domenica 26 luglio 2026

info solidale: IL LICENZIAMENTO DI MARGHERITA NON PASSERA'

 

Tutta la nostra solidarietà alla lavoratrice/delegata Cub 

del San Raffaele licenziata*

Le lavoratrici Slai Cobas per il sindacato di classe

M F P R


Milano: l’osedale San Raffaele licenzia la delegata sindacale Margherita Napoletano

che ha denunciato l’impiego delle cooperative nell’ospedale – lunedì 

si protesta per ottenere l’immediata revoca del licenziamento*Venerdì 24 luglio, la D

irezione del personale dell’Ospedale San Raffaele ha convocato la storica delegata sindacale 

e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, Margherita Napoletano, per consegnarle la 

lettera di licenziamento con effetto immediato. Dopo le forti denunce fatte dal sindacato, 

le mobilitazioni e gli scioperi, la Direzione aveva già premeditato di dare una punizione 

esemplare, invece di affrontare i veri problemi di carenza di organico e di malagestione.

La reazione di CUB sanità italiana e USI sanità sarà proporzionale alla gravità dell’attacco

al sindacato non asservito e conflittuale.Anche tra i lavoratori e le lavoratrici la reazione è 

di incredulità e rabbia, non certo di paura!

Per illustrare quanto accaduto, le prossime iniziative che saranno intraprese e le 

ragioni della mobilitazione, è convocata una conferenza pubblica che si terrà:

Lunedì 27 luglio 2026 dalle ore 11.00 Spianata dell’Ospedale San Raffaele via Olgettina 60 – Milano


USI Sanità, CUB Sanità Provinciale Milano e CUB Sanità San Raffaele




Bologna, 26 luglio. Verità e giustizia per Fakir. MASSIMO SOSTEGNO

 

VERITÀ E GIUSTIZIA PER ABDERRAHIM FAKIR:

BASTA MILITARIZZARE I QUARTIERI

BASTA OMICIDI DI STATO

REVOCARE LO SCUDO PENALE AGLI AGENTI DI POLIZIA

"COSI' NON VA'" SCRIVONO GLI OPERAI SKATENATI ELECTROLUX: giusto ma perché fim-uilm-fiom continuano ai tavoli al Mimit...

 ...dove Electrolux non fa ne mostra di retrocedere dal piano di chiusura del sito di Cerreto e il licenziamento di 1700 operai/operaie chiamandoli "esuberi", e contemporaneamente in tutti i siti aumenta i ritmi; decide sulle ferie in funzione di una maggiore produttività; sposta operai da un sito all'altro, ecc, e allo stesso tempo le segreterie confederali si appellano alle istituzioni per far "retrocedere" l'azienda, quando dal governo alle regioni all'opposizione arrivano false promesse e impegni che, né ora né in passato, sono stati a favore dei lavoratori. L'unica via è la rottura da parte degli operai di questo andazzo per rimettere al centro il protagonismo e l'autonomia operaia, come nella stagione 68/69, che hanno mostrato la forza della classe operaia che ottiene risultati e mette paura a padroni e ai loro governi



Skatenati Electrolux

Così non và! Scarsa trasparenza, poca lungimiranza, tanta arroganza.

Electrolux e la tattica del logoramento: disimpegno, sussidi pubblici e acquirenti fantasma

​L'apparente dinamismo operativo e i continui "tavoli tecnici" al Ministero delle Imprese e 

del Made in Italy nascondono una realtà ben più lineare: Electrolux sta attuando una 

strategica e progressiva smobilitazione dal tessuto industriale italiano. Tra la delocalizzazione 

delle lavatrici di gamma alta in Thailandia, il trasferimento dell'intelligenza artificiale e 

del R&D in India, e il depotenziamento dei centri direzionali e di ricerca di Porcia e 

Cerreto, la multinazionale svedese riduce passo dopo passo il 

proprio footprint nel Paese, lasciando sospesi oltre 1.700 esuberi dichiarati e mai 

ufficialmente ritirati.

