e tessile sta fronteggiando una diabolica cospirazione ordita dalla banda condotta da ‘Mubarak’ Khairat al-Shater (della Fratellanza Musulmana) e da Hassan Malak, sotto gli auspici di Yahya Hamid, ministro degli investimenti, i cui tentativi di risolvere i problemi del settore tessile comprendono la spesa di 80.000 sterline egiziane per pasti per lui stesso e per i suoi compagni di merende, soldi rubati alla ricchezza del popolo egiziano e alle compagnie tessili pubbliche in particolare.

Compagni lavoratori: le nostre rivendicazioni non sono cambiate!
La banda dei Fratelli Musulmani recita solo una parte.

Abbiamo mostrato al signor Yahya Hamid, ministro degli investimenti,

India maoisti e classe operaia


non si può sostenere la lotta degli operai in India , senza sostenere i 
comunisti maoisti e la guerra popolare in india..
questo non capiscono i gruppi operaisti e opportunisti del nostro paese

comitato di sostegno internazionale alla guerra popolare in india - italia
csgpindia@gmail.com

dal blog
http://proletaricomunisti.blogspot.com

pc 5 luglio - India .. si allarga la presenza del PCI maoista nelle file
della classe operaia e nelle zone urbane --- la lotta operaia alla Maruti
Maruti Suzuki


...se voi pensate che la rivolta maoista è confinata nelle lontane zone del
Bihar, Chhattisgarh e Jharkhand, è bene che cambiate idea...
Le organizzazioni dei maoisti sono infiltrate nei sindacati e nelle
organizzazioni operaie a New Delhi e nella regione capitale nazionale.. anzi
New delhi stà emergendo come la maggiore base urbana  della estremasinistra
maoista.. nonostante le organizzazioni di Fronte del PCI maoista siano state
messi fuorilegge , i loro militanti sono molto attivi in tutta la capitale.
In particolare sono attivi e si estendono nelle città operaie satelliti di
New delhi come Gurgaon e Ghaziabad .. esiste una attività pianificata con
l'obiettivo di diventare sempre più oarte delle associazioni operaie e di
guidarle verso azioni sempre più dure e proteste violente
Il fronte democratico rivoluzionario Revolutionary Democratic Front è
penetrato in vari socialforum,organizzazioni sindacali e gruppi operai che 

giovedì 4 luglio 2013

lettera del movimento femminista proletario rivoluzionario agli operai per il 6 luglio


Perchè gli operai devono e hanno interesse come classe ad appoggiare la
mobilitazione delle donne contro le uccisioni e le violenze sessuali contro
le donne.

Il 6 luglio a Roma vi sarà una importante mobilitazione delle donne contro
femminicidi e stupri che aumentano ogni giorno di più. Saranno soprattutto
donne proletarie, lavoratrici, precarie, disoccupate, come ragazze,
studentesse a dire a tutti:
Non si può continuare a far finta di niente, non si può continuare a non
fare niente.

E' un appello e anche un grido: "Basta!", una sfida a chi chiude occhi,
orecchie, bocca, ma anche un avvertimento: a questa "guerra di bassa
intensità contro le donne" dobbiamo e vogliamo rispondere con la nostra
necessaria "guerra di donne".

"124 le donne uccise in Italia nel 2012, già quasi 50 dall'inizio
dell'anno...
Gli assassini sono nella maggiorparte dei casi gli uomini più vicino alle

Da palermo - ex pulizieri policlinico e precari coop sociali occupano assessorato famiglia, politiche sociali e lavoro

Incontrarsi a settembre è un'opzione possibile e necessaria. Prendiamo atto
della disponibilità dei compagni di Palermo e segnalo anche quella dei
compagni di Roma. Un forte abbraccio.Piero del Collettivo Operatori Sociali
di Napoli


----Messaggio originale----

Da: cobas_slai_palermo@libero.it


Ogg: R: Da palermo - ex pulizieri policlinico e precari coop sociali
occupano assessorato famiglia, politiche sociali e lavoro



SI' collegare le lotte locali per una rete di lotta nazionale non può che
rafforzarle!Inziamo a pensare  per settembre prossimo alla costruzione di un
incontro nazionale , noi siamo disponibili... saluti di lotta
precarie e precari Coop Sociali organizzati nello Slai Cobas per il s.c.
Palermo


----Messaggio originale----

Da: milano@usiait.it




Comunicato stampa Collettivo operatori sociali

Riceviamo e inoltriamo, per diffusione, divulgazione e pubblicazione.

