lunedì 3 agosto 2026

3 agosto - info da tarantocontro: Cronache e immagini dello sciopero odierno,....

https://www.facebook.com/studio100radiotelevisione/videos/-ex-ilva-otto-ore-di-sciopero-gli-operai-marciano-dalla-fabbrica-in-direzione-ta/27610270551974924/


https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/video/taranto/2078480/ex-ilva-inizia-la-settimana-decisiva-operai-in-agitazione-occupano-la-strada-ecco-le-prossime-scadenze-video.html

https://www.lapresse.it/video/2026/08/03/ex-ilva-lavoratori-bloccano-la-statale-a-taranto-governo-dia-risposte/ 

“Embrace the future. Anche per i 20mila lavoratori?”

È il giorno della mobilitazione per i lavoratori dell’ex Ilva. Questa mattina gli operai hanno lasciato lo stabilimento aderendo alle otto ore di sciopero proclamate da Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb, dando così il via a una settimana che potrebbe rivelarsi decisiva per il futuro del polo siderurgico.

La protesta è iniziata con un’assemblea nell’area antistante il Consiglio di fabbrica, durante la quale i rappresentanti sindacali hanno illustrato ai lavoratori lo stato della vertenza e le ragioni dello sciopero. Al termine dell’incontro il corteo ha raggiunto la Statale 100, occupando temporaneamente la carreggiata all’altezza della direzione dello stabilimento. Tra gli striscioni esposti, uno riportava la scritta: “Embrace the future. Anche per i 20mila lavoratori?”, un riferimento diretto allo slogan ufficiale dei XX Giochi del Mediterraneo.

La mobilitazione arriva a pochi giorni dalla sentenza della Corte d’Appello di Milano che ha disposto la cessazione delle attività dell’area a caldo entro 90 giorni, elemento destinato a pesare sugli incontri convocati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Da domani al 6 agosto il Mimit ospiterà infatti una serie di tavoli dedicati al futuro dell’ex Ilva. Si partirà con il confronto con le organizzazioni sindacali, per poi proseguire con il Tavolo Taranto, dedicato ai progetti di investimento per il territorio, e con un incontro con Confindustria, Federacciai e Federmeccanica sulle prospettive del comparto siderurgico nazionale. La settimana si chiuderà con il confronto con le associazioni delle imprese dell’indotto, chiamate a discutere le ricadute della crisi sul tessuto produttivo locale.

Sul tavolo resta anche la manifestazione di interesse del gruppo indiano Jindal, che ha confermato la disponibilità ad acquisire l’intero complesso industriale, compresa l’area a caldo, nonostante il provvedimento della Corte d’Appello.

I sindacati chiedono al Governo misure straordinarie per i lavoratori di Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria e per quelli delle aziende dell’appalto, oltre a un intervento pubblico che garantisca continuità occupazionale e accompagni la transizione industriale. Tra le richieste figura anche l’introduzione di una clausola sociale per tutelare i dipendenti dell’indotto.

«È giunto il tempo di prendere decisioni che restituiscano ai lavoratori e alla città un futuro certo, garantendo insieme lavoro, salute e ambiente”, ribadiscono Fim, Fiom, Uilm e Usb

domenica 2 agosto 2026

3 agosto - Ex Ilva Taranto e sciopero: Lo Slai Cobas non ha aderito allo sciopero indetto dai sindacati confederali - lottare sì, ma con una piattaforma operaia con l'autonomia operaia nei confronti di governo, padroni, Stato del capitale

 


2 agosto - info solidale: INTERPORTO DI BOLOGNA: VIOLENZA DI ISCRITTI FIT-CISL E GRAVE DISTORSIONE DEI FATTI NEL MAGAZZINO ONE EXPRESS

 solidarietà ai lavoratori del Si Cobas aggrediti da iscritti del sindacato Cisl, fascista, al servizio del governo fascista Meloni e dei padroni

Il SI Cobas esprime profondo sdegno per la ricostruzione falsa e distorta diffusa dalla FIT-CISL sui gravi fatti avvenuti nella notte del 29 luglio 2026 presso il magazzino One Express dell’Interporto di Bologna.
Questa versione capovolge quanto accaduto, trasformando i lavoratori aggrediti in aggressori e nascondendo le responsabilità dei propri iscritti.
Nel magazzino lavorano 140 persone: circa 100 sono iscritte al SI Cobas, una quindicina ha aderito recentemente alla FIT-CISL ed è inoltre presente una rappresentanza della FILT-CGIL.

