SlaiCobas per il Sindacato di Classe
SEDE LEGALE E NAZIONALE TARANTO VIA LIVIO ANDRONICO, 47 tel 099/4792086 347/5301704 slaicobasta@gmail.com
mercoledì 4 marzo 2026
5 marzo - BRESCIA: OMICIDIO SUL LAVORO. ESCAVATORE SI RIBALTA, OPERAIO MUORE IN UN CANTIERE IN MADDALENA
Ennesimo omicidio sul lavoro a Brescia. In zona Bornata, ai piedi del Monte Maddalena, un operaio di 58 anni è morto oggi attorno alle 13 dopo essere rimasto schiacciato dal piccolo escavatore che stava manovrando in una zona impervia. E’ il 145esimo omicidio sul lavoro in Italia nei primi 2 mesi del 2026.
Ancora da capire le dinamiche che hanno provocato la morte del lavoratore: il cantiere entro cui stava lavorando, infatti, presenta tratti scoscesi e irregolari che necessitano valutazioni preventive sulla sicurezza degli operai e adeguatezza dei macchinari utilizzati.
Ai microfono di Radio Onda d’Urto è intervenuto Ibrahima Niane, il segretario regionale della FILLEA CGIL, sindacato degli edili. Ascolta o scarica.
Brescia, infortunio mortale sul lavoro: la vittima è Marco Turra
La tragedia in zona Bornata, ai piedi della Maddalena
4 marzo - EX ILVA: INTERVISTA Slai Cobas sc Taranto
Un altro operaio morto all'ILVA di Taranto
Data di trasmissione
Martedì 3 Marzo 2026 - 10:45
Ascoltahttps://www.ondarossa.info/newsredazione/2026/03/altro-operaio-morto-allilva-taranto
Ennesima morte all'ILVA di Taranto, questa volta è toccata a Loris Costantino, 36 anni, precipitato da una passerella alta dieci metri.
Le considerazioni di Ernesto, dello SLAI Cobas di Taranto.
martedì 3 marzo 2026
4 marzo - info Stellantis: LA DIGNITÀ NON È A RISULTATO
da
Quest’anno in Stellantis il premio di produttività non è arrivato. Ce l’hanno detto in faccia: risultati negativi, consegne giù, fatturato giù, redditività giù e quindi niente premio.
Però a noi operai questa storia non convince più. I dirigenti il loro premio se lo prendono sempre, pure quando le cose vanno male come dicono loro. E allora la domanda viene spontanea: com’è possibile che per noi non c’è mai niente, mentre, per chi sta sopra, i soldi si trovano sempre? I premi ai dirigenti non mancano mai e questa è la cosa che fa più rabbia. Quando si parla di premi ai lavoratori, “non ci sono soldi”; quando si parla di premi ai dirigenti, i soldi spuntano come funghi. Negli ultimi anni, mentre a noi tagliavano tutto, i dirigenti Stellantis hanno preso:
-bonus milionari legati agli obiettivi globali,
- stock option che valgono più di una vita di lavoro in fabbrica,
-e in alcuni casi aumenti a doppia cifra.
E noi? Anno 2026, zero euro.
Chi dovrebbe fare i nostri interessi, nei fatti, fa sempre quelli dell’azienda anche su questo argomento. Basti pensare che i firmatari l’anno scorso dicevano che il sistema dei premi era “migliorato”, che avevano tolto la soglia del free cash flow, che gli indicatori locali avrebbero aiutato, che il premio poteva arrivare fino all’11,55% della paga base.
Sembrava quasi che ci stessero facendo un favore ma alla fine arriva il 2026 e scopriamo che:
-il premio è ZERO
-nessuna una tantum
- nessuna compensazione
-e ci dicono pure che “non ci sono soldi”.
Per noi,
intanto, però in Sud America, Nord Africa e Medio Oriente il premio
lo pagano. Così dividono gli operai sfruttati da Stellantis, sparsi
per il mondo, fra chi si merita un premio e chi un pugno di
mosche.
A Pomigliano gli operai non sono stati zitti: ma le ore
di sciopero per protestare contro questo premio mancato non sono
state sufficienti, a dimostrazione che il tempo delle proteste
simboliche è finito, contano solo le lotte vere. Arriviamo al
problema del CCSL Il CCSL è diventato una gabbia. Un contratto che:
- non garantisce aumenti veri,
- non protegge i lavoratori,
- non assicura premi,
- e soprattutto toglie voce agli operai.
