domenica 27 settembre 2026

Ancora un ferito grave ai Cantieri Navali di Palermo: operaio bengalese di 29 anni quasi si trancia un braccio con il flex.

 COMUNICATO STAMPA    Palermo, 27 settembre ’26

Ancora un ferito grave ai Cantieri Navali di Palermo: operaio bengalese di 29 anni quasi si trancia un braccio con il flex.

Quello che è successo un paio di giorni fa all'interno dello stabilimento Fincantieri (Cantieri Navali) di Palermo è l'ennesimo, intollerabile incidente sul lavoro che si aggiunge al bollettino di guerra quotidiano. Un operaio bengalese di 29 anni, dipendente di una delle aziende dell'indotto, è rimasto gravemente ferito all'avambraccio destro mentre stava lavorando con un flex, rischiando letteralmente di tranciarsi l'arto. Solo per un soffio non ci troviamo a piangere un altro operaio morto sul lavoro. Il giovane operaio, soccorso dai colleghi e trasportato d'urgenza all'ospedale Villa Sofia, ha subito un delicato intervento chirurgico. A lui va la nostra vicinanza totale e la solidarietà.

Questo infortunio si aggiunge purtroppo ai 600 mila denunciati dal rapporto INAIL che conferma purtroppo i numeri dei morti sul lavoro (1.189 nel 2025! Media di 3 al giorno) e l’aumento delle malattie professionali (98.312).

È sempre più chiaro che senza eliminare il sistema dei subappalti a cascata che perpetua precarietà e sfruttamento selvaggio degli operai più deboli perché più ricattabili come gli  immigrati;

senza abbassare i ritmi della produzione e la pressione sugli operai che usano strumenti di lavoro pericolosi (come in questo caso il flex) che mettono di fatto la vita degli operai in secondo piano rispetto ai tempi di consegna delle commesse e ai profitti di padroni e padroncini;

senza farla finita con l’ipocrisia di organizzazioni di padroni e sindacati collusi che ogni volta versano lacrime di coccodrillo; senza il protagonismo e il potere operaio in fabbrica degli operai non sarà possibile avere una vera sicurezza sul lavoro. Questo significa anche fare una lotta seria contro tutti i governi che se ne fregano della vita degli operai, e più di tutti questo governo Meloni, che ha continuato a dare soldi su soldi ai padroni per “incentivarli” a produrre di più, in sostanza per fare più profitti. Questa lotta deve servire a scoperchiare quali sono le cause profonde che portano a infortuni e morti sul lavoro, altrimenti stiamo diffondendo solo illusioni: la causa profonda è tutto il sistema capitalista, i padroni e i loro governi che li rappresentano che hanno interessi completamente contrapposti a quelli dei lavoratori.

Negli anni abbiamo comunque fatto, a partire dall’esperienza accumulata, come per esempio all’ex Ilva, alcune proposte che possano aiutare nell’immediato sulla sicurezza sul lavoro:

-          l’elezione dal basso degli rls non nominati dalle segreterie, ma eletti da tutti i lavoratori, non collusi con i capi delle ditte, ma con poteri effettivi e libertà di movimento,

-          una postazione permanente nei posti di lavoro degli organi di controllo, di Ispettorato del lavoro, Spresal, Inail… sarebbe una azione concreta che può funzionare sia da deterrenza, controllo permanente e preventivo, sia da immediato riferimento per lavoratori e delegati sindacali per denunce e richieste  di interventi immediati, che possono portare a fermi immediati di impianti e attività lavorative pericolose, fino ad arrivare ad un vero e necessario sciopero.

La salute e sicurezza sul lavoro non è un optional! Basta subappalti assassini, basta sfruttamento dei lavoratori immigrati!

SLAI Cobas per il sindacato di classe

Via Michele Cipolla, 93 cobas_slai_palermo@libero.it – 338.7708110

giovedì 24 settembre 2026

25 settembre - info Taranto: Ex Ilva - assemblee nello stabilimento - buona partecipazione ma conclusioni povere - Una attesa inutile senza la lotta e obiettivi giusti

 Ex Ilva, assemblee nello stabilimento. I sindacati: "Servono misure straordinarie"

Confronto con i lavoratori in vista delle udienze del 30 settembre e del 20 ottobre: «Senza risposte dal Governo la protesta continuerà»

redazione.taranto@buonasera24.it

23 Settembre 2026 – 17:44

TARANTO - Sono iniziate questa mattina nello stabilimento ex Ilva di Taranto le assemblee dei lavoratori convocate per fare il punto sulla vertenza, sulle prossime scadenze e sugli esiti del recente confronto tra Governo e organizzazioni sindacali a Palazzo Chigi.

Gli incontri hanno registrato una consistente partecipazione dei dipendenti e sono serviti ai rappresentanti sindacali per illustrare il quadro della situazione e ribadire le richieste avanzate per la tutela dell’occupazione e del futuro del siderurgico.

