lunedì 9 marzo 2026

9 marzo - 8 MARZO DELLE LAVORATRICI IN LOTTA

 8 marzo delle lavoratrici in lotta contro i padroni, governo e il sistema capitalistico del doppio sfruttamento e doppia oppressione, per i diritti di tutte le donne

da ORE12/Controinformazione rossoperaia del 06.03.26


Quest'anno doppia mobilitazione e doppia giornata di lotta perché l' 8 marzo viene di domenica e ci saranno manifestazioni dal nord al sud di questo paese ma collegate al lunedì in cui ci sarà lo sciopero delle donne. Dal lontano 2013 in questo paese lo sciopero delle donne ha scandito ogni anno queste giornate importanti di lotta delle donne e del movimento più in generale delle donne. Nel 2013, sull'onda di un forte appello che arrivò dal movimento delle donne in particolare di alcuni paesi, dall'Argentina, al Nepal, come Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario lo promuovemmo per la prima volta e fu, come scrivemmo, un evento eccezionale una scintilla, che da allora in questo paese ha illuminato, ha prodotto nuove scintille e nuovi fuochi in un percorso che ha visto anche positivamente poi il movimento femminista maggiormente rappresentato da Non Una di meno assumere questa parola d'ordine ed agirla anche nelle forme dello sciopero, collegandolo alla giornata dell' 8 marzo, arrivando fino ad oggi in cui sarà di nuovo lo sciopero delle donne per l'8 marzo. Ci piace comunque rivendicare anche il significato storico della giornata dell' 8 marzo anche a fronte dell'azione nefasta della borghesia dominante, oggi rappresentata dal governo fascista Meloni in questo paese, che mira sempre a cancellare la memoria storica di determinate giornate di lotta che hanno un profondo valore anche di classe, perché la giornata dell' 8 marzo si lega alla manifestazione che l'8 marzo del 1917 ci fu a San Pietroburgo delle donne, delle operaie che chiedevano la fine della guerra e che poi fu confermata nel successivamente del 1921 durante la seconda conferenza delle donne comuniste a Mosca proprio per ricordare la protesta del 1917. Quindi come compagne femministe proletarie rivoluzionarie rivendichiamo questa storia e la riportiamo nel suo significato originario anche nella giornata dell' 8 marzo di quest'anno e nello sciopero delle donne che è chiaramente uno sciopero che, seppur parte dalle rivendicazioni anche immediate, di tutti i giorni, si allarga però a quella che è tutta la condizione di oppressione e di sfruttamento della maggioranza delle donne prodotta da questo sistema capitalista/imperialista in cui viviamo che pone come una delle sue basi per la sua stessa esistenza proprio la condizione di doppia oppressione della maggioranza delle donne. Come compagne attive anche nel sindacato, in particolare lo Slai Cobas per il sindacato di classe, abbiamo proclamato lo sciopero delle donne il 9 marzo, non come fatto meccanico o rituale o di semplice appoggio all'appello che comunque è arrivato anche dal movimento Non una di meno a tutti i sindacati ma, tenendo conto anche di questo aspetto, però, per noi la proclamazione dello sciopero delle donne è un fatto che va oltre, lo sosteniamo fino in fondo e attivamente, lavorandoci nelle forme in cui riusciamo a farlo sia tra le lavoratrici che organizziamo direttamente sia anche tra quelle che magari non organizziamo direttamente che cerchiamo di raggiungere o con cui cerchiamo di collegarci con i mezzi e con le forme che abbiamo a disposizione per portare il messaggio dello sciopero delle donne, di cosa significa questo sciopero delle donne, portare la comprensione di uno sciopero che chiaramente parte dai posti di lavoro e dalle situazioni anche di lavoro/non lavoro ma che si allarga a quella che è tutta la condizione di doppio sfruttamento, di doppia oppressione delle donne. Infatti la piattaforma che stiamo promuovendo anche quest'anno delle donne lavoratrici è una piattaforma ampia che tocca tutti gli aspetti, dalla questione del lavoro che è anche al primo punto perché lavoro per tutte le donne significa emancipazione, significa anche indipendenza economica dall'uomo, significa collegarsi anche alle altre donne che lavorano, significa organizzarsi anche nella lotta contro tutti gli altri aspetti, la lotta contro la precarietà, la lotta per i salari, contro le discriminazioni legate a tutto quello che riguarda gli attacchi nel mondo del lavoro; quindi le discriminazioni per la maternità, per l'orientamento sessuale, per la razza; poi la questione della salute e sicurezza specifica della condizione delle donne, quindi anche la salute anche riproduttiva delle donne; la dignità delle lavoratrici; la questione specifica delle lavoratrici immigrate ancora più sfruttate e oppresse; tutta la questione legata ai servizi sanitari e ai servizi sociali, alla questione degli asili e dei servizi di assistenza per anziani che vengono sempre più tagliati e attaccati oggi più che mai da questo governo Meloni che mette sempre soldi per la guerra e li toglie alla scuola, alla sanità, ai servizi sociali e quindi con tutta la questione anche del lavoro di cura che viene scaricata sulla maggioranza delle donne che per questo Stato devono essere sempre più un ammortizzatore sociale gratuito che deve fare fronte al peso del lavoro di cura, contro il caro vita e il caro bollette; tutto quello che comporta la condizione di vita delle donne immigrate, le donne detenute, contro la repressione delle lotte delle lavoratrici e per la cancellazione delle leggi infami e scellerate del governo Meloni fascista, sessista e razzista, dal decreto Caivano al decreto sicurezza, all’attacco del diritto di sciopero, tutta la questione legata poi alla violenza sulle donne e ai femminicidi con tutto quello che riguarda da un lato l'attacco da questo punto di vista alla vita delle donne e dall'alto però anche le istanze che, come donne, come lavoratrici, poniamo su questo tema. Così la questione dell'attacco al diritto di aborto e alla libertà di scelta delle donne e al diritto all'autodeterminazione delle donne contro la riforma reazionaria e moderno-oscurantista della scuola che vuole portare avanti questo governo Meloni, in particolare col ministro Valditara, una scuola che deve essere sempre più al servizio della concezione ideologica di “dio, patria e famiglia” e che fino a oggi ha negato la cosiddetta educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Nella parte finale di questa piattaforma c’è anche il collegamento alla lotta delle donne in tutto il mondo, quindi da un lato la denuncia della condizione di oppressione e di pesantissima oppressione che le donne subiscono nel mondo e il cuore di questa oppressione pesantissima è rappresentato da quello che hanno subito e stanno subendo le donne palestinesi ma dall'altro anche però la forza della lotta delle donne e quindi dalla resistenza delle donne palestinesi alle donne che lottano nel mondo contro la guerra imperialista a fianco dei popoli oppressi, con il cuore pulsante delle donne in prima fila nelle lotte rivoluzionarie in India e nel mondo intero. E’ una piattaforma che è in divenire, espressione della lotta contro le condizioni di doppio sfruttamento e di discriminazione delle donne, una piattaforma che vuole porre la necessità oggi più che mai della lotta contro un governo come quello della fascista Meloni che fa sciacallaggio sulle donne e sulle loro sofferenze per imporre una sorta di moderno medioevo, non ultima la questione dell'ennesimo, pesantissimo attacco alle donne sulla questione della violenza sessuale, quindi dell'eliminazione, con il ddl Buongiorno, del consenso per cui si legittima praticamente la violenza sulle donne, quindi la necessità di lottare e ribellarsi ovunque e su ogni aspetto di oppressione, negazione dei diritti, della libertà di scelta e di tutto quello che è l'attacco alla nostra condizione di vita.