I
sindacati firmatari continuano a difenderlo come se fosse oro, ma la
verità è che più passa il tempo e più si vede che è un
fallimento totale.
È ora che decidano gli operai Stellantis, se
per il contratto nazionale si fa il referendum, perché per il CCSL
no? Perché hanno paura del risultato? Sanno benissimo che se gli
operai votassero, il CCSL non passerebbe mai.
Sarebbe ora che i
sindacati firmatari si assumessero la responsabilità e facessero
decidere a chi lavora davvero in fabbrica. Perché il futuro non può
essere deciso da chi il premio lo prende sempre, ma da chi il premio
lo aspetta per arrivare a fine mese. Questo però non vuol dire che
dobbiamo credere che basti stare nel CCNL per garantirci il premio
di produzione. Anche col CCNL è il padrone a decidere gli obiettivi
e valutare i risultati. E’ solo la nostra lotta vera che può
garantirci i soldi frutto del nostro sudore e che azienda e
sindacato ci presentano invece come un premio del padrone.
PILONE, OPERAIO STELLANTIS DI POMIGLIANO D’ARCO
lunedì 2 marzo 2026
2 marzo - TARANTO: All'ex Ilva un operaio di 37 anni muore precipitando da 12 metri mentre puliva un nastro trasportatore - Governo, padroni, commissari, ASSASSINI. SCIOPERO IMMEDIATO!
Ancora
un incidente mortale questa mattina nell'ex Ilva. Morto un'operaio di
37 anni di una ditta dell'appalto impegnato nelle operazioni di
pulizia di un nastro trasportatore nel Reparto Agglomerato,
Era un
operaio della ditta di pulizie Gea Power dell’indotto ex Ilva,
Loris Costantino, di Taranto, è morto in seguito alle gravi ferite
riportate in seguito a una caduta da un piano di calpestio nel
reparto Agglomerato dello siderurgico di Taranto, da un’altezza di
una decina di metri.
Subito soccorso, l’uomo era stato portato
in ambulanza all’ospedale Santissima Annunziata.
E’ deceduto
poco dopo il ricovero. Sul posto anche i vigili del fuoco e personale
dello Spesal.
Da accertare dinamica e responsabilità. Il 12
gennaio, in un incidente simile, morì l’operaio 46enn Claudio
Salamida.
Lo Slai Cobas per il sindacato di classe a fronte della nuova criminale morte all'interno della ex Ilva dichiara e aderisce allo sciopero necessario in tutto lo stabilimento e in tutta l'area industriale.
Siamo per il blocco continuato della fabbrica
domenica 1 marzo 2026
1 marzo - Dall'assemblea delle precarie/precari Assistenti a Palermo ... verso il 9 marzo/sciopero donne/lavoratrici
Lavoro e diritti sempre sotto attacco da parte dei palazzi del potere
Ma noi diciamo ancora una volta, innanzitutto, basta precarietà e instabilità lavorativa!
Riorganizzarsi e riprendere la lotta è necessario
Comunicato stampa 01/03/2026
All’assemblea che si è svolta il 26 febbraio presso la sede Slai Cobas sc, le precarie e i precari Assistenti igienico personale specializzati hanno discusso dell’incontro che si è svolto nella la mattina presso la Città Metropolitana di Palermo con i referenti dell’Ufficio Politiche sociali, chiesto e ottenuto dallo Slai, a fronte di una situazione che lascia il servizio di assistenza igienico personale specializzato, seppur ripreso da settembre e oggi in svolgimento grazie anche alla tenace lotta messa in campo dai precari organizzati con lo Slai , in una situazione precaria e instabile, con diverse problematiche sempre denunciate ma mai risolte da parte dei palazzi del potere coinvolti, Regione/Assessorato lavoro-politiche sociali-famiglia, Città Metropolitana, Asp, Usr mentre all'Ars il disegno di legge di riferimento promosso dalla deputata Schillaci resta fermo alla Commissione Bilancio.
Questo è un servizio che dopo tanti anni di precarietà deve essere stabilizzato, oltre che una necessità è ormai un diritto acquisito dalle e dagli Assistenti, precari storici, e verso gli studenti disabili che continuano ad essere lesi nel loro esercizio del pieno diritto allo studio , penalizzato da Istituzioni che mentre si riempiono la bocca di “inclusione”, “integrazione” e via dicendo continuano a permettere un’erogazione del servizio di assistenza igienico personale specializzato a metà, seppur previsto dalla legge vigente che lo definisce “obbligatorio ed essenziale”, mirando di fatto ad eliminarlo per risparmiare risorse, all’interno di una politica di tagli e attacco ai servizi pubblici che oggi rientra più che pienamente nella politica antiproletaria, contro lavoratori e diritti basilari, del governo Meloni di cui il governo regionale Schifani è una costola.
