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martedì 10 maggio 2016

10 maggio - Da M. Spezia: SICUREZZA SUL LAVORO: KNOW YOUR RIGHTS! “LETTERE DAL FRONTE” DEL 10/05/16



INDICE

NEWLETTER ASSOCIAZIONE ITALIANA ESPOSTI AMIANTO APRILE 2016

Clash City Workers cityworkers@gmail.com
COMUNICATO SINDACALE SI COBAS SUI RECENTI INFORTUNI SUL LAVORO

Gino Carpentiero ginocarpentiero@teletu.it
7 GIUGNO A MILANO CONVEGNO NAZIONALE STRESS, MOLESTIE LAVORATIVE E ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO

Muglia La Furia fmuglia@tin.it
PRIMO MAGGIO CON IL LUTTO AL BRACCIO

1 MAGGIO A BAGNOLI

SANDRO GIACOMELLI E’ STATO RIASSUNTO


Gino Carpentiero ginocarpentiero@teletu.it
To:
PROCESSO MORTE PIETRO MIRABELLI IN SVIZZERA: COSI’ VA LA GIUSTIZIA DI CLASSE, PEGGIO CHE IN ITALIA

Marco Caldiroli marcocaldiroli@alice.it
DONNE: GUARDIANE DELLA TERRA

PRIMO MAGGIO: UN LUNGO CAMMINO VERSO LA PERDUTA LIBERTA’

Posta Resistenze posta@resistenze.org
LA FOGLIA DI FICO DEI VOUCHER

Posta Resistenze posta@resistenze.org
JOBS ACT E DINTORNI: I NUMERI SMASCHERANO RENZI

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To:
Sent: Sunday, May 01, 2016 6:50 AM
Subject: NEWLETTER ASSOCIAZIONE ITALIANA ESPOSTI AMIANTO APRILE 2016

TOUR SICUREZZA E PERICOLO AMIANTO
TG2 Insieme tratta il tema della sicurezza del lavoro e dell’amianto invitando in studio Franco Bettoni presidente Anmil e Silvana Zambonini di Aiea Lazio Onlus.
L’AMIANTO ENTRA NELL’AGENDA DEL GOVERNO
Il prossimo 5 maggio è stata convocata la Conferenza unificata Stato–Regioni e Autonomie locali, come annunciato dal sottosegretario Claudio De Vincenti nel corso della Conferenza sull’amianto organizzata questa mattina da Cgil Cisl Uil, presso la Camera in occasione della giornata dedicata alle vittime dell’amianto, dal titolo “Subito il Piano Nazionale Amianto!”.
ORISTANO E LA LOTTA ALL’AMIANTO
Ad Oristano continua la lotta all’amianto:aperte due inchieste e nel mirino della procura ci sono la Sardit e la Cema di Marrubiu.
LARDERELLO UN BUON ESEMPIO DI COLLABORAZIONE TRA AIEA, ENEL E COMUNE
L’articolo scaturito dall’intervista con la giornalista d’inchiesta Nadia Francalacci. Nel merito ci preme sottolineare che le bonifiche del territorio non sono affatto concluse, così come non conclusa sembra essere la catena dei decessi e dei malati che ancora si registrno in Alta Val di Cecina per la pregressa esposizione all’amianto dei cittadini/lavoratori.
RESOCONTO INCONTRO CNA CON IL DIRETTORE GENERALE DELL’INAIL
Il 26 aprile facendo seguito a quanto è accaduto in Sardegna, il sen.Felice Casson, vice presidente della Commissione Giustizia del Senato, ha organizzato un incontro del Direttore Generale INAIL, dott. Giuseppe Lucibello, con una delegazione dell’AIEA (associazione italiana esposti amianto) e il CNA (coordinamento nazionale amianto) composto da Maura Crudeli, Sabina Contu, Mario Murgia, Fulvio Aurora.
TOUR PER LA SICUREZZA SUL LAVORO PROMOSSO DA ANMIL
Parte oggi, 28 aprile, da Monfalcone (GO) il “Tour per la Sicurezza sul Lavoro”, un’iniziativa realizzata dall’ANMIL, straordinaria nel suo genere, per promuovere la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali nei luoghi di lavoro. A Monfalcone sono molte le morti dovute per amianto.
CONVEGNO ROMA CAMERA DEPUTATI: SUBITO PIANO AMIANTO
Il 29 aprile presso la Camera dei Deputati alle ore 9.30, Cgil Cisl Uil e i Presidenti delle Commissioni Salute, Ambiente e Lavoro della Camera parlano con i rappresentanti del Governo , con i parlamentari , gli istituti scientifici, le associazioni delle vittime dell’amianto, le imprese, i sindaci, le province e le Regioni sulla questione del Piano Amianto.
SEMINARIO RIVOLTO AGLI RSL SU VALUTAZIONE E GESTIONE RISCHIO AMIANTO
Seminario rivolto agli RLS sull’amianto nei luoghi di lavoro presso il Centro per la cultura della Prevenzione nei luoghi di lavoro e di vita. Milano il 5 maggio.

CERIMONIA E INAUGURAZIONE MONUMETO VITTIME AMIANTO FERRARA
Il presidente AEAC, associazione esposti Amianto ed altri Cancerogeni di Ferrara ed i propri iscritti, invitano il 28 aprile le associazioni all’inaugurazione del primo monumento nazionale dedicato alle persone decedute per esposizione alle fibre di amianto a Massa Fiscaglia (FE).
INAIL CONDANNATA A RICONOSCERE MALATTIA PROFESSIONALE TUMORE ALLA LARINGE
Nell’udienza al Tribunale di Monza – sez. Lavoro – la giudice dott.ssa Francesca Capelli ha condannato l’INAIL a riconoscere la malattia professionale ad un ex operaio della Breda Fucine di Sesto San Giovanni colpito da un tumore alla laringe nel 1996.
ATTENTI AL TRENO SELEZIONATO AL VALSUSA FILM FESTIVAL
Il documentario di Aiea sez. Savigliano, Attenti al treno è stato selezionato al Valsusa Film Festival. La proiezione avverrà il 23 aprile presso il museo valsusino della resistenza.
EPIDEMIOLOGIA E PREVENZIONE
Identificazione dei lavoratori con precedente esposizione ad amianto, diagnosi precoce dei tumori polmonari e sorveglianza sanitaria.Atti del convegno nazionale promosso dalla Fondazione Vittime dell’amianto “Bepi Ferro”

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From: Clash City Workers cityworkers@gmail.com
To:
Sent: Sunday, May 01, 2016 8:05 AM
Subject: COMUNICATO SINDACALE SI COBAS SUI RECENTI INFORTUNI SUL LAVORO

Pubblichiamo di seguito il comunicato dei sindacato SI Cobas in merito alle ultime vicende di infortuni sul lavoro avvenuti a Modena e a Bologna e che i padroni stanno cercando di giustificare con la negligenza dei lavoratori e delle lavoratrici coinvoltI nascondendo vergognosamente la mancata attuazione di quanto previsto dalle norme di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro e lo sfruttamento massivo dei lavoratori che si ritrovano spesso costretti a eludere le leggi proprio perché incitati dagli stessi padroni e padroncini che gli chiedono di essere più veloci e più produttivi.