Strappare anche uno di questi obiettivi che abbiamo posto in questa piattaforma delle donne che stiamo facendo conoscere, che diffonderemo nelle mobilitazioni che ci saranno sia l'8 marzo che il 9 marzo nello sciopero quindi anche nelle azioni che faremo e che metteremo in campo, strappare anche uno di questi obiettivi è importante per essere più forti per la lotta più generale contro questa società capitalista e imperialista e per la necessaria lotta rivoluzionaria in cui le donne possono portare una marcia in più per rovesciare e trasformare la terra e il cielo, perché a noi viene negato tutto, mentre invece vogliamo tutto e tutta la nostra vita deve cambiare. Il senso di questo sciopero è proprio questo, cioè partire da quelle che sono le battaglie immediate che comunque vengono fuori proprio dalla condizione oggettiva che si vive nei posti di lavoro e che abbiamo tratto anche dalle stesse lavoratici durante le lotte che organizziamo ma anche dalle inchieste che abbiamo fatto nei posti di lavoro, ma anche dall'analisi della condizione delle donne che vivono in questo paese, partire da quelle per allargarsi a quella che è tutta una condizione ampia, a 360° gradi, di sfruttamento, di oppressione che pone proprio la questione che è tutto il sistema la vera causa di questa condizione di oppressione generale che non può essere migliorato ma che deve essere rovesciato e che deve essere distrutto. Uno sciopero delle donne che ha una doppia valenza, perché da un lato viene fuori proprio dalla oggettiva condizione di oppressione che subiamo ogni giorno e dall'altro si collega e racchiude in sé tutte le azioni di lotta che cerchiamo di mettere in campo ogni giorno. Nello stesso tempo è uno sciopero che proprio nella sua stessa concezione per noi deve avere una prospettiva strategica che definiamo rivoluzionaria perché necessariamente deve mettere in discussione tutto, fino alle radici, questo sistema borghese capitalista/imperialista che è la vera causa dell'oppressione della maggioranza delle donne, e quando diciamo “maggioranza delle donne” diciamo le donne proletarie, le donne lavoratrici, le precarie, le disoccupate, le immigrate e tutte coloro che sono soggette questo doppio sfruttamento, doppia oppressione. Strappare anche uno di questi obiettivi della piattaforma significa essere più forti per la lotta più generale conto questa società capitalista e imperialista. Questo ci fa anche capire che quando mettiamo in campo le battaglie quotidiane, le battaglie immediate, come donne proletarie non possiamo illuderci nella soluzione di ottenere piccoli spazi o miglioramenti in questo sistema perché è la condizione stessa in cui viviamo che ci fa vedere che cosa subiamo ogni giorno e quindi la necessità invece che bisogna andare alla fonte, cioè quando diciamo che “la nostra vita deve cambiare veramente, vogliamo tutto” significa che comunque dobbiamo andare alle radici e le radici sono questo sistema capitalista/imperialista che deve essere combattuto a 360° gradi in ogni ambito e noi donne dobbiamo essere in prima linea in questa lotta per rovesciarlo. Lo sciopero delle donne è quindi uno sciopero non solo sindacale  ma è uno sciopero politico, ideologico, inserito in un'ottica di costruzione dal un lato e di distruzione dall'altro, di lunga durata, chiaramente avendo sempre i piedi per terra ma in un percorso che sicuramente non è facile ma che è necessario e non è rinviabile e che si deve intrecciare con tutte le battaglie quotidiane che si fanno a 360° gradi in tutti gli ambiti. La piattaforma dello sciopero delle donne in realtà racchiude tutto questo, è una piattaforma molto concreta perché gli aspetti sono tutti concreti e che oggettivamente tutti insieme racchiudono questa condizione generale di oppressione e pongono veramente la necessità che comunque non ci possiamo accontentare ma dobbiamo lottare contro quella che è la vera causa poi di tutta questa condizione, che è la società in cui viviamo, la società capitalista, la società imperialista. Quindi anche quando come lavoratrici partecipiamo alle manifestazioni dell' 8 marzo portiamo in esse la piattaforma dello sciopero, anche le vertenze, le lotte che tutti i giorni cerchiamo di portare avanti, e non partecipiamo a queste manifestazioni come mere “ospiti” ma partecipiamo come lavoratrici che incarniamo questo sciopero, che rivendichiamo una piattaforma di lotta a 360° gradi, una piattaforma viva che nasce dalle lotte, dalle istanze delle lavoratrici, che interessa tutti gli ambiti e che pone poi al centro la questione - in prospettiva ma anche oggi - della lotta rivoluzionaria, cioè della necessità che bisogna combattere questo sistema a 360° gradi e tutto quello che lo rappresenta, e quindi in questo senso è centrale la questione del governo Meloni che è al servizio del sistema capitalista/imperialista, la vera causa della condizione di oppressione di noi donne, di noi lavoratrici.

lavoratrici Slai Cobas per il sindacato di classe

movimento fermminista proletario rivoluzionario



9 marzo - Appello a una Giornata Internazionale di Azione Stellantis il 24 marzo

 

Non staremo ad aspettare!
Lottiamo per ogni posto di lavoro
!

