martedì 24 febbraio 2026

24 febbraio - Esplosione in un’azienda farmaceutica ad Agrate Brianza: tre lavoratori investiti da una fiammata, grave un 19enne..

 ..nella regione della sbornia olimpica e della "sicurezza" per sbirri assassini-dell'impunità per le imprese-del caporalato coperti dal governo fascista Meloni, aumentano insicurezza e omicidi sul lavoro

Un’esplosione si è verificata all’interno del capannone di un’azienda farmaceutica ad Agrate Brianza (Monza). La fiammata che si è generata ha investito tre addetti alle pulizie. Uno è grave.
A cura di Enrico Spaccini

Tre lavoratori, di 19, 31 e 44 anni, sono rimasti feriti in seguito a un incidente avvenuto all'interno di una ditta farmaceutica ad Agrate Brianza (in provincia di Monza e della Brianza). Stando a quanto emerso finora, nel pomeriggio di oggi, lunedì 23 febbraio, si sarebbe verificata un'esplosione all'interno di un capannone dalla quale si è generata una fiammata che ha investito i tre. Uno di loro, il più giovane, è stato trasportato in gravi condizioni all'ospedale Niguarda di Milano, pare abbia rimediato ustioni sul 50 per cento del corpo. Gli altri due, invece, avrebbero riportato conseguenze meno preoccupanti e sono stati trasportati all'ospedale San Gerardo di Monza.
L'incidente si è verificato intorno alle 17:30 del 23 febbraio all'interno del capannone della Frau Pharma, un'azienda farmaceutica specializzata nella ricerca e nello sviluppo sperimentale che si trova nella zona industriale di Agrate Brianza, presso Cascina Trivulzina. I lavoratori coinvolti sarebbero tre addetti alle pulizie dipendenti di una ditta esterna che stavano operando con un macchinario per aspirare i liquidi. Forse a causa di un mix di sostanze chimiche, si è originata un'esplosione con una fiammata che li ha investiti.
Sul posto sono arrivati i soccorsi con tre ambulanze e un'auto medica in codice rosso, quattro mezzi dei vigili del fuoco di Monza e Brianza (due autopompe, un carro soccorso, un’autoscala e un autobotte pompa), i carabinieri della Stazione di Agrate e gli agenti della polizia locale. Uno dei lavoratori, il 19enne, avrebbe riportato ustioni sul 50 per cento del corpo ed è stato trasportato in codice rosso al Niguarda, dove è presente il reparto Grandi Ustioni. Gli altri due, invece, sono stati portati in codice giallo al San Gerardo di Monza. Per gli accertamenti su quanto accaduto sono intervenuti anche gli ispettori dell'Agenzia di tutela della salute di Monza ed è stato allertato il nucleo Nucleare Biologico Chimico Radiologico (Nbcr).


24 febbraio - info solidale, SIAMO TUTTI HAJI: Firenze, studentessa minorenne partecipa al sit-in per i lavoratori licenziati: la famiglia segnalata ai servizi sociali

 

Sudd cobas Prato Firenze

1. Haji è una studentessa del Liceo Machiavelli Capponi di Firenze. È stata segnalata ai Servizi Sociali per aver partecipato alla protesta degli operai de L'Alba davanti al negozio di Patrizia Pepe in piazza Duomo a Firenze.

2. Siamo di fronte a un atto intimidatorio. Prima la convocazione insieme ai genitori per un colloquio (che è sembrato più un interrogatorio), poi l'ispezione nella sua casa. E infine l'invito a non partecipare più a manifestazioni, paventando "conseguenze più gravi".

3. I servizi sociali hanno attivato un'indagine su di lei e sulla sua famiglia, alla ricerca di qualche fattore criminogeno o di disagio alla base della sua partecipazione a una protesta sindacale. Se vogliono capire perché una studentessa di 17 anni quel giorno era insieme agli operai de L'Alba non c'è bisogno di indagini: semplicemente, Haji è una ragazza che non rimane indifferente davanti alle ingiustizie e crede in una società migliore. La solidarietà e la partecipazione politica sono diventate un reato?

4. È un fatto: non era mai accaduto niente di simile prima. Eppure sono stati e sono tuttora decine gli studenti e le studentesse del Liceo Machiavelli Capponi - come di altre scuole - che partecipano agli scioperi ed alle proteste degli operai sfruttati del distretto industriale pratese. Perché Haji? Conta il fatto che i suoi genitori vengono dal Marocco?

5. La sensazione è che siamo di fronte a una combinazione esplosiva tra attacco al diritto al dissenso e criminalizzazione delle cosiddette "seconde generazioni". Una criminalizzazione che non è limitata alla propaganda-spazzatura che tutti i giorni riempie i programmi in TV. Ma si materializza già anche in nuove prassi repressive che passano da Procura dei Minori e da assistenti sociali.

