martedì 30 giugno 2026

30 giugno - ELECTROLUX FORLI': PRESA DI POSIZIONE SULL'OPERAIO PRECARIO E IL CALDO TORRIDO NEI REPARTI

 

FIOM CGIL FORLÌ-CESENA

Federazione Impiegati Operai Metallurgici

Sede Forlì: Via Pelacano 7 - 47122 Forlì

Sede Cesena: Via T. Maccio Plauto 90 - 47521 Cesena

Forlì 0543 453748 -54 -55 | Cesena 0547 642143 -44

fc.fiom@er.cgil.it | pec.fc.fiom@pec.er.cgil.it

Forlì, 29 giugno 2026

Spett.le

Electrolux Italia S.p.A.

Stabilimento di Forlì

Alla Direzione Aziendale

Alla Direzione Risorse Umane

e p.c. RSU Electrolux Forlì

Oggetto: richiesta di rinnovo/proroga del contratto a termine del lavoratore Alessandro Tontoni.

La scrivente FIOM-CGIL di Forlì-Cesena, con riferimento alla mancata proroga del contratto a termine del lavoratore Alessandro Tontoni, chiede formalmente a Electrolux di rivedere immediatamente tale decisione e di procedere al rinnovo/proroga del rapporto di lavoro, al pari degli altri lavoratori a termine interessati dai rinnovi contrattuali.

La mancata conferma risulta, allo stato, incomprensibile, anche perché l'azienda continua a richiedere prestazioni di lavoro straordinario e ha prorogato altri rapporti a termine.

La vicenda assume una particolare delicatezza alla luce del coinvolgimento del lavoratore nelle iniziative sindacali e nei presidi organizzati nell'ambito della vertenza Electrolux. Senza voler anticipare valutazioni che, ove necessario, saranno effettuate nelle sedi competenti, non possiamo non evidenziare come la mancata proroga rischi di essere percepita dalle lavoratrici e dai lavoratori come un atto collegato alla partecipazione alla mobilitazione sindacale.

Se tale collegamento fosse confermato, ci troveremmo di fronte a un fatto di estrema gravità, lesivo della libertà sindacale e del diritto delle lavoratrici e dei lavoratori a partecipare alle iniziative di lotta e di rappresentanza senza subire conseguenze sul proprio rapporto di lavoro.

In una fase già segnata da fortissime tensioni sociali, industriali e occupazionali, riteniamo necessario che l'azienda assuma un comportamento responsabile, evitando qualsiasi scelta che possa alimentare ulteriormente il conflitto e compromettere il clima dentro lo stabilimento.

Per queste ragioni, la FIOM-CGIL di Forlì-Cesena chiede a Electrolux di procedere immediatamente al rinnovo/proroga del contratto a termine del lavoratore Alessandro Tontoni e di garantire che nessuna lavoratrice e nessun lavoratore subisca conseguenze, dirette o indirette, per la partecipazione alle iniziative sindacali.

Si chiede un riscontro scritto urgente alla presente. In assenza di un positivo riscontro, la scrivente Organizzazione Sindacale si riserva di valutare tutte le iniziative sindacali e legali necessarie a tutela del lavoratore, della RSU e dell'agibilità sindacale nello stabilimento.

Distinti saluti.

FIOM-CGIL Forlì-Cesena

Il Segretario Generale

Fabio Torelli

FIOM-CGIL Forlì-Cesena

FORLI’: Electrolux, clima rovente tra meteo e trattative

Il gran caldo infiamma la protesta allo stabilimento Electrolux di Forlì. Non solo per le alte temperature denunciate dai sindacati, con punte di 34 gradi, ma anche per il mancato rinnovo del contratto di un operaio che ha partecipato agli ultimi scioperi. Mentre al Ministero delle Imprese e del Made in Italy si tiene il secondo incontro tra azienda e sindacati per cercare una soluzione alternativa al piano di ristrutturazione che prevede 1.718 esuberi in Italia, di cui 400 a Forlì, i rappresentanti dei lavoratori sono sul piede di guerra su vari fronti. Primo fra tutti, il grande caldo di questi giorni. Secondo i Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza della Fiom, l’azienda avrebbe risposto di no alla richiesta di sospendere l’attività tra le 12 e le 18. “Electrolux a Forlì è l'unico stabilimento del gruppo che non ha adottato i raffrescatori – attacca Cinzia Colaprico di Fiom - Abbiamo solo ventilatori, completamente insufficienti per giornate di caldo estremo”. La sindacalista spiega che in alcuni reparti si sono toccati i 34 gradi a mezzogiorno, i 37 nel pomeriggio. L’azienda ha risposto variando gli orari dei turni, senza fermare la produzione, garantendo che in tutti i siti produttivi “ci sono le dotazioni necessarie a garantire condizioni di lavoro adeguate”. Intanto lunedì la Fiom-Cgil di Forlì-Cesena ha inviato formale richiesta all’azienda di reintegro per il lavoratore lasciato a casa. Il giovane operaio sarebbe stato l'unico, tra circa 50 lavoratori con contratto a termine, a non vedersi rinnovare il rapporto di lavoro. La scelta, sostengono i rappresentanti sindacali, arriverebbe dopo la sua partecipazione ai presidi organizzati contro il piano di licenziamenti della multinazionale.



30 giugno - Bracciante muore mentre raccoglie angurie nel Mantovano, ipotesi di malore per il caldo....

 ....una morte, omicidio, che colpisce un nostro fratello immigrato, frutto del razzismo/fascista di questo governo, del caporalato di stato, della barbarie dei padroni

L'uomo di origine marocchina, 55enne, si è accasciato mentre stava raccogliendo angurie nei campi di un'azienda agricola. I colleghi hanno chiamato il 118. L'allarme della Cgil: "Le ordinanze non funzionano, mancano controlli sufficienti"

Un bracciante agricolo di 55 anni, Haddad Taher, di nazionalità marocchina, è morto nel pomeriggio di ieri a Borgocarbonara, nel Mantovano, mentre stava raccogliendo angurie nei campi di un'azienda agricola di Magnacavallo. 

