venerdì 6 febbraio 2026

6 febbraio - PORTUALI CONTRO LA GUERRA OGGI. info

 lo Slai Cobas per il sindacato di classe di Ravenna partecipa e aderisce 

Il Porto di Ravenna ha un ruolo centrale nel sistema-porti in Italia nel transito e carico/scarico di armi e di componenti belliche verso Israele nazi-sionista.

Governo Meloni e istituzioni complici!

Contro la repressione che a Ravenna ha colpito 32 attivisti della solidarietà alla Palestina

A Ravenna ore 15:00

concentramento Autorità Portuale Ravenna 

(Via Antico Squero 31) 



6 febbraio - Ex Ilva: solo cassa integrazione e nessuna soluzione da parte di padroni e governo

 da ORE 12 Controinformazione rossoperaia del 05.02.26

Torniamo a fare il punto sui grandi gruppi industriali che sono in sofferenza che di conseguenza viene scaricata sugli operai diretti e indiretti dell'appalto, vale a dire che ritorniamo sulla questione ex Ilva.

Sulla questione ex Ilva viene sempre più alla luce come la soluzione che punta sull'acquisizione da parte del fondo americano Flacks sia quando mai fragile e senza prospettive sia industriali, sia ambientali e sia occupazionali. Si assiste all’azione quasi disperata del governo Meloni/Urso che è corresponsabile insieme ai precedenti governi della profondissima crisi scaricata sugli operai e sulle masse popolari in particolare a Taranto e che ora cerca disperatamente di supportare il fondo americano per potere effettivamente andare alla presa di possesso dell'ex Ilva da parte di esso.

Nello stesso tempo la situazione nella fabbrica continua ad essere profondamente negativa per i lavoratori. La maggior parte dei lavoratori dell'Ilva - o una parte rilevante di essi - in particolare a Taranto sono in cassa integrazione e ora fronteggiano la richiesta di rinnovo della cassa integrazione dato che la precedente scade il 28 febbraio. La nuova richiesta di cassa integrazione riguarda 4.450 lavoratori su un organico attualmente complessivo di circa 10.000 operai (per l’esattezza 9702) a partire dal 1 marzo per 12 mesi, sono più o meno la metà dei lavoratori per cui si chiede la cassa integrazione e la gran parte è concentrata su Taranto che dovrebbe avere 3.803 cassa integrati di cui 2.599 operai e 801 tra impiegati a quadri, 647 invece sarebbero gli operai interessati della cassa integrazione a Genova, a Novi Ligure e a Racconici.

Sui 4.450 cassa integrati ci era stata già una opposizione, una rottura, tra l'Ilva e i sindacati, quindi già la cassa integrazione che è incorso non è stata firmata dai sindacati ed è una cassa integrazione unilaterale gestita interamente dai commissari di nomina governativa.

Non è successo assolutamente niente e rimane quindi questa situazione, i cassaintegrati invece di diminuire aumentano, si passa appunto dagli attuali 4.050 ai 4.450 di adesso.

A Taranto questo dipende dal fatto che è in funzione un solo altoforno e che non ci sono stati ulteriori sviluppi sia sul piano degli impianti che industriali e tale e che delle soluzioni di conseguenza si va a un aumento della cassa integrazione e a una proroga.

L'azienda dei commissari che gestiscono l'azienda motivano questa nuova cassa integrazione con frasi del genere: “la crisi finanziaria e industriale che è interessata Acciaierie d’Italia prodotte negative effetti sulla capacità produttiva nel medio termine e si è aggravato lo squilibrio dei fattori produttivi. A Taranto in particolare abbiamo una produzione che non riesce e né si prevede che possa superare a breve un milione e mezzo o un milione e otto tonnellate di acciaio. Un eventuale incremento potrà avvenire solo se ripartiranno gli altoforni 2 e 4 ma anche in questo caso non si supererebbe i due milioni e mezzo di tonnellate”.

Questo vuol dire che sostanzialmente per un organico che secondo i piani dovrebbe essere in grado di fare una di 6 milioni di tonnellate di acciaio a fronte di una produzione di 2 milioni e mezzo comporta che la maggior parte, una parte rilevante dei lavoratori - soprattutto a Taranto - andranno in cassa integrazione e, se non si svilupperà diversamente il piano industriale una volta che sarà segnato a qualcuno, tutta questa cassa integrazione è destinata a costituirsi i massicci esuberi.

