martedì 10 aprile 2012

fiom taranto: una lettera di dimissioni

Alla FIOM-CGIL  TUTTE LE STRUTTURE
Cara FIOM,
io sono nato sindacalmente con te nel 2001 come R.S.U. eletto dai 
lavoratori.
Sono l'ultimo dei tre moschettieri dell'ILVA di Taranto, che all'inizio 
della sua storia, con la sua lucente croce sul petto e tanto, tanto 
entusiasmo, voleva cambiare le cose, .........
lo desiderava con ogni muscolo del 
corpo.
Il mio cammino sindacale si è interrotto alla fine del 2007, quando osai 
ribellarmi ad un sistema costituito e consolidato e, a tal proposito, inviai 
una lettera all'attenzione di tutte le strutture, firmata dalla maggioranza 
dei compagni che facevano parte del direttivo. Una battaglia pulita la 
nostra, fondata sulle argomentazioni, sulle idee, sui fatti e persa con i 
sotterfugi. L'esperienza di sindacalista prima, esecutivo e coordinatore di 
fabbrica successivamente, mi ha arricchito, ma i sei anni intensi di 
sindacato vero fra i lavoratori, ahimè non sono bastati ad insegnarmi le 
strategie meschine che mi spinsero ad abbandonare disgustato i miei sogni.
Mi è costata tanto quella coerenza, lacrime vere, ma nemmeno una per il 
rammarico di aver rinunciato alla mia carriera, numerose e amare quelle di 
rabbia per aver dedicato tutto me stesso, per tanto tempo, ad un progetto 
irraggiungibile, inarrivabile.
Quell'episodio a voi ben noto, mi convinse che se non potevo contribuire a 
cambiare la storia, allora non potevo farne parte, decisi di dimettermi.  Si 
sa che in questi casi i martiri, fanno più male degli eroi e allora giù a 
diffamare la mia persona, denigrare, disonorare con ogni sorta di storia 
inventata ad arte. Ho subito anche questo, ma sono rimasto in silenzio in 
questi anni, ho inghiottito tutto, mi sono limitato ad essere un iscritto, 
un operaio  di 3° livello, con tanta dignità e orgoglio.
Mi ha turbato oltremodo sapere dei provvedimenti ricevuti da Rizzo Francesco 
e Battista Massimo, perché io so chi sono Battista e Rizzo, cosa 
rappresentavano quando militavano nella FIOM. Erano gli stessi con i quali, 
da componenti dell'Esecutivo, si manteneva in piedi la FIOM di Taranto, gli 
stessi che vivevano e affrontavano realmente i problemi dei lavoratori, 
quelli che quando le cose andavano bene, quando ancora non avevano "osato", 
sono stati usati e manipolati a proprio uso e consumo da chi avrebbe dovuto 
insegnare altri valori.
A quel tempo, sapevamo di essere un problema per l'azienda e per gli altri 
sindacati, ma non immaginavamo che, presto, lo saremmo diventati anche per 
la nostra Federazione. Si perché i tre moschettieri avevano un seguito 
importante, proveniente dalla fiducia ritrovata da parte di tanti 
lavoratori, che avrebbe potuto allargare il suo consenso e, se alimentata e 
sostenuta,forse avrebbe portato meriti ad un sindacato fino ad allora 
sopito, sicuramente ricattato dal ricambio occupazionale, ma ostinatamente 
impegnato a lasciare la nave da crociera prima che diventasse un barcone 
senza timone, tutto ciò,  non è servito purtroppo a sensibilizzare la 
coscienza di chi doveva alimentare l'entusiasmo e far crescere la FIOM senza 
badare ad altri interessi.
Cominciavamo con l'esperienza a comprendere a nostre spese, che la  foga da 
spadaccini utilizzata dai moschettieri per ottenere qualsiasi conquista, si 
definiva in una riunione dei soliti noti con l'azienda, una riunione dove, 
chissà perché, si doveva rimanere soli, da quella stanza "privata", quasi 
mai ci ha restituito i risultati auspicati.
