lunedì 19 gennaio 2026

19 gennaio - info da tarantocontro: Ilva - morte di Claudio Salamida - Slai Cobas richieste alla Procura

 

A fronte della situazione di mancanza di sicurezza in Acciaierie d’Italia – Ex Ilva, più volte denunciata e segnalataci dagli operai operanti in Ilva e nelle ditte d’appalto; situazione nettamente peggiorata in questi recenti anni a causa della mancanza di interventi di manutenzione, anche ordinaria, di impianti, strutture, attrezzature dove operano i lavoratori; a fronte del recente infortunio mortale dell’operaio Claudio Salamida in Acciaieria 2, che ha chiaramente dimostrato questa situazione di perenne rischio che vivono gli operai;

Lo Slai Cobas Ilva/appalto ha presentato le seguenti

RICHIESTE DI INTERVENTOAL PROCURATORE DELLA REPUBBLIC, A ISPETTORATO DEL LAVORO, ASL/SPESAL, INAIL: 

una postazione permanente degli organi ispettivi, di controllo: Ispettorato del Lavoro, ASL/Spesal, Inail direttamente nell'area industriale ex Ilva - che possa funzionare sia da controllo permanente e preventivo, sia da deterrenza, sia da immediato riferimento per lavoratori e delegati sindacali per interventi immediati.

- L'altra richiesta - collegata a questa precedente - è che la Procura avvii una inchiesta diretta acquisendo centinaia di testimonianze degli operai che operano in tutti i reparti dell'area Ilva. 

Gli operai dell'Ilva conoscono bene la situazione di mancanza di sicurezza, di mancanza di manutenzione anche minima, di come sono costretti a lavorare; questi operai in generale non denunciano per il ricatto, la paura costante di essere posti in cassintegrazione o addirittura perdere il lavoro; ma non possiamo aspettare un altro maxi processo - come quello di "Ambiente svenduto" in cui nel 1° grado vi sono state dichiarazioni importanti di alcuni operai - per sentire le loro crude e precise testimonianze. Occorre, quindi, che ora Ispettorato del Lavoro, Spesal, Inail acquisiscano queste testimonianze convocando centinaia di operai dei vari reparti.

(In passato, a fronte di una simile richiesta dello Slai Cobas per una ditta dell'appalto Ilva: la Nuova Siet, questo avvenne, la Procura convocò in Tribunale e sentì circa 100 operai; questa inchiesta permise un processo e la condanna di Riva).



19 gennaio - Dall'Ossevatorio di Bologna di C. Soricelli: Sono già 36 i morti sul lavoro accertati e registrati dall’Osservatorio nel 2026, con le stesse modalità di rilevazione del 2025.

 

Due casi sono particolarmente emblematici: quello di Sofia Ansalone, giovane donna di soli 21 anni morta in un incidente in itinere — come le oltre 100 donne che nel 2025 hanno perso la vita andando o tornando dal lavoro — e quello di Loris Buscaglia, che vediamo sorridente in bicicletta prima della tragedia. Vi chiedo ancora una volta di non ingoiare passivamente ciò che non vi viene detto sui morti sul lavoro: da 19 anni i numeri reali sono stabilmente il 30–35% in più rispetto ai dati ufficiali, perché molti lavoratori non rientrano nelle statistiche INAIL (lavoro nero, categorie non assicurate, agricoltori, ecc.). Vi invito anche a non prendere per oro colato le statistiche “colorate” per province e regioni: chi le produce sa bene che l’indice occupazionale, in questo caso, non ha alcun valore statistico reale, soprattutto quando una parte consistente dei morti non è assicurata a INAIL.


Chiedo a chi ha seguito per tanti anni i miei report e il lavoro dell’Osservatorio un piccolo, anche simbolico, contributo economico per realizzare un docufilm sull’Osservatorio e dare visibilità a questa strage silenziosa, senza far dimenticare gli oltre 20.000 morti registrati in questi 19 anni. Se i fondi lo permetteranno, verrà realizzata anche una piramide con centinaia di foto di lavoratori morti sul lavoro negli ultimi anni, che seguirà il “Muro delle farfalle bianche”, dove sono già presenti le foto di 300 lavoratori deceduti. Vivo con la mia pensione di metalmeccanico e continuerò a contribuire di tasca mia, come ho sempre fatto, ma per questi due progetti servono risorse importanti. In allegato troverete anche la vera classifica regionale, calcolata sull’incidenza rispetto alla popolazione attiva, che include tutti i morti sul lavoro e non solo quelli assicurati a INAIL. Grazie. Carlo Soricelli


venerdì 16 gennaio 2026

16 gennaio - LA BATTAGLIA PER SALUTE E SICUREZZA A TARANTO DELLO Slai Cobas sc: Salute e sicurezza alla Pasquinelli, come e peggio di prima

 

Lo Slai Cobas ha presentato una denuncia e chiesto intervento alla Procura e agli organi di controllo competenti avverso le condizioni di lavoro altamente a rischio per la salute/sicurezza in cui operano gli operai della selezione della differenziata nel sito dell'Amiu "Pasquinelli".

