lunedì 2 febbraio 2026

2 febbraio - info Stellantis un operaio chiede: CHE CAVOLO CI SIETE ANDATI A FARE A ROMA?

 

Operai Contro


La domanda di un operaio della Stellantis di Pomigliano. A seguire i comunicati dei sindacati. Migliaia di parole sull’incontro con la direzione senza dire niente di concreto.

Il 29 gennaio 2026 è arrivata la conferma ufficiale: Antonio Filosa ha rinviato la presentazione del piano industriale al prossimo 21 maggio. Un rinvio che sa di déjà vu, l’ennesimo slittamento mentre gli stabilimenti italiani affondano nel silenzio e nell’incertezza.
Ed i sindacati? Venerdì 30, in occasione del solito tavolo al Mimit, sono andati a Roma. Presidi, comunicati, strette di mano. Ma la domanda nasce spontanea: che cavolo ci siete andati a fare a Roma, se già sapevate che il piano non sarebbe stato presentato?
Tutti e tre i comunicati sindacali parlano di crisi; di transizione; di responsabilità. Ma nessuno ha il coraggio di dire che il presidio di oggi è stato un viaggio a vuoto.
Sapevate che non ci sarebbe stato nulla di nuovo, eppure siete tornati a casa con un pugno di mosche; come sempre. Perché non siete rimasti lì?
Perché non avete occupato il Ministero? Perché non avete lottato davvero? La verità è che viviamo in un mondo di facciata. Vanno a Roma per fare la foto, per scrivere il comunicato, per dire “ci siamo stati”, ma di concreto non c’è nulla.
E ora che siete tornati, cosa succede? Farete un’assemblea unitaria? Inizierete una vera lotta?
Oppure, tanto per cambiare, nessun confronto con i lavoratori; nessuna mobilitazione; nessuna presa di coscienza?
Intanto, nelle fabbriche Stellantis si lavora sempre meno.
A Pomigliano:
– c’è chi lavora 1 o 2 giorni al mese;
– chi sta sul Tonale e prepara il funerale di un modello ormai morente;
– chi lavora sulla Panda, che ancora tiene il mercato, lo fa a ritmi da schiavi, in barba alla salute e alla sicurezza.
E il sindacato? Si riempie la bocca di parole, ma non vede anzi finge di non vedere, che la realtà operaia è fatta di sfruttamento, precarietà e silenzio.
Oggi più che mai, bisogna prendere coscienza. Il sindacato è lontano dalla cruda realtà operaia e noi dobbiamo svegliarci; unirci; lottare; non per una foto a Roma bensì per riconquistare dignità; un lavoro sicuro e futuro.
Caprariello, operaio Stellantis di Pomigliano


Di seguito i comunicati sindacali, un mare di parole.

2 febbaio - Metalmeccanici: arrivano le richieste di condanna penale per lo sciopero per il contratto di 10.000 operai a Bologna......

 .....diritti operai: il governo fascista risponde REPRESSIONE

Il governo della Meloni prova a vendicarsi dello sciopero dei metalmeccanici che ha coinvolto 10.000 operai a Bologna il 20 giugno dello scorso anno, operai che in corteo avevano deciso di percorrere la tangenziale sfidando il decreto sicurezza. La procura di Bologna, infatti, secondo i comunicati di Fiom e Cisl, ha emesso richiesto di condanne penali per i partecipanti alla  manifestazione e 3 dirigenti sindacali.

Sia la Fiom (ieri) che perfino la Cisl (oggi), il sindacato legato strettamente al governo, hanno preso posizione denunciando il decreto sicurezza che vuole impedire di manifestare il dissenso, parlando di “vergogna di Stato”, di “legge sbagliata, da cambiare” (Cisl), mentre la Fiom dichiara che “il Decreto Sicurezza non nasce per tutelare i cittadini, bensì per reprimere il dissenso, restringere gli spazi democratici e colpire il diritto di manifestare pacificamente.”

Si tratta di un altro episodio che non lascia spazio a nessuna illusione sulla natura fascista del governo

(illusione che traspare ancora dagli stessi comunicati sindacali che riportiamo sotto) e mostra come quotidianamente esso attacchi chiunque osi lottare per i propri diritti, dagli operai, ai militanti dei centri sociali…

I decreti sicurezza non sono “da cambiare” ma da abolire! Solo con la dura lotta è possibile difendere il diritto di sciopero!

