domenica 20 settembre 2026

20 settembre - PER LO SCIOPERO GENERALE

 Contro le bugie e i piani di padroni e governo prepariamo un vero sciopero generale per salario, lavoro, sicurezza

Facciamo il punto su quella che è la situazione oggettiva di attacco alle condizioni di vita e di lavoro della popolazione, in particolare dei lavoratori, e la situazione soggettiva della necessità della presa di coscienza che senza lotta non si può ottenere niente e che quindi è necessario armarsi per poter ribaltare lo stato di cose esistenti. A partire dalla questione di smantellare quella che è la politica del lavoro della Meloni, che non è altro che la politica di “difesa della nostra economia”, come la chiama lei, che non è altro che la difesa dei profitti dei padroni, una politica economica che verso le masse viene solamente impregnata di populismo. 

Basterebbe vedere l'ultima questione, il cosiddetto "smantellamento della tassa automobilistica" come "soluzione" a fronte di una situazione allucinante per quanto riguarda i lavoratori, le masse popolari, che, secondo i dati degli stessi giornali dei padroni, hanno visto in questi ultimi 5 anni rincari del 30% del carrello della spesa; per non parlare dello scontro della guerra imperialista per la spartizione del mondo che si riflette ad esempio sulla questione dell'aumento della benzina su cui questo governo non ha fatto altro che cercare di tamponare con delle misure ridicole che non hanno sicuramente fermato l'aumento del prezzo della benzina, del gasolio, ma hanno solamente dato un pò di fastidio ai benzinai, senza andare ovviamente ad intaccare i profitti delle grandi multinazionali energetiche del nostro paese.

Quindi è una politica economica a favore della difesa dei profitti dei padroni, come era stata

ampiamente dettata dal presidente di Confindustria Orsini, che ad aprile aveva dato indicazioni precise al governo: aumentare la produttività, non i salari, al massimo detassare la miseria degli aumenti contrattuali confederali, cosa che poi la Meloni ha fatto nel cosiddetto decreto lavoro del primo maggio, su cui torneremo. Il punto per il governo è quello di non gravare sul costo del lavoro delle imprese, che vuol dire mantenere sempre alti i loro margini di profitto, come dice anche il Sole24ore: "nel 2025, le aziende hanno comunque fatto profitti, hanno mantenuto i loro bilanci alti".

Sempre Orsini della Confindustria preannuncia quello che dovrà essere un altro passaggio importante, che è il nuovo patto corporativo che è partito tra Cgil e Cisl- Uil discusso sempre tra padroni sindacati e governo e che si riassume in quello che Orsini dice, “il rafforzamento della contrattazione collettiva e di qualità, questo rappresenta la via più efficace” - per i padroni, aggiungiamo noi - “per garantire salari adeguati ma coerenti con la specificità dei diversi settori e con l'andamento della produttività”.

Quindi salario legato alle sorti del Capitale, che in questo contesto significa poi gabbie salariali, perché legare alla produttività vuol dire che per il lavoratore l'asticella è il fiocchetto della giostra che l'operaio deve continuare a rincorrere ogni giorno sul posto di lavoro, accettando di aumentare il grado di sfruttamento; e quindi così non si ripristina neanche il prezzo, il valore della merce-forza lavoro che ogni giorno viene sfruttata in fabbrica per ottenere un pluslavoro e quindi un pluvalore, secondo la legge che Marx ha ben spiegato.

Quindi in realtà quello che emerge - e qui riprendiamo un nostro articolo del 16 aprile in cui diciamo molto chiaramente - “è proprio la centralità della lotta per il salario. Questa lotta, di fatto da tanti anni o abbandonata o annacquata deviandola su contentini (welfare, aumento dello straordinario, detassazione dei minimi aumenti salariali, dei buoni pasto, ecc.), è, insieme alla lotta per la riduzione dell'orario di lavoro, della giornata lavorativa, decisiva, non solo per salvaguardare le condizioni di lavoro e la stessa vita dei lavoratori, ma perchè pone in maniera chiara che di lotta di classe si tratta (altro che "equilibrio di interessi"), di scontro tra la classe dei proletari e quella dei capitalisti.

Proprio perchè la lotta per il salario mostra la contraddizione di fondo del sistema capitalista, lo sfruttamento da parte del capitale creando nel contempo esso stesso i "becchini" che lo rovesceranno. Allora, non fare questa lotta vuol dire rinunciare a una lotta più generale contro il sistema del capitale. La classe operaia non deve dimenticare che deve lottare non solo contro gli effetti ma anche contro la cause che determinano questi effetti.

Chi vuole togliere agli operai il terreno di una genuina lotta sindacale, di una lotta per aumenti salariali per riprendersi quanto è stato già attaccato, ridotto, di fatto vuole la permanenza del lavoro salariato, la permanenza di questo sistema” (https://proletaricomunisti.blogspot.com/2026/04/pc-16-aprile-presidente-della.html)

Abbiamo ripreso questo scritto perché dopo queste indicazioni di Orsini della Confindustria il governo ha varato il decreto lavoro del primo maggio: da un lato bonus e welfare per i lavoratori, dall'altro sgravi contributivi e soldi per le assunzioni per le aziende. I lavoratori da tutto questo hanno avuto solo elemosine e promesse di occupazione.

Su questo è utile che adesso si entri nel merito di quelle che sono alcune delle questioni del documento di programmazione finanziaria che daranno vita nei prossimi giorni alla cosiddetta "finanziaria", per capire la continuità della politica populista, demagogica di questo governo, in cui non viene affrontata minimamente la situazione reale dei lavoratori, ma, anzi, in questo modo si considerano i lavoratori, le masse popolari come dei poveretti a cui dare qualche elemosina per tenerli buoni.

Dal giornale Sole24ore: il titolo dice “Bonus mamme, premi e benefit verso la conferma in manovra”, in sostanza “il menu delle misure di sostegno ai lavoratori da inserire nella prossima legge di bilancio si compone di interventi che possono già contare su un finanziamento almeno per il 2027 e interventi che invece devono ottenere nuovi fondi da reperire nel cammino che condurrà l'approvazione della manovra per il prossimo triennio a dicembre”.

Questo cosa significa? Che praticamente non ci sono neanche i fondi per queste miserie, per queste briciole che vengono elargite per cercare di tenere buoni il popolo e i lavoratori. 

Gli aiuti già finanziati per il 2027 sono tre e valgono complessivamente 900 milioni, si tratta del bonus per le lavoratrici madri di almeno due figli, dipendenti e autonome, con un reddito entro 40 mila euro. L'altra misura è il cosiddetto bonus mamme, che è già stato disegnato per i prossimi anni. Poi vi è l'altra misura, l'imposta agevolata dell'1% sui premi di produttività in vigore per il 2026 e il 2027, finanziati l'anno scorso con 300 milioni per ciascuno dei due anni, cioè uno sgravio che serve per gli incentivi legati agli incrementi di produttività, reddittività ed efficienza e quindi uno sgravio, come abbiamo detto, per legittimare l'aumento dello sfruttamento.

