venerdì 6 novembre 2026

6 novembre - Catena di morti sul lavoro - padroni/governo/stato del capitale/sistema capitalistico ASSASSINI!

 Perfino la stampa e la tv non dicono numeri esatti dei morti di ieri, qualcuno scrive 6 altri 7... ma non sono numeri sono vite operaie, famiglie distrutte!

Morire di lavoro, altre 5 vittime. Sono oltre 700 nel 2026

Alla Fincantieri Marghera operaio colto da malore, altri morti in Puglia, Campania e Emilia-Romagna

Quattro morti sul lavoro in un solo

 giorno, più il caso in Fincantieri: la

 strage non finisce mai

diRedazione Cronaca

Travolti, schiacciati, investiti: da Nord a Sud, un'altra giornata di lutti nei posti di lavoro. Decessi a Casarano, San Leucio del Sannio, San Nicolò e Trecate

Travolti, schiacciati, investiti: da Nord a Sud è stata un’altra giornata di lutti sui luoghi di lavoro. Un operaio è stato travolto da un cancello scorrevole mentre stava lavorando al rifacimento di alcuni pilastri, morendo sul colpo. Un altro è precipitato da una scala all’interno dell’azienda. Poche ore dopo, un terzo è stato investito da un’auto mentre lavorava in un tombino. Hanno perso la vita così Bashkim Rushani, 61 anni, titolare di una ditta edile a Casarano, in provincia di Lecce; un 25enne, originario del Camerun, impiegato in un’impresa di San Leucio

Operaio in sub appalto muore in

 Fincantieri a Marghera: “Sospetta

 intossicazione”. Malore per due colleghi

diAndrea Tundo

L'allarme è scattato a bordo intorno alle 11: indagini in corso. Per l'azienda si è trattato di cause naturali e i due colleghi avrebbero avuto uno shock emotivo

Ennesima strage nel mondo del lavoro. Sette vittime in due giorni. Venerdi 6 novembre sciopero nel gruppo Fincantieri

Strage nel mondo del lavoro. Sette le vittime nelle ultime 48 ore. Oggi un uomo di 54 anni è morto in un incidente avvenuto mentre stava lavorando nella località Cassinassa del Comune di Castana (Pavia). Secondo quanto si è appreso, il 54enne stava operando sotto il rimorchio sollevato di un mezzo agricolo che, per cause ancora da chiarire, si è sganciato, schiacciandolo. Sempre oggi un lavoratore di circa 30 anni è morto schiacciato da una rotoballa a Pozzilli in provincia di Isernia. Il giovane, di nazionalità straniera, è stato immediatamente soccorso, ma all’arrivo dell’ambulanza era già deceduto. Ieri ci sono stati 5 morti in 24 ore tra Puglia, Campania, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna. Secondo i dati Inail quest’anno la strage di lavoratori e lavoratrici ha già raggiunto e superato quota 700, mentre sono più di 400mila le denunce di infortuni sul lavoro, in aumento del 5,4% rispetto all’anno scorso.

In un caso la vittima, Marius Hurba, 34 anni, dipendente di una ditta in subappalto su una nave in costruzione a Fincantieri di Marghera, ha portato i sindacati a organizzare per venerdi 6 novembre  8 ore di sciopero in tutta Fincantieri in Italia, dove quest’anno ci sono già stati almeno 4 infortuni mortali.

