Il ministero dell’Istruzione ha
ufficializzato che l’anno prossimo saranno immessi in ruolo 46.642
docenti. Quasi la metà dei posti assegnati è per il Nord Italia. Il
sindacato Anief ha segnalato che resteranno “scoperte, continuando
ad andare a supplenza, più di 100mila cattedre”.
11 Luglio
2026, 15:30
A cura di Luca Pons
Il ministero dell'Istruzione ha
comunicato ufficialmente il numero di cattedre di ruolo che sarà
assegnato il prossimo anno scolastico 2027/27: sono 46.642.
L'annuncio arriva con un apposito decreto ministeriale, dopo che il
ministero dell'Economia ha dato il via libera. Su oltre 46mila posti,
quasi 23mila sono assegnati alle Regioni del Nord Italia (e oltre uno
su quattro alla Lombardia).
L'Associazione nazionale insegnanti e
formatori (o Anief) ha contestato il numero di docenti. Il presidente
dell'associazione Marcello Pacifico ha sottolineato che "rimangono
scoperte, continuando ad andare a supplenza, più di 100mila cattedre
in deroga di sostegno per diversi anni assegnate alle scuole".
46mila
nuovi docenti di ruolo, le procedure del ministero
I posti
autorizzati per i docenti da immettere a ruolo nell'anno scolastico
2026/27 sono esattamente 46.642. Questo è il numero di "posti
vacanti e disponibili", secondo il ministero dell'Istruzione,
"al termine delle operazioni di mobilità" per il prossimo
anno scolastico. Le immissioni in ruolo, ricorda il decreto,
avvengono per i posti che sono vacanti e disponibili per l'intero
anno scolastico
Per decidere chi deve ottenere l'assunzione a
tempo indeterminato si procederà con procedure informatizzate. Sarà
sempre l'Ufficio scolastico regionale a informare i docenti e le
scuole interessate. L'elenco sarà anche pubblicato online, indicato
la sede assegnata per ciascuno.
Gli insegnanti contattati potranno
rinunciare o accettare entro cinque giorni di tempo dal momento in
cui ricevono l'assegnazione. Chi rifiuta decade automaticamente
dall'incarico e viene cancellato dalle graduatorie per l'insegnamento
in questione. Chi accetta, naturalmente, non può ricevere per il
prossimo anno altri incarichi a tempo determinato o supplenze. Dopo
l'accettazione partirà l'anno di prova.
I posti di ruolo per
l'anno scolastico 2026/27, Regione per Regione
Il numero
complessivo è suddiviso per Regioni, come è sempre avvenuto
dall'anno 2016/17 in poi. Se a livello regionale ci sono degli
esuberi, tocca all'Ufficio scolastico regionale ‘riassorbirli'
spostando gli insegnanti in altre province. Ecco come è strutturata
la suddivisione:
Abruzzo: 552 posti di ruolo
Basilicata: 579
posti di ruolo
Calabria: 1.234 posti di ruolo
Campania: 2.721
posti di ruolo
Emilia-Romagna: 3.357 posti di ruolo
Friuli
Venezia Giulia: 1.097 posti di ruolo
Lazio: 4.454 posti di
ruolo
Liguria: 1.369 posti di ruolo
Lombardia: 12.129 posti di
ruolo
Marche: 770 posti di ruolo
Molise: 185 posti di
ruolo
Piemonte: 4.397 posti di ruolo
Puglia: 2.410 posti di
ruolo
Sardegna: 1.432 posti di ruolo
Sicilia: 1.979 posti di
ruolo
Toscana: 2.434 posti di ruolo
Umbria: 449 posti di
ruolo
Veneto: 5.094 posti di ruolo
La protesta dell'Anief
Dalle
associazioni di categoria, tuttavia, sono arrivate delle risposte
critiche. L'Anief in particolare ha detto che il numero di docenti
immessi in ruolo non è sufficiente a soddisfare le necessità della
scuola italiana. Il motivo, come ha spiegato il presidente Marcello
Pacifico, è che ci sono "più di 100mila cattedre" che
restano scoperte dopo queste nuove assunzioni a tempo
indeterminato.
"Per non parlare anche delle cattedre su
disciplina comune che continuano per vari motivi a non essere
considerate per le stabilizzazioni: in quest'ultimo caso va anche
ricordato che non potendo attingere dalle Gps, saranno migliaia le
cattedre destinate al ruolo che non avranno aspiranti. Il risultato è
che anche quest'anno solo per gli insegnanti della scuola pubblica
avremo ancora quasi 200mila supplenze annuali", ha detto
Pacifico.
Anief ha ricordato che ha già presentato un reclamo –
accolto – al Comitato europeo dei Diritti sociali per segnalare
l'alto tasso di precarietà degli insegnanti di sostegno in Italia,
"pari ormai stabilmente al 50% dell'organico complessivo
utilizzato". Se non si interviene, "arriverà una nuova
censura dall'Europa".

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