lunedì 30 marzo 2026

30 marzo - IL DIRITTO DI SCIOPERO NON SI TOCCA, LO DIFENDEREMO CON LA LOTTA!

 

Riportiamo, di seguito, stralci delle conclusioni del lungo documento (più di 40 pag.) del Comitato Europeo dei Diritti sociali che contesta i criteri ultra restrittivi sul diritto di sciopero della Commissione garanzia scioperi. Per quanto riguarda lo sciopero delle donne, chiaramente questa decisione ci aiuta, e stiamo valutando se possiamo ancora fare ricorso, non solo per il divieto, e sanzione conseguente, per lo sciopero del 2020 durante il covid (ricordo che anche su questo divieto vi fu una presa di posizione contro la decisione della Commissione Garanzia Sciopero proprio di Giovanni Orlandini), ma anche contro il divieto e sanzione di un precedente nostro sciopero delle donne del 2018, per cui la CGS imponeva di tener fuori dallo sciopero le donne tutte le lavoratrici di alcuni interi settori lavorativi ritenuti "essenziali"; e anche allora le lavoratrici dello Slai Cobas per il sindacato di classe si opposero a questa inaccettabile discriminazione, divieto di sciopero per le donne, confermando lo sciopero, e anche allora hanno subito la sanzione di 2.500 euro, finita di pagare pochi mesi fa.

Per lo sciopero del 2020, il nostro appello comincia ad essere raccolto, ci stanno arrivando dei contributi. Un grande grazie a tutte e tutti. Questa solidarietà è la forza della lotta e dell'unità perchè se toccano una toccano tutte!

(per chi vuole e può il contributo il contributo può essere mandato su c/c bancario UNICREDIT BANCA ROMA agenzia Taranto via Marche, 52 intestato a SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE, avente le seguenti coordinate bancarie: IT 49 W - ABI 02008 - CAB 15807 n. conto 000011056357 - con la motivazione: contributo per sanzione della CGS sciopero 9 marzo 2020)


Valutazione del Comitato

Il Comitato ricorda che l'articolo 6, paragrafo 4, riconosce il diritto dei lavoratori e dei datori di lavoro di ricorrere ad azioni collettive, compreso il diritto di sciopero, in caso di conflitti di interesse. (Conclusioni VIII (1984), Dichiarazione interpretativa sull'articolo 6, paragrafo 4).

Il Comitato ricorda inoltre che è inteso che ciascuno Stato parte può, per quanto lo riguarda, regolamentare per legge l'esercizio del diritto di sciopero, a condizione che qualsiasi restrizione a tale diritto possa essere giustificata ai sensi dell'articolo G (Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL) c. Italia, Denuncia n. 140/2016, decisione nel merito del 22 gennaio 2019, § 143).

Nella sua interpretazione dell'articolo G della Carta in questo contesto, il Comitato «ha consentito solo un ambito molto ristretto di restrizioni, che devono essere considerate eccezioni applicabili solo in circostanze estreme e adottate solo in risposta a un'urgente necessità sociale».

È stato riscontrato che le restrizioni soddisfano le condizioni di cui all'articolo G della Carta nei casi in cui «la sicurezza nazionale era compromessa o la vita e la salute delle persone erano in pericolo» e «le restrizioni o i divieti possono essere giustificati solo se lo sciopero comporta una minaccia chiara e immediata per la vita, la salute e/o le libertà delle persone» (Confederazione europea dei sindacati (CES), Confederazione sindacale dei Paesi Bassi (FNV) e Federazione nazionale dei sindacati cristiani (CNV) contro i Paesi Bassi, denuncia n. 201/2021, decisione nel merito del 24 gennaio 2024, §§87 e 92). Al contrario, «considerazioni puramente economiche o preoccupazioni di natura pratica o organizzativa», tra cui ad esempio la cancellazione di voli e treni, la temporanea carenza di alcuni beni e servizi o l'aumento dei tempi di attesa per determinati servizi non essenziali, non possono essere considerate di per sé una giustificazione sufficiente per limitare il diritto di sciopero (Ibid. §87).

domenica 29 marzo 2026

29 marzo - da tarantocontro: Ex Ilva: Flacks c’è, Jindal alla finestra . info

 

Lo stato dell'arte sulla procedura di vendita degli asset industriali del gruppo siderurgico
Corriere di Taranto

