Contro le bugie e i piani di padroni e governo
prepariamo un vero sciopero generale per salario, lavoro, sicurezza
Facciamo il punto su quella che è la
situazione oggettiva di attacco alle condizioni di vita e di lavoro
della popolazione, in particolare dei lavoratori, e la situazione
soggettiva della necessità della presa di coscienza che senza lotta
non si può ottenere niente e che quindi è necessario armarsi per
poter ribaltare lo stato di cose esistenti. A partire dalla questione
di smantellare quella che è la politica del lavoro della Meloni, che
non è altro che la politica di “difesa della nostra economia”,
come la chiama lei, che non è altro che la difesa dei profitti dei
padroni, una politica economica che verso le masse viene solamente
impregnata di populismo.
Basterebbe vedere l'ultima questione, il cosiddetto
"smantellamento della tassa automobilistica" come
"soluzione" a fronte di una situazione allucinante per
quanto riguarda i lavoratori, le masse popolari, che, secondo i dati
degli stessi giornali dei padroni, hanno visto in questi ultimi 5
anni rincari del 30% del carrello della spesa; per non parlare dello
scontro della guerra imperialista per la spartizione del mondo che si
riflette ad esempio sulla questione dell'aumento della benzina su cui
questo governo non ha fatto altro che cercare di tamponare con delle
misure ridicole che non hanno sicuramente fermato l'aumento del
prezzo della benzina, del gasolio, ma hanno solamente dato un pò di
fastidio ai benzinai, senza andare ovviamente ad intaccare i profitti
delle grandi multinazionali energetiche del nostro paese.
Quindi è una politica economica a favore della difesa dei
profitti dei padroni, come era stata
ampiamente dettata dal presidente di Confindustria Orsini, che ad
aprile aveva dato indicazioni precise al governo: aumentare la
produttività, non i salari, al massimo detassare la miseria degli
aumenti contrattuali confederali, cosa che poi la Meloni ha fatto nel
cosiddetto decreto lavoro del primo maggio, su cui torneremo. Il
punto per il governo è quello di non gravare sul costo del lavoro
delle imprese, che vuol dire mantenere sempre alti i loro margini di
profitto, come dice anche il Sole24ore: "nel 2025, le aziende
hanno comunque fatto profitti, hanno mantenuto i loro bilanci alti".
Sempre Orsini della Confindustria preannuncia
quello che dovrà essere un altro passaggio importante, che è il
nuovo patto corporativo che è partito tra Cgil e Cisl- Uil discusso
sempre tra padroni sindacati e governo e che si riassume in quello
che Orsini dice, “il rafforzamento della contrattazione
collettiva e di qualità, questo rappresenta la via più efficace”
- per i padroni, aggiungiamo noi - “per garantire salari
adeguati ma coerenti con la specificità dei diversi settori e con
l'andamento della produttività”.
Quindi salario legato alle sorti del Capitale, che in questo
contesto significa poi gabbie salariali, perché legare alla
produttività vuol dire che per il lavoratore l'asticella è il
fiocchetto della giostra che l'operaio deve continuare a rincorrere
ogni giorno sul posto di lavoro, accettando di aumentare il grado di
sfruttamento; e quindi così non si ripristina neanche il prezzo, il
valore della merce-forza lavoro che ogni giorno viene sfruttata in
fabbrica per ottenere un pluslavoro e quindi un pluvalore, secondo la
legge che Marx ha ben spiegato.
Quindi in realtà quello che emerge - e qui riprendiamo un nostro
articolo del 16 aprile in cui diciamo molto chiaramente - “è
proprio la centralità della lotta per il salario. Questa lotta, di
fatto da tanti anni o abbandonata o annacquata deviandola su
contentini (welfare, aumento dello straordinario, detassazione dei
minimi aumenti salariali, dei buoni pasto, ecc.), è, insieme alla
lotta per la riduzione dell'orario di lavoro, della giornata
lavorativa, decisiva, non solo per salvaguardare le condizioni di
lavoro e la stessa vita dei lavoratori, ma perchè pone in maniera
chiara che di lotta di classe si tratta (altro che "equilibrio
di interessi"), di scontro tra la classe dei proletari e quella
dei capitalisti.
Proprio perchè la lotta per il salario mostra la
contraddizione di fondo del sistema capitalista, lo sfruttamento da
parte del capitale creando nel contempo esso stesso i "becchini"
che lo rovesceranno. Allora, non fare questa lotta vuol dire
rinunciare a una lotta più generale contro il sistema del capitale.
La classe operaia non deve dimenticare che deve lottare non solo
contro gli effetti ma anche contro la cause che determinano questi
effetti.