Combattere contro le leggi liberticide di questo governo, la sua marcia verso il fascismo aperto, non solo è strettamente necessario ma è sempre più urgente.

Metalmeccanici. Decreto Sicurezza Fim Cisl : inaccettabile e vergognosa l’azione penale contro la nostra manifestazione

domenica 1 febbraio 2026

1 febbraio - info solidale: Milano VIETATO IL PRESIDIO DEI LAVORATORI DEGLI HOTEL

 


1 febbraio - info: POTENZA 6 FEBBRAIO

 

Potenza Venerdì 6 febbraio ore 16-19 

Parrocchia di S. Anna e Gioacchino vle Dante 

(sala Madre Teresa)

ASSEMBLEA

In occasione dell'ultima udienza della fase preliminare del 

Processo "Ambiente svenduto" ex ilva Taranto

1 - giustizia e risarcimenti per gli operai e cittadini morti sul lavoro e da inquinamento / basta morti sui posti di lavoro e da inquinamento per il profitto di padroni assassini ovunque /unità di lotta di operai e popolazioni contro il capitalismo che sfrutta e uccide 

- 2 - l’Ilva di Taranto oggi a fronte dei piani padroni/governo di vendita a un Fondo americano legato a Trump e al sionismo.

Intervengono avvocati Taranto / Potenza / Torino

Delegazione operai e cittadini /Slai cobas parti civili del processo ex Ilva Taranto 

Aderiscono e sono invitati lavoratori organizzazioni sindacali, realtà di lotta del territorio
info wa 3519575628



sabato 31 gennaio 2026

31 gennaio - La scuola di Meloni/Valditara impedisce ad un giornalista di tenere un incontro con gli studenti sulla mafia in una scuola in provincia di Ravenna. Solidarietà al giornalista dallo Slai Cobas e azione di denuncia

 



Lo Slai Cobas di Ravenna esprime solidarietà al giornalista Donato Ungaro a cui è stato impedito l’incontro con gli studenti di una scuola media di Conselice in provincia di Ravenna per parlare di mafia. Il giornalista sta portando il suo messaggio in diversi istituti scolastici d’Italia e per le sue inchieste, in particolare sull’attività mafiose a Brescello, in provincia di Reggio Emilia, la prima amministrazione sciolta per mafia in Emilia-Romagna, è stato minacciato dalla ‘ndrangheta e per questo vive sotto scorta.

L’Associazione della stampa Emilia-Romagna (Aser) denuncia: "è stato invitato a lasciare senza indugio l’edificio scolastico perché si è rifiutato di firmare un documento che dava alla Dirigenza facoltà insindacabile di revocare in ogni tempo l’eventuale incarico, senza necessità di motivazione, nel caso la Dirigente avesse riscontrato “opinioni non gradite”, e il tutto prima dell’incontro con gli studenti.

Il clima intimidatorio rivela la natura reazionaria di questo governo innanzi tutto, della sua concezione di una scuola irreggimentata, repressiva, una concezione da scuola-caserma dove la coscienza critica viene soffocata, dove alcuni Dirigenti e Collegi docenti eseguono direttive repressive contro la libertà di espressione nascondendosi dietro grigi (meglio dire, neri) adempimenti burocratici, dove l’ organizzazione giovanile neofascista, Azione Studentesca, del partito di Meloni/Valditara, può lanciare campagne di delazione contro gli “insegnanti di sinistra” e non trovare nessuna istituzione scolastica pronta a denunciarli immediatamente, come è successo in una scuola di Faenza.

L’attacco censorio è avvenuto nella cittadina nota per il monumento alla stampa clandestina e alla libertà di stampa che riuniva i tipografi antifascisti della Bassa Romagna che durante la lotta di Liberazione lavorarono ininterrottamente per informare di quanto succedeva sul fronte del Comitato di Liberazione Nazionale e sei di questi coraggiosi tipografi furono trucidati dai nazifascisti per questo.

Di questo bisogna parlare nelle scuole per difendere la memoria storica contro il revisionismo storico e invece il governo non solo regala soldi alle scuole private ma ha tagliato i fondi all’Anpi e alle associazioni combattenti antifasciste.