compagni operai

Stellantis sta attaccando i nostri posti di lavoro, i nostri stabilimenti, il nostro futuro: ha già cominciato con tagli di posti di lavoro, orari di lavoro più lunghi, più pressione per lavorare più velocemente, persino chiusure di stabilimenti! Gli stabilimenti vengono ridimensionati, i reparti riorganizzati, i posti di lavoro tagliati o lasciati vacanti, il carico di lavoro aumenta e, allo stesso tempo, cresce la precarietà. Conosciamo lo schema: a una sede non vengono fornite prospettive chiare, i modelli vengono gradualmente eliminati, non si fanno investimenti e, alla fine, dicono che "purtroppo, non c'è più futuro". Stellantis sta cercando di dipingere questi attacchi come "inevitabili", scaricando la responsabilità sulla "politica" o sulla mobilità elettrica. Ma noi sappiamo che i capitalisti puntano a competere per prevalere nella scena internazionale, per i loro profitti e a nostre spese. Ovunque, il management usa metodi subdoli per far passare questi attacchi: la divisione, mettendo stabilimenti e paesi l'uno contro l'altro, personale fisso contro lavoratori precari. Sempre altrove c'è qualcosa di più economico. Sempre si aspettano che cediamo, che diventiamo ancora più economici. Alla fine, questo peggiorerebbe la situazione per noi in ogni stabilimento e non salverebbe nessun posto di lavoro.

Ecco perché diciamo: non ci lasceremo dividere. Siamo un'unica forza lavoro in Stellantis, indipendentemente dal Paese da cui proveniamo. Nessuno stabilimento è isolato. Se c'è meno lavoro, sia a causa della mobilità elettrica che di problemi di mercato, allora chiediamo una riduzione dell'orario di lavoro a 30 ore settimanali, a parità di salario!

E non provate nemmeno a parlare di produzione di armi. Non vogliamo costruire armi letali per guerre in cui muoiono lavoratori! I lavoratori non sparano ai lavoratori! In un momento in cui Stellantis sta mettendo in discussione gli stabilimenti in tutto il mondo, cercando di mettere i lavoratori l'uno contro l'altro e diffondendo nella classe operaia il veleno nazionalista e fascista, occorre una risposta chiara: unità internazionale dei lavoratori, azione congiunta e solidarietà compatta, che deve essere ben organizzata! Alla Conferenza Internazionale dei Lavoratori dell'Automotive in India, novembre 2025, abbiamo deciso di chiamare a una giornata internazionale di mobilitazione Stellantis. Non aspetteremo che Stellantis annunci la sua "nuova strategia" a maggio o giugno, ma dichiariamo subito forte e chiaro che lotteremo!

Facciamo appello ai colleghi di tutti i siti Stellantis a partecipare

alla giornata mondiale di azione il 24 marzo!

Mandiamo chiaro il messaggio:

Lotteremo per ogni posto di lavoro, per ogni fabbrica!

Diffondiamo nel mondo informazione sulla giornata di azione, parliamone coi colleghi e nei sindacati. Pianifichiamo le azioni, ad esempio, assemblee sui posti di lavoro con presidi fuori dei cancelli! Diciamolo ai nostri familiari e amici, perché è in gioco il futuro di intere regioni. Non resteremo a guardare mentre distruggono il nostro futuro! Un fatto che unisca tutti gli stabilimenti Stellantis può essere votare una lista di rivendicazioni come dichiarazione congiunta di lotta. Realizziamo video-messaggi e organizziamo solidarietà reciproca!

Lottiamo per ogni posto di lavoro solidarietà internazionale – nessuno stabilimento è solo!

Stellantis Group Coordination in the International Automobile Workers' Coordination

info per l'Italia

Slai Cobas per il sindacato di classe / comitato d'azione Melfi/Mirafiori

slaicobasta@gmail.com 



sabato 7 marzo 2026

7 marzo - Operai Fdm (Stellantis) Melfi: “Di noi vi siete proprio scordati” - massima solidarietà - fate circolare

 

da Basilicata

a cura Slai Cobas per il sindacato di classe Taranto


Operai Fdm

La collera della Logistica lasciata a piedi: “A luglio finisce anche la Cassa, e siamo fuori dall’agenda Cupparo. Quanta ipocrisia, tra istituzioni e sindacati…” Le nostre foto le trovate in archivio, già, perché un presente non c’è, siamo stati rimossi. Abbandonati alle ‘mancette’ dei corsi di riqualificazione”. Inizia all’attacco la call su WhatsApp coi lavoratori della Logistica Fdm, di Melfi, ‘scaricati con una mail’ da Stellantis, nel gennaio 2024. Seguirono mesi di presidi davanti la fabbrica, una breve occupazione dei binari a San Nicola di Melfi, incontri a Potenza in Regione e a Roma col ministro Urso. La cassa integrazione, così come la lunga agonia, per loro finirà a luglio di quest’anno. Si chiamano Andrea, Benedetto, Michele, hanno tanti nomi, volti, e storie familiari.“La clessidra” si sta per svuotare. L’immagine che più li rappresenta è quella di una “clessidra” (il tempo) che si sta per svuotare, con i granelli di speranza che stanno passando dall’altra parte, lasciando nulla dalla loro. “Una mattina ti svegli e stai bene, provi a reagire, il giorno dopo ti alzi depresso e cerchi di mascherare il tuo stato per non preoccupare famiglia e figli”, dice uno di loro. Spietato ma realistico questo stato che viene manifestato dai lavoratori in cassa per ‘cessata attività’. “Oltre al lavoro in sè – confessa un’altra voce – è la dignità a mancare, il ruolo sociale, sentirsi utile alla società e a se stessi”. Sono due anni di cassa integrazione, che stanno per scadere. E senza altri paracadute, se non i 18 mesi di Naspi, a scalare.. I corsi di formazione? Sono mancette” Il modo in cui sono stati trattati, dopo essere stati scaricati da Stellantis “per mancanza di commesse” dipinge bene anche l’effettivo stato di salute di un intero Indotto, a San Nicola di Melfi. “Stiamo facendo i corsi di formazione previsti dalla Regione Basilicata e destinati alle aree complesse – chiarisce Michele – ma già sappiamo che non ci serviranno a nulla”. E ancora: “Sono solo delle ‘mancette’ con le quali arrotondiamo per qualche mese”. Già, perchè i corsi e le 600 ore stanno per finire, ma la fame resta. Qualcuno lavora in Francia” Entriamo nella costellazione di aziende a cui fa capo Fdm. A monte c’è Sit Logistic, una spa, che gestiva le commesse. A valle, nei subappalti, troviamo Fdm e Sitrail. “Sappiamo in via ufficiosa che in Sitrail lavorano, prendono ancora commesse e chiamano anche gli interinali”. Ma per loro di Fdm, all’epoca erano in 52, nulla da fare. “Qualche nostro collega di Fdm, credo siano una decina, è andato lavorare in Francia, crediamo con trattativa privata, chi poteva e voleva ha accettato su base volontaria, ma si tratta pur sempre di qualche mese in subappalto, e poi deciderà cosa fare”. Tutti gli altri vivono in Lucania, in quella clessidra che si sta svuotando, portandosi via sogni e stabilità. “Io sto cercando di cambiare lavoro, faccio le domande nella scuola”, irrompe nella chat uno dei lavoratori. “Non possiamo e non dobbiamo perdere la speranza, almeno quella”, aggiunge subito il collega, che crede ancora in un miracolo, nella “riconversione” di San Nicola di Melfi. Siamo fuori dall’agenda Cupparo” L’ultimo passaggio della conversazione è dedicato alle responsabilità, “tante”, delle istituzioni. “C’è stata tanta ipocrisia di facciata da parte della politica”, assicura Michele. “Dapprima le promesse, il ministro Urso e l’assessore Cupparo, ma poi tutto è evaporato in fretta”. Già, le promesse. Come quelle dell’assessore alle Attività produttive che a gennaio in Consiglio regionale siglava “il patto” per San Nicola di Melfi. Sigle e slogan. “Riconversione”, “ricollocazione”, tutte parole vuote agli occhi di chi ha poco in cui sperare, se non “un piano b lontano da qui”. E i sindacati, cosa dicono…? Infine ci sarebbero anche i sindacati. “Non lasceremo nessuno indietro”, assicurarono mentre scoppiava la vertenza Fdm. Sono passati due anni. E loro, i lavoratori, sono rimasti indietro. I sindacati, invece, sono avanti. “E’ anche vero che noi non siamo uniti, non lo siamo mai stati – è l’amara confessione di uno dei lavoratori – ognuno per conto suo, qualcuno poi magari sapeva chi chiamare, ma non c’è stata mai trasparenza”.  Titoli di coda, o speriamo di no, di una storia”lunga quasi 30 anni, entrammo nel ’97”, ci dice un lavoratore Fdm di lungo corso. “Ho un figlio da far studiare, ditemi voi come devo fare, è umiliante”. Ecco ciò che resta, la realtà. E poche briciole ancora sul tavolo. Operai Fdm