Al centro del confronto resta la necessità, indicata dalle organizzazioni dei lavoratori, di adottare misure straordinarie capaci di garantire occupazione e reddito in una fase segnata da forti incertezze sul destino dello stabilimento.

«Se non arriveranno le risposte dal Governo continuerà la mobilitazione», hanno ribadito i sindacati nel corso delle assemblee, confermando la richiesta di interventi concreti per i lavoratori.

Il confronto all’interno della fabbrica guarda anche alle prossime scadenze giudiziarie, considerate decisive per comprendere gli sviluppi della vicenda legata all’area a caldo.

Il primo appuntamento è fissato per 30 settembre davanti alla Corte d’Appello di Milano, dove sarà esaminata la nuova richiesta di sospensiva relativa al provvedimento che dispone lo spegnimento dell’area a caldo.

Successivamente, il 20 ottobre, la questione approderà davanti alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, chiamate a discutere il ricorso relativo al provvedimento adottato dai giudici milanesi.

Per i sindacati, proprio l’esito di questi passaggi giudiziari rappresenterà uno snodo fondamentale per il futuro dello stabilimento e dell’occupazione. Nel frattempo, la linea ribadita nelle assemblee è quella di mantenere alta l’attenzione sulla vertenza e di proseguire con le iniziative di mobilitazione qualora non arrivassero le risposte richieste al Governo.




mercoledì 23 settembre 2026

24 settembre - IA E CRISI INDUSTRIALE: IL CASO ELECTROLUX

 



24 settembre - LA SICUREZZA OPERAIA DEL GOVERNO FASCISTA MELONI: UNA STRAGE CONTINUA

 da Carlo Soricelli, Osservatorio Bologna

Un’altra giornata drammatica, un bollettino di guerra sul lavoro che ieri ha toccato la quota intollerabile di 5 vittime.

Fece già tremare le vene ai polsi la notizia di Andrea Moretti, l’operaio di soli 22 anni morto al Colosseo: letteralmente “sbranato” non dai leoni della storia, ma dai ritmi feroci, dalle trasferte notturne da Teramo a Roma e dai morsi del lavoro in appalto. Dalle prime indagini della Procura emergerà un dettaglio sconcertante: il ragazzo sarebbe stato trovato con l’imbracatura indossata, ma senza la fune agganciata.

A lui si aggiunge Luca Piccinini, travolto da una trave d’acciaio nel polo logistico di Cortenuova, nel bergamasco. Nelle stesse ore, nelle campagne di Venosa (Potenza), Vito Bochicchio, 67 anni, è rimasto schiacciato dal ribaltamento del proprio trattore nel vigneto: è il 138° agricoltore vittima di un mezzo agricolo dall’inizio dell’anno, un dato che ormai pareggia la drammatica quota dei 143 morti del 2025.

La scia di sangue non si è fermata lì: a Vico Equense, Luigi Buonocore ha perso la vita avvolto dalle fiamme scoppiate nel suo uliveto, mentre Sergio Pavani è deceduto a causa del crollo di una tettoia.

Tre di questi lavoratori erano anziani costretti ancora a svolgere mansioni ad alto rischio o lavori fisici usuranti in un’età in cui si dovrebbe godere il meritato riposo. Non si tratta di tragiche fatalità o di distrazioni individuali, ma delle conseguenze dirette di un sistema che derubrica la sicurezza a costo sacrificabile in nome della fretta e del profitto.


martedì 22 settembre 2026

23 settembre - info Stellatis: Sicurezza zero, produzione a mille- la verità di chi il sangue lo butta davvero in catena.

 