Lo Slai Cobas di Ravenna esprime solidarietà al giornalista e all’Associazione della stampa Emilia-Romagna (Aser) che ha denunciato il fatto e chiede le dimissioni della Dirigente dell’istituto attraverso una denuncia che inoltreremo al Provveditorato/Ufficio Scolastico Regionale.

 

Slai Cobas per il sindacato di classe di Ravenna

339/8911853

il comunicato dell'Associazione dei giornalisti Emilia-Romagna

“L’Associazione della stampa Emilia-Romagna (Aser) esprime sconcerto e preoccupazione per quanto accaduto questa mattina (29 gennaio 2026) a Conselice, in provincia di Ravenna. Nelle scuole medie del paese era previsto l’incontro dei ragazzi di più classi con un giornalista minacciato dalla ‘ndrangheta che porta il suo messaggio in diverse scuole d’Italia. Però, per poter parlare, il collega Donato Ungaro, al quale va la piena solidarietà del sindacato, avrebbe dovuto firmare un documento con il quale “riconosceva pienamente l’insindacabile facoltà dell’Istituto di revocare in ogni tempo l’eventuale incarico, senza necessità di motivazione alcuna”. In sostanza, una cambiale in bianco che autorizzava qualsiasi censura delle sue parole da parte della dirigente scolastica, la quale lo avrebbe addirittura potuto interrompere e cacciare in qualsiasi momento. Cosa che è comunque avvenuta, in quanto – di fronte alla indisponibilità a firmare la clausola capestro – Ungaro è stato invitato a lasciare senza indugio l’edificio scolastico. Che un fatto del genere sia accaduto nel “Comune della libertà di stampa”, come si legge sui cartelli all’ingresso del paese, dove esiste l’unico monumento del genere in Italia, rende l’atteggiamento della scuola non solo illegittimo ma anche antistorico. Che l’istituto scolastico si metta al di sopra (e al di fuori) della libertà di espressione è di certo anticostituzionale e costituisce una pericolosa deriva autoritaria. Per l’Aser la cosa è ancor più spiacevole perché da almeno un decennio l’istituto di Conselice beneficia di una borsa di studio, intitolata alla memoria dell’ex presidente dell’Assostampa, Camillo Galba, che fu tra i promotori della realizzazione del monumento. Poiché la borsa è finalizzata alla realizzazione di progetti che pongano al centro la democrazia e la libertà di stampa, Aser si aspetta che – come segnale di coerenza e soprattutto di rispetto per la figura di Galba – l’istituto rinunci e restituisca la borsa di studio consegnata in occasione dell’anniversario della fucilazione degli stampatori clandestini di Conselice, morti appunto per la libertà e la democrazia. Aser auspica inoltre che l’Ufficio scolastico provinciale di Ravenna intervenga con chiarezza su quanto accaduto a Conselice: la Costituzione e la democrazia vengono prima di qualsiasi voglia di ptotagonismo.

venerdì 30 gennaio 2026

30 gennaio - Info Slai Cobas Pomigliano

 


30 gennaio - info solidale: POLIZIA CONTRO OPERAI IN SCIOPERO. LOTTA DI CLASSE CONTRO SFRUTTAMENTO E DECRETI "SICUREZZA"

 Si Cobas Lavoratori Autorganizzati

Ancora violenza poliziesca contro i lavoratori e grave tentativo di sgombero contro uno sciopero durante una pacifica iniziativa sindacale dallo stabilimento CabLog di Landriano (PV).

Nonostante la repressione di stato, continua l'azione operaia dai cancelli per il rispetto degli accordi sindacali firmati con la nostra organizzazione e il diritto di sciopero, in particolare su questo sito industriale le nostre richieste sono:

- pagamento premio pdr come adeguamento al carovita

- eliminazione doppio cud a seguito dell'ennesimo cambio appalto

- rispetto della libertà sindacale e della dignità delle persone

Le aziende committenza e appaltatrice giocano col fuoco sulla pelle dei lavoratori, sia provando a venir meno agli impegni già presi col sindacato e ottenuti grazie alla lotta operaia con efficaci iniziative di sciopero e assemblea, sia provando la solita mossa del dividere la forza lavoro favorendo la guerra tra poveri per indebolire il fronte operaio: una prova illegittima e pericolosa nell'intento di pagare meno il lavoro garantendosi sfruttamento e profitto.