Tra le ipotesi al vaglio c'è quella di un malore legato alle alte temperature.
L'uomo si è improvvisamente accasciato a terra durante il lavoro. I colleghi, presenti nei campi, hanno dato l'allarme al 118. Sul posto sono intervenuti un'ambulanza di Soccorso Azzurro e l'elisoccorso arrivato da Parma, ma i tentativi di rianimarlo sono stati inutili.
Sono in corso gli accertamenti dei carabinieri della stazione di Gonzaga e dei tecnici della struttura di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro di Ats Val Padana, intervenuti per ricostruire con precisione l'accaduto. 

Allarme della Cgil: Tre lavoratori morti nel Mantovano tra caldo e schiavismo agrario

"Nel mantovano siamo a tre lavoratori morti, di cui uno in itinere, e a un altro lavoratore in coma dopo un malore legato al caldo. È una strage". 

Parte da questo bilancio Michele Orezzi, segretario generale della Cgil di Mantova, commentando il decesso del bracciante agricolo nel mantovano. "Si muore come cent'anni fa nei campi, in mezzo a un'indifferenza che sembra quella di cent'anni fa", dice Orezzi all'AdnKronos. "Stiamo normalizzando il fatto che uno debba morire di lavoro in giornate in cui c'è un'allerta sanitaria. È una cosa che non sta né in cielo né in terra" Per il sindacalista non si tratta di episodi isolati, ma della manifestazione di un problema strutturale che intreccia sicurezza sul lavoro, cambiamento climatico e sfruttamento. "Nel mantovano ci sono ancora sacche di schiavismo agrario. Un lavoratore su tre è esposto a queste situazioni. Il caporalato non riguarda soltanto Calabria, Puglia o Campania, ma è presente anche in Lombardia, nella cosiddetta locomotiva d'Italia". 

Secondo Orezzi, le ordinanze emanate per limitare il lavoro nelle ore più calde non stanno producendo gli effetti sperati. "Le ordinanze contro il caldo non funzionano perché mancano controlli sufficienti, soprattutto nei settori dove persistono illegalità e sfruttamento. Chi lavora nei campi continua a essere esposto a rischi gravissimi".
Il segretario della Cgil di Mantova parla di una situazione che colpisce in particolare i lavoratori più vulnerabili. Dei quattro casi richiamati dal sindacato - tre decessi e un lavoratore in coma - tre riguardano migranti e uno un lavoratore italiano. "L'agricoltura impiega una quota molto elevata di lavoratori stranieri e quindi sono proprio le fasce più ricattabili della popolazione a pagare il prezzo più alto. Nel mantovano le comunità indiana e marocchina sono tra le più numerose e sono direttamente coinvolte".



SCIOPERO EVOCA ...PER L'EMERGENZA CALDO SERVONO ANCORA GLI SCIOPERI OPERAI!

 

Non vogliamo essere un fenomeno per i titoli dei giornali

vogliamo ribellarci non essere condannati a produrre così

difendiamo salute e sicurezza in fabbrica anche dal caldo

Le ordinanze, dove ci sono, sono indirizzate sostanzialmente a chi lavora esposto direttamente al sole. Dal 1 luglio entrerà in vigore un decreto per finanziare la cassa integrazione per condizioni climatiche estreme sia per l’agricoltura che per l’industria. Ma è un decreto del governo Meloni, quello attento a non ostacolare ‘gli imprenditori che producono’. Già depotenziato dimezzando da 33 a 15 i già pochi milioni stanziati nel 2025 e’ debole di fronte ai padroni che non vogliono fermare le linee e usano ogni mezzo per mandare avanti la produzione.

Invece le operaie e gli operai nei reparti, sulle linee di montaggio, sanno bene come sia pericolosa ‘la normalità della produzione’ come i capannoni diventano forni, trappole di umidità soffocanti ed i ritmi di lavoro devastanti.

Ma con i loro comunicati copia incolla delegati e loro sindacati condividono le preoccupazioni dell’azienda per ogni piccolo fermo che possa ritardare la macchina del profitto.

Tant’è che mentre le operaie hanno inziato a scioperare per l’emergenza caldo/umidità con Slai Cobas, negli ultimi comunicati sindacali parlano di incontri RSU/Azienda, di problemi produttivi, di piani per gli orari estivi per l’anno prossimo, di distributori di gelati a pagamento… da mettere nei reparti che nessuno ha chiesto.

Dimostrando quanto siano lontani dalla condizione di sfruttamento operaia delegati e sindacati Fiom Fim Uilm nel loro complesso e qui in particolare. Ciechi persino ai casi di buon esempio di lotta che pure arrivano anche dalle loro file.

Il caldo è un’emergenza perché il sistema di sfruttamento del capitale ha raggiunto un livello di distruzione e saccheggio enorme dell’insieme della natura. L’emergenza caldo è sempre più normalità anno dopo anno e questa andata di calore è stata ampiamente annunciata.

Ma per affrontarla servono ancora gli scioperi operai!

Per ribellarsi, per organizzarsi, per cambiare.

L'azienda non risponde alle rivendicazioni, il caldo e lo sfruttamento continuano, lo sciopero pure a sostegno delle richieste Slai Cobas  e delle lavoratrici.

Un incontro urgente che Slai Cobasa per un piano di prevenzione caldo, a partire dall’esperienza e dalle proposte operaie, per sconfiggere la logica di emergenza dove ‘si fa qualcosa' quando al salire (annunciato) delle temperature si manifestano i malumuri nei reparti.