Lavoricidio: altri 6 morti anche ieri

Non chiamateli "incidenti". Non chiamatela "fatalità". Questa è una strage quotidiana, silenziosa e sistematicamente ignorata, che continua a consumarsi nelle nostre città, nei cantieri, lungo le strade e dentro le fabbriche. Nelle ultime ore si sono aggiunte altre croci alla nostra lunghissima e dolorosa lista: Nel Salento, a Casarano (Lecce), Bashkim Rushani, 61 anni, è morto schiacciato sotto la morsa di un pesante cancello metallico improvvisamente crollato. Nel Beneventano, a San Leucio del Sannio, Valery, 25 anni, arrivato dal Camerun inseguendo la speranza di un futuro dignitoso, si è spento in ospedale dopo una tragica caduta da una scala mentre lavorava. Nel Piacentino, a San Nicolò di Rottofreno, Marco Carini, 54 anni, ha visto finire la propria vita dentro un tombino/pozzetto, travolto da un'auto mentre lavorava. Alla Fincantieri, la tragedia delle inalazioni tossiche e dei fumi svela un altro calvario sul lavoro dove si continua a perdere la vita in condizioni inaccettabili. Nel Novarese, l'ennesimo dramma sul lavoro nei cantieri del territorio dove un operaio è stato travolto da una gru. E ancora, la vita spezzata dell'idraulico impegnato nella manutenzione di un impianto di risalita morti di Karosci. I NUMERI DELLA VERGOGNA E IL RAZZISMO STRUTTURALE L'INAIL diffonde le cifre ufficiali parlando di 829 morti complessivi (compresi gli in itinere) al 30 settembre. Ma i numeri dell'Istituto raccontano solo una parte della verità. I nostri monitoraggi indipendenti contano 1.286 morti complessivi, di cui ben 983 uccisi direttamente sui luoghi di lavoro. Solo ieri, sfioriamo la quota drammatica di 200 morti tra gli stranieri dall'inizio dell'anno. Tra le vittime di queste ultime ore, tre erano lavoratori stranieri. È la faccia più feroce e vergognosa di questa mattanza: il razzismo sistemico e la discriminazione che colpisce i lavoratori immigrati. In percentuale, gli stranieri muoiono il doppio rispetto ai lavoratori italiani. Vengono destinati sistematicamente alle mansioni più umili, logoranti, pericolose e sottopagate. Vengono mandati in prima linea senza garanzie, spesso ricattati dalla necessità di un documento o di una paga da inviare a casa, in mercati del subappalto svuotati di tutele e controlli. Il giorno prima è morto nell'ascolano Tommassino Calvaresi che a 70 anni lavorava ancora, oltre il 30% dei morti sui luoghi di lavoro sono ultrasessantenni e addirittura il 17% ultrasettantenni. Finché la vita umana varrà meno del profitto e della velocità dei cantieri e sulle strade, non ci sarà civiltà in questo Paese. BASTA CON GLI APPALTI A CASCATA CHE HANNO RADDOPPIATO I MORTI IN EDILIZIA E NELL'AUTOTRASPORTO IN 4 ANNI. Non dimentichiamo i loro nomi. Non smettiamo di gridare la verità. Carlo Soricelli curatore dell'Osservatorio di Bologna morti sul lavoro http//cadutisullavoro.blogspot.it.

Al 31 ottobre nel 2026 sono morti complessivamente 1265 lavoratori (parziale) lavoratori comprensivi di itinere, di questi 965 sui luoghi di lavoro

GEOGRAFIA DELLA STRAGE

Nelle Regioni (non nelle province) ci sono i morti del tratto autostradale della Regione ma non i morti in itinere che sono a parte.

NB. Sulle vittime “in itinere” l’aggiornamento non è giornaliero

  1. LOMBARDIA 111 sui luoghi di lavoro con itinere 151 Milano 17 Bergamo 18 Brescia 31 Cremona 6 Como 5 Lecco 3 Lodi 5 Mantova 14 Monza Brianza a Varese 2 Pavia 3 Sondrio 4

  2. VENETO 112 ui luoghi di lavoro con itinere 141 Venezia 17 Belluno 3 Padova 23 Rovigo 3 Treviso 33 Verona 15 Vicenza 15

  3. SICILIA 80 con itinere 110 Palermo 21 Agrigento 12 Caltanissetta 2 Catania 7 Enna 2 Ragusa 3 Siracusa 5 Trapani 9 Messina 15

  4. TOSCANA 71 con itinere 95 Firenze 8 Arezzo 4 Grosseto 6 Livorno 5 Lucca 14 Massa Carrara 3 Pisa 8 Pistoia 8 Siena 6 Prato

  5. CAMPANIA 72 sui luoghi di lavoro con itinere 68 Napoli 25 Avellino 5 Benevento 6 Caserta 12 Salerno 17

  6. EMILIA ROMAGNA 70 sui luoghi di lavoro con itinere 100 Bologna 18 Piacenza 3 Parma 7 Reggio Emilia 9 Modena 7 Ferrara 6 Forlì Cesena 3 Ravenna 3 Rimini 3

