lunedì 2 marzo 2026

2 marzo - TARANTO: All'ex Ilva un operaio di 37 anni muore precipitando da 12 metri mentre puliva un nastro trasportatore - Governo, padroni, commissari, ASSASSINI. SCIOPERO IMMEDIATO!

 

Ancora un incidente mortale questa mattina nell'ex Ilva. Morto un'operaio di 37 anni di una ditta dell'appalto impegnato nelle operazioni di pulizia di un nastro trasportatore nel Reparto Agglomerato,
Era un operaio della ditta di pulizie Gea Power dell’indotto ex Ilva, Loris Costantino, di Taranto, è morto in seguito alle gravi ferite riportate in seguito a una caduta da un piano di calpestio nel reparto Agglomerato dello siderurgico di Taranto, da un’altezza di una decina di metri.
Subito soccorso, l’uomo era stato portato in ambulanza all’ospedale Santissima Annunziata.
E’ deceduto poco dopo il ricovero. Sul posto anche i vigili del fuoco e personale dello Spesal.
Da accertare dinamica e responsabilità. Il 12 gennaio, in un incidente simile, morì l’operaio 46enn Claudio Salamida.

Lo Slai Cobas per il sindacato di classe a fronte della nuova criminale morte all'interno della ex Ilva dichiara e aderisce allo sciopero necessario in tutto lo stabilimento e in tutta l'area industriale.

Siamo per il blocco continuato della fabbrica


domenica 1 marzo 2026

1 marzo - Dall'assemblea delle precarie/precari Assistenti a Palermo ... verso il 9 marzo/sciopero donne/lavoratrici

 Lavoro e diritti sempre sotto attacco da parte dei palazzi del potere

Ma noi diciamo ancora una volta, innanzitutto, basta precarietà e instabilità lavorativa! 

Riorganizzarsi e riprendere la lotta è necessario

Comunicato stampa 01/03/2026

All’assemblea che si è svolta il 26 febbraio presso la sede Slai Cobas sc, le precarie e i precari Assistenti igienico personale specializzati hanno discusso dell’incontro che si è svolto nella la mattina presso la Città Metropolitana di Palermo con i referenti dell’Ufficio Politiche sociali, chiesto e ottenuto dallo Slai, a fronte di una situazione che lascia il servizio di assistenza igienico personale specializzato, seppur ripreso da settembre e oggi in svolgimento grazie anche alla tenace lotta messa in campo dai precari organizzati con lo Slai , in una situazione precaria e instabile, con diverse problematiche sempre denunciate ma mai risolte da parte dei palazzi del potere coinvolti, Regione/Assessorato lavoro-politiche sociali-famiglia, Città Metropolitana, Asp, Usr mentre all'Ars il disegno di legge di riferimento promosso dalla deputata Schillaci resta fermo alla Commissione Bilancio.

Questo è un servizio che dopo tanti anni di precarietà deve essere stabilizzato, oltre che una necessità è ormai un diritto acquisito dalle e dagli Assistenti, precari storici, e verso gli studenti disabili che continuano ad essere lesi nel loro esercizio del pieno diritto allo studio , penalizzato da Istituzioni che mentre si riempiono la bocca di “inclusione”, “integrazione” e via dicendo continuano a permettere un’erogazione del servizio di assistenza igienico personale specializzato a metà, seppur previsto dalla legge vigente che lo definisce “obbligatorio ed essenziale”, mirando di fatto ad eliminarlo per risparmiare risorse, all’interno di una politica di tagli e attacco ai servizi pubblici che oggi rientra più che pienamente nella politica antiproletaria, contro lavoratori e diritti basilari, del governo Meloni di cui il governo regionale Schifani è una costola. 

E la questione delle risorse infatti resta uno dei nodi cruciali, a cui di conseguenza si legano tutti i problemi: 

il monte orario settimanale è assolutamente insufficiente, a Palermo ad esempio gli Assistenti lavorano per 24 ore settimanali nelle scuole superiori con la conseguenza assolutamente negativa che non si riesce a coprire l’intero periodo di frequenza scolastica dell’alunno disabile, gli Assistenti in molteplici casi o devono entrare in servizio dopo o devono uscire prima rispetto all’orario degli alunni che assistono, che rimangono di fatto sprovvisti di assistenza. 

Continua la vergognosa e discriminante divisione tra alunni con certificazione UVM e alunni con certificazione non UVM, “requisito” imposto dalla Regione/Assessorato Lavoro-politiche sociali-famiglia ai tempi dell’ex Assessore Scavone, unicamente per tagliare il servizio specializzato, provare a restringerlo il più possibile e a scaricarlo gratuitamente sui collaboratori scolastici statali delle scuole a cui non spetta farlo, tutta una illegalità!, fino a provare ad eliminarlo del tutto, tentativo non riuscito fino ad ora, perché ci provano sempre solo e ud unicamente per la lotta messa in campo. 

Sebbene a Palermo la Città Metropolitana eroghi il servizio sia agli alunni con UVM con fondi della regione sia agli alunni senza UVM, con fondi propri, a seguito anche della ratifica del Consiglio Metropolitano verso cui si è agito e si è lottato a settembre scorso per sollecitare ed accelerare le procedure, ma ripetiamo che questo non è un’eccezione perché il servizio per legge deve essere garantito a tutti gli studenti con disabilità che ne abbisognano, mentre in altre città o comuni siciliani il servizio invece è erogato solo per gli alunni UVM, resta il fatto che questa questione dell’imposizione UVM è una vergogna che continua, peraltro legata anche ad un agire delle ASP caotico, complesso e dannoso verso le famiglie che la richiedono, e contro cui continuiamo a lottare perchè deve essere eliminata. 