Per tale ragione, in occasione di una di queste riunioni, il sottoscritto e 
il compagno Battista,  decidemmo di rimanere fino alla fine, sfidando il 
nostro destino, solo per una volta, solo per capire quale importanza avesse 
per chi vi partecipava "restare da soli" con l'azienda. Di cosa si 
discutesse in tali occasioni, per noi, rimane tutt'oggi un mistero, con l'occasione 
infatti, ottenemmo solo le ire di chi aveva "diritto" di presenza. Fummo 
"invitati" ad uscire, anzi, fummo cacciati, così realizzammo  le nostre 
certezze,  quelle che fino ad allora erano stati solo dubbi.
E se fino ad allora il motto era "moschettieri!!! State buoni, portateci le 
tessere e non rompete troppo i coglioni", da quel momento, le croci che 
luccicavano sul nostro petto, si preparavano ad essere riposte sulle nostre 
teste.
Ed ecco che diventava sempre più difficile dare spiegazioni ai lavoratori, 
su tante strane decisioni. Noi ci si metteva la faccia, il cuore, ma non 
bastava, era arrivato il momento di cominciare la nostra battaglia che 
ancora oggi riteniamo legittima e libera da qualunque fine arrivista, 
eravamo coscienti di non essere in grado di svolgere ruoli maggiori a quelli 
che avevamo, volevamo solo democrazia, avremmo voluto un cambio ai vertici, 
qualcuno in cui credere, ma il nostro appello fu anche la nostra condanna.
Allora mi domando: perché fra i sospesi non c'è la FIOM nazionale che era a 
conoscenza di quanto avveniva? Eppure era indicato tutto nella lettera che 
ho inviato alla tua attenzione, firmata anche da Battista e Rizzo, non l'hai 
letta cara FIOM? Posso fornirti di una copia qualora non la trovassi.
I fatti oggi dimostrano quello che noi denunciavamo, ma i veri responsabili 
hanno voluto punire e trascinare nella loro vergogna anche chi ha rovesciato 
le poltrone, che aveva l'unica colpa di essersi opposto. Quanto è accaduto 
da allora alla FIOM di Taranto in funzione di seguito di iscritti, dimostra 
che quei lavoratori avevano fiducia solo negli uomini che rappresentavano la 
sigla e non per i meriti di questa.
Questi sono i FATTI che dovevano essere esaminati.
Tornando ai tre moschettieri che, da quel giorno,  furono ufficialmente 
processati nella stanza che conta, erano usciti dal recinto e pertanto 
andavano fermati in tempo, per la pace di tutti. Eh!! Si, strano processo 
quello con il solo inquisitore, senza difesa, ne imputato viva la 
democrazia.
Da iscritto Fiom quale sono oggi, mi piacerebbe sapere se nell'indagine 
realizzata nei confronti di Rizzo e Battista, la "commissione" abbia tenuto 
conto del parere dei lavoratori, anche ponendosi come minimo obiettivo di 
interrogarne uno solo, magari con scelta ad estrazione, per sentire dalle 
loro voci chi erano Rizzo e Battista, solo al fine di avere le idee più 
chiare, ma soprattutto se abbia ascoltato Rizzo o Battista, non per diritto 
di giustizia, ma per rispetto di quello che hanno fatto per anni in favore 
dei diritti dei lavoratori, in tuo nome tuo cara FIOM.
Se la commissione ha eventualmente deciso di avvalersi delle sole 
testimonianze di chi è ai vertici della FIOM di Taranto, non c'è bisogno che 
lo dica io che i moschettieri non piacevano a nessuno di questi personaggi.
Questa ulteriore assurda decisione, mi ha convinto dopo dodici anni di 
militanza,  che questo sindacato non mi rappresenta più nemmeno come 
iscritto.