Il SI Cobas rappresenta quindi da anni la grande maggioranza dei lavoratori del sito, mentre la presenza della FIT-CISL è recente e largamente minoritaria.
I fatti sono iniziati all’interno del magazzino, quando un iscritto alla FIT-CISL ha volontariamente urtato con un trans-pallet il muletto condotto da un lavoratore del SI Cobas. Sono seguiti insulti, provocazioni e gravi minacce contro i nostri iscritti.
Nonostante i ripetuti tentativi del responsabile del magazzino e dei delegati SI Cobas di riportare la calma, alcuni iscritti alla FIT-CISL hanno volutamente lasciato il posto di lavoro, incitando altri a seguirli all’esterno.
Fuori dal magazzino, un lavoratore del SI Cobas è stato circondato e aggredito.

Durante l’aggressione gli iscritti FIT-CISL hanno utilizzato una sedia metallica, una spranga di ferro e un cutter. Diversi nostri iscritti sono stati colpiti e feriti, di cui 7 hanno riportato lesioni alla testa, alle braccia, alla spalla, alla schiena, alla caviglia e al ginocchio, oltre a ferite da taglio.
La situazione è terminata soltanto grazie all’intervento del delegato sindacale e di numerosi lavoratori del SI Cobas oltre che del responsabile del magazzino, che hanno separato le persone coinvolte e impedito conseguenze ancora più gravi.

Sul posto sono poi intervenuti i Carabinieri e il personale sanitario.

S.I. COBAS NAZIONALE.

Si Cobas’ e la rissa tra sindacalisti: "Noi aggrediti, abbiamo le prove"

La versione della sigla di base: "Video, referti e testimonianze. Gli iscritti Fit-Cisl hanno usato. spranghe di ferro e un cutter".

Il segno sulla schiena di un sindacalista

La solidarietà ai sindacalisti aggrediti, al culmine di un diverbio, all’Interporto di Bentivoglio continua ad arrivare senza sosta. Il segretario generale di Uil trasporti Emilia Romagna, Fabio Piccinini, esprime la più profonda solidarietà ai lavoratori Fit Cisl aggrediti. Solidarietà anche da Italia Viva, per voce della senatrice Annamaria Furlan: "L’aggressione all’Interporto ai danni di alcuni sindacalisti della Fit-Cisl è un episodio di estrema gravità. La violenza non può mai trovare spazio nei luoghi di lavoro, che devono essere presidio di sicurezza, dignità e rispetto reciproco". Il sindacato Si Cobas, di cui alcuni componenti sarebbero stati additati come i colpevoli dell’aggressione, non ci sta: "Esprimiamo sdegno per la ricostruzione falsa e distorta diffusa dalla Fit-Cisl sui gravi fatti avvenuti nella notte del 29 luglio presso il magazzino One Express dell’Interporto. Questa versione capovolge quanto accaduto, trasformando i lavoratori aggrediti in aggressori e nascondendo le responsabilità dei propri iscritti. I fatti sono iniziati nel magazzino, quando un iscritto alla Fit Cisl ha volontariamente urtato con un transpallet il muletto condotto da un lavoratore del Si Cobas. Sono seguiti insulti, provocazioni e gravi minacce contro i nostri iscritti. Nonostante i ripetuti tentativi del responsabile del magazzino e dei delegati SI Cobas di riportare la calma, alcuni iscritti alla Fit Cisl hanno lasciato il posto di lavoro, incitando altri a seguirli all’esterno. Fuori dal magazzino, un lavoratore del SI Cobas è stato circondato e aggredito. Durante l’aggressione gli iscritti Fit Cisl hanno utilizzato una sedia metallica, una spranga di ferro e un cutter. Diversi nostri iscritti sono stati colpiti e feriti, di cui 7 hanno riportato lesioni a testa, braccia, spalla, schiena, caviglia e ginocchio, oltre a ferite da taglio. Non vi è stata alcuna aggressione organizzata dal Si Cobas. Al contrario, i nostri delegati e lavoratori hanno cercato di contenere la situazione, impedendo ad altri iscritti di uscire dal magazzino e intervenendo per fermare le violenze. Quanto avvenuto è documentato dalle immagini di videosorveglianza, dai referti sanitari e dalle testimonianze. Anche i provvedimenti confermano che non è sostenibile la versione di un’aggressione organizzata dal SI Cobas: sono stati sospesi 4 lavoratori, di cui 3 iscritti Fit Cisl, che hanno dato il via all’aggressione".