Gli Assistenti restano significativamente precari con salari bassi peraltro danneggiati dal fatto che il loro salario è legato alle ore effettive di frequenza dello studente, pertanto gli vengono decurtate le giornate di assenza dello studente dopo il primo giorno, non vengono considerate le giornate di assemblea di istituto, i periodi di sospensione delle attività didattiche, mentre addirittura si pensa ora anche di decurtare le 2 giornate di chiusura delle scuole per causa di forza maggiore, cioè legate agli eventi climatici estremi che vi sono stati in Sicilia e alle ordinanze del Sindaco Lagalla, che non sono affatto imputabili ai lavoratori. Tutti questo perchè si deve risparmiare fino al massimo sui costi del servizio ma solo a danno dei lavoratori e delle lavoratrici del settore. 

Così la questione altrettanto vergognosa delle gite scolastiche, si rischia perfino di escludere la partecipazione degli studenti alle gite, altro che “inclusione”, perché non è prevista la sostituzione dell’Assistente che deve accompagnare lo studente in gita con un altro Assistente che a scuola provveda ad assistere gli altri alunni assegnati al collega che deve uscire in gita. La Regione non mette i soldi per questo! Questa è’ la risposta che viene data dai palazzi, nello specifico dall’Ente intermedio che si occupa dell’erogazione del servizio, giustificando una oggettiva discriminazione che si mette in atto. 

Resta anche la questione del cosiddetto genere nell’assegnazione utente/operatore, che applicata in modo non flessibile come richiesto da anni da questa O.S. alla Città Metropolitana, chiaramente nel pieno rispetto delle esigenze e richieste delle famiglie degli studenti e della garanzia del lavoro per tutti gli Assistenti, continua a risultare penalizzante per fette di Assistenti, come successo a Palermo in particolare verso le lavoratrici, nonostante la significativa anzianità di servizio che deve essere rispettata da parte delle Coop Sociali accreditate e nel rispetto anche del principio di continuità operatore-utente. 

Quale programmazione per il nuovo anno scolastico? La Regione, le Città Metropolitane, le Asp, in collaborazione con le scuole, stanno già programmando i tempi per non arrivare come ogni anno all’inizio dell’anno scolastico senza che il servizio sia garantito e riparta per tutti gli studenti e per tutti i lavoratori e lavoratrici in modo omogeneo e sin dal primo giorno di scuola? 

Il servizio a Palermo verso gli studenti UVM è garantito fino al 9 giugno ma per gli alunni non UVM al momento la determina della Città Metropolitana, come ci è stato riferito all’incontro, ha una copertura fino ad aprile, queste differenze legate sempre ai fondi sono inaccettabili. 


Tutto questo è stato posto dallo Slai Cobas sc nell’ampio incontro intercorso al palazzo della Città Metropolitana – Ufficio Politiche sociali il 26 febbraio ai referenti che si sono assunti l’impegno di relazionare al Dirigente del suddetto Ufficio, Dott. Piazza, per riaggiornarsi in un nuovo incontro che lo Slai richiederà a breve con le proposte esplicitate durante l’incontro. 

Nel frattempo lo Slai Cobas sc , a seguito di richiesta sollecitata alla Presidenza della Regione e all’Assessorato Lavoro-Politiche Sociali e Famiglia, ha ottenuto un altro incontro in data 19 marzo p.v., da parte dell’Assessorato Lavoro-politiche sociali al quale è stato invitato anche l’Assessorato regionale alla Sanità, all’Istruzione e l’Usr Sicilia. 

Vista la necessità di dovere continuare a difendere il posto di lavoro e quelli che sono diritti sacrosanti, alla luce anche della prossima giornata di sciopero delle donne/lavoratrici del 9 marzo, indetto anche dallo Slai Cobas sc in concomitanza con la giornata internazionale delle donne, le precarie Assistenti in assemblea, con il sostegno dei precari, hanno deciso di portare le ragioni di lotta in difesa di lavoro e diritti, contro precarietà lavorativa ed economica, tagli ai servizi, contro il governo Meloni che attacca la condizione di lavoro in ogni ambito, sancisce precarietà e disoccupazione che riguarda tutti ma doppiamente le donne, taglia su scuola, sanità, servizi, mentre aumenta i soldi per guerra e spese militari… e il governo regionale, il 9 marzo alla Prefettura con un sit in di cui seguiranno info e dettagli e a cui si invitano altre precarie, lavoratrici … a partecipare e ad unirsi.

Slai Cobas sc Palermo

1 marzo - La sola attenzione che lo Stato mette per lo sciopero delle donne: Repressione! APPELLO


 Proprio in questi giorni, in cui stiamo organizzando a livello nazionale lo sciopero delle donne per l'8 marzo - che quest'anno si tiene il 9/3 - è giunta alle lavoratrici Slai Cobas per il sindacato di classe, che ogni anno proclama lo sciopero delle donne, assumendosi la responsabilità legale della copertura sindacale di tutte le lavoratrici, la notifica di una pesante sanzione (2.514 euro della Commissione Garanzia scioperi + 700 euro dal Tribunale), per lo sciopero delle donne indetto nel 2020. In quella occasione, era periodo di Covid, la CGS pose un divieto generale allo sciopero, che non aveva alcuna incidenza sulla tutela della salute delle lavoratrici per il Covid - per lo Stato durante il covid le lavoratrici potevano andare a lavorare, pure fianco e fianco, mentre non potevano scioperare.