  7. PIEMONTE 60 sui luoghi di lavoro con itinere 83 Torino 22 Alessandria 5 Asti 5 Biella 2 Cuneo 11 Novara 1 Verbano-Cusio-Ossola 4 Vercelli 5

  8. LAZIO 59 con itinere 91 Roma 18 Viterbo 8 Frosinone 12 Latina 10 Rieti 3

  9. PUGLIA  44 con itinere 59 Bari 8 BAT 1 Brindisi 6 Foggia 8 Lecce 12 Taranto 8

  10. SARDEGNA 33 con con itinere 44 Cagliari 10 Sud Sardegna, Medio Campidano 1 Nuoro 6 Oristano 3 Sassari 8 Ogliastra 3 Surcis Inglesiente 1

  11. ABRUZZO 29 con itinere 43 L’Aquila 11 Chieti 10 Pescara 5 Teramo 4

  12. CALABRIA 23 con itinere 33 Catanzaro 3 Cosenza 7 Crotone Reggio Calabria 7 Vibo Valentia 4

  13. TRENTINO ALTO ADIGE 24 con itinere 31 Bolzano 13 Trento 9

  14. MARCHE 26 con itinere 41 Ancona 8 Macerata 4Fermo 5 Pesaro-Urbino 5 Ascoli Piceno 2

  15. FRIULI VENEZIA GIULIA 22 con itinere 30 Pordenone 2 Triste 5 Udine 6 Gorizia 3

  16. LIGURIA  15 con itinere 22 Genova 6217 in agricoltura Imperia 2 La Spezia 2 Savona 3

  17. UMBRIA 12 con itinere 18 Perugia 6 Terni 2

  18. BASILICATA 9 con itinere 13 Potenza 8 Matera 1

  19.   Molise 8 con itinere 14 Campobasso 7 Isernia 1

  20.  VALLE D’AOSTA  1

169 Autotrasportatori. nel 2022 prima dell’introduzione degli appalti a cascata gli autotrasportatori morti furono 109 con un raddoppio dei morti in soli 4 anni

156 schiacciati dal trattore, alcuni in incidenti su strada 143 nell’intero 2025

96 morti per infortuni domestici

25 taglialegna,

12 studenti morti in incidenti (fonte INAIL)

  • 153 lavoratori stranieri

  • Genere: Le donne muoiono meno in loco, ma quasi quanto gli uomini in itinere , anche per lo stress tra lavoro e famiglia.

RISCHIO (dati 2026 vs 2025) gli ultrassessantenni morti sui luoghi di lavoro sono 260 rappresentano il 31,5% di tutti i morti sui luoghi di lavoro, e questo grazie alle leggi che hanno allungato l’età per andare in pensione anche a chi svolge lavori pericolosi, per se e gli altri come gli autotrasportatori

  • Genere: Le donne muoiono meno in loco, ma quasi quanto gli uomini in itinere per lo stress tra lavoro e famiglia.


giovedì 5 novembre 2026

5 novembre - REPRESSIONE AD OROLOGERIA CONTRO COLL. GKN! MASSIMA SOLIDARIETA'

 

Corteo del 18 ottobre '25: "il futuro irrompe". Il dodicesimo corteo in 5 anni di lotta ex Gkn, 5 anni di prese in giro. 10.000 persone sfilano e il corteo svolge un'azione di disobbedienza civile all'aeroporto

Con incredibile puntualità, visto il contesto, ecco arrivare le prime notifiche di chiusura delle indagini.

18 persone indagate, 7 capi d’accusa, pene potenziali fino a 15 anni. Spicca l’art. 655 c.p.: «radunata sediziosa»: un armamentario che viene direttamente dal Codice Rocco del 1930, raramente usato perché considerato spesso in pieno conflitto con l’articolo 17 della Costituzione.

Ma è tutto l'impianto accusatorio che tende a trasformare un’azione di lotta sociale in un problema di ordine pubblico.

