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martedì 3 aprile 2018

3 aprile - L'Italtel attua violenze psicologiche, principalmente verso le lavoratrici, per licenziare. Ma questo è possibile "grazie" agli accordi firmati, cgil in testa, dai confederali


Milano, «violenze psicologiche all’Italtel nei colloqui per le uscite volontarie»
I dipendenti: domande personali e atteggiamenti intimidatori per costringerci ad andare via. L’azienda: lavoratori rispettati


«Lei è coniugata? Divorziata? Separata? Il suo ex marito abita con lei?». «La sua casa è di proprietà? Ha un mutuo? Quanto le resta da pagare?». «Lo sa che se rifiutasse questa proposta sarà licenziata?». Sono alcune delle domande che nei giorni scorsi, diversi dipendenti dell’Italtel di Settimo Milanese si sono sentiti rivolgere dai dirigenti dell’ufficio del personale. Dal dicembre scorso la storica azienda delle telecomunicazioni è passata sotto il controllo di Exprivia e da tempo è in fase di «ristrutturazione».

Nel luglio 2017 è entrato in vigore un accordo sindacale che ha aperto una finestra di uscite volontarie incentivate ed è in questa operazione che ricadono — secondo la denuncia di sindacati e lavoratori — i colloqui «anomali» di queste settimane. Secondo Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm, infatti, Exprivia vorrebbe convincere «con le buone o con le cattive» alcuni lavoratori ad andarsene. Così, dopo aver raccolto confidenze, proteste e anche lacrime, i delegati sindacali hanno convocato un’assemblea con l’intervento dei dirigenti territoriali dei metalmeccanici. «Sembrava di essere sotto processo — racconta al Corriere un’impiegata che chiede l’anonimato — però loro erano in due e io da sola e senza avvocato. Quando sono uscita ero così arrabbiata che non ho dormito per una settimana. Più che domande erano minacce di licenziamento». E ricorda ciò che si è sentita dire: «Lei è consapevole che l’azienda è in crisi? È consapevole che lei è in contratto di solidarietà e che quindi è un esubero?». Poi le domande personali, ma ad alcune ha rifiutato di rispondere, sentendosi replicare seccamente: «Lo metto agli atti». Soltanto alla fine le sarebbe stato mostrato il prospetto con le cifre per l’uscita bonaria. «È ovvio che volevano spaventarci e ci sono riusciti — dice —. So di colleghi chiamati anche 3-4 volte. A chi non era sposato hanno chiesto l’età dei genitori e in alcuni casi fatto accenno alla legge 104. Alcune colleghe sono uscite dal colloquio piangendo».
Un’altra lavoratrice aggiunge: «Mi ha chiesto le generalità di mio marito, l’età di nostra figlia, se la casa era di nostra proprietà. Ho chiesto la ragione di queste domande e lui si è stizzito e mi ha detto che “la sfortuna ci vede benissimo” e che sono “al posto sbagliato nel momento sbagliato”, che tra sei mesi potrei essere a forte rischio».
Compatta la protesta dei sindacati. «Italtel ha esaurito gli ammortizzatori sociali e ora ricorre alle maniere forti — osserva Roberta Turi, segretaria della Fiom Cgil di Milano — ma questo comportamento ai colloqui è inaccettabile e viola lo Statuto dei lavoratori. Ho visto gente molto turbata. Sopratutto le donne». Ma l’azienda replica: «Gli incontri, come da tradizione, si sono svolti nel pieno rispetto della privacy e della dignità della persona senza alcuna discriminazione di genere. Le informazioni emerse durante i colloqui sono già nella disponibilità dell’azienda e sono utili per comprendere meglio quali lavoratori possano essere disposti a usufruire, sempre su base volontaria, degli incentivi all’uscita».



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