Un divieto della CGS che fu contestato da vari giuristi.

Noi ci opponemmo subito a questa violazione costituzionale del diritto di sciopero. Per non decidere da sole, facemmo una inchiesta ampia, nazionale verso le lavoratrici per chiedere se dovevamo rinunciare allo sciopero delle donne (senza peraltro manifestazioni) o mantenerlo. La risposta in grande maggioranza fu di mantenerlo. E lo Slai cobas, nel rispetto di questa decisione, lo confermò. Purtroppo tutti gli altri sindacati di base che avevano anche proclamato lo sciopero, lo revocarono, lasciando noi da soli. Le lavoratrici Slai Cobas sc hanno chiaramente fatto ricorso alla sanzione, ma è stato rigettato.

E ora dobbiamo pagare allo Stato, per il tramite dell'Ispettorato del lavoro, 3.200 euro. Per noi che siamo "piccoli" una cifra enorme, che può mettere in discussione la nostra attività, proprio ora che vogliamo organizzare le giornate e lo sciopero con presidi, iniziative pubbliche per l'8 e il 9 marzo. Crediamo che tutte e tutti comprendano la gravità politica di questa sanzione, che è un attacco non solo allo Slai Cobas sc, ma al diritto di sciopero, e in particolare alle donne, alle lavoratrici che subiscono tutto. A questo attacco repressivo ci dobbiamo opporre, prima di tutto partecipando e rendendo forti le giornate del 8 e 9 marzo prossimi. Facciamo nello stesso tempo un grosso appello alle lavoratrici, alle compagne di Nudm e del movimento femminista in genere, ai sindacati di base, alle avvocate e avvocati ad aiutarci, a pagare la sanzione. 

Chiediamo a tutte/tutti un contributo economico, anche piccolo, che ci permetta di non farci frenare nel nostro lavoro.

Chiunque vuole e può, mandi il contributo a c/c bancario UNICREDIT BANCA ROMA agenzia Taranto via Marche, 52 intestato a SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE, avente le seguenti coordinate bancarie: IT 49 W - ABI 02008 - CAB 15807 n. conto 000011056357. - con la motivazione: contributo per sanzione sciopero della CGS.

Nei prossimi giorni pubblicheremo le prese di posizioni dei giuristi, avvocati contro quel divieto della CGS.

UN FORTE GRAZIE A TUTTE E TUTTI!

Dal ricorso fatto nel 2020 alla CGS - stralci

1) E' la prima volta nella storia della Repubblica che viene bloccato uno sciopero a livello nazionale

2) L’iniziativa del Garante va oltre le competenze di codesta CGS che riguardano, come dalla Legge 146/90 e successive modificazioni, il rispetto delle norme di autoregolamentazione dello sciopero nei servizi pubblici essenziali, non certo il divieto di sciopero in ogni attività e in ogni settore lavorativo non previsti nell'elenco dei servizi pubblici essenziali.

La Commissione di garanzia si chiama così perché ad essa spetta garantire il contemperamento dell’esercizio del diritto di sciopero con il godimento dei diritti della persona costituzionalmente garantitialla cui tutela i servizi pubblici sono funzionali. “Contemperare”, quindi, e non “vietare”, dal momento che qualsiasi regolazione dello sciopero dovrebbe tener conto della sua dimensione di diritto costituzionale, cioè di valore costitutivo dell’ordine democratico. La scrivente O.S nella proclamazione e nell'attuazione dello sciopero ha rispettato la legge 146/90, preservando i servizi pubblici essenziali.

3) Vietando tutti gli scioperi, la CGS ha violato sia lo Statuto dei Lavoratori che la norma costituzionale che tutela il diritto di sciopero, art.40 Cost., così subordinando (non "contemperando") il diritto di sciopero agli altri diritti. Atteso che tale diritto (sia pur regolamentato nei servizi pubblici essenziali) è parte delle libertà fondamentali delle persone.

  1. Codesta CGS motiva il divieto di sciopero in tutti i settori lavorativi (mettendo insieme "essenziali" e non "essenziali"  - e anche questo, a conoscenza della scrivente e di giuristi, avviene per la prima volta) richiamando un regolamento contenuto nelle discipline dei vari settori lavorativi che recita che gli scioperi vanno sospesi in caso di "avvenimenti eccezionali di particolare gravità o di calamità naturale". Ma la clausola in questione è però fondamentalmente invocabile solo quando uno sciopero è in grado, in qualsiasi modo, di influire sulla situazione emergenziale, e non per sospenderne l’esercizio prescindendo da qualsiasi valutazione nel merito dei suoi effetti concreti.

    D'altra parte nei settori che non fanno parte dei servizi pubblici essenziali, e come poi è stato stabilito dai Dpcm e dal protocolli Governo/OOSS, gli interessi delle persone, nel caso concreto della salute) andavano più tutelati nel non lavorare e stare a casa (come in effetti hanno fatto le lavoratrici in sciopero il 9 marzo - dato che non si sono tenute manifestazioni) che nel lavorare. 