Chiaramente questa situazione mette i difficoltà i vertici sindacali di Fim/Fiom/Uilm e USB nel rapporto con i lavoratori perché i sindacati continuano ad essere in questa situazione dei puri registratori degli enti certificatori di scelte che ricadono sui lavoratori.

In particolare i commissari non ci sentono, nonostante l'ultimo grave incidente mortale che vi è stato in fabbrica che costato la vita a un operaio, Calamida. La cassa integrazione riguarda anche l'ampio settore degli addetti della manutenzione e questo rende abbastanza precaria tutta l'intera manutenzione dello stabilimento e quando la manutenzione incide sulle morti sul lavoro gli operai lo sanno bene e lo sa bene anche chi gestisce la fabbrica attualmente i commissari e che quindi consapevolmente si muove lungo una linea in cui obiettivamente i lavoratori sono in cassa integrazione e se lavorano sono a rischio infortunio, anche mortale.

Quindi sono più che giustificate le proteste finora fondamentalmente fondate sulle richieste al governo di incontrarli che portano avanti le organizzazioni sindacali confederali e USB.

Detto questo però il discorso va visto da un altro punto di vista. Il governo ha puntato tutto sull’assegnazione a una multinazionale o ai fondi dell'ex Ilva. Puntando tutto su questo abbiamo visto una prima gara che è andata male con i ritiro del gruppo azero che era interessato soprattutto al gas che era stato il primo assegnatario dell'Ilva e anche la situazione attuale del gruppo a cui dovrebbe venire assegnata, vale a dire il fondo americano Flacks, appare quanto più precaria. Questo non lo diciamo noi ma lo dicono innanzitutto i padroni stessi. Come scrive il sole 24 ore: “Flacks è un tipico profilo da fondo finanziario con scarso know-how industriale ed è abbastanza improbabile che questo fondo sia in grado di gestire uno stabilimento, un gruppo industriale come quel dell'ex Ilva e in particolare uno stabilimento come quello dell'ex Ilva Taranto”.

Tutti sono impegnati quindi, il governo in primis, a cercare nuovi interlocutori e nuovi soggetti industriali che possono affiancare il fondo americano che, d’altra parte, agendo tipicamente come un fondo di speculazione per il profitto già acquisirebbe l'ex Ilva con un prezzo simbolico e si impegnerebbe con 5 miliardi di investimento, ma guardando poi alla sostanza questo fondo di soldi reali ne metterebbe circa mezzo miliardo, il resto dovrebbe venire dallo Stato o da eventuali soggetti industriali che dovrebbero affiancarlo.

Come scrive sempre il sole 24 ore: “il minuscolo operatore Flacks che finora in realtà ha compiuto piccole operazioni di ristrutturazione in Europa non ha la forza finanziaria per affacciarsi a Taranto, Novi ligure, Cornigliano e al netto della richiesta di soldi pubblici in sostituzioni di soldi - che non ha e non mette - non dispone assolutamente delle competenze per gestire una grande fabbrica siderurgica né nelle sue componenti da ciclo integrale, né nella sua ipotetica trasformazione con i sistemi dei forni elettrici. Non ha inoltre le competenze per gestire rapporti con comunità ferite come quello di Taranto e Genova e con i sindacati ormai estenuati dai danni di gestione ecc”.

Quindi in realtà perché allora è stato assegnato al fondo americano? Da un lato perché le altre offerte non ci sono state, dall'altro è perché si pensa obiettivamente di contare su questo fondo americano, considerato vicino a Trump oltre che - e di questo ne parleremo a parte - attivamente impegnato nel finanziare le componenti più estreme dello Stato sionista di Israele e della sua componente reazionaria e genocida di estrema destra.