Queste condizioni lavorative che sarebbero dovute cambiare migliorare con l'avvio della automazione dell'impianto, sono rimaste identiche alla precedente situazione.

I 20 lavoratori e lavoratrici sono tuttora costretti a lavorare mettendo le mani nei rifiuti di ogni genere e tipo, molti dei quali altamente pericolosi, e respirando polveri ed esalazioni tossiche. In particolare dal nastro passano rifiuti ospedalieri, pezzi di animali, pezzi di amianto, rifiuti velenosi.  

Tutti i lavoratori soffrono problematiche di salute; alcuni di essi, come il nostro Rls Malecore Tanino ha avuto un grave tumore alla gola, ha subito un intervento, a seguito del quale non potrà più parlare.

Altre lavoratrici e lavoratori hanno malesseri vari, sono dimagriti. 

Amiu, il Comune e la ditta appaltatrice Daniele Ambiente sono direttamente responsabili di questa situazione. pensano solo a tagliare i costi del lavoro sulla pelle dei lavoratori, insieme a ritardi nei pagamenti degli stipendi, a dicembre rischio di 13°, ecc. 

Ma gli operai e operaie non possono rischiare la propria salute e vita. 

Malecore Tanino, fino a quando ha potuto lavorare, si è sempre ribellato a queste inumane condizioni lavorative, in violazione, tra l'altro, di normative contrattuali,  TU sulla sicurezza; Tanino si fermava, chiamava i suoi compagni di lavoro a fermarsi quando passavano sul nastro pezzi di amianto. Per questo anni fa fu anche licenziato dal Pres. Amiu, Mancarelli - poi rientrato dopo la battaglia che fece lo Slai cobas. 

Oggi alcune lavoratrici, lavoratori dicono: ci vorrebbe Tanino, se tornasse qui le cose potrebbero cambiare.

MA LE COSE DEVONO COMUNQUE CAMBIARE! Basta a sottostare ai ricatti, alla paura di perdere il lavoro. La vita dei lavoratori vale molto di più degli interessi di sfruttamento di Amiu, Comune, Ditta. Solo la lotta, come è stato sempre in passato negli anni in cui questi lavoratori da disoccupati, da ultra precari hanno lottato e vinto, può difendere lavoro e salute.

Pretendiamo che Spesal, Ispettorato del lavoro vengano alla Pasquinelli e facciano il loro dovere! 



16 gennaio - info solidale: Sosteniamo i Vigili del Fuoco sotto contestazioni disciplinari......

 .......la solidarietà alla Palestina non è reato è un dovere per la classe lavoratrice

 Unione Sindacale di Base

I vigili del fuoco, quando scioperano e manifestano, non devono farlo con l’uniforme, non possono cioè farsi riconoscere in quanto vigili del fuoco che stanno protestando, né tantomeno parlare in pubblico per difendere le ragioni per le quali stanno manifestando.

È questa la tesi sostenuta dal Ministero degli Interni, che sta contestando a dieci di loro di aver difeso le ragioni del popolo palestinese, davanti a piazze gremite da decine di migliaia di persone che protestavano contro il genocidio, all’interno degli scioperi e delle mobilitazioni di questo autunno.

Le contestazioni disciplinari che hanno raggiunto delegati sindacali dell’USB e singoli lavoratori hanno l’obiettivo di intimidire un’intera categoria, anche in vista del riordino del settore, la riforma del Corpo dei Vigili del fuoco con la quale questo governo vuole equiparare i pompieri ad operatori di pubblica sicurezza.

Invece di valorizzare la loro funzione di perno indispensabile per una Protezione civile che sappia affrontare le continue emergenze del nostro Paese ed organizzare una prevenzione efficace, piuttosto che superare il precariato cronico, assumere nuovo personale, rafforzare la formazione e modernizzare i mezzi e gli impianti, si vuole mettere sotto controllo l’intero Corpo nazionale, procedendo sulla strada della militarizzazione della categoria.

Un indirizzo che non guarda al miglioramento di un servizio fondamentale, ma a far assumere ai vigili funzioni di ordine pubblico che sono estranee alla loro storia e non hanno alcuna attinenza con l’attività che svolgono. La stessa legge di Bilancio non prevede nessun incremento per un’attività sempre più rilevante per la salvaguardia del territorio e della cittadinanza, preferendo investire nell’acquisto e nella produzione di nuovi armamenti.