Ed è paradossale che in tante realtà lavorative le lavoratrici potevano lavorare, con tutti i rischi di mancata distanze, mancate protezioni individuali, e invece non potevano scioperare!

La CGS pone un arbitrario rapporto tra l'emergenza coronavirus, i suoi rischi e il divieto di astenersi dal lavoro, ma a parte i servizi essenziali (in primis in questo caso la sanità) in cui si è assolutamente rispettata la legge 146/90, tutti gli altri scioperi non incidono sull’attività di “prevenzione e contenimento della diffusione del virus. Se si considera, come la stessa Costituzione prevede, che l’arma dello sciopero costituisce uno strumento di difesa dei lavoratori, in questo caso lo sciopero aveva una doppia valenza, sia rispetto alla condizione generale delle donne, delle lavoratrici, sia rispetto alla condizione particolare in cui agli inizi di marzo sui posti di lavoro non erano state adottate neanche quelle minime misure di tutela della salute, e le lavoratrici e i lavoratori hanno scioperato anche per rivendicarle.

Questo sciopero, pertanto, è stato pienamente legittimo e non ha assolutamente violato le disposizioni della Legge 146/90 e successive modifiche

SLAI COBAS per il sindacato di classe

15.4.20


1 marzo - da C. Soricelli. Sono stato un illuso: dopo un gennaio con un calo di oltre il 30% Febbraio si "mangia tutto il calo dei morti; tra l'altro si sono persi tanti giovani

 nessuna illusione è questo sistema capitalista, e i governi che lo sostengono, che genera sfruttamento e morte sul lavoro. E solo una rivolta sociale, la scesa in campo della classe operaia, che possono portare a una vera giustizia Proletaria

18 anni di monitoraggio quotidiano, sembrava finalmente profilarsi un’inversione consistente di tendenza. Poi febbraio: un’autentica strage. 78 morti sui luoghi di lavoro contro i 66 di febbraio 2025. E la differenza con il 2025 si riduce a solo 6 morti Mi sono lasciato prendere dalla speranza. Ed è giusto dirlo: faccio mea culpa. Perché giorno dopo giorno quel calo si è assottigliato, fino a ridursi a pochi morti di differenza nei primi due mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025. E mentre le percentuali cambiavano, le bare continuavano ad aumentare. Ad oggi, fine febbraio, siamo a 151 morti sui luoghi di lavoro. Il 28 febbraio 2025 erano 161. Ma con i morti “in itinere” si sfiorano già i 200. Una differenza minima, fragile, quella con il 28 febbraio 2025, che può essere spazzata via in pochi giorni — come purtroppo sta accadendo. Negli ultimi giorni diversi giovani hanno perso la vita lavorando. Ragazzi. Ecco chi sono. Carmine Albero, 24 anni. Nico Ulivieri, 30 anni. Tommaso Andreuzza, 27 anni. Un ragazzo di 25 anni, morto ieri mentre lavorava in un cantiere stradale, di cui non conosciamo ancora l’identità. Avevano vent’anni. O poco più. Ma c’è anche l’altra faccia della tragedia. Sono tantissimi gli anziani che muoiono sul lavoro, spesso dopo una vita intera di fatica e in nero: Costantino Rocco, 61 anni. Antonio Nisticò, 61 anni. Nicola Iezza, 68 anni. Francesco Greco, 60 anni. Un agricoltore in Umbria, 70 anni. Antonio Rocco Russo, 60 anni. Eresmo Benelli, 77 anni. Settantasette anni. E non sono ancora conteggiati i morti “in itinere”, che ogni anno rappresentano tra il 25% e il 30% del totale. Ma dentro questa tragedia ce n’è un’altra. I familiari delle vittime raramente ottengono giustizia in tempi dignitosi. I processi si trascinano per venti o trent’anni. Il dolore non si attenua. Molti genitori muoiono prima di vedere riconosciute le responsabilità per la morte dei propri figli. Ne conosco tanti personalmente. La loro disperazione è indescrivibile. Non possiamo continuare a leggere questi numeri come fossero bollettini meteo. Dietro ogni numero c’è un nome. Un’età. Una famiglia distrutta. Un vuoto che non si colma. La vera inversione di tendenza sarà quando smetteremo di considerare inevitabile morire di lavoro. Carlo Soricelli Curatore dell’Osservatorio di Bologna Morti sul Lavoro



sabato 28 febbraio 2026

28 febbraio - Colloqui discriminatori e molestie di ogni tipo: Milano da medioevo sui luoghi di lavoro. UNA RAGIONE IN PIU' PER SCIOPERARE

 

Donne nel mirino, raddoppiati i casi gestiti in un anno dalla Consigliera di parità della Città metropolitana. Le neo-mamme demansionate e spinte a licenziarsi, mentre le candidate sono selezionate sulla base dei progetti di vita

di ANDREA GIANNI

l'indizione dello Slai Cobas sc

SLAI Cobas per il sindacato di classe
Sede: Taranto v. L. Andronico, 47 – 3475301704 – C.F. 90177580736 – WA 3519575628  e mail: slaicobasta@gmail.com

11 febbraio 2026

All. 1

Presidente del Consiglio Roma

Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Roma

Alla Direzione generale della tutela delle condizioni di lavoro Roma

Ministro della Funzione Pubblica Roma

Ministero dell’Istruzione e del Merito Roma

Ministero dell’Università e della Ricerca Largo Roma


Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Roma

Ministro delle Imprese e del Made in Italy Roma

Ministro dell’Economia e delle Finanze Roma

Commissione di Garanzia Sciopero

Segreteria Capo Dipartimento C.N. VV.FF.

