venerdì 12 febbraio 2016

13 febbraio - ENI Gela: l'osceno ricatto



L'Eni di Gela a processo per inquinamento ambientale minaccia: "se condannati andiamo via"!!!
Mentre gli operai dell'indotto continuano a lottare e si stanno organizzando per andare a Roma (il 24 febbraio ci dovrebbe essere una riunione importante al ministero) l'Eni, fa sapere che se verrà condannata per inquinamento e al risarcimento dei danni agli abitanti, bambini soprattutto, e all'ambiente, andrà via! Oltre ai terribili danni, l'odioso ricatto!
***


Eni sotto processo per danni ambientali, i legali: "Se condannati a rischio presenza a Gela"
Oggi l'udienza del tribunale civile sulla richiesta di 500 cittadini che vogliono 15 milioni di risarcimento. Il Comune chiede altri 80 milioni di euro per gli operai ammalati
10 febbraio 2016       

"Se il ricorso cautelativo d'urgenza per il presunto danno da inquinamento ambientale venisse accolto, salterebbe il protocollo d'intesa e i 2 miliardi e 200 milioni di euro di investimenti previsti per il sito di Gela. Nonché la presenza di Eni in città". E' il rischio maggiore che sottolinea il principe del foro Lotario Dittrich, uno dei legali del team di avvocati a difesa dell'Eni a fronte della richiesta di risarcimenti presentata dagli avvocati gelesi Luigi e Giuseppe Fontanella, coadiuvati da Laura Vassallo. "Non è un ricatto ma una constatazione. Il provvedimento va perciò contro gli interessi della cittadinanza ed è improponibile per i costi che avrebbe". "La richiesta di sequestro degli impianti per un asserito inquinamento ambientale al fine di affidarne la gestione a custodi nominati dal giudice - aggiunge l'Eni in una successiva precisazione - di cui si discuteva proprio nell'udienza odierna, non solo è infondata in fatto e diritto ma se concessa sarebbe in danno della comunità locale prima ancora che di Eni. Questo in quanto la indisponibilità dei beni industriali non permetterebbe alle società locali di Eni neppure di far fronte al Protocollo d'Intesa siglato di recente. In tal senso il legale Eni, pur sottolineando che le società Eni sono serene sul fatto che la situazione di inquinamento ambientale a base della richiesta non sussiste o comunque non sia a loro riconducibil - conclude la nota - fa presente che il rischio di misure cautelari ove concesse determinerebbero sì un danno alla comunità oltre che ad Eni". 
Questa mattina al tribunale di Gela si è svolta la seconda udienza del ricorso d'urgenza sottoscritto da oltre 500 cittadini gelesi. Tra le richieste: un indennizzo per danni morali ed esistenziali che i legali ipotizzano in una decina di migliaia di euro per ciascun aderente, il fermo degli impianti ancora attivi, la sospensione delle nuove trivellazioni previste e l'immediata attivazione delle bonifiche. Un vero e proprio salasso per il cane a sei zampe, se il procedimento dovesse andare in porto. Specie perché il Comune di Gela non solo ha aderito alle richieste dei ricorrenti, ma ha avanzato un'ulteriore istanza di risarcimento di 80 milioni di euro per creare un reddito di sussistenza ai lavoratori rimasti fuori dal ciclo produttivo.
Un fondo che per la giunta Messinese dovrebbe essere a carico del cane a sei zampe, in attesa che ripartano i cantieri della green refinery e delle prime bonifiche. I legali della multinazionale energetica, però, non ci stanno. "Il protocollo non sta procedendo per l'inerzia della Regione. Inoltre lo stabilimento è pressoché chiuso, a parte tre impianti che non fanno parte del ciclo produttivo" ha aggiunto l'avvocato Dittrich. "Dove sarebbe allora il pericolo ambientale? Come si può stabilire in questo modo il danno esistenziale?". A ciò va aggiunto un altro fronte per così dire gemello, anzi padre del suddetto ricorso d'urgenza. Cioè la richiesta di 15 milioni di euro di risarcimento avanzata, sempre nei confronti delle società del gruppo Eni (Enimed, Raffineria di Gela e Syndial), da un gruppo di familiari di 12 bambini con malformazioni neonatali ai quali è stata riconosciuta la correlazione con l'inquinamento industriale.
Entrambe le cause si basano sulla maxiperizia depositata al tribunale di Gela lo scorso luglio ed effettuata da un pool di periti di chiara fama nazionale ed internazionale. Oltre 10 mila pagine che accerterebbero il nesso causale tra la presenza industriale e le patologie riscontrate. Per l'avvocato Fontanella "quella perizia è realizzata con dati incontestati ed incontestabili, che accertano il perdurante pericolo e il rischio sanitario al quale i miei clienti sono sottoposti". Aggiungendo poi la richiesta di una "tutela ripristinatoria delle condizioni". Il legale del Comune di Gela, l'avvocato Mario Cosenza, ha dichiarato come "a fronte di reati gravissimi finora Eni se n'è uscita con ammende ridicole". Per poi accusare il cane a sei zampe di non aver effettuato bonifiche, a fronte della promessa di oltre un anno fa di ripristinare l'ex area Isaf, una discarica di fosfogessi per la quale sono previsti 200 milioni di euro. "La prova con la quale si può stabilire che qui non è mai stata realizzata una bonifica è che finora non esiste nessun certificato che lo attesti" ha dichiarato il legale gelese. "Al di là della messa in sicurezza d'emergenza Eni non ha mai fatto nulla. Le caratterizzazioni sono iniziate nel 2004 e mai terminate".
Il procedimento civile si innesta in un clima di grande tensione per Gela, con gli operai e i cittadini in piazza per chiedere al colosso industriale la riconversione verde della raffineria e il mantenimento dei livelli occupazionali. La vertenza va avanti da tre settimane e ha portato a blocchi e picchetti in città. Un braccio di ferro che ha visto scendere in campo anche i sindaci e la Curia, schierati al fianco degli operai, ma che non sembra ancora al capolinea.


Nessun commento:

Posta un commento