mercoledì 15 luglio 2026

15 luglio - info Electrolux 3: IL CASO FORLI'

 

Skatenati Electrolux

Il caso Electrolux a Forli. L'annuncio alcuni mesi fa, urbi et orbi, è stato di 1700 licenziamento + stop a 200 contratti a termine, di cui nello stabilimento di Forlì hanno fissato 318 gli operai in più da licenziate oltre a un numero imprecisato di impiegati; vivi turni e orario a giornata per tutti, riduzione quantità di prodotti da fare, via tutti i contratti a termine.

Ma a Forlì chiedono straordinario a tutti, anche nel turno di notte, nessuna riduzione dei turni, aumentano le quantità di pezzi da fare.

Come dire che nessuna delle cose affermate dalla multinazionali ai tavoli del Ministero, come azioni immediate, che precedevano la gestione esuberi si era vera.

Meglio, ma il dubbio che qualcosa non torni e che stiamo battendo cassa in UE e al Governo è più che fondato.



15 luglio - MILANO: Slai Cobas sc AL FIANCO DEGLI ABITANTI DI MOLISE CALVAIRATE

 

Nell’ultimo sopralluogo nei cortili di via Faa di Bruno 5 e di piazza Insubria 3 che abbiamo fatto giovedì scorso come “Assemblea degli abitanti Molise-Calvairate” abbiamo constatato che la situazione igienico-sanitaria in quartiere è peggiorata. I ratti sono tantissimi, molto grossi e seguiti da tanti cuccioli che diventeranno presto altri ratti adulti che si sommeranno a quelli già esistenti. Non abbiamo dubbi che la situazione sia più o meno identica nei civici degli altri nostri caseggiati. Tutto ciò significa che la possibilità che in Molise-Calvairate esplodano epidemie o che persone (soprattutto bambini) vengano morse dai topi si moltiplica.
Il recente sgombero delle montagne di rifiuti che si erano accumulate nelle aree rifiuti nelle ultime tre settimane, non corrisponde a una diminuzione della presenza dei ratti. Ciò vuol dire che Aler non sta facendo la derattizzazione adeguata e che le nuove grosse trappole – sbandierate come risolutive - non stanno servendo. Inoltre, nei cortili le feci di topi si accumulano e questo significa che Aler non sta provvedendo da mesi neanche a pulire i cortili. Anche queste feci, oltre a sprigionare un tanfo insopportabile, possono portare gravi malattie. Le aree rifiuti, pur sgomberate dall’eccesso di masserizie, non sono state bonificate e, di conseguenza, i topi continuano a farne il loro territorio che difendono anche con aggressività, rendendo davvero pericoloso buttare i rifiuti e impossibile farlo normalmente. Le cantine dei suddetti civici sono ancora in stato di abbandono, piene dì masserizie marce, detriti da rimuovere, sporcizia e feci di topo. Infine, cominciano a vedersi, sempre nei cortili, cadaveri di ratti in decomposizione.
I topi sono portatori di numerose malattie trasmissibili e il contagio avviene principalmente attraverso il contatto con feci, urine, saliva, morsi o tramite pulci e zecche portate dai ratti. Queste malattie sono molto gravi e, spesso, mortali: Leptospirosi, Salmonellosi, Hantavirus, Tifo Murin, Peste, Coriomeningite Linfocitaria, ecc. Un’epidemia anche solo di una di queste malattie che dovesse esplodere nel. Molise-Calvairate, certamente non resterebbe confinata all’interno dei caseggiati ma si propagherebbe anche oltre, interessando l’intera città di Milano. Come ripetiamo da settimane questa è una grave emergenza sanitaria di cui presto o tardi vedremo le conseguenze tutti, in particolare in queste settimane di temperature altissime.

Le prime segnalazioni della presenza di topi nei caseggiati risalgono al 2022. Se allora fosse stato fatto un intervento tempestivo e risoluto certamente non ci troveremmo oggi in una situazione di emergenza fuori controllo. Ciò che Aler fa è sempre troppo in ritardo e quindi insufficiente per lo stato attuale.
Dopo il nostro presidio sotto la sede Aler di mercoledì 1 luglio e l’incontro ottenuto da una delegazione dell’Assemblea abitanti del Molise-Calvairate, il Presidente di Aler, Alan Rizzi, è stato costretto a impegnarsi a venire in quartiere personalmente a incontrare gli abitanti e l’Assemblea. Lo farà domani, mercoledì 15 luglio, alle ore 17 nel cortile di piazza Insubria 3. Noi lo accoglieremo per fargli toccare con mano la gravità della situazione e per chiedergli conto delle condizioni di degrado, pericolo e mancanza di dignità in cui Aler ci sta facendo vivere da anni. Non permettiamogli di fare passerella e di continuare a dire che Aler già sta facendo il massimo.
Auspichiamo la presenza di tutte e tutti. Solo con la partecipazione è l’unità riusciremo a difendere la nostra salute e cambiare questa storia terribile.
Facciamoci vedere e sentire. Ora basta!
Assemblea degli abitanti Molise-Calvairate


15 luglio - info Electrolux 2, Solaro: Electrolux Solaro, la Fiom accusa: “Volumi promessi al Ministero, in fabbrica è tutta un’altra realtà” 15 Luglio 2026

 

SOLARO – Dopo l’incontro di martedì 14 luglio al Ministero delle Imprese e del Made in Italy sul piano industriale di Electrolux, la Rsu Fiom-Cgil dello stabilimento di Solaro diffonde una nota dai toni molto duri. Nel comunicato i rappresentanti sindacali contestano il comportamento dell’azienda, dalla gestione delle ferie alla conferma degli esuberi, ribadendo che gli impegni assunti con l’accordo del 2023 devono essere rispettati.

Di seguito il testo integrale della nota.

In data odierna, 14 luglio, si è tenuto a Roma, presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), l’incontro tra le organizzazioni sindacali Fim, Fiom e Uilm (segreterie nazionali e territoriali), le Rsu di tutto il Gruppo e la dirigenza aziendale di Electrolux.

Come Rsu di Solaro, siamo usciti da questo tavolo con un giudizio di totale fermezza e netta contrapposizione rispetto alle posizioni arroganti espresse dall’azienda.

