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lunedì 1 agosto 2016

31 luglio - SICUREZZA SUL LAVORO: KNOW YOUR RIGHTS! “LETTERE DAL FRONTE”



INDICE

Assemblea Lavoratori assemblealavoratori@libero.it
MONNEZZARI DI TUTTA ITALIA UNITEVI!

PER IL PROGETTO IL SOLE SULLA PELLE IL FILM

Alessandra Cecchi alexik65@gmail.com
STRAGE FERROVIARIA DI ANDRIA: “CRIMINE DI PACE” CONTRO L’UMANITÀ

Posta Resistenze posta@resistenze.org
FERROVIE, SI PARLA DI ERRORE UMANO PER NON PARLARE DEGLI ERRORI DISUMANI

Slai Cobas per il Sindacato di classe slaicobasta@gmail.com
SOSTEGNO E APPOGGIO ALLA GRANDE LOTTA DEGLI OPERAI DEL GRUPPO KAMILA/ITALTRANS

LA NEWSLETTER DI MEDICINA DEMOCRATICA

 

AIEA Paderno Dugnano aieapadernodugnano@gmail.com
ASSOCIAZIONE ITALIANA ESPOSTI AMIANTO: COMUNICATO OLIVETTI

Clash City Workers cityworkers@gmail.com
L’APERTURA DEI CENTRO COMMERCIALI NEI FESTIVI: INTERVISTA A UNA LAVORATRICE

COMUNICATO STAMPA

Carlo Soricelli carlo.soricelli@gmail.com
STRAGE DI AGRICOLTORI SCHIACCIATI DAL TRATTORE IN PROVINCIA DI VICENZA
VIAREGGIO DAL 3 AL 7 AGOSTO I GIORNI DELLA MEMORIA E DELLA SOLIDARIETA’

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From: Assemblea Lavoratori assemblealavoratori@libero.it
To:
Sent: Tuesday, July 19, 2016 12:23 AM
Subject: MONNEZZARI DI TUTTA ITALIA UNITEVI!

Il comunicato dopo il rinnovo del contratto è stato pensato e partorito dopo una discussione a livello nazionale tra colleghi di Roma, Napoli, Genova e Livorno che vivono le stesse condizioni.
L’attacco è generalizzato come generalizzata e unitaria deve essere la risposta, solo così potremmo rigettare con un secco no questo contratto truffa e porre le basi per una costruzione dal basso di una alternativa operaia.
Monnezzari di tutta Italia unitevi!
CGIL, CISL, UIL e FIADEL sono arrivati alla firma del rinnovo del CCNL Utilitalia con indirizzo Igiene Ambientale. Il percorso che ha portato alla contrattazione con Utilitalia è stato caratterizzato dalla riorganizzazione padronale, fino ad un anno fa avversato anche da chi poi si è seduto allo stesso tavolo, e dal recepimento totale da parte delle Organizzazioni Sindacali del Decreto Madia e il Codice Appalti.
E’ stato importante il comportamento delle/i lavoratrici/ori e la loro elevata adesione agli scioperi; tutte/i realmente convinti di scioperare per migliorare la propria condizione lavorativa.
Visto il tradimento di queste iniziative, si rende indispensabile però ora un lavoro di sintesi e corale che miri ad informare i lavoratori dell’igiene ambientale e faccia capire quanto al momento sia inutile se non dannoso un confronto con Utilitalia, anziché concentrarsi alle manovre del governo. Anzi, proprio l’onda di riforme liberiste vengono usate come minaccia per fare accettare peggioramenti salariali e delle condizioni lavorative.
Ma non possiamo cadere nel tranello, l’ipotesi di rinnovo del 10/07/16 è dannosa perché aumenta i l’orario di lavoro, di conseguenza i carichi di lavoro, e quindi mira a consumarci maggiormente nel fisico e nello spirito.
Nel frattempo i padroni non stanno a guardare e a Genova si va a grandi passi verso la privatizzazione di AMIU, a Livorno scaricano sui lavoratori il peso di una crisi tutta figlia della politica, a Roma i palazzinari vogliono mettere le mani su AMA, a Napoli non si effettua turn over e si lega il passaggio di livello a clausole capestro.
E’ il momento quindi di prendere parola, di dire NO ad un accordo peggiorativo e iniziare un percorso di lotta contro le privatizzazioni, per le internalizzazioni dei servizi dati in appalto, per l’inserimento della clausola di salvaguardia nel codice appalti senza delegarla ai singoli CCNL, per una reale ri-pubblicizzazione del servizio di igiene urbana.
Affinché si possa avere il tempo per arrivare informati e coscienti però è indispensabile aprire una discussione in ogni zona, in ogni stabilimento, in ogni impianto, in ogni ufficio; aspettare che termini il periodo di ferie ed effettuare una consultazione referendaria a settembre.
Sindacati conflittuali, gruppi e coordinamenti di lavoratori, singole/i lavoratrici/ori; tutti siamo indispensabile per respingere questo attacco frontale alla categoria.
Attiviamoci congiuntamente in tutto il paese per il nostro futuro e quello dell’intero comparto per un pubblico che rispetti lavoratori, utenti e ambiente.

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To:
Sent: Tuesday, July 19, 2016 11:46 PM
Subject: PER IL PROGETTO IL SOLE SULLA PELLE IL FILM

IL SOLE SULLA PELLE

un documentario di Massimo Bondielli e Luigi Martella
Stazione ferroviaria di Viareggio, 29 giugno 2009, ore 23:48. Un treno carico di GPL deraglia. Il gas fuoriesce, entra nelle abitazioni. Ore 23:50, uno due tre esplosioni. 32 persone muoiono nelle loro case. Il sole sulla pelle racconta la storia di chi è rimasto e lotta per avere giustizia e verità.

COME E’ NATA L’IDEA E PERCHE’ UN DOCUMENTARIO

Fino a che punto possiamo capire e condividere il dolore degli altri? Questo dramma ci ha scosso la coscienza e ha distrutto le nostre sicurezze. Poteva accadere ovunque. Poteva accadere a chiunque. Noi siamo figli e siamo padri. Queste storie ci appartengono.
Nel gennaio 2015 è stato realizzato un cortometraggio dal titolo “Ovunque proteggi” prodotto dalla nostra associazione Caravanserraglio Film Factory. Il corto ha riscosso interesse ed è stato selezionato da 18 festival nazionali ed internazionali, vincendo il Visioni Corte Film Festival 2015 e il Clorofilla Film Festival 2015 quale Migliore CortoDoc e Miglior Documentario e ricevendo una Menzione Speciale al Pistoia Corto Film Festival 2015. Infine, ha vinto il premio di Miglior Documentario al Global Short Film Awards 2016 di New York, premio ritirato il 21 maggio 2016 a Cannes.
Il “viaggio” del cortometraggio è l’occasione per portare la testimonianza diretta dei familiari delle vittime nelle sale, sui palchi, nelle piazze e nelle aule delle scuole che ci ospitano. Un racconto civile itinerante, che sta dando energia al documentario Il sole sulla pelle.
Il documentario Il sole sulla pelle ha una struttura narrativa costruita intorno alla potenza emotiva del “personaggio” Marco Piagentini, superstite della strage e dei familiari delle vittime e amici che lottano al suo fianco. Con la storia de Il sole sulla pelle vogliamo raccontare la dimensione umana, materiale, sconvolgente ed inaccettabile di quanto accaduto. Un documentario che esplora con la nostra umana curiosità il rapporto che ognuno di noi ha con il dolore, le grandi paure e i grandi sogni. Così, armati di MDP, di curiosità, di senso di giustizia, di senso dell’umanità capace di infrangere barriere e riportare i discorsi all’elemento umano, continuiamo nella nostra sfida di raccontare una storia che non può essere dimenticata.