E la questione delle risorse infatti resta uno dei nodi cruciali, a cui di conseguenza si legano tutti i problemi:
il monte orario settimanale è assolutamente insufficiente, a Palermo ad esempio gli Assistenti lavorano per 24 ore settimanali nelle scuole superiori con la conseguenza assolutamente negativa che non si riesce a coprire l’intero periodo di frequenza scolastica dell’alunno disabile, gli Assistenti in molteplici casi o devono entrare in servizio dopo o devono uscire prima rispetto all’orario degli alunni che assistono, che rimangono di fatto sprovvisti di assistenza.
Continua la vergognosa e discriminante divisione tra alunni con certificazione UVM e alunni con certificazione non UVM, “requisito” imposto dalla Regione/Assessorato Lavoro-politiche sociali-famiglia ai tempi dell’ex Assessore Scavone, unicamente per tagliare il servizio specializzato, provare a restringerlo il più possibile e a scaricarlo gratuitamente sui collaboratori scolastici statali delle scuole a cui non spetta farlo, tutta una illegalità!, fino a provare ad eliminarlo del tutto, tentativo non riuscito fino ad ora, perché ci provano sempre solo e ud unicamente per la lotta messa in campo.
Sebbene a Palermo la Città Metropolitana eroghi il servizio sia agli alunni con UVM con fondi della regione sia agli alunni senza UVM, con fondi propri, a seguito anche della ratifica del Consiglio Metropolitano verso cui si è agito e si è lottato a settembre scorso per sollecitare ed accelerare le procedure, ma ripetiamo che questo non è un’eccezione perché il servizio per legge deve essere garantito a tutti gli studenti con disabilità che ne abbisognano, mentre in altre città o comuni siciliani il servizio invece è erogato solo per gli alunni UVM, resta il fatto che questa questione dell’imposizione UVM è una vergogna che continua, peraltro legata anche ad un agire delle ASP caotico, complesso e dannoso verso le famiglie che la richiedono, e contro cui continuiamo a lottare perchè deve essere eliminata.
Gli Assistenti restano significativamente precari con salari bassi peraltro danneggiati dal fatto che il loro salario è legato alle ore effettive di frequenza dello studente, pertanto gli vengono decurtate le giornate di assenza dello studente dopo il primo giorno, non vengono considerate le giornate di assemblea di istituto, i periodi di sospensione delle attività didattiche, mentre addirittura si pensa ora anche di decurtare le 2 giornate di chiusura delle scuole per causa di forza maggiore, cioè legate agli eventi climatici estremi che vi sono stati in Sicilia e alle ordinanze del Sindaco Lagalla, che non sono affatto imputabili ai lavoratori. Tutti questo perchè si deve risparmiare fino al massimo sui costi del servizio ma solo a danno dei lavoratori e delle lavoratrici del settore.
Così la questione altrettanto vergognosa delle gite scolastiche, si rischia perfino di escludere la partecipazione degli studenti alle gite, altro che “inclusione”, perché non è prevista la sostituzione dell’Assistente che deve accompagnare lo studente in gita con un altro Assistente che a scuola provveda ad assistere gli altri alunni assegnati al collega che deve uscire in gita. La Regione non mette i soldi per questo! Questa è’ la risposta che viene data dai palazzi, nello specifico dall’Ente intermedio che si occupa dell’erogazione del servizio, giustificando una oggettiva discriminazione che si mette in atto.
Resta anche la questione del cosiddetto genere nell’assegnazione utente/operatore, che applicata in modo non flessibile come richiesto da anni da questa O.S. alla Città Metropolitana, chiaramente nel pieno rispetto delle esigenze e richieste delle famiglie degli studenti e della garanzia del lavoro per tutti gli Assistenti, continua a risultare penalizzante per fette di Assistenti, come successo a Palermo in particolare verso le lavoratrici, nonostante la significativa anzianità di servizio che deve essere rispettata da parte delle Coop Sociali accreditate e nel rispetto anche del principio di continuità operatore-utente.