In realtà questo fondo volendo di maniera sul pezzo, sull'Ilva, ci si rende ben conto che questa soluzione è nettamente peggiore della stessa soluzione che si è respinta nel passato e che attualmente è fattore di controversie giuridico-finanziarie e la soluzione è passata dalla padella dell'ArcelorMittal alla braccia, un fondo speculativo che vuole prender lo stabilimento con i soldi pubblici e i gestirli in forma privata per potersene appropriare, un fondo speculativo che vuole gestire sostanzialmente l'affare, la parte finanziaria perché non ha le competenze per gestire lo stabilimento siderurgico e vuole qualcuno alleato ad esso per gestirlo.

La Federacciai ha fatto appello agli industriali italiani dell'acciaio a farsi avanti, ma in realtà gli industriali italiani tutti, pur considerando l'importanza delle Acciaierie di Taranto in particolare, pur considerando l'importanza di una siderurgia nazionale trasformata, bonificata e in grado di essere parte integrante come risorsa strategica, non vogliono anch'essi mettere una sola lira e non vogliono in nessuna maniera accollarsi la patata bollente di Taranto dove la questione della continuità produttiva è strettamente legata alla soluzione della questione ambientale.

Quindi è del tutto evidente che nessuna soluzione positiva per i lavoratori e per le masse popolari della città possa venire da questa analisi dei fatti. Di qui l'importanza che ha la posizione netta e chiara dello Slai Cobas per il sindacato di classe, che dice decisamente di respingere questa soluzione del fondo Flacks.

È evidente che se respingiamo questa soluzione, come invitavamo gli operai, i lavoratori, le organizzazioni sindacali a fare, la soluzione azera è la soluzione di tutti i gruppi che si sono presentati a questa gara per acquisire l'Ilva - che sono diventati sempre meno, fino a ridursi al solo fondo Flacks. - sul piano proprio tecnico-operativo non c'è altra soluzione che la nazionalizzazione della fabbrica e la gestione diretta da parte dello Stato della fabbrica. Ma siamo sempre all'interno di soluzioni capitalistiche della crisi non certo di soluzioni che vanno negli interessi dei lavoratori e delle masse popolari.

Quindi è ben strano che tutti coloro che chiedono l'intervento dello Stato in realtà chiedono che lo Stato supporti i privati, quindi in questo caso il fondo Flacks, per permettere il rilancio delle Acciaierie e l'eventuale sua bonifica, riconversione e trasformazione con i forni elettrici.

Ma non si capisce invece perché lo Stato dovrebbe mettere soldi senza vedere nessuna parte nella gestione, nel piano industriale, e dovrebbe mettere la sua parte esclusivamente ai fini di favorire i privati e acquisiscono lo stabilimento. Questo è diventata sempre più una situazione che rende evidente che non c'è soluzione temporale che non sia la nazionalizzazione che comporterebbe comunque di misurarsi con le rivendicazioni dei lavoratori nei confronti sia del lavoro, salute e sicurezza sia nei confronti delle masse popolari cittadini. Siamo per la nazionalizzazione perché siamo contro tutte le offerte di tutti i partner che si sono prestati a prendere lo stabilimento, che li consideriamo anche il peggio di ArcelorMittal quindi non in grado di risolvere neanche temporaneamente i problemi di occupazione e meno che mai i problemi di salute e sicurezza in fabbrica e sul territorio.

Si tratta ora di passare però una fase attiva di contrasto ai piani di governo/padroni e alla soluzione fondo. Su questi sindacati non hanno nessuna intenzione di passare a una fase attiva e continuano a nascondersi dietro la foglia di fico di una richiesta di incontro diretto con la Meloni , ingannando i lavoratori perché sappiamo bene che la Meloni ha delegato a questa vertenza ben quattro ministri, in primis Urso, ma in secondis suo vice presidente, Mantovano, proprio perché il governo non ha soluzioni alternative a quelle che stanno proponendo ai tavoli del Mit questi due ministri.

Quella di richiedere un incontro con la Meloni perché assuma direttamente la gestione della vertenza oltre che una proposta illusoria è una “bandierina” per evitare di aprire un effettivo scontro con il governo Meloni che evidentemente rifiuta ogni forma di nazionalizzazione e intende solo svolgere un supporto di copertura finanziaria di coloro che prenderebbero l'Ilva, tutte questioni che non si vede in che misura possono andare a favore dei lavoratori e meno che mai dei cittadini dei quartieri inquinanti.