Gianmario Leone

Come da sempre accade nella vicenda Ilva, il caos regna sovrano. Anche lì dove invece dovrebbe regnar chiarezza e trasparenza assoluta. E’ il caso, ad esempio, di quale dovrà e potrà eventualmente essere il futuro produttivo degli asset industriali del gruppo siderurgico. Su cui quasi ogni giorno escono indiscrezioni di ogni genere su quotidiani nazionali e locali, che non fanno altro che contribuire e confondere le acque in una situazione che di per sé è già profondamente complessa e ingarbugliata. Confusione che viene anche alimentata da una comunicazione, da parte delle fonti primarie, come il governo, i ministeri coinvolti e i commissari straordinari, che spesso non è e non può essere delle più chiare e approfondite vista la delicatezza e la riservatezza che un dossier del genere necessita. Ciò detto, proviamo brevemente a chiarire i termini della questione. Allo stato attuale, esiste solo la trattativa esclusiva con Flacks Group, come del resto comunicato lo scorso 30 dicembre dagli stessi commissari straordinari di Ilva in AS (gli attuali proprietari degli impianti) e di Acciaierie d’Italia in AS (gli attuali gestori degli stessi), dopo aver ottenuto il via libera da parte dei rispettivi comitati di sorveglianza ad avviare i negoziati con il fondo americano. La cui offerta venne preferita rispetto a quella presentata dall’altro fondo americano Bedrock industries. Dallo scorso gennaio quindi, è stata avviata una trattativa che nelle intenzioni del governo dovrebbre concludersi entro il mese di aprile con la vendita definitiva. Eventualità che al momento però resta più sulla carta che nella realtà. Questo perché, in particolar modo nelle ultime settimane, diverse ombre hanno iniziato ad aleggiare sul fondo americano e sulla consistenza reale del suo interesse per acquisire gli asset industriali del gruppo siderurgico italiano. A maggior ragione dopo che, per ben due volte, Flacks Group ha mancato le scadenze temporali indicate dai commissari straordinari (il 12 e il 20 marzo) per presentare una documentazione completa e strutturata dal punto di vista finanziario: ovvero chiarire quanto capitale di rischio proprio è intenzionato ad investire per un’operazione di questo tipo e quali garanzie bancarie ha alle spalle per sostenerla. Anche perché parliamo di un fondo che ha un interesse economico evidente nel portare a termine un investimento finanziario, dal quale dovrà inevitabilmente guadagnare ben più di quanto investito. La risposta è attesa per questi giorni o al massimo entro le prossime due settimane. E dal governo sono certi che il fondo americano risponderà. Cosa, al momento, è difficilmente ipotizzabile e prevedibile. Soltanto qualora dovesse decadere la trattativa con Flacks Group, potrà essere avviata una nuova trattativa esclusiva con altri soggetti interessati. In prima fila, come ampiamente risaputo, ci sono gli indiani di Jindal Steel International, che sono tornati ad interessarsi del gruppo ex Ilva dopo aver effettuato l’accesso alla data room di Ilva in AS e AdI in AS lo scorso anno per poi defilarsi, come accaduto anche per il gruppo azero Baku Steel. A riportare in auge il gruppo indiano, il rallentamento delle trattative per l’acquisizione del gruppo tedesco Thyssenkrupp Steel Europe su cui la società aveva puntato i suoi obiettivi. Un cambio in corsa repentino, tanto da portare il gruppo indiano a presentare ai Commissari una proposta vincolante per l’acquisizione degli asset siderurgici lo scorso weekend. Anche in questo caso, è bene chiarire e sottolineare che il gruppo indiano ha un interesse preciso: l’assoluta necessità di acquisire un impianto di produzione di acciaio in Europa, per non restare tagliato fuori dal mercato europeo dopo l’entrata in vigore del CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism, in italiano Meccanismo di Regolamento del Carbonio alle Frontiere), il regolamento dell’Unione Europea che definisce un meccanismo di tassazione del carbonio associato a determinati beni importati da paesi extra-UE. Tra cui appunto l’acciaio. Una necessità impellente anche per attutire e dare un senso all’investimento da oltre 3 miliardi di dollari per realizzare un impianto siderurgico in Oman, che a regime arriverà a produrre 5 milioni tonnellate annue di acciaio attraverso forni elettrici. In questo articolo, a differenza dei precedenti, abbiamo volutamente omesso la parte relativa alle cifre che Flacks Group e Jindal Steel International hanno ipotizzato di investire nell’operazione Ilva. Così come abbiamo evitato ipotesi su quanto, come e sino a quando utilizzare gli altiforni per poi passare ad una produzione di acciaio attraverso i forni elettrici (con le eventuali ricadute ambientali e sanitarie su cui oramai i fari sono costantemente accesi). Sino a quando non ci saranno proposte e documenti ufficiali, è inutile continuare a riportare cifre e promesse, viste le troppe variabili ancora oggi in essere, a cominciare dalla possibilità di una partizione minoritaria dello Stato italiano nella futura nuova compagine societaria (ipotesi sulla quale il governo ha spesso mostrato profonde riserve). Senza dimenticare la strettoia più importante dalla quale passare, ovvero un accordo occupazione con i sindacati che ad oggi appare più una chimera che il resto (e le eventuali importanti ricadute sul mondo dell’indotto, dell’appalto e dell’autotrasporto). Vedremo se nei prossimi giorni o nelle prossime settimane almeno su questo fronte ci sarà maggiore chiarezza.

sabato 28 marzo 2026

28 marzo - info da tarantocontro: Acciaierie d’Italia in A.S. e organizzazioni sindacali attivano i gruppi di analisi sulla sicurezza nell'ex Ilva di Taranto

 

Un fatto concreto rispetto ad incontri su incontri... Ma ancora non è quello che serve.

Manca la postazione fissa in Ilva di un nucleo ispettivo, che interviene, prescrive e controlla gli adempimenti, che raccoglie le denunce e segnalazioni di operai, che non sia condizionato dall'azienda.

Questo condizionamento, invece c'è inevitabilmente nei "gruppi di analisi sulla sicurezza", attivati da azienda e OO.SS. 

Il lavoro comune non deve essere tra OO.SS. e azienda, ma tra delegati/Rsu e operai e nucleo ispettivo.

Quindi, è la postazione ispettiva che bisogna chiedere e realizzare.