​Negli stabilimenti il clima è rovente. Le assemblee a Porcia e Cerreto e lo sciopero 

proclamato dai sindacati raccontano anche della reazione alla richiesta aziendale 

di trasferire in "prestito" temporaneo una decina di operai dallo stabilimento veneto di 

Susegana a Porcia. . Un’operazione ridotta rispetto ai 25 lavoratori inizialmente previsti, 

ma ritenuta dalla Rsu una clamorosa contraddizione 

di fondo: da un lato si dichiara l'esubero strutturale e la contrazione dei volumi, 

dall'altro si ricorre a trasferte incentivate per coprire i picchi produttivi post-feriali, 

dimostrando la tenuta del mercato dei prodotti "Made in Italy" pur in presenza di 

costi aggiuntivi.

​Sullo sfondo di questo logoramento emerge con chiarezza una duplice di

rettrice. La prima riguarda la caccia sistematica alle risorse pubbliche: mentre smantella 

capacità produttiva e ingegneristica, il gruppo cerca di raschiare ogni possibile forma di 

aiuto statale ed europeo, oltre a chiedere più sfruttamento peggiorando condizioni bene tutele 

di chi rimane. Dagli ammortizzatori sociali ai fondi per la transizione energetica e digitale, 

fino ai finanziamenti della Commissione Europea condizionati a impegni minimi di 

risparmio sui costi e riduzioni di emissioni, le garanzie pubbliche vengono impiegate 

come paracadute finanziario per coprire la ritirata, anziché costituire il volano di un vero 

piano di rilancio. A cui si aggiunge la volontà di scardinare la contrattazione integrativa 

eliminando tutele, diritto e valori economici.

​La seconda direttrice riguarda i veri e propri "convitati di pietra" del tavolo di crisi: 

i potenziali acquirenti industriali. Nonostante il progressivo disinteresse di Electrolux per 

il perimetro italiano, le ipotesi di soggetti terzi interessati a rilevare i siti o specifiche linee 

produttive non vengono intenzionalmente esplorate né portate ai tavoli ministeriali. 

Una scelta che paralizza le alternative e impedisce la nascita di un progetto industriale

 sostitutivo, lasciando i lavoratori e le istituzioni locali vincolati a trattative prive di 

prospettiva autonoma.

​I rinvii dei confronti romani al prossimo autunno

rischiano così di trasformarsi nell'ennesimo passaggio interlocutorio di una transizione 

senza paracadute. Senza il ritiro formale del piano esuberi e senza la trasparente 

verifica di manifestazioni di interesse esterne, l'impegno svedese si conferma una 

lentissima dismissione a spese della collettività.


Da Skatenati Electrolux: IL TERRORISMO IMPRENDITORIALE. TREVISO È LA PROVINCIA DOVE AMMAZZANO E GAMBIZZANO PIÙ LAVORATORI.

 

Treviso maglia nera in Veneto

​Nessun comparto risparmiato

​Il dibattito

​Una scia di sangue che non si arresta e un'emergenza ormai strutturale che continua a 

colpire con durezza il tessuto produttivo. I dati Inail diffusi pochi giorni fa dalla Cgil tracciano 

un quadro di forte criticità per la provincia di Treviso e per il Veneto, evidenziando la crescita 

costante degli infortuni e un tragico aumento delle vittime. Un'estate drammatica, quella in corso, 

che ha visto nella Marca anche numerosi infortuni (in alcuni casi mortali) anche a causa del 

calore esposti ad alte temperature.

​I numeri

​Già i dati dello scorso anno mostravano un fenomeno in espansione. Nel 2025 in Italia sono 

state presentate 597.710 denunce di infortunio (495.590 sul lavoro e 102.120 in itinere), +1,4% 

sul 2024 (sotto quota 590mila), con 1.093 morti. In Veneto i decessi sono balzati da 79 a 111 

(+40%), mentre a Treviso le vittime sono salite da 14 a 16. Nel 2026 la situazione si è aggravata. 

Tra gennaio e maggio le denunce in regione sfiorano quota 31.000 

(26.330 sul lavoro e 4.629 in itinere), +2,8% rispetto all

o stesso periodo 2025 (30.102). I decessi in Veneto salgono a 44 rispetto ai 38 

dell'anno prima (+15,8%).