Un metodo unilaterale inaccettabile e forzature sulle ferie

Abbiamo contestato duramente il metodo unilaterale che la direzione aziendale sta mettendo in campo. Electrolux si sta dimostrando del tutto incapace di gestire corrette relazioni sindacali. L’ultimo esempio inaccettabile riguarda la gestione delle ferie: l’azienda sta applicando il Contratto nazionale dei metalmeccanici a proprio piacimento, imponendo forzature intollerabili. Con estrema arroganza pretendono di comandare le ferie d’ufficio. Queste continue forzature non fanno altro che spingere verso rotture pesanti e, di fronte a questo atteggiamento, noi metteremo in campo tutte le iniziative di lotta necessarie.

Il teatrino dei volumi: bugie al Ministero, realtà in fabbrica

Siamo di fronte a un paradosso grottesco. Al Ministero i rappresentanti di Electrolux parlano con leggerezza di volumi futuri in crescita per Solaro, ma la realtà che viviamo ogni giorno in fabbrica è ben diversa: i volumi stanno crollando verticalmente. Invece di agire con responsabilità e concordare l’utilizzo degli ammortizzatori sociali per gestire la situazione, l’azienda risponde imponendo le ferie in modo unilaterale. Ci chiediamo: questo è l’atteggiamento e il comportamento del gruppo dirigente di una multinazionale seria? Noi abbiamo un dubbio, o meglio, moltissimi dubbi sulla loro reale credibilità.

Solaro ha già dato: l’accordo del 2023 non si tocca

Abbiamo ribadito con forza un concetto chiaro e indiscutibile: Solaro i sacrifici li ha già fatti, e sono stati tantissimi. Ci chiediamo che fine abbiano fatto gli impegni solennemente presi con l’accordo del 2023: 102 milioni di euro di investimenti sul sito di Solaro e l’incremento della velocità delle linee fino a 108 pezzi. L’azienda deve ricordarsi che tutto deve ripartire nel pieno rispetto dell’accordo 2023.

Vergogna: dichiarano esuberi anziché assumere

La beffa è totale: mentre l’accordo del 2023 prevedeva assunzioni, oggi la multinazionale decide di dichiarare esuberi e, nello stesso momento, punta a fare cassa speculando sulle nostre spalle per ottenere utili ancora più elevati. A tutto questo noi diciamo: vergogna! Vogliono nascondere la loro totale incapacità manageriale e gestionale minacciando di fatto la tenuta dello stabilimento. Lo gridiamo a gran voce: gli unici veri ‘esuberi’ dentro questa azienda sono i dirigenti che la gestiscono in questo modo, non le lavoratrici e i lavoratori che ogni giorno mandano avanti la produzione con professionalità e fatica.

È ora di dire basta

Non arretreremo di un millimetro contro queste logiche padronali tipiche delle multinazionali legate all’alta finanza, che guardano solo ai dividendi dei soci e calpestano la vita di chi lavora. Ci faremo sentire, dentro e fuori la fabbrica. La mobilitazione comincia adesso. Le lavoratrici ed i lavoratori vanno rispettati.”



martedì 14 luglio 2026

15 luglio - info Electrolux 1: Electrolux. Primi passi della azienda, ma ancora insufficienti. Necessario intervento istituzionale per sbloccare la vertenza e sostenere Cerreto

 continua la pantomima degli incontri al Mimit, i "famosi" 50 gg di tregua, dove l'azienda continua spedita per la sua strada e le organizzazioni sindacali continuano a chiedere a governo e Regioni 

"Al prossimo incorro del 21 luglio chiediamo a Governo e Regioni di mettere in atto quelle azioni strutturali indispensabili a rilanciare il settore degli elettrodomestici e a sbloccare la vertenza."

e di fatto concorrono, tra caldo torrido e proclami farlocchi (una promessa non si nega a nessuno), a comprimere il protagonismo operaio, che rompa gli argini (come negli anni 70) e metta in campo i rapporti di forza per ottenere risultati



15 luglio - Rimini, operaio sale sulla gru: senza stipendio da cinque mesi....

 .....mentre il fascista Piantedosi vara l'ennesimo decreto "anti maranza" gli operai migranti non hanno nemmeno la sicurezza dello stipendio e subiscono lo sfruttamento schiavistico del caporalato

Accade nel cantiere di un asilo nido, il lavoratore è un egiziano di 25 anni. Altri colleghi in situazioni analoghe. Pracucci, Fillea: “Vivono in una baracca, colpa dei subappalti”

Redazione

14 luglio 2026 • 14:54

Un operaio egiziano di 25 anni è salito su una gru, a venticinque metri di altezza, minacciando di lanciarsi nel vuoto per il mancato pagamento degli stipendi. È accaduto stamani a Rimini, nel cantiere del nuovo asilo nido di via Pindemonte, a Rimini. Lo riferisce l’agenzia Agi. La protesta ha richiesto l'intervento di vigili del fuoco, polizia di Stato e personale del 118. Il fatto si è verificato intorno alle 10.30. L’uomo si trova attualmente sulla gru, esposto al caldo estremo, sul posto sono arrivati i negoziatori per un confronto che lo convinca a scendere. Nel frattempo, sempre secondo l’agenzia, alla base del cantiere si sono radunati altri lavoratori, anche loro di origine egiziana e impiegati in diversi cantieri della zona. Gli uomini denunciano ritardi analoghi nel pagamento delle retribuzioni. Per il segretario della Fillea Cgil di Rimini, Andrea Pracucci, arrivato sul posto, gli operai sarebbero senza stipendio da circa cinque mesi: il sindacato riferisce inoltre che tre di loro avrebbero vissuto in una baracca nel cantiere, una situazione che lancia l’ennesimo allarme sulla catena dei subappalti. Sono in corso gli accertamenti delle forze dell’ordine per ricostruire i fatti e verificare i contratti dei lavoratori.