Spariscono la fabbrica chiusa, i 23 mesi senza stipendio, la disoccupazione (allora 8 mesi, oggi 20), le promesse disattese, i rinvii e il logoramento di cinque anni di vertenza ex GKN e un Consorzio industriale pubblico creato prima delle elezioni per poi restare fermo mesi e fare così marcire la reindustrializzazione ecologica.

Al posto di questi elementi sociali, si rappresenta un contesto di violenza diretta da alcune menti. In linea con i tempi, insomma.

Le persone indagate sono descritte come «simpatizzanti o aderenti a movimenti antagonisti e di lotta sindacale», che «si riunivano sediziosamente armati di bottiglie di vetro, di bastoni ricavati anche dalle aste portabandiera ed altri corpi contundenti (es. batterie, megafoni)” ». Che devono rispondere non solo di quello che hanno materialmente fatto, ma di “concorso morale”.

Abbiamo poche cose da dire. E non aggiungeremo una parola.

1. Se di responsabilità morale si vuole parlare, qualsiasi cosa accadrà alle nostre fedine penali, ricade su 5 anni di prese in giro, avallate a ogni livello istituzionale.

2. Un processo contro questa lotta sarà un processo contro un intero movimento solidale.

3. Questo accade non a caso dopo un lungo periodo di tentativi di farci terra bruciata attorno , con malinformazione, invisibilizzazione e notizie diffamatorie. Chiunque abbia praticato questo gioco, ha aperto la strada alla repressione.

4. C'eravamo tutt*. E tutt* ci saremo

#insorgiamo




mercoledì 4 novembre 2026

5 novembre - da tarantocontro: Un saluto proletario a Antonio Salinardi delegato Slai Cobas Fiat Sata di Melfi scintilla e protagonista della grandiosa lotta operaia dei 21 giorni

 Venerdi 6 novembre - in occasione della assemblea a Potenza sull'ex Ilva Taranto i compagni dello Slai Cobas Taranto ricorderanno e renderanno omaggio a questa storica avanguardia operaia

la figura del delegato Slai Cobas dello stabilimento Fiat (ora Stellantis) di Melfi rimanda storicamente e politicamente a una forte presenza del sindacalismo di base all'interno della fabbrica lucana, in particolare fin dalle storiche lotte operaie, come la celebre protesta dei "21 giorni" di Melfi nel 2004. [1, 2]

I punti chiave legati alla presenza e all'attività dei delegati Slai Cobas a Melfi includono:

  • Le origini e le figure storiche: Tra gli operai simbolo dell'avanguardia operaia che ebbero il coraggio di fondare lo Slai Cobas nello stabilimento di Melfi, sfidando un contesto aziendale storicamente rigido, si ricorda in particolare Antonio Salinardi, scomparso nel 2026, figura cardine del sindacalismo di base all'interno dello stabilimento fin dai primi anni 2000. [1]

  • Posizioni di contrasto con l'azienda e i confederali: I delegati dello Slai Cobas a Melfi si sono sempre distinti per una linea di forte conflittualità sia nei confronti delle politiche di flessibilità e sfruttamento della Fiat/Stellantis (come l'introduzione dei turni intensivi), sia rifiutando la validità di accordi o referendum siglati dai sindacati confederali (CGIL, CISL, UIL). [1, 2]

  • Operai Contro

    In ricordo di Antonio Salinardi, tra le avanguardie operaie della lotta dei 21 giorni di Melfi

    Mercoledì 28 ottobre è morto, a soli 57 anni, Antonio Salinardi, per i più un perfetto sconosciuto, non per noi e soprattutto non per la stragrande maggioranza degli operai dell’allora Sata di Melfi, ora Stellantis.

    Abbiamo avuto l’onore e il privilegio di seguire e, nel limite delle nostre forze, partecipare come Operai Contro, al percorso che agli inizi degli anni ’90 coinvolse migliaia di giovani lucani e pugliesi.

    A Melfi, grazie al patto scellerato fra la Fiat, i sindacati nazionali, le forze politiche e le istituzioni statali e regionali, gli operai vivevano le condizioni salariali e lavorative di gran lunga peggiori rispetto agli altri operai italiani.