​Treviso maglia nera

​Nella Marca le denunce nei primi cinque mesi sono cresciute del 2,5% (da 5.435 a 5.570: 4.700 sul

 lavoro e 735 in itinere). Ma è sui mortali che Treviso registra la crescita percentuale maggiore 

del Veneto: 5 decessi nei primi cinque mesi (erano 4 nel 2025), a cui si aggiungono le 5 vittime delle 

ultime settimane e l'operaio di Resana morto nel Padovano. Una strage da 10 vittime che 

tocca dal metalmeccanico all'agricoltura, fino a cantiere e cave, ponendo la provincia in 

una fascia di rischio superiore alla media nazionale.

​La reazione

​Di fronte a un sistema che non si autoregola e al calo dei controlli, la sicurezza deve torna

re a essere un investimento e non una formalità da adempiere su carta. A denunciare la situazione 

è la segretaria generale della Cgil di Treviso, Sara Pasqualin: «Dieci morti e quasi 5.600 

denunce di infortunio sul lavoro, peraltro in significativo aumento tra le lavoratrici, 

gli under 20 e gli over 60, dimostrano in modo drammatico che il rischio è diffuso, 

trasversale e in costante aumento – incalza Pasqualin – Questo è l'altro elemento che 

evidenziamo: il bisogno assoluto e non più rimandabile di controlli ispettivi e di 

investimenti per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro. Come organizzazioni sindacali ab

biamo contrattato e voluto con forza il neonato "Protocollo d'Intesa

per la gestione del rischio da calore negli ambienti di lavoro" siglato con la Regione 

del Veneto, uno strumento che definisce una...

​PAGINA INFERIORE

​Sabato 25 Luglio 2026 | LA TRIBUNA | 23

info - Stellantis, Melfi: “State a casa e non rompete” - all'ombra dei piani Stellantis e della passività/complicità sindacale - in fabbrica comandano i capi, fino a quando...?

 Bonanata su basilicata 24


Lo strapotere dei capi Ute: decidono “le squadre preferite” 

e “la lista nera” di chi non deve “scendere mai” al lavoro

LA LISTA NERA Accordi sottobanco, ogni capo ha a cuore la sua squadra e si fida solo 

di alcuni. Tutti aspetti presenti in ogni contesto industriale e lavorativo. Eppure, sulla linea 

di S. Nicola di Melfi, accadrebbe qualcosa di ancora più sistematico. “Il capo Ute, in accordo 

col gestore operativo, ha una sua ‘lista nera’, per cui c’è chi non viene e non verrà mai 

chiamato, tanto c’è la Cassa integrazione che comunque copre tutti”, ci confessa sottovoce 

un lavoratore. “Succede così da tempo – aggiunge – ma col procedere della Cassa integrazione 

e la ‘rotazione’ tra colleghi sulla linea, tutto ciò, in teoria, non dovrebbe accadere. Ai 

vertici aziendali, inoltre, questi fatti non sono noti”. In sintesi, per mantenere un equilibrio, 

msulla linea ogni capo ha una sua “squadra del cuore”

AMICI FIDATI “Molti sono amici, parenti, fiduciari e in effetti sono quasi sempre loro 

a scendere in fabbrica”, aggiunge la fonte. E così, anche sui pullman che giungono a 

S. Nicola “pare di vedere sempre, o quasi, gli stessi volti di operai”. Tutto lecito? 

Non esattamente. “Si tratta di accordi taciti – prosegue – il capo dice ‘state a casa e non rompete’ 

e molti accettano, anche perché il clima è pesante sulla linea e se scendi, e non sei ben visto, ti 

mettono sulle postazioni peggiori, in modo che tu stesso chiedi di rimanere a casa in Cds 

perché non ce la fai”. Ci sarebbero però anche altre ragioni che decidono la ‘lista nera’. 

“Se un operaio fa troppe ‘malattie’ o ha la 104, e chiama solo qualche ora prima per dire che 

non può scendere per il turno, questi fattori lo fanno retrocedere automaticamente tra 

‘gli antipatici’, ‘gli inaffidabili’ da tenere a casa. “Ciascuno sa benissimo a quale lista appartiene, 

e anche volendo attuare una ‘rotazione equa’ tra colleghi, davanti ad alcuni nomi i capi storcono 

il naso e non ne vogliono proprio sapere.

