sabato 1 agosto 2026

1 agosto - da tarantocontro: Su sciopero e trattativa Ilva

 

Lo Slai Cobas nella riunione del coordinamento provinciale ha deciso, pur presente lunedì ad Acciaiarie ed appalto, di non aderire allo sciopero dei confederali di lunedì per l'Ilva. Uno sciopero tardivo e senza una piattaforma operaia adeguata alla situazione.

Noi pensiamo che in questa emergenza la priorità è data alla tutela dei lavoratori e al rifiuto di ogni scenario alla Bagnoli: "chiudiamo e poi faremo...";  noi diciamo che senza garanzia di piano industriale, piano ambientale, piano bonifiche, piano occupazionale, non va chiuso niente - siamo contro la vendita, per la nazionalizzazione, ma anche questa va unita simultaneamente a niente esuberi, cassaintegrazione strettamente necessaria e temporanea con integrazione salariale, riduzione dell'orario di lavoro a parità di paga, prepensionamenti per amianto, lavori usuranti, postazione ispettiva permanente in fabbrica per la sicurezza, formazione dei cassintegrati Ilva AS funzionali al rientro in fabbrica e alle bonifiche. Siamo per la trattativa con il governo a Taranto e non a Roma - siamo per assemblee e presidio permanente da subito.

Lo Slai Cobas ha incaricato i legali delle parti civili al processo ambiente svenduto Antonietta Ricci Taranto e Gianluca Vitale Torino per un esame approfondito dell'ordinanza del tribunale di Milano.



venerdì 31 luglio 2026

O SCHIATTI DAL CALDO O LOTTI E SCIOPERI



Evoca, operaie/i in sciopero per l’emergenza caldo/umidità con Slai Cobas.

La nuova ondata di caldo e lo sciopero emergenza caldo/umidità, non di massa ma diffuso in tutta la fabbrica, che resta una prima forma di autotutela della salute che Slai Cobas, l’unico che abbia raccolto questi bisogni, ha indetto e sostiene, e che dimostra un certo grado di ribellione

- alla condizione della fabbrica caserma, perchè la ristrutturazione non avanza senza strappi, imposizioni, repressione

- ai sindacati confederali che hanno la faccia tosta di augurare le buone ferie ai lavoratori, dopo aver dimostrato sul campo torrido di questa estate, quanto sono distanti e insensibili alla condizione operaia.

Uno sciopero per organizzare la lotta collettiva operaia, far valere il protagonismo delle operaie/i che devono contare e decidere, per liberarne la forza, il vero antidoto alla paura, per la salute caldo, come per la difesa del posto e delle condizioni di lavoro e di vita.

Nell’emergenza caldo in effetti, lo sciopero ha contribuito a far si che tra le operaie si cominciasse a parlare con più coscienza e decisione delle condizioni della fabbrica.

Le rivendicazioni dello sciopero di fronte alle condizioni meteo stagionali, alle condizioni aziendali nei reparti di produzione arretrate e inadeguate sono per un incontro aziendale con Slai Cobas sc ed una delegazione delle operaie/i in sciopero per un piano di prevenzione caldo centrato sull’esperienza delle operaie in linea; per interventi immediati, quali, distribuzione sali minerali, acqua fresca a disposizione per tutte/i secondo necessità, manutenzione ed efficienza degli impianti esistenti, sonde in linea per percepire lo stesso caldo e umidità delle operaie/i, programma per pause extra retribuite e riduzione velocità delle linee in emergenza caldo.

E la quarta ondata di caldo, che vuol dire un evento meteo che aggrava le stagionali condizioni climatiche, ovvero che è conosciuto ed atteso, è arrivata. Ma di prevenzione non se ne parla mai… potremmo dire parafrasando la storica canzone ‘la ballata della Fiat’ che in musica ci parla ancora oggi della contestazione operaia anche alle vuote parole ed ai piagnistei dei sindacalisti in assemblea ‘e di lottare non si parla mai…’ appunto, operai che si presero le assemblee e via via diventarono i protagonisti di una grande stagione del conflitto di classe.

