giovedì 30 luglio 2026

30 luglio - Emergenza ex Ilva - Comunicato dello Slai Cobas per il sindacato di classe Taranto

 

  Comunicato.  

Lo Slai Cobas per il sindacato di classe e' da almeno 2 mesi che fa appello

alla indispensabile mobilitazione generale e continuata dei lavoratori su una ben 

definita piattaforma operaia, di cui abbiamo elaborato alcuni punti indispensabili 

e abbiamo raccolto e stiamo raccogliendo alle portinerie molte firme di operai 

acciaierie e appalto - la nostra proposta era giusta necessaria e tempestiva.

I sindacati confederali hanno ignorato la cosa e hanno proceduto alla manfrina 

degli incontri romani, alla richiesta ridicola e superflua che se ne occupi la Meloni, 

mentre nulla hanno fatto sul fronte delle assemblee e della mobilitazione dei lavoratori - 

l'Usb ha fatto con alcuni distinguo da ruota di scorta a tutto questo.

La piattaforma operaia è una alternativa ai piani di padroni e governo e unarisposta dal 

punto di vista degli operai e lavoratori alle iniziative legittime della magistratura.

Ora la nuova drammatizzazione imposta dalla decisione della magistratura di Milano 

mette a nudo che governo, padroni non hanno soluzioni e proseguono sulla 

stessa strada e i sindacati si mobilitano al carro del governo.

Noi invitiamo i lavoratori a uscire da questo vicolo cieco.

Noi riteniamo assolutamente indecente e immorale che i sindacalisti fanno carriera, 

da Fumarola a D'Alò CISL, da Sperti Uilm a Brigati Fiom, ecc, mentre peggiora 

la condizione dei lavoratori e nessuna soluzione viene data alla vertenza. 

Per noi la parola d'ordine tra i lavoratori e': è giusto ribellarsi - prendere nelle proprie 

mani l'organizzazione e la lotta autonoma  per il lavoro, salario, salute e sicurezza.


Giovedì alle 18.30 presso la sede Slai Cobas via 


Livio Andronico 47 Taranto riunione/conferenza 


stampa per approfondire l'analisi della situazione 


e decidere le iniziative conseguenti, puntando allo 


sciopero autonomo a settembre 



Slai Cobas per il sindacato di classe Taranto

wa 3475301704 - slaicobasta@gmail.com


30 luglio - info: COMUNICATO STAMPA PMC MELFI 28-07-2026. La lotta paga, ma non e’ ancora il momento di festeggiare.

 

Operai Contro 2



COMUNICATO STAMPA

Dei lavoratori in presidio alla

 Pmc Automotive di Melfi da oltre 9 mesi, anche in merito all’incontro svoltosi 

al Mimit il 27 Luglio 2026, di seguito la nota integrale:

Sono ormai più di nove mesi che calpestiamo l’asfalto davanti ai cancelli 

dello stabilimento Stellantis, gestito dalla PMC Automotive, oggi in fase di liquidazione. 

Dalla piccola tenda adibita a cucina ci si sposta nella tenda grande e viceversa. 

Si cerca di trovare il posto migliore, si è passati dal ripararsi dal freddo e dalla pioggia 

dell’inverno al caldo dell’estate

Tutto è iniziato il 13 ottobre 2025: da allora andiamo avanti con caparbietà, 

rivendicando quel lavoro che ci è stato tolto. Un lavoro che ci dia la dignità di un 

salario e ci permetta di portare il pane a tavola.

Il 13 ottobre ci siamo trovati di fronte a un bivio: 

rassegnarci a casa con la cassa integrazione, cercando poi individualmente 

un’altra occupazione, oppure restare davanti ai cancelli e lottare collettivamente 

per il futuro di tutti. Abbiamo scelto la seconda strada, e su quella abbiamo puntato 

tutto. Se la vertenza PMC ha la risonanza di adesso e se stiamo ottenendo risultati, 

anche se ancorada concretizzare, è proprio per la determinazione 

e la costanza con cui abbiamo perseguito questa scelta.

Dopo una lunga serie di riunioni, ieri si è tenuto l’ennesimo incontro al Mimit, 

dove è stato firmato unverbale di accordo tra i sindacati, le parti datoriali 

e i rappresentanti del Ministero. 

