venerdì 20 dicembre 2024

20 dicembre - Sul piano Stellantis - dalle "promesse" di governo e padrone alla realtà

(Dal responsabile Slai Cobas sc per il gruppo Stellantis)

Sul piano Stellantis che il Ceo JP Imparato, responsabile europeo del gruppo ha presentato al Mimit, il tavolo ministeriale, davanti ai ministri Urso Giorgetti Calderone e ai sindacati, il quotidiano ‘Il Messaggero’ scrive significativamente:

Il governo e Stellantis depongono le armi. Il primo intervento di Jean Philippe Imparato al Ministero delle Imprese è stato soddisfacente ed a chiudere il tavolo sulla multinazionale transatlantica è stato lo stesso padrone di casa, il ministro Adolfo Urso che ha seguito la vicenda dichiarando che non avrebbe fatto sconti. Il rappresentate dell’esecutivo voleva un nuovo piano ed impegni precisi e il manager di origini italiane è riuscito a centrare l’obiettivo. «Questa è una giornata importante, così è stata definita da tutti gli attori - ha spiegato Urso - Importante per l’auto italiana, per l’industria e per i lavoratori. Avevamo chiesto a Stellantis di confrontarsi su un piano industriale assertivo con investimenti, ricerca e sviluppo, modelli e piattaforme per i siti italiani e garanzia dei livelli occupazionale. E responsabilità nel governare la transizione del comparto auto italiano, indotto e filiera». 

 

Due miliardi di investimenti più sei miliardi di acquisti dai diversi fornitori, per incrementare la produzione Stellantis negli stabilimenti italiani di city car e modelli ibridi collocati in tutte le fabbriche del gruppo, con la messa in opera delle piattaforme STLA modulari che sulle catene di montaggio permettono di gestire la produzione di più modelli, con la piattaforma large, a Cassino, la medium a Melfi e, annunciata a sorpresa, la piattaforma small a Pomigliano per le vetture piccole a produzione di massa, il polo del lusso concentrato a Modena.

Questa l’esposizione di JP Imparato per Stellantis al tavolo ministeriale. Ma appunto questa è la versione padronale che i problemi non li chiude ma li apre.

Il governo parla della fine di un conflitto. Non può che riferirsi alla recente e a suo modo inevitabile fase polemica, persino per il governo, dei "lasciamo fare ai padroni che producono", sollevata verso

Stellantis dopo il clamore, provocato nell’acuirsi della crisi con effetti ancora più pesanti per l’occupazione dei lavoratori, delle dimissioni di Tavares e della sua liquidazione milionaria. Quanto fatto dal governo in precedenza non si era distaccato nella sostanza dalla programmatica dichiarazione di via libera a Confindustria fatta personalmente dalla Meloni al suo insediamento.

Quindi questa pace fatta tra Stellantis e governo Meloni, è al servizio di Stellantis, ne rappresenta una copertura governativa al piano padronale, ma vuole parlare al paese, rassicurare le masse del buon governo. Suona ancor più come un messaggio rivolto ai lavoratori per oscurare tutti i punti critici di quanto presentato da Imparato, per indurli ad aspettarne fiduciosi, al lavoro o in cassa integrazione, gli sviluppi del piano.

Senza ostacolarlo, senza pensare a riprendere la spinta dello sciopero di gruppo del 20 ottobre.

Ma questo è appunto il piano padronale per governare e scaricare la crisi ora, per ‘gestire’ i lavoratori. Lasciato a se stesso è tutt’altro che concreto, è lontano dal rispondere ai bisogni e agli interessi della classe operaia, dei lavoratori degli stabilimenti del Gruppo e dell’indotto.

Per quanto riguarda la difesa del salario, ad esempio, esso è già ridotto dalla cassa integrazione e il piano prevede tempi lunghi per la ripresa delle produzioni, quindi un ulteriore utilizzo massiccio della cassa integrazione che colpirà ancora la paga dei lavoratori.

E poi ci sono le reali prospettive di quanto annunciato, di quanto Stellantis realizzerà nel futuro per gli stabilimenti di Mirafiori, Melfi, Cassino, Atessa, Pomigliano, Modena e quindi del peso effettivo che queste fabbriche avranno nei piani del Gruppo.

Perchè la storia dei piani industriali ridotti a promesse mancate accompagna la produzione di Fiat, FCA, Stellantis passando per la roboante "Fabbrica Italia" di Marchionne, annunciata nel 2010 con il classico stile dei due tempi: una produzione dichiarata per 1.650.000 vetture entro il 2014 a condizione di una ristrutturazione immediata dei diritti dei lavoratori.

Che non va letta come la versione facile di una situazione complessa. Le dinamiche che hanno attraversato e modificato il settore auto fino a ridurre pesantemente il numero degli operai occupati e ad azzerare praticamente il rapporto di forza degli operai a livello di Gruppo, meritano di essere adeguatamente approfondite, così come di sintetizzare tutti gli elementi necessari allo scontro di oggi.

Questo è un primo quadro di una prospettiva industriale al tempo della crisi internazionale del settore auto.

Abbiamo la cronaca infinita di questi decenni fino a quella del 27 marzo 24: "… dopo i 2000 esuberi annunciati ieri, oggi altre 1550 uscite concentrate negli stabilimenti del sud, con il benestare di un pezzo del sindacato. La Fiom anche questa volta non ha firmato. Tra ieri e oggi sono state annunciate oltre 3500 uscite volontarie incentivate. Quelle di oggi sono prevalentemente negli stabilimenti di Melfi, Pomigliano d’Arco, Termoli. Quelle di Ieri tra Mirafiori (il 10% della forza lavoro rimasta) e Cassino. Un programma per dimezzare la produzione in Italia che arriva nel deserto di politica industriale del governo. Verso lo spostamento all’estero della produzione, i profitti record e gli utili distribuiti agli azionisti...".

E sono gli stessi operai, tra i pochi in fabbrica in queste settimane a Mirafiori, che a caldo commentano in questo modo:

stanno continuando sulla falsa riga di Tavares che dichiarava non chiuderemo stabilimenti, produrremo nuovi modelli, faremo investimenti, ecc…’

non servono i commenti al momento, sono vecchie promesse, aspettiamo i fatti adesso, sperando che le istituzioni continuino a spingere l’azienda ad azioni concrete’

‘… portano due macchine, non sono molte, poi continua la cig per un anno, poi ci sarà sta 500 elettrica che dicono che non va, chi è che la compra, poi la 500 normale anche quella uguale…'

'non so ma per me non bastano due macchine. Ne hanno portato 7 a Melfi, ma i trasfertisti che sono qua mi dicono che hanno portato macchine che costano care e che così non ci saranno i numeri... e poi non è bello avere ancora questa cig'.

'Dalla Lear sentiamo che non porteranno nuovi sedili, che fine farà?'

'Al cambio elettrico lavoriamo e facciamo 20 turni senza pausa mensa, l’hanno tolta, la mensa è lontana e ci danno sempre un sacchetto, lasciamo le macchine fuori ci sono problemi di parcheggio...'

'non hanno fatto niente, solo due cambi da 10 minuti, è poco perché è diventata una vera linea, anche se i lavori sono più leggeri devi sempre stare in piedi e attaccata, e poi hanno obbligato al turno di notte, e tante non hanno potuto farlo e hanno rinunciato…'

Imparato non parla di un piano di difesa ma di sviluppo. Chiama il governo a fare la sua parte, subito dice che non si scherza con le sanzioni europee previste per il 2025, che imporrebbero di portare dal 12 al 21% le auto elettriche vendute, e per allinearsi agli altri costruttori annuncia il rientro in ACEA. Trovando nelle dichiarazioni governative di Urso sintonia tanto che ora anche Elkann in questo clima favorevole dice ‘andrò in Parlamento a rispondere’.

