mercoledì 15 aprile 2026

15 aprile - info solidale: Primi effetti del decreto sicurezza, 4 sindacalisti rischiano sanzioni fino a 10mila euro per protesta senza preavviso

 ma sotto attacco sono tutti i lavoratori e i diritti: dal diritto di sciopero al lavoro sicuro su salute e sicurezza

diPietro Barabino

Le contestazioni ai quattro sindacalisti del Si Cobas riguardano più episodi tra Tortona e Serravalle Scrivia. Il primo presidio è avvenuto il 27 febbraio, tre giorni dopo l'entrata in vigore del decreto


Tortona il nuovo articolo 9 del decreto sicurezza viene usato contro quattro sindacalisti del Si Cobas, indicati come organizzatori di presìdi non preavvisati nella logistica. Le contestazioni riguardano più episodi tra Arcese di Tortona e Coop di Serravalle Scrivia. Per loro scattano sanzioni amministrative da 1.000 a 10.000 euro.

Cagionare un elevato danno economico all’azienda e guadagnare un maggior potere negoziale“. È questa la formula compare nei verbali notificati a quattro sindacalisti del Si Cobas, indicati come promotori di diverse iniziative di sciopero e presidio nella logistica, tra febbraio e marzo, al magazzino Arcese di Tortona e alla Coop di Serravalle Scrivia. Per tutti e quattro l’impianto è lo stesso e il “pacchetto repressivo” comprende anche fogli di via per i non residenti e indagini per violenza privata, che accompagnano da tempo scioperi e picchetti davanti ai cancelli dei magazzini.

lunedì 13 aprile 2026

13aprile - Ai Cantieri Navali oggi a Palermo


BASTA CON LE STRAGI SUL LAVORO!

A Palermo c’è stata l’ennesima tragedia sul lavoro, sì tragedia è la parola giusta, perché ci sono i morti, questa volta sono due operai edili mentre un terzo è gravemente ferito e si trova all’ospedale. E’ tragedia perché si lasciano i familiari di cui si parla solo qualche minuto e di passaggio ma ai quali radicalmente la cambia la vita!
I due operai stavano lavorando al decimo piano di un palazzo per il rifacimento dell’intonaco della parte inferiore di una lunga balconata, quando il cestello che li reggeva è improvvisamente crollato di sotto cadendo sulla grande pensilina di una officina di pneumatici ferendo, sembra meno gravemente, anche un lavoratore dell’officina. Non è una fatalità, anche se il motivo del cedimento si saprà dopo la perizia, i mezzi di lavoro, qualunque essi siano vanno controllati periodicamente e soprattutto usati secondo le regole prescritte! Nell’immediato ci si può solo chiedere se il cestello che teneva gli operai, che probabilmente non erano nemmeno ancorati, fosse troppo lontano dalla sua base. E se gli operai non erano ancorati al cestello è perché bisogna correre, il lavoro si deve finire presto, il mezzo con la gru costa. A quanto pare l’azienda padrona del mezzo è diversa da quella che impiegava gli operai. E sulle “responsabilità” ci sarà tutto il tempo di perdersi dentro la solita burocrazia.
Quando siamo arrivati sul luogo, c’erano solo vigili del fuoco, ambulanze, polizia, vigili urbani, medici legali. E le famiglie, mogli e figli, sono l’altra faccia della tragedia, mai veramente presa in considerazione come in tanti altri casi già visti di operai uccisi sul lavoro e dal lavoro che non hanno avuto vera giustizia.
C’erano tante “autorità” presenti che accorrono quando la tragedia si è consumata, così come arrivano i comunicati del sindaco Lagalla, di partiti istituzionali, che con le loro più che ipocrite chiacchiere di circostanza non fanno altro che moltiplicare inutili litanie sul momento, visto che perfino le leggi che ci sono, che questo governo Meloni ha peggiorato sempre più a favore di padroni e padroncini, non risolvono i problemi legati a lavori sempre più precari, lavoratori sempre più anziani o sotto ricatto per il posto di lavoro.
Purtroppo questi morti sul lavoro si aggiungono a tutti gli altri che nell’anno diventano circa un migliaio, mentre gli infortunati sono altre migliaia. E visti questi numeri non è bastata e non può bastare la denuncia dei sindacati confederali che è restata in molteplici casi solo denuncia.
C’è bisogno di potere operaio in fabbrica e nei posti di lavoro partendo da battaglie concrete come l’elezione dal basso degli rls non nominati dalle segreterie rsu/rsa ma eletti da tutti i lavoratori, non collusi con i capi delle ditte, ma con poteri effettivi e libertà di movimento, e per una postazione permanente nei posti di lavoro degli organi di controllo, di Ispettorato del lavoro, Spresal, Inail, Arpal, sarebbe una azione concreta che può funzionare sia da deterrenza, controllo permanente e preventivo,  sia da immediato riferimento per lavoratori e delegati sindacali per denunce e richieste  di interventi immediati, che possono portare a fermi immediati di impianti e attività lavorative pericolose,  fino ad arrivare ad un vero e necessario sciopero generale. 
Come Slai Cobas sc portiamo porta avanti da anni queste proposte, in particolare in alcune fabbriche e posti di lavoro,  ma trovando ostacoli proprio dai sindacati confederali e non solo, vedi l’ex Ilva di Taranto. 