Napoli, 3 luglio 2013



Il Collettivo operatori sociali non condivide i contenuti del Comunicato

stampa firmato da Federazione ARCA, Federazione SAM e Federsolidarietà,
sulla

vertenza di case famiglia e progetti socio-educativi con il Comune di
Napoli.

Comunicato da cui il Collettivo si dissocia per averne appreso i contenuti
solo

dopo la sua diffusione.



Il Collettivo operatori sociali ritiene inaccettabile che si possa
ringraziare

6 luglio ore 10 piazza montecitorio donne in lotta contro stupri e femmicidi


tutte le compagne possibili per questo importante appuntamento
una presenza nazionalmente rappresentiva indetta innanzitutto da
operaie, lavoratrici, precarie, disoccupate in lotta delle cittò del sud


ADESIONI APPELLO MFPR PER IL 6 LUGLIO - al 18.6.13

Comitato diritti civili delle prostitute
Anna Bardelli di Milano, lavora all'università compagna di "movimento",
Giuseppa Amato di Milano è del Si.Cobas lavora nei poliambulatori che fanno
capo al Niguarda
lavoratrici, disoccupate dello slai cobas per il sindacato di classe di
Taranto
precarie, lavoratrici dello slai cobas per il sindacato di classe di Palermo
compagne del MFPR

il 12 luglio nuovo presidio volantinaggio alla TCT - Porto taranto dello

comunicato

slai cobas

dopo un primo volantinaggio e due riunioni la situazione è in crescita e
getta scompiglio anche nel fronte nemico

500 operai in cassintegrazione da più di un anno in attesa di lavori al
porto che tutt'ora per varie ragioni si fanno poco o non si fanno realmente,
mentre l'azienda TCT fa trapelare che è pronta ad andarsene

Non ci sono nè soldi nè piani per i corsi di formazione per tutti gli operai
cassi integrati, che quindi rischiano di essere nuovamente in esubero.


la TCT con la scandalosa alleanza con i sindacalisti confederali usa i
lavoratori con la massima flessibilità e disponibilità con
chiamate via sms di poche ore prima, e con dicriminazioni tra lavoratori -
un dossier su una serie di casi dimostrativi. è pronto ad essere inviato
alla magistratura

pressioni e promesse sottobanco ai lavoratori per non fare lo slai cobas,che
i lavoratori ci vengono a denunciare
e i sindacalisti presto dovranno rispondere alla magistratura di questo !

In questa azienda sono anni che non si rinnovano le RSU

ma la cosa importante e grave che perfino imprenditori di cui il 12
cominceremo a fare i nomi pubblicamente vengono allo slai cobas per
denunciare
una situazione intollerabile Il Porto di Taranto è tutt'ora  in crisi, c'e
la crisi dell'Ilva che nel
futuro del porto influisce ma c'è anche il malaffare nell'assegnazione dei
lavori nella gestione del porto che ne accentuano la crisi.
Questo lo sanno tutti: governo, regione, provincia, prefettura, autorità
portuale,.Al porto girano soldi, affari,
favori, mazzette e assunzioni clientelari.
Questo meccanismo deve venire
fuori e saltare per il bene dei lavoratori e per il futuro del Porto e per
questo non si vuole lo slai cobas,

slai cobasta@gmail.com  o telefonare al 347-1102638
Noi non siamo su facebook, non manteniamo contatti tramite facebook.
slai cobas TCT - Taranto via rintone 22 taranto slai cobasta@gmail.com
347-1102638
leggi il blog http://tarantocontro.blogaspot.com

_______________________________________________
Redditolavoro mailing list
Redditolavoro@lists.ecn.org
http://lists.ecn.org/mailman/listinfo/redditolavoro

taranto oggi al Cimitero


come si muore a taranto come si viene seppelliti a taranto come si vive e si
lavora al cimitero di taranto !