Slai Cobas Taranto  

****

Info - Acciaierie d’Italia in A.S. e organizzazioni sindacali attivano i gruppi di analisi sulla sicurezza nell'ex Ilva di Taranto. A riferirlo è l'azienda in una nota a margine del confronto di oggi, 24 marzo. 
I gruppi - si apprende - “avranno la funzione di effettuare una mappatura delle condizioni impiantistiche e di concorrere all’individuazione di interventi migliorativi. per rafforzare ulteriormente il presidio dei temi della prevenzione e della sicurezza”.
“Presso lo stabilimento di Taranto di Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria - si legge - si è svolto oggi l’incontro tra il management aziendale e le Organizzazioni sindacali, in attuazione di quanto condiviso nella precedente riunione del 12 marzo”.
“La riunione, svoltasi in un clima di dialogo costruttivo tra le parti, ha consentito l’attivazione dei Gruppi di Analisi sulla sicurezza. I Gruppi, presidi permanenti di confronto tra funzioni aziendali e rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS) e RSU, avranno la funzione di effettuare una mappatura delle condizioni impiantistiche e di concorrere all’individuazione di interventi migliorativi per rafforzare ulteriormente il presidio dei temi della prevenzione e della sicurezza”.
“A tal fine, è stato condiviso il calendario di attività dei Gruppi di Analisi sulla sicurezza, che saranno sviluppate per ogni singola area impiantistica e produttiva a decorrere dal prossimo 8 aprile 2026”.
“L’incontro odierno conferma la piena e continuativa collaborazione tra Istituzioni, Azienda e Organizzazioni sindacali sui temi della sicurezza sul lavoro”.



venerdì 27 marzo 2026

27 marzo - FERROVIERI CONTRO LA GUERRA: Leonardo: le (loro) armi sui (nostri) treni

 

Conoscere quanto accade in ferrovia,

sui binari e nelle stazioni che utilizziamo ogni giorno

per andare al lavoro, a scuola, all’università.

Più volte abbiamo denunciato la mancanza di sicurezza, le stragi ferroviarie (da Viareggio a Corato, da Pioltello a Livraga, da Caluso a Brandizzo), gli incidenti mortali che si susseguono, anche gli incidenti che solo per caso non hanno tragiche conseguenze, i disservizi e i ritardi.

Ma non basta: il prossimo 15 aprile sarà il 2° anniversario dell’accordo fra RFI e Leonardo, fabbrica a livello globale, di guerra e di morte.

Un accordo (infame!) che sancisce il “dual use” dei binari, cioè l’uso dell’infrastruttura ferroviaria contemporaneamente per il trasporto civile e militare.

Non aspettiamo l’anniversario del 15 aprile per denunciare questo “accordo di guerra”, ma sin da ora convintamente e unitariamente!
L’appello è per ferrovieri, lavoratori, studenti e chi utilizza questo sistema di trasporto e lo pretende sicuro!

Con il trasporto militare crescono i rischi per chi lavora, chi viaggia, chi abita lungo la ferrovia: un traffico di treni carichi di armi, esplosivi, veri e propri treni-bomba!

Lo scorso 13 marzo, nella stazione di Pisa, il Movimento No Base, comitati e singoli, hanno bloccato un treno di armamenti con grande determinazione e coraggio. Prepariamoci a respingere le manovre repressive che già si annunciano!

I ferrovieri, in questi anni ed ancora oggi, stanno lottando e scioperando per le condizioni di lavoro, la sicurezza loro e della collettività: per un bene, la vita, che è patrimonio di tutti. Svolgono un ruolo di solidarietà con i popoli contro cui sono dirette le armi, perché la vita non sia sacrificata in nome di questo sistema di sfruttamento, oppressione, guerra.

Contro la guerra! Per la vita e la sicurezza!

Coordinamento “12 ottobre” per sicurezza e salute/contro la repressione:
Familiari della strage ferroviaria di Viareggio e del crollo della Torre Piloti di Genova; – Coordinamento Lavoratori/trici Autoconvocati/e (CLA); – Assemblea 29 giugno; – Cub Trasporti; – Sindacato Generale di Base (SGB); – Sol Cobas; – Cobas Lavoro Privato; – Medicina Democratica; – Attivisti, delegati, Rls di sindacati di base, del Coordinamento Macchinisti Cargo (CMC), – alternativa/opposizione in Cgil “Radici del sindacato” e “Rete 25 Aprile” Basilicata



giovedì 26 marzo 2026

22 marzo - Dietro la riforma sulla disabilità del governo Meloni nelle scuole solo tagli al sostegno e ai servizi di assistenza

 COMUNICATO STAMPA 22/03/2026

D.Lgs. 62/2024: dietro la riforma sulla disabilità del governo Meloni si cela oggi un nuovo attacco a diritti basilari con il reale rischio nelle scuole di pesanti tagli sugli organici di sostegno e sui servizi di assistenza ma solo a danno degli studenti e delle lavoratrici/ lavoratori del settore.
Questo decreto che viene presentato a livello istituzionale come una riforma moderna e inclusiva nasconde una realtà ben diversa: siamo di fronte all’ennesimo intervento che, dietro parole come “semplificazione” e “razionalizzazione”, rischia di tradursi in un nuovo attacco pesante e concreto ai diritti delle persone con disabilità in primis e alle lavoratrici e lavoratori del settore, in particolare il mondo della scuola con i docenti di sostegno e tutti gli operatori dei servizi di assistenza.