Ma accanto alle necessarie e immediate battaglie, in definitiva, occorre comprendere che sono le cause che devono essere eliminate se non vogliamo più morti e infortuni sul lavoro, non possiamo illuderci: è tutto il sistema capitalista, i padroni e i loro governi che li rappresentano che sono la causa delle morti sul lavoro. Profitto e vita e sicurezza dei lavoratori, ce lo dimostrano i padroni ogni giorno, sono incompatibili, inconciliabili.

Slai cobas per il sindacato di classe – Via M. Cipolla, 93 Palermo – 338.7708110

Il volantino diffuso agli operai 





domenica 12 aprile 2026

12 aprile - infosolidale: Milano - Lunedi processo a sindacalisti e studenti per la manifestazione sotto Assolombarda

 

Lunedì 13 alle 12.30 si svolgerà presso il Tribunale di Milano una conferenza stampa in concomitanza con la prima udienza del processo contro sette attivisti del Unione sindacale di Base, di Potere al popolo e Cambiare Rotta, per i fatti accaduti il 26 maggio 2023 durante lo sciopero generale indetto dal sindacato e la manifestazione conclusasi sotto la sede di Assolombarda in via Pantano a Milano.

Quel giorno con coraggio l’Unione Sindacale di Base aveva convocato un riuscito sciopero generale nazionale volto a denunciare le due facce dell’economia di guerra portata avanti dal governo Meloni in continuità con i governi precedenti: sia quella in Ucraina sia quella scatenata contro i lavoratori e le fasce più povere e deboli del nostro paese. Una situazione che si vedrà confermata da quanto avvenuto

nei successivi tre anni, con la complicità del governo nel genocidio del popolo palestinese e l’aggravarsi delle misure economiche, sociali e repressive.

Il 26 maggio 2023 venne impedito alla manifestazione di avvicinarsi alla sede padronale dell’Assolombarda, l’associazione imprenditoriale che ferocemente professa la guerra ai lavoratori mentre piange miseria e pretende il dirottamento dei fondi pubblici per alimentare i profitti.

Già allora inoltre si denunciava anche l’attacco al diritto di sciopero e la deriva sempre più scopertamente autoritaria, la stessa che con queste denunce e le decine e decine di provvedimenti presi contro chi anima le lotte e il conflitto nel paese cerca di neutralizzare il conflitto stesso, l’organizzazione e l’opposizione sindacale e politica nelle piazze, nei luoghi di lavoro e nelle scuole e università.

10 Aprile 2026


venerdì 10 aprile 2026

10 aprile - PALERMO: 2 MORTI SUL LAVORO E UN FERITO GRAVE PER IL CROLLO DI UNA GRU UN'ALTRA STRAGE OPERAIA

 

Questa mattina 10 aprile a Palermo c’è stata l’ennesima tragedia sul lavoro, sì tragedia è la parola giusta, perché ci sono i morti, questa volta sono due operai edili, mentre un terzo è gravemente ferito e si trova all’ospedale. Stavano lavorando tutti e tre al decimo piano di un palazzo per il rifacimento dell’intonaco della parte inferiore di una lunga balconata, quando il cestello che li reggeva è improvvisamente crollato di sotto cadendo sulla grande pensilina di una officina di pneumatici ferendo, sembra meno gravemente, anche un lavoratore dell’officina. I due operai morti sul colpo sono stati sbalzati dal cestello e sono stati proiettati in uno scivolo che si trova accanto all’officina, l’operaio ferito è stato forse salvato dagli pneumatici. Il cestello è crollato perché ha ceduto il lungo e imponente braccio che lo teneva sospeso, il tutto ancorato al camion posteggiato sulla strada. Il motivo del cedimento si saprà dopo la perizia, in ogni caso non è una fatalità! I mezzi di lavoro, qualunque essi siano vanno controllati periodicamente e soprattutto usati secondo le regole prescritte! Nell’immediato possiamo solo dire che il cestello che teneva gli operai, che probabilmente non erano nemmeno ancorati, sembrava molto lontano dalla sua base. E se gli operai non erano ancorati al cestello è perché bisogna correre, il lavoro si deve finire presto… il mezzo con la gru costa… A quanto pare l’azienda padrona del mezzo è diversa da quella che impiegava gli operai. E sulle “responsabilità” ci sarà tutto il tempo di perdersi dentro la solita burocrazia. Non c’erano parenti quando siamo arrivati sul luogo, forse perché essendo di origine straniera, uno della Tunisia e un altro della Romania, le famiglie sono nei loro Paesi, c’erano solo vigili del fuoco, ambulanze, polizia, vigili urbani, medici legali… e persone che si avvicinavano per sapere cosa era successo. Gli operai erano ancora nello scivolo, ma non c’erano parenti a piangere i loro morti… solo tante “autorità” presenti che accorrono quando la tragedia si è consumata, così come arrivano i comunicati del sindaco e dei sindacati confederali che con le loro chiacchiere di circostanza non fanno altro che ammorbare l’aria che respiriamo.

