SlaiCobas per il Sindacato di Classe
SEDE LEGALE E NAZIONALE TARANTO VIA LIVIO ANDRONICO, 47 tel 099/4792086 347/5301704 slaicobasta@gmail.com
lunedì 20 aprile 2026
20 aprile - Impressionante sequenza di morti sul lavoro tra venerdì e sabato, sono stati 13
Carlo Soricelli: cadutisullavoro.blogspot.it
QUADRO GENERALE: UNA STRAGE INCESSANTE Nelle ultime 48 ore (venerdì e sabato) si è verificata un’impressionante sequenza di incidenti mortali. Il bilancio consolidato è di 13 vittime: 12 lavoratori deceduti direttamente sui luoghi di lavoro. 1 lavoratore deceduto "in itinere" (durante il tragitto casa-lavoro). Nota: I dati potrebbero subire ulteriori incrementi nelle prossime ore a causa di segnalazioni in fase di verifica. ANALISI PER SETTORE E TIPOLOGIA Le morti registrate riflettono l'insicurezza trasversale che colpisce diverse categorie professionali: Edilizia: Morti causate da cadute dall'alto. Agricoltura: Agricoltori schiacciati dal ribaltamento del trattore. Trasporti: Autotrasportatori coinvolti in sinistri mortali. Manutenzione e Servizi: Casi legati alla pulizia di canne fumarie e attività di ambulanti. Settore Boschivo: Incidenti occorsi a taglialegna. Karoshi (Morte per fatica): Decessi legati a ritmi di lavoro estenuanti e stress psicofisico. STATISTICHE NAZIONALI AGGIORNATE Ad oggi, il bilancio delle vittime dall'inizio dell'anno è allarmante: 291 morti sui luoghi di lavoro. ~400 morti complessivi includendo i decessi in itinere. Il Veneto si conferma purtroppo una delle regioni più colpite, restando stabilmente ai vertici di questa tragica classifica nazionale. IN MEMORIA DI MASSIMILIANO LAURO L'Osservatorio dedica questo report a Massimiliano Lauro, deceduto mentre svolgeva il proprio lavoro di pulizia di una canna fumaria. La sua scomparsa lascia nel dolore la moglie e i suoi 6 figli. Ogni anno in Italia si contano centinaia di nuovi orfani, privati dei propri genitori a causa della mancanza di sicurezza. L'impegno dell'Osservatorio: Dietro ogni numero c'è una famiglia distrutta. La sicurezza sul lavoro deve diventare la priorità assoluta del Paese.
sabato 18 aprile 2026
18 aprile - Una proposta delle associazioni palestinesi da raccogliere - Slai Cobas per il sindacato di classe
PER LA PALESTINA E CONTRO LA GUERRA: APPELLO DEI PALESTINESI ALL’UNITÀ E ALLA CONVERGENZA SINDACALE
Abbiamo colto con entusiasmo l’indizione di sciopero generale da parte di CUB, SGB, ADL Varese, SI COBAS e USI-CIT per il 29 Maggio 2026.
Uno sciopero “CONTRO la guerra, l’economia di guerra e l’aumento delle spese militari, CONTRO il Genocidio in Palestina, la fornitura di armi ad Israele e l’assenza di un intervento concreto per
dissociarsi dagli orribili crimini perpetrati dal Governo di Israele in Palestina e Libano, nonché da quelli perpetrati dagli USA in Venezuela e a Cuba – PER il sostegno incondizionato alla missione della nuova Flotilla e PER le sanzioni ad Israele e USA, nonché rottura delle relazioni diplomatiche e commerciali con Israele e USA”.
Oggi la Palestina, da Gaza a Gerusalemme, sciopera compatta contro la pena di morte dei prigionieri, mentre la guerra imperialista e genocida israelo-statunitense si diffonde come la peste in tutta la regione.
Come lavoratori e lavoratrici abbiamo il dovere storico di rispondere compatti e uniti anche dall’Italia, perché la gravità della situazione ci impone di mettere da parte ogni tipo di divisione per la pratica di un obiettivo comune.
Abbiamo la responsabilità di fermare la guerra imperialista: il 22 settembre e il 3 ottobre ci hanno mostrato che è pienamente possibile.
Sappiamo bene quali conseguenze avrà la guerra attuale in Italia: travolgerà i lavoratori e le classi popolari, coloro che dovremmo essere pronti a difendere.
