lunedì 8 giugno 2026

9 giugno - Milano consolato Usa - sistema di ricatti e sfruttamento schiavistico targato USA/padroni coperto da istituzioni

 CdS Milano «Febbre e vomito? Ci davano antidolorifici e si tornava a lavorare» 

Repubblica: Consolato Usa, le minacce agli operai: “Se ti assenti ancora ti rispedisco a casa dentro a una bara" - Il capo del personale: “Era una sorta di padrone con la costante minaccia del licenziamento”

Le testimonianze ricostruiscono un clima di ricatti e vessazioni del capo del personale, ora fermato dai pm. L’accusa dei magistrati: “Era una sorta di padrone con la costante minaccia del licenziamento”Se ti assenti ancora ti rispedisco in India in una bara». Se lo sentivano ripetere allo sfinimento gli operai indiani al cantiere del consolato americano di piazzale Accursio, messo una settimana fa in «controllo giudiziario» dai pm Mauro Clerici e Paolo Storari per sfruttamento dei lavoratori pagati meno di due euro all’ora, sei giorni alla settimana, turni massacranti senza festivi e stipendi tra gli 800 e i 1.400 euro. Negli ultimi giorni, quando la notizia delle indagini era nota, la minaccia era di tacere: «Se parlate di quello che succede in cantiere e come si lavora la vostra fine sarà la stessa: il rimpatrio». E a ricattarli era sempre lui, Aji Appukuttan, connazionale, 51 anni. Il gestore del personale, fermato venerdì sera con un provvedimento d’urgenza dai pm per il pericolo che fuggisse, come già aveva tentato di fare Ulas Demir, manager della divisione italiana della Caddell Construction, bloccato domenica scorsa dai carabinieri a Orio al Serio mentre tentava di imbarcarsi con la famiglia su un volo per la Turchia.

Il secondo fermato nell’inchiesta per caporalato aggravato nel cantiere da 200 milioni di dollari per la

sede diplomatica, era «il caporale operativo», l’elemento di raccordo tra i capi squadra turchi e gli operai. “Aji”, indiano come gli operai che sfruttava. Gestiva la manovalanza, «una sorta di padrone che assoggetta i propri sottoposti a un controllo assoluto sotto la costante minaccia di licenziamento il che, e gli operai lo sanno bene, comporterebbe il rimpatrio immediato per la scadenza del titolo di soggiorno».

La figura di Aji è emersa centrale nelle testimonianze degli operai rese a investigatori e inquirenti. Racconti fotocopia. «Aji è il cane da guardia della Caddell» dice un autista dei capisquadra. «Trattava gli operai come schiavi».

Reclutati in India, da società intermediarie che chiedevano 500 mila rupie — cinquemila euro — per assoldarli, per lavorare a Milano. Una sorta di “pizzo” che per tanti significava indebitarsi con parenti e amici. Appena arrivati qui, attratti da «false promesse», era Aji il loro referente. A lui si imputano diverse violazioni. Era lui a obbligare tutti gli operai sotto minaccia ad aprire un conto corrente firmando documenti che — non parlando né italiano né inglese non capivano — consentiva a loro insaputa il prelievo automatico di 500 euro al mese per l’alloggio, mentre a ciascuno veniva imposto il pagamento di 370 euro in contanti e «di nascosto» dagli altri per i pasti forniti in cantiere, pretesi anche da chi quel cibo non lo toccava nemmeno. Considerato che tutti mandavano circa 350 euro a casa per le famiglie, ne restavano a volte solo 150 per tirare la fine del mese. I contratti firmati spesso erano irregolari e venivano retrodatati, per aggirare la norme sull’immigrazione. E poi il trattamento sul cantiere. Botte, minacce, vessazioni. «L’ambulanza non si chiama» rispondeva Aji a chi si faceva male. «Mi sono infortunato in cantiere, avevo un bruciore alla schiena, ho chiesto ad Aji medicine ma mi ha detto: “In ospedale non si va”». Un altro operaio: «Gli insulti erano quotidiani da parte di Aji» ma anche gesti di violenza fisica: «Dopo avergli detto che i soldi che mi venivano pagati erano pochi rispetto ai giorni e le ore lavorate, mi ha spintonato e rinchiuso nel suo ufficio senza possibilità di uscire».

Il 51enne stava così organizzando di scappare. Annota il pm che l’uomo «ha mostrato di attivarsi per sottrarsi al controllo e per gestire in via difensiva le fonti dichiarative», Aveva capito che «avevamo parlato di lui a voi», dicono gli operai agli inquirenti. Così venerdì sera è stato bloccato prima che salisse sul pullman. Nelle prossime ore sarà interrogato dalla gip Angelica Cardi per la convalida del fermo.

9 giugno - info: Dai lavoratori della Stellantis di Melfi

 Lo Slai Cobas per il sindacato di classe di Taranto ha parlato nei giorni scorsi con alcuni operai della Stellantis di Melfi - Riportiamo questa lunga discussione che da un quadro ampio della situazione in fabbrica, ma anche di come è necessario cambiarla

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Slai cobas Volevamo sapere come è proseguita la situazione a Melfi. Sta andando avanti quel piano che ci dicevate del lavoro soli per tre giorni alla settimana, martedì, mercoledì e giovedì?
Lavoratore Stellantis - Adesso per i lunedì hanno fatto il “senza lavoro” tutta la giornata. Questi tre giorni sono anche diminuiti adesso, perché questa settimana si è lavorato solo quattro turni, cioè due giorni alla settimana. Quindi praticamente se non inseriscono la nuova macchina, la DS7, è un problema.

Slai cobas Ma che possibilità ci sono, c'è un’effettiva prospettiva di aumentare il lavoro?