L’aggressione ai sindacalisti e agli iscritti all’USB è un attacco alla libertà di espressione, al diritto di sciopero e al diritto di organizzazione sindacale, diritti fondamentali che sono previsti dalla nostra Costituzione. È un ulteriore segnale dell’indirizzo militarista del governo e della volontà di reprimere il dissenso. Difendere i vigili del fuoco sotto attacco significa difendere la libertà di tutti noi.


16 gennaio - LA STRAGE CHE NON FA NOTIZIA PER I MEDIA E QUESTO GOVERNO NERO: E' stato spento il sorriso di Alessio

 giovedì 15 gennaio 2026

dopo un periodo di relativa calma dovuto alle festività, si è tornati a un ritmo impressionante di morti negli ultimi giorni. Ieri 4 morti sui luoghi di lavoro, tra questi Alessio De Rossi di soli 31 anni che è caduto da un tetto a Priolo di Siracusa, il povero giovane è morto dopo lunghe ore di agonia all'ospedale e d essere stato sottoposto a intervento chirurgico nel tentativo di salvargli

Posted by Carlo Soricelli 

Nel 2026 già 8 vittime accertate sul lavoro. ANMIL: “Non è il Paese che vogliamo”

12 Gennaio 2026

L’ITALIA DEL 2026 CHE CONTA GIÀ 8 VITTIME ACCERTATE SUL LAVORO NON È IL PAESE CHE VOGLIAMO. SIA IL TEMPO DELLA DENUNCIA”

Roma 12 gennaio 2026 – Claudio Salamida è morto questa mattina nell’acciaieria 2 degli stabilimenti dell’ex Ilva di Taranto. Le primissime ricostruzioni affermano che Salamida stesse operando un controllo delle valvole del convertitore 3 all’interno dell’unica acciaieria attualmente in funzione, quando avrebbe ceduto un grigliato facendolo precipitare per diversi metri. Il lavoratore aveva 46 anni, lascia la moglie ed un figlio piccolo.

Salamida era forse una tra le mosche bianche al di fuori della cassa integrazione massiva che coinvolge da tempo e senza apparente soluzione gli oltre 4.400 dipendenti, che secondo i piani diventeranno a breve 6.000, dell’ex Ilva” afferma Antonio Di Bella, Presidente Nazionale ANMIL (Associazione fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro).

Nell’Italia del 2026 una tra le più gravi e drammatiche impasse economiche e sociali del Paese non solo non accenna a trovare soluzioni concrete, ma continua a mietere vittime del lavoro”.

mercoledì 14 gennaio 2026

14 gennaio - OLIMPIADI INFERNALI...ANCORA SULL'OMICIDIO DI PIETRO ZANTONINI....

 ....un ragionamento da facebook condivisibile che mostra in primiss: 1) la condivisione a destra e a manca dello sfruttamento capitalista a discapito della sicurezza dei lavoratori; 2) la diversità del governo fascista Meloni che mostra tutto il disprezzo della vita operaia praticata come parte della guerra interna, tramite tutti i decreti sugli appalti e la legge di bilancio, che lasciano mano libera e impunita ai padroni da un lato e dall'altra tagliano le risorse per il controllo; 3) che non possiamo più contare i nostri morti, 4 al giorno, ma occorre rispondere a questa guerra


È morto di freddo, a -15° nel cantiere dello stadio del ghiaccio di Cortina d'Ampezzo, in fase di ultimazione per gli imminenti Giochi olimpici invernali lombardo-veneti. Pietro Zantonini, 55 anni, originario di Brindisi, residente a Lecce, lavorava per mantenere la famiglia in un gabbiotto riscaldato solo da una stufetta, e aveva più volte lamentato di non riuscire a sostenere i turni notturni lunghi e talvolta consecutivi.

Open Olympics, la rete che vigila sulle spese e gli appalti di Milano-Cortina '26, ha di recente emesso un verdetto molto negativo sui lavori per l'evento. I cronoprogrammi hanno subito un progressivo slittamento. A fine ottobre risultavano concluse 16 opere, mentre 51 erano in esecuzione, 3 in gara e addirittura 28 ancora in progettazione.

Il risultato è che solo 42 opere finiranno prima dell’evento, mentre il 57% sarà completato dopo i Giochi, con l’ultimo cantiere nel 2033. Tutto molto all'italiana.