14 luglio - info solidale: LAVORO: MERCOLEDÌ 15 LUGLIO SCIOPERO DEI RIDERS, SENZA PAGA DURANTE LE ORE DI STOP PER IL CALDO ESTREMO

 

Inizia un’altra settimana di caldo estremo dovuto alla crisi climatica, con i suoi gravi effetti sull’ambiente e sulla salute umana. La fase più intensa è attesa tra martedì 14 e mercoledì 15 luglio, con temperature che possono comportare gravi rischi per la salute, soprattutto quella di chi è costretto a lavorare all’aperto, come i riders.

ciclofattorini del food-delivery sono pagati a consegna, dunque, per loro, non effettuare le consegne significa, di fatto, non ricevere lo stipendio. Lavoratori e lavoratrici del settore incroceranno allora le braccia mercoledì 15 luglio, per uno sciopero che coinvolgerà i riders di Glovo, Deliveroo e Just Eat.  A Milano si terrà una manifestazione che partirà dalla stazione Centrale.

Nel mirino della protesta c’è l’applicazione di un’ordinanza, valida fino alla fine di settembre, che impone il blocco delle attività di consegna durante le ore più calde della giornata per tutelare la salute dei lavoratori. Secondo i sindacati, però, questa misura di sicurezza si sta traducendo in una perdita di stipendio per una categoria già iper precaria e sfruttata. Per i sindacati l’unica soluzione è l’assunzione dei ciclofattorini – ora assunti come autonomi o “para-autonomi” – come lavoratori subordinati. In questo modo le piattaforme si assumerebbero finalmente “la responsabilità di garantire continuità reddituale anche durante le fasce orarie in cui le consegne vengono sospese per ragioni di salute e sicurezza”.

Su Radio Onda d’Urto è intervenuto, per alcune considerazioni, l’economista Guido Viale, ricercatore in ambito economico, sociale e ambientale. Ascolta o scarica



14 luglio - STRAGE DI VIAREGGIO: I FAMILIARI RISPONDONO A CROSETTO

 



14 luglio - info solidale da tarantocontro: Perchè la Coop. Kratos perseguita un lavoratore del cimitero dello Slai Cobas?

 

Lo Slai Cobas denuncia l'azione di persecuzione che la Cooperativa Kratos sta portando avanti verso un lavoratore del cimitero di Taranto nostro iscritto. La Kratos da mesi sta colpendo con vari e continui provvedimenti disciplinari questo lavoratore con numerosi giorni di sospensione dal lavoro e quindi dallo stipendio, addebitandogli inadempienze, o non vere o per piccoli e innocui motivi; esempio 8 giorni di sospensione solo per aver trovato in disordine il suo sgabuzzino; 4 gg per averlo trovato senza la maglietta della ditta (sapendo bene che per problemi di salute il lavoratore può portare solo le sue camicie cotone), ecc.. Si tratta al massimo di piccole inadempienze - abbastanza normali in un rapporto di lavoro di molti anni - che invece di essere risolte al momento con un confronto o al massimo con richiami disciplinari, vengono considerate "violazione dei doveri di diligenza, fedeltà, del contratto di lavoro", ecc, e colpite in maniera sproporzionata appunto con decine di giorni di sospensione. Ma c'è di più. Ora la Kratos è arrivata addirittura a minacciare il licenziamento del lavoratore alla prossima inosservanza. Si tratta di una persecuzione vera e propria verso questo lavoratore che da anni lavora al cimitero. Questo sta avvenendo in una realtà che, in passato e anche ora, varie e continue inadempienze di alcuni lavoratori - molto più rilevanti, fino al non svolgimento dei propri compiti lavorativi - non ricevono invece alcuna contestazione, provvedimento disciplinare. Perchè? A domanda dello Slai Cobas alla responsabile legale della Kratos, questa ha risposto: evidentemente si sanno coprire bene...

Ricordiamo che è in corso un processo indetto dallo Slai Cobas contro un'aggressione ad un nostro RSA, fatta da un lavoratore legato ad ambienti malavitosi di Taranto e all'ex ditta DR che gestiva prima l'appalto, personaggi che avevano  imposto le "proprie leggi" al cimitero e attività estortive ai familiari dei morti. Questa aggressione e il clima di intimidazione che si creò verso gli altri lavoratori dello Slai Cobas erano volti a mettere fuori dal cimitero lo Slai Cobas, che difendeva gli interessi dei lavoratori e la legalità.

Ora ci troviamo di fronte a questa persecuzione, una sorta di stalking, verso uno dei più pacifici lavoratori dello Slai Cobas, fatta con palese discriminazione.

Allora, siamo di nuovo in realtà ad un attacco allo Slai Cobas?

Lo Slai Cobas chiaramente sta impugnando i provvedimenti disciplinari, ma a fronte di un attacco che ha motivazioni antisindacali denuncerà anche questo aspetto.

Slai Cobas per il sindacato di classe - coordinamento provinciale

TA 13 luglio 2026

slaicobasta@gmail.com

wa 3475301704 



lunedì 13 luglio 2026

14 luglio - CREPARE, LAVORARE TACERE. Caldo sul lavoro e governo Meloni, una valutazione di parte

 Skatenati Electrolux

Caldo sul lavoro? Governo Meloni, lancia il nuovo slogan e taglia, dimezzandolo, il fondo per la Cassa integrazione a tutela degli operai.

Fondi legati alle ondate di calore.

Il merito del Decreto - Legge n. 107 del 26 giugno 2026 (approvato all'interno del pacchetto di misure per le infrastrutture e il PNRR), i fondi stanziati per la gestione della cassa integrazione per caldo estremo sono stati dimezzati rispetto all'anno precedente 2025.

Devi lavorare, crepare, tacere.

È il nuovo motto della destra!

Ci sono sindacati che plaudono a questo Governo per ciò che fa.