Chiacchiere e perfino leggi che non possono risolvere i problemi legati a lavori sempre più precari, lavoratori sempre più anziani e sotto ricatto, e ancora una volta si grida “basta morti sul lavoro”, ma questa frase non può restare una denuncia, deve diventare organizzazione di operaie e operai, di lavoratrici e lavoratori perché questo sistema sociale ben “ancorato” al profitto capitalista trasforma il lavoro in tragedia mortale. Dopo l'arrivo dei medici legali i due mezzi sono stati posizionati davanti allo scivolo per impedire alle persone di vedere gli operai morti che venivano portati via.

Incidente sul lavoro a Palermo, morti due operai caduti da una gru

10 apr 2026 - 12:16

©Ansa


La tragedia è avvenuta in via Ruggero Marturano. Un terzo operaio si sarebbe salvato finendo sui copertoni di un negozio di ricambio pneumatici. Ancora morti sul lavoro, questa volta a Palermo, in via Ruggero Marturano. Due operai sono caduti da una gru e hanno perso la vita. I lavoratori sono caduti dal carrello che si è ribaltato. Sul luogo sono intervenuti i vigili del fuoco, i sanitari del 118 e gli agenti della polizia. Un terzo operaio si sarebbe salvato finendo sui copertoni di un negozio di ricambio pneumatici.

Le due vittime

Gli operai vittime dell'incidente sono Daniluc Tiberi e Najahi Jaleleddine, rispettivamente di 50 e 41 anni. Secondo una prima ricostruzione dei vigili del fuoco, giunti sul posto alle 11.20, i due operai lavoravano su una gru impegnata nei lavori di ristrutturazione di un palazzo e sarebbero precipitati a seguito della rottura di un braccio del mezzo che sorreggeva il cestello.

Ferita una persona

Nell'incidente è rimasto ferito anche un dipendente del negozio di pneumatici "Gammicchia". Si tratta di un 34enne, impiegato proprio del negozio sottostante. Ora è ricoverato per un trauma cranico all'ospedale di Villa Sofia. Si sarebbe salvato proprio grazie a pneumatici che avrebbero attutito il peso del cestello precipitato.



10 aprile - da tarantocontro: Ex Ilva, Palombella (Uilm), ne' Flacks ne' Jindal ... esiste una sola linea su cui unirsi e lottare in fabbrica e in città

 

Ex Ilva: Palombella (Uilm), ne' Flacks ne' Jindal in grado di garantire transizione

Leader sindacale torna a chiedere la nazionalizzazione (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 09 apr - 'Il governo continua a non assumere delle decisioni' e ne' Flacks ne' Jindal Steel sono 'in grado di poter garantire quello che noi riteniamo sia la giusta transizione, il passaggio da un sistema a carbone a un sistema elettrico, garantendo l'ambiente'. Cosi' il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, ribadendo la richiesta di 'nazionalizzazione' dell'ex Ilva. 'Si continua a rincorrere una soluzione che non c'e': una soluzione di una vendita e' impossibile realizzarla', ha sottolineato Palombella, insistendo che 'noi crediamo che ci debba essere subito immediatamente una decisione da parte del governo per poter indicare come gestore lo Stato, certo transitoriamente, e allargare a una serie di imprenditori che siano in grado poi di gestire una fabbrica del genere per poter avviare quel piano di risanamento ambientale che necessita'. Per il sindacalista, 'il governo deve gestire questa azienda direttamente, la deve nazionalizzare' e 'non perdere tempo'.





