mercoledì 12 agosto 2026

13 agosto - da tarantocontro: L'altra Taranto in piazza per reclamare un altro futuro!

 

Presidio manifestazione a Taranto il 21 agosto

Concentramento ore 18.30 piazza Immacolata / poi

piazza Della Vittoria/ponte girevole/Piazza Castello

Crisi Ilva - lavoro, salario, sicurezza, salute, investimenti alternativi per un modello di sviluppo anticapitalistico.
Giochi mediterraneo - contro spreco, parassitismo, speculazione. corruzione. gentrificazione

Base navale, militarizzazione, guerra. Taranto non è né vuole essere città di guerra. via basi militari e industrie belliche dalla nostra terra.

Taranto è solidale dalla parte della Palestina contro genocidio, deportazione sionista imperialista

Taranto dice no a razzismo e reimigrazione, lottiamo uniti con i migranti nel nome di Bakari Sako.      

Meloni vattene da Taranto il 21 agosto e da Bari il 4 settembre

Presidio manifestazione a Taranto il 21 agosto concentramento ore 18.30 piazza immacolata

Siamo tutti e tutte promotori, organizzatori, manifestanti antagonisti 

a cura di

Slai Cobas Taranto

Cobas lavoro privato Brindisi
info WA 3475301704 


12 agosto - TARANTO 21 AGOSTO: CONTRO LICENZIAMENTI E APPALTI AL MASSIMO RIBASSO. info da tarantocontro

 Le imprese delle indotto Ilva annunciano licenziamenti collettivi per migliaia di lavoratori, e noi dovremmo fare da claque a Mattarella/Meloni/La Russa e compagnia cantando per l'inaugurazione dei Giochi?

Invece il 21 agosto saremo e porteremo in piazza la voce della protesta della Taranto del lavoro, dei bassi salari, della salute della sanità negata, dei migranti ammazzati, della opposizione alla città della guerra e dello sfruttamento, dei licenziamenti indotto ex Ilva

Da Taranto buonasera 

Ex Ilva, l’indotto resta in mobilitazione: le imprese si preparano alla procedura di licenziamento collettivo

Nuova riunione del Tavolo Permanente per Taranto con Confindustria, Confapi, Aigi, Confartigianato e Federmanager. Le associazioni datoriali lanciano l’allarme sulle conseguenze della chiusura dell’area a caldo: “Non c’è più tempo da perdere”

TARANTO - Le imprese dell’indotto ex Ilva mantengono lo stato di mobilitazione e si preparano ad avviare la richiesta di licenziamento collettivo. È quanto comunicato dalle associazioni datoriali al termine della riunione urgente che si è svolta questa mattina nell’ambito del Tavolo Permanente per Taranto.

L’organismo è stato costituito 2 settimane fa dagli imprenditori con l’obiettivo di individuare possibili soluzioni in grado di evitare le pesanti conseguenze occupazionali ed economiche legate alla chiusura dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico.Alla riunione hanno preso parte Confindustria, Confapi, Aigi, Confartigianato e Federmanager, nuovamente riunite per fare il punto sulla situazione e sulle prospettive delle aziende che operano nell’indotto.

Dal confronto è emersa la decisione di proseguire con la mobilitazione, mentre le imprese si preparano al passaggio successivo rappresentato dalla procedura di licenziamento collettivo.

Un segnale che le associazioni datoriali accompagnano con un nuovo richiamo all’urgenza della situazione. “Non c’è più tempo da perdere”, affermano al termine dell’incontro.

Il Tavolo Permanente per Taranto prosegue dunque la propria attività mentre cresce la preoccupazione delle imprese per le ricadute occupazionali ed economiche connesse alla chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva e si restringono, secondo le associazioni, i tempi a disposizione per individuare soluzioni capaci di scongiurare il ricorso ai licenziamenti collettivi.

I lavoratori della manutenzione del verde hanno ragione - facciamoci vedere e sentire la protesta a tutti il 21agosto in occasione della venuta a Taranto di Mattarella/Meloni/La Russa, ecc

 Da GdM

Taranto, la protesta degli addetti alla manutenzione del verde blocca il centro: strada occupata e traffico in tilt

Il presidio dei lavoratori, preoccupati per le prospettive occupazionali legate al prossimo affidamento del servizio, ha interessato anche il Ponte Girevole.

La protesta degli addetti alla manutenzione del verde pubblico ha mandato in tilt il traffico nell’area di Palazzo di Città, a Taranto. Il presidio dei lavoratori, preoccupati per le prospettive occupazionali legate al prossimo affidamento del servizio, ha interessato anche il Ponte Girevole. I manifestanti si sono radunati davanti al Comune e hanno occupato la carreggiata sottostante la Ringhiera, rendendo di fatto impraticabile il passaggio tra Borgo e Città Vecchia. Le ripercussioni si sono rapidamente estese alle strade circostanti, con code e rallentamenti in direzione del ponte e del centro storico.