Denunciamo con forza un impianto normativo che apre la strada a:
• riduzione delle ore di sostegno per gli studenti con disabilità a causa di nuovi criteri di valutazione più restrittivi e standardizzati;
• la centralizzazione delle procedure di valutazione nelle mani dell’INPS, un ente burocratico lontano dalla realtà delle scuole e degli studenti, che sostituirà via via il rilascio della documentazione da parte delle ASP
• La trasformazione dei bisogni reali degli studenti con disabilità in freddi numeri e parametri, cancellando le differenze delle reali esigenze individuali degli studenti con disabilità
• la significativa riduzione o maggiore frammentazione dei servizi di assistenza (autonomia e alla comunicazione, igienico-personale specializzati, trasporto)
• l’assenza di investimenti adeguati a garantire un reale miglioramento del sistema;
• l’attacco a diritti basilari in contrasto con i principi costituzionali, ipocritamente richiamati nelle premesse del decreto in questione, di inclusione e pari opportunità.
• ridurre tutto a logiche amministrative e di contenimento della spesa
• scarico di responsabilità sulle scuole lasciate già da ora nel caos, vedi la nota dell’Ambito di Palermo dello scorso 6 marzo con cui si comunica l’avvio della sperimentazione a Palermo e provincia dal 30 settembre 2025 del decreto legislativo 3 maggio 2024, n. 62
• famiglie lasciate sempre più sole a gestire un sistema già oggi comunque problematico
Si colpiscono ancora una volta gli studenti più fragili, si precarizza ulteriormente il lavoro nel settore con lo scopo primario di tagliare risorse attaccando diritti basilari, il diritto allo studio degli studenti con disabilità e il diritto al lavoro di docenti e operatori.
Una “nuova” situazione inaccettabile davanti alla quale non resteremo a guardare che diritti basilari vengano ancora smantellati dietro falsità di “innovazione” ,“efficienza” ecc
CHIEDIAMO:
• Il blocco immediato delle misure che oggettivamente riducono il sostegno e di conseguenza i servizi di assistenza nelle scuole
• Il potenziamento delle ore di sostegno e dei relativi organici dei docenti così la piena garanzia e potenziamento di tutti i servizi di assistenza
• Più risorse economiche per le reali esigenze delle famiglie
BASTA TAGLI MASCHERATI SOLO SULLA PELLE DI STUDENTI E LAVORATRICI/LAVORATORI E A DANNO DEI SERVIZI SCOLASTICI
I DIRITTI BASILARI NON SI TOCCANO!

giovedì 19 marzo 2026

20 marzo - Referendum - Tante voci dicono NO! Lavoratrice delle pulizie de L'Aquila

 

Sono Luigia, lavoratrice delle pulizie, aderente a proletari comunisti e al Srp, e voterò No al referendum del 22 e 23 marzo

Voterò NO, non perché creda nella giustizia borghese. La giustizia, come la politica, la filosofia, la cultura, è la sovrastruttura, è l’ideologia del sistema capitalistico, di cui si serve la classe dominante per restare al potere, per mantenere il suo modo di produzione e reprimere chi lo combatte. Ma è proprio questa ideologia che sta alla base del sì al referendum. Quando la Meloni invoca il tentato omicidio per i compagni che reagiscono alla brutalità poliziesca, non dice solo Sì alla violenza poliziesca, ma dice Sì al referendum, Sì allo stato di polizia, No allo stato di diritto. Votare Sì a questo referendum, così come non andare a votare per nulla, vuol dire avallare l’operato del governo fascista Meloni, perché questo non è un referendum abrogativo ma confermativo, e non è previsto il quorum. Basterebbe andasse a votare la sola Meloni per accentrare tutti i poteri dello stato sul governo. Numerose garanzie costituzionali sono state abrogate negli anni proprio grazie a chi doveva garantire il rispetto della Costituzione, e ora si ritrova nella presidenza della Repubblica a firmare tutti i provvedimenti liberticidi di un governo apertamente fascista, o nei banchi della cosiddetta “opposizione”, a balbettare perché si dovrebbe votare No, mentre lo stesso Nordio la rassicura che andando al potere, trarrebbe anch’essa tutti i vantaggi da questa controriforma. Tra queste garanzie costituzionali, l’eliminazione del sistema proporzionale nella legge elettorale ha praticamente eliminato il contraddittorio parlamentare, garantendo alla borghesia di far passare intatto in parlamento per ben 4 volte questo disegno di legge di iniziativa governativa, che finisce per fagocitare, legalmente, anche il potere della magistratura. E se ciò non dovesse bastare, all’instaurazione di una dittatura aperta da parte di questo governo, ci penserà la riforma sul premierato, perché quello che sta avvenendo in questo paese è un golpe a pezzi. Andare a votare No a questo referendum è quindi innanzitutto un dovere per tutti quelli che si definiscono “sinceri democratici”. Andare a votare No a questo referendum è un dovere per tutti gli antifascisti. Andare a votare No a questo referendum è una scelta di classe, è una necessità per tutti quelli e quelle che aspettano di essere risarcite da questo stato borghese per le ingiustizie e le violenze subite da parte dei potenti. Voto No, perché il non voto o il sì a questo referendum da ancora più potere ai padroni e ai potenti

Voto No, perché il non voto o il sì a questo referendum vuol dire sì a questo sistema capitalista e imperialista, di cui questo governo, più di tutti gli altri, è l’espressione più tangibile, vigliacca e feroce.

Voto No, perché il non voto o il sì a questo referendum vuol dire Sì a un governo fascista, un governo di corrotti, di evasori, che trova i soldi per la guerra, il genocidio, il riarmo e le fabbriche di morte ma non per la salute pubblica, la sicurezza sul lavoro, la sicurezza di un salario.

L’unica sicurezza che preme a questo governo è l’impunità, e la sicurezza di mantenere alti i profitti dei capitalisti che lo sostengono.

Votare NO perché questa “contro riforma” è un ulteriore passo verso l’impunità dei “colletti bianchi”, dei detentori del potere politico/finanziario, ma anche poliziesco e baronale in tutti i settori, che saranno liberi di commettere reati senza alcun rischio, dal momento che il potere giudiziario sarà completamente assoggettato all’Esecutivo.