E, sempre nella migliore tradizione italiana, sono lievitati i costi, inizialmente stimati in 1,4 miliardi di euro, in gran parte a carico di Veneto, Lombardia e sponsor. Sala, Fontana e Zaia, il trio dell'autonomia differenziata, alla vigilia della candidatura, dopo aver fatto fuori Torino, dissero che sarebbero stati "i Giochi dell'autonomia". Nel dossier presentato, i Giochi del 2026 dovevano essere i più sostenibili e low-cost di sempre, e la parola "sostenibilità" compariva ben 96 volte. L'allora vicepremier Luigi Di Maio disse: «Lo Stato non deve metterci un euro»(1). Come no!

I costi sono cresciuti di circa quattro volte, ovviamente accollati principalmente allo Stato e agli enti locali, con spesa stanziata per opere stradali e ferroviarie e per l’aeroporto di Malpensa, come se non si trattasse già di una delle aree più sviluppate del Paese. Soldi dello Stato per migliorare ulteriormente il Nord, con buona pace del Sud e delle aree meno sviluppate. A tal proposito, indimenticabili le parole dell'allora ministra alle infrastrutture, Paola De Micheli, per annunciare lo stanziamento di oltre un miliardo dal Governo per il finanziamento delle infrastrutture nelle due regioni interessate, nonché in Trentino:

«Faremo compiere un salto di qualità infrastrutturale a una delle aree più sviluppate del Paese con una ricaduta importante per la qualità della vita delle persone e anche un miglioramento competitivo per le imprese».

Ricchezza dove c'era già ricchezza. Aumento dei costi, ma anche carte secretate e scontri con le comunità locali e con le associazioni ambientaliste. E i classici ritardi, con conseguente fretta per chiudere i cantieri (mica tutti) in tempo per l'accensione del braciere olimpico (6 febbraio), lavorando pure di notte a quindici gradi sotto zero.



14 gennaio - dal blog tarantocontro: Oggi alle portinerie dell'Ilva e appalto per la morte di Claudio Salamida

 


13 gennaio - Conferenza stampa e intervista a Radio Onda Rossa dello Slai Cobas Taranto

   

martedì 13 gennaio 2026

13 gennaio - INTERVISTA SU EX ILVA OGGI A RADIO ONDAROSSA

 http://www.ondarossa.info//newsredazione/2026/01/altro-morto-sul-lavoro-allilva-taranto

Un altro morto sul lavoro all'ILVA di Taranto

Data di trasmissione

Martedì 13 Gennaio 2026 - 10:15



Claudio Salamida, 47 anni, addetto al controllo delle valvole dell'Acciaieria 2, è morto ieri in seguito a una caduta da una pedana. Dell'ennesima morte all'lLVA ci racconta Ernesto, dello SLAI-Cobas di Taranto.



13 gennaio - Ilva: svendita e tragedia

 Da ORE 12 Controinformazione rossoperaia del 12 gennaio


Perché No al Fondo Flacks? Perché le prime notizie che riceviamo dalla stampa non depongono certo a favore di questo Fondo americano.

Innanzitutto, in altre realtà in cui è intervenuto, in particolare in Germania, è diventato noto per i fallimenti a cui ha portato le aziende che aveva comprato.

Questo fondo risulta avere la sua sede nel mega palazzo/torre di Trump.
Questo fondo ha finanziato periodicamente l'ala più oltranzista e sionista dello Stato di Israele, quella che si è resa protagonista della politica di genocidio a Gaza e sponsor delle organizzazioni che sostengono i coloni israeliani che stanno occupando la Cisgiordania.

Chiaramente siamo in un mondo capitalista/imperialista globalizzato, e qualcuno può dire: gli affari sono affari, ma fino a un certo punto! E ci fa specie che chi dice di rappresentare i lavoratori non dicano nulla su tutto questo.

Praticamente il governo Urso/Meloni è passato da un grande gruppo industriale siderurgico, come ArcelorMittal, che naturalmente nessuno rimpiange, ma che era allora il primo produttore d'acciaio nel mondo, a un Fondo che non si è mai occupato di acciaio.

Non ha senso che lo Stato contribuisca a un Fondo che gestirà a sua immagine e somiglianza sia il piano industriale sia il futuro dell'Ilva e di questa città.

In questo momento è pervenuta la tragica notizia: un altro operaio è morto stamattina. Non sappiamo ancora esattamente le circostanze. Intanto facciamo le nostre condoglianze alla famiglia e ai suoi colleghi di lavoro.

Ecco, questa fabbrica che sembrerebbe non produttiva però qualcosa la produce quotidianamente. Non parliamo solo dell'inquinamento, ma dell'insicurezza dei lavoratori, dell'insicurezza di vita, dell'insicurezza di futuro, dell'insicurezza.

Questa situazione non può andare avanti così! I sindacati tutti devono esprimere un movimento reale che risponda agli interessi generali reali degli operai.