    Questi operai furono in grado, superando mille difficoltà ed ostacoli, di costituirsi come una comunità compatta capace di difendere ed imporre i propri interessi.

    Antonio Salinardi, di quella lotta fu tra gli artefici e i protagonisti. Ebbe il coraggio, in un periodo in cui nella fabbrica di Melfi era rischioso già militare nella Fiom su posizioni critiche, di fondare, insieme ad altri operai, lo Slai Cobas. Lo scandalo e l’allarme suscitato da questo tentativo fu enorme.

    Il sindacato di base si allargava, dalle sue roccaforti storiche, direttamente nella fabbrica più produttiva della Fiat e con la minore conflittualità interna. La repressione aziendale, con il silenzio complice dei sindacati confederali nel migliore dei casi, fu pesantissima. Antonio Salinardi non si piegò e fu tra i protagonisti della lotta dei 21 giorni.

    Dopo quell'esperienza iniziò il lento peggioramento della condizione operaia, non solo a Melfi, ma a livello generale. Solo pochi compagni cercarono di reagire, pagandone pesantemente le conseguenze. Salinardi se ne tirò fuori, senza però mai collaborare con l’azienda.

    Evidentemente deluso da come andavano le cose, abbandonò completamente l'idea di costruire un’organizzazione operaia, ma questo non può farci dimenticare il contributo che Antonio Salinardi ha dato alla lotta degli operai.

    #fiat #stellantis #operai #melfi #antoniosalinardi



4 novembre - 6 novembre importante assemblea pubblica a Potenza sul processo ambiente svenduto e sulla situazione ex ILVA di Taranto

 

Comunicato Stampa

La mattina del 6 Novembre si celebrerà a Potenza una nuova udienza del processo “Ambiente Svenduto”, vergognosamente trasferito dalla sede naturale di Taranto dopo oltre 7 anni di svolgimento e di produzione di atti.

Cittadini e cittadine, operaie ed operai, studenti e studentesse, esponenti di sindacati e di associazioni, sono invitati/e a partecipare all’assemblea pubblica che si terrà a Potenza venerdì 6 Novembre presso i locali del CSV (Centro di Servizio al Volontariato), in via Sicilia n. 10, dalle ore 17 alle ore 19.

All’assemblea, indetta congiuntamente dal Coordinamento No Triv Basilicata e dal sindacato SLAI- COBAS di Taranto, parteciperanno esponenti delle parti civili al processo in corso al Tribunale di Potenza e gli avvocati Antonietta Ricci (TA) e Gianluca Vitale del foro di Torino

L’assemblea affronterà in tale contesto i seguenti punti:

  • Cosa può accadere a seguito della sentenza della Cassazione del 20 Ottobre - con conferma o meno della chiusura dell'area a caldo

  • Resoconto ed analisi della lotta e della reazione operaia e dei cittadini

  • Resoconto ed andamento delle udienze del processo in atto a Potenza denominato “Ambiente Svenduto” che mette sotto accusa Riva e complici della gestione fino al 2012. Informazione sul nuovo maxi processo che si annuncia in seguito alla messa sotto accusa della gestione arcelor mittal

  • Il legame tra Taranto e la Basilicata

Coordinamento No Triv Basilicata SLAI COBAS Taranto info 3475301704


lunedì 2 novembre 2026

2 novembre - sulla giornata del 30: Porto di Genova. Una dimostrazione di forza dei lavoratori organizzati

 

Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali

Abbiamo lasciato passare un paio di giorni per mettere in fila idee, impressioni ed emozioni sulla grande giornata di sciopero internazionale dei porti del 30 ottobre, indetta da USB e sostenuta da diversi sindacati di base. Ora possiamo dirlo senza esitazioni: è stata una giornata di lotta importante, una mobilitazione riuscita, un segnale forte che nessuno può permettersi di ignorare!

Giovani lavoratori e giovani studenti, fianco a fianco, ancora più uniti, consapevoli e determinati delle mobilitazioni dello scorso autunno per la Palestina e per la Flotilla. Insieme siamo scesi in piazza anche il 19 luglio, non per limitarci a commemorare il G8 di Genova, ma per raccogliere e rilanciare il filo di quelle lotte, che a 25 anni di distanza continua ad attraversare le nostre vite.

