SlaiCobas per il Sindacato di Classe
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venerdì 20 marzo 2026
giovedì 19 marzo 2026
20 marzo - Referendum - Tante voci dicono NO! Lavoratrice delle pulizie de L'Aquila
Sono Luigia, lavoratrice delle pulizie, aderente a proletari comunisti e al Srp, e voterò No al referendum del 22 e 23 marzo
Voterò NO, non perché creda nella giustizia borghese. La giustizia, come la politica, la filosofia, la cultura, è la sovrastruttura, è l’ideologia del sistema capitalistico, di cui si serve la classe dominante per restare al potere, per mantenere il suo modo di produzione e reprimere chi lo combatte. Ma è proprio questa ideologia che sta alla base del sì al referendum. Quando la Meloni invoca il tentato omicidio per i compagni che reagiscono alla brutalità poliziesca, non dice solo Sì alla violenza poliziesca, ma dice Sì al referendum, Sì allo stato di polizia, No allo stato di diritto. Votare Sì a questo referendum, così come non andare a votare per nulla, vuol dire avallare l’operato del governo fascista Meloni, perché questo non è un referendum abrogativo ma confermativo, e non è previsto il quorum. Basterebbe andasse a votare la sola Meloni per accentrare tutti i poteri dello stato sul governo. Numerose garanzie costituzionali sono state abrogate negli anni proprio grazie a chi doveva garantire il rispetto della Costituzione, e ora si ritrova nella presidenza della Repubblica a firmare tutti i provvedimenti liberticidi di un governo apertamente fascista, o nei banchi della cosiddetta “opposizione”, a balbettare perché si dovrebbe votare No, mentre lo stesso Nordio la rassicura che andando al potere, trarrebbe anch’essa tutti i vantaggi da questa controriforma. Tra queste garanzie costituzionali, l’eliminazione del sistema proporzionale nella legge elettorale ha praticamente eliminato il contraddittorio parlamentare, garantendo alla borghesia di far passare intatto in parlamento per ben 4 volte questo disegno di legge di iniziativa governativa, che finisce per fagocitare, legalmente, anche il potere della magistratura. E se ciò non dovesse bastare, all’instaurazione di una dittatura aperta da parte di questo governo, ci penserà la riforma sul premierato, perché quello che sta avvenendo in questo paese è un golpe a pezzi. Andare a votare No a questo referendum è quindi innanzitutto un dovere per tutti quelli che si definiscono “sinceri democratici”. Andare a votare No a questo referendum è un dovere per tutti gli antifascisti. Andare a votare No a questo referendum è una scelta di classe, è una necessità per tutti quelli e quelle che aspettano di essere risarcite da questo stato borghese per le ingiustizie e le violenze subite da parte dei potenti. Voto No, perché il non voto o il sì a questo referendum da ancora più potere ai padroni e ai potenti
Voto No, perché il non voto o il sì a questo referendum vuol dire sì a questo sistema capitalista e imperialista, di cui questo governo, più di tutti gli altri, è l’espressione più tangibile, vigliacca e feroce.
Voto No, perché il non voto o il sì a questo referendum vuol dire Sì a un governo fascista, un governo di corrotti, di evasori, che trova i soldi per la guerra, il genocidio, il riarmo e le fabbriche di morte ma non per la salute pubblica, la sicurezza sul lavoro, la sicurezza di un salario.
L’unica sicurezza che preme a questo governo è l’impunità, e la sicurezza di mantenere alti i profitti dei capitalisti che lo sostengono.
Votare NO perché questa “contro riforma” è un ulteriore passo verso l’impunità dei “colletti bianchi”, dei detentori del potere politico/finanziario, ma anche poliziesco e baronale in tutti i settori, che saranno liberi di commettere reati senza alcun rischio, dal momento che il potere giudiziario sarà completamente assoggettato all’Esecutivo.
Votare NO perché questa “contro riforma” demolisce quel sistema di garanzie e contrappesi previsto da una Carta Costituzionale, nata dalla Resistenza e dalla vittoria sul regime nazifascista, i cui eredi politici ora stanno tentando di ripristinare.
Votare NO perché è chiaro il disegno che il neofascismo a Palazzo Chigi si pone e che da tre anni e mezzo sta portando avanti, da ultimo attraverso i cosiddetti decreti sicurezza e il disegno di legge “antisemitismo”, appoggiato comunque anche da esponenti del PD, e in realtà volto a punire chiunque osi esprimersi contro i crimini sionisti perpetrati da Israele. Votare NO per dare una speranza di vittoria a tutti i prigionieri palestinesi in attesa di giudizio o condannati ingiustamente in primo grado perché resistenti.
Votare No per porre un freno a un governo razzista, sessista e reazionario, complice di genocidi, guerrafondai e torturatori.
Votiamo no a questo referendum, non tanto perché crediamo che lo strumento referendario possa far cadere il governo Meloni, ma perché ogni colpo che gli diamo, ogni bastone che riusciamo a mettergli tra le ruote, serve a noi proletari e proletarie per ricostruire la nostra forza, per avanzare nella coscienza dell'organizzazione, necessaria per farla finita con questo sistema.
20 marzo - Perchè dobbiamo votare NO al referendum - Da una lavoratrice e compagna del Mfpr di Milano
Sono lavoratrice della scuola, impegnata nella solidarietà internazionalista, compagna del mfpr.
Mi esprimo nettamente per il NO e invito a votare NO a questo referendum. Questa decisione parte proprio dall’essere donna: questo governo ha usato continuamente il tema delle donne e delle sue politiche verso le donne per affermare in netto contrasto con la realtà che mai come ora si è ridotta la disoccupazione delle donne, è migliorata in generale la loro condizione. Non ha mai smesso di intervenire da un punto di vista legislativo per affermare che si occupa di tutto ciò che riguarda le donne, interviene in loro difesa, mentre, a partire dal reato di femminicidio come reato autonomo, le leggi che fa hanno come effetto solo più repressione, più oppressione, più controllo, per finire col ddl Bongiorno per cui si cancella il concetto di consenso libero per sostituirlo con quello di dissenso, è la donna che deve dimostrare di aver resistito abbastanza.
Tutte queste leggi promosse da questo governo apparentemente a favore delle donne, sempre a ridosso di date simbolicamente e praticamente importanti quali 25 novembre e l’8 marzo, in realtà servono per far passare, rafforzare nella società una concezione reazionaria, fascista verso le donne, di cui continuamente viene ribaltata la loro narrazione, il loro significato dalla Meloni e dai ministri del suo governo.
Lo si è dimostrato con la repressione in piazza delle donne che dimostravano la loro contrarietà a questi provvedimenti – vedi le mobilitazioni a Roma contro il ddl Bongiorno, ma vedi anche la repressione dell’azione delle giovani di Extincion Rebellion di Torino che intorno all’8 marzo hanno attacchinato i nomi delle partigiane sulle targhe dedicate invece a militari che parteciparono a campagne coloniali.
L’affermazione di Dio-Patria-Famiglia passa anche attraverso la campagna contro la denatalità per chiedere alle donne di fare figli. Le donne sono buone solo per riprodurre la forza lavoro da sfruttare, da mandare alla guerra imperialista e non importa se le donne hanno lavori precari, part time, gap stipendiali importanti, e che in tante sono costrette a licenziarsi per l’assoluta mancanza di asili nido, peggioramento delle condizioni di vita relative alla maternità, al congedo parentale, ecc, e peggioramento delle normative relative al pensionamento. L’emergenza abitativa incide immediatamente sulla possibilità di farli i figli, come per le donne rende difficile potersi rendere autonome quando vogliono rompere una relazione.
I giovani, i migranti, invece che migliorarne le condizioni in termini di lavori decenti, lotta alla povertà, vengono discriminati e criminalizzati e vedono continuamente peggiorare la loro condizione.