10 aprile - LAVORATORI SOTTO ATTACCO: Governo-Padroni-sindacati di destra vogliono istituire il "salario al massimo ribasso"

 

Con l’avvicinarsi del Primo Maggio, il Min. Calderone (ex capa dei consulenti dei padroni), il governo Meloni vuole fare un nuovo regalo a padroni, padroncini e sindacati amici,  come l’Ugl e la Cisal. Si vuole varare una norma per rendere legittima l'applicazione di contratti collettivi con condizioni al ribasso rispetto anche ai contratti siglati da Cgil, Cisl, Uil, spezzando quello che il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon chiama “il monopolio di Confindustria, Cgil, Cisl e Uil”. Durigon parla di una norma per “la libertà sindacale”, ma in realtà è una norma per "la libertà dei padroni e dei sindacati più servili" e per porre nuove catene ai lavoratori per chiedere aumenti salariali. Il testo, collegandosi alla scadenza fissata dalla legge delega sul salario minimo (appunto vicina al 1° Maggio), da un lato riconferma la contrarietà del governo ad introdurre un salario minimo per legge (che aveva l'unico scopo di porre un freno a salari miseri, per esempio sui 5/7 euro lordi all'ora, applicati in tante realtà di servizi, pulizie, ristorazione, turismo, call center, ecc. - ma recentemente anche ad operai degli appalti industriali con la trasformazione da CCNL metalmeccanico a CCNL multiservizi - e che, quindi, riguardano migliaia di lavoratori e soprattutto donne); dall'altro punta ad individuare i contratti “maggiormente applicati” come riferimento per le retribuzioni. Quindi poichè i contratti "maggiormente applicati" sono quelli più svantaggiosi per i lavoratori, le lavoratrici e fatti da sindacati di destra, più in sintonia col governo, come Ugl, Cisal, se passa questa legge, questi e altri sindacati autonomi di destra potranno tranquillamente/legalmente firmare contratti da fame e farli applicare - unica condizione è che devono dimostrare che hanno "tutele equivalenti" a quelli delle sigle sindacali più rappresentative. Ma questa è una formula ambigua, non dice neanche che le retribuzioni devono essere uguali, non inferiori a quelle dei contratti dei sindacati confederali (già al ribasso), ma introduce la "scappatoia" di "tutele equivalenti" - quali tutele, che significa "equivalenti"? - facilmente superabile per sindacati e padroni. Scrive il Fatto quotidiano: "asseconda esattamente la strategia con cui Cisal e l’Ugl si stanno muovendo da tempo: approvano contratti e poi, se mai arrivano ricorsi in Tribunale contro chi li applica, tentano di dimostrare l’equivalenza. Il metodo è subdolo: spesso i loro contratti hanno paghe base simili a quelli più rappresentativi, ma penalizzano i lavoratori con altri strumenti. Esempio: meno permessi disponibili, indennità aggiuntive più difficili da ottenere poiché legate a condizioni più complicate da soddisfare". La sostanza è che il governo Meloni, non solo rifiuta il "salario minimo" (9/10 ore nette all'ora), ma ora con questa proposta - che ufficializzerebbe proprio vicino al 1° Maggio (a ulteriore schiaffo ai lavoratori, alla lavoratrici, alla necessaria lotta per il salario) - punta a legittimare ed estendere il "salario al massimo ribasso". Un grosso regalo a padroni e padroncini che - violando anche le minime "regole capitaliste" - pagherebbero la forza-lavoro al di sotto del costo del "tempo di lavoro necessario" per ricostituirsi.


10 aprile - da tarantocontro: EX ILVA DI TARANTO, NESSUNO IN CARCERE PER 11 OPERAI MORTI IN 14 ANNI

 

riprendiamo questo articolo che condividiamo - ricordando a tutti la coerenza dello Slai Cobas per il sindacato di classe nel condurre la sua battaglia costante nelle forme possibili e con le nostre attuali forze per la vita degli operai in fabbrica, per la creazione di una postazione ispettiva permanente in fabbrica e nella zona industriale e nei tribunali a partire dal 'processo ambiente svenduto 