Votare NO perché questa “contro riforma” demolisce quel sistema di garanzie e contrappesi previsto da una Carta Costituzionale, nata dalla Resistenza e dalla vittoria sul regime nazifascista, i cui eredi politici ora stanno tentando di ripristinare.

Votare NO perché è chiaro il disegno che il neofascismo a Palazzo Chigi si pone e che da tre anni e mezzo sta portando avanti, da ultimo attraverso i cosiddetti decreti sicurezza e il disegno di legge “antisemitismo”, appoggiato comunque anche da esponenti del PD, e in realtà volto a punire chiunque osi esprimersi contro i crimini sionisti perpetrati da Israele. Votare NO per dare una speranza di vittoria a tutti i prigionieri palestinesi in attesa di giudizio o condannati ingiustamente in primo grado perché resistenti.

Votare No per porre un freno a un governo razzista, sessista e reazionario, complice di genocidi, guerrafondai e torturatori.

Votiamo no a questo referendum, non tanto perché crediamo che lo strumento referendario possa far cadere il governo Meloni, ma perché ogni colpo che gli diamo, ogni bastone che riusciamo a mettergli tra le ruote, serve a noi proletari e proletarie per ricostruire la nostra forza, per avanzare nella coscienza dell'organizzazione, necessaria per farla finita con questo sistema.


20 marzo - Perchè dobbiamo votare NO al referendum - Da una lavoratrice e compagna del Mfpr di Milano

 

Sono lavoratrice della scuola, impegnata nella solidarietà internazionalista, compagna del mfpr. 

Mi esprimo nettamente per il NO e invito a votare NO a questo referendum. Questa decisione parte proprio dall’essere donna: questo governo ha usato continuamente il tema delle donne e delle sue politiche verso le donne per affermare in netto contrasto con la realtà che mai come ora si è ridotta la disoccupazione delle donne, è migliorata in generale la loro condizione. Non ha mai smesso di intervenire da un punto di vista legislativo per affermare che si occupa di tutto ciò che riguarda le donne, interviene in loro difesa, mentre, a partire dal reato di femminicidio come reato autonomo, le leggi che fa hanno come effetto solo più repressione, più oppressione, più controllo, per finire col ddl Bongiorno per cui si cancella il concetto di consenso libero per sostituirlo con quello di dissenso, è la donna che deve dimostrare di aver resistito abbastanza.

Tutte queste leggi promosse da questo governo apparentemente a favore delle donne, sempre a ridosso di date simbolicamente e praticamente importanti quali 25 novembre e l’8 marzo, in realtà servono per far passare, rafforzare nella società una concezione reazionaria, fascista verso le donne, di cui continuamente viene ribaltata la loro narrazione, il loro significato dalla Meloni e dai ministri del suo governo.

Lo si è dimostrato con la repressione in piazza delle donne che dimostravano la loro contrarietà a questi provvedimenti – vedi le mobilitazioni a Roma contro il ddl Bongiorno, ma vedi anche la repressione dell’azione delle giovani di Extincion Rebellion di Torino che intorno all’8 marzo hanno attacchinato i nomi delle partigiane sulle targhe dedicate invece a militari che parteciparono a campagne coloniali.

L’affermazione di Dio-Patria-Famiglia passa anche attraverso la campagna contro la denatalità per chiedere alle donne di fare figli. Le donne sono buone solo per riprodurre la forza lavoro da sfruttare, da mandare alla guerra imperialista e non importa se le donne hanno lavori precari, part time, gap stipendiali importanti, e che in tante sono costrette a licenziarsi per l’assoluta mancanza di asili nido, peggioramento delle condizioni di vita relative alla maternità, al congedo parentale, ecc, e peggioramento delle normative relative al pensionamento. L’emergenza abitativa incide immediatamente sulla possibilità di farli i figli, come per le donne rende difficile potersi rendere autonome quando vogliono rompere una relazione.

I giovani, i migranti, invece che migliorarne le condizioni in termini di lavori decenti, lotta alla povertà, vengono discriminati e criminalizzati e vedono continuamente peggiorare la loro condizione.

Questo attivismo e ribaltamento della verità lo vediamo in ogni ambito dell’azione di governo: nella scuola sia sul versante educazione all’affettività per cui l’assenso alla partecipazione degli studenti deve passare attraverso le decisioni dei genitori, sia sulla revisione dell’ordinamento degli istituti tecnici “con l’obiettivo di aggiornare i curricoli in relazione alla domanda di competenze proveniente dal sistema produttivo nazionale”, cioè rafforzare il disciplinamento della gioventù, educarla ad essere in funzione della forza-lavoro richiesta dal capitale.

La Meloni, il suo governo, affermano che questa Riforma costituzionale risolverà i problemi della giustizia, ma in realtà, è al servizio del rafforzamento di questo governo verso un moderno fascismo, verso un controllo totalizzante su tutti i gangli dello Stato e per avere le mani libere.

In una delle iniziative dei comitati per il NO è stato esposto un cartello con le foto delle 21 donne elette nel 1946 all’Assemblea Costituente italiana, protagoniste della stesura della Costituzione: quell’immagine rappresenta simbolicamente quanto le donne in questo paese hanno dovuto lottare, in primis contro la dittatura fascista.  Ecco oggi occorre dire un netto NO per non permettere che questo governo metta decisamente le mani sulla Costituzione. 

Come parte della necessaria lotta e contrasto al suo agire, andiamo in massa a votare NO ma soprattutto continuiamo a stare nelle strade, nelle piazza come il movimento delle donne ha fatto in questi anni per rispondere a tutti gli attacchi che ci vengono mossi, per contrastare la marcia verso un Moderno fascismo che per le donne porta a un moderno medioevo. Utilizziamo anche il referendum!