Questo attivismo e ribaltamento della verità lo vediamo in ogni ambito dell’azione di governo: nella scuola sia sul versante educazione all’affettività per cui l’assenso alla partecipazione degli studenti deve passare attraverso le decisioni dei genitori, sia sulla revisione dell’ordinamento degli istituti tecnici “con l’obiettivo di aggiornare i curricoli in relazione alla domanda di competenze proveniente dal sistema produttivo nazionale”, cioè rafforzare il disciplinamento della gioventù, educarla ad essere in funzione della forza-lavoro richiesta dal capitale.
La Meloni, il suo governo, affermano che questa Riforma costituzionale risolverà i problemi della giustizia, ma in realtà, è al servizio del rafforzamento di questo governo verso un moderno fascismo, verso un controllo totalizzante su tutti i gangli dello Stato e per avere le mani libere.
In una delle iniziative dei comitati per il NO è stato esposto un cartello con le foto delle 21 donne elette nel 1946 all’Assemblea Costituente italiana, protagoniste della stesura della Costituzione: quell’immagine rappresenta simbolicamente quanto le donne in questo paese hanno dovuto lottare, in primis contro la dittatura fascista. Ecco oggi occorre dire un netto NO per non permettere che questo governo metta decisamente le mani sulla Costituzione.
Come parte della necessaria lotta e contrasto al suo agire, andiamo in massa a votare NO ma soprattutto continuiamo a stare nelle strade, nelle piazza come il movimento delle donne ha fatto in questi anni per rispondere a tutti gli attacchi che ci vengono mossi, per contrastare la marcia verso un Moderno fascismo che per le donne porta a un moderno medioevo. Utilizziamo anche il referendum!
19 marzo - CONTRO IL GOVERNO DEL LAVORICIDIO, IO VOTO NO! Lavoricidio: da quando Salvini è…
… ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, i camionisti morti sono quasi raddoppiati rispetto ai 3 anni precedenti. Salvini si deve dimettere.
«Sicurezza sul lavoro e responsabilità istituzionali»: la presa di posizione di Carlo Soricelli (*)
No Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, no. No, e ancora no. Voto No al Referendum.
Io, Carlo
Soricelli, curatore dell’Osservatorio di Bologna morti sul lavoro,
dichiaro apertamente che voto all’opposto di quello che vota lei.
È
il peggior ministro da quando ha assunto questo incarico. Da quando è
al Ministero, i morti tra i camionisti sono aumentati in modo
esponenziale, 511 in totale, già 22 quest’anno. Nel 2025 sono
stati 172, nel 2024 sono stati 170, nel 2023 sono stati 130, dal 22
ottobre giorno del suo insediamento. Nel 2022 ci sono stati
complessivamente “solo”105 autotrasportatori morti al 31 dicembre
2022, 17 di questi dal 22 ottobre, in solo poco più di 2 mesi. Sfiga
o sono state le sue liberarizzazioni? Propendo per la seconda,
la raccolta dati in excel parla chiaro. Nei 3 anni precedenti se
togliamo i “suoi” 17 morti nel 2022 morti sono stati 88, nel 2021
sono stati 92. Nel 2020 66 (ma c’è stato il covid che per fortuna
almeno per queste tragedie ne ha fatti uccidere meno) In totale nei 3
anni precedenti gli autotrasportatori morti sono stati 246 con un
aumento da quando c’è lei del 48%, da quando c’è lei è
spaventoso. E lei, tra l’altro, è direttamente chiamato in causa
su questo essendo il Ministro di riferimento, ma non se ne occupa:
mai una parola di solidarietà e di attenzione per questa strage che
rientra nelle sue competenze. Eppure la sentiamo prendere posizione
su tutto. E’ sfruttamento legalizzato quello introdotto da lei e
dal suo governo. È il risultato di turni massacranti, pressione
economica e assenza di regole adeguate. Avete precarizzato il lavoro
con le vostre leggi, togliendo tutele e creando un sistema senza più
controlli. Questo è un caporalato moderno, e in parte anche di
Stato. E le ricordo che diverse delle ultime stragi sul lavoro sono
avvenute in aziende statali. In larga parte, tutto questo è dovuto
anche a quella scellerata legge chiamata “appalti a cascata”, che
lei ha voluto. Una norma che ha frammentato le responsabilità e ha
fatto aumentare i morti sul lavoro in modo intollerabile da quando è
stata introdotta. E tutto questo per favorire interessi economici e
politici ben precisi. Poi, come un avvoltoio, si butta su ogni
notizia per fare leggi contro la democrazia e contro i giudici, come
ha tentato di fare strumentalmente poche ore dopo la vicenda della
morte dello spacciatore per l’orribile vicenda del poliziotto
Cinturrino, dove la Procura sta scoprendo un verminaio incredibile. E
io, da familiare di carabinieri, mi vergogno per quello che hanno
fatto per infangare la Divisa. Ma fosse stato per lei, non avrebbero
neppure dovuto indagare su questi poliziotti/spacciatori. Così come
del resto è successo con Glovo e i rider, i Giudci hanno messo sotto
giudizio l’Azienda per sfruttamento, La cosa più sgradevole è che
ci sono anche meridionali che votano un partito che in passato
arrivava a scrivere “forza Etna” e “forza Vesuvio” . La
spartizione: a Forza Italia il tentativo di mettere sotto controllo
la magistratura, cosa che non è riuscita a Berlusconi, alla lega
l’econonomia differenziata che penalizza il sud e i servizi
sanitari anche al nord che stanno cercando di privatizzare per
favorire la Sanità Privata, e a Fratelli d’Italia il Premierato,
ma in compenso si regala l’Unità del Paese ai padani. Ma lei
Ministro Salvini sta diventando troppo ingombrante anche per il suo
stesso partito. Di quello che combina se ne stanno accorgendo anche i
lavoratori veneti e lombardi e dell’intero nord.
Le promesse che
fa a ogni elezione, come l’abolizione della legge Fornero, non
funzionano più. A morire sui luoghi di lavoro sono per il 30%
ultrasessantenni, anche lavoratori del nord, . Anche questo è il
risultato di promesse tradite e di politiche che costringono le
persone a lavorare troppo a lungo, spesso in condizioni pericolose e
senza fare nessuna distinzione tra chi svolge un lavoro pericoloso e
chi no. Ma ormai anche gli impiegati e dirigenti muoiono
numerosissimi per fatica. Avete introdotto il Giappone in Italia e
per karoschi muoiono tantissimi. Questa non è ideologia. Sono dati.
Sono morti veri. Sono famiglie distrutte. E questa strage deve
finire. Ed è per questo che voto NO, avendo visto cosa state
combinando sulla Sicurezza sul lavoro. E sono in buona compagnia
della stragrande maggioranza dei familiari dei morti sul lavoro con i
quali sono in contatto. Basta starli a sentire, loro queste
situazioni le pagano con il sangue dei loro familiari. Giornalisti,
andate a intervistarli
(*) Curatore dell’Osservatorio di Bologna morti sul lavoro attivo dal 1° gennaio 2008
19 marzo - UN APPELLO AGLI OPERAI ASTENSIONISTI: ANDARE A VOTARE E VOTARE “NO”
Operai Contro
Non difendiamo una magistratura che favorisce sempre i ricchi ma usiamo il voto per dare un colpo alla Meloni e al suo governo.
La
magistratura non è indipendente, fra operai e padroni, fra i ricchi
e i poveri è sempre dalla parte di chi ha il potere economico e
politico. La magistratura – dicono – applica la legge e la legge
è uguale per tutti, ma non tutti i cittadini sono uguali di fronte
alla legge. E’ andato forse in galera qualche padrone grande o
piccolo per la morte sul lavoro di 1032 operai nel 2025? No!
