sabato 31 gennaio 2026

31 gennaio - La scuola di Meloni/Valditara impedisce ad un giornalista di tenere un incontro con gli studenti sulla mafia in una scuola in provincia di Ravenna. Solidarietà al giornalista dallo Slai Cobas e azione di denuncia

 



Lo Slai Cobas di Ravenna esprime solidarietà al giornalista Donato Ungaro a cui è stato impedito l’incontro con gli studenti di una scuola media di Conselice in provincia di Ravenna per parlare di mafia. Il giornalista sta portando il suo messaggio in diversi istituti scolastici d’Italia e per le sue inchieste, in particolare sull’attività mafiose a Brescello, in provincia di Reggio Emilia, la prima amministrazione sciolta per mafia in Emilia-Romagna, è stato minacciato dalla ‘ndrangheta e per questo vive sotto scorta.

L’Associazione della stampa Emilia-Romagna (Aser) denuncia: "è stato invitato a lasciare senza indugio l’edificio scolastico perché si è rifiutato di firmare un documento che dava alla Dirigenza facoltà insindacabile di revocare in ogni tempo l’eventuale incarico, senza necessità di motivazione, nel caso la Dirigente avesse riscontrato “opinioni non gradite”, e il tutto prima dell’incontro con gli studenti.

Il clima intimidatorio rivela la natura reazionaria di questo governo innanzi tutto, della sua concezione di una scuola irreggimentata, repressiva, una concezione da scuola-caserma dove la coscienza critica viene soffocata, dove alcuni Dirigenti e Collegi docenti eseguono direttive repressive contro la libertà di espressione nascondendosi dietro grigi (meglio dire, neri) adempimenti burocratici, dove l’ organizzazione giovanile neofascista, Azione Studentesca, del partito di Meloni/Valditara, può lanciare campagne di delazione contro gli “insegnanti di sinistra” e non trovare nessuna istituzione scolastica pronta a denunciarli immediatamente, come è successo in una scuola di Faenza.

L’attacco censorio è avvenuto nella cittadina nota per il monumento alla stampa clandestina e alla libertà di stampa che riuniva i tipografi antifascisti della Bassa Romagna che durante la lotta di Liberazione lavorarono ininterrottamente per informare di quanto succedeva sul fronte del Comitato di Liberazione Nazionale e sei di questi coraggiosi tipografi furono trucidati dai nazifascisti per questo.

Di questo bisogna parlare nelle scuole per difendere la memoria storica contro il revisionismo storico e invece il governo non solo regala soldi alle scuole private ma ha tagliato i fondi all’Anpi e alle associazioni combattenti antifasciste.

Lo Slai Cobas di Ravenna esprime solidarietà al giornalista e all’Associazione della stampa Emilia-Romagna (Aser) che ha denunciato il fatto e chiede le dimissioni della Dirigente dell’istituto attraverso una denuncia che inoltreremo al Provveditorato/Ufficio Scolastico Regionale.

 

Slai Cobas per il sindacato di classe di Ravenna

339/8911853

il comunicato dell'Associazione dei giornalisti Emilia-Romagna

“L’Associazione della stampa Emilia-Romagna (Aser) esprime sconcerto e preoccupazione per quanto accaduto questa mattina (29 gennaio 2026) a Conselice, in provincia di Ravenna. Nelle scuole medie del paese era previsto l’incontro dei ragazzi di più classi con un giornalista minacciato dalla ‘ndrangheta che porta il suo messaggio in diverse scuole d’Italia. Però, per poter parlare, il collega Donato Ungaro, al quale va la piena solidarietà del sindacato, avrebbe dovuto firmare un documento con il quale “riconosceva pienamente l’insindacabile facoltà dell’Istituto di revocare in ogni tempo l’eventuale incarico, senza necessità di motivazione alcuna”. In sostanza, una cambiale in bianco che autorizzava qualsiasi censura delle sue parole da parte della dirigente scolastica, la quale lo avrebbe addirittura potuto interrompere e cacciare in qualsiasi momento. Cosa che è comunque avvenuta, in quanto – di fronte alla indisponibilità a firmare la clausola capestro – Ungaro è stato invitato a lasciare senza indugio l’edificio scolastico. Che un fatto del genere sia accaduto nel “Comune della libertà di stampa”, come si legge sui cartelli all’ingresso del paese, dove esiste l’unico monumento del genere in Italia, rende l’atteggiamento della scuola non solo illegittimo ma anche antistorico. Che l’istituto scolastico si metta al di sopra (e al di fuori) della libertà di espressione è di certo anticostituzionale e costituisce una pericolosa deriva autoritaria. Per l’Aser la cosa è ancor più spiacevole perché da almeno un decennio l’istituto di Conselice beneficia di una borsa di studio, intitolata alla memoria dell’ex presidente dell’Assostampa, Camillo Galba, che fu tra i promotori della realizzazione del monumento. Poiché la borsa è finalizzata alla realizzazione di progetti che pongano al centro la democrazia e la libertà di stampa, Aser si aspetta che – come segnale di coerenza e soprattutto di rispetto per la figura di Galba – l’istituto rinunci e restituisca la borsa di studio consegnata in occasione dell’anniversario della fucilazione degli stampatori clandestini di Conselice, morti appunto per la libertà e la democrazia. Aser auspica inoltre che l’Ufficio scolastico provinciale di Ravenna intervenga con chiarezza su quanto accaduto a Conselice: la Costituzione e la democrazia vengono prima di qualsiasi voglia di ptotagonismo.

