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venerdì 10 marzo 2017

9 marzo - Una buona notizia a ridosso dello Sciopero dell'8 marzo



Una grande vittoria, per Mariangela, per i lavoratori, per il sindacato.
Non era una vittoria facile e neanche scontata quella di Mariangela. Con la sua caparbietà è riuscita ad avere ragione di una macchinazione infernale orchestrata ai suoi danni. Ha dimostrato che il suo licenziamento era frutto di prove inconsistenti, utilizzate dal Fatebenefratelli solo per costruire e giustificare la sua espulsione dal lavoro.
Il riconoscimento dell’illegittimità del suo licenziamento è arrivato dopo un’attesa durata oltre un anno, durante la quale Mariangela, sostenuta a tutte le udienze dai suoi compagni di lavoro, non ha accettato di piegarsi all’ingiustizia e alla prepotenza di chi l’aveva cacciata, con l’etichetta infame di aver utilizzato pratiche vessatorie contro una paziente.
Quelle accuse per il Giudice del lavoro di Milano, che ha ordinato il suo immediato reintegro sul posto di lavoro, condannando il Fatebenefratelli, sono risultate prive di senso, in quanto fondate su dichiarazioni rilasciate da pazienti incapaci di intendere e volere, prive non solo di riscontri oggettivi ma che alla luce dei fatti si sono rivelate non vere. C’era bisogno dell’intervento di un Giudice per comprenderlo?
Certamente no, avrebbe potuto e dovuto comprenderlo da subito anche il Fatebenefratelli, ma evidentemente non ne aveva alcun interesse. Questa occasione era troppo ghiotta per liberarsi di una lavoratrice “ribelle” che ha sempre scelto di stare dalla parte dei diritti dei lavoratori e dei pazienti opponendosi alle ragioni di un’Amministrazione che in questi anni non ha mai smesso un attimo di muoversi per sottrarre diritti ai lavoratori. Ma era anche un’imperdibile opportunità per indicare perentoriamente a tutti i lavoratori del Centro S. Ambrogio cosa deve aspettarsi chi non si piega al volere dell’Amministrazione.
Del resto, era chiaro a tutti che nella strategia del Fatebenefratelli la carota era stata dismessa da tempo e che il bastone era diventato l’unico strumento per far valere le ragioni e gli interessi aziendali. Con Mariangela però questa logica non ha pagato, neanche con il licenziamento, che il Fatebenefratelli in Tribunale non è riuscito a rendere giustificato e credibile.
I motivi della sentenza che impone il reintegro di Mariangela parlano da soli e rimandano al mittente quelleprove consistenti” che dicevano di avere acquisito per giustificare un provvedimento così grave e ingiustificato che ha penalizzato oltre ogni misura Mariangela e la sua famiglia. Il Fatebenefratelli esce pesantemente sbugiardato e scornato da quest’aggressione e noi pensiamo che lo siano altrettanto anche coloro che hanno trovato comodo reagire col silenzio all’ingiustizia di questo licenziamento. Ci riferiamo a quella pletora di presunti difensori dei diritti dei lavoratori che hanno taciuto davanti ad un provvedimento gravissimo che non ledeva solo i diritti di Mariangela ma quella di tutti i lavoratori. Se la logica di questo licenziamento avesse retto, qualsiasi operatore avrebbe potuto essere accusato dalla Direzione – senza prove e senza possibilità di difendersi – utilizzando unicamente i deliri dei pazienti. 
La lotta di Mariangela è la nostra lotta: la dignità non ha prezzo
Cernusco S/N 08.03.2017                                     COBAS FATEBENEFRATELLI

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