Operai Contro
Una strage causata da condizioni lavorative estremamente rischiose per assenza di manutenzione, incuria e disprezzo della vita. Ma i processi per tali morti o languono oppure si sono conclusi con l’assoluzione dei principali responsabili e la condanna, solo in alcuni casi, di pesci piccoli. Precipitati nel vuoto, schiacciati, travolti, bruciati, annegati, travolti da tubi o colpiti da cavi o stritolati dai nastri trasportatori. Sono morti così, dal 2012 a oggi, 11 operai nello stabilimento siderurgico di Taranto di Acciaierie d’Italia (ex Ilva). La recente morte di Loris Costantino è sola l’ultima di una serie impressionante di morti nella fabbrica tarantina, causate da condizioni lavorative estremamente rischiose per assenza di manutenzione, incuria e disprezzo della vita degli operai. Ma qua non vogliamo analizzare le cause di tali morti, come peraltro abbiamo già fatto, bensì capire che cosa è accaduto dopo la morte di ciascuno di questi operai. A ogni morte è seguito un inevitabile processo, che tuttavia, anche per morti lontane nel tempo, o non è ancora terminato oppure si è concluso con l’assoluzione dei principali responsabili e la condanna, solo in alcuni casi, di cosiddetti pesci piccoli, peraltro mai andati in carcere. Il percorso e l’esito di questi processi per morte di operai evidenziano come i magistrati, – che hanno dato battaglia contro il governo Meloni, in occasione del recente referendum costituzionale sulla giustizia, per affermare la propria indipendenza istituzionale, – sono in realtà strettamente subalterni agli interessi generali degli industriali, compresi quelli che appoggiano e sostengono apertamente il governo Meloni. Una magistratura che nell’insieme è funzionale alle esigenze di salvaguardia non solo dei profitti ma anche della immunità legale di imprenditori grandi e piccoli. Guai, perciò, agli operai che, invece di organizzarsi per migliorare le proprie condizioni di lavoro in fabbrica, si illudano di poter riporre fiducia in questi gangli vitali del sistema capitalista, il quale non solo li sfrutta ogni giorno ma spesso li ammazza senza scrupoli e senza pagarne alcuna conseguenza. Il NO al referendum da parte operaia è stato un NO al governo e alla sua politica contro le classi subalterne, non certo per difendere una magistratura che nelle aule dei tribunali usa sempre un occhio di riguardo per chi per il proprio guadagno manda a morire sul lavoro i propri dipendenti.
Il 30 ottobre 2012 il 29enne Claudio Marsella morì schiacciato fra due locomotori durante le operazioni aggancio nel reparto Mof.
Il 28 novembre, meno di un mese dopo, un uragano si abbatteva su Taranto: Francesco Zaccaria, anch’egli di 29 anni, si trovava nella cabina della gru al molo portuale gestito dall’Ilva per scaricare materie prime da una nave attraccata in banchina. Nessuno gli ordinò di scendere e restò nella cabina anche quando la tempesta la trascinò in mare, annegandolo. I due omicidi colposi sono confluiti nel maxi processo “Ambiente svenduto” che, dopo l’annullamento della sentenza di primo grado, adesso pende dinanzi al tribunale di Potenza!
Ciro Moccia, 42 anni, è morto il 28 febbraio 2013 in un incidente durante i lavori di manutenzione nel reparto Cokerie. Il processo ha portato alle condanne dei vertici di una ditta dell’indotto, ma ha scagionato tutti i dirigenti dell’ex Ilva inizialmente coinvolti nell’inchiesta.
Angelo Iodice, 54 anni, ha perduto la vita in un altro incidente il 4 settembre 2014: originario di Caserta era un operaio della ditta dell’appalto “Global Service”: impegnato in attività di manutenzione nell’area dell’Acciaieria 1, dove nei giorni precedenti si era verificato uno sversamento di ghisa, venne travolto sui binari da un mezzo meccanico guidato da un altro operaio. Prosciolti i dirigenti dell’ex Ilva, unico responsabile per la sua morte è stato riconosciuto un dirigente dell’azienda dell’indotto.
L’8 giugno 2015 una fiammata nell’Altoforno 2 investì in pieno 
Alessandro Morricella, di 35 anni, causando ustioni nel 90% del corpo: l’operaio morì dopo giorni di sofferenza. Il processo di primo grado ha portato alla condanna di tre dirigenti dell’ex Ilva e ancora adesso sta per partire il giudizio dinanzi alla corte d’appello.

Qualche mese dopo, il 6 gennaio 2016, un altro incidente spezzò la vita di Cosimo Martucci: 49 anni, dipendente della ditta dell’appalto, venne travolto e ucciso da un grosso tubo d’acciaio durante le fasi di scarico di pezzi di carpenteria metallica della nuova condotta per l’aspirazione di fumi e polveri. Dopo la sentenza di primo grado, il processo per fare luce sulla sua morto è ora dinanzi alla corte d’appello.

Anche Giacomo Campo lavorava nell’indotto: fu vittima di un incidente il 17 settembre 2016, schiacciato all’interno di un nastro trasportatore. Il procedimento penale è ancora in corso dinanzi al tribunale di Taranto.

A maggio 2018 un incidente al porto costò la vita ad Angelo Fuggiano, 28 anni, operaio di una ditta dell’appalto, quando, durante una fase di ancoraggio al molo, un cavo saltò e lo travolse, colpendolo alla testa e al collo. Anche per lui è in corso il processo di primo grado.

Sempre al porto morì Cosimo Massaro, 38 anni: a luglio 2019 un nuovo tornado si abbatté su Taranto e trascinò in mare la gru dove lavorava, in un incidente simile a quello di Zaccaria. Nemmeno per Massaro è ancora giunta una sentenza di primo grado.

Il 12 gennaio 2026 è morto Claudio Salamida, operaio di 47 anni precipitato per sette metri nel reparto di Acciaieria 2 a causa di una pavimentazione con griglia di ferro che copriva un buco su una passerella: l’indagine della procura è ancora in corso.