23/04/16
Un giovane lavoratore Sebastiano Dugo di 19 anni dipendente della ditta Alba Service Società Cooperativa addetto alla lavorazione e macellazione carni presso lo stabilimento Globalcarni di Spilamberto (MO), è stato vittima di un grave infortunio sul lavoro.
Una giostra piena di prosciutti appesi su lunghi ganci di acciaio, per il carico eccessivo, si è sbilanciata ed è gravata a terra, colpendolo alla schiena. Il giovane lavoratore è rovinato a terra ed è stato infilzato da un gancio sulla parte bassa della schiena.
Ferito e sanguinante per la profonda lesione, ha ricevuto i primi soccorsi dai sui colleghi, i quali senza mezzi di primo soccorso hanno cercato di fermare l’emorragia tamponandola con della carta. Solo all’arrivo dei sanitari del 118, hanno potuto dare un soccorso adeguato al giovane lavoratore, poi trasferito in ospedale per le cure del caso.
Un altro infortunio sul lavoro due giorni fa, alla Arcese di Castel Guelfo (Bologna), ditta specializzata in trasporto e logistica, una militante del SI Cobas Rita Adamo sempre attiva nelle nostre lotte (manifestazioni, picchetti), è rimasta gravemente ferita alle gambe a seguito di un incidente avvenuto mentre stava manovrando un transpallet a motore elettrico. E’ stata soccorsa dai sanitari e trasportata in elicottero all’ospedale Maggiore di Bologna e ricoverata nel reparto di Ortopedia e Traumatologia con una prognosi di almeno 50 giorni.
Ancora una volta questi gravi incidenti, non sono casi fortuiti, ma il più delle volte strettamente correlati all’aumento dei carichi e ritmi di lavoro imposti dai responsabili di queste cooperative mediante inganno, abuso di autorità e approfittando soprattutto di una situazione di necessità lavorativa e di ricatto, per le questioni relative al permesso di soggiorno o di minaccia di licenziamento.
L’alto sfruttamento del lavoro e la mancata attuazione di quanto previsto dalle norme di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, sono il binomio che caratterizza questo genere di infortuni. I padroni non investono nella sicurezza del lavoro e nella formazione e informazione dei lavoratori, perché questo è per loro un costo in più, ma quando poi succede l’incidente tutti i responsabili dell’azienda e della cooperativa corrono a minimizzare i fatti accaduti e ad addossare le colpe alla negligenza e imperizia del lavoratore.
Le cooperative per abbattere i costi del lavoro, riducono poi il personale impiegato nell’attività lavorativa giornaliera (oppure lasciando alcuni operai a casa senza stipendio come il caso della Cooperativa Alba macellazione carni), per poi suddividere il lavoro tra i restanti lavoratori, questo genera un alto aumento dello stress che questi lamentano ogni giorno. I lavoratori del settore del facchinaggio o della disossazione delle carni accusano tutti gravi patologie muscolari scheletriche e infiammatorie ai tendini delle mani e delle braccia.
Quasi tutti i magazzini sono sprovvisti di un luogo idoneo a infermeria e adeguatamente attrezzato, così come sono assenti i responsabili del primo soccorso e all’emergenza.
La responsabilità dell’infortunio è in capo al datore di lavoro per omissione colposa e violazione delle norme in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. E’ per questo che ne chiediamo inascoltati la punizione di legge, fermo restando anche il vincolo di solidarietà tra committente e cooperativa appaltatrice, nei contratti di appalto.
Tramite scioperi nazionali, il SI Cobas cerca di estendere gli aspetti migliorativi già conquistati in TNT, BRT, GLS, SDA ed in particolare dell’integrazione a carico delle cooperative della parte economica per pagare al 100% malattia e infortunio.
Per salvaguardare la salute chiediamo di far entrare in azienda medici di fiducia competenti ed eleggere RLS (Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza) aziendali (per riscontrare se vi sono effettive condizione di sicurezza, comprendere le cause che usurano i lavoratori per imporre misure adeguate per preservare la salute).
Il SI Cobas, in sede Fedit, ha ottenuto che nelle quattro aziende sopra citate siano attivate delle assicurazioni a loro carico, perchè nella misura che l’invalidità del lavoratore non permetta più il suo impiego in azienda garantisca al lavoratore e alla sua famiglia un reddito dignitoso per vivere.

SI COBAS NAZIONALE

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From: Gino Carpentiero ginocarpentiero@teletu.it
To:
Sent: Sunday, May 01, 2016 4:02 PM
Subject: 7 GIUGNO A MILANO CONVEGNO NAZIONALE STRESS, MOLESTIE LAVORATIVE E ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO

Carissime/i
Vi giro il programma dell’iniziativa milanese di martedì 7 giugno.
Si svolgerà (190 posti) presso l’Aula Magna della Clinica Mangiagalli di Milano e non come si era pensato in un primo tempo nell’Aula Magna della Clinica del Lavoro Devoto, che peraltro è a breve distanza.
L’organizzazione è stata curata da AIBeL, da SNOP (Lalla Bodini), da Giovanni Costa (Direttore dell’Istituto di Medicina del Lavoro e del Centro Clinico per il Disadattamento Lavorativo) e dall’AST di Milano (come si chiama oggi la ASL di Milano dopo gli accorpamenti).
Dalla Stazione Centrale di Milano si arriva facilmente con la Linea 3 della MM, scendendo alla fermata di Crocetta.
E’ necessario iscriversi e la scheda di iscrizione dovrà essere rimandata al sottoscritto al seguente indirizzo mail dedicato: ginocarpentiero@gmail.com (non a quello da cui scrivo di solito).
Interverranno due di noi come potrete leggere nel programma (io e Alessandro Rombolà dello Sportello di Medicina Democratica di Firenze).
Penso sia un’ottima occasione per ampliare la rete di associazioni, sportelli del disagio, operatori ASL, ecc. che si battono perché i fattori psicosociali abbiano finalmente la dovuta centralità anche con le opportune modifiche legislative.
Cari saluti a tutte/i
Gino Carpentiero

Università degli Studi di Milano - Dipartimento di scienze cliniche e di comunità
Fondazione IRCSS Ca’ Granda - Ospedale Maggiore Policlinico
Sistema Socio Sanitario Regione Lombardia - ATS Milano Città Metropolitana
SNOP - Società Nazionale Operatori della Prevenzione
AIBEL - Associazione Italiana Benessere E Lavoro
CONVEGNO NAZIONALE STRESS, MOLESTIE LAVORATIVE E ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO: ASPETTI PREVENTIVI, CLINICI E NORMATIVO-GIURIDICI. LE SOLUZIONI POSSIBILI
Milano, 7 Giugno 2016
Ore 09.00 – 17.30
Aula Magna “G.B. Candiani”
Policlinico - Clinica Mangiagalli
via Della Commenda N. 10 – Milano
ASPETTI GIURIDICI DI DIFESA DEI LAVORATORI: LE MODIFICHE ALLA NORMATIVA NECESSARIE E POSSIBILI
15.30 - 15.50
Proposta di recepimento nel D.Lgs. 81/08 degli accordi europei tra CES e Organizzazioni datoriali
Dr. Luigi CARPENTIERO (Medico del Lavoro - Sportello Disagio Lavorativo Medicina Democratica, Firenze)
15.50 - 16.10
L’articolo 28 del D.Lgs. 81/08 e la categoria dei “fattori di rischio psicosociale”
D.ssa Anna GUARDAVILLA (Giurista in Milano)
16.10 - 16.30
Necessità dell’inserimento nel Codice Penale del reato di vessazioni sul lavoro
Avv. Alessandro ROMBOLA’ (Sportello Disagio Lavorativo Medicina Democratica, Firenze)
16.30 - 17.15
DIBATTITO
17.15 - 17.30
CONCLUSIONI
INFORMAZIONI UTILI
Segreteria scientifica:
Laura Bodini, Luigi Carpentiero, Giovanni Costa, Enzo Cordaro, Maria Grazia Fulco
Segreteria Organizzativa:
Laura Bodini Luigi Carpentiero
ISCRIZIONE E PARTECIPAZIONE:
La partecipazione è gratuita, previa iscrizione obbligatoria tramite modulo allegato da inviare via mail alla segreteria organizzativa:
Data la limitata capienza dell’aula potranno partecipare ai lavori solo i primi 190 iscritti in base
alla data di arrivo della scheda di partecipazione.
Come raggiungere la sede del convegno:
Autobus linea 94 fermata Policlinico via Francesco Sforza
Metropolitana Linea 3 Gialla – Fermata Crocetta