6. Si vuole provare ad affermare che ci sono ragazzi e ragazze che non hanno diritto alla partecipazione politica e alla vita democratica. Questo è inaccettabile. E deve preoccuparci tutti.

7. La risposta dei compagni e delle compagne di scuola di Haji è stata straordinaria. In tre giorni già in più di 300 hanno firmato una petizione di solidarietà. Tra le firme ci sono anche quelle di molti docenti. Perché la scuola in molti casi - come questo - è ancora qualcosa che le destre al potere non riescono a piegare del tutto alla loro idea trumpiana di società.

8. C'è un filo nero che unisce la storia di Haji con la schedatura degli studenti palestinesi, dei "professori comunisti" o la proposta di Fratelli d'Italia a Bagno a Ripoli di etichettare le scuole con docenti di sinistra e antifascisti. Ma c'è anche un filo rosso che tesse trame solidali di un’alternativa, e che unisce già studentesse, docenti di un liceo e operai. Finché continueremo a tesserlo, non passeranno.

Left

Il #buongiorno di Giulio Cavalli

Lo scorso 8 novembre alcuni studenti hanno deciso di solidarizzare con gli operai della ditta L'Alba di Montemurlo che in piazza Duomo a Firenze avevano organizzato una manifestazione per chiedere al brand Patrizia Pepe di partecipare al tavolo di crisi convocato dalla Provincia di Prato.

Dovrebbe essere una bella notizia: in un’epoca in cui tutti spingono sull’alternanza scuola-lavoro degli scolari decidono di affiancare dei lavoratori anche nella rivendicazione dei loro diritti. Coscienza di classe, si sarebbe detto una volta. Poiché oggi quella definizione sarebbe bollata di terrorismo possiamo chiamarla compartecipazione alla vita pubblica dei lavoratori. Così sono tutti tranquilli.

Una studentessa diciassettenne del liceo Machiavelli-Capponi di Firenze, raccontano il Collettivo K1 e i coordinatori del sindacato Sudd Cobas, per questo è stata segnalata ai servizi sociali cittadini dopo avere ricevuto un’ispezione a casa. E che hanno fatto i servizi sociali? Le hanno consigliato di non partecipare più a manifestazioni di protesta “per evitare conseguenze più gravi”.

Dice Sudd Cobas che a loro sembra “un segnale molto pericoloso” e in effetti è difficile non essere d’accordo. Siamo passati dagli studenti manganellati che avevano innervosito perfino il presidente Mattarella agli studenti ammansiti senza nemmeno bisogno di un decreto. Per diventare veramente adulti ai nostri scolari è richiesta l’accettazione supina di futuri licenziamenti.

Ultimo piccolo particolare: la studentessa ha genitori nordafricani. Ma noi siamo sicuri che i servizi sociali avrebbero usato lo stesso intimidatorio paternalismo anche con i figli della borghesia fiorentina.

Buon lunedì.


lunedì 23 febbraio 2026

23 febbraio - info da tarantocontro: Ma veramente gli operai ex Ilva si devono affidare a questo vendifumo?

 DOBBIAMO BOICOTTARE LA VENDITA DELL'EX ILVA AL FONDO FLACKS. 

I SINDACATI CONFEDERALI E USB CHE FANNO? LA STRADA DEI "TAVOLI" PORTERA' AL FALLIMENTO!

Slai Cobas Taranto

Mister Flacks, solo brochure e niente bilanci: «miracoli» e miliardi dell’inglese che punta all’Ilva (con la moglie)

Da Corriere della Sera - Finanza di Mario Gerevini

Selezionato dal governo per trattare in esclusiva. Il family office di Miami e il buio sui bilanci.Il caso dei 5 miliardi che diventano 7 in pochi giorni. 

Il «cavaliere bianco» nel 2022 acquistò un’azienda di vernici Usa: chiusa poco dopo
Michael Flacks è il cavaliere bianco dei casi disperati. Il governo lo ha selezionato per trattare in esclusiva l’acquisto degli asset ex Ilva. Al di là del costo simbolico di 1 euro, sul tavolo c’è un’operazione di rilancio di grandi proporzioni (5 miliardi di investimenti industriali) e impatto sociale (8.500 dipendenti coinvolti). Quindi bisogna avere capitali ed esperienza di turnaround industriali (preferibilmente siderurgici) ad alto livello di complessità. Mister Flacks, cittadino inglese residente a Miami, risponde a questi requisiti?
Il caso Kelly Moore 
- Qualcosa non torna se si va al sodo, cioè se si entra nel “portafoglio” del suo Flacks Group. Dove dall’oggi al domani, all’inizio del 2026, si sono materializzati nuovi asset per 2 miliardi di dollari in più. Tre miliardi se il confronto è tra agosto e oggi. Ma come ha fatto? Un genio o un mago? Ci arriviamo. Intanto segnaliamo che nel 2022 acquistò un’azienda americana di vernici (Kelly Moore Paints, fondata nel 1946) da 400 milioni di fatturato e 1.200 dipendenti. Flacks presidente, il suo braccio destro Charles Gassenheimer amministratore delegato. L’azienda ha chiuso per sempre poco più di un anno dopo il loro insediamento. Sul sito di Flacks Group il progetto Kelly-Moore Paints è sotto il titolo «I nostri recenti successi». Flacks Group non è un fondo di investimento che raccoglie capitali da piccoli e grandi investitori. L’uomo d’affari americano è stato chiaro: «È un family office, siamo io e mia moglie». Dunque Michael Aubrey Flacks (58 anni) e Deborah Rhonda Flacks (63) partendo da una holding familiare che ha il core business negli immobili e radici societarie nel poco trasparente Delaware, muovono le loro leve imprenditoriali e i loro (misteriosi) capitali prima verso aziende di piccole-medie dimensioni poi, improvvisamente, alzano la posta: ex Ilva e British Steel.