Lavoratore Stellantis - Il problema è che è rimasta solo una linea di produzione, quindi per l'assemblaggio di quelle macchine che sono grandi e hanno bisogno di molte operazioni, tecnicamente puoi fare massimo 600 vetture al giorno. Se dovesse esserci un picco di produzione dovrebbero inserire il turno di notte, però il problema è che alcuni reparti, come lastratura, non ce la fanno. Infatti una squadra di lastratura, dove assemblano le scocche, fa lavoro anche di notte per portarsi avanti con l'assemblaggio delle scocche.

Il problema poi è che hanno distrutto l'indotto, quindi molte lavorazioni sono saltate, e quindi si va a rilento nell'assemblaggio.

Slai cobas Quegli altri modelli che stavate facendo, C-SUV, Compass, sono terminati?

Lavoratore Stellantis - La Compass è l'unica, adesso stiamo facendo la DS8, che è una macchina che costa tantissimo, per cui se ne producono molto poche, parliamo di 10-20 macchine al giorno, in più facciamo una produzione per turno di Jeep Compass, la J4 si chiama. In teoria dovrebbero inserire, dicono, da fine giugno-luglio, la DS7, il terzo modello. Però il problema è che sono macchine che costano tanto, quindi non hanno grossi volumi.

Slai cobas - Cioè non c'è mercato?

Lavoratore Stellantis Non c'è mercato, ma anche se ci fosse il mercato, il problema è che avendo una sola linea di produzione, e quella linea ha una produzione di 350 vetture a turno, anche se aumentano i modelli, il numero di macchine che si può fare è sempre quello. Non è che aumenta i modelli e puoi fare 2.000 macchine, oppure 1.500, come facevamo con la Renegade, perché avevamo due linee gemelle, quindi automaticamente facevi 750 su una linea, su tre turni e 750 sull'altra. Adesso avendo solo una di linea, sempre quello è il passo, cioè le operazioni, la tempistica è sempre quella.

Slai cobas C'è un'unica linea perché? Per i problemi che si sono ridotti gli arrivi di materiali dalle ditte dell’indotto?

Lavoratore Stellantis No, perché un'altra linea l'hanno smontata e se la sono portata in Francia. In pratica Melfi aveva due linee gemelle, si chiamavano Melfi 1 e Melfi 2. Adesso è rimasta solo una linea di produzione, al montaggio. L'unica soluzione è fare il turno di notte e potresti portare, diciamo per assurdo, 900 vetture al giorno per come è adesso impostata la linea di produzione. Questa è la realtà. Quindi, anche se inseriscono nuovi modelli noi lavoratori siamo ancora troppi, per loro siamo ancora troppi. Hanno saturato le postazioni, quindi fanno “morire” la gente.

In assemblea qualcuno ha chiesto come avevano calcolato i tempi di produzione, cioè la tempistica delle operazioni che un operaio deve fare sulla linea. Hanno risposto: i tempi sono stati presi in Turchia. Quando in Turchia fanno la Tipo, una macchina molto snella, con molti meno pezzi da assemblare rispetto a una che parte da 40.000 euro. Quindi una Tipo che costa 15-16.000 euro, immagina quanti componenti ha, meno rispetto a una COMPAS. Ma i sindacalisti hanno risposto a questo collega: ci hanno detto che i tempi sono stati presi nello stabilimento in Turchia.

Slai cobas Quindi i ritmi sono aumentati?

Lavoratore Stellantis I ritmi sono aumentati nel senso che un dipendente, se prima doveva fare un'operazione in 30 secondi, oggi la deve fare in 15, perché gli hanno aumentato le operazioni. Prima c'era l'ergonomo, c'era l'analisi fattoriale, cioè creavano i cartellini operativi. Si andava, si calcolava il tempo che ci voleva per montare un pezzo. Non esiste più, sono saltate tutte queste figure, quindi si lavora a distruggere le persone.

Slai cobas - Infatti questo è il problema. Mediamente ora quant'è l'età degli operai?

Lavoratore Stellantis Diciamo dai 55 ai 60, tranne l'ultima fascia ridotta che è stata assunta nel 2015, e qui siamo intorno ai 35-40, però erano intorno alle 1.000 persone, molti si sono presi l’incentivo e se ne sono andati. Diciamo che la fascia più corposa è dai 55-60, perché da quando è aperto, dal 1992, lo stabilimento, sono 34 anni.

Purtroppo non c'è nessun controllo, i sindacati confederali adesso hanno solo il compito di girare i messaggi.

Noi non abbiamo più un calendario di lavoro, per loro settimana prossima è lavorativo, ma oggi hanno mandato un messaggio: per cause di approvvigionamento materiale lo stabilimento rimane chiuso. Per martedì non abbiamo più il calendario, per loro è sempre lavorativo. In questo modo uno non può organizzarsi una vita propria, personale. Fino a 10 anni fa avevamo il calendario annuale, noi sapevamo quando potevamo avere i depositi, oggi non abbiamo niente. E se qualcuno sulla linea si ribella, non che si ribella, espone il disagio, gli dicono: se non ti sta bene, tu non vuoi lavorare.


Slai cobas Ci sono stati anche, tempo fa almeno, dei licenziamenti soprattutto di giovani, che poi i sindacati li chiamavano “uscite volontarie”.
Lavoratore Stellantis - I giovani si sono andati perché hanno visto che i tempi iniziavano ad essere un pò pesanti, e il sindacato ha fatto l'accordo che chi voleva andarsene prendeva 40.000 euro. Ora molti giovani, 25-30 anni, a cui non piaceva stare in fabbrica, hanno preso i soldi e sono andati via. Lo sbaglio dove è stato? Volevi dare l'incentivo? L'incentivo lo dovevi dare sulla fascia di età dai 55-60. Hai fatto scappare i più giovani e quelli più anziani sono tutti bloccati in azienda.

Non c'è una rotazione di persone, c'è gente che sta in cassintegrazione da più di due anni. Da più di due anni. Non fanno scendere neanche i giovani.