PERCHE’ SOSTENERCI... GLI OBIETTIVI

Il progetto Il sole sulla pelle è iniziato nel gennaio 2014. Ci sono state decine d’incontri e conversazioni, partecipazioni a manifestazioni, riunioni, sedute del processo. L’associazione dei familiari delle vittime “Il Mondo che Vorrei” ha messo a disposizione il suo archivio documentale dandoci il pieno sostegno. Tale materiale sarà utilizzato come immagini di repertorio e testi (voice over) insieme alle testimonianze e riprese che verranno realizzate dagli autori. La Toscana Film Commission ha concesso un finanziamento, la Fondazione Giorgio Gaber e L’Aura Scuola di Cinema di Ostana di Giorgio Diritti e Fredo Valla sostengono il nostro progetto.
Il 2016 è un anno importante per la battaglia di civiltà che l’associazione dei familiari delle vittime sta conducendo da circa sette anni. In autunno probabilmente ci sarà la sentenza di I° grado pronunciata dal Tribunale di Lucca. Ma a fine 2016, alcuni reati rischiano di andare prescritti. Ma il dolore dei familiari non va in prescrizione!
Le riprese de Il sole sulla pelle sono iniziate il 29 giugno 2015, in occasione del 6° anniversario della strage ferroviaria.
A momenti di festa e riflessione sono seguiti viaggi, presidi ed incontri di impegno civile, affinché i reati a processo non cadano in prescrizione.
Con il contributo di tutti i sostenitori copriremo parte delle spese di riprese e una parte della post-produzione del documentario che sarà terminato entro il dicembre 2016.

CHI SIAMO E CONTATTI

Massimo Bondielli regista e Luigi Martella biologo ambientale, s’incontrano per la prima volta nel fango dell’alluvione che colpì le 5 Terre e la Val di Vara il 25/10/2011. Nel 2013 realizzano il documentario “Se io fossi acqua”, una storia di cibo e comunità nell’Italia alluvionata. Il documentario, oltre a 40 proiezioni pubbliche, è stato selezionato da diversi festival tra i quali CinemAmbiente Torino 2013. Ha interessato i media: Corriere della Sera e altri giornali, Radio 3 Scienza e altre radio, le trasmissioni TV Geo&Geo, Linea Verde. Nel settembre 2015 è stato proiettato a Expo Milano 2015 ed è andato in streaming sul MyMoviesLive.
Massimo Bondielli, regista–documentarista formatosi presso la scuola d’Arte Cinematografica di Genova e attraverso corsi di specializzazione. Ha realizzato varie opere video in più settori con le quali è stato selezionato in vari festival e ha ricevuto diversi riconoscimenti tra i quali il Premio Chatwin nel 2009. Il suo lavoro “Se io fossi acqua” ha ricevuto interessamenti da parte di media e giornali nazionali. Da alcuni anni si è avvicinato al documentario cercando di raccontare storie che vale la pena vivere.
* * * * *

Ancora 27 giorni di campagna crowdfunding.
71 sostenitori ed oltre 4.000 € raccolti.
Qualcuno ci ha chiesto: ma se non raggiungerete l’obiettivo economico prefissato, il documentario non verrà completato?
Il documentario si farà, “a prescindere” direbbe Totò.
Questa raccolta fondi dal basso è un momento fondamentale per la costruzione di un progetto come il nostro.
71 persone hanno versato un contributo personale (altri lo faranno in questi giorni).
Nel frattempo lo hanno fatto anche centinaia di cittadini, il pubblico che ha partecipato alle serate organizzate da associazioni che supportano il progetto, dagli amici “riduttivi” dell’associazione Rasoterra di Sarzana, all’instancabile “macchina” del Teatro Rumore di Torre del Lago; dai “compagni” della Casa del Popolo di Nodica - Pisa alla serata di giovedì prossimo 21 luglio a Camaiore organizzata dal Comune di Camaiore e dalla Fondazione Gaber.
Ed ancora, tutto ciò accadrà nelle date in programma a Viareggio, Massa e Pulica di Fosdinovo tutte entro il 15 agosto 2016. Infine, stiamo già pianificando “la campagna d’autunno”. Tutte queste ulteriori donazioni confluiranno nella raccolta fondi e il film si farà!
Nel frattempo, come dice Daniela Rombi, mamma di Valentina Menichetti (21 anni, vittima della strage di Viareggio), “come ogni anno, è arrivato giugno”.
Il 29 giugno scorso le strade di Viareggio sono state percorse da circa 10.000 persone. Un “flusso di coscienza” che ha attraversato la città.
Ad amici che hanno partecipato per la prima volta alla “marcia per non dimenticare” e che ci chiedevano cosa fare, come comportarsi, gli abbiamo consigliato semplicemente di camminare e di ascoltare i silenzi della marcia e relazionarsi con chi si aveva accanto in quel momento. Quello che i familiari delle vittime di Viareggio sono riusciti a costruire in questi 7 anni, ha un valore umano incredibile.
Continuate a sostenerci attraverso la vostra rete relazionale: “Petra su petra azza parite”
Massimo e Gino
P.S.
Luca Bassanese, cantautore veneto, ha deciso di sostenere il crowdfunding. Ecco il link del suo appello:
Aggiornamento rassegna stampa dal 10 giugno al 19 luglio 2016

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From: Alessandra Cecchi alexik65@gmail.com
To:
Sent: Wednesday, July 20, 2016 3:29 PM
Subject: STRAGE FERROVIARIA DI ANDRIA: “CRIMINE DI PACE” CONTRO L’UMANITÀ