Bilanci? Non pervenuti - Il sito web di Flacks Group non fornisce bilanci: nulla su ricavi, utili/perdite, debiti, dipendenti ecc. A richiesta scritta di avere almeno gli highlights economici delle società non ci è stata data risposta. Flacks non è quotato in Borsa e non possiede alcuna azienda a listino quindi non ha stringenti obblighi informativi. Tuttavia si muove in un contesto di mercato, come oggi in Italia, dove le controparti sono istituzionali e pubbliche: governi centrali e locali, sindacati, autorità regolatorie.  In assenza di bilanci pubblici che cosa arriva sotto gli occhi degli addetti ai lavori? La «Flacks Group Brochure», il testo “sacro” (ed essenziale) che Michael e la moglie esibiscono come biglietto da visita. Ma occhio alle date. La versione che girava tra pc e scrivanie fino allo scorso agosto dava tre cifre chiave: 4 miliardi di dollari in asset gestiti; aziende target con fatturati tra 250 milioni e 5 miliardi; equity ticket di 500 milioni, cioè la quota che Flacks è disposta a investire di tasca propria (cresciuta prodigiosamente in pochi mesi dai precedenti 200 milioni). Passa l’autunno e al 31 dicembre 2025 i 4 miliardi di asset sono diventati 5 miliardi. Passa ancora qualche settimana e siamo a oggi: il patrimonio è lievitato a 7 miliardi, secondo l’ultima versione del documento ufficiale. Nel frattempo nessuna news di investimenti o plusvalenze miliardarie. Né, come detto, esiste il riscontro di un bilancio. Il tavolo e le carte - In portafoglio ci sono tuttavia molti asset immobiliari di grande valore e alcune aziende industriali, anche in Europa, come Pleuger (ingegneria meccanica) e Artemyn (minerali per l’industria della carta). La loro holding, Pleuger Minerals del Delaware, proprio pochi giorni fa ha deliberato di non liquidare la Artemyn France che ha un patrimonio netto negativo. Sono soprattutto medie aziende. 
Sul tavolo è presumibile che il governo abbia visto e misurato le carte “vere”...
Michael Flacks intanto afferma sicuro: «Abbiamo pianificato 5 miliardi di investimenti». E, intervistato dalla Gazzetta del Mezzogiorno: «Se vi dicessi che vengo a Taranto succederebbe come quando i Beatles sono andati in America, accolti da folle oceaniche». Il ministro delle Imprese Adolfo Urso conta di chiudere la vendita «entro aprile». Quando mister Flacks potrebbe già aver raggiunto i 10-15 miliardi di asset. Nella brochure...


sabato 21 febbraio 2026

21 febbraio - QUANDO GLI IMMIGRATI NON FANNO NOTIZIA: QUANDO VENGONO ASSASSINATI SUL LAVORO

 

Tragedia sul lavoro nel Milanese: operaio muore schiacciato da un macchinario
L’incidente si è verificato oggi pomeriggio nell’azienda Mondo Sd, specializzata nella produzione e lavorazione materie plastiche, a Bernate Ticino, nel Milanese.
A cura di Francesca Caporello
Tragedia a Bernate Ticino, nel Milanese. Questo pomeriggio, venerdì 20 febbraio, intorno alle 17 si è verificato un gravissimo incidente sul lavoro che ha costato la vita a un operaio, un uomo di origini pakistane, di 37 anni. Come confermato dalla polizia locale di Bernate Ticino a Fanpage.it l'incidente sarebbe accaduto in via Delle Vallogge di Sotto, nell'azienda Mondo Sd, specializzata nella produzione e lavorazione di materie plastiche.