Slai cobas – Quindi è una cassintegrazione permanente, non a rotazione.

Lavoratore Stellantis No, in teoria doveva essere a rotazione, ma adesso viene scelta tutta la gente che vogliono loro, amici, compiacenti, parenti. C'è gente che non lavora da due anni.

Slai cobas - Noi all'Ilva stiamo portando avanti un discorso, anche se purtroppo ancora non si è concretizzato, di dare quanto meno un'integrazione all'indennità di cassa integrazione. Ogni tanto qui anche qualche sindacato, tipo la Fiom, la Uilm, l'ha fatto, però più come denuncia sui giornali che un'effettiva richiesta ai tavoli. Lì a Melfi c'è stato qualcosa su questo?

Lavoratore Stellantis - No, i sindacati non si fanno neanche vedere, ma i sindacati si sono azzerati da sè, o meglio, hanno fatto un accordo con l'azienda. Non danno fastidio, non danno problemi, e tutto scorre come vuole l'azienda. L’azienda non ci da gli indumenti, le magliette, ci mettiamo la roba nostra. Assurdo, sta iniziando a mancare l'essenziale, la base di tutto.

Slai cobas A livello di sicurezza com’è la situazione? Questo fatto per esempio dei tempi sta incidendo sulla sicurezza?

Lavoratore Stellantis No, non c'è controllo, non c'è niente. Facciamo un esempio stupido, la vigilanza che prima girava nei reparti, magari vedeva un operatore che portava più carrellini di materiale, e si andava a tre carrellini, e lo fermava; oggi vanno a 5, 6, e non dicono niente, perché è come un fortino, dove tutto è concesso. Tengono tutto nascosto.

Perché alla fine è un sistema, diciamo, non vogliamo dire occulto, ma tra di loro si conoscono e si proteggono e fanno ciò che vogliono.

Slai cobas L'altra volta ci diceste che in particolare in un'assemblea sindacale a fronte del fatto che i sindacati non si vedevano in fabbrica, c'è stata qualche contestazione da parte degli operai che stavano all'assemblea.

Lavoratore Stellantis Sì, è vero. Per esempio sta che un sindacalista ha un parente e allora uno magari che ha problemi lo spostano e mettono il parente, l'amico, al suo postosi vedono cose turche. Ma non da ora, è sempre stato così.

Prima, quando c'era Barozzino della Fiom, era un leader che comunque riusciva a parlare alla pancia degli operai e riusciva a coinvolgere. Adesso i sindacati in tutte le categorie si sono seduti, per avere favori ci hanno svenduto. Questa è la realtà.

I sindacati non esistono, vengono solo quando vengono convocati all'azienda, mettono la firma e se ne vanno.

In una fabbrica dell’indotto c'erano tanti iscritti ai sindacati confederali. Ora è chiusa ma nessuno ha alzato un dito. C’è un capannone di una ditta affianco che faceva la logistica, e ci portava i pezzi in stabilimento, i sindacati dicevano: dobbiamo lottare dobbiamo lottare, ad agosto hanno svuotato il capannone, sono rientrati gli operai e non hanno trovato più niente, zero

L'obiettivo di Stellantis è azzerare l'indotto, e ci sono riusciti, hanno distrutto la filiera italiana in cambio dell'approvvigionamento dall'est Europa, dalla Francia, tutto da lì arriva adesso, da noi non arriva più niente a livello italiano, tutto straniero.

Slai cobas – Infatti, sono usciti anche in vari articoli di stampa, dichiarazioni del nuovo amministratore Filosa che parlano di estendersi in Cina, in Brasile, in Africa del Nord, di puntare su questi mercati

Lavoratore Stellantis – Sì, aprendo quei mercati hanno una mano d’opera bassa, costi di produzione bassi. Alla fine metteranno solo lo marchio di Italia e ci costerà 40.000 euro quando il costo di produzione sarà di 7.000/8.000 euro. Quindi praticamente il denaro va agli azionisti, ai dipendenti niente.

A noi hanno tolto il premio di produzione quest'anno. Va bene, lo capiamo, c'è stata una crisi, però qui viene a mancare l'essenziale. L'anno scorso ci hanno dato una maglietta e un pantalone, ma una persona di estate può lavorare con una maglietta per una settimana? Non abbiamo l'aria condizionata, ci hanno tolto anche l'aria condizionata, ci hanno dato i ventilatori quelli che si mettono nell'ufficio. In inverno non accendono i riscaldamenti, si sono inventati di distribuire le felpe in pile e ti ho detto tutto, la notte la gente lavorava con le felpe in pile e anche di giorno. Ma è uno stabilimento grande, fa freddo.

Questo per dire una delle tante. E non ti dico le pulizie, sono messe veramente male. Non si capisce perché il sindacato non fa niente; l'immondizia si vede, non è una cosa che puoi nascondere sotto un tappeto, perché il sindacato non chiede? Si parlava prima della sicurezza industriale, ci sono le buche per terra, i carrellisti passano e il carrello d'ondola. Loro, i sindacalisti, gli occhi ce l'hanno, se uno sta in stabilimento viene pagato per proteggere il lavoratore, il collega. Non vede i buchi non vede l'immondizia? E’ che hanno gli occhi chiusi! Quindi è una situazione generale. Ecco perché diciamo che l'operaio non potrà mai insorgere se non vede chi dovrebbe tutelarli prendere posizione.

In ogni battaglia c'è un “generale” che è il leader dell'esercito. In rapporto all’azienda, c’è un manager che detta il passo di come far fare la produzione, il sindacalista non diciamo che deve mettere in croce ma almeno iniziare a dire che c'è un problema, lo vogliamo risolvere? Non si risolve… Prima azione: comunichiamolo all'azienda, seconda azione: ci fermiamo ora.

Slai cobas Questa situazione è presente anche in altre fabbriche.