Da La Bottega del Barbieri
20 luglio 2016
di Vito Totire (*)
Sulla evitabilità della strage di Andria-Corato è stato già detto quasi tutto.
L’adozione del sistema SCMT avrebbe evitato la strage.
Ne ho sentito parlare la prima volta nei primi anni duemila quando i macchinisti delle ferrovie (peraltro bersagliati tragicamente dalle esposizioni ad amianto) ne parlavano come alternativa al sistema tristemente noto come “uomo morto”.
Questo consisteva nell’obbligo, per il macchinista, di azionare in continuazione un pedale onde rassicurare il “sistema” circa la sua condizione di veglia e di attenzione. L’idea dell’azionamento coatto del pedale nasceva dalla scelta economicistica delle ferrovie di passare al macchinista unico, cioè un solo addetto alla guida del mezzo, per risparmiare. Il sistema “uomo morto” cadde fortunatamente in disgrazia in quanto ritenuto dai lavoratori (ma poi anche da medici e psicologi del lavoro, da ergonomi ed esperti) fonte di stress e nocivo per la salute psicofisica del macchinista, idoneo anzi a distrarlo dal suo compito principale: condurre il mezzo concentrandosi sulla strada (anche per la necessaria attenzione agli “imprevisti” fisici e umani).
Fu in quel contesto che si iniziò a parlare di SCMT, un sistema di vigilanza alternativo al cosiddetto “uomo morto”, efficace anche nella malaugurata circostanza del colpo di sonno o del malore o peggio dell’infarto del macchinista (è successo anche questo, trattandosi di lavoro molto usurante, ancorché oggi disconosciuto dalle istituzioni e da un iniquo sistema pensionistico).
Per chi, come me, ha seguito il dibattito giuridico negli ultimi decenni, era acquisito e fortemente condiviso quanto il magistrato Raffaele Guariniello e altri giudici italiani hanno sostenuto, coerentemente con il principio costituzionale del diritto alla salute: l’unico limite alle misure da adottare per la sicurezza è la fattibilità tecnica; se esiste una tecnologia (allarme, sistema bloccante, circuito chiuso, ecc.) questa deve essere adottata; l’entità degli oneri economici, spesso invocati per temporeggiare, non va considerata un ostacolo alla sua concreta e immediata adozione.
Anche una organizzazione del lavoro non ergonomica deve essere rifiutata in quanto terreno di coltura favorevole all’accadimento di infortuni; pensiamo alla strage dell’autobus in Spagna che ha ucciso le studentesse; bisogna smetterla di considerare accettabile che un autista lavori guidando una intera notte, per poi attribuire il cosiddetto “incidente” al malore dell’autista; peraltro, per quella strage in Spagna, cominciano a evidenziarsi proposte risarcitorie offensive per le vittime e per chiunque abbia sofferto ad apprendere la tragica notizia.
Allora cosa non ha funzionato ad Andria? E’ venuta meno la coerenza rispetto alle norme della convivenza civile grazie anche alla voluta proliferazione di “enti di controllo” che non hanno verificato nulla e che anzi hanno poi fatto ricorso a mediazioni, compromessi e deroghe: per qualcuno evidentemente la vita dei cittadini pendolari su linee locali vale meno di “vite più importanti”.
Viceversa il quadro procedurale a tutela della prevenzione e della sicurezza è chiaro: la USL dal 1978 ha tra i suoi doveri disegnare la mappa dei rischi presenti nei luoghi di lavoro e di vita (articolo 20 della Legge 833/78): questa mappa è stata disegnata per l’area teatro della strage in Puglia?
Correttamente le USL si occupano di prevenzione e riduzione del rischio autostradale; perché questo disinteressamento, a volte generalizzato, per le ferrovie? Ovviamente la domanda è retorica. Su questo abbiamo già avuto modo di tentare il dialogo con le istituzioni politiche nazionali, senza ottenere risposte.
Se fosse stata disegnata la mappa del rischio, evitando sovrapposizioni, il rischio sarebbe stato individuato e la USL avrebbe potuto anzi dovuto intervenire con prescrizioni da adottare immediatamente. Nessuno può ritenere legittimo che i due macchinisti morti, in quanto lavoratori, avessero meno diritti di altri che operano in comparti in cui la USL ha pieni poteri di intervento. Il rispetto dei diritti dei lavoratori si sarebbe riverberato sul diritto degli utenti/passeggeri: la strage non si sarebbe verificata.
I lavoratori delle ferrovie lottando contro “l’uomo morto” hanno indotto l’applicazione di misure tecnologiche davvero efficienti, ma purtroppo, come abbiamo visto, non estese a tutto il territorio nazionale e certamente meno rispettate dove più i lavoratori sono “deboli”.
Ora seguiremo le indagini e i processi, avanzando istanza di costituzione di parte civile. Lo faremo anche per la affermazione di questi princìpi, ma pure con alcune certezze: la prima è che questo lutto è troppo devastante per essere elaborato senza postumi; la seconda è l’amarezza di avere valide ragioni e argomentazioni, ma di essere arrivati ad affrontare il problema, ancora una volta, purtroppo, solo “il giorno dopo”.
Né vogliamo produrre solo parole o solo proteste: ogni iniziativa autogestita a livello locale di solidarietà morale, materiale ed economica con le vittime ci trova disposti a metterci in sinergia con essa.
Bologna, 14/07/16

(*) Vito Totire è medico del lavoro, ma anche “macchinista onorario” e fa parte del centro “Francesco Lorusso”, del circolo Chico Mendes e di AEA, l’Associazione Esposti Amianto e rischi per la salute.

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From: Posta Resistenze posta@resistenze.org
To:
Sent: Thursday, July 21, 2016 2:56 AM
Subject: FERROVIE, SI PARLA DI ERRORE UMANO PER NON PARLARE DEGLI ERRORI DISUMANI

Da Il Manifesto
Dante De Angelis Ferroviere
15/07/2016

L’errore umano non esiste, o meglio non esiste nulla che possa giustificare una strage in conseguenza di una banale distrazione o di un equivoco in una comunicazione tra due ferrovieri. Non esiste come giustificazione nel senso che l’errore è sempre presente nell’azione dell’uomo, è un evento incombente, connaturato alla quotidianità e all’essenza umana, appunto.
Se ci fosse stata una efficace valutazione del rischio, questo sarebbe emerso ed eliminato o attenuato al minimo possibile. Pertanto chiunque organizzi o gestisca un’attività produttiva che abbia qualche rischio per i lavoratori o per i terzi ha l’obbligo morale e giuridico di prevedere l’errore umano come fattore onnipresente in qualsiasi azione o procedura e di prevenirne gli effetti.
Qualsiasi carpentiere precipiti da un’impalcatura e qualsiasi operaio si amputa una mano sotto una fresa, sicuramente commette un errore umano. E’ un evento prevedibile come il sonno o la fame. Per questo sono stati inventati, e resi obbligatori per legge, i parapetti e le fotocellule di blocco delle lame.
Perché a quei ferrovieri che pure facevano un lavoro così delicato e rischioso non sono stati forniti dei “parapetti” che nel momento della stanchezza, distrazione o di tensione non li hanno trattenuti dal precipitare nel disastro?
Se si fosse trattato di avviare un grande macchinario in una normale fabbrica, il comando esclusivamente telefonico, senza controlli sarebbe stato fuorilegge da sessant’anni. Sarebbero stati imposti vincoli meccanici, elettrici e elettronici di controllo, da una postazione remota con allarme incorporato… magari via internet.
Per quei treni no: ancora oggi sono autorizzati a circolare, con norme scritte nel secolo scorso, solo per queste ferrovie “minori” poiché sulla rete nazionale dopo alcuni gravissimi incidenti (e solo grazie a quei morti) le regole e le tecnologie sul distanziamento dei treni sono finalmente cambiate.
Il vero, grande errore umano (commesso pure da esseri umani) è mantenere in esercizio una linea ferroviaria così intensamente trafficata col sistema primitivo del “blocco telefonico”, cioè uno scambio di fonogrammi mediante una normale telefonata, tra due capistazione.
E’ un errore umano anche destinare investimenti, per sviluppare in modo così disomogeneo le diverse linee gestite dalla stessa società: da una parte stazioni e treni nuovi (quasi di zecca), dotati di tutti i moderni sistemi che passano prima su linee con tecnologie moderne e poi proseguono la loro corsa su una linea rimasta al secolo scorso. Dove anche gli stessi macchinisti e capitreno sono indotti all’errore poiché devono cambiare continuamente il “registro mentale” delle loro azioni più volte al giorno in base al punto in cui sono.
Un errore ancora più grande è quello in capo alle istituzioni ministeriali di scrivere e mantenere in vigore delle norme di sicurezza che consentono alle imprese ferroviarie di continuare a gestire, senza limiti di tempo, un servizio pubblico strategico con standard di sicurezza di serie C.
Questi sono “errori disumani”, perché commessi, con scelte consapevoli e precise strategie manageriali e istituzionali, da persone lontane nel tempo e nello spazio dal luogo del disastro e dallo strazio di quelle lamiere. Errori commessi a tavolino con fredda lucidità in conseguenza dei quali si sono create le “insidie o le trappole” in cui sono caduti i compagni di lavoro pugliesi.
Dispiace leggere che la magistratura abbia subito individuato, come al solito, soltanto le responsabilità dell’ultimo anello della catena, senza alzare lo sguardo verso chi aveva il dovere giuridico di adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori e dei viaggiatori.