Poi ci sarebbero le misure da rifinanziare, cioè quelle su cui non ci sono ancora i soldi, che valgono complessivamente quasi 1,3 miliardi. Due misure, in vigore per il 2026 introdotte con la manovra dell'anno scorso, la Ministra del Lavoro Calderone vorrebbe riproporre anche per il 2027, si tratta della tassazione agevolata del 5% per gli incrementi retributivi legati ai rinnovi contrattuali, ossia alla miseria di quello che abbiamo avuto nei cosiddetti "contratti" ad esempio uno tra i più importanti che è quello dei metalmeccanici.

Questa misura viene riservata ai dipendenti del privato con reddito fino a 33 mila euro. L'altra misura è l'imposta sostitutiva del 15% che può essere applicata sul cosiddetto lavoro faticoso, per i lavoratori dipendenti con reddito fino a 40 mila euro per il lavoro notturno, giorni festivi e indennità di turno.

Poi abbiamo un altro famoso bonus, quello sulla tredicesima. Un'altra ipotesi emersa nelle scorse settimane è quella di un'agevolazione, cioè di una tassazione light che possa sostenere il potere d'acquisto dei lavoratori nell'ultimo mese dell'anno, qui si fa riferimento al 2024 in cui era stato sperimentato il "bonus natale", una indennità una tantum da 100 euro per i lavoratori con reddito fino a 28 mila euro e almeno un figlio.

Poi l'altra chicca, sempre ovviamente senza ancora nessun finanziamento, è l'incentivo alle assunzioni, nel pacchetto di agevolazioni sul lavoro che il Ministero vorrebbe inserire nella prossima manovra, c'è infatti la proroga degli incentivi ai datori che assumono giovani under 35, donne svantaggiate e disoccupati over 35, nelle cosiddette ZES, che sono quelle zone dove ci sono delle scarsità di lavoro, le cosiddette zone di crisi.

Poi l'altra questione è sempre un nuovo taglio dell'IRPEF, presentato come il piatto forte della manovra del 2027.

Tornando al discorso dell'occupazione, a fronte di quello che loro chiamano incentivi alle assunzioni, quindi soldi che andrebbero alle aziende per assumere giovani, donne, abbiamo di contro che sta aumentando per gli over 55 il lavoro precario. Quindi di quale occupazione stiamo parlando?

Se queste sono le misure che il governo Meloni prospetta per i lavoratori, stiamo freschi! 

Dall'altro lato quelli che dovrebbero riaprire la questione di una lotta di classe, che sarebbero i sindacati confederali, sono invece in tutt'altre faccende affaccendati, infatti sono impegnati con i padroni e governo ad un nuovo patto neocorporativo chiamato "Accordo Quadro" che vuole disciplinare tutta la contrattazione dall'alto ed estendere a tutti il "patto di fabbrica" del 2018 sul contenimento salariale, che dal 2018 a oggi ha portato ad una riduzione dall'8,5% all'11% del salario rispetto all'inflazione. 

Un "patto di fabbrica" su cui è bene anche su questo dire che tutto si tiene, perché siamo partiti da Confindustria che dice che i profitti non si toccano quindi i salari non si aumentano, poi c'è stato il decreto del primo maggio del governo Meloni e i suoi interventi che avvallano questa tesi, e quindi i sindacati CGIL/CISL/UIL, con in particolare la CISL di Fumarola che aveva avallato subito il decreto primo maggio; poi timidamente la UIL e adesso anche la CGIL di Landini sono entrati a far parte di questa questione del "patto", dove una delle questioni centrali è anche qui la questione del salario; nella proposta sindacale è ribadita la distinzione tra il TEM che è il trattamento economico minimo, la paga base dei contratti nazionali, e il TEC, il trattamento economico complessivo che sarebbe tutto il resto, compresa quindi l'eventuale riduzione d'orario, i benefit, la sanità privata e quant'altro. Ma questo concetto pseudo sindacale del "trattamento economico complessivo" è alla base proprio del governo Meloni sul "salario giusto" del decreto del primo maggio che ha escluso il salario minimo di legge.

Inoltre l'altra cosa molto importante è che gli aumenti contrattuali siano determinati dal famigerato indice IPCA, ossia l'indice di inflazione sempre in ritardo e che esclude i beni energetici importati, proprio adesso che i lavoratori stanno pagando l'aumento del gasolio, della benzina, che in questo modo non c'è nessuna possibilità di recuperarlo nei contratti.

Quindi se questa è la situazione non rimane altro che rimboccarci le maniche.

In questa lotta dobbiamo unire l'altra questione molto importante, che fa parte sempre della politica di attacco ai lavoratori, quella del razzismo che sempre più pone per la classe proletaria un problema molto importante, quello della tutela delle condizioni di lavoro contro l'intensificazione dello sfruttamento, contro lo schiavismo capitalistico verso i lavoratori migranti. Questa è una cosa determinante perché rispetto alla politica fascista e razzista di questo governo noi dobbiamo lavorare per l'unità di classe tra gli operai dei paesi oppressi e gli operai dei paesi imperialisti, dobbiamo lottare insieme per i nostri diritti, il salario, la sicurezza, il lavoro; nella prospettiva di abbattere questo sistema capitalistico che genera guerra, razzismo e miseria. Su questo i migliori nostri alleati sono proprio gli operai, i lavoratori immigrati. Dobbiamo quindi unirci alla loro battaglia per avere il permesso di soggiorno, il lavoro, la casa, questi diritti fondamentali e unirci contro quello che è il nemico comune, il sistema capitalistico, il sistema dei padroni che dobbiamo rovesciare.

Per questo, dobbiamo lavorare per una piattaforma dei lavoratori che deve essere decisa e approvata dalle assemblee dei lavoratori. Questo è un lavoro da fare sporcandosi le mani, perché la situazione nei posti di lavoro e nelle fabbriche non è facile, ma non abbiamo altre scorciatoie. Faccio un esempio: all'interno della Tenaris Dalmine c'è una piattaforma che è stata messa a tavolino dai sindacati confederali dove vengono riportate tutte le loro attività fatte in questi anni, si tratta di attività continua di accettazione della produttività passata nelle grandi fabbriche, di accordi aziendali che hanno legato i premi all'aumento dello sfruttamento, all'accettazione di condizioni di lavoro non sicure, ad accettazione negli appalti di paghe e diritti inferiori dei nostri fratelli di classe. In questa piattaforma, nel fondo Cometa hanno rimesso persino la parte di salario che prima del 2007 non c'era. 

Questo per dire che noi non abbiamo altro modo che rivendicare una piattaforma operaia autonoma da padroni, governo e sindacati confederali; non abbiamo altra strada che rilanciare una nuova stagione di lotte per riprendere veramente, attraverso gli scioperi e le lotte, i nostri diritti e la nostra forza.

Slai Cobas per il sindacato di classe - coordinamento nazionale

16 settembre 2026


pc 20 settembre - Intervista di Radio Blackout a Slai cobas sc Taranto su situazione all'ex Ilva/appalto, la mobilitazione del 14/9 e Nuovo comando Nato a Taranto

 

Intervista di Radio Blackout del 15 settembre a Slai cobas sc 

introduzione 

Il terzo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Ernesto dello Slai Cobas Taranto sulle 2.500 lettere di licenziamento collettivo per lavoratori dell’indotto ex Ilva di Taranto.

La vicenda del tentato licenziamento di 2.500 operai dell’indotto dell’ex Ilva di Taranto rappresenta un capitolo cruciale dello scontro in atto tra il capitale industriale e la forza lavoro.

