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lunedì 5 settembre 2016

5 settembre - Dal blog proletaricomunisti: SULL'ACCORDO CONFINDUSTRIA E CGIL, CISL, UIL "PROPOSTE PER LE POLITICHE DEL LAVORO". Pubblichiamo stralci di un intervento



(di Federico Giusti (RSU indipendenti di Pisa)
"...Dopo la firma dell'intesa contrattuale sulla igiene ambientale (aumento dell'orario di lavoro di due ore a settimane, aumenti irrisori e disponibilità alla ulteriore contrazione del diritto di sciopero), dopo la disponibilità offerta dai sindacati al Governo per proseguire sulla strada intrapresa con il testo unico sulla rappresentanza (minore democrazia e agibilità sindacale), arrivano ulteriori e preoccupanti scenari sugli ammortizzatori sociali con questo accordo partorito nei mesi estivi che ha dato vita ad una proposta congiunta sindacati Confindustria. In questo modo si prende atto della mancata crescita economica, degli effetti reali del jobs act (diminuiti i finanziamenti calano vistosamente anche i nuovi contratti a tutele crescenti). Confindustria ha bisogno di tempo e di strumenti per fronteggiare la crisi delle proprie aziende, i sindacati sono sommersi da richieste di ammortizzatori sociali con decine di aziende che stanno chiudendo i battenti o delocalizzano la produzione.
Il compromesso sociale tra padroni e sindacati cerca una intesa con il Governo e augurandosi che l'Ue accordi maggiore flessibilità sul debito in rapporto al pil, provano a indirizzare parte dei fondi verso strumenti parziali che vanno a correggere le varie controriforme sugli ammortizzatori sociali.
La merce di scambio è la moderazione salariale, lo svuotamento dei contratti nazionali, accordi contrattuali al ribasso e il potenziamento di enti bilaterali, previdenza e sanità privata...
La riforma degli ammortizzatori va inquadrata in un contesto nuovo che va dalla riforma del welfare a quella della contrattazione, alla ricerca di un modello di relazioni sindacali all'insegna della collaborazione e non del conflitto.

Valorizzare la contrattazione non significa per Confindustria rafforzare le materie oggetto di contrattazione e il potere decisionale dei lavoratori e del sindacato, significa piuttosto condividere alcuni processi che vanno dal progressivo smantellamento degli accordi di primo livello ad una dinamica salariale al ribasso con aumenti non in busta paga ma travestiti da previdenza e sanità integrativa
Gli ammortizzatori sociali sono inadeguati, durano poco tempo e interessano una platea ridotta, cosi' come sono non servono neppure alle aziende, questa è la verità che si cela dietro a una ripresa economica inesistente e all'aumento della richiesta di cassa integrazione.
Quale potrà essere allora la riforma degli ammortizzatori che metterà d'accordo cgil cisl uil e Confindustria?
Basta leggere la proposta per farsene una idea.
Intanto si cercano ammortizzatori con una durata pur sempre limitata nel tempo ma con maggiore flessibilità rispetto alle regole attuali, si pensa anche alla Cigs in aziende alle prese con esuberi. Il sindacato si trasformerà in una sorta di agenzia di ricollocamento?...
Durante il periodo di cassa integrazione straordinaria saranno utilizzati i lavoratori dentro percorsi di ricollocazione, il cosiddetto «piano operativo di ricollocazione» con una sorta di offerta conciliativa un po' come prevedono le tutele crescenti del jobs act. Evitare insomma il conflitto, anticipare i percorsi di formazione e riqualificazione del lavoratore in cassa per procedere a una rapida sua ricollocazione, accaparrarsi un nuovo business, quello della formazione, studiare soluzioni alternative alla indennità di mobilità soppressa...
Ci aspettiamo anche percorsi finalizzati a un accordo economico preventivo con i lavoratori da mettere a casa, una sorta di incentivo per sfoltire gli organici, ovviamente con la mediazione indispensabile del sindacato e la benevolenza del Governo che sarà chiamato a fare la sua piccola parte...
Ma questi lavoratori in esubero dove saranno concretamente ricollocati? Basta una formazione quando il mercato del lavoro è asfittico?
La soppressione delle Province e delle politiche attive di indirizzo e formazione in materia di lavoro a cosa è servito? A trasferire ai soggetti privati queste competenze, anzi a enti e percorsi cogestiti da padroni e sindacati, tutti insieme appassionatamente schierati a favore delle privatizzazioni
Attenzione che nella proposta sindacati e confindustria non sono previsti oneri aggiuntivi per le imprese (quando mai...) ma solo la possibilità di rivedere gli ammortizzatori sociali aumentandone la durata e la platea con piani di rinserimento coatti definiti piani operativi di ricollocazione
La speranza sindacale, di cgil cisl uil, è quella di allungare un poco il brodo degli ammortizzatori ma lasciando campo libero a una gestione dei lavoratori da parte di enti bilaterali, fondi previdenziali dentro i quali siedono con le parti datoriali; quanto poi al contributo di mobilità (lo 0,30%), cesserà definitivamente dal 2017 ma invece di rivedere questa insana decisione del Governo si pensa di coinvolgere i fondi interprofessionali (che tanto si pagano in parte i lavoratori con i mancati aumenti contrattuali o con l'assenza di un reddito minimo), per raggiungere quel contributo da destinare alla formazione o all’integrazione dell’assegno di ricollocazione o della Naspi
Insomma non esiste alcuna volontà di rivedere le politiche passive del lavoro ma di renderle solo funzionali ai processi di ristrutturazione capitalista con il sindacato che archivia definitivamente ogni interesse di classe (smarrito da lustri) per assumere il comodo ruolo di cogestore delle politiche sociali.

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