Bravi, spiegatelo a chi lavora a 40 e più gradi, nei luoghi della prestazione senza che nessuno faccia nulla per adeguare il lavoro (limitandolo o modificandolo) alle temperature. Banda di debosciati da sterile convegnistica



13 luglio - Scuola 2, le docenti scrivono ovvero la doppia oppressione che subiscono le lavoratrici: Lettera di una docente: “Ho tre figli e faccio 70 km da precaria. Ora mi chiedono altri 2000 euro per abilitarmi”

 

Pubblichiamo la lettera di una professoressa vicentina che, come tanti altri insegnanti, descrive una condizione diffusa tra molti docenti precari della scuola italiana: “Sono madre di tre figli e le assegnazioni da GPS comportano spostamenti anche di circa 70 km, con evidenti difficoltà di conciliazione tra lavoro e famiglia”.
10 Luglio 2026, 07:01
A cura di Redazione
Gentile redazione,
sono docente di scuola secondaria di primo grado nella classe di concorso A022 e insegno nel territorio vicentino. Vi scrivo dopo aver già inviato una lettera al Ministro dell’Istruzione e del Merito, alla quale non ho ricevuto alcuna risposta. Ho deciso quindi di rivolgermi alla stampa perché ritengo che la mia situazione rappresenti una condizione diffusa tra molti docenti precari della scuola italiana.
Il mio percorso nel mondo dell’educazione inizia nel 2016 con attività di doposcuola e supporto allo studio, prosegue nella scuola paritaria e dal 2021 nella scuola statale, dove continuo a lavorare con continuità attraverso supplenze. In questi anni ho maturato una convinzione profonda: la scuola è un luogo di crescita della persona, prima ancora che di trasmissione di contenuti. Insegnare per me significa accompagnare gli studenti nella scoperta di sé e nella costruzione del proprio percorso.
Nel mio percorso professionale ho lavorato anche nella scuola paritaria e ho investito in modo significativo nella mia formazione: sono laureata in Filologia Moderna, ho conseguito i 24 CFU per l’accesso all’insegnamento, un Master in alfabetizzazione e didattica dell’italiano come lingua seconda (A-23) e numerosi corsi di formazione su metodologie didattiche innovative (gaming nella didattica, storytelling educativo, caviardage, escape room didattiche, kamishibai), oltre a formazione su DSA, ADHD e strumenti per il metodo di studio.
Tutto questo ha comportato negli anni un investimento economico importante, sostenuto personalmente, come accade a moltissimi docenti precari. Nel 2024 ho partecipato all’ultimo concorso: ho superato la prova scritta con 96/100, ma non l’orale. In quel periodo ero in gravidanza a rischio.
Oggi continuo a lavorare con supplenze spesso lontane dalla mia residenza. Sono madre di tre figli di 1, 6 e 10 anni e le assegnazioni da GPS comportano spostamenti anche di circa 70 km, con evidenti difficoltà di conciliazione tra lavoro e famiglia.
A questa condizione si aggiunge oggi una criticità che considero inaccettabile: per poter accedere alla stabilizzazione mi viene richiesto di conseguire ulteriori percorsi di abilitazione, con costi che si aggirano intorno ai 2000 euro e con modalità di frequenza parzialmente in presenza, difficili da sostenere per chi ha una famiglia e già lavora a tempo pieno nella scuola.
Ritengo profondamente ingiusto che, a 40 anni, dopo anni di formazione personale e professionale e dopo aver già investito ingenti risorse economiche nel mio percorso lavorativo, si continui a chiedere ai docenti precari di sostenere ulteriori spese e sacrifici per poter semplicemente accedere alla stabilità lavorativa. È una condizione che finisce per mettere in conflitto il diritto al lavoro con la vita familiare e la sostenibilità economica e personale.
Chiedo che venga presa in considerazione la possibilità di percorsi abilitanti più accessibili, anche interamente online e con costi sostenibili, in modo da non trasformare la formazione necessaria in un ulteriore ostacolo economico e logistico per chi già lavora nella scuola.
La continuità del docente è un valore educativo fondamentale, ma nella realtà attuale molti insegnanti vivono una precarietà prolungata, aggravata da costi e vincoli che rischiano di allontanare dalla professione proprio chi vi ha già investito anni di lavoro e formazione.


