giovedì 25 giugno 2026

25 giugno - LA SALUTE OPERAIA E' UN COSTO E BISOGNA SPENDERE PER LA GUERRA: Ravenna e Milano: sadismo contro chi lavora e…

 … e viene colpito da gravi malattie professionali. Ma stavolta la colpa è di un decreto del 1965 mai abrogato.

di Vito Totire (*)

Se lorsignori “devono” comprare tanti carri armati (con i soldi di tutti) è ovvio che poi fanno gli spilorci sadici con i malati di tumori professionali 

Il “miracolo” dell’Inail a Ravenna …e a Milano si traduce in nuovo sadismo istituzionale contro i lavoratori colpiti da malattie professionali (non solo da amianto…). Nei Palazzi sono spilorci e sadici con i malati, generosi con i colpevoli di omicidi colposi (vedi Fincantieri): un quadro politico e sociale purtroppo molto chiaro.

I re francesi avevano fama (immeritata) di poter guarire i plebei, con la semplice apposizione delle mani, in particolare dalla scrofola ma, secondo alcune fonti, anche da altre malattie.Oggi l’Inail fa molto di più; non è “merito” suo ma del decreto 1124/1965 che impedisce il riconoscimento di un ulteriore aggravamento entro un anno dall’ultimo riconosciuto. Semplicemente assurdo e sadico.

Dunque lo Stato vessa i lavoratori che hanno contratto malattie professionali decretando il mantenimento delle condizioni di salute almeno per un anno dopo l’ultimo aggravarsi!

Pare che un sindaco italiano abbia fatto una ordinanza perché i cittadini non si ammalino, visto che nel suo Comune non c’è il medico di base. La notizia ha avuto una certa ed effimera eco mediatica mentre del dpr 1124/1965 non parla quasi nessuno. Ne parliamo noi perché non siamo rassegnati a subire ingiustizie.

Sorge inevitabilmente un interrogativo: come mai il “ceto politico” non ha trovato dal 1965 la “lucidità mentale” di abrogare una norma assurda? Forse qualche

parlamentare ne ha notato l’iniquità e avrà anche proposto di abrogarla ma se le proposte non passano a maggioranza … la truffa e la vessazione si perpetuano.

Molti anni fa – erano i primi anni dopo il varo della legge 257/1992 – il professor Renzo Tomatis, rigoroso uomo di scienza (cioè la medicina basata sulle evidenze, ben diversa da quella dei consulenti Eternit e della squadra mobile più procura di Ravenna), già direttore della IARC di Lione, denunciò – a latere di un convegno della AEA a Trieste – a chiare lettere, anche in un’intervista alla RAI, che diversi

lavoratori ammalati di mesotelioma, nel giorno del decesso, potevano contare su un riconoscimento di danno biologico del 60%. Ma la denuncia di Renzo Tomatis rimase una voce nel deserto!

Per la verità abbiamo visto anche (in Italia) un riconoscimento del 35% di danno biologico, per mesotelioma, quando il limite minimo tabellare sarebbe di almeno 60%. Le vessazioni sono tante e ripetute.

La verità è che il lavoratore malato non ha molta “voglia” di fare trafile burocratiche e spesso anche a fronte di un palese aggravamento evita di avviare procedure per il riconoscimento. Una persona ammalata preferisce concentrare le sue energie psicofisiche nella lotta contro la malattia e non sprecarle nei percorsi burocratici.

Di recente un gruppo di comitati che si occupano di amianto ha suggerito ai vertici nazionali dell’Inail di “concedere” magnanimamente il riconoscimento massimo da subito visto che gli aggravamenti possono essere anche repentini; risulta che la risposta della dirigenza sia stata «vedremo». Infatti abbiamo visto bene cosa è successo dopo questo incontro.

Peraltro se il “nostro” (cioè difeso da noi della AEA) lavoratore di Ravenna, pur accusando un aggravamento, è vivo lo stesso non è accaduto per un “nostro” lavoratore di Milano: è deceduto dopo l’istanza di riconoscimento di aggravamento… con il 70% di invalidità riconosciuta (a seguito di collegiale discorde). Vome ai tempi della denuncia di Renzo Tomatis.

Altra questione: noi della AEA facciamo abitualmente visite domiciliari ai lavoratori-pazienti. Si dirà “grazie tante, voi da giovani eravate affascinati dai cosiddetti medici scalzi cinesi” ma evitiamo di raccogliere questa provocazione; sta di fatto che noi, una associazione di volontariato, facciamo visite domiciliari. Gli “altri” (intendiamo Inail) no, oppure (come l’Inps) fa visite ma solo per medicina fiscale. Dunque: c’è qualcosa – o molto – che non quadra in questo frangente storico in cui qualche altra istituzione (per la verità nè Inail né Inps) si sbilancia in promesse da marinaio sulla «medicina di prossimità».

Non vogliamo scoraggiare i lavoratori-pazienti con previsioni negative: NEGLI ULTIMI 10 ANNI LE TERAPIE PER IL MESOTELIOMA HANNO FATTO PASSI AVANTI DA GIGANTE e SPERIAMO CHE LA RICERCA SCIENTIFICA POSSA DARE A BREVE ULTERIORI RISULTATI POSITIVI ma quello che è dovuto sul piano assicurativo intanto è dovuto e va comunque corrisposto.

Non poniamo problemi di numeri, di tabelle e/o di tipo economicistico; i malati non migliorano solo grazie alle tecniche mediche (comunque ovviamente indispensabili) ma anche in relazione al supporto su cui possono contare sia a livello familiare che a livello macrosociale. PONIAMO UN PROBLEMA DI GIUSTIZIA SOCIALE.

Dunque:

1) La norma capestro che impedisce di riconoscere aggravamenti subentrati prima di un anno dall’ultimo riconosciuto va immediatamente abrogata per tutte le patologie professionali

2) Nel caso dei tumori si tratta di un vincolo che ha risvolti ed effetti di sadismo istituzionale e quindi va garantita una copertura assicurativa ed economica massima per i primi 5 anni, salvo rivalutazione dopo questo periodo per i tumori per i quali i dati epidemiologici depongono per una buona speranza di vita e di salute (dopo questo limite cronologico).

Occorre dunque la abrogazione immediata della norma capestro con un decreto urgente per evitare ulteriori vessazioni alle vittime della nocività del lavoro.

Siamo scettici che le istituzioni “rispondano” in maniera pertinente e ancora una volta ci corre l’obbligo di interloquire con la Presidenza della Repubblica che ha già di recente mostrato attenzione sui danni alla salute subìti dai lavoratori perché la presidenza prenda in esame la ipotesi di “sollecitare” i “legislatori dormienti”.

LA MALATTIA NON SI FERMA PER DECRETO (magari…)

DIAMO LO STOP ALLA SPILORCERIA E AL SADISMO ISTITUZIONALI

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