4 luglio ore 11- invito alla stampa e tv  a visitare con noi il cimitero
tel.  347-1102638

operai cimiteriali e  operatori
slai cobas taranto

lettera aperta al commissario per le bonifiche PINI e a tutti gli enti
interessati alle bonifiche i lavoratori e gli operatori del cimitero s.brunone vogliono sapere e non dalla stampa- vogliamo incontrarla - quando e come si bonifica il cimitero, come si tutelano i lavoratori la prossima settimana la stampa sarà chiamata a visitare il cimitero e lavoratori e artigiani da noi organizzati spiegheranno e faranno vedere la situazione reale e le criticità effettive

Al commissario alle bonifiche Taranto
dott. Alfio PINI
sua sede

Gli operai e gli operatori del Cimitero s.BRUNONE, Tamburi pongono
l’urgenza dell’attuazione del piano di bonifica a partire dai quartieri più inquinati e con drammaticiproblemi di salute e di vita .
In particolare poniamo l’urgenza degli interventi di bonifica al cimitero
S.Brunone – il posto dei Tamburi più vicino ai parchi minerali dell’Ilva –
dove, resta una  grave situazione di rischio per la salute per i

Solidali- Video_Vibo Valentia_ Parlano i 13 OPERAI ITALCEMENTI sul SILOS a 90 metri dal suolo


http://youtu.be/QSaTVTMjb-k
VIBO _ Parlano i 13 OPERAI ITALCEMENTI sul SILOS a 90 metri dal suolo

30 giugno 2013.
13 operai dell'Italcementi di Vibo Valentia sono da 4 giorni su un silos a
90 metri d'altezza.
Intervista telefonica a giovanni Patanìa, RSU Slai Cobas della fabbrica.Con
la chiusura, tra addetti diretti e indotto, sono messi sul lastrico 400
lavoratori.http://www.youtube.com/slaicobas




Taranto tarsu - non la paghiamo !



alcune domande

Perchè mai i cittadini dovrebbero pagare la Tarsu, quando il Comune e l'Amiu
per loro responsabilità non fanno la raccolta differenziata, e quella che
dicono (?) di fare a S.Vito-Lama è un inganno per gli abitanti di queste
zone?
Perchè mai i cittadini dovrebbero pagare la Tarsu, quando la città sta
diventando sempre più sporca e indecente, con cumuli di spazzatura
abbandonata, cassonetti straboccanti che si svuotano "a piacere dell'Amiu",
discariche a cielo aperto in alcune zone neanche tanto periferiche, quando
ora in estate in varie zone le persone, i bambini soprattutto, possono
rischiare per la loro salute, con strade non pulite in cui fanno da padroni
scarafaggi e anche topi?
Perchè mai si chiede ai cittadini di essere dei "solerti contribuenti" nel
momento in cui l'inchiesta su personale, dirigenti Amiu sta mettendo in luce
lo spreco e la rapina di soldi pubblici? Uno sporco andazzo, coperto anche
dai sindacati confederali, che lo Slai cobas da anni denuncia, e che aveva
già visto delle avvisaglie negli anni passati, per cui nessuno può dire "io
non sapevo...".

appalto Alenia non vuole riconoscere lo Slai Cobas


Da alcuni mesi un gruppo di operai del Gruppo F. srl, ditta dell'appalto
Alenia si è iscritto allo Slai cobas per rivendicare l'aumento delle ore e
una migliore condizione salariale e normativa.

L'azienda prima non ha risposto alle richieste dei lavoratori, ma poi si è
soprattutto ostinata a non riconoscere diritti e libertà sindacali ai
lavoratori. A distanza di mesi non ci vengono riconosciute le deleghe e
pagate le trattenute sindacali, anzi, si obbliga i lavoratori a restare
iscritti ai sindacati confederali, alcuni dei quali sono vere e proprie

appalto Alenia non vuole riconoscere lo Slai Cobas


Da alcuni mesi un gruppo di operai del Gruppo F. srl, ditta dell'appalto
Alenia si è iscritto allo Slai cobas per rivendicare l'aumento delle ore e
una migliore condizione salariale e normativa.