Oggi siamo qui, più forti nella consapevolezza delle nostre ragioni, più lucidi di fronte agli inganni dei governi e agli interessi dei padroni.

Il 30 ottobre siamo rimasti al blocco del varco Albertazzi dal mattino fino al pomeriggio. Abbiamo mangiato nel piazzale, respirato il fumo delle torce e dei copertoni in fiamme, tenuto duro nei cordoni, senza arretrare. Ore di presidio, fatica e determinazione. Perché quando si decide di lottare, non si molla alla prima difficoltà.

Nelle prime ore del pomeriggio ancora una volta la città è entrata in porto. Ancora una volta abbiamo dimostrato, soprattutto alle multinazionali del mare, che il porto non è una proprietà privata nelle mani di pochi: il porto appartiene anche alla città, ai suoi lavoratori, a chi ogni giorno lo fa vivere e a chi non accetta che venga utilizzato contro i popoli e per alimentare le guerre!

Il corteo ha attraversato il porto e poi le strade della città, fino a piazza De Ferrari. Ci siamo arrivati portando con noi la memoria della grande battaglia del 30 giugno 1960 contro il governo Tambroni. E, accompagnati come sempre dalle note di “Stalingrado”, abbiamo ribadito da che parte stiamo: l’antifascismo non è una ricorrenza da celebrare, ma una pratica quotidiana, una linea di demarcazione, una bussola che continua a indicare la nostra strada.

Le giornate di lotta non sono mai prive di contraddizioni, discussioni e polemiche. Ma non permetteremo che qualche mugugno ci faccia perdere di vista ciò che conta davvero. La battaglia che Genova sta portando avanti contro il traffico di armi e contro il coinvolgimento dei nostri porti nell’economia di guerra è troppo importante per essere indebolita da polemiche di giornata. Qui è in gioco qualcosa di molto più grande.

I giovani ci stanno dicendo chiaramente che non hanno intenzione di regalare la propria vita alle guerre dei governi e dei padroni. Ci stanno dicendo che non vogliono un futuro fatto di riarmo, militarizzazione e precarietà. Vogliono scuole, sanità, salari dignitosi, diritti e possibilità di costruirsi una vita. Vogliono un futuro, non una guerra!

E noi saremo al loro fianco. Non a parole, ma nelle piazze, nei porti, nei luoghi di lavoro e in ogni spazio in cui sarà necessario organizzare il conflitto e costruire opposizione. Non faremo un passo indietro. Non lasceremo soli i giovani che stanno scegliendo di alzare la testa e di lottare per il proprio futuro.

Intanto, dall’altra parte, i padroni e le loro organizzazioni fanno i conti con i danni subiti. E sono danni pesanti. Perché il 30 ottobre abbiamo dimostrato che la forza del lavoro organizzato, quando incontra la determinazione di una generazione che non si rassegna, può fermare gli ingranaggi e mettere in discussione interessi che sembravano intoccabili.

Questo è il messaggio che lasciamo dopo il 30 ottobre: non ci siamo fermati quel giorno e non ci fermeremo domani. A chi era in strada con noi e a chi si unirà alle prossime mobilitazioni diciamo una cosa sola: la lotta continua, con ancora più determinazione.

Come ha gridato un ragazzo durante il corteo:

FIERI DELLA NOSTRA CITTÀ, SEMPRE FIERI DI GENOVA!

WORKING CLASS COMBAT!



sabato 31 ottobre 2026

31 ottobre - LO SLAI COBAS per il sindacato di classe ALLE FABBRICHE

 


31 ottobre - PERCHE' SI MUORE SUL LAVORO:  Strage di braccianti a Canicattì, altri morti sul lavoro sul conto del governo Meloni al servizio dei capitalisti

 

Lavoravano da sempre. Chi conosceva le quattro persone che ogni mattina si spostavano da Canicattì per andare nelle campagne tra Naro e Campobello di Licata, non riesce ad aggiungere altro che non riguardi il loro lavoro di braccianti agricoli. Proprio quel mestiere che avevano fatto da una vita li ha portati alla morte la mattina del 26 ottobre.