Sul piano sindacale Fiom Uil Fim dopo la loro presenza per niente critica al tavolo hanno rilasciato dichiarazioni caute sulle prospettive delle promesse, in continuità con la linea sindacale concertativa tenuta di tutti questi anni.

Ma utile riprendere una dichiarazione di Marchionne e Elkann ci arriva dal 14 settembre del 2012:

...Il progetto "Fabbrica Italia" non è mai stato un piano finanziario, ma l’espressione di un indirizzo strategico che Fiat intende seguire ed ha il significato e lo scopo di esprimere l’impegno di Fiat a risolvere le problematiche che interessano i suoi siti industriali italiani e contribuire allo sviluppo delle potenzialità industriali del Paese. Fiat ha sempre indicato con estrema chiarezza che sono condizioni imprescindibili per il raggiungimento di tale risultato, il concorso di tutte le componenti sociali, sindacati ed istituzioni, nell’assicurare la governabilità dei siti produttivi e l’attuazione degli accordi che garantiscono adeguata flessibilità operativa.
Fiat, come ogni suo concorrente, riesamina continuamente i propri piani ed ha la necessità di poterli adeguare alle condizioni del mercato, per replicare alle azioni e posizioni adottate dagli altri produttori ed ai più vari fattori che possono influenzare e condizionare la loro attuazione e ed il loro successo finale. Le assunzioni su cui si basano i piani di Fiat sono di natura generale e non hanno un livello di dettaglio tale da consentire, attraverso la verifica del grado di attuazione di uno specifico target, il riscontro continuo e sistematico del grado di avanzamento di Fabbrica Italia. (…)'

In altre parole sono i padroni che affermano che i loro piani non sono credibili nel senso scientifico del termine, perchè a prescindere saranno adeguati ‘al mercato’, ovvero alle condizioni più adatte a garantire il massimo profitto a seconda della evoluzione generale della situazione di crisi o di sviluppo/ristrutturazione verso aree anche internazionali che possano garantire condizioni migliori di sfruttamento a seconda della situazione specifica, stabilimento per stabilimento, compresa la composizione della classe operaia. A seconda dei piani finanziari del Gruppo, come ha dimostrato il periodo appena trascorso di Stellantis, alla ricerca di profitti negli investimenti finanziari, riducendo la parte produttiva.

E' a questi piani che i padroni nel loro insieme chiedono ai lavoratori, attraverso le loro organizzazioni sindacali, il consenso, la pace sociale in fabbrica, la cessazione del conflitto, e ad aspettare le trattative dove il limite è dato da quanto di volta in volta i padroni sono disposti ad offrire. E affrontare le crisi stabilimento per stabilimento come fatto finora dai sindacati confederali è il primo gradino dell’adesione a questa visione aziendalista.

Anche le chiare parole delle operaie di Mirafiori oggi ci parlano di questo: il lavoro che c’è e che ci sarà dopo le ristrutturazioni delle nuove piattaforme alzerà lo sfruttamento (vedi già da oggi peggioramento pause, mensa, notte); la produzione dei cambi elettrici è a ciclo continuo data l’importanza per tutti i modelli ma migliaia di operai sono in cassa fino all’estate prossima, nel silenzio sindacale che allarga così la separazione e la solidarietà di classe tra i lavoratori, alimentando la fiducia mal riposta sulle pressioni del governo verso le scelte produttive del Gruppo nel nostro paese.

Lo abbiamo già scritto, il lavoratori e nello specifico i lavoratori del settore auto, in Italia il Gruppo Stellantis e tutto l’indotto che ha raggiunto una notevole dimensione, devono riprendere la via dello sciopero generale di settore del 20 di ottobre, lavorando per abbattere le barriere tra stabilimenti, per una mobilitazione autonoma da padroni e governo, che riunisca gli operai attorno ad una piattaforma che metta al centro salario, lavoro, sicurezza, l’integrazione al 100% della cassa integrazione, la riduzione di orario a parità di salario. Per avere un peso come classe operai, di fronte al mutare degli scenari degli interessi dei padroni.





20 dicembre - da tarantocontro: Asili nido - “Il Comune vuole affidarli tutti ai privati” - GIU' LE MANI DAGLI ASILI PUBBBLICI!

Invece che internalizzazione, come da tempo richiesto dalle lavoratrici dell'ausiliariato-pulizie dello Slai Cobas - (richiesta ritenuta legittima anche dal vice prefetto nel 2020; e nel 2022 una mozione votata a maggioranza del consiglio comunale decise di avviare una verifica di percorso di internalizzazione degli asili) ) - il Comune vuole andare, si parla già dal prossimo anno, verso la privatizzazione dei 9 asili-nido di Taranto. 

Questo è inaccettabile e non lo permetteremo!

Anche con questa assurda decisione, si dimostra quello che abbiamo da tempo denunciato: l'amministrazione Melucci non ha mai all'OdG la condizione dei tanti lavoratori, lavoratrici degli appalti comunali di Taranto. Per eventi, strutture turistiche, ecc. ci sono soldi, per il lavoro, per migliorare la condizione ultra misera e precaria delle lavoratrici ausiliariato-pulizie non ci sono mai. Ora si passa addirittura ad affidare ai privati la gestione degli asili; privati che avrebbero un solo interesse: fare utili sulla pelle delle lavoratrici, tutte, con rischio non solo di peggiorare ulteriormente le attuali già brutte condizioni di lavoro, ma anche di tagli ai posti di lavoro.

Sarà perchè in pentola bolle questo grave piano che l'amministrazione Melucci non ha mai risposto alle richieste di incontri, alle richieste di miglioramento delle condizioni lavorative fatte in questi mesi dalle lavoratrici e lavoratori dell'ausiliariato-pulizie dello Slai cobas e Usb, che hanno fatto nelle scorse settimane, mesi ben 4 scioperi, assemblee, denunce al consiglio comunale monotematico, e che sono tuttora in stato di agitazione.  

La privatizzazione sarebbe anche un grave danno per la qualità dei servizi resi ai bambini e per i genitori che sicuramente vedrebbero le rette aumentare di molto.

Sia chiaro che non accetteremmo neanche una divisione tra i 9 asili, per cui alcuni verrebbero privatizzati e altri resterebbero pubblici; significherebbe di fatto una divisione anche per i bambini, per le famiglie, e per le lavoratrici e lavoratori.

Gli asili nido sono un servizio pubblico centrale, per i bambini, per le donne, e tale devono restare!

Ringraziamo Luca Contrario per aver subito denunciato questa squallida manovra, e diciamo a tutti i consiglieri di metterci la faccia e opporsi.

*****

"Luca Contrario, denuncia l’esternalizzazione a privati dei servizi di gestione di tutti i nove complessi scolastici. La novità sarebbe emersa ieri, durante una riunione in commissione bilancio.