Lavoratore Stellantis – Sì, questo è voluto a livello generale in tutta Italia, in tutta Europa, stiamo tornando indietro di 50 anni, ci stanno affamando, usando anche l'importazione di manodopera estera, di immigrati. Come noi siamo andati a fare gli immigrati in America, dove i nostri antenati hanno lavorato a basso costo rispetto all’operaio americano, la stessa cosa succede adesso. Nei trasporti per esempio sono tutti stranieri, italiani pochi, perché li pagano di meno e non ci sono controlli e fanno ciò che vogliono.

Slai cobas Perché ormai si è assunta tutta la logica dei padroni, del governo, ecc.; per cui o va bene ai padroni o i lavoratori non possono pretendere niente. E questa diventa la normalità

Lavoratore Stellantis E’ diventata la normalità come se tutto è dovuto, tutto deve andare così

Slai cobas Il problema però è che è vero che ci vuole, come dite voi, un “generale”, cioè ci vuole una direzione, e questo è essenziale. Però, se non si lega a un aspetto di ribellione dal basso, cioè in fabbrica da parte degli operai e delle operaie - qui non stiamo ancora parlando delle operaie ma immagino che la situazione è anche peggiore per le donne, nel senso, per esempio, che il fatto di sapere un giorno prima quando devi andare a lavorare per una operaia diventa maggiormente un problema di come organizzarsi, ecc. - se non c'è questa ribellione, allora diventa un pò difficile. In un certo senso ci vuole l'interno e l'esterno.

Lavoratore Stellantis - Perché in Francia funziona è proprio un discorso culturale, il sindacato lì funziona io ho visto dei video dove il sindacalista passa nelle aziende Stellantis con il megafono, e tutti fuori! La gente lascia la postazione perché l'operaio si sente tutelato anche dalla legge. Il problema, e voi lo state vedendo con l’Ilva, quando vai a fare una causa il sistema giudiziario italiano è molto macchinoso, quindi per avere una sentenza ci vogliono tanti anni. C’è un problema di burocrazia. Allora con la paura di affrontare queste cause si va a spegnere quella piccola fiammella che uno vorrebbe far diventare fuoco ma non riesce.

Slai cobas Però noi non ci possiamo fermare a guardare la situazione, a farne la fotografia.

Lavoratore Stellantis Sai perché sono successi 21 giorni di sciopero a Melfi nel 2004? Perché arrivava la notte mancavano i componenti l’azienda allora metteva gli operai senza lavoro, fuori dall'azienda. La gente il primo giorno doveva uscire dall'azienda di notte, il freddo e non c'erano i pullman per tornare a casa. La prima volta, la seconda volta, la terza volta è scoppiato lo sciopero. Quindi è successo qualcosa di grave, perché chi abita magari molto lontano dallo stabilimento e faceva l'entrata di notte, doveva aspettare almeno 2 ore a meno 3 gradi. Quindi sono scoppiati i 21 giorni. Adesso, purtroppo, con questo clima di incertezza a livello globale, la gente che è impegnata con i mutui, ci sono i figli che studiano, ecc., è un po' frenata, perché comunque a quest'età non è semplice affrontare queste difficoltà. A 20 anni fa eravamo giovani quindi anche un pò più ribelli oggi siamo “zombi” che speriamo di arrivare alla pensione, oppure che ci fanno qualche accompagnamento. Il nostro traguardo non è più voler lavorare perché non siamo più sereni.

Slai cobas - Si, è chiaro. Noi all’Ilva parliamo di una “piattaforma operaia”, stiamo anche facendo una raccolta firme, più che altro per organizzarsi. Stiamo parlando di una “piattaforma operaia” che chiaramente tocca sia le questioni di chi deve continuare a lavorare per vari anni ancora, sia il problema della sicurezza - voi parlate di controlli, noi da tanto tempo diciamo che serve una postazione ispettiva fissa, permanente in fabbrica, perché l'Ilva è come due volte Taranto, perché sono ripresi a morire gli operai, due operai sono morti per stupidaggini se vogliamo, per una passerella che era fradicia…- ; quindi, ci vuole una postazione ispettiva che preventivamente ogni giorno si fa il giro si fa una mappa degli interventi da attuare, e anche gli operai poi se c'è qualcosa che non va non è che devono fare la lettera o andare il giorno in cui possono fare la denuncia all'ispettorato, ma lo potrebbero denunciare subito, perché gli ispettori sono lì, in fabbrica.

Lavoratore Stellantis E' la stessa cosa per gli immigrati che raccolgono i pomodori. Tutti gli anni in Basilicata dicono: stiamo preparando il centro di accoglienza… Ma non sarà mai pronto, non lo vogliono, perché i capitalisti, i grossisti che raccolgono tonnellate e tonnellate di pomodoro non lo vogliono. Certo, basterebbe vedere quanti quintali hai prodotto, mille quintali? Con quante persone li hai raccolti, con dieci persone? E’ impossibile, non ci vuole tanto, perché la matematica te lo spiega: raccogliere centomila tonnellate di pomodoro con dieci operari è impossibile, quindi tu da qualche parte hai usato manodopera a nero.

Gli ispettori delle ASL quando vengono in fabbrica dicono che è tutto a posto. Ma poi vediamo che sono andati a mangiare alla stessa mensa dei dirigenti d’azienda...

Slai cobas E qui non è un problema di burocrazia...

Lavoratore Stellantis – No, è proprio una connivenza. Allora, un po' di anni fa vennero a mettere degli apparecchi per vedere le polvere sottili, questi microfoni erano veramente sporchi, ma l'analisi è stata: tutto pulito, rispettati i parametri. Come facciamo noi a pensare che ci sia una giustizia, ci sia un controllo, quando quello che fa il controllo va a mangiare con chi deve essere controllato? Allora come possiamo sentirci tutelati? Mattarella dice: dobbiamo evitare le morti sul lavoro. Ma pensi che il numero si abbasserà? No. Perché siamo solo numeri, punto. E’un spot pubblicitario.