 

La cronaca lascia intendere che almeno per i lavoratori esposti direttamente alla calura qualcosa si sia mosso. In realtà questo titolo è uscito proprio ad inizio settimana quando un nuovo omicidio sul lavoro ha colpito un operaio morto di stenti dentro una serra in orario vietato al lavoro dalle ordinanze regionali per ‘l’emergenza caldo’.

Appare chiaro che per i lavoratori i provvedimenti istituzionali, gli allarmi della protezione civile, le azioni inesistenti del governo Meloni/dei padroni, che se fa fa danni come la riduzione da 33 a 15 milioni del fondo per la cassaintegrazione caldo, da soli non bastano, per quantità, efficacia e per sostanza dato che per i profitti dei padroni la produzione non si deve fermare mai.

E altrettando chiaro dovrebbe apparire come senza le mobiltazioni autonome e collettive, senza un’organizzazione di classe i lavoratori siano destinati a subire nello scontro individuale con i padroni.

Lo si vede bene in fabbrica, ieri non si respirava, stamattina è peggio, non oso immaginare di pomeriggio’, ‘71% di umidità già alle 6 di mattina’ stiamo gocciolando in linea’… ‘ieri i colleghi mi dicono che alla 16 i distributori di acqua erano gia’ vuoti’ e cosi via.

Alcuni commenti delle operaie Evoca scese in sciopero con Slai Cobas, denunciano il risultato di anni di mancati interventi specifici dentro i capannoni in cui non vengono messi soldi per la salute dei lavoratori, per le condizioni di lavoro reali, quindi nemmeno gli adeguamenti necessari allo stress termico provocato dall’intensificarsi del fenomeno delle ondate di calore, perchè tutto è concentrato su di una ristrutturazione che accelera i ritmi di lavoro, dove ‘correre’ diventa la parola d’ordine, che fa la saturazione dei tempi di lavoro, toglie direttamente le operaie dalle postazione e chi resta deve fare il lavoro in più, per aumentare il plusvalore estorto alle operaie/i, e far cadere più profitti nelle tasche degli azionisti/padroni. Queste sono le normali condizioni di lavoro fortemente usuranti su cui si scarica il microclima tropicale, sulle linee di montaggio di una fabbrica con una età media per altro alta. 

Ma è il piano industriale in corso da tempo, quello che avanza, che i sindacalisti di Cgil Cisl Uil e i loro delegti fingono di non vedere, arrivando a chiedere nelle assemblee ‘fateci sapere noi domandiamo il piano industrialealla direzione ma non abbiamo informazioni’, ridicoli imbonitori se non fosse tragico, che finiscono per essere smentiti dalle stesse operaie ‘...questo te l’ho detto anche l’anno scorso’ ma non avete fatto nulla’.

Come dire l’applicazione locale della linea di Cgil Cisl Uil che il 17 giugno 26, hanno sottoscritto un nuovo patto nazionale per il lavoro che definisce le trattative con i padroni. In realtà si tratta di un nuovo patto unitario per la produzione, una unità sindacale a perdere che soffoca i diritti e le speranze dei lavoratori,  orientato alla pace produttiva al servizio esplicito degli interessi di Confindustria sopra di tutto. che annulla in negativo le differenze, che almeno nella propaganda ed in qualche iniziativa la Cgil dichiarava di avere dalla Cisl neo corporativa, che ha abbracciato il governo Meloni (il suo ex segretario ora è nel governo) che si è dichiarata ‘nemica’ degli scioperi, seguita dalla Uil che nell’ultimo congresso ha compiuto il suo salto verso il governo Meloni nonostante più di ogni altro, sia organicamente al servizio dei padroni, nonchè razzista, fascista, guerrafondaio.