A inizio settembre, le aziende dell’indotto (rappresentate da Aigi) hanno avviato la procedura di licenziamento collettivo per 2.500 operai. Questo atto è stato denunciato dal sindacalismo di base come il braccio di ferro dei privati sulla pelle dei lavoratori, finalizzato a scaricare sui subordinati i costi della crisi strutturale dello stabilimento. Di fronte allo spettro di una gravissima “bomba sociale” e alla minaccia di una mobilitazione di massa nel territorio tarantino, l’associazione padronale ha dovuto fare momentaneamente marcia indietro, decretando la sospensione temporanea delle procedure di licenziamento. Il congelamento degli esuberi viene interpretato come una tregua armata dettata dalla paura del conflitto operaio e della destabilizzazione istituzionale. La vertenza rimane aperta come uno dei principali terreni di lotta di classe sul territorio nazionale, dove la difesa del posto di lavoro si scontra direttamente con le logiche del profitto privato e dell’indifferenza statale. 

A questo si vanno ad aggiungere le gravi dichiarazioni dell’ammiraglio NATO Cavo Dragone che conferma la creazione a Taranto del comando Nato del sud ed il ruolo strategico della città nei piani di guerra.

giovedì 17 settembre 2026

18 settembre - PALERMO: L'IMMEDIATA LOTTA DEGLI ASSISTENTI IGIENICO-PERSONALI SLAI COBAS SC SBLOCCA L'AVVIO DEL SERVIZIO DI ASSISTENZA NELLE SCUOLE SUPERIORI MA ANCORA C'E' DA LOTTARE

 

Sit in all'assessorato famiglia politiche sociali lavoro ieri mattina di Assistenti igienico-personale specializzati Slai Cobas sc contro il mancato avvio nelle scuole del servizio di assistenza per il vergognoso e illegittimo non trasferimento delle risorse agli enti intermedi da parte della Regione Siciliana.

Forte denuncia al megafono e diffusione di volantini
È sceso quindi dai lavoratori il Dott Di Palma dello staff dell'Assessore Albano che appena iniziato il sit in se ne è andata dal palazzo continuando a sottrarsi alle proprie responsabilità. Palma ha comunicato ai lavoratori e lavoratrici in protesta a cui si è unita anche una madre di uno studente disabile e alcuni lavoratori del servizio di trasporto che il provvedimento di stanziamento dei fondi per la prima parte dell'anno scolastici settembre dicembre era stato stilato la sera prima e ancora non pubblicato, mostrandolo ai lavoratori e che sarebbe stato trasmesso agli enti intermedi. Per Palermo sono stati stanziati poco più di 500 mila euro circa ma solo per gli alunni con certificazione UVM.
Al sit in hanno ad un certo punto partecipato i consiglieri metropolitani Giambrone/Avs e Randazzo/M5s che hanno espresso solidarietà ai lavoratori e famiglie, avevano inviato una lettera alla Regione in merito al mancato avvio del servizio pervenuta anche allo Slai per conoscenza, e si sono attivati anche presso l'Assessorato.
Chiaramente un passaggio si è sbloccato ma non può affatto bastare, il servizio ora deve essere avviato subito nelle scuole e per tutti ma resta la discriminazione dei soldi stanziati dalla regione solo per una parte degli studenti con disabilità, restano fuori gli studenti senza certificazione uvm che comunque hanno diritto al servizio. La Città Metropolitana di Palermo garantisce anche questa parte di studenti con fondi propri come ci è stato assicurato
dal Direttore dell'Ufficio politiche sociali Piazza ma in altre città siciliane non è cosi, e questo non è legittimo.


Vigileremo sull'avvio del servizio e continueremo a lottare per la garanzia di diritti basilari per tutti gli studenti con disabilità che hanno diritto al servizio e per i lavoratori del settore.
Lo Slai ha chiesto la calendarizzazione di un incontro urgente con l'Assessore Albano al Dott. Palma perché i problemi rimangono tutti in piedi dal finanziamento a goccia alla mancata copertura del servizio per tutti gli studenti, basta con la volontà istituzionale di discriminare gli studenti tra uvm e non uvm per risparmiare soldi, gli Assistenti specializzati precari storici hanno diritto ad un lavoro stabile.
Slai Cobas sc Palermo


Molti alunni con disabilità costretti a rimanere a casa, la Regione sblocca i fondi ma non basta: “Situazione ancora grave, vergognoso”

La manifestazione dei lavoratori SIAM davanti l’assessorato alle Famiglie, Politiche Sociali e Lavoro


Elian Lo Pipero

16 Settembre 2026,


Ogni anno la stessa storia a Palermo. Questa mattina si è tenuta una manifestazione di una delegazione dei lavoratori in attesa di iniziare a lavorare nelle scuole

La Regione Siciliana, per mano dell’Assessorato delle Famiglie, delle Politiche Sociali e del Lavoro, ha sbloccato una prima parte di fondi per i Servizi Integrativi Aggiuntivi e Migliorativi (SIAM) per gli alunni con disabilità nelle scuole. A Palermo al momento sono più di 300 gli studenti rimasti scoperti dal servizio di assistenza igienico-personale, in Sicilia oltre mille.

Sbloccati 3 milioni per l’assistenza igienico-personale degli alunni

I fondi stanziati dalla Regione Siciliana ammontano a 3 milioni di euro a disposizione delle Città Metropolitane e del Libero Consorzio. Per Palermo sono previsti 513.384, 32 euro che copriranno il servizio igienico-personale per 179 alunni con disabilità. A Messina la quota più alta pari a 1.003.824, 09 che permetteranno a 350 studenti di ricevere assistenza.

La Regione precisa nel decreto che “la somma residua pari a 1 milione di euro verrà erogata con un altro provvedimento non appena perverranno i dati aggiornati dalle Città Metropolitane e dai Liberi Consorzi Comunali riferiti all’anno scolastico 2026-2027 del numero degli alunni con disabilità, beneficiari dei Servizi Integrativi Aggiuntivi e Migliorativi”.

I lavoratori: “Non si può iniziare la scuola senza i fondi per il servizio, non è umano”

Lo stanziamento dei fondi da parte della Regione Siciliana arriva nel giorno della manifestazione dei lavoratori Slai Cobas che si è tenuta questa mattina davanti alla sede dell’Assessorato Famiglie, Politiche Sociali e del Lavoro in via Trinacria. Una delegazione ha incontrato alcuni dirigenti regionali i quali hanno presentato il decreto appena stampato. Adesso servirà qualche giorno e poi gli assistenti del servizio igienico-sanitario potranno iniziare il loro lavoro nelle scuole.

“La situazione continua a essere grave – Giorgia Geraci, assistente igienico-personale e delegata dello Slai Cobas – perché è una questione che si ripete ogni anno colpendo gli studenti con disabilità e anche i lavoratori del settore SIAM. La campanella è suonata ieri (martedì, ndr), ma non per tutti gli studenti: molti ragazzi diversamente abili sono stati costretti a rimanere a casa negandogli il diritto allo studio. L’assessore Albano doveva pensarci prima a stanziare i fondi per un servizio delicato e necessario per gli studenti. Finalmente dopo diverse pressioni mediatiche, grazie anche all’aiuto delle famiglie dei ragazzi è stato notificato il decreto che garantirà i fondi e il servizio nelle scuole fino a dicembre”.

