martedì 13 ottobre 2026

13 ottobre - Oggi ai blocchi degli operai ex Ilva Ta - info- commenti .. da Tarantocontro

 

Oggi ai blocchi degli operai ex Ilva - Una prima informazione


Da un operaio di Ilva AS dello Slai cobas presente ai blocchi:

Stamattina verso le 8,30 la presenza degli operai diretti e appalto sembrava anche più grossa di ieri. Sono sempre presidiatiùe la via Appia, e la 106 - Oggi a differenza di ieri il varco in cui transitano i camion per l'Eni è chiuso. 

Lo spirito che si percepisce è in generale ottimista, nonostante una parte dei lavoratori ha passato la notte ai blocchi. Stamattina si deciderà fino a quando continuarli.

Da poco (verso le 14) è arrivato un comunicato di Fim, Fiom, Uilm nazionale che estende lo sciopero di altre 48 ore, anche Usb aderisce. Quindi è sciopero ad oltranza fino a che non arrivano novità da Roma. Ora, rispetto a stamattina c'è meno gente. 

Il varco dell'Eni resta chiuso e i camion sono fermi; questo sta portando ad una carenza di rifornimento alle stazioni di servizio.

Tra gli operai gira voce che, per questo motivo, domani potrebbero arrivare agenti antisommossa per sgomberare i blocchi.  

Da Slai Cobas 

"Grande il disordine sotto il cielo - ma la situazione è eccellente. Che cento fiori sbocciano" - ma molti sbocciano con appassite visioni e proposte ingenue o strampalate da parte di sindacalisti.

Lo Slai Cobas si muove con due piani e due logiche che a volta sono parallele; ma, come si sa, le parallele non si incontrano mai. Tifiamo rivolta ma su una linea di classe chiara unitaria e di massa e non su corporativismi.

Aspettiamo al varco dei fatti illusioni e sciocchezze seminate che vengono e verranno sempre più al pettine, sperando che da questo si avvantaggi l’autonomia di classe e soprattutto l’organizzazione di classe.



13 ottobre - Da Taranto - da Cronache tarantine - x Ilva, Slai Cobas: «Sciopero a oltranza e blocco degli impianti, la mobilitazione continui fino a risultati concreti»

 


Scritto da Redazione

Creato: 13 Ottobre 2026

Foto di repertorio

La decisione di Acciaierie d'Italia di fermare tutti gli impianti dell'ex Ilva "non rappresenta un atto dovuto", ma una scelta che punta alla chiusura dello stabilimento, alla cassa integrazione di massa e ai licenziamenti nell'appalto.

È la posizione espressa dallo Slai Cobas per il Sindacato di Classe, che chiede la prosecuzione della mobilitazione e rilancia la richiesta di una trattativa sul futuro del siderurgico direttamente a Taranto.
«La decisione di Acciaierie d'Italia di fermare tutti gli impianti dell'ex Ilva, indipendentemente dalla sentenza della Cassazione e da qualsiasi misura finalizzata a salvaguardare lavoro, salario, salute e sicurezza, non rappresenta un atto dovuto. Al contrario, si tratta di un'inaccettabile scelta che punta alla chiusura degli stabilimenti, alla cassa integrazione di massa e ai licenziamenti nell'appalto».
Secondo il sindacato, il provvedimento «vanifica gli incontri tenuti a Roma e sul territorio, creando un fatto compiuto che lascia migliaia di lavoratori senza soluzioni e senza una prospettiva concreta per il futuro».
«Come Slai Cobas abbiamo sostenuto tra i lavoratori che questa situazione doveva essere impedita attraverso un'azione diretta all'interno della fabbrica, con il coinvolgimento di tutte le organizzazioni sindacali. Questo non è avvenuto ed è stato un errore».
Il sindacato chiama in causa anche il Governo: «Oggi è necessario chiedersi: quale gioco sta facendo il Governo? Per conto di quali interessi e quale soluzione reale si sta lavorando per Taranto?».
Da qui l'appello a rafforzare la mobilitazione. «Di fronte a questa situazione la risposta dei lavoratori deve continuare a essere forte, unitaria e prolungata nel tempo, utilizzando tutte le forme di lotta necessarie, compresa l'occupazione della fabbrica».

Lo Slai Cobas indica quindi una piattaforma rivendicativa che comprende l'uscita dei commissari, il no al fermo degli impianti fino a soluzioni concrete per lavoro, salari, salute e sicurezza, un piano straordinario di ambientalizzazione e bonifiche con l'impiego dei lavoratori diretti e dell'indotto e la nazionalizzazione immediata dell'azienda.
Tra le altre richieste figurano nessun esubero, integrazione salariale per lavoratori diretti e dell'appalto, superamento del contratto Multiservizi nelle ditte dell'indotto con applicazione del contratto dei metalmeccanici, una legge speciale su amianto e lavori usuranti, una postazione ispettiva permanente in fabbrica e nell'area industriale e lo svolgimento della trattativa sul futuro di Taranto direttamente in città.
«Costruire un vero sciopero generale che unisca operai, studenti e masse popolari. Proseguire la mobilitazione fino al raggiungimento di risultati effettivi. Lavorare meno, lavorare tutti: riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario».