In una fase di aggravamento della crisi internazionale con recessione economica e tendenza alla guerra mondiale, anche in Italia governo e padroni tentano di imporre un'economia di guerra che scarica i costi del fallimento di questo sistema sulla classe lavoratrice al fine di garantire la ricchezza di un pugno di capitalisti: ecco perché con leggi e manganello (decreti "sicurezza", ddl Gasparri-DelRio) parlamento e questure sperimentano uno stato di polizia che giornali e tv chiamano "democrazia".

Come organizzazione del movimento operaio in lotta per migliori condizioni di vita dei lavoratori di tutti i paesi del mondo, non accettiamo né economicamente di ritornare indietro allo schiavismo prima degli accordi SI Cobas, né politicamente l'uso della forza armata di agenti in antisommossa contro operai padri di famiglia che semplicemente ma fermamente difendono la garanzia del salario e del posto di lavoro.

Perciò, andiamo avanti per difendere l'interesse delle centinaia di lavoratori anche su questo luogo di lavoro un importante magazzino della multinazionale logistica CabLog (con un fatturato di circa 140 milioni di euro nel 2024): soprattutto rivendicando il diritto di organizzarsi sindacalmente anche con la protesta incluso lo sciopero, storica arma del movimento operaio con la solidarietà e l'internazionalismo.

CONTRO STATO DI POLIZIA E DECRETI "SICUREZZA"

UNITA' DI TUTTE LE LOTTE

CHI TOCCA UNO TOCCA TUTTI

CONTRO BASSI SALARI, PRECARIETA' E CAROVITA



30 gennaio - info: Il 2026 si apre con diverse vertenze sindacali nella logistica

 

      Nel trasporto merci e nella logistica, gennaio 2026 è segnato da un’elevata intensità di conflitto. Le vertenze guidate da SiCobas interessano i corrieri espressi della filiera Fedit, la logistica dell’arredamento, gli appalti industriali e la logistica integrata al tessile, con al centro il superamento degli appalti a catena e il reintegro dei licenziati.

    • Accanto a queste, il trasporto merci ferroviario vive una fase di forte tensione. Scioperi nazionali e aziendali coinvolgono operatori come Captrain Italia e Dinazzano Po, con rivendicazioni legate a sicurezza, turni e organizzazione del lavoro, aggravate da eventi gravi avvenuti a inizio anno sulla rete ferroviaria.

    • Sul fronte del porto, il sindacato di base Usb ha aderito a uno sciopero internazionale il 6 febbraio contro l’imbarco delle armi negli scali italiani.

    Il 2026 si è aperto in un clima sindacale caldo nel trasporto delle merci e nella logistica. Le vertenze in corso e quelle concluse di recente mostrano elementi comuni che attraversano settori diversi: dalla distribuzione dell’ultimo miglio ai magazzini industriali, fino al trasporto ferroviario e marittimo delle merci. Al centro ci sono temi noti, come l’organizzazione del lavoro, il sistema degli appalti e subappalti, la sicurezza e il ruolo dei committenti lungo le filiere.

    Il primo blocco di conflitti riguarda sle vertenze promosse dal sindacato di base SiCobas, che su conferma come un componente rilevante del sindacalismo di base nella logistica. Il caso più emblematico resta quello della distribuzione Gls nell’area di Napoli. Qui, per oltre un decennio, il servizio è stato organizzato attraverso una frammentazione estrema dei datori di lavoro, con decine di società formalmente titolari dei rapporti di lavoro e una sostanziale continuità operativa sotto il marchio Gls. Secondo quanto denunciato dal sindacato, i lavoratori hanno operato per anni con turni spezzati e carichi di lavoro che arrivavano a superare le 300 ore mensili, a fronte di retribuzioni nette intorno a 1.300 euro.

lunedì 26 gennaio 2026

IN FIAMME UNA LINEA A TENARIS E LA DINAMICA RICORDA LA THYSSEN!

per i media e i capi, in reparto non c'erano operai, l'incendio è stato spento 'subito', tutto a posto quindi?

nelle fabbriche del profitto capitalista, ogni giorno per gli operai deve essere come una trincea contro lo sfruttamento