La nostra indicazione resta NO a ogni ipotesi di dare l'Ilva a questo fondo come a qualsiasi altro fondo così come a padroni nuovi che in realtà sono ancora peggio dei padroni precedenti.

Si tratta di mobilitare le masse, lo Slai Cobas annuncia che lo farà anche con la raccolta di firme contro la soluzione fondo a favore delle richieste degli operai che riguardano oltre che la tutela di tutti i posti di lavoro, la rivendicazione forte e chiara della riduzione dell’orario di lavoro a parità di paga, nello stesso tempo questo tipo di rivendicazioni vanno sostenute anche nelle dite d'appalto perché è impossibile pensare che si possa risolvere la questione Ilva senza che questo si traduca in una effettiva difesa dei posti di lavoro, della salute e di sicurezza che sono incannate dalla piattaforma operaia che da tempo stiamo agitando e presentando ai lavoratori.

Si tratta ora di schierare i lavoratori su questa richiesta in tutte le forme e di attivare assemblee, incontri, organizzazione autonoma che possa supportare una nuova fase di lotta.


6 febbraio - Cambiago:  Morto operaio schiacciato da una lastra: l’incidente sul lavoro alla Prismag....Nella Milano delle Olimpiadi..

 ....iper militarizzate l'unica in/sicurezza sono gli omicidi sul lavoro nella regione e la città al primo posto per incidenti e morti sul lavoro

Cambiago, operaio schiacciato da una lastra: ricoverato in fin di vita in ospedale

È accaduto alle 8 nella ditta Prismag di via Castellazzo 11, quando la lastra, per ragioni ancora da chiarire, lo ha travolto.

Cambiago (Milano), 5 febbraio 2025 –  Un operaio 58enne di origine rumena è rimasto gravemente ferito questa mattina alle 8 in un incidente avvenuto in un capannone dell'azienda di manufatti per l'industria Prismag, nella zona industriale di Cambiago.  Ricoverato d'urgenza, si troverebbe in imminente pericolo di vita.

La possibile dinamica

Secondo una prima ricostruzione dei Carabinieri, sul posto insieme ad Ats, l'uomo era intento al trasporto di alcune lamiere in acciaio con un mezzo d'opera, quando una di queste gli sarebbe precipitata addosso ferendolo. È tuttavia ancora in fase di ricostruzione l'esatta dinamica dei fatti.

Gravissimo in ospedale

A liberarlo sono stati i vigili del fuoco di Milano, che lo hanno consegnato ai medici del 118 che sono riusciti a rianimarlo.  Il cinquantottenne è stato trasportato in codice rosso all'ospedale di Zingonia. Ferito, ma non vi sono dettagli ulteriori, sarebbe rimasto anche un secondo operaio, che avrebbe raggiunto in autonomia l'ospedale.

Le tragedie sul lavoro

Da gennaio a dicembre 2025, secondo dati dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, sono 1.093 le vittime sul lavoro in Italia, delle quali 798 in occasione di lavoro (7 in meno rispetto a dicembre 2024) e 295 in itinere (10 in più rispetto al 2024). La maglia nera per il maggior numero di vittime in occasione di lavoro va ancora alla Lombardia (112). Seguono: Campania (80), Veneto (76), Emilia-Romagna e Piemonte (65), Sicilia (64), Lazio (60), Puglia (58), Toscana (50), Marche (27), Liguria (26), Calabria (21), Sardegna (18), Umbria e Trentino-Alto Adige (17), Abruzzo (16), Basilicata (12), Friuli-Venezia Giulia (10), Molise (3) e Valle d’Aosta (1).

mercoledì 4 febbraio 2026

4 febbraio - Formazione marxista - Prof. Di Marco a Taranto 10 febbraio

 10 febbraio ore 16.30 biblioteca Acclavio

piazzale Bestat - Taranto

Formazione marxista per operai lavoratrici studenti militanti lotte sociali intellettuali

Con il Prof. Giuseppe Di Marco ex direttore facoltà di filosofia Università Federico II Napoli (in presenza). 

