venerdì 7 agosto 2026

8 agosto - da tarantocontro: "GLI OPERAI NON C’ENTRANO NULLA CON LE MORTI PER CANCRO" - Una nota da 'Operai contro' - su cui in generale concordiamo nella denuncia, ma con alcune necessarie precisazioni

 

Posted by Operai Contro 2 6 Agosto 2026
OC - "...La sentenza della Corte d’appello di Milano ha immediatamente scatenato ancora una volta la solita falsa diatriba su quale debba prevalere fra il diritto al lavoro e il diritto alla salute. Da una parte coloro che vengono genericamente e superficialmente definiti “ambientalisti”, spesso solo genitori che hanno perduto figli in tenera o giovane età, ammalati di una delle più disparate forme di cancro o di altre malattie incurabili, accusati di non tenere conto delle necessità occupazionali di migliaia di lavoratori. Dall’altra, messi insieme in un confuso minestrone, i sindacati (ai quali vengono con altrettanta faciloneria associati gli operai), il sindaco di Taranto, politici di varia estrazione, il governo regionale, il governo nazionale, tutti accusati di sacrificare sull’altare dell’occupazione la salute degli abitanti di una intera città..."

Tarantocontro - precisiamo: "il "confuso calderone", in particolare i sindacati confederali + Usb, non si occupa neanche dell'occupazione degli operai; in questi anni, in tutti i Tavoli romani non ha portato, non si è battuto per una difesa dell'occupazione, portando, in opposizione ai piani del governo, dei padroni, delle Istituzioni locali, una piattaforma operaia precisa in difesa dei posti di lavoro, del salario e anche della sicurezza e salute degli stessi operai (solo ora, messi alle strette, Fim, Fiom, Uilm hanno presentato una "piattaforma" che da un lato risente della "Piattaforma operaia" dello Slai cobas sc, dall'altra però è ancora troppo generica ed equivoca, Si tratta, quindi, di una contrapposizione (salute-lavoro)  falsa, che passa sulla testa degli operai, e, attenzione, anche su quella degli abitanti di Taranto, dei quartieri inquinati. Perchè anche qui non bisogna fare un "confuso calderone", gli "ambientalisti" sono soprattutto organizzazioni, associazioni (gli stessi "genitori tarantini" è una associazione, non si tratta di "solo genitori che hanno perduto i figli..."); gli abitanti dei quartieri inquinati partecipano a volte e in pochi ad alcune iniziative degli ambientalisti, ma la maggior parte di loro (che spesso ha in famiglia un morto per tumore e un lavoratore Ilva o appalto Ilva) non fa una contrapposizione tra salute e lavoro, non accusa gli operai,

OC - "A noi delle parti in causa interessano in primo luogo e soprattutto gli operai. Senza che nessuno domandi un parere diretto a essi, gli operai vengono etichettati come egoisti, interessati solo al posto di lavoro, menefreghisti della salute collettiva. E invece no, gli operai tarantini, che vivono a immediato e diretto contatto con le fonti di inquinamento e sono stati e rimangono i primi e in maggior numero ad ammalarsi e a morire, non hanno mai accettato lo scambio “o il lavoro o la salute”. Gli operai sanno bene che ad ammazzarli e ad ammalarli è sempre stata la pressione produttiva del padrone per fare profitti ad ogni costo, qualsiasi nome il padrone abbia avuto: Stato con l’Italsider, Riva con l’Ilva, Mittal e i suoi azionisti con l’ArcelorMittal, di nuovo lo Stato con le due amministrazioni straordinarie. Tale pressione si realizza, oltre che con la diminuzione del personale in ogni postazione lavorativa, l’uso di macchinari vecchi e fuori norma e tempi di lavoro frenetici, anche attraverso la produzione con tecnologie inquinanti e l’incuria completa delle condizioni lavorative e ambientali. Tutto è sempre stato finalizzato a ridurre i costi e aumentare la produttività oltre ogni limite. E per gli operai minacce e ricatti: “O lavori a queste condizioni o sei fuori”. Perciò gli operai sono i primi a odiare il lavoro a cui sono costretti e le condizioni ambientali che sono obbligati a subire. Della schiavitù salariale cui sono forzati farebbero volentieri a meno, se l’accettano è perché non hanno trovato e non hanno di meglio per sopravvivere. E nessuno mai ha garantito agli operai il diritto al lavoro, quando non sono serviti più sono stati buttati fuori senza tanti complimenti.

Tarantocontro - Precisiamo: non è giusto, nè vero, presentare gli operai solo come quelli che hanno dovuto subire. Soprattutto negli anni passati, prima del famoso 2012, gli operai Ilva hanno lottato eccome, hanno bloccato gli impianti (es. il convertitore) che potevano causare tanti morti in fabbrica, sono stati i primi a lottare contro i "parchi minerali" e ad imporre soluzioni, certo poi risolte dal padrone in modo molto parziale; hanno fatto, soprattutto i lavoratori degli appalti con lo Slai Cobas una grande lotta sull'amianto, esemplare a livello nazionale, ecc. ecc.; questi operai hanno tante volte segnalato, denunciato anche alle Istituzioni - e per questo sono stati puniti, declassati, spostati di reparto, anche licenziati. Leggete anche le testimonianze dure e precise rese al processo "Ambiente svenduto" di 1° grado... Ma questi operai sono stati lasciati soli, ricattati dai padroni, intimoriti dagli stessi sindacati confederali, ignorati dalle Istituzioni (intervenuti il più delle volte solo a fronte di infortuni). Ma sono stati lasciati soli non solo dai sindacati, ma anche dagli "ambientalisti", per cui gli operai erano "fantasmi" e poi sono diventati "colpevoli". 