La situazione però rimane delicata: “Ogni anno è la stessa storia, qui si dorme. Non si può arrivare al primo giorno di scuola senza i fondi stanziati. Non è accettabile, non è umano: è semplicemente vergognoso“.

Un disagio non solo per lavoratori e studenti, ma anche per le famiglie

Spesso si dimentica di quanto sia fondamentale la figura di assistenza igienico-personale nelle scuole: non solo si lede il diritto allo studio di studenti con disabilità ma si creano enormi problemi ai genitori che in alcuni casi, come raccontato da QdS.it con la storia di un bambino di 9 anni rimasto senza assistenza per diverso tempo, sono costretti ad andare loro a scuola e prestare loro assistenza al figlio pur di non fargli perdere un giorno di scuola. “Un disagio per le famiglie che senza l’assistente igienico-personale non possono mandare i figli a scuola e di conseguenza non possono andare a lavorare” sottolinea Giuseppe Gaudesi, un altro assistente igienico-personale.

“Noi ci occupiamo della parte igienico sanitari dei ragazzi nelle scuole superiori di Palermo. Le esigenze fisiologiche per loro sono tante e quindi senza di noi diventa difficoltoso o impossibile andare a scuola e poter rimanere tutte le ore”. Per il futuro la richiesta dei lavoratori SIAM è chiara: “Chiediamo garanzie per gli studenti affinché non vengano discriminati. La campanella, quando suona, deve suonare per tutti e non solo per i cosiddetti studenti normodotati. Chiediamo garanzie ai lavoratori, è necessaria la stabilizzazione per non creare più disagi sia alle famiglie che ai ragazzi con disabilità, oltre che a noi lavoratori”.

Randazzo (M5S): “Ritardo inaccettabile”

“Un ritardo inaccettabile . afferma il consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle, Antonino Randazzo – che denunciamo da settimane. Bene che finalmente sia arrivato il primo decreto da parte dell’Assessorato regionale, ma adesso servono garanzie concrete sullo stanziamento di tutte le risorse necessarie a garantire il servizio per l’intero anno scolastico.

“Non possiamo ogni settembre ritrovarci nelle stesse condizioni, con famiglie, studenti e operatori costretti ad attendere certezze sull’avvio del servizio. Serve quindi una programmazione strutturale, con risorse certe e tempi definiti, affinché questo diritto non debba essere rimesso in discussione ad ogni nuovo anno scolastico”.



martedì 15 settembre 2026

15 settembre - Sanità integrativa del MIM/Valditara: l’ennesimo regalo ai privati per i loro profitti sulla pelle dei lavoratori della scuola smantellando ancora la sanità pubblica!

Sanità integrativa del MIM/Valditara: l’ennesimo regalo ai privati per i loro profitti sulla pelle
dei lavoratori della scuola smantellando ancora la sanità pubblica!

Mentre le scuole pubbliche in questo paese versano in una situazione che peggiora di giorno in giorno, dagli edifici non a norma, ai tagli agli organici, ad una situazione di precariato strutturale fino agli stipendi bassi, il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) trova le risorse per lanciare la campagna di adesione dei lavoratori della scuola (non tutti i supplenti temporanei sono stati esclusi) alla polizza sanitaria integrativa privata (UniSalute).
Una vera e propria operazione di welfare aziendale che dietro i nuovi proclami del ministro Valditara nasconde il vero intento di questo governo: dirottare fondi pubblici verso i colossi delle assicurazioni private e della sanità d'élite, togliendo risorse alla sanità e scuola pubblica , aggiungendo un altro tassello allo smantellamento progressivo del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).
Parlare di "welfare gratuito" per i lavoratori e lavoratrici della scuola è una mistificazione inaccettabile. Dei soldi stanziati per la sanità integrativa, 320 milioni, il governo Meloni/Valditara ne ha sottratto una parte, 190 milioni, dal fondo per il funzionamento delle scuole – quello che serve anche per compare la carta igienica per alunni e personale - così come dal taglio dei Commissari degli esami di maturità per regalarli alle compagnie assicurative private e ai loro profitti (UniSalute, Poste Assicura e Intesa Sanpaolo Protezione).
Il Ministro Valditara nega di aver sottratto risorse alla scuola e si vanta di un bilancio in crescita, ma le carte parlano chiaro e i documenti smentiscono la sua falsa propaganda. Per la prima volta la logica padronale del welfare aziendale viene calata in uno dei comparti pubblici più grandi d’Italia, la scuola, risorse collettive e pubbliche vengono saccheggiate per trasformarsi in un favore privato, individuale e facoltativo.
Le modalità poi per l’adesione dei lavorator docenti e ATA sono a dir poco scandalose: un ricatto temporale inaccettabile con appena 10 giorni di tempo per aderire, dal 10 al 20 settembre, ma con un vincolo capestro di 4 anni, il tutto camuffato con un'informazione farraginosa e volutamente dispersiva, facendo leva anche sullo stato di insoddisfazione di tanti lavoratori che a fronte di stipendi bassi e non adeguati all’aumento dei prezzi e di una sanità pubblica allo sbando si invogliano ad abboccare all’amo governativo ingannevole della "gratuità".
In realtà un inganno per legittimare la privatizzazione di diritti basilari quali quello alla sanità pubblica e l’ennesimo regalo alle assicurazioni private.
Una misura che si inserisce perfettamente nel solco della strategia già vista nella sanità pubblica: affamare il sistema pubblico (tagliando posti letto, bloccando le assunzioni di medici e infermieri, allungando le liste d'attesa a mesi o anni) per poi spingere i lavoratori e i cittadini verso i circuiti assicurativi privati, secondo il modello di garantire gli interessi dei padroni di cui questo governo è pianamente al servizio.
La becera propaganda ministeriale tenta di spacciare questa polizza come una grande conquista per il personale della scuola. La realtà è che si tratta di un contentino miserabile di fronte all'inflazione galoppante e alla perdita del potere d’acquisto dei salari. I lavoratori non hanno bisogno di pacchetti odontoiatrici limitati ad uan visita e ad una prestazione specialistica o rimborsi parziali gestiti da app private.
Come Slai Cobas s.c. denunciamo con forza questa operazione di svendita dei diritti dei lavoratori alla sanità e scuola pubblica..
Invitiamo le lavoratrici e i lavoratori della scuola a respingere questa logica con cui il governo vuole favorire l’arricchimento di assicurazione e banche e a organizzarsi per difendere la propria condizione di lavoro lottando per rinnovi contrattuali veri, aumenti salariali stabili, senza nessun welfare aziendali in perfetto stile privato, potenziamento degli organici, stabilizzazione delle migliaia di precari, reali provvedimenti in tema di salute e sicurezza, vedi anche tutta la recentissima questione del caldo nelle scuole.

La salute e l'istruzione non sono merce: sono diritti inalienabili!

Slai Cobas per il sindacato di classe Palermo
cobas_slai_palermo@libero.it

domenica 13 settembre 2026

13 settembre - DA PALERMO: INZIA L'ANNO SCOLASTICO MA ANCORA UNA VOLTA IL GOVERNO REGIONALE NEGA I DIRITTI DEGLI STUDENTI DISABILI....