Sul posto sono intervenuti immediatamente i soccorsi: un'ambulanza, un'automedica e un elicottero del 118, inviati in codice rosso da Areu (l'agenzia di emergenza urgenza della Lombardia) con la massima urgenza, ma purtroppo, per l'operaio non c'è stato nulla da fare. È morto sul colpo e i soccorritori non hanno potuto far altro che constatarne il decesso.
Presenti anche la polizia locale di Bernate Ticino con il comandante Walter Chiodini, i carabinieri di Abbiategrasso, la Procura di Milano, l'Ats (Agenzie di Tutela della Salute), una squadra dei vigili del fuoco di Magenta e un'altra di via Messina a Milano.
Ancora non si conoscono le cause precise dell'incidente. Ma da una prima ricostruzione sembrerebbe che l'operaio sia rimasto schiacciato da un muletto che si è scontrato contro un altro macchinario. Stava infatti lavorando proprio a un macchinario che divide la plastica da altri materiali quando è stato risucchiato nella tramoggia, forse per aver perso l'equilibrio, anche se non si esclude anche l'errore umano, suo o di qualche suo collega.


21 febbraio - info: PMC MELFI ACCORDO SULLA CASSA ALL’OMBRA DI UN RICATTO

 

Operai Contro


Per anticipare il pagamento della cassa integrazione l’azienda ha chiesto libertà di movimento delle attrezzature. I sindacalisti hanno scaricato la scelta sugli operai che hanno resistito. Usciranno solo pochi robot, il resto rimarrà sotto il loro controllo.

Il sindacato e la stampa hanno riportato la notizia dell’accordo sulla cassa integrazione per i lavoratori PMC di Melfi dal 1° gennaio al 30 aprile 2026. La cassa verrà anticipata ai lavoratori dalla PMC, che finora si era opposta a questa eventualità, sostenendo di non avere più le disponibilità finanziarie. Sembrerebbe che gli operai PMC abbiano raggiunto così un buon risultato anche se temporaneo. Ed è indubbio che l’avere un reddito, anche se parziale, fa comodo. Quello che nessuno ha detto però è che questo accordo è stato raggiunto sotto un ignobile ricatto. L’azienda si è dichiarata disponibile ad anticipare la cassa a patto che gli operai lasciassero uscire dalla fabbrica i robot che servono da qualche altra parte, probabilmente in qualche stabilimento PROMA. Da considerare che la PMC non è altro che la sommatoria degli azionisti della PROMA e della MA. Aziende controllate dagli stessi azionisti che ancora fanno profitti anche nella zona industriale di Melfi. I sindacati, invece di insorgere contro questo ricatto, che dimostra in maniera lampante che in realtà le presunte difficoltà finanziarie dichiarate dalla PMC sono state solo menzogne, si sono limitati a riportare il ricatto ai lavoratori riuniti in assemblea ieri, chiedendo loro di decidere. Evidentemente i sindacalisti si sono “dimenticati” di aver pomposamente dichiarato in un comunicato unitario dello scorso 23 gennaio che “Fino alla sottoscrizione di un accordo quadro complessivo, non dovrà essere spostato né movimentato alcun asset (PMC1 e PMC2)”!
Gli operai hanno compreso il gioco dell’azienda e dei sindacati ed hanno concesso l’uscita di solo una piccola minoranza dei robot presenti in fabbrica (12 in tutto), avvisando che nessun ulteriore ricatto sarà tollerato alla scadenza della cassa ad aprile.
A. V.



venerdì 20 febbraio 2026

20 febbraio - info internazionalista: Il grande sciopero dei lavoratori in India

 300 milioni di persone in piazza in uno storico sciopero nazionale in India

 Abdul Rahman | peoplesdispatch.org Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

12/02/2026
Lo sciopero è stato indetto congiuntamente dai sindacati operai e contadini per richiedere il ritiro delle politiche anti-popolari, come i quattro nuovi codici del lavoro e gli accordi commerciali recentemente firmati con gli Stati Uniti e l'Unione Europea.

