di
Carlo Soricelli (*). Il tragico bilancio dei primi tre mesi del 2026,
le statistiche per Regioni e una poesia in ricordo di Mamour Pope,
stritolato a 22 anni.
“Amaro”
è l’unica parola che mi viene in mente. Anche quest’anno il
Veneto svetta ai vertici di questa tragica classifica: con 28 decessi
sui luoghi di lavoro, la regione si avvia purtroppo a confermare il
suo triste primato.
È evidente
un cambiamento strutturale: oggi a morire sono soprattutto gli
stranieri. Sembra quasi che, come nel resto del Paese, i lavori più
pericolosi — spesso privi delle necessarie protezioni — vengano
delegati a chi arriva da fuori. È successo solo ieri nel veronese,
dove ha perso la vita un lavoratore rumeno, ed è accaduto pochi
giorni fa a Mamour Pope, un ragazzo di soli 22 anni a cui ho voluto
dedicare una poesia. Il
suo sorriso dolce, quello di un bambino cresciuto troppo in fretta,
spezza il cuore.

Mamour é
morto
giovane immigrato dalla pelle scura
Ucciso in una
fabbrica del Veneto padano,
dove é più facile lavorando morire
giovane
Tanti i casi, ma lì la classe padronale è dominante
E
con sindacati della cogestione subalterna son pacche sulle spalle
E
il padrone che uccide viene assolto
Mamour nero d’abano
dal
viso dolce di bambino cresciuto tanto in fretta da non
togliersi dal viso l’infanzia sorridente
Ha tanta voglia di
lavorare
E alla sera va pure a scuola
per migliorarsi e
migliorarci
Un macchinario voleva l’olio
per lubrificarsi
meglio
Il ragazzino non aspetta un attimo a darglielo
non gli
hanno neppure detto
che il mostro quando lo nutri occorre
spegnerlo
Mica si poteva perdere qualche minuto di guadagno
La
macchina più feroce dei leoni del Senegal
lo acchiappa e lo
maciulla.
Nulla può fare il compagno
nero come lui accorso per
salvarlo,
rimane ferito e poco ci manca che ghermisse pure lui
Il
padre dal volto frastornato osserva incredulo quello che è
accaduto.
Vedere il figlio in quello stato
è disumano, neppure
le fiere d’africa riducono così
Veneto tragico per chi
lavora
sempre in
testa nella conta dei morti sul lavoro.
Ma pace all’anima sua
e
sotto a chi tocca
nel Veneto leghista,
Tanto ormai son solo
negri,
magrebini e dell’est europeo
e i veneti tengono il
braccio piegato nel gomito
vacci te a morire al posto mio caro
padroncino
Già troppi di noi hai già ucciso.
I veneti
dalla camicia verde con manica alzata, tesa e dura
si dimenticano
del loro sangue sparso per il mondo
come quelli degli stranieri e
dei terroni come me.
I numeri
parlano chiaro: nel 2025, in Veneto, sono stati 35 i lavoratori
stranieri a perdere la vita; nel 2026, siamo già a quota 5.
I dati
nazionali al 31 marzo 2026
Il
monitoraggio nazionale scatta una fotografia drammatica del primo
trimestre dell’anno:
231 morti
registrati direttamente sui luoghi di lavoro.
289 morti
totali, se si includono i decessi “in itinere” (durante il
tragitto casa-lavoro).
Rispetto allo
stesso periodo del 2025 (quando le morti sui luoghi di lavoro erano
244), si registra una flessione del 5,3%. Tuttavia, questo dato non
deve trarre in inganno: il 2025 è stato l’anno più nefasto degli
ultimi 19 anni di monitoraggio dell’Osservatorio di Bologna morti
sul lavoro http//cadutisullavoro.blogspot.it, un picco di tragicità
che rende ogni piccolo calo ancora del tutto insufficiente.
Report
morti sul lavoro nei primi 3 mesi del 2026
231 morti
sui luoghi di lavoro al 31 marzo . Con itinere 289 accertati
L’Osservatorio
morti sul lavoro di Bologna li monitora tutti, anche in nero, di
categorie diverse da INAIL
Nel
2025, ogni 24 ore sono morti 3,95 lavoratori compresi sabati e
domeniche.
Alla sera del 28 dicembre 2025, sono stati 1.432
lavoratori morti (dato parziale), compresi i decessi in
itinere e quelli per Karoshi —
parola giapponese che significa “morte per
superlavoro”.
Tra loro figurano anche dirigenti, impiegati,
medici, infermieri, camionisti, spesso stroncati da infarti o malori
improvvisi. Impressionante il numero di camionisti trovati morti nei
parcheggi autostradali o con il camion accostato ai bordi della
strada, talvolta dopo aver causato incidenti che coinvolgono altri
automobilisti. 1027 sono deceduti sui luoghi di lavoro (esclusi i
morti in itinere e
di categorie che operano sulla strada).
CHI PARLA DI CALI O DI
STABILITÀ NEL NUMERO DELLE MORTI MENTE SAPENDO DI MENTIRE, perché
una parte consistente di queste vittime viene esclusa dalle
statistiche ufficiali, con la scusa che “non sono di competenza
INAIL”.
Le cause
politiche e normative dell’aumento dei morti sul lavoro
Jobs Act:
dall’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori
(2015), l’aumento dei morti sul lavoro è stato del 43%.
Appalti a
cascata: la legge voluta dal ministro Salvini, entrata in vigore nel
giugno 2023, ha causato un ulteriore aumento del 15% dei decessi,
soprattutto in edilizia e anche negli appalti pubblici.
Le grandi
tragedie recenti
Brandizzo
(Ferrovie dello Stato)
Suviana
(Enel)
Calenzano
(ENI)
Esselunga di
Firenze (16 febbraio 2024): 5 operai morti in un cantiere con 49
aziende subappaltatrici.
Strage di
Carabinieri in provincia di Verona
strage in un
deposito rifiuti
I dati più
allarmanti
Il 32% delle
vittime è costituito da lavoratori stranieri regolari.
A loro
andrebbe riconosciuta la cittadinanza italiana dopo 5 anni, non ai
clandestini come hanno sostenuto certi “disertori delle urne” e
i partiti degli stranieri “brutti e cattivi” che muoiono al
posto nostro facendo i lavori più umili e pericolosi.
Molti
lavoratori del Sud Italia muoiono in trasferta in altre regioni.
Le donne
muoiono meno sui luoghi di lavoro, ma quasi quanto gli uomini in
itinere in rapporto al numero degli addetti, spesso a causa
di fretta e stanchezza nel conciliare lavoro e famiglia.
Proposte
per la sicurezza e l’equità sociale
Introdurre
per legge la flessibilità in entrata e uscita dal lavoro, per
tutelare la salute psico-fisica, in particolare delle madri
lavoratrici.
Contrastare
il crollo della natalità, che è in buona parte causato dal
“martirio” quotidiano delle donne con figli che lavorano.
Lo Stato e
gli enti locali dovrebbero riservare parte dei posti di lavoro alle
donne con figli, come misura concreta di sostegno alla
genitorialità.
(*) Carlo
Soricelli è curatore dell’Osservatorio Nazionale di Bologna Morti
sul Lavoro