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From: Muglia La Furia fmuglia@tin.it
To:
Sent: Sunday, May 01, 2016 4:19 PM
Subject: PRIMO MAGGIO CON IL LUTTO AL BRACCIO

Io ho deciso di appoggiare la campagna promossa da Carlo Soricelli dell’Osservatorio indipendente di Bologna morti sul lavoro per un PRIMO MAGGIO con il lutto al braccio in ricordo di tutte le vittime del lavoro (http://cadutisullavoro.blogspot.it).
Lo faccio riproponendo la poesia scritta da Carlo e interpretata da Flavio Insinna già pubblicata sul blog qualche tempo addietro:
Si intitola “Morti bianche”. Credo che sia il modo migliore per ricordare le troppe vittime di infortuni sul lavoro e di malattie professionali.
Cliccate sul link https://www.youtube.com/watch?v=IO7gAUTYQqc e si aprirà la connessione con YouTube. 
Ascoltatela ad occhi chiusi, o facendo scorrere il testo sul monitor che trovate sotto..., fate un po’ come volete. Ma fatelo.
In meno di 90 secondi c’è dentro tutto ciò per il quale io, e quelli come me, vogliono e lottano per...far parte di una società dove non siano, come credono gli sciocchi, aboliti il dolore, l’angoscia spirituale o fisica, la problematicità della vita, ma esistano gli strumenti per condurre una comune concorde lotta contro il dolore, la miseria, la morte” (Cesare Pavese). 
MORTI BIANCHE
Chiamatele pure morti bianche.
Ma non è il bianco dell’innocenza
non è il bianco della purezza
non è il bianco candido di una nevicata in montagna.
E’il bianco di un lenzuolo, di mille lenzuoli che ogni anno coprono sguardi fissi nel vuoto occhi spalancati dal terrore dalla consapevolezza che la vita sta scappando via.
Un attimo eterno che toglie ogni speranza l’attimo di una caduta da diversi metri dell’esalazione che toglie l’aria nei polmoni del trattore senza protezioni che sta schiacciando dell’impatto sulla strada verso il lavoro del frastuono dell’esplosione che lacera la carne di una scarica elettrica che paralizza il cuore.
E’ un bianco che copre le nostre coscienze e il corpo martoriato di un lavoratore E’ il bianco di un tramonto livido e nebbioso di una vita che si spegne lontana dagli affetti di lacrime e disperazione per chi rimane.
Anche quest’anno oltre mille morti
vite coperte da un lenzuolo bianco.
Bianco ipocrita che copre sangue rosso
e il nero sporco di una democrazia per pochi.
Vite perse per pochi euro al mese 
da chi è spesso solo moderno schiavo.

Franco Mugliari alias Muglia La Furia

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From: Fulvio Aurora fulvio.aurora@gmail.com
To:
Sent: Sunday, May 01, 2016 10:46 PM
Subject: 1 MAGGIO A BAGNOLI

Il giorno 1 maggio 2016 Paolo Fierro (tabibfierro@hotmail.com) ha scritto.
Stamattina mentre altrove si celebrava il lavoro che non c’è più, i movimenti e con essi medicina Democratica Napoli, la Rete per il Diritto alla Salute e il presidio di Salute Solidale hanno svolto una manifestazione contro la nocività degli ex siti industriali di cui Bagnoli-ex Italsider è un emblema, contro le false bonifiche che vengono puntualmente riproposte dai governanti tutti, contro il riutilizzo dei territori inquinati per la speculazione edilizia, i grandi alberghi, i porticcioli turistici o quelli per le navi da crociera.
Una manifestazione piena quindi di contenuti di conflitto, ma anche per una riappropriazione degli spazi per ridare una spiaggia, il verde, un ambiente pulito alla città, una realtà metropolitana nata sul mare, ma alla quale il mare è negato. Una manifestazione che ha espresso il suo carattere di antagonismo nel rifiutare il rito della sfilata piena di rancori inconcludenti, ma ha realizzato un momento di aperta sfida all’ipocrisia del potere rompendo i cancelli laterali della più grande industria siderurgica del ‘900 ed invadendo gli spazi abbandonati con una occupazione simbolica durata poche ore di liberazione di questi enormi spazi confinati ora, ma che lasceranno il segno.
Le forze dell’ordine, peraltro schierate in massa alla testa e alla coda, hanno scoperto senza reagire all’improvviso scomparire del corteo in questo varco aperto nel muro laterale dell’Italsider.
Grande emozione ha destato percorrere questo enorme spazio riconquistato oltre che dalla gente di Bagnoli e dai movimenti, da una natura meravigliosa che in questa baia del golfo, tra le più belle del mondo, sopra i cumuli di scorie ha fatto ricrescere la macchia palustre e accoglie gli uccelli che nidificano in riva al mare ed attraversano il Mediterraneo con la loro voglia di vivere. 
Come Napoli, che non si piega!!
Paolo Fierro 

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From: Maria Nanni mariananni1@gmail.com
To:
Sent: Monday, May 02, 2016 4:47 AM
Subject: SANDRO GIACOMELLI E’ STATO RIASSUNTO

1° Maggio: giornata internazionalista del lavoro, per il lavoro
Sandro Giacomelli, delegato RSA Cobas della DNA Società Cooperativa (indotto Piaggio) di Pontedera (PI), licenziato il 28 dicembre 2015, è stato riassunto.
Venerdì 29 aprile è stato sottoscritto il verbale di conciliazione in sede sindacale.
Un risultato significativo e importante. Per noi, che sicuramente abbiamo concorso a questo risultato, è il miglior modo per festeggiare il 1° Maggio.
Una prima considerazione. E’ significativo che per conseguire la riassunzione di Sandro non sia stato necessario ricorrere al Giudice del Lavoro. Ma questo risultato è stato strappato con la “sola” vertenza, la denuncia, le numerose iniziative, la mobilitazione di tanti che hanno dato il loro contributo, con passione e testa.
Una seconda. All’inizio di marzo abbiamo dato vita al Comitato, con l’impegno di mettere assieme attivisti sindacali, delegati e compagni per rafforzare la vertenza e far sentire a Sandro la nostra vicinanza; una vicinanza visibile, collettiva e organizzata, e mostrare concretamente che non era solo. E questo sostegno collettivo ha avuto la sua importanza.
Una terza. Il Comitato, oltre alle diverse iniziative concentrate nell’arco di un mese e mezzo, si è giustamente e responsabilmente fatto carico di promuovere la sottoscrizione per Sandro, sottoscrizione che ha dato buoni risultati mostrando interesse, sensibilità, adesioni e partecipazione.
Di seguito, riportiamo quanto Sandro ha scritto immediatamente all’accordo della sua riassunzione.
Viva il 1° Maggio! Viva le lotte dei lavoratori e delle lavoratrici!
Comitato per la reintegrazione di Sandro Giacomelli
Pisa, 30 aprile 2016