venerdì 30 gennaio 2026

30 gennaio - Info Slai Cobas Pomigliano

 


30 gennaio - info solidale: POLIZIA CONTRO OPERAI IN SCIOPERO. LOTTA DI CLASSE CONTRO SFRUTTAMENTO E DECRETI "SICUREZZA"

 Si Cobas Lavoratori Autorganizzati

Ancora violenza poliziesca contro i lavoratori e grave tentativo di sgombero contro uno sciopero durante una pacifica iniziativa sindacale dallo stabilimento CabLog di Landriano (PV).

Nonostante la repressione di stato, continua l'azione operaia dai cancelli per il rispetto degli accordi sindacali firmati con la nostra organizzazione e il diritto di sciopero, in particolare su questo sito industriale le nostre richieste sono:

- pagamento premio pdr come adeguamento al carovita

- eliminazione doppio cud a seguito dell'ennesimo cambio appalto

- rispetto della libertà sindacale e della dignità delle persone

Le aziende committenza e appaltatrice giocano col fuoco sulla pelle dei lavoratori, sia provando a venir meno agli impegni già presi col sindacato e ottenuti grazie alla lotta operaia con efficaci iniziative di sciopero e assemblea, sia provando la solita mossa del dividere la forza lavoro favorendo la guerra tra poveri per indebolire il fronte operaio: una prova illegittima e pericolosa nell'intento di pagare meno il lavoro garantendosi sfruttamento e profitto.

In una fase di aggravamento della crisi internazionale con recessione economica e tendenza alla guerra mondiale, anche in Italia governo e padroni tentano di imporre un'economia di guerra che scarica i costi del fallimento di questo sistema sulla classe lavoratrice al fine di garantire la ricchezza di un pugno di capitalisti: ecco perché con leggi e manganello (decreti "sicurezza", ddl Gasparri-DelRio) parlamento e questure sperimentano uno stato di polizia che giornali e tv chiamano "democrazia".

Come organizzazione del movimento operaio in lotta per migliori condizioni di vita dei lavoratori di tutti i paesi del mondo, non accettiamo né economicamente di ritornare indietro allo schiavismo prima degli accordi SI Cobas, né politicamente l'uso della forza armata di agenti in antisommossa contro operai padri di famiglia che semplicemente ma fermamente difendono la garanzia del salario e del posto di lavoro.

Perciò, andiamo avanti per difendere l'interesse delle centinaia di lavoratori anche su questo luogo di lavoro un importante magazzino della multinazionale logistica CabLog (con un fatturato di circa 140 milioni di euro nel 2024): soprattutto rivendicando il diritto di organizzarsi sindacalmente anche con la protesta incluso lo sciopero, storica arma del movimento operaio con la solidarietà e l'internazionalismo.

CONTRO STATO DI POLIZIA E DECRETI "SICUREZZA"

UNITA' DI TUTTE LE LOTTE

CHI TOCCA UNO TOCCA TUTTI

CONTRO BASSI SALARI, PRECARIETA' E CAROVITA



30 gennaio - info: Il 2026 si apre con diverse vertenze sindacali nella logistica

 

      Nel trasporto merci e nella logistica, gennaio 2026 è segnato da un’elevata intensità di conflitto. Le vertenze guidate da SiCobas interessano i corrieri espressi della filiera Fedit, la logistica dell’arredamento, gli appalti industriali e la logistica integrata al tessile, con al centro il superamento degli appalti a catena e il reintegro dei licenziati.

    • Accanto a queste, il trasporto merci ferroviario vive una fase di forte tensione. Scioperi nazionali e aziendali coinvolgono operatori come Captrain Italia e Dinazzano Po, con rivendicazioni legate a sicurezza, turni e organizzazione del lavoro, aggravate da eventi gravi avvenuti a inizio anno sulla rete ferroviaria.

    • Sul fronte del porto, il sindacato di base Usb ha aderito a uno sciopero internazionale il 6 febbraio contro l’imbarco delle armi negli scali italiani.

    Il 2026 si è aperto in un clima sindacale caldo nel trasporto delle merci e nella logistica. Le vertenze in corso e quelle concluse di recente mostrano elementi comuni che attraversano settori diversi: dalla distribuzione dell’ultimo miglio ai magazzini industriali, fino al trasporto ferroviario e marittimo delle merci. Al centro ci sono temi noti, come l’organizzazione del lavoro, il sistema degli appalti e subappalti, la sicurezza e il ruolo dei committenti lungo le filiere.