13 ottobre - Lotta ex Ilva Taranto - Il volantino diffuso ieri dallo Slai Cobas e commento

 

Da ORE 12 Controinformazione rossoperaia del 12 ottobre

  Speciale dalla Ex-Ilva in lotta

Questa settimana seguiremo quasi quotidianamente l'ex Ilva Acciaierie d'Italia e appalto di Taranto che è in lotta insieme a tutti i lavoratori del gruppo da questa mattina (12/10) con uno sciopero generale.

A Taranto i lavoratori si sono concentrati in massa nel piazzale della direzione, migliaia di operai, questa volta con tantissimi operai diretti delle Acciaierie. Qui, dopo gli interventi dei segretari sindacali di FIM, FIOM, UILM, USB, i lavoratori si sono recati in massa e stanno via via arrivando per bloccare la strada Taranto-Reggio Calabria nei pressi dell’Eni. Come è stato detto, non una goccia di gasolio deve uscire da quella fabbrica.

Questa come prima iniziativa di lotta in risposta al grave e provocatorio attacco che viene dall'azienda, coperta chiaramente dal governo Meloni/Urso.

La decisione di fermare tutti gli impianti indipendentemente dalla sentenza della Cassazione e dalle decisioni che si richiedono volte a salvaguardare salario, lavoro, salute, lungi dall'essere un atto dovuto è

un'inaccettabile e provocatoria azione, volta a chiudere gli stabilimenti, con cassintegrazione di massa e licenziamenti nell'appalto.

Così in realtà si vanifica, si toglie il potere contrattuale ai lavoratori in maniera che gli incontri romani e locali creino un fatto compiuto e lasciano i lavoratori senza soluzioni vere e senza un vero futuro.

Questo è il punto forte della discussione odierna e della giornata di lotta odierna a cui i sindacati confederali tutti hanno risposto con lo sciopero di 24 ore e con le iniziative che sono in corso.

Si è parlato negli interventi sindacali di lotta ad oltranza. Noi siamo d'accordo, risposta dura e prolungata è la nostra parola d'ordine usando tutte le forme di lotta.

Il problema sono ancora una volta i contenuti delle lotte.

Gli interventi dei sindacati confederali, a parte la giusta denuncia della gravità della situazione e della vera sostanza dell'azione decisa da padroni e governo, si sono concentrati sulle proposte. Ma qui noi vediamo un lato debole nelle proposte o almeno nella loro interpretazione.

Si chiede l'intervento dello Stato. A nostro giudizio si deve andare invece alla nazionalizzazione subito perché l'intervento dello Stato c'era stato già con ArcelorMittal, e anche ora lo Stato non nega affatto di voler intervenire, ma all'interno di una fabbrica consegnata a nuovi padroni che vogliono tagliare almeno il 50% dei posti di lavoro o fare uno “spezzatino” di Acciaierie d’Italia. Invece la nazionalizzazione come misura concreta attuale permetterebbe ai lavoratori di avere come interlocutore lo Stato e chiedere direttamente le rivendicazioni immediate possibili.

Nello stesso tempo, i sindacati hanno denunciato che nessuna soluzione concreta è stata offerta finora dal governo. L'unica questione è il decreto che sarà fatto nella giornata di domani e quanto pare per la Cassa integrazione per tutti i lavoratori, addirittura due anni iniziali per tutti subito, ma con la prospettiva - conoscendo quello che è già avvenuto per le precedenti cassaintegrazioni in questo stabilimento – di anni futuri (gli stessi sindacalisti hanno parlato di 5-10 anni).

Noi invece vogliamo che in realtà lo stabilimento sia in condizione di essere riavviato, sentenza o non sentenza, e vogliamo che soprattutto ci sia la possibilità dei lavoratori di continuare ad essere nello stabilimento in maniera che questa sia l'arma che i lavoratori hanno per ottenere una soluzione concreta e un piano straordinario su ambientalizzazione e bonifiche in fabbrica e nel territorio.

I sindacati considerano le misure straordinarie coincidenti con il discorso della “Legge Taranto”, che altro non sarebbe che un allargamento degli stessi ammortizzatori sociali, vale a dire estensione dei benefici amianto, lavori usuranti e misure di incentivo all'esodo.

Concentrare tutto su questo non è per noi corretto, perché da un lato evidentemente anche queste misure non possono che essere di accompagnamento della cassa integrazione, e quindi prevedono comunque una cassa integrazione di massa, perché comunque solo una minoranza di operai potrebbe beneficiare di quegli ammortizzatori sociali; dall’altro l'eccessiva insistenza sull'incentivo all'esodo riduce la soluzione a scelte individuali, che si sono dimostrate illusorie.

Il resto sono diritti, c'è il diritto a ottenere l'estensione dell'amianto, c'è il diritto a ottenere i lavori usuranti, ma c'è soprattutto il diritto ai prepensionamenti, 44 anni di stabilimento sono troppi e di conseguenza il nostro problema è di abbassare questo livello. Questa è una rivendicazione che risponde a esigenze immediate, ma è una rivendicazione generale permanente per i lavoratori della siderurgia per cui noi da tempo immemorabile abbiamo insistito - la nostra parola d'ordine è “25 anni bastano”.

Ma soprattutto non bisogna concentrare tutto su queste misure, bisogna invece rivendicare lavoro, lavoro, lavoro e quindi un piano industriale all'altezza di continuità del lavoro, delle bonifiche e dell'ambientalizzazione della fabbrica.

Inoltre, a nostro giudizio il problema non sono i tavoli regionali e romani, che evidentemente restano in piedi, ma quanto imporre che la trattativa si deve fare a Taranto, perché questo permette ai lavoratori di fare la pressione necessaria per ottenere le misure che richiedono, perché sappiamo tutti che la questione centrale è Taranto.