da Operai Contro

Scrivo con le mani sporche e la schiena che ogni giorno paga il prezzo di decisioni prese da chi non sa nemmeno cosa significa stare sulla catena. L’azienda ha deciso di aumentare la produzione: si passa da 140 auto a turno a 205 auto a turno su Tonale, mentre da 380 auto a 405 auto a turno su Panda. Una scelta che, come sempre, viene presentata come un grande passo avanti. Ma la verità è che mentre aumentano la cadenza, continuano a sfruttare gli ammortizzatori sociali, così si produce di più ma lavorando meno giorni. In linea di massima sarà difficile che lavoreremo 5 giorni su 5 così sfruttando la sempre pronta scusa della mancanza materiale, ci faremo i soliti 2 giorni a settimana di ammortizzatori sociali. D’altronde bisogna pur giustificare, sulla carta, la richiesta accettata di un altro anno di contratto di solidarietà (CDS). Nei fatti pratici questo significa una cosa sola per l’azienda: due giorni di paga risparmiati, tanto ci pensa l’INPS, con un ulteriore risparmio sulla gestione dovuta agli impianti fermi pur sempre ottenendo la produzione necessaria. Questo dal punto di vista collettivo, ma poi c’è quello individuale dove ognuno di noi sarà chiamato a fare giorni di CDS a rotazione. Questo stato delle cose, fa capire benissimo il grado di ricattabilità che subiamo: “O fai quello che dico io o a casa in CDS”.
Succede che per il solo turno A, quando lavora la Panda non lavora il Tonale e viceversa, per tanto ci sposteremo da un capannone ad un altro a seconda di quale vettura dovremo produrre. Ovviamente siamo in troppi ed ecco che molti, a seconda di quale auto si produrrà, “godranno” di altri giorni di CDS.
È così difficile chiedere all’azienda di fare il numero di auto necessarie a turno, senza massacrare nessuno e senza tutti questi giorni di CDS? Sono anni che la crisi la paghiamo noi, mentre l’azienda continua ad arricchirsi sulle nostre spalle, mentre chi dovrebbe tutelarci, i sindacati, firmatari e non del CCSL (contratto specifico di lavoro), sono sempre pronti a rispondere: “signorsì signore”. La loro priorità è non disturbare il padrone e mantenere i propri privilegi. La loro famosa “efficienza” significa più produzione con meno addetti; postazioni di preparazione eliminate il che costringe operai di 60 anni, a stare ancora in catena con ritmi da infarto. Poi vogliono parlarci di sicurezza, proprio loro che non rischiano nulla perché, quando sono presenti in fabbrica, fanno solo passeggiate di 8 ore a turno? Questo aumento associato al gran caldo (problema del microclima mai risolto dalle sigle sindacali), potrebbe essere ancora più pericoloso, naturalmente non per chi fa le suddette passeggiate.
Studi scientifici dimostrano che aumentare la velocità della catena aumenta gli infortuni e i disturbi muscolo-scheletrici. Una ricerca pubblicata sull’International Journal of Environmental Research and Public Health evidenzia che l’aumento dei ritmi nelle linee di assemblaggio porta a più stress fisico, più errori e più incidenti. Quindi non è fantasia: più corri, più ti fai male, più rischi quindi, dal punto di vista della salute e della sicurezza. Per capirlo ci vuole uno scienziato?
Arriviamo dunque al punto più importante: se l’azienda vuole aumentare la produzione significa che ha bisogno di auto e quando il padrone ha bisogno di auto, il potere ce l’abbiamo noi. Perché se noi ci fermiamo, la produzione si ferma. Possiamo pretendere ritmi umani, microclima decente, sicurezza vera. Possiamo farci sentire davvero, ma dobbiamo farlo noi, non certo i sindacati che si muovono solo quando la fabbrica è chiusa, o quando non serve a nessuno, o peggio ancora per mantenere un loro privilegio. Lo dico da una vita che seguire questi personaggi non porta da nessuna parte; loro difendono i loro interessi e non i nostri diritti. Noi siamo stanchi, stanchi di essere spremuti, stanchi di rischiare la salute mentre loro passeggiano; stanchi di non ricevere nemmeno l’adeguato riconoscimento economico.
È ora di rialzare la testa. È ora di unirci tra operai, senza bandiere, senza sigle, senza padroni. Solo così possiamo riprenderci la dignità che ci hanno tolto perché una cosa è certa: questa non è sicurezza; questo non è sindacato e questo non è rispetto.
Seguirà una seconda parte.…

PILONE, OPERAIO STELLANTIS DI POMIGLIANO D’ARCO



lunedì 21 settembre 2026

22 settembre - info da tarantocontro: Un nuovo Cobas è nato a Taranto tra le lavoratrici

 

Tante lavoratrici, impegnate nei servizi Sad e Adi di assistenza domiciliare - appalto comunale ma gestito da cooperative - si sono organizzate nello Slai Cobas per il sindacato di classe, anche in critica, delusione dei sindacati confederali e della loro inazione.

Ieri si è tenuta una prima assemblea pubblica in piazza Castello. A cui hanno partecipato tutte le lavoratrici iscritte finora nello Slai Cobas ma anche qualcuna iscritta ad altri sindacati - perchè - come è stato detto dalla coordinatrice Slai Cobas - le nostre assemblee sono aperte a tutte le lavoratrici al di là della loro adesione sindacale.

L'assemblea ha fatto il punto delle problematiche esistenti e delle richieste da fare sia alla cooperativa che al Comune, per migliorare la loro condizione lavorativa. Faremo conoscere in seguito le loro rivendicazioni.