I nostri precedenti a nonni hanno dato la vita per avere questi diritti, noi li abbiamo distrutti, li disperdiamo tutti.

Slai cobas - Il problema però è che questa situazione degli operai non può andare avanti ancora così. Voi avete parlato di una disdetta di massa dai sindacati confederali...

Lavoratore Stellantis Sarebbe un colpo duro, un colpo alle segreterie nazionali. 15 anni fa abbiamo visto Landini che sbavava di rabbia nella mensa contro Marchionne per quei diritti, poi non abbiamo mai più visto Landini a Melfi e perché? Si è buttato in politica. Cosa hai dimostrato? Che hai parlato alla pancia dell'operaio solo per il tuo interesse. Come quell'altro Sbarra della Cisl, che è diventato una stampella del governo Meloni. Sono chi non vuole vedere le cose non le vede, perché come fai ad appoggiare un governo che ci sta caricando di tassi, carovita? Per loro va tutto bene, investono in armi e qui la gente muore di fame, abbiamo gli stipendi del 10% più bassi a livello europeo, e “tutto va bene, grandi progressi…”; senti la Rai, manipolata, e dice che stiamo vivendo in un mondo fantastico...

Slai cobas - Tornando al discorso del che fare. Questa della disdetta di massa, chiaramente non può essere dall'esterno, dovrebbe essere dall'interno, cominciamo a far circolare la voce, prepariamo un modulo, però deve essere un’iniziativa interna perché abbia senso. L’altra questione è organizzare una riunione anche ristretta.

Lavoratore Stellantis Bisogna puntare su alcuni della Fiom, perché loro sono presenti sul territorio. Bisogna provare a stimolare loro in modo da far coinvolgere su questo aspetto gli operai.

Slai cobas – Alcuni della Fiom che erano attivi, come i tre licenziati che organizzavano fermate, scioperi, poi via via, un po' forse per paura, un pò perché la direzione Fiom li ha allettati, si sono spenti. Quindi onestamente noi non abbiamo molta fiducia che loro possano riprendere il lavoro che servirebbe.

Lavoratore Stellantis - Se loro che dovrebbero difendere hanno questi limiti, figuriamoci il dipendente. Il sindacato che dovrebbe essere il primo se ne frega, è un cane che si morde la coda. Noi speriamo che ci sia qualcosa, che prima o poi qualcuno si ribelli, Ora che inizia a fare caldo, con le temperature alte, con questi ritmi qualcuno cadrà a terra e là poi ci sarà il casino.

Sta avvenendo un’altra cosa. Hanno licenziato la Trasnova, Logitech, quelli che spostavano le vetture, e adesso hanno preso degli operai e gli hanno cambiato la mansione, hanno il contratto metalmeccanico però fanno un lavoro terziario; questo avviene anche con gli impiegati, l’azienda dice loro: vuoi lavorare? Allora, taglia l'erba. Ma gli stessi delegati danno ragione all’azienda, tra l'altro sono loro che hanno appoggiato questa cosa.

Altra cosa, stranamente non sappiamo ancora quando dobbiamo andare in ferie. Di solito a maggio già sapevamo quando erano le chiusure estive, ad oggi non sappiamo quando ci saranno le ferie. Così uno se vuole prenotare, organizzarsi, risparmiare sui costi, non sa che pesci prendere.

Slai cobas Come è stato nei “21 giorni”, in cui la ‘goccia ha fatto traboccare il vaso’. Ora ci vorrebbe questa goccia, ci sono le condizioni.

Lavoratore Stellantis – Magari.


9 giugno - MILANO: OGGI NUOVA ASSEMBLEA ABITANTI MOLISE/CALVERIRATE

 


domenica 7 giugno 2026

8 giugno - AMENDOLARA

 

Dal web: www.radiondadurto.org

7 Giugno 2026 - 06:54AMENDOLARA: CONTRO CAPORALATO E SFRUTTAMENTO IN 5000 ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE

Stralcio:
... Lo Slai Cobas per il sindacato di classe di Taranto partecipa alla manifestazione, dentro lo spezzone sociale, con partenza alla stazione di servizio dove è avvenuta la strage dei braccianti.
“Quanti altri morti ci devono essere nelle campagne perché questa cosa diventi materia di uno sciopero generale, diventi materia di manifestazioni, di proteste anche violente nei confronti dei padroni sfruttatori e, naturalmente, del sistema economico, politico, militare, criminale, che lo mantiene. Tutto questo avviene ogni estate, ogni giorno, si condisce sempre più di sfruttamento e di razzismo, un razzismo diffuso, un razzismo istituzionale, la cui matrice è il governo, lo Stato, le istituzioni. E’ da questo che bisogna partire per non ripetere l’eterna giaculatoria. Ovunque i migranti vengono sfruttati e schiavizzati, sia alla costruzione del nuovo Consolato a Milano degli Stati Uniti, sia nelle campagne della Calabria, della Puglia e della Basilicata” scrive lo Slai Cobas in un comunicato.

Le considerazioni di Margherita dello Slai Cobas di Taranto Ascolta o scarica

 Contro caporalato e sfruttamento sabato 6 giugno in 5000 al corteo nazionale ad Amendolara organizzato da Cgil e Flai; un migliaio nello spezzone sociale e di movimento. Il concentramento è iniziato in viale Lagaria 308 dove alle 16 è stato deposto deposta una corona di fiori sul luogo dell’omicidio, il distributore di benzina sulla statale 106, infine il corteo è arrivato in piazza Fanfani dove si sono svolti gli interventi, conclusi dal segretario generale Flai Giovanni Mininni e dal segretario generale Cgil Maurizio Landini ...