Circa lo sciopero generale riteniamo che l’acciaieria di Taranto sia la più grande fabbrica in questo paese, l'industria siderurgica raccoglie migliaia e migliaia di lavoratori; quindi a nostro giudizio è necessario uno sciopero generale di tutti i lavoratori metalmeccanici.

In questa città bisogna ricostruire l'unità tra operai e masse popolari, e gli studenti, dato che evidentemente la grande contraddizione della fabbrica del capitale ex Iiva resta quella della continuità dell'insicurezza sui posti di lavoro, dei morti sul lavoro, della continuità dei processi di inquinamento della città, della continuità delle malattie professionali e così via. Quindi la trattativa a Taranto, al di là delle sbagliate contrapposizioni sviluppate soprattutto dall'area piccolo-borghese e anti-operaria dell'ambientalismo, permetterebbe agli operai e alle masse popolari di unirsi e di avere un interlocutore immediato della loro battaglia per il lavoro, la salute e l'ambiente.

Tutto questo vogliamo che cammini all'interno nel fuoco della lotta, della continuità di una lotta prolungata, che trovi lungo la strada il modo per rivendicare, per affermare l'autonomia operaia, il potere contrattuale dei lavoratori, il potere di decisione dei lavoratori e delle masse popolari che ad essi si uniscono.

Forniremo quotidianamente elementi, testimonianze e cronache di quello che sta avvenendo.



13 ottobre - LA CARNEFICINA CONTINUA SUI POSTI DI LAVORO

 

Superati i 900 morti sui luoghi di lavoro che diventano 1121 con l'itinere

 Carlo SoricelliSito web / Blog: http://cadutisullavoro.blogspot.it



lunedì 12 ottobre 2026

12 ottobre - VERSO UNA TELEMATICA NAZIONALE SU EXM ILVA

 

comunicato 

Ex Ilva - sciopero a oltranza e blocco sono partiti, continuare fino a risultati concreti sulla piattaforma operaia

La trattativa per Taranto si deve fare a Taranto per la massima pressione e controllo di lavoratori e masse popolari cittadine


La decisione di Acciaierie d'Italia di fermare tutti gli impianti ex Ilva indipendentemente dalla sentenza della Cassazione, e dalle decisioni volte a salvaguardare salario lavoro, salute, lungi dall'essere un atto dovuto è stata una inaccettabile azione volta a chiudere gli stabilimenti, con cassintegrazione di massa e licenziamenti nell'appalto; vanificando ogni incontro romano e locale e creando un fatto compiuto che lascia senza SOLUZIONI e senza vero futuro i lavoratori.

Noi abbiamo sostenuto tra i lavoratori  che questo  andavo impedito con l'azione diretta interna dei lavoratori e di tutte le organizzazioni sindacali, questo non è stato fatto ed è stato un errore 

Che gioco sta facendo il governo?  Per quali padroni e quale soluzione stanno realmente lavorando?  

La risposta dei lavoratori deve continuare ad essere dura e prolungata usando tutte le forme di lotta compresa  l'occupazione delle fabbriche.

serve una PIATTAFORMA OPERAIA

Via i Commissari – NO fermo impianti fino a soluzioni concrete per tutela lavoro/salari/salute e sicurezza per i lavoratori /

piano straordinario su ambientalizzazione e bonifiche in fabbrica e territorio, con l'utilizzo dei lavoratori diretti e indotto

non basta parlare di intervento dello stato, questo c'era già con arselor mittal e si è visto come è finito, serve ora la Nazionalizzazione subito

Nessun esubero – CIGS con integrazione per lavoratori diretti e appalto

NO precarietà e contratti a tempo determinato superamento CCNL Multiservizi alle Ditte – CCNL metalmeccanico con clausola sociale –

Legge speciale per amianto, lavori usuranti, prepensionamenti

Postazione ispettiva permanente in fabbrica e zona industriale

La trattativa per Taranto si deve fare a Taranto

Per un vero sciopero generale - operai/studenti/masse popolari -

fino a risultati effettivi

lavorare meno/lavorare tutti Riduzione dell’orario di lavoro a parità salariale


Slai Cobas per il sindacato di classe

via Livio Andronico, 47 Taranto – WA e tel 3475301704 – slaicobasta@gmail.com



domenica 11 ottobre 2026

12 ottobre - Aggiornamento da Taranto: Processo "Ambiente svenduto" - Prime testimonianze: l'ex Ispettore del lavoro, Fernando Severini conferma quanto testimoniato in 1° grado

 Lo Slai cobas e la sua avvocata Antonietta Ricci anche ieri mattina sono stati presenti e intervenuti all'udienza; nei prossimi giorni faremo conoscere in modo più dettagliato l'andamento dell'udienza durata questa volta fino al pomeriggio.

Lo Slai cobas sta organizzando a Taranto, probabilmente per fine mese, un'assemblea delle parti civili.

Mentre a Potenza il 6 novembre con compagni lavoratori, di sindacati di base, associazioni di Potenza realizzeremo un'assemblea per informare del processo e soprattutto della situazione attuale all'ex Ilva in generale, che, come dicono i compagni di Potenza, non è affatto un problema locale, ma nazionale.