Infine a marzo scorso, neanche due mesi dopo Claudio, un altro operaio, Loris Costantino, 36 anni, è morto esattamente con le stesse modalità. Operaio della ditta d’appalto Gea Power, è precipitato al suolo da un’altezza di oltre 10 metri, mentre lavorava nel Reparto Agglomerato alla pulizia di un nastro trasportatore fermo dal 2017 che Acciaierie d’Italia era intenzionata a rimettere in funzione. È caduto per la rottura e il cedimento di una passerella il cui piano di calpestio era costituito da una griglia metallica logora e sbrindellata. L’indagine della procura è appena iniziata. Anch’essa si concluderà chissà quando…

L.R.



10 aprile - COMUNICATO STAMPA STRAGE DI SUVIANA: IL CANCRO DEI SUBAPPALTI E L’ERGASTOLO DEL DOLORE. BASTA PROCESSI INFINITI!

 

Bologna, Aprile 2026 – In occasione del secondo anniversario della strage di Suviana (Bargi), del 9 aprile 2024 l’Osservatorio Nazionale di Bologna morti sul lavoro, per voce del suo curatore Carlo Soricelli, alza un grido d'indignazione contro un sistema che non solo uccide sul lavoro, ma calpesta la dignità dei sopravvissuti con una giustizia lenta e inaccessibile. Il sistema dei subappalti: un "caporalato legalizzato" utilizzato anche dallo Stato Suviana non è un episodio isolato, ma l'ennesima prova di come il subappalto a cascata sia un cancro che divora la sicurezza. Quando il lavoro viene parcellizzato — come visto nelle stragi di Brandizzo, dell’Esselunga di Firenze dove per la costruzione di un semlice Supermercato ci lavoravano 49 aziende appaltatrici, e di Casteldaccia di Palermo e dell’ENI di Calenzano— si perde la visione d’insieme del rischio. È inaccettabile che anche le aziende a partecipazione statale utilizzino massicciamente questa forma di "caporalato legalizzato". L’introduzione degli appalti a cascata ha prodotto un aumento dei morti superiore al 15%: a pagare sono i lavoratori più fragili, spesso privi di protezione sindacale effettiva perché frammentati in piccole realtà che orbitano attorno ai grandi colossi. Una proposta politica: responsabilità del Capo Commessa Dopo il fallimento del percorso referendario, l'Osservatorio chiede che l’abolizione degli appalti a cascata e la piena responsabilità del Capo Commessa diventino punti centrali e non negoziabili dei programmi politici e sindacali. Oggi il committente gode di una sostanziale immunità: delega il lavoro, parcellizza il rischio e si solleva da ogni responsabilità. È necessario che chi commissiona l'opera torni a essere legalmente responsabile di ogni singola vita impegnata nel sito produttivo. L’agonia dei processi: la giustizia negata Mentre i grandi gruppi economici hanno i mezzi per trascinare i processi all’infinito attraverso cavilli e rimandi, i familiari delle vittime restano soli. In Italia, un processo per omicidio sul lavoro dura mediamente dai 15 ai 20 anni. "Questa non è giustizia, è complicità con i colpevoli. Chiediamo una corsia preferenziale immediata per i processi sulle morti sul lavoro: il tempo della legge non può essere il nemico delle vittime." IN MEMORIA DEI NOSTRI "LAVORATORI ITINERANTI" un quarto dei lavoratori muoiono lontano dalla loro provincia e regione, diversi anche all’estero Questi uomini che lavoravano a Suviana non erano numeri, ma tecnici professionisti che portavano competenza in tutta Italia, finiti nel buio di una centrale per un sistema che non li ha protetti. L'Osservatorio non dimentica e chiama questi morti vittime di LAVORICIDIO: • Vincenzo Franchina (36 anni, Sinagra, ME) – Sposato da poco e padre da soli tre mesi. • Pavel Petronel Tanase (45 anni, Settimo Torinese, TO) – Colonna della sua comunità. • Mario Pisani (73 anni, San Marzano di San Giuseppe, TA) – Tecnico esperto ancora necessario sul campo. • Adriano Scandellari (57 anni, Ponte San Nicolò, PD) – Stella al Merito del Lavoro (Enel Green Power). • Paolo Casiraghi (59 anni, Milano) – Tecnico specializzato (ABB). • Alessandro D’Andrea (37 anni, Pontedera, PI) – Tecnico della Voith Hydro. • Vincenzo Garzillo (68 anni, Napoli) – Consulente esperto per la Lab Engineering. Il Muro delle Farfalle Bianche L'installazione artistica di Carlo Soricelli, con le sue 300 farfalle bianche, è un monito contro l'indifferenza. Uno spazio speciale è dedicato alle vittime di Suviana: non cifre statistiche, ma storie interrotte che esigono verità. Ogni farfalla rappresenta un volo spezzato da un sistema che deve essere rifondato sulla dignità, non sul massimo ribasso. Appuntamento al 9 Aprile: "Le nostre lotte per un lavoro sicuro" Per dare seguito a queste istanze, il prossimo 9 aprile 2026 (ore 9:00 - 16:00), la Camera del Lavoro Metropolitana di Bologna ospiterà presso il Salone G. Di Vittorio (via Marconi 67/2) un dibattito fondamentale. L'evento, introdotto da Michele Bulgarelli (CDLM Bologna) e concluso da Francesca Re David (CGIL Nazionale), vedrà la partecipazione di: • Matteo Lepore (Sindaco di Bologna) • Chiara Gribaudo (Pres. Commissione parlamentare d’inchiesta) • Antonio Zoina (Ispettorato Nazionale del Lavoro) • Paolo Galli (Ausl Bologna) L'appello del Curatore: "Chiedo che questo incontro affronti concretamente l'abolizione del subappalto a cascata. È il tempo della verità e di un impegno che non lasci più spazio alla precarietà della vita umana." Carlo Soricelli Curatore dell'Osservatorio Nazionale di Bologna sui Morti sul Lavoro sito http://cadutisullavoro.blogspot.it