Ma a dir la verità di differenze tra sindacati Cgil Cisl Uil e loro delegati, in questa fabbrica all’atto pratico non se ne notano più da molto tempo. La direzione e ‘loro sindacati’, come scrivono nei comunicati congiunti azienda/esecutivo, continuano unitariamente ad ignorare la questione caldo, al centro sempre e solo l’andamento e la cogestine della produzione. Una illusione in realtà dato che a questi sindacati è lasciato il ruolo di portaordini, di convincimento e di controllo verso gli operai a restare inermi di fronte a tutto, che asseconda il grande problema della forte tendenza ad essere passivi dei lavoroatori. Sono dunque, un ostacolo diretto alla mobilitazione necessaria, con cui fare i conti.

31 luglio - San Raffaele, sospeso lo sciopero della fame: oggi l’incontro tra Regione Lombardia e azienda.....

 .....ma il presidio e la lotta continua

È stato sospeso lo sciopero della fame iniziato da Margherita Napoletano contro il licenziamento deciso dall’Ospedale San Raffaele di Milano. La coordinatrice della RSU CUB Sanità ha interrotto il digiuno insieme alle lavoratrici che avevano aderito alla stessa forma di protesta, mentre continua il presidio davanti all’ospedale.

La decisione arriva dopo l’incontro svoltosi il 30 luglio presso Regione Lombardia, quando Margherita Napoletano era giunta al quarto giorno di sciopero della fame, nonostante il caldo soffocante e le crescenti preoccupazioni per le sue condizioni di salute.

Nel corso dell’incontro, è stato chiesto al Direttore Generale Welfare di Regione Lombardia, Mario Melazzini, di intervenire presso la proprietà del San Raffaele per ottenere la convocazione urgente di un confronto con l’amministratore unico dell’ospedale, Marco Centenari, con un preciso ordine del giorno: il ritiro del licenziamento di Margherita Napoletano.

Melazzini si era impegnato a contattare la proprietà e, nella giornata di oggi, 31 luglio, incontrerà l’amministratore unico del San Raffaele.

Come concordato durante il confronto in Regione, la conferma dell’incontro ha determinato la sospensione dello sciopero della fame. Margherita Napoletano e le altre lavoratrici hanno però precisato che, qualora il San Raffaele non ritirasse il licenziamento, il digiuno potrebbe riprendere.

Resta invece confermato il presidio davanti all’ospedale, che continuerà fino al raggiungimento dell’obiettivo: il ritiro del licenziamento e il pieno rispetto della libertà e dell’agibilità sindacale.

31 luglio - info: «Ex Ilva Genova, bonifica e vendita in blocchi separati» - Genova, sempre in una logica corporativa...

 

Per l’ex Ilva occorre «un piano strategico straordinario del Governo» e per il sito di Genova, in particolare, «è necessario che questo piano preveda una bonifica dei terreni non utilizzati dall’acciaieria e la reindustrializzazione di queste aree» - che ammontano a circa 600mila metri quadrati a Cornigliano, - «cominciando a pensare a una gara per cederle in blocchi separati». A sottolinearlo è stato il presidente di Confindustria Genova, Fabrizio Ferrari, a margine della presentazione dei dati di congiuntura sull’economia ligure nel primo semestre 2026.


giovedì 30 luglio 2026

30 luglio - Emergenza ex Ilva - Comunicato dello Slai Cobas per il sindacato di classe Taranto

 

  Comunicato.  

Lo Slai Cobas per il sindacato di classe e' da almeno 2 mesi che fa appello

alla indispensabile mobilitazione generale e continuata dei lavoratori su una ben 

definita piattaforma operaia, di cui abbiamo elaborato alcuni punti indispensabili 

e abbiamo raccolto e stiamo raccogliendo alle portinerie molte firme di operai 

acciaierie e appalto - la nostra proposta era giusta necessaria e tempestiva.