Alcuni commenti, sperando che le denunce non restino sui social 

ma si trasformino in azioni concrete e partecipate di lotta  


 

20 dicembre - STRAGE CONTINUA: giovedì 19 dicembre 2024 Anche ieri 5 morti sui luoghi di lavoro

 da C. Soricelli

Sono stati 5 ieri i morti sui luoghi di lavoro. Ecco chi sono. Nel porto di genova è morto giovanni Macciò travolto alle tre di notte nel porto di Genova schiacciato da una ralla in manovra. nel cagliaritano è morto Stefano Deiana di 57 anni: è rimasto schiacciato contro un muroda un camion sfrenato. In provincia di Salerno è morto Domenico Postiglione di 36 anni. Ma ci sono altre due morti "atipiche",che stanno a ricordarci che il lavoro può essere pericoloso per tutte le professioni. chiara Moscati era una psicologa di 26 anni, lavorava per una cooperativa, col furgone stava andando da un paziente quando è stata investita da un camion, la dinamica dell'incidente sono ancora poco chiare, L'altra morte atipica è quella dell'insegnante di 39 anni Davide Benetti, portava in gita scolastica i suoi ragazzi, visitando un edificio e affacciandosi al balcone, questo è rollato, è morto dopo 10 giorni di agonia. In questo preciso momento siamo a 1436 morti complessivi e di questi 1023 sui luoghi di lavoro

giovedì 19 dicembre 2024

19 dicembre - info Amazon USA: INIZIATO IL PIÙ GRANDE SCIOPERO NEL GRUPPO

 


19 dicembre - info solidale STELLANTIS CASSINO: il tribunale di Cassino respinge il ricorso contro il licenziamento di D. Fantasia

 


19 dicembre - dal blog tarantocontro: Il processo "Ambiente svenduto" resta a Potenza - Ma, per favore, non si dica che non è un processo politico a favore del sistema dei padroni!

Purtroppo noi dello Slai Cobas non ce ne meravigliamo - Il Codacons ha voluto fare un ricorso inutile avventurista e demagogico.

Ma non si dica che valgono di più dei cavilli giuridici della giustizia per migliaia di operai e cittadini dei quartieri inquinati. 


Nel libro che abbiamo preparato sulle principali udienze del processo di 1° grado si dimostra ampiamente, anche dalle stesse dichiarazioni degli avvocati dei Riva e complici, che il processo era ed è politico, che la sentenza di annullamento di 7 anni di processo rimane un grande favore a Riva e complici e un ulteriore schiaffo agli operai e popolazione. 

Ma, come abbiamo detto dal primo momento, nessuno si illuda, non finisce qui... 

 


mercoledì 18 dicembre 2024

18 dicembre - Ancora una morte operaia a Genova - "basta morti sul lavoro! ci siamo rotti il ca..o” - Operai protestano per davvero

"Parliamo di sicurezza solo quando ci sono i morti", in strada la protesta dei lavoratori portuali.

"Siamo a parlare di sicurezza quando per l'ennesima volta un lavoratore ha perso la vita e non tornerà a casa". Esplode la protesta dei lavoratori a Genova dopo l'infortunio mortale al terminal di Pra'. Parlano di "situazione inaccettabile" e di allarmi inascoltati, bloccato il traffico davanti a uno dei varchi di accesso al porto.

Operaio morto al porto di Genova, la rabbia dei lavoratori: “Ci siamo rotti, non puoi uscire di casa e non tornare più dalla famiglia”

Striscioni e blocchi sul lungomare, monta la protesta di sindacati e operai: «Manca la prevenzione, troppi morti»

Uno striscione bianco con scritto "basta morti sul lavoro! ci siamo rotti il ca..o” e i new jersey di un vicino cantiere a bloccare lungomare Canepa a Genova. È questa la protesta dei lavoratori portuali che dopo l'incidente mortale della scorsa notte al porto hanno deciso di scioperare per 24 ore e si sono radunati davanti al varco Etiopia del porto di Genova. La rabbia dei lavoratori è alta: «Non puoi uscire di casa e non tornare più dalla tua famiglia, è inaccettabile», dicono i colleghi della vittima. Il traffico è bloccato nel ponente e le ripercussioni si sono subito estese a tutto il resto della città, con code su tutto il nodo autostradale di Genova e gravi disagi in particolare al casello di Genova Ovest e dell'aeroporto.

La rabbia, dopo l’ennesimo morto sul lavoro, diventa incontenibile. Così, stamani, davanti al porto, è scattato subito lo sciopero. «Ancora una volta si parla di sicurezza quando c'è un morto, non è più possibile fare così. Sì, è veramente uno stillicidio in tutta Italia e continua questa drammatica conta. Purtroppo adesso è toccato al porto di Genova e siamo qui in blocco. Abbiamo proclamato 24 ore di sciopero, vogliamo capire cosa è successo, vogliamo verificare, vogliamo che non succeda più e che si facciano tutti gli interventi necessari per evitare queste tragedie». Così Roberto Gulli, segretario generale Uil Trasporti di Liguria, commenta la tragedia nel porto di Genova presso il varco Etiopia dove questa mattina è morto Giovanni Battista Macciò, di Castiglione Chiavarese. L’uomo è morto schiacciato contro un container. E allora, davanti ai cancelli il tam tam è stato immediato. «Che cosa si può fare? Che cosa si deve fare oggi? Sicuramente ci vuole una maggiore attenzione da parte di tutti e bisogna creare tutte quelle procedure, tutte quelle istruzioni che possono mitigare al massimo queste situazioni" ha aggiunto.

Il tema della prevenzione ignorata

«La prevenzione passa dalla formazione, quindi dagli investimenti. Noi sono anni che cerchiamo di fare il possibile per ottenere un sostegno anche economico per far sì che la gente sappia come comportarsi in difficoltà, in situazioni di pericolo. Purtroppo siamo ancora carenti. Si investe troppo poco» dicono ancora i sindacati. «Una persona che esce per andare a lavorare, per portare il pane alla famiglia, che non possa tornare a casa è veramente una tragedia immane. Noi lo abbiamo sempre posto quale primo dei punti fondamentali del nostro lavoro, il nostro obiettivo, è arrivare ad incidenza zero. Sappiamo che è utopia, ma noi ci proviamo e continueremo a lottare per ottenere dei risultati che possano un giorno dire abbiamo salvato anche una sola vita» ha aggiunto Mauro Scognamillo, segretario generale Fit Cisl Liguria. «Ancora una volta si deve parlare di sicurezza sul lavoro quando c'è un incidente mortale, non è possibile andare avanti così. Nella domanda ci sarebbe già la risposta. Siamo alle soglie del 2025, siamo nello stesso luogo dove nel 2007 dopo 5 giorni di rabbia e disperazione su questo varco è nata una legge nazionale sulla rappresentanza, la sicurezza, di cui faccio parte anch'io, che sono gli RLS di sito, ma questo non credo sia il il tema. Ho compiuto 57 anni ad ottobre, quando ho parlato del 2007 fai i due conti eravamo tutti molto più giovani ed eravamo al 32esimo morto su questo varco. Ovviamente senza pensare a quello che è stata la dinamica sulla quale ci sono indagini, ovviamente ma le problematiche sono quelle, una forte produttività, una spinta a fare forse velocemente» ha detto Luca Franza, coordinatore delegati compagnia RLS di sito del porto.



 

18 dicembre - Per Vittorio Granillo - Saluto dello Slai Cobas per il sindacato di classe

 

Gli operai, tutte le lavoratrici e i lavoratori dello Slai Cobas per il sindacato di classe sono molto addolorati per la morte di Vittorio Granillo, dirigente operaio dello Slai cobas di Pomigliano/Napoli, e mandano un saluto solidale a tutti gli operai, le operaie, i compagni di Pomigliano per la loro grave perdita, dopo quella recente di Mara Malavenda, anch'essa lavoratrice dirigente del sindacato, con cui Vittorio ha sempre lottato.