Non può il sindacato che mi rappresenta, considerare una conquista la 
vertenza  sul cambio tuta, siglata senza consumare nemmeno un'ora di 
sciopero per convincere l'azienda a ritoccare una cifra vergognosa, vertenza 
che ha coinvolto le parti per un tempo lunghissimo, ma che guarda caso, si 
chiude in fretta e furia un paio di settimane prima delle sentenze di 
Genova . Coincidenze?
Non è il mio sindacato quello che non programma nemmeno un'ora di  assemblea 
per tornare dai lavoratori  dopo aver siglato la suddetta contesa col fine 
di spiegare quanto proposto dall'accordo e di giustificare il proprio 
fallimento, e che invece ne consuma ben 4 di quelle ore per sostenere quella 
che dovrebbe essere la normalità. Nella mia poca, ma intensa esperienza 
sindacale, ottenere un'ora di assemblea dall'azienda ILVA di Taranto è stata 
sempre un'impresa, concedimi cara FIOM,  di fare i miei complimenti a chi è 
riuscito ad ottenerne così tante, ben 4 e di proprietà dei lavoratori, nei 
tempi giusti e con tutti i mezzi di informazione e di trasporto a 
disposizione, impresa sicuramente ardua, ma mi consola sapere di tale 
conquista, mi rinfranca la certezza che le agevolazioni ricevute dall'azienda 
nell'occasione, saranno disponibili alla stessa maniera sul proseguimento 
delle lotte contro la riforma dell'Art. 18, a proposito di ciò, 10 ore di 
sciopero e nemmeno un' ora di assemblea a sostegno . Questione di priorità?
Non mi rappresenta un sindacato che oggi 30/03/12, con un comunicato 
sostiene che i lavoratori sono ricattati dai responsabili aziendali e 
costretti alla partecipazione della manifestazione programmata (da chi?) 
pare da "i lavoratori", lo stesso sindacato che si limita come sempre a 
comunicare, ma non è presente nei reparti a denunciare chi ha abusato del 
suo potere, li è meglio stare alla larga, meglio che si dica che oltre 7000 
lavoratori erano in piazza a manifestare "liberamente", ammettendo l'ennesima 
sconfitta di chi il giorno prima, col solito volantino, invitava i 
lavoratori a disertare.
Dopo aver tratto innumerevoli, amare conclusioni cara FIOM, sul sindacato in 
generale che rappresenta i lavoratori dell' ILVA di Taranto, sempre più 
abbandonati al loro destino, ho deciso di lasciarti cara FIOM di Taranto. Ti 
lascio alle tue divisioni, alle persecuzioni di chi la pensa diversamente, 
alla tua democrazia di facciata, al tuo caro arrivismo a costo di tutto, 
anche del proprio orgoglio, della propria coscienza, della dignità che hai 
il coraggio di pretendere dai lavoratori. Ti lascio alle tue bramate 
"tessere" sempre in cima alle tue priorità, causa di tante dispute, di tante 
diatribe che svantaggiano solo chi l'ha già sottoscritta.
Con profonda delusione ti dico addio cara FIOM.
Le soddisfazioni che speravo di ottenere nel mio ideale di sindacato, le 
ritrovo ancora oggi, a distanza di 5 anni, tra i lavoratori che rimpiangono 
i tre moschettieri, ma non oso invece raccontarti della considerazione che 
hanno quelli stessi lavoratori riguardo al Sindacato dell'ILVA di Taranto, 
quando si parla da lavoratore a lavoratore, da uomo a uomo, quando si è 
effettivamente liberi di esprimere il proprio pensiero, se lo raccontassi, 
mi sentirei in imbarazzo per te e per molti di coloro che attualmente ti 
rappresentano a Taranto.
Taranto 30/03/12
L'ultimo moschettiere Ranieri Cataldo
Segue disdetta sindacale.

il compagno ranieri prosegue la sua ttività ora nelle file dello slai cobas 
per il sisndacato di classe ilva tarantp

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