Questo riportano alcuni giornali, ma - notizia che è già sparita il giorno dopo - non solo dai giornali ma da qualsiasi informazione, chi erano questi quattro lavoratori, questi quattro braccianti? Antonio Agrò 64 anni, Diego Giordano 53 anni, Antonino Di Vincenzo 60 anni e Gioacchino Ferrigno di 63. Ogni mattina presto si alzavano per andare a raccogliere le olive in questo momento dell'anno, a fare il loro lavoro da braccianti.

Non solo la notizia è sparita dai giornali come succede quasi sempre con le morti sul lavoro, ma abbiamo detto i nomi, perché i nomi che saranno ripetuti appunto durante il funerale di ieri, i nomi significa che non sono numeri, sono persone in carne e ossa, quello che in questo sistema sociale passa in secondo, in terzo piano, persone in carne e ossa che hanno famiglia, alcuni erano sposati con figli, mentre in realtà si tratta di coloro che quotidianamente, con questa media di tre morti sul lavoro al giorno che è in aumento secondo le statistiche ufficiali, sono quelli che lavoro ne apportano, portano da mangiare, danno da mangiare a tutti, soprattutto naturalmente quelli dell'agricoltura come in questo caso.

I numeri purtroppo sono alti, ma questo si tratta del problema che viene cancellato, che non è solo

quello delle morti che naturalmente è il più grave in assoluto che possa capitare, ma quello degli altri problemi, ci si dimentica pure che ci sono dietro famiglie con tutti i problemi che devono sopportare da quelli burocratici, a tutti i problemi legati per esempio allo status di lavoratori, cioè questi lavoratori avevano un contratto? erano in nero? e quindi tutto quello che concerne naturalmente anche per il futuro delle famiglie.

Che fossero in nero fino a questo momento, dalle notizie alle scarse che ci sono, non si sa, però è molto probabile visto che nelle statistiche generali, nella media nazionale, i lavoratori in nero sono veramente tantissimi, secondo le statistiche i lavoratori dell'agricoltura in Sicilia sono fino 136 mila e di questi una buona metà sono donne e come si è visto per questi lavoratori l'età è già importante, si tratta di sessantenni, e questo dell'età spiega anche molte delle morti sul lavoro, non si può lavorare a fine età avanzata facendo lavori pesantissimi, questa è un'assurdità in questa società di merda, in questa società imperialista dove le assurdità sono di ogni tipo, quotidiane, anche questa rientra tra le assurdità che portano alla morte. Solo in Sicilia secondo l'INAIL ci sono già quest'anno almeno 50 morti a cui bisogna aggiungere questi ulteriori 4 morti. Ricordiamo che lo stesso giorno era morto un operaio a Brindisi mentre già ieri è morto un altro operaio giovanissimo. In Sicilia sono 54 i morti sul lavoro dall'inizio dell'anno ma aumentano gli infortuni, l'INAIL dice “al netto degli infortuni agli studenti” perché anche quello degli studenti è diventato un dato di fatto, anche questi sono in aumento, gli studenti come si sa sono quelli che chiamano stagisti, una forma di lavoro a bassissimo costo, semischiavizzato - come da semischiavi è il lavoro, alcune volte addirittura da schiavi - di tanti altri lavoratori in questo settore e non soltanto in questo settore perché l'INAIL parla praticamente dell'agricoltura, certo con gli infortuni che aumentano ma anche dell'industria dei servizi e del trasporto, di quasi tutti i settori sociali, sanità, assistenza sociale, costruzioni cioè quelli che fanno i muratori e addirittura il magazzinaggio cioè si muore dappertutto in qualsiasi ambito lavorativo.

31 ottobre - A CHE PUNTO E' LA QUESTIONE ELECTROLUX? TRA OPERAI DIVISI BUONOSCITA SI O RESTARE....