OC 
"Non hanno scelto gli operai tarantini di lavorare in un ambiente inquinato e inquinante, non hanno deciso essi di dover produrre, oltre all’acciaio, anche polveri, fumi e gas inquinanti. Non è colpa degli operai se dalla fabbrica tarantina escono veleni che fanno ammalare e morire centinaia di innocenti bambini. Non hanno deciso loro che l’inquinamento interno ed esterno alla fabbrica è il prezzo da pagare alla corsa al profitto da parte dei padroni. Non hanno voluto loro che il vantaggio per pochi azionisti e dirigenti causasse il massacro sociale derivante dalla messa a rischio della vita e della salute di migliaia di operai e di semplici persone. Non è dipesa da loro scelte la sentenza della Corte d’appello di Milano. Perciò non difendono a spada tratta lo stabilimento siderurgico di Taranto così com’è e non spetta a loro decidere come rimetterlo in sesto. Nessuno ha chiesto il loro parere sulle ristrutturazioni attuate negli ultimi anni, sui continui licenziamenti e sulle corse infinite alla cassa integrazione. Non l’ha fatto ArcelorMittal e non l’ha fatto lo Stato italiano che adesso gestisce le due imprese in As. Così come, se un domani si concretizzerà la vendita dell’ex Ilva, non lo farà né l’americano Flacks Group né l’indiano Jindal né qualsiasi altro compratore".

Tarantocontro - "non è dipeso dagli operai..." - E' vero. Però una forte denuncia va fatta sui sindacati confederali. E, qui, invece manca. Sono questi sindacati, i  loro delegati, gli Rls che avrebbero dovuto e potuto fare una battaglia seria su sicurezza, salute, ambiente. Non l'hanno fatta. Non solo, hanno contrastato fortemente lo Slai Cobas sulla sua battaglia per una postazione fissa ispettiva dentro la fabbrica; non l'hanno sostenuto nella battaglia contro l'amianto; in un importante infortunio mortale gli operai si sono rivolti, appena accaduta la morte, allo Slai Cobas non al proprio Rls o delegato a cui avevano già denunciato la situazione di pericolo senza ottenere risposte - e nel processo che ne seguì per questa morte, lo Slai Cobas ha dovuto denunciare anche gli Rls. Questi sindacati hanno silenziato, boicottato la formazione della Rete nazionale per la sicurezza in fabbrica e sul territorio, promossa dallo Slai Cobas e da alcuni operai e familiari di operai morti; ecc. ecc. 

Gli operai non sono una entità astratta, contano quando sono organizzati, e i sindacati dovrebbero servire per questo. Quando invece i sindacati agiscono per frenare, impedire la ribellione e la lotta degli oòperai, allora non solo non ci sono ma fanno grossi danni. E' questo va detto. Altrimenti, anche non volendo, si fa demagogia sugli "operai"

OC - E allora il problema lo risolva chi lo ha creato. Agli operai va bene continuare a lavorare, tutti, nessuno escluso, anche quelli di Ilva in As, in un ambiente perfettamente risanato. Ma va anche bene che l’Ilva chiuda, a patto che tutti, nessuno escluso, anche quelli di Ilva in As, possano riscuotere, messo per iscritto, il salario pieno fino alla pensione. Va bene pure che la produzione venga riconvertita dall’acciaio ad altre merci, purché ci sia lavoro per tutti, anche per quelli di Ilva in As, e senza che nessuno perda diritti salariali e normativi già acquisiti. Per questi obiettivi sono disposti a mobilitarsi, non per altri che passino, ancora una volta, sui loro livelli occupazionali, sui loro salari, sulla loro pelle e sulla loro salute.

Tarantocontro - OC fa una mera fotografia della situazione tra gli operai. Ma le avanguardie non possono fare un "calderone": "va bene questo... quest'altro... purchè..."; gli operai in questo modo vengono visti in attesa degli eventi, e non come necessari protagonisti del presente e del futuro. Nello stesso tempo, non va bene qualsiasi soluzione purchè salvaguardi lavoro e salario - noi contrastiamo, per esempio, le proposte dell'Usb di far lavorare gli operai in lavoro di pubblica utilità; nè spargere illusioni - come il "salario pieno fino alla pensione" - la media di età tra gli operai è sui 50 anni, quanti anni lo Stato dovrebbe dar loro salario senza lavoro). D'altra parte noi non siamo d'accordo per situazioni di fuoruscita da questa grande fabbrica attraverso incentivi, decenni di cassintegrazione (come è successo agli ex lavoratori Belleli), se accadesse, quegli operai non interessano più alla lotta di classe, non servirebbero a migliorare la situazione per le masse popolari di Taranto; e, allora, non possono interessare neanche a noi.

Anche sulle possibilità alternative all'Ilva, al di là dei 17 (?) progetti fumosi propagandati almeno da due anni dal Comune di Taranto e dal governo, se chiude la grande fabbrica, altre fabbriche chiudono o non hanno interesse a insediarsi a Taranto  - su questo invitiamo a leggere l'articolo: https://tarantocontro.blogspot.com/2026/08/alla-stellantis-oggi-e-allilva-domani.html



7 agosto - Muratore 35enne in Italia da 24 ore muore al primo giorno di lavoro in nero in un cantiere. Sei indagati per omissione di soccorso

 

diRedazione Economia

Due colleghi lo hanno portato a casa del titolare, che ha tentato di rianimarlo e poi ha chiamato zia e cugina chiedendo che lo portassero in ospedale. L’allarme è scattato oltre due ore dopo, quando le due donne si sono fermate nel parcheggio di un supermercato temendo che si fosse aggravato. Fillea Cgil: "Crimine sociale che sgomenta, indigna e richiede giustizia immediata"

In Italia da 24 ore. Nicu Terletchi, 35 anni, moldavo, aveva trovato lavoro in un cantiere edile: in nero, senza nessun contratto. Al primo giorno di lavoro – il 4 agosto, a Padova – si è sentito male ed è morto, probabilmente per un infarto che potrebbe essere stato causato dalle alte temperature. Sei persone, tutte di origini romene, sono ora indagate con l’accusa di omissione di soccorso aggravata dall’evento morte. Secondo i verbali, infatti, non hanno chiesto aiuto nel momento si sono accorti che il ragazzo era incosciente, per il timore “incorrere in ulteriori ripercussioni“. Quando sono stati allertati i soccorsi, circa due ore e mezza dopo, non c’era già più niente da fare. “Non è un tragico incidente: è un crimine sociale che sgomenta, indigna e richiede giustizia immediata”, il commento di Benedetto Truppa, segretario generale Fillea Cgil Padova.