Se non saremo in grado, in questa fase cruciale, di anteporre la difesa dei lavoratori e delle classi popolari ai nostri interessi di parte, non saremo migliori del Governo contro il quale lottiamo
Il Governo Meloni, come l’alleato sionista, non è mai stato così in dificoltà, ed è nostro dovere approfittare del momento, anche per rispondere organizzati al violento attacco ai lavoratori e al diritto di sciopero, proprio nel momento in cui questo si riafferma come strumento decisivo.
La repressione che ha colpito chi ha partecipato, in varie forme, agli scioperi di settembre e di ottobre e la restrizione di questo diritto all’interno del settore della logistica, non sono provvedimenti isolati ma si inseriscono nella politica di guerra dello Stato italiano, che si insinua in maniera sempre più capillare nelle nostre vite.
L’unica risposta efficace e coerente è replicare le pratiche che hanno fatto tremare il Governo in questi anni, e cercare di espandere il più possibile.
IL SIONISMO E L’IMPERIALISMO SI FERMANO CON LA RESISTENZA.
LA RESISTENZA È SCIOPERO GENERALE.
18 aprile - DA OPERAI BERGAMO: OPERAI E PADRONI
Da Bergamo: i padroni lo scenario internazionale e lo stato degli operai nelle fabbriche
ORE 12 Controinformazione rossoperaia del 15-04
Parliamo della situazione nelle fabbriche di Bergamo, della Tenaris Dalmine in cui siamo presenti e in cui operiamo, che è parte di una multinazionale in mano a Rocca, un padrone italo-argentino, un'azienda con 1600 lavoratori, oltre 2000 in Italia, con vari stabilimenti in 25 paesi del mondo, con una produzione di tubi di acciaio senza saldatura che riguarda il settore dell’energia, il petrolio, del gas e che determina, nello stesso tempo, quelli che sono anche le politiche a livello internazionale. Alla faccia di noi operai che proprio in questi mesi abbiamo dovuto affrontare direttamente, nelle assemblee, nelle discussioni, anche per gli scioperi per Gaza, mentre ci dicono che la Tenaris Dalmine non c'entra niente quello che succede nel mondo con quello che succede nei reparti e questo si è visto benissimo, ad esempio sin dall'insediamento di Trump (che Rocca ha comunque giudicato positivamente), in una sua intervista - in una sua “call” come le chiama, dove parla a tutti gli operai, lavoratori, dipendenti - ha detto che questi dazi servono per ridefinire i mercati in una situazione in cui bisogna riequilibrare quello che è lo sbilancio nell’economia, il vantaggio della Cina rispetto agli Stati Uniti e quindi si inserisce in quella guerra commerciale che poi in questi ultimi periodi sta diventando sempre più una guerra a livello mondiale tra le varie potenze nel sistema imperialista in crisi.
Per inciso, dopo l’aggressione del Venezuela, e sempre sui canali aziendali, il padrone aveva detto che stava monitorando la situazione e allo stesso tempo, proprio dopo poche settimane, dice che quest'anno la proiezione delle vendite in Venezuela prevede di raggiungere 10.000 tonnellate di tubi, equivalenti a 30 milioni di dollari. Questo è dovuto alla riattivazione della licenza concessa dagli Stati Uniti a Chevron, ad ottobre 2022, che le permette di riprendere le operazioni in Venezuela, con una Code Join Venton, con Petrolos e Venezuela PDVSA. Tutte queste operazioni sono appunto state anche riattivate appunto a seguito dell'aggressione.
Questo ha dei riflessi praticamente anche per quanto riguarda i lavoratori in ogni Stato, in ogni stabilimento, chiaramente in maniera diversa ma che devono comunque in qualche modo pagare o in termini di aumento dello sfruttamento dei ritmi o in termini di diminuzione con cali di lavoro.
Proprio di recente, il 30 marzo, c'è stata un incontro dal titolo: “Guerra in Iran: cosa significa per il mercato dell’energia e per Tenaris” in cui Nigel Worsnop, vice presidente marketing, analizza nel dettaglio nelle varie situazioni di produzione che la fabbrica porta avanti e gli effetti di quello che dal lato dei padroni viene chiamata la “flessibilità e resilienza resteranno elementi fondamentali per Tenaris nei prossimi mesi”, che dal lato degli operai significa aumento dello sfruttamento con “costi di produzione in aumento e margini di profitto sotto pressione.” Un ragionamento che dal punto di vista dei padroni non fa una piega, con argomenti utilizzati internamente come ricatto verso gli operai in alcuni reparti dicono che le commesse a causa della situazione internazionale della guerra, dell'instabilità dello stretto di Hormuz, i clienti hanno dovuto rinviare o sospendere gli ordini e quindi con questi cambi repentini riguardo a quello che è l'attività produttiva, si è sempre più flessibili e nelle mani dell’azienda. Questa non è una novità.