Di conseguenza si sono richiesti due incontri, con la Cooperativa e con il Comune assessorato Servizi sociali.  



domenica 20 settembre 2026

20 settembre - PER LO SCIOPERO GENERALE

 Contro le bugie e i piani di padroni e governo prepariamo un vero sciopero generale per salario, lavoro, sicurezza

Facciamo il punto su quella che è la situazione oggettiva di attacco alle condizioni di vita e di lavoro della popolazione, in particolare dei lavoratori, e la situazione soggettiva della necessità della presa di coscienza che senza lotta non si può ottenere niente e che quindi è necessario armarsi per poter ribaltare lo stato di cose esistenti. A partire dalla questione di smantellare quella che è la politica del lavoro della Meloni, che non è altro che la politica di “difesa della nostra economia”, come la chiama lei, che non è altro che la difesa dei profitti dei padroni, una politica economica che verso le masse viene solamente impregnata di populismo. 

Basterebbe vedere l'ultima questione, il cosiddetto "smantellamento della tassa automobilistica" come "soluzione" a fronte di una situazione allucinante per quanto riguarda i lavoratori, le masse popolari, che, secondo i dati degli stessi giornali dei padroni, hanno visto in questi ultimi 5 anni rincari del 30% del carrello della spesa; per non parlare dello scontro della guerra imperialista per la spartizione del mondo che si riflette ad esempio sulla questione dell'aumento della benzina su cui questo governo non ha fatto altro che cercare di tamponare con delle misure ridicole che non hanno sicuramente fermato l'aumento del prezzo della benzina, del gasolio, ma hanno solamente dato un pò di fastidio ai benzinai, senza andare ovviamente ad intaccare i profitti delle grandi multinazionali energetiche del nostro paese.

Quindi è una politica economica a favore della difesa dei profitti dei padroni, come era stata

ampiamente dettata dal presidente di Confindustria Orsini, che ad aprile aveva dato indicazioni precise al governo: aumentare la produttività, non i salari, al massimo detassare la miseria degli aumenti contrattuali confederali, cosa che poi la Meloni ha fatto nel cosiddetto decreto lavoro del primo maggio, su cui torneremo. Il punto per il governo è quello di non gravare sul costo del lavoro delle imprese, che vuol dire mantenere sempre alti i loro margini di profitto, come dice anche il Sole24ore: "nel 2025, le aziende hanno comunque fatto profitti, hanno mantenuto i loro bilanci alti".

Sempre Orsini della Confindustria preannuncia quello che dovrà essere un altro passaggio importante, che è il nuovo patto corporativo che è partito tra Cgil e Cisl- Uil discusso sempre tra padroni sindacati e governo e che si riassume in quello che Orsini dice, “il rafforzamento della contrattazione collettiva e di qualità, questo rappresenta la via più efficace” - per i padroni, aggiungiamo noi - “per garantire salari adeguati ma coerenti con la specificità dei diversi settori e con l'andamento della produttività”.

Quindi salario legato alle sorti del Capitale, che in questo contesto significa poi gabbie salariali, perché legare alla produttività vuol dire che per il lavoratore l'asticella è il fiocchetto della giostra che l'operaio deve continuare a rincorrere ogni giorno sul posto di lavoro, accettando di aumentare il grado di sfruttamento; e quindi così non si ripristina neanche il prezzo, il valore della merce-forza lavoro che ogni giorno viene sfruttata in fabbrica per ottenere un pluslavoro e quindi un pluvalore, secondo la legge che Marx ha ben spiegato.

Quindi in realtà quello che emerge - e qui riprendiamo un nostro articolo del 16 aprile in cui diciamo molto chiaramente - “è proprio la centralità della lotta per il salario. Questa lotta, di fatto da tanti anni o abbandonata o annacquata deviandola su contentini (welfare, aumento dello straordinario, detassazione dei minimi aumenti salariali, dei buoni pasto, ecc.), è, insieme alla lotta per la riduzione dell'orario di lavoro, della giornata lavorativa, decisiva, non solo per salvaguardare le condizioni di lavoro e la stessa vita dei lavoratori, ma perchè pone in maniera chiara che di lotta di classe si tratta (altro che "equilibrio di interessi"), di scontro tra la classe dei proletari e quella dei capitalisti.

Proprio perchè la lotta per il salario mostra la contraddizione di fondo del sistema capitalista, lo sfruttamento da parte del capitale creando nel contempo esso stesso i "becchini" che lo rovesceranno. Allora, non fare questa lotta vuol dire rinunciare a una lotta più generale contro il sistema del capitale. La classe operaia non deve dimenticare che deve lottare non solo contro gli effetti ma anche contro la cause che determinano questi effetti.

Chi vuole togliere agli operai il terreno di una genuina lotta sindacale, di una lotta per aumenti salariali per riprendersi quanto è stato già attaccato, ridotto, di fatto vuole la permanenza del lavoro salariato, la permanenza di questo sistema” (https://proletaricomunisti.blogspot.com/2026/04/pc-16-aprile-presidente-della.html)

Abbiamo ripreso questo scritto perché dopo queste indicazioni di Orsini della Confindustria il governo ha varato il decreto lavoro del primo maggio: da un lato bonus e welfare per i lavoratori, dall'altro sgravi contributivi e soldi per le assunzioni per le aziende. I lavoratori da tutto questo hanno avuto solo elemosine e promesse di occupazione.