Quindi per interventi immediati e strutturali, a aprtire dalla distribuzione di sali; acqua fresca in quantità sufficienti, visto che i distributori ‘da ufficio’ nelle aree break all'atto pratico risultano non dimensionati per erogare in tempi contingentati la quantità di acqua fresca richiesta; riposizionamento delle sonde termiche dei raffrescatori tra le linee, in modo che percepiscano la stessa temperatura e umidità delle operaie: manutenzione per rendere gli impianti di condizionamento sempre efficienti e pronti all’uso; un programma per pause extra retribuite e riduzione della velocità delle linee per l’emergenza caldo/umidità. 

30 giugno - LA GUERRA DI ELECTROLUX CONTRO GLI OPERAI DI FORLI', MA NON SOLO, DOPO LAFERMATA PER IL CALDO TORRIDO 2....

 ....questo comportamento è noto a tutti, che mostra che l'unico terreno è la lotta unitaria degli operai e operaie per imporre nei rapporti di forza il protagonismo e la forza di classe e non delegare ai tavoli istituzionali la fine già nota

Allarme all’Electrolux. Scatta lo stop al lavoro: "Ma l’azienda non ci paga"

I sindacati hanno chiesto di ricorrere alla cassa integrazione nelle ore critiche. No dei vertici: "Le condizioni sono adeguate". Oggi e domani cambiano i turni.

Il termometro tocca i 35 gradi in alcune linee di produzione dell’Electrolux di Forlì e il caldo diventa un nuovo terreno di scontro tra azienda e sindacato. La temperatura ha spinto i rappresentanti dei lavoratori a proclamare un’azione di autotutela dopo il no dell’azienda alla richiesta di ricorrere alla cassa integrazione nelle ore più calde. Significa uno stop al lavoro. Fiom-Cgil aveva chiesto anche di sospendere l’attività tra le 12 e le 18 nelle giornate di allerta. "Con gli anni – spiega Cinzia Colaprico, rappresentante dei lavoratori di Fiom-Cgil – abbiamo chiesto i raffrescatori anche nello stabilimento di Forlì. Siamo l’unica sede del gruppo che non li ha. Inoltre, siamo la fabbrica che ha più umidità e da anni chiediamo di utilizzare la cassa integrazione guadagni ordinaria e adottare misure per proteggere i lavoratori, ma l’azienda continua a fare ciò che vuole. Lo strumento che ci rimane è l’autotutela perché qui si rischia la vita. Electrolux la considererà come uno sciopero e non pagherà le ore, come gli anni scorsi – conclude –. Abbiamo aperto una vertenza e confidiamo che venga riconosciuta la legittimità dell’autotutela". I vertici aziendali hanno concesso, per oggi e domani, una revisione degli orari di lavoro per i dipendenti al montaggio di quattro linee su sette, che saranno impegnati dalle 6 alle 14.30. Tutti gli altri lavoratori, circa 500, mantengono le consuete condizioni. "La salute e la sicurezza – si legge in una nota di Electrolux – restano per l’azienda una priorità assoluta: lo stabilimento di Forlì ha le dotazioni necessarie a contenere le temperature e a garantire condizioni di lavoro adeguate, tra cui sistemi di raffreddamento, ventilatori industriali, aree break provviste di climatizzazione e con a disposizione integratori di sali minerali per favorire la corretta idratazione".


30 giugno - NON E' UNA TREGUA DI 50 GIORNI, E' UNA GUERRA DI ELECTROLUX CONTRO GLI OPERAI: IL CASO DI FORLI' 1

 


30 giugno - Electrolux: un articolo di giornale mostra che i piani aziendali non sono cambiati e la cosiddetta "tregua 50 giorni" seve a sfinire gli operai...

 ...e che l'unica alternativa che può portare a risultati e la lotta dura unitaria di tutti i siti contro i falsi e illusori tavoli al Mimit



30 giugno - CALDO TORRIDO E RISPOSTA OPERAIA: Caldo estremo in fabbrica: braccio di ferro all'Electrolux, i lavoratori disertano i turni

 nonostante la complessa e difficile battaglia che stanno affrontando contro la chiusura e i licenziamenti, la risposta degli operai e operaie Electrolux è la lotta

L'azienda rifiuta la richiesta di stop nelle ore più torride. Il sindacato passa all'azione: "Condizioni proibitive, mancano persino i raffrescatori"

Alta tensione nello stabilimento Electrolux di Forlì, dove l'ondata di calore che sta interessando la regione ha innescato una dura protesta sindacale. A fronte dell'allerta meteo, la Rsu Fiom Cgil ha richiesto formalmente la sospensione dell'attività lavorativa nelle ore pomeridiane, ricevendo però un diniego dall'azienda. Una chiusura che ha spinto i rappresentanti dei lavoratori a promuovere un'azione in “autotutela”, invitando il personale a non entrare in fabbrica o a posticipare l'inizio dei turni. La Rsu Fiom Cgil, in un comunicato, denuncia la situazione: “Alla richiesta Rls di sospendere l'attività nelle ore più calde (12-18) per queste due giornate estreme, come indica anche la medicina del lavoro e le circolari Inps, la risposta dell'azienda per mail è stata che non ci sono motivi”. Il sindacato punta il dito contro le condizioni proibitive all'interno dei reparti produttivi, citando persino un malore occorso al Rspp durante il rilevamento delle temperature. Nel mirino anche la dotazione tecnologica dello stabilimento forlivese, definito come “l'unico stabilimento del gruppo che non ha adottato i raffrescatori affidandosi a ventilatori giudicati completamente insufficienti”.

La Rsu ribadisce la propria posizione: “Viste le alte temperature, l’allerta emanata dalla protezione civile e il sito Arpae che mette Forlì sotto bollino arancione e rosso, oggi e i prossimi giorni, stante che abbiamo chiesto all’azienda di coprire con Cigo, come da circolari Inps, ma la direzione non ha dato risposte positive... E' promossa un'azione in autotutela per la giornata di oggi, lunedì, dalle 12”.