7° LEZIONE 

Il plusvalore assoluto e il salario 

Ai presenti saranno consegnati gli opuscoli delle precedenti lezioni 

info wa 3519575628



lunedì 2 febbraio 2026

2 febbraio - info Stellantis un operaio chiede: CHE CAVOLO CI SIETE ANDATI A FARE A ROMA?

 

Operai Contro


La domanda di un operaio della Stellantis di Pomigliano. A seguire i comunicati dei sindacati. Migliaia di parole sull’incontro con la direzione senza dire niente di concreto.

Il 29 gennaio 2026 è arrivata la conferma ufficiale: Antonio Filosa ha rinviato la presentazione del piano industriale al prossimo 21 maggio. Un rinvio che sa di déjà vu, l’ennesimo slittamento mentre gli stabilimenti italiani affondano nel silenzio e nell’incertezza.
Ed i sindacati? Venerdì 30, in occasione del solito tavolo al Mimit, sono andati a Roma. Presidi, comunicati, strette di mano. Ma la domanda nasce spontanea: che cavolo ci siete andati a fare a Roma, se già sapevate che il piano non sarebbe stato presentato?
Tutti e tre i comunicati sindacali parlano di crisi; di transizione; di responsabilità. Ma nessuno ha il coraggio di dire che il presidio di oggi è stato un viaggio a vuoto.
Sapevate che non ci sarebbe stato nulla di nuovo, eppure siete tornati a casa con un pugno di mosche; come sempre. Perché non siete rimasti lì?
Perché non avete occupato il Ministero? Perché non avete lottato davvero? La verità è che viviamo in un mondo di facciata. Vanno a Roma per fare la foto, per scrivere il comunicato, per dire “ci siamo stati”, ma di concreto non c’è nulla.
E ora che siete tornati, cosa succede? Farete un’assemblea unitaria? Inizierete una vera lotta?
Oppure, tanto per cambiare, nessun confronto con i lavoratori; nessuna mobilitazione; nessuna presa di coscienza?
Intanto, nelle fabbriche Stellantis si lavora sempre meno.
A Pomigliano:
– c’è chi lavora 1 o 2 giorni al mese;
– chi sta sul Tonale e prepara il funerale di un modello ormai morente;
– chi lavora sulla Panda, che ancora tiene il mercato, lo fa a ritmi da schiavi, in barba alla salute e alla sicurezza.
E il sindacato? Si riempie la bocca di parole, ma non vede anzi finge di non vedere, che la realtà operaia è fatta di sfruttamento, precarietà e silenzio.
Oggi più che mai, bisogna prendere coscienza. Il sindacato è lontano dalla cruda realtà operaia e noi dobbiamo svegliarci; unirci; lottare; non per una foto a Roma bensì per riconquistare dignità; un lavoro sicuro e futuro.
Caprariello, operaio Stellantis di Pomigliano


Di seguito i comunicati sindacali, un mare di parole.

2 febbaio - Metalmeccanici: arrivano le richieste di condanna penale per lo sciopero per il contratto di 10.000 operai a Bologna......

 .....diritti operai: il governo fascista risponde REPRESSIONE

Il governo della Meloni prova a vendicarsi dello sciopero dei metalmeccanici che ha coinvolto 10.000 operai a Bologna il 20 giugno dello scorso anno, operai che in corteo avevano deciso di percorrere la tangenziale sfidando il decreto sicurezza. La procura di Bologna, infatti, secondo i comunicati di Fiom e Cisl, ha emesso richiesto di condanne penali per i partecipanti alla  manifestazione e 3 dirigenti sindacali.

Sia la Fiom (ieri) che perfino la Cisl (oggi), il sindacato legato strettamente al governo, hanno preso posizione denunciando il decreto sicurezza che vuole impedire di manifestare il dissenso, parlando di “vergogna di Stato”, di “legge sbagliata, da cambiare” (Cisl), mentre la Fiom dichiara che “il Decreto Sicurezza non nasce per tutelare i cittadini, bensì per reprimere il dissenso, restringere gli spazi democratici e colpire il diritto di manifestare pacificamente.”

