....una morte, omicidio, che colpisce un nostro fratello immigrato, frutto del razzismo/fascista di questo governo, del caporalato di stato, della barbarie dei padroni
L'uomo di origine marocchina, 55enne, si è accasciato mentre stava raccogliendo angurie nei campi di un'azienda agricola. I colleghi hanno chiamato il 118. L'allarme della Cgil: "Le ordinanze non funzionano, mancano controlli sufficienti"
Un bracciante agricolo di 55 anni, Haddad Taher, di nazionalità marocchina, è morto nel pomeriggio di ieri a Borgocarbonara, nel Mantovano, mentre stava raccogliendo angurie nei campi di un'azienda agricola di Magnacavallo.
Tra
le ipotesi al vaglio c'è quella di un malore legato alle alte
temperature.
L'uomo
si è improvvisamente accasciato a terra durante il lavoro.
I colleghi, presenti nei campi, hanno dato l'allarme al 118. Sul
posto sono intervenuti un'ambulanza di Soccorso Azzurro e
l'elisoccorso arrivato da Parma, ma i tentativi di rianimarlo sono
stati inutili.
Sono in corso gli accertamenti dei carabinieri
della stazione di Gonzaga e dei tecnici della struttura di
prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro di Ats Val Padana,
intervenuti per ricostruire con precisione l'accaduto.
Allarme della Cgil: Tre lavoratori morti nel Mantovano tra caldo e schiavismo agrario
"Nel mantovano siamo a tre lavoratori morti, di cui uno in itinere, e a un altro lavoratore in coma dopo un malore legato al caldo. È una strage".
Parte da questo bilancio Michele Orezzi, segretario generale della Cgil di Mantova, commentando il decesso del bracciante agricolo nel mantovano. "Si muore come cent'anni fa nei campi, in mezzo a un'indifferenza che sembra quella di cent'anni fa", dice Orezzi all'AdnKronos. "Stiamo normalizzando il fatto che uno debba morire di lavoro in giornate in cui c'è un'allerta sanitaria. È una cosa che non sta né in cielo né in terra" Per il sindacalista non si tratta di episodi isolati, ma della manifestazione di un problema strutturale che intreccia sicurezza sul lavoro, cambiamento climatico e sfruttamento. "Nel mantovano ci sono ancora sacche di schiavismo agrario. Un lavoratore su tre è esposto a queste situazioni. Il caporalato non riguarda soltanto Calabria, Puglia o Campania, ma è presente anche in Lombardia, nella cosiddetta locomotiva d'Italia".
Secondo
Orezzi, le ordinanze emanate per limitare il lavoro nelle ore più
calde non stanno producendo gli effetti sperati. "Le
ordinanze contro il caldo non funzionano perché mancano
controlli sufficienti,
soprattutto nei settori dove persistono illegalità e sfruttamento.
Chi lavora nei campi continua a essere esposto a rischi
gravissimi".
Il segretario della Cgil di Mantova parla di una
situazione che colpisce in particolare i lavoratori più vulnerabili.
Dei quattro casi richiamati dal sindacato - tre decessi e un
lavoratore in coma - tre riguardano migranti e uno un lavoratore
italiano. "L'agricoltura impiega una quota molto elevata di
lavoratori stranieri e quindi sono proprio le fasce più ricattabili
della popolazione a pagare il prezzo più alto. Nel mantovano le
comunità indiana e marocchina sono tra le più numerose e sono
direttamente coinvolte".