12 febbraio 2026 di Abdul Rahman I lavoratori hanno interrotto il trasporto ferroviario in varie località dello stato di Tripura. Foto: CPI(M)
Giovedì 12 febbraio, 300 milioni di lavoratori, agricoltori, studenti e professionisti di vari settori sono scesi in piazza in tutta l'India per difendere i propri diritti e denunciare le politiche del governo di estrema destra del Paese.
I lavoratori hanno indetto uno sciopero bloccando migliaia di miniere di carbone, raffinerie, fabbriche, banche e trasporti in angoli remoti del Paese, rispondendo all'appello dei Central Trade Unions (CTU), una piattaforma congiunta dei principali sindacati indiani, tra cui il Centre for Indian Trade Unions (CITU), l'All India Trade Union Congress (AITUC), l'All India Central Council of Trade Unions (AICCTU) e l'Hind Mazdoor Sabha (HMS), tra gli altri.
Ai lavoratori si sono uniti milioni di contadini e braccianti agricoli provenienti da tutto il Paese, rispondendo all'appello del Samyukta Kisan Sabha (SKM) e dell'All India Agricultural Workers Union (AIAWA), tra gli altri. Contadini e braccianti hanno manifestato in tutte le sedi distrettuali e nei centri dei villaggi in tutta l'India.
In diversi luoghi, ai lavoratori e ai contadini si sono uniti studenti, organizzazioni femminili e altri gruppi della società civile che hanno espresso la loro solidarietà allo sciopero.
In molte zone gli scioperanti hanno sfidato i tentativi dei proprietari delle fabbriche e delle forze di sicurezza di fermare lo sciopero, picchettando i cancelli delle fabbriche e marciando per le strade per attuare lo sciopero.
In diversi stati, come Kerala, Odisha e Tripura, tra gli altri, la maggior parte delle attività commerciali sono state chiuse in solidarietà con lo sciopero. Sono state organizzate manifestazioni presso gli uffici governativi con migliaia di persone che hanno marciato, gridando slogan, issando striscioni, cartelloni e bandiere rosse.
Nella capitale, Delhi, i lavoratori hanno organizzato grandi raduni presso la segreteria di Stato. Successivamente si sono riuniti anche a Jantar Mantar, dove la leadership centrale dei CTU e dello SKM ha tenuto discorsi definendo lo sciopero un successo.
Sudip Dutta, presidente del CITU, ha affermato che lo sciopero di un giorno è solo simbolico e che se il governo guidato da Narendra Modi non soddisferà le loro richieste, dovrà prepararsi a scioperi più grandi e più lunghi nei prossimi giorni, poiché i lavoratori e i contadini non permetteranno al governo di danneggiare i loro interessi o di vendere la sovranità nazionale dell'India agli Stati Uniti e ad altre potenze straniere.
Richieste principali

Una delle richieste principali dello sciopero è il ritiro degli accordi commerciali che l'India ha recentemente concordato con gli Stati Uniti e l'Unione Europea. I CTU, lo SKM e i partiti di sinistra indiani hanno definito questi accordi una resa della sovranità del Paese e dannosi per gli interessi di milioni di agricoltori indiani, poiché consentono il libero accesso dei mercati indiani ai prodotti agricoli stranieri.
Un'altra richiesta fondamentale è il ritiro dei quattro nuovi codici del lavoro introdotti dal governo Modi nonostante la lunga opposizione dei sindacati e il ritiro di una nuova legge sulla tutela dell'occupazione rurale chiamata VB GRAM G Act.
L'SKM e l'AIAWU hanno affermato che il VB GRAM G Act rende di fatto inefficace il diritto al lavoro. Essi desiderano il ritorno del precedente MGNREGA, che è stato ritirato dal governo.
Gli agricoltori e i lavoratori indiani hanno anche chiesto il ritiro di una serie di leggi introdotte dal governo Modi, come la legge sull'elettricità, la legge sulle sementi e altre, definendole favorevoli alle grandi aziende e contrarie agli interessi della popolazione.
La tutela della politica laica e democratica dell'India è stata una delle principali richieste avanzate durante lo sciopero. I CTU, lo SKM e altri ritengono che il governo del Bharatiya Janata Party (BJP), di stampo suprematista indù, stia minacciando la natura laica e democratica dell'India perseguendo a

L'articolo pubblicato sul blog da ORE 12 Contronformazione rossoperaia del 16 febbraio

Un gigantesco sciopero di milioni di lavoratori - secondo alcuni calcoli ha riguardato una platea di 250 milioni di lavoratori delle fabbriche, del pubblico impiego, delle campagne, di ogni tipo di realtà con tantissime donne, giovani, contadini - ha visto una partecipazione veramente molto estesa.

20 febbraio - info: Ex Fiat Termini Imerese, si passa dal danno alla beffa e viceversa, il governo non proroga la cassa integrazione in deroga e si avvicinano i licenziamenti nelle fabbriche in crisi

 

Per gli operai della ex Fiat di Termini Imerese, poi ex Blutec, adesso passata al Gruppo Pelligra che a sua volta l’ha passata alla Nicolosi Trasporti, e per gli operai dell’indotto, tutti ancora in attesa da 15 anni del famoso “rilancio produttivo”, rilancio che non si vede proprio, le sorprese  non finiscono mai… nella finanziaria di quest’anno il governo ha “inserito quasi di nascosto” scrive il manifesto di ieri la cancellazione del “l’assegno mensile degli operai licenziati dalle aziende dell’indotto nelle aree di crisi complessa italiane”.

Il governo ha voluto anche togliere alle Regioni la gestione diretta dei fondi, passandole al  Ministero del Lavoro: “Le somme per la mobilità in deroga dei lavoratori disoccupati sono stati spostati nel capitolo della cassa integrazione in deroga che, tra l’altro sarà gestita direttamente dal ministero del Lavoro e non dalle Regioni.” Regioni che avevano così la possibilità, anche in funzione elettorale, di indirizzare le somme e mantenere “tranquilli” gli operai.