L’indipendenza della magistratura si riduce al suo ruolo di
garanzia che i diversi gruppi di potere e i singoli che li compongono
rispettino le regole di gestione del potere economico e politico che
loro stessi si sono dati. Se ad un gruppo di potere, ad un governo,
in questo caso la Meloni e i padroni grandi e piccoli che
rappresenta, queste regole vanno strette, si mobilitano per
modificare il funzionamento della magistratura, per poter controllare
direttamente la sua attività e volgerla a proprio favore.
Il SI
al referendum per il governo e la banda che lo sostiene ha questo
compito. Votare NO, per gli operai e gli strati poveri della
popolazione non ha niente a che fare con la difesa della
magistratura, né come è strutturata oggi, né come sarà modificata
in futuro, essa è e rimane uno strumento delle classi superiori che
all’uso è pronta a colpire col rigore delle loro leggi chi si
ribella, chi si organizza per mettere in discussione il sistema della
schiavitù a salario. Il referendum di oggi ci dà una possibilità.
Si potrà andare a votare senza dover delegare a nessuno dei partiti
dei borghesi la nostra rappresentanza. I cosiddetti partiti di
opposizione, che si definiscono progressisti, quando hanno governato
lo hanno fatto colpendo gli operai e i lavoratori poveri. Non abbiamo
dimenticato la libertà di licenziare di Renzi e il lavoro
precarizzato di Prodi. Si può andare alle urne usando il voto con
l’unico scopo di colpire la Meloni, i suoi scagnozzi, buttare sul
piatto della bilancia il NO degli astensionisti per farla smettere di
raccontare che ha il consenso della maggioranza degli elettori. La
grande maggioranza fra chi vive di salario, fra chi viene licenziato
da un giorno all’altro, fra coloro che rischiano la vita tutti i
giorni nelle fabbriche e nei cantieri sa che il governo è un suo
nemico, che se vincesse il SI si rafforzerebbe nelle scelte di
reprimere ed impedire ogni possibile protesta o sciopero contro di
esso. Sarebbe capace in caso di una ripresa delle lotte operaie per
il salario e contro i padroni di varare nuove norme e mezzi di
repressione poliziesca. Oltre a quelle che già produce ogni quindici
giorni.
I votanti alle elezioni politiche che sono il 50% degli
aventi diritto si dividono più o meno a metà per il Si o per il No.
Il NO degli operai astensionisti, che questa volta decidono di far
pesare il loro voto, può far saltare il banco, battere il SI con
netto vantaggio, senza ambiguità. La possibile vittoria del NO agita
gli incubi notturni di Nordio amplificati da qualche bicchiere di
vino in più, agita gli incubi della Meloni che si vede trascinata in
catene assieme a Salvini, alla Santaché e tanti suoi sostenitori
davanti ad un tribunale del popolo di giudici togati rossi.
PARTITO OPERAIO
19 marzo - Referendum - Tante voci dicono NO - Dall'ex Ilva di Taranto alla scuola di Ravenna
Sono operaio dell’ex Ilva di Taranto dello Slai Cobas e dico che votare per il NO è un dovere a cui non possiamo sottrarci. Recarci alle urne non è un qualcosa che facciamo a cuor leggero. Più volte abbiamo sostenuto la pratica dell'astensionismo attivo, riteniamo infatti che nel contesto attuale di avanzamento a vele spiegate della marcia imperialista non ci sia alcun partito dell'arco parlamentare che possa rappresentare le istanze dei lavoratori e delle masse proletarie, nemmeno quelli che ad una prima occhiata sembrano più vicini alle esigenze del popolo come può esserlo un partito come AVS, Come può infatti rappresentarci se immediatamente dopo l'arresto di Hannoun ha preso le distanze dal sostegno alla solidarietà verso il popolo palestinese, e come può rappresentarci se dopo gli avvenimenti del 31 gennaio scorso a Torino ha immediatamente condannato la sacrosanta rivolta dei manifestanti, esprimendo solidarietà alle infami e violente forze di polizia che si sono dimostrate ad oggi un cumulo di menzogne proprio riguardo a quegli stessi avvenimenti.
L'assenza di un vero partito proletario è ormai radicata nel tempo che viene da lontano. Una delle primissime visite, se non proprio la prima, che la ruffiana neofascista presidente del consiglio dei ministri ha compiuto non appena insediatasi sulla poltrona di Palazzo Chigi è stata quella alla mostra su Berlinguer. A molti è apparso strano, se non addirittura come un ammorbidimento della linea revisionista. In realtà si è trattato niente meno che del riconoscimento verso la figura dell'ex segretario riformista del PC del suo ruolo cruciale nel disfacimento del glorioso partito fondato da Antonio Gramsci e nel quale al suo interno avevano militato molti dei partigiani che avevano sacrificato la propria vita alla lotta al nazifascismo.
Tornando a noi. Riteniamo che astenersi alle elezioni sia cruciale per poter edificare un senso di rabbia e di rivolta verso le classi dominanti, responsabili delle condizioni di vita miserabili della stragrande maggioranza della popolazione. È fondamentale incanalare questa idiosincrasia verso il potere precostituito nelle lotte e manifestazioni di piazza. Ma c'è un ma. Ci sono casi in cui l'astensione non è sempre la pratica migliore da mettere in atto, bensì è
necessario votare e l'occasione per dimostrarlo sta spesso nei referendum, come dimostra il prossimo che si terrà il 22-23 marzo.
Questo referendum sulla riforma della giustizia sarà fondamentale per l'assetto che questo paese prenderà. Il progetto del dominio incontrastato delle classi dominanti, tanto sognato dalla P2, potrebbe avverarsi nel caso di vittoria del Sì. I membri di questo governo e della maggioranza parlamentare si stanno spendendo a più non posso per la campagna sul Sì.
Ma quale interesse possono avere questi signori nella riforma della giustizia se tra di loro si nascondono come dei ratti nelle fogne almeno 50 tra indagati e condannati? È ovvio che sottomettere la magistratura alla volontà dell'esecutivo sia una priorità di chi vuole imporre il proprio dominio senza alcun contraddittorio. Niente contraddittorio che il fascistissimo ministro Valditara ha imposto nelle scuole se nei dibattiti scolastici si parla di ciò che è un tabù, come lo è ad esempio la questione palestinese. Il ministro della giustizia, Nordio, lo ha anch’egli dichiarato apertamente.
Se vincesse il sì, anche chi oggi è all'opposizione potrebbe trarne vantaggio nel caso si trovasse a governare. Cosa che in realtà difficilmente la casta attuale che detiene il potere lascerebbe fare, visto che un altro grande loro progetto ed il prossimo passo da effettuare è il presidenzialismo tanto sbandierato sin dall'inizio del loro insediamento. A queste oscene dichiarazioni, dette con la consueta nonchalance, fanno seguito quelle agghiaccianti della sua capo di gabinetto Bartolozzi in cui afferma che, votando si, potranno finalmente togliersi di mezzo la magistratura che rappresenta per loro un vero e proprio “plotone di esecuzione”.
Ricordate quanto ho detto poco fa sui tanti indagati e condannati tra i figli della maggioranza? Rendere la magistratura completamente dipendente dalla politica è il fine ultimo di questa riforma, far sì che il modello Ungheria di Orban diventi il modello da seguire. E quali sono le armi di distrazione di massa utilizzate dalla Premier per portare consensi? Qual è la storia a cui fa appiglio attraverso i suoi sporchi mezzi di propaganda? Cade proprio a fagiolo la vicenda dei novelli Tarzan e Jane, mediaticamente conosciuti come la famiglia nel bosco. Qui ne facciamo accenno non perché presi dalla volontà di dire la nostra sull'argomento del gossip del momento, ma perché è proprio questo avvenimento la discriminante che questa imbonitrice usa per venderci le ragioni della riforma.