SIGNOR SI’ “Tizio deve stare a casa e basta, e non deve neanche rompere”. Questa la 

chiusura ermetica nei confronti di alcuni. “E così si finisce per optare quasi sempre su 

un numero ‘base’ di lavoratori – ci dice ancora l’operaio del Montaggio – i

cosiddetti bravi, qualcuno li chiama ‘lecchini’. Sono quelli che non dicono mai nulla, 

non si lamentano, sono laboriosi e portano avanti la carretta, anche a costo di sacrifici enormi, 

al limite dell’impossibile”. La cosa al momento è meno evidente. In quest’ultima settimana, 

ad esempio, con un impostato di 95 auto a turno, non c’è neanche bisogno di un ‘superlavoro’. 

“Ora si lavora meno che in periodi passati, ma se si andasse a verificare chi lavora, e quanto, 

ecco che emergerebbe anche adesso la squadra prediletta dai capi e ‘la lista nera’, composta 

da quelli che non scendono in fabbrica anche da mesi, anni”.

NON CONVIENE RIBELLARSI Tant’è, secondo la nostra fonte. “Possono smentire 

come vogliono – conclude – ma nessuno, carte e turni alla mano, può mettere in dubbio 

questa verità fatta di compromessi al ribasso tra capi Ute e operai semplici. Accade da tanto 

tempo e stanno tutti zitti. Il lavoro è pane e non conviene compromettersi”.

 Lo Slai Cobas di Taranto alla Stellantis Melfi e al presidio dei lavoratori

 dell'appalto Pmc - dal blog tarantocontro 

...Il clima all'interno è pesante, l'azienda sa che prima o poi gli operai 

diranno: Basta! E cerca di impedire...

Ieri vi è stato un buon intervento alla Stellantis di Melfi dello Slai cobas di Taranto. Da tempo dovevamo andare, ma gli impegni a Taranto e l'incertezza della presenza degli operai alla Stellantis, 
che il giorno prima non sanno se il giorno dopo andranno a lavorare o no, ha impedito finora che andassimo. Ma questo non ha però impedito che tramite contatti con operai della Stellantis, anche vedendoci nelle andate al Tribunale di Potenza per il processo Ilva, seguissimo quotidianamente 
la situazione della fabbrica e dell'appalto, e facessimo una lunga intervista ad alcuni di questi operai.

E' questa intervista, insieme ad alcune valutazioni/indicazioni, che ieri abbiamo diffuso e discusso 

con gli operai alla Stellanti

Buon rapporto, accoglienza tra gli operai e operai/e. Anche se erano passati dei 

mesi dall'ultima volta, sembrava che ci eravamo visti da poco. Tanti hanno denunciato con 

rabbia la situazione difficile: pochi giorni al mese di lavoro e gli altri in cassintegrazione o 

addirittura senza salario, rimandati a casa dall'zienda perchè: non c'è lavoro; e il salario si riduce 

sempre di più. Nei pochi giorni di lavoro, i carichi e i ritmi aumentano, 

mentre i lavoratori sono diminuiti. Non c'è alcuna chiarezza sul futuro.

Il clima all'interno è pesante, l'azienda sa che prima o poi gli operai diranno: Basta! E cerca 

di impedire qualsiasi possibile protesta (ieri un vigilante all'inizio ha tentato di impedire 

il nostro intervento, pretendeva di sapere i nostri nomi..., ma chiaramente gli è stato risposto a 

tono, ed è dovuto andare via).  Molto estesa tra i lavoratori è la denuncia dei sindacati, 

che sembrano inesistenti, nessuna informazione, niente assemblee, 

ma solo loro incontri a Roma, con la Regione, che non portano a nessun risultato per i lavoratori. 

Gli operai sono delusi, arrabbiati, ma vedono ancora difficile una ribellione collettiva. 

Ora, probabilmente dal 21 luglio e fino al 16 agosto (voci addirittura parlano fino a fine agosto) 

la fabbrica sarà chiusa. 

Ma a settembre torneremo e lavoreremo per organizzare una riunione che, grande o piccola che 

sia, costituirebbe un primo passo in avanti per una mobilitazione dal basso, per 

concrete rivendicazioni operaie. Questo passo ha trovato disponibilità tra gli operai e operaie.



