mercoledì 29 luglio 2026

30 luglio - Lavoro: luglio di morte, peggio del solito

 di Carlo Soricelli (*)


Report morti sul lavoro al 30 luglio 2026

A luglio sono morti sui luoghi di lavoro 84 lavoratori che diventano 107 con i morti in itinere accertati. Nel luglio 2025 i morti sui luoghi di lavoro furono 96: una differenza del -13%.

Il 30 luglio 2025 sui luoghi di lavoro si contarono 626 morti su quell’anno. Il 30 luglio 2026 sui luoghi di lavoro (senza itinere) i morti sono stati 647 con un aumento del 3,25% rispetto ai primi sette mesi del 2025.

Come non rimanere turbati dalla morte di Fabrizio Pittalis travolto da un muletto a 18 anni, o dalla morte eroica di Alexandru Sorin Olaisiu romeno di 29 anni – nelle prime due foto – che lavorava sul lago di Garda: dipendente di un noleggio imbarcazioni non ha esitato un attimo a buttarsi in acqua per salvare un bambino di soli 7 anni, che i genitori inglesi avevano incautamente fatto scendere in acqua: stremato dalla fatica si è inabissato ed è stato ritrovato solamente dopo 5 giorni, il 23 luglio.

Il mese di luglio si chiude dunque sotto il segno di un dolore inaccettabile, ma anche di un estremo, commovente atto d’amore.

Aprendo questo report, la memoria e il pensiero vanno a Mesagne, dove Antonio D’Errico, 66 anni – nella foto qui sopra – ha perso la vita in un cantiere. Di fronte al crollo improvviso della struttura su cui stava lavorando insieme al figlio ventiseienne, Antonio non ci ha pensato un solo istante: si è frapposto d’istinto, facendo da scudo con il proprio corpo per spingerlo via e salvargli la vita.

​Un gesto d’amore supremo che ha strappato un ragazzo di 26 anni alla morte, ma che ci consegna l’ennesima vittima di una catena di tragedie sul lavoro che non accenna a fermarsi. Dietro ai numeri di questo mese di luglio che ci apprestiamo a documentare, vi sono famiglie spezzate, padri, figli e storie che meritano di essere ricordate con dignità e verità.

VERARA (Bergamo) È morto travolto da un pesante tronco che stava tagliando nel bosco, nella zona impervia adiacente alla diga di Valmora, a Averara. A perdere la vita Michele Regazzoni, un giovane boscaiolo di soli 23 anni, costretto a lavorare con partita IVA.

Cominciano a morire a causa del trattore anche giovani stranieri come Pawel Krzysztof Maruk di 30 anni: è il 94esimo schiacciato dal trattore quest’anno. E come non pensare a quel bambino di un anno che è morto il 21 luglio travolto dal trattore condotto dal papà? Chi guida questo mezzo terribile che uccide senza pietà spesso non sa il pericolo che corre per sè e per gli altri.

Dovrebbe fare scandalo che ben 203 di questi morti sui luoghi di lavoro sono ultrasessantenni: rappresentano il 31,6% dei morti; e di questi ben 107 sono addirittura ultrasettantenni. Ma è allucinante sentire che questi hanno continuato a lavorare per “divertirsi” o perché si “annoiavano” e non per necessità, per le magre pensioni o per dare un aiuto a figli e nipoti che prendono stipendi da fame.

Gli autotrasportatori morti sono già 106 e rappresentano da soli il 16% sul totale dei decessi per lavoro. E andiamo avanti finché ce la facciamo.

Tantissimi giovani muoiono in itinere per la fretta di arrivare o per la stanchezza di precari costretti a svolgere lavori pesantissimi con orari di 10/12 ore. Questo riguarda anche tantissime donne.

Non dimentichiamoci che tanti sono già stati uccisi dal caldo; come quel bracciante algerino morto in una serra nel siracusano.

(*) Carlo Soricelli è curatore dell’«Osservatorio di Bologna morti sul lavoro»




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