 La protesta nasce dalle perplessità sulle nuove modalità di gara per la gestione del verde comunale. I lavoratori chiedono garanzie sui livelli occupazionali e sull'orario di lavoro e contestano il rischio che un criterio basato sull'offerta economica possa incidere sulle condizioni degli addetti. «No al ribasso nelle gare d’appalto, occupazione e orario non si toccano», si legge sullo striscione portato in piazza. La questione era stata affrontata anche durante una recente seduta del Consiglio comunale. Il nuovo bando prevede infatti la suddivisione del servizio in due lotti di ampie dimensioni, ciascuno destinato a coprire una parte del territorio .



domenica 9 agosto 2026

10 agosto - Morto dopo il malore nel cantiere, l’autopsia sull'operaio di 35 anni smentisce gli indagati: «Non aveva bevuto alcolici»

 

di Roberta Polese

Padova, i primi riscontri dell’esame sull'operaio moldavo. La compagna: «Non aveva soldi per l'acqua, figuriamoci per il vino»

«Nicu ubriaco? Impossibile». Alina Nosei era la compagna di Nicu Terletchi, 35 anni operaio, padre di due bambini, nato in Moldavia e giunto in Italia pochi giorni fa per lavorare nei cantieri di un uomo che conosceva, Viorel Roman di 49 anni, titolare di un’impresa edile. Martedì 4 agosto, mentre le temperature sfioravano i 38 gradi, alle 17 Nicu è stato soccorso nel parcheggio del Prix di Saonara (Padova): era in macchina con due donne che avrebbero dovuto portarlo in ospedale dopo che, dall’una del pomeriggio, aveva perso conoscenza nel cantiere in cui lavorava, in nero. I soccorsi sono arrivati tardi, Nicu era morto. Ora sei persone sono indagate per quel mancato soccorso: Viorel Roman, titolare della ditta, sua moglie Mioara Roman di 46 anni, la zia di Roman Costanda Pasare e la figlia Claudia Nicoleta Pasare oltre ai due operai Dorica Virgil Taranu, di 46 anni e Florin Condrea di 37 anni, entrambi rumeni.

Le varie responsabilità

Tutti, a detta della procura, hanno un ruolo in questa vicenda: se avessero portato Nicu subito in pronto soccorso dopo il malore che lo aveva colto alle 13, il giovane lavoratore straniero si sarebbe potuto salvare. Invece tutti hanno perso tempo, ben sapendo, è questa l’ipotesi degli investigatori, che in ospedale ci sarebbero state tante domande, e che prima o poi quindi qualcuno avrebbe scoperto che il giovane lavorava in nero. «Aveva bevuto» hanno detto gli indagati. Ma dall’autopsia svolta giovedì scorso dal medico legale Antonello Cirnelli, questo dato non emerge. Ora tutti gli esami tossicologici sono nella mani della dottoressa Donata Favretto, e per una relazione definitiva bisognerà attendere. Al vaglio della pm Claudia Brunino, che ha aperto un fascicolo per omissione di soccorso, ci sono le dichiarazioni di tutti gli attori di questa vicenda, che di fronte ai carabinieri che indagano si sarebbero contraddetti.

Questa in sostanza la ricostruzione di quanto accaduto il 4 agosto scorso. Nicu Terletchi, giunto dalla Moldavia con un bus, sarebbe andato a lavorare per conto di Viorel Roman in un cantiere in via Bainsizza, in un quartiere di Padova immerso nel verde a pochi passi dal centro. Alle 13 il giovane operaio si sarebbe sentito male, crollando a terra. I due operai del cantiere Dorica Virgil Taranu, di 46 anni e Florin Condrea di 37 anni decidono di portare il ragazzo a casa di Roman, a Saonara, un tragitto di almeno mezzora. Lì c’è la moglie dell’imprenditore, Mioara, di 46 anni. Il giovane non si muove, tentano di farlo riprendere ma non ci riescono. Roman chiama quindi la zia Costanda Pasare e le chiede aiuto: la donna, di 64 anni, parte da Bovolenta, dove abita, con la figlia Claudia Nicoleta Pasare, trentottenne. Le due cercano di portare aiuto, poi decidono di caricare Nicu in auto e di andare in pronto soccorso, ma all’altezza del Prix di Saonara chiamano il 118 perché il giovane è bianco come un cencio, non risponde ad alcun segnale. Lì arriva il 118, che prova a rianimarlo, senza riuscirci.