30 giugno - Scuole materne di Milano piegate dal caldo, una mamma: “Asili senza condizionatori e con un solo ventilatore”

 una situazione inaccettabile che è frutto di un governo fascio/negazionista del cambiamento climatico che se ne frega dei bisogni di bambini, lavoratori e continua a spendere per le armi

La mamma di una bimba che frequenta l’ultimo anno di una scuola materna nel Municipio 9, a Milano, racconta a Fanpage.it le criticità riscontrate nell’asilo in queste ultime settimane di grande caldo senza un adeguato sistema di condizionatori.
A cura di Francesca Caporello

"Nell'asilo in cui va mia figlia c'è un solo ‘pinguino' che non è sufficiente per rinfrescare tutti i bambini e gli insegnanti. Fa molto caldo e spesso è difficile seguire tutte le attività in programma. Ma so che ci sono asili che non hanno nessun tipo di condizionatore e hanno solo qualche ventilatore", a parlare è la mamma di una bimba che frequenta l'ultimo anno di una scuola materna nel Municipio 9, a Milano.
Come lei, sono state molto numerose le segnalazioni arrivate alla nostra redazione da parte ci genitori che lamentano l'assenza di un adeguato sistema di condizionatori negli asili nido e nelle scuole materne milanesi. Si tratta infatti di una situazione critica diffusa in tante strutture diverse sparse nei vari Municipi della città.
Un malcontento che dalle parole è passato ai fatti. Venerdì 3 luglio alle 10 si terrà infatti un presidio sotto palazzo Marino, organizzato dai genitori dei bimbi della scuola materna Pezzi di Porta Romana a Milano, per richiamare l’attenzione dell’Amministrazione su una situazione diffusa, reiterata e non più sostenibile: le condizioni di caldo estremo all’interno degli edifici scolastici.
Intanto una rappresentante d’istituto e mamma di un bimbo frequentante una scuola materna nel Municipio 4 a Milano, zona Forlanini, ha lanciato una petizione rivolta al Comune – che in due giorni ha raccolto oltre 5mila firme – sull'emergenza caldo nelle scuole comunali dell’infanzia e nei nidi con richiesta di interventi strutturali urgenti. 
"Esattamente come lo scorso anno ci ritroviamo a dover affrontare il problema caldo. Le ondate di calore che hanno interessato Milano negli ultimi anni non possono più essere trattate come delle emergenze straordinarie, ma ordinarie. Il clima sta cambiando e occorre adeguarsi. Per far fronte a questo disagio, come genitori abbiamo pensato anche di fare una colletta per comprare un altro pinguino alla scuola, ma non tutti i genitori possono permettersi delle spese extra e in fondo non sarebbe neanche giusto. Ma occorre fare qualcosa immediatamente", conclude la mamma.


lunedì 29 giugno 2026

29 giugno - info Electrolux Solaro: Electrolux Solaro, i sindacati: “No ai tagli, servono dati e un confronto vero”

 

SOLARO – Prosegue il confronto sul futuro dello stabilimento Electrolux di Solaro. Dopo l’incontro del 25 giugno al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, le rappresentanze sindacali Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm hanno diffuso un aggiornamento rivolto ai lavoratori, ribadendo la volontà di difendere le produzioni italiane e chiedendo maggiore trasparenza sui dati economici presentati dall’azienda.

Secondo quanto riferito dai delegati sindacali, nel corso del tavolo la direzione Electrolux ha confermato la necessità di recuperare competitività, indicando come principali criticità gli elevati costi di energia, acciaio e lavoro. L’azienda avrebbe inoltre sostenuto che produrre in Italia comporta costi fino al 30 per cento superiori rispetto ad altri Paesi.

Di fronte a questo scenario, Fim, Fiom e Uilm hanno ribadito la propria contrarietà a qualsiasi ridimensionamento delle produzioni nazionali. “Non possiamo accettare la perdita delle nostre produzioni. Difendiamo le cappe di Cerreto, le lavasciuga di Porcia, i forni di Forlì, i frigoriferi e le lavastoviglie di Susegana e Solaro: sono il nostro lavoro, la nostra storia e il futuro delle nostre famiglie”.

Nel documento diffuso ai dipendenti, i delegati di Solaro spiegano di aver chiesto alla multinazionale dati più dettagliati per comprendere nel merito le motivazioni economiche alla base del piano industriale.

In coordinamento con le organizzazioni sindacali abbiamo ribadito alla multinazionale Electrolux la necessità di fornirci dati analitici per stabilimento e dettagli ancora più precisi sul costo effettivo che grava sul prodotto finale riguardo ai tre fattori che vengono indicati ogni volta: energia, costo dell’acciaio e tassa Cbam (Co2)”.

I rappresentanti dei lavoratori intendono inoltre approfondire gli effetti dell’accordo sottoscritto nel 2023.”Nelle prossime audizioni dovremo sollecitare e incalzare l’azienda nel fornirci dettagliatamente come e quanti soldi sono stati spesi per l’accordo firmato nel 2023″.

Le organizzazioni sindacali chiedono anche un coinvolgimento diretto delle istituzioni italiane ed europee.

Per questo abbiamo chiesto l’intervento straordinario del Governo e dell’Unione Europea: solo così possiamo davvero cambiare le cose”.

Infine, i delegati invitano a non accelerare la conclusione del confronto durante il periodo estivo.”Non accettiamo che la trattativa venga chiusa in fretta, magari durante le ferie estive, quando le fabbriche sono vuote. Vogliamo un confronto vero, con tempi giusti e il coinvolgimento di tutti. Restiamo uniti e pronti a far sentire la nostra voce. Insieme possiamo difendere il nostro lavoro e il futuro dei nostri stabilimenti”.