Stando a una prima ricostruzione, l’uomo ha avuto un malore poco dopo le 14, mentre si trovava sul posto di lavoro. Due colleghi, su indicazione del titolare della ditta edile, lo hanno portato a casa di quest’ultimo, che ha tentato di rianimarlo. Soltanto a quel punto, rendendosi conto che era svenuto, l’imprenditore ha chiesto aiuto alla zia e la cugina, che lo hanno caricato a loro volta in auto per accompagnarlo in ospedale. L’allarme è scattato oltre due ore dopo, quando le due donne si sono fermate nel parcheggio di un supermercato a Saonara, nel Padovano, temendo che il 35enne si fosse aggravato.

Solo allora sono intervenuti i carabinieri e il personale del Suem, che ha tentato di rianimare l’uomo per oltre un quarto d’ora, senza riuscire a salvarlo. Come hanno riferito alcuni testimoni, quando le due donne hanno fermato la macchina e allertato i soccorsi, il ragazzo appariva già senza vita. La pm di Padova Claudia Brunino, titolare del fascicolo, ha disposto l’autopsia sul corpo, affidata al medico legale Antonello Cirnelli. Stando ai primi esiti dell’esame, è morto per un infarto.

Non si può morire di lavoro nel 2026, ma è ancora più inaccettabile morire di clandestinità ed esitazione dettata dalla paura dei controlli”, dice Truppa di Fillea. “Quando il profitto e l’illegalità contano più della vita umana, il sistema dei cantieri mostra la sua faccia più feroce. Il caldo estremo che sta colpendo il nostro territorio non è un’improvvisa fatalità: è un rischio strutturale ampiamente noto e normato, di fronte al quale le tutele, i fermi cantieri e la riduzione dei turni devono valere per chiunque metta piede in un’area di lavoro, senza alcuna distinzione di contratto o di permesso di soggiorno. Come Fillea Cgil di Padova – prosegue la nota – esprimiamo la massima vicinanza e il profondo cordoglio ai familiari di Nicu, ma la solidarietà non basta. Chiediamo che la Procura e gli organi di vigilanza vadano fino in fondo per individuare tutte le responsabilità individuali e imprenditoriali di questa catena di omissioni e sfruttamento”.



7 agosto - Ex Ilva, grave incidente nell’Afo2: operaio ferito durante una manovra con un muletto...

 

TARANTO - Grave infortunio sul lavoro nella serata di giovedì 6 agosto all’interno dello stabilimento ex Ilva di Taranto. Un operaio è rimasto ferito mentre era impegnato nelle attività nell’area dell’Afo2.

L’incidente si è verificato intorno alle 21:50. Secondo quanto riferito da fonti sindacali, il lavoratore sarebbe un dipendente della Semat Engineering, azienda che opera all’interno dello stabilimento.

In base alle prime informazioni, l’infortunio sarebbe avvenuto durante una manovra effettuata con un muletto. Per cause ancora da accertare, il piede destro dell’operaio sarebbe rimasto schiacciato sotto una delle ruote del mezzo.

Immediatamente soccorso, il lavoratore è stato trasferito d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale SS. Annunziata di Taranto, dove è arrivato in codice rosso.

Sono in corso gli accertamenti per ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente e verificare le circostanze nelle quali si è verificato l’infortunio.



7 agosto - info da tarantocontro: Appello alla mobilitazione per il 21 Agosto a Taranto ed il 4 Settembre a Bari.

 

Le organizzazioni sindacali Slai Cobas Taranto e Cobas Brindisi e Bari  lanciano un appello a tutti e tutte per il 21 Agosto in occasione della inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo e il 4 Settembre a Bari per l’assemblea nazionale di FDI  alla presenza di Giorgia Meloni per condividere delle iniziative sul territorio.
Il 21 Agosto a Taranto è la occasione per denunciare la drammatica situazione occupazionale che si è venuta a creare ulteriormente con la sentenza del tribunale di Milano che decreta entro 90 giorni la chiusura della area a caldo; è il momento di continuare a chiedere per Taranto tutela del lavoro,salario ,sicurezza,salute in fabbrica e sul territorio degli operai ex ilva/,operai degli appalti,investimenti alternativi per un nuovo modello di sviluppo anticapitalistico costruito dal basso.
Così come si sta cercando faticosamente di fare per Brindisi con la chiusura del ciclo energetico e chimico. 
Inoltre  gli ingenti investimenti per i Giochi diventeranno l’ennesima cattedrale nel deserto perché il problema che nascondono è che comuni e province non hanno soldi per gestirli, condannandoli a morte certa.
Il 4 Settembre a Bari si svolgerà la assemblea nazionale di FDI alla presenza di Giorgia Meloni; dobbiamo contestare ferocemente la peggiore espressione di chi appoggia le guerre e nega l’olocausto della Palestina,del razzismo istituzionale , di chi realizza leggi sempre più liberticide che arrivano anche ad identificare le manifestazioni come terrorismo con quello che ne consegue.
La Puglia ha già cominciato a contestare tutto questo , in particolare  a Taranto e a Bari,  con manifestazioni  contro i rigurgiti fascisti e temi come quello della remigrazione.
Cobas Brindisi:cobaslavoroprivatobr@gmail.com
Slai Cobas Sc: slaicobasta@gmail.com



giovedì 6 agosto 2026

ALTRO CHE BATTAGLIA PER IL SALARIO, ALLA BERETTA, CGIL E CISL SPINGONO LE OPERAIE A PRODURRE OLTRE IL 100%!

Bandiere alla portineria Beretta

Quella che segue è una prima valutazione delle richieste per il contratto aziendale, per come sono state sommariamente presentate a fine luglio, da Cgil, Cisl e loro delegati al Salumificio F.lli Beretta, in un’assemblea convocata a sorpresa, per impedire alle operaie la minima preparazione critica sui contenuti, senza alcun materiale scritto o informazioni, aziendalista e costruita sulla base delle relazioni sindacali con l’azienda. Uil è semplicemente assente ora, ma già in passato ha avuto modo di dimostrare in fabbrica di essere fatta della stessa pasta, di avere la stessa natura antioperaia.