Su questo è utile che adesso si entri nel merito di quelle che sono alcune delle questioni del documento di programmazione finanziaria che daranno vita nei prossimi giorni alla cosiddetta "finanziaria", per capire la continuità della politica populista, demagogica di questo governo, in cui non viene affrontata minimamente la situazione reale dei lavoratori, ma, anzi, in questo modo si considerano i lavoratori, le masse popolari come dei poveretti a cui dare qualche elemosina per tenerli buoni.

Dal giornale Sole24ore: il titolo dice “Bonus mamme, premi e benefit verso la conferma in manovra”, in sostanza “il menu delle misure di sostegno ai lavoratori da inserire nella prossima legge di bilancio si compone di interventi che possono già contare su un finanziamento almeno per il 2027 e interventi che invece devono ottenere nuovi fondi da reperire nel cammino che condurrà l'approvazione della manovra per il prossimo triennio a dicembre”.

Questo cosa significa? Che praticamente non ci sono neanche i fondi per queste miserie, per queste briciole che vengono elargite per cercare di tenere buoni il popolo e i lavoratori. 

Gli aiuti già finanziati per il 2027 sono tre e valgono complessivamente 900 milioni, si tratta del bonus per le lavoratrici madri di almeno due figli, dipendenti e autonome, con un reddito entro 40 mila euro. L'altra misura è il cosiddetto bonus mamme, che è già stato disegnato per i prossimi anni. Poi vi è l'altra misura, l'imposta agevolata dell'1% sui premi di produttività in vigore per il 2026 e il 2027, finanziati l'anno scorso con 300 milioni per ciascuno dei due anni, cioè uno sgravio che serve per gli incentivi legati agli incrementi di produttività, reddittività ed efficienza e quindi uno sgravio, come abbiamo detto, per legittimare l'aumento dello sfruttamento.

Poi ci sarebbero le misure da rifinanziare, cioè quelle su cui non ci sono ancora i soldi, che valgono complessivamente quasi 1,3 miliardi. Due misure, in vigore per il 2026 introdotte con la manovra dell'anno scorso, la Ministra del Lavoro Calderone vorrebbe riproporre anche per il 2027, si tratta della tassazione agevolata del 5% per gli incrementi retributivi legati ai rinnovi contrattuali, ossia alla miseria di quello che abbiamo avuto nei cosiddetti "contratti" ad esempio uno tra i più importanti che è quello dei metalmeccanici.

Questa misura viene riservata ai dipendenti del privato con reddito fino a 33 mila euro. L'altra misura è l'imposta sostitutiva del 15% che può essere applicata sul cosiddetto lavoro faticoso, per i lavoratori dipendenti con reddito fino a 40 mila euro per il lavoro notturno, giorni festivi e indennità di turno.

Poi abbiamo un altro famoso bonus, quello sulla tredicesima. Un'altra ipotesi emersa nelle scorse settimane è quella di un'agevolazione, cioè di una tassazione light che possa sostenere il potere d'acquisto dei lavoratori nell'ultimo mese dell'anno, qui si fa riferimento al 2024 in cui era stato sperimentato il "bonus natale", una indennità una tantum da 100 euro per i lavoratori con reddito fino a 28 mila euro e almeno un figlio.

Poi l'altra chicca, sempre ovviamente senza ancora nessun finanziamento, è l'incentivo alle assunzioni, nel pacchetto di agevolazioni sul lavoro che il Ministero vorrebbe inserire nella prossima manovra, c'è infatti la proroga degli incentivi ai datori che assumono giovani under 35, donne svantaggiate e disoccupati over 35, nelle cosiddette ZES, che sono quelle zone dove ci sono delle scarsità di lavoro, le cosiddette zone di crisi.

Poi l'altra questione è sempre un nuovo taglio dell'IRPEF, presentato come il piatto forte della manovra del 2027.

Tornando al discorso dell'occupazione, a fronte di quello che loro chiamano incentivi alle assunzioni, quindi soldi che andrebbero alle aziende per assumere giovani, donne, abbiamo di contro che sta aumentando per gli over 55 il lavoro precario. Quindi di quale occupazione stiamo parlando?

Se queste sono le misure che il governo Meloni prospetta per i lavoratori, stiamo freschi! 

Dall'altro lato quelli che dovrebbero riaprire la questione di una lotta di classe, che sarebbero i sindacati confederali, sono invece in tutt'altre faccende affaccendati, infatti sono impegnati con i padroni e governo ad un nuovo patto neocorporativo chiamato "Accordo Quadro" che vuole disciplinare tutta la contrattazione dall'alto ed estendere a tutti il "patto di fabbrica" del 2018 sul contenimento salariale, che dal 2018 a oggi ha portato ad una riduzione dall'8,5% all'11% del salario rispetto all'inflazione. 