    Il primo blocco di conflitti riguarda sle vertenze promosse dal sindacato di base SiCobas, che su conferma come un componente rilevante del sindacalismo di base nella logistica. Il caso più emblematico resta quello della distribuzione Gls nell’area di Napoli. Qui, per oltre un decennio, il servizio è stato organizzato attraverso una frammentazione estrema dei datori di lavoro, con decine di società formalmente titolari dei rapporti di lavoro e una sostanziale continuità operativa sotto il marchio Gls. Secondo quanto denunciato dal sindacato, i lavoratori hanno operato per anni con turni spezzati e carichi di lavoro che arrivavano a superare le 300 ore mensili, a fronte di retribuzioni nette intorno a 1.300 euro.

lunedì 26 gennaio 2026

IN FIAMME UNA LINEA A TENARIS E LA DINAMICA RICORDA LA THYSSEN!

per i media e i capi, in reparto non c'erano operai, l'incendio è stato spento 'subito', tutto a posto quindi?

nelle fabbriche del profitto capitalista, ogni giorno per gli operai deve essere come una trincea contro lo sfruttamento

26 gennaio - 2026: al 23 gennaio oltre 70 morti di lavoro

 

di Carlo Soricelli (*)


Altri cinque morti di lavoro il 23 gennaio

Un romeno del quale non conosciamo ancora l’identità

Anni 59

edilizia

lecce

puglia

walter basile

53

taglialegna

foggia

puglia

Mamadou,

39

bracciante

palermo

sicilia

alessio la targia

40

edilizia

Livorno

toscana

federico ricci

50

autotrasporto

In questo momento siamo a 56 morti sui luoghi di lavoro, ma si superano i 70 con i morti in itinere. Impressionante la sequenza di morti anche quest’anno nell’autotrasporto, con già 10 vittime, impressionano i 5 taglialegna morti mentre tagliavano l’albero, già 10 gli ultrasessantenni morti mentre stavano lavorando. Tra pochi giorni uscirà (si spera l’intero anno monitorato da INAIL, cos’ potrete fare confronti su quanti muoiono non assicurati a questo Istituto.

Spero in un contributo che potete dare per il Docufilm “Non vi farò dimenticare” dove si parla dei 19 anni di monitoraggio dell’Osservatorio e dei 20000 morti registrati che non devono cadere nell’oblio. Sarà realizzata, se ci saranno fondi a sufficienza anche una Piramide dove ci sono le foto di centinaia di lavoratori morti sul lavoro, che segue il “muro delle farfalle bianche” già realizzato dove ci sono oltre 300 lavoratori morti sul lavoro. Fate sentire il vostro apprezzamento e vicinanza.

2026 56 morti sui luoghi di lavoro al 23 gennaio

Nel 2025, ogni 24 ore sono morti 3,95 lavoratori compresi sabati e domeniche.
Alla sera del 28 dicembre 2025, sono stati 1.432 lavoratori morti (dato parziale), compresi i decessi in itinere e quelli per Karoshi — parola giapponese che significa “morte per superlavoro”.
Tra loro figurano anche dirigenti, impiegati, medici, infermieri, camionisti, spesso stroncati da infarti o malori improvvisi. Impressionante il numero di camionisti trovati morti nei parcheggi autostradali o con il camion accostato ai bordi della strada, talvolta dopo aver causato incidenti che coinvolgono altri automobilisti. 1027 sono deceduti sui luoghi di lavoro (esclusi i morti in itinere e di categorie che operano sulla strada).
CHI VI PARLA DI CALI O DI STABILITÀ NEL NUMERO DELLE MORTI VI MENTE SAPENDO DI MENTIRE, perché una parte consistente di queste vittime viene esclusa dalle statistiche ufficiali, con la scusa che “non sono di competenza INAIL”.

 Le cause politiche e normative dell’aumento dei morti sul lavoro

  • Jobs Act: dall’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (2015), l’aumento dei morti sul lavoro è stato del 43%.

  • Appalti a cascata: la legge voluta dal ministro Salvini, entrata in vigore nel giugno 2023, ha causato un ulteriore aumento del 15% dei decessi, soprattutto in edilizia e anche negli appalti pubblici.

Le grandi tragedie recenti

  • Brandizzo (Ferrovie dello Stato)

  • Suviana (Enel)

  • Calenzano (ENI)

  • Esselunga di Firenze (16 febbraio 2024): 5 operai morti in un cantiere con 49 aziende subappaltatrici.

  • strage in un deposito rifiuti a…

Alcuni dati allarmanti

  • Il 32% delle vittime è costituito da lavoratori stranieri regolari.
    A loro andrebbe riconosciuta la cittadinanza italiana dopo 5 anni, non ai clandestini come hanno sostenuto certi “disertori delle urne” e i partiti degli stranieri “brutti e cattivi” che muoiono al posto nostro facendo i lavori più umili e pericolosi.

  • Molti lavoratori del Sud Italia muoiono in trasferta in altre regioni.

  • Le donne muoiono meno sui luoghi di lavoro, ma quasi quanto gli uomini in itinere in rapporto al numero degli addetti , spesso a causa di fretta e stanchezza nel conciliare lavoro e famiglia.

Carlo Soricelli

Curatore dell’Osservatorio Nazionale di Bologna Morti sul Lavoro
http://cadutisullavoro.blogspot.it



 



domenica 25 gennaio 2026

25 gennaio - info da tarantocontro: Il lavoro dello Slai Cobas sc Taranto

 

Lo Slai Cobas esprime la massima solidarietà ai lavoratori Vestas in lotta e disponibilità unitaria a partecipare a iniziative di lotta di ogni genere dalla prima settimana di febbraio.