sabato 1 agosto 2026

1 agosto - Aggiornamento su Margherita Napoletano: OSPEDALE SAN RAFFAELE – IN ATTESA DI RISPOSTE ISTITUZIONALI, CONTINUA LA MOBILITAZIONE

 

Nella giornata di venerdì 31 luglio, siamo rimasti in attesa della risposta successiva all’incontro tra Regione Lombardia e la proprietà dell’Ospedale San Raffaele, rispetto alla richiesta delle lavoratrici e dei lavoratori, attraverso le loro rappresentanze, di ritirare il licenziamento di Margherita Napoletano. Un atto che rappresenta un ulteriore gravissimo attacco alle condizioni di lavoro, al diritto alla salute e alla possibilità di denunciare le criticità senza che ciò diventi motivo di ritorsioni.

Abbiamo appreso dall’edizione delle 19:30 del TGR Lombardia che: “Convocati in Regione, dopo le proteste per il licenziamento della sindacalista Margherita Napoletano, i vertici dell’Ospedale San Raffaele di Milano non sarebbero disposti a revocare il provvedimento. Lo si è appreso al termine dell’incontro con il direttore generale della sanità Melazzini”.

Ad oggi, tuttavia, non abbiamo ancora ricevuto alcun riscontro ufficiale da parte della Regione Lombardia in merito all’esito dell’incontro. Attendiamo una comunicazione istituzionale, che auspichiamo venga trasmessa con la massima tempestività, prima di esprimere una valutazione definitiva sul contenuto dell’incontro e sulle posizioni emerse.

Non appena riceveremo la comunicazione ufficiale, informeremo puntualmente le lavoratrici e i lavoratori sull’esito del confronto e definiremo, insieme a loro, i prossimi passi della mobilitazione e della lotta per ottenere il ritiro del licenziamento di Margherita Napoletano e la piena tutela della libertà sindacale.

Nel frattempo, la mobilitazione non si ferma. Prosegue la presenza resistente davanti all’Ospedale San Raffaele, giorno e notte, a testimonianza della determinazione delle lavoratrici e dei lavoratori nel rivendicare il ritiro del licenziamento e il rispetto della libertà sindacale.

USI Sanità, CUB Sanità Provinciale Milano e CUB Sanità San Raffaele

Milano, 1 agosto 2026


1 agosto - da tarantocontro: Su sciopero e trattativa Ilva

 

Lo Slai Cobas nella riunione del coordinamento provinciale ha deciso, pur presente lunedì ad Acciaiarie ed appalto, di non aderire allo sciopero dei confederali di lunedì per l'Ilva. Uno sciopero tardivo e senza una piattaforma operaia adeguata alla situazione.

Noi pensiamo che in questa emergenza la priorità è data alla tutela dei lavoratori e al rifiuto di ogni scenario alla Bagnoli: "chiudiamo e poi faremo...";  noi diciamo che senza garanzia di piano industriale, piano ambientale, piano bonifiche, piano occupazionale, non va chiuso niente - siamo contro la vendita, per la nazionalizzazione, ma anche questa va unita simultaneamente a niente esuberi, cassaintegrazione strettamente necessaria e temporanea con integrazione salariale, riduzione dell'orario di lavoro a parità di paga, prepensionamenti per amianto, lavori usuranti, postazione ispettiva permanente in fabbrica per la sicurezza, formazione dei cassintegrati Ilva AS funzionali al rientro in fabbrica e alle bonifiche. Siamo per la trattativa con il governo a Taranto e non a Roma - siamo per assemblee e presidio permanente da subito.

Lo Slai Cobas ha incaricato i legali delle parti civili al processo ambiente svenduto Antonietta Ricci Taranto e Gianluca Vitale Torino per un esame approfondito dell'ordinanza del tribunale di Milano.



1 agosto - Thyssenkrupp promuove Harald Espenhahn: fu condannato per la strage di Torino...