L'azienda prima non ha risposto alle richieste dei lavoratori, ma poi si è
soprattutto ostinata a non riconoscere diritti e libertà sindacali ai
lavoratori. A distanza di mesi non ci vengono riconosciute le deleghe e
pagate le trattenute sindacali, anzi, si obbliga i lavoratori a restare
iscritti ai sindacati confederali, alcuni dei quali sono vere e proprie

un operaio indiano a Taranto

un intervento- appello in piazza a Taranto

Approfitto di questa serata per lanciare,a proposito di repressione,un
appello di sostegno alla guerra popolare in india e alla popolazione colpita
duramente da questa feroce repressione,certo è che non si può ridurre il
tutto ad una semplice guerriglia senza nessun fondamento anzi si tratta
invece di una guerra di popolo iniziata nelle zone(dell'india)più misere più
povere dove la miseria è più acuta,palpabile,dove le grandi potenze
imperialiste le grandi multinazionali sfruttano e devastano sia l'ambiente
che le stesse popolazioni native o tribali come gli Adivasi questi ultimi
fatti oggetto sempre da parte del governo indiano di una quasi soppressione
dell'intera popolazione. Ma questa come ho già detto è una guerra di popolo
che stà interessando e coinvolgendo sempre più larghe masse di gente dagli
studenti agli intellettuali fino a raggiungere le forze rivoluzionarie del
paese,ed anche nel resto del mondo questa guerra condotta dal popolo suscita
grande interesse. tutto questo mentre dall'altra parte il governo indiano
filo-imperialista lancia una massiccia e gigantesca campagna di repressione
chiamata Green-Hunt (caccia-verde),nulla di più che una vera e propria
caccia all'uomo fino all'ultimo uomo(ribelle).Repressione fatta di
uccisioni, villaggi distrutti,stupri e stermini di massa,ma comunque le
popolazioni,le masse indiane dirette dal partito comunista maoista indiano
stanno e sanno rispondere bene colpo su colpo le offensive attuate dal
proprio governo sterminatore,in questa che è una vera e propria lotta di
classe che vede contrapposti da una parte l''imperialismo,la borghesia
indiana e dall'altra il popolo i proletari i rossi. Perciò l'india oggi
rappresenta il più grande ed evidente degli esempi che le masse popolari
proletarie si muovono e sono

sempre più orientate in un unica direzione ossìa la strada della vittoria
sul capitalismo la rivoluzione!Perdipiù ci dimostra,e lo fà ancora oggi in
questi stessi giorni,che il marxismo-leninismo-maoismo sono armi nelle mani
dei proletari e sopratutto attualissimi ai giorni nostri quindi
rappresentano ( i tre grandi maestri) una guida vitale se si vuole
contrastare il capitalismo e l'imperialismo spietato a scapito delle masse
proletarie. Gli ultimi scontri tra ribelli e governo risalgono al 25 maggio
scorso dove un gruppo di ribelli maoisti del fronte di liberazione ha
attaccato e con successo un convoglio composto da una ventina di
veicoli,scortati dalla polizia ed esercito,che trasportavano membri del
Partito del Congresso,dove ne è scaturito un feroce scontro a fuoco dove
sono stati eliminati 27 cosiddetti nemici del popolo tra cui il famigerato e
acerrimo nemico delle popolazioni oppresse Mahendra
Karma,massacratore,violentatore,stupratore e  fedele servo
imperialista.Concludendo si vuole con questo appello smuovere di più le
coscienze magari anche un pò più l'opinione pubblica ma soprattutto portare
alla luce,informare,sapere e sostenere queste popolazioni con ogni sforzo a
disposizione a livello nazionale ma anche e sopratutto a livello
internazionale.

VIVA LA GUERRA POPOLARE IN INDIA!

VIVA LA RIVOLUZIONE PROLETARIA OVUNQUE!

_______________________________________________
Redditolavoro mailing list
Redditolavoro@lists.ecn.org
http://lists.ecn.org/mailman/listinfo/redditolavoro

riceviamo dal comitato di sostegno alla guerra popolare in India


Ai compagni
per comprendere la portata ampia e per certi versi straordinaria della
giornata internazionale su scala mondiale a sostegno della guerra popolare
in india
vi invitiamo a visitare i blog
http://maoistroad.blogspot.com
e quello di
http://proletaricomunisti.blogspot.com

Intanto a Taranto con due iniziative all'ilva 1 mattina e al centro
città la sera imprimono una svolta al dibattito e all'azione in questa città