Lo Slai Cobas dice un chiaro No ai licenziamenti e esuberi nell’appalto Acciaierie d'Italia - siamo per cassa integrazione con integrazione salariale e proporremo uno sciopero di tutte le ditte dell’appalto per la prima metà di febbraio - siamo per respingere ogni trattativa con il Fondo Flacks e per l’immediata nazionalizzazione dell’ex Ilva - raccoglieremo migliaia di firme tra i lavoratori a partire dalla prima settimana di febbraio e lavoriamo per una iniziativa nazionale a Taranto.

Organizziamo in occasione di quella che ci auguriamo sia l’ultima seduta dell’udienza preliminare a Potenza del processo "Ambiente svenduto", una assemblea pubblica a Potenza il 6 febbraio alle 16 con delegazione di parti civili, avvocati di Taranto / Torino e Potenza, realtà sindacali e sociali del territorio - cui seguirà nelle settimane successive convegno a Taranto sui processi ex Ilva e sulla recente morte sul lavoro in fabbrica, con proposte giudiziarie e di lotta innovative a carattere locale e nazionale.

Slai Cobas per il sindacato di classe Taranto 

info WA 3519575628



25 gennaio - Da Genova riparte la lotta nei porti del Mediterraneo contro le guerre: almeno 21 scali in sciopero il 6 febbraio. Info solidale

 


sabato 24 gennaio 2026

24 gennaio - info da Taranto: Lo Slai Cobas a Bruxelles nello spirito di classe/internazionalista

  Comunicato 

Una rappresentanza dello Slai Cobas di Taranto sarà a Bruxelles nella prossima  settimana come parte di una delegazione internazionale per un sit-in davanti al parlamento europeo per sollecitare la Commissione europea sezione diritti umani e sezione esteri a  prendere posizione e intervenire per fermare in india  il regime fascista hindutva di Modi a prendere posizione e intervenire per fermare in India il regime fascista hindutva di Modi che con l'Operazione Kagaar conduce in diverse Regioni e Stati con 50 milioni di abitanti una repressione senza limiti con massacri / arresti di massa / bombardamenti / deportazioni di massa verso le popolazioni indigene delle foreste adivasi ed altre realtà in nome della lotta al 'terrorismo 'maoista', in realtà al servizio delle grandi multinazionali indiane tra le quali Mittal/Jindal/Tata, ecc che si insediano con la forza di polizia, gruppi paramilitari fasciste e integralisti, esercito, portando avanti devastazioni territoriali, espulsioni di popolazioni intere.

A questo si aggiunge la repressione delle masse contadine / minoranze nazionali kashmir ecc. / minoranze religiose mussulmane.

Nelle grandi città la repressione colpisce studenti, intellettuali, artisti, avvocati e giuristi, giornalisti, movimento delle donne, organizzazione e associazioni democratiche, lotte dei lavoratori e masse povere, sempre accusati, e imprigionati, di essere vicine ai 'maoisti’ e ad altre forze di opposizione di varie matrici. Vi sono attualmente 10 mila prigionieri politici in condizione inumane nelle carceri.

Questa iniziativa si inserisce in un piano di ulteriori iniziative: la denuncia del genocidio in Palestina e della situazione drammatica di assedio e bombardamenti delle masse kurde in Siria/ Turchi; gli interventi militari imperialisti e neocolonialisti in America latina e in altri scenari del mondo; la repressione contro i movimenti di solidarietà con la Palestina, in atto nella maggior parte dei paesi imperialisti europei.

Info: WA 3519575628 - csgpindia@gmail.com


24 gennaio - info: Da Palermo a Bruxelles una delegazione italiana

 