Un "patto di fabbrica" su cui è bene anche su questo dire che tutto si tiene, perché siamo partiti da Confindustria che dice che i profitti non si toccano quindi i salari non si aumentano, poi c'è stato il decreto del primo maggio del governo Meloni e i suoi interventi che avvallano questa tesi, e quindi i sindacati CGIL/CISL/UIL, con in particolare la CISL di Fumarola che aveva avallato subito il decreto primo maggio; poi timidamente la UIL e adesso anche la CGIL di Landini sono entrati a far parte di questa questione del "patto", dove una delle questioni centrali è anche qui la questione del salario; nella proposta sindacale è ribadita la distinzione tra il TEM che è il trattamento economico minimo, la paga base dei contratti nazionali, e il TEC, il trattamento economico complessivo che sarebbe tutto il resto, compresa quindi l'eventuale riduzione d'orario, i benefit, la sanità privata e quant'altro. Ma questo concetto pseudo sindacale del "trattamento economico complessivo" è alla base proprio del governo Meloni sul "salario giusto" del decreto del primo maggio che ha escluso il salario minimo di legge.

Inoltre l'altra cosa molto importante è che gli aumenti contrattuali siano determinati dal famigerato indice IPCA, ossia l'indice di inflazione sempre in ritardo e che esclude i beni energetici importati, proprio adesso che i lavoratori stanno pagando l'aumento del gasolio, della benzina, che in questo modo non c'è nessuna possibilità di recuperarlo nei contratti.

Quindi se questa è la situazione non rimane altro che rimboccarci le maniche.

In questa lotta dobbiamo unire l'altra questione molto importante, che fa parte sempre della politica di attacco ai lavoratori, quella del razzismo che sempre più pone per la classe proletaria un problema molto importante, quello della tutela delle condizioni di lavoro contro l'intensificazione dello sfruttamento, contro lo schiavismo capitalistico verso i lavoratori migranti. Questa è una cosa determinante perché rispetto alla politica fascista e razzista di questo governo noi dobbiamo lavorare per l'unità di classe tra gli operai dei paesi oppressi e gli operai dei paesi imperialisti, dobbiamo lottare insieme per i nostri diritti, il salario, la sicurezza, il lavoro; nella prospettiva di abbattere questo sistema capitalistico che genera guerra, razzismo e miseria. Su questo i migliori nostri alleati sono proprio gli operai, i lavoratori immigrati. Dobbiamo quindi unirci alla loro battaglia per avere il permesso di soggiorno, il lavoro, la casa, questi diritti fondamentali e unirci contro quello che è il nemico comune, il sistema capitalistico, il sistema dei padroni che dobbiamo rovesciare.

Per questo, dobbiamo lavorare per una piattaforma dei lavoratori che deve essere decisa e approvata dalle assemblee dei lavoratori. Questo è un lavoro da fare sporcandosi le mani, perché la situazione nei posti di lavoro e nelle fabbriche non è facile, ma non abbiamo altre scorciatoie. Faccio un esempio: all'interno della Tenaris Dalmine c'è una piattaforma che è stata messa a tavolino dai sindacati confederali dove vengono riportate tutte le loro attività fatte in questi anni, si tratta di attività continua di accettazione della produttività passata nelle grandi fabbriche, di accordi aziendali che hanno legato i premi all'aumento dello sfruttamento, all'accettazione di condizioni di lavoro non sicure, ad accettazione negli appalti di paghe e diritti inferiori dei nostri fratelli di classe. In questa piattaforma, nel fondo Cometa hanno rimesso persino la parte di salario che prima del 2007 non c'era. 

Questo per dire che noi non abbiamo altro modo che rivendicare una piattaforma operaia autonoma da padroni, governo e sindacati confederali; non abbiamo altra strada che rilanciare una nuova stagione di lotte per riprendere veramente, attraverso gli scioperi e le lotte, i nostri diritti e la nostra forza.

Slai Cobas per il sindacato di classe - coordinamento nazionale

16 settembre 2026


pc 20 settembre - Intervista di Radio Blackout a Slai cobas sc Taranto su situazione all'ex Ilva/appalto, la mobilitazione del 14/9 e Nuovo comando Nato a Taranto

 

Intervista di Radio Blackout del 15 settembre a Slai cobas sc 

introduzione 

Il terzo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Ernesto dello Slai Cobas Taranto sulle 2.500 lettere di licenziamento collettivo per lavoratori dell’indotto ex Ilva di Taranto.

La vicenda del tentato licenziamento di 2.500 operai dell’indotto dell’ex Ilva di Taranto rappresenta un capitolo cruciale dello scontro in atto tra il capitale industriale e la forza lavoro.