venerdì 6 marzo 2026

Piattaforma dello sciopero delle donne 9 marzo

 Diffondiamo la piattaforma nei posti di lavoro,  alle donne, nelle manifestazioni. Scioperiamo!


sciopero delle donne

 9 marzo 2026

- Lavoro per tutte le donne - Lavoro per le donne significa anche indipendenza economica dall’uomo, dalla famiglia; per le donne licenziate, nessun sgravio, incentivo alle aziende e obbligo di riassunzione a TI;

- Contro la precarietà: trasformazione a tempo indeterminato dei contratti precari; internalizzazione dei servizi essenziali negli appalti pubblici; nei part time orario non inferiore a 30 ore settimanali;

- Pari salario per pari lavoro;

- abbassamento dell’età pensionabile a 35 anni lavorativi, come riconoscimento del doppio lavoro;

- Salario garantito per tutte le donne disoccupate;

- NO a discriminazioni legate allo stato familiare, maternità, razza, orientamento sessuale, nelle assunzioni, licenziamenti, e nella vita lavorativa;

- Aumento delle pause, riduzione dei ritmi e dei carichi di lavoro nelle fabbriche e in tutti i luoghi di lavoro;

- Riduzione orario di lavoro a parità di paga contro licenziamenti e per la difesa della salute;

- Condizioni di lavoro e ambienti di lavoro (compreso servizi igienici – vicini alla postazione lavorativa) a tutela della salute, anche riproduttiva, delle donne e della dignità delle lavoratrici;

- In agricoltura parità salariale contrattuale con gli uomini; divieto di pagamento per trasporto/caporale, sanzionando le aziende; No all’uso di prodotti tossici; strutture mediche vicino ai luoghi di lavoro;

- Contro gli abusi e violenze sessuali – delegate nei campi delle lavoratrici;

- Accesso gratuito ai servizi sanitari, aumento di asili e servizi di assistenza anziani e per le persone disabili gratuiti;

- Socializzazione dei servizi domestici essenziali;

- Contro carovita e carobollette;

- Permessi di soggiorno, documenti, diritto di residenza, cittadinanza, case, NO Cpr/centri lager; uguali diritti lavorativi, salariali e normativi per le immigrate;

- Nessuna persecuzione delle prostitute, diritto di tutte ai servizi sociali, sanitari, al salario garantito;

- Libertà, accesso a misure alternative per le donne/proletarie detenute, come tutela del diritto alla salute alla genitorialità, e come difesa dalle violenze, abusi sessuali in carcere che in particolare immigrate, soggettività lbgtq+.;

- Contro la repressione delle lotte delle lavoratrici, precarie, disoccupate, migranti, studentesse, attiviste sociali e politiche, cancellazione delle leggi del governo Meloni (decreto Caivano, decreto sicurezza 1660, attacco al diritto di sciopero) – NO al Ddl Bongiorno;

- Diritto di aborto libero, gratuito e assistito, in tutte le strutture pubbliche, abolizione dell’obiezione di coscienza; contraccettivi gratuiti - potenziamento della ricerca per contraccettivi sicuri per la salute;

- Allontanamento dai luoghi di lavoro per capi, padroni, ecc. responsabili di molestie, ricatti, violenze sessuali, atteggiamenti razzisti, sessisti - tutela delle lavoratrici denuncianti;

- Divieto perenne di permanenza in casa di uomini violenti, misure di controllo quotidiano;

- Case rifugio, centri antiviolenza, consultori laici - gestiti e controllati dalle donne; chiusura delle sedi pro-vita e simili e divieto di loro attività, propaganda;

- Procedura d’urgenza nelle denunce e nei processi per stupro, femminicidi, stalking, molestie sessuali, con patrocinio gratuito per le donne; accettazione delle parti civili di organizzazioni di donne;

- nessuna repressione, riconoscimento del diritto delle donne all'autodifesa per aver reagito alla violenza maschile.

- Contro la riforma reazionaria, moderno oscurantista della scuola del governo Meloni, contro la militarizzazione delle scuole, contro la scuola al servizio della concezione ideologica “Dio, patria, famiglia”, educazione sessuale nelle scuole gestita direttamente dalle studentesse;

- Abolizione nella pubblicità, nei mass media, nei testi scolastici, ecc. di ogni contenuto offensivo, sessista discriminatorio, fascista, razzista, contro le donne; repressione degli atti machisti e dei luoghi di loro ritrovi.