Se tutto procederà senza intoppi, la vertenza potrebbe concludersi entro il 

mese di settembre. 

Desideriamo ringraziare pubblicamente le donne e gli uomini 

solidali che con sensibilità e coscienza, ci stanno accanto in questa battaglia.

Per noi operai, questo di oggi è senz’altro un passo avanti, ma restiamo vigili: 

la partita non è ancora chiusa. 

Tanti sono ancora i passaggi da fare, dichiareremo vinta la battaglia solo quando 

saremo riassorbiti dalla nuova azienda e finalmente rientreremo in fabbrica a lavorare.

Nel mese di agosto la zona industriale sarà praticamente deserta, motivo per cui il 

presidio verrà temporaneamente sospeso, per poi riprendere a pieno ritmo a settembre.

Per quantoci riguarda, è ancora presto per festeggiare:

lo faremo solo quando i lavoratori varcheranno 

nuovamente i cancelli della fabbrica, rientrando da quegli stessi ingressi da cui 

sono stati costretti a uscire lo scorso 13 ottobre.

San Nicola di Melfi 28 luglio 2026


mercoledì 29 luglio 2026

29 luglio - info ex Ilva: Tornando sulla decisione della Corte d’appello di Milano - una nota

 

"La Corte d'appello di Milano ha stabilito che l’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di 

Taranto deve essere chiusa entro 90 giorni perché le emissioni superano i limiti di 

legge e potrebbero essere la causa dell'aumento dei tumori. 

La produzione potrà ripartire soltanto dopo aver «rimosso integralmente l’amianto 

ancora presente negli impianti»

 e «adottato le misure necessarie per ricondurre le emissioni delle polveri sottili entro l

imiti di sicurezza, 

con riferimento allo scenario produttivo autorizzato di 6 milioni di tonnellate l’anno».

La società si è difesa sostenendo che l'amianto potrà essere rimosso "solo a fine vita tecnica 

degli impianti". «Non va sottaciuto - è scritto in ordinanza - che gli impianti Ilva e il 

sistema produttivo, sono rimasti immutati da decenni, e ciò concorre a confermare 

la permanenza del rischio nell’attualità, in ragione del progressivo 

ammaloramento dello stabilimento»


La decisione di Milano aiuta ad affrontare in emergenza i problemi 


della continuità dello stabilimento nelle attuali pericolose, 


mettendo a nudo le responsabilità di padroni e governo nella 


loro non volontà di trovare soluzioni a tutela di lavoro e 


salute dei lavoratori e cittadini. 


La sentenza dei giudici denuncia anche che l’Autorizzazione 

integrata ambientale (Aia) 2025 "non contiene alcuna prescrizione in 

tema di rimozione dell’amianto» ed è «priva di adeguate tutele sulle 

polveri PM10 e PM2,5"; ad ulteriore conferma che anche il governo 

Meloni, come i precedenti, non ha fatto nulla per quanto meno ridurre i 

rischi per la salute degli operai e della popolazione di Taranto, 

peggiorando enormemente la situazione (mitigata solo e soltanto dal 

forte calo produttivo).  

A noi sta a cuore la mobilitazione di lavoratori e cittadini, unica  

alternativa ai piani e logiche di padroni, governo e Stat

del capitale - fermo restando che nocivo è il capitale e non la 

fabbrica. Serve una piattaforma operaia e popolare su cui 

chiamare alla lotta autonoma per imporre soluzioni 

temporanee e di prospettiva.


Urso, Giorgetti, la Meloni rispondono solo con l'allarmismo, non 

certo perchè si preoccupano dei lavoratori e degli abitanti di Taranto, 

ma perchè temono che salti o ritardi ancora di molto la 

svendita dell'ex Ilva. 


La Meloni, convocando "d'urgenza" una riunione dei ministri 

interessati, ha subito dichiarato: 

"il decreto interviene proprio nel momento in cui si era prossimi 

alla formalizzazione dell’accordo 

per la cessione dell’intero complesso industriale a 

un primario operatore siderurgico".


Ma questo testimonia ancora di più che sia il governo sia i possibili 


futuri padroni non vogliono mettere mano e soprattutto soldi 


nè ora nè in futuro per affrontare i rischi alla sicurezza e 


alla salute dentro e fuori la fabbrica; 


vogliono solo difendere gli interessi di aziende 

multinazionali, come la Jindal, e dei loro profitti - anche se comportano 

migliaia di tagli ai posti di lavoro, forte ridimensionamento produttivo 

e nessun impegno per bonifiche e ambiente.