29 giugno - info Stellantis 3: Stellantis ferma il “cuore” di Mirafiori per un mese: ferie allungate nel periodo di picco produttivo

 la lenta agonia degli operai frutto dell'attendismo e collusione dei confederali e delle "promesse" tradite delle istituzioni


diRedazione Economia

Il reparto Carrozzerie, quello dove si assemblano le auto, resterà chiuso l'ultima settimana di luglio e le prime tre di agosto. È appena finito uno stop di 6 giorni. La Fiom: "Siamo allarmati"

Neanche il tempo di finire uno stop di sei giorni a causa della mancanza di componenti per la chiusura dello Stretto di Hormuz, che arriva una nuova cattiva notizia per gli operai di Stellantis di Mirafiori. Il reparto Carrozzerie, cuore produttivo dello stabilimento torinese, vedrà ben 4 settimane di ferie, invece delle due previste in precedenza. Una vacanza lunga che arriva nel periodo di “picco produttivo”, secondo la Fiom-Cgil Torino. Il non detto è che una serrata così lunga nasconde nasconde, evidentemente, una carenza di ordini sulla 500, l’unic


domenica 28 giugno 2026

28 giugno - info Stellantis 2: STELLANTIS: «È UNO SFINIMENTO QUOTIDIANO».

 la testimonianza del dramma che si vivono gli operai Stellantis, ma non solo, di fronte alla chiusura delle fabbriche


da 

Operai Contro

Il dramma nascosto dietro le uscite incentivate.

Dietro la formula burocratica e apparentemente neutra delle “uscite incentivate” si consuma una realtà complessa e dolorosa all’interno degli stabilimenti italiani di Stellantis. Quelli che vengono presentati pubblicamente come percorsi di transizione morbida e consensuale, concordati tra l’azienda e le parti sociali, si rivelano nei fatti il risultato di un progressivo e insostenibile sfinimento psicofisico ed economico dei singoli lavoratori.
Operai e impiegati si trovano da anni intrappolati in un meccanismo logorante. La quotidianità è segnata da una cassa integrazione a singhiozzo che taglia drasticamente i salari, unita a una gestione dei turni estremamente precaria. Spesso i turni vengono comunicati e poi improvvisamente revocati con la scusa della “mancanza di materiale”, molte volte anche all’ultimo minuto. In alcuni stabilimenti si assiste addirittura al ricorso improvviso alla “messa in libertà” — un termine arcaico, di vecchia usanza quasi da caserma, che fotografa perfettamente il clima di incertezza e la rigidità della gestione aziendale.
A questo scenario si sovrappongono carichi di lavoro insostenibili nei pochi giorni in cui le linee produttive tornano effettivamente in funzione. Così facendo, l’attività si concentra in rari picchi stressanti, mentre parallelamente ci sono lavoratori che da mesi, se non da anni, non entrano in fabbrica per fare un solo giorno di lavoro. Con uno stipendio che alla fine del mese diventa inevitabilmente “leggero”, l’accettazione dell’incentivo economico non è una libera scelta, ma l’unica via di fuga rimasta per pagare il mutuo, evitare il pignoramento della casa e sottrarsi a una situazione psicologicamente insostenibile. Il rischio concreto, tuttavia, è quello di ritrovarsi poco dopo disoccupati e senza alcuna prospettiva per il futuro.
Mentre il dibattito pubblico, la politica e i sindacati si concentrano su discussioni astratte riguardanti i “nuovi modelli da produrre”, nessuno pensa concretamente alla tutela di chi quei modelli dovrebbe materialmente costruirli. Il timore diffuso tra le maestranze è che l’effetto finale di questo silenzio istituzionale sia lo svuotamento progressivo dei siti produttivi storici della loro forza lavoro stabile e tutelata. Una volta ridotto l’organico, per le future esigenze di mercato, eventualmente, si attingerà a piene mani dal bacino del precariato, utilizzando giovani lavoratori interinali per il tempo strettamente necessario, per poi interrompere i contratti senza alcuna garanzia.
Non era difficile prevedere quello che sta succedendo, eppure ci siamo arrivati senza nessuna reazione, dietro a un sindacato inutile a difendere i nostri interessi, buono solo a chiedere “piani industriali” e tavoli concertativi con la presenza del Governo.
Un operaio di Melfi che ha accettato “ l’uscita incentivata’’



sabato 27 giugno 2026

28 giugno - info Stellantis 1: STELLANTIS, MELFI: “TORNATEVENE A CASA, SIAMO SENZA MATERIALE”

 solo con la lotta come nei blocchi dei 21 giorni contro "la doppia battuta" può contrastare il piano già scritto di Stellantis supportato dal governo Meloni


da 

Operai Contro

«Appena abbiamo timbrato ci hanno detto “tornatevene a casa siamo senza materiale”. Alcuni di noi hanno preteso di lavorare, dovevano avvisarci prima, non siamo pecorelle».