 ...l'ingiustizia del capitale: impunità e promozione per i padroni assassini. Ma noi non dimentichiamo i nostri morti; i nostri fratelli si sangue operaio; il dolore dei loro familiari e amici; ASSASSINATI da questo sistema e dai loro governi....verrà un giorno in cui trionferà l'UNICA GIUSTIZIA, QUELLA PROLETARIA


Redazione Esteri

Condannato per il rogo del 6 dicembre 2007, nel quale morirono 7 operai, ora diventa amministratore delegato di un ramo del gruppo siderurgico

Era il responsabile in Italia quando, il 6 dicembre 2007, sette operai persero la vita nell’impianto di viale Regina Margherita a Torino. Arsi vivi. Condannato per uno dei più atroci incidenti sul lavoro in Italia, Harald Espenhahn non solo non ha mai trascorso un solo intero giorno in carcere ma, ora, è stato promosso da Thyssenkrupp. Il colosso siderurgico lo ha promosso alla guida di un ramo del gruppo, la Thyssenkrupp Rasselstein: secondo il quotidiano tedesco Bild, dal 1° agosto sarà lui al timone della divisione leader mondiale nella produzione di acciaio per imballaggi.

Espenhahn, che era responsabile in Italia del gigante tedesco, è stato condannato per la morte dei sette operai torinesi – Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò e Giuseppe Demasi – nel 2016 a 9 anni e dieci mesi di reclusione per omicidio colposo e incendio doloso per negligenza. Insieme a lui, imputato principale, vennero ritenuti colpevoli anche Gerald Priegnitz, Marco Pucci, Daniele Moroni, Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri. Ha scontato la pena in Germania, secondo le procedure dell’ordinamento tedesco e dopo una lunga battaglia per l’esecuzione: il tetto massimo previsto in Germania per il reato di omicidio colposo ha ridotto la condanna a 5 anni di reclusione ed Espenhahn ha beneficiato del regime di semilibertà. Quest’ultimo provvedimento gli ha permesso di uscire dal carcere durante il giorno per lavorare e di farvi rientro soltanto la sera per trascorrervi la notte.

Nella notte del 6 dicembre 2007, nello stabilimento ThyssenKrupp di Torino, un incendio si sviluppò sulla linea 5 durante il riavvio dell’impianto dopo un intervento di manutenzione. L’innesco fu causato dall’attrito di un nastro d’acciaio, mentre la presenza di carta impregnata d’olio e residui infiammabili favorì la propagazione delle fiamme. I lavoratori tentarono di spegnere l’incendio con estintori e manichette, ma il danneggiamento di un tubo dell’impianto oleodinamico provocò la fuoriuscita di olio ad alta pressione che, incendiandosi, generò una violenta fiammata. Sette operai morirono in seguito alle ustioni riportate, mentre Antonio Boccuzzi fu l’unico sopravvissuto. L’incidente aprì un ampio dibattito sulle condizioni di sicurezza nello stabilimento e sulle responsabilità dell’azienda. Interpellata dalla Bild, Thyssenkrupp ha difeso la nomina: Espenhahn, ha riferito, possiede “una grande esperienza nell’industria” e che il suo percorso giudiziario “è totalmente concluso”.




venerdì 31 luglio 2026

O SCHIATTI DAL CALDO O LOTTI E SCIOPERI



Evoca, operaie/i in sciopero per l’emergenza caldo/umidità con Slai Cobas.

La nuova ondata di caldo e lo sciopero emergenza caldo/umidità, non di massa ma diffuso in tutta la fabbrica, che resta una prima forma di autotutela della salute che Slai Cobas, l’unico che abbia raccolto questi bisogni, ha indetto e sostiene, e che dimostra un certo grado di ribellione

- alla condizione della fabbrica caserma, perchè la ristrutturazione non avanza senza strappi, imposizioni, repressione

- ai sindacati confederali che hanno la faccia tosta di augurare le buone ferie ai lavoratori, dopo aver dimostrato sul campo torrido di questa estate, quanto sono distanti e insensibili alla condizione operaia.

Uno sciopero per organizzare la lotta collettiva operaia, far valere il protagonismo delle operaie/i che devono contare e decidere, per liberarne la forza, il vero antidoto alla paura, per la salute caldo, come per la difesa del posto e delle condizioni di lavoro e di vita.

Nell’emergenza caldo in effetti, lo sciopero ha contribuito a far si che tra le operaie si cominciasse a parlare con più coscienza e decisione delle condizioni della fabbrica.

Le rivendicazioni dello sciopero di fronte alle condizioni meteo stagionali, alle condizioni aziendali nei reparti di produzione arretrate e inadeguate sono per un incontro aziendale con Slai Cobas sc ed una delegazione delle operaie/i in sciopero per un piano di prevenzione caldo centrato sull’esperienza delle operaie in linea; per interventi immediati, quali, distribuzione sali minerali, acqua fresca a disposizione per tutte/i secondo necessità, manutenzione ed efficienza degli impianti esistenti, sonde in linea per percepire lo stesso caldo e umidità delle operaie/i, programma per pause extra retribuite e riduzione velocità delle linee in emergenza caldo.

