domenica 26 luglio 2026

"COSI' NON VA'" SCRIVONO GLI OPERAI SKATENATI ELECTROLUX: giusto ma perché fim-uilm-fiom continuano ai tavoli al Mimit...

 ...dove Electrolux non fa ne mostra di retrocedere dal piano di chiusura del sito di Cerreto e il licenziamento di 1700 operai/operaie chiamandoli "esuberi", e contemporaneamente in tutti i siti aumenta i ritmi; decide sulle ferie in funzione di una maggiore produttività; sposta operai da un sito all'altro, ecc, e allo stesso tempo le segreterie confederali si appellano alle istituzioni per far "retrocedere" l'azienda, quando dal governo alle regioni all'opposizione arrivano false promesse e impegni che, né ora né in passato, sono stati a favore dei lavoratori. L'unica via è la rottura da parte degli operai di questo andazzo per rimettere al centro il protagonismo e l'autonomia operaia, come nella stagione 68/69, che hanno mostrato la forza della classe operaia che ottiene risultati e mette paura a padroni e ai loro governi



Skatenati Electrolux

Così non và! Scarsa trasparenza, poca lungimiranza, tanta arroganza.

Electrolux e la tattica del logoramento: disimpegno, sussidi pubblici e acquirenti fantasma

​L'apparente dinamismo operativo e i continui "tavoli tecnici" al Ministero delle Imprese e 

del Made in Italy nascondono una realtà ben più lineare: Electrolux sta attuando una 

strategica e progressiva smobilitazione dal tessuto industriale italiano. Tra la delocalizzazione 

delle lavatrici di gamma alta in Thailandia, il trasferimento dell'intelligenza artificiale e 

del R&D in India, e il depotenziamento dei centri direzionali e di ricerca di Porcia e 

Cerreto, la multinazionale svedese riduce passo dopo passo il 

proprio footprint nel Paese, lasciando sospesi oltre 1.700 esuberi dichiarati e mai 

ufficialmente ritirati.

​Negli stabilimenti il clima è rovente. Le assemblee a Porcia e Cerreto e lo sciopero 

proclamato dai sindacati raccontano anche della reazione alla richiesta aziendale 

di trasferire in "prestito" temporaneo una decina di operai dallo stabilimento veneto di 

Susegana a Porcia. . Un’operazione ridotta rispetto ai 25 lavoratori inizialmente previsti, 

ma ritenuta dalla Rsu una clamorosa contraddizione 

di fondo: da un lato si dichiara l'esubero strutturale e la contrazione dei volumi, 

dall'altro si ricorre a trasferte incentivate per coprire i picchi produttivi post-feriali, 

dimostrando la tenuta del mercato dei prodotti "Made in Italy" pur in presenza di 

costi aggiuntivi.

​Sullo sfondo di questo logoramento emerge con chiarezza una duplice di

rettrice. La prima riguarda la caccia sistematica alle risorse pubbliche: mentre smantella 

capacità produttiva e ingegneristica, il gruppo cerca di raschiare ogni possibile forma di 

aiuto statale ed europeo, oltre a chiedere più sfruttamento peggiorando condizioni bene tutele 

di chi rimane. Dagli ammortizzatori sociali ai fondi per la transizione energetica e digitale, 

fino ai finanziamenti della Commissione Europea condizionati a impegni minimi di 

risparmio sui costi e riduzioni di emissioni, le garanzie pubbliche vengono impiegate 

come paracadute finanziario per coprire la ritirata, anziché costituire il volano di un vero 

piano di rilancio. A cui si aggiunge la volontà di scardinare la contrattazione integrativa 

eliminando tutele, diritto e valori economici.

​La seconda direttrice riguarda i veri e propri "convitati di pietra" del tavolo di crisi: 

i potenziali acquirenti industriali. Nonostante il progressivo disinteresse di Electrolux per 

il perimetro italiano, le ipotesi di soggetti terzi interessati a rilevare i siti o specifiche linee 

produttive non vengono intenzionalmente esplorate né portate ai tavoli ministeriali. 

Una scelta che paralizza le alternative e impedisce la nascita di un progetto industriale

 sostitutivo, lasciando i lavoratori e le istituzioni locali vincolati a trattative prive di 

prospettiva autonoma.

​I rinvii dei confronti romani al prossimo autunno

rischiano così di trasformarsi nell'ennesimo passaggio interlocutorio di una transizione 

senza paracadute. Senza il ritiro formale del piano esuberi e senza la trasparente 

verifica di manifestazioni di interesse esterne, l'impegno svedese si conferma una 

lentissima dismissione a spese della collettività.


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