I sindacati confederali hanno ignorato la cosa e hanno proceduto alla manfrina 

degli incontri romani, alla richiesta ridicola e superflua che se ne occupi la Meloni, 

mentre nulla hanno fatto sul fronte delle assemblee e della mobilitazione dei lavoratori - 

l'Usb ha fatto con alcuni distinguo da ruota di scorta a tutto questo.

La piattaforma operaia è una alternativa ai piani di padroni e governo e unarisposta dal 

punto di vista degli operai e lavoratori alle iniziative legittime della magistratura.

Ora la nuova drammatizzazione imposta dalla decisione della magistratura di Milano 

mette a nudo che governo, padroni non hanno soluzioni e proseguono sulla 

stessa strada e i sindacati si mobilitano al carro del governo.

Noi invitiamo i lavoratori a uscire da questo vicolo cieco.

Noi riteniamo assolutamente indecente e immorale che i sindacalisti fanno carriera, 

da Fumarola a D'Alò CISL, da Sperti Uilm a Brigati Fiom, ecc, mentre peggiora 

la condizione dei lavoratori e nessuna soluzione viene data alla vertenza. 

Per noi la parola d'ordine tra i lavoratori e': è giusto ribellarsi - prendere nelle proprie 

mani l'organizzazione e la lotta autonoma  per il lavoro, salario, salute e sicurezza.


Giovedì alle 18.30 presso la sede Slai Cobas via 


Livio Andronico 47 Taranto riunione/conferenza 


stampa per approfondire l'analisi della situazione 


e decidere le iniziative conseguenti, puntando allo 


sciopero autonomo a settembre 



Slai Cobas per il sindacato di classe Taranto

wa 3475301704 - slaicobasta@gmail.com


30 luglio - info: COMUNICATO STAMPA PMC MELFI 28-07-2026. La lotta paga, ma non e’ ancora il momento di festeggiare.

 

Operai Contro 2



COMUNICATO STAMPA

Dei lavoratori in presidio alla

 Pmc Automotive di Melfi da oltre 9 mesi, anche in merito all’incontro svoltosi 

al Mimit il 27 Luglio 2026, di seguito la nota integrale:

Sono ormai più di nove mesi che calpestiamo l’asfalto davanti ai cancelli 

dello stabilimento Stellantis, gestito dalla PMC Automotive, oggi in fase di liquidazione. 

Dalla piccola tenda adibita a cucina ci si sposta nella tenda grande e viceversa. 

Si cerca di trovare il posto migliore, si è passati dal ripararsi dal freddo e dalla pioggia 

dell’inverno al caldo dell’estate

Tutto è iniziato il 13 ottobre 2025: da allora andiamo avanti con caparbietà, 

rivendicando quel lavoro che ci è stato tolto. Un lavoro che ci dia la dignità di un 

salario e ci permetta di portare il pane a tavola.

Il 13 ottobre ci siamo trovati di fronte a un bivio: 

rassegnarci a casa con la cassa integrazione, cercando poi individualmente 

un’altra occupazione, oppure restare davanti ai cancelli e lottare collettivamente 

per il futuro di tutti. Abbiamo scelto la seconda strada, e su quella abbiamo puntato 

tutto. Se la vertenza PMC ha la risonanza di adesso e se stiamo ottenendo risultati, 

anche se ancorada concretizzare, è proprio per la determinazione 

e la costanza con cui abbiamo perseguito questa scelta.

Dopo una lunga serie di riunioni, ieri si è tenuto l’ennesimo incontro al Mimit, 

dove è stato firmato unverbale di accordo tra i sindacati, le parti datoriali 

e i rappresentanti del Ministero. 

Se tutto procederà senza intoppi, la vertenza potrebbe concludersi entro il 

mese di settembre. 

Desideriamo ringraziare pubblicamente le donne e gli uomini 

solidali che con sensibilità e coscienza, ci stanno accanto in questa battaglia.