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From: Slai Cobas per il Sindacato di classe slaicobasta@gmail.com
To:
Sent: Saturday, July 23, 2016 9:39 AM
Subject: SOSTEGNO E APPOGGIO ALLA GRANDE LOTTA DEGLI OPERAI DEL GRUPPO KAMILA/ITALTRANS

B
uongiorno,
invio una nota per riassumere i contenuti della vertenza sindacale, che al tempo stesso rappresenta una situazione al limite dei diritti civili e umani, per i lavoratori della logistica nei magazzini del gruppo Kamila Italtrans (Brignano, Basiano, Calcinate) gestiti principalmente dal consorzio Cisa con le sue rete estesa di cooperative.
La condizione dei lavoratori (più di 600 persone al 90% immigrati) è pesante, ritmi e carichi di lavoro molto duri, aggravato dal lavoro gestito praticamente con una forma di cottimo, privazione dei diritti elementari fino a non avere più una propria vita privata.
Basti tenere presente che per i lavoratori è impossibile gestire turni orari e sedi di lavoro, sanno quando entrano e non quando escono (10/12/14 ore sono cosa normale), le comunicazione e le variazioni arrivano con un sms a tutte le ore anche notturne.
Una totale discrezionalità usata anche in termini punitivi (un equivalente delle punizioni corporali) quando un lavoratore non dimostra la massima subordinazione e ubbidienza, viene lasciato senza lavoro per più giorni, o spostato in una sede scomoda o gli viene assegnato un turno con sole 3/4 ore, a seconda della colpa di cui si è macchiato: un lavoratore è dal 16 maggio che non viene più chiamato al lavoro senza una spiegazione, senza una comunicazione scritta...
Antisindacalità, pressioni minacce di ogni genere per impedire il minimo gesto di ribellione, come iscriversi al sindacato, testimoniate da tante voci e da mille fatti quotidiani.
Oggi, oltre che per condizioni di lavoro dignitose stiamo lottando per il reintegro di 4 lavoratori licenziati perchè si sono recentemente iscritti al sindacato (per uno, il nostro attivista, sospeso disciplinarmente con un’accusa falsa appena si è iscritto), contro la deportazione di 40 lavoratori del magazzino di Basiano, che appena iscritti sono stati divisi e dispersi in altri appalti anche lontani, compresi quelli che non sono automuniti e al lavoro nel magazzino di Basiano sono stati sostituiti con una cooperativa fatta venire da Roma.
Non è semplice senza diventare ripetitivi presentare questo quadro.
I lavoratori da giorni stanno manifestando e scioperando per il ritiro dei licenziamenti, che si aggiunge alla richiesta di turni regolari, al pagamento della malattia al 100% e alla giornata di 8 ore, chiedono lavoro e diritti
Giovedì l’altro c’è stata una bella manifestazione come prima risposta ai 4 licenziamenti a Treviglio, poi uno sciopero dei due magazzini, altri scioperi e un presidio alla sede centrale di Italtrans a Calcinate ieri che viene ripetuto oggi pomeriggio alle 16.30.
Abbiamo inviato una segnalazione alla Prefettura con la richiesta di convocazione di un tavolo negoziale, è in via di ultimazione un ricorso legale per discriminazioni.
Non lasciamo alcuna strada intentata, ma a livello di stampa c’è un vuoto pesante.
Vi chiediamo di poter documentare questa condizione di centinaia di lavoratori, che tra l’altro, dopo 10/15 anni di duro lavoro di facchinaggio hanno come prospettiva, con la schiena e le braccia spaccate, di essere mandati via.

per il sindacato Slai Cobas per il sindacato di classe
Sergio Caprini
340 72 26 074

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From: Medicina Democratica segreteria@medicinademocratica.org
To:
Sent: Saturday, July 23, 2016 11:56 AM
Subject: LA NEWSLETTER DI MEDICINA DEMOCRATICA

 

La Newsletter di Medicina Democratica

 

COMUNICATO STAMPA: “QUESTO PROCESSO S’HA DA FARE”
La Corte Costituzionale si è pronunciata in modo chiaro con la sentenza n. 200 del 21 luglio 2016 su richiesta del giudice di Torino nel procedimento denominato Eternit bis contro Stephan Schmidheiny. Applicare o no il principio giuridico “ne bis in idem” che stabilisce che nessuno può essere giudicato due volte per il medesimo reato?
La Corte ha stabilito che in sostanza il principio resta, ma la sua applicazione deve essere discussa in funzione della diversità delle persone, nonché di condizioni diverse e di causalità diverse.
Il problema giuridico non può prescindere dalla realtà, quindi i casi vanno esaminati ciascuno per sé e nel dettaglio. In particolare per le persone decedute per amianto all’Eternit che non presentate nel primo processo, prescritto il 19 novembre del 2014 dalla Corte di Cassazione, non c’è dubbio che il processo deve continuare, per le altre si devono esaminare i fatti.
Leggi tutto al link:
SENTENZA OLIVETTI PER L’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO
Di seguito il comunicato di Medicina Democratica Onlus e dell’Associazione Italiana Esposti Amianto sulla sentenza Olivetti.
Il Giudice monocratico del Tribunale di Ivrea il 18 luglio ha condannato gli imputati accusati di omicidio colposo e lesioni colpose di diversi lavoratori della Olivetti di Ivrea (poi Telecom Italia): spiccano i nomi fra gli imputati di Debenedetti Carlo, Debenedetti Franco, Corrado Passera, e altri.
Non tutti i casi di lavoratori ammalati e deceduti sono stati considerati né tutti quelli considerati hanno determinato il riconoscimento di una colpa da parte dei datori di lavoro e dei dirigenti che si sono succeduti nel tempo.
Leggi tutto al link:
IL NUOVO FASCICOLO DELLA RIVISTA MEDICINA DEMOCRATICA
E’ in uscita il nuovo numero di Medicina Democratica.
Il numero è caratterizzato dal dossier dedicato alla Salute della Donna, purtroppo reca anche i testi letti in occasione della commemorazione dedicata a Luigi Mara e un ricordo di Katia Lumachi anch’essa recentemente scomparsa.
Tra gli altri articoli di interesse, un testo su alcoolismo e povertà (Jean), un articolo sulla mancata bonifica di Bagnoli.
Molto dettagliato l’articolo di Ruzzenenti sullo stato del Sito Inquinato Nazionale della ex Caffaro di Brescia.
A richiesta possiamo inviare il singolo fascicolo cartaceo.
Leggi tutto al link:
NO ALLE DEFORME COSTITUZIONALI: TUTELIAMO LA COSTITUZIONE.
Medicina Democratica Onlus è per il NO alla controriforma costituzionale e per il NO alla legge elettorale “Italicum”.
L’attuale esecutivo ha inaugurato il suo mandato con la parola d’ordine dell’innovazione e delle riforme.
La riforma costituzionale (Legge Boschi) così come la riforma elettorale (Italicum, Legge 52/15), per quanto dichiarato dagli ideatori, andrebbero nella direzione di rendere più veloce l’azione dei governi con due meccanismi fondamentali: eliminando il bicameralismo e introducendo un imbuto nella selezione dei rappresentanti politici (della compagine governativa e dell’opposizione).
Leggi tutto al link:
UN DISASTRO PREVEDIBILE E PREVENIBILE DELL’ITALIA A DUE VELOCITA’
Riportiamo il comunicato del Direttivo di Medicina Democratica sul disastro ferroviario avvenuto vicino ad Andria il 12/07/16.
Una Italia a due velocità, a binari alternati e a sicurezza differenziata.
Il disastro ferroviario di Andria è la tragica metafora di una Italia a due livelli ove, in nome del profitto e di scelte non condivise, la sicurezza viene negata e determina morte nei luoghi di lavoro e di vita.
Leggi tutto al link:
MEDICINA DEMOCRATICA ONLUS E IL PROCESSO D’APPELLO PER DISASTRO CONTRO SOLVAY DI SPINETTA MARENGO
Medicina Democratica Onlus ha partecipato attivamente a tutti i momenti del processo per il disastro ambientale provocato dagli impianti attualmente di proprietà Solvay di Spinetta Marengo.
L’impegno nel nostro legale, l’avvocato Laura Mara, e dei nostri consulenti tecnici, tra cui il compianto Luigi Mara, unitamente a quello del Pubblico Ministero, hanno determinato una sentenza che, se non può soddisfarci, pure riconosciamo che ha sancito alcuni importanti punti fermi.
Leggi tutto al link:

