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venerdì 20 gennaio 2017

19 gennaio - Imprese e "grandi opere" = una storia criminale



Terzo Valico, così parlò il responsabile del progetto Ponte di Messina: “Amianto? Tanto la malattia arriva fra trent’anni”
Dalle carte dell'inchiesta genovese sulla corruzione nelle grandi opere, l'intercettazione di Ettore Pagani, direttore del cantiere ligure e incaricato da Salini-Impregilo di seguire lo sviluppo dell'opera rilanciata da Renzi. Al fianco del quale compariva alla festa milanese per i 110 anni del gruppo

di F. Q. | 17 gennaio 2017
Amianto nei cantieri del Terzo Valico? Tanto “la malattia arriva fra trent’anni”. E’ la raggelante risposta, intercettata dalla Guardia di Finanza di Genova, di Ettore Pagani, uno dei più importanti manager delle grandi opere italiane, arrestato a ottobre insieme ad altre trenta persone nell’ambito di un’inchiesta per corruzione della Procura del capoluogo ligure, parallela a un filone coordinato invece dai pm di Roma. Pagani è l’ormai ex direttore generale del Cociv, il consorzio di imprese che si è aggiudicato i lavori del Terzo valico per l’alta velocità ferroviaria Milano-Genova. Ma è anche una figura importante del gruppo Salini-Impregilo e, in questa veste, responsabile del progetto Ponte di Messina, la più faraonica delle opere pubbliche, per ora solo sulla carta ma rilanciata in grande stile da Matteo Renzi tre mesi prima dell’addio a palazzo Chigi. In quell’occasione, il 27 settembre a Milano, alla festa per i 110 anni di Salini-Impregilo, era proprio Ettore Pagani uno degli alti dirigenti immortalati a fianco dell’allora presidente del consiglio.

L’intercettazione anticipata oggi da La Stampa e dal Secolo XIX non era contenuta nell’ordine di custodia cautelare firmato dal gip di Genova a ottobre, ma fa parte di atti d’indagine trascritti dai finanzieri. La frase è del 2015. Durante i lavori emergono tracce di amianto nelle rocce interessate agli scavi del cantiere. I cittadini dell’area coinvolta, fra basso Piemonte e Liguria, cominciano a protestare. La “fibra killer”, infatti, provoca il mesotelioma pleurico, un tumore non guaribile. Che si sviluppa, appunto, parecchi decenni dopo che i microfilamenti di amianto si sono depositati nei polmoni di chi li ha disgraziatamente inalati. Nella conversazione un interlocutore, in fase di identificazione, esprime le sue preoccupazioni sulla gestione del minerale cancerogeno. “Il primo che si ammala è un casino”, dice, riferendosi agli operai che lavorano sul cantiere, quindi a rischio esposizione. Pagani, annotano gli investigatori, risponde semplicemente: “La malattia arriva fra 30 anni”. La prima reazione politica arriva dal Movimento 5 Stelle. “È come la risata atroce degli imprenditori all’indomani del terremoto dell’Aquila. È come la consapevolezza della camorra di avvelenare la Campania, tanto poi si ammalano dopo. Si ammalano altri. È come Fabio Riva che disse ‘due tumori in più? Minchiate’“, si legge in una nota dei parlamentari delle Commissioni Trasporti e Ambiente di Camera e Senato. “Dobbiamo ribadire sempre con maggiore forza che quell’opera”, il Terzo valico ad alta velocità tra Genova e Tortona/Novi Ligure, “ormai è indifendibile”.



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