venerdì 17 aprile 2026
17 aprile - Presidente della Confindustria, Orsini: aumentare la produttività non i salari... con la collaborazione di governo e sindacati confederali
Il presidente della Confindustria. Orsini dà voce alla politica di tutti i padroni di non aumentare i salari degli operai, e di contrastare ogni iniziativa in questo senso; il primo bersaglio è il "salario minimo".
Con vari scritti,
soprattutto su Sole 24 Ore (in particolare uno del 4 aprile) Orsini
sostiene decisamente questa linea perchè - dice- che l'unica
cosa che deve aumentare è la produttività delle aziende.
In
questo si sbilancia a dare un giudizio positivo del governo
Meloni: "lavoro condiviso con il governo orientato a
rafforzare il sistema produttivo" e, quindi (?), a
"sostenere il potere d'acquisto dei lavoratori".
Quindi, se si sostiene l'economia dei padroni, i loro profitti, si
sostiene il "potere d'acquisto dei lavoratori" -
Attenzione, non dice neanche "il salario dei lavoratori",
ma i lavoratori visti soprattutto come "consumatori".
Tra le misure più significative, dice Orsini, fatte dal governo e la "detassazione degli aumenti salariali, per favorire la crescita delle retribuzioni senza gravare sul costo del lavoro delle imprese".
Da questa premessa, Orsini si lancia in un attacco all'introduzione del salario minimo, fornendo una importante sponda alla Meloni che ha ribadito il suo NO al salario minimo. Dice Orsini: "Per raggiungere risultati duraturi, la risposta non può essere l'introduzione di un salario minimo legale generalizzato.
Sottolineiamo la parola generalizzato. Perchè quando indica come alternativa al salario minimo "il rafforzamento della contrattazione collettiva di qualità", chiarisce poi che "questa rappresenta la via più efficace per garantire salari adeguati, (MA) coerenti con le specificità dei diversi settori e con l'andamento della produttività". Quindi salari non uguali per tutti i lavoratori, appunto non generalizzati dal sud al nord, ma dipendenti dalla situazione delle aziende e soprattutto legate come un cappio al collo all' "andamento della produttività". Torna di fatto la linea, la volontà dell'introduzione di "gabbie salariali", certo, moderne e un pò mascherate; torna la divisione tra i lavoratori; ma
soprattutto si auspica sempre di più che il salario sia legato alle sorti del capitale: se queste vanno male niente aumenti salariali e... più sfruttamento o cassintegrazione o licenziamenti; se vanno bene, beh le aziende devono ancora recuperare i periodi di magra...
Quindi: non si parli mai più di introduzione di un salario minimo che - dice Orsini - "potrebbe non risultare in linea con l'andamento dell'economia, della produttività e dell'occupazione". Quindi, anche il minimo "salario minimo" potrebbe per i padroni essere troppo per l'andamento della loro economia.
E allora che salario vogliono dare? Ancora più basso del salario minimo? O rendere il salario così dipendente dalla produttività e dall'occupazione che deve essere iper flessibile in basso. Per esempio, col ricatto dell'occupazione: ti riduco il salario altrimenti licenzio...
Poi, a sgomberare il campo da qualsiasi tentativo di chiedere aumenti salariali almeno per recuperare quello che si è perduto in tutti questi anni, per recuperare un salario che il capitale con i suoi interventi ha già abbassato; almeno per ripristinare il prezzo, il valore della merce forza-lavoro, secondo la "legge" del valore di scambio del capitale (che Marx ha ben spiegato), Orsini aggiunge: "Il nodo centrale, tuttavia, resta la produttività. Senza una crescita della produttività non è possibile sostenere nel lungo periodo una dinamica salariale positiva. Per questo - continua - è essenziale proseguire, anche in collaborazione con il Governo, nel rafforzamento degli investimenti in innovazione, digitalizzazione e sviluppo delle competenze, creando le condizioni per un salto di qualità del nostro sistema industriale". Uno spera che alla fine, facendosi il mazzo, vi sia la speranza di un "salto di qualità" nella "dinamica salariale"..., invece no, il salto, cari operai, è sempre e solo per il loro sistema industriale, cioè per i loro profitti.