Una natura sindacale che si manifesta attraveso la forma, la linea collaborazionista delle burocrazie sindacali nelle fabbriche non si esprimerebbe così senza questo tipo di controllo sui lavoratori, delle assemblee, delle trattative, del prendere o lasciare. Come per i padroni, estrarre plusvalore dagli operai lo possono realizzare nel modo di produzione capitalista, una forma sociale storicamente determinata, ma non eterna.

Quindi un lavoro sicuramente di denuncia il nostro in fabbrica, ma parte dell’attività per la ribellione e l’autonomia nella lotta alla miseria e allo sfruttamento, delle operaie e degli operai che prendono nelle loro mani, organizzati, il proprio destino, per non essere solo la forza lavoro che produce le merci per l’intera società e che alla fine non conta, ma i becchini dello sfruttamento del capitale.

Le richieste di Cgil e Cisl e loro delegati, sono state illustrare, paternalisticamente,  una per una, 16 punti, nell'oretta scarsa dell'assemblea, fatto che ha lasciato molti dubbi di comprensione dei punti stessi tra le lavoratrici 'non si è capito bene...' i commenti e ancora di più nell'assemblea del 2° turno.

Perché le assemblee sono state gestite per passare in rassegna superficialmente i punti e concentrare l’attenzione su ‘i 400 euro di aumento dell’attuale premio di produzione’, su gli80 euro se in tre mesi non ti ammali, per 4 trimestri, forse certo, ma sono tutto in più’… detto in modo da far capire che ‘queste cifre valgono l’accordo aziendale’. Usando l’effetto annuncio’, facendo leva sulle giuste aspettative di aumento salariale delle operaie, ‘io devo fare i sabati perché non basta lo stipendio’, hanno esaltato i numeri, il come, il perché, a prezzo di cosa si otterranno questi soldi, a chi un accordo del genere convenga veramente non rientrava nei programmi. Vedremo quello che potremo ottenere, l’esplicito avvertimento dei sindacalisti.

Niente a che vedere con un’assemblea operaia viva e propositiva con il confronto collettivo delle lavoratrici che si misurano realmente sulle rivendicazioni fino a decidere quelle che rappresentano i loro interessi di classe, su come unirsi e lottare due condizioni necessarie per arrivare a dei risultati. Questo non è avvenuto, una parte oggettivamente segue Cgil e Cisl, una parte non è intervenuta. In chiusura il colpo di mano ha strappato un si, e le proposte sindacali restano il mostro aziendale che in effetti sono.

Ma deve essere chiaro che se da una parte le operaie devono arrivare a rompere con la paura, che lamentarsi, non capire e alla fine dire si rassegnate perché sembra il meno peggio, perché almeno c’è qualche soldo non ha prospettiva, che serve uno scatto in avanti perché l’unione fa la forza, lottare è meglio che subire e Slai Cobas lavora per sviluppare questa prospettiva di ribellione,

che dall'altra non c’è distanza tra lo spirito, il metodo con cui le richieste contrattuali di Cgil e Cisl vengono portate avanti e le critiche di un’operaia alla portineria perché esponiamo la bandiera della Palestina vicina alla bandiera dello Slai Cobas, ‘quelli qui non vanno bene sono stranieri’, anch’io sono straniera ma lavoro qui sono a posto non delinquo, parliamo solo del contattonon c’è distanza e ne alimentano il carattere individualista/razzista reazionario presente tra le fila della classe operaia e gli danno una base su cui svilupparsi.

Le richieste di Cgil e Cisl e loro delegati illustrate in assemblea, cristallizzano la divisione tra le operaie dello stabilimento per anzianità, tipo di assunzione ‘fissa o precaria’ o mansione, ne aumentano la concorrenza produttiva e distribuiranno in maniera diseguale eventuali risultati.

Spingono ad andare a lavorare da ammalati, previsto un ‘premio’ di 80 euro al trimestre se l’operaia non fa malattia, per i quattro trimestri

spingono a lavorare sempre al limite delle proprie condizioni fisiche e con qualunque situazione sulle linee, quindi aumentano il carattere usurante del lavoro al Salumificio e lo sfruttamento    previsto un incremento di 400 euro del premio di produttività al raggiungimento dei parametri aziendali di produzione e presenza

spingono a lavorare oltre lo stesso limite già fissato dal padrone, previsto un importo da definire per chi va oltre il 100% della produzone standard

Nascondendo tra l’altro che nelle aziende i record produttivi di pochi, via via tendono a venire imposti come normalità produttiva a tutti e a paga ordinaria.

Questa è la testimonianza di una giovane lavoratrice che abbiamo raccolto in fabbrica.

mercoledì 5 agosto 2026

5 agosto - info da tarantocontro: Taranto ex Ilva e Governo una proposta di lotta - Slai Cobas per il sindacato di classe

 Nella piattaforma operaia proposta da noi e sottoscritta da molti lavoratori - insistiamo su un punto - la trattativa ex Ilva, che riguarda essenzialmente ex ilva Taranto e la città di Taranto, deve farsi a Taranto. 

Gli incontri romani sono in generale inutili e sono una truffa a buon mercato per sottrarre alla lotta operaia e cittadina la trattativa, per trasformarla in incontri di addetti ai lavori, padroni governo direzioni sindacali e i rappresentanti degli enti locali.

Da questa trattativa non viene nè verrà nulla di buono, con buona pace dei sindacalisti Fim/Fiom/Uilm, peraltro in carriera in questi ultimi tempi.

Ci batteremo per questo a settembre, ma si possono cominciare a dare degli antipasti

La Meloni per i giochi del Mediterraneo il 21 agosto a quanto pare sarà a Taranto, nello sciopero e corteo del 3 ottobre lo striscione sindacale richiamava la parola d'ordine di quest'ultimo event
o: 

Embrace the future. Anche per i 20mila lavoratori?”

rendiamo la cosa concreta contestiamo la venuta della Meloni in occasione dei Giochi - pensiamo che la cosa ha anche un grande impatto mediatico, per tutti coloro tanti anche tra gli operai che sono affezionati a questa cosa.