Questa gara oscura fatta dal governo Urso/Meloni, tenuta a riparo dalle osservazioni che sono venute dalle organizzazioni sindacali, pone in modo chiaro che noi non possiamo affidare il futuro del più grande stabilimento siderurgico, non solo del nostro Paese ma uno dei più grandi d'Europa, il futuro di migliaia di operai - tuttora l’Ilva è la fabbrica esistente in questo Paese col più alto numero di lavoratori, ad un piano che vede nelle soluzioni di questa fabbrica, all’interno della trasformazione dell'economia in economia di guerra, la produzione di acciaio legata agli armamenti, alla guerra. E questo, oltre a non rispondere ai nostri criteri morali e politici con cui operiamo, sicuramente non ci sembra che debba essere il futuro degli operai.

La questione di fondo rimane sempre quella. Non si capisce perché lo Stato dovrebbe dare soldi per cassintegrazione di quasi 5mila operai, soldi per essere parte della governance di questa nuova avventura industriale, e non invece assumere direttamente la gestione di questo stabilimento. Ma anche su questo non basta parlare di “nazionalizzazione”, bisogna raccogliere le richieste dei lavoratori, sia quelle ufficiali che vengono portate dai sindacati, sia le tante che maturano nelle file degli operai.

Noi abbiamo raccolto 600 firme nello stabilimento che pongono dei paletti fondamentali.

Il primo paletto è chiaramente quello del No agli esuberi e invece l'impiego di tutti i lavoratori nell'area industriale, presso un solo soggetto industriale, perché questo garantisce che il rapporto tra lavoro e salute, lavoro e bonifica della fabbrica e area industriale possa avere un unico indirizzo, un unico criterio di gestione, e tuteli realmente i lavoratori, integrando in un unico asset industriale sia il momento produttivo sia il momento delle bonifiche.

La seconda questione è l'estensione delle tutele dei lavoratori dell'appalto. I lavoratori dell'appalto vengono licenziati, non ricevono stipendi, tredicesime puntuali, tantissimi hanno contratti a termine di mesi, e il loro contratto è stato cambiato negli anni da metalmeccanico a multiservizi; vivono in condizioni di insicurezza lavorativa molto più precarie degli operai dello stabilimento; però quando si pensa a una soluzione, loro non sono all’Ordine del giorno. Qualsiasi soluzione li deve riguardare, dall’integrazione della cassintegrazione alla parità con tutti i lavoratori che sono nell'area industriale.

Sul fronte della sicurezza non si può parlare di emergenza e non prendere misure d'emergenza. Da tempo noi insistiamo che vi sia una postazione degli organi rispettivi, Ispettorato del LavoroASL/Spesal, direttamente nella zona industriale, che possa funzionare sia da controllo, da deterrenza e da immediato riferimento per quei lavoratori e quei delegati sindacali che fanno davvero la loro parte per intervenire subito. La casistica dei morti sul lavoro all’Ilva ha visto diverse volte lavoratori e alcuni delegati che avevano segnalato i pericoli, le violazioni alle norme di sicurezza e non è successo niente.

Quindi serve cambiare le regole di sicurezza e di controllo interno alla fabbrica, soprattutto ora, in tutto questo periodo di cosiddetta “transizione”.

Infine, servono chiaramente misure che siano di risarcimento anche sociale verso i lavoratori vittime di questo stabilimento insieme ai cittadini. Misure che vanno in direzione dei benefici pensionistici per amianto, attività usuranti, ‘25 anni bastano’, in una fabbrica siderurgica, per andare in pensione. Ma qui dobbiamo dire che il Governo invece sta aumentando l'età pensionabile e ha già detto No a tutte le misure di pre-pensionamento, e quindi questa richiesta come farà ad essere accolta da questo Governo?

In questo senso non basta che ci si lamenti. Occorre che queste richieste entrino realmente al tavolo di discussione, in via prioritaria rispetto al cambio di proprietà. Perché altrimenti, una volta che c'è il cambio di proprietà, avremo lo scenario che abbiamo avuto con altri padroni.

Tutto questo è urgente e su questo faremo la nostra parte. I lavoratori in tempi di crisi tendono a stringersi intorno ai sindacati ufficiali perché pensano che li possano meglio tutelare. La realtà dimostra esattamente il contrario.

Torniamo alla morte di un altro operaio, questa volta un operaio dell'Acciaieria 2. L'operaio, Claudio Salamida, aveva 47 anni, è precipitato per circa 7 metri, dal quinto al quarto piano del convertitore 3 dell'Acciaieria, dove stava lavorando a seguito del crollo di una pedana grigliata.