Abbiamo dato spazio ai movimenti in Turchia, Brasile , per far risaltare
come la tendenza principale nel mondo è la rivolta
e la rivoluzione di cui la GP in india è la punta più avanzata ma anche
perchè questa è la proposta dei comunisti e degli internazionalisti nel
nostro paese e nelle
nostre fabbriche e città.
Questa mattina all'Ilva abbiamo anche detto nel comizio colloquio con gli
operai, per dare soluzione ai problemi di lavoro e salute, di attacchi di
padroni, governo e stato la lotta sindacale anche classista come è quella
dello slai cobas per il sindacato di classe e del sindacalismo di base non
basta, serve la politica rivoluzionaria, la rivolta operaia popolare e la
rivoluzione -
In piazza  questa sera abbiamo duramente attaccato le via elettorale e il
modo di pensare e agire pacifista,riformista

Questa sera è stato però un  compagno operaio del circolo che con
un deciso intervento  ha chiarito in piazza cosa è la guerra
popolare in India è perchè essa è e può essere in un contesto diverso  il
riferimento e la linea - comprensiva
della costruzione del partito comunista maoista - da seguire;
l'importante èin questa giornata a taranto che questo sia stato detto con
con chiarezza
mettendoci la faccia,.
Positivo è stato anche il volantinaggio per così dire contemporaneo delle
compagne per il 6 luglio con l'intervento di margherita che a partire dagli
stupri e dal movimento in India, ha lanciato la manifestazione; alcune
ragazze donne hanno raccolto l'appello e hanno chiesto come e se si potesse
venire, anche se è difficile dato che in questa occasione non siamo in grado
di approntare un mezzo di massa per portare le donne, ma queste donne hanno
dato un contributo finanziario alla manifestazione del 6 luglio.

circolo prol com ta





_______________________________________________
Redditolavoro mailing list
Redditolavoro@lists.ecn.org
http://lists.ecn.org/mailman/listinfo/redditolavoro

fiom Roma una manifestazione inutile al carro di Landini

peraltro semifallita

Landini e la sua Fiom hanno portato in un'altra inutile manifestazione a
Roma, questa volta gli operai Fiat.
Al di là del merito, è possibile che gli operai non si chiedano come mai
tutte queste manifestazioni a Roma che la Fiom ha fatto negli ultimi tempi
non abbiano portato alcun tipo di risultati ai lavoratori, nè sul piano del
lavoro nè sul piano dei diritti, che non abbiano mai minimamente intaccato
gli effettivi rapporti nelle fabbriche e che abbiano portato 'lustro' solo a
Landini e all'auto incensamento della Fiom, e che siano diventate non tanto
un'opposizione all'azione di padroni e governo contro gli operai, e nel caso
della Fiat contro la stessa Fiom, ma una parte della "recita a soggetto"?
con quali richieste la fiom è andata a Roma ?:

al sig. Landini ...operai Cnh Modena


Come avevamo detto, chiaro e tondo, questo "sciopero" in Fiat senza il
coinvolgimento capillare e l'organizzazione nelle fabbriche degli operai, e
con una piattaforma inconcludente e pessima che chiede di "estendere la
cassa-integrazione"non si và da nessuna parte, anzi lascia spazio al padrone
e ai suoi servi per crumirare allegramente, in quanto non chiede nemmeno
aumenti salariali e una lotta seria alle condizioni capestro che ci
impongono in fabbrica, addirittura NON DICE NULLA SUI LICENZIATI POLITICI.
La Conferma viene anche dalla stessa manifestazione a Roma che non incide
minimamente a spostare i rapporti di forza tra operai e padroni alla fiat,
una passeggiata tra le vie del centro in mille persi tra i turisti e i
bottegai che addirittura "protestano contro" una scampagnata effettivamente
inutile. Sorvoliamo poi su gli incontri istituzionali con Boldrini e
Zanonato, il parlamento ormai un nauseante covo di affari, di corruzzione,
dei padroni.

Eni lo slai cobas aveva ragione

Fallito ieri l'incontro e la trattativa dei sindacati confederali per la
questione dell'appalto ENI e il rientro dei 31 lavoratori licenziati. Una
delle ditte non si è presentata e non era presente neanche la direzione
dell'ENI (fondamentale in questa vertenza). Il tutto rinviato ai primi di
luglio, ma in realtà è tutto in alto mare, perchè le ditte non hanno dato
affatto assicurazioni sugli operai da assumere, e, anzi, hanno fatto un
deciso passo indietro anche rispetto al già vergognoso impegno generico dato
nei giorni scorsi e che ha portato subito cgil, cisl, uil, a considerarlo
sufficiente per chiudere la lotta.