La Meloni tornerà in Puglia il 4 settembre per celebrare al porto di Bari il suo governo e la longevità di esso proclamando di aver fatto bene... Bene, sta minchia... la questione ex Ilva è l'esatta smentita di questo 

anche il 4 settembre puntiamo a guastare la festa al governo... altrimenti di che parliamo? 

Slai Cobas per il sindacato di classe - slaicobasta@gmail.com - wa 3475301704 





5 agosto - DI CALDO SI MUORE: NEI CAMPI IN EDILIZIA IN STRADA...E IL GOVERNO CHE FA-PREPARA LO SCUDO PER LE IMPRESE ASSASSINE

 

Morto in cantiere nella fascia anticaldo: indagati i datori di lavoro

Maurizio Trenta, 40 anni, è stato stroncato da un malore venerdì scorso a Trenzano. Per la Procura «il decesso è avvenuto nella fascia oraria in cui è vietato lavorare»

L’allarme è stato lanciato alle 15.30. Quando la temperatura superava abbondantemente i 30 gradi. Fascia oraria e condizione meteo in cui, secondo le nuove norme di Regione Lombardia, nel settore dell’edilizia non si può lavorare per il troppo caldo. Maurizio Trenta, carpentiere di 40 anni compiuti a metà luglio, venerdì scorso era invece impegnato su un tetto di un’abitazione a Trenzano. Ed è stato stroncato da un malore. Un caso ora al centro di un’inchiesta della Procura di Brescia con il sostituto procuratore Marica Brucci che ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo perchè «il decesso del lavoratore è avvenuto fuori dall’orario consentito». Si tratta del primo caso in Lombardia di contestazione del mancato rispetto della legge anti-caldo varata dal Pirellone.


Ucciso dal sole a 19 anni: la tragedia del giovane bracciante nel Cremonese

 ​Non è successo in qualche "remoto" campo del Sud Italia, lontano dagli occhi di tutti. È successo a Stagno Lombardo, nel Cremonese.​A perdere la vita sotto un caldo soffocante è stato un ragazzo di soli 19 anni, di nazionalità rumena, residente nella vicina provincia di Piacenza. È crollato nei campi per un malore dovuto al calore estremo ed è deceduto poco dopo l'arrivo in ospedale.​A 19 anni dovresti pianificare il tuo futuro, sognare, vivere l'estate. Non puoi e non devi morire di fatica e di caldo nei campi.​Mentre gli inquirenti stanno accertando le condizioni contrattuali e il rispetto delle tutele contro il caldo, la realtà resta drammatica: questa non è una tragica fatalità. È la conseguenza diretta di un sistema che sfrutta e non tutela, dove la sicurezza e la dignità umana continuano a non essere garantite.​Una giovane vita spezzata a 19 anni è una sconfitta inaccettabile per tutti noi.​Basta morti sul lavoro. Basta. ?¬タヒ— Carlo Soricelli, Curatore dell'Osservatorio Nazionale di Bologna contro le morti sul lavoro

Chi era Gheorghe Marian Burjan, il 19enne morto nei campi durante la raccolta dei pomodori
È Gheorghe Marian Burjan il bracciante 19enne morto dopo un arresto cardiaco mentre raccoglieva pomodori in un campo agricolo di Stagno Lombardo, nel Cremonese. Come riferito a Fanpage.it, il 19enne, di origine rumena, era residente a Monticelli d’Ongina (Piacenza).

Sicurezza, scudo per le imprese. Più difficile dimostrare i reati

di Valentina Conte

Il cdm approva un ddl di Nordio che viene incontro alle richieste di Confindustria. Meloni: “Impegno mantenuto, noi al fianco di chi produce”. Critiche da Pd e Cgil. I dem: “Si chiudono gli occhi sul caporalato e molte indagini rischiano il blocco”


martedì 4 agosto 2026

4 agosto - ELECTROLUX SOLARO: L'UNITÀ SINDACALE CON I PADRONI LA PAGA L'OPERAIO. QUI È CHIARO!

...premessa: l'unica scelta che le RSU devono fare è o disconoscere questo accordo o non firmare nulla