Per il sostegno alle donne e alla resistenza palestinese, contro la complicità del governo Meloni con il nazisionista Netanyahu e il “Board pace” di Trump, rottura di tutte le relazioni militari, economiche, culturali tra Italia e Israele.


mercoledì 4 marzo 2026

5 marzo - Dall'Osservatorio Bologna di C. Soricelli: I NUMERI DI GUERRA AI LAVORATORI CHE LE POLITICHE DEL GOVERNO , FASCISTA, MELONI AUMENTANO

 


5 marzo - BRESCIA: OMICIDIO SUL LAVORO. ESCAVATORE SI RIBALTA, OPERAIO MUORE IN UN CANTIERE IN MADDALENA

 

Ennesimo omicidio sul lavoro a Brescia. In zona Bornata, ai piedi del Monte Maddalena, un operaio di 58 anni è morto oggi attorno alle 13 dopo essere rimasto schiacciato dal piccolo escavatore che stava manovrando in una zona impervia. E’ il 145esimo omicidio sul lavoro in Italia nei primi 2 mesi del 2026.

Ancora da capire le dinamiche che hanno provocato la morte del lavoratore: il cantiere entro cui stava lavorando, infatti, presenta tratti scoscesi e irregolari che necessitano valutazioni preventive sulla sicurezza degli operai e adeguatezza dei macchinari utilizzati.

Ai microfono di Radio Onda d’Urto è intervenuto Ibrahima Niane, il segretario regionale della FILLEA CGIL, sindacato degli edili. Ascolta o scarica.


Brescia, infortunio mortale sul lavoro: la vittima è Marco Turra

La tragedia in zona Bornata, ai piedi della Maddalena


4 marzo - EX ILVA: INTERVISTA Slai Cobas sc Taranto

 

Un altro operaio morto all'ILVA di Taranto

Data di trasmissione

Martedì 3 Marzo 2026 - 10:45

 Ascoltahttps://www.ondarossa.info/newsredazione/2026/03/altro-operaio-morto-allilva-taranto


Ennesima morte all'ILVA di Taranto, questa volta è toccata a Loris Costantino, 36 anni, precipitato da una passerella alta dieci metri.

Le considerazioni di Ernesto, dello SLAI Cobas di Taranto.



martedì 3 marzo 2026

4 marzo - info Stellantis: LA DIGNITÀ NON È A RISULTATO

 da 

Operai Contro

Quest’anno in Stellantis il premio di produttività non è arrivato. Ce l’hanno detto in faccia: risultati negativi, consegne giù, fatturato giù, redditività giù e quindi niente premio.

Però a noi operai questa storia non convince più. I dirigenti il loro premio se lo prendono sempre, pure quando le cose vanno male come dicono loro. E allora la domanda viene spontanea: com’è possibile che per noi non c’è mai niente, mentre, per chi sta sopra, i soldi si trovano sempre? I premi ai dirigenti non mancano mai e questa è la cosa che fa più rabbia. Quando si parla di premi ai lavoratori, “non ci sono soldi”; quando si parla di premi ai dirigenti, i soldi spuntano come funghi. Negli ultimi anni, mentre a noi tagliavano tutto, i dirigenti Stellantis hanno preso:

    -bonus milionari legati agli obiettivi globali,

    - stock option che valgono più di una vita di lavoro in fabbrica,

    -e in alcuni casi aumenti a doppia cifra.

    E noi? Anno 2026, zero euro.

    Chi dovrebbe fare i nostri interessi, nei fatti, fa sempre quelli dell’azienda anche su questo argomento. Basti pensare che i firmatari l’anno scorso dicevano che il sistema dei premi era “migliorato”, che avevano tolto la soglia del free cash flow, che gli indicatori locali avrebbero aiutato, che il premio poteva arrivare fino all’11,55% della paga base.

    Sembrava quasi che ci stessero facendo un favore ma alla fine arriva il 2026 e scopriamo che:

    -il premio è ZERO

    -nessuna una tantum

    - nessuna compensazione

    -e ci dicono pure che “non ci sono soldi”.

    Per noi, intanto, però in Sud America, Nord Africa e Medio Oriente il premio lo pagano. Così dividono gli operai sfruttati da Stellantis, sparsi per il mondo, fra chi si merita un premio e chi un pugno di mosche.
    A Pomigliano gli operai non sono stati zitti: ma le ore di sciopero per protestare contro questo premio mancato non sono state sufficienti, a dimostrazione che il tempo delle proteste simboliche è finito, contano solo le lotte vere. Arriviamo al problema del CCSL Il CCSL è diventato una gabbia. Un contratto che:

    - non garantisce aumenti veri,

    - non protegge i lavoratori,

    - non assicura premi,

    - e soprattutto toglie voce agli operai.

    I sindacati firmatari continuano a difenderlo come se fosse oro, ma la verità è che più passa il tempo e più si vede che è un fallimento totale.
    È ora che decidano gli operai Stellantis, se per il contratto nazionale si fa il referendum, perché per il CCSL no? Perché hanno paura del risultato? Sanno benissimo che se gli operai votassero, il CCSL non passerebbe mai.
    Sarebbe ora che i sindacati firmatari si assumessero la responsabilità e facessero decidere a chi lavora davvero in fabbrica. Perché il futuro non può essere deciso da chi il premio lo prende sempre, ma da chi il premio lo aspetta per arrivare a fine mese. Questo però non vuol dire che dobbiamo credere che basti stare nel CCNL per garantirci il premio di produzione. Anche col CCNL è il padrone a decidere gli obiettivi e valutare i risultati. E’ solo la nostra lotta vera che può garantirci i soldi frutto del nostro sudore e che azienda e sindacato ci presentano invece come un premio del padrone.

    PILONE, OPERAIO STELLANTIS DI POMIGLIANO D’ARCO


lunedì 2 marzo 2026

2 marzo - TARANTO: All'ex Ilva un operaio di 37 anni muore precipitando da 12 metri mentre puliva un nastro trasportatore - Governo, padroni, commissari, ASSASSINI. SCIOPERO IMMEDIATO!

 

Ancora un incidente mortale questa mattina nell'ex Ilva. Morto un'operaio di 37 anni di una ditta dell'appalto impegnato nelle operazioni di pulizia di un nastro trasportatore nel Reparto Agglomerato,
Era un operaio della ditta di pulizie Gea Power dell’indotto ex Ilva, Loris Costantino, di Taranto, è morto in seguito alle gravi ferite riportate in seguito a una caduta da un piano di calpestio nel reparto Agglomerato dello siderurgico di Taranto, da un’altezza di una decina di metri.
Subito soccorso, l’uomo era stato portato in ambulanza all’ospedale Santissima Annunziata.
E’ deceduto poco dopo il ricovero. Sul posto anche i vigili del fuoco e personale dello Spesal.
Da accertare dinamica e responsabilità. Il 12 gennaio, in un incidente simile, morì l’operaio 46enn Claudio Salamida.