Da Antenna sud - Giuseppe Cutro 

Prima testimonianza di un ispettore del lavoro che nel 2010 fece un sopralluogo tecnico in un capannone nell'area agglomerato, zona al centro dell’inchiesta per la presunta presenza di polveri di diossina

“Man a mano che procedevo all’interno del capannone mi rendevo conto che il pavimento era coperto di polveri grigiastre tipo borotalco che quando le calpestavo con i piedi si alzavano…in corrispondenza del letto di cottura ve ne era un quantitativo enorme. Più avanti ho individuato dei varchi di accesso sotterranei che portavano a dei nastri trasportatori ostruiti da cumuli di questa polvere”.

Sono le parole usate dall’Ispettore del lavoro Fernando Severini, testimone in un’udienza dibattimentale del processo “Ambiente svenduto” sul presunto disastro ambientale causato dall’ex Ilva di Taranto, giudizio ricominciato da zero a Potenza dopo l’annullamento della sentenza di primo grado pronunciato dalla sezione distaccata di Lecce della Corte d’Assise d’Appello di Taranto.


12 ottobre - da tarantocontro: Asili comunali, scatta la protesta delle lavoratrici delle pulizie: «Troppo lavoro e poche ore»

 Da Buonasera



Presidio alle 11 (fatto l'8/10) davanti all'assessorato alla Pubblica Istruzione. Le addette chiedono modifiche al nuovo appalto e condizioni di lavoro più adeguate

TARANTO - Le lavoratrici impegnate nei servizi ausiliari e di pulizia degli asili comunali di Taranto scendono in mobilitazione per chiedere una revisione delle condizioni previste dal nuovo appalto in fase di preparazione.

La protesta è stata organizzata dallo Slai Cobas per questa mattina, alle 11, in piazzale Bestat, davanti alla sede dell'assessorato comunale alla Pubblica Istruzione.
Al centro della contestazione c'è soprattutto il rapporto tra il carico di lavoro richiesto alle addette e il numero di ore assegnate per svolgere le attività quotidiane all'interno delle strutture educative.

Le lavoratrici denunciano una situazione che considerano ormai insostenibile e temono che il nuovo affidamento del servizio possa riproporre le stesse criticità, senza prevedere un incremento delle ore lavorative.
«Siamo stanche di fare tanto lavoro mentre restano pochissime ore anche nel nuovo appalto in preparazione», affermano le dipendenti, che hanno deciso di manifestare pubblicamente il proprio malcontento per richiamare l'attenzione dell'amministrazione comunale.

La mobilitazione punta a ottenere un confronto sulle modalità di organizzazione del servizio prima che vengano definite le condizioni del nuovo appalto. Le addette chiedono di poter contribuire alla discussione, portando all'attenzione degli uffici comunali le difficoltà riscontrate nello svolgimento delle proprie mansioni.
«Vogliamo dire la nostra per migliorare l'appalto, altrimenti non passerà!», avvertono le lavoratrici, manifestando la volontà di non accettare passivamente condizioni che ritengono inadeguate rispetto alle attività da garantire negli asili.

A rendere nota l'iniziativa, a nome delle lavoratrici degli asili comunali, è Vincenza Cavaliere, di FonnAurora.
Il presidio di piazzale Bestat rappresenta quindi un'occasione per sollecitare l'attenzione dell'assessorato alla Pubblica Istruzione sulle richieste delle addette, che chiedono un'organizzazione del lavoro più rispondente alle effettive esigenze del servizio e una revisione delle ore previste nel nuovo appalto.



11 ottobre - Ex Ilva - Grave decisione di fermare tutti gli impianti - Serve risposta dura e prolungata

 La decisione di Acciaierie d'Italia di fermare tutti gli impianti ex Ilva indipendentemente dalla sentenza della Cassazione, e dalle decisioni volte a salvaguardare salario lavoro, salute, lungi dall'essere un atto dovuto è una inaccettabile e provocatorio azione volta a chiudere gli stabilimenti, con cassintegrazione di massa e licenziamenti nell'appalto; vanificando ogni incontro romano e locale e creando un fatto compiuto che lascia senza SOLUZIONI e senza vero futuro i lavoratori.

Perché e per conto di chi fanno questo? Che gioco sta facendo il governo?  Per quali padroni stanno realmente lavorando?  

La risposta dei lavoratori deve essere dura e prolungata usando tutte le forme di lotta compresa  l'occupazione delle fabbriche.

Da lunedì ORE 12 Controinformazione rossoperaia seguira' con corrispondenze quotidiane.

Lo Slai Cobas organizzerà una telematica nazionale aperta a tutti.  

Slai Cobas per il sindacato di classe - Taranto

lunedì 5 ottobre 2026

5 ottobre - L'inferno del lavoro. A Caivano operaio 61enne muore lavorando in nero. “Abbandonato come un cane in fin di vita"

 