A inizio settembre, le aziende dell’indotto (rappresentate da Aigi) hanno avviato la procedura di licenziamento collettivo per 2.500 operai. Questo atto è stato denunciato dal sindacalismo di base come il braccio di ferro dei privati sulla pelle dei lavoratori, finalizzato a scaricare sui subordinati i costi della crisi strutturale dello stabilimento. Di fronte allo spettro di una gravissima “bomba sociale” e alla minaccia di una mobilitazione di massa nel territorio tarantino, l’associazione padronale ha dovuto fare momentaneamente marcia indietro, decretando la sospensione temporanea delle procedure di licenziamento. Il congelamento degli esuberi viene interpretato come una tregua armata dettata dalla paura del conflitto operaio e della destabilizzazione istituzionale. La vertenza rimane aperta come uno dei principali terreni di lotta di classe sul territorio nazionale, dove la difesa del posto di lavoro si scontra direttamente con le logiche del profitto privato e dell’indifferenza statale. 

A questo si vanno ad aggiungere le gravi dichiarazioni dell’ammiraglio NATO Cavo Dragone che conferma la creazione a Taranto del comando Nato del sud ed il ruolo strategico della città nei piani di guerra.

giovedì 17 settembre 2026

18 settembre - PALERMO: L'IMMEDIATA LOTTA DEGLI ASSISTENTI IGIENICO-PERSONALI SLAI COBAS SC SBLOCCA L'AVVIO DEL SERVIZIO DI ASSISTENZA NELLE SCUOLE SUPERIORI MA ANCORA C'E' DA LOTTARE

 

Sit in all'assessorato famiglia politiche sociali lavoro ieri mattina di Assistenti igienico-personale specializzati Slai Cobas sc contro il mancato avvio nelle scuole del servizio di assistenza per il vergognoso e illegittimo non trasferimento delle risorse agli enti intermedi da parte della Regione Siciliana.

Forte denuncia al megafono e diffusione di volantini
È sceso quindi dai lavoratori il Dott Di Palma dello staff dell'Assessore Albano che appena iniziato il sit in se ne è andata dal palazzo continuando a sottrarsi alle proprie responsabilità. Palma ha comunicato ai lavoratori e lavoratrici in protesta a cui si è unita anche una madre di uno studente disabile e alcuni lavoratori del servizio di trasporto che il provvedimento di stanziamento dei fondi per la prima parte dell'anno scolastici settembre dicembre era stato stilato la sera prima e ancora non pubblicato, mostrandolo ai lavoratori e che sarebbe stato trasmesso agli enti intermedi. Per Palermo sono stati stanziati poco più di 500 mila euro circa ma solo per gli alunni con certificazione UVM.
Al sit in hanno ad un certo punto partecipato i consiglieri metropolitani Giambrone/Avs e Randazzo/M5s che hanno espresso solidarietà ai lavoratori e famiglie, avevano inviato una lettera alla Regione in merito al mancato avvio del servizio pervenuta anche allo Slai per conoscenza, e si sono attivati anche presso l'Assessorato.
Chiaramente un passaggio si è sbloccato ma non può affatto bastare, il servizio ora deve essere avviato subito nelle scuole e per tutti ma resta la discriminazione dei soldi stanziati dalla regione solo per una parte degli studenti con disabilità, restano fuori gli studenti senza certificazione uvm che comunque hanno diritto al servizio. La Città Metropolitana di Palermo garantisce anche questa parte di studenti con fondi propri come ci è stato assicurato
dal Direttore dell'Ufficio politiche sociali Piazza ma in altre città siciliane non è cosi, e questo non è legittimo.


Vigileremo sull'avvio del servizio e continueremo a lottare per la garanzia di diritti basilari per tutti gli studenti con disabilità che hanno diritto al servizio e per i lavoratori del settore.
Lo Slai ha chiesto la calendarizzazione di un incontro urgente con l'Assessore Albano al Dott. Palma perché i problemi rimangono tutti in piedi dal finanziamento a goccia alla mancata copertura del servizio per tutti gli studenti, basta con la volontà istituzionale di discriminare gli studenti tra uvm e non uvm per risparmiare soldi, gli Assistenti specializzati precari storici hanno diritto ad un lavoro stabile.
Slai Cobas sc Palermo


Molti alunni con disabilità costretti a rimanere a casa, la Regione sblocca i fondi ma non basta: “Situazione ancora grave, vergognoso”

La manifestazione dei lavoratori SIAM davanti l’assessorato alle Famiglie, Politiche Sociali e Lavoro


Elian Lo Pipero

16 Settembre 2026,


Ogni anno la stessa storia a Palermo. Questa mattina si è tenuta una manifestazione di una delegazione dei lavoratori in attesa di iniziare a lavorare nelle scuole

La Regione Siciliana, per mano dell’Assessorato delle Famiglie, delle Politiche Sociali e del Lavoro, ha sbloccato una prima parte di fondi per i Servizi Integrativi Aggiuntivi e Migliorativi (SIAM) per gli alunni con disabilità nelle scuole. A Palermo al momento sono più di 300 gli studenti rimasti scoperti dal servizio di assistenza igienico-personale, in Sicilia oltre mille.