Lettera di una prof abilitata: “Paghiamo dazio a un sistema schizofrenico per fare il lavoro più bello del mondo”
Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una docente campana che ha da poco ha superato l’esame di abilitazione all’insegnamento: “Vi racconto di un enorme, legalizzato mercato dei titoli in cui noi siamo la merce e lo Stato è il primo grande complice”.
30 Giugno 2026, 06:54
A cura di Redazione
Se leggete i decreti ministeriali che arrivano da Roma, parliamo di competenze digitali, di transizione pedagogica, di riforme strutturali con l’acronimo sempre aggiornato – tutte cose in cui restiamo comunque puntualmente indietro rispetto a quanto l’urgenza educativa richieda. Non solo. Se lo chiedete a me, disillusa e afflitta dalla giornata della scorsa settimana, quella in cui ho completato il mio “percorso abilitante da 30cfu”, vi parlo anche di un enorme, legalizzato mercato dei titoli in cui noi siamo la merce e lo Stato è il primo grande complice.
Devo parlare di conti correnti svuotati e di un bonifico da 2.500 euro fatto solo per comprare il diritto di lavorare. Più altri 150 euro, s'intende, come tassa di sbarco per l’esame finale. Il prezzo fisso per farsi guardare in faccia da una commissione, dopo mesi passati a guardare il nulla.
Il giorno dell’abilitazione e altre cose orribili che non farò mai più è andato in scena la scorsa settimana, in una sede d'esame di un'università telematica a Napoli. In cambio di quelle cifre, il deserto dei servizi: una fiumana di denaro impressionante che si riversa nelle casse di privati che non garantiscono ai corsisti nemmeno un parcheggio in sede, posti a sedere per tutti o aria condizionata funzionante il giorno della resa dei conti. Ma il primo atto è iniziato mesi fa, davanti a uno schermo. Il percorso formativo che lo Stato ci impone di pagare a questi colossi dell’istruzione a distanza si consuma in aule sature, durante maratone da dieci ore consecutive.
Funziona così: entri in una stanza della tua città, firmi un foglio e passi la giornata a fissare un monitor. Dall'altra parte, un docente in videoconferenza, con la voce che gratta e salta ogni tre minuti, parla contemporaneamente a decine di aule specchio in tutta Italia, divise per classi di concorso, da Vipiteno a Lampedusa. Un monologo asettico, privo di qualsiasi reale scambio pedagogico, mentre i contatori delle ore scorrono per certificare una presenza puramente burocratica. Questa non è formazione. È la burocrazia che si nutre di se stessa, ignorando completamente le competenze che molti di noi hanno già acquisito sul campo, anno dopo anno, supplenza dopo supplenza. Dietro la farsa delle lezioni "in presenza" c'è un dispendio economico ben più lauto dei soli costi di iscrizione, una tassa invisibile che lo Stato finge di non vedere. Parlo dei sacrifici di chi lavora a centinaia di chilometri da casa, magari al Nord, dove c'è maggiore disponibilità di convocazioni per le supplenze. Colleghi che per mesi, nei fine settimana, sono costretti a fare i pendolari d'Italia, a pagare biglietti del treno last minute e a prenotare stanze d'albergo improvvisate nei pressi delle sedi d'esame pur di non perdere le lezioni obbligatorie. Un salasso finanziario continuo che prosciuga quei pochi risparmi messi da parte con fatica.
Quando entri in un'aula scolastica, capisci l'immenso, spaventoso valore di questo mestiere. Oggi la scuola pubblica dovrebbe farsi carico di problematiche di incommensurabile valore: prima tra tutte quella di un’educazione sessuo-affettiva strutturata, o di una reale educazione alla cittadinanza per generazioni disorientate. Sono compiti cruciali che lo Stato puntualmente ignora, lasciando che tutto questo vuoto educativo ricada unicamente sulle spalle di chi, intanto, subisce il ricatto del precariato. Una richiesta incomparabile, che non trova riconoscimento in nulla: né nello stipendio, che evapora prima del venti del mese, né nella dignità sociale.
L’esame si è svolto in questo preciso clima surreale: una transumanza di candidati chiamati a scaglioni in corridoi che erano una bolgia immobile, satura di un caldo che sapeva di sconfitta. Lì dentro, la commissione, sfinita quanto noi, procedeva a ritmo industriale. Pochi minuti a testa. Domande standardizzate per liquidare una pratica che non doveva valutare la nostra capacità di stare in classe o la nostra sensibilità educativa, ma solo ratificare un percorso già pagato. Eravamo numeri di matricola su un faldone. Eppure eravamo lì, ad aver pagato per essere esaminati, ancora, solo per ottenere un bollino d'accesso. Provate a camminare con me in quei corridoi, rallentate il passo e guardate le persone in fila. A far mancare l'aria non era solo l'afa, ma l'età media di quel limbo. Non c’erano ventenni freschi di laurea con i sogni intatti e l'ansia del primo voto. C’eravamo noi. La generazione di trenta e quarantenni – e non solo, purtroppo. Gente con la vita già incastrata nell'età adulta, intrappolata in un limbo amministrativo permanente. C’erano donne sedute sui gradini a calibrare i tempi dell’allattamento tra una chiamata e l’altra, padri che spingevano passeggini stringendo dispense stropicciate, colleghe visibilmente al termine della gravidanza.
Perché ora, anche a queste condizioni? Perché c’è la scadenza di giugno. Perché se non ottieni questo benedetto pezzo di carta entro la chiusura delle GPS (Graduatorie Provinciali per le Supplenze), tu scompari dal sistema per i prossimi due anni. Diventi invisibile. Il tuo affitto non viene pagato, le tue bollette scadono, la tua spesa non si fa. E qui si inserisce l’inganno più sottile, quello specificamente riservato alle donne. Viviamo in un Paese che ci bombarda con la retorica della natalità e della famiglia, che ci chiede di fare figli per salvare il futuro demografico, ma che contemporaneamente ci nega la stabilità finanziaria per mantenerli. La società scarica interamente il carico di cura sulle nostre spalle, e molte colleghe "ripiegano" sulla scuola proprio perché pensano sia l'unico lavoro conciliabile con la gestione di una famiglia. Ma la scuola si rivela una trappola mobile: un eterno precariato in cui devi destreggiarti tra i figli a casa e l'ansia di un punteggio che si compra con il denaro.
È l'economia del ricatto puro: "Se non lo compri tu, lo compra il collega accanto e ti supera in graduatoria". Mezzo punto vale almeno una mensilità di stipendio.

13 luglio - Scuola 1: un docente scrive a fanpage - “Ogni giorno 3 ore di viaggio per andare a lavoro, non posso permettermi l’affitto”: la lettera di un docente

 

Pubblichiamo la lettera di un professore di Trapani alle prese con le difficoltà di conciliare lavoro, famiglia e criticità economiche: “Viaggio ogni giorno verso Palermo perché non posso permettermi un alloggio lì. Per il trasferimento a Trapani devo abilitarmi al sostegno”.
12 Luglio 2026, 07:01
A cura di Redazione
Riceviamo e pubblichiamo di seguito la lettera che ci ha scritto un docente di Trapani che, come tanti altri insegnanti, descrive le difficoltà per fare il proprio lavoro. Proprio come aveva già fatto una prof di Vicenza che però ci aveva raccontato le criticità di conciliare lavoro e famiglia: "La continuità del docente è un valore educativo fondamentale, ma nella realtà attuale molti insegnanti vivono una precarietà prolungata, aggravata da costi e vincoli che rischiano di allontanare dalla professione proprio chi vi ha già investito anni di lavoro e formazione". Anche in questo caso, il problema riguarda la sistemazione, il ricongiungimento con i familiari e la sede della propria cattedra.
"Sono un docente di ruolo, insegnante di Liceo.
Viaggio ogni giorno non potendomi permettere un affitto a Palermo, ove presto servizio, quindi faccio 200 chilometri al giorno e quasi tre ore di viaggio al giorno non avendo l’opportunità di un posto ove risiede tutta la mia famiglia.
Per cambiare classe di concorso dopo 35 anni di servizio lo Stato chiede 3700 euro, perché vorrei diventare insegnante di sostegno ed avere finalmente il trasferimento nella mia città, essendovi posti disponibili. Non possono far fare un corso a docenti con esperienza come la mia e farci abilitare gratuitamente, con un superamento di un semplice esame o tirocinio?".

domenica 12 luglio 2026

13 luglio - Scuola, immessi in ruolo 46mila docenti. L’Anief: “Ma rimarranno scoperte più di 100mila cattedre”...la realtà e le continue bufale di Valditara

 

Il ministero dell’Istruzione ha ufficializzato che l’anno prossimo saranno immessi in ruolo 46.642 docenti. Quasi la metà dei posti assegnati è per il Nord Italia. Il sindacato Anief ha segnalato che resteranno “scoperte, continuando ad andare a supplenza, più di 100mila cattedre”.
11 Luglio 2026, 15:30
A cura di Luca Pons