Un doppio scippo – scrive la Repubblica - del quale fanno innanzi tutto le spese i 107 lavoratori dell’indotto ex Fiat di Termini Imerese e i 55 di quello ex Enichem di Gela, le due aree di crisi

complessa della Sicilia rimasti senza il sussidio di quasi 500 euro mensili che veniva finanziato ogni anno dal 2017.”

La Cgil nazionale esprime “forte preoccupazione e contrarietà per il mancato rifinanziamento della mobilità in deroga, strumento fondamentale per tutelare migliaia di lavoratori privi di altre coperture”; anche i sindacati confederali siciliani hanno chiesto “di rispristinare la mobilità in deroga”, anche perché “soprattutto per Termini Imerese i lavoratori dell’indotto, già penalizzati rispetto a quelli diretti, rischiano anche di perdere il loro status mentre è in corso il progetto di reindustrializzazione del Gruppo Pelligra. Diventerebbero disoccupati come gli atri senza alcun diritto di assunzione nelle nuove aziende che dovrebbero insediarsi a Termini”.

Fermo restando che quella della reindustrializzazione dell’area è una bufala che i sindacati confederali, a cominciare dalla Fiom, raccontano da anni agli operai; sindacati che invece nella sostanza hanno accompagnato le mosse dei vari governi solo per ottenere la cassa integrazione e, anche loro, tenere buoni gli operai, il governo con questa manovra sta cercando di chiudere a modo proprio le vertenze lunghe che a dire dell’ultimo Report della Fim, fatto su un campione di 993 aziende, coinvolgono 115mila metalmeccanici.

La Cgil annuncia che promuoveranno “tutte le mobilitazioni necessarie per difendere i diritti, la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori e il loro futuro occupazionale”.

Questi annunci di “mobilitazione” arrivano sempre quando i buoi sono già scappati dalla stalla, quando il governo ha fatto l’ennesimo passo verso un sistema che garantisce sempre e solo gli interessi dei padroni… ed è per questo che tocca agli operai prendere nelle proprie mani la mobilitazione che si fa sempre più urgente.  


giovedì 19 febbraio 2026

19 febbraio - Tanino Malecore è morto - un saluto commosso dai lavoratori e lavoratrici dello Slai Cobas

 

Il nostro Tanino Malecore - delegato sindacale Slai Cobas all'ex Pasquinelli - è morto

un abbraccio forte alla moglie Alessandra che da quando è stato ricoverato è stata sempre con lui, giorno e notte, con una forza eccezionale; lo stesso i figli.

Malediciamo i responsabili della morte da tumore di Tanino, l'Amat, il Comune, le Ditte che si sono susseguite, che alle denunce di Tanino sulle inaccettabili condizioni di lavoro, sulla mancanza gravissima di interventi a difesa della salute, della sicurezza, rispondevano negando la gravità della situazione o con la repressione, addirittura con un licenziamento a Tanino (che poi per la battaglia dello Slai Cobas si sono dovuti rimangiare).

Oggi, come dicono gli altri lavoratori ex Pasquinelli, le condizioni sono come prima e peggio di prima: si mettono le mani in rifiuti pericolosi, sul nastro passano topi, scarafaggi, si respirano esalazioni tossiche. Altri lavoratori si stanno ammalando.

Basta, basta, maledetti! Dovete pagare caro!

Lo Slai Cobas per Tanino, con i lavoratori e le lavoratrici che vogliono ribellarsi, preparerà una dettagliata denuncia.

Le compagne e i compagni dello Slai Cobas



19 febbraio - info Stellantis: INDOTTO STELLANTIS ARRIVANO ALTRI LICENZIAMENTI

 

Stellantis, a Mirafiori entrano 80 giovani ma l'indotto piange: Trasnova ne licenzia 14 nel Torinese

Il futuro dei lavoratori Trasnova di Pomigliano è appeso a un filo: vicino il licenziamento di 94 operai

Il futuro in bilico degli operai di quattro siti : la società annuncia licenziamenti collettivi


Operai Contro


Lo spazio per le sceneggiate dei capi sindacali è ridotto a zero. Piccoli rinvii, promesse di reindustrializzazione servono solo ai sindacalisti per sbandierare vittorie inesistenti. I padroni picchiano duro e la loro arma è la lettera di licenziamento. O la resistenza diretta degli operai per gli operai o la sconfitta sicura.