19 marzo - CONTRO IL GOVERNO DEL LAVORICIDIO, IO VOTO NO! Lavoricidio: da quando Salvini è…

 

ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, i camionisti morti sono quasi raddoppiati rispetto ai 3 anni precedenti. Salvini si deve dimettere.

«Sicurezza sul lavoro e responsabilità istituzionali»: la presa di posizione di Carlo Soricelli (*)


No Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, no. No, e ancora no. Voto No al Referendum.

Io, Carlo Soricelli, curatore dell’Osservatorio di Bologna morti sul lavoro, dichiaro apertamente che voto all’opposto di quello che vota lei.
È il peggior ministro da quando ha assunto questo incarico. Da quando è al Ministero, i morti tra i camionisti sono aumentati in modo esponenziale, 511 in totale, già 22 quest’anno. Nel 2025 sono stati 172, nel 2024 sono stati 170, nel 2023 sono stati 130, dal 22 ottobre giorno del suo insediamento. Nel 2022 ci sono stati complessivamente “solo”105 autotrasportatori morti al 31 dicembre 2022, 17 di questi dal 22 ottobre, in solo poco più di 2 mesi. Sfiga o sono state le sue liberarizzazioni? Propendo per la seconda, la raccolta dati in excel parla chiaro. Nei 3 anni precedenti se togliamo i “suoi” 17 morti nel 2022 morti sono stati 88, nel 2021 sono stati 92. Nel 2020 66 (ma c’è stato il covid che per fortuna almeno per queste tragedie ne ha fatti uccidere meno) In totale nei 3 anni precedenti gli autotrasportatori morti sono stati 246 con un aumento da quando c’è lei del 48%, da quando c’è lei è spaventoso. E lei, tra l’altro, è direttamente chiamato in causa su questo essendo il Ministro di riferimento, ma non se ne occupa: mai una parola di solidarietà e di attenzione per questa strage che rientra nelle sue competenze. Eppure la sentiamo prendere posizione su tutto. E’ sfruttamento legalizzato quello introdotto da lei e dal suo governo. È il risultato di turni massacranti, pressione economica e assenza di regole adeguate. Avete precarizzato il lavoro con le vostre leggi, togliendo tutele e creando un sistema senza più controlli. Questo è un caporalato moderno, e in parte anche di Stato. E le ricordo che diverse delle ultime stragi sul lavoro sono avvenute in aziende statali. In larga parte, tutto questo è dovuto anche a quella scellerata legge chiamata “appalti a cascata”, che lei ha voluto. Una norma che ha frammentato le responsabilità e ha fatto aumentare i morti sul lavoro in modo intollerabile da quando è stata introdotta. E tutto questo per favorire interessi economici e politici ben precisi. Poi, come un avvoltoio, si butta su ogni notizia per fare leggi contro la democrazia e contro i giudici, come ha tentato di fare strumentalmente poche ore dopo la vicenda della morte dello spacciatore per l’orribile vicenda del poliziotto Cinturrino, dove la Procura sta scoprendo un verminaio incredibile. E io, da familiare di carabinieri, mi vergogno per quello che hanno fatto per infangare la Divisa. Ma fosse stato per lei, non avrebbero neppure dovuto indagare su questi poliziotti/spacciatori. Così come del resto è successo con Glovo e i rider, i Giudci hanno messo sotto giudizio l’Azienda per sfruttamento, La cosa più sgradevole è che ci sono anche meridionali che votano un partito che in passato arrivava a scrivere “forza Etna” e “forza Vesuvio” . La spartizione: a Forza Italia il tentativo di mettere sotto controllo la magistratura, cosa che non è riuscita a Berlusconi, alla lega l’econonomia differenziata che penalizza il sud e i servizi sanitari anche al nord che stanno cercando di privatizzare per favorire la Sanità Privata, e a Fratelli d’Italia il Premierato, ma in compenso si regala l’Unità del Paese ai padani. Ma lei Ministro Salvini sta diventando troppo ingombrante anche per il suo stesso partito. Di quello che combina se ne stanno accorgendo anche i lavoratori veneti e lombardi e dell’intero nord.
Le promesse che fa a ogni elezione, come l’abolizione della legge Fornero, non funzionano più. A morire sui luoghi di lavoro sono per il 30% ultrasessantenni, anche lavoratori del nord, . Anche questo è il risultato di promesse tradite e di politiche che costringono le persone a lavorare troppo a lungo, spesso in condizioni pericolose e senza fare nessuna distinzione tra chi svolge un lavoro pericoloso e chi no. Ma ormai anche gli impiegati e dirigenti muoiono numerosissimi per fatica. Avete introdotto il Giappone in Italia e per karoschi muoiono tantissimi. Questa non è ideologia. Sono dati. Sono morti veri. Sono famiglie distrutte. E questa strage deve finire. Ed è per questo che voto NO, avendo visto cosa state combinando sulla Sicurezza sul lavoro. E sono in buona compagnia della stragrande maggioranza dei familiari dei morti sul lavoro con i quali sono in contatto. Basta starli a sentire, loro queste situazioni le pagano con il sangue dei loro familiari. Giornalisti, andate a intervistarli

(*) Curatore dell’Osservatorio di Bologna morti sul lavoro attivo dal 1° gennaio 2008



19 marzo - UN APPELLO AGLI OPERAI ASTENSIONISTI: ANDARE A VOTARE E VOTARE “NO”

 

Operai Contro

Non difendiamo una magistratura che favorisce sempre i ricchi ma usiamo il voto per dare un colpo alla Meloni e al suo governo.