 ...che fim-uilm-fiom avessero accettato la cosiddetta marcia indietro di Electrolux, ovvero licenziamenti e chiusura "camuffati" da incentivi all'uscita volontaria, fossero d'accordo lo hanno dichiarato subito dopo l'incontro al MIMIT di inizio mese. E in questa prospettiva è emersa la convergenza sia con il governo che il sindacato fascista UGL

dal Secolo giornale, sic, dei fascisti FdI

Svolta Electrolux, la linea del governo paga: ritirati i licenziamenti, al via il nuovo piano. Persino la Fiom-Cgil approva

La fondamentale rassicurazione del ministro Urso: pronti a sostenere il nuovo piano per la salvaguardia dei livelli occupazionali e il rilancio dell'azienda con tutti gli strumenti, anche straordinari, che metteremo in campo con la prossima legge di bilancio

da Forlì today

Electrolux, Ugl: "Bene le uscite volontarie incentivate, ma i numeri di Forlì rimangono preoccupanti"

Dal tavolo al ministero, ridotti gli esuberi da 400 a 233 per lo stabilimento forlivese. Il sindacato chiede però ulteriori passi avanti: "Sia ridotto ancora il numero delle eccedenze"

L'accordo raggiunto giovedì nell'ambito della vertenza Electrolux, con la trasformazione degli esuberi in uscite volontarie incentivate, segna un passaggio significativo per i lavoratori dello stabilimento di Forlì,

una scelta che ha spaccato gli operai, "ben accolto" da quelli alla soglia della pensione e lo scetticismo di quelli che ricordano bene che gli accordi degli ultimi anni altro non sono che "accordi truffa" che gettano e getteranno gli operai verso un presente nero e un futuro di disoccupazione e miseria e di sicuro non saranno gli scioperi a ridosso degli incontri al MIMIT che cambieranno questo scenario. Solo una nuova ribellione operaia che guardando e unendosi alla ribellione giovanile che si è dispiegata nelle piazze di questo paese metterà in agenda l'unica prospettiva di cambiamento dello stato di cose presente

giovedì 29 ottobre 2026

29 ottobre - EX ILVA TARANTO: IMPORTANTE ASSEMBLEA PUBBLICA IL 6 NOVEMBRE A POTENZA

 


29 ottobre - LAVORATORI MIGRANTI CHE LOTTANO E SI ORGANIZZANO: QUANDO LA NEGAZIONE DEL PERMESSO DI SOGGIORNO SERVE A SFRUTTARE E SCHIAVIZZARE

 

Vai alla manifestazione sindacale? Niente cittadinanza

Così il ministero dell'Interno dice no agli stranieri che fanno attività politica e sociale. In base a documenti che restano riservati. Ma che lasciano tracce (sconcertanti) nei ricorsi

di Alice Dominese

Chi partecipa a una protesta sindacale, chi opera per i diritti delle minoranze e chi è vicino alla causa palestinese non ha diritto a diventare cittadino italiano. Lo sostiene il ministero dell’Interno, che negli ultimi anni ha negato diverse richieste di cittadinanza con giustificazioni di poche righe: dall’attività informativa condotta dall’amministrazione, si legge nei documenti […]




martedì 27 ottobre 2026

28 ottobre - Da tarantocontro: Margherita Calderazzi e la Morselli

 

margherita slai cobas caccia la Morselli all'ex Ilva in occasione dello sciopero degli operai ex ilva appalto aprite il video e fatelo circolare - slai cobas taranto

 https://www.quotidianodipuglia.it/video/sciopero_ilva_contestata_morselli_lavoratrice_cosa_e_successo-6672544.html

Sciopero all'ex Ilva, contestata l'ad Morselli. La lavoratrice: «Qui non ti vogliamo, vogliamo i diritti»

Dalle prime ore della mattinata si sta svolgendo lo sciopero di 24 ore dei dipendenti diretti dello stabilimento di Taranto di Acciaierie d'Italia, di Ilva in As e dell'appalto proclamato dal Consiglio di fabbrica Fim, Fiom, Uilm e Usb e in maniera separata dall'Ugl Metalmeccanici.

Contestata l'amministratore delegato Lucia Morselli, che si è recata davanti ai cancelli per parlare con i lavoratori. La secca replica dei sindacati: «Pronti al dialogo, ma nelle sedi opportune». Intanto la Fim chiede un intervento immediato del Governo: "Con la cassa a 900 euro al mese è dura per i lavoratori".