Le falsità del governo Meloni, della sua Ministra del Lavoro: 

Ex ispettore capo: “Contro il caporalato 200 milioni, il governo non li usa”. Il magistrato Bruno Giordano: “Solo undici progetti avviati e non è mai partito il portale nazionale. Erano soldi del Pnrr, dal 30 giugno non ci saranno più”

Il volantino diffuso dallo Slai Cobas Taranto ad Amendolara, soprattutto tra i migranti e la gente del posto


giovedì 4 giugno 2026

5 giugno - SABATO 6 GIUGNO DA TARANTO AD AMENDOLARA- manifestazione

 

Lo Slai Cobas per il sindacato di classe Taranto ad Amendolara sabato alla manifestazione di rilievo nazionale promossa dalla CGIL alla stazione di servizio ore 16..30.della strage dei braccianti

partenza da Taranto sede Slai Cobas via Livio Andronico 47  ore 14 - info 3475301704 Margherita




5 giugno - PUGLIA CONTRO LA GUERRA: *CONTRO LE GUERRE, LA CORSA AL RIARMO E LA MILITARIZZAZIONE DEL TERRITORIO, A SOSTEGNO DEL POPOLO PALESTINESE*

 

Lo Slai Cobas Taranto aderisce all'appello e all'assemblea del 19 giugno info slaicobasta@gmail.com

 *Appello per una mobilitazione regionale*

La Puglia è stata, negli ultimi anni, attraversata da numerose mobilitazioni a sostegno del popolo palestinese e contro le guerre, il riarmo e la militarizzazione dei territori. Presìdi e manifestazioni hanno coinvolto siti militari, fabbriche di armi, luoghi simbolici come il consolato onorario di Israele, oltre alle iniziative legate alle imbarcazioni partite verso Gaza e alle vicende di attivisti e attiviste colpiti dalla repressione in mare e a terra.
Riteniamo che tutto questo debba oggi tradursi in un salto di qualità nella costruzione di una mobilitazione ampia e condivisa contro l’ulteriore militarizzazione della Puglia, contro il riarmo e per la risoluzione di ogni forma di collaborazione militare e commerciale con Israele, utilizzando anche le campagne BDS di boicottaggio, a partire da quella dell'azienda farmaceutica israeliana TEVA.
Per questo proponiamo di avviare momenti di confronto e coordinamento finalizzati alla costruzione di percorsi unitari regionali e di future iniziative comuni.
Sono già stati stanziati 500 milioni di euro — su un investimento complessivo di 1,76 miliardi — per il potenziamento dei porti militari di Brindisi e Taranto. Nel frattempo aumentano le esercitazioni nei poligoni militari e i sorvoli a bassa quota sui centri urbani da parte dei velivoli della Marina Militare e delle altre basi aeree presenti sul territorio.
La presenza militare condiziona profondamente lo sviluppo economico e sociale della Puglia, ostacolando modelli fondati sul lavoro sostenibile, sul turismo, sull’agricoltura, sulla tutela del paesaggio e delle risorse naturali. Produce inoltre conseguenze rilevanti sul piano ambientale e sanitario.
A tutto questo si aggiungono i massicci investimenti nell’industria bellica, di cui la conversione dello stabilimento Leonardo di Grottaglie a produzioni militari rappresenta un esempio emblematico, insieme ai processi di sfruttamento e devastazione ambientale che colpiscono da anni la regione.
La possibile localizzazione di siti destinati allo stoccaggio di scorie radioattive, così come le recenti inchieste sullo smaltimento illecito di tonnellate di rifiuti provenienti da altre regioni — sversati nelle campagne del Tavoliere e nel Parco dell’Alta Murgia — mostrano ancora una volta come la Puglia venga troppo spesso considerata una periferia sacrificabile, destinata ad attività impattanti e dannose decise altrove.
La militarizzazione del territorio si inserisce nella stessa logica: una logica che sottrae alle comunità il diritto di decidere del proprio futuro e subordina la tutela dell’ambiente, della salute e delle vocazioni produttive locali a interessi esterni.
Nel quadro delle strategie della NATO nel cosiddetto “Mediterraneo Allargato”, la Puglia assume un ruolo sempre più centrale nelle strategie militari internazionali, con ricadute dirette sulle popolazioni e sui territori.
Per queste ragioni riteniamo indispensabile rilanciare una mobilitazione regionale per la pace, contro tutte le guerre, contro il riarmo e a sostegno del popolo palestinese.
Invitiamo cittadine e cittadini, gruppi, movimenti, associazioni e comitati territoriali a partecipare all’assemblea regionale che si terrà *venerdì 19 giugno alle ore 17:30*, in presenza presso la *Casa dei Comboniani di Bari* oppure *da remoto al seguente link*: meet.google.com/bsq-vvca-wcj

*Aderiscono:*
(per aderire: WhatsApp 3355844895) 
Associazione delle Chiese evangeliche battiste di Puglia e Basilicata - CAM Comitati Alta Murgia - COBAS Puglia - Comitato Carmosino per la Palestina - Comitato contro il Genocidio del Popolo Palestinese, il riarmo e per la pace Brindisi - Comitato contro il riarmo del Salento - Comitato promotore Marcia Gravina-Altamura 2026 - Comunità palestinese di Puglia e Basilicata - Donne in Nero Bari - La Giusta Causa - Rete dei Comitati per la Pace di Puglia - Rete dei Punti Pace Pax Christi Puglia - Rete Puglia - UDS Puglia



mercoledì 3 giugno 2026

4 giugno - info da tarantocontro: Processo "Ambiente svenduto" - Presidio di protesta al Tribunale di Potenza - per partecipare wa 3519575628

 