Quale programmazione per il nuovo anno scolastico? La Regione, le Città Metropolitane, le Asp, in collaborazione con le scuole, stanno già programmando i tempi per non arrivare come ogni anno all’inizio dell’anno scolastico senza che il servizio sia garantito e riparta per tutti gli studenti e per tutti i lavoratori e lavoratrici in modo omogeneo e sin dal primo giorno di scuola?
Il servizio a Palermo verso gli studenti UVM è garantito fino al 9 giugno ma per gli alunni non UVM al momento la determina della Città Metropolitana, come ci è stato riferito all’incontro, ha una copertura fino ad aprile, queste differenze legate sempre ai fondi sono inaccettabili.
Tutto questo è stato posto dallo Slai Cobas sc nell’ampio incontro intercorso al palazzo della Città Metropolitana – Ufficio Politiche sociali il 26 febbraio ai referenti che si sono assunti l’impegno di relazionare al Dirigente del suddetto Ufficio, Dott. Piazza, per riaggiornarsi in un nuovo incontro che lo Slai richiederà a breve con le proposte esplicitate durante l’incontro.
Nel frattempo lo Slai Cobas sc , a seguito di richiesta sollecitata alla Presidenza della Regione e all’Assessorato Lavoro-Politiche Sociali e Famiglia, ha ottenuto un altro incontro in data 19 marzo p.v., da parte dell’Assessorato Lavoro-politiche sociali al quale è stato invitato anche l’Assessorato regionale alla Sanità, all’Istruzione e l’Usr Sicilia.
Vista la necessità di dovere continuare a difendere il posto di lavoro e quelli che sono diritti sacrosanti, alla luce anche della prossima giornata di sciopero delle donne/lavoratrici del 9 marzo, indetto anche dallo Slai Cobas sc in concomitanza con la giornata internazionale delle donne, le precarie Assistenti in assemblea, con il sostegno dei precari, hanno deciso di portare le ragioni di lotta in difesa di lavoro e diritti, contro precarietà lavorativa ed economica, tagli ai servizi, contro il governo Meloni che attacca la condizione di lavoro in ogni ambito, sancisce precarietà e disoccupazione che riguarda tutti ma doppiamente le donne, taglia su scuola, sanità, servizi, mentre aumenta i soldi per guerra e spese militari… e il governo regionale, il 9 marzo alla Prefettura con un sit in di cui seguiranno info e dettagli e a cui si invitano altre precarie, lavoratrici … a partecipare e ad unirsi.
Slai Cobas sc Palermo
1 marzo - La sola attenzione che lo Stato mette per lo sciopero delle donne: Repressione! APPELLO
Proprio in questi giorni, in cui stiamo organizzando a livello nazionale lo sciopero delle donne per l'8 marzo - che quest'anno si tiene il 9/3 - è giunta alle lavoratrici Slai Cobas per il sindacato di classe, che ogni anno proclama lo sciopero delle donne, assumendosi la responsabilità legale della copertura sindacale di tutte le lavoratrici, la notifica di una pesante sanzione (2.514 euro della Commissione Garanzia scioperi + 700 euro dal Tribunale), per lo sciopero delle donne indetto nel 2020. In quella occasione, era periodo di Covid, la CGS pose un divieto generale allo sciopero, che non aveva alcuna incidenza sulla tutela della salute delle lavoratrici per il Covid - per lo Stato durante il covid le lavoratrici potevano andare a lavorare, pure fianco e fianco, mentre non potevano scioperare.
Un divieto della CGS che fu contestato da vari giuristi.
Noi ci opponemmo subito a questa violazione costituzionale del diritto di sciopero. Per non decidere da sole, facemmo una inchiesta ampia, nazionale verso le lavoratrici per chiedere se dovevamo rinunciare allo sciopero delle donne (senza peraltro manifestazioni) o mantenerlo. La risposta in grande maggioranza fu di mantenerlo. E lo Slai cobas, nel rispetto di questa decisione, lo confermò. Purtroppo tutti gli altri sindacati di base che avevano anche proclamato lo sciopero, lo revocarono, lasciando noi da soli. Le lavoratrici Slai Cobas sc hanno chiaramente fatto ricorso alla sanzione, ma è stato rigettato.