26 gennaio - 2026: al 23 gennaio oltre 70 morti di lavoro

 

di Carlo Soricelli (*)


Altri cinque morti di lavoro il 23 gennaio

Un romeno del quale non conosciamo ancora l’identità

Anni 59

edilizia

lecce

puglia

walter basile

53

taglialegna

foggia

puglia

Mamadou,

39

bracciante

palermo

sicilia

alessio la targia

40

edilizia

Livorno

toscana

federico ricci

50

autotrasporto

In questo momento siamo a 56 morti sui luoghi di lavoro, ma si superano i 70 con i morti in itinere. Impressionante la sequenza di morti anche quest’anno nell’autotrasporto, con già 10 vittime, impressionano i 5 taglialegna morti mentre tagliavano l’albero, già 10 gli ultrasessantenni morti mentre stavano lavorando. Tra pochi giorni uscirà (si spera l’intero anno monitorato da INAIL, cos’ potrete fare confronti su quanti muoiono non assicurati a questo Istituto.

Spero in un contributo che potete dare per il Docufilm “Non vi farò dimenticare” dove si parla dei 19 anni di monitoraggio dell’Osservatorio e dei 20000 morti registrati che non devono cadere nell’oblio. Sarà realizzata, se ci saranno fondi a sufficienza anche una Piramide dove ci sono le foto di centinaia di lavoratori morti sul lavoro, che segue il “muro delle farfalle bianche” già realizzato dove ci sono oltre 300 lavoratori morti sul lavoro. Fate sentire il vostro apprezzamento e vicinanza.

2026 56 morti sui luoghi di lavoro al 23 gennaio

Nel 2025, ogni 24 ore sono morti 3,95 lavoratori compresi sabati e domeniche.
Alla sera del 28 dicembre 2025, sono stati 1.432 lavoratori morti (dato parziale), compresi i decessi in itinere e quelli per Karoshi — parola giapponese che significa “morte per superlavoro”.
Tra loro figurano anche dirigenti, impiegati, medici, infermieri, camionisti, spesso stroncati da infarti o malori improvvisi. Impressionante il numero di camionisti trovati morti nei parcheggi autostradali o con il camion accostato ai bordi della strada, talvolta dopo aver causato incidenti che coinvolgono altri automobilisti. 1027 sono deceduti sui luoghi di lavoro (esclusi i morti in itinere e di categorie che operano sulla strada).
CHI VI PARLA DI CALI O DI STABILITÀ NEL NUMERO DELLE MORTI VI MENTE SAPENDO DI MENTIRE, perché una parte consistente di queste vittime viene esclusa dalle statistiche ufficiali, con la scusa che “non sono di competenza INAIL”.

 Le cause politiche e normative dell’aumento dei morti sul lavoro

  • Jobs Act: dall’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (2015), l’aumento dei morti sul lavoro è stato del 43%.

  • Appalti a cascata: la legge voluta dal ministro Salvini, entrata in vigore nel giugno 2023, ha causato un ulteriore aumento del 15% dei decessi, soprattutto in edilizia e anche negli appalti pubblici.

Le grandi tragedie recenti

  • Brandizzo (Ferrovie dello Stato)

  • Suviana (Enel)

  • Calenzano (ENI)

  • Esselunga di Firenze (16 febbraio 2024): 5 operai morti in un cantiere con 49 aziende subappaltatrici.

  • strage in un deposito rifiuti a…

Alcuni dati allarmanti

  • Il 32% delle vittime è costituito da lavoratori stranieri regolari.
    A loro andrebbe riconosciuta la cittadinanza italiana dopo 5 anni, non ai clandestini come hanno sostenuto certi “disertori delle urne” e i partiti degli stranieri “brutti e cattivi” che muoiono al posto nostro facendo i lavori più umili e pericolosi.

  • Molti lavoratori del Sud Italia muoiono in trasferta in altre regioni.

  • Le donne muoiono meno sui luoghi di lavoro, ma quasi quanto gli uomini in itinere in rapporto al numero degli addetti , spesso a causa di fretta e stanchezza nel conciliare lavoro e famiglia.