Cari compagni e compagne, questo risultato, la firma della conciliazione e della lettera individuale o lettera di assunzione a DNA, è come se riportasse il nome di ogni persona che ha partecipato ai volantinaggi di fronte a Piaggio o alle riunioni del Comitato.
Sento di dover esprimere una considerazione molto semplice: esperienze come queste cambiano la sensibilità, anche se ieri la pensavo allo stesso modo, oggi non sono più la stessa persona del giorno precedente, grazie a tutti voi.
Sandro Giacomelli

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From: Gino Carpentiero ginocarpentiero@teletu.it
To:
Sent: Monday, May 02, 2016 4:02 PM
Subject: PROCESSO MORTE PIETRO MIRABELLI IN SVIZZERA: COSI’ VA LA GIUSTIZIA DI CLASSE, PEGGIO CHE IN ITALIA

Cari amici e compagni,
vi informo che ho appena saputo da Antonio Mirabelli, nipote di Pietro, nostro amico e compagno, che è stato depositato l’Atto di accusa a Lugano per la morte di Pietro (ucciso il 22 settembre 2010 da un masso staccatosi dalla volta della galleria ove stava operando un compagno di lavoro), con la richiesta di rinvio a giudizio di 3 imputati.
Dopo oltre 5 anni di indagini estremamente lacunose ed il tentativo maldestro, rintuzzato, di archiviare tutto, si è arrivati a un risultato piuttosto parziale e deludente che difficilmente potrà essere rovesciato in dibattimento: vengono infatti rinviati a giudizio l’ingegnere addetto alla sicurezza sul lavoro, un preposto (il cosiddetto capo sciolta, in pratica un capo Reparto) e l’operaio spagnolo che ha cagionato l’incidente: un operaio specializzato ”Jumbista” (il Jumbo è una macchina complessa utilizzata per forare la roccia in galleria) che non aveva ricevuto una formazione adeguata all’uso del mezzo.
Fuori dal processo i principali responsabili: il datore di lavoro della Ditta Condotte, il Direttore di Cantiere della stessa ditta e il Committente Svizzero (la Società Alp Transit) che ha affidato l’appalto ad un’azienda palesemente incapace di lavorare in sicurezza (già 10 i morti nei lavori di scavo della Galleria del San Gottardo).
Saluti

Gino Carpentiero
Sezione Pietro Mirabelli di Medicina Democratica Firenze
Coordinatore Sportello Salute e Disagio Lavorativo - Medicina Democratica Firenze
Direttivo Nazionale di Medicina Democratica Movimento di Lotta per la Salute Onlus
Direttivo Nazionale dell’Associazione Italiana Benessere e Lavoro (AIBeL)
cellulare 347 54 81 255

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From: Marco Caldiroli marcocaldiroli@alice.it
To:
Sent: Tuesday, May 03, 2016 9:31 AM
Subject: DONNE: GUARDIANE DELLA TERRA