Il ministero dell'Istruzione ha comunicato ufficialmente il numero di cattedre di ruolo che sarà assegnato il prossimo anno scolastico 2027/27: sono 46.642. L'annuncio arriva con un apposito decreto ministeriale, dopo che il ministero dell'Economia ha dato il via libera. Su oltre 46mila posti, quasi 23mila sono assegnati alle Regioni del Nord Italia (e oltre uno su quattro alla Lombardia).
L'Associazione nazionale insegnanti e formatori (o Anief) ha contestato il numero di docenti. Il presidente dell'associazione Marcello Pacifico ha sottolineato che "rimangono scoperte, continuando ad andare a supplenza, più di 100mila cattedre in deroga di sostegno per diversi anni assegnate alle scuole".
46mila nuovi docenti di ruolo, le procedure del ministero
I posti autorizzati per i docenti da immettere a ruolo nell'anno scolastico 2026/27 sono esattamente 46.642. Questo è il numero di "posti vacanti e disponibili", secondo il ministero dell'Istruzione, "al termine delle operazioni di mobilità" per il prossimo anno scolastico. Le immissioni in ruolo, ricorda il decreto, avvengono per i posti che sono vacanti e disponibili per l'intero anno scolastico
Per decidere chi deve ottenere l'assunzione a tempo indeterminato si procederà con procedure informatizzate. Sarà sempre l'Ufficio scolastico regionale a informare i docenti e le scuole interessate. L'elenco sarà anche pubblicato online, indicato la sede assegnata per ciascuno.
Gli insegnanti contattati potranno rinunciare o accettare entro cinque giorni di tempo dal momento in cui ricevono l'assegnazione. Chi rifiuta decade automaticamente dall'incarico e viene cancellato dalle graduatorie per l'insegnamento in questione. Chi accetta, naturalmente, non può ricevere per il prossimo anno altri incarichi a tempo determinato o supplenze. Dopo l'accettazione partirà l'anno di prova.
I posti di ruolo per l'anno scolastico 2026/27, Regione per Regione
Il numero complessivo è suddiviso per Regioni, come è sempre avvenuto dall'anno 2016/17 in poi. Se a livello regionale ci sono degli esuberi, tocca all'Ufficio scolastico regionale ‘riassorbirli' spostando gli insegnanti in altre province. Ecco come è strutturata la suddivisione:
Abruzzo: 552 posti di ruolo
Basilicata: 579 posti di ruolo
Calabria: 1.234 posti di ruolo
Campania: 2.721 posti di ruolo
Emilia-Romagna: 3.357 posti di ruolo
Friuli Venezia Giulia: 1.097 posti di ruolo
Lazio: 4.454 posti di ruolo
Liguria: 1.369 posti di ruolo
Lombardia: 12.129 posti di ruolo
Marche: 770 posti di ruolo
Molise: 185 posti di ruolo
Piemonte: 4.397 posti di ruolo
Puglia: 2.410 posti di ruolo
Sardegna: 1.432 posti di ruolo
Sicilia: 1.979 posti di ruolo
Toscana: 2.434 posti di ruolo
Umbria: 449 posti di ruolo
Veneto: 5.094 posti di ruolo


La protesta dell'Anief
Dalle associazioni di categoria, tuttavia, sono arrivate delle risposte critiche. L'Anief in particolare ha detto che il numero di docenti immessi in ruolo non è sufficiente a soddisfare le necessità della scuola italiana. Il motivo, come ha spiegato il presidente Marcello Pacifico, è che ci sono "più di 100mila cattedre" che restano scoperte dopo queste nuove assunzioni a tempo indeterminato.
"Per non parlare anche delle cattedre su disciplina comune che continuano per vari motivi a non essere considerate per le stabilizzazioni: in quest'ultimo caso va anche ricordato che non potendo attingere dalle Gps, saranno migliaia le cattedre destinate al ruolo che non avranno aspiranti. Il risultato è che anche quest'anno solo per gli insegnanti della scuola pubblica avremo ancora quasi 200mila supplenze annuali", ha detto Pacifico.
Anief ha ricordato che ha già presentato un reclamo – accolto – al Comitato europeo dei Diritti sociali per segnalare l'alto tasso di precarietà degli insegnanti di sostegno in Italia, "pari ormai stabilmente al 50% dell'organico complessivo utilizzato". Se non si interviene, "arriverà una nuova censura dall'Europa".




12 luglio - Settore elettrodomestici non solo Electrolux: Sciopero alla Beko, i lavoratori chiedono risposte sul futuro

 ed anche alla Beko quali sono le "ragioni" addotte dalla multinazionale turco statunitense (Arcelik, proprietaria al 75% e Whirpool al 25%) 

"Perché Beko chiude? In questa riorganizzazione Beko aveva previsto chiusure in diversi altri stabilimenti nei paesi europei, dove secondo l'azienda le vendite sono molto diminuite a causa della concorrenza asiatica, e dove la produzione è particolarmente costosa anche per l'aumento dei costi dell'energia."

Grande mobilitazione, questa mattina, venerdì 10 luglio di lavoratrici e lavoratori della Beko di Cassinetta di Biandronno. Un presidio e uno sciopero che, come hanno dichiarato i sindacati Film, Fiom e Uilm, oltre alla RSU, «vuole mandare un segnale forte all'azienda per capire cosa ha intenzione di fare».

Allarme e preoccupazione nascono dal fatto che la produzione non cresce mentre aumentano le giacenze in magazzino. Fatti concreti che portano gli operai Beko ad interrogarsi sul loro futuro. Dalla mobilitazione anche un invito a politica e istituzioni un «intervento urgente».

e come sempre il "segnale forte" dei confederali è l'invito alla politica e alle istituzioni perché intervengano con urgenza e il governo Meloni risponde

Beko: Urso, no a licenziamenti ma solo esuberi volontari, a Siena nuove assunzioni

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 09 lug - Sulla gestione della crisi ex Whirlpool-Beko 'siamo riusciti a convincere l'azienda a non fare licenziamenti come erano previsti in origine, ma soltanto esuberi volontari incentivati'. Lo ha detto il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso intervistato da Maurizio Belpietro in occasione dell'evento Panorama On The Road. Quanto al sito di Siena, l'unico non mantenuto nel piano elettrodomestici, Urso ha annunciato che l'operazione condotta con Invitalia e il Comune portera' alla reindustrializzazione con altre imprese: 'Assorbiranno interamente l'occupazione e dovranno fare nuove assunzioni, perche' non saranno sufficienti i lavoratori transitati da Whirlpool Beko'. Il tavolo di monitoraggio, ha aggiunto, verra' convocato a settembre.