Per noi operai, questo di oggi è senz’altro un passo avanti, ma restiamo vigili: 

la partita non è ancora chiusa. 

Tanti sono ancora i passaggi da fare, dichiareremo vinta la battaglia solo quando 

saremo riassorbiti dalla nuova azienda e finalmente rientreremo in fabbrica a lavorare.

Nel mese di agosto la zona industriale sarà praticamente deserta, motivo per cui il 

presidio verrà temporaneamente sospeso, per poi riprendere a pieno ritmo a settembre.

Per quantoci riguarda, è ancora presto per festeggiare:

lo faremo solo quando i lavoratori varcheranno 

nuovamente i cancelli della fabbrica, rientrando da quegli stessi ingressi da cui 

sono stati costretti a uscire lo scorso 13 ottobre.

San Nicola di Melfi 28 luglio 2026


mercoledì 29 luglio 2026

30 luglio - Ospedale San Raffaele di Milano intima a Cub e Usi di smantellare presidio permanente....ma il presidio non smantella

 

Ieri, lunedì 27 luglio, presso l’Ospedale San Raffaele di Milano la CUB-Confederazione Unitaria di Base, insieme a USI-Unione Sindacale Italiana, ha tenuto un incontro pubblico in cui denunciare il licenziamento, ritenuto illegittimo, dell’ing. Margherita Napoletano, da 23 anni dipendente del polo sanitario San Raffaele di Milano e delegata sindacale della Cub Sanità Milano, che negli scorsi mesi si è resa protagonista della denuncia della mala gestione all’interno dei reparti di cura dove, tramite la pratica dell’esternalizzazione del servizio, mansioni infermieristiche erano state demandate anche a operatori poi giudicati non sufficientemente competenti, come denunciato dalla stessa ing. Napoletano in un servizio inchiesta trasmesso dalla trasmissione Report di Rai 3.

Cub sanità Milano ritiene il licenziamento di Margherita Napoletano “illegittimo e pretestuoso” e ipotizza si tratti in realtà di una diretta conseguenza della pubblica denuncia fatta in merito a una gestione del lavoro nei reparti ritenuta “critica e non all’altezza”, una situazione per la quale già negli scorsi mesi e settimane operatori e sindacati hanno preso parte a giornate di sciopero (ultimo in ordine di tempo il 25 e 26 giugno scorsi) e per cui anche ieri, lunedì 27 luglio, hanno partecipato in un centinaio almeno a un incontro pubblico di denuncia e per dare solidarietà a Margherita nel giorno in cui, l’ormai ex, tecnica di laboratorio e Rsu ha riconsegnato il badge di ingresso nella struttura di via Olgettina.

Successivamente alla riconsegna del badge da parte di Margherita, alcuni delegati sindacali della Cub sanità Milano e dell’Usi hanno deciso di restare in presidio permanente nel piazzale dove la mattina si era svolto l’incontro, incatenandosi e iniziando uno sciopero della fame a oltranza con la richiesta del reintegro di Margherita.

E di ieri è anche la pronta risposta da parte dell’Ospedale San Raffaele che ha consegnato a mano e via e-mail ai delegati sindacali e agli operatori una missiva in cui si intima di smantellare immediatamente il presidio tuttora in corso.



30 luglio - Lavoro: luglio di morte, peggio del solito

 di Carlo Soricelli (*)


Report morti sul lavoro al 30 luglio 2026

A luglio sono morti sui luoghi di lavoro 84 lavoratori che diventano 107 con i morti in itinere accertati. Nel luglio 2025 i morti sui luoghi di lavoro furono 96: una differenza del -13%.

Il 30 luglio 2025 sui luoghi di lavoro si contarono 626 morti su quell’anno. Il 30 luglio 2026 sui luoghi di lavoro (senza itinere) i morti sono stati 647 con un aumento del 3,25% rispetto ai primi sette mesi del 2025.