Alle Amm.ni pubbliche/associazioni datoriali/enti/aziende/cooperative

Alla Direzione TreniItalia

Alla Direzione Poste Italiane


OGGETTO: COMUNICAZIONE E PROCLAMAZIONE DI SCIOPERO DELLE DONNE - GENERALE NAZIONALE INTERA GIORNATA DEL 9/3/2026,


Lo Slai cobas per il sindacato di classe COMUNICA LA PROCLAMAZIONE DELLO SCIOPERO GENERALE NAZIONALE PER L’INTERA GIORNATA DEL 9 MARZO 2026

PER TUTTO IL PERSONALE A TEMPO INDETERMINATO E DETERMINATO, CON CONTRATTI PRECARI E ATIPICI di qualsiasi forma compresi tirocinanti e apprendisti o in somministrazione, PER TUTTI I COMPARTI, AREE PUBBLICHE E LE CATEGORIE DEL LAVORO PRIVATO E COOPERATIVO, in concomitanza con altri scioperi indetti nella stessa giornata da altre OO.SS

Motivi dell’agitazione sindacale e dello sciopero:

CONTRO LE DISCRIMINAZIONI E LE PENALIZZAZIONI SUI POSTI DI LAVORO AI DANNI DELLE LAVORATRICI, CONTRO “FEMMINICIDI” E LE VIOLENZE SESSUALI CONTRO LE DONNE, PER UGUALI DIRITTI PER LAVORATRICI E LAVORATORI IMMIGRATE-I, PER LA SOLIDARIETA’ CON LE DONNE PALESTINESI E TUTTE LE DONNE UCCISE/REPRESSE NELLE LOTTE DI LIBERAZIONE

(I motivi generali e la piattaforma dello sciopero delle donne, si riporta in allegato)

Lo Slai cobas per il sindacato di classe ACCETTA LE LIMITAZIONI IMPOSTE DA LEGGI E DAI CONTRATTI DI LAVORO SULLO SCIOPERO NEI SERVIZI MINIMI ESSENZIALI.

SONO ESENTATE LE ZONE COLPITE DA CALAMITA’ NATURALI, INTERESSATE DA CONSULTAZIONI ELETTORALI.

SI ASSICURANO I SERVIZI MINIMI ESSENZIALI E QUELLI OBBLIGATORI.

Si richiede l’attivazione delle forme di informazione e comunicazione previste dalla Legge 146/90 e 83/2000 e ai soggetti datoriali pubblici, privati e cooperativi,

Distinti saluti


SLAI COBAS per il sindacato di classe

Responsabile lavoratrici/donne

ANELLO DONATELLA



Per comunicazioni: WA 3408429376
e mail: cobas_slai_palermo@libero.it
pec: slaicobassc@pec.libero.it

la piattaforma



venerdì 27 febbraio 2026

27 febbraio - info solidale: Picchetto e tensione ai cancelli della FedEx, SI Cobas contesta un licenziamento

 

S.i. Cobas Modena

Da martedì notte siamo in sciopero alla filiale di FedEx in via Germania a Modena.

Il colosso logistico in diversi magazzini della sua filiera sta procedendo all' allontanamento, alla sospensione o l’espulsione dal ciclo produttivo di lavoratori che hanno ricevuto un giudizio di idoneità parziale, con indicazione di limitazioni alla mansione:

All'atto pratico si tratta di un attacco contro i lavoratori che per condizioni di salute non possono sostenere i carichi di lavoro imposti dall'azienda.

Oltre alla chiusura totale di qualsiasi trattativa l'azienda nella giornata di oggi ha risposto schierando il reparto celere e attaccando i lavoratori in picchetto.

Non possiamo accettare che FedEx imponga la logica del "ti sfrutto e ti butto via":

Lo sciopero continua.

link video dove si vedono i giannizzeri in divisa e per i quali la fascista Meloni vuole lo scudo penale

https://youtu.be/yh65YWewR1E?si=6tjE0b_9KBrJRzG9

mercoledì 25 febbraio 2026

25 febbraio - COMUNICATO STAMPA dell'Osservatorio di Bologna morti sul lavoro, Porca vacca: altro che inversione di tendenza, febbraio si sta "mangiando tutto il calo dei morti di gennaio

 

Dopo aver analizzato le statistiche di gennaio 2026 confrontandole con quelle di gennaio 2025, avevo sperato – dopo 19 anni – di poter finalmente parlare di una reale inversione di tendenza. Il calo delle morti sui luoghi di lavoro aveva superato il 30%. Sembrava l’inizio di un cambiamento. Purtroppo, alla data del 24 febbraio 2026, il confronto con lo stesso periodo del 2025 ridimensiona drasticamente quell’illusione: la diminuzione delle morti sui luoghi di lavoro si è ridotta a - 8%. Bastano pochi giorni drammatici per compromettere un’intera tendenza statistica. Lunedì è stata una giornata infausta: 5 lavoratori hanno perso la vita sui luoghi di lavoro e altri 3 in itinere. Tra questi una donna Giovanna Donato che all'una di notte tornava a casa in bicicletta da un turno in un ristorante, dalle cento alle 200 le donne che perdono la vita in itinere ogni anno Ieri si sono aggiunti altri 3 morti sui luoghi di lavoro. Tra loro Carmine Albero, appena 24 anni e Nico Ulivieri di 31 che a giorni sarebbe diventato papà che col suo pilotina è stato travolto da un grosso natante. Carmine Lavorava come operaio per potersi pagare gli studi e coltivare il sogno di affermarsi come cantante. Alla due famiglie e a quelle di tutti gli altri vanno le mie più sentite condoglianze. Questi numeri non sono semplici statistiche: sono vite spezzate, famiglie distrutte, progetti interrotti.