Salvatore Calignano stava lavorando in nero, caduto dall'alto e invece di chiamare subito i soccorsi l'hanno spostato fuori dal cantiere. Aveva 61 anni ed era costretto a lavorare in nero per mantenere la famiglia, è morto all'ospedale dopo un giorno. La moglie disperata si chiede perché non l'hanno soccorso. La dinamica dell'incidente e i momenti successivi evidenziano una spietata catena di omissioni:​La caduta e l'omissione di soccorso: Salvatore è precipitato da un'altezza considerevole durante le fasi di lavoro. Anziché allertare immediatamente il 118 per garantire un intervento medico tempestivo, i responsabili del cantiere e i colleghi lo hanno spostato all'esterno della struttura, lasciandolo sul marciapiede/strada per simulare un malore o un incidente avvenuto fuori dal luogo di lavoro.​Il motivo dell'abbandono: L'uomo lavorava in nero, privo di regolare contratto di assunzione e delle adeguate tutele di sicurezza. Lo spostamento del corpo è stato un tentativo spietato di occultare l'irregolarità del cantiere ed evitare ripercussioni penali e sanzioni amministrative.​Il decesso: I soccorsi, chiamati con un ritardo fatale, hanno trasportato Calignano in condizioni disperate all'ospedale, dove l'uomo è deceduto dopo un giorno di agonia.​Il dolore della famiglia: La moglie e i familiari, distrutti dal dolore, hanno espresso tutta la loro disperazione chiedendosi perché non gli siano stati prestati subito i soccorsi che avrebbero potuto salvargli la vita. Salvatore, a 61 anni, si vedeva costretto ad accettare mansioni gravose e non regolarizzate pur di portare un sostentamento economico a casa.​Il quadro generale: l'Osservatorio di Bologna e i dati sulla sicurezza​Il caso è stato documentato e denunciato da Carlo Soricelli, curatore dell'Osservatorio Indipendente Morti sul Lavoro di Bologna, realtà nata nel 2008 per monitorare quotidianamente i decessi nei luoghi di lavoro in Italia.​"Quando un lavoratore in nero si infortuna gravemente, la prima preoccupazione di certi datori di lavoro non è salvargli la vita, ma nascondere le prove del reato." — Carlo Soricelli​Dal lavoro di monitoraggio dell'Osservatorio emergono dinamiche ricorrenti su tutto il territorio nazionale:​La piaga della caduta dall'alto: Le cadute da ponteggi, tetti e impalcature rappresentano oltre il 30% dei decessi totali nel comparto dell'edilizia.​Il ricatto del lavoro nero: I lavoratori anziani o in stato di necessità economica accettano condizioni prive di protezioni (imbracature, parapetti, linee vita) pur di lavorare.​Mancanza di controlli preventivi: La carenza di ispettori del lavoro sul territorio favorisce la proliferazione di cantieri irregolari.

Carlo Soricelli  


domenica 4 ottobre 2026

4 ottobre - DA ORE12 CONTROINFORMAZIONE

 

Dall'appalto ex Ilva di Taranto alle fabbriche delle morti sul lavoro, dalle grandi fabbriche a tutti i proletari: lotta operaia autorganizzata e prolungata, sciopero generale contro padroni e governo!

All'appalto Ilva c’è stata una giornata di lotta guidata dallo Slai Cobas che ha portato a risultati concreti e ha incoraggiato i lavoratori dell'appalto in questa azienda a continuare questa lotta su tutte le questioni, a garanzia del lavoro, del salario, contro licenziamenti, le mandate a casa, sfruttamento, precarietà, utilizzando anche le contraddizioni in seno ai lavoratori e al collaborazionismo sindacale.

Alla Castiglia, una delle aziende dell'appalto operanti al porto, l'azienda ha comunicato tramite Whatsapp che i lavoratori, il giorno dopo, non avrebbero dovuto presentarsi al lavoro come previsto, ma restare a casa in ferie forzate dal 1 al 31 ottobre.

In questa azienda c’è lo Slai Cobas da tempo, e contro di esso è stata scatenata una pesante campagna per espellerlo, ricattando i lavoratori, dicendo che non avrebbe più incontrato lo Slai Cobas e ponendo tramite i responsabili aziendali e i loro galoppini sindacali un ricatto: o vi cancellate dallo Slai Cobas oppure l'azienda vi terrà nel mirino sia sulle questioni piccole che in occasione dei processi di licenziamento e cassa integrazione; un ricatto che inizialmente aveva pagato e portato la rappresentanza dello Slai Cobas ai minimi termini.

Ma lo Slai Cobas ha tenuto duro, il suo rappresentante ha continuato a sostenere l'importanza dell'autorganizzazione e di non accodarsi all'azienda e ai sindacati collaborazionisti, tra cui vi è anche l'USB.

Subito dopo la decisione dell'azienda di porre in ferie forzate i lavoratori per tutto il mese di ottobre, lo Slai Cobas ha dichiarato la sua assoluta contrarietà e la richiesta immediata di revoca di questo provvedimento e di incontro per trovare soluzioni che garantissero il reddito e il lavoro. Dopo questa dichiarazione, il rappresentante Slai cobas ha comunicato che la massa dei lavoratori di questa azienda, pur iscritta agli altri sindacati, voleva un immediato incontro con lo Slai Cobas.

L'incontro si è realizzato nello stesso pomeriggio con una partecipazione massiccia alla sede del sindacato, dove i lavoratori hanno espresso tutta la loro convinzione che lo Slai Cobas in questo momento era l'unico sindacato che si opponeva alla dichiarazione aziendale e che era coerente con la battaglia che aveva fatto sin da quando è presente in essa, che ci "metteva la faccia".

Nello stesso tempo i lavoratori in assemblea hanno ribadito che non intendevano accettare la soluzione aziendale di scarico sui lavoratori della crisi gravissima che attraversa l'Acciaieria e il suo appalto a rischio chiusura, e nello stesso tempo la necessità di passare subito alla lotta.

Il 2 ottobre lavoratori e lo Slai Cobas si sono presentati in massa alla sede della direzione aziendale, pretendendo di essere immediatamente ricevuti per incontrare l'amministratore delegato e gli uomini dell'azienda, allo scopo di revocare questa decisione.