Come non rimanere turbati dalla morte di Fabrizio Pittalis travolto da un muletto a 18 anni, o dalla morte eroica di Alexandru Sorin Olaisiu romeno di 29 anni – nelle prime due foto che lavorava sul lago di Garda: dipendente di un noleggio imbarcazioni non ha esitato un attimo a buttarsi in acqua per salvare un bambino di soli 7 anni, che i genitori inglesi avevano incautamente fatto scendere in acqua: stremato dalla fatica si è inabissato ed è stato ritrovato solamente dopo 5 giorni, il 23 luglio.

Il mese di luglio si chiude dunque sotto il segno di un dolore inaccettabile, ma anche di un estremo, commovente atto d’amore.

Aprendo questo report, la memoria e il pensiero vanno a Mesagne, dove Antonio D’Errico, 66 anni – nella foto qui sopra ha perso la vita in un cantiere. Di fronte al crollo improvviso della struttura su cui stava lavorando insieme al figlio ventiseienne, Antonio non ci ha pensato un solo istante: si è frapposto d’istinto, facendo da scudo con il proprio corpo per spingerlo via e salvargli la vita.

Un gesto d’amore supremo che ha strappato un ragazzo di 26 anni alla morte, ma che ci consegna l’ennesima vittima di una catena di tragedie sul lavoro che non accenna a fermarsi. Dietro ai numeri di questo mese di luglio che ci apprestiamo a documentare, vi sono famiglie spezzate, padri, figli e storie che meritano di essere ricordate con dignità e verità.

29 luglio - IRAN, LA REPRESSIONE DI GUERRA NON FERMA LA PROTESTA INTERNA E GLI OPERAI IN LOTTA. info

 Operai Contro 1

Il sistema carcerario iraniano sta intensificando le esecuzioni con la scusa dell’emergenza bellica. Nell’attuale situazione difficile e pericolosa la resistenza della società civile continua sotto la guida delle organizzazioni dei lavoratori che firmano l’appello qui sotto.

A cura di M.B.

Sono in corso lotte in varie zone dell’Iran che, sia pure piccole e spesso isolate, danno coraggio alla resistenza nel paese contro il regime e l’aggressione straniera.
Negli ultimi giorni.
6 luglio:
sciopero dei minatori di rame di Sarcheshmeh (miniera nel sud-est del paese, a 2600m di altitudine) per tre mesi di salario non pagato
8 luglio:
-agitazione di lavoratori licenziati dalla raffineria di Bid Boland (nor del Golfo Persico); hanno presentato denunce al governo, all’ufficio del lavoro e al tribunale perché la direzione della raffineria non ha rispettato il contratto che prevedeva la loro assunzione definitiva. Il procuratore del tribunale a sua volta li ha minacciati di denuncia. La raffineria è stata bombardata dagli americani il 23 luglio;
– gli operai di produzione e sicurezza del campo petrolifero di Masjid-e-Suleiman (Iran Occidentale) sono in agitazione per mancato pagamento del salario di un mese. Stanno organizzando una manifestazione davanti alla prefettura assieme alle loro famiglie e con il sostegno organizzativo del consiglio per l’organizzazione delle proteste dei lavoratori del petrolio.
12 luglio:
è stata ottenuta la scarcerazione di Yasr Ahmadi Nejad, ex operaio petrolifero che ha organizzato e guidato lotte sindacali, incarcerato varie volte, l’ultima con una condanna a 42 mesi per partecipazione alle mobilitazioni di “Donna, vita, libertà” del 2023. Da prima del 2023 si era laureato in legge ed aveva iniziato l’attività di avvocato nei processi contro i lavoratori.
13 luglio:
– circa 700 lavoratori assunti con il sistema delle cooperative (come in Italia ad esempio nella logistica) nella miniera di carbone di Tazreh (est di Tehran a 2200m di altitudine ) sono scesi in sciopero per ottenere le retribuzioni arretrate e il versamento dei contributi non pagati da precedenti cooperative e miglioramento della sicurezza e delle condizioni di lavoro (6 morti per un crollo nel 2023);
– sciopero dei lavoratori della fabbrica di materiale rotabile ferroviario di Karaj (nord di Tehran, verso il Caspio) per salari non pagati e contributi non versati.
16 luglio:
proteste nei mercati di Tehran per i prezzi delle derrate.
20 luglio:
manifestazione della domenica di pensionati ad Ahvaz e altre città per il costo della vita e l’assistenza sanitaria