Si tratta di una perdita di un compagno con cui siamo stati legati dal 1992, dalla nascita, per la prima volta, e rimasta unica, dei cobas nelle grandi fabbriche; abbiamo fatto un percorso di anni insieme, e anche quando abbiamo autonomamente costruito lo Slai cobas per il sindacato di classe, il legame di lotta di classe, l'affetto, la simpatia scherzosa, anche nei momenti di polemica sono stati sempre presenti.

Non si tratta solo della perdita di un compagno, operaio comunista, ma della perdita di un pezzo di storia del movimento operaio, non solo di Pomigliano, un pezzo di storia della difficile strada per ricostruire il sindacalismo di classe, a partire dalle fabbriche, che veda protagonisti gli operai e operaie, centrali nella battaglia per porre fine al sistema economico, politico del capitale, per diventare i "becchini" di questo sistema di sfruttamento e di oppressione.

Vittorio in questa battaglia è stato un esempio di coerenza e di radicale opposizione di ogni compromesso, anche quando insieme a Mara hanno fatto l'esperienza della lotta parlamentare.

Noi vogliamo ricordare Vittorio soprattutto nelle sue battaglie dentro l'Alfa, poi Fiat di Pomigliano degli "anni buoni" in cui la sua lotta coerente, di scontro aperto verso tutti i responsabili dell'attacco verso gli operai, la sua forza, determinazione, riconosciuta e seguita da tantissimi operai e operaie aveva permesso di conquistare dei risultati in fabbrica. Anche quando lo Slai Cobas nazionale ha cambiato il suo Dna di sindacato di classe e di base con al centro le fabbriche e nelle mani degli operai, Vittorio ha mantenuto coerentemente la natura operaia dello Slai Cobas di Pomigliano.

Poi vi è stato la situazione e il clima difficile nelle fabbriche che tuttora permane; in questi anni abbiamo anche polemizzato con Vittorio per una sua certa illusione giudiziaria. Ma anche in questo periodo non è mai venuto meno il rispetto reciproco e il riconoscimento, sia pur con differenti posizioni,  della sincerità con cui Vittorio, e Mara, facevano anche questa battaglia, pensando solo e soltanto agli operai e operaie.

Vittorio, come Mara, ci mancherà molto, anche la sua ironia e ottimismo, ma rimarrà sempre con noi.

Slai Cobas per il sindacato di classe

coordinamento nazionale


martedì 17 dicembre 2024

17 dicembre - Ci è giunta pochi minuti fa la tristissima notizia della morte di Vittorio Granillo dirigente dello Slai Cobas di Napoli/Pomigliano

 Napoli, è morto Vittorio Granillo fondatore e dirigente del sindacato operaio autorganizzato

17 Dicembre 2024

Campania 0

Lo Slai Cobas sotto la sua guida e di Mara Malavenda ha conquistato importantissime vittorie contro Fiat e Stellantis

E’ morto Vittorio Granillo, i dirigente sindacale, fondatore insieme a Mara Malavenda nel 1992 dell’organizzazione sindacale indipendente Slai Cobas, prima forma di autorganizzazione operaia.

Lo Slai Cobas, sotto la guida del compagno Vittorio Granillo e della compagna Mara Malavenda, ha conquistato importantissime vittorie, in molti casi contro “Fiat” e “Stellantis”, in oltre dieci sentenze di Cassazione sezione lavoro, autentiche smentite giuridiche alla dittatura padronal-confederale ed ha riaperto al riconoscimento giuridico dei diritti sindacali di ogni organizzazione dei lavoratori – spiega in una nota l’organizzazione sindacale di base – Lo Slai Cobas ha determinato con il proprio lavoro e battaglie, il principio fondante di ogni sindacato autentico dei lavoratori e delle lavoratrici, l’autorganizzazione”.

La lotta della classe operaia in questi trentadue anni da che è avvenuto il crimine politico della concertazione e della limitazione dei diritti sindacali nel nostro Paese, è diventata una questione di una gravità politica senza precedenti nella Storia repubblicana – continua la nota dello Slai Cobas – E a dimostrarlo non sono solamente le cronache delle stragi sul lavoro e delle centinaia di migliaia di infortuni e malattie professionali che affliggono ogni anni i lavoratori e le lavoratrici, italiani/e ed immigrati/e, ma anche la continua ridefinizione complessiva filo-padronale da parte di parlamenti e governi corrotti dalle grandi firme del capitale nostrano delle regole del diritto del lavoro e dei contratti nazionali del lavoro firmati sempre ed esclusivamente dalle organizzazioni colluse e corrotte dal sistema capitalistico del profitto ad ogni costo e della flessibilità, a vantaggio quasi esclusivamente dei padroni, e la continua chiusura ed esternalizzazione delle attività produttìve. Prossimamente – conclude la nota – ci sarà occasione di approfondire e dare

sabato 14 dicembre 2024

14 dicembre - info Taranto: Asili, prima lo scippo del mese estivo, ora si tolgono ferie alle lavoratrici/lavoratori - lo Stato di agitazione continua

 

Da un lato il Comune di Taranto, l'assessorato ai servizi educativi continua a negare incontri richiesti per aumento dell'orario, salario minimo e sicurezza, e neanche nel prossimo periodo di festività natalizie fa cominciare a recuperare giornate ed ore del mese estivo scippato;

dall'altro la Ditta Servizi Integrati toglie ferie ai lavoratori per usarle nelle giornate di chiusura degli asili a Natale, così come non paga giornate di chiusura per maltempo o per i dovuti per legge controlli sanitari disposti dalla ditta.

Premesso che le ferie non vanno usate dalla ditta pro domo sua, dato che la ditta ha solo la facoltà di autorizzare o non autorizzare il periodo di ferie richiesto da una lavoratrice,

lo Slai cobas chiede di coprire il prossimo periodo festivo con giornate/ore lavorative; e chiede per le giornate di maltempo o di visite sanitarie disposte dalla ditta che queste siano pagate, perchè non sono frutto di una decisione del lavoratore; anzi, vedi per il maltempo, i lavoratori erano pronti a scendere a lavorare e sono stati bloccati. 

Lo Slai cobas ritiene inaccettabile che il Comune non risponde alle legittime richieste delle lavoratrici e lavoratori degli asili. 

Per tutto questo, dopo gli scioperi fatti nelle scorse settimane e mesi, lo stato di agitazione continua: Comune, Ditta, dirigenti degli asili chiedono più lavoro, multi mansioni, non risolvono neanche mezzo problema; le lavoratrici e lavoratori faranno solo le attività lavorative indispensabili e solo quelle previste dal capitalato d'appalto e compatibilmente con le attrezzature da medioevo, a disposizione. Niente di più!