Ma a questo punto, per non aumentare sic et simpliciter i salari, per far accettare la favola nera che va a vantaggio anche degli operai l'aumento della produttività delle aziende, invece che perseguire ciecamente e in modo incosciente la difesa dei loro interessi di lavoratori, sono fondamentali... chi? Ma i sindacati!
"In questo quadro, il ruolo della contrattazione collettiva - dice Orsini - resta decisivo, ha storicamente garantito equilibrio tra esigenze delle imprese e tutela del lavoro".
Ma storicamente la contrattazione collettiva, le organizzazioni sindacali non erano lo strumento dei lavoratori per strappare miglioramenti delle loro condizioni di lavoro e salariali, sempre peggiorati dai padroni? Ora invece Orsini, con tutti i padroni, dice che invece garantiscono un equilibrio tra interessi oggettivamente opposti. L'interesse dei capitalisti è sempre e solo lo sfruttamento al massimo possibile della forza-lavoro, aumentando il tempo di lavoro gratis in termini assoluti e relativi (e qui è importante, appunto, l'aumento della "produttività") e riducendo fino al limite possibile il tempo di lavoro necessario per ricostruire la forza-lavoro. D'altra parte, Orsini non dice "tutela dei lavoratori", ma "tutela del lavoro".
Aggiunge poi: "è necessario definire criteri
chiari per individuare in ciascun settore il contratto collettivo
nazionale di riferimento sottoscritto dalle organizzazioni
comparativamente più rappresentative". Chiariamo che sta
significando questo per i lavoratori. Quello che sta succedendo negli
appalti delle grandi fabbriche - prendiamo l'esempio dell'ex Ilva -
in realtà è questo; il ccnl di riferimento sta diventano il ccnl
Multiservizi più favorevole per le aziende, che sostituisce da un
giorno all'altro quello, metalmeccanico, più favorevole per i
lavoratori, E questo viene fatto con formale accordo dei sindacati
"più rappresentativi", Fiom, Fim, Uilm.
Quindi
l'individuazione per ciascun settore del contratto collettivo
nazionale avviene sempre più solo e soltanto sulla base dei criteri
dei padroni di ridurre il costo del lavoro, dare salari più bassi, e
condizioni di minori diritti e tutele.
E a scanso di equivoci, Orsini conclude "E' su questo equilibrio, frutto della collaborazione tra Governo, Sindacati e Parti datoriali, che si gioca il futuro del Paese".
E così i lavoratori sono belli e sistemati...
Ma, in realtà, quello che emerge da questi piani dei padroni è proprio la centralità della lotta per il salario. Questa lotta, di fatto da tanti anni o abbandonata come decisiva o annacquata deviandola su contentini (welfare, aumento dello straordinario, detassazione dei minimi aumenti salariali, dei buoni pasto, ecc.) è, insieme alla lotta per la riduzione dell'orario di lavoro, della giornata lavorativa, decisiva, non solo per salvaguardare le condizioni di lavoro e la stessa vita dei lavoratori, ma perchè pone in maniera chiara che di lotta di classe si tratta (altro che "equilibrio di interessi"), di scontro tra la classe dei proletari e quella dei capitalisti.
Proprio perchè la lotta per
il salario mostra la contraddizione di fondo del sistema capitalista,
lo sfruttamento da parte del capitale, creando nel contempo esso
stesso i "becchini" che lo rovesceranno, allora non fare
questa lotta vuol dire rinunciare a una lotta più generale contro il
sistema del capitale. La classe operaia non deve dimenticare che deve
lottare non solo contro gli effetti ma anche contro la cause che
determinano questi effetti.
Chi vuole togliere agli operai il
terreno di una genuina lotta sindacale, di una lotta per aumenti
salariali per riprendersi quanto è stato già attaccato, ridotto, di
fatto vuole la permanenza del lavoro salariato, la permanenza di
questo sistema.
17 aprile - Dopo Stellantis Melfi che si ferma, Cassino si ferma ancora: Stellantis prolunga lo stop e trascina l’indotto nel baratro
info - Slai Cobas per il sindacato di classe
Lo sciopero generale a Cassino quindi non è servito a niente? La lotta quella vera e senza regole è ORA!