Carlo Soricelli Curatore dell’Osservatorio di Bologna Morti sul Lavoro http://cadutisullavoro.blogspot.it



25 febbraio - info solidale: Gli argentini fanno sciopero generale contro l'attacco di Milei alle leggi sul lavoro

 Indetto dai principali sindacati del Paese, lo sciopero durerà 24 ore

La classe lavoratrice argentina affronta la riforma del lavoro di Javier Milei con uno sciopero generale questo giovedì (19). Mentre i deputati discutono la questione, la gente scende in piazza per impedire che questo passo indietro venga approvato. Indetto dai principali sindacati del Paese, lo sciopero durerà 24 ore. Tutti i trasporti, gli uffici pubblici e le agenzie bancarie rimarranno chiusi per l'intera giornata. Tra gli attacchi presentati dal governo, attualmente in discussione al Congresso, vi sono l'aumento dell'orario di lavoro a 12 ore, la riduzione delle indennità di licenziamento, gli attacchi al diritto di sciopero, alle ferie e ai contratti di lavoro. Vi sono anche punti assurdi come il pagamento in beni o servizi, invece che con lo stipendio sul conto del lavoratore. Nel piano iniziale di Milei c'era persino la possibilità di ridurre fino al 75% lo stipendio dei lavoratori assenti per malattia. Ma la realtà è ben nota. La riforma non genera i posti di lavoro promessi e porta ancora più persone all'informalità. Ciò che è realmente accaduto è stata la precarietà del lavoro e il peggioramento della qualità della vita della popolazione. È contro questo scenario che anche gli argentini promettono di protestare durante la giornata, marciando fino alla piazza del Congresso. I deputati daranno il via ai dibattiti che porteranno al voto della nuova legge, a partire dalle 14:00. La scorsa settimana, le manifestazioni contro la riforma che era in fase di votazione al Senato sono state duramente represse dalla polizia con idranti e bombe lacrimogene. In totale sono stati arrestati 30 manifestanti. Giovedì è in fase di preparazione un nuovo piano di repressione. In un comunicato, il governo Milei ha già affermato che le forze di sicurezza agiranno contro le manifestazioni “violente” e che anche la stampa avrà un accesso limitato alla copertura dell'argomento. 

Disoccupazione e povertà 

martedì 24 febbraio 2026

24 febbraio - Esplosione in un’azienda farmaceutica ad Agrate Brianza: tre lavoratori investiti da una fiammata, grave un 19enne..

 ..nella regione della sbornia olimpica e della "sicurezza" per sbirri assassini-dell'impunità per le imprese-del caporalato coperti dal governo fascista Meloni, aumentano insicurezza e omicidi sul lavoro

Un’esplosione si è verificata all’interno del capannone di un’azienda farmaceutica ad Agrate Brianza (Monza). La fiammata che si è generata ha investito tre addetti alle pulizie. Uno è grave.
A cura di Enrico Spaccini

Tre lavoratori, di 19, 31 e 44 anni, sono rimasti feriti in seguito a un incidente avvenuto all'interno di una ditta farmaceutica ad Agrate Brianza (in provincia di Monza e della Brianza). Stando a quanto emerso finora, nel pomeriggio di oggi, lunedì 23 febbraio, si sarebbe verificata un'esplosione all'interno di un capannone dalla quale si è generata una fiammata che ha investito i tre. Uno di loro, il più giovane, è stato trasportato in gravi condizioni all'ospedale Niguarda di Milano, pare abbia rimediato ustioni sul 50 per cento del corpo. Gli altri due, invece, avrebbero riportato conseguenze meno preoccupanti e sono stati trasportati all'ospedale San Gerardo di Monza.
L'incidente si è verificato intorno alle 17:30 del 23 febbraio all'interno del capannone della Frau Pharma, un'azienda farmaceutica specializzata nella ricerca e nello sviluppo sperimentale che si trova nella zona industriale di Agrate Brianza, presso Cascina Trivulzina. I lavoratori coinvolti sarebbero tre addetti alle pulizie dipendenti di una ditta esterna che stavano operando con un macchinario per aspirare i liquidi. Forse a causa di un mix di sostanze chimiche, si è originata un'esplosione con una fiammata che li ha investiti.
Sul posto sono arrivati i soccorsi con tre ambulanze e un'auto medica in codice rosso, quattro mezzi dei vigili del fuoco di Monza e Brianza (due autopompe, un carro soccorso, un’autoscala e un autobotte pompa), i carabinieri della Stazione di Agrate e gli agenti della polizia locale. Uno dei lavoratori, il 19enne, avrebbe riportato ustioni sul 50 per cento del corpo ed è stato trasportato in codice rosso al Niguarda, dove è presente il reparto Grandi Ustioni. Gli altri due, invece, sono stati portati in codice giallo al San Gerardo di Monza. Per gli accertamenti su quanto accaduto sono intervenuti anche gli ispettori dell'Agenzia di tutela della salute di Monza ed è stato allertato il nucleo Nucleare Biologico Chimico Radiologico (Nbcr).