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From: AIEA Paderno Dugnano aieapadernodugnano@gmail.com
To:
Sent: Saturday, July 23, 2016 3:31 PM
Subject: ASSOCIAZIONE ITALIANA ESPOSTI AMIANTO: COMUNICATO OLIVETTI

COMUNICATO STAMPA: CONDANNATI I DIRIGENTI DELLA OLIVETTI PER MORTI DA AMIANTO
Il Giudice monocratico del Tribunale di Ivrea il 18 luglio ha condannato gli imputati accusati di omicidio colposo e lesioni colpose di diversi lavoratori della Olivetti di Ivrea (poi Telecom Italia): spiccano i nomi fra gli imputati di Debenedetti Carlo, Debenedetti Franco, Corrado Passera, ed altri.
Non tutti i casi di lavoratori ammalati e deceduti sono stati considerati, né tutti quelli considerati hanno determinato il riconoscimento di una colpa da parte dei datori di lavoro e dei dirigenti che si sono succeduti nel tempo.
In questo processo Medicina Democratica (MD) e Associazione Italiana Esposti Amianto (AIEA) non si sono costituiti, considerando i molti procedimenti e processi in cui le due Associazioni erano già impegnati, ma anche indirettamente le due Associazioni hanno contribuito, nell’ambito dell’insieme dei procedimenti precedenti e in corso per esposizione ad amianto, perché si arrivasse ad una simile positiva sentenza di cui si conosceranno le motivazioni fra 90 giorni.
Si sta consolidando una giurisprudenza importante con particolare riferimento all’utilizzo (molto esteso) di talco contaminato da amianto. Un giurisprudenza impensabile fino a pochi anni fa e in un momento dominato dalla ricerca di pura crescita economica e di profitto senza alcuna considerazione degli aspetti ambientali e di sicurezza. I processi nei quali si arriva a condanna ci dicono che le responsabilità vengono riconosciute, vanno perseguite in particolare di coloro che detengono una posizione di garanzia.
MD e AIEA, pur nelle loro diversità di organizzazione e di direzione, chiedono che dai processi si traggano le dovute conseguenze in termini di impegno a eliminare l’amianto e le altre sostanze e agenti nocivi tossici cancerogeni dai luoghi di vita e di lavoro. Per l’amianto occorre una azione coordinata, nazionale e regionale, per la bonifica dei manufatti ancora presenti negli edifici e per evitare importazioni truffaldine di merci o manufatti che lo contengono. Le responsabilità siano chiare: per chi non ha controllato mentre doveva controllare, per chi deve bonificare e non bonifica a chi deve smaltire correttamente e non smaltisce, per chi deve attuare la sorveglianza sanitaria sugli ex esposti e non la attua. Non ultimo per chi indebitamente allunga i tempi dei procedimenti giudiziari, per chi inventa teorie pseudoscientifiche per negare, anche di fronte alla più chiara evidenza, le responsabilità a chi le detiene.
La lotta e la mobilitazione non potranno arrestarsi se non di fronte al pieno raggiungimento degli obiettivi enunciati.

Milano,19 luglio 2016
Medicina Democratica Onlus
Associazione Italiana Esposti Amianto Nazionale

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From: Clash City Workers cityworkers@gmail.com
To:
Sent: Tuesday, July 26, 2016 9:30 AM
Subject: L’APERTURA DEI CENTRO COMMERCIALI NEI FESTIVI: INTERVISTA A UNA LAVORATRICE