I «pellegrinaggi»

Nicu muore così, dopo 4 ore di «pellegrinaggi» quando invece una corsa in ospedale alle 13 avrebbe potuto salvargli la vita. Qualcuno degli indagati dirà che aveva con sé due bottiglie di alcol vuote, i primi risultati dell’autopsia smentirebbero questa versione e la moglie di Nicu afferma: «Non aveva i soldi per l’acqua figuriamoci per il vino».
A difendere i sei indagati ci sono gli avvocati Gianni Morrone e Giacomo Magello, per l’imprenditore, la moglie e i due operai, e Riccardo Cerioni ed Elisa Carraro per le 
due parenti giunte da Bovolenta. Non resta che attendere l’esito completo dell’autopsia, il medico legale al momento ha constatato che il cuore di Nicu ha ceduto, il caldo potrebbe aver avuto un ruolo determinante: quel 4 agosto era un giorno da bollino rosso, nessuno avrebbe dovuto lavorare all’esterno, all’una, in quelle condizioni. Intanto lontanissimo da Padova, in Moldavia, restano una donna e due bambini che atte



venerdì 7 agosto 2026

8 agosto - da tarantocontro: "GLI OPERAI NON C’ENTRANO NULLA CON LE MORTI PER CANCRO" - Una nota da 'Operai contro' - su cui in generale concordiamo nella denuncia, ma con alcune necessarie precisazioni

 

Posted by Operai Contro 2 6 Agosto 2026
OC - "...La sentenza della Corte d’appello di Milano ha immediatamente scatenato ancora una volta la solita falsa diatriba su quale debba prevalere fra il diritto al lavoro e il diritto alla salute. Da una parte coloro che vengono genericamente e superficialmente definiti “ambientalisti”, spesso solo genitori che hanno perduto figli in tenera o giovane età, ammalati di una delle più disparate forme di cancro o di altre malattie incurabili, accusati di non tenere conto delle necessità occupazionali di migliaia di lavoratori. Dall’altra, messi insieme in un confuso minestrone, i sindacati (ai quali vengono con altrettanta faciloneria associati gli operai), il sindaco di Taranto, politici di varia estrazione, il governo regionale, il governo nazionale, tutti accusati di sacrificare sull’altare dell’occupazione la salute degli abitanti di una intera città..."

Tarantocontro - precisiamo: "il "confuso calderone", in particolare i sindacati confederali + Usb, non si occupa neanche dell'occupazione degli operai; in questi anni, in tutti i Tavoli romani non ha portato, non si è battuto per una difesa dell'occupazione, portando, in opposizione ai piani del governo, dei padroni, delle Istituzioni locali, una piattaforma operaia precisa in difesa dei posti di lavoro, del salario e anche della sicurezza e salute degli stessi operai (solo ora, messi alle strette, Fim, Fiom, Uilm hanno presentato una "piattaforma" che da un lato risente della "Piattaforma operaia" dello Slai cobas sc, dall'altra però è ancora troppo generica ed equivoca, Si tratta, quindi, di una contrapposizione (salute-lavoro)  falsa, che passa sulla testa degli operai, e, attenzione, anche su quella degli abitanti di Taranto, dei quartieri inquinati. Perchè anche qui non bisogna fare un "confuso calderone", gli "ambientalisti" sono soprattutto organizzazioni, associazioni (gli stessi "genitori tarantini" è una associazione, non si tratta di "solo genitori che hanno perduto i figli..."); gli abitanti dei quartieri inquinati partecipano a volte e in pochi ad alcune iniziative degli ambientalisti, ma la maggior parte di loro (che spesso ha in famiglia un morto per tumore e un lavoratore Ilva o appalto Ilva) non fa una contrapposizione tra salute e lavoro, non accusa gli operai,

OC - "A noi delle parti in causa interessano in primo luogo e soprattutto gli operai. Senza che nessuno domandi un parere diretto a essi, gli operai vengono etichettati come egoisti, interessati solo al posto di lavoro, menefreghisti della salute collettiva. E invece no, gli operai tarantini, che vivono a immediato e diretto contatto con le fonti di inquinamento e sono stati e rimangono i primi e in maggior numero ad ammalarsi e a morire, non hanno mai accettato lo scambio “o il lavoro o la salute”. Gli operai sanno bene che ad ammazzarli e ad ammalarli è sempre stata la pressione produttiva del padrone per fare profitti ad ogni costo, qualsiasi nome il padrone abbia avuto: Stato con l’Italsider, Riva con l’Ilva, Mittal e i suoi azionisti con l’ArcelorMittal, di nuovo lo Stato con le due amministrazioni straordinarie. Tale pressione si realizza, oltre che con la diminuzione del personale in ogni postazione lavorativa, l’uso di macchinari vecchi e fuori norma e tempi di lavoro frenetici, anche attraverso la produzione con tecnologie inquinanti e l’incuria completa delle condizioni lavorative e ambientali. Tutto è sempre stato finalizzato a ridurre i costi e aumentare la produttività oltre ogni limite. E per gli operai minacce e ricatti: “O lavori a queste condizioni o sei fuori”. Perciò gli operai sono i primi a odiare il lavoro a cui sono costretti e le condizioni ambientali che sono obbligati a subire. Della schiavitù salariale cui sono forzati farebbero volentieri a meno, se l’accettano è perché non hanno trovato e non hanno di meglio per sopravvivere. E nessuno mai ha garantito agli operai il diritto al lavoro, quando non sono serviti più sono stati buttati fuori senza tanti complimenti.