 ...MA ANCHE DEI LAVORATORI/LAVORATRICI

Comunicato stampa
Gravissimo in Sicilia: inizia la scuola ma salta ancora una volta il servizio di assistenza igienico-personale specializzato per gli studenti con disabilità nelle scuole superiori.
La Regione di Schifani/Albano non trasferisce i fondi necessari agli Enti intermedi
La scuola inizia il 15 settembre, i diritti basilari di studenti, famiglie e lavoratori/lavoratrici del settore ancora una volta sono sotto attacco.
Lo Slai Cobas sc denuncia con forza l’intollerabile blocco della ripartenza del servizio di assistenza igienico-personale specializzato per gli alunni con disabilità nelle scuole superiori a Palermo e in Sicilia.
Il motivo di questa vergognosa non ripartenza del servizio è l’ennesimo inaccettabile ritardo nel trasferimento dei fondi e delle risorse finanziarie da parte della Regione Siciliana agli enti intermedi (Città Metropolitane e Liberi Consorzi) delegati alla gestione del servizio, calpestando ancora la dignità umana e sociale di studenti con disabilità, delle loro famiglie e di tanti lavoratori Assistenti, trasformando un servizio pubblico “obbligatorio ed essenziale” in una variabile dipendente da politiche di un governo regionale e Assessorati che con arroganza inaudita continuano a farne carta straccia delle leggi vigenti, a partire dalla Costituzione, fregandosene dei diritti basilari.
Quante volte questa O.S,. ha posto alla Regione Siciliana e all’Assessorato famiglia, politiche sociali, lavoro in diverse forme sino all’ultimo incontro intercorso la necessità di mettere in campo azioni di programmazione seria al fine di non ritrovarsi come invece sta accadendo nuovamente oggi, ma si sa la vita degli studenti disabili, delle loro famiglie, dei lavoratori e lavoratrici precari del settore di assistenza NON DEVE VALERE MAI PROPRIO NULLA per questi palazzi del potere, che dal governo nazionale con il tanto declamato ministero della disabilità al governo regionale si allargano la bocca di obiettivi raggiunti e diritti garantiti mentre i fatti reali come si vede sono BEN ALTRI!
Ancora una volta a lezioni iniziate le famiglie si ritroveranno costrette a fronteggiare l'ennesima emergenza fino a non potere mandare i figli a scuola per la mancanza sin dal primo giorno dell’Assistente igienico personale specializzato, mentre centinaia di operatori resteranno fuori dalle scuole e dal loro legittimo diritto al lavoro, a causa di un governo regionale che continua i a trattare i diritti allo studio e al lavoro solo come capitoli di spesa comprimibili o addirittura da cancellare, perché certo per questi governanti e politicanti devono invece gonfiarsi poltrone, privilegi e clientele elettorali.
IL SERVIZIO DI ASSISTENZA IGIENICO PERSONALE SPECIALIZZATO PER GLI STUDENSI DISABILI NELLE SCUOLE DEVE ESSERE IMMEDIATAMENTE AVVIATO!
Lo Slai Cobas chiede con urgenza:
- Lo sblocco e il trasferimento immediato e urgente di tutti i fondi necessari a coprire integralmente il servizio di assistenza igienico-personale nelle scuole su tutto il territorio regionale e per tutti gli studenti che ne hanno diritto
- Avviare la stabilizzazione e la tutela salariale di tutto il bacino degli Assistenti specializzati impegnati nel settore, ponendo fine alla piaga della precarietà e instabilità lavorativa che dura ormai da decenni
I diritti basilari non si toccano!

Slai Cobas per il sindacato di classe
cobas_slai_palermo@libero.it


Cronaca di una discriminazione annunciata: oggi 15 settembre anche in Sicilia e’ suonata la campanella nelle scuole per migliaia di studenti, ma per gli studenti disabili delle scuole superiori il diritto allo studio è nuovamente negato
Palermo, 15 settembre 2026 – Le scuole in Sicilia hanno riaperto i battenti, ma per centinaia di ragazzi e ragazze con disabilità e per le loro famiglie il primo giorno di scuola è l'ennesimo giorno di esclusione, di discriminazione e di vergogna istituzionale.
Il servizio di assistenza igienico-personale specializzato non è stato avviato, vedi ad esempio Palermo e provincia, perché il governo regionale di Schifani e l'Assessorato regionale famiglia, politiche sociali, lavoro con l’Assessore Albano non hanno trasferito i fondi regionali destinati alle Città Metropolitane e ai Liberi Consorzi per garantire l'assistenza igienico-personale specializzata nelle scuole superiori.
Nonostante le ripetute denunce e i tavoli di confronto sollecitati a più riprese dallo Slai Cobas sc, la Regione siciliana sta continuando a calpestare diritti fondamentali, considerati solo meri come capitoli di spesa da tagliare.
Per gli studenti con disabilità e le famiglie, a fronte delle leggi vigenti, è l'ennesima intollerabile emergenza, a cui si aggiunge anche quella del servizio di trasporto, costretti a fronteggiare un intollerabile disservizio che potrà anche portare gravemente a rinunciare a mandare i propri figli a scuola per la totale assenza di un’assistenza indispensabile ed essenziale per gli studenti che ne hanno diritto.
Centinaia di assistenti specializzati restano ancora una volta fuori dalle scuole continuando a subire una precarietà inaccettabile che dura da decenni, a fronte di più che falsi proclami sull’incremento dell’occupazione da parte dei governi attuali, dal governo Meloni al governo regionale Schifani.
Nell’incontro intercorso oggi con la Città Metropolitana di Palermo siamo venuti a conoscenza che a Palermo al momento sarebbero più di 300 gli alunni con disabilità senza servizio di assistenza igienico-personale specializzato ma ad oggi la Regione Siciliana/Assessorato non ha trasferito all’Ente nessuna risorsa per coprire il primo periodo di scuola settembre dicembre 2026.
Domani, mercoledì 16 settembre, dalle ore 10,30 una delegazione di Assistenti specializzati Slai si recherà in protesta all’Assessorato regionale famiglia, politiche sociali, lavoro per avere riposte immediate sulla risoluzione dell’emergenza: le risorse finanziarie necessarie a coprire integralmente il servizio di assistenza igienico-personale specializzato nelle scuole superiori e ad avviarlo devono essere sbloccate e trasferite con urgenza agli Enti intermedi delegati.
Slai Cobas per il sindacato di classe

sabato 12 settembre 2026

12 settembre - info da tarantocontro - Ex Ilva Taranto: la situazione dal punto di vista di padroni e governo e dal punto di vista proletario

 NB - Questo testo è stato registrato in ORE 12 Contronformazione rossoperaia giovedì scorso. Da allora la situazione è ulteriormente mutata. La Corte d'appello ha confermato la chiusura dell'area a caldo e le Ditte dell'indotto e dell'appalto hanno confermato i 2500 licenziamenti.

Lunedì dalle 7 alle 9 vi sarà una prima grossa assemblea davanti alla portineria delle imprese.