Si è tenuta la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa internazionale che si terrà a Bruxelles il 27 gennaio prossimo per denunciare il massacro in corso delle popolazioni Adivasi, nella cosiddetta “fascia tribale” dell’India.
In apertura dopo aver annunciato la partecipazione all’iniziativa di due delegati di Palermo dello Slai cobas per il sindacato di classe, Donatella Anello e Rosario Sciortino, alla presenza di lavoratori lavoratrici e alcuni militanti è stato commentato il contenuto dell’appello internazionale della Campagna Internazionale di Emergenza contro l'Operazione Kagaar e della lettera inviata al Parlamento europeo e ai suoi membri, in particolare a quelli delle Commissioni interessate, da un lato perché prendano atto della violazione dei diritti umani e dall’altra per denunciare i rapporti tra Unione europea come l’Accordo di libero scambio con la firma della von der Leyen, che ha a capo in questo momento il fascista hindutva Narendra Modi. Un regime, è stato detto, che oramai viene denunciato per le sue atrocità da diversi anni e da più parti, come i tanti istituti di difesa dei diritti umani sia all’interno che all’esterno dell’India.
La presentazione si è concentrata sulle terribili condizioni delle popolazioni tribali, con la citazione di alcuni degli ultimi esempi tratti dalla lettera inviata al Parlamento Europeo come quello che riguarda la repressione di chi denuncia vedi ad esempio alcuni giornalisti: “Da più di tre anni, il giornalista Rupesh Kumar Singh è stato arrestato per i suoi articoli contro le campagne militari o l'Operazione Samadhan-Prahar contro il popolo adivasi nello stato di Jarkhand”, o come quella che riguarda circa 50 giovani che protestavano contro le politiche antiambientali del governo Modi e che sono stati arrestati. La protesta nella capitale è stata scatenata dalla cosiddetta “nube tossica” su New Delhi”, ma anche contro la svendita dei fiumi ai privati delle multinazionali o il taglio indiscriminato di migliaia di alberi delle foreste per fare spazio alle industrie e miniere.
È stato citato il dispiegamento di almeno 60.000 uomini dell’esercito nelle aree di vari stati federali come il Chhattisagrh, Telangana, Odisha, Andhra Pradesh, Jharkhand che produce morti a causa dei bombardamenti, dell’uso dei droni forniti da Israele, paese con cui il regime di Modi ha strette relazioni militari, come li ha con il governo italiano della Meloni, attraverso gli investimenti della Leonardo e della Fincantieri, solo per citare due multinazionali.
Ma, il regime fascista indù di Modi non si limita agli attacchi alle popolazioni tribali (solo i Dalit, gli “intoccabili”, sono circa 50 milioni) o alle popolazioni di fede musulmana che sono circa 200 milioni, attacca chiunque si opponga ai suoi piani di svendita del paese, delle sue immense risorse naturali alle multinazionali sia estere che dinterne: attacca intellettuali come la famosa scrittrice Arundhati Roy, artisti, preti, giovani, studenti universitari e le donne.
Il prete gesuita Stan Swamy di 84 anni, per esempio, è morto in carcere, mentre il professore universitario Saibaba, invalido al 90% e in carrozzina, dopo essere stato tenuto in carcere per anni, è morto subito dopo che un tribunale ne aveva dichiarato l’innocenza ed era stato scarcerato. Sia per questi difensori dei diritti umani che per chiunque osi attaccare il regime, l’accusa è quella di avere legami con i “maoisti” che si battono da anni al fianco delle popolazioni tribali. Sull’attacco alle donne, in particolare, è stato fatto un breve resoconto dell’orrore che sono costrette a subire a migliaia: dalle violenze, agli sgomberi forzati dalle case e dai villaggi, agli stupri usati come arma di guerra…
Questo insieme di condizioni è stato inserito nel contesto dell’attuale situazione globale che ha visto negli interventi a Davos soprattutto del presidente degli Stati Uniti, Trump, la conferma che i genocidi in corso continueranno, da quello dei palestinesi a quello, appunto, “silenzioso” delle popolazioni tribali dell’india…
Infine è stato detto che ai responsabili del Parlamento europeo verranno consegnati direttamente l’appello della Campagna d’Emergenza e altri documenti, e sono state annunciate altre iniziative, oltre quella del 27 a Bruxelles, per dare voce alle popolazioni oppresse, e naturalmente un appuntamento al ritorno dell’iniziativa che faccia il punto sulla Campagna in corso e la rilanci



venerdì 23 gennaio 2026

24 gennaio - info solidale: PMC MELFI, GLI OPERAI NON CEDONO, RESISTONO

 

Operai Contro


Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa dei lavoratori della Pmc Automotive in presidio da oltre 100 giorni a San Nicola di Melfi.

Sata-FCA ci ha trasferito nello stabilimento ex Itca dicendoci che questa cosa era necessaria per esigenze tecnico organizzative e che non avremmo dovuto preoccuparci perché avremmo comunque lavorato e non sarebbe cambiato nulla. Dopo qualche anno, invece ci ha consegnato nelle mani di un altro padrone, la Pmc Automotive, e con questo meccanismo dopo alcuni anni ci ha buttati in mezzo a una strada, mentre da dove proveniamo, e cioè dallo stabilimento centrale Stellantis, si continua a lavorare.
Stellantis ha comunicato che nei prossimi giorni addirittura ci sarà una salita produttiva. Buttati per strada abbiamo deciso di non andare a casa e stiamo presidiando da oltre 100 giorni la fabbrica, chiedendo a Stellantis, che ha creato il problema, di risolverlo e di farci ritornare in fabbrica a lavorare per poter portare il salario a casa, per poter sopravvivere, come i nostri colleghi che lavorano nello stabilimento centrale Stellantis. Da più parti ci viene detto che Stellantis non vuole più riprenderci ma che è disposta a cedere il capannone a un altro padrone affinché si continui a lavorare.
Qualche sindacalista ha detto che il capannone potrebbe essere ceduto addirittura a un euro a un altro padrone, così da poterci agevolare. Dopo 100 giorni di presidio e vari tavoli al Mimit è venuto fuori invece che la disponibilità di Stellantis è quella “di valutare la concessione agevolata dello stabilimento di sua proprietà attualmente utilizzato dalla stessa PMC”. Quindi nessun capannone gratis a tempo indeterminato da parte di Stellantis a un altro padrone. Ci chiediamo chi e se davvero un “potenziale investitore” accetterà la “concessione agevolata”, che verrà imposta da Stellantis e che sicuramente allo stato attuale non significa né cessione del capannone “a costo zero” né “a un euro” a un “Ipotetico potenziale investitore” che dopo 57 giorni dal precedente incontro al Mimit ancora non si è palesato e se davvero a costui andrà bene quello che ha deciso Stellantis e sulle eventuali condizioni che Stellantis sarà disposta a cedere il capannone.
In verità abbiamo superato i 100 giorni di presidio, una nuova riunione è stata decisa al Mimit per il 25 febbraio prossimo e per adesso non c’è ancora nulla di concreto. L’unica cosa certa è quella che noi operai siamo ancora fuori dai cancelli, buttati per strada, in pieno inverno in presidio, con la PMC che sembra non voglia neanche anticiparci la cassa integrazione. Siamo in attesa di fatti concreti che possano realmente riportarci in fabbrica, per poter lavorare e riportare a casa il salario e il pane sulla tavola ed è per questo che chiediamo nuovamente a Stellantis, che ha creato il problema, di non girare ancora intorno, di affrontare la questione e di risolverla.