Tarantocontro - Precisiamo: non è giusto, nè vero, presentare gli operai solo come quelli che hanno dovuto subire. Soprattutto negli anni passati, prima del famoso 2012, gli operai Ilva hanno lottato eccome, hanno bloccato gli impianti (es. il convertitore) che potevano causare tanti morti in fabbrica, sono stati i primi a lottare contro i "parchi minerali" e ad imporre soluzioni, certo poi risolte dal padrone in modo molto parziale; hanno fatto, soprattutto i lavoratori degli appalti con lo Slai Cobas una grande lotta sull'amianto, esemplare a livello nazionale, ecc. ecc.; questi operai hanno tante volte segnalato, denunciato anche alle Istituzioni - e per questo sono stati puniti, declassati, spostati di reparto, anche licenziati. Leggete anche le testimonianze dure e precise rese al processo "Ambiente svenduto" di 1° grado... Ma questi operai sono stati lasciati soli, ricattati dai padroni, intimoriti dagli stessi sindacati confederali, ignorati dalle Istituzioni (intervenuti il più delle volte solo a fronte di infortuni). Ma sono stati lasciati soli non solo dai sindacati, ma anche dagli "ambientalisti", per cui gli operai erano "fantasmi" e poi sono diventati "colpevoli". 

OC 
"Non hanno scelto gli operai tarantini di lavorare in un ambiente inquinato e inquinante, non hanno deciso essi di dover produrre, oltre all’acciaio, anche polveri, fumi e gas inquinanti. Non è colpa degli operai se dalla fabbrica tarantina escono veleni che fanno ammalare e morire centinaia di innocenti bambini. Non hanno deciso loro che l’inquinamento interno ed esterno alla fabbrica è il prezzo da pagare alla corsa al profitto da parte dei padroni. Non hanno voluto loro che il vantaggio per pochi azionisti e dirigenti causasse il massacro sociale derivante dalla messa a rischio della vita e della salute di migliaia di operai e di semplici persone. Non è dipesa da loro scelte la sentenza della Corte d’appello di Milano. Perciò non difendono a spada tratta lo stabilimento siderurgico di Taranto così com’è e non spetta a loro decidere come rimetterlo in sesto. Nessuno ha chiesto il loro parere sulle ristrutturazioni attuate negli ultimi anni, sui continui licenziamenti e sulle corse infinite alla cassa integrazione. Non l’ha fatto ArcelorMittal e non l’ha fatto lo Stato italiano che adesso gestisce le due imprese in As. Così come, se un domani si concretizzerà la vendita dell’ex Ilva, non lo farà né l’americano Flacks Group né l’indiano Jindal né qualsiasi altro compratore".

Tarantocontro - "non è dipeso dagli operai..." - E' vero. Però una forte denuncia va fatta sui sindacati confederali. E, qui, invece manca. Sono questi sindacati, i  loro delegati, gli Rls che avrebbero dovuto e potuto fare una battaglia seria su sicurezza, salute, ambiente. Non l'hanno fatta. Non solo, hanno contrastato fortemente lo Slai Cobas sulla sua battaglia per una postazione fissa ispettiva dentro la fabbrica; non l'hanno sostenuto nella battaglia contro l'amianto; in un importante infortunio mortale gli operai si sono rivolti, appena accaduta la morte, allo Slai Cobas non al proprio Rls o delegato a cui avevano già denunciato la situazione di pericolo senza ottenere risposte - e nel processo che ne seguì per questa morte, lo Slai Cobas ha dovuto denunciare anche gli Rls. Questi sindacati hanno silenziato, boicottato la formazione della Rete nazionale per la sicurezza in fabbrica e sul territorio, promossa dallo Slai Cobas e da alcuni operai e familiari di operai morti; ecc. ecc. 

Gli operai non sono una entità astratta, contano quando sono organizzati, e i sindacati dovrebbero servire per questo. Quando invece i sindacati agiscono per frenare, impedire la ribellione e la lotta degli oòperai, allora non solo non ci sono ma fanno grossi danni. E' questo va detto. Altrimenti, anche non volendo, si fa demagogia sugli "operai"

OC - E allora il problema lo risolva chi lo ha creato. Agli operai va bene continuare a lavorare, tutti, nessuno escluso, anche quelli di Ilva in As, in un ambiente perfettamente risanato. Ma va anche bene che l’Ilva chiuda, a patto che tutti, nessuno escluso, anche quelli di Ilva in As, possano riscuotere, messo per iscritto, il salario pieno fino alla pensione. Va bene pure che la produzione venga riconvertita dall’acciaio ad altre merci, purché ci sia lavoro per tutti, anche per quelli di Ilva in As, e senza che nessuno perda diritti salariali e normativi già acquisiti. Per questi obiettivi sono disposti a mobilitarsi, non per altri che passino, ancora una volta, sui loro livelli occupazionali, sui loro salari, sulla loro pelle e sulla loro salute.