Arrivano altri licenziamenti nell’indotto Stellantis e centinaia di operai vengono scaricati mentre si riorganizzano le produzioni.
Tre aziende della logistica e dei servizi — Trasnova, Logitech e Teknoservice — hanno avviato procedure di licenziamento che coinvolgono complessivamente 232 operai, tra gli stabilimenti e i poli logistici di Piedimonte San Germano, Pomigliano d’Arco, Melfi e Torino.
La procedura più ampia riguarda Trasnova, che ha annunciato il licenziamento collettivo di 94 operai in seguito alla scadenza delle commesse provenienti da Stellantis. A seguire, Logitech ha avviato il taglio di 90 posti, mentre Teknoservice ha comunicato l’esubero di 48 operai. Numeri che si sommano a quelli di altre aziende dell’indotto automobilistico già in fase di dismissione: solo a Melfi sono circa 1880 gli operai in cassa integrazione, tutti inseriti nell’indotto Stellantis.

lunedì 16 febbraio 2026

16 febbraio - PROCLAMAZIONE SCIOPERO NAZIONALE E GENERALE 9 MARZO 2026 INTERA GIORNATA

 

SLAI Cobas per il sindacato di classe
Sede: Taranto v. L. Andronico, 47 – 3475301704 – C.F. 90177580736 – WA 3519575628  e mail: slaicobasta@gmail.com

11 febbraio 2026

All. 1

Presidente del Consiglio Roma

Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Roma

Alla Direzione generale della tutela delle condizioni di lavoro Roma

Ministro della Funzione Pubblica Roma

Ministero dell’Istruzione e del Merito Roma

Ministero dell’Università e della Ricerca Largo Roma


Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Roma

Ministro delle Imprese e del Made in Italy Roma

Ministro dell’Economia e delle Finanze Roma

Commissione di Garanzia Sciopero

Segreteria Capo Dipartimento C.N. VV.FF.

Alle Amm.ni pubbliche/associazioni datoriali/enti/aziende/cooperative

Alla Direzione TreniItalia

Alla Direzione Poste Italiane


OGGETTO: COMUNICAZIONE E PROCLAMAZIONE DI SCIOPERO DELLE DONNE - GENERALE NAZIONALE INTERA GIORNATA DEL 9/3/2026,


Lo Slai cobas per il sindacato di classe COMUNICA LA PROCLAMAZIONE DELLO SCIOPERO GENERALE NAZIONALE PER L’INTERA GIORNATA DEL 9 MARZO 2026

PER TUTTO IL PERSONALE A TEMPO INDETERMINATO E DETERMINATO, CON CONTRATTI PRECARI E ATIPICI di qualsiasi forma compresi tirocinanti e apprendisti o in somministrazione, PER TUTTI I COMPARTI, AREE PUBBLICHE E LE CATEGORIE DEL LAVORO PRIVATO E COOPERATIVO, in concomitanza con altri scioperi indetti nella stessa giornata da altre OO.SS

Motivi dell’agitazione sindacale e dello sciopero:

CONTRO LE DISCRIMINAZIONI E LE PENALIZZAZIONI SUI POSTI DI LAVORO AI DANNI DELLE LAVORATRICI, CONTRO “FEMMINICIDI” E LE VIOLENZE SESSUALI CONTRO LE DONNE, PER UGUALI DIRITTI PER LAVORATRICI E LAVORATORI IMMIGRATE-I, PER LA SOLIDARIETA’ CON LE DONNE PALESTINESI E TUTTE LE DONNE UCCISE/REPRESSE NELLE LOTTE DI LIBERAZIONE

(I motivi generali e la piattaforma dello sciopero delle donne, si riporta in allegato)


Lo Slai cobas per il sindacato di classe ACCETTA LE LIMITAZIONI IMPOSTE DA LEGGI E DAI CONTRATTI DI LAVORO SULLO SCIOPERO NEI SERVIZI MINIMI ESSENZIALI.

SONO ESENTATE LE ZONE COLPITE DA CALAMITA’ NATURALI, INTERESSATE DA CONSULTAZIONI ELETTORALI.

SI ASSICURANO I SERVIZI MINIMI ESSENZIALI E QUELLI OBBLIGATORI.


Si richiede l’attivazione delle forme di informazione e comunicazione previste dalla Legge 146/90 e 83/2000 e ai soggetti datoriali pubblici, privati e cooperativi,


Distinti saluti


SLAI COBAS per il sindacato di classe

Responsabile lavoratrici/donne

ANELLO DONATELLA


PIATTAFORMA DELLE DONNE/LAVORATRICI

sciopero delle donne 9 marzo 2026


- Lavoro per tutte le donne - Lavoro per le donne significa anche indipendenza economica dall’uomo, dalla famiglia; per le donne licenziate, nessun sgravio, incentivo alle aziende e obbligo di riassunzione a TI;

- Contro la precarietà: trasformazione a tempo indeterminato dei contratti precari; internalizzazione dei servizi essenziali negli appalti pubblici; nei part time orario non inferiore a 30 ore settimanali;

- Pari salario per pari lavoro;

- abbassamento dell’età pensionabile a 35 anni lavorativi, come riconoscimento del doppio lavoro;