23 gennaio - Morti sul lavoro, tre in un solo giorno: gli incidenti a Palermo, Livorno e nell'Aquiliano......

 .....ma fino a quando dobbiamo piangere i nostri morti non in incidenti ma in omicidi sul lavoro, frutto dello sfruttamento capitalista e dell'impunità per i padroni tutelati dalle politiche del governo fascista Meloni, ma soprattutto fino a quando i lavoratori  permetteranno che sindacati come la Cisl, che appoggiano le politiche del governo, si permettono di parlare di "emergenza" nazionale, quando sono loro parte del problema e sono la vera emergenza nociva per gli operai

Cisl, operaio morto è emergenza nazionale”

L’ennesima sconfitta per tutto il mondo del lavoro, non possiamo accettarlo, siamo vicini alla famiglia e ai colleghi del lavoratore. Piangiamo un’altra vittima nel nostro territorio palermitano, siamo stanchi delle sole parole di solidarietà, chi ha le responsabilità deve agire subito, vogliamo i fatti sul fronte della prevenzione e dei controlli”. Ad affermarlo, commentando la morte dell’operaio di 40 anni avvenuta a Brancaccio a Palermo mentre si trovava su un ponteggio, sono la segretaria generale Cisl Palermo Trapani Federica Badami, il segretario generale Filca Cisl Sicilia Paolo D’Anca e il segretario generale Filca Cisl Palermo Trapani Francesco Danese. La Filca Cisl avvierà a partire da lunedì 26 gennaio una campagna di informazione sulla sicurezza nei cantieri edili di Palermo attraverso un volantinaggio. “Lo proporremo anche agli altri sindacati, perché siamo dell’idea che bisogna avere massima attenzione sul tema, essere informati, conoscere i proprio diritti, i dispositivi di sicurezza previsti per evitare quella ‘sola caduta’ che annienta in un colpo solo, una intera esistenza”.

Tre operai sono morti in tre distinti incidenti sul lavoro a Palermo, Livorno e in provincia dell'Aquila. Le dinamiche sono diverse ma accomunate da gravi carenze di sicurezza, ora al centro delle indagini. Cresce il bilancio delle vittime di gennaio, mentre i sindacati parlano di emergenza nazionale

Ancora una giornata nera per la sicurezza nei luoghi di lavoro. Tre operai hanno perso la vita in poche ore in altrettanti cantieri, da Palermo alla Toscana fino all'Abruzzo, confermando un inizio d'anno segnato da un numero di vittime già allarmante.

Palermo, operaio precipita da un'impalcatura

A Palermo, un lavoratore di 40 anni, è morto dopo essere precipitato da un'impalcatura all'interno del capannone di una ditta in via Emiro Giafar, dove stava effettuando alcune riparazioni. Quando i sanitari del 118 sono arrivati, per lui non c'era più nulla da fare. I carabinieri e i tecnici dello Spresal dell'Asp hanno avviato gli accertamenti per verificare le condizioni di sicurezza del cantiere e la posizione lavorativa dell'uomo.

Livorno, schiacciato dalla benna della gru del camion

A Livorno, un operaio di 51 anni, trasportatore originario di Ponsacco (Pisa), è rimasto schiacciato dalla benna della gru del proprio camion mentre stava scaricando materiale edile in un piazzale di carico e scarico. L'incidente è avvenuto intorno alle 9 del mattino. Secondo una prima ricostruzione, la benna si sarebbe abbassata mentre l'uomo era impegnato a movimentare dei laterizi sul pianale del mezzo. Sul posto sono intervenuti ispettorato del lavoro, polizia scientifica e il pm Daniele Rosa. L'area e il camion sono stati posti sotto sequestro.

Aquila, travolto da un mezzo meccanico in cantiere

In provincia dell'Aquila, infine, è morto nella notte un operaio romeno di 59 anni, residente a Civitavecchia, rimasto gravemente ferito il giorno precedente in un cantiere a Petrella Liri, frazione di Cappadocia. L'uomo stava lavorando alla realizzazione di una nuova centrale idroelettrica quando è stato travolto da un mezzo meccanico. Trasportato in elisoccorso all'ospedale di Avezzano e operato d'urgenza, non è sopravvissuto alle lesioni riportate. La procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo contro ignoti.

Sale il numero dei morti sul lavoro

Con queste tre vittime, sale a oltre la decina il numero dei morti sul lavoro nel solo mese di gennaio 2026. Nel 2025, secondo i dati dell'Osservatorio nazionale di Bologna "Morti sul lavoro", sono state 1.032 le persone che hanno perso la vita mentre svolgevano la propria attività lavorativa. Un bilancio che continua a crescere e che riaccende il dibattito sulla necessità di controlli più stringenti, formazione adeguata e investimenti reali nella sicurezza.