Mentre si attendeva, di fronte all'azienda che ha fatto trovare i cancelli chiusi, i lavoratori passavano intanto in massa allo Slai Cobas in larga parte. Finalmente, dopo circa un'ora di pressione l'azienda ha aperto il cancello e ha incontrato nel piazzale della direzione tutti i lavoratori e lo Slai Cobas.

Lo Slai Cobas ha ribadito che la richiesta era il ritiro della decisione di messa in ferie forzate e la collocazione dei lavoratori comunque in altre attività possibili, e in ogni caso pagare le giornate di mancato lavoro, perché non c'era nessuna possibilità che i lavoratori accettassero l'uso delle ferie per un mese, che sicuramente già non avevano, ma che comunque non potevano essere consumate in questa maniera, perchè le ferie sono un diritto dei lavoratori.

L'azienda ha ribadito che la mandata a casa in massa era dipesa da un diktat di Acciaierie che aveva imposto all'azienda di sospendere il lavoro nel quadro di una analoga decisione che Acciaierie sta prendendo verso tante altre ditte, in attesa della sentenza della Cassazione  e della pre-sentenza di questi giorni della Corte di appello di Milano, in merito al blocco dell'area caldo che comporterebbe la caduta di attività della maggior parte delle ditte dell'appalto.

Ma i lavoratori hanno ribadito con forza la rivendicazione della loro assoluta decisione di difendere il lavoro e il reddito.

Dopo un'ora di contrasti, che in certi momenti ha visto anche la possibilità di uno scontro fisico, l'azienda ha annunciato che i primi giorni di questa "mandata a casa" li pagherà comunque senza utilizzo delle ferie e che nei prossimi giorni incontrerà lo Slai Cobas e gli altri sindacati tuttora presenti per trovare una soluzione per l'intero mese.

In questa assemblea sono emerse tutte le questioni relative alla crisi che attraversa l'Ilva e alla effettiva minaccia di massicci licenziamenti nelle ditte dell'appalto di oltre 4 mila lavoratori e, nello stesso tempo, della messa in cassa integrazione della quasi totalità degli operai diretti delle Acciaierie.

Torneremo chiaramente nei prossimi giorni su tutta la vicenda a Ilva. Quello che è certo però è che è stato dimostrato che la lotta auto organizzata, possibile solo in questa grande concentrazione industriale con lo Slai Cobas, è in grado di fermare i piani aziendali, di ottenere risultati concreti e di far tornare i lavoratori, con la loro lotta, protagonisti della battaglia generale che si muove intorno alla Piattaforma Operaia presentata dallo Slai Cobas che per l'Appalto prevede il blocco dei licenziamenti, la tutela rigida delle condizioni dei salari con il contratto unico metalmeccanico con clausola sociale che possa garantire a questi lavoratori parità di condizione, parità che va raggiunta anche in caso di cassa integrazione con la richiesta per tutti i lavoratori, sia diretti che dell'appalto, di integrazione della indennità di cassa integrazione per ridurre l'impatto sul salario di essa.

La lotta paga, ma non la lotta generica. Anche i sindacati confederali hanno promosso nei giorni scorsi uno sciopero generale che ha visto momenti di forte combattività dei lavoratori, dal blocco della strada intorno alla zona delle ditte dell'appalto e nei pressi della direzione, all'invasione della città col blocco del ponte che a Taranto è lo snodo stradale principale.
Come con quella giornata di lotta si sono fermati, assolutamente in forma temporanea, i licenziamenti di massa, ma è rimasta aperta la questione della soluzione che tuteli lavoro, reddito e condizioni di sicurezza, salute della fabbrica e del territorio; così la lotta promossa dallo Slai Cobas nelle ditte dell’appalto dimostra che con essa i lavoratori possono rovesciare i piani dei padroni, forti anche per il collaborazionismo sindacale, di scaricare sui lavoratori i costi della crisi dell'Acciaieria creando una gravissima crisi occupazionale che si aggiungerebbe alla crisi ambientale che tutti conosciamo, producendo un disastro sociale e politico ricadente sui lavoratori e le masse popolari.

Chiaramente l'Ilva è considerata la fabbrica dell'inquinamento e delle morti sul lavoro, a buona ragione - e di questo abbiamo parlato numerose volte - ma quella delle morti sul lavoro è ormai un'emergenza nazionale che tocca cantieri, fabbriche piccole come grandi realtà produttive e che ha visto proprio nei giorni scorsi nel cuore di uno dei complessi industriali più importanti, la Fincantieri, la morte di un operaio, il ferimento di altri e la vita a rischio per molti altri lavoratori.

Quest'ennesima morte sul lavoro, così come quella di un giovane lavoratore al Colosseo, che ha fatto molto scalpore, hanno riportato al centro dell'attenzione la gravità della condizione operaia e della strage sul lavoro e da lavoro e da inquinamento che tocca ormai l'intero mondo del lavoro con alcuni epicentri che conosciamo benissimo.

Ma qui, al momento in cui si reagisce con lo sciopero dei lavoratori, al momento in cui tutti, in maniera ipocrita, si schierano contro le morti sul lavoro, dobbiamo assistere alle prediche, alle litanie di Mattarella, all'ipocrisia del governo che invece in tutti questi mesi ha operato esattamente al contrario, con provvedimenti, sia generali che particolari in materia di sicurezza, che in nessuna maniera servono alla riduzione delle morti sul lavoro e alla condizione di insicurezza sui posti di lavoro legata alla precarietà, all'utilizzo dello schiavismo operaio, etc., bensì servono unicamente a cercare di ridurre il danno non per i lavoratori, ma per le aziende.