Lo Slai Cobas per il sindacato di classe a fronte della nuova criminale morte all'interno della ex Ilva dichiara e aderisce allo sciopero necessario in tutto lo stabilimento e in tutta l'area industriale.

Siamo per il blocco continuato della fabbrica


domenica 1 marzo 2026

1 marzo - Dall'assemblea delle precarie/precari Assistenti a Palermo ... verso il 9 marzo/sciopero donne/lavoratrici

 Lavoro e diritti sempre sotto attacco da parte dei palazzi del potere

Ma noi diciamo ancora una volta, innanzitutto, basta precarietà e instabilità lavorativa! 

Riorganizzarsi e riprendere la lotta è necessario

Comunicato stampa 01/03/2026

All’assemblea che si è svolta il 26 febbraio presso la sede Slai Cobas sc, le precarie e i precari Assistenti igienico personale specializzati hanno discusso dell’incontro che si è svolto nella la mattina presso la Città Metropolitana di Palermo con i referenti dell’Ufficio Politiche sociali, chiesto e ottenuto dallo Slai, a fronte di una situazione che lascia il servizio di assistenza igienico personale specializzato, seppur ripreso da settembre e oggi in svolgimento grazie anche alla tenace lotta messa in campo dai precari organizzati con lo Slai , in una situazione precaria e instabile, con diverse problematiche sempre denunciate ma mai risolte da parte dei palazzi del potere coinvolti, Regione/Assessorato lavoro-politiche sociali-famiglia, Città Metropolitana, Asp, Usr mentre all'Ars il disegno di legge di riferimento promosso dalla deputata Schillaci resta fermo alla Commissione Bilancio.

Questo è un servizio che dopo tanti anni di precarietà deve essere stabilizzato, oltre che una necessità è ormai un diritto acquisito dalle e dagli Assistenti, precari storici, e verso gli studenti disabili che continuano ad essere lesi nel loro esercizio del pieno diritto allo studio , penalizzato da Istituzioni che mentre si riempiono la bocca di “inclusione”, “integrazione” e via dicendo continuano a permettere un’erogazione del servizio di assistenza igienico personale specializzato a metà, seppur previsto dalla legge vigente che lo definisce “obbligatorio ed essenziale”, mirando di fatto ad eliminarlo per risparmiare risorse, all’interno di una politica di tagli e attacco ai servizi pubblici che oggi rientra più che pienamente nella politica antiproletaria, contro lavoratori e diritti basilari, del governo Meloni di cui il governo regionale Schifani è una costola. 

E la questione delle risorse infatti resta uno dei nodi cruciali, a cui di conseguenza si legano tutti i problemi: 

il monte orario settimanale è assolutamente insufficiente, a Palermo ad esempio gli Assistenti lavorano per 24 ore settimanali nelle scuole superiori con la conseguenza assolutamente negativa che non si riesce a coprire l’intero periodo di frequenza scolastica dell’alunno disabile, gli Assistenti in molteplici casi o devono entrare in servizio dopo o devono uscire prima rispetto all’orario degli alunni che assistono, che rimangono di fatto sprovvisti di assistenza. 

Continua la vergognosa e discriminante divisione tra alunni con certificazione UVM e alunni con certificazione non UVM, “requisito” imposto dalla Regione/Assessorato Lavoro-politiche sociali-famiglia ai tempi dell’ex Assessore Scavone, unicamente per tagliare il servizio specializzato, provare a restringerlo il più possibile e a scaricarlo gratuitamente sui collaboratori scolastici statali delle scuole a cui non spetta farlo, tutta una illegalità!, fino a provare ad eliminarlo del tutto, tentativo non riuscito fino ad ora, perché ci provano sempre solo e ud unicamente per la lotta messa in campo. 

Sebbene a Palermo la Città Metropolitana eroghi il servizio sia agli alunni con UVM con fondi della regione sia agli alunni senza UVM, con fondi propri, a seguito anche della ratifica del Consiglio Metropolitano verso cui si è agito e si è lottato a settembre scorso per sollecitare ed accelerare le procedure, ma ripetiamo che questo non è un’eccezione perché il servizio per legge deve essere garantito a tutti gli studenti con disabilità che ne abbisognano, mentre in altre città o comuni siciliani il servizio invece è erogato solo per gli alunni UVM, resta il fatto che questa questione dell’imposizione UVM è una vergogna che continua, peraltro legata anche ad un agire delle ASP caotico, complesso e dannoso verso le famiglie che la richiedono, e contro cui continuiamo a lottare perchè deve essere eliminata. 

Gli Assistenti restano significativamente precari con salari bassi peraltro danneggiati dal fatto che il loro salario è legato alle ore effettive di frequenza dello studente, pertanto gli vengono decurtate le giornate di assenza dello studente dopo il primo giorno, non vengono considerate le giornate di assemblea di istituto, i periodi di sospensione delle attività didattiche, mentre addirittura si pensa ora anche di decurtare le 2 giornate di chiusura delle scuole per causa di forza maggiore, cioè legate agli eventi climatici estremi che vi sono stati in Sicilia e alle ordinanze del Sindaco Lagalla, che non sono affatto imputabili ai lavoratori. Tutti questo perchè si deve risparmiare fino al massimo sui costi del servizio ma solo a danno dei lavoratori e delle lavoratrici del settore. 

Così la questione altrettanto vergognosa delle gite scolastiche, si rischia perfino di escludere la partecipazione degli studenti alle gite, altro che “inclusione”, perché non è prevista la sostituzione dell’Assistente che deve accompagnare lo studente in gita con un altro Assistente che a scuola provveda ad assistere gli altri alunni assegnati al collega che deve uscire in gita. La Regione non mette i soldi per questo! Questa è’ la risposta che viene data dai palazzi, nello specifico dall’Ente intermedio che si occupa dell’erogazione del servizio, giustificando una oggettiva discriminazione che si mette in atto. 