Tarantocontro - OC fa una mera fotografia della situazione tra gli operai. Ma le avanguardie non possono fare un "calderone": "va bene questo... quest'altro... purchè..."; gli operai in questo modo vengono visti in attesa degli eventi, e non come necessari protagonisti del presente e del futuro. Nello stesso tempo, non va bene qualsiasi soluzione purchè salvaguardi lavoro e salario - noi contrastiamo, per esempio, le proposte dell'Usb di far lavorare gli operai in lavoro di pubblica utilità; nè spargere illusioni - come il "salario pieno fino alla pensione" - la media di età tra gli operai è sui 50 anni, quanti anni lo Stato dovrebbe dar loro salario senza lavoro). D'altra parte noi non siamo d'accordo per situazioni di fuoruscita da questa grande fabbrica attraverso incentivi, decenni di cassintegrazione (come è successo agli ex lavoratori Belleli), se accadesse, quegli operai non interessano più alla lotta di classe, non servirebbero a migliorare la situazione per le masse popolari di Taranto; e, allora, non possono interessare neanche a noi.

Anche sulle possibilità alternative all'Ilva, al di là dei 17 (?) progetti fumosi propagandati almeno da due anni dal Comune di Taranto e dal governo, se chiude la grande fabbrica, altre fabbriche chiudono o non hanno interesse a insediarsi a Taranto  - su questo invitiamo a leggere l'articolo: https://tarantocontro.blogspot.com/2026/08/alla-stellantis-oggi-e-allilva-domani.html



7 agosto - Muratore 35enne in Italia da 24 ore muore al primo giorno di lavoro in nero in un cantiere. Sei indagati per omissione di soccorso

 

diRedazione Economia

Due colleghi lo hanno portato a casa del titolare, che ha tentato di rianimarlo e poi ha chiamato zia e cugina chiedendo che lo portassero in ospedale. L’allarme è scattato oltre due ore dopo, quando le due donne si sono fermate nel parcheggio di un supermercato temendo che si fosse aggravato. Fillea Cgil: "Crimine sociale che sgomenta, indigna e richiede giustizia immediata"

In Italia da 24 ore. Nicu Terletchi, 35 anni, moldavo, aveva trovato lavoro in un cantiere edile: in nero, senza nessun contratto. Al primo giorno di lavoro – il 4 agosto, a Padova – si è sentito male ed è morto, probabilmente per un infarto che potrebbe essere stato causato dalle alte temperature. Sei persone, tutte di origini romene, sono ora indagate con l’accusa di omissione di soccorso aggravata dall’evento morte. Secondo i verbali, infatti, non hanno chiesto aiuto nel momento si sono accorti che il ragazzo era incosciente, per il timore “incorrere in ulteriori ripercussioni“. Quando sono stati allertati i soccorsi, circa due ore e mezza dopo, non c’era già più niente da fare. “Non è un tragico incidente: è un crimine sociale che sgomenta, indigna e richiede giustizia immediata”, il commento di Benedetto Truppa, segretario generale Fillea Cgil Padova.

Stando a una prima ricostruzione, l’uomo ha avuto un malore poco dopo le 14, mentre si trovava sul posto di lavoro. Due colleghi, su indicazione del titolare della ditta edile, lo hanno portato a casa di quest’ultimo, che ha tentato di rianimarlo. Soltanto a quel punto, rendendosi conto che era svenuto, l’imprenditore ha chiesto aiuto alla zia e la cugina, che lo hanno caricato a loro volta in auto per accompagnarlo in ospedale. L’allarme è scattato oltre due ore dopo, quando le due donne si sono fermate nel parcheggio di un supermercato a Saonara, nel Padovano, temendo che il 35enne si fosse aggravato.

Solo allora sono intervenuti i carabinieri e il personale del Suem, che ha tentato di rianimare l’uomo per oltre un quarto d’ora, senza riuscire a salvarlo. Come hanno riferito alcuni testimoni, quando le due donne hanno fermato la macchina e allertato i soccorsi, il ragazzo appariva già senza vita. La pm di Padova Claudia Brunino, titolare del fascicolo, ha disposto l’autopsia sul corpo, affidata al medico legale Antonello Cirnelli. Stando ai primi esiti dell’esame, è morto per un infarto.