Sbloccati 3 milioni per l’assistenza igienico-personale degli alunni

I fondi stanziati dalla Regione Siciliana ammontano a 3 milioni di euro a disposizione delle Città Metropolitane e del Libero Consorzio. Per Palermo sono previsti 513.384, 32 euro che copriranno il servizio igienico-personale per 179 alunni con disabilità. A Messina la quota più alta pari a 1.003.824, 09 che permetteranno a 350 studenti di ricevere assistenza.

La Regione precisa nel decreto che “la somma residua pari a 1 milione di euro verrà erogata con un altro provvedimento non appena perverranno i dati aggiornati dalle Città Metropolitane e dai Liberi Consorzi Comunali riferiti all’anno scolastico 2026-2027 del numero degli alunni con disabilità, beneficiari dei Servizi Integrativi Aggiuntivi e Migliorativi”.

I lavoratori: “Non si può iniziare la scuola senza i fondi per il servizio, non è umano”

Lo stanziamento dei fondi da parte della Regione Siciliana arriva nel giorno della manifestazione dei lavoratori Slai Cobas che si è tenuta questa mattina davanti alla sede dell’Assessorato Famiglie, Politiche Sociali e del Lavoro in via Trinacria. Una delegazione ha incontrato alcuni dirigenti regionali i quali hanno presentato il decreto appena stampato. Adesso servirà qualche giorno e poi gli assistenti del servizio igienico-sanitario potranno iniziare il loro lavoro nelle scuole.

“La situazione continua a essere grave – Giorgia Geraci, assistente igienico-personale e delegata dello Slai Cobas – perché è una questione che si ripete ogni anno colpendo gli studenti con disabilità e anche i lavoratori del settore SIAM. La campanella è suonata ieri (martedì, ndr), ma non per tutti gli studenti: molti ragazzi diversamente abili sono stati costretti a rimanere a casa negandogli il diritto allo studio. L’assessore Albano doveva pensarci prima a stanziare i fondi per un servizio delicato e necessario per gli studenti. Finalmente dopo diverse pressioni mediatiche, grazie anche all’aiuto delle famiglie dei ragazzi è stato notificato il decreto che garantirà i fondi e il servizio nelle scuole fino a dicembre”.

La situazione però rimane delicata: “Ogni anno è la stessa storia, qui si dorme. Non si può arrivare al primo giorno di scuola senza i fondi stanziati. Non è accettabile, non è umano: è semplicemente vergognoso“.

Un disagio non solo per lavoratori e studenti, ma anche per le famiglie

Spesso si dimentica di quanto sia fondamentale la figura di assistenza igienico-personale nelle scuole: non solo si lede il diritto allo studio di studenti con disabilità ma si creano enormi problemi ai genitori che in alcuni casi, come raccontato da QdS.it con la storia di un bambino di 9 anni rimasto senza assistenza per diverso tempo, sono costretti ad andare loro a scuola e prestare loro assistenza al figlio pur di non fargli perdere un giorno di scuola. “Un disagio per le famiglie che senza l’assistente igienico-personale non possono mandare i figli a scuola e di conseguenza non possono andare a lavorare” sottolinea Giuseppe Gaudesi, un altro assistente igienico-personale.

“Noi ci occupiamo della parte igienico sanitari dei ragazzi nelle scuole superiori di Palermo. Le esigenze fisiologiche per loro sono tante e quindi senza di noi diventa difficoltoso o impossibile andare a scuola e poter rimanere tutte le ore”. Per il futuro la richiesta dei lavoratori SIAM è chiara: “Chiediamo garanzie per gli studenti affinché non vengano discriminati. La campanella, quando suona, deve suonare per tutti e non solo per i cosiddetti studenti normodotati. Chiediamo garanzie ai lavoratori, è necessaria la stabilizzazione per non creare più disagi sia alle famiglie che ai ragazzi con disabilità, oltre che a noi lavoratori”.

Randazzo (M5S): “Ritardo inaccettabile”

“Un ritardo inaccettabile . afferma il consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle, Antonino Randazzo – che denunciamo da settimane. Bene che finalmente sia arrivato il primo decreto da parte dell’Assessorato regionale, ma adesso servono garanzie concrete sullo stanziamento di tutte le risorse necessarie a garantire il servizio per l’intero anno scolastico.

“Non possiamo ogni settembre ritrovarci nelle stesse condizioni, con famiglie, studenti e operatori costretti ad attendere certezze sull’avvio del servizio. Serve quindi una programmazione strutturale, con risorse certe e tempi definiti, affinché questo diritto non debba essere rimesso in discussione ad ogni nuovo anno scolastico”.