Si tratta di un altro episodio che non lascia spazio a nessuna illusione sulla natura fascista del governo

(illusione che traspare ancora dagli stessi comunicati sindacali che riportiamo sotto) e mostra come quotidianamente esso attacchi chiunque osi lottare per i propri diritti, dagli operai, ai militanti dei centri sociali…

I decreti sicurezza non sono “da cambiare” ma da abolire! Solo con la dura lotta è possibile difendere il diritto di sciopero!

Combattere contro le leggi liberticide di questo governo, la sua marcia verso il fascismo aperto, non solo è strettamente necessario ma è sempre più urgente.

Metalmeccanici. Decreto Sicurezza Fim Cisl : inaccettabile e vergognosa l’azione penale contro la nostra manifestazione

domenica 1 febbraio 2026

1 febbraio - info solidale: Milano VIETATO IL PRESIDIO DEI LAVORATORI DEGLI HOTEL

 


1 febbraio - info: POTENZA 6 FEBBRAIO

 

Potenza Venerdì 6 febbraio ore 16-19 

Parrocchia di S. Anna e Gioacchino vle Dante 

(sala Madre Teresa)

ASSEMBLEA

In occasione dell'ultima udienza della fase preliminare del 

Processo "Ambiente svenduto" ex ilva Taranto

1 - giustizia e risarcimenti per gli operai e cittadini morti sul lavoro e da inquinamento / basta morti sui posti di lavoro e da inquinamento per il profitto di padroni assassini ovunque /unità di lotta di operai e popolazioni contro il capitalismo che sfrutta e uccide 

- 2 - l’Ilva di Taranto oggi a fronte dei piani padroni/governo di vendita a un Fondo americano legato a Trump e al sionismo.

Intervengono avvocati Taranto / Potenza / Torino

Delegazione operai e cittadini /Slai cobas parti civili del processo ex Ilva Taranto 

Aderiscono e sono invitati lavoratori organizzazioni sindacali, realtà di lotta del territorio
info wa 3519575628



sabato 31 gennaio 2026

31 gennaio - La scuola di Meloni/Valditara impedisce ad un giornalista di tenere un incontro con gli studenti sulla mafia in una scuola in provincia di Ravenna. Solidarietà al giornalista dallo Slai Cobas e azione di denuncia

 



Lo Slai Cobas di Ravenna esprime solidarietà al giornalista Donato Ungaro a cui è stato impedito l’incontro con gli studenti di una scuola media di Conselice in provincia di Ravenna per parlare di mafia. Il giornalista sta portando il suo messaggio in diversi istituti scolastici d’Italia e per le sue inchieste, in particolare sull’attività mafiose a Brescello, in provincia di Reggio Emilia, la prima amministrazione sciolta per mafia in Emilia-Romagna, è stato minacciato dalla ‘ndrangheta e per questo vive sotto scorta.

L’Associazione della stampa Emilia-Romagna (Aser) denuncia: "è stato invitato a lasciare senza indugio l’edificio scolastico perché si è rifiutato di firmare un documento che dava alla Dirigenza facoltà insindacabile di revocare in ogni tempo l’eventuale incarico, senza necessità di motivazione, nel caso la Dirigente avesse riscontrato “opinioni non gradite”, e il tutto prima dell’incontro con gli studenti.

Il clima intimidatorio rivela la natura reazionaria di questo governo innanzi tutto, della sua concezione di una scuola irreggimentata, repressiva, una concezione da scuola-caserma dove la coscienza critica viene soffocata, dove alcuni Dirigenti e Collegi docenti eseguono direttive repressive contro la libertà di espressione nascondendosi dietro grigi (meglio dire, neri) adempimenti burocratici, dove l’ organizzazione giovanile neofascista, Azione Studentesca, del partito di Meloni/Valditara, può lanciare campagne di delazione contro gli “insegnanti di sinistra” e non trovare nessuna istituzione scolastica pronta a denunciarli immediatamente, come è successo in una scuola di Faenza.

L’attacco censorio è avvenuto nella cittadina nota per il monumento alla stampa clandestina e alla libertà di stampa che riuniva i tipografi antifascisti della Bassa Romagna che durante la lotta di Liberazione lavorarono ininterrottamente per informare di quanto succedeva sul fronte del Comitato di Liberazione Nazionale e sei di questi coraggiosi tipografi furono trucidati dai nazifascisti per questo.