- Salario garantito per tutte le donne disoccupate;

- NO a discriminazioni legate allo stato familiare, maternità, razza, orientamento sessuale, nelle assunzioni, licenziamenti, e nella vita lavorativa;

- Aumento delle pause, riduzione dei ritmi e dei carichi di lavoro nelle fabbriche e in tutti i luoghi di lavoro;

- Riduzione orario di lavoro a parità di paga contro licenziamenti e per la difesa della salute;

- Condizioni di lavoro e ambienti di lavoro (compreso servizi igienici – vicini alla postazione lavorativa) a tutela della salute, anche riproduttiva, delle donne e della dignità delle lavoratrici;

- In agricoltura parità salariale contrattuale con gli uomini; divieto di pagamento per trasporto/caporale, sanzionando le aziende; No all’uso di prodotti tossici; strutture mediche vicino ai luoghi di lavoro;

- Contro gli abusi e violenze sessuali – delegate nei campi delle lavoratrici;

- Accesso gratuito ai servizi sanitari, aumento di asili e servizi di assistenza anziani e per le persone disabili gratuiti;

- Socializzazione dei servizi domestici essenziali;

- Contro carovita e carobollette;

- Permessi di soggiorno, documenti, diritto di residenza, cittadinanza, case, NO Cpr/centri lager; uguali diritti lavorativi, salariali e normativi per le immigrate;

- Nessuna persecuzione delle prostitute, diritto di tutte ai servizi sociali, sanitari, al salario garantito;

- Libertà, accesso a misure alternative per le donne/proletarie detenute, come tutela del diritto alla salute alla genitorialità, e come difesa dalle violenze, abusi sessuali in carcere che in particolare immigrate, soggettività lbgtq+.;

- Contro la repressione delle lotte delle lavoratrici, precarie, disoccupate, migranti, studentesse, attiviste sociali e politiche, cancellazione delle leggi del governo Meloni (decreto Caivano, decreto sicurezza 1660, attacco al diritto di sciopero) – NO al Ddl Bongiorno;

- Diritto di aborto libero, gratuito e assistito, in tutte le strutture pubbliche, abolizione dell’obiezione di coscienza; contraccettivi gratuiti - potenziamento della ricerca per contraccettivi sicuri per la salute;

- Allontanamento dai luoghi di lavoro per capi, padroni, ecc. responsabili di molestie, ricatti, violenze sessuali, atteggiamenti razzisti, sessisti - tutela delle lavoratrici denuncianti;

- Divieto perenne di permanenza in casa di uomini violenti, misure di controllo quotidiano;

- Case rifugio, centri antiviolenza, consultori laici - gestiti e controllati dalle donne; chiusura delle sedi pro-vita e simili e divieto di loro attività, propaganda;

- Procedura d’urgenza nelle denunce e nei processi per stupro, femminicidi, stalking, molestie sessuali, con patrocinio gratuito per le donne; accettazione delle parti civili di organizzazioni di donne;

- nessuna repressione, riconoscimento del diritto delle donne all'autodifesa per aver reagito alla violenza maschile.

- Contro la riforma reazionaria, moderno oscurantista della scuola del governo Meloni, contro la militarizzazione delle scuole, contro la scuola al servizio della concezione ideologica “Dio, patria, famiglia”, educazione sessuale nelle scuole gestita direttamente dalle studentesse;

- Abolizione nella pubblicità, nei mass media, nei testi scolastici, ecc. di ogni contenuto offensivo, sessista discriminatorio, fascista, razzista, contro le donne; repressione degli atti machisti e dei luoghi di loro ritrovi.

- Per il sostegno alle donne e alla resistenza palestinese, contro la complicità del governo Meloni con il nazisionista Netanyahu e il “Board pace” di Trump, rottura di tutte le relazioni militari, economiche, culturali tra Italia e Israele.


Per comunicazioni: WA 3408429376
e mail: cobas_slai_palermo@libero.it
pec: slaicobassc@pec.libero.it



16 febbraio - da Carlo Soricelli curatore dell'Osservatorio di Bologna morti sul lavoro: siamo a questa mattina a 109 morti sui luoghi di lavoro nel 2026 con itinere si superano i 130

 i mandanti di queste stragi sono le politiche ASSASSINE del governo fascista Meloni al servizio dello sfruttamento e gli interessi dei padroni. L'UNICA GIUSTIZIA E' QUELLA PROLETARIA!


Ma è un paese normale il nostro dove un tecnico in pensione di 79 anni muore lavorando in una RSA travolto da un letto? Non mi interessa se lavorava in nero, difatti stanno indagando sulla sua posizione assicurativa, nel 2025 il 30% dei morti avevano più di 60 anni, Ma non meno terribile la vicenda di un operaio indiano di 60 anni che ha perso un braccio in un macchinario, ovviamente senza le normali sicurezze.