Invito a stampa e TV
5 giugno ore 10 davanti al Tribunale di Potenza  - info 3519575628
Nuovo presidio di protesta e proposta per il processo "Ambiente svenduto" ex Ilva.
Le prescrizioni non sono assoluzioni, ma il frutto malato di un processo sabotato sulla pelle dei lavoratori e cittadini di taranto
Si vogliono cancellare morti sul lavoro e morti da inquinamento, si vuole affermare un regime di impunità e sfruttamento per il profitto, di crisi industriali non risolte, a Taranto come in tutto il paese e in tutto il mondo del lavoro.
Si vogliono negare GIUSTIZIA E RISARCIMENTI.
Cosa intendiamo fare per contrastare tutto questo

Per le parti civili e avvocati rappresentate dallo Slai Cobas Taranto
Avv. Antonietta Ricci - foro di Taranto - anche per tutto il collegio difensivo TA/TO/PZ di queste parti civili
Calderazzi Margherita - coord provle Slai Cobas Taranto



4 giugno - Ancora su Amendolara: CHI STA DIETRO AI CAPORALI?

 


Si chiamavano Ullah Ismat Quiem, 19 anni, Waseem Khan, 29 anni, Amin Fazal Khogjani, 28 anni, Safi Layiad, 27 anni, tre braccianti afghani e un pakistano, costretti a raccogliere frutta e verdura in quelle campagne per 12 – 13 ore di lavoro al giorno, sotto il solleone, trattati come schiavi, senza diritti, senza contratto, salari mai pagati. I caporali, al soldo dei clan mafiosi e dei padroni di quelle terre, li hanno bruciati vivi nella loro auto, perché si erano ribellati, in una squallida stazione di servizio Ip di Amendolara, nel cosentino.

Erano in cinque, quattro sono morti carbonizzati, il quinto – Taj Mohammad Alamyar, pure lui di nazionalità afghana – è riuscito a salvarsi ed ha raccontato, terrorizzato, a stampa e Tv, del ruolo della mafia afghana in quelle campagne e di un sistema schiavile a cui lui e i suoi compagni erano sottoposti.

Ci dobbiamo chiedere per chi lavoravano questi caporali che costringevano lavoratori agricoli in quelle condizioni bestiali, sfruttati per intere giornate lavorative e, per giunta, senza paga?

Lavoravano per aziende agricole regolari che, a loro volta, rifornivano, di frutta e verdura, i banchi delle principali aziende della grande distribuzione organizzata.

E’ quel che avviene nelle campagne di tutt’Italia, dal Sud al Nord, è un sistema schiavile che funziona così. Ovunque.

Non è vero - come dicono alcune associazioni imprenditoriali agricole – che il sistema è buono, c’è qualche mela marcia! Non è vero, perché, per limitarci al Piemonte che è la Regione in cui viviamo, questo sistema lo incontriamo a Saluzzo, nell’astigiano, nell’albese, a Carmagnola, nel torinese, nelle risaie del novarese e in Bassa Valle Scrivia.

Secondo l’ONU, metà della popolazione agricola italiana è costituita da migranti, per lo più irregolari. Manodopera sfruttata dal sofisticato sistema alimentare dell’Italia.

Anche noi consumatori siamo parte del problema.

Quando ci sediamo a tavola, ci dobbiamo chiedere cosa c’è dietro a un bel bicchiere di vino o a un’insalata di pomodori|

Abbiamo più volte denunciato questo sistema perverso, anche attraverso il nostro libro uscito di recente SCHIAVI MAI!, ma, siamo sicuri, in questo caso come in altri che l’attenzione dei media durerà qualche giorno, poi tutto passerà nel dimenticatoio.

Eppure, in Italia, da una decina d’anni, esiste una legge – la 199/2016 – che si è posta l’obiettivo di perseguire non solo i caporali, ma anche le aziende agricole committenti.

Legge totalmente inapplicata.

Avete mai letto, accanto a nomi di caporali, anche solo un nome di un italianissimo proprietario terriero che utilizza i caporali a proprio uso e consumo?

Occorre affrontare con forza questo sistema criminale, ma, al tempo stesso, occorre affrontare il ruolo delle imprese agricole.

Bisogna cambiare le leggi ingiuste, pretendere la cancellazione della Bossi – Fini che relega i lavoratori in condizioni di semiclandestinità rendendoli ricattabili, contrastare le logiche che hanno ispirato i decreti sicurezza e i decreti flussi.

Una volta che arrivano, queste persone sono abbandonate ai caporali. Basta leggere i dati: sapete quanti entrati con il decreto flussi conseguono il contratto di lavoro? Il 20%. E il resto dov’è va a finire?

Certo, parliamo di caporalato, però i caporali sono solo parte del problema. Ci sono altri tre grandi responsabili: il datore di lavoro che li sfrutta per quelle ore, li paga in quel modo e li tiene in quelle condizioni lavorative, poi ci sono i liberi professionisti – consulenti, avvocati, notai, associazioni agricole – che assistono i padroni, li consigliano, conoscono perfettamente la situazione, sanno quanti lavoratori sono in “nero” e quanti in “grigio” e poi c’è la grande distribuzione che fa il bello e il cattivo tempo, detta prezzi e condizioni.

A fronte di ogni caporale, c’è sempre un’azienda che si rivolge a lui. Gli schiavi lavorano, i caporali controllano e i padroni guadagnano” Fannie Lou Hamer

Castelnuovo Scrivia, 3 giugno 2026 - Presidio Permanente di Castelnuovo Scrivia



martedì 2 giugno 2026

3 giugno - Sulla strage di braccianti immigrati ad Amendolara

 da ORE12 Controinformazione rossoperaia

Come mai i giornali ora sono così pieni di dettagli precisi sulla strage dei braccianti di Amendolara? Ora sanno tutto, descrivono tutto, all'improvviso gli "invisibili" diventano immediatamente visibili. Non dovremmo aggiungere niente a quello che descrivono i giornali sulla condizione dei braccianti in Calabria, in Puglia, in Basilicata; eppure, oltre al fatto che non bisogna mai stancarsi di descrivere questa condizione "schiavista" e di denunciarla, il punto ora è il che fare.