E la quarta ondata di caldo, che vuol dire un evento meteo che aggrava le stagionali condizioni climatiche, ovvero che è conosciuto ed atteso, è arrivata. Ma di prevenzione non se ne parla mai… potremmo dire parafrasando la storica canzone ‘la ballata della Fiat’ che in musica ci parla ancora oggi della contestazione operaia anche alle vuote parole ed ai piagnistei dei sindacalisti in assemblea ‘e di lottare non si parla mai…’ appunto, operai che si presero le assemblee e via via diventarono i protagonisti di una grande stagione del conflitto di classe.

 

La cronaca lascia intendere che almeno per i lavoratori esposti direttamente alla calura qualcosa si sia mosso. In realtà questo titolo è uscito proprio ad inizio settimana quando un nuovo omicidio sul lavoro ha colpito un operaio morto di stenti dentro una serra in orario vietato al lavoro dalle ordinanze regionali per ‘l’emergenza caldo’.

Appare chiaro che per i lavoratori i provvedimenti istituzionali, gli allarmi della protezione civile, le azioni inesistenti del governo Meloni/dei padroni, che se fa fa danni come la riduzione da 33 a 15 milioni del fondo per la cassaintegrazione caldo, da soli non bastano, per quantità, efficacia e per sostanza dato che per i profitti dei padroni la produzione non si deve fermare mai.

E altrettando chiaro dovrebbe apparire come senza le mobiltazioni autonome e collettive, senza un’organizzazione di classe i lavoratori siano destinati a subire nello scontro individuale con i padroni.

Lo si vede bene in fabbrica, ieri non si respirava, stamattina è peggio, non oso immaginare di pomeriggio’, ‘71% di umidità già alle 6 di mattina’ stiamo gocciolando in linea’… ‘ieri i colleghi mi dicono che alla 16 i distributori di acqua erano gia’ vuoti’ e cosi via.

Alcuni commenti delle operaie Evoca scese in sciopero con Slai Cobas, denunciano il risultato di anni di mancati interventi specifici dentro i capannoni in cui non vengono messi soldi per la salute dei lavoratori, per le condizioni di lavoro reali, quindi nemmeno gli adeguamenti necessari allo stress termico provocato dall’intensificarsi del fenomeno delle ondate di calore, perchè tutto è concentrato su di una ristrutturazione che accelera i ritmi di lavoro, dove ‘correre’ diventa la parola d’ordine, che fa la saturazione dei tempi di lavoro, toglie direttamente le operaie dalle postazione e chi resta deve fare il lavoro in più, per aumentare il plusvalore estorto alle operaie/i, e far cadere più profitti nelle tasche degli azionisti/padroni. Queste sono le normali condizioni di lavoro fortemente usuranti su cui si scarica il microclima tropicale, sulle linee di montaggio di una fabbrica con una età media per altro alta. 

Ma è il piano industriale in corso da tempo, quello che avanza, che i sindacalisti di Cgil Cisl Uil e i loro delegti fingono di non vedere, arrivando a chiedere nelle assemblee ‘fateci sapere noi domandiamo il piano industrialealla direzione ma non abbiamo informazioni’, ridicoli imbonitori se non fosse tragico, che finiscono per essere smentiti dalle stesse operaie ‘...questo te l’ho detto anche l’anno scorso’ ma non avete fatto nulla’.

Come dire l’applicazione locale della linea di Cgil Cisl Uil che il 17 giugno 26, hanno sottoscritto un nuovo patto nazionale per il lavoro che definisce le trattative con i padroni. In realtà si tratta di un nuovo patto unitario per la produzione, una unità sindacale a perdere che soffoca i diritti e le speranze dei lavoratori,  orientato alla pace produttiva al servizio esplicito degli interessi di Confindustria sopra di tutto. che annulla in negativo le differenze, che almeno nella propaganda ed in qualche iniziativa la Cgil dichiarava di avere dalla Cisl neo corporativa, che ha abbracciato il governo Meloni (il suo ex segretario ora è nel governo) che si è dichiarata ‘nemica’ degli scioperi, seguita dalla Uil che nell’ultimo congresso ha compiuto il suo salto verso il governo Meloni nonostante più di ogni altro, sia organicamente al servizio dei padroni, nonchè razzista, fascista, guerrafondaio.