Gli operai dell'ex Ilva di Taranto è da anni che denuncia

no la situazione all'interno dello stabilimento: 

non solo cassintegrazione massiccia, salari

 taglieggiati, commissari e capi che se ne fregano dei minimi diritti 

alla sicurezza - 


ABBIAMO AVUTO DUGIOVANI OPERAI 


MORTI NEL GIRO DI DUE MESI E PER LA STESSA SITUAZIONE


ma, per chi lavora, opera come in una gabbia di mostri, non si sa 

mai da dove deve venire il pericolo, manca la minima manutenzione; 

o non sai cosa fare nelle 8 ore...


Ma i sindacati confederali e l'Usb alle decine di incontri a Roma, a


Taranto, a Bari, non hanno mai posto delle richieste prioritarie a 


difesa degli operai e della situazione ambientale. 


La uilm, ora passata col nuovo segretario a fianco del governo, 

come già da tempo la Fim, sulla stampa in passato ha 

parlato anche di riduzione dell'orario di lavoro e a volte di 

integrazione alla indennità della cassintegrazione, poi ai Tavoli

"sene dimenticava"; la Fiom è una voce inutile;

l'Usb chiede solo provvedimenti, incentivi per l'uscita 

dal lavoro, o riduce gli operai della più grande fabbrica siderurgica

a LPU per i Comuni... 


Ora più che mai serve per gli operai: 

autonomia, lotta, piattaforma a

tutela del lavoro, salario e della salute, ora e in prospettiva.

Serve soprattutto dire basta, alzare la testa, ribellarsi, non 

aver paura (perchè l'unica paura che si deve avere è 

perdere il lavoro e anche la vita), scioperare fino 

a risultati concreti.


Noi siamo perchè si applichi, questa volta seriamente, la sentenza 


dei giudici di Milano, siamo perchè si facciano gli interventi 


prescritti 


e si vada rapidamente ad una decarbonizzazione e 

ristrutturazione (perchè anche questa decarbonizzazione 

è una chiacchiera, sono passati circa 2 anni per la vendita o altre 

soluzioni, quanti decenni vogliono far passare 

per forni elettrici, ed altro?) 

ma perchè gli effetti non ricadano sugli operai, 

è necessario lottare su una piattaforma imposta dagli operai, 

in unità con la popolazione di Taranto.

Alcune questioni:

- se per la chiusura dell'area a caldo gli operai addetti non 

potranno lavorare, ci vuole la riduzione generalizzata 

dell'orario di 

lavoro a parità di salario e l'integrazione all'indennità di una 

cassintegrazione strettamente necessaria;

- gli operai devono essere loro protagonisti della messa in sicurezza

 della fabbrica; hanno fatto, e stanno tuttora in atto, corsi di 

formazione totalmente inutili, soldi buttati, quando si possono 

e si devono fare corsi di formazione per bonifiche, 

ristrutturazione impianti, ecc. 

- serve una postazione ispettiva in fabbrica, per l'emergenza sicurezza.


Questo sarebbe il minimo. MA LO PORRANNO FIM-FIOM-UILM-USB 

al Tavolo che si tiene oggi a Roma? (domanda retorica...)


martedì 28 luglio 2026

27 luglio, parte il presidio permanente di solidarietà per il reintegro di Margherita Napoletano, licenziata dal S. Raffaele

Oggi si è tenuto un partecipato presidio in solidarietà e sostegno a Margherita con delegazioni del sindacalismo di base, e altri solidali.
In tutto 150 con una presenza continua di operatrici e operatori sanitari del San Raffaele.
Nel corso sia nelle interviste che negli interventi è stato ribadito che da oggi parte un presidio permanente con alcuni delegati e delegate iniziano lo sciopero della fame ad oltranza, invitando non solo i lavoratori dell'ospedale ma tutte le realtà solidali a venire a sostenere il presidio.
Poi si è fatto un corteo per accompagnare Margherita a consegnare il badge in direzione. Infine è stata annunciata un'assemblea generale dei lavoratori del San Raffaele a cui sono stati invitati i sindacati solidali