Già questo fatto ci spiega lo stato effettivo degli impianti Ilva che, nonostante i Commissari dicano che siano in manutenzione soprattutto in questo periodo di transizione, è evidentemente che proprio lì invece si manifestano le carenze più evidenti.

Ci uniamo allo sciopero immediatamente indetto per 24 ore in tutto il gruppo, in corso anche nelle ditte dell'appalto. Mandiamo un forte abbraccio alla moglie e alla figlia di Claudio.

Da tempo stiamo denunciando come in questa situazione non solo i lavoratori sono messi in cassa integrazione ma quelli che lavorano sono a rischio vita; non solo gli operai dell'Indotto trovano difficoltà a prendere salari e tredicesima anche in occasione del Natale; non solo siamo di fronte ad alcune aziende che hanno annunciato chiusure come la Semat, la Pitrelli; non solo siamo di fronte ad aziende che rendono difficile la continuità lavorativa quotidiana dei lavoratori (vedi alla Castiglia ditta dell'appalto ILVA operante al porto, i cui nostri rappresentanti proprio questa mattina chiedevano un intervento immediato perché potessero lavorare, perché potessero essere assorbiti i lavoratori che sono stati mandati a casa e che vengano tutelati diritti, sicurezza forme di organizzazione del lavoro che permettano effettivamente un lavoro continuo), ma ora riprendono anche gli infortuni mortali. E le responsabilità all'Ilva sono chiare, dal governo ai Commissari.

L'appello ad una nuova mobilitazione generale degli operai dell'appalto e della Acciaieria è chiaramente ora assorbito dallo sciopero in corso; però, e i lavoratori ce l'hanno sempre detto, proprio in occasione dei morti sul lavoro la lotta non può durare né un turno né un giorno perché è da tempo che gli operai hanno visto che questa forma di protesta non ha portato a risultati concreti e le dichiarazioni di circostanza che vengono da tutti non si traducono in fatti concreti che cambino la condizione di insicurezza; la lotta deve continuare fino a risultati effettivi a difesa della vita, della salute, del futuro degli operai. Con gli operai che devono ribellarsi, fermarsi, protestare quotidianamente di fronte a situazioni di evidente insicurezza.

Noi siamo contro la chiusura dell'ILVA. e non per una ideologia industrialista ma perché gli operai sono la forza reale che può contrastare all'interno di questo assetto industriale e di questa città il piano che porta a meno lavoro, più morti in fabbrica; nello stesso tempo fuori dalla fabbrica senza la forza determinante dei lavoratori non è possibile unire tutte le istanze di questa città che rivendicano la fine di una fabbrica capitalistica che uccide, affermando ancora una volta che è il capitale che uccide e la gestione capitalistica che uccide in fabbrica e fuori; e che quindi abbiamo bisogno di ricostruire attraverso la lotta degli operai una situazione per cui gli operai controllino la produzione e possano mettere fine all'orrore senza fine rappresentato dalle fabbriche della morte.

Oggi ci troviamo in uno snodo fondamentale, abbiamo un governo che è dall'altra parte. Come si può pensare che il governo Meloni-Urso, che anche a livello europeo contrasta le misure ambientaliste, possa realizzare nel nostro paese un risanamento dell'Ilva sul piano del lavoro, della sicurezza, della salute? Come si può pensare che un Fondo speculativo che finora si è distinto per fallimenti, possa salvare il lavoro e la salute a Taranto e negli altri siti? Dobbiamo smetterla con una trattativa governativa così come è fatta adesso, a perdere.

Bisogna ripartire con la lotta, facendo tesoro delle forme di lotta, ma non dei contenuti di sapore corporativo, di Genova; esse vanno estese anche a Taranto, perché quelle forme di lotta possono supportare una piattaforma operaia alternativa e far pesare realmente i lavoratori, molto di più degli impotenti sindacati presenti in fabbrica.


lunedì 12 gennaio 2026

12 gennaio - COMUNICATO Slai Cobas sc TA SULL'INFORTUNIO MORTALE ALL'EX ILVA

 


Mentre ci apprestavamo a fare la conferenza stampa che avevamo indetto per oggi nella sede dello Slai Cobas di Taranto, ci è pervenuta la notizia della morte di un altro operaio, questa volta un operaio dell'Accieria 2. Un operaio di 47 anni Claudio Salamida, che è precipitato dal quarto piano del convertitore 3 dell'accieria dove stava lavorando. Purtroppo l'uomo è morto sul colpo.

Sarebbe precipitato a seguito del crollo della pavimentazione. Già questo fatto ci spiega lo stato effettivo degli impianti Ilva che, nonostante i Commissari dicano che siano in manutenzione soprattutto in questo periodo di transizione, è evidentemente che proprio lì invece si manifestano le carenze più evidenti. 