Non si può morire di lavoro nel 2026, ma è ancora più inaccettabile morire di clandestinità ed esitazione dettata dalla paura dei controlli”, dice Truppa di Fillea. “Quando il profitto e l’illegalità contano più della vita umana, il sistema dei cantieri mostra la sua faccia più feroce. Il caldo estremo che sta colpendo il nostro territorio non è un’improvvisa fatalità: è un rischio strutturale ampiamente noto e normato, di fronte al quale le tutele, i fermi cantieri e la riduzione dei turni devono valere per chiunque metta piede in un’area di lavoro, senza alcuna distinzione di contratto o di permesso di soggiorno. Come Fillea Cgil di Padova – prosegue la nota – esprimiamo la massima vicinanza e il profondo cordoglio ai familiari di Nicu, ma la solidarietà non basta. Chiediamo che la Procura e gli organi di vigilanza vadano fino in fondo per individuare tutte le responsabilità individuali e imprenditoriali di questa catena di omissioni e sfruttamento”.



7 agosto - Ex Ilva, grave incidente nell’Afo2: operaio ferito durante una manovra con un muletto...

 

TARANTO - Grave infortunio sul lavoro nella serata di giovedì 6 agosto all’interno dello stabilimento ex Ilva di Taranto. Un operaio è rimasto ferito mentre era impegnato nelle attività nell’area dell’Afo2.

L’incidente si è verificato intorno alle 21:50. Secondo quanto riferito da fonti sindacali, il lavoratore sarebbe un dipendente della Semat Engineering, azienda che opera all’interno dello stabilimento.

In base alle prime informazioni, l’infortunio sarebbe avvenuto durante una manovra effettuata con un muletto. Per cause ancora da accertare, il piede destro dell’operaio sarebbe rimasto schiacciato sotto una delle ruote del mezzo.

Immediatamente soccorso, il lavoratore è stato trasferito d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale SS. Annunziata di Taranto, dove è arrivato in codice rosso.

Sono in corso gli accertamenti per ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente e verificare le circostanze nelle quali si è verificato l’infortunio.



7 agosto - info da tarantocontro: Appello alla mobilitazione per il 21 Agosto a Taranto ed il 4 Settembre a Bari.

 

Le organizzazioni sindacali Slai Cobas Taranto e Cobas Brindisi e Bari  lanciano un appello a tutti e tutte per il 21 Agosto in occasione della inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo e il 4 Settembre a Bari per l’assemblea nazionale di FDI  alla presenza di Giorgia Meloni per condividere delle iniziative sul territorio.
Il 21 Agosto a Taranto è la occasione per denunciare la drammatica situazione occupazionale che si è venuta a creare ulteriormente con la sentenza del tribunale di Milano che decreta entro 90 giorni la chiusura della area a caldo; è il momento di continuare a chiedere per Taranto tutela del lavoro,salario ,sicurezza,salute in fabbrica e sul territorio degli operai ex ilva/,operai degli appalti,investimenti alternativi per un nuovo modello di sviluppo anticapitalistico costruito dal basso.
Così come si sta cercando faticosamente di fare per Brindisi con la chiusura del ciclo energetico e chimico. 
Inoltre  gli ingenti investimenti per i Giochi diventeranno l’ennesima cattedrale nel deserto perché il problema che nascondono è che comuni e province non hanno soldi per gestirli, condannandoli a morte certa.
Il 4 Settembre a Bari si svolgerà la assemblea nazionale di FDI alla presenza di Giorgia Meloni; dobbiamo contestare ferocemente la peggiore espressione di chi appoggia le guerre e nega l’olocausto della Palestina,del razzismo istituzionale , di chi realizza leggi sempre più liberticide che arrivano anche ad identificare le manifestazioni come terrorismo con quello che ne consegue.
La Puglia ha già cominciato a contestare tutto questo , in particolare  a Taranto e a Bari,  con manifestazioni  contro i rigurgiti fascisti e temi come quello della remigrazione.
Cobas Brindisi:cobaslavoroprivatobr@gmail.com
Slai Cobas Sc: slaicobasta@gmail.com



giovedì 6 agosto 2026

ALTRO CHE BATTAGLIA PER IL SALARIO, ALLA BERETTA, CGIL E CISL SPINGONO LE OPERAIE A PRODURRE OLTRE IL 100%!

Bandiere alla portineria Beretta

Quella che segue è una prima valutazione delle richieste per il contratto aziendale, per come sono state sommariamente presentate a fine luglio, da Cgil, Cisl e loro delegati al Salumificio F.lli Beretta, in un’assemblea convocata a sorpresa, per impedire alle operaie la minima preparazione critica sui contenuti, senza alcun materiale scritto o informazioni, aziendalista e costruita sulla base delle relazioni sindacali con l’azienda. Uil è semplicemente assente ora, ma già in passato ha avuto modo di dimostrare in fabbrica di essere fatta della stessa pasta, di avere la stessa natura antioperaia.

