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giovedì 9 luglio 2015

9 luglio - Scesi dal tetto gli operai Marcegaglia. Un buono accordo?



Caso Marcegaglia. Arriva l’accordo per i sette operai
Trasferimento o incentivi all’esodo
Milano, 8 luglio 2015 - Caso Marcegaglia , c’è l’accordo. Stop alla protesta sul tetto della fabbrica in dismissione, i sette irriducibili di viale Sarca hanno accettato la proposta dell’azienda, migliorata rispetto alla versione iniziale grazie alla mediazione del prefetto Francesco Paolo Tronca. Si conclude così una vertenza andata avanti per più di un anno. Facciamo un passo indietro. A metà giugno del 2014, Fim e Uilm (non la Fiom) firmano l’intesa con la Marcegaglia Buildtech per garantire un futuro ai 165 dipendenti dello stabilimento in via di chiusura. Tre le possibilità offerte. La prima: trasferimento nella sede di Pozzolo Formigaro, paese dell’Alessandrino a un centinaio di chilometri da Milano, con bonus mensile di 250 euro. La seconda: esodo volontario con incentivi da 30mila euro. La terza: due anni di cassa integrazione, con possibilità di inserimento in uno degli stabilimenti più vicini (Boltiere, Corsico, Lainate o Lomagna) compatibilmente con le esigenze produttive. In sette rifiutano sia il trasferimento che la mobilità. Una ventina di giorni fa, arriva l’ultimatum: niente secondo anno in cassa (il Governo ha cambiato le regole), bisogna decidere subito se prendere la via di Pozzolo o andarsene. La risposta dei lavoratori è disperata: in sei si barricano in azienda, tra tetto e carroponte, e ci restano una settimana (fino a ieri mattina), minacciando pure di lanciarsi nel vuoto alla comparsa ai cancelli delle camionette della polizia. Lunedì arriva l’apertura della Marcegaglia, disposta a posticipare il trasferimento a Pozzolo e a concedere l’incentivo all’esodo, seppur in misura inferiore rispetto a chi l’accordo l’ha firmato senza indugi. La clausola: interrompere l’occupazione. Dopo un lungo conciliabolo, i sei operai (più uno rimasto a casa per motivi di salute) decidono di desistere e di presentarsi alla riunione in Prefettura. Il vertice, iniziato alle 14 di ieri, va avanti per ore. Si tratta sui dettagli, si limano i numeri. Alla fine, sarà decisivo l’intervento di Tronca, che chiede (e ottiene) l’incremento dell’incentivo messo sul piatto da Marcegaglia da 15mila a 29mila euro. Solo mille euro in meno rispetto a quello accordato ai dipendenti andati via un anno fa. Chi vorrà essere accompagnato all’uscita dovrà comunicarlo entro il 7 agosto; chi, invece, deciderà di accettare Pozzolo inizierà a lavorarci dal 25 agosto, con possibilità di utilizzare i mezzi messi a disposizione dall’azienda in base alle necessità. "Siamo arrivati alla conclusione di una delicata trattativa che ha visto la concorde convergenza di tutte le parti – sottolinea il numero uno di corso Monforte –. La Prefettura ribadisce la disponibilità di un tavolo di dialogo e confronto sempre aperto per la composizione di ogni tipo di conflitto". Positivo il commento di Giuseppe Mansolillo, segretario generale Fim Cisl Milano: «Abbiamo trovato un accordo che consente ai lavoratori di dare continuità aziendale e di tutelarne i diritti e la dignità». Chiude Guido Trefiletti della Cub: "Non siamo completamente soddisfatti, ma si tratta di un’intesa che quantomeno parifica i sette operai agli altri colleghi che hanno accettato il trasferimento o l’esodo nel 2014".