Slai Cobas sc Taranto

14 dicembre - NELLE STRAGI SUL LAVORO SONO PIÙ DI 100 LE LAVORATRICI UCCISE IN NOME DEL PROFITTO. Dal blog di C. Soricelli

Anche ieri un'altra strage. Rendiamo omaggio a Teresa Carceo un'altra donna morta sul lavoro in soli due giorni: Teresa è caduta da un veicolo elettrico dentro un agriturismo, oltre 100 le donne morte sul lavoro quest'anno. Ma ieri è morto anche un edile di 65 anni in un cantiere ANAS. Questa vittima è dovuta all'allungamento indiscriminata dell'età per andare pensione, non tenedo conto che in tarda età non si possono svolgere lavori pericolosi. Grazie a Salvini che "ruba" i voti dei lavoratori promettendo sempre sotto alle elezioni di abolire la legge Fornero per poi addirittura peggiorarla una volta presa la poltrona, tra l'altro Salvatore Briamante la vittima, lavorava in un cantiere dell'ANAS 

giovedì 12 dicembre 2024

Strage di lavoratori anche ieri; 6 morti, 5 sui luoghi di lavoro e uno in itinere, superati di corsa i 1000 morti sui lui luoghi di lavoro e i 1400 con l'itinere. Un auentico boom e rendono il lavoro sempre più precario e quindi insicuro. Rendiamo omaggio alla bellissima "angela" Mimma Faia morta dopo due mesi di agonia; folgorata mentre lavorava in una trattoria palermitana 

PALERMO – Mimma Faia è morta dopo oltre due mesi dall’infortunio, la donna (nella foto) di 38 anni che era rimasta folgorata in una trattoria di corso dei Mille, dove lavorava. Stava passando lo straccio in un locale a palermo quando è stata folgorata da una scarica elettrica. Già oltre 100 le donne morte sul lavoro anche quest'anno. guidando trattori e camion, su macchinari, ma soprattutto in itinere per la stanchezza, per la fretta di rendere compatibile il loro lavoro con il loro carico familiare. Una di queste lavoratrici è stata costretta a licenziarsi perchè l'azienda per la quale lavorava non gli ha concesso una flessibilità di 15 minuti in entrata al lavoro. doveva portare presubilmente i figli a scuola. Praticamente c'è stata un'altra strage come quella di Calenzano ma diffusa sul territorio nazionale. Onorevole Gribaudo, occorre rivedere l'organizzazione del lavoro, soprattutto se si ha un carico familiare. Ecco chi sono gli altri 4 lavoratori morti ieri. Due sono in Emilia Romagna, nella rpvincia di Modena è morto un artigiano nella sua officina colpito da un pezzo di macchinario. In provincia di Reggio Emilia è morto il Ferroviere Guglielmo Maiello, Nella provincia di Pesaro Urbino, al largo di Fano è morto un pescatore cadendo in mare, in provincia di Frosinone e morto un operaio albanese, mentre togleva dal tetto l'amianto, il tetto è crollato, ferendo anche un operaio marocchino, sono residenti in Emilia Romagna, è uno di quei morti itineranti che ormai rappresentano da soli il 30% dei morti, gli stranieri sono ormai il 40% dei morti sotto i 60 anni.. Onorevole Chiara 

Gribaudo, non creda a chi dice che mi invento i morti, sono tutti registrati, lo dicono per coprire i loro fallimenti e interessi

venerdì 13 dicembre 2024

13 dicembre - SULL'ATTACCO AL DIRITTO DI SCIOPERO, per il dibattito: Respinto (per ora) l'attacco di Salvini al diritto di sciopero - Necessaria l'unità dei lavoratori, lavoratrici per nuovi scioperi - la nostra posizione post 29

 dal blo proletari comunisti

Per oggi, 13 dicembre, l'Usb chiama i lavoratori ad uno sciopero nazionale. Occorreva respingere l'attacco fascista, anticostituzionale di Salvini allo sciopero ed è stato respinto con la sentenza del Tar del Lazio, per cui oggi anche i trasporti sciopereranno per l'intera giornata. Di questo siamo contenti!

Ma chiaramente Salvini tornerà a bomba, e annuncia una proposta di legge che punterebbe a mettere ulteriori catene a gran parte dei lavoratori (non solo dei trasporti ma di tutti i servizi pubblici), già fortemente impediti dalla Commissione garanzia scioperi con la legge 146/90 a fare scioperi di tutti che possano pesare nei tempi e nelle modalità), in maniera che sia di fatto vietato il diritto di sciopero. Un divieto che partirebbe dai servizi pubblici ma via via si estenderebbe anche ai settori privati, alle fabbriche, a tutti i lavoratori. Non abbiamo dubbi che la Meloni e tutto il governo appoggerebbe l'attacco di Salvini in sintonia con i piani fascisti dei decreti sicurezza e gli altri precedenti. Mattarella che farà, dirà anche questa volta: io non ero d'accordo, ma firmo...?

Quindi è sempre più necessaria l'unità di lotta di tutti i lavoratori e lavoratrici per impedire che questi piani fascisti vadano avanti, per difendere realmente condizioni di lavoro, di vita, sicurezza, diritto di sciopero, diritti sindacali in generale. Un'unità che deve andare al di là delle appartenenze sindacali, dai lavoratori iscritti ai sindacato confederali, soprattutto nelle fabbriche e posti di lavoro privati che sono tuttora la maggiorparte, ai lavoratori dei sindacati di base, che oggi è nella mobilitazione unitaria che devono far pesare piattaforme, prassi, forme di lotte di classe, ostacolando piattaforme e prassi dei sindacati confederali, compresa la Cgil di Landini che "parla bene" ma ancora pratica la prassi di sempre. (Su questo riportiamo di sotto il numero di Controinformazione rossoperaia su "Dopo lo sciopero del 29 novembre - la lotta nelle fabbriche - i passi da fare. Invitando i lavoratori, lavoratrici a stamparlo e diffonderlo nei loro posti di lavoro) 

Ma proprio rispetto alla necessità odierne di lavorare per un grande movimento dei lavoratori, riteniamo sia stata una scelta sbagliata quella dell'USB di aver indetto uno sciopero separato, invece di aderire allo sciopero del 29 novembre, a cui tra l'altro ha partecipato la maggiorparte dei sindacati di base. Questa decisione è sbagliata perchè si separa dalla maggioranza dei lavoratori a livello nazionale e di tutti i settori e fa prevalere una logica di "parte", di medaglietta, di divisione che oggi più che mai è deleteria. 


 

giovedì 12 dicembre 2024

12 dicembre - info: La protesta degli ‘schiavi dei divani’ di Forlì va avanti: “Così ci sfruttano, ecco la catena”

Dietro le condizioni denunciate dai lavoratori si nasconde una rete di sfruttamento organizzata, sostiene Sudd Cobas. Gruppo 8: "Non c'entriamo con la gestione dei dipendenti di Sofalegname"

di Flora Alfiero | 12 Dicembre 2024 

La protesta degli “schiavi dei divani” di Forlì va avanti e la situazione resta tesa e irrisolta. Gli operai, organizzati dal sindacato Sudd Cobas, continuano a presidiare lo stabilimento di via Meucci dove da otto mesi vivono in un magazzino trasformato in dormitorio. La richiesta è chiara: applicazione del contratto nazionale, turni di 8 ore per 5 giorni, pagamento dei contributi INPS e una soluzione abitativa dignitosa. Tuttavia, la trattativa con l’azienda si è interrotta martedì pomeriggio, quando la direzione ha respinto le richieste sindacali. Sul luogo del presidio è intervenuta anche la polizia per identificare i manifestanti, in quello che i sindacalisti vedono come un tentativo di intimidazione. “Non stiamo chiedendo la luna – spiega Sarah Caudiero di Sudd Cobas – sui diritti minimi e la legalità non trattiamo”.

mercoledì 11 dicembre 2024

11 dicembre - ANCORA SULLA STRAGE DI CALENZANO: All'ENI di Calenzano l'ennesima strage operaia per il profitto dei padroni, sostenuto dai governi dei padroni, in primis oggi il governo Meloni

 

Davide Baronti (in alto a sinistra), Gerardo Pepe (sotto), Vincenzo Martinelli (al centro),
Franco Cirelli (in alto a destra), Carmelo Corso (sotto)

L'esplosione all'ENI di Calenzano è l’ennesima strage operaia, sono saliti a 5 gli operai morti e 26 feriti.