12 luglio - Teva, confermato il ricorso agli ammortizzatori sociali per gli esuberi di Caronno Pertusella......

 ....questa vertenza, cosa che i sindacati confederali non dicono, riguarda anche il genocidio del popolo palestinese essendo Teva una multinazionale israeliana e mostra la complicità del governo fascista Meloni, che come in altre vertenze da i soldi alle multinazionali che chiudono o licenziano i lavoratori in questo paese

12 Luglio 2026


CARONNO PERTUSELLA – Prosegue il confronto sul piano di ridimensionamento annunciato da Teva, colosso farmaceutico israeliano. Nell’incontro che si è svolto mercoledì al ministero delle Imprese e del Made in Italy è stato confermato l’utilizzo degli ammortizzatori sociali per accompagnare la cessazione delle attività negli stabilimenti di Rho, in via Terruggia, e di Caronno Pertusella e Santhìa.

Al tavolo romano hanno preso parte le organizzazioni sindacali nazionali e territoriali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, insieme ai rappresentanti della Regione Lombardia e del Piemonte e ai vertici aziendali. Nel corso della riunione i sindacati hanno contestato il piano di ridimensionamento presentato dal gruppo farmaceutico israeliano, tra i principali produttori mondiali di farmaci equivalenti, facendo presente che il bilancio del gruppo continua a registrare risultati positivi anche nel 2025, con un incremento del fatturato.

Durante l’incontro è stata inoltre ribadita al ministero la richiesta di mettere in campo strumenti e risorse per salvaguardare la produzione e l’occupazione nei due siti interessati dalla vertenza.

La trattativa proseguirà mercoledì a Milano, nella sede di Assolombarda, dove è previsto un nuovo confronto sul futuro degli stabilimenti. Il successivo appuntamento al Ministero è invece fissato per il 30 settembre.



venerdì 10 luglio 2026

10 luglio - SUL ROGO ALLA BRT A MILANO. ALCUNE CONSIDERAZIONI....

....l'incendio alla Bartolini di Bovisa/Dergano/Affori, i quartieri interessati, ha messo in luce, ancora una volta, lo stato di insicurezza per i lavoratori e la popolazione, delle normative non applicate nella logistica, ma non solo, su Salute e Sicurezza. Quanto successo non è né fatalità né incidente, ma il frutto del modo di produzione di questo sistema e della connivenza delle istituzioni preposte. Dove non passa inosservato il fatto che 10 giorni prima era morto un lavoratore proprio per le condizioni di lavoro. Ma si sa che la vita operai per padroni e governo non vale nulla. Eppure da anni i sindacati conflittuali lottano contro sfruttamento e sicurezza/salute, ma come risposta ricevono sgombero dei picchetti e denunce di blocco della produzione. E oggi questi lavoratori sono in ansia per il futuro. Ma casualmente questo incendio è avvenuto, e per fortuna non ha avuto le stesse tragiche conseguenze, alla vigilia di data tragica per questi territori, la nube tossica all'Icmesa di Seveso. Strage per cui nessuno dei colpevoli ha pagato e che ha segnato la vita degli operai e delle popolazioni.

Incendio a Milano, alta colonna di fumo nero partita dal deposito Bartolini in zona Bovisa
Un’alta colonna di fumo nero si è levata nel cielo di Milano nel tardo pomeriggio di oggi, mercoledì 8 luglio. Secondo le prime informazioni, un grosso incendio si sarebbe sviluppato all’interno del deposito Bartolini di via Minzoni 10, in zona Bovisa a Milano.
8 Luglio 2026, 22:44
A cura di Francesca Caporello


Maxi rogo alla Brt a Milano: fumo nero visibile anche da Saronno e Solaro


Gaia Legnani

8 Luglio 2026

SARONNO – SOLARO – Una densa colonna di fumo, ben visibile anche da Saronno e Solaro, si è stagliata nel cielo al tramonto di oggi, mercoledì 8 luglio. Il fumo proveniva dal vasto incendio scoppiato al deposito Brt, conosciuta anche con il nome Bartolini, in via Don Giovanni Minzoni, nella zona nord di Milano tra i quartieri Bovisa, Dergano e Affori.

Incendio nel deposito Bartolini a Milano: la Procura apre un’inchiesta, indaga il Niat dei vigili del fuoco
Si indaga sulle cause che hanno dato luogo al vasto incendio di ieri nella sede Bartolini di via Minzoni 10 a Milano, in zona Bovisa. La Procura ha aperto un’inchiesta in collaborazione con il Nucleo Investigativo dei vigili del fuoco.
9 Luglio 2026, 7:55
A cura di Francesca Caporello


10 luglio - Firenze, operaio di 48 anni muore colpito da un macchinario in un cantiere. Continua la carneficina operaia e aumentano gli operai migranti che muoiono

 

di Valentina TisiAndrea Vivaldi

E’ accaduto a Sesto Fiorentino. Di origine rumena, è deceduto in ambulanza mentre i medici tentavano di rianimarlo. Arrivava da Treviso, era il suo ultimo giorno di lavoro in Toscana



10 luglio - Sulla situazione all'Electrolux Solaro: Troppo magazzino a Solaro. Electrolux impone le ferie

 ...parafrasando Palma, Fiom, che aveva detto" i 50 giorni sono una tregua armata" diciamo che aveva ragione. Ma a sparare colpi su colpi contro i lavoratori è solo l'azienda, mentre le rappresentanze sindacali si limitano a comunicati di contrarietà e mettere in campo iniziative di lotta, solo enunciate ma non praticate, e dall'altro a chiedere alla politica, dal governo a Regione sindaci, a prendere posizione contro i piani aziendali, le quali "rispondono" prontamente, tanto, a destra e a manca, le promesse non costano nulla. E intanto ci si avvia verso una fine nota, che accomuna gli operai a tutti gli altri dell'industria di questo paese, dalla Stellantis alla ex Ilva, cioè "chiusura dei siti produttivi e licenziamenti". La via maestra è una sola la discesa in campo del protagonismo operaio rompendo gli steccati della concertazione e delle illusioni di una rappresentanza politica/operaia delegata a governo e opposizione


L’azienda vuole fermare la produzione per 4 giorni usando vacanze e permessi. Ad aumentare la tensione, l’annunciata revoca del part-time per 50 dipendenti.