di seguito il comunicato dei 7 operai

 
SULLE STRADE FRA SESTO E MILANO CHE UNA VOLTA FURONO LASTRICATE DEL FUOCO DEGLI OPERAI PARTIGIANI CI SIAMO RIPRESI LA NOSTRA DIGNITÀ!
Breve comunicato di bilancio al quale seguirà approfondito documento.
Nella giornata di Lunedì 7 luglio, lo scontro con la Marcegaglia è arrivato all’apice. L’azienda assieme a decine di poliziotti della si è presentata ai cancelli, dove a nostro sostegno c’erano in presidio una trentina di compagni e compagne, con l’intenzione di forzare e far entrare circa 20 lavoratori dei quali 15 delle ditte appaltatrici. Attorno alle 8 la situazione è diventata estremamente pericolosa per i compagni in presidio, l’azienda ha richiesto la forza per entrare, e la avrebbe ottenuta. A quel punto uno dei nostri si è appeso a una corda dal tetto nel vuoto minacciando di tagliarla se non fossero andati via. Sono stati momenti drammatici ma hanno sortito l’effetto desiderato. L’azienda ha messo tutti in libertà fino a quando non si fosse raggiunto accordo e avessimo liberato spontaneamente l’azienda. Come sempre nei momenti di acutizzazione dello scontro le trattative si intensificano. Attraverso il prefetto di Milano finalmente sul tavolo c’era una proposta. Alla sera abbiamo comunicato alla azienda che entro le 11 del giorno dopo avremmo deciso se scendere e andare a trattare in prefettura alla presenza del prefetto in persona.

Alle 11 di martedì 8 luglio abbiamo liberato il presidio, siamo andati a portare la nostra solidarietà ai lavorator* Siemens in sciopero e alle 14 siamo andati in prefettura dove abbiamo tutti sottoscritto un verbale. Prima di entrare nel merito del risultato bisogna fare una importante premessa: 
Marcegaglia è uno dei gruppi padronali più potenti d’Europa. Non a caso Emma Marcegaglia è il presidente degli industriali europei. Oltre a ciò il suo modo di gestire le relazioni sindacali è estremamente duro, non tollera in nessun caso alcuna opposizione vera, e non è mai successo nella sua storia di 40 anni che abbia sottoscritto un accordo con i suoi lavoratori che differisse neanche di millimetro dalla sua proposta iniziale. Stiamo parlando di un gigante potentissimo che è stato in grado fino a lunedì scorso di bloccare anche l’informazione, nei grandi e piccoli media, su ciò che stava accadendo a Milano. La sua intenzione dichiarata all’inizio della lotta era quella di punirci amaramente per non aver accettato il suo dictat “o trasferiti o auto licenziati”. Volevano schiacciarci, piegarci, a monito di tutti gli altri loro operai, toglierci anche la dignità trattandoci come scarti della produzione. Noi 7 all’inizio eravamo piccoli Davide contro il gigante Golia. Con la nostra intelligenza, determinazione, unione e anche un pizzico di follia abbiamo dimostrato che noi lavoratori, noi operai, possiamo alzare la testa e riconquistarci la dignità che la violenza padronale, quella dei governi del jobs act e della austerità, ci stanno togliendo ogni giorno. Partivamo da zero, e in Prefettura, anche grazie alla serietà del Prefetto, abbiamo sottoscritto un accordo che non ci impone di autolicenziarci e ci da la possibilità di continuare a perseguire la battaglia per il nostro ricollocamento. L’opzione della cassa integrazione straordinaria per un anno, e la ricerca del collocamento negli stabilimenti vicini a Milano è di nuovo sul tavolo con l’impegno scritto della azienda ad aprirla in caso di risposta positiva del ministero. Per cui da oggi in poi la nostra pressione sarà rivolta a questa istituzione su tutti i terreni, quello istituzionale, sindacale e quello della mobilitazione. Abbiamo un mese di tempo per farlo. Nel caso in cui fallissimo in alternativa al trasferimento forzato è stato portato il tempo indietro di un anno e possiamo decidere di entrare in mobilità ricevendo un indennizzo praticamente pari a quello che hanno ricevuto i nostri colleghi che hanno abbandonato il campo da mesi.Fuori dal contesto può sembrar poco ma parametrato alle nostre forze esiguissime, alle difficoltà lampanti fuori al cancello di organizzare il sostegno militante e non solo solidale, e al mostro che avevamo di fronte è un grandissimo risultato! E la lotta non è finita, anzi è solo all’ inizio.
RINGRAZIAMO LE COMPAGNE E I COMPAGNI CHE CI HANNO SOSTENUTO, LE ORGANIZZAZIONI SINDACALI CHE CON ESTREMA CORRETTEZZA HANNO TENUTO LA POSIZIONE, LE NOSTRE FAMIGLIE CHE SONO STATE FORTI ALMENO QUANTO NOI!
LAVORATORI E LAVORATRICI SOLLEVIAMOCI - LA LOTTA PAGA!
I 7 che hanno alzato la testa: Alfredo Cristian Franco Gianni Massimiliano Roberto Sergio



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