Non basta come fa l'Usb all'Ilva lanciare “pensione anticipati” e non dire

come, non
dire che occorre lavorare per costruire una lotta dura che unisca la
maggiorparte degli operai
indipendentemente dalle tessere sindacali, e non invece lanciare ogni tanto
“sciopero ad oltranza” che nessuno fa e serve solo ad “apparire”.
Così come non si può parlare, sempre l'Usb, di riduzione del tempo effettivo
di permanenza in fabbrica, facendo riferimento alla questione del
"tempo-tuta", perchè su questo non ci vuole certo una "legge per Taranto"
per passare da 10 ore a 8 ore, ma l'azione contro l'accordo-truffa fatto a
dicembre sul cambio tuta che però solo lo Slai cobas non a parole ma con
azioni concrete sta contrastando sia con i ricorsi degli operai, già a buon
punto, sia con l'inchiesta penale del giud. Di Tursi.

Su questo occorre serietà, se no si fa demagogia e si prendono in giro gli
operai.

da Marghera

COBAS APPALTI FINCANTIERI - settimana dal 20 al 25 giugno - Ben quattro
importanti pronunciamenti contro il sistema neoschiavista degli appalti
coperti da Fincantieri, che ora trova nel protocollo con la Fiom
"sponsorizzato" dalla Prefettura (bene attenta questa volta a non
convocarci) un insperato aiuto, il protocollo della legalità infatti è una
baggianata e si vedrà con il tempo che sono parole al vento. Sono accaduti
questi fatti: udienza di ieri 24-06-2013, richiesta di 5 anni di galera per
Ruggi e Cassarino da parte del PM al processo Rocx-Eurotecnica - gg scorsi
deposito di una approvazione di decreto ingiuntivio rifacendosi alla
responsabilità solidale negli appalti e sentenza di condanna a pagare per
Fincantieri le ferie rubate in un passaggio da ditta a ditta negli appalti,
negli anni scorsi - Approvazione del pignoramento di una rilevante somma ai
danni di Cos appalto Fincantieri che si era opposta, in Corte d'Appello. Qui
i documenti dei primi 3 di questi 4 fatti.
Articolo del Gazzettino di oggi 25-06-2013
http://www.slaicobasmarghera.org/20130625-Gazzettino.pdf
Sentenza n.1478/2012 del 12-06-2013 ai danni di Fincantieri
http://www.slaicobasmarghera.org/20130612-Sentenza1478-2012.pdf
Sentenza 678/2012 del 20-6-2013 ai danni di Cima e Cimes;
http://www.slaicobasmarghera.org/20130620-SentenzaCimaCimes.pdf


_______________________________________________

contro chiacchiere e distintivi - difendere e tutelare gli operai ILVA


In questi giorni lo Slai cobas per il sindacato di classe Ilva sta facendo
iniziative alle portinerie
dell'Ilva con al centro una questione precisa: per difendere il lavoro e la
salute degli operai e della popolazione, dopo i vari decreti tutti pro-Riva,
dobbiamo imporre con la lotta un "decreto per gli operai".
Sui vari punti che poniamo si ciò che dovrebbe stabilire un tale decreto,
sta suscitando dibattito il punto in cui si dice: "in una fabbrica insalubre
e nociva come l'Ilva non si può lavorare per tanti anni, ma 20 anni bastano,
con ripristino eventuale del CONTRATTO SIDERURGICO, ed estensione, quindi, a
tutti dei benefici pensionistici", con l'intera copertura assicurativa.
In generale, questo punto incontra tra gli operai condivisione, ma anche
scetticismo.

Allora facciamo un pò di chiarezza.

Primo. Già anni fa il contratto della siderurgia - che i sindacati hanno
cancellato, per fare un CCNL unico metalmeccanico senza però mantenere tutte
le specificità, i diritti, gli aspetti migliorativi legati alla
particolarità, pesantezza della produzione, al rischio, che erano previsti
dal contratto siderurgico - diceva che erano possibile andare in pensione
dopo 25 anni di lavoro.
All'Ilva ci troviamo non solo in una fabbrica prettamente siderurgica ma in
più in una fabbrica fortemente insalubre, nociva e mortale. Quindi perchè
all'Ilva non dovrebbe essere possibile andare via dopo 20 o anche 25 anni di
lavoro?