Nell'affrontare la questione ex Ilva come principale questione che riguarda i grandi gruppi industriali e le grandi fabbriche in questo Paese, mai va dimenticato che lo stabilimento ex Ilva di Taranto è attualmente la più grande fabbrica del Paese per organici diretti, appalto e indotto e che la vicenda dell'Ilva ha implicazioni di ogni genere, sia relative al problema del lavoro e condizioni di lavoro, sia chiaramente all'enorme questione della sicurezza e dei danni ambientali causati dalla gestione capitalistica della fabbrica che si è succeduta, prima come fabbrica delle partecipazioni statali, poi con la lunga permanenza di padron Riva, infine ArcelorMittal, e oggi i commissari per conto del Governo.

Tutte queste questioni fanno sì che l'Ilva sia una questione centrale a cui dovrebbero guardare operai e tutte le forze che agli operai e lavoratori si rifanno in questo Paese, in particolare quelle fuori dal perimetro della cosiddetta “sinistra di opposizione parlamentare”.

Proprio perché la situazione è articolata e complessa, è fondamentale il punto di vista da cui ci si mette e i criteri di lettura di questa vicenda secondo gli strumenti che si vogliono mettere in campo.

Noi come Slai cobas, proletari comunisti e questo organo, ORE 12, ci rifacciamo al marxismo e vorremmo che tutte le forze di estrema sinistra e di parte proletaria e anticapitalista si rifacessero al marxismo, cosa che non è.

Nello stesso tempo ci poniamo chiaramente dal punto di vista operaio come punto di vista principale a

cui va unito il punto di vista delle masse popolari di Taranto e in più in generale il punto di vista dell'intero arco del movimento operaio, sia quello implicato nella crisi siderurgica sia quello più generale, dato che la siderurgia è un fattore importante dentro il sistema produttivo di tante altre realtà di fabbrica e del mondo del lavoro.

Ponendoci dal punto di vista degli operai la situazione è piuttosto semplice:

padroni e governo, in particolare quest'ultimo che ha fatto e fa anche da padrone, tramite i commissari all'interno del gruppo industriale e nella fabbrica a Taranto, non sono riusciti a trovare una soluzione. Hanno provato a svendere l'Ilva al primo offerente, ma nei fatti la campagna di vendita non ha prodotto risultati sostanziali, siamo ancora al palo su questo terreno. Nello stesso tempo l'unica cosa che è stata garantita ai lavoratori è una sorta di continuità lavorativa falcidiata da una cassa integrazione permanente che ha toccato ampie fasce dei lavoratori e che chiaramente ne ha aumentato il disagio sul piano salariale e di prospettiva.

12 settembre - ELECTROLUX CONFERMA CHIUSURA DI CERRETO E LICENZIAMENTINEGLI ALTRI SITI: MARTEDI' 15 SCIOPERO E MANIFESTAZIONE NAZIONALE

 

Electrolux Susegana, 300 operai in strada e sciopero nazionale il 15 settembre

Il piano della multinazionale prevede 1.450 esuberi in Italia e la chiusura di Cerreto d'Esi. Oggi manifestazione lungo la Pontebbana. Una delegazione trevigiana parteciperà alla manifestazione nelle Marche


Circa 300 operai dello stabilimento Electrolux di Susegana sono scesi in strada stamattina, giovedì 9 settembre, raggiungendo la statale Pontebbana per un'azione di volantinaggio contro il piano industriale della multinazionale svedese. È la prima protesta di questo tipo dopo molto tempo, e arriva in risposta a un piano che prevede esuberi massicci: 240 operai (ridotti rispetto ai 310 inizialmente annunciati) e 180 impiegati, per un totale di 420 posti di lavoro a rischio su 1.250 dipendenti.


Electrolux chiude Cerreto D’Esi: 1.450 esuberi in Italia

Denis Dosi

Electrolux ha confermato quello che nelle Marche si temeva da settimane: lo stabilimento di Cerreto D’Esi chiude, e il piano di riorganizzazione italiano resta pesante nonostante il numero degli esuberi sia stato limato solo in parte. Sul tavolo restano 1.450 posti in eccesso distribuiti sui cinque stabilimenti italiani del gruppo, una cifra che pesa come un macigno su un settore, quello degli elettrodomestici, che in Italia ha una storia lunga e un presente parecchio complicato. La riduzione annunciata dall’azienda non cambia la sostanza del quadro. Meno esuberi rispetto alle ipotesi iniziali, sì, ma la mappa produttiva italiana resta quella disegnata dal piano, con un sito che sparisce e gli altri chiamati a reggere l’urto di una ristrutturazione che tocca migliaia di famiglie. La chiusura di Cerreto D’Esi è il punto più duro, perché non si tratta di un ridimensionamento ma della cancellazione di un presidio industriale.am


Electrolux, Solaro boccia il nuovo piano. “Tagli confermati e ritmi di lavoro disumani”

Partono le azioni di lotta, martedì 15 sciopero in tutti gli stabilimenti e manifestazione a Cerreto d’Esi. I sindacati: “A Solaro 116 licenziamenti e lo stop all’intesa che prevedeva un’ulteriore linea produttiva”

Solaro (Monza Brianza), 11 settembre 2026 – L’assemblea dei lavoratori Electrolux a Solaro respinge il piano rivisto dell’azienda che conferma i licenziamenti: partono le azioni di lotta e già martedì 15 ci sarà uno sciopero in tutti i siti produttivi e manifestazione nazionale a Cerreto d’Esi (Ancona).

L’azienda conferma il piano di licenziamenti e, contemporaneamente, pretende ritmi di lavoro disumani. Per questo iniziamo la lotta con uno sciopero nazionale”, dicono i sindacati. Dopo i due giorni di confronto al ministero delle Imprese e del Made in Italy, Electrolux ha confermato il proprio piano industriale: chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi 1.450 esuberi a cui si aggiungono 135 contratti a termine che non saranno rinnovati (oltre ai 91 già cessati).

Per quanto riguarda Solaro (617 dipendenti), ai 116 licenziamenti (senza contare i 111 giovani con contratto a termine cessato) si aggiunge la sconfessione di un accordo che prevedeva l’installazione entro il 2026 di una ulteriore linea produttiva e, nella stesso tempo, la richiesta di aumentare le cadenze delle linee di montaggio dagli attuali 90 pezzi fino a 140 pezzi all’ora. In sintesi meno lavoratori e ritmi di lavoro insostenibili”, spiega una nota sindacale congiunta.


domenica 6 settembre 2026

7 settembre - da tarantocontro: Ex Ilva, “licenziamenti indotto, è solo l’inizio” - conf stampa sindacati - info - la posizione dello Slai Cobas

 Giacomo Rizzo corriere di Taranto

Prima ancora che si spenga la fabbrica, rischia di spegnersi una parte del lavoro che le ruota intorno. Sono 2.500 i lavoratori dell’indotto ex Ilva per i quali Aigi ha annunciato l’avvio delle procedure di licenziamento collettivo. È il nuovo fronte della vertenza che oggi ha portato Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil e Usb a presentarsi insieme, nella sede dei metalmeccanici di Taranto, per chiedere di fermare le procedure e soprattutto per sollecitare al governo una risposta sul futuro dell’acciaieria.

La conferenza stampa congiunta si è svolta alla vigilia di due giornate decisive: l’8 settembre il confronto a Palazzo Chigi e il 9 settembre l’udienza sulla richiesta di sospensiva della chiusura dell’area a caldo. Due appuntamenti dai quali il  sindacato si attende una svolta, perché l’incertezza sul destino produttivo dello stabilimento si sta già trasformando in una minaccia concreta per l’occupazione delle aziende dell’appalto.