Pubblichiamo qui di seguito un appello degli operai del settore petrolifero iraniano


IRAN – APPELLO DEGLI OPERAI DELL’INDUSTRIA PETROLIFERA

Contro la pena di morte e la repressione, contro la distruzione del tenore di vita, smettiamo di lavorare!

29 luglio - ASSEMBLEA E CORTEO AL SAN RAFFAELE PER IL REITEGRO DI MARGHERITA. foto e breve report

 una partecipatissima assemblea con decine di operatori sanitari e solidali che ha poi sfilato in corteo lungo i viali dell'ospedale


29 luglio - info ex Ilva: Tornando sulla decisione della Corte d’appello di Milano - una nota

 

"La Corte d'appello di Milano ha stabilito che l’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di 

Taranto deve essere chiusa entro 90 giorni perché le emissioni superano i limiti di 

legge e potrebbero essere la causa dell'aumento dei tumori. 

La produzione potrà ripartire soltanto dopo aver «rimosso integralmente l’amianto 

ancora presente negli impianti»

 e «adottato le misure necessarie per ricondurre le emissioni delle polveri sottili entro l

imiti di sicurezza, 

con riferimento allo scenario produttivo autorizzato di 6 milioni di tonnellate l’anno».

La società si è difesa sostenendo che l'amianto potrà essere rimosso "solo a fine vita tecnica 

degli impianti". «Non va sottaciuto - è scritto in ordinanza - che gli impianti Ilva e il 

sistema produttivo, sono rimasti immutati da decenni, e ciò concorre a confermare 

la permanenza del rischio nell’attualità, in ragione del progressivo 

ammaloramento dello stabilimento»


La decisione di Milano aiuta ad affrontare in emergenza i problemi 


della continuità dello stabilimento nelle attuali pericolose, 


mettendo a nudo le responsabilità di padroni e governo nella 


loro non volontà di trovare soluzioni a tutela di lavoro e 


salute dei lavoratori e cittadini. 


La sentenza dei giudici denuncia anche che l’Autorizzazione 

integrata ambientale (Aia) 2025 "non contiene alcuna prescrizione in 

tema di rimozione dell’amianto» ed è «priva di adeguate tutele sulle 

polveri PM10 e PM2,5"; ad ulteriore conferma che anche il governo 

Meloni, come i precedenti, non ha fatto nulla per quanto meno ridurre i 

rischi per la salute degli operai e della popolazione di Taranto, 

peggiorando enormemente la situazione (mitigata solo e soltanto dal 

forte calo produttivo).  

A noi sta a cuore la mobilitazione di lavoratori e cittadini, unica  

alternativa ai piani e logiche di padroni, governo e Stat

del capitale - fermo restando che nocivo è il capitale e non la 

fabbrica. Serve una piattaforma operaia e popolare su cui 

chiamare alla lotta autonoma per imporre soluzioni 

temporanee e di prospettiva.


Urso, Giorgetti, la Meloni rispondono solo con l'allarmismo, non 

certo perchè si preoccupano dei lavoratori e degli abitanti di Taranto, 

ma perchè temono che salti o ritardi ancora di molto la 

svendita dell'ex Ilva. 