ELECTROLUX SOLARO 
Commento del comunicato Fim Fiom Uilm Solaro e come decidono di  abdicare 
al proprio ruolo! Vediamo di fare una valutazione della situazione complessiva: L'origine dello scontro (17 luglio 2026): la RSU indice un pacchetto di
scioperi articolati di 30 minuti per ciascun reparto. A fronte del presidio dei lavoratori, la Direzione Aziendale ne intima
lo sgombero adducendo motivi di "sicurezza" (ostruzione di
passaggi/magazzini)
e, di conseguenza, dichiara la messa in libertà (serrata
parziale/messa in mora
del creditore) di tutto il personale di fabbrica collegato alla
produzione a partire dalle ore 11:00. (Riassunto ricavato
dai volantini rsu)
La posizione di principio dei sindacati (17 luglio):con i primi
comunicati, FIM, FIOM e UILM qualificano "la messa in libertà"
come una ritorsione illegittima e un ostacolo al diritto di sciopero.
Inoltre, affermano con fermezza la "messa a disposizione" dei lavoratori,
sostenendo il principio che "le retribuzioni vanno pagate integralmente"
per l'intera giornata. Il 3 agosto 2026 si assiste al "passo indietro"
della RSU, infatti la RSU sottoscrive e accetta un accordo quadro che
prevede il pagamento al 50% delle ore non lavorate durante la messa
in libertà. Per la restante quota (il restante 50%), la RSU
invita e concede ai lavoratori di "coprirsi"
mediante l'utilizzo dei propri IROL/PAR/permessi individuali (con scadenza
entro il 4 agosto ore 14:30), al fine di evitare il blocco o il mancato
saldo in busta paga e prevenire contenziosi giudiziari incerti.(Sempre
dall'ultimo volantino rsu)
La decisione della RSU e delle
Segreterie Territoriali, per quanto mossa dall'intento pratico di
assicurare un "paracadute" economico immediato ai
dipendenti, presenta rilevanti criticità strategiche e di rappresentanza. Con una leggerezza inaudita il sindacato permette ed approva che lo
scarico del danno economico sia tutto dei lavoratori:
consentendo o suggerendo l'uso
di permessi individuali (PAR/ROL) per coprire le ore di "messa in libertà",
la RSU fa sì che il costo dell'azione unilaterale dell'azienda gravino sul
monte ore/ferie dei singoli lavoratori. Cessione di fronte alla minaccia del contenzioso: L'azienda ha fatto
valere la minaccia di un "prolungato strascico giudiziario
dalle tempistiche incerte".
Piegarsi a questo rischio depotenzia l'efficacia negoziale e l'autorevolezza
del sindacato nelle vertenze future. Ci sono delle azioni giuridiche precise che si possono attivare: se i
lavoratori (o sigle sindacali di minoranza/dissenso)
intendessero contestare la gestione dell'azienda e non accettare la
rinuncia passiva, il quadro normativo italiano
offre precisi strumenti di tutela: - Azione Sindacale ex Art. 28 Statuto dei Lavoratori (Ricorso per
Condotta Antisindacale) Fondamento: L'art. 28 della L. 300/1970 sanziona i comportamenti datoriali
volti a impedire o limitare l'esercizio del diritto di sciopero. - contenuto dell'azione: la "messa in libertà" della maestranza non
scioperante
(o al di fuori dello sciopero di reparto) costituisce spesso una serrata
ritorsiva illegittima, come nel caso specifico.. Mandare a casa i lavoratori priva lo sciopero della sua efficacia naturale
e costituisce condotta antisindacale. -Legittimazione: l'azione è attivabile dagli organismi territoriali delle
associazioni sindacali nazionali. -Azioni Individuali dei singoli di recupero crediti retributivi (decreto
Ingiuntivo) fondamento: Art. 1206 e ss. c.c. (mora del creditore) e
contrattualistica del lavoro. -I singoli lavoratori che non intendono sottoscrivere la richiesta di
copertura tramite permessi individuali (e che il 17 luglio sono rimasti
a disposizione dell'azienda a partire dalle 11:00) possono promuovere un
ricorso per decreto ingiuntivo o una causa ordinaria presso il Giudice del
Lavoro per ottenere la differenza retributiva non pagata (100% delle ore e
non solo il 50%). -Impugnazione/contestazione dell'accordo transattivo Art. 2113 c.c. (rinunzie e transazioni): se l'accordo siglato dalla
RSU/Sindacati comporta la rinuncia a diritti retributivi già maturati
dai singoli lavoratori senza una specifica delega/procura ad abdicare a
tali diritti individuali, i lavoratori possono impugnare la transazione
entro i termini di legge (6 mesi), riaffermando il proprio diritto
all'integrale retribuzione delle ore di messa in mora aziendale. Ma il sindacato qui ha fatto gli interessi dei padroni non dei lavoratori.
La risposta dell’azienda è immediata e brutale: intima lo sgombero del
presidio e dichiara la messa in libertà dell’intera maestranza collegata
alla produzione a partire dalle ore 11:00. Una scelta che colpisce
lavoratori che non stavano scioperando, svuota di efficacia lo sciopero
articolato, configura una serrata ritorsiva, pratica vietata
dall’ordinamento
italiano. Nei primi comunicati, FIM, FIOM e UILM riconoscono la natura
antisindacale dell’atto e affermano un principio chiaro: i lavoratori
erano a disposizione e la retribuzione va pagata al 100%. Il passo indietro del 3 agosto: la resa della RSU, dopo due settimane,
la RSU e le segreterie territoriali firmano un accordo che: riconosce
solo il 50% della retribuzione delle ore di messa in libertà, invita
i lavoratori a coprire il restante 50% con PAR/ROL/IROL, giustifica
la scelta con la minaccia aziendale di un “lungo contenzioso”. Le conseguenze politiche di questa scelta scellerata della RSU non
è un dettaglio tecnico, è un precedente politico. L’azienda ora sa che può usare la messa in libertà come arma e i
lavoratori imparano che il sindacato può arretrare anche quando ha
ragione e il costo del conflitto viene scaricato sui singoli operai,
non su chi lo ha provocato. Noi affermiamo e sosteniamo l’opposto: Il diritto di sciopero non si transa. La retribuzione non si baratta. La dignità non si negozia. Noi siamo per una battaglia che serva davvero, quello che difende i
diritti e non li amministra. La vertenza Electrolux Solaro deve
diventare un segnale chiaro. Una lotta in cui la rappresentanza non deve essere un titolo,
ma una responsabilità. E quando viene tradita, va riconquistata,
ma al punto in cui sono arrivati bisogna avvertire gli operai
che otterranno di più se impugnano nei tribunali le loro vertenze. ORA DIVENTA URGENTE PARLARE DI CONFLITTO DI CLASSE Oggi il conflitto di classe è a senso unico e bisogna essere precisi:
il conflitto di classe non è scomparso, semplicemente è stato
monopolizzato. La classe dirigente:è compatta, ha strategia,
ha obiettivi chiari, usa strumenti giuridici, mediatici, psicologici,
non arretra, non si vergogna del proprio interesse, anzi ne va fiera.
La classe operaia invece è frammentata, è isolata, è spaventata, non
ha più memoria delle forme della lotta, delega a rappresentanze che
non rappresentano niente, accetta compromessi che non sono compromessi,
ma vere e proprie rese. Perché la classe operaia è divisa? Non è un difetto morale, è un processo storico:con l'affermarsi
dell'individualismo ogni operaio è trattato come singolo e non come
parte di un corpo collettivo. Poi c'è la paura economica: precarietà, mutui, figli, salari bassi e
la paura paralizza. Sindacati istituzionalizzati: non più strumenti di conflitto, ma
mediatori di compatibilità. Il risultato è che la classe operaia
non riconosce più se stessa come classe, ha introiettato il punto
di vista dei padroni, ha perso la sua identità collettiva, e senza
identità' non c’è lotta collettiva, difesa dei propri diritti. La classe dirigente vince perché lotta e vince non perché è “più forte”,
ma perché ha coscienza di sé, ha obiettivi comuni, ha strumenti,
ha continuità. La classe operaia invece lotta solo quando è disperata,
non quando è organizzata. E quando lotta, spesso lo fa senza strategia,
senza direzione, senza obiettivi chiari, senza strumenti giuridici,
senza pressione politica. Il caso Electrolux Solaro ne è un
esempio perfetto: l’azienda ha agito con lucidità, la RSU ha agito
con paura, i lavoratori hanno agito con fiducia mal riposta. Se non ci sarà uno scatto, la classe operaia continuerà a subire,
i sindacati continueranno a firmare rese spacciate per accordi e
i lavoratori continueranno a pagare il prezzo delle decisioni altrui,
la dignità continuerà a essere trattata come una variabile negoziabile
e, soprattutto, continuerà la normalizzazione della sconfitta. Bisogna lavorare e sfruttare ogni occasione per parlare e ricostruire
la coscienza di classe. Comprendere e far comprendere che non stiamo parlando di un concetto
astratto, ma di un qualcosa che e' possibile perché è un fatto naturale. Anni di storia e strategie capitalistiche ci hanno confuso, ed infine
persi "ognuno dentro i fatti suoi" .