E ora dobbiamo pagare allo Stato, per il tramite dell'Ispettorato del lavoro, 3.200 euro. Per noi che siamo "piccoli" una cifra enorme, che può mettere in discussione la nostra attività, proprio ora che vogliamo organizzare le giornate e lo sciopero con presidi, iniziative pubbliche per l'8 e il 9 marzo. Crediamo che tutte e tutti comprendano la gravità politica di questa sanzione, che è un attacco non solo allo Slai Cobas sc, ma al diritto di sciopero, e in particolare alle donne, alle lavoratrici che subiscono tutto. A questo attacco repressivo ci dobbiamo opporre, prima di tutto partecipando e rendendo forti le giornate del 8 e 9 marzo prossimi. Facciamo nello stesso tempo un grosso appello alle lavoratrici, alle compagne di Nudm e del movimento femminista in genere, ai sindacati di base, alle avvocate e avvocati ad aiutarci, a pagare la sanzione.
Chiediamo a tutte/tutti un contributo economico, anche piccolo, che ci permetta di non farci frenare nel nostro lavoro.
Chiunque vuole e può, mandi il contributo a c/c bancario UNICREDIT BANCA ROMA agenzia Taranto via Marche, 52 intestato a SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE, avente le seguenti coordinate bancarie: IT 49 W - ABI 02008 - CAB 15807 n. conto 000011056357. - con la motivazione: contributo per sanzione sciopero della CGS.
Nei prossimi giorni pubblicheremo le prese di posizioni dei giuristi, avvocati contro quel divieto della CGS.
UN FORTE GRAZIE A TUTTE E TUTTI!
Dal ricorso fatto nel 2020 alla CGS - stralci
1) E' la prima volta nella storia della Repubblica che viene bloccato uno sciopero a livello nazionale.
2) L’iniziativa del Garante va oltre le competenze di codesta CGS che riguardano, come dalla Legge 146/90 e successive modificazioni, il rispetto delle norme di autoregolamentazione dello sciopero nei servizi pubblici essenziali, non certo il divieto di sciopero in ogni attività e in ogni settore lavorativo non previsti nell'elenco dei servizi pubblici essenziali.
La Commissione di garanzia si chiama così perché ad essa spetta garantire il contemperamento dell’esercizio del diritto di sciopero con il godimento dei diritti della persona costituzionalmente garantiti, alla cui tutela i servizi pubblici sono funzionali. “Contemperare”, quindi, e non “vietare”, dal momento che qualsiasi regolazione dello sciopero dovrebbe tener conto della sua dimensione di diritto costituzionale, cioè di valore costitutivo dell’ordine democratico. La scrivente O.S nella proclamazione e nell'attuazione dello sciopero ha rispettato la legge 146/90, preservando i servizi pubblici essenziali.
3) Vietando tutti gli scioperi, la CGS ha violato sia lo Statuto dei Lavoratori che la norma costituzionale che tutela il diritto di sciopero, art.40 Cost., così subordinando (non "contemperando") il diritto di sciopero agli altri diritti. Atteso che tale diritto (sia pur regolamentato nei servizi pubblici essenziali) è parte delle libertà fondamentali delle persone.
Codesta CGS motiva il divieto di sciopero in tutti i settori lavorativi (mettendo insieme "essenziali" e non "essenziali" - e anche questo, a conoscenza della scrivente e di giuristi, avviene per la prima volta) richiamando un regolamento contenuto nelle discipline dei vari settori lavorativi che recita che gli scioperi vanno sospesi in caso di "avvenimenti eccezionali di particolare gravità o di calamità naturale". Ma la clausola in questione è però fondamentalmente invocabile solo quando uno sciopero è in grado, in qualsiasi modo, di influire sulla situazione emergenziale, e non per sospenderne l’esercizio prescindendo da qualsiasi valutazione nel merito dei suoi effetti concreti.
D'altra parte nei settori che non fanno parte dei servizi pubblici essenziali, e come poi è stato stabilito dai Dpcm e dal protocolli Governo/OOSS, gli interessi delle persone, nel caso concreto della salute) andavano più tutelati nel non lavorare e stare a casa (come in effetti hanno fatto le lavoratrici in sciopero il 9 marzo - dato che non si sono tenute manifestazioni) che nel lavorare.
Ed è paradossale che in tante realtà lavorative le lavoratrici potevano lavorare, con tutti i rischi di mancata distanze, mancate protezioni individuali, e invece non potevano scioperare!