LA SALUTE DELLE DONNE E’ IL FUTURO DEL PIANETA
APPELLO PER LA TUTELA DELL’AMBIENTE E DELLA SALUTE, A PARTIRE DALLE DONNE
IL CONTESTO
A fronte del crescente allarme della Comunità Scientifica e della stessa Organizzazione Mondiale della Sanità circa i gravissimi rischi per la salute umana da inquinamento ambientale e delle specifiche ricadute di genere ad esso connesse dobbiamo purtroppo registrare gravi ritardi del nostro paese su questi versanti.
L’Italia ha infatti ricevuto non solo pesanti infrazioni su questioni ambientali, ma ha anche attirato l’attenzione e le critiche delle istituzioni internazionali diverse volte negli ultimi anni rispetto al tema dell’uguaglianza di genere, con ripetuti richiami al rispetto degli obblighi internazionali assunti, alla promozione di una sostanziale parità di genere e al pieno godimento dei diritti fondamentali da parte delle donne.
In questo contesto la dimensione di genere delle questioni ambientali è un tema su cui da anni è avviata una riflessione che ha bisogno di divenire centrale nell’agenda politica (sia in termini di ricadute socio-sanitarie specifiche, che di apporto femminile alla costruzione di movimenti di resistenza e all’elaborazione di proposte di gestione sostenibile di territori e risorse). Basti a farle da apripista l’osservazione (ormai risalente nel tempo) circa l’impatto asimmetrico delle problematiche ambientali sulla componente femminile della popolazione mondiale.
Esempi di gravi emergenze ambientali sul territorio italiano, con ricadute sulla salute della popolazione, possono essere riscontrati a partire dalle 57 (poi ridotte a 39) aree vaste contaminate che hanno ricevuto la denominazione di SIN (Siti di Interesse Nazionale); in questo ambito le analisi epidemiologiche come il Rapporto SENTIERI (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento) realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità, hanno mostrato risultati preoccupanti per l’incidenza di tumori correlati all’inquinamento ambientale.
Tra i risultati diffusi dal Rapporto SENTIERI è possibile sottolineare, a mo’ di esempio, il dato epidemiologico relativo alla città di Taranto (Rapporto Sentieri Focus Taranto 2012) che rivela un’incidenza dell’80% superiore dei tumori del collo dell’utero e del 24% superiore dei tumori alla mammella rispetto alla media nazionale oltre al generalizzato aumento dei danni genotossici (patologie trasmesse da madre a feto); o nella Terra dei Fuochi dove,”per quanto riguarda la salute infantile è emerso un quadro di criticità meritevole di attenzione, in particolare si sono rilevati eccessi nel numero di bambini ricoverati nel primo anno di vita per tutti i tumori, e, in entrambe le province, eccessi di tumori del sistema nervoso centrale nel primo anno di vita e nella fascia di età 0-14 anni”.
Siamo il paese dove la speranza di “vita in salute” alla nascita (disabilità medio-grave) dal 2004 al 2013 è diminuita di 7 anni nei maschi e di oltre 10 nelle femmine. Le evidenze scientifiche dimostrano ampiamente che le sostanze tossiche presenti nell’aria, nei cibi, nelle acque generano un aumento del rischio non solo di cancro o di patologie cardiovascolari, ma anche di tante altre malattie in adulti e bambini, purtroppo in drammatico aumento quali diabete, infertilità, tumori, endocrinopatie, disturbi neurologici, cognitivi, comportamentali ed altri ancora.
L’ultimo rapporto UNICEF ci pone al 32° posto su 41Paesi dell’UE e dell’OCSE quanto alla disuguaglianza tra i minori in termini di reddito, istruzione, salute e soddisfazione nei confronti della vita.
In Europa si calcola che ogni anno si perdano 13 milioni di punti di Quoziente di Intelligenza e si contino ben 59.300 casi aggiuntivi di ritardo mentale a causa dell’esposizione durante la gravidanza a pesticidi organo-fosforici. In definitiva, per l’esposizione a sostanze che agiscono come interferenti endocrini i costi sanitari ammontano a 157 miliardi di euro, pari all’1,23% dell’intero prodotto interno lordo.
La tutela dell’allattamento al seno e della salute neonatale è un ulteriore tema emergente di grande rilevanza: negli anni numerosi studi scientifici hanno mostrato la presenza di diossine, PCB ed altre sostanze chimiche nel latte materno in concentrazioni dannose per il neonato. Da tale allarme è nata nel 2012 la Campagna Nazionale in difesa del Latte Materno, che raccoglie decine di organizzazioni, comitati, medici e operatori sanitari tra cui l’ISDE (Internazional Society Doctor for Environment).
Anche negli sporadici casi in cui, grazie alla pressione della società civile, sono state varate apposite leggi regionali a tutela della salute riproduttiva (come nel caso della Legge Regionale 40/2014 sull’endometriosi in Puglia, approvata nel settembre del 2014) a tutt’oggi è stato istituito l’Osservatorio, ma stenta a partire il registro, strumento necessario a quantificare l’incidenza della malattia nei siti inquinati.
In questo contesto sono sempre più numerose le donne che sono in prima linea nella lotta per la difesa dell’ambiente, della salute e della vita, attraverso la cittadinanza attiva, l’attivazione sociale e talvolta tramite canali istituzionali. Lo dimostrano le centinaia di comitati di donne e di mamme sorti ovunque in Italia contro le conseguenze sanitarie di poli industriali, centrali a carbone, contaminazione atmosferica ecc., in cui le donne sono la principale componente sociale in mobilitazione.
I NOSTRI OBIETTIVI
Queste donne, attiviste, madri e cittadine oggi lanciano un appello alle Istituzioni tutte.
Come pre condizioni:
-         si realizzino scelte coerenti con le dichiarazioni della COP21 e si dia avvio a una seria politica di programmazione energetica per il nostro paese, secondo le indicazioni riportate nel documento “Energia per l’Italia” sottoscritto dagli scienziati italiani;
-         vengano adottate tutte quelle misure utili a passare da una “economia lineare” a una “economia circolare”, a cominciare da una corretta gestione dei rifiuti con il pieno rispetto della gerarchia europea di trattamento dei rifiuti;
-         si abbandonino progressivamente i processi di combustione, prima causa della scadente qualità dell’aria nel nostro paese;
-         si adottino tutte quelle misure, che attraverso una agricoltura sostenibile, preservano la salubrità dei suoli e la qualità dell’alimentazione specie per gli organismi in accrescimento;
-         si adottino tutte quelle misure necessarie a promuovere e diffondere pratiche agro-ecologiche nella produzione del cibo, per preservare la salubrità dei suoli, la biodiversità e la qualità dell’alimentazione, specie per gli organismi in accrescimento.
In un’ottica di genere:
-         di fronte a tali problematiche vi sia una completa assunzione di responsabilità da parte dei decisori politici che porti a individuare nella tutela ambientale e nel pieno rispetto del principio di precauzione assi trasversali di orientamento per ogni politica di sviluppo;
-         vengano implementati come previsto nelle convenzioni e dichiarazioni internazionali ratificate dall’Italia, istituti partecipativi basati su criteri inclusivi e dotati di carattere deliberante e che tengano in particolare considerazione l’ottica di genere;
-         si dia una adeguata informazione sui rischi ambientali in particolare alle donne in età fertile;
-         si promuovano il recepimento, la sistematizzazione e/o l’istituzionalizzazione dei sistemi di raccolta dati e documentazione relativi alle emergenze e ai conflitti sociali legati alla difesa del territorio e della salute e ai monitoraggi ambientali e sanitari indipendenti (raccolti e sistematizzati attraverso metodologie partecipative da organizzazioni di tutela ambientale, comitati territoriali e centri studi indipendenti);
-         vengano previsti specifici benchmark di genere nell’elaborazione di studi di impatto e nell’implementazione di politiche di gestione dei territori;
-         vengano recepite le raccomandazioni della società civile circa l’implementazione dei principi e delle misure previste dalle convenzioni e dalle piattaforme internazionali ratificate dall’Italia (come la Piattaforma d’Azione di Pechino) e la CEDAW, nonché gli Obiettivi di sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite che prevedono un goal specifico, il numero 5, dedicato alla parità di genere e all’empowerment di donne e ragazze.
Con specifico riferimento alle malattie che compromettono in particolare la salute riproduttiva, neonatale e infantile si chiede che:
-         vengano implementati e finanziati gli strumenti previsti dalle leggi approvate a tutela dell’ambiente, della salute riproduttiva, neonatale e infantile, come nel caso della Legge Regionale 40/14 della Regione Puglia sull’endometriosi, così da prevedere percorsi dedicati e gratuiti per le donne affette da endometriosi e infertilità non solo in relazione al territorio pugliese, ma a tutti i territori contaminati a livello nazionale;
-         considerata la concreta possibilità di aggirare le procedure di monitoraggio degli impianti inquinanti, si chiede l’adozione di strumenti di controllo indipendenti e continuativi da applicare a tutti gli impianti che rappresentano fonti di sostanze inquinanti pericolose e cancerogene tra cui la diossina, e la chiusura e successiva riconversione a produzioni non inquinanti degli impianti che non rispettano le soglie limite di contaminanti previste dalla legge;
-         vengano recepite e implementate le richieste formalizzate dalla Campagna in difesa del latte materno tra cui ratifica della Convenzione di Stoccolma, previsione e realizzazione di biomonitoraggi a campione del latte materno e del sangue cordonale, redazione, discussione e approvazione di un Disegno di Legge che preveda la creazione di un marchio “dioxin free” per gli alimenti.

Adesioni confermate al 28 aprile:
Coordinamento No TRIV, Pangea, Laboratorio Carte in Regola, AIDOS, Parsec, Comitato No Elettrodotto Villanova-Gissi, Comitato SpeziaViaDalCarbone, Retenergie, Casa Internazionale delle Donne, Associazione Nuovo Senso Civico, Movimento No Ombrina, UDI, Comitato mamme No MUOS Sicilia, COSPE, AOI, ARCS, Di.i.Re, Rete delle Reti femminili, daSud, Zeroviolenza, Centro Studi Difesa Civile, Mamme per la Salute e l’Ambiente Venafro

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Sent: Monday, May 02, 2016 8:05 AM
Subject: PRIMO MAGGIO: UN LUNGO CAMMINO VERSO LA PERDUTA LIBERTA’