Ci uniamo allo sciopero immediatamente indetto per 24 ore in tutto il gruppo che è in corso anche nelle ditte dell'appalto. Mandiamo un forte abbraccio alla moglie e al figlio di Claudio.

Da tempo stiamo denunciando come in questa situazione non solo i lavoratori sono messi in cassa integrazione ma quelli che lavorano sono a rischio vita; non solo gli operai dell'Intotto trovano difficoltà a prendere salari e stipendi e tredicesima anche in occasione del Natale; non solo siamo di fronte ad alcune aziende che hanno annunciato chiusure come la Semat, la Pitrelli; non solo siamo di fronte ad aziende che rendono difficile la continuità lavorativa quotidiana dei lavoratori (vedi alla Castiglia ditta dell'appalto ILVA operante al porto, i cui nostri rappresentanti nostri proprio questa mattina chiedevano un intervento immediato perché si potessero lavorare, perché potessero essere assorbiti i lavoratori che sono stati mandati a casa e che vengano tutelati diritti, sicurezza forme di organizzazione del lavoro che permettano effettivamente un lavoro dignitoso), ma ora riprendono anche gli infortuni mortali. E le responsabilità all'Ilva sono chiare, dal governo ai Commissari.

L'appello ad una nuova mobilitazione generale degli operai dell'appalto e della Acciaieria è chiaramente ora assorbito dallo sciopero in corso; però, e i lavoratori ce l'hanno sempre detto, proprio in occasione dei morti sul lavoro la lotta non può durare né un turno né un giorno perché è da tempo che gli operai hanno visto che questa forma di protesta non ha portato a risultati concreti e le dichiarazioni di circostanza che vengono da tutti non si traducono in fatti concreti che cambiano la condizione operaia e la condizione di sicurezza, ma la lotta deve continuare fino a risultati effettivi a difesa della vita, della salute, del futuro degli operai; con gli operai che devono ribellarsi, fermarsi, protestare quotidianamente di fronte a situazioni di evidente insicurezza.  

Noi siamo contro la chiusura dell'ILVA. e non per una ideologia industrialista ma perché gli operai sono la forza reale che può contrastare all'interno di questo assetto industriale e di questa città il piano che porta a meno lavoro, più morti in fabbrica; nello stesso tempo fuori dalla fabbrica senza la forza determinante dei lavoratori non è possibile unire tutte le istanze di questa città che rivendicano la fine di una fabbrica capitalistica che uccide, affermando ancora una volta che è il capitale che uccide e la gestione capitalistica delle fabbriche che uccide in fabbrica e fuori; e che quindi abbiamo bisogno di ricostruire attraverso la lotta degli operai una situazione per cui gli operai controllano la produzione e possano mettere fine all'orrore senza fine rappresentato dalle fabbriche della morte.

SLAI COBAS Taranto

WA 3519575628



12 gennaio - LAVORATORE MUORE PER IL FREDDO NEI CANTIERI DELLE OLIMPIADI A CORTINA. “LO SPECCHIO DEL LAVORO TOSSICO E NOCIVO DEI GRANDI EVENTI”

 


È morto per il freddo all’età di 55 anni Pietro Zantonini, originario di Brindisi, durante un turno di vigilanza notturna nel cantiere delle olimpiadi Milano-Cortina.

Emergono in queste ore interrogativi pesanti su sicurezza, turni e condizioni di lavoro: l’uomo infatti svolgeva la sorveglianza da solo, nei pressi di un gabbiotto riscaldato con una stufetta, con temperature esterne oltre 10 gradi sotto lo zero. Ogni due ore usciva per effettuare la ricognizione nei pressi del cantiere dello stadio del ghiaccio. La notte tra il 7 e 8 gennaio, però, ha chiamato i colleghi per segnalare che si sentiva male. Arrivati i soccorsi, l’uomo era già morto.

Pietro Zantonini aveva più volte manifestato “preoccupazione e lamentele in merito alle condizioni di lavoro, ai turni notturni prolungati e alla mancanza di adeguate tutele”. “Elementi – spiega l’avvocato della famiglia, Francesco Dragone – che rendono necessario un approfondimento giudiziario e che riportano al centro dell’attenzione il tema della sicurezza e delle condizioni di lavoro nei cantieri e nei servizi collegati ai grandi eventi, in particolare in vista delle Olimpiadi Invernali del 2026”.

Intanto proseguono le proteste e le iniziative di sensibilizzazione contro le “insostenibili” Olimpiadi di Milano-Cortina, a meno di un mese dal loro inizio: qui il calendario delle iniziative di CIO – Comitato Insostenibili Olimpiadi di Milano.