Il primo bersaglio delle organizzazioni sindacali è stato proprio Aigi. «Chiediamo ad Aigi di ritirare immediatamente i licenziamenti e di attendere l’incontro di martedì a Palazzo Chigi», ha detto Luigi Bennardi, segretario della Uilm Taranto. La richiesta, ha spiegato, è arrivata dopo che le organizzazioni sindacali avevano chiesto alle associazioni datoriali di «soprassedere con l’invio delle procedure e delle informative per il licenziamento collettivo».

Lavoro

Aigi, invece, ha deciso di andare avanti. Una scelta che per i sindacati rappresenta «una fuga in avanti», perché arriva mentre il confronto istituzionale sul futuro dell’ex Ilva deve ancora entrare nella fase decisiva.

Bennardi ha spiegato che la conferenza è servita a «lanciare un grido d’allarme per quanto riguarda la situazione di Taranto, che ormai è sull’orlo di una bomba sociale». Il segretario Uilm ha richiamato anche il piano straordinario discusso al ministero delle Imprese e del Made in Italy e ha sottolineato la necessità che la tutela riguardi l’intera filiera. «Le organizzazioni sindacali hanno chiesto la tutela di tutti i lavoratori: Acciaierie d’Italia, Ilva in amministrazione straordinaria e appalto, che è la parte sempre maggiormente esposta», ha osservato.

Il problema, dunque, non è soltanto quello dei 2.500 posti messi a rischio. Per il sindacato il numero potrebbe essere destinato a crescere se non verrà definito rapidamente un quadro industriale. E proprio su questo punto Biagio Prisciano, segretario generale della Fim Cisl Taranto-Brindisi, ha indicato l’indotto come «l’anello più debole della catena».

Prisciano ha però chiarito che chiedere continuità occupazionale non significa difendere il vecchio modello produttivo. «Non siamo per mantenere il ciclo a carbone, ma per passare dal ciclo a carbone al ciclo elettrico, attraverso forni elettrici e la produzione di acciaio green, senza far ammalare né chi sta all’interno della fabbrica né chi sta all’esterno», ha sottolineato.

La transizione, però, secondo la Fim deve essere accompagnata da certezze e investimenti. «Ci devono spiegare quello che il governo intende fare di questo stabilimento», ha detto Prisciano, evidenziando che il futuro della fabbrica non può essere separato da quello delle imprese che lavorano al suo interno.

E sui 2.500 licenziamenti annunciati da Aigi ha lanciato un avvertimento: «Questo è solo l’inizio». Prisciano ha denunciato l’assenza, a suo giudizio, di «una cabina di regia» e di «un’assunzione di responsabilità da parte di tutte le istituzioni, di tutta la politica».

Per il segretario della Fim servono «la messa in sicurezza dei lavoratori», strumenti straordinari e soprattutto «una clausola sociale di salvaguardia per i lavoratori dell’appalto e dell’indotto». Senza questi interventi, ha aggiunto, «continueremo ad accumulare problemi». E il rischio è che «a pagare le conseguenze siano poi i lavoratori».

Il tempo, intanto, corre anche sul fronte produttivo. Francesco Brigati, segretario generale della Fiom Taranto e Puglia, ha sottolineato che la questione giudiziaria non può essere considerata separatamente dalle condizioni concrete dello stabilimento. «Anche in caso di sospensiva lo stabilimento rischia di chiudere», ha detto.

Brigati ha osservato che «non ci sono risorse finanziarie affinché, se dovesse determinarsi la sospensiva rispetto a quanto è stato deciso dalla Corte d’Appello di Milano, comunque lo stabilimento possa continuare». E ha posto l’accento sulla disponibilità di materie prime: «Non sono in arrivo navi di minerali nelle prossime settimane, nei prossimi mesi».

Secondo il segretario Fiom, la situazione potrebbe consentire di andare avanti soltanto «entro la fine del mese e i primi di ottobre». Un orizzonte temporale che rende ancora più urgente, secondo il sindacato, una decisione politica.

«Il governo più longevo della storia repubblicana aveva la possibilità di intervenire e aveva cinque anni per poter programmare il futuro dell’ex Ilva e non lo ha fatto», ha accusato Brigati. E ha respinto l’idea di attribuire alla magistratura la responsabilità dell’attuale situazione: «Credo che ci sia una responsabilità molto grande da parte del governo perché, in presenza di una condizione di quel tipo, comunque stanno decidendo».

Il segretario Fiom ha ricordato inoltre che il tema dell’indotto era già emerso con forza nello sciopero del 3 agosto. «La procedura di licenziamento collettivo che riguarderebbe 2.500 lavoratori dell’indotto, paventata da Aigi, è qualcosa che avevamo già annunciato», ha spiegato. Per la Fiom, quindi, quello che sta accadendo non è un episodio isolato, ma l’effetto di una crisi industriale che rischia di propagarsi ben oltre i cancelli dell’acciaieria.

Anche l’Usb ha chiesto che il vertice di Roma produca risposte concrete. Rizzo ha indicato come priorità «le garanzie per i lavoratori, che devono essere garanzie concrete». Il dato dei 2.500 licenziamenti, ha sottolineato, «è un elemento che rischia di innescare un’escalation sociale molto complicata da gestire».

Rizzo ha inoltre contestato l’ipotesi di una continuità limitata alla sola area a freddo. «Mantenere la sola area a freddo in uno stabilimento a ciclo integrale è un controsenso», ha osservato, ricordando la necessità di grandi quantitativi di bramme. Per questo, ha aggiunto, quella prospettiva appare «più uno specchietto per dare una speranza che in realtà in questo momento non abbiamo».

Alla fine, le quattro organizzazioni hanno consegnato un messaggio unitario: fermare i licenziamenti dell’indotto e arrivare al tavolo del governo con una prospettiva industriale precisa. «Servono decisioni chiare e definitive sul futuro di migliaia di lavoratori di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, dell’Ilva in amministrazione straordinaria e dell’indotto», hanno ribadito

Una richiesta che, dopo le settimane dei Giochi del Mediterraneo, assume anche un valore simbolico per la città. «Taranto ha dimostrato di saper fare squadra, ora Governo, istituzioni e imprese devono dimostrare di saper fare squadra per difendere i lavoratori e il lavoro», hanno affermato i sindacati. Poi la chiosa: «I Giochi del Mediterraneo sono finiti. Adesso basta giochi sulla pelle dei lavoratori

la posizione dello Slai Cobas




7 settembre - Sulla lunga lotta delle precarie coop sociali di Palermo Slai Cobas sc - Un bilancio che va oltre Palermo

 

La lotta delle lavoratrici e lavoratori Assistenti igienico-personale nelle scuole, precari delle cooperative sociali a Palermo, guidata dallo Slai Cobas per il sindacato di classe, rientra nel mondo del lavoro/precariato del sud di questo paese, una lotta inserita all'interno delle dinamiche complessive dello scontro capitale-lavoro, in cui lo Stato borghese con i suoi corollari (Città Metropolitana, Regione Siciliana) utilizza le esternalizzazioni per smantellare i servizi pubblici, abbattere il costo del lavoro e frammentare la classe lavoratrice.

