Lo strapotere dei capi Ute: decidono “le squadre preferite”
e “la lista nera” di chi non deve “scendere mai” al lavoro
LA LISTA NERA Accordi sottobanco, ogni capo ha a cuore la sua squadra e si fida solo
di alcuni. Tutti aspetti presenti in ogni contesto industriale e lavorativo. Eppure, sulla linea
di S. Nicola di Melfi, accadrebbe qualcosa di ancora più sistematico. “Il capo Ute, in accordo
col gestore operativo, ha una sua ‘lista nera’, per cui c’è chi non viene e non verrà mai
chiamato, tanto c’è la Cassa integrazione che comunque copre tutti”, ci confessa sottovoce
un lavoratore. “Succede così da tempo – aggiunge – ma col procedere della Cassa integrazione
e la ‘rotazione’ tra colleghi sulla linea, tutto ciò, in teoria, non dovrebbe accadere. Ai
vertici aziendali, inoltre, questi fatti non sono noti”. In sintesi, per mantenere un equilibrio,
msulla linea ogni capo ha una sua “squadra del cuore”
AMICI FIDATI “Molti sono amici, parenti, fiduciari e in effetti sono quasi sempre loro
a scendere in fabbrica”, aggiunge la fonte. E così, anche sui pullman che giungono a
S. Nicola “pare di vedere sempre, o quasi, gli stessi volti di operai”. Tutto lecito?
Non esattamente. “Si tratta di accordi taciti – prosegue – il capo dice ‘state a casa e non rompete’
e molti accettano, anche perché il clima è pesante sulla linea e se scendi, e non sei ben visto, ti
mettono sulle postazioni peggiori, in modo che tu stesso chiedi di rimanere a casa in Cds
perché non ce la fai”. Ci sarebbero però anche altre ragioni che decidono la ‘lista nera’.
“Se un operaio fa troppe ‘malattie’ o ha la 104, e chiama solo qualche ora prima per dire che
non può scendere per il turno, questi fattori lo fanno retrocedere automaticamente tra
‘gli antipatici’, ‘gli inaffidabili’ da tenere a casa. “Ciascuno sa benissimo a quale lista appartiene,
e anche volendo attuare una ‘rotazione equa’ tra colleghi, davanti ad alcuni nomi i capi storcono
il naso e non ne vogliono proprio sapere.
SIGNOR SI’ “Tizio deve stare a casa e basta, e non deve neanche rompere”. Questa la
chiusura ermetica nei confronti di alcuni. “E così si finisce per optare quasi sempre su
un numero ‘base’ di lavoratori – ci dice ancora l’operaio del Montaggio – i
cosiddetti bravi, qualcuno li chiama ‘lecchini’. Sono quelli che non dicono mai nulla,
non si lamentano, sono laboriosi e portano avanti la carretta, anche a costo di sacrifici enormi,
al limite dell’impossibile”. La cosa al momento è meno evidente. In quest’ultima settimana,
ad esempio, con un impostato di 95 auto a turno, non c’è neanche bisogno di un ‘superlavoro’.
“Ora si lavora meno che in periodi passati, ma se si andasse a verificare chi lavora, e quanto,
ecco che emergerebbe anche adesso la squadra prediletta dai capi e ‘la lista nera’, composta
da quelli che non scendono in fabbrica anche da mesi, anni”.
NON CONVIENE RIBELLARSI Tant’è, secondo la nostra fonte. “Possono smentire
come vogliono – conclude – ma nessuno, carte e turni alla mano, può mettere in dubbio
questa verità fatta di compromessi al ribasso tra capi Ute e operai semplici. Accade da tanto
tempo e stanno tutti zitti. Il lavoro è pane e non conviene compromettersi”.
Lo Slai Cobas di Taranto alla Stellantis Melfi e al presidio dei lavoratori
dell'appalto Pmc - dal blog tarantocontro
...Il clima all'interno è pesante, l'azienda sa che prima o poi gli operai
diranno: Basta! E cerca di impedire...
E' questa intervista, insieme ad alcune valutazioni/indicazioni, che ieri abbiamo diffuso e discusso
con gli operai alla Stellanti
Buon rapporto, accoglienza tra gli operai e operai/e. Anche se erano passati dei
mesi dall'ultima volta, sembrava che ci eravamo visti da poco. Tanti hanno denunciato con
rabbia la situazione difficile: pochi giorni al mese di lavoro e gli altri in cassintegrazione o
addirittura senza salario, rimandati a casa dall'zienda perchè: non c'è lavoro; e il salario si riduce
sempre di più. Nei pochi giorni di lavoro, i carichi e i ritmi aumentano,
mentre i lavoratori sono diminuiti. Non c'è alcuna chiarezza sul futuro.
Il clima all'interno è pesante, l'azienda sa che prima o poi gli operai diranno: Basta! E cerca
di impedire qualsiasi possibile protesta (ieri un vigilante all'inizio ha tentato di impedire
il nostro intervento, pretendeva di sapere i nostri nomi..., ma chiaramente gli è stato risposto a
tono, ed è dovuto andare via). Molto estesa tra i lavoratori è la denuncia dei sindacati,
che sembrano inesistenti, nessuna informazione, niente assemblee,
ma solo loro incontri a Roma, con la Regione, che non portano a nessun risultato per i lavoratori.
Gli operai sono delusi, arrabbiati, ma vedono ancora difficile una ribellione collettiva.
Ora, probabilmente dal 21 luglio e fino al 16 agosto (voci addirittura parlano fino a fine agosto)
la fabbrica sarà chiusa.
Ma a settembre torneremo e lavoreremo per organizzare una riunione che, grande o piccola che
sia, costituirebbe un primo passo in avanti per una mobilitazione dal basso, per
concrete rivendicazioni operaie. Questo passo ha trovato disponibilità tra gli operai e operaie.

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