Una natura sindacale che si manifesta attraveso la forma, la linea collaborazionista delle burocrazie sindacali nelle fabbriche non si esprimerebbe così senza questo tipo di controllo sui lavoratori, delle assemblee, delle trattative, del prendere o lasciare. Come per i padroni, estrarre plusvalore dagli operai lo possono realizzare nel modo di produzione capitalista, una forma sociale storicamente determinata, ma non eterna.

Quindi un lavoro sicuramente di denuncia il nostro in fabbrica, ma parte dell’attività per la ribellione e l’autonomia nella lotta alla miseria e allo sfruttamento, delle operaie e degli operai che prendono nelle loro mani, organizzati, il proprio destino, per non essere solo la forza lavoro che produce le merci per l’intera società e che alla fine non conta, ma i becchini dello sfruttamento del capitale.

Le richieste di Cgil e Cisl e loro delegati, sono state illustrare, paternalisticamente,  una per una, 16 punti, nell'oretta scarsa dell'assemblea, fatto che ha lasciato molti dubbi di comprensione dei punti stessi tra le lavoratrici 'non si è capito bene...' i commenti e ancora di più nell'assemblea del 2° turno.

Perché le assemblee sono state gestite per passare in rassegna superficialmente i punti e concentrare l’attenzione su ‘i 400 euro di aumento dell’attuale premio di produzione’, su gli80 euro se in tre mesi non ti ammali, per 4 trimestri, forse certo, ma sono tutto in più’… detto in modo da far capire che ‘queste cifre valgono l’accordo aziendale’. Usando l’effetto annuncio’, facendo leva sulle giuste aspettative di aumento salariale delle operaie, ‘io devo fare i sabati perché non basta lo stipendio’, hanno esaltato i numeri, il come, il perché, a prezzo di cosa si otterranno questi soldi, a chi un accordo del genere convenga veramente non rientrava nei programmi. Vedremo quello che potremo ottenere, l’esplicito avvertimento dei sindacalisti.

Niente a che vedere con un’assemblea operaia viva e propositiva con il confronto collettivo delle lavoratrici che si misurano realmente sulle rivendicazioni fino a decidere quelle che rappresentano i loro interessi di classe, su come unirsi e lottare due condizioni necessarie per arrivare a dei risultati. Questo non è avvenuto, una parte oggettivamente segue Cgil e Cisl, una parte non è intervenuta. In chiusura il colpo di mano ha strappato un si, e le proposte sindacali restano il mostro aziendale che in effetti sono.

Ma deve essere chiaro che se da una parte le operaie devono arrivare a rompere con la paura, che lamentarsi, non capire e alla fine dire si rassegnate perché sembra il meno peggio, perché almeno c’è qualche soldo non ha prospettiva, che serve uno scatto in avanti perché l’unione fa la forza, lottare è meglio che subire e Slai Cobas lavora per sviluppare questa prospettiva di ribellione,

che dall'altra non c’è distanza tra lo spirito, il metodo con cui le richieste contrattuali di Cgil e Cisl vengono portate avanti e le critiche di un’operaia alla portineria perché esponiamo la bandiera della Palestina vicina alla bandiera dello Slai Cobas, ‘quelli qui non vanno bene sono stranieri’, anch’io sono straniera ma lavoro qui sono a posto non delinquo, parliamo solo del contattonon c’è distanza e ne alimentano il carattere individualista/razzista reazionario presente tra le fila della classe operaia e gli danno una base su cui svilupparsi.

Le richieste di Cgil e Cisl e loro delegati illustrate in assemblea, cristallizzano la divisione tra le operaie dello stabilimento per anzianità, tipo di assunzione ‘fissa o precaria’ o mansione, ne aumentano la concorrenza produttiva e distribuiranno in maniera diseguale eventuali risultati.

Spingono ad andare a lavorare da ammalati, previsto un ‘premio’ di 80 euro al trimestre se l’operaia non fa malattia, per i quattro trimestri

spingono a lavorare sempre al limite delle proprie condizioni fisiche e con qualunque situazione sulle linee, quindi aumentano il carattere usurante del lavoro al Salumificio e lo sfruttamento    previsto un incremento di 400 euro del premio di produttività al raggiungimento dei parametri aziendali di produzione e presenza

spingono a lavorare oltre lo stesso limite già fissato dal padrone, previsto un importo da definire per chi va oltre il 100% della produzone standard

Nascondendo tra l’altro che nelle aziende i record produttivi di pochi, via via tendono a venire imposti come normalità produttiva a tutti e a paga ordinaria.

Questa è la testimonianza di una giovane lavoratrice che abbiamo raccolto in fabbrica.

mercoledì 5 agosto 2026

5 agosto - info da tarantocontro: Taranto ex Ilva e Governo una proposta di lotta - Slai Cobas per il sindacato di classe

 Nella piattaforma operaia proposta da noi e sottoscritta da molti lavoratori - insistiamo su un punto - la trattativa ex Ilva, che riguarda essenzialmente ex ilva Taranto e la città di Taranto, deve farsi a Taranto. 