Carlo Soricelli

Curatore dell’Osservatorio Nazionale di Bologna Morti sul Lavoro
http://cadutisullavoro.blogspot.it



 



domenica 25 gennaio 2026

25 gennaio - info da tarantocontro: Il lavoro dello Slai Cobas sc Taranto

 

Lo Slai Cobas esprime la massima solidarietà ai lavoratori Vestas in lotta e disponibilità unitaria a partecipare a iniziative di lotta di ogni genere dalla prima settimana di febbraio.

Lo Slai Cobas dice un chiaro No ai licenziamenti e esuberi nell’appalto Acciaierie d'Italia - siamo per cassa integrazione con integrazione salariale e proporremo uno sciopero di tutte le ditte dell’appalto per la prima metà di febbraio - siamo per respingere ogni trattativa con il Fondo Flacks e per l’immediata nazionalizzazione dell’ex Ilva - raccoglieremo migliaia di firme tra i lavoratori a partire dalla prima settimana di febbraio e lavoriamo per una iniziativa nazionale a Taranto.

Organizziamo in occasione di quella che ci auguriamo sia l’ultima seduta dell’udienza preliminare a Potenza del processo "Ambiente svenduto", una assemblea pubblica a Potenza il 6 febbraio alle 16 con delegazione di parti civili, avvocati di Taranto / Torino e Potenza, realtà sindacali e sociali del territorio - cui seguirà nelle settimane successive convegno a Taranto sui processi ex Ilva e sulla recente morte sul lavoro in fabbrica, con proposte giudiziarie e di lotta innovative a carattere locale e nazionale.

Slai Cobas per il sindacato di classe Taranto 

info WA 3519575628



25 gennaio - Da Genova riparte la lotta nei porti del Mediterraneo contro le guerre: almeno 21 scali in sciopero il 6 febbraio. Info solidale

 


sabato 24 gennaio 2026

24 gennaio - info da Taranto: Lo Slai Cobas a Bruxelles nello spirito di classe/internazionalista

  Comunicato 

Una rappresentanza dello Slai Cobas di Taranto sarà a Bruxelles nella prossima  settimana come parte di una delegazione internazionale per un sit-in davanti al parlamento europeo per sollecitare la Commissione europea sezione diritti umani e sezione esteri a  prendere posizione e intervenire per fermare in india  il regime fascista hindutva di Modi a prendere posizione e intervenire per fermare in India il regime fascista hindutva di Modi che con l'Operazione Kagaar conduce in diverse Regioni e Stati con 50 milioni di abitanti una repressione senza limiti con massacri / arresti di massa / bombardamenti / deportazioni di massa verso le popolazioni indigene delle foreste adivasi ed altre realtà in nome della lotta al 'terrorismo 'maoista', in realtà al servizio delle grandi multinazionali indiane tra le quali Mittal/Jindal/Tata, ecc che si insediano con la forza di polizia, gruppi paramilitari fasciste e integralisti, esercito, portando avanti devastazioni territoriali, espulsioni di popolazioni intere.

A questo si aggiunge la repressione delle masse contadine / minoranze nazionali kashmir ecc. / minoranze religiose mussulmane.

Nelle grandi città la repressione colpisce studenti, intellettuali, artisti, avvocati e giuristi, giornalisti, movimento delle donne, organizzazione e associazioni democratiche, lotte dei lavoratori e masse povere, sempre accusati, e imprigionati, di essere vicine ai 'maoisti’ e ad altre forze di opposizione di varie matrici. Vi sono attualmente 10 mila prigionieri politici in condizione inumane nelle carceri.

Questa iniziativa si inserisce in un piano di ulteriori iniziative: la denuncia del genocidio in Palestina e della situazione drammatica di assedio e bombardamenti delle masse kurde in Siria/ Turchi; gli interventi militari imperialisti e neocolonialisti in America latina e in altri scenari del mondo; la repressione contro i movimenti di solidarietà con la Palestina, in atto nella maggior parte dei paesi imperialisti europei.