Da C. Soricelli: STRAGI DI LAVORATORI MAROCCHINI IN ITALIA: MENTRE IL PAESE S'INFIAMMA DI ODIO, LORO MUOIONO AL POSTO NOSTRO. noi "umani" siamo dispiaciuti per la morte di Abderrahim Fakir

 

Oggi l'ennesima tragedia: un altro lavoratore di origine marocchina è deceduto a causa 

dell'ennesimo gravissimo incidente sul lavoro si chiama salah belkahaoua e aveva 59 

anni ed è morto dopo giorni di agonia . Non fa più notizia, se non per chi si ostina a 

tenere il conto di un massacro silenzioso, ma per i razzisti di casa nostra la loro vita 

non conta niente. 

Mentre una parte politica e mediatica s'infiamma contro le istituzioni locali, la realtà 

dei fatti ci mette davanti a uno specchio impietoso: I lavori più duri e pericolosi: I 

cittadini marocchini e i lavoratori immigrati continuano a svolgere le mansioni più 

faticose, meno pagate e meno tutelate nei nostri cantieri e nelle nostre 

fabbriche. Muoiono in percentuale 3 volte di più che gli italiani, Muoiono svolgendo 

quei lavori che garantiscono la quotidianità di questo Paese – arrivando persino a 

morire al posto di chi diffonde odio verso di loro. 02/06/2026 brescia Lombardia 


Mohammed Gannaoui  27 Operaio agricolo marocco 07/01/2026 Bologna Emilia 

romagna abdelbak zanboura 54 edilizia marocco 07/05/2026 venezia veneto Driss 

Najem 50 edilizia marocco 08/05/2026 venezia veneto abdadel gari 33 

autotrasporto marocco 12/05/2026 bergamo lombardia Mustapha Ladid 32 industria 

marocco 07/06/2026 cagliari sardegna Hamza El Hail 26 autotrasporto marocco 

29/06/2026 mantova lombardia Haddad Taher 

55 bracciante marocco 16/07/2026 lecce puglia Fadil Abdelhakim, 33 installatore 

marocco 22 lug frosinone lazio salah belkahaoua 59 edilizia marocco L'assenza di 

umana pietà: Stiamo assistendo al crollo del senso d'umanità. Si assiste al razzismo 

persino di fronte alla sofferenza 

e alla morte, mentre sulle condizioni dei lavoratori si stende un velo di indifferenza. 

Banlieue di Parigi: siamo come i francesi di trent'anni fa che col loro razzismo si 

sono fatti odiare dagli immigrati e dai loro figli. Una società multietnica è inevitabile 

ma stiamo creando tutte le condizioni per far vivere all'inferno i nostri figli e nipoti. 

L'Osservatorio non farà un passo indietro. Non accetteremo che si continui a morire 

nell'ombra e che la retorica razzista nasconda le responsabilità di chi non garantisce 

la sicurezza nei luoghi di lavoro, soprattutto verso i più deboli e fragili che stanno 

morendo al posto nostro.


giovedì 23 luglio 2026

Fakir, la protesta si sposta all'Interporto: "Blocchiamo le merci"

 

il comunicato del Si Cobas nazionale

UN SCIOPERO OPERAIO HA BLOCCATO L’INTERO INTERPORTO DI BOLOGNA!

21-07-2026

L’assassinio di Fakir Abderrahim da parte della polizia ha avuto un forte eco tra i lavoratori dei vari magazzini dell’interporto bolognese.

Una massa umana si è addensata davanti all’entrata di questa area dimostrando cosi ai padroni e allo Stato che l’uccisione di un loro compagno non resterà impunità.

I mandanti di quei poliziotti che hanno ucciso con una violenza repressiva disumana pagano cosi un prezzo altissimo.

Migliaia di camion fermi altre miglia dirottati su Milano. Nelle due settimane precedenti 5 giornate di sciopero contro Sda, Brt e Gls avevano “dissanguato” la fonte dei profitti di quelle aziende e oggi hanno subito una batosta memorabile.

Ogni uomo, proletario, ha ricordato ai padroni che la repressione non passerà senza conseguenza verso la loro sete di potere, hanno pagato( ancora poco) delle gesta degli sbirri assassini del compagno Fakir.