La paralisi produttiva, che va avanti dal mese di marzo, sta prosciugando le buste paga dei dipendenti
di Andrea Senatore 16/04/2026, 09:23
Si allunga ancora l’ombra della crisi sullo stabilimento Stellantis di Cassino a Piedimonte San Germano, dove i fermi produttivi continuano a colpire operai e aziende dell’intero hinterland industriale. L’ultima comunicazione aziendale ha infatti spento le residue speranze di una ripartenza a breve: il blocco delle attività, inizialmente previsto fino al 20 aprile, è stato prorogato fino al 24. Questo significa che i lavoratori potranno rientrare in fabbrica solo dal 27 aprile, trasformando di fatto l’intero mese in un lungo periodo a zero ore.
Cassino: la paralisi produttiva riduce le buste paga dei dipendenti e mette in difficoltà serie l’indotto
Una situazione che, ormai da settimane, pesa direttamente sulle famiglie. La paralisi produttiva di Cassino, che va avanti dal mese di marzo, sta infatti prosciugando le buste paga dei dipendenti. Per molti operai, costretti a restare a casa senza una prospettiva chiara, gli stipendi si sono ormai ridotti a cifre comprese tra i 1.000 e i 1.200 euro. Un ridimensionamento netto delle entrate che sta alimentando preoccupazione, sfiducia e un diffuso senso di incertezza tra i lavoratori.
Ma il nodo non riguarda soltanto il sito produttivo di Stellantis Cassino. La crisi si sta propagando con forza su tutta la filiera collegata, mettendo in seria difficoltà le aziende dell’indotto che da anni gravitano attorno allo stabilimento laziale. Il caso più urgente è quello di Trasnova, con l’appalto in scadenza il prossimo 30 aprile. I lavoratori attendono con crescente ansia l’incontro al Ministero, nella speranza che possano essere attivati ammortizzatori sociali in grado di contenere almeno nell’immediato l’impatto occupazional
Nelle prossime ore, il monitoraggio della crisi si sposterà infatti a Roma, dove sono previsti nuovi tavoli di confronto anche per altre due realtà strategiche della filiera: Logitech e Teknoservice. Appuntamenti delicati, da cui dipenderà una parte importante del futuro occupazionale del territorio. Il timore, sempre più concreto, è che senza risposte rapide l’intero comparto possa avvicinarsi a un punto di non ritorno.
già pubblicato sul nostro blog
Promesse di padroni e governo a cui credono solo le segreterie sindacali, realtà: operai mandati a casa e licenziamenti senza soluzione nell'indotto
Stellantis, Melfi: ancora uno stop su tutti i turni
13 aprile 2026 | 17:21
E’ sempre la “mancanza di componenti” a rallentare i piani di Filosa. Via il terzo turno e “rilancio” sempre più in salita.
Niente lavoro anche domani, 14 aprile, nello stabilimento lucano del Gruppo Stellantis. A renderlo noto l’azienda, tramite i sindacati, col metodo dei messaggini fatti veicolare ai lavoratori. “Vi informo che, per mancanza di componenti, l’attività produttiva sarà sospesa dalle ore 6 alle 22 di domani martedì 14 aprile”. Solo in “Lastratura, Stampaggio Verniciatura e Plastica si lavorerà nel primo turno di domani”. Non cambia, in sostanza, l’andazzo rispetto alle scorse settimane. Si lavora in media 4 giorni a settimana, se tutto va bene. E saltano a volte solo uno dei due turni, a volte entrambi. Sempre con comunicazioni del giorno prima. Ci sono problemi nell’approvvigionamento di materiali, e, come abbiamo più volte segnalato, anche alcune delle auto già assemblate, mancano di alcuni particolari. Ragione per cui i piazzali esterni sono pieni di macchine ancora da “recuperare”. Che qualcosa non torni nei desiderata della multinazionale emerge anche dal fatto che è saltato il turno di notte (quello maggiormente retribuito) nei reparti di Lastratura e Stampaggio. “Ci sono troppe scocche già a deposito”, ci aveva detto un operaio delle aree interessate, solo qualche giorno fa. Qualcosa scricchiola nel “rilancio” produttivo inaugurato dall’ad Filosa, a Melfi, anche se, proprio qualche giorno fa, dati sindacali (Fim Cisl) sottolineavano un aumento percentuale del 90% della auto realizzate nel primo trimestre 2026 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Resta comunque in salita la sfida dei nuovi modelli (Compass e ds8), considerati troppo costosi (“sono degli scatoloni”, ironizzano gli stessi operai che li realizzano). Bisognerà attendere con ogni probabilità settembre, invece, per la presentazione della nuova Lancia Gamma, meno costosa e pretenziosa, rispetto ai target prodotti in questa primavera di “rilancio” a San Nicola di Melfi.