Anche su questo è necessario che i lavoratori abbiano coscienza che è solo la via dello scontro prolungato la nostra arma. Ripartiamo da una delle tante vicende che vedono operai morire barbaramente e in maniera spesso orribile sul posto di lavoro. In queste morti ci sono tanti giovani operai, tantissimi operai migranti, insieme a lavoratori anziani utilizzati ancora in lavori estremamente pericolosi. Sono morti che poi nei processi diventano una tragedia aggiuntiva per i processi lunghi e spesso inconcludenti che non rendono né giustizia né risarcimento né incidono per frenare la continuità della strage sul lavoro.

La strage sul lavoro dipende dal capitalismo, dalle sue leggi che nella crisi riduce ancora di più i costi per tutelare la vita dei lavoratori, perché tutto viene indirizzato al profitto, al massimo sfruttamento, in particolare nella giungla degli appalti e dei subappalti. 

Anche su questo la lotta è l'unica strada, ma non come viene fatta ora dai sindacati confederali, ma una lotta prolungata che tocchi per diversi giorni tutto il territorio nazionale e che assuma il carattere di un braccio di ferro tra la classe operaia, le masse lavoratrici, e padroni e governo, fino a risultati concreti; con manifestazioni che siano veramente grandi e coinvolgenti, che facciano sì che quando si dice “mai più”, questa frase abbia un minimo di credibilità, sia pure in un sistema capitalistico che solo il suo rovesciamento può garantire, può porre le condizioni per quel “mai più”.

Le morti sul lavoro avvengono in un quadro di crisi industriali pesantissime che riguardano i grandi gruppi industriali, dalla grande questione Ilva a tutto ciò che sta avvenendo nel gruppo Stellantis, a quello che avviene all'Electrolux e in tante altre fabbriche che giorno dopo giorno annunciano licenziamenti, chiusure, con tutti gli annessi e connessi. Fabbriche che rispondono, alcune, certo con la lotta, ma dentro canali già stabiliti che le trasformano in vertenze al MIMIT che spesso si prolungano negli anni, mentre i lavoratori restano con la prospettiva del licenziamento e con forme di cassa integrazione permanente che riducono al minimo il salario dei lavoratori già attaccato dal carovita.

Sulle lotte vere si fonda buona parte delle speranze di una controffensiva degli operai e dei lavoratori nei confronti dei padroni e del governo, e non solo sul terreno delle condizioni di vita e di lavoro, ma su tutto sull'insieme della situazione che vive questo paese e in generale tanti altri paesi: i piani di guerra, il genocidio in Palestina, il riarmo, il razzismo, le leggi razziste e discriminatorie, le leggi repressive, sono parte di tutta questa politica dei governi dei padroni e, nel nostro caso, di un governo tendente al moderno fascismo. Una politica che richiede una risposta generale fondata innanzitutto sull’ampia mobilitazione degli operai e dei lavoratori, come base concreta per lo sviluppo di un movimento che esca dai confini sindacali attuali e vada in direzione di scioperi generali, che possano realmente non solo ottenere risultati concreti, ma contribuire al rovesciamento dei governi dei padroni.



sabato 3 ottobre 2026

3 ottobre - OMICIDI A CASCATA: L'ARCHITETTURA LEGALE E CRIMINALE CHE UCCIDE GLI OPERAI E GONFIA DI SOLDI I RICCHI E POTENTI CHE AI VERTICE DELLA "CASCATA" NON PAGANO MAI

(l)'ingiustizia di questo sistema su cui occorre una lotta prolungata per affermare la giustizia proletaria


NON PAGANO MAI. Quasi tutte le morti sul lavoro sono coinvolte.​Il subappalto a cascata si è consolidato come una vera e propria struttura di schermatura e deregolamentazione nel panorama del lavoro pubblico e privato. Un meccanismo in cui la catena contrattuale si allunga per spezzettare i costi e, insieme ad essi, la catena della responsabilità penale.​La piramide del profitto e della deregolamentazione​La logica del subappalto indefinito o non contingentato produce un'asimmetria strutturale:​Ai vertici: La grande azienda o il raggruppamento che vince l'appalto gestisce la parte finanziaria, trattiene il margine di profitto ed esternalizza il rischio operativo ad altre sigle societarie.​Alla base: L'ultima ditta esecutrice dell'anello si trova a lavorare con margini risicati, tempistiche stringenti e budget compressi. In questa strettoia economica, i primi capitoli di spesa a soffrire sono inevitabilmente la sicurezza, i dispositivi di protezione, la formazione e i ritmi di lavoro.​Lo "scudo burocratico" nelle aule di giustizia​La criticità più profonda emerge al momento dell'accertamento delle responsabilità in sede giudiziaria. Come evidenziato dalle recenti vicende processuali per gli infortuni mortali sul lavoro:​La conformità sulla carta: I vertici della filiera riescono quasi sempre a dimostrare l'adempimento meramente formale degli obblighi (redazione dei piani di sicurezza, verbali di idoneità, notifiche amministrative).​L'isolamento dell'errore esecutivo: Durante i dibattimenti, le difese delle grandi imprese tendono a circoscrivere la causa della tragedia all'ultima fase operativa, attribuendo la colpa a una svista, a un'imprudenza o alla mancata vigilanza dell'ultimo delegato alla sicurezza in cantiere.​L'impunità apicale: L'applicazione rigorosa del nesso di causa immediato porta spesso all'assoluzione dei committenti e degli appaltatori principali, lasciando le uniche condanne in capo a preposti, capicantiere o piccoli imprenditori privi di effettivo potere decisionale e finanziario.​Il nodo politico e normativo​Finché il sistema normativo consentirà di separare la titolarità dell'appalto dalla responsabilità diretta e solidale per la vita di chi lavora nel cantiere, il subappalto continuerà a funzionare come una macchina di scaricabarile. La tutela dell'incolumità dei lavoratori richiede il superamento della logica del massimo ribasso mascherato e la reintroduzione di una responsabilità penale e civile piena, diretta e non delegabile lungo tutta la filiera d'impresa. Carlo Soricelli curatore dell'Osservatorio di Bologna morti sul lavoro Sito Internet http://cadutisullavoro.blogspot.it