Uno striscione con scritto ” Con te Fakir Abderrahim non hanno ucciso la nostra lotta. Tremate padroni noi continueremo a lottare”, significando cosi con 24 ore di sciopero che la memoria operaia è viva in onore di ogni sfruttato che il sistema capitalistico ogni giorno uccide per mano della polizia o nei luoghi di lavoro dove lo sfruttamento si realizza.

Uno sciopero di questo genere dimostra che la classe esiste non solo per vivere del proprio salario ma che ciò non basta, aspira si ad avere il pane ma anche le rose.

Una battaglia vinta in giornate di lutto per un loro compagno caduto per la repressione assassina degli uomini al servizio dello stato borghese.

SI COBAS Nazionale


da bolognatoday

Blocchi e rallentamenti dalle 22 di lunedì. Il Si Cobas ferma le aziende della logistica dove lavorava il 43enne morto al Pilastro: "Facciamo un danno economico"

Dopo il presidio e i disordini in centro per la morte di Abderrahim Fakir, durante un intervento della polizia al Pilastro, si prosegue con la mobilitazione sindacale. Nella notte tra lunedì e martedì è iniziato lo sciopero nelle aziende dell'Interporto di Bologna, con ripercussioni sulla circolazione nell'area, Fakir lavorava infatti in una ditta di facchinaggio. 

Alle ore 22, bloccheremo con uno sciopero tutte le aziende dell'Interporto di Bologna”, aveva fatto sapere Si.Cobas, quindi nella serata di ieri, 20 luglio, si sono verificati blocchi e rallentamenti lungo via Santa Maria in Duno, la Rotonda Segnatello e la Trasversale di Pianura, disagi alla viabilità potrebbero proseguire anche nella mattinata di oggi, 21 luglio. Il blocco sarebbe terminato, mentre lo sciopero si concluderà alle 22 di oggi. 

Anche la Cgil aveva proclamato un pacchetto di due ore di sciopero "per favorire la massima partecipazione" alla manifestazione in programma in piazza Nettuno. "Scendiamo in piazza e rispondiamo alla chiamata del sindaco di Bologna Matteo Lepore a tutte le forze democratiche della città. Invitiamo tutti ad esserci, vogliamo verità e giustizia sulla morte di Abderrahim Fakir", avevano dichiarato Anna Cocchi, presidente dell'Anpi di Bologna, Rossella Vigneri, presidente Arci Bologna, e Michele Bulgarelli, segretario della Cgil di Bologna.

Perché gli operatori sanitari non sono intervenuti durante l'arreso mortale di Abderrahim Fakir: "Hanno seguito il protocollo"...

Il Si Cobas rivendica lo sciopero in corso nel settore della logistica, dove lavorava Fakir, spiegando che la mobilitazione "risponde all'omicidio avvenuto" e sostenendo che "ci sarà ancora necessità di continuare la mobilitazione a fianco della famiglia".

Blocchiamo le merci, facciamo un danno economico”

Abderrahim chiedeva aiuto e che gli hanno dato un ginocchio sul collo, lo spray urticante e la morte come se fosse una bestia”, dice al megafono un sindacalista Si. Cobas all'Interporto. “Se vogliamo davvero giustizia è importante che ci sia una lotta nei tribunali, ma la vera lotta è di classe, di chi viene sfruttato tutti i giorni e non vuole fare la stessa fine di Abderrahim".

Gli scioperi hanno il merito di dimostrare che se c'è un problema in questo paese, sono i salari, sono le condizioni di vita, sono la m… che si vive tutti i giorni nei quartieri popolari”. Quindi, contro Vannacci “che cerca di convincerci che il problema sono gli immigrati, quando la classe operaia immigrata è uno dei pochi motivi di vanto che abbiamo in questo paese, perché le migliori lotte negli ultimi anni, le avete fatte voi anche in questo interporto, avete strappato diritti che prima non esistevano. Ci avete insegnato, ci avete fatto ricordare che cos'era la lotta di classe. Tutti noi viviamo le condizioni che hanno portato Abderrahim a morire come un cane". 

Continuiamo con lo sciopero tutta la notte - annunciano - blocchiamo le merci, facciamo un danno economico perché ricordiamoci Abderrahim è morto nel giorno in cui non lavorava, mentre tutta la settimana la passava a spaccarsi la schiena per ingrassare il portafogli di un padrone che magari poi andava in giro, andava in televisione, andava a dire che il problema di questo paese sono gli immigrati. Chi tocca uno tocca tutti."