Chi vuole togliere agli operai il terreno di una genuina lotta
sindacale, di una lotta per aumenti salariali per riprendersi quanto
è stato già attaccato, ridotto, di fatto vuole la permanenza del
lavoro salariato, la permanenza di questo sistema”
(https://proletaricomunisti.blogspot.com/2026/04/pc-16-aprile-presidente-della.html)
Abbiamo ripreso questo scritto perché dopo queste indicazioni di
Orsini della Confindustria il governo ha varato il decreto lavoro del
primo maggio: da un lato bonus e welfare per i lavoratori, dall'altro
sgravi contributivi e soldi per le assunzioni per le aziende. I
lavoratori da tutto questo hanno avuto solo elemosine e promesse di
occupazione.
Su questo è utile che adesso si entri nel merito di quelle che
sono alcune delle questioni del documento di programmazione
finanziaria che daranno vita nei prossimi giorni alla cosiddetta
"finanziaria", per capire la continuità della politica
populista, demagogica di questo governo, in cui non viene
affrontata minimamente la situazione reale dei lavoratori, ma, anzi,
in questo modo si considerano i lavoratori, le masse popolari come
dei poveretti a cui dare qualche elemosina per tenerli buoni.
Dal giornale Sole24ore: il titolo dice “Bonus mamme, premi e
benefit verso la conferma in manovra”, in sostanza “il
menu delle misure di sostegno ai lavoratori da inserire nella
prossima legge di bilancio si compone di interventi che possono già
contare su un finanziamento almeno per il 2027 e interventi che
invece devono ottenere nuovi fondi da reperire nel cammino che
condurrà l'approvazione della manovra per il prossimo triennio a
dicembre”.
Questo cosa significa? Che praticamente non ci sono neanche i
fondi per queste miserie, per queste briciole che vengono elargite
per cercare di tenere buoni il popolo e i lavoratori.
Gli aiuti già finanziati per il 2027 sono tre e valgono
complessivamente 900 milioni, si tratta del bonus per le lavoratrici
madri di almeno due figli, dipendenti e autonome, con un reddito
entro 40 mila euro. L'altra misura è il cosiddetto bonus mamme, che
è già stato disegnato per i prossimi anni. Poi vi è l'altra
misura, l'imposta agevolata dell'1% sui premi di produttività in
vigore per il 2026 e il 2027, finanziati l'anno scorso con 300
milioni per ciascuno dei due anni, cioè uno sgravio che serve per
gli incentivi legati agli incrementi di produttività, reddittività
ed efficienza e quindi uno sgravio, come abbiamo detto, per
legittimare l'aumento dello sfruttamento.
Poi ci sarebbero le misure da rifinanziare, cioè quelle su cui
non ci sono ancora i soldi, che valgono complessivamente quasi 1,3
miliardi. Due misure, in vigore per il 2026 introdotte con la manovra
dell'anno scorso, la Ministra del Lavoro Calderone vorrebbe
riproporre anche per il 2027, si tratta della tassazione agevolata
del 5% per gli incrementi retributivi legati ai rinnovi contrattuali,
ossia alla miseria di quello che abbiamo avuto nei cosiddetti
"contratti" ad esempio uno tra i più importanti che è
quello dei metalmeccanici.
Questa misura viene riservata ai dipendenti del privato con
reddito fino a 33 mila euro. L'altra misura è l'imposta sostitutiva
del 15% che può essere applicata sul cosiddetto lavoro faticoso, per
i lavoratori dipendenti con reddito fino a 40 mila euro per il lavoro
notturno, giorni festivi e indennità di turno.
Poi abbiamo un altro famoso bonus, quello sulla tredicesima.
Un'altra ipotesi emersa nelle scorse settimane è quella di
un'agevolazione, cioè di una tassazione light che possa sostenere il
potere d'acquisto dei lavoratori nell'ultimo mese dell'anno, qui si
fa riferimento al 2024 in cui era stato sperimentato il "bonus
natale", una indennità una tantum da 100 euro per i lavoratori
con reddito fino a 28 mila euro e almeno un figlio.
Poi l'altra chicca, sempre ovviamente senza ancora nessun
finanziamento, è l'incentivo alle assunzioni, nel pacchetto di
agevolazioni sul lavoro che il Ministero vorrebbe inserire nella
prossima manovra, c'è infatti la proroga degli incentivi ai datori
che assumono giovani under 35, donne svantaggiate e disoccupati over
35, nelle cosiddette ZES, che sono quelle zone dove ci sono delle
scarsità di lavoro, le cosiddette zone di crisi.
Poi l'altra questione è sempre un nuovo taglio dell'IRPEF,
presentato come il piatto forte della manovra del 2027.
Tornando al discorso dell'occupazione, a fronte di quello che loro
chiamano incentivi alle assunzioni, quindi soldi che andrebbero alle
aziende per assumere giovani, donne, abbiamo di contro che sta
aumentando per gli over 55 il lavoro precario. Quindi di quale
occupazione stiamo parlando?