Gli incontri romani sono in generale inutili e sono una truffa a buon mercato per sottrarre alla lotta operaia e cittadina la trattativa, per trasformarla in incontri di addetti ai lavori, padroni governo direzioni sindacali e i rappresentanti degli enti locali.

Da questa trattativa non viene nè verrà nulla di buono, con buona pace dei sindacalisti Fim/Fiom/Uilm, peraltro in carriera in questi ultimi tempi.

Ci batteremo per questo a settembre, ma si possono cominciare a dare degli antipasti

La Meloni per i giochi del Mediterraneo il 21 agosto a quanto pare sarà a Taranto, nello sciopero e corteo del 3 ottobre lo striscione sindacale richiamava la parola d'ordine di quest'ultimo event
o: 

Embrace the future. Anche per i 20mila lavoratori?”

rendiamo la cosa concreta contestiamo la venuta della Meloni in occasione dei Giochi - pensiamo che la cosa ha anche un grande impatto mediatico, per tutti coloro tanti anche tra gli operai che sono affezionati a questa cosa.

La Meloni tornerà in Puglia il 4 settembre per celebrare al porto di Bari il suo governo e la longevità di esso proclamando di aver fatto bene... Bene, sta minchia... la questione ex Ilva è l'esatta smentita di questo 

anche il 4 settembre puntiamo a guastare la festa al governo... altrimenti di che parliamo? 

Slai Cobas per il sindacato di classe - slaicobasta@gmail.com - wa 3475301704 





5 agosto - DI CALDO SI MUORE: NEI CAMPI IN EDILIZIA IN STRADA...E IL GOVERNO CHE FA-PREPARA LO SCUDO PER LE IMPRESE ASSASSINE

 

Morto in cantiere nella fascia anticaldo: indagati i datori di lavoro

Maurizio Trenta, 40 anni, è stato stroncato da un malore venerdì scorso a Trenzano. Per la Procura «il decesso è avvenuto nella fascia oraria in cui è vietato lavorare»

L’allarme è stato lanciato alle 15.30. Quando la temperatura superava abbondantemente i 30 gradi. Fascia oraria e condizione meteo in cui, secondo le nuove norme di Regione Lombardia, nel settore dell’edilizia non si può lavorare per il troppo caldo. Maurizio Trenta, carpentiere di 40 anni compiuti a metà luglio, venerdì scorso era invece impegnato su un tetto di un’abitazione a Trenzano. Ed è stato stroncato da un malore. Un caso ora al centro di un’inchiesta della Procura di Brescia con il sostituto procuratore Marica Brucci che ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo perchè «il decesso del lavoratore è avvenuto fuori dall’orario consentito». Si tratta del primo caso in Lombardia di contestazione del mancato rispetto della legge anti-caldo varata dal Pirellone.


Ucciso dal sole a 19 anni: la tragedia del giovane bracciante nel Cremonese

 ​Non è successo in qualche "remoto" campo del Sud Italia, lontano dagli occhi di tutti. È successo a Stagno Lombardo, nel Cremonese.​A perdere la vita sotto un caldo soffocante è stato un ragazzo di soli 19 anni, di nazionalità rumena, residente nella vicina provincia di Piacenza. È crollato nei campi per un malore dovuto al calore estremo ed è deceduto poco dopo l'arrivo in ospedale.​A 19 anni dovresti pianificare il tuo futuro, sognare, vivere l'estate. Non puoi e non devi morire di fatica e di caldo nei campi.​Mentre gli inquirenti stanno accertando le condizioni contrattuali e il rispetto delle tutele contro il caldo, la realtà resta drammatica: questa non è una tragica fatalità. È la conseguenza diretta di un sistema che sfrutta e non tutela, dove la sicurezza e la dignità umana continuano a non essere garantite.​Una giovane vita spezzata a 19 anni è una sconfitta inaccettabile per tutti noi.​Basta morti sul lavoro. Basta. ?¬タヒ— Carlo Soricelli, Curatore dell'Osservatorio Nazionale di Bologna contro le morti sul lavoro

Chi era Gheorghe Marian Burjan, il 19enne morto nei campi durante la raccolta dei pomodori
È Gheorghe Marian Burjan il bracciante 19enne morto dopo un arresto cardiaco mentre raccoglieva pomodori in un campo agricolo di Stagno Lombardo, nel Cremonese. Come riferito a Fanpage.it, il 19enne, di origine rumena, era residente a Monticelli d’Ongina (Piacenza).

Sicurezza, scudo per le imprese. Più difficile dimostrare i reati

di Valentina Conte

Il cdm approva un ddl di Nordio che viene incontro alle richieste di Confindustria. Meloni: “Impegno mantenuto, noi al fianco di chi produce”. Critiche da Pd e Cgil. I dem: “Si chiudono gli occhi sul caporalato e molte indagini rischiano il blocco”