La CGS pone un arbitrario rapporto tra l'emergenza coronavirus, i suoi rischi e il divieto di astenersi dal lavoro, ma a parte i servizi essenziali (in primis in questo caso la sanità) in cui si è assolutamente rispettata la legge 146/90, tutti gli altri scioperi non incidono sull’attività di “prevenzione e contenimento della diffusione del virus”. Se si considera, come la stessa Costituzione prevede, che l’arma dello sciopero costituisce uno strumento di difesa dei lavoratori, in questo caso lo sciopero aveva una doppia valenza, sia rispetto alla condizione generale delle donne, delle lavoratrici, sia rispetto alla condizione particolare in cui agli inizi di marzo sui posti di lavoro non erano state adottate neanche quelle minime misure di tutela della salute, e le lavoratrici e i lavoratori hanno scioperato anche per rivendicarle.
Questo sciopero, pertanto, è stato pienamente legittimo e non ha assolutamente violato le disposizioni della Legge 146/90 e successive modifiche
SLAI COBAS per il sindacato di classe
15.4.20
1 marzo - da C. Soricelli. Sono stato un illuso: dopo un gennaio con un calo di oltre il 30% Febbraio si "mangia tutto il calo dei morti; tra l'altro si sono persi tanti giovani
nessuna illusione è questo sistema capitalista, e i governi che lo sostengono, che genera sfruttamento e morte sul lavoro. E solo una rivolta sociale, la scesa in campo della classe operaia, che possono portare a una vera giustizia Proletaria
18 anni di monitoraggio quotidiano, sembrava finalmente profilarsi un’inversione consistente di tendenza. Poi febbraio: un’autentica strage. 78 morti sui luoghi di lavoro contro i 66 di febbraio 2025. E la differenza con il 2025 si riduce a solo 6 morti Mi sono lasciato prendere dalla speranza. Ed è giusto dirlo: faccio mea culpa. Perché giorno dopo giorno quel calo si è assottigliato, fino a ridursi a pochi morti di differenza nei primi due mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025. E mentre le percentuali cambiavano, le bare continuavano ad aumentare. Ad oggi, fine febbraio, siamo a 151 morti sui luoghi di lavoro. Il 28 febbraio 2025 erano 161. Ma con i morti “in itinere” si sfiorano già i 200. Una differenza minima, fragile, quella con il 28 febbraio 2025, che può essere spazzata via in pochi giorni — come purtroppo sta accadendo. Negli ultimi giorni diversi giovani hanno perso la vita lavorando. Ragazzi. Ecco chi sono. Carmine Albero, 24 anni. Nico Ulivieri, 30 anni. Tommaso Andreuzza, 27 anni. Un ragazzo di 25 anni, morto ieri mentre lavorava in un cantiere stradale, di cui non conosciamo ancora l’identità. Avevano vent’anni. O poco più. Ma c’è anche l’altra faccia della tragedia. Sono tantissimi gli anziani che muoiono sul lavoro, spesso dopo una vita intera di fatica e in nero: Costantino Rocco, 61 anni. Antonio Nisticò, 61 anni. Nicola Iezza, 68 anni. Francesco Greco, 60 anni. Un agricoltore in Umbria, 70 anni. Antonio Rocco Russo, 60 anni. Eresmo Benelli, 77 anni. Settantasette anni. E non sono ancora conteggiati i morti “in itinere”, che ogni anno rappresentano tra il 25% e il 30% del totale. Ma dentro questa tragedia ce n’è un’altra. I familiari delle vittime raramente ottengono giustizia in tempi dignitosi. I processi si trascinano per venti o trent’anni. Il dolore non si attenua. Molti genitori muoiono prima di vedere riconosciute le responsabilità per la morte dei propri figli. Ne conosco tanti personalmente. La loro disperazione è indescrivibile. Non possiamo continuare a leggere questi numeri come fossero bollettini meteo. Dietro ogni numero c’è un nome. Un’età. Una famiglia distrutta. Un vuoto che non si colma. La vera inversione di tendenza sarà quando smetteremo di considerare inevitabile morire di lavoro. Carlo Soricelli Curatore dell’Osservatorio di Bologna Morti sul Lavoro
sabato 28 febbraio 2026
28 febbraio - Colloqui discriminatori e molestie di ogni tipo: Milano da medioevo sui luoghi di lavoro. UNA RAGIONE IN PIU' PER SCIOPERARE
Donne nel mirino, raddoppiati i casi gestiti in un anno dalla Consigliera di parità della Città metropolitana. Le neo-mamme demansionate e spinte a licenziarsi, mentre le candidate sono selezionate sulla base dei progetti di vita
di ANDREA GIANNI
l'indizione dello Slai Cobas scSLAI Cobas per il sindacato di classe
Sede: Taranto v. L. Andronico, 47 – 3475301704 – C.F. 90177580736 – WA 3519575628 e mail: slaicobasta@gmail.com
11 febbraio 2026
All. 1
Presidente del Consiglio Roma
Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Roma
Alla Direzione generale della tutela delle condizioni di lavoro Roma
Ministro della Funzione Pubblica Roma
Ministero dell’Istruzione e del Merito Roma
Ministero dell’Università e della Ricerca Largo Roma
Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Roma
Ministro delle Imprese e del Made in Italy Roma
Ministro dell’Economia e delle Finanze Roma
Commissione di Garanzia Sciopero
Segreteria Capo Dipartimento C.N. VV.FF.