Ma a dir la verità di differenze tra sindacati Cgil Cisl Uil e loro delegati, in questa fabbrica all’atto pratico non se ne notano più da molto tempo. La direzione e ‘loro sindacati’, come scrivono nei comunicati congiunti azienda/esecutivo, continuano unitariamente ad ignorare la questione caldo, al centro sempre e solo l’andamento e la cogestine della produzione. Una illusione in realtà dato che a questi sindacati è lasciato il ruolo di portaordini, di convincimento e di controllo verso gli operai a restare inermi di fronte a tutto, che asseconda il grande problema della forte tendenza ad essere passivi dei lavoroatori. Sono dunque, un ostacolo diretto alla mobilitazione necessaria, con cui fare i conti.

31 luglio - San Raffaele, sospeso lo sciopero della fame: oggi l’incontro tra Regione Lombardia e azienda.....

 .....ma il presidio e la lotta continua

È stato sospeso lo sciopero della fame iniziato da Margherita Napoletano contro il licenziamento deciso dall’Ospedale San Raffaele di Milano. La coordinatrice della RSU CUB Sanità ha interrotto il digiuno insieme alle lavoratrici che avevano aderito alla stessa forma di protesta, mentre continua il presidio davanti all’ospedale.

La decisione arriva dopo l’incontro svoltosi il 30 luglio presso Regione Lombardia, quando Margherita Napoletano era giunta al quarto giorno di sciopero della fame, nonostante il caldo soffocante e le crescenti preoccupazioni per le sue condizioni di salute.

Nel corso dell’incontro, è stato chiesto al Direttore Generale Welfare di Regione Lombardia, Mario Melazzini, di intervenire presso la proprietà del San Raffaele per ottenere la convocazione urgente di un confronto con l’amministratore unico dell’ospedale, Marco Centenari, con un preciso ordine del giorno: il ritiro del licenziamento di Margherita Napoletano.

Melazzini si era impegnato a contattare la proprietà e, nella giornata di oggi, 31 luglio, incontrerà l’amministratore unico del San Raffaele.

Come concordato durante il confronto in Regione, la conferma dell’incontro ha determinato la sospensione dello sciopero della fame. Margherita Napoletano e le altre lavoratrici hanno però precisato che, qualora il San Raffaele non ritirasse il licenziamento, il digiuno potrebbe riprendere.

Resta invece confermato il presidio davanti all’ospedale, che continuerà fino al raggiungimento dell’obiettivo: il ritiro del licenziamento e il pieno rispetto della libertà e dell’agibilità sindacale.

31 luglio - info: «Ex Ilva Genova, bonifica e vendita in blocchi separati» - Genova, sempre in una logica corporativa...

 

Per l’ex Ilva occorre «un piano strategico straordinario del Governo» e per il sito di Genova, in particolare, «è necessario che questo piano preveda una bonifica dei terreni non utilizzati dall’acciaieria e la reindustrializzazione di queste aree» - che ammontano a circa 600mila metri quadrati a Cornigliano, - «cominciando a pensare a una gara per cederle in blocchi separati». A sottolinearlo è stato il presidente di Confindustria Genova, Fabrizio Ferrari, a margine della presentazione dei dati di congiuntura sull’economia ligure nel primo semestre 2026.


giovedì 30 luglio 2026

30 luglio - Emergenza ex Ilva - Comunicato dello Slai Cobas per il sindacato di classe Taranto

 

  Comunicato.  

Lo Slai Cobas per il sindacato di classe e' da almeno 2 mesi che fa appello

alla indispensabile mobilitazione generale e continuata dei lavoratori su una ben 

definita piattaforma operaia, di cui abbiamo elaborato alcuni punti indispensabili 

e abbiamo raccolto e stiamo raccogliendo alle portinerie molte firme di operai 

acciaierie e appalto - la nostra proposta era giusta necessaria e tempestiva.

I sindacati confederali hanno ignorato la cosa e hanno proceduto alla manfrina 

degli incontri romani, alla richiesta ridicola e superflua che se ne occupi la Meloni, 

mentre nulla hanno fatto sul fronte delle assemblee e della mobilitazione dei lavoratori - 

l'Usb ha fatto con alcuni distinguo da ruota di scorta a tutto questo.