giovedì 9 aprile 2026

9 aprile - CONDIVIDIAMO E RILANCIAMO QUESTO APPELLO DI SOLIDARIETA' INTERNAZIONALISTA

 

Fabbrica di abbigliamento Şik Makas, filiera ZARA, Turchia. Mille lavoratori vengono licenziati dal giorno alla notte perché hanno deciso di sindacalizzarsi. Da più di sei mesi, protestano in presidio permanente davanti ai cancelli, affrontando neve, pioggia, polizia. A metà marzo Mehmet Türkmen, il coordinatore del loro sindacato Bırtek-Sen, viene arrestato con l’accusa di associazione a delinquere.

I lavoratori del distretto tessile di Prato conoscono bene cosa significa lottare per il diritto alla sindacalizzazione, resistere davanti alle fabbriche, tornare ai cancelli dopo gli sgomberi della polizia. E quanto sia importante organizzarsi lungo le filiere globali in un sistema moda globale, costruito dai grand brand per ottenere il massimo profitto sulla pelle dei lavoratori.

Lunedì alle 16:30 invitiamo tuttə sotto il negozio ZARA in piazza della Repubblica a Firenze: solidarietà ai lavoratori di Şik Makas! Libertà per Mehmet Türkmen!



9 aprile - info solidale: LAVORO: NUOVA MOBILITAZIONE DI PRECARIE E PRECARI DEI MUSEI FIORENTINI. “VOGLIAMO LA STABILIZZAZIONE PER TUTT*”

 

Questa mattina, giovedì 9 aprile, precarie e precari dei Musei Fiorentini sono scesi in presidio in piazza Duomo, a Firenze, contro il sistema degli appalti, la precarietà e le condizioni di lavoro insostenibili a cui sono sottoposti da più di 15 anni.

L’iniziativa di lotta – che prosegue la mobilitazione permanete davanti agli Uffizi delle scorse settimane – si è svolta fuori da Regione Toscana, in concomitanza con l’incontro dell’Unità regionale di crisi sulla vertenza. Lavoratrici e lavoratori precari degli Uffizi, insieme al sindacato di base e conflittuale Sudd Cobas, hanno realizzato per l’occasione anche un flash-mob, dal titolo  “La via Crucis dellə Precariə” dei musei fiorentini, attraverso il quale hanno mostrato cosa significa lavorare costantemente sotto il ricatto della precarietà. Le assunzioni sono infatti spesso con contratti a chiamata, senza garanzie sulle ore di contratto minime o il diritto alla malattia. E non è che la punta dell’iceberg.

Il pesce puzza dalla testa, ed è ora che il Ministero si prenda le proprie responsabilità”,  hanno ribadito precari e precarie che, insieme a Sudd Cobas e alle CLAP, Camere del Lavoro Autonomo e Precario, lunedì 13 aprile porteranno la mobilitazione sotto il Ministero della Cultura.

Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Francesca di Sudd Cobas Ascolta o scarica



mercoledì 8 aprile 2026

8 APRILE - Contro Meloni governo dei padroni e della guerra, denuncia e lotta nelle fabbriche

 

Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha annunciato (NEI GIORNI SCORSI) il ripristino e l’ampliamento delle risorse economiche destinate a Transizione 5.0, il programma di incentivi per la digitalizzazione e l’efficientamento energetico delle imprese italiane. I fondi saliranno infatti a 1,5 miliardi di euro, 200 milioni in più rispetto a quanto precedentemente previsto.

Mentre i padroni incassano soldi dal governo che verranno presi ancora dai lavoratori e dalla maggioranza del popolo che paga doppiamente con il taglio delle spese sociali e aumento del costo della vita.