Di questo bisogna parlare nelle scuole per difendere la memoria storica contro il revisionismo storico e invece il governo non solo regala soldi alle scuole private ma ha tagliato i fondi all’Anpi e alle associazioni combattenti antifasciste.

Lo Slai Cobas di Ravenna esprime solidarietà al giornalista e all’Associazione della stampa Emilia-Romagna (Aser) che ha denunciato il fatto e chiede le dimissioni della Dirigente dell’istituto attraverso una denuncia che inoltreremo al Provveditorato/Ufficio Scolastico Regionale.

 

Slai Cobas per il sindacato di classe di Ravenna

339/8911853

il comunicato dell'Associazione dei giornalisti Emilia-Romagna

“L’Associazione della stampa Emilia-Romagna (Aser) esprime sconcerto e preoccupazione per quanto accaduto questa mattina (29 gennaio 2026) a Conselice, in provincia di Ravenna. Nelle scuole medie del paese era previsto l’incontro dei ragazzi di più classi con un giornalista minacciato dalla ‘ndrangheta che porta il suo messaggio in diverse scuole d’Italia. Però, per poter parlare, il collega Donato Ungaro, al quale va la piena solidarietà del sindacato, avrebbe dovuto firmare un documento con il quale “riconosceva pienamente l’insindacabile facoltà dell’Istituto di revocare in ogni tempo l’eventuale incarico, senza necessità di motivazione alcuna”. In sostanza, una cambiale in bianco che autorizzava qualsiasi censura delle sue parole da parte della dirigente scolastica, la quale lo avrebbe addirittura potuto interrompere e cacciare in qualsiasi momento. Cosa che è comunque avvenuta, in quanto – di fronte alla indisponibilità a firmare la clausola capestro – Ungaro è stato invitato a lasciare senza indugio l’edificio scolastico. Che un fatto del genere sia accaduto nel “Comune della libertà di stampa”, come si legge sui cartelli all’ingresso del paese, dove esiste l’unico monumento del genere in Italia, rende l’atteggiamento della scuola non solo illegittimo ma anche antistorico. Che l’istituto scolastico si metta al di sopra (e al di fuori) della libertà di espressione è di certo anticostituzionale e costituisce una pericolosa deriva autoritaria. Per l’Aser la cosa è ancor più spiacevole perché da almeno un decennio l’istituto di Conselice beneficia di una borsa di studio, intitolata alla memoria dell’ex presidente dell’Assostampa, Camillo Galba, che fu tra i promotori della realizzazione del monumento. Poiché la borsa è finalizzata alla realizzazione di progetti che pongano al centro la democrazia e la libertà di stampa, Aser si aspetta che – come segnale di coerenza e soprattutto di rispetto per la figura di Galba – l’istituto rinunci e restituisca la borsa di studio consegnata in occasione dell’anniversario della fucilazione degli stampatori clandestini di Conselice, morti appunto per la libertà e la democrazia. Aser auspica inoltre che l’Ufficio scolastico provinciale di Ravenna intervenga con chiarezza su quanto accaduto a Conselice: la Costituzione e la democrazia vengono prima di qualsiasi voglia di ptotagonismo.

venerdì 30 gennaio 2026

30 gennaio - Info Slai Cobas Pomigliano

 


30 gennaio - info solidale: POLIZIA CONTRO OPERAI IN SCIOPERO. LOTTA DI CLASSE CONTRO SFRUTTAMENTO E DECRETI "SICUREZZA"

 Si Cobas Lavoratori Autorganizzati

Ancora violenza poliziesca contro i lavoratori e grave tentativo di sgombero contro uno sciopero durante una pacifica iniziativa sindacale dallo stabilimento CabLog di Landriano (PV).

Nonostante la repressione di stato, continua l'azione operaia dai cancelli per il rispetto degli accordi sindacali firmati con la nostra organizzazione e il diritto di sciopero, in particolare su questo sito industriale le nostre richieste sono:

- pagamento premio pdr come adeguamento al carovita

- eliminazione doppio cud a seguito dell'ennesimo cambio appalto

- rispetto della libertà sindacale e della dignità delle persone

Le aziende committenza e appaltatrice giocano col fuoco sulla pelle dei lavoratori, sia provando a venir meno agli impegni già presi col sindacato e ottenuti grazie alla lotta operaia con efficaci iniziative di sciopero e assemblea, sia provando la solita mossa del dividere la forza lavoro favorendo la guerra tra poveri per indebolire il fronte operaio: una prova illegittima e pericolosa nell'intento di pagare meno il lavoro garantendosi sfruttamento e profitto.

