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giovedì 30 marzo 2017

30 marzo - SOLIDARIETA': ANCORA REPRESSIONE DELLE DONNE CHE LOTTANO - Da Mfpr L'Aquila



La coordinatrice dello Slai Cobas sc di Taranto e vari lavoratori e lavoratrici della Pasquinelli, disoccupati organizzati dello Slai Cobas s.c. sono stati condannati a più di 2 mesi (senza pena sospesa). 





Il reato? Aver lottato per il diritto al lavoro, alla salute, alla casa, alla dignità, contro chi ogni giorno quei diritti calpesta.



Tra 2 giorni, inoltre, almeno 80 operaie ed operai dell'ex Coop. L'Ancora, verranno buttati in mezzo a una strada e oggi, per poter assistere e intervenire al consiglio comunale di Taranto, sono stati scortati dalla polizia. Molte di queste lavoratrici  sono compagne del MFPR, sono le donne proletarie che hanno animato lo sciopero delle donne a Taranto con il loro bi/sogno di rivoluzione (in questo video potete ascoltare le ragioni della loro lotta, che non si è fermata all'8 marzo: http://femminismorivoluzionario.blogspot.it/2017/03/taranto-raccolta-e-selezione-della.html)
Sempre a Taranto, la coordinatrice nazionale dello Slai Cobas sc, Margherita Calderazzi, è stata inoltre condannata a un mese di carcere (esecuzione sospesa), per un'altra lotta del 2010.

Ma a Taranto la repressione contro lo Slai cobas per il sindacato di classe non si ferma neanche un giorno e in queste ore la digos sta notificando a 15 compagne e compagni, tra cui Margherita, l’avviso di conclusione delle indagini per la contestazione a Renzi del 29 luglio scorso.
Dalla repressione poliziesca di Taranto e Palermo, a quella padronale di Bergamo, dove 11 lavoratori, tra cui 4 delegati dello Slai cobas per il sindacato di classe dei magazzini Kamila di Brignano, sono stati licenziati, emerge chiaramente il tentativo di tagliare la "testa" di queste lotte, attaccandone direttamente l'organizzazione sindacale. Lo Slai cobas sc, insieme all'USI, è stato il primo sindacato di base e di classe a dar voce alle donne proletarie. Sono le donne la testa e le gambe di questa organizzazione sindacale. Nello sciopero delle donne dell'8 marzo dello scorso anno, furono le donne e i bambini migranti degli operai della logistica di Brignano a tener testa alla polizia e ai camion che cercavano di sfondare i picchetti davanti ai cancelli dei magazzini Kamila. Queste donne e questi bambini ora vogliono buttare in mezzo a una strada.
Vogliono fermarci con la repressione mirata, ma nessuna lotta può arrestarsi contro chi attacca i nostri diritti.

La loro repressione non ci fermerà
Ora più che mai solidarietà 


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