E sul che fare siamo alle solite: la catena di inchieste giudiziarie - ma non c'erano prima e finora, cosa hanno prodotto? Le denunce apparse sui giornali, che cosa hanno prodotto? Cos'ha prodotto l'attività, anche spesso lodevole, dei sindacati, della CGIL sostanzialmente? perché la CISL e la UIL o non sono presenti nelle campagne oppure sono completamente d'accordo per lo sfruttamento schiavista dei lavoratori e spesso vi è un intreccio molto stretto tra padroni e padroncini che gestiscono questo lavoro nelle campagne e organizzazioni sindacali che lo favoriscono.

Così come è del tutto evidente che questo sistema, chiamato caporalato, in realtà si chiama capitalismo, sfruttamento selvaggio, riduzione in schiavitù dei lavoratori migranti approfittando delle leggi del

governo che permettono questo sfruttamento.

Quindi, dove vanno a finire tutte queste denunce? Quanti altri morti ci devono essere nelle campagne perché questa cosa diventi materia di uno sciopero generale, diventi materia di manifestazioni, di proteste anche violente nei confronti dei padroni sfruttatori e, naturalmente, del sistema economico, politico, militare, criminale, che lo mantiene.

Tutto questo avviene ogni estate, ogni giorno, si condisce sempre più di sfruttamento e di razzismo, un razzismo diffuso, un razzismo istituzionale, la cui matrice è il governo, lo Stato, le istituzioni. E' da questo che bisogna partire per non ripetere l'eterna giaculatoria.

Ovunque i migranti vengono sfruttati e schiavizzati, sia alla costruzione del nuovo Consolato a Milano degli Stati Uniti, sia nelle campagne della Calabria, della Puglia e della Basilicata. 

La lotta nelle campagne richiede l'autonomia e l'organizzazione della Lega dei Migranti, un tentativo in questo senso è stato fatto negli anni scorsi, con “Campagne in lotta” che, nei limiti del possibile, come Slai cobas abbiamo supportato. Ma chiaramente siamo ben distanti dalla necessità di combattere lo schiavismo, lo sfruttamento.

Quindi tocca al sindacalismo di classe, tocca allo Slai cobas per quanto ci riguarda nei territori della Puglia e della Basilicata - e se ci arriviamo anche della Calabria - offrire un punto di riferimento che richiede anche una presenza sul territorio e un appello ai compagni del territorio perché siano presenti, perché si lavori verso le campagne. Noi proviamo a farlo ogni volta che riusciamo ad andarci, ma chiaramente siamo una realtà di Taranto, siamo una realtà che per raggiungere questi territori ogni volta deve fare viaggi, deve girare, non può starci stabilmente.

Ma oggi il problema è organizzare i braccianti, trasformare la denuncia in organizzazione, e per organizzare i braccianti bisogna capire che si ha a che fare con caporali che spesso provengono dalle etnie, come è il caso della cosiddetta mafia pakistana, ma ce ne sono anche altre, che operano per conto di quelli per cui lavorano. Quindi che cosa facciamo senza colpire le aziende piccole, medie e grandi che li sfruttano? Evidentemente nulla.

Senza bloccare la produzione, senza trasformare la denuncia in lotta, organizzazione non è possibile neanche una minima difesa. Ma basta parlare del fermo delle attività produttive in questa zona, basta parlare di colpire i padroni e padroncini che quotidianamente producono schiavismo e subito si ha a che fare con amministrazioni comunali complici, con parti degli apparati statali complici, con parti della magistratura complici e chiaramente con il braccio armato dei padroni e padroncini che chiamano la “malavita organizzata” che è parte di questo sistema di sfruttamento.

Ora però la catena si sta allargando a dismisura e si fonde con il razzismo di Stato, con la politica dei governi e questo lo vediamo proprio in questi giorni perché non c'è solo la strage di Amendolara, ci sono state anche le aggressioni sempre più frequenti dei migranti, fino ad ammazzarli; c'è stato il caso del bracciante di Taranto, Bakari Sako, ucciso selvaggiamente da razzisti, razzisti che vengono anche dalle file del popolo e che sono più o meno legati alla bassa malavita.

Razzisti sono gli esecutori ma i mandanti restano uguali: questa catena dello sfruttamento capitalistico è sistemica ed è una catena il cui cuore sono le leggi del capitale, del massimo profitto, il minimo del salario e delle condizioni di lavoro più disumane, sono le leggi delle catene commerciali che partono dallo sfruttamento dei braccianti pagati anche 1 euro all'ora e arrivano ai grandi centri commerciali dove i prezzi di quei prodotti raccolti dai migranti sono sempre più alti; è evidentemente l'applicazione sul territorio delle leggi dello Stato, di un governo, della Meloni, Salvini, e tutta la banda, che li vuole cacciare, che li vuole affondare con un blocco navale, di un governo che vuole rinchiudere i migranti nei lager CPR, un governo che vuole trasferire i migranti nei centri in Albania.

Sul territorio cosa diventa tutto questo se non quello che assistiamo in questi giorni? 

Si vuole colpire una parte consistente di quello che è il proletariato di questo Paese, si vuole dividere e isolare i proletari più sfruttati dai proletari nelle fabbriche e nei posti di lavoro, alimentando il razzismo, nell'interesse esclusivo dei padroni e del governo fascista.

Noi vogliamo fare la nostra parte da Milano alla Calabria, alla Puglia, alla Basilicata, a Latina, a Bergamo e così via.
Ma per fare questa parte abbiamo bisogno che tutti i compagni e compagne, associazioni, si uniscano intorno a una linea di sindacalismo classista e combattivo, un sindacalismo in grado di fare la guerra di classe contro i padroni e gli sfruttatori
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