Laura, operatrice ecologica e mamma single di Luino, ha denunciato a Fanpage.it anni di sfruttamento, turni massacranti e presunte violenze: “È una forma di caporalato. Ho segnalato, ma nessuno mi aiuta”.
8 Luglio 2026, 12:06
A
cura di Giulia Ghirardi
Per contratto dovrebbe lavorare 28 ore
alla settimana. In realtà sostiene di farne oltre 40, sette giorni
su sette, senza un giorno di riposo. Inizia così il racconto a
Fanpage.it di Laura (nome di fantasia), mamma single con diversi
problemi di salute che da 14 anni lavora come operatrice ecologica in
una cooperativa di Luino, un comune in provincia di Varese. È lì
che, stando al suo racconto, da anni sarebbe costretta a subire
"minacce, insulti e violenze" in uno scenario che ha
definito di "caporalato, sfruttamento e sopraffazione
quotidiana".
La storia di Laura
"Lavoro come
operatrice ecologica a Luino e da anni vivo quotidianamente
condizioni estreme", ha esordito Laura a Fanpage.it. In
particolare, la donna lavorerebbe per una cooperativa incaricata dal
Comune del servizio di pulizia delle strade e dello svuotamento dei
cestini. Un appalto pubblico che, secondo la lavoratrice,
nasconderebbe "violenze, paura e diritti negati".
Laura
ha raccontato di convivere da 14 anni con condizioni lavorative che
ha definito "pietose". Prima tra tutte, la discrepanza tra
le ore retribuite e quelle effettivamente lavorate. "Se qualcuno
prova a lamentarsi sono insulti, botte e il rischio di non essere
rinnovata e perdere il lavoro", ha spiegato. Una prospettiva che
pesa ancora di più sulle spalle di una madre che cresce da sola un
figlio e che teme di non trovare un'altra occupazione a causa dei
problemi di salute.
Le accuse non si fermano allo sfruttamento
economico. Laura ha parlato anche di un clima di "violenza e
sopraffazione". "C'è un collega violento, cattivo. Una
volta l'ho visto tirare un pugno a una mia collega, le ha spaccato la
bocca", ha riferito, prima di aggiungere: "Io stessa ho
subito molestie in passato".
In più, ogni giorno Laura
sarebbe costretta a percorrere chilometri spingendo a mano un
carretto per la raccolta dei rifiuti. Lo farebbe sotto al sole
estivo, con la pioggia, il vento e il gelo dell'inverno. "Con
meno dieci gradi o quaranta sono sempre fuori", ha specificato
Laura a Fanpage.it. "Non abbiamo cambi turno per stare un po' al
caldo d'inverno o all'ombra d'estate". Nel frattempo, le sue
condizioni fisiche peggiorano: problemi alle ginocchia e una
patologia reumatica rendono quel lavoro sempre più pesante, ma
"fermarsi non è un'opzione". "Ho segnalato tutto
all'Ispettorato del lavoro di Varese attraverso raccomandata",
ha concluso Laura con amarezza. "Sono passati mesi, ma nulla è
cambiato".
Se le accuse di Laura trovassero riscontro, non si
tratterebbe di semplici irregolarità amministrative, ma di una grave
violazione dei diritti fondamentali di chi lavora. Perché il
caporalato non è un fenomeno confinato ai campi agricoli: può
assumere forme diverse e insinuarsi ovunque il bisogno diventi uno
strumento di riscatto.

