Ha fatto scalpore l’utilizzo dei voucher nella Grande Distribuzione, ennesima perla regalataci dal Jobs Act del Governo Renzi. La notizia si inserisce però in un contesto nel quale le condizioni di lavoro sono costantemente sotto attacco, da almeno un ventennio.
Risale infatti almeno al primo Governo Prodi la liberalizzazione degli orari di lavoro, completata poi dal “governo dei tecnici” di Mario Monti. In nome del profitto bisogna poter lavorare quando lo dice l’azienda, senza nessun rispetto per il godimento dei momenti di riposo collettivo (le domeniche e i festivi), e senza nessuna preoccupazione per l’usura dei corpi, costretti a portarsi a lavoro anche di notte, nei corridoi deserti illuminati al neon dei centri commerciali.
In nome del profitto si vuole distruggere quel tessuto di piccoli esercizi commerciali che non reggono la concorrenza spietata delle grandi superfici. In nome del profitto si resta aperti anche il 25 aprile e il 1 maggio, momenti di importante rappresentazione della nostra libertà, della nostra emancipazione.
Noi come altri sappiamo che ai lavoratori tutto ciò non va affatto bene, che gli straordinari (sempre più esigui, per la verità) bastino a pagare l’estensione della settimana lavorativa, e il ricorso sempre più estremo a forme contrattuali precarie. C’è paura di ribellarsi, c’è opportunismo da parte di molti sindacati, ma c’è anche una rabbia e un risentimento che vanno organizzati e rappresentati.
Ripubblichiamo dunque con piacere questa intervista inviataci dai compagni del ”Tafferuglio” (giornale online lucchese), che hanno intervistato una lavoratrice del Carrefour locale, rimasto aperto il 1° maggio scorso.
Solo costruendo visibilità e solidarietà intorno alle lotte dei lavoratori, potremo ribaltare il segno di questa crisi.
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Primo maggio, festa dei lavoratori, il Carrefour di Lucca rimane aperto. Abbiamo colto l’occasione per intervistare una lavoratrice del supermercato e approfondire altri argomenti, tra cui la recente decisione delle aperture domenicali, il prolungamento dell’orario fino alla mezzanotte e le reazioni dei sindacati. Ne è emerso un quadro che ci parla di una condizione di ricatto ma anche di una crescente insofferenza disposta a tramutarsi in opposizione e rifiuto. Una situazione che riguarda non solo i lavoratori di Carrefour, ma anche tutti i lavoratori degli altri stabilimenti della grande distribuzione e, ovviamente, i cittadini che vanno a fare la spesa.
L’ANNO SCORSO E’ SALTATA ALLE CRONACHE DI LUCCA LA NOTIZIA CHE IL CARREFOUR AVREBBE PROLUNGATO L’ORARIO DI APERTURA FINO ALLA MEZZANOTTE, MENTRE GIA’ IN ALTRE CITTÀ IN TOSCANA RESTAVA APERTO 24 ORE SU 24. COSA E’ SUCCESSO ESATTAMENTE E COSA SI E’ MOSSO ALL’INTERNO DI CARREFOUR AL TEMPO?
Tutto è partito dalla volontà di Carrefour di far firmare a noi lavoratori un accordo che ci obbligava ad essere in servizio un tot di domeniche l’anno. Questo contratto è stato firmato dalla maggior parte dei lavoratori poiché questi sono stati minacciati di licenziamento se si fossero rifiutati. Solo 11 lavoratori su 140 si sono ribellati e hanno negato la firma. Non si trattava propriamente di un contratto, ma più propriamente di un accordo in più in cui i lavoratori si impegnavano a lavorare delle domeniche gratuitamente. Dico gratuitamente in quanto, prima di ciò, a lavorare di domenica venivi pagato al 130, mentre ora al 30, quindi, in pratica, adesso si viene retribuiti solo 10 euro in più per questo straordinario.
Queste 11 persone hanno deciso di riorganizzarsi poiché la CGIL faceva il gioco dell’azienda e, anzi, ci spingeva addirittura a firmare l’accordo dicendoci che dovevamo fare un sacrificio per conservare il posto di lavoro, altrimenti avrebbero aperto la mobilità e ognuno dei lavoratori avrebbe rischiato di andare a casa. Ci dicevano che sulla nostra coscienza sarebbero pesate quelle persone licenziate, ci facevano sentire in colpa praticamente. Noi ci siamo rifiutati lo stesso e abbiamo contattato i Cobas. Purtroppo siamo ancora in pochi ad essere iscritti ai Cobas (solo 7 o 8), nonostante ci siano molti simpatizzanti.
COME MAI QUESTO TIMORE A ISCRIVERSI AL SINDACATO DEI COBAS?
Purtroppo, a causa di queste minacce, molti lavoratori hanno paura di esporsi troppo (anche se c’è da dire che dopo le vicende di questo accordo, la CGIL ha perso molti iscritti). Per il futuro tuttavia pensiamo in positivo, poiché quest’anno l’accordo è stato riproposto, e il numero di coloro che non si fanno ricattare e non l’hanno firmato è aumentato. Adesso siamo una trentina.
COSA E’ SUCCESSO DENTRO L’AZIENDA DA QUANDO VI SIETE UNITI AI COBAS IN POI?
Le persone che non hanno firmato questo accordo, tra cui anche io, sono state minacciate. In particolare chi si è iscritto ai Cobas è stato minacciato di venire spostato da qualche altra parte, cosa che poi fortunatamente non è avvenuta. Poiché quest’anno è scaduto l’accordo, Carrefour l’ha riproposto e ha addirittura aumentato il numero di domeniche, chiedendone 24 invece di 16, giocando al rialzo. Al che la CGIL, unico sindacato ad avere un RSU (Rappresentante Sindacale Unitario) all’interno dell’azienda, ci ha detto che avrebbe parlato con Carrefour per contrattare. Dopo di che, CGIL ha risposto di essere riuscita a scendere alle solite 16 domeniche. Noi lavoratori abbiamo detto che ci saremmo ugualmente rifiutati di firmare e, anzi, il numero di chi si opponeva è aumentato (il numero è triplicato, da 11 a 30).
PENSI CHE I SINDACATI CONFEDERALI FACCIANO IL GIOCO DELL’AZIENDA?
Assolutamente sì, la CGIL ci dice di lavorare la domenica e so addirittura di una sindacalista CGIL che ha risposto a un ragazzo: “Stai lavorando al commercio, il Carrefour vuole stare aperto la domenica e se a te non va bene ti licenzi”. Una delle proposte della CGIL, d’accordo con l’azienda, era di assumere per il fine settimana gli studenti, non so se pagati con voucher o assunti regolarmente, ma sicuramente con una paga molto bassa.
VOI, COME COBAS, COSA SIETE RIUSCITI A OTTENERE PER ORA DALL’AZIENDA E CHE OBIETTIVI AVETE?
Purtroppo per ora solo la CGIL ha voce nell’azienda poiché noi non siamo riusciti a entrare come RSU; purtroppo ci siamo organizzati troppo tardi e le elezioni si tengono ogni tre anni. Abbiamo provato a presentarci come RSA (Rappresentante Sindacale Aziendali), ma siamo stati respinti dall’azienda, quindi noi non possiamo partecipare alle contrattazioni con l’azienda come Cobas, ma solo come lavoratori singoli. Però sono positiva al riguardo poiché penso che alle prossime elezioni ce la faremo sicuramente a passare.
RICAPITOLANDO, I LAVORATORI CHE HANNO FIRMATO QUESTO ACCORDO HANNO IL TURNO DI DOMENICA, MENTRE CHI NON HA FIRMATO, MANTIENE IL VECCHIO CONTRATTO SENZA DOMENICHE, GIUSTO?
Esatto: 16 anni fa, quando il Carrefour ha aperto, ci ha fatto un contratto che andava dal lunedì al sabato. La maggior parte di noi è lavoratore part-time, mentre chi ha il contratto full-time e fa 40 ore a settimana, ha da sempre la domenica obbligatoria. Con questo accordo, però, il numero di domeniche è aumentato per i full-time, i quali hanno scaricato parte di queste domeniche su noi lavoratori part-time. Da questo fatto è nata una vera e propria guerra fra lavoratori part-time e full-time, cosa davvero brutta. In questo modo l’azienda ci costringe a metterci l’uno contro l’altro, poiché giustamente anche il full-time si trova costretto a lavorare 4 domeniche al mese e ognuno tenta di difendere il proprio contratto. L’azienda è felicissima quando i lavoratori litigano e sono disuniti. Penso che questa dinamica purtroppo sia molto diffusa in Italia.