Se queste sono le misure che il governo Meloni prospetta per i
lavoratori, stiamo freschi!
Dall'altro lato quelli che dovrebbero riaprire la questione di una
lotta di classe, che sarebbero i sindacati confederali, sono invece
in tutt'altre faccende affaccendati, infatti sono impegnati con i
padroni e governo ad un nuovo patto neocorporativo chiamato "Accordo
Quadro" che vuole disciplinare tutta la contrattazione dall'alto
ed estendere a tutti il "patto di fabbrica" del 2018 sul
contenimento salariale, che dal 2018 a oggi ha portato ad una
riduzione dall'8,5% all'11% del salario rispetto all'inflazione.
Un "patto di fabbrica" su cui è bene anche su questo
dire che tutto si tiene, perché siamo partiti da Confindustria che
dice che i profitti non si toccano quindi i salari non si aumentano,
poi c'è stato il decreto del primo maggio del governo Meloni e i
suoi interventi che avvallano questa tesi, e quindi i sindacati
CGIL/CISL/UIL, con in particolare la CISL di Fumarola che aveva
avallato subito il decreto primo maggio; poi timidamente la UIL e
adesso anche la CGIL di Landini sono entrati a far parte di questa
questione del "patto", dove una delle questioni centrali è
anche qui la questione del salario; nella proposta sindacale è
ribadita la distinzione tra il TEM che è il trattamento economico
minimo, la paga base dei contratti nazionali, e il TEC, il
trattamento economico complessivo che sarebbe tutto il resto,
compresa quindi l'eventuale riduzione d'orario, i benefit, la sanità
privata e quant'altro. Ma questo concetto pseudo sindacale del
"trattamento economico complessivo" è alla base proprio
del governo Meloni sul "salario giusto" del decreto del
primo maggio che ha escluso il salario minimo di legge.
Inoltre l'altra cosa molto importante è che gli aumenti
contrattuali siano determinati dal famigerato indice IPCA, ossia
l'indice di inflazione sempre in ritardo e che esclude i beni
energetici importati, proprio adesso che i lavoratori stanno pagando
l'aumento del gasolio, della benzina, che in questo modo non c'è
nessuna possibilità di recuperarlo nei contratti.
Quindi se questa è la situazione non rimane altro che rimboccarci
le maniche.
In questa lotta dobbiamo unire l'altra questione molto importante,
che fa parte sempre della politica di attacco ai lavoratori, quella
del razzismo che sempre più pone per la classe proletaria un
problema molto importante, quello della tutela delle condizioni di
lavoro contro l'intensificazione dello sfruttamento, contro lo
schiavismo capitalistico verso i lavoratori migranti. Questa è una
cosa determinante perché rispetto alla politica fascista e razzista
di questo governo noi dobbiamo lavorare per l'unità di classe tra
gli operai dei paesi oppressi e gli operai dei paesi imperialisti,
dobbiamo lottare insieme per i nostri diritti, il salario, la
sicurezza, il lavoro; nella prospettiva di abbattere questo sistema
capitalistico che genera guerra, razzismo e miseria. Su questo i
migliori nostri alleati sono proprio gli operai, i lavoratori
immigrati. Dobbiamo quindi unirci alla loro battaglia per avere il
permesso di soggiorno, il lavoro, la casa, questi diritti
fondamentali e unirci contro quello che è il nemico comune, il
sistema capitalistico, il sistema dei padroni che dobbiamo
rovesciare.
Per questo, dobbiamo lavorare per una piattaforma dei lavoratori
che deve essere decisa e approvata dalle assemblee dei lavoratori.
Questo è un lavoro da fare sporcandosi le mani, perché la
situazione nei posti di lavoro e nelle fabbriche non è facile, ma
non abbiamo altre scorciatoie. Faccio un esempio: all'interno della
Tenaris Dalmine c'è una piattaforma che è stata messa a tavolino
dai sindacati confederali dove vengono riportate tutte le loro
attività fatte in questi anni, si tratta di attività continua di
accettazione della produttività passata nelle grandi fabbriche, di
accordi aziendali che hanno legato i premi all'aumento dello
sfruttamento, all'accettazione di condizioni di lavoro non sicure, ad
accettazione negli appalti di paghe e diritti inferiori dei nostri
fratelli di classe. In questa piattaforma, nel fondo Cometa hanno
rimesso persino la parte di salario che prima del 2007 non c'era.
Questo per dire che noi non abbiamo altro modo che rivendicare una
piattaforma operaia autonoma da padroni, governo e sindacati
confederali; non abbiamo altra strada che rilanciare una nuova
stagione di lotte per riprendere veramente, attraverso gli scioperi e
le lotte, i nostri diritti e la nostra forza.
Slai Cobas per il sindacato di classe - coordinamento nazionale
16 settembre 2026