Mai come questa volta, devo essere sincero, ho trovato difficoltà nel riflettere sul senso di questa ricorrenza. Difficoltà che deriva non solo dall’aver contratto il morbo di una stanca rassegnazione, ma anche dall’amarezza di osservare il radicale mutamento genetico di quello che, un tempo, era un valore fondante della società democratica.
Viene alla mente un tragico parallelismo, in questi giorni di rievocazione della tragedia di Chernobyl: l’espansione della nube radioattiva i cui effetti, anno dopo anno, stanno alterando i corpi dei viventi è analoga alla diffusione del neoliberismo le cui tossine, negli ultimi decenni, hanno radicalmente trasformato il corpo sociale.
Chi guardasse al lavoro oggi, a distanza di trent’anni, non ne riconoscerebbe più l’aspetto, ormai totalmente deformato. La “esplosione legislativa” prodotta dal pensiero unico dominante negli ultimi decenni, infatti, ne ha indelebilmente segnato i tratti.
Non più diritto “a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro ed in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia una esistenza libera e dignitosa” (articolo 36 della Costituzione), ma lavoro povero, insufficiente a garantire la fine del mese e sempre più spesso sinonimo di debito: costante compagna della retribuzione è la “cessione del quinto”, nuova forma di corvee ai signori delle finanziarie.
Non più valore, espressione di realizzazione individuale e di collettiva partecipazione al “progresso materiale o spirituale della società” (articolo 4, comma 2 della Costituzione), ma, al contrario, plasmabile materia nelle mani di un’iniziativa economica privata ormai priva di qualsiasi limite: ecco servito il “mutamento di mansioni”, ovvero il diritto al demansionamento.
Non più fondamento di una società democratica ed egualitaria, ma motore primo di radicali e multiformi diseguaglianze tra occupati e disoccupati, tra precari e stabilizzati, tra “tutele obbligatorie”, “tutele reali” e “tutele crescenti”, tra italiani e immigrati, tra lavoratori in regola, in nero o in grigio, e via discorrendo in un elenco di disparità che non ha fine.
Inquieta, del resto, osservare come l’unico baluardo normativo a questa esondazione produttivista sia oggi l’articolo 2087 del Codice Civile con la sua particolare sensibilità verso “l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”, ovvero una norma coniata nell’ “anno di grazia” 1942, sotto l’egida di un folle regime totalitario.
Così come lascia francamente perplessi l’atteggiamento conformista di una parte sempre maggiore della magistratura del lavoro che, in numerose pronunce, quasi fosse una “clausola di stile”, cita l’articolo 41 della Costituzione, secondo cui “l’iniziativa economica privata è libera”, per giustificare l’insindacabilità di numerose (e spesso discutibili) decisioni dei datori di lavoro. La libertà dell’iniziativa economica privata, oggi, sta diventando il “grande paravento” dietro cui si nascondono, con la garanzia dell’insindacabilità giudiziaria, anche le operazioni imprenditoriali più dubbie e spericolate.
Dinanzi a questo sconfortante panorama, dunque, cosa dovrebbero fare i Cipputi di tutto il mondo? Forse rinfrancarsi pensando alle gesta del Leicester dei miracoli vicino all’incredibile conquista della Premier League o al piccolo Lugano di Zdenek Zeman a un passo dalla conquista della coppa Svizzera, allegorie post-moderne della classe operaia che cerca di raggiungere il paradiso, nonostante e contro i giganti dell’oligarchia calcistica?
Forse è meglio scolorire i fulgidi sogni e riprendere le parole pronunciate dal capo Meligqili, figlio di Dalindyebo, nel giorno della solenne festa del passaggio all’età adulta: “Qui siedono i nostri figli: giovani, sani, belli, il fiore della tribù xhosa, l’orgoglio della nostra nazione. Da poco li abbiamo circoncisi, con un rito che promette di introdurli nel mondo degli uomini; io sono qui a dirvi che questa è una promessa vuota, vana, una promessa che non potrà mai essere mantenuta… Noi siamo schiavi nel nostro paese, siamo inquilini sul nostro suolo. Non abbiamo la forza, non abbiamo il potere, non abbiamo il controllo del nostro destino nella terra sulla quale siamo nati. Questi figli andranno nelle città, a vivere nelle baracche e a bere alcool di qualità scadente, perché noi non possiamo offrire loro una terra sulla quale vivere e prosperare. Le capacità, l’intelligenza, il potenziale di questi giovani andranno sperperati nello sforzo di guadagnarsi da vivere svolgendo i servizi più umili, più semplici. I doni che abbiamo offerto oggi non sono niente, se non possiamo offrire loro il dono più grande, che è l’indipendenza, la libertà”.
Queste dolenti parole, ascoltate da un giovane Nelson Mandela, furono il primo motore dell’indignazione e della lotta di liberazione dalla schiavitù dell’apartheid.
Che in questo Primo Maggio, giorno di mesta riflessione e non di festa, risuonino analoghe parole: chissà mai che, nascosti tra la folla, i giovani Mandela del nuovo millennio prendano coscienza del lungo cammino che, oggi, ci separa dalla perduta libertà.
Domenico Tambasco

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From: Posta Resistenze posta@resistenze.org
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Sent: Thursday, May 05, 2016 11:30 AM
Subject: LA FOGLIA DI FICO DEI VOUCHER

Da La Citta Futura
di Carmine Tomeo
29/04/16

Il governo Renzi ha proseguito la liberalizzazione del lavoro accessorio avviata dal governo Monti. Da allora i voucher sono usati come foglia di fico per nascondere il lavoro nero. Il lavoro accessorio diventa così uno strumento per lo sfruttamento dei lavoratori.
Quando a febbraio dello scorso anno il governo emanò i decreti attuativi del Jobs Act, la modifica introdotta sull’utilizzo dei voucher veniva spacciata come una positiva misura compensativa rispetto a provvedimenti che rimanevano come da riforma Fornero. Nel “giorno atteso da molti anni per una parte degli italiani, ma soprattutto atteso da un’intera generazione che ha visto la politica fare la guerra ai precari ma non al precariato” (così si esprimeva il presidente del Consiglio), Renzi annunciava in conferenza stampa: “Noi rottamiamo un certo modello di diritto del lavoro e l’articolo 18, i CO.CO.CO. ed i CO.CO.PRO.”. E quasi a giustificarsi, come uno che ce l’ha messa tutta ma di più proprio non poteva fare, il ministro del Lavoro, Poletti rimarcava che “i contratti a termine e il lavoro a chiamata non cambiano”, ma che, seppure “non siamo stati così bravi da trovare una soluzione alternativa”, in compenso “abbiamo messo mano al lavoro accessorio, i voucher, portando da 5.000 a 7.000 euro la quantità percettibile dal lavoratore”.
Pochi mesi dopo, già si parlava di boom dei vouchers e il regalo che le aziende avevano ricevuto si mostrava agli occhi di tutti. A novembre del 2015, la trasmissione di RAI3, Report trasmette un’inchiesta con la quale evidenzia l’uso furbesco dei voucher, per cui spesso i lavoratori vengono assunti per una o due ore, ma lavorano in nero per altre sei o sette ore giornaliere. Il lavoro accessorio, reso estremamente libero prima dalla riforma Fornero, che ne ha consentito l’utilizzo per qualsiasi attività e poi dal governo Renzi, che ha allargato il compenso massimo percepibile dal lavoratore, diventa così la foglia di fico che copre il lavoro nero.
Di fronte a tale evidenza, alla generazione di precari a cui si rivolgeva demagogicamente il segretario del PD, bisogna ora raccontare una storia diversa. Perciò il lavoro accessorio, sul quale il governo Renzi ha completato il lavoro del governo Monti (mostrando anche in questo caso una evidente continuità di intenti), diventa ora, paradossalmente, non più strumento per consentire alle imprese di assumere in base a particolari contingenze (come si diceva inizialmente), ma strumento di contrasto del lavoro nero. E’ quanto, ad esempio, sostiene Filippo Taddei, responsabile economia e lavoro del Partito Democratico, che in una intervista a Repubblica sostiene che il lavoro accessorio va bene così com’è, perché “restano un incentivo all’emersione del lavoro nero” e sarà sufficiente introdurre la tracciabilità dei buoni lavoro. Che poi è la stessa posizione del ministro Poletti. Taddei, Poletti e Renzi sembrano come compari nel gioco delle tre carte, che invitano a giocare ad un gioco a perdere e truffaldino.
A far notare l’inganno è ad esempio Marta Fana, dottoranda di ricerca in economia a Parigi, che elaborando dati dell’INPS e del Ministero del Lavoro, mostra “che i voucheristi del 2015, nei sei mesi prima di diventarlo avevano un contratto a termine o a progetto”. Per fare considerazioni più precise bisognerà attendere i microdati dell’INPS, ma intanto già si nota che i lavoratori passati dal precariato dei contratti a termine o di collaborazione a un precariato molto peggiore, qual è quello pagato con buoni lavoro, rappresentano circa il 10% dei voucheristi. Ma questo, Taddei, Poletti e Renzi non lo dicono. In pratica, la liberalizzazione del lavoro pagato con i voucher realizza spesso il passaggio da una condizione di precarietà ad una di precarietà estrema, qual è il lavoro accessorio, che espone il lavoratore, praticamente privo di diritti, alla mercé del datore di lavoro.
Altro che far emergere il sommerso. Semmai, spesso è usato come copertura del lavoro nero. Anche Repubblica, pochi giorni fa, ha citato alcuni dati forniti dall’INAIL. Dopo la liberalizzazione del lavoro accessorio, sono “magicamente” aumentate le denunce di infortuni occorsi ai voucheristi: dal 2012 al 2014 (il dato del 2015 non è ancora disponibile) il numero di infortuni è più che triplicato; quello delle morti sul lavoro è raddoppiato. E guarda caso, gli infortuni dei lavoratori pagati con buoni lavoro avvengono quasi sempre lo stesso giorno del pagamento del primo voucher.
Quello che emerge dalla lettura della realtà è che la liberalizzazione del lavoro accessorio, avviata da Monti e proseguita con Renzi, altro non è che uno strumento legale per lo sfruttamento dei lavoratori. Contro di esso e contro il Jobs Act, di cui la liberalizzazione del lavoro accessorio costituisce uno dei provvedimenti attuativi, occorre opporre una lotta adeguata, cioè una lotta di classe.