La piattaforma operaia è una alternativa ai piani di padroni e governo e unarisposta dal 

punto di vista degli operai e lavoratori alle iniziative legittime della magistratura.

Ora la nuova drammatizzazione imposta dalla decisione della magistratura di Milano 

mette a nudo che governo, padroni non hanno soluzioni e proseguono sulla 

stessa strada e i sindacati si mobilitano al carro del governo.

Noi invitiamo i lavoratori a uscire da questo vicolo cieco.

Noi riteniamo assolutamente indecente e immorale che i sindacalisti fanno carriera, 

da Fumarola a D'Alò CISL, da Sperti Uilm a Brigati Fiom, ecc, mentre peggiora 

la condizione dei lavoratori e nessuna soluzione viene data alla vertenza. 

Per noi la parola d'ordine tra i lavoratori e': è giusto ribellarsi - prendere nelle proprie 

mani l'organizzazione e la lotta autonoma  per il lavoro, salario, salute e sicurezza.


Giovedì alle 18.30 presso la sede Slai Cobas via 


Livio Andronico 47 Taranto riunione/conferenza 


stampa per approfondire l'analisi della situazione 


e decidere le iniziative conseguenti, puntando allo 


sciopero autonomo a settembre 



Slai Cobas per il sindacato di classe Taranto

wa 3475301704 - slaicobasta@gmail.com


30 luglio - info: COMUNICATO STAMPA PMC MELFI 28-07-2026. La lotta paga, ma non e’ ancora il momento di festeggiare.

 

Operai Contro 2



COMUNICATO STAMPA

Dei lavoratori in presidio alla

 Pmc Automotive di Melfi da oltre 9 mesi, anche in merito all’incontro svoltosi 

al Mimit il 27 Luglio 2026, di seguito la nota integrale:

Sono ormai più di nove mesi che calpestiamo l’asfalto davanti ai cancelli 

dello stabilimento Stellantis, gestito dalla PMC Automotive, oggi in fase di liquidazione. 

Dalla piccola tenda adibita a cucina ci si sposta nella tenda grande e viceversa. 

Si cerca di trovare il posto migliore, si è passati dal ripararsi dal freddo e dalla pioggia 

dell’inverno al caldo dell’estate

Tutto è iniziato il 13 ottobre 2025: da allora andiamo avanti con caparbietà, 

rivendicando quel lavoro che ci è stato tolto. Un lavoro che ci dia la dignità di un 

salario e ci permetta di portare il pane a tavola.

Il 13 ottobre ci siamo trovati di fronte a un bivio: 

rassegnarci a casa con la cassa integrazione, cercando poi individualmente 

un’altra occupazione, oppure restare davanti ai cancelli e lottare collettivamente 

per il futuro di tutti. Abbiamo scelto la seconda strada, e su quella abbiamo puntato 

tutto. Se la vertenza PMC ha la risonanza di adesso e se stiamo ottenendo risultati, 

anche se ancorada concretizzare, è proprio per la determinazione 

e la costanza con cui abbiamo perseguito questa scelta.

Dopo una lunga serie di riunioni, ieri si è tenuto l’ennesimo incontro al Mimit, 

dove è stato firmato unverbale di accordo tra i sindacati, le parti datoriali 

e i rappresentanti del Ministero. 

Se tutto procederà senza intoppi, la vertenza potrebbe concludersi entro il 

mese di settembre. 

Desideriamo ringraziare pubblicamente le donne e gli uomini 

solidali che con sensibilità e coscienza, ci stanno accanto in questa battaglia.

Per noi operai, questo di oggi è senz’altro un passo avanti, ma restiamo vigili: 

la partita non è ancora chiusa. 

Tanti sono ancora i passaggi da fare, dichiareremo vinta la battaglia solo quando 

saremo riassorbiti dalla nuova azienda e finalmente rientreremo in fabbrica a lavorare.

Nel mese di agosto la zona industriale sarà praticamente deserta, motivo per cui il 

presidio verrà temporaneamente sospeso, per poi riprendere a pieno ritmo a settembre.

Per quantoci riguarda, è ancora presto per festeggiare:

lo faremo solo quando i lavoratori varcheranno 

nuovamente i cancelli della fabbrica, rientrando da quegli stessi ingressi da cui 

sono stati costretti a uscire lo scorso 13 ottobre.