La magistratura non è indipendente, fra operai e padroni, fra i ricchi e i poveri è sempre dalla parte di chi ha il potere economico e politico. La magistratura – dicono – applica la legge e la legge è uguale per tutti, ma non tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. E’ andato forse in galera qualche padrone grande o piccolo per la morte sul lavoro di 1032 operai nel 2025? No! L’indipendenza della magistratura si riduce al suo ruolo di garanzia che i diversi gruppi di potere e i singoli che li compongono rispettino le regole di gestione del potere economico e politico che loro stessi si sono dati. Se ad un gruppo di potere, ad un governo, in questo caso la Meloni e i padroni grandi e piccoli che rappresenta, queste regole vanno strette, si mobilitano per modificare il funzionamento della magistratura, per poter controllare direttamente la sua attività e volgerla a proprio favore.
Il SI al referendum per il governo e la banda che lo sostiene ha questo compito. Votare NO, per gli operai e gli strati poveri della popolazione non ha niente a che fare con la difesa della magistratura, né come è strutturata oggi, né come sarà modificata in futuro, essa è e rimane uno strumento delle classi superiori che all’uso è pronta a colpire col rigore delle loro leggi chi si ribella, chi si organizza per mettere in discussione il sistema della schiavitù a salario. Il referendum di oggi ci dà una possibilità. Si potrà andare a votare senza dover delegare a nessuno dei partiti dei borghesi la nostra rappresentanza. I cosiddetti partiti di opposizione, che si definiscono progressisti, quando hanno governato lo hanno fatto colpendo gli operai e i lavoratori poveri. Non abbiamo dimenticato la libertà di licenziare di Renzi e il lavoro precarizzato di Prodi. Si può andare alle urne usando il voto con l’unico scopo di colpire la Meloni, i suoi scagnozzi, buttare sul piatto della bilancia il NO degli astensionisti per farla smettere di raccontare che ha il consenso della maggioranza degli elettori. La grande maggioranza fra chi vive di salario, fra chi viene licenziato da un giorno all’altro, fra coloro che rischiano la vita tutti i giorni nelle fabbriche e nei cantieri sa che il governo è un suo nemico, che se vincesse il SI si rafforzerebbe nelle scelte di reprimere ed impedire ogni possibile protesta o sciopero contro di esso. Sarebbe capace in caso di una ripresa delle lotte operaie per il salario e contro i padroni di varare nuove norme e mezzi di repressione poliziesca. Oltre a quelle che già produce ogni quindici giorni.
I votanti alle elezioni politiche che sono il 50% degli aventi diritto si dividono più o meno a metà per il Si o per il No. Il NO degli operai astensionisti, che questa volta decidono di far pesare il loro voto, può far saltare il banco, battere il SI con netto vantaggio, senza ambiguità. La possibile vittoria del NO agita gli incubi notturni di Nordio amplificati da qualche bicchiere di vino in più, agita gli incubi della Meloni che si vede trascinata in catene assieme a Salvini, alla Santaché e tanti suoi sostenitori davanti ad un tribunale del popolo di giudici togati rossi.

PARTITO OPERAIO


19 marzo - Referendum - Tante voci dicono NO - Dall'ex Ilva di Taranto alla scuola di Ravenna

 

Sono operaio dell’ex Ilva di Taranto dello Slai Cobas e dico che votare per il NO è un dovere a cui non possiamo sottrarci. Recarci alle urne non è un qualcosa che facciamo a cuor leggero. Più volte abbiamo sostenuto la pratica dell'astensionismo attivo, riteniamo infatti che nel contesto attuale di avanzamento a vele spiegate della marcia imperialista non ci sia alcun partito dell'arco parlamentare che possa rappresentare le istanze dei lavoratori e delle masse proletarie, nemmeno quelli che ad una prima occhiata sembrano più vicini alle esigenze del popolo come può esserlo un partito come AVS, Come può infatti rappresentarci se immediatamente dopo l'arresto di Hannoun ha preso le distanze dal sostegno alla solidarietà verso il popolo palestinese, e come può rappresentarci se dopo gli avvenimenti del 31 gennaio scorso a Torino ha immediatamente condannato la sacrosanta rivolta dei manifestanti, esprimendo solidarietà alle infami e violente forze di polizia che si sono dimostrate ad oggi un cumulo di menzogne proprio riguardo a quegli stessi avvenimenti.

L'assenza di un vero partito proletario è ormai radicata nel tempo che viene da lontano. Una delle primissime visite, se non proprio la prima, che la ruffiana neofascista presidente del consiglio dei ministri ha compiuto non appena insediatasi sulla poltrona di Palazzo Chigi è stata quella alla mostra su Berlinguer. A molti è apparso strano, se non addirittura come un ammorbidimento della linea revisionista. In realtà si è trattato niente meno che del riconoscimento verso la figura dell'ex segretario riformista del PC del suo ruolo cruciale nel disfacimento del glorioso partito fondato da Antonio Gramsci e nel quale al suo interno avevano militato molti dei partigiani che avevano sacrificato la propria vita alla lotta al nazifascismo.

Tornando a noi. Riteniamo che astenersi alle elezioni sia cruciale per poter edificare un senso di rabbia e di rivolta verso le classi dominanti, responsabili delle condizioni di vita miserabili della stragrande maggioranza della popolazione. È fondamentale incanalare questa idiosincrasia verso il potere precostituito nelle lotte e manifestazioni di piazza. Ma c'è un ma. Ci sono casi in cui l'astensione non è sempre la pratica migliore da mettere in atto, bensì è

necessario votare e l'occasione per dimostrarlo sta spesso nei referendum, come dimostra il prossimo che si terrà il 22-23 marzo.