Slai Cobas per il sindacato di classe Milano

cobasint@tiscali.itcobasdiclasse.mi@gmail.com

WA 3387211377  

lunedì 3 agosto 2026

3 agosto - info da tarantocontro: Cronache e immagini dello sciopero odierno,....

https://www.facebook.com/studio100radiotelevisione/videos/-ex-ilva-otto-ore-di-sciopero-gli-operai-marciano-dalla-fabbrica-in-direzione-ta/27610270551974924/


https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/video/taranto/2078480/ex-ilva-inizia-la-settimana-decisiva-operai-in-agitazione-occupano-la-strada-ecco-le-prossime-scadenze-video.html

https://www.lapresse.it/video/2026/08/03/ex-ilva-lavoratori-bloccano-la-statale-a-taranto-governo-dia-risposte/ 

“Embrace the future. Anche per i 20mila lavoratori?”

È il giorno della mobilitazione per i lavoratori dell’ex Ilva. Questa mattina gli operai hanno lasciato lo stabilimento aderendo alle otto ore di sciopero proclamate da Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb, dando così il via a una settimana che potrebbe rivelarsi decisiva per il futuro del polo siderurgico.

La protesta è iniziata con un’assemblea nell’area antistante il Consiglio di fabbrica, durante la quale i rappresentanti sindacali hanno illustrato ai lavoratori lo stato della vertenza e le ragioni dello sciopero. Al termine dell’incontro il corteo ha raggiunto la Statale 100, occupando temporaneamente la carreggiata all’altezza della direzione dello stabilimento. Tra gli striscioni esposti, uno riportava la scritta: “Embrace the future. Anche per i 20mila lavoratori?”, un riferimento diretto allo slogan ufficiale dei XX Giochi del Mediterraneo.

La mobilitazione arriva a pochi giorni dalla sentenza della Corte d’Appello di Milano che ha disposto la cessazione delle attività dell’area a caldo entro 90 giorni, elemento destinato a pesare sugli incontri convocati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Da domani al 6 agosto il Mimit ospiterà infatti una serie di tavoli dedicati al futuro dell’ex Ilva. Si partirà con il confronto con le organizzazioni sindacali, per poi proseguire con il Tavolo Taranto, dedicato ai progetti di investimento per il territorio, e con un incontro con Confindustria, Federacciai e Federmeccanica sulle prospettive del comparto siderurgico nazionale. La settimana si chiuderà con il confronto con le associazioni delle imprese dell’indotto, chiamate a discutere le ricadute della crisi sul tessuto produttivo locale.

Sul tavolo resta anche la manifestazione di interesse del gruppo indiano Jindal, che ha confermato la disponibilità ad acquisire l’intero complesso industriale, compresa l’area a caldo, nonostante il provvedimento della Corte d’Appello.

I sindacati chiedono al Governo misure straordinarie per i lavoratori di Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria e per quelli delle aziende dell’appalto, oltre a un intervento pubblico che garantisca continuità occupazionale e accompagni la transizione industriale. Tra le richieste figura anche l’introduzione di una clausola sociale per tutelare i dipendenti dell’indotto.

«È giunto il tempo di prendere decisioni che restituiscano ai lavoratori e alla città un futuro certo, garantendo insieme lavoro, salute e ambiente”, ribadiscono Fim, Fiom, Uilm e Usb

domenica 2 agosto 2026

3 agosto - Ex Ilva Taranto e sciopero: Lo Slai Cobas non ha aderito allo sciopero indetto dai sindacati confederali - lottare sì, ma con una piattaforma operaia con l'autonomia operaia nei confronti di governo, padroni, Stato del capitale

 


2 agosto - info solidale: INTERPORTO DI BOLOGNA: VIOLENZA DI ISCRITTI FIT-CISL E GRAVE DISTORSIONE DEI FATTI NEL MAGAZZINO ONE EXPRESS

 solidarietà ai lavoratori del Si Cobas aggrediti da iscritti del sindacato Cisl, fascista, al servizio del governo fascista Meloni e dei padroni

Il SI Cobas esprime profondo sdegno per la ricostruzione falsa e distorta diffusa dalla FIT-CISL sui gravi fatti avvenuti nella notte del 29 luglio 2026 presso il magazzino One Express dell’Interporto di Bologna.
Questa versione capovolge quanto accaduto, trasformando i lavoratori aggrediti in aggressori e nascondendo le responsabilità dei propri iscritti.
Nel magazzino lavorano 140 persone: circa 100 sono iscritte al SI Cobas, una quindicina ha aderito recentemente alla FIT-CISL ed è inoltre presente una rappresentanza della FILT-CGIL.

Il SI Cobas rappresenta quindi da anni la grande maggioranza dei lavoratori del sito, mentre la presenza della FIT-CISL è recente e largamente minoritaria.
I fatti sono iniziati all’interno del magazzino, quando un iscritto alla FIT-CISL ha volontariamente urtato con un trans-pallet il muletto condotto da un lavoratore del SI Cobas. Sono seguiti insulti, provocazioni e gravi minacce contro i nostri iscritti.
Nonostante i ripetuti tentativi del responsabile del magazzino e dei delegati SI Cobas di riportare la calma, alcuni iscritti alla FIT-CISL hanno volutamente lasciato il posto di lavoro, incitando altri a seguirli all’esterno.
Fuori dal magazzino, un lavoratore del SI Cobas è stato circondato e aggredito.