23 gennaio - Tragedia nei campi: Andrea muore a 24 anni in un’imballatrice. Secondo caso in una settimana....LA STAMPA SCRIVE TRAGEDIA,MA...

 ...MA SI LEGGE OMICIDIO FRUTTO DELLE POLITICHE FASCISTE DEL GOVERNO MELONI E DEL SUO MINISTRO LOLLOBRIGIDA


Mentre la delegazione di Coldiretti Torino manifesta a Strasburgo contro il Mercosur per denunciare l’ingresso di prodotti che non rispettano le norme europee su salute e ambiente, il territorio piemontese piange Andrea Cricca e Daniele Bergagna

Non si ferma la drammatica catena di tragedie sul lavoro.
L'ultima vittima si chiama Andrea Cricca, aveva 24 anni e viveva a Monteu da Po. Ieri pomeriggio si trovava in una cascina di Brusasco, nel Torinese: per lui, giovane agricoltore, era un giorno come tanti altri alle prese con le problematiche e gli impegni quotidiani. Poi, all'improvviso, la tragedia: Cricca sarebbe finito in una imballatrice per il fieno. Per lui non c'è stato nulla da fare.
L'incidente è avvenuto nel tardo pomeriggio in Borgo Case Sparse, sulle colline tra Brusasco e Bruzolo, in una zona agricola che non sarebbe facilmente raggiungibile. A lanciare l'allarme e chiamare il numero d'emergenza 112 sarebbero state alcune persone che si trovavano vicino al luogo dell'incidente.

23 gennaio - info Assemblea: I PORTUALI NON LAVORANO PER LA GUERRA

 


giovedì 22 gennaio 2026

22 gennaio - Tavolo tecnico del Comune - L'intervento dello Slai cobas invitato a questo incontro

L'intervento dello Slai cobas 

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno

Taranto, nasce il Tavolo tecnico permanente per la transizione occupazionale

Il Comune di Taranto ha avviato un Tavolo tecnico permanente per la transizione occupazionale, con l’obiettivo di strutturare un percorso condiviso con le parti sociali e costruire una piattaforma comune di intenti sul futuro del lavoro nell’area.

Nei primi due incontri, svoltisi a Palazzo di Città, l’assessore alle Politiche del Lavoro, Federica Stamerra, ha illustrato il metodo di lavoro, concepito come spazio distinto e complementare rispetto alle singole vertenze, in cui analizzare dati, competenze e prospettive comuni.

«Taranto ha bisogno di un modello di sviluppo economico diversificato – ha spiegato Stamerra – e affinché sia sostenibile è necessaria un’analisi delle potenzialità del territorio. Il Comune si propone come luogo di connessione tra politiche del lavoro, formazione e programmazione territoriale, valorizzando le competenze professionali e promuovendo la transizione ecologica».

Il Tavolo tecnico si concentrerà su tre linee principali: la mappatura delle competenze disponibili sul territorio, l’analisi realistica dei fabbisogni delle imprese e il raccordo tra i diversi livelli istituzionali. L’obiettivo è individuare priorità, distinguere tra interventi immediati e progetti di lungo termine, e ottimizzare gli strumenti già esistenti per coniugare domanda e offerta di lavoro.

Il prossimo incontro operativo del Tavolo è previsto nella seconda metà di febbraio, con l’intento di trasformare le indicazioni emerse in azioni concrete a beneficio dell’economia e dell’occupazione locale.

22 gennaio - info Stellantis/PMC: “SIGNOR PADRONE, PER FAVORE …”

 Operai Contro

Il Consiglio regionale della Basilicata si è occupato di Stellantis, solito invito che non costa niente e non impegna nessuno per la tutela e il rilancio dello stabilimento. Salva solo la faccia ai capi sindacali ed ai politici che hanno accettato ogni scelta dell’azienda pagata dagli operai con licenziamenti e intensificazione dello sfruttamento.

Leggiamo nel comunicato unitario dei sindacati lucani del 15 gennaio scorso:
Le organizzazioni sindacali FIM, FIOM, UILM e FISMIC valutano positivamente l’approvazione all’unanimità, da parte del Consiglio regionale della Basilicata, della risoluzione a tutela e rilancio dello stabilimento Stellantis di Melfi e dell’intera filiera dell’indotto automotive”. – Fanno finta di non sapere che lo stabilimento è già stato ridimensionato, gli operai ridotti di numero e in cassa integrazione a discriminazione.
A Stellantis chiediamo responsabilità e coerenza: Melfi deve restare un sito produttivo centrale e garantire prospettive a migliaia di lavoratrici e lavoratori.
Al Governo chiediamo di assumere questa vertenza come priorità industriale nazionale, dando seguito agli impegni assunti e alle indicazioni emerse già il 5 dicembre.
La Basilicata ha dimostrato unità istituzionale. Ora serve continuità e lavoro comune tra istituzioni imprese e parti sociali per garantire industria, occupazione e sviluppo nella regione”. – 
Non c’è stata una chiusura delle fabbriche evitata dal “lavoro comune” di queste istituzioni ma solo “il lavoro” per convincere gli operai a licenziarsi con la miseria degli ammortizzatori sociali.
Queste del comunicato sono le solite chiacchiere sulla reindustrializzazione dei rappresentanti sindacali dopo una riunione in consiglio regionale a Potenza.
Quando a Melfi si facevano centinaia di migliaia di auto all’anno, gli operai sono stati costretti a subire turni massacranti sulle linee e per quattro soldi di salario. Il sindacato non si è mosso per condizioni di lavoro migliori. Quando gruppi di operai hanno cercato di farlo, il sindacato tutto si è mobilitato per fermarli.