24 febbraio - info solidale, SIAMO TUTTI HAJI: Firenze, studentessa minorenne partecipa al sit-in per i lavoratori licenziati: la famiglia segnalata ai servizi sociali

 

Sudd cobas Prato Firenze

1. Haji è una studentessa del Liceo Machiavelli Capponi di Firenze. È stata segnalata ai Servizi Sociali per aver partecipato alla protesta degli operai de L'Alba davanti al negozio di Patrizia Pepe in piazza Duomo a Firenze.

2. Siamo di fronte a un atto intimidatorio. Prima la convocazione insieme ai genitori per un colloquio (che è sembrato più un interrogatorio), poi l'ispezione nella sua casa. E infine l'invito a non partecipare più a manifestazioni, paventando "conseguenze più gravi".

3. I servizi sociali hanno attivato un'indagine su di lei e sulla sua famiglia, alla ricerca di qualche fattore criminogeno o di disagio alla base della sua partecipazione a una protesta sindacale. Se vogliono capire perché una studentessa di 17 anni quel giorno era insieme agli operai de L'Alba non c'è bisogno di indagini: semplicemente, Haji è una ragazza che non rimane indifferente davanti alle ingiustizie e crede in una società migliore. La solidarietà e la partecipazione politica sono diventate un reato?

4. È un fatto: non era mai accaduto niente di simile prima. Eppure sono stati e sono tuttora decine gli studenti e le studentesse del Liceo Machiavelli Capponi - come di altre scuole - che partecipano agli scioperi ed alle proteste degli operai sfruttati del distretto industriale pratese. Perché Haji? Conta il fatto che i suoi genitori vengono dal Marocco?

5. La sensazione è che siamo di fronte a una combinazione esplosiva tra attacco al diritto al dissenso e criminalizzazione delle cosiddette "seconde generazioni". Una criminalizzazione che non è limitata alla propaganda-spazzatura che tutti i giorni riempie i programmi in TV. Ma si materializza già anche in nuove prassi repressive che passano da Procura dei Minori e da assistenti sociali.

6. Si vuole provare ad affermare che ci sono ragazzi e ragazze che non hanno diritto alla partecipazione politica e alla vita democratica. Questo è inaccettabile. E deve preoccuparci tutti.

7. La risposta dei compagni e delle compagne di scuola di Haji è stata straordinaria. In tre giorni già in più di 300 hanno firmato una petizione di solidarietà. Tra le firme ci sono anche quelle di molti docenti. Perché la scuola in molti casi - come questo - è ancora qualcosa che le destre al potere non riescono a piegare del tutto alla loro idea trumpiana di società.

8. C'è un filo nero che unisce la storia di Haji con la schedatura degli studenti palestinesi, dei "professori comunisti" o la proposta di Fratelli d'Italia a Bagno a Ripoli di etichettare le scuole con docenti di sinistra e antifascisti. Ma c'è anche un filo rosso che tesse trame solidali di un’alternativa, e che unisce già studentesse, docenti di un liceo e operai. Finché continueremo a tesserlo, non passeranno.

Left

Il #buongiorno di Giulio Cavalli

Lo scorso 8 novembre alcuni studenti hanno deciso di solidarizzare con gli operai della ditta L'Alba di Montemurlo che in piazza Duomo a Firenze avevano organizzato una manifestazione per chiedere al brand Patrizia Pepe di partecipare al tavolo di crisi convocato dalla Provincia di Prato.

Dovrebbe essere una bella notizia: in un’epoca in cui tutti spingono sull’alternanza scuola-lavoro degli scolari decidono di affiancare dei lavoratori anche nella rivendicazione dei loro diritti. Coscienza di classe, si sarebbe detto una volta. Poiché oggi quella definizione sarebbe bollata di terrorismo possiamo chiamarla compartecipazione alla vita pubblica dei lavoratori. Così sono tutti tranquilli.

Una studentessa diciassettenne del liceo Machiavelli-Capponi di Firenze, raccontano il Collettivo K1 e i coordinatori del sindacato Sudd Cobas, per questo è stata segnalata ai servizi sociali cittadini dopo avere ricevuto un’ispezione a casa. E che hanno fatto i servizi sociali? Le hanno consigliato di non partecipare più a manifestazioni di protesta “per evitare conseguenze più gravi”.

Dice Sudd Cobas che a loro sembra “un segnale molto pericoloso” e in effetti è difficile non essere d’accordo. Siamo passati dagli studenti manganellati che avevano innervosito perfino il presidente Mattarella agli studenti ammansiti senza nemmeno bisogno di un decreto. Per diventare veramente adulti ai nostri scolari è richiesta l’accettazione supina di futuri licenziamenti.

Ultimo piccolo particolare: la studentessa ha genitori nordafricani. Ma noi siamo sicuri che i servizi sociali avrebbero usato lo stesso intimidatorio paternalismo anche con i figli della borghesia fiorentina.

Buon lunedì.


lunedì 23 febbraio 2026

23 febbraio - info da tarantocontro: Ma veramente gli operai ex Ilva si devono affidare a questo vendifumo?