Questi lavoratori e lavoratrici, per anni esternalizzati a cooperative sociali pagate dall'ex Provincia (oggi Città Metropolitana), si sono trovati davanti da un lato ai pesanti tagli ai fondi da parte della Regione Siciliana, dall'altro alle riforme statali (come il D.Lgs 66/201 7) che hanno tentato di scaricare le mansioni di cura e igiene degli alunni disabili direttamente sui collaboratori scolastici statali (il personale ATA), nel tentativo di eliminare le figure specialistiche esterne.

Il sistema degli appalti e delle esternalizzazioni nel "terzo settore" a Palermo (servizi sociali, assistenza scolastica, pulizie, manutenzione) ha creato negli anni un grande bacino di precariato ricattabile, spesso incastrato in un gioco allo scaricabarile tra Regione, Città Metropolitana, Comuni e i diversi governi e giunte borghesi che si sono succeduti negli anni e le cooperative stesse.

La vertenza degli assistenti specializzati nelle scuole superiori palermitane rientra nella privatizzazione che avanza della scuola pubblica. Lo Stato, attraverso riforme bipartisan succedutesi negli anni ha tagliato i costi dell'assistenza ai disabili scaricandoli sugli enti locali, i quali a loro volta li hanno appaltati a cooperative sociali al massimo ribasso. Il sistema delle cooperative nel terzo settore funziona come una sorta di ammortizzatore per lo Stato borghese al servizio del Capitale: garantisce l'erogazione di servizi costituzionali (il diritto allo studio per gli alunni disabili) scaricandone il costo sulla pelle di lavoratori precari, ricattabili e sottopagati.

In questo contesto, la gestione della vertenza da parte dello Slai Cobas per il sindacato di classe ha mostrato luci di tenace resistenza e limiti legati ai rapporti di forza generali.

Questa lotta sindacale è durata tanti anni, quasi 15 fino ad oggicosa per nulla scontata.

La lotta guidata dallo Slai Cobas ha rotto la narrazione istituzionale secondo cui le cooperative sociali sarebbero per natura "enti etici", la lotta ha strappato il velo dell'ipocrisia "sociale" delle cooperative e ha portato alla luce la realtà dello sfruttamento dei precari: ritardi cronici nei pagamenti degli stipendi (spesso di mesi, la lotta infatti è iniziata per contrastare il mancato pagamento degli stipendi), contratti a singhiozzo, demansionamento, livelli inferiori all’effettivo lavoro, assenza di diritti basilari; in particolare verso le lavoratrici donne, la maggioranza per diversi anni, che subivano oggettive discriminazioni di genere.

Non di volontariato malpagato si tratta ma di lavoro a tutti gli effetti con arricchimento dei padroncini delle Coop sullo sfruttamento dei precari.

In un settore storicamente dominato dagli accordi al ribasso dei sindacati confederali vedi i CCNL Coop Sociali firmati negli anni, e con delegati sindacali confederali spesso ammanigliati con i padroncini Coop in un sistema clientelare di favori reciproci, lo Slai Cobas sc a Palermo ha introdotto la pratica della lotta e dell'azione diretta, diventando di fatto il sindacato rappresentativo di questa lotta; altri sindacati di base come il Cobas Scuola si sono di fatto accodati allo Slai cobas. I confederali a Palermo in questa vertenza spariscono di fatto se non per comparse istituzionali nei palazzi in audizioni come all’Ars e solo perché convocati a copertura e contro lo Slai, o raramente nei presidi, a volte cacciati fisicamente dalle precarie sempre tra le più combattive.

Questa battaglia si è fatta conoscere a livello regionale e anche per certi aspetti nazionale,

Vi è stata una denuncia costante contro “la guerra tra poveri” che i governi borghesi scatenano tra lavoratori precari e personale interno, quello statale, si è denunciato con forza che l'assistenza a studenti con disabilità gravi richiede competenze acquisite tramite corsi specialistici (es. le 900 ore regionali), rifiutando sia il licenziamento degli assistenti sia lo scaricamento della mansione a gratis sui bidelli (ATA. Si è provato a creare una unità tra precari e personale di ruolo scuole con lettere aperte ai CS, inviti nelle iniziative dei precari; ma qui i risultati sono stati insufficienti, l’azione di contrasto e frenante dei sindacati confederali nelle scuole verso i CS ha inciso, per esempio impedendo alle precarie in lotta il raggiungimento delle diverse scuole per far arrivare materiali.

La saldatura tra diritto al lavoro e diritto allo studio ha portato in alcune fasi ad un’alleanza tra le precarie e le famiglie degli studenti disabili con momenti di visibilità anche nazionale, come il caso dell’alunno disabile Ivan che arriva pure su Rai2 e coinvolge anche la Presidenza della Repubblica, dove i precari rompono il protocollo del Quirinale e a Palermo fanno un incontro con il cerimoniere del Presidente Mattarella.

Scioperi e assemblee sindacali, mai fatti prima dai precari che hanno imparato a farli, presidi sotto diversi Palazzi Istituzionali anche per mesi contro licenziamenti, tagli al servizio nelle scuole, contro leggi regionali che cancellavano il servizio, blocchi delle strade, occupazioni di locali dei Palazzi e delle sedi delle Coop, hanno costretto le istituzioni a sedersi ai tavoli non per concessione, ma per forza di cose, i lavoratori con il cuore delle lavoratrici combattive hanno conquistato dignità e protagonismo con la lotta.

Tutta questa lotta è stata fatta con una logica di “guerra”, le riunioni in sede erano per fare “i piani di guerra”.

Le lavoratrici con la lotta diretta dallo Slai non si sono più mosse come "vittime" ma come un soggetto attivo capace di occupare le sedi della Città Metropolitana, di bloccare la viabilità, e per questo sono state più volte denunciate.

Questa lotta delle lavoratrici diventa importante anche nell’ambito della lotta più ampia e generale contro la doppia oppressione della maggioranza delle donne in questa società.

Lo sciopero dello donne dell’8 marzo promosso da Mfpr e che lo Slai sostiene attivamente, a Palermo vede queste precarie animarlo per diversi anni; compreso alcune manifestazioni nazionali, come quella sotto il Parlamento, Giornali, Ministero degli Interni a Roma

Il sistema delle cooperative divide i lavoratori, decine di micro-aziende, lavoratori isolati spesso non si conoscono tra loro pur facendo lo stesso lavoro. Con questa lotta si è riusciti, in diverse fasi, ad unificare i lavoratori organizzati nella vertenza/lotta, facendo capire agli stessi che il "nemico" non era solo il singolo padroncino della cooperativa, ma tutto il sistema degli appalti al massimo ribasso voluto dalle istituzioni pubbliche.

Si sono ottenuti risultati concreti e tangibili, difendendo fino ad oggi il lavoro che le Istituzioni hanno più volte cercato di eliminare, facendo cancellare più di 70 tagli in una fase, facendo abrogare una legge regionale che con il governo Crocetta aboliva il servizio e il lavoro dei precari, con una lotta durata mesi e un presidio permanente sotto l’Ars, riacciuffando di fatto il servizio sotto pandemia, quando la Regione con il governo di destra di Musumeci lo ha attaccato per cancellarlo.