Info: WA 3519575628 - csgpindia@gmail.com


24 gennaio - info: Da Palermo a Bruxelles una delegazione italiana

 

Si è tenuta la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa internazionale che si terrà a Bruxelles il 27 gennaio prossimo per denunciare il massacro in corso delle popolazioni Adivasi, nella cosiddetta “fascia tribale” dell’India.
In apertura dopo aver annunciato la partecipazione all’iniziativa di due delegati di Palermo dello Slai cobas per il sindacato di classe, Donatella Anello e Rosario Sciortino, alla presenza di lavoratori lavoratrici e alcuni militanti è stato commentato il contenuto dell’appello internazionale della Campagna Internazionale di Emergenza contro l'Operazione Kagaar e della lettera inviata al Parlamento europeo e ai suoi membri, in particolare a quelli delle Commissioni interessate, da un lato perché prendano atto della violazione dei diritti umani e dall’altra per denunciare i rapporti tra Unione europea come l’Accordo di libero scambio con la firma della von der Leyen, che ha a capo in questo momento il fascista hindutva Narendra Modi. Un regime, è stato detto, che oramai viene denunciato per le sue atrocità da diversi anni e da più parti, come i tanti istituti di difesa dei diritti umani sia all’interno che all’esterno dell’India.
La presentazione si è concentrata sulle terribili condizioni delle popolazioni tribali, con la citazione di alcuni degli ultimi esempi tratti dalla lettera inviata al Parlamento Europeo come quello che riguarda la repressione di chi denuncia vedi ad esempio alcuni giornalisti: “Da più di tre anni, il giornalista Rupesh Kumar Singh è stato arrestato per i suoi articoli contro le campagne militari o l'Operazione Samadhan-Prahar contro il popolo adivasi nello stato di Jarkhand”, o come quella che riguarda circa 50 giovani che protestavano contro le politiche antiambientali del governo Modi e che sono stati arrestati. La protesta nella capitale è stata scatenata dalla cosiddetta “nube tossica” su New Delhi”, ma anche contro la svendita dei fiumi ai privati delle multinazionali o il taglio indiscriminato di migliaia di alberi delle foreste per fare spazio alle industrie e miniere.
È stato citato il dispiegamento di almeno 60.000 uomini dell’esercito nelle aree di vari stati federali come il Chhattisagrh, Telangana, Odisha, Andhra Pradesh, Jharkhand che produce morti a causa dei bombardamenti, dell’uso dei droni forniti da Israele, paese con cui il regime di Modi ha strette relazioni militari, come li ha con il governo italiano della Meloni, attraverso gli investimenti della Leonardo e della Fincantieri, solo per citare due multinazionali.
Ma, il regime fascista indù di Modi non si limita agli attacchi alle popolazioni tribali (solo i Dalit, gli “intoccabili”, sono circa 50 milioni) o alle popolazioni di fede musulmana che sono circa 200 milioni, attacca chiunque si opponga ai suoi piani di svendita del paese, delle sue immense risorse naturali alle multinazionali sia estere che dinterne: attacca intellettuali come la famosa scrittrice Arundhati Roy, artisti, preti, giovani, studenti universitari e le donne.
Il prete gesuita Stan Swamy di 84 anni, per esempio, è morto in carcere, mentre il professore universitario Saibaba, invalido al 90% e in carrozzina, dopo essere stato tenuto in carcere per anni, è morto subito dopo che un tribunale ne aveva dichiarato l’innocenza ed era stato scarcerato. Sia per questi difensori dei diritti umani che per chiunque osi attaccare il regime, l’accusa è quella di avere legami con i “maoisti” che si battono da anni al fianco delle popolazioni tribali. Sull’attacco alle donne, in particolare, è stato fatto un breve resoconto dell’orrore che sono costrette a subire a migliaia: dalle violenze, agli sgomberi forzati dalle case e dai villaggi, agli stupri usati come arma di guerra…
Questo insieme di condizioni è stato inserito nel contesto dell’attuale situazione globale che ha visto negli interventi a Davos soprattutto del presidente degli Stati Uniti, Trump, la conferma che i genocidi in corso continueranno, da quello dei palestinesi a quello, appunto, “silenzioso” delle popolazioni tribali dell’india…
Infine è stato detto che ai responsabili del Parlamento europeo verranno consegnati direttamente l’appello della Campagna d’Emergenza e altri documenti, e sono state annunciate altre iniziative, oltre quella del 27 a Bruxelles, per dare voce alle popolazioni oppresse, e naturalmente un appuntamento al ritorno dell’iniziativa che faccia il punto sulla Campagna in corso e la rilanci