Le stragi sul lavoro sono state una caratteristica in questi mesi, quasi ogni mese abbiamo dovuto contare i morti operai, quasi ogni mese è calata pesante la morte operaia nel paese e nel mondo dei lavoratori, certamente non per cause naturali o fortuite ma la morte dentro il sistema di gestione da parte del Capitale e dei padroni delle condizioni di lavoro sui posti di lavoro.

La drammatica mancanza di sicurezza a cui corrispondono i mancati controlli dello Stato e delle sue istituzioni preposte, lo sfruttamento in ogni condizione, la precarietà, i bassi salari, il sistema degli appalti, dei subappalti, sono l'insieme delle cose che seminano lutti nelle file dei lavoratori dei loro familiari. L'esplosione di Calenzano dipende dal modo di produzione dell’ENI, che non è una fabbrichetta ma una delle principali multinazionali nel nostro paese, una multinazionale di Stato a servizio del profitto.

Come scrive il Presidente di Medicina Democratica: “nel 2017 e nel 2020 erano state segnalate criticità, poi nel 23 improvvisamente hanno detto che tutto andava bene”. Ecco come andava bene!

I gestori - dice sempre il responsabile di Medicina Democratica - quando sono di fronte a uno scenario importante come la rottura di un tubo, tendono a minimizzare, tendono a dire che non ci sono rischi” e qui i rischi invece li abbiamo visti tutti e contiamo i morti, i feriti, i dispersi, ma in questa occasione l'esplosione in fabbrica si è riversata pienamente sul territorio, presentando per alcune ore i peggiori scenari, come l'inquinamento, la gente che deve rimanere chiusa in casa, il rischio che non riguarda la fabbrica ma riguarda tutti gli operai dell'area contigua all'ENI e che riguarda le abitazioni cittadine, "mettetevi le mascherine, non uscite di casa, tenete chiuse le finestre": il capitalismo oggi è

sempre più questo nelle fabbriche e nei posti di lavoro, dall'ENI all’ex Ilva alle ferrovie, abbiamo contato stragi di ogni tipo e ogni volta a fronte di queste stragi ci sono state dette le stesse cose, anche dagli stessi che hanno prodotto le stragi.

lunedì 9 dicembre 2024

9 dicembre - CALENZANO (FIRENZE): ESPLOSIONE NEL DEPOSITO ENI. 2 OPERAI MORTI, 3 DISPERSI, 9 FERITI. Eni assassina - Stato e governo del capitale complici!

 da radio onda d'urto


Enorme esplosione al deposito della raffineria Eni di Calenzano (Firenze) con un bilancio di 2 lavoratori morti, 3 dispersi e 9 feriti, 1 grave. Sul posto pompieri, ambulanze e forze dell’ordine. La colonna di fumo nero è visibile a km di distanza, mentre l’esplosione è stata avvertita fino a Empoli e Firenze. Il rogo è scaturito, per cause da accertare, nel punto di carico dove le autobotti effettuano il rifornimento di carburante.

Il policlinico Careggi e gli ospedali del circondario hanno attivato il piano di massiccio afflusso, in previsione di un massiccio arrivo di feriti, con blocco dell’attività ordinaria dell’ospedale e spazi riservati al pronto soccorso. Chiusa l’uscita A1 e sospesa tutta la circolazione ferroviaria attorno a Calenzano, dove il Comune ha detto ai residenti di restare in casa, nel raggio di 5 km. Distribuite anche mascherine per il forte odore di idrocarburi nell’aria.

La corrispondenza  con Dmitrij Palagi, capogruppo in Consiglio comunale a Firenze per Sinistra Progetto Comune. Ascolta o scarica

Un primo commento con Alessandro Picchioni, segretario della Filctem-Cgil di Firenze. Ascolta o scarica

Sui rischi connessi al deposito Eni di Calenzano (Firenze) già nel 2020 Maurizio Marchi, di Medicina Democratica, avevano condotto un’accurata inchiesta: clicca qui

Rispetto a questa inchiesta di Medicina Democratica, Radio Onda d’Urto ha intervistato il presidente nazionale, Marco Caldiroli. Ascolta o scarica


 

giovedì 5 dicembre 2024

6 dicembre - info: La crisi mondiale della siderurgia scaricata sui lavoratori in tutto il mondo - Arcelor/Mittal Francia

 

ARCELORMITTAL CONFERMA LA CHIUSURA DEL SITO DI DENAIN: "CI SARANNO LICENZIAMENTI DEFINITIVI"!

La minaccia incombeva, ma la speranza, per quanto flebile, rimaneva. La doccia fredda è arrivata lunedì 25 novembre alla fine della giornata, al termine di un consiglio economico e sociale tenutosi a Reims, che ha segnato il destino di 136 dipendenti. Evocando un "contesto economico difficile" e un "forte calo dell'attività" tra i suoi clienti nell'industria e nell'automotive, ArcelorMittal chiuderà i suoi siti di Reims e Denain, rispettivamente con 112 e 24 dipendenti, ovvero quasi un quarto della forza lavoro totale dei centri di assistenza ArcelorMittal in Francia. "La cessazione della produzione è prevista per giugno", ha aggiunto l'intersindacale in un comunicato.

Martedì 26 novembre, i colleghi di Dunkerque hanno noleggiato un autobus per l'Hainaut per sostenere i loro omologhi di Denais, in sciopero dal 20 novembre. Questa chiusura, "non è una sorpresa. Non abbiamo più nulla da perdere, andremo a sostenere i nostri compagni", insiste Gaëtan Lecocq, segretario generale della CGT di ArcelorMittal, che vede l'inizio di una lenta emorragia.

Siamo morti!

"Iniziamo con quelli piccoli prima di attaccare quelli più grandi. Denain e Reims, secondo lui, "sono solo l'inizio di una lunga lista se non facciamo nulla". Nel sito di Dunkerque, "senza il progetto di decarbonizzazione (che ArcelorMittal ha deciso di mettere in attesa), siamo morti". Non siamo più in discussione. Ci saranno licenziamenti a titolo definitivo (...) La fabbrica appartiene a noi.

mercoledì 4 dicembre 2024

5 dicembre - Nota sullo sciopero generale del 29 novembre - la lotta nelle fabbriche - i passi da fare

 

È assolutamente necessario tornare sullo sciopero generale del 29 novembre e collocarlo oggi con una valutazione che guarda a quello che sta realmente avvenendo nelle fabbriche e nei posti di lavoro. 

Innanzitutto una valutazione generale: lo sciopero generale è stato da noi condiviso e sostenuto perché era necessario per rispondere alla manovra finanziaria del governo e per rimettere in circolazione la mobilitazione dei lavoratori in tutto il paese in forma generale.

Abbiamo più volte detto che ci vuole uno sciopero generale ma serve uno sciopero generale che penalizzi tutto l'apparato industriale e che si traduca in manifestazioni forti sia nelle piazze sia nel territorio, inteso in senso lato, comprendente blocchi e forme di lotta per rendere chiaro il grado di opposizione tra i lavoratori. Così non è stato, alcune manifestazioni sono state abbastanza partecipate, pensiamo a Bologna, a Genova e, per quanto riguarda il Sud, a Palermo, ma in generale il livello di partecipazione alla manifestazione non è stato niente di che, non solo nei numeri, ma anche nella composizione di questi cortei che hanno

visto una forte presenza di pubblico impiego, di pensionati e la chiamata raccolta di tutto l'apparato sindacale, sia quello di vertice che quello di base, dai rappresentanti sindacali alle RSU.