giovedì 1 ottobre 2026

1 ottobre - SCIOPERO GENERALE 4 DICEMBRE

 

Oggetto: INDIZIONE SCIOPERO GENERALE DI TUTTE LE CATEGORIE PUBBLICHE E PRIVATE PER IL 4.12.2026 – INTERA GIORNATA

Le scriventi OO.SS con la presente comunicano l’indizione di uno Sciopero Generale di tutte le categorie pubbliche e private per il giorno 4.12.2026, intera giornata (dalle ore 00,01 alle ore 23,59).

Le MOTIVAZIONI dello Sciopero Generale del 4.12.2026 sono:

  1. PER aumenti di almeno il 20% (300 Euro mensili) delle retribuzioni dei lavoratori del settore pubblico e del settore privato, nonché dei pensionati; PER l’approvazione di una misura di salario minimo non inferiore a 12 Euro l’ora; PER la reintroduzione di un meccanismo automatico di adeguamento delle retribuzioni all’andamento del costo della vita; CONTRO lo sfruttamento sul lavoro, la precarietà.

  1. PER la Pace, a partire dal Medioriente e dall’Europa. PER gli investimenti su Sanità, Scuola, Trasporti, la messa in sicurezza dei territori, il Welfare, il cui peggioramento approfondisce le disuguaglianze e la povertà esistente; CONTRO la guerra, l’economia di guerra e l’aumento delle spese militari – CONTRO le politiche della UE e la presenza della NATO in Italia.

  1. PER le sanzioni ad Israele e USA, nonché la rottura delle relazioni diplomatiche e commerciali con Israele e USA; CONTRO il Genocidio in Palestina, la fornitura di armi ad Israele e l’assenza di un intervento concreto per dissociarsi dagli orribili crimini perpetrati dal Governo di Israele in Palestina e Libano, nonché da quelli perpetrati dagli USA in Venezuela, a Cuba e in Iran; CONTRO l’invio di militari, armi e mezzi italiani sul teatro della guerra in Iran ed in Ucraina.

  1. PER investimenti sostanziali a sostegno di politiche sociali a cominciare dal superamento dell’emergenza abitativa e la mancanza di piani di sviluppo dell’edilizia popolare; CONTRO i progetti speculativi dei fondi di investimento che sottraggono spazi e beni pubblici con il favore delle amministrazioni locali.

  1. PER l’abrogazione della L.146/90 e lo scioglimento della Commissione di Garanzia divenuta un organismo deliberante priva di alcun controllo da parte del legislatore; Per l’abrogazione dei diversi decreti "Sicurezza" (come il D.L. 23/2026 e i precedenti del 2025); PER il superamento delle politiche repressive che tentano di gestire le questioni sociali come emergenze per rafforzare la repressione del dissenso, le proteste e la sicurezza urbana.

  1. PER una legge democratica sulla rappresentanza sindacale; CONTRO l’ennesimo patto corporativo in via di definizione tra CgilCislUil e Associazioni Datoriali; CONTRO i licenziamenti dei rappresentanti sindacali combattivi e del sindacalismo di base.

  1. PER la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario; CONTRO l’assenza di politiche industriali in grado di affrontare le transizioni in corso senza far ricadere sui livelli occupazionali e sulle condizioni di lavoro lo sviluppo tecnologico.

  1. PER la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori dentro e fuori i luoghi di lavoro CONTRO le morti sul lavoro;

  • Per i Vigili del fuoco lo Sciopero sarà di 4 ore (senza decurtazione). Inizierà, per il personale turnista, alle ore 09,00 e terminerà alle ore 13,00 del 4.12.2026 mentre sarà dell’intera giornata per il personale giornaliero e amministrativo.

  • Per i lavoratori delle Autostrade lo sciopero inizierà alle ore 22 del 3.12.2026 e terminerà alle ore 22 del 4.12.2026.

  • Per i lavoratori delle Ferrovie lo sciopero inizierà alle ore 21,00 del 3.05.2026 e terminerà alle 21 del 4.12.2026.

Durante lo sciopero generale saranno garantiti i servizi minimi essenziali. Eventuali articolazioni di categoria e/o territoriali saranno comunicate a cura delle stesse. Si rammenta, alle istituzioni in indirizzo, di garantire il rispetto dell’informazione all’utenza sullo sciopero come previsto dall’art. 2 comma 6 della legge 146/90 e successive modificazioni.