Questa miserabile ciarlatana fa leva sulla pancia dei più impressionabili colpevolizzando a più riprese la magistratura responsabile, a suo dire, di aver strappato i figli alla coppia, criminalizzando l'applicazione di una legge che il suo stesso governo presentò come il “decreto caivano”. In realtà, stando alla suddetta legge, ci sarebbe addirittura l'arresto sino a due anni per i genitori responsabili di non garantire l’istruzione ai propri figli, dunque si potrebbe dire che il giudice sia stato addirittura sin troppo poco rigoroso. Ma ora le piace parlare di magistratura ideologizzata, ma che come dimostra questo, ma anche innumerevoli altri, di ideologizzato non ha nulla.
Un governo che ha fatto esso stesso dell'ideologia la propria bandiera, che applica le leggi sulla base della convenienza - basti vedere il rimpatrio con un volo di Stato per il torturatore libico ricercato internazionale Almasri, oppure l'aver concesso al genocida Netanyahu il sorvolo dello spazio aereo italiano, oppure che dire della bambola gonfiabile Santanche?
Ma non di sola ideologia vive la Meloni ma anche di balle, come, a titolo d'esempio, quando ha dichiarato che i componenti del CSM saranno estranei alle influenze politiche perché “estratti a sorte”, cosa che è tutto un programma se i magistrati dovranno essere sorteggiati piuttosto che eletti per le loro competenze (peccato però che ha volutamente dimenticato di dire che comunque i membri laici saranno estratti a sorte da un elenco selezionato dal Parlamento); oppure quando ha fatto riferimento agli errori giudiziari che, senza questa riforma, continueranno ad esserci – ma sulla base di quale criterio afferma che gli errori saranno eliminati lo sa soltanto lei.
Ho quasi concluso, ma prima di farlo vorrei rivolgermi ai miei compagni di lavoro, esortandoli a non lasciarsi ingannare dalle menzogne che vengono propugnate quotidianamente e sistematicamente da questi reggenti ed andare a votare convintamente per il NO. I fatti ad oggi hanno dimostrato come non ci sia stata una sola proposta a favore dei lavoratori da parte di questi luridi parassiti e la riforma così com'è stata scritta non farà altro che peggiorare anche la nostra situazione. Apparentemente avrebbe poca attinenza col mondo del lavoro, in realtà colpirà anche noi.
Più volte in passato lavoratori ingiustamente licenziati sono stati reintegrati dopo una sentenza, così invece si vuole dare completa libertà di agire ai padroni. Che cosa ne sarà allora dei tanti omicidi sui posti di lavoro che quotidianamente vengono perpetrati in questo Paese?
Lavoratore scuola di Ravenna - Sono dello Slai Cobas per il sindacato di classe di Ravenna, impegnato nelle lotte dei lavoratori, nella solidarietà internazionalista, antifascista, e intervengo sul referendum perchè l’attacco alla magistratura non allineata al governo è un tema che come lavoratori ci riguarda. Il Referendum è politico, lo affermano ogni giorno governo, ministri, parlamentari, quindi è sul terreno politico che dobbiamo agire. Voterò nettamente NO al Referendum del 22 e 23 marzo!
mercoledì 18 marzo 2026
19 marzo - Referendum - Tante voci dicono NO - Operai delle grandi fabbriche
Basterebbe citare un operaio che a pelle dice: se questo governo dice di votare sì, io per principio voto no, a prescindere se non ancora approfondito.
Questo da un certo punto di vista è quello che serve, perché è quello che subito bisogna mettere in chiaro. Il sì vuol dire dar via libera al governo fascista.
C'è una guerra che ogni giorno sta facendo questo governo antioperaio e antipopolare, che attacca le condizioni di vita e di lavoro, fa sempre leggi a favore di chi ci sfrutta ogni giorno, e deve sempre più dare mano libera a padroni e borghesia; e questo avviene in un contesto internazionale di guerra, di genocidi.
Il mio no, il nostro no di operai deve essere molto chiaro ed esplicito. Non vogliamo stare a guardare mentre avanza passo dopo passo un regime fascista, che vuol dire dittatura aperta dei padroni e dei loro interessi.
Questa è la posta in gioco in questa questione del referendum.
Quindi votare no al referendum significa schierarsi, prendere parte attiva, ma nella prospettiva di riprendere l'unica strada e la fiducia; l'unica strada è la lotta e gli scioperi nei posti di lavoro contro padroni e governo, contro un governo che odia praticamente gli operai, i proletari e marcia verso un regime fascista. I fascisti parlano alla pancia del popolo, usano la demagogia populista, usano le balle,
di cui è infarcita anche la propaganda che stanno utilizzando sulla questione del referendum.
Dietro ogni provvedimento vi è un humus reazionario che si vuole affermare come normale nella società, per usare il popolo e costruire un blocco sociale che marcia verso un moderno fascismo, che ha bisogno di assoggettare anche la magistratura a questa politica.
Su questo voglio brevemente riprendere due pezzi di un politologo che si chiama Stefano Passigli, che in sostanza dice: “la riforma Nordio è non solo inutile ad eliminare la lentezza dei processi penali e civili per esplicita ammissione del suo estensore, ma addirittura dannosa. Obiettivo della riforma non è infatti eliminare i mali della giustizia italiana, né tantomeno le separazioni delle carriere già pienamente attuate con la riforma Cartabia del 2022, che interessa ogni anno non più di 40-50 magistrati, ma bensì eliminare il sistema di pesi e contrappesi tra poteri autonomi e indipendenti che ha retto fino ad oggi la nostra democrazia, concentrando tutto il potere al governo, e con l'eventuale introduzione del premierato in un'unica persona senza possibilità di cambiamenti per l'intera legislatura e al prezzo di ridimensionare il ruolo della stessa Presidenza della Repubblica; infine, aprendo la via all'introduzione con leggi ordinarie di limiti alle obbligatorietà dell'azione penale. La riforma, se approvata, limiterebbe il potere di controllo della magistratura introducendo forme di immunità per la classe politica”.
In un altro breve passo, che comunque è importante per inquadrare la questione, dice: “la riforma non incide sulle criticità della giustizia, il solo scopo è quello di aggiogare, sottomettere le toghe all'esecutivo, delegittimando la magistratura e alterando l'equilibrio tra i poteri dello Stato. Obiettivo finale, smantellare la Costituzione approvata nel 1947 dalla Costituente antifascista e andare verso una visione autoritaria delle istituzioni”.
È per questo che c'è bisogno di fare questa battaglia, questa campagna di controinformazione tra i lavoratori, perché si prenda posizione.
Purtroppo le forze sindacali maggioritarie in questa battaglia sono inadeguate.
Da un lato abbiamo la CGIL di Landini che dice di votare no per affermare la Costituzione, ma questo non è sufficiente perché praticamente la Costituzione ogni giorno, da quando c'è questo governo e anche con i precedenti governi, viene sempre più svuotata e attaccata. Ma dall'altro lato abbiamo la CISL, ormai parte del governo fascista Meloni, che dice di andare a votare ma “non trasformiamolo in un giudizio sul governo. Riteniamo che la polarizzazione e i toni esasperati di questi mesi non servono e non siano quello che serve”.
Poi nello stesso tempo la CISL e la sua segretaria stanno facendo campagna per il sì.
Quindi i lavoratori devono avere ben chiaro che queste forze che non stanno più nel campo degli operai devono essere poste fuori dalle fabbriche. Anche la UIL in sostanza dice che prima di scegliere l'una e l'altra frazione bisogna essere informati, ma che cazzo abbiamo bisogno di essere informati, su che cosa? Questa è una battaglia chiara per schierare in primis il popolo e i lavoratori, non tanto perché crediamo che lo strumento del referendum possa far cadere la Meloni, ma ogni colpo che diamo a questo governo, ogni bastone tra le ruote serve a noi per ricostruire la nostra forza.