Alle Amm.ni pubbliche/associazioni datoriali/enti/aziende/cooperative
Alla Direzione TreniItalia
Alla Direzione Poste Italiane
OGGETTO: COMUNICAZIONE E PROCLAMAZIONE DI SCIOPERO DELLE DONNE - GENERALE NAZIONALE INTERA GIORNATA DEL 9/3/2026,
Lo Slai cobas per il sindacato di classe COMUNICA LA PROCLAMAZIONE DELLO SCIOPERO GENERALE NAZIONALE PER L’INTERA GIORNATA DEL 9 MARZO 2026
PER TUTTO IL PERSONALE A TEMPO INDETERMINATO E DETERMINATO, CON CONTRATTI PRECARI E ATIPICI di qualsiasi forma compresi tirocinanti e apprendisti o in somministrazione, PER TUTTI I COMPARTI, AREE PUBBLICHE E LE CATEGORIE DEL LAVORO PRIVATO E COOPERATIVO, in concomitanza con altri scioperi indetti nella stessa giornata da altre OO.SS
Motivi dell’agitazione sindacale e dello sciopero:
CONTRO LE DISCRIMINAZIONI E LE PENALIZZAZIONI SUI POSTI DI LAVORO AI DANNI DELLE LAVORATRICI, CONTRO “FEMMINICIDI” E LE VIOLENZE SESSUALI CONTRO LE DONNE, PER UGUALI DIRITTI PER LAVORATRICI E LAVORATORI IMMIGRATE-I, PER LA SOLIDARIETA’ CON LE DONNE PALESTINESI E TUTTE LE DONNE UCCISE/REPRESSE NELLE LOTTE DI LIBERAZIONE
(I motivi generali e la piattaforma dello sciopero delle donne, si riporta in allegato)
Lo Slai cobas per il sindacato di classe ACCETTA LE LIMITAZIONI IMPOSTE DA LEGGI E DAI CONTRATTI DI LAVORO SULLO SCIOPERO NEI SERVIZI MINIMI ESSENZIALI.
SONO ESENTATE LE ZONE COLPITE DA CALAMITA’ NATURALI, INTERESSATE DA CONSULTAZIONI ELETTORALI.
SI ASSICURANO I SERVIZI MINIMI ESSENZIALI E QUELLI OBBLIGATORI.
Si richiede l’attivazione delle forme di informazione e comunicazione previste dalla Legge 146/90 e 83/2000 e ai soggetti datoriali pubblici, privati e cooperativi,
Distinti saluti
SLAI COBAS per il sindacato di classe
Responsabile lavoratrici/donne
ANELLO DONATELLA
Per comunicazioni: WA 3408429376
e mail: cobas_slai_palermo@libero.it
pec: slaicobassc@pec.libero.it
la piattaforma
venerdì 27 febbraio 2026
27 febbraio - info solidale: Picchetto e tensione ai cancelli della FedEx, SI Cobas contesta un licenziamento
S.i. Cobas Modena
Da martedì notte siamo in sciopero alla filiale di FedEx in via Germania a Modena.
Il colosso logistico in diversi magazzini della sua filiera sta procedendo all' allontanamento, alla sospensione o l’espulsione dal ciclo produttivo di lavoratori che hanno ricevuto un giudizio di idoneità parziale, con indicazione di limitazioni alla mansione:
All'atto pratico si tratta di un attacco contro i lavoratori che per condizioni di salute non possono sostenere i carichi di lavoro imposti dall'azienda.
Oltre alla chiusura totale di qualsiasi trattativa l'azienda nella giornata di oggi ha risposto schierando il reparto celere e attaccando i lavoratori in picchetto.