Da Basilicata24.it del 27 giugno 2026

Lo strappo si è consumato ieri pomeriggio all’ingresso della fabbrica di San Nicola di Melfi. A quel punto una metà degli operai se n’è andata. Un’altra metà ha invece protestato coi sindacati, e dopo una trattativa coi vertici aziendali, è rimasta in fabbrica per il turno. “All’inizio – ci dice un operaio del Montaggio – a noi che siamo rimasti volevano darci la Cassa integrazione come agli altri, mentre noi abbiamo preteso che ci venisse segnata la giornata lavorativa intera, abbiamo messo la benzina per scendere in fabbrica, dovevano avvisarci prima che non c’era materiale, non siamo mica pecorelle”.
LO STRAPPO.
Momenti di tensione, quindi, determinati dalla mancata comunicazione qualche ora prima della carenza di materiale. “Ci hanno detto che un mezzo col materiale necessario, non era giunto in fabbrica. Ma potevano avvisarci due ore prima, come spesso fanno, e non farci scendere per poi comunicarci il ‘senza lavoro’ lì, non si fa così, operiamo in una multinazionale, non nella bottega del bosco: ci vuole più serietà”. Maestranze divise, quindi, tra chi è rimasto sulla linea, pretendendo di lavorare, e chi invece ha accettato la decisione e ha fatto macchina indietro facendo rientro a casa.
I PRECEDENTI: I 21 GIORNI DEL 2004
Da segnalare, inoltre, che episodi simili erano già accaduti nella ‘fabbrica integrata’ di San Nicola. Ad esempio nel 2004, poco prima che partissero gli scioperi dei ’21 giorni’, noti come la primavera di Melfi. All’epoca, una delle gocce che fece traboccare il vaso, determinando blocchi e cariche, fu proprio il ripetersi, più volte di fila, di episodi simili. Ovvero agli operai già in fabbrica veniva comunicato di tornare a casa con la nota formula del ‘senza lavoro’. Al quarto, quinto episodio simile, in un contesto già teso per altre rivendicazioni in corso, scattò la protesta. Fu uno dei ‘detonatori’ della rivolta. Ma è passato troppo tempo ed è difficile ipotizzare, in un contesto così mutato, che possa accadere di nuovo.
E SE ACCADESSE DI NUOVO…?
Però non è da escludere che, complice il caldo e i nervi a fior di pelle, il ripetersi di ‘strappi’ simili, in questa fase, non possa urtare la base operaia sino alla mobilitazione. “Non siamo mica pecorelle”, sentenzia l’operaio che ci ha comunicato lo “snervante” episodio di ieri pomeriggio. Un episodio che si unisce alla consueta abitudine, da parte dei vertici, di comunicare alle maestranze di “scendere al lavoro” anche poche ore prima del turno, generando spesso stress e caos ‘organizzativo’.



venerdì 26 giugno 2026

27 giugno - Tribunale di Piacenza: prosciolti SI Cobas e USB, ‘nessuna organizzazione criminale’. Una buona notizia ma nessuna illusione che gli attacchi continueranno

 

Non sono mai esistite due organizzazioni criminali dentro ai sindacati di base SI Cobas e Usb che avessero l’obiettivo di radicalizzare lavoratori “di origine straniera” da “strumentalizzare” con l’obiettivo di “conquistare i magazzini” delle multinazionali della logistica. La gup di Piacenza Francesca Gigli ha prosciolto perché il fatto non sussiste i 7 sindacalisti imputati di associazione a delinquere e 83 capi d’imputazione di violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata, interruzione di pubblico servizio, sabotaggio ed estorsione. Accolta la linea dei legali dei sindacalisti, fra cui gli avvocati Eugenio Losco, Mauro Straini, Marina Prosperi e Arturo Salerni. La sentenza di non luogo a procedere arriva a 4 anni di distanza dall’inchiesta della procuratrice di Piacenza Grazia Pradella e del pm Matteo Centini (oggi sostituto a Milano), che a luglio 2022 aveva portato anche all’arresto di 8 sindacalisti, fra cui i leader piacentini del Si Cobas Mohamed Arafat e Carlo Pallavicini, e, per l’Unione sindacale di base, Roberto Montanari, Mohamed Abed Issa e Fisal Elderdah e Riad Zaghdane, storico militante tunisino morto al San Camillo di Roma l’8 dicembre 2023 all’età di 56 anni, dopo aver combattuto contro un cancro mentre era ancora indagato. Arresti revocati un mese dopo l’operazione della Squadra mobile dal Tribunale del riesame di Bologna, che aveva negato l’esistenza delle due organizzazioni criminali sostenendo, che i “fini delle ipotizzate associazioni” a delinquere fossero in realtà “leciti” e tutelati dallo “Statuto dei Lavoratori”.
Secondo gli inquirenti i sindacati di base avrebbero provocato fra 2016 e 2022 “scontri con la parte datoriale”, multinazionali come Leroy Merlin o grossi provider di servizi logistici in appalto, per alimentare “il proprio potere”, uscire “vittoriosi” dalla vertenze e ottenere “l’affiliazione all’associazione di più lavoratori, assicurandosi i proventi di tessere e conciliazioni”. Le aziende, “piegate dall’illegale blocco dei mezzi e delle merci”, avrebbero ceduto a “continue concessioni”. Tra i mezzi usati il “picchettaggio illegale”, impedendo ai camion di merci “di entrare ed uscire”, “occupando la sede stradale” oppure praticando azioni “di sabotaggio” delle aziende, ad esempio “azionando l’interruttore di emergenza per interrompere l’azione dei macchinari per la movimentazione dei pacchi”. Con la sentenza di proscioglimento (30 giorni per le motivazioni), la gup chiude una vicenda che ha fatto discutere nel mondo politico e giudiziario, con articoli critici rispetto all’inchiesta pubblicati dalla rivista di Magistratura democratica ‘Questione Giustizia’. La giudice ha invece deciso per il rinvio a giudizio per circa una decina di singoli episodi di picchettaggio, in cui viene contestata a sindacalisti e operai-facchini della logistica l’ipotesi di violenza privata. Molti dei capi d’imputazione, che risalgono a fatti del 2016-2018, nel frattempo sono andati prescritti.



26 giugno - DIRITTO DI SCIOPERO E LOTTE OPERAIE NELL'ECONOMIA DI GUERRA. ASSEMBLEA NAZIONALE

 


giovedì 25 giugno 2026

25 giugno - Da Prato a Tortona attacco al diritto di sciopero nella logistica, massima solidarietà: Sgomberato il presidio dei lavoratori INS di Tortona al terzo giorno di sciopero

 

continuiamo a chiedere provvedimenti contro il responsabile della ditta Man Hand Work per gli insulti razzisti e le minacce contro sindacalisti e lavoratori!

Ecco la risposta della prefettura di Alessandria, che alle legittime richieste dei lavoratori: dopo le multe e fogli di via, ora le camionette della celere contro i lavoratori seduti per terra!

Il responsabile in questione continua a provocare i lavoratori e nella notte (il presidio è andato avanti per 17 ore!) ha tentato goffamente di aggredire gli scioperanti con altri sgherri dell' azienda.