In questo senso la FIOM di De Palma che invece eleva, enfatizza questo ruolo del referendum, della democrazia diretta, dell'espressione diretta delle volontà dei cittadini, sparge illusioni riformiste. Quello che serve è una battaglia per contrastare il governo a 360 gradi e infliggere ogni colpo a questo governo.
E questa battaglia, se riportata in fabbrica, deve servire appunto a crescere una posizione di classe, che ancora non c'è e che è necessaria per portare tra gli operai all'interno dei posti di lavoro una lotta tra le due linee, una polarizzazione, perché è l'unico modo per avanzare nella coscienza che bisogna farla finita con questo sistema capitalista è quello di andare avanti nelle mobilitazioni, ricostruire le lotte e gli scioperi nelle fabbriche e fare di questa battaglia una battaglia per ricostruire il partito della classe operaia, il partito comunista.
Il sistema capitalista è in crisi, e ha bisogno di rafforzare i suoi poteri.
Ma noi non vogliamo che la Meloni faccia questa strada e che i padroni possano indisturbati continuare a sfruttarci.
Per questo noi diciamo: votiamo no, per cominciare a cambiare questo stato delle cose.
Questa è una battaglia che vale la pena fare. Ci sono compagni nel movimento che dicono che questo non è affare nostro, la lotta del referendum, la battaglia sulla questione della magistratura. Ebbene questo è cretinismo, è un estremismo che non può servire a nulla. Quando c'è una polarizzazione, i rivoluzionari, gli operai coscienti, gli antifascisti, gli antirazzisti, tutti quelli che lottano ogni giorno, devono schierarsi, senza avere nessun tipo di illusione rispetto a questo meccanismo, ma per farne una battaglia per avanzare e costruire i rapporti di forza per farla finita con questo sistema.
18 marzo - FORTE E CHIARO. REFERENDUM NOI VOTIAMO NO! VOCI DI OPERAI LAVORATRICI LAVORATORI
Referendum 2: tante voci dicono NO! - Militante politico e sindacale Slai Cobas di Ravenna
Sono dello Slai Cobas per il sindacato di classe di Ravenna, impegnato nelle lotte dei lavoratori, nella solidarietà internazionalista, antifascista, e intervengo sul referendum perchè l’attacco alla magistratura non allineata al governo è un tema che come lavoratori ci riguarda. Il Referendum è politico, lo affermano ogni giorno governo, ministri, parlamentari, quindi è sul terreno politico che dobbiamo agire.
Voterò nettamente NO al Referendum del 22 e 23 marzo!
Ora, a parte il peggioramento delle nostre condizioni di vita e di lavoro, il carobollette, i provvedimenti di un governo fascista e guerrafondaio che trova sempre i soldi per la guerra, per questo governo infame cosa è una priorità in questo momento? Attaccare i giudici.
Non abbiamo certo fiducia o simpatia per chi amministra la giustizia borghese, è una giustizia di classe, che va bene al governo dei padroni fin quando reprime l'opposizione dei proletari, dei lavoratori, dei giovani, ma che va punita e riportata sotto il suo controllo se indaga sul potere politico, cioè sui personaggi al governo, o sottogoverno; questi magistrati il governo non vede l’ora di toglierseli di torno.
Il governo nella sua campagna referendaria dice solo menzogne, come le rapine in casa, la famiglia nel bosco, i campi Rom, il caso Tortora, e altro ancora, che non centrano nulla con gli obiettivi della controriforma che sono fumo negli occhi per disorientare le masse, i cittadini, i lavoratori.
Ma i processi che riguardano i lavoratori, le morti sul lavoro, saranno forse accelerati da questa
controriforma? No di certo, ma non si parla assolutamente di questo. Se vince il Sì, i tempi dei processi che hanno a che fare con i nostri diritti continueranno a non avere corsie preferenziali, e con un governo che non considera una priorità le morti sul lavoro, questi processi continueranno ad essere dimenticati e ai padroni verrà garantita l’impunità.
L'intento della propaganda governativa è nascondere il fine ultimo della riforma che è una controriforma. Questo governo Meloni ha come stile comunicativo quello dell'inganno, propagandando menzogne continue su tutti gli ambiti ed è per questo che abbiamo Telemeloni che ci bombarda con le sue fake news per confondere e impedire il conflitto sociale e avanzare verso la formazione di un regime antioperaio e antipopolare: dal riarmo alla guerra, alla condizione dei lavoratori, agli immigrati, ma anche con le controriforme degli apparati dello Stato.
Ora, se prendessimo singolarmente ogni provvedimento del governo avremmo sì la visione reazionaria di questa casta politica sugli aspetti che riguardano i rapporti sociali e la trasformazione dei poteri dello Stato (e questa controriforma della magistratura riguarda proprio questo aspetto), ma il fine di questo governo si può comprendere, al di là dei tecnicismi specifici, se leggiamo questi provvedimenti tutti interni ad un disegno politico che è eversivo, che è repressivo, che è fascista, perché punta alla trasformazione dello Stato nato dalla Costituzione, demolisce la stessa democrazia borghese e va avanti pezzo a pezzo, provvedimento per provvedimento, attraverso le esternazioni di rappresentanti di governo e maggioranza usati come picconate alla Costituzione antifascista, verso l'edificazione di un regime, di una dittatura aperta in nome e per conto di chi ha già il potere nella società, cioè i padroni, le banche. La controriforma della giustizia del governo Meloni/Nordio risponde a questo disegno, è la giustizia dei ricchi, come giustamente qualcuno ha detto, dei potenti che vogliono fare quello che vogliono e rimanere impuniti.
Dittatura è repressione, è bavaglio alla stampa non allineata, è attacco ad intellettuali non allineati, e molti sono i fatti che dimostrano l'avversione di questo governo per una magistratura indipendente, non allineata al governo, per le inchieste che ha fatto contro ministri e parlamentari della maggioranza (Santanchè, Sangiuliano, Delmastro, la stessa Meloni e gli stessi Nordio, Piantedosi e Mantovano sono indagati per la liberazione e la consegna del criminale libico Almasri alla Libia, e poi i lager antimmigrati in Albania, e poi deputati e consiglieri indagati per i rapporti con la mafia, per corruzione). Puntano all'impunità per gli sbirri violenti e fascisti (come quello che ha potuto tranquillamente affermare che durante il fermo di polizia non c'è alcun diritto da far valere). Il governo vorrebbe che tutta l’opposizione non avesse possibilità neanche di una difesa legale di fronte all’azione repressiva poliziesca.
Non solo i contenuti ma anche il metodo usato da questo governo nei rapporti con il Parlamento va in quella direzione: sono decreti legge senza alcuna discussione parlamentare, nella logica tipica di questi fascisti al governo che tutto è "necessario e urgente". Il governo sta costruendo il suo ordine fascista e non vuole avere ostacoli, né dalle lotte sociali, sindacali, né dalla stampa indipendente né dagli altri apparati dello Stato. Sono i padroni a cui invece dà conto questo governo, per loro ha cancellato il reato dell'abuso di ufficio, per loro non interviene sulle morti dei lavoratori nei luoghi di lavoro garantendo così l'impunità ai padroni assassini.
Ci sarebbero ancora moltissimi fatti da denunciare ma basta questo elenco sommario per descrivere la politica del governo Meloni, la marcia verso l'edificazione di un moderno fascismo, ed è anche la premessa per il NO al referendum del 22 e 23 marzo.
Quando Nordio afferma: "non vogliamo la giustizia domestica" riferendosi con disprezzo al CSM, l'organo di autogoverno dei magistrati, in realtà non vuole l'indipendenza della magistratura ma assoggettarla al governo e quando gli viene ricordato che la sua controriforma della giustizia con al centro la separazione delle carriere era già uno dei punti eversivi della P2 di Gelli, questo ministro non si scandalizza affatto, anzi ha affermato che era comunque "giusta" e che il suo governo ora la vuole attuare.