Così i dati che vengono comunicati sono gonfiati e riguardano quelle realtà in cui effettivamente lo sciopero ha raggiunto numeri significativi.

Se pensiamo al sud, alle grandi fabbriche del Sud - alcune delle quali falcidiate dalla cassa integrazione e quindi i lavoratori in fabbriche che sono al di sotto del numero normale - facciamo un esempio su tutti: la manifestazione di Taranto, che ha visto la partecipazione di circa 300 lavoratori e con una riuscita bassissima all'interno delle Acciaierie all'interno di tutto l'appalto Ilva.

E’ chiaro quindi che c'è stata una non corrispondenza obiettiva tra le dimensioni dello sciopero generale necessario e anche delle parole espresse dai sindacalisti, in particolare da Landini, e la forma con cui lo sciopero generale e queste parole sono state poi interpretate realmente nelle manifestazioni.

Se dovessimo guardarlo da questo punto di vista, questo sciopero non segna tutt'ora un cambiamento né di fase né di livello di scontro tra padroni e governo, ma siamo nello stadio iniziale della ripresa e della lotta generale dei lavoratori e su questo lo sciopero può essere un segnale significativo.

La contrapposizione manifestatasi tra il governo e i sindacati confederali è stato un fatto positivo. Le parole di Landini sulla necessità della rivolta sociale e le altre parole espresse nel comizio di Bologna sono molto impegnative e sono da noi assolutamente condivise. Sicuramente è necessario lo sviluppo di una rivolta sociale fondata innanzitutto sulla mobilitazione dei lavoratori. E’ necessaria una forte contrapposizione in tutto il paese tra le politiche dei padroni e del governo e i lavoratori. Sicuramente questo cammino dello sciopero generale avviato il 29 ha bisogno di svilupparsi ed intensificarsi nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, ma sappiamo che le parole di Landini possono restare solo parole perché l'insieme dell'apparato sindacale rappresentato dal sindacalismo confederale in tutti questi anni ha dimostrato di non essere in grado di rispondere alle esigenze di lotta vera dei lavoratori.

Da parte nostra abbiamo fortemente insistito, prendendo anche a pretesto le parole di Landini per chiamare i lavoratori presenti allo sciopero -  ma anche coloro che non erano presenti - a intraprendere una via di lotta prolungata che abbia per obiettivo la difesa degli interessi dei lavoratori, il rovesciamento dell'azione dei padroni e delle politiche del governo a loro servizio.

Per questo è necessario che si incalzino i sindacati perché alle parole che hanno detto nei comizi corrispondono i fatti, che si incalzino i sindacati sul problema del salario, sul problema del lavoro, sul problema della Sanità, sul problema delle condizioni degli appalti, sul problema della sicurezza e salute sui posti di lavoro e sul territorio.

Un altro problema che è legato a questo è sicuramente il rapporto che c'è tra la situazione dei lavoratori e l'azione provvedimenti extra economici del governo. II grandi temi sono la guerra e la partecipazione italiana alla guerra, la repressione nei confronti della lotte dei lavoratori che in questo sciopero ha agito con l’oscena in campagna di Salvini che, prendendo a pretesto la situazione dei trasporti, ha sviluppato una forte campagna contro il diritto di sciopero che risulta essere il vero obiettivo di questo governo, in sintonia con la sua ideologia e il suo programma moderno fascista, di Stato di polizia, a servizio dell’interesse esclusivo degli interessi del Capitale.

È importante che in questo sciopero sia entrata la questione dei decreti sicurezza nella piattaforma dello sciopero stesso, perché intorno ai decreti di sicurezza il governo fa un passo importante e decisivo verso la repressione di tutti i lavoratori, verso la repressione dei movimenti di lotta, del movimento degli studenti, del movimento antifascista, del movimento in solidarietà con la Palestina, dei movimenti territoriali che combattono la devastazione territoriale e ambientale, dei movimenti ambientalisti e quindi è importante che il movimento dei lavoratori nel suo insieme, con i sindacati confederali, abbiano assunto l'opposizione ai decreti sicurezza.

Mentre non è avvenuto lo stesso per le questioni relative alla guerra imperialista, alla corsa agli armamenti, al riarmo, alla partecipazione italiana alle guerre. Non è avvenuto per quanto riguarda il ruolo del governo sul fronte dei migranti, sul decreto flussi, per esempio, che è una dei decreti volti all'espulsione di massa dei migranti, a bloccare i porti e le navi al loro salvataggio e alla loro accoglienza, e a rendere sempre più di tipo schiavistico e repressivo le condizioni di vita dei migranti che arrivano nel nostro paese. Questi temi non sono entrati in questo sciopero generale ed è importante che invece, nella continuità della lotta, vi rientrino pienamente, sia attraverso le piattaforme, i contenuti, sia attraverso la presenza, l'organizzazione e la partecipazione diretta allo sciopero generale delle forze che si battono contro la repressione e i decreti sicurezza, contro la guerra e la corsa agli armamenti e di tutto il fronte di solidarietà nei confronti dei migranti.

Quindi noi siamo per un nuovo sciopero generale, un vero sciopero generale da costruire nelle prossime settimane, soprattutto nei prossimi mesi, che sia corrispondente sia alle esigenze dei lavoratori e dei movimenti di lotta di opposizione politica e sociale nel nostro paese, sia alle parole che vengono espresse dai sindacalisti confederali e in primis da Landini sul carattere e i contenuti e le forme che lo sciopero deve avere, assolutamente necessario di fronte a un governo del Capitale, a un governo di stampo moderno fascista, da Stato di polizia, a un governo della guerra che evidentemente non ha nessuna intenzione di fare passi indietro rispetto alle politiche che sta portando avanti.

Uno sciopero generale di questa natura che metta sotto accusa l'intera politica del governo e sostenuto da manifestazioni in fondo e di lotta delle grandi masse dei lavoratori, è il brodo di cultura necessario alla richiesta forte e chiara della caduta del governo.

A questo sciopero hanno partecipato e aderito una parte dei sindacalismo di base e altri ancora hanno dato vita in occasione di questo sciopero ad iniziative di lotte particolari in alcune città e in alcune realtà. Tutto questo è innanzitutto di segno positivo perché uno sciopero generale ha bisogno della partecipazione di tutte le organizzazioni sindacali, sia quelle confederali non allineate in maniera organica a governo e padroni in questo particolare momento, sia di tutto l'arcipelago del sindacalismo che raccoglie una fetta combattiva e d'avanguardia dei lavoratori.

Detto questo, però, la seconda questione che va posta è il cambio di passo dello sciopero generale vero richiede un cambio di passo e di tattica - per non alzare il polverone della discussione strategica - dell'insieme del sindacalismo di base e di classe, noi siamo per un passo indietro che possa portare a un passo in avanti. Il passo indietro sta nel fatto di puntare alto, puntare effettivamente sullo sciopero generale, puntare sul fatto di spingere e tallonare i sindacati confederali in questa direzione perché rispetto ai problemi e alle rivendicazioni che vengono sollevate, rispetto ai temi che si vogliono inserire in questo sciopero, è impossibile pensare di poter realizzare un passo in avanti dell'insieme dei lavoratori senza che si costruiscano scioperi generali che siano fondamentalmente promossi dai sindacati confederali. Questa è una necessità oggettiva se si vuole dare forza e contenuti alle battaglie che il sindacalismo di base deve fare.