Oltre tutto Carrefour inizialmente ci ha detto di non poter più assumere interinali, ovvero lavoratori esterni, per risparmiare soldi, perché l’azienda non andava molto bene, quindi dovevamo lavorarle noi queste domeniche, senza alcun tipo di straordinario. Questo sarebbe stato anche accettabile pur di mantenere il proprio posto di lavoro, ma poi Carrefour viene fuori con la proposta di aprire fino a mezzanotte, e quindi diventa inevitabile chiamare degli interinali visto che prima eravamo aperti dalle 8.30 alle 21 e sarebbe stato impossibile essere coperti fino a mezzanotte con l’attuale organico. Ovviamente ci siamo sentiti presi in giro visto che ci eravamo sacrificati per non dover più assumere lavoratori interinali.
Invece di assumere e creare nuovi posti di lavoro, hanno deciso di ricorrere agli interinali delle agenzie del lavoro, che io chiamo agenzie di sfruttamento, visto che si tratta di ragazzi giovani o persone rimaste senza lavoro, sui 40, 50 anni e che non riescono più a inserirsi sul mercato del lavoro. Queste persone vengono chiamate quando pare a loro, a volte anche con un’ora di preavviso e vengono pagati pochissimo. Quindi queste persone stanno a casa aspettando una chiamata che potrebbe non arrivare mai e spesso vengono fatti lavorare giusto una o due volte al mese, è una situazione veramente assurda.
ACCENNAVI SOPRA ALLA MINACCIA DELLA MOBILITA’: E’ MAI STATA USATA DALL’AZIENDA?
Sì. Carrefour ha già aperto due volte la mobilità per i lavoratori: ti mandano da un’altra parte dicendoti che in quel negozio siete troppi. Per non perdere colleghi e col fatto che potrebbe toccare anche a loro stessi, i lavoratori aprono il contratto di solidarietà: per la durata di un anno tutti lavorano un po’ meno e le ore che mancano a riempire gli orari dei singoli vengono pagate per l’80% da INPS e per la restante parte dall’azienda. Chiaro che Carrefour evita un sacco di spese in questa maniera. Questa manovra tra l’altro è pubblicizzata da CGIL che continua a suggerire i lavoratori di “stare buoni” e aprire questi contratti mentre tutti rischiano seriamente il lavoro e hanno a disposizione l’ultimo anno di contratto di solidarietà. Anche qui si vedono i risultati della concertazione tra sindacati e azienda nello spremere il lavoratore di ogni risorsa che ha, fosse anche quella di far pagare a tutti (tutti quelli che pagano le tasse) i capricci e i profitti dell’impresa.
VOI COME VIVETE LA QUESTIONE DELL’ESERCITO INDUSTRIALE DI RISERVA, OVVERO IL FATTO DI POTER ESSERE SEMPRE RIMPIAZZABILI DA QUALCUN ALTRO DISPONIBILE A PRENDERSI IL VOSTRO LAVORO?
A me questa cosa è stata detta un sacco di volte: se non ti sta bene così, fuori abbiamo una coda di persone pronte a prendere il tuo lavoro, anche a condizioni peggiori delle tue, senza lamentarsi. Penso che il Carrefour non veda l’ora di togliersi di torno una buona fetta di noi lavoratori per assumere persone che si facciano sfruttare in silenzio.
Per capire qual è il clima, basti pensare che ci sono addirittura alcuni lavoratori che hanno accettato sottobanco di fare l’orario serale. Purtroppo è impossibile ottenere l’unità di tutti i lavoratori, ma cerchiamo di aggregare e coinvolgere più lavoratori possibile, anche se molti si limitano a lamentarsi.
DA PARTE VOSTRA C’E’ ANCHE UNA SFIDUCIA RIGUARDO AL FATTO CHE LA GRANDE DISTRIBUZIONE, IN QUESTO MODO, RIESCA DAVVERO A MIGLIORARE LE ENTRATE DELL’AZIENDA.
Esatto. Penso che Carrefour non guadagni di più con questa nuova politica: i clienti si sono abituati a venire la domenica, ma poi questi stessi clienti non verranno di lunedì o martedì; insomma, non c’è stato un acquisto di nuova clientela, si sono solo distribuiti i giorni in maniera diversa. L’apertura domenicale è solo una strategia per cercare di togliere clienti ad altre grande distribuzioni come Esselunga o Coop. Mi sembra un tentativo anche maldestro poiché se non si migliorano qualità e servizio, non si acquista nuova clientela.
QUESTO TENTATIVO, A LUCCA E’ PASSATO ATTRAVERSO IL FORMAT DI APRIRE FINO A MEZZANOTTE, MENTRE SAPPIAMO CHE A PISA E MASSA SI USA IL FORMAT DELLE 24 ORE.
Esatto, hanno provato questa strategia, ma poco dopo sono tornati anche loro all’apertura fino a mezzanotte poiché non funzionava.
UN ORARIO DI LAVORO QUINDI CHE VA A DISCAPITO DEI LAVORATORI E DELLA QUALITA’ DELLA LORO VITA PRIVATA.
Sicuramente. Oltretutto, Carrefour sostiene che questa novità abbia salvato l’azienda, mentre quei pochi clienti che vengono la sera verso le undici, undici e mezza, sono solo ragazzi che acquistano qualche alcolico.
PER VOI CHE LA VIVETE SULLA VOSTRA PELLE, QUANTO LA LOGICA DI MERCATO INFLUISCE SUI DIRITTI DEL LAVORATORE E SULLA SUA DIGNITA’?
E PERCHE’ ALCUNI LAVORATORI ACCETTANO QUESTE CONDIZIONI?
E’ sicuramente molto influente, per non parlare del fatto che ti viene fatto un lavaggio del cervello in cui ti dicono che il mondo sta cambiando, che ci dobbiamo adeguare a queste leggi di mercato, per cui bisogna essere sempre aperti, bisogna essere flessibili e al pari del resto d’Europa, quando poi in realtà non è vero che in Europa la grande distribuzione sta sempre aperta 24 h: per esempio Carrefour in Francia non è rimasta aperta per il Primo Maggio. In Italia, invece, poiché hanno visto che i lavoratori lo permettono, se ne approfittano.
Inoltre Lucca non è una grande città come Roma o Milano e il Carrefour di Lucca ha una posizione molto periferica, per cui chi ci viene, viene apposta e non perché è di passaggio e, infatti, nell’orario serale, è quasi deserto.
SE UN DOMANI RIUSCISTE AD OTTENERE UN RSU, COME PENSATE DI INSERIRVI NELLE DINAMICHE D’AZIENDA?
Potremmo partecipare ad assemblee e contrattazioni, dire apertamente che non ci stiamo e, soprattutto, affermare il nostro no alla domenica lavorativa, per tornare, come una volta, alle dodici domeniche l’anno, quindi una domenica al mese di apertura. Capisco che ogni tanto aprire la domenica sia utile, ad esempio sotto le festività natalizie, ma questi giorni vanno pagati adeguatamente, con maggiorazione più alta o straordinario.
Per come sono le cose ora, l’azienda sta impedendo alle persone di avere una vita. Invece di far sì che l’apertura domenicale permettesse l’assunzione di nuovi lavoratori, hanno gravato il personale di un orario invivibile, nonché peggiorato notevolmente il servizio. Inoltre, adesso, ci vogliono anche ridurre la paga oraria.
CI SONO DEI CONTATTI FRA VOI E I LAVORATORI DI ALTRI STABILIMENTI CARREFOUR?
L’anno scorso ci sono stati dei contatti con quelli di Pisa, che hanno vissuto un po’ la nostra stessa situazione, con la proposta di un identico tipo di accordo. Hanno rifiutato di firmare in numero molto maggiore rispetto che a Lucca, probabilmente anche perché, a quanto so, non hanno ricevuto minacce di licenziamento e simili. Mentre a Massa il nuovo accordo non ha suscitato particolari polemiche.
COME POTREBBE INTERVENIRE UN ATTORE ESTERNO NELLA VOSTRA LOTTA?
A livello più semplice, convincendo la gente a non venire a fare la spesa di sera e di domenica, esattamente come oggi, Primo Maggio, è stato detto di non recarsi al Carrefour. Bisognerebbe veramente convincere le persone a non andare nei supermercati nei giorni festivi e nelle domeniche, ma non è facile. Dobbiamo anche pensare che questo meccanismo potrebbe creare un effetto a catena, per cui anche le altre grandi distribuzioni, per competere con Carrefour, potrebbero ampliare i loro orari di apertura. Quindi sarebbe bene che anche i lavoratori di altre catene fossero solidali con la nostra lotta.