Il fascismo storico aveva eliminato le correnti della magistratura e questo governo è su quella stessa scia, anticipata da Berlusconi nell'attacco alla magistratura che faceva i processi contro la sua corruzione, evasione fiscale, processi per i suoi legami con la mafia. Il fascismo storico sciolse le correnti per obbligare i giudici ad avere la sola tessera del fascio.
Non è affatto una riforma della giustizia, manipolando la realtà il governo Meloni ha tirato fuori l'argomento che funziona come uno specchietto per le allodole che è la separazione delle carriere, ma la realtà è che il governo vuole assoggettare a sè la magistratura.
Gli scopi di questa controriforma sono detti apertamente dalla Meloni. Dopo la grande e determinata manifestazione di Torino contro lo sgombero di Askatasuna le parole della presidente del consiglio sono state: "è tempo che la magistratura non ostacoli le scelte della politica e del governo". Se per questo governo manifestare contro le sue scelte è antinazionale, antipatriottico, e chi lo fa è chiamato "terrorista", non mancherà che dichiari lo sciopero come un crimine da punire e cancellare pezzo a pezzo, e una volta per tutte, la Costituzione antifascista.
Quella del governo, come ha giustamente detto qualcuno, è la giustizia dei ricchi, dei parassiti rappresentati in politica dalla feccia di essi, è la casta che si blinda per continuare a fare i porci comodi suoi sulla pelle dei proletari, dei lavoratori, delle masse.
La vittoria del NO rappresenterebbe un duro colpo per il governo e noi lavoriamo perché questi farabutti facciano la stessa fine che fece il referendum Renzi.
18 - marzo - REFERENDUM NOI VOTIAMO NO! VOCI DI OPERAI, LAVORATRICI, LAVORATORI
Referendum: tante voci che dicono NO! Lavoratore Sanità, militante politico, sindacale, sociale
Io, Giuseppe, lavoratore della Sanità in pensione, militante politico, sindacale, sociale, al referendum voterò un NO convinto per tante ragioni ma principalmente per contrastare la bufala del governo fascista Meloni sulla giustizia uguale per tutti, vista dal fronte dei lavoratori e delle lavoratrici.
Perché è una bufala? Prendiamo a pretesto, ultime in ordine di tempo, le dichiarazioni della Bartolozzi, vice del ministro Nordio, che ha detto che i magistrati sono un “plotone di esecuzione”, facendo leva su un populismo becero. Gli esponenti di questo governo cercano di confondere ed influenzare la cosiddetta opinione pubblica nell'ottica di far credere che questa riforma renderebbe giustizia contro lo strapotere dei magistrati. Ma sono i fatti che mostrano che la riforma mira all'impunità per i corrotti del governo, come lo scandalo che ha investito la Regione Sicilia su mafia e corruzione nel campo della Sanità, proprio loro che gridano ai risultati ottenuti nel contrasto alla mafia, e questi risultati sono i
90.000 euro trovati in casa del manager Iacolino e del dirigente regionale Teresi per aver favorito il mafioso Vetro in un appalto a Selinunte, e il tutto a discapito della Sanità pubblica in una regione - ma praticamente ovunque in questo Paese, che vede gli operatori sanitari ridotti all'osso e con salari da fame e più di 5 milioni di lavoratori, anziani, migranti, donne, rinunciare alle cure per la privatizzazione selvaggia della sanità pubblica.
Sempre sul fronte dei lavoratori mi chiedo: se vincesse il Sì, che fine faranno le inchieste sul caporalato e i salari da fame dei fattorini di Deliveroo e Glovo? Non solo aumenterà la complessità investigativa e una minore incisività delle Procure nell'indagine sui fenomeni complessi che coinvolgono potenti interessi economici, ma anche salverà ancora di più il culo ai corrotti evasori di cui è infarcito il governo Meloni, la Santanché su tutti.
Sul fronte dei morti sul lavoro - ma, visti i numeri, parlo di assassinii nella guerra di questo sistema ai lavoratori a cui si nega il diritto di tornare a casa dai propri cari, come denuncia da più di vent'anni Carlo Soricelli dell'Osservatorio morti sul lavoro - se vincesse il Sì per i lavoratori, per i loro famigliari, la parola “giustizia” rischierà di diventare un miraggio ancora più lontano, non inciderebbe in alcun modo sui tempi dei processi, né migliorerebbe la giustizia per i morti sul lavoro, così come non si riducono le attese per le famiglie, non si accelerano i procedimenti, non si rafforza la tutela delle vittime che, tradotto, significa che la situazione peggiorerà, con le famiglie che già devono aspettare vent'anni per il giudizio di terzo grado con costi altissimi, a fronte di aziende e colossi industriali con una pletora di avvocati che trascinano i dibattimenti per anni fino alla prescrizione e lo sfinimento psicologico ed economico delle famiglie e l'impunità per gli assassini. Insomma, il Sì aggiungerebbe dolore al dolore.
Questo significa che il governo vuole un maggior controllo politico sulla giustizia e una magistratura più tollerante con i ricchi e potenti che, tradotto, significa risparmiare sulla sicurezza sul lavoro, aumentando il sangue versato dalla classe lavoratrice, sull'altare del profitto e sfruttamento.
Ma voglio chiudere, sempre su questo fronte, ricordando che giorni fa è stato l'8 marzo e poco si parla delle lavoratrici che muoiono sul lavoro e soprattutto in itinere, perché vanno di fretta per conciliare il loro lavoro in fabbrica o ufficio o altro luogo con quello di casalinga per occuparsi dei figli, dei genitori, del marito, in questo senso vittime di stress e stanchezza. In tutto questo il governo Meloni, “donna e madre”, non è che la mandante oggettiva di questi omicidi nei confronti delle donne.
Per tutto questo voterò NO e inviterò a votare NO altri lavoratori, perché questo è necessario nella difesa e interessi della classe lavoratrice, ma non solo.
martedì 17 marzo 2026
17 marzo - Da Slai Cobas sc Taranto: Ilva - dopo le 2 morti servono fatti e concrete urgenti iniziative
Lo Slai Cobas per il sindacato di classe, subito dopo la morte/assassinio di Claudio Salamida, e riproponendo la denuncia alla morte di Loris Costantino, ha inviato una richiesta di intervento al Procuratore della Repubblica, all'Ispettorato del Lavoro, all'Asl/Spesal, all'Inail, al Prefetto di Taranto, perchè sia posta all'interno dell'ex Ilva una postazione fissa degli organi ispettivi. Stiamo anche chiedendo un incontro diretto con il PM Buccoliero (PM principale del processo "Ambiente svenduto di 1° grado) che segue il processo per la morte di Claudio Salamida.
Una postazione permanente degli organi di controllo, di Ispettorato del lavoro, Spesal, Inail, Arpal, sarebbe una azione concreta che può funzionare sia da deterrenza, controllo permanente e preventivo, sia da immediato riferimento per lavoratori e delegati sindacali per denunce e richieste di interventi immediati, che possono portare a fermi immediati di impianti e attività lavorative pericolose.
Questa proposta è da tempo che lo Slai Cobas la porta avanti, ma trovando un ostacolo proprio dai sindacati confederali e Usb.
Oggi che succede. Vi è stato un incontro tra i Commissari Acciaierie-ex Ilva, una delegazione del ministero del Lavoro e Inail e le organizzazioni sindacali metalmeccaniche.E il prossimo appuntamento è per il 24 marzo a Taranto. Quello che ne è uscito ancora non sembra voler andare effettivamente verso passi avanti concreti sulla questione della sicurezza.
"Si è parlato dell’"imminente attivazione dei Gruppi di Analisi sulla sicurezza, cioè presidi permanenti di confronto tra funzioni aziendali e rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, per effettuare una mappatura delle condizioni impiantistiche e individuazione di interventi migliorativi”.
