domenica 26 luglio 2026

info - Stellantis, Melfi: “State a casa e non rompete” - all'ombra dei piani Stellantis e della passività/complicità sindacale - in fabbrica comandano i capi, fino a quando...?

 Bonanata su basilicata 24


Lo strapotere dei capi Ute: decidono “le squadre preferite” 

e “la lista nera” di chi non deve “scendere mai” al lavoro

LA LISTA NERA Accordi sottobanco, ogni capo ha a cuore la sua squadra e si fida solo 

di alcuni. Tutti aspetti presenti in ogni contesto industriale e lavorativo. Eppure, sulla linea 

di S. Nicola di Melfi, accadrebbe qualcosa di ancora più sistematico. “Il capo Ute, in accordo 

col gestore operativo, ha una sua ‘lista nera’, per cui c’è chi non viene e non verrà mai 

chiamato, tanto c’è la Cassa integrazione che comunque copre tutti”, ci confessa sottovoce 

un lavoratore. “Succede così da tempo – aggiunge – ma col procedere della Cassa integrazione 

e la ‘rotazione’ tra colleghi sulla linea, tutto ciò, in teoria, non dovrebbe accadere. Ai 

vertici aziendali, inoltre, questi fatti non sono noti”. In sintesi, per mantenere un equilibrio, 

msulla linea ogni capo ha una sua “squadra del cuore”

AMICI FIDATI “Molti sono amici, parenti, fiduciari e in effetti sono quasi sempre loro 

a scendere in fabbrica”, aggiunge la fonte. E così, anche sui pullman che giungono a 

S. Nicola “pare di vedere sempre, o quasi, gli stessi volti di operai”. Tutto lecito? 

Non esattamente. “Si tratta di accordi taciti – prosegue – il capo dice ‘state a casa e non rompete’ 

e molti accettano, anche perché il clima è pesante sulla linea e se scendi, e non sei ben visto, ti 

mettono sulle postazioni peggiori, in modo che tu stesso chiedi di rimanere a casa in Cds 

perché non ce la fai”. Ci sarebbero però anche altre ragioni che decidono la ‘lista nera’. 

“Se un operaio fa troppe ‘malattie’ o ha la 104, e chiama solo qualche ora prima per dire che 

non può scendere per il turno, questi fattori lo fanno retrocedere automaticamente tra 

‘gli antipatici’, ‘gli inaffidabili’ da tenere a casa. “Ciascuno sa benissimo a quale lista appartiene, 

e anche volendo attuare una ‘rotazione equa’ tra colleghi, davanti ad alcuni nomi i capi storcono 

il naso e non ne vogliono proprio sapere.

SIGNOR SI’ “Tizio deve stare a casa e basta, e non deve neanche rompere”. Questa la 

chiusura ermetica nei confronti di alcuni. “E così si finisce per optare quasi sempre su 

un numero ‘base’ di lavoratori – ci dice ancora l’operaio del Montaggio – i

cosiddetti bravi, qualcuno li chiama ‘lecchini’. Sono quelli che non dicono mai nulla, 

non si lamentano, sono laboriosi e portano avanti la carretta, anche a costo di sacrifici enormi, 

al limite dell’impossibile”. La cosa al momento è meno evidente. In quest’ultima settimana, 

ad esempio, con un impostato di 95 auto a turno, non c’è neanche bisogno di un ‘superlavoro’. 

“Ora si lavora meno che in periodi passati, ma se si andasse a verificare chi lavora, e quanto, 

ecco che emergerebbe anche adesso la squadra prediletta dai capi e ‘la lista nera’, composta 

da quelli che non scendono in fabbrica anche da mesi, anni”.

NON CONVIENE RIBELLARSI Tant’è, secondo la nostra fonte. “Possono smentire 

come vogliono – conclude – ma nessuno, carte e turni alla mano, può mettere in dubbio 

questa verità fatta di compromessi al ribasso tra capi Ute e operai semplici. Accade da tanto 

tempo e stanno tutti zitti. Il lavoro è pane e non conviene compromettersi”.

 Lo Slai Cobas di Taranto alla Stellantis Melfi e al presidio dei lavoratori

 dell'appalto Pmc - dal blog tarantocontro 

...Il clima all'interno è pesante, l'azienda sa che prima o poi gli operai 

diranno: Basta! E cerca di impedire...

Ieri vi è stato un buon intervento alla Stellantis di Melfi dello Slai cobas di Taranto. Da tempo dovevamo andare, ma gli impegni a Taranto e l'incertezza della presenza degli operai alla Stellantis, 
che il giorno prima non sanno se il giorno dopo andranno a lavorare o no, ha impedito finora che andassimo. Ma questo non ha però impedito che tramite contatti con operai della Stellantis, anche vedendoci nelle andate al Tribunale di Potenza per il processo Ilva, seguissimo quotidianamente 
la situazione della fabbrica e dell'appalto, e facessimo una lunga intervista ad alcuni di questi operai.

E' questa intervista, insieme ad alcune valutazioni/indicazioni, che ieri abbiamo diffuso e discusso 

con gli operai alla Stellanti

Buon rapporto, accoglienza tra gli operai e operai/e. Anche se erano passati dei 

mesi dall'ultima volta, sembrava che ci eravamo visti da poco. Tanti hanno denunciato con 

rabbia la situazione difficile: pochi giorni al mese di lavoro e gli altri in cassintegrazione o 

addirittura senza salario, rimandati a casa dall'zienda perchè: non c'è lavoro; e il salario si riduce 

sempre di più. Nei pochi giorni di lavoro, i carichi e i ritmi aumentano, 

mentre i lavoratori sono diminuiti. Non c'è alcuna chiarezza sul futuro.

Il clima all'interno è pesante, l'azienda sa che prima o poi gli operai diranno: Basta! E cerca 

di impedire qualsiasi possibile protesta (ieri un vigilante all'inizio ha tentato di impedire 

il nostro intervento, pretendeva di sapere i nostri nomi..., ma chiaramente gli è stato risposto a 

tono, ed è dovuto andare via).  Molto estesa tra i lavoratori è la denuncia dei sindacati, 

che sembrano inesistenti, nessuna informazione, niente assemblee, 

ma solo loro incontri a Roma, con la Regione, che non portano a nessun risultato per i lavoratori. 

Gli operai sono delusi, arrabbiati, ma vedono ancora difficile una ribellione collettiva. 

Ora, probabilmente dal 21 luglio e fino al 16 agosto (voci addirittura parlano fino a fine agosto) 

la fabbrica sarà chiusa. 

Ma a settembre torneremo e lavoreremo per organizzare una riunione che, grande o piccola che 

sia, costituirebbe un primo passo in avanti per una mobilitazione dal basso, per 

concrete rivendicazioni operaie. Questo passo ha trovato disponibilità tra gli operai e operaie.



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