22 gennaio - info - SCUOLA: LA RETE DEGLI STUDENTI MEDI MOBILITATA PER CHIEDERE LA FINE DEI PERCORSI CHE UCCISERO LORENZO PARELLI.....

 .....CONTRO L'ALTERNANZA SCUOLA/LAVORO CHE UCCIDE

Una giornata di lotta studentesca quella di oggi, mercoledì 21 gennaio 2025, in occasione del quarto anniversario dell’uccisione di Lorenzo Parelli, 18enne di Udine schiacciato da una barra di 150 chilogrammi mentre si trovava in un percorso di ex alternanza scuola-lavoro. L’alternanza scuola lavoro, è stata sostituita dai PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento) e, a partire dall’anno scolastico 2025/2026, dalla Formazione Scuola-Lavoro (FSL). La rete degli studenti medi chiede di “abolire una volta per tutte questi percorsi”. Dopo la morte di Parelli, come ha ricordato la Rete degli Studenti Medi del Lazio, ci sono state altre vittime: “Giuseppe Lenoci e Giuliano De seta sono stati uccisi durante le ore di pcto. Oltre a loro sono tanti altri gli studenti lesi durante le ore dell’alternanza tra cui, Samuele, studente a Rieti il cui braccio è stato frantumato da un Tornio mentre svolgeva le sue ore di Pcto”. 

Soprattutto a Roma e nel Lazio c’è stata una forte partecipazione alle mobilitazioni, ma non solo. “La morte di Lorenzo Parelli non è un evento casuale, non è una vittima di un incidente sfortunato, bensì si tratta di un omicidio di un sistema malato che mira a sfruttare e capitalizzare sulla pelle degli studenti”, continua la Rete: “dobbiamo abolire i Pcto e ripensare una volta per tutte al rapporto tra scuola e mondo del lavoro”. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli Studenti Medi. Ascolta o scarica

Riccardo Virgili, coordinatore provinciale di Roma della Rete degli studenti medi Ascolta o scarica


22 gennaio - info: LAVORO, VESTAS ITALIA, SETTE GIORNI DI SCIOPERO E TRE DI OCCUPAZIONE CONTRO IL TRASFERIMENTO DI UN MAGAZZINO

 

Settimo giorno di sciopero e terzo di occupazione della fabbrica per i lavoratori di Vestas Italia, azienda attiva nel settore dell’eolico, contro la procedura di trasferimento di magazzino, dal capoluogo ionico a San Nicola di Melfi, a partire dal 1° marzo.

La mobilitazione, decisa al termine delle assemblee, è organizzata da Fiom e Uilm Taranto, che hanno confermato anche la sospensione permanente di flessibilità, reperibilità e straordinari.

L’azienda – sottolinea la Fiom ionica – non ha sospeso la procedura di trasferimento come avevamo chiesto e per questo, come deciso in assemblea, non abbiamo partecipato all’incontro previsto per oggi. Non accettiamo questi licenziamenti mascherati”. Giovanni Vitale, delegato Fiom in Vestas Italia Ascolta o scarica



mercoledì 21 gennaio 2026

21 gennaio - Palermo/Fincantieri, centinaia di operai morti mentre i padroni restano impuniti. E' questo il sistema del Capitale che deve essere distrutto!


 Una strage silenziosa durata decenni con centinaia di vittime, decine di procedimenti penali, uno solo concluso con sentenza definitiva. Se fosse possibile rappresentare con un unico esempio i problemi della giustizia italiana basterebbe citare il caso degli operai morti alla Fincantieri di Palermo. 
Avere un numero esatto dei decessi è molto complicato perchè il tempo di latenza delle malattie contratte con l’inalazione e il contatto con l’amianto usato nella costruzione delle navi è lunghissimo e le patologie possono manifestarsi anche dopo 30 anni. Ma da una stima, che non tiene conto dei casi del tempo in cui non esisteva neppure il sospetto del nesso causale tra esposizioni all’amianto e l'insorgere delle malattie, dal 1990 a perdere la vita o ad ammalarsi di patologie gravemente invalidanti come l’asbestosi, nello stabilimento del capoluogo, sarebbero state oltre 220 persone...
I procedimenti - 14 al momento - sono ancora pendenti tra condanne in primo grado sconfessate in appello e annullamenti in Cassazione di sentenze che sostenevano, nonostante autorevoli perizie e testimonianze di centinaia di operai, che alla Fincantieri di Palermo l’amianto non si usava più dal 1981. Poi ci sono stati cambi di giudici che hanno comportato l’azzeramento dei processi e rinvii vari: ordinaria amministrazione per la giustizia italiana che si è tradotta in mancate risposte per le vittime e nella prescrizione di tutti i reati di lesioni.
(fonte Giornale di Sicilia