Durante l’aggressione gli iscritti FIT-CISL hanno utilizzato una sedia metallica, una spranga di ferro e un cutter. Diversi nostri iscritti sono stati colpiti e feriti, di cui 7 hanno riportato lesioni alla testa, alle braccia, alla spalla, alla schiena, alla caviglia e al ginocchio, oltre a ferite da taglio.
La situazione è terminata soltanto grazie all’intervento del delegato sindacale e di numerosi lavoratori del SI Cobas oltre che del responsabile del magazzino, che hanno separato le persone coinvolte e impedito conseguenze ancora più gravi.

Sul posto sono poi intervenuti i Carabinieri e il personale sanitario.

S.I. COBAS NAZIONALE.

Si Cobas’ e la rissa tra sindacalisti: "Noi aggrediti, abbiamo le prove"

La versione della sigla di base: "Video, referti e testimonianze. Gli iscritti Fit-Cisl hanno usato. spranghe di ferro e un cutter".

Il segno sulla schiena di un sindacalista

La solidarietà ai sindacalisti aggrediti, al culmine di un diverbio, all’Interporto di Bentivoglio continua ad arrivare senza sosta. Il segretario generale di Uil trasporti Emilia Romagna, Fabio Piccinini, esprime la più profonda solidarietà ai lavoratori Fit Cisl aggrediti. Solidarietà anche da Italia Viva, per voce della senatrice Annamaria Furlan: "L’aggressione all’Interporto ai danni di alcuni sindacalisti della Fit-Cisl è un episodio di estrema gravità. La violenza non può mai trovare spazio nei luoghi di lavoro, che devono essere presidio di sicurezza, dignità e rispetto reciproco". Il sindacato Si Cobas, di cui alcuni componenti sarebbero stati additati come i colpevoli dell’aggressione, non ci sta: "Esprimiamo sdegno per la ricostruzione falsa e distorta diffusa dalla Fit-Cisl sui gravi fatti avvenuti nella notte del 29 luglio presso il magazzino One Express dell’Interporto. Questa versione capovolge quanto accaduto, trasformando i lavoratori aggrediti in aggressori e nascondendo le responsabilità dei propri iscritti. I fatti sono iniziati nel magazzino, quando un iscritto alla Fit Cisl ha volontariamente urtato con un transpallet il muletto condotto da un lavoratore del Si Cobas. Sono seguiti insulti, provocazioni e gravi minacce contro i nostri iscritti. Nonostante i ripetuti tentativi del responsabile del magazzino e dei delegati SI Cobas di riportare la calma, alcuni iscritti alla Fit Cisl hanno lasciato il posto di lavoro, incitando altri a seguirli all’esterno. Fuori dal magazzino, un lavoratore del SI Cobas è stato circondato e aggredito. Durante l’aggressione gli iscritti Fit Cisl hanno utilizzato una sedia metallica, una spranga di ferro e un cutter. Diversi nostri iscritti sono stati colpiti e feriti, di cui 7 hanno riportato lesioni a testa, braccia, spalla, schiena, caviglia e ginocchio, oltre a ferite da taglio. Non vi è stata alcuna aggressione organizzata dal Si Cobas. Al contrario, i nostri delegati e lavoratori hanno cercato di contenere la situazione, impedendo ad altri iscritti di uscire dal magazzino e intervenendo per fermare le violenze. Quanto avvenuto è documentato dalle immagini di videosorveglianza, dai referti sanitari e dalle testimonianze. Anche i provvedimenti confermano che non è sostenibile la versione di un’aggressione organizzata dal SI Cobas: sono stati sospesi 4 lavoratori, di cui 3 iscritti Fit Cisl, che hanno dato il via all’aggressione".


sabato 1 agosto 2026

1 agosto - Aggiornamento su Margherita Napoletano: OSPEDALE SAN RAFFAELE – IN ATTESA DI RISPOSTE ISTITUZIONALI, CONTINUA LA MOBILITAZIONE

 

Nella giornata di venerdì 31 luglio, siamo rimasti in attesa della risposta successiva all’incontro tra Regione Lombardia e la proprietà dell’Ospedale San Raffaele, rispetto alla richiesta delle lavoratrici e dei lavoratori, attraverso le loro rappresentanze, di ritirare il licenziamento di Margherita Napoletano. Un atto che rappresenta un ulteriore gravissimo attacco alle condizioni di lavoro, al diritto alla salute e alla possibilità di denunciare le criticità senza che ciò diventi motivo di ritorsioni.

Abbiamo appreso dall’edizione delle 19:30 del TGR Lombardia che: “Convocati in Regione, dopo le proteste per il licenziamento della sindacalista Margherita Napoletano, i vertici dell’Ospedale San Raffaele di Milano non sarebbero disposti a revocare il provvedimento. Lo si è appreso al termine dell’incontro con il direttore generale della sanità Melazzini”.

Ad oggi, tuttavia, non abbiamo ancora ricevuto alcun riscontro ufficiale da parte della Regione Lombardia in merito all’esito dell’incontro. Attendiamo una comunicazione istituzionale, che auspichiamo venga trasmessa con la massima tempestività, prima di esprimere una valutazione definitiva sul contenuto dell’incontro e sulle posizioni emerse.

Non appena riceveremo la comunicazione ufficiale, informeremo puntualmente le lavoratrici e i lavoratori sull’esito del confronto e definiremo, insieme a loro, i prossimi passi della mobilitazione e della lotta per ottenere il ritiro del licenziamento di Margherita Napoletano e la piena tutela della libertà sindacale.

Nel frattempo, la mobilitazione non si ferma. Prosegue la presenza resistente davanti all’Ospedale San Raffaele, giorno e notte, a testimonianza della determinazione delle lavoratrici e dei lavoratori nel rivendicare il ritiro del licenziamento e il rispetto della libertà sindacale.

USI Sanità, CUB Sanità Provinciale Milano e CUB Sanità San Raffaele

Milano, 1 agosto 2026