Quindi, no "presidi permanenti di ispettori" che, insieme a delegati e Rls vanno sugli impianti, e impongono attività di manutenzioni, ma solo "mappatura e individuazione di interventi"
"È stato anche previsto un percorso formativo dedicato agli appaltatori e ai referenti aziendali”.
Ma siamo a cose già dette in passato che non sono servite certo a interventi per la sicurezza.
"è stata inoltre prevista la costituzione di un gruppo di lavoro composto dai rappresentanti delle parti presenti, cui sarà affidato l’approfondimento delle tipologie di contratti collettivi applicati dalle imprese dell’indotto e dei relativi effetti sul sistema delle tutele dei lavoratori".
Ma
su questo non c'è bisogno di "costituire un gruppo di lavoro",
si devono trasformare i contratti multiservizi in contratti
metalmeccanici.- come erano prima - con all'interno la clausola
sociale contrattata aziendalmente ; così come si devono subito
trasformare i contratti a termine in contratti a tempo
indeterminato.
Anche le dichiarazioni dei
sindacati in fabbrica, in generale non sono chiare, sembra che siamo
alle solite dichiarazioni/denunce post morte sul lavoro.
La
Fiom dice in questa occasione qualcosa in più: “Servono
risorse vere e interventi immediati per la sicurezza”. OK, ma poi
anche la Fiom parla di costituire"gruppi di lavoro e comitati di
stabilimento area per area... Finalmente ci è stato assicurato un
focus specifico su questo tema, che riguarda sicurezza, sorveglianza
sanitaria, adempimenti relativi alla formazione"
“Servono
verifiche strutturali e interventi sugli impianti”, ha detto
Brigati. “Ci sono oltre 60 chilometri di nastri trasportatori su
cui i lavoratori effettuano ispezioni e manutenzioni. Abbiamo chiesto
verifiche e interventi strutturali sui camminamenti, sulle altezze e
sul piano di calpestio. L’azienda ha preso un impegno, e alcune
ispezioni sono già iniziati, ma serve un piano organico e
strutturale”.
Altro punto sollevato riguarda il monitoraggio e
la rimozione dell’amianto: “Serve un piano chiaro, aggiornato e
condiviso con i rappresentanti della sicurezza”.
Brigati ha
inoltre ribadito la richiesta di ispezioni congiunte, anche con lo
Spesal, per verificare sul campo le condizioni degli impianti.
"L’incontro apre un ragionamento, ma ora bisogna vedere come
si tradurrà in atti concreti».
Ma queste proposte della Fiom sono un passo verso la presenza permanente in fabbrica della postazione ispettiva degli organi di controllo, o no? Perchè se non va in questa direzione i fatti concreti sono poi affidati ai Commissari, al governo ecc. come è già successo in passato, e non si passa mai dalle parole, dalle promesse agli interventi concreti.
17 marzo - Referendum, C. Soricelli: Voto NO al Referendum sulla Giustizia: chi conta i morti sul lavoro sa che per le vittime cambierà in peggio
Mi chiamo Carlo Soricelli e dal 1° gennaio 2008 porto avanti, come volontario, l’attività dell’Osservatorio Nazionale Morti sul Lavoro di Bologna. Da quasi vent’anni il mio compito è dare un nome a chi non c’è più e farlo ricordare. Ma oggi sento il dovere di lanciare un allarme: se vinceranno i SÌ ai quesiti referendari sulla giustizia, per le vittime del lavoro e per i loro familiari la parola “giustizia” rischierà di diventare un miraggio ancora più lontano. E voglio dirlo con chiarezza: questo referendum non incide in alcun modo sui tempi dei processi né migliora la giustizia per i morti sul lavoro. Non riduce le attese delle famiglie, non accelera i procedimenti, non rafforza la tutela delle vittime. Per chi ha perso un figlio, un padre o una madre lavorando, non cambierà nulla. E anzi, temo che la situazione possa peggiorare. Nel mio archivio conservo le storie di decine di migliaia di famiglie che, per ottenere una sentenza di terzo grado, sono costrette ad aspettare anche vent’anni. Vent’anni di processi, di rinvii, di udienze che riaprono ogni volta la ferita del lutto. Un tempo infinito che prolunga il dolore e che spesso trasforma la ricerca della verità in un calvario giudiziario. Nel frattempo le controparti — spesso grandi aziende e colossi industriali — affrontano questi processi con il fior fiore degli avvocati, capaci di trascinare i dibattimenti per anni, fino alla prescrizione o allo sfinimento psicologico ed economico delle famiglie delle vittime. Il recente caso del sequestro a Glovo per caporalato dimostra che solo una magistratura realmente indipendente può arrivare a colpire anche i potenti della cosiddetta “nuova economia”. Per questo temo profondamente che, con un maggiore controllo politico sulla giustizia, ed è quello che vogliono fare, si possa arrivare a una magistratura più tollerante e comprensiva con i ricchi e i potenti, mentre la massima durezza continuerebbe ad abbattersi sui lavoratori poveri e sui più deboli. Questa preoccupazione non è soltanto mia. È la preoccupazione di tantissimi familiari delle vittime che seguo da anni. Molti di loro mi chiedono perfino di non apparire pubblicamente, temendo ritorsioni da parte delle controparti o conseguenze nei procedimenti giudiziari. È un clima di paura che non dovrebbe esistere in uno Stato di diritto. E mentre si discute di riforme, la realtà della giustizia per i morti sul lavoro è questa. Il processo per Umberto Musilli, morto quattro anni fa, non è ancora iniziato. Quello per la morte nel 2019 di Giuseppina Marcinnò, 65 anni, è ancora fermo al primo grado. Sono storie concrete, famiglie vere, vite spezzate che attendono ancora giustizia. Invito tutti a guardare la mia installazione, il “Muro delle Farfalle Bianche”. Rappresenta trecento volti di lavoratori che non sono tornati a casa. Per i loro familiari quelle farfalle bianche sono simbolo di purezza, memoria e amore sopra le tombe. Ma per il nostro sistema giudiziario, troppe di quelle fotografie rappresentano procedimenti aperti da anni, a volte da decenni. Se vinceranno i SÌ, temo che quel muro diventerà ancora più alto e ancora più difficile da attraversare. Una giustizia lenta e politicamente influenzabile non è giustizia. È un segnale pericoloso: significa dire che si può continuare a risparmiare sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, perché tanto le responsabilità arriveranno tardi, forse troppo tardi, o forse non arriveranno mai. Per questo, per difendere chi non ha voce e per onorare chi ha perso la vita lavorando, esprimo la mia totale contrarietà a questa riforma. Perché chi, come me, conta i morti sul lavoro da quasi vent’anni sa che senza una giustizia davvero indipendente e forte, le vittime resteranno solo numeri e le loro famiglie continueranno ad aspettare giustizia per tutta la vita.
lunedì 16 marzo 2026
16 marzo - Da Taranto: Ex Ilva - Nessuna soluzione dal Governo, dai padroni, dai sindacati in fabbrica - La voce differente dello Slai Cobas sc
Questo governo sembra non in grado di risolvere alcune delle vertenze su cui sono impegnati i lavoratori. In particolare quelle legate alle grandi fabbriche, ai due grandi gruppi che sono maggiormente in sofferenza in questa fase, Stellantis e ex Ilva.
Innanzitutto il gruppo ex Ilva dove in questi giorni è passato di tutto e di più.
Prima di tutto vi sono stati i due operai morti sul lavoro a breve distanza e in circostanze simili che hanno messo in luce che assassino non è la fabbrica ma chi la gestisce. I commissari dell'ex Ilva avevano come uno dei compiti fondamentali in questa fase quello appunto di assicurarne la messa in sicurezza, di assicurarne la manutenzione, di assicurare la salute e la sicurezza dei lavoratori in un periodo di cassa integrazione, di scarso lavoro e di bassa produzione e di difficile attesa di un esito futuro. Ebbene, su questo commissari hanno totalmente fallito perché le due morti sono avvenute proprio per mancanza di manutenzione, per mancanza di controllo della manutenzione: e per questo sono morti prima un operaio diretto dell'Acciaieria e un mese e mezzo dopo un operaio dell'appalto, la Geopower.