Resta anche la questione del cosiddetto genere nell’assegnazione utente/operatore, che applicata in modo non flessibile come richiesto da anni da questa O.S. alla Città Metropolitana, chiaramente nel pieno rispetto delle esigenze e richieste delle famiglie degli studenti e della garanzia del lavoro per tutti gli Assistenti, continua a risultare penalizzante per fette di Assistenti, come successo a Palermo in particolare verso le lavoratrici, nonostante la significativa anzianità di servizio che deve essere rispettata da parte delle Coop Sociali accreditate e nel rispetto anche del principio di continuità operatore-utente. 

Quale programmazione per il nuovo anno scolastico? La Regione, le Città Metropolitane, le Asp, in collaborazione con le scuole, stanno già programmando i tempi per non arrivare come ogni anno all’inizio dell’anno scolastico senza che il servizio sia garantito e riparta per tutti gli studenti e per tutti i lavoratori e lavoratrici in modo omogeneo e sin dal primo giorno di scuola? 

Il servizio a Palermo verso gli studenti UVM è garantito fino al 9 giugno ma per gli alunni non UVM al momento la determina della Città Metropolitana, come ci è stato riferito all’incontro, ha una copertura fino ad aprile, queste differenze legate sempre ai fondi sono inaccettabili. 


Tutto questo è stato posto dallo Slai Cobas sc nell’ampio incontro intercorso al palazzo della Città Metropolitana – Ufficio Politiche sociali il 26 febbraio ai referenti che si sono assunti l’impegno di relazionare al Dirigente del suddetto Ufficio, Dott. Piazza, per riaggiornarsi in un nuovo incontro che lo Slai richiederà a breve con le proposte esplicitate durante l’incontro. 

Nel frattempo lo Slai Cobas sc , a seguito di richiesta sollecitata alla Presidenza della Regione e all’Assessorato Lavoro-Politiche Sociali e Famiglia, ha ottenuto un altro incontro in data 19 marzo p.v., da parte dell’Assessorato Lavoro-politiche sociali al quale è stato invitato anche l’Assessorato regionale alla Sanità, all’Istruzione e l’Usr Sicilia. 

Vista la necessità di dovere continuare a difendere il posto di lavoro e quelli che sono diritti sacrosanti, alla luce anche della prossima giornata di sciopero delle donne/lavoratrici del 9 marzo, indetto anche dallo Slai Cobas sc in concomitanza con la giornata internazionale delle donne, le precarie Assistenti in assemblea, con il sostegno dei precari, hanno deciso di portare le ragioni di lotta in difesa di lavoro e diritti, contro precarietà lavorativa ed economica, tagli ai servizi, contro il governo Meloni che attacca la condizione di lavoro in ogni ambito, sancisce precarietà e disoccupazione che riguarda tutti ma doppiamente le donne, taglia su scuola, sanità, servizi, mentre aumenta i soldi per guerra e spese militari… e il governo regionale, il 9 marzo alla Prefettura con un sit in di cui seguiranno info e dettagli e a cui si invitano altre precarie, lavoratrici … a partecipare e ad unirsi.

Slai Cobas sc Palermo

1 marzo - La sola attenzione che lo Stato mette per lo sciopero delle donne: Repressione! APPELLO


 Proprio in questi giorni, in cui stiamo organizzando a livello nazionale lo sciopero delle donne per l'8 marzo - che quest'anno si tiene il 9/3 - è giunta alle lavoratrici Slai Cobas per il sindacato di classe, che ogni anno proclama lo sciopero delle donne, assumendosi la responsabilità legale della copertura sindacale di tutte le lavoratrici, la notifica di una pesante sanzione (2.514 euro della Commissione Garanzia scioperi + 700 euro dal Tribunale), per lo sciopero delle donne indetto nel 2020. In quella occasione, era periodo di Covid, la CGS pose un divieto generale allo sciopero, che non aveva alcuna incidenza sulla tutela della salute delle lavoratrici per il Covid - per lo Stato durante il covid le lavoratrici potevano andare a lavorare, pure fianco e fianco, mentre non potevano scioperare.

Un divieto della CGS che fu contestato da vari giuristi.

Noi ci opponemmo subito a questa violazione costituzionale del diritto di sciopero. Per non decidere da sole, facemmo una inchiesta ampia, nazionale verso le lavoratrici per chiedere se dovevamo rinunciare allo sciopero delle donne (senza peraltro manifestazioni) o mantenerlo. La risposta in grande maggioranza fu di mantenerlo. E lo Slai cobas, nel rispetto di questa decisione, lo confermò. Purtroppo tutti gli altri sindacati di base che avevano anche proclamato lo sciopero, lo revocarono, lasciando noi da soli. Le lavoratrici Slai Cobas sc hanno chiaramente fatto ricorso alla sanzione, ma è stato rigettato.

E ora dobbiamo pagare allo Stato, per il tramite dell'Ispettorato del lavoro, 3.200 euro. Per noi che siamo "piccoli" una cifra enorme, che può mettere in discussione la nostra attività, proprio ora che vogliamo organizzare le giornate e lo sciopero con presidi, iniziative pubbliche per l'8 e il 9 marzo. Crediamo che tutte e tutti comprendano la gravità politica di questa sanzione, che è un attacco non solo allo Slai Cobas sc, ma al diritto di sciopero, e in particolare alle donne, alle lavoratrici che subiscono tutto. A questo attacco repressivo ci dobbiamo opporre, prima di tutto partecipando e rendendo forti le giornate del 8 e 9 marzo prossimi. Facciamo nello stesso tempo un grosso appello alle lavoratrici, alle compagne di Nudm e del movimento femminista in genere, ai sindacati di base, alle avvocate e avvocati ad aiutarci, a pagare la sanzione. 

Chiediamo a tutte/tutti un contributo economico, anche piccolo, che ci permetta di non farci frenare nel nostro lavoro.

Chiunque vuole e può, mandi il contributo a c/c bancario UNICREDIT BANCA ROMA agenzia Taranto via Marche, 52 intestato a SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE, avente le seguenti coordinate bancarie: IT 49 W - ABI 02008 - CAB 15807 n. conto 000011056357. - con la motivazione: contributo per sanzione sciopero della CGS.

Nei prossimi giorni pubblicheremo le prese di posizioni dei giuristi, avvocati contro quel divieto della CGS.

UN FORTE GRAZIE A TUTTE E TUTTI!

Dal ricorso fatto nel 2020 alla CGS - stralci

1) E' la prima volta nella storia della Repubblica che viene bloccato uno sciopero a livello nazionale

2) L’iniziativa del Garante va oltre le competenze di codesta CGS che riguardano, come dalla Legge 146/90 e successive modificazioni, il rispetto delle norme di autoregolamentazione dello sciopero nei servizi pubblici essenziali, non certo il divieto di sciopero in ogni attività e in ogni settore lavorativo non previsti nell'elenco dei servizi pubblici essenziali.