In effetti – e questo sciopero parzialmente lo ha dimostrato - laddove le forze del sindacalismo di base e del movimento sono entrati in dialettica con questo sciopero, partecipando alle grandi manifestazioni o alle piccole manifestazioni che però coinvolgevano i settori di lavoratori non coinvolti dal sindacalismo di base, il sindacalismo di base e i movimenti hanno potuto influenzarlo, pensiamo al ruolo positivo che c'è stato nella dialettica tra lo sciopero generale indetto dai confederali e le battaglie condotte dagli spezzoni del sindacalismo di base che vi hanno aderito in situazioni come Torino, come Padova, nel Veneto.

Non sono servite invece obiettivamente le manifestazioni autonome promosse dal sindacalismo di base, a una delle quali abbiamo partecipato direttamente anche noi che sono stati marginali e oltre che poco partecipate dalla base reale di queste forze, sono stati marginali rispetto alle dimensioni generali dello sciopero generale, non servivano in questa occasione azioni minoritarie come concezione e marginali rispetto alle masse generali dei lavoratori e che non riuscivano a portare dentro le dimensioni effettive dello sciopero generale le rivendicazioni relative alla guerra, alla solidarietà con la Palestina, alla lotta contro la repressione. In questo senso, la peggiore delle decisioni rispetto a questo sciopero generale è stata quella di contrapporsi ad esso sviluppata dall'USB convocando in un'altra data lo sciopero generale che non può che essere che l'ultima forma dell'auto-sciopero e, sicuramente, non in grado né di incidere sull'universo generale dei lavoratori e meno che mai nel dare forza al conflitto con padroni e governo, sia sulle tematiche del salario, del lavoro, delle condizioni di lavoro e sicurezza, dei servizi sociali, della Sanità, del reddito, sia sul terreno della contrapposizione alle questioni generali del governo, rappresentate dalla guerra, dalla repressione, dalle politiche anti immigrati di stampo razzista e imperialista.

Altro discorso è il rapporto più generale con le fabbriche e le grandi fabbriche: questo sciopero non ha rappresentato un sostanziale passo in avanti, se pensiamo alla manifestazione di circa 20.000 operai della Stellantis hanno prodotto nelle settimane precedenti, se pensiamo alle vertenze in atto e alle situazioni di altre realtà produttive come le Acciaierie, sia a Taranto sia di tutte le fabbriche siderurgiche del nostro paese, se pensiamo all'insieme della condizione operaia e alle rivendicazioni di salario, di lavoro e sicurezza nelle fabbriche, si vede bene che questo sciopero non è stato in grado di raccoglierle.

Dobbiamo guardare a ciò che realmente succede e si produce in questo fronte di classe in termini attenti e corrispondenti alla condizione reale, la crisi del gruppo Stellantis interna alla crisi dell'auto a livello mondiale, dove si intrecciano la crisi di sovrapproduzione, le guerre commerciali e i processi di ristrutturazione, anche in funzione del cambiamento cosiddetto “epocale” che la produzione dell'auto domanda a fronte del cosiddetto passaggio alle auto elettriche. In questo contesto in cui sovrapproduzione e crisi di mercato convivono, i padroni su scala mondiale scaricano sui lavoratori e sulla classe operaia, sugli operai, il peso di questa crisi, traducendolo in licenziamenti di massa, chiusure di stabilimenti, che è un fenomeno che avviene su scala mondiale o, almeno, su scala dei grandi complessi automobilistici che vi sono nei paesi imperialisti e capitalisti. Su questo il problema è di opporre ai padroni la lotta di classe, la lotta effettiva degli operai, la lotta effettiva negli stabilimenti, il coordinamento della lotta tra i vari stabilimenti, la visione internazionale e internazionalista della lotta dei lavoratori.

Avevamo già posto questo problema in occasione dei grandi scioperi dell'auto che hanno toccato gli Stati Uniti e bisognava - e bisogna - riprendere la piattaforma generale di quegli scioperi e trasformarle in una piattaforma generale all'interno di tutti i paesi, ma oggi questa piattaforma generale si muove all'interno dei piani che per la Stellantis sono di licenziamenti di massa, chiusura degli stabilimenti e per altri settori industriali sono processi di ristrutturazione, di cambio di proprietà, vedi la questione Acciaierie ex Ilva, che avranno un'influenza non solo immediata ma strategica sulla struttura generale delle fabbriche e sulla condizione generale del settore, che rimane centrale per la classe operaia nel nostro paese e nel mondo. Torneremo, come abbiamo già fatto in diverse occasioni, sull'analisi concreta della situazione concreta esistente, almeno per quanto riguarda il nostro paese, in tutto il gruppo Stellantis, da Melfi a Mirafiori e, per quanto riguarda la questione delle Acciaierie, da Taranto all'intero universo della siderurgia.

In queste prime settimane, oltre che verificare il grado di risposta che ci può essere nelle file dei lavoratori a questa situazione deve servire a preparare le condizioni di Piattaforma operaia, di linea generale, di unità e di collegamento tra le realtà operaie e, innanzitutto tra le avanguardie operaie esistenti in questo stabilimento che sono diversamente collocate sia sul piano sindacale sia sul piano dell'orientamento politico. E in questo contesto che ci dobbiamo preparare a quello che non potrà più essere un “autunno caldo” ma sicuramente non può essere però un “inverno freddo” e che a gennaio, febbraio, marzo, in quei mesi si giocherà una partita importante per l'effettiva ripresa della lotta della classe operaia, per riaffermare la centralità operaia nell'insieme del movimento dei lavoratori che interagisca in forma decisiva nello sviluppo di un vero sciopero generale e di una effettiva rivolta sociale.

A conclusione del ragionamento che abbiamo svolto, ribadiamo la nostra indicazione generale: serve un vero sciopero generale, serve che le fabbriche, le grandi fabbriche, abbiano un ruolo d'avanguardia in questo sciopero generale. Serve che l'insieme del sindacalismo di base, di classe faccia un cosiddetto passo indietro, cioè che lavori per incalzare l'intero movimento sindacale verso lo sciopero generale per poter fare due passi in avanti, portare e influenzare l'intero movimento dei lavoratori e in particolare le fabbriche in uno scontro di classe che raccolga le rivendicazioni di classe, il carattere di lotta intransigente contro padroni e governo e che introduca nell'insieme del movimento dei lavoratori le grandi tematiche politiche che si uniscono alla condizione economica e di vita dei lavoratori e fondamentalmente la questione della guerra e della solidarietà alla Palestina, l'opposizione ai decreti sicurezza, al moderno fascismo, allo Stato di polizia, l'opposizione alla politica razzista, imperialista, nei confronti dei migranti.


martedì 3 dicembre 2024

4 dicembre - info: Stellantis Cassino - operai in lotta ma sindacalismo collaborazionista e sindacalismo 'reticente' li lasciano soli

 

da operai contro

Mentre in Germania gli operai Volkswagen bloccano la produzione, da noi di fronte all’evidenza dello smantellamento di alcuni reparti, alla ristrutturazione e riduzione incentivata di migliaia di operai, il sindacalismo compromesso continua a chiedere inutili tavoli concertativi al governo!
Emblematica la situazione allo stabilimento Stellantis di Cassino, dove l’azienda ha deciso di non rinnovare gli appalti di alcuni servizi interni allo stabilimento ciociaro. Trasnova, De Vizia, Teknoservice, Logitech complessivamente circa 150 operai che dal 31 dicembre saranno senza salario. Da oltre 10 giorni, questi lavoratori in maggioranza della UIL, hanno aperto un presidio all’ingresso

dello stabilimento. Apparentemente la solidarietà dei sindacati interni è rimasta sul piano formale, dentro lo stabilimento la produzione di auto non è stata finora interrotta.