Purtroppo su questo la risposta sindacale è stata fiacca e la risposta dei lavoratori è stata di sconcerto, preoccupazione e attesa e ricerca di una soluzione. Atteggiamenti che non hanno certo favorito né una ripresa effettiva della lotta dei lavoratori né di porre come centrale che nessun operaio debba più morire in questa fabbrica.
Analogamente, la soluzione di questa fabbrica anche sul terreno dell’inquinamento sul territorio ancora appare lontana e quindi anche fuori dalla fabbrica si continua a morire di tumore, come continuano le malattie professionali, ecc.
Il governo come risponde a tutto questo? Innanzitutto facendo molta fatica ad accogliere la richiesta più elementare che hanno portato avanti i sindacati: vogliamo che il tavolo si trasferisca a Palazzo Chigi e che la Meloni si impegni in prima persona. Neanche questo è stato raccolto, nonostante noi non abbiamo nessuna fiducia che con il tavolo a Palazzo Chigi e Meloni presente ci possano essere soluzioni diverse da quelle che stanno portando, annaspando, i suoi ministri fedeli, Urso, Calderone e molto spesso il sottosegretario Mantovano.
Quindi il governo non è stato in grado di rispondere ad alcuna delle richieste dei sindacati, invece non ha esitato ad usare le inchieste della magistratura, assolutamente necessarie e legittime all'interno come all'esterno della fabbrica, per attaccare la magistratura, per cercare di scaricare sui magistrati impegnati nei processi sull'inquinamento e sulle morti sul lavoro, la gravissima situazione in fabbrica.
L'azione del governo è fallimentare sul piano della risposta ai bisogni degli operai e dei lavoratori di Acciaieria e dell’appalto, ed è invece pienamente al servizio dei padroni, in questo caso padroni multinazionali, Fondi finanziari, padroni italiani che non vogliono avere la rogna dell'Ilva ma solo gli eventuali profitti post, scaricando la colpa di quello che succede in fabbrica non al capitale, alla sua gestione assassina in questi anni attraverso Riva, ArcelorMittal e ora i commissari e attraverso i diversi governi che si sono succeduti che su questo hanno fatto uguale e in certi casi peggio dell'attuale governo, ma appunto sui magistrati.
Ora l'ultima trovata è quella dei commissari, che cercano allora volta di salvarsi il culo, di pretendere dal Fondo Flacks un piano immediato, addirittura in giornata, di soluzione dei problemi. Un chiaro bluff che serve solo a far vedere che fanno qualcosa.
Contemporaneamente vi sono i salti della quaglia di Urso che con un viaggio in India ha ritirato in campo Jindal. Jindal era interessato all'inizio poi ha preferito spostarsi sulla Thyssen Group anch’essa in crisi, che ha risposto a questo sollecito, ma indicando tagli di 6 mila operai.
domenica 15 marzo 2026
15 marzo - da tarantocontro: Operai diciamo NO! Basta morti sul lavoro!
Non vogliamo, non dobbiamo lasciar passare le 2 morti/assassinii di Claudio Salamida e di Loris Costantino avvenute nel giro di poco meno due mesi, uno in Acciaieria e l'altro dell'appalto, ma tutte e due con le medesime modalità e le stesse responsabilità: impianti in cui da troppo tempo non c'è manutenzione, non ci sono controlli, si può dire che "cadono a pezzi", e... si muore, vite giovani sono distrutte e le loro famiglie con loro.
I funerali sia di Claudio che di Loris hanno visto tantissima gente, tanti operai, compagni di lavoro di ogni giorno, compagni di lavoro che dicono: "poteva toccare a me"; "Se si deve lavorare così, è meglio che si chiude tutto".
In questi funerali c'è stata tanta commozione, tanta tristezza. Ma anche tanto, troppo silenzio! Un silenzio a fronte di una situazione che sembra quasi inevitabile, e tanta sfiducia, rassegnazione, paura.
Operai, Non può essere così! Troppo silenzio, quando bisogna gridare forte: ASSASSINI! Quando bisogna dire: basta! Mai più! Operai, Loris non è stato onorato, accompagnato nemmeno con una bandiera del sindacato in cui stava, da uno striscione che salutasse la sua giovane vita (solo i familiari hanno messo uno striscione), ma la sua organizzazione sindacale, i suoi compagni di lavoro, niente... Occhi rossi, ma rabbia, dignità, ribellione, NO!
Non si può veder morire e il giorno dopo tornare in fabbrica e lavorare come prima, senza sapere se può toccare a te.
Troppi operai ormai dicono la stessa cosa: se ci ribelliamo, se diciamo No, ci spostano di reparto, ci mettono in cassa integrazione, ci licenziano. E il fatto più negativo è che questo lo dicono anche i delegati - per Loris anche quelli del Usb - quando loro dovrebbero dire altro.
Ma, primo: questo non è proprio così. In Ilva è già successo: quando c'è stata una lotta seria verso situazioni di insicurezza, allora i delegati non solo hanno bloccato i lavori, ma a fronte del tentativo dell'azienda di licenziare gli operai, hanno bloccato - CON LA LOTTA - quei licenziamenti (chi si ricorda, stiamo parlando del fermo del convertitore); non è vero che se si lotta, se si dice No è inevitabile che azienda e capi riescano a reprimere; certo, lo possono fare, ma se lo possono fare è perchè non c'è reazione, non c'è lotta, non c'è mobilitazione degli operai dopo i fatti.
Ma voi operai dite: e chi si muove? Non c'è unità! E' vero. Ma quando deve cambiare questa situazione? Chi ha più coscienza, chi denuncia, non basta proprio che fotografi una situazione in fabbrica, certamente molto negativa e difficile, ma deve cominciare a dire altro ai suoi compagni di lavoro! Un RSL, un delegato che prima ha contribuito a creare questa situazione, che non fa quello che deve fare, va cacciato. Non è vero che in fabbrica non c'è chi vorrebbe fare altro, a furia di dire che non si può fare niente, questo si amplifica, diventa quasi un pensiero totale. Ma in questa fabbrica, è già successo, basterebbe una "scintilla", per "incendiare la prateria". Proviamo...
Non possiamo lasciare, come è successo per Loris, che sia solo il parroco a dire: questa morte non doveva succedere, non deve succedere! Non possiamo lasciare sole le mogli a dire: te lo prometto, avremo giustizia! O a denunciare le pesanti condizioni di lavoro, che gli operai amano il proprio lavoro, ma non ce la fanno a lavorare così, a denunciare che gli operai hanno paura a dire NO!
CHE DIGNITA' DI OPERAI AVETE?! Un padrone, dei capi, un governo non deve poter fare tutto quello che vuole! Gli operai sono una grande forza, possono esserlo, ma devono alzare la testa! devono liberarsi delle scimmie addosso, dei sindacalisti che invece di dire ribellatevi, si voltano in fabbrica dall'altra parte!
Voi operai dovete pretendere che vi sia una postazione fissa ispettiva in fabbrica. Dovete pretendere i controlli, di non andare da soli in alcune lavorazioni, ecc. ecc. Voi lo sapete meglio di noi cosa serve.
ALLORA, COMINCIAMO A PRATICARE UN'ALTRA STRADA, PER CLAUDIO, PER LORIS, PERCHE' NON CI SIA UN PROSSIMO.
NOI DELLO SLAI COBAS SAREMO FINO IN FONDO CON VOI, A SOSTENERVI!
Margherita Calderazzi - Slai Cobas sc



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