Non possiamo accettare che FedEx imponga la logica del "ti sfrutto e ti butto via":
Lo sciopero continua.
link video dove si vedono i giannizzeri in divisa e per i quali la fascista Meloni vuole lo scudo penalehttps://youtu.be/yh65YWewR1E?si=6tjE0b_9KBrJRzG9
mercoledì 25 febbraio 2026
25 febbraio - COMUNICATO STAMPA dell'Osservatorio di Bologna morti sul lavoro, Porca vacca: altro che inversione di tendenza, febbraio si sta "mangiando tutto il calo dei morti di gennaio
Dopo aver analizzato le statistiche di gennaio 2026 confrontandole con quelle di gennaio 2025, avevo sperato – dopo 19 anni – di poter finalmente parlare di una reale inversione di tendenza. Il calo delle morti sui luoghi di lavoro aveva superato il 30%. Sembrava l’inizio di un cambiamento. Purtroppo, alla data del 24 febbraio 2026, il confronto con lo stesso periodo del 2025 ridimensiona drasticamente quell’illusione: la diminuzione delle morti sui luoghi di lavoro si è ridotta a - 8%. Bastano pochi giorni drammatici per compromettere un’intera tendenza statistica. Lunedì è stata una giornata infausta: 5 lavoratori hanno perso la vita sui luoghi di lavoro e altri 3 in itinere. Tra questi una donna Giovanna Donato che all'una di notte tornava a casa in bicicletta da un turno in un ristorante, dalle cento alle 200 le donne che perdono la vita in itinere ogni anno Ieri si sono aggiunti altri 3 morti sui luoghi di lavoro. Tra loro Carmine Albero, appena 24 anni e Nico Ulivieri di 31 che a giorni sarebbe diventato papà che col suo pilotina è stato travolto da un grosso natante. Carmine Lavorava come operaio per potersi pagare gli studi e coltivare il sogno di affermarsi come cantante. Alla due famiglie e a quelle di tutti gli altri vanno le mie più sentite condoglianze. Questi numeri non sono semplici statistiche: sono vite spezzate, famiglie distrutte, progetti interrotti.
Carlo Soricelli Curatore dell’Osservatorio di Bologna Morti sul Lavoro http://cadutisullavoro.blogspot.it
25 febbraio - info solidale: Gli argentini fanno sciopero generale contro l'attacco di Milei alle leggi sul lavoro
Indetto dai principali sindacati del Paese, lo sciopero durerà 24 ore
La classe lavoratrice argentina affronta la riforma del lavoro di Javier Milei con uno sciopero generale questo giovedì (19). Mentre i deputati discutono la questione, la gente scende in piazza per impedire che questo passo indietro venga approvato. Indetto dai principali sindacati del Paese, lo sciopero durerà 24 ore. Tutti i trasporti, gli uffici pubblici e le agenzie bancarie rimarranno chiusi per l'intera giornata. Tra gli attacchi presentati dal governo, attualmente in discussione al Congresso, vi sono l'aumento dell'orario di lavoro a 12 ore, la riduzione delle indennità di licenziamento, gli attacchi al diritto di sciopero, alle ferie e ai contratti di lavoro. Vi sono anche punti assurdi come il pagamento in beni o servizi, invece che con lo stipendio sul conto del lavoratore. Nel piano iniziale di Milei c'era persino la possibilità di ridurre fino al 75% lo stipendio dei lavoratori assenti per malattia. Ma la realtà è ben nota. La riforma non genera i posti di lavoro promessi e porta ancora più persone all'informalità. Ciò che è realmente accaduto è stata la precarietà del lavoro e il peggioramento della qualità della vita della popolazione. È contro questo scenario che anche gli argentini promettono di protestare durante la giornata, marciando fino alla piazza del Congresso. I deputati daranno il via ai dibattiti che porteranno al voto della nuova legge, a partire dalle 14:00. La scorsa settimana, le manifestazioni contro la riforma che era in fase di votazione al Senato sono state duramente represse dalla polizia con idranti e bombe lacrimogene. In totale sono stati arrestati 30 manifestanti. Giovedì è in fase di preparazione un nuovo piano di repressione. In un comunicato, il governo Milei ha già affermato che le forze di sicurezza agiranno contro le manifestazioni “violente” e che anche la stampa avrà un accesso limitato alla copertura dell'argomento.
Disoccupazione e povertà

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