Denunciamo inoltre che lavoratori operanti in altre ditta sono stati trasferiti a Tortona per sostituire illegalmente i lavoratori e le lavoratrici in sciopero.


In una fase in cui i settori piú reazionari e di destra soffiano in tutto il paese sul fuoco e sull'odio razziale al grido di " reimmigrazione!", anche le aziende e i giganti del settore logistico si organizzano, approfittando di questo clima sociale ,per provare ad attaccare i lavoratori e le loro condizioni di vita e lavoro, a partire proprio da quei lavoratori immigrati che in questi anni si sono organizzati nel sindacato e hanno lottato, anche sul territorio di Tortona, per uscire da una condizione di iper-sfruttamento, precarietá e caporalato!

La lotta andrà avanti senza sosta finché non verranno prese misure concrete da parte dell'azienda, nei confronti delle pratiche vessatorie, anti - sindacali e razziste dei loro capi e capetti!

Non un passo indietro!!

Lotta dura, senza paura!!

Sì cobas




25 giugno - LA SALUTE OPERAIA E' UN COSTO E BISOGNA SPENDERE PER LA GUERRA: Ravenna e Milano: sadismo contro chi lavora e…

 … e viene colpito da gravi malattie professionali. Ma stavolta la colpa è di un decreto del 1965 mai abrogato.

di Vito Totire (*)

Se lorsignori “devono” comprare tanti carri armati (con i soldi di tutti) è ovvio che poi fanno gli spilorci sadici con i malati di tumori professionali 

Il “miracolo” dell’Inail a Ravenna …e a Milano si traduce in nuovo sadismo istituzionale contro i lavoratori colpiti da malattie professionali (non solo da amianto…). Nei Palazzi sono spilorci e sadici con i malati, generosi con i colpevoli di omicidi colposi (vedi Fincantieri): un quadro politico e sociale purtroppo molto chiaro.

I re francesi avevano fama (immeritata) di poter guarire i plebei, con la semplice apposizione delle mani, in particolare dalla scrofola ma, secondo alcune fonti, anche da altre malattie.Oggi l’Inail fa molto di più; non è “merito” suo ma del decreto 1124/1965 che impedisce il riconoscimento di un ulteriore aggravamento entro un anno dall’ultimo riconosciuto. Semplicemente assurdo e sadico.

Dunque lo Stato vessa i lavoratori che hanno contratto malattie professionali decretando il mantenimento delle condizioni di salute almeno per un anno dopo l’ultimo aggravarsi!

Pare che un sindaco italiano abbia fatto una ordinanza perché i cittadini non si ammalino, visto che nel suo Comune non c’è il medico di base. La notizia ha avuto una certa ed effimera eco mediatica mentre del dpr 1124/1965 non parla quasi nessuno. Ne parliamo noi perché non siamo rassegnati a subire ingiustizie.

Sorge inevitabilmente un interrogativo: come mai il “ceto politico” non ha trovato dal 1965 la “lucidità mentale” di abrogare una norma assurda? Forse qualche

parlamentare ne ha notato l’iniquità e avrà anche proposto di abrogarla ma se le proposte non passano a maggioranza … la truffa e la vessazione si perpetuano.

25 giugno - Massima solidarietà agli operai Sudd Cobas aggrediti al picchetto a Seano (Prato). Ferito un operaio pakistano

 ...e come si vede dalle immagini del video i padroncini attaccano e distruggono i gazebo sotto lo sguardo complice delle forze del disordine

Sudd Cobas: “Il nostro presidio attaccato dai padroni dei pronto moda e dai caporali”. Polizia in forze

Dopo l'annuncio di cento licenziamenti, e la comunicazione della chiusura dell'attività da parte dei padroni, continua a salire la tensione tra l'azienda di spedizioni e il sindacato di base. E intanto il tribunale fissa un'udienza il 16 luglio.

PRATO: CENTINAIA DI PERSONE PORTANO SOLIDARIETA’ AL PICCHETTO DOPO L’AGGRESSIONE DI 250 PADRONCINI ALLA ACCA DI SEANO (https://www.radiondadurto.org/2026/06/24/prato-centinaia-di-persone-portano-solidarieta-al-picchetto-dopo-laggressione-di-250-padroncini-alla-acca-di-seano/)

Un operaio pakistano ferito da un camion che gli è passato sui piedi, un imprenditore cinese portato in questura, altro caos, altre proteste con centinaia di persone, scambio di accuse tra Sudd Cobas, Acca srl e Sg Trasporti. Nel mezzo centinaia di scatoloni pieni di merce che deve essere spedita dai pronto moda. Sale ancora la tensione dopo gli ultimissimi fatti che si sono susseguiti oggi, martedì 23 giugno con l’intervento della polizia arrivata in forze e con caschi e giubbotti in via Copernico a Seano, pronta ad entrare in azione in caso di necessità. Tensione alle stelle. Da giorni il sindacato autonomo sta presidiando le sedi della Acca, a Seano e in via Ghisleri a Prato, dopo l’annuncio della chiusura dell’attività di spedizioni e il licenziamento di un centinaio di operai. Un presidio ininterrotto, giorno e notte, per evitare che i carichi di merce partano lo stesso e che la chiusura non sia soltanto una scusa per azzerare i diritti di quei lavoratori regolarizzati dopo la dura vertenza dei mesi scorsi. Già domenica un paio di carichi erano stati bloccati: una iniziativa che aveva fatto infuriare la Sg Trasporti che aveva sottolineato di non avere collegamenti con la Acca srl e di aver ricevuto direttamente dai clienti la merce da spedire a Bari. “Per noi la Acca era un hub di spedizioni – la precisazione – non potendo più garantire il servizio, abbiamo dovuto spostare le operazioni di carico in mezzo alla strada”. Cosa che è nuovamente accaduta oggi e anche stavolta il tentativo di far partire la merce è stato stoppato dai sindacalisti e dagli attivisti che hanno filmato tutto con il telefonino per documentare quanto stava succedendo. “Abbiamo intercettato il carico in via Ghisleri e quando siamo intervenuti i camion sono stati fatti allontanare. Un operaio è stato investito è ora è all’ospedale”. L’uomo, pachistano di 45 anni, ha riportato ferite in seguito ad un furgone che gli è passato sopra i piedi.