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From: Posta Resistenze posta@resistenze.org
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Sent: Thursday, May 05, 2016 11:30 AM
Subject: JOBS ACT E DINTORNI: I NUMERI SMASCHERANO RENZI

di Graziano Gullotta e Francesco Meschino
30/04/16

L’euforia che ha drogato negli scorsi mesi l’apparato comunicativo del governo Renzi sembra scemare sempre più davanti alla “testa dura” dei fatti e delle realtà statistiche e oggettive.
L’ultimo rapporto ISTAT con i dati aggiornati al mese di febbraio 2016, mette nero su bianco il carattere antiproletario e contro il lavoro delle iniziative di questo governo targato PD tutte a favore della classe padronale, in linea d’altronde con i governi di centrodestra e centrosinistra degli ultimi cinque lustri.
Il meccanismo di incentivi alle assunzioni attraverso la decontribuzione totale (della durata di tre anni) per le imprese, introdotto dal governo nella Legge di Stabilità per il 2015, non ha lasciato e non lascerà traccia del suo passaggio se non per i padroni: nel mese di gennaio 2016 la stima degli occupati era cresciuta dello 0,3% (73.000 lavoratori), la stima dei dipendenti permanenti a sua volta era salita dello 0,7% (98.000). Con la fine della decontribuzione totale alle aziende che prosegue nella Legge di Stabilità per il 2016 con la forma della decontribuzione parziale pari al 40% dei contributi a carico del padrone, già da febbraio 2016 la stima degli occupati cala dello 0,4% (-97.000 persone occupate) e il calo dell’ultimo mese riporta il livello dei dipendenti permanenti al dicembre 2015. La disoccupazione sale all’11,7%, in aumento di 0,1 punti rispetto a gennaio e dello 0,4% su base annua.
Questi numeri dimostrano che, affidandoci alle stesse parole del comunicato ISTAT, “ridotta la decontribuzione, gli assunti permanenti calano drasticamente. Per i dipendenti a termine prosegue la tendenza negativa già osservata dal mese di agosto 2015”.
A render ancor più chiaro questo rapporto ci sono i dati forniti dall’INPS sulle accensioni e cessazioni dei rapporti di lavoro dove a Gennaio 2016 si registra un calo del -39,5% delle assunzioni a tempo indeterminato rispetto a un anno fa (da 156.143 a 106.697) così come un -5,1% di trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti a termine per un totale di un -22,8% di assunzioni. Emblematico è il dato relativo a Dicembre 2015, ultimo mese utile per l’accesso alla decontribuzione totale, con un +71,8% di nuove assunzioni rispetto allo stesso mese del 2014, di cui 305.867 a tempo indeterminato, ossia quasi il 50% di tutto il 2015.
L’attacco alla regolamentazione del mondo lavorativo che sta avvenendo in Italia da venticinque anni, non è sicuramente responsabilità unica di questo governo, chiunque abbia governato ha enormi colpe a riguardo, basta elencare qualche nome: Pacchetto Treu, Legge Biagi, Riforma Fornero, Jobs Act, dal centrosinistra al centrodestra, la classe dirigente italiana che ha occupato gli scranni parlamentari ha attaccato e distrutto sistematicamente il diritto al lavoro.
Le conseguenze nefaste di queste riforme le vivono sulle proprie spalle quotidianamente i lavoratori di oggi, soprattutto le nuove generazioni. La precarietà, promossa dalla borghesia e dai propri rappresentanti in Parlamento col falso fine di costituire un livello collaterale alla forma standard del contratto a tempo indeterminato, è diventata un dato strutturale dell’economia, un macigno sulle spalle di chiunque, giovane o meno giovane, si trovi nella condizione di subire questa condizione.
L’ammontare complessivo dei contratti a tempo determinato ha rappresentato nel 2015 il 14% dei rapporti di lavoro, nel 1998 erano appena l’8%. Per quanto riguarda la fascia di età tra i 15 e i 24 anni, i contratti a termine rappresentano il 60% dei rapporti totali, triplicati rispetto al 20% del 1998. Assistiamo dunque a una progressiva e generalizzata precarizzazione del mercato del lavoro, partita ben prima dello scoppio della crisi ma che nella crisi ha trovato una sua legittimazione agli occhi dei lavoratori ingannati dai governi e dai loro mezzi di comunicazione.
In secondo luogo, la fetta di contratti a termine che durano meno di 6 mesi ha registrato un aumento notevole. Più nel dettaglio, i rapporti lavorativi che durano da 1 settimana a 6 mesi rappresentano ben il 40% del totale, e un terzo di questi non durano più di una settimana. In questo complesso meccanismo di leggi, incentivi, deregolamentazioni, tagli e corrispondente propaganda mediatica, si inserisce il famigerato Jobs Act, la riforma del lavoro del governo Renzi, dove in particolare con il licenziamento facile, anche i rapporti di lavoro a tempo indeterminato sono privi di garanzie e stabilità per il lavoratore.
Tra gennaio e luglio 2015, in seguito alle nuove norme contenute in questa riforma, solo il 20% delle nuove attivazioni contrattuali sono a tempo indeterminato. E tra i contratti permanenti, le assunzioni vere e proprie sono addirittura in minoranza, in quanto la maggioranza delle attivazioni è dovuta alle trasformazioni dei contratti precari già esistenti in contratti indeterminati. Un processo che ovviamente risulta conveniente alle imprese solo in ragione delle decontribuzioni fiscali. Le nuove assunzioni sono concentrate maggiormente, inoltre, nei settori a bassa qualifica.
Buona parte delle assunzioni è rappresentata da contratti part-time. Inoltre i nuovi assunti con il “contratto a tutele crescenti” hanno un salario dell’1,4% inferiore rispetto a coloro che sono stati assunti prima della riforma, con il contratto a tempo indeterminato “standard”.
Nel 2015 aumenta l’incidenza del lavoro a termine sull’ammontare complessivo dei contratti per i lavoratori al di sotto dei 24 anni. A partire da maggio 2015, quindi dopo l’entrata in vigore della nuova legge, il precariato è tornato a crescere, in ragione delle ulteriori liberalizzazioni sul mercato del lavoro. Infatti, il 63% dei nuovi assunti nei primi nove mesi del 2015, ovvero 158.000 su 263.000, ha un contratto a termine.