Luca, del Collettivo Off Topic e di CIO – Comitato Insostenibili Olimpiadi di Milano, ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica.


Una fiaccolata Nazionale serale contro il precariato che uccide i lavoratori

Schiavismo: Pietro Zantonini precario. dalla calda Brindisi costretto ad andare a lavorare per pochi giorni a Cortina e lavorare all'aperto di notte a -15°. Chi lavoro sappia che in pochi anni diventerà per tutti così. Dal 2015 è stato tolto l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e da allora i nuovi assunti sono tutti precari. Organizziamo una grande fiaccolata Nazionale notturna per illuminare il buio in cui è stato cacciato il mondo del lavoro? Da solo non c'è la faccio ma con l'aiuto di tanti si

Carlo Soricelli  


12 gennaio - Operaio muore all’ex Ilva di Taranto: è precipitato durante un controllo delle valvole. I sindacati: “24 ore di sciopero”....

 NON INCIDENTE MA UN OMICIDIO SUL LAVORO, FRUTTO DELLE POLITICHE  DI SFRUTTAMENTO CAPITALISTA E DEL GOVERNO MELONI

di Redazione Cronaca

Claudio Salamida aveva 46enne ed era in servizio all’acciaieria 2: è morto dopo essere precipitato dal quinto al quarto piano dell’impianto

Era impegnato nelle attività di controllo delle valvole quando, per motivi in corso di accertamento, si è verificata la tragedia. Claudio Salamida, un operaio 46enne in servizio all’acciaieria 2 dello stabilimento ex Ilva di Taranto, è morto oggi (lunedì 12 gennaio) dopo essere precipitato dal quinto al quarto piano dell’impianto. Lo si apprende da fonti sindacali.

Secondo le prime informazioni, l’operaio stava lavorando su di un paiolato, che sarebbe una specie di pedana. L’incidente sarebbe avvenuto al convertitore 3 dell’Acciaieria 2. Il lavoratore sarebbe caduto in seguito al cedimento di un pavimento grigliato. Originario di Alberobello, Salamida lascia una moglie e un figlio piccolo

Ex Ilva a Taranto, operaio 46enne precipita dal quinto piano dell'impianto: muore sul colpo. Proclamate 24 ore di sciopero

di Carlo Testa

Claudio Salamida era impegnato nelle attività di controllo delle valvole quando si è verificato l'incidente. Lascia la moglie e un figlio piccolo

Un operaio di 46 anni, Claudio Salamida, in servizio all'acciaieria 2 dello stabilimento ex Ilva di Taranto è morto oggi, 12 gennaio, dopo essere precipitato dal quinto al quarto piano dell'impianto. 
L'uomo era impegnato nelle attività di controllo delle valvole quando si è verificato l'incidente. Era originario di Alberobello, in provincia di Bari: lascia una moglie e un figlio piccolo. Sarebbe precipitato per diversi metri all'interno dell'impianto. Secondo una prima ricostruzione, l'incidente sarebbe avvenuto al convertitore 3 dell'Acciaieria 2. 
Il lavoratore sarebbe caduto in seguito al cedimento di un pavimento grigliato.  Inutili i tentativi per rianimarlo

Incidente all'ex Ilva di Taranto, muore

 operaio. Avviata un'indagine

di Redazione

È precipitato per alcuni metri. A nulla sono valsi i soccorsi subito intervenuti

12 gennaio 2026

Un operaio in servizio all'acciaieria 2 dello stabilimento ex Ilva di Taranto, è morto oggi dopo essere precipitato dal quinto al quarto piano dell'impianto. Lo comunicano i sindacati, ma la notizia è confermata da fonti aziendali.

L'uomo, Claudio Salamida, 46enne di Putignano (Bari), era impegnato nelle attività di controllo delle valvole al convertitore 3 dell'acciaieria 2. Secondo le prime informazioni, avrebbe ceduto un grigliato sul quale in quel momento si trovava il lavoratore. L'operaio avrebbe compiuto un volo di diversi metri prima di finire al suolo.

Sul posto sono intervenuti i responsabili della sicurezza e il personale sanitario che ha tentato a lungo le manovre di rianimazione. Il lavoratore è deceduto per le gravi lesioni riportate. I funzionari del Servizio per la prevenzione e la sicurezza negli ambienti di lavoro (Spesal) hanno avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica e verificare il rispetto delle procedure di sicurezza.

L'acciaieria 2 in questo momento è l'unica delle due in funzione nella fabbrica essendo l'1 ferma. L'acciaieria 2, a sua volta, è alimentata dall'unico altoforno in marcia, il 4.