La Commissione di garanzia si chiama così perché ad essa spetta garantire il contemperamento dell’esercizio del diritto di sciopero con il godimento dei diritti della persona costituzionalmente garantitialla cui tutela i servizi pubblici sono funzionali. “Contemperare”, quindi, e non “vietare”, dal momento che qualsiasi regolazione dello sciopero dovrebbe tener conto della sua dimensione di diritto costituzionale, cioè di valore costitutivo dell’ordine democratico. La scrivente O.S nella proclamazione e nell'attuazione dello sciopero ha rispettato la legge 146/90, preservando i servizi pubblici essenziali.

3) Vietando tutti gli scioperi, la CGS ha violato sia lo Statuto dei Lavoratori che la norma costituzionale che tutela il diritto di sciopero, art.40 Cost., così subordinando (non "contemperando") il diritto di sciopero agli altri diritti. Atteso che tale diritto (sia pur regolamentato nei servizi pubblici essenziali) è parte delle libertà fondamentali delle persone.

  1. Codesta CGS motiva il divieto di sciopero in tutti i settori lavorativi (mettendo insieme "essenziali" e non "essenziali"  - e anche questo, a conoscenza della scrivente e di giuristi, avviene per la prima volta) richiamando un regolamento contenuto nelle discipline dei vari settori lavorativi che recita che gli scioperi vanno sospesi in caso di "avvenimenti eccezionali di particolare gravità o di calamità naturale". Ma la clausola in questione è però fondamentalmente invocabile solo quando uno sciopero è in grado, in qualsiasi modo, di influire sulla situazione emergenziale, e non per sospenderne l’esercizio prescindendo da qualsiasi valutazione nel merito dei suoi effetti concreti.

    D'altra parte nei settori che non fanno parte dei servizi pubblici essenziali, e come poi è stato stabilito dai Dpcm e dal protocolli Governo/OOSS, gli interessi delle persone, nel caso concreto della salute) andavano più tutelati nel non lavorare e stare a casa (come in effetti hanno fatto le lavoratrici in sciopero il 9 marzo - dato che non si sono tenute manifestazioni) che nel lavorare. 

Ed è paradossale che in tante realtà lavorative le lavoratrici potevano lavorare, con tutti i rischi di mancata distanze, mancate protezioni individuali, e invece non potevano scioperare!

La CGS pone un arbitrario rapporto tra l'emergenza coronavirus, i suoi rischi e il divieto di astenersi dal lavoro, ma a parte i servizi essenziali (in primis in questo caso la sanità) in cui si è assolutamente rispettata la legge 146/90, tutti gli altri scioperi non incidono sull’attività di “prevenzione e contenimento della diffusione del virus. Se si considera, come la stessa Costituzione prevede, che l’arma dello sciopero costituisce uno strumento di difesa dei lavoratori, in questo caso lo sciopero aveva una doppia valenza, sia rispetto alla condizione generale delle donne, delle lavoratrici, sia rispetto alla condizione particolare in cui agli inizi di marzo sui posti di lavoro non erano state adottate neanche quelle minime misure di tutela della salute, e le lavoratrici e i lavoratori hanno scioperato anche per rivendicarle.

Questo sciopero, pertanto, è stato pienamente legittimo e non ha assolutamente violato le disposizioni della Legge 146/90 e successive modifiche

SLAI COBAS per il sindacato di classe

15.4.20


1 marzo - da C. Soricelli. Sono stato un illuso: dopo un gennaio con un calo di oltre il 30% Febbraio si "mangia tutto il calo dei morti; tra l'altro si sono persi tanti giovani

 nessuna illusione è questo sistema capitalista, e i governi che lo sostengono, che genera sfruttamento e morte sul lavoro. E solo una rivolta sociale, la scesa in campo della classe operaia, che possono portare a una vera giustizia Proletaria

18 anni di monitoraggio quotidiano, sembrava finalmente profilarsi un’inversione consistente di tendenza. Poi febbraio: un’autentica strage. 78 morti sui luoghi di lavoro contro i 66 di febbraio 2025. E la differenza con il 2025 si riduce a solo 6 morti Mi sono lasciato prendere dalla speranza. Ed è giusto dirlo: faccio mea culpa. Perché giorno dopo giorno quel calo si è assottigliato, fino a ridursi a pochi morti di differenza nei primi due mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025. E mentre le percentuali cambiavano, le bare continuavano ad aumentare. Ad oggi, fine febbraio, siamo a 151 morti sui luoghi di lavoro. Il 28 febbraio 2025 erano 161. Ma con i morti “in itinere” si sfiorano già i 200. Una differenza minima, fragile, quella con il 28 febbraio 2025, che può essere spazzata via in pochi giorni — come purtroppo sta accadendo. Negli ultimi giorni diversi giovani hanno perso la vita lavorando. Ragazzi. Ecco chi sono. Carmine Albero, 24 anni. Nico Ulivieri, 30 anni. Tommaso Andreuzza, 27 anni. Un ragazzo di 25 anni, morto ieri mentre lavorava in un cantiere stradale, di cui non conosciamo ancora l’identità. Avevano vent’anni. O poco più. Ma c’è anche l’altra faccia della tragedia. Sono tantissimi gli anziani che muoiono sul lavoro, spesso dopo una vita intera di fatica e in nero: Costantino Rocco, 61 anni. Antonio Nisticò, 61 anni. Nicola Iezza, 68 anni. Francesco Greco, 60 anni. Un agricoltore in Umbria, 70 anni. Antonio Rocco Russo, 60 anni. Eresmo Benelli, 77 anni. Settantasette anni. E non sono ancora conteggiati i morti “in itinere”, che ogni anno rappresentano tra il 25% e il 30% del totale. Ma dentro questa tragedia ce n’è un’altra. I familiari delle vittime raramente ottengono giustizia in tempi dignitosi. I processi si trascinano per venti o trent’anni. Il dolore non si attenua. Molti genitori muoiono prima di vedere riconosciute le responsabilità per la morte dei propri figli. Ne conosco tanti personalmente. La loro disperazione è indescrivibile. Non possiamo continuare a leggere questi numeri come fossero bollettini meteo. Dietro ogni numero c’è un nome. Un’età. Una famiglia distrutta. Un vuoto che non si colma. La vera inversione di tendenza sarà quando smetteremo di considerare inevitabile morire di lavoro. Carlo Soricelli Curatore dell’Osservatorio di Bologna Morti sul Lavoro