Inoltre, si registra una notevole crescita di un particolare tipo di contratto a termine: il voucher, promosso dal Jobs Act attraverso l’aumento dei massimali di reddito percepibile con i buoni lavoro e che garantisce ancora meno tutele oltre ad eludere i controlli sul lavoro nero. Se nel 2008, anno di attivazione, furono 24.437 i lavoratori “assunti” attraverso il voucher, oggi sono circa 1 milione e mezzo con 115 milioni di buoni lavoro staccati nel 2015 che rappresentano un incremento del 67,5% rispetto al 2014.
Sul totale dei nuovi occupati, i contratti stipulati mediante gli incentivi governativi sono 9 su 10, da cui si può facilmente dedurre la falsa stabilità di questi ultimi, in ragione esclusiva di una convenienza fiscale temporanea per le imprese e con le tutele giuridiche ridotte ai minimi termini che rendono il lavoratore licenziabile in qualsiasi momento. Dunque se la giustificazione del Jobs Act con il suo carico di distruzione dei diritti del lavoro erano, secondo Renzi, quelli di aumentare l’occupazione (in particolare giovanile) e diminuire la precarietà, numeri alla mano non si può che parlare di un bluff che è verificabile infine anche da questi altri dati: il numero di persone che transitano dall’occupazione all’inattività è maggiore (35,7%) rispetto a quelle che da uno stato di inattività trovano un lavoro (16,1%) e la variazione degli occupati tra febbraio 2016 e gennaio 2015 vede una crescita negli over 50 (+326.000) e una diminuzione nella fascia di età 35-49 di -187.000 e -35.000 nella fascia 25-34 anni, mentre è impercettibile l’incremento nella fascia 15-24 con +6.000.
Lo stesso possiamo dire anche dell’altra iniziativa riguardante il mondo del lavoro, il progetto “Garanzia Giovani” finanziato dall’UE. Dai dati forniti dai gestori del progetto, risulta che al 7 aprile gli iscritti al programma sono 882.180 (al netto delle cancellazioni), di cui solo un terzo (circa 300.000) hanno avuto una proposta dopo esser stati presi in carico dai locali Centri per l’Impiego e di questi solo 32 mila (il 3,7% del totale di Marzo secondo i dati dell’Istituto per lo Sviluppo della formazione professionale dei lavoratori) hanno avuto accesso a un lavoro incentivato con ingenti fondi pubblici elargiti al padrone. Per la maggior parte dei casi si tratta di “lavoro mascherato” attraverso tirocini che sono stati circa 139.000 oltre 4 volte i contratti di lavoro. Se si approfondisce sul tipo di contratto, si scopre facilmente infatti che moltissime delle offerte sono sotto forma di stage, tirocini, lavori demansionati, sottopagati e via dicendo, con orari di lavoro che superano spesso le 40 ore settimanali, nessuna reale formazione e praticamente gratuiti per il padrone. A questo fra l’altro si aggiunge che quasi tutti i pagamenti dei tirocinanti (circa 500 euro mensili per 6 mesi a carico delle Regioni o INPS) sono in ritardo di molti mesi o addirittura in Sicilia risultano aperti più tirocini di quanti potevano esser finanziati lasciando così i tirocinanti, a oggi, senza alcuna garanzia di pagamento. Infine, un dato indicativo proveniente dalla Sicilia (il dato migliore di tutto il progetto) su ciò che avviene dopo i tirocini del Garanzia Giovani: dei 20mila tirocini completati solo in 4.000 (il 20%) sono stati assunti di cui solo 2.500 nella stessa azienda. La montagna ha partorito il topolino. Non si può di certo parlare di un intervento contro la disoccupazione giovanile che avanza a lunghe falcate nel nostro Paese mentre si è certamente dimostrato un altro valido strumento per i profitti dei padroni, per ingrassare burocrazie varie e riciclare i giovani disoccupati in un processo continuo di abbassamento dei salari e diritti.
Numeri che in somma ci dicono che l’unica cosa che cresce è la precarietà nei rapporti di lavoro, la ricattabilità, l’intensità dello sfruttamento, i profitti dei padroni, non certo l’occupazione in generale (e tanto meno stabile) rendendo inoltre evidente che l’inaccettabile assioma “meno diritti-più lavoro” non ha nemmeno una corrispondenza nella realtà, se non per i meno diritti per tutti. La lotta politica che vede i comunisti impegnati in prima linea nelle scuole, nelle periferie e soprattutto nei luoghi di lavoro, consente di avere un riflesso di prima mano della situazione esistente in questi ambiti, di ricostruire una tendenza reale correlando dati statistici, teoria e lavoro politico pratico quotidiano.
Risulta evidente dopo venticinque anni di attacco sistematico ai diritti dei lavoratori che si è giunti ad un livello di smantellamento delle protezioni giuridiche mai visto dal secondo dopoguerra. A questa analisi fotografica della lotta di classe e dei rapporti di forza oggi nelle fabbriche e nelle strade, va aggiunta una analisi di tendenza: la necessità di deregolamentazione dell’accesso al lavoro, dei diritti sul lavoro, la trasformazione del sindacato di lotta in un sindacato concertativo (che con i rapporti di forza attuali non può “concertare” nulla se non mettere la propria firma di approvazione sulla distruzione dei diritti sul lavoro), che rappresentano alcuni cardini delle politiche pubbliche dagli anni ‘90 in poi, non costituiscono affatto un “cedimento necessario” per un avvenire migliore, un costo pagato alla modernizzazione per un’occupazione diffusa e per mantenere un certo livello di benessere.
I fatti degli ultimi vent’anni, “chiosati” da questi ultimi dati statistici, ci dimostrano definitivamente che alla distruzione dei diritti sociali non c’è mai fine se permarranno questi rapporti di forza tra le classi. La necessità strategica della ricostruzione comunista in Italia è quindi improcrastinabile, a partire dalla gioventù così martoriata, bistrattata e costretta a subire uno sfruttamento che non ha precedenti negli ultimi 70 anni, dall’istruzione all’accesso al lavoro, al trattamento sul lavoro, alla pensione.



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