Serve riprendere la denuncia e la mobilitazione per costruire uno sciopero generale vero dal basso:
+ Lavoro + Salari - Spese militari 
Basta guerra Sciopero generale!



sabato 4 aprile 2026

4 aprile - Ex Fiat Termini Imerese, “il rilancio industriale resta sulla carta” dopo oltre 14 anni di cassa integrazione…

 

Il 27 marzo scorso Il Sole 24 Ore ha pubblicato un articolo dal tono rassegnato sulla ex Fiat-ex Blutec di Termini Imerese proprio con il titolo  “Termini Imerese, il rilancio industriale resta sulla carta”.

Come sanno i lettori del nostro blog, è fin dalla chiusura dello stabilimento ex Fiat di Termini Imerese avvenuta il 31 dicembre del 2011, che diciamo che lasciare l’iniziativa nelle mani dei padroni, dei sindacati confederali e della burocrazia parassitaria della Regione Sicilia, significava dare per persa la battaglia per la salvaguardia dei posti di lavoro per gli oltre 700 operai dell’epoca, adesso ridotti a circa 300. E così è. Non aver preso la lotta nelle proprie mani e soprattutto aver fatto affidamento alla cassa integrazione (che è diventata una vera e propria trappola) che da breve diventa sempre più lunga e che di fatto “accompagna” gli operai fuori dalla fabbrica, ha portato a questo risultato.

L’articolo che riportiamo in parte sotto è un riassunto della vicenda. Nel frattempo il nome dell’assessore alle attività produttive Tamajo che doveva risolvere la crisi, è saltato fuori in una intercettazione fra mafiosi che avrebbero contribuito alla sua campagna elettorale per le Europee.

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Termini Imerese, il rilancio industriale resta sulla carta

Sicilia

A rilento la riconversione dell’area ex Fiat; a novembre scade la cassa integrazione. Molti imprenditori pronti a investire ma le zone Asi in liquidazione sono bloccate

A Termini Imerese (Palermo) il futuro arriva sempre per annunci. È accaduto nel 2015, quando Blutec

ha rilevato lo stabilimento Fiat promettendo una nuova stagione industriale. È accaduto a maggio 2024, quando il ministro Adolfo Urso ha presentato l’imprenditore italo-australiano Ross Pelligra come l’uomo capace di riaccendere l’ex stabilimento Fiat. Oggi, a quasi due anni di distanza, la fabbrica è ancora ferma, gran parte dei 350 lavoratori assunti dalla nuova società sono in cassa integrazione e il rilancio continua soprattutto nei documenti.

Sulla carta il progetto esiste e i lavori, almeno in parte, sono partiti. Da marzo 2025 sono state avviate attività preliminari, rilievi, ricostruzione documentale, mappatura degli impianti, organizzazione del personale. In cantiere opera una sessantina di addetti. Ma si resta ancora nella fase preparatoria: pulizia, smantellamento, messa in sicurezza. Il cronoprogramma indicava i lotti 2 e 3 pronti nel primo trimestre del 2026 e una disponibilità parziale del lotto principale non prima del secondo trimestre. In altre parole: la produzione vera è rimasta lontana.

Nel frattempo è cambiata anche la governance dell’operazione. Ross Pelligra è sceso al 10% della società, mentre la maggioranza è passata all’imprenditore catanese Gaetano Nicolosi insieme al Consorzio Caec di Comiso. Un passaggio che ha aperto un contenzioso legale ancora in corso e che ha aggiunto ulteriore incertezza a un progetto che avrebbe dovuto attrarre grandi player industriali. Ma di grandi aziende, finora, non se n’è vista neanche una. Il bando da 15 milioni, pensato come leva per richiamare investitori, ha raccolto l’interesse di appena tre piccole imprese locali. Nessun gruppo internazionale.

Dentro lo stabilimento qualcosa si muove. Sono in corso smantellamenti, bonifiche, adeguamenti strutturali, rifacimento di reti e impianti. È previsto anche un impianto fotovoltaico da 30 MW, con un investimento stimato attorno ai 20 milioni di euro. I lavori sui lotti 2 e 3, per circa 17.500 metri quadrati complessivi, valgono quasi 5 milioni. L’obiettivo è rendere le aree disponibili per futuri insediamenti produttivi. Ma questi insediamenti non ci sono.

Sul tavolo restano oltre 100 milioni pubblici, tra fondi nazionali e regionali, a cui si aggiungono circa 20 milioni che la nuova proprietà sostiene di aver già investito. Gli impegni economici, confermano anche i sindacati, vengono rispettati anche se in ritardo. Ma il nodo non è finanziario. È industriale. Senza aziende che entrano e producono, il sito resta un cantiere. E il tempo stringe: a novembre 2026 scadono i due anni di cassa integrazione in deroga previsti. Se non arriverà una svolta, il problema sociale rischia di riesplodere.