La Meloni, convocando "d'urgenza" una riunione dei ministri 

interessati, ha subito dichiarato: 

"il decreto interviene proprio nel momento in cui si era prossimi 

alla formalizzazione dell’accordo 

per la cessione dell’intero complesso industriale a 

un primario operatore siderurgico".


Ma questo testimonia ancora di più che sia il governo sia i possibili 


futuri padroni non vogliono mettere mano e soprattutto soldi 


nè ora nè in futuro per affrontare i rischi alla sicurezza e 


alla salute dentro e fuori la fabbrica; 


vogliono solo difendere gli interessi di aziende 

multinazionali, come la Jindal, e dei loro profitti - anche se comportano 

migliaia di tagli ai posti di lavoro, forte ridimensionamento produttivo 

e nessun impegno per bonifiche e ambiente.

Gli operai dell'ex Ilva di Taranto è da anni che denuncia

no la situazione all'interno dello stabilimento: 

non solo cassintegrazione massiccia, salari

 taglieggiati, commissari e capi che se ne fregano dei minimi diritti 

alla sicurezza - 


ABBIAMO AVUTO DUGIOVANI OPERAI 


MORTI NEL GIRO DI DUE MESI E PER LA STESSA SITUAZIONE


ma, per chi lavora, opera come in una gabbia di mostri, non si sa 

mai da dove deve venire il pericolo, manca la minima manutenzione; 

o non sai cosa fare nelle 8 ore...


Ma i sindacati confederali e l'Usb alle decine di incontri a Roma, a


Taranto, a Bari, non hanno mai posto delle richieste prioritarie a 


difesa degli operai e della situazione ambientale. 


La uilm, ora passata col nuovo segretario a fianco del governo, 

come già da tempo la Fim, sulla stampa in passato ha 

parlato anche di riduzione dell'orario di lavoro e a volte di 

integrazione alla indennità della cassintegrazione, poi ai Tavoli

"sene dimenticava"; la Fiom è una voce inutile;

l'Usb chiede solo provvedimenti, incentivi per l'uscita 

dal lavoro, o riduce gli operai della più grande fabbrica siderurgica

a LPU per i Comuni... 


Ora più che mai serve per gli operai: 

autonomia, lotta, piattaforma a

tutela del lavoro, salario e della salute, ora e in prospettiva.

Serve soprattutto dire basta, alzare la testa, ribellarsi, non 

aver paura (perchè l'unica paura che si deve avere è 

perdere il lavoro e anche la vita), scioperare fino 

a risultati concreti.


Noi siamo perchè si applichi, questa volta seriamente, la sentenza 


dei giudici di Milano, siamo perchè si facciano gli interventi 


prescritti 


e si vada rapidamente ad una decarbonizzazione e 

ristrutturazione (perchè anche questa decarbonizzazione 

è una chiacchiera, sono passati circa 2 anni per la vendita o altre 

soluzioni, quanti decenni vogliono far passare 

per forni elettrici, ed altro?) 

ma perchè gli effetti non ricadano sugli operai, 

è necessario lottare su una piattaforma imposta dagli operai, 

in unità con la popolazione di Taranto.

Alcune questioni:

- se per la chiusura dell'area a caldo gli operai addetti non 

potranno lavorare, ci vuole la riduzione generalizzata 

dell'orario di 

lavoro a parità di salario e l'integrazione all'indennità di una 

cassintegrazione strettamente necessaria;

- gli operai devono essere loro protagonisti della messa in sicurezza

 della fabbrica; hanno fatto, e stanno tuttora in atto, corsi di 

formazione totalmente inutili, soldi buttati, quando si possono 

e si devono fare corsi di formazione per bonifiche, 

ristrutturazione impianti, ecc. 

- serve una postazione ispettiva in fabbrica, per l'emergenza sicurezza.


Questo sarebbe il minimo. MA LO PORRANNO FIM-FIOM-UILM-USB 

al Tavolo che si tiene oggi a Roma? (domanda retorica...)