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To:
Sent: Tuesday, July 26, 2016 1:52 PM
Subject: COMUNICATO STAMPA

Buongiorno,
vi inviamo a seguire il Comunicato Stampa del nostro Comitato in merito al presidio e all’incontro con il sindaco metropolitano Giuseppe Sala che si sono svolti ieri.
Cordiali Saluti
Comitato a sostegno dei Familiari delle Vittime e dei Lavoratori Eureco
Per info: 
Lorena Tacco 392 21 28 038
Loris Brioschi 347 31 27 634

COMUNICATO STAMPA
Si è svolto lunedì 25 luglio dalle ore 9.00 alle 12.30 il presidio promosso dal Comitato a sostegno dei familiari delle vittime e dei lavoratori Eureco” di Paderno Dugnano davanti a Palazzo Isimbardi in via Vivaio 1, sede della Città Metropolitana, che ha visto la partecipazione di varie decine di persone provenienti da Paderno Dugnano, Cormano, Bresso, Sesto San Giovanni e Milano. Portando solidarietà erano presenti inoltre delegazioni del Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio di Sesto San Giovanni e la Rete Sicurezza di Milano.
L’obiettivo del presidio svoltosi oggi, contemporaneamente a quello dei dipendenti della Città Metropolitana che cercano di risolvere i problemi dei lavoratori precari, era quello di poter fare un incontro con il nuovo Sindaco Metropolitano Giuseppe Sala al fine di ribadire la nostra contrarietà ai permessi concessi alla società Tecnologia & Ambiente srl per il nuovo impianto di smaltimento rifiuti pericolosi che sorgerà sull’area ex Eureco di Paderno Dugnano (via Mazzini 101, località Palazzolo Milanese).
Ricordiamo che è stato proprio su quella area che il 4 novembre 2010 scoppiò il terribile incendio che ha provocato la morte di 4 lavoratori, bruciati vivi e il ferimento di altri 3. Incendio causato dalla totale inosservanza di misure di sicurezza presso l’azienda Eureco che miscelava in modo fraudolento rifiuti pericolosi, Operazione che ha portato alla condanna del titolare dell’Eureco a 5 anni di carcere.
Dopo lo svolgimento del Consiglio Metropolitano alle 11.30 si è svolto un incontro in una saletta a lato della sala del Consiglio Metropolitano. Erano presenti all’incontro Giuseppe Sala e la sua segreteria, i consiglieri metropolitani Barberis, delegato ai problemi ambientali e Parozzi e la dirigente responsabile del settore Ambiente della Città Metropolitana, Maria Cristina Pinoschi. Il comitato era rappresentato da Lorena Tacco, Loris Brioschi con il consigliere comunale di Paderno Dugnano Giovanni Giuranna.
Il Comitato ha riaffermato la richiesta di sospensione delle autorizzazioni ricordando i molti problemi ambientali che il territorio di Paderno Dugnano, da tempo ha subito, chiedendo un approfondimento della localizzazione dell’impianto, della affidabilità di questa nuova società, del perché sia stata prevista come procedura autorizzativa la AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) al posto della VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) che prevede approfondimenti maggiori dal punto di vista del territorio.
A queste richieste di “buon senso” del Comitato, riconosciute anche dal sindaco metropolitano, si sono opposte le leggi tecnico-burocratiche in vigore, che non hanno memoria di fatti e vicende, che hanno permesso il rilascio delle autorizzazioni.
Il sindaco Sala ha raccolto la documentazione promettendo un seguito alle richieste e il Comitato farà un incontro di approfondimento della questione alla presenza dei tecnici ambientali della Città Metropolitana prima possibile.
Il Comitato insieme all’’Amministrazione Comunale e ai rappresentanti di tutte le forze politiche, associative e ai cittadini padernesi sono uniti nel contrastare in tutti i modi la decisione di Città Metropolitana. Andranno verificate quindi, tutte le strade per impedire che avvengano in futuro nuove morti sul lavoro e nuovi inquinamenti nel territorio.
Paderno Dugnano 25/07/16
COMITATO A SOSTEGNO DEI FAMILIARI DELLE VITTIME E DEI LAVORATORI EURECO

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From: Carlo Soricelli carlo.soricelli@gmail.com
To:
Sent: Wednesday, July 27, 2016 9:28 AM
Subject: STRAGE DI AGRICOLTORI SCHIACCIATI DAL TRATTORE IN PROVINCIA DI VICENZA

Strage di agricoltori schiacciati dal trattore in Provincia di Vicenza: ne sono morti cinque in un mese.
E il Presidente del Veneto Zaia e il Ministro delle Politiche Agricole Martina cosa stanno facendo per queste morti che rappresentano tutti gli anni da sole oltre il 20% di tutte le morti sui luoghi di lavoro?
Il 27 luglio ancora un morto schiacciato dal trattore in provincia di Vicenza, è un 47enne di cui non si conosce ancora l’identità, è morto vicino a un canale d’irrigazione a San Germano dei Berici.
Sono stati cinque morti in modo così atroce in questa provincia nell’ultimo mese. Il 26 luglio è morto Carlo Vignato, schiacciato in un vitigno. Il 12 luglio è morto un 73enne di cui purtroppo non conosciamo l’identità. Il 3 luglio è morto Vincenzo Vigolo di 57 anni. Il 26 giugno Diego Luigi Lovato, morto con un escavatore mentre eseguiva lavori agricoli. Ma non dimentichiamoci di Giorgio Vencato morto a febbraio sempre con il trattore.
Ma il Presidente del veneto Zaia che è stato Ministro dell’agricoltura che cosa sta facendo? Del resto quando era ministro ha avuto la stessa indifferenza che ha l’attuale Ministro delle Politiche Agricole Martina. Dal 21 luglio ne sono morti in modo così atroce otto in Italia e ottantuno sono i conducenti di questo mezzo dall’inizio dell’anno.
Insomma cosa bisogna fare per scuotere le coscienze di chi ci governa? E perché le associazioni di categoria non si fanno sentire su queste tragedie? Un mistero.
mercoledì 27 luglio 2016
Carlo Soricelli curatore dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro

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From: Maria Nanni mariananni1@gmail.com
To:
Sent: Thursday, July 28, 2016 8:57 AM
Subject: VIAREGGIO DAL 3 AL 7 AGOSTO: I GIORNI DELLA MEMORIA E DELLA SOLIDARIETA’

Buongiorno, a Viareggio, dal 3 al 7 agosto, con i familiari delle vittime della strage di Viareggio.
Siete tutti e tutte invitati. Diffondete, grazie.
Maria

GIORNI DELLA MEMORIA E DELLA SOLIDARIETA’
IL MONDO CHE VORREI
Incontri, dibattiti, spettacoli teatrali e concerti
NO ALLA PRESCRIZIONE PER VIAREGGIO
DAL 3 AL 7 AGOSTO 2016
PINETA FRONTE STADIO DEI PINI (VIAREGGIO)
Il Mondo che vorrei onlus
con la collaborazione attiva di ASSEMBLEA 29 GIUGNO
EVENTI PRINCIPALI
MERCOLEDI’ 3 AGOSTO ORE 22,00
Serata di apertura con lo spettacolo “Acid Queen
Tina Turner Tribute
GIOVEDI’ 4 AGOSTO ORE 22,00
Proiezione del film “I Vajont
di Maura Crudeli e Lucia Vastano
VENERDI’ 5 AGOSTO ORE 22,00
Luca Bassanese & “La Piccola Orchestra Popolare”
in concerto
SABATO 6 AGOSTO ORE 22,00
Dibattito “I libri raccontano” conduce Donatella Francesconi
Viareggio, una strage annunciata” di Gianfranco Maffei
Moby Prince “Novemila giorni senza verità” di Elisabetta Arrighi
DOMENICA 7 AGOSTO ORE 22,00
Spettacolo Teatrale “Delicato come una farfalla e fiero come un’aquila”
Ligabue” di e con Elisabetta Salvatori
TUTTE LE SERE
DALLE ORE 18,00
Esposizione mostra INCANCELLABILE
Bar
Stand espositivi
DALLE ORE 19,45
Spazio giochi realizzato dalla COOP CREA
Cucina casalinga con menù di terra e di mare
DALLE ORE 22,00
Video, incontri, dibattiti
Spettacoli teatrali e concerti

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