Il caos è scoppiato davanti alla sede principale della Acca, a Seano, dove diversi imprenditori cinesi si sono presentati già nella mattina per ritirare la loro merce, stoccata nel magazzino, e spedirla attraverso altre società. Qui il presidio di Sudd Cobas che chiede il ritiro dei licenziamenti: “Il lavoro c’è, perché chiudere? Per spostare il lavoro da un’altra parte”? La replica dei proprietari delle merci arrivata tramite gli avvocati: “Noi non c’entriamo nulla con la Acca, vogliamo recuperare quanto è nostro e procedere alle spedizioni con altri vettori”. Il sindacato risponde: “La logistica Acca organizza I padroni dei pronto moda per attaccare lo sciopero”. E ancora: “Quello che sta succedendo a Seano è gravissimo – dice Luca Toscano – è un assalto organizzato al picchetto dei lavoratori,pianificato dall’azienda e a cui stanno partecipando esclusivamente padroni dei pronto moda e caporali. Decine di loro sono addirittura entrati dentro il magazzino e stanno smistando la merce. Tra gli assalitori e le persone che stanno lavorando nel magazzino ora non c’è nemmeno un operaio di Acca. A sostituire i lavoratori in sciopero dentro il magazzino sono i padroni dei pronto moda. Stanno provando a rappresentare quanto sta succedendo come una questione etnica. sappiamo bene che il loro interesse è solo e soltanto verso la merce che lo sciopero per tutelare posti di lavoro alla Acca sta fermando. Negli ultimi mesi i lavoratori cinesi stanno iniziando a unirsi al nostro sindacato per farla finita con lavoro nero, turni di 12 ore e sfruttamento. È finito il tempo della paura e di una narrazione comoda solo a chi in questi anni ha fatto soldi sulla pelle degli operai pakistani, africani, cinesi, bangladesi. Sul posto, da ore, polizia e ambulanze. La voce di cosa sta avvenendo in via Copernico si è diffusa così in fretta che in pochissimo tempo sono arrivate circa trecento persone e sono iniziati scioperi di solidarietà in decine di aziende del distretto. Una mobilitazione spontanea in risposta a quello che Sudd Cobas non ha tardato a definire “un assalto al picchetto”.



martedì 23 giugno 2026

23 giugno - COMUNICATO STAMPA “E il padrone è sempre assolto”

 a Bologna l’iniziativa in memoria di Mattia Battistetti. L’Osservatorio denuncia: nella sola provincia di Treviso superati i 120 morti totali dal giorno della tragedia del povero giovane.



23 giugno - IL CALDO TORRIDO E LE CONDIZIOI DI LAVORO PER GLI OPERAI....IL CASO STELLANTIS POMIGLIANO

 ....quando le condizioni di lavoro sono insostenibili l'unica cosa da fare è bloccare la produzione, come hanno fatto, in passato, le operaie della Electrolux e non solo. LA VITA OPERAIA VALE PIU' DEL LORO PROFITTO

Operai Contro 2

 22 Giugno 2026

Alla Stellantis di Pomigliano sembra di essere costantemente in “Natale in casa Cupiello” di Eduardo De Filippo. Così “anche quest’anno” il caldo insopportabile stronca gli operai. Gli impianti di raffreddamento sono inattivi e i sindacalisti ripetono la solita litania. E’ tempo di finirla.

E così, “anche quest’anno”, appena il caldo torrido dell’estate arriva, sorge il problema degli impianti di raffreddamento spenti, o malfunzionanti, a cui, i sindacalisti rispondono con la stessa cantilena di ogni anno: “Chiediamo l’immediato ripristino, in tutti i reparti, di condizioni climatiche idonee e conformi alla normativa vigente … In assenza di un intervento tempestivo, ci attiveremo presso le autorità competenti affinché il diritto alla salute e alla sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori sia pienamente garantito”. Questa grande dichiarazione di intenti bellicosi, firmata da tutta la compagine sindacale aziendale, Fiom inclusa.

Sottolineando nel loro comunicato che rendere il clima aziendale accettabile, per poter lavorare, è cosa dovuta agli operai di Pomigliano perché, secondo questi amministratori aggiunti, “Siamo l’unico plant che per l’affidabilità dimostrata dalle lavoratrici e dai lavoratori negli anni si è visto assegnare una missione produttiva e non permetteremo a nessun dirigente che pensa solo al risparmio di minare quanto conquistato”.

Quelli di Melfi, di Mirafiori, di quelli che rimangono di Cassino e gli altri, invece, possono schiattare al caldo perché non hanno dimostrato “affidabilità” e sono senza “mission”.

Il grande sindacato della bottega di zio Aniello!

Nella dichiarazione dei sindacalisti aziendali, più che una imprecazione contro i dirigenti di manica stretta, c’è tutta la preoccupazione dei servi che sul lavoro degli altri basano la loro possibilità di non lavorare. Va bene con i ritmi impossibili, il numero di vetture da produrre sempre più alto per turno, i soldi sempre meno e mangiati sempre di più dell’inflazione, ma almeno diamo a questi schiavi un clima accettabile, altrimenti li spingiamo alla rivolta e, allora, ci perde sì il padrone, ma anche i sindacalisti che hanno fatto tanto per rendere il “plant” di Pomigliano affidabile per il padrone.

Prendiamone atto: in fabbrica abbiamo ormai due nemici, il padrone e I suoi capi e capetti, e gli attuali sindacalisti. Da questa gente non possiamo aspettarci nessuna difesa conseguente delle condizioni di lavoro e di salario. Nella loro versione migliore fanno solo chiacchiere.

F. R.