San Nicola di Melfi 28 luglio 2026


mercoledì 29 luglio 2026

30 luglio - Ospedale San Raffaele di Milano intima a Cub e Usi di smantellare presidio permanente....ma il presidio non smantella

 

Ieri, lunedì 27 luglio, presso l’Ospedale San Raffaele di Milano la CUB-Confederazione Unitaria di Base, insieme a USI-Unione Sindacale Italiana, ha tenuto un incontro pubblico in cui denunciare il licenziamento, ritenuto illegittimo, dell’ing. Margherita Napoletano, da 23 anni dipendente del polo sanitario San Raffaele di Milano e delegata sindacale della Cub Sanità Milano, che negli scorsi mesi si è resa protagonista della denuncia della mala gestione all’interno dei reparti di cura dove, tramite la pratica dell’esternalizzazione del servizio, mansioni infermieristiche erano state demandate anche a operatori poi giudicati non sufficientemente competenti, come denunciato dalla stessa ing. Napoletano in un servizio inchiesta trasmesso dalla trasmissione Report di Rai 3.

Cub sanità Milano ritiene il licenziamento di Margherita Napoletano “illegittimo e pretestuoso” e ipotizza si tratti in realtà di una diretta conseguenza della pubblica denuncia fatta in merito a una gestione del lavoro nei reparti ritenuta “critica e non all’altezza”, una situazione per la quale già negli scorsi mesi e settimane operatori e sindacati hanno preso parte a giornate di sciopero (ultimo in ordine di tempo il 25 e 26 giugno scorsi) e per cui anche ieri, lunedì 27 luglio, hanno partecipato in un centinaio almeno a un incontro pubblico di denuncia e per dare solidarietà a Margherita nel giorno in cui, l’ormai ex, tecnica di laboratorio e Rsu ha riconsegnato il badge di ingresso nella struttura di via Olgettina.

Successivamente alla riconsegna del badge da parte di Margherita, alcuni delegati sindacali della Cub sanità Milano e dell’Usi hanno deciso di restare in presidio permanente nel piazzale dove la mattina si era svolto l’incontro, incatenandosi e iniziando uno sciopero della fame a oltranza con la richiesta del reintegro di Margherita.

E di ieri è anche la pronta risposta da parte dell’Ospedale San Raffaele che ha consegnato a mano e via e-mail ai delegati sindacali e agli operatori una missiva in cui si intima di smantellare immediatamente il presidio tuttora in corso.



30 luglio - Lavoro: luglio di morte, peggio del solito

 di Carlo Soricelli (*)


Report morti sul lavoro al 30 luglio 2026

A luglio sono morti sui luoghi di lavoro 84 lavoratori che diventano 107 con i morti in itinere accertati. Nel luglio 2025 i morti sui luoghi di lavoro furono 96: una differenza del -13%.

Il 30 luglio 2025 sui luoghi di lavoro si contarono 626 morti su quell’anno. Il 30 luglio 2026 sui luoghi di lavoro (senza itinere) i morti sono stati 647 con un aumento del 3,25% rispetto ai primi sette mesi del 2025.

Come non rimanere turbati dalla morte di Fabrizio Pittalis travolto da un muletto a 18 anni, o dalla morte eroica di Alexandru Sorin Olaisiu romeno di 29 anni – nelle prime due foto che lavorava sul lago di Garda: dipendente di un noleggio imbarcazioni non ha esitato un attimo a buttarsi in acqua per salvare un bambino di soli 7 anni, che i genitori inglesi avevano incautamente fatto scendere in acqua: stremato dalla fatica si è inabissato ed è stato ritrovato solamente dopo 5 giorni, il 23 luglio.

Il mese di luglio si chiude dunque sotto il segno di un dolore inaccettabile, ma anche di un estremo, commovente atto d’amore.

Aprendo questo report, la memoria e il pensiero vanno a Mesagne, dove Antonio D’Errico, 66 anni – nella foto qui sopra ha perso la vita in un cantiere. Di fronte al crollo improvviso della struttura su cui stava lavorando insieme al figlio ventiseienne, Antonio non ci ha pensato un solo istante: si è frapposto d’istinto, facendo da scudo con il proprio corpo per spingerlo via e salvargli la vita.

Un gesto d’amore supremo che ha strappato un ragazzo di 26 anni alla morte, ma che ci consegna l’ennesima vittima di una catena di tragedie sul lavoro che non accenna a fermarsi. Dietro ai numeri di questo mese di luglio che ci apprestiamo a documentare, vi sono famiglie spezzate, padri, figli e storie che meritano di essere ricordate con dignità e verità.