In una fase di aggravamento della crisi internazionale con recessione economica e tendenza alla guerra mondiale, anche in Italia governo e padroni tentano di imporre un'economia di guerra che scarica i costi del fallimento di questo sistema sulla classe lavoratrice al fine di garantire la ricchezza di un pugno di capitalisti: ecco perché con leggi e manganello (decreti "sicurezza", ddl Gasparri-DelRio) parlamento e questure sperimentano uno stato di polizia che giornali e tv chiamano "democrazia".

Come organizzazione del movimento operaio in lotta per migliori condizioni di vita dei lavoratori di tutti i paesi del mondo, non accettiamo né economicamente di ritornare indietro allo schiavismo prima degli accordi SI Cobas, né politicamente l'uso della forza armata di agenti in antisommossa contro operai padri di famiglia che semplicemente ma fermamente difendono la garanzia del salario e del posto di lavoro.

Perciò, andiamo avanti per difendere l'interesse delle centinaia di lavoratori anche su questo luogo di lavoro un importante magazzino della multinazionale logistica CabLog (con un fatturato di circa 140 milioni di euro nel 2024): soprattutto rivendicando il diritto di organizzarsi sindacalmente anche con la protesta incluso lo sciopero, storica arma del movimento operaio con la solidarietà e l'internazionalismo.

CONTRO STATO DI POLIZIA E DECRETI "SICUREZZA"

UNITA' DI TUTTE LE LOTTE

CHI TOCCA UNO TOCCA TUTTI

CONTRO BASSI SALARI, PRECARIETA' E CAROVITA



30 gennaio - info: Il 2026 si apre con diverse vertenze sindacali nella logistica

 

      Nel trasporto merci e nella logistica, gennaio 2026 è segnato da un’elevata intensità di conflitto. Le vertenze guidate da SiCobas interessano i corrieri espressi della filiera Fedit, la logistica dell’arredamento, gli appalti industriali e la logistica integrata al tessile, con al centro il superamento degli appalti a catena e il reintegro dei licenziati.

    • Accanto a queste, il trasporto merci ferroviario vive una fase di forte tensione. Scioperi nazionali e aziendali coinvolgono operatori come Captrain Italia e Dinazzano Po, con rivendicazioni legate a sicurezza, turni e organizzazione del lavoro, aggravate da eventi gravi avvenuti a inizio anno sulla rete ferroviaria.

    • Sul fronte del porto, il sindacato di base Usb ha aderito a uno sciopero internazionale il 6 febbraio contro l’imbarco delle armi negli scali italiani.

    Il 2026 si è aperto in un clima sindacale caldo nel trasporto delle merci e nella logistica. Le vertenze in corso e quelle concluse di recente mostrano elementi comuni che attraversano settori diversi: dalla distribuzione dell’ultimo miglio ai magazzini industriali, fino al trasporto ferroviario e marittimo delle merci. Al centro ci sono temi noti, come l’organizzazione del lavoro, il sistema degli appalti e subappalti, la sicurezza e il ruolo dei committenti lungo le filiere.

    Il primo blocco di conflitti riguarda sle vertenze promosse dal sindacato di base SiCobas, che su conferma come un componente rilevante del sindacalismo di base nella logistica. Il caso più emblematico resta quello della distribuzione Gls nell’area di Napoli. Qui, per oltre un decennio, il servizio è stato organizzato attraverso una frammentazione estrema dei datori di lavoro, con decine di società formalmente titolari dei rapporti di lavoro e una sostanziale continuità operativa sotto il marchio Gls. Secondo quanto denunciato dal sindacato, i lavoratori hanno operato per anni con turni spezzati e carichi di lavoro che arrivavano a superare le 300 ore mensili, a fronte di retribuzioni nette intorno a 1.300 euro.