Troppo magazzino, Electrolux vuole fermare la produzione per 4 giorni e impone ai lavoratori l’uso delle ferie. Si apre così un nuovo terreno di scontro a Solaro, dove la tensione è già alle stelle, sia per il piano di tagli su scala nazionale presentato dalla multinazionale svedese, sia per l’annunciata revoca del part-time per 50 dipendenti, in maggior parte donne. "L’azienda vuole chiudere 4 giorni usando le nostre ferie", accusano le rappresentanze sindacali aziendali. "La direzione del personale – si legge in una nota diffusa da Fiom, Fim e Uilm – ha convocato la rsu comunicando che gli stock di magazzino sono troppo alti per sovraproduzione. Per questo vuole fermare l’attività per 4 giorni: 1 giorno di permesso retribuito più 3 giorni di ferie. Sull’utilizzo dell’ultimo giorno di permesso collettivo, la rsu non ha controindicazioni ma sull’utilizzo delle ferie non siamo d’accordo perché a marzo avevamo chiesto di calendarizzare la terza settimana di ferie per tutti ma l’azienda non lo aveva ritenuto necessario. Comunque si crea disparità in quanto non tutti hanno maturato la settimana aggiuntiva di ferie. Oggi invece ci dice che non serve produrre". Una distanza di posizioni che a Solaro rende ancora più tesi i rapporti tra lavoratori e azienda, dopo l’annuncio dei 1719 esuberi su scala nazionale (217 per lo stabilimento di Solaro sui circa 680 dipendenti attualmente attivi). I sindacati respingono la proposta della direzione. "Abbiamo chiesto all’azienda di tornare al tavolo con dati certi: quanto magazzino c’è davvero, quanto si vende oggi, qual è il piano di produzione diviso per piattaforme", scrivono le rsu. Poi c’è la questione del part-time che oggi consente ad una cinquantina di dipendenti di conciliare lavoro e famiglia, con assistenza ai figli o ai genitori anziani. È di qualche settimana fa l’annuncio dell’intenzione di revocare l’orario ridotto. L’iniziale scadenza fissata al 1° luglio è stata prorogata al 1° agosto, ma i lavoratori chiedono di andare oltre. "Se l’azienda dichiara crisi di volumi, allora non ci sono scuse per non prorogare i part-time oltre agosto", ribadiscono Fim, Fiom e Uilm. "L’azienda ha dichirato che al rientro delle ferie l’assetto produttivo sarà come prima dell’ingresso dei terministi: linea 1 a turno e le altre a giornata". Già perché a fine agosto scadono 111 contratti a termine.

Vertenza Electrolux, la Lombardia fa fronte comune: approvata all’unanimità la mozione su Solaro

Maggioranza e opposizione hanno votato compatte la mozione che chiede il rilancio del sito produttivo, il coinvolgimento del Governo e un confronto europeo sulla competitività del settore degli elettrodomestici

Il documento, presentato dal consigliere Onorio Rosati (Alleanza Verdi e Sinistra), punta a salvaguardare i livelli occupazionali e produttivi dello stabilimento di Solaro, dove il piano prevede 217 esuberi, ai quali si aggiungono 106 lavoratori a tempo determinato che erano destinati alla stabilizzazione.

Paolo Romano (Partito Democratico) ha parlato di «una crisi esemplare dei problemi industriali del nostro Paese. Prendere i soldi allo Stato e poi scappare è un atteggiamento predatorio nei confronti delle tasche dei cittadini. Per questo abbiamo bisogno di tornare a un modello industriale in cui la logica del profitto è affiancata dalla responsabilità sociale dell’impresa. In questo senso serve con urgenza una nuova legge regionale contro le delocalizzazioni in Lombardia».

Anche Marcello Ventura (Fratelli d’Italia e presidente della Commissione Attività produttive) ha ribadito la necessità di salvaguardare il sito produttivo: «L’impianto di Solaro è un patrimonio industriale che non possiamo permetterci di perdere. Serve un nuovo piano industriale per garantire produzione e capacità competitiva dell’azienda. Per questo dobbiamo mantenere aperto uno spazio di confronto e trattativa».

Electrolux, Pizzighini (M5s): “Chi prende soldi pubblici non può licenziare e scappare”

8 Luglio 2026


SOLARO – “Come Movimento 5 Stelle abbiamo votato convintamente a favore della mozione su Electrolux e ribadiamo la nostra piena vicinanza alle lavoratrici e ai lavoratori, in particolare del sito di Solaro”, così Paola Pizzighini, consigliera regionale M5S Lombardia, sulla mozione 525 Iniziative straordinarie a tutela dei livelli occupazionali e produttivi del gruppo Electrolux in Lombardia,

La crisi Electrolux è un attacco al cuore della manifattura lombarda. A Solaro 217 esuberi su 615 addetti, di cui 106 interinali, significa colpire centinaia di famiglie, l’indotto e competenze industriali storiche del territorio. È inaccettabile che una multinazionale, che per anni ha beneficiato di fondi pubblici nazionali ed europei, oggi tagli posti di lavoro e minacci di delocalizzare. Lo schema è sempre lo stesso si incassano i finanziamenti quando conviene, poi si scaricano i costi sociali sullo Stato. Per il M5S questo modello va fermato, ogni euro pubblico alle imprese deve essere vincolato a impegni precisi su occupazione, investimenti sul territorio e filiere produttive locali. Chi non rispetta questi vincoli deve restituire fino all’ultimo centesimo. In Regione Lombardia serve una linea chiara e durevole a difesa del lavoro lombardo, non un’altra pagina di licenziamenti finanziati, indirettamente, con risorse pubbliche”, così conclude la consigliera regionale.