Questo referendum sulla riforma della giustizia sarà fondamentale per l'assetto che questo paese prenderà. Il progetto del dominio incontrastato delle classi dominanti, tanto sognato dalla P2, potrebbe avverarsi nel caso di vittoria del Sì. I membri di questo governo e della maggioranza parlamentare si stanno spendendo a più non posso per la campagna sul Sì.

Ma quale interesse possono avere questi signori nella riforma della giustizia se tra di loro si nascondono come dei ratti nelle fogne almeno 50 tra indagati e condannati? È ovvio che sottomettere la magistratura alla volontà dell'esecutivo sia una priorità di chi vuole imporre il proprio dominio senza alcun contraddittorio. Niente contraddittorio che il fascistissimo ministro Valditara ha imposto nelle scuole se nei dibattiti scolastici si parla di ciò che è un tabù, come lo è ad esempio la questione palestinese. Il ministro della giustizia, Nordio, lo ha anch’egli dichiarato apertamente.

Se vincesse il sì, anche chi oggi è all'opposizione potrebbe trarne vantaggio nel caso si trovasse a governare. Cosa che in realtà difficilmente la casta attuale che detiene il potere lascerebbe fare, visto che un altro grande loro progetto ed il prossimo passo da effettuare è il presidenzialismo tanto sbandierato sin dall'inizio del loro insediamento. A queste oscene dichiarazioni, dette con la consueta nonchalance, fanno seguito quelle agghiaccianti della sua capo di gabinetto Bartolozzi in cui afferma che, votando si, potranno finalmente togliersi di mezzo la magistratura che rappresenta per loro un vero e proprio “plotone di esecuzione”.

Ricordate quanto ho detto poco fa sui tanti indagati e condannati tra i figli della maggioranza? Rendere la magistratura completamente dipendente dalla politica è il fine ultimo di questa riforma, far sì che il modello Ungheria di Orban diventi il modello da seguire. E quali sono le armi di distrazione di massa utilizzate dalla Premier per portare consensi? Qual è la storia a cui fa appiglio attraverso i suoi sporchi mezzi di propaganda? Cade proprio a fagiolo la vicenda dei novelli Tarzan e Jane, mediaticamente conosciuti come la famiglia nel bosco. Qui ne facciamo accenno non perché presi dalla volontà di dire la nostra sull'argomento del gossip del momento, ma perché è proprio questo avvenimento la discriminante che questa imbonitrice usa per venderci le ragioni della riforma.

Questa miserabile ciarlatana fa leva sulla pancia dei più impressionabili colpevolizzando a più riprese la magistratura responsabile, a suo dire, di aver strappato i figli alla coppia, criminalizzando l'applicazione di una legge che il suo stesso governo presentò come il “decreto caivano”. In realtà, stando alla suddetta legge, ci sarebbe addirittura l'arresto sino a due anni per i genitori responsabili di non garantire l’istruzione ai propri figli, dunque si potrebbe dire che il giudice sia stato addirittura sin troppo poco rigoroso. Ma ora le piace parlare di magistratura ideologizzata, ma che come dimostra questo, ma anche innumerevoli altri, di ideologizzato non ha nulla.

Un governo che ha fatto esso stesso dell'ideologia la propria bandiera, che applica le leggi sulla base della convenienza - basti vedere il rimpatrio con un volo di Stato per il torturatore libico ricercato internazionale Almasri, oppure l'aver concesso al genocida Netanyahu il sorvolo dello spazio aereo italiano, oppure che dire della bambola gonfiabile Santanche?

Ma non di sola ideologia vive la Meloni ma anche di balle, come, a titolo d'esempio, quando ha dichiarato che i componenti del CSM saranno estranei alle influenze politiche perché “estratti a sorte”, cosa che è tutto un programma se i magistrati dovranno essere sorteggiati piuttosto che eletti per le loro competenze (peccato però che ha volutamente dimenticato di dire che comunque i membri laici saranno estratti a sorte da un elenco selezionato dal Parlamento); oppure quando ha fatto riferimento agli errori giudiziari che, senza questa riforma, continueranno ad esserci – ma sulla base di quale criterio afferma che gli errori saranno eliminati lo sa soltanto lei.

Ho quasi concluso, ma prima di farlo vorrei rivolgermi ai miei compagni di lavoro, esortandoli a non lasciarsi ingannare dalle menzogne che vengono propugnate quotidianamente e sistematicamente da questi reggenti ed andare a votare convintamente per il NO. I fatti ad oggi hanno dimostrato come non ci sia stata una sola proposta a favore dei lavoratori da parte di questi luridi parassiti e la riforma così com'è stata scritta non farà altro che peggiorare anche la nostra situazione. Apparentemente avrebbe poca attinenza col mondo del lavoro, in realtà colpirà anche noi.

Più volte in passato lavoratori ingiustamente licenziati sono stati reintegrati dopo una sentenza, così invece si vuole dare completa libertà di agire ai padroni. Che cosa ne sarà allora dei tanti omicidi sui posti di lavoro che quotidianamente vengono perpetrati in questo Paese?


Lavoratore scuola di Ravenna - Sono dello Slai Cobas per il sindacato di classe di Ravenna, impegnato nelle lotte dei lavoratori, nella solidarietà internazionalista, antifascista, e intervengo sul referendum perchè l’attacco alla magistratura non allineata al governo è un tema che come lavoratori ci riguarda. Il Referendum è politico, lo affermano ogni giorno governo, ministri, parlamentari, quindi è sul terreno politico che dobbiamo agire. Voterò nettamente NO al Referendum del 22 e 23 marzo!