"Bologna ha un lungo debito col Pilastro"

Nel documento del sindacato si legge inoltre che "Bologna ha un lungo debito col Pilastro, l'uccisione di Fakir allunga la lista. Questo debito non può essere curato con la retorica, può essere pagato solo ridando dignità, servizi e serenità ai quartieri popolari: la vera sicurezza è quella sociale". Il comunicato si conclude con la richiesta di "verità e giustizia per Abderrahim Fakir".

Secondo la Cub, quanto accaduto “si inserisce in una successione sempre più preoccupante di episodi caratterizzati da un uso sproporzionato della forza” e annuncia il sostegno "allo stato di agitazione proclamato nella provincia di Bologna e allo sciopero indetto per lunedì 20 luglio, dalle ore 22, in tutte le aziende dell'Interporto di Bologna", invitando lavoratrici e lavoratori a partecipare alla mobilitazione.



UN ALTRO PROLETARIO E FRATELLO UCCISO! - UN ALTRO ASSASSINIO DI STATO!

 In questi giorni, giorni in cui si ricorda Carlo Giuliani, un altro compagno morto per mano della violenza assassina repressiva padronale e statale durante le giornate di lotta di Genova 2001 Questo video, dimostra l'efferatezza della polizia italiana nei confronti di un operaio a Bologna. Come a Genova 25 anni fa e negli Stati Uniti di questi tempi gli sbirri, senza alcun pietà hanno ammazzato FAKIR ABDERRAHIM un nostro ex iscritto.


La cosa ancora più aberrante, oltre alla disumanità e alla violenza di classe e di Stato, è l’atteggiamento del personale sanitario che si rende complice dell’omicidio, inerme volutamente connivente, silenzioso come nelle peggiori realtà dittatoriali e mafiose.

Il SI cobas proclama subito uno stato di agitazione per la provincia di Bologna e domani sera 20 Luglio, alle ore 22 bloccheremo con uno sciopero tutte le aziende dell'interporto di Bologna.

Chiediamo a tutti i compagni anche degli altri luoghi di lavoro fuori di Bologna di partecipare, affinché sia più ampia la denuncia contro l'uccisione di questo nostro compagno!!

Basta omicidi di Stato e capitale!

A fianco dei famigliari, degli amici e compagni di Fakir!

Solo la lotta è l’unica risposta!

Mobilitiamoci subito!!

Tocca uno, tocca Tuttə!

SÌ COBAS




lunedì 20 luglio 2026

20 luglio - info da tarantocontro: Jindal - Esuberi e intensificazione dello sfruttamento alla ArcelorMittal - NO alla trattativa romana - L'altra strada dello Slai Cobas per il sindacato di classe

 

Bisogna togliere fiducia alle OO.SS. Verso cui si deve porre una vera e propria questione morale, non è possibile che dirigenti di questi sindacati fanno carriera - prima Sperti UILM e D'alò FIM divenuti segretari nazionali e ora Brigati Fiom divenuto segretario regionale - mentre i lavoratori stanno sempre peggio e a rischio futuro.

Bisogna sostenere e portare avanti la Piattaforma operaia, renderla un vincolo per governo e OO.SS.

Firma e fai firmare la piattaforma operaia, pretendere assemblee, togliere la fiducia alle attuali OO.SS.


PIATTAFORMA OPERAIA

NO al fondo Flacks – NO a Jindal

Nazionalizzazione subito

Nessun esubero – Riduzione dell'orario di lavoro a parità salariale

CIGS con integrazione per lavoratori diretti e appalto

NO Ccnl Multiservizi alle Ditte dell'appalto – CCNL metalmeccanico con clausola sociale – NO contratti a termine

Legge speciale per amianto, lavori usuranti, prepensionamenti

Basta morti sul lavoro – Postazione ispettiva permanente in fabbrica

Le trattative si devono fare a Taranto – Lo Slai cobas presente per una voce autonoma

Per un vero sciopero generale fino a risultati effettivi


Slai Cobas

via Livio Andronico, 47 Taranto – WA e tel 3475301704 – slaicobasta@gmail.com