 DOBBIAMO BOICOTTARE LA VENDITA DELL'EX ILVA AL FONDO FLACKS. 

I SINDACATI CONFEDERALI E USB CHE FANNO? LA STRADA DEI "TAVOLI" PORTERA' AL FALLIMENTO!

Slai Cobas Taranto

Mister Flacks, solo brochure e niente bilanci: «miracoli» e miliardi dell’inglese che punta all’Ilva (con la moglie)

Da Corriere della Sera - Finanza di Mario Gerevini

Selezionato dal governo per trattare in esclusiva. Il family office di Miami e il buio sui bilanci.Il caso dei 5 miliardi che diventano 7 in pochi giorni. 

Il «cavaliere bianco» nel 2022 acquistò un’azienda di vernici Usa: chiusa poco dopo
Michael Flacks è il cavaliere bianco dei casi disperati. Il governo lo ha selezionato per trattare in esclusiva l’acquisto degli asset ex Ilva. Al di là del costo simbolico di 1 euro, sul tavolo c’è un’operazione di rilancio di grandi proporzioni (5 miliardi di investimenti industriali) e impatto sociale (8.500 dipendenti coinvolti). Quindi bisogna avere capitali ed esperienza di turnaround industriali (preferibilmente siderurgici) ad alto livello di complessità. Mister Flacks, cittadino inglese residente a Miami, risponde a questi requisiti?
Il caso Kelly Moore 
- Qualcosa non torna se si va al sodo, cioè se si entra nel “portafoglio” del suo Flacks Group. Dove dall’oggi al domani, all’inizio del 2026, si sono materializzati nuovi asset per 2 miliardi di dollari in più. Tre miliardi se il confronto è tra agosto e oggi. Ma come ha fatto? Un genio o un mago? Ci arriviamo. Intanto segnaliamo che nel 2022 acquistò un’azienda americana di vernici (Kelly Moore Paints, fondata nel 1946) da 400 milioni di fatturato e 1.200 dipendenti. Flacks presidente, il suo braccio destro Charles Gassenheimer amministratore delegato. L’azienda ha chiuso per sempre poco più di un anno dopo il loro insediamento. Sul sito di Flacks Group il progetto Kelly-Moore Paints è sotto il titolo «I nostri recenti successi». Flacks Group non è un fondo di investimento che raccoglie capitali da piccoli e grandi investitori. L’uomo d’affari americano è stato chiaro: «È un family office, siamo io e mia moglie». Dunque Michael Aubrey Flacks (58 anni) e Deborah Rhonda Flacks (63) partendo da una holding familiare che ha il core business negli immobili e radici societarie nel poco trasparente Delaware, muovono le loro leve imprenditoriali e i loro (misteriosi) capitali prima verso aziende di piccole-medie dimensioni poi, improvvisamente, alzano la posta: ex Ilva e British Steel.

Bilanci? Non pervenuti - Il sito web di Flacks Group non fornisce bilanci: nulla su ricavi, utili/perdite, debiti, dipendenti ecc. A richiesta scritta di avere almeno gli highlights economici delle società non ci è stata data risposta. Flacks non è quotato in Borsa e non possiede alcuna azienda a listino quindi non ha stringenti obblighi informativi. Tuttavia si muove in un contesto di mercato, come oggi in Italia, dove le controparti sono istituzionali e pubbliche: governi centrali e locali, sindacati, autorità regolatorie.  In assenza di bilanci pubblici che cosa arriva sotto gli occhi degli addetti ai lavori? La «Flacks Group Brochure», il testo “sacro” (ed essenziale) che Michael e la moglie esibiscono come biglietto da visita. Ma occhio alle date. La versione che girava tra pc e scrivanie fino allo scorso agosto dava tre cifre chiave: 4 miliardi di dollari in asset gestiti; aziende target con fatturati tra 250 milioni e 5 miliardi; equity ticket di 500 milioni, cioè la quota che Flacks è disposta a investire di tasca propria (cresciuta prodigiosamente in pochi mesi dai precedenti 200 milioni). Passa l’autunno e al 31 dicembre 2025 i 4 miliardi di asset sono diventati 5 miliardi. Passa ancora qualche settimana e siamo a oggi: il patrimonio è lievitato a 7 miliardi, secondo l’ultima versione del documento ufficiale. Nel frattempo nessuna news di investimenti o plusvalenze miliardarie. Né, come detto, esiste il riscontro di un bilancio. Il tavolo e le carte - In portafoglio ci sono tuttavia molti asset immobiliari di grande valore e alcune aziende industriali, anche in Europa, come Pleuger (ingegneria meccanica) e Artemyn (minerali per l’industria della carta). La loro holding, Pleuger Minerals del Delaware, proprio pochi giorni fa ha deliberato di non liquidare la Artemyn France che ha un patrimonio netto negativo. Sono soprattutto medie aziende. 
Sul tavolo è presumibile che il governo abbia visto e misurato le carte “vere”...
Michael Flacks intanto afferma sicuro: «Abbiamo pianificato 5 miliardi di investimenti». E, intervistato dalla Gazzetta del Mezzogiorno: «Se vi dicessi che vengo a Taranto succederebbe come quando i Beatles sono andati in America, accolti da folle oceaniche». Il ministro delle Imprese Adolfo Urso conta di chiudere la vendita «entro aprile». Quando mister Flacks potrebbe già aver raggiunto i 10-15 miliardi di asset. Nella brochure...