17 aprile - info: La strage dei due operai a Palermo: lavoro in nero e niente misura di sicurezza! Colpa del “dio profitto” grida pure l’arcivescovo Lorefice… 4 gli indagati fino a questo momento
Ieri si è svolto il funerale di Daniluc Tiberi, uno dei due operai morti a Palermo in seguito al crollo della gru che teneva il cestello su cui stavano lavorando al decimo piano di un palazzo.
Avevamo accennato al fatto che il mezzo che sostiene la gru sembrava troppo lontano dal punto dei lavori e adesso questo sembra confermato dalle perizie, ma vi si aggiunge il fatto che i sensori di sicurezza che in questo caso si attivano per bloccare comunque il braccio elevatore in caso di eccessiva estensione siano stati disattivati! E vi si aggiunge anche che a quanto pare gli operai non avessero nemmeno la formazione per operare a quelle altezze.
Proprio per questo parliamo di omicidio volontario soprattutto in tutti quei casi in cui per accelerare i tempi di lavoro per diminuire i costi e aumentare il profitto, si aggirano e si annullano i mezzi di sicurezza come fu per Luana D’Orazio, solo per riportare un altro esempio.
E tanto per cambiare anche sulla situazione lavorativa ci sono dichiarazioni discordanti: avevano un’assunzione regolare? Era stato applicato il contratto di categoria? Subito si era detto che non erano in
regola, lavoravano in nero, perché presso la cassa edile non risultavano iscritti né loro né la ditta! Adesso si dice che gli operai avevano un contratto a termine…
Si vedrà… si dice anche che la “Ediltec Costruzioni, società attiva dal 2012 nel settore dell’edilizia con soli due dipendenti e un capitale sociale di 10.000 euro” (GdS) e definita “fantasma” perché non risultava avere aperto cantieri dal 2016, non aveva nemmeno richiesto i permessi previsti per legge al Comune … ma in tutti quei giorni non c’è stato nemmeno l’ombra di un controllo!
Una lunga sfilza di omissioni e violazioni di leggi, dal Comune ai padroni... e intanto sono salite a 4 le persone indagate: il proprietario dell’appartamento e committente degli interventi, il titolare dell’impresa Ediltec, il noleggiatore della gru, vecchia di 23 anni e di cui non esiste nemmeno più la ditta che l’ha costruita! e l’addetto alla manovra del mezzo.
Nessuna fatalità, quindi, e davanti a tutto questo perfino l’arcivescovo di Palermo, Lorefice, ha gridato che “Il dio profitto produce morte, ingiustizie, scarti umani. Sofferenza. Dolore. Ciascuna vittima del lavoro è un volto, un vicenda umana, un corpo, a cui dobbiamo dare voce”.
Questo dio profitto ha un nome e un cognome, oltre quello dei padroni assassini e si chiama capitalismo-imperialismo, quindi per dare davvero voce, e soprattutto farla finita con le stragi e i morti sul lavoro, mentre si combatte giorno per giorno contro i padroni, bisogna al contempo combattere per eliminarne definitivamente le cause, il sistema capitalista-imperialista stesso, i padroni e i loro governi.
17 aprile - L'immigrazione è soprattutto questa: salari da fame, spesso in nero e con percentuale di morti per infortuni mortali di 3 volte superiore a quella degli italiani
da Osservatorio Bologna
Mukhtar Dowh muore alle 2,30 di notte mentre tornava dal lavoro per andare a dormire in un dormitorio per rifugiati. Gli stranieri sono il 30% dei morti sul lavoro svolgono i lavori più umili e pericolosi e con salari che sono spesso sotto la soglia di po erta, spesso muoiono in nero.
giovedì 16 aprile 2026
16 aprile - info da tarantocontro: Oggi assemblea delle parti civili processo Ilva
Alle parti civili del processo Ilva "Ambiente svenduto",
Domani 16 aprile alle 17.30 è convocata in via Livio Andronico 47 - in presenza - l’assemblea generale delle parti civili, in vista dell’apertura del nuovo processo "Ambiente svenduto" a Potenza il 21 aprile.
In questa occasione parteciperà al processo di Potenza una delegazione da Taranto.
Alla riunione di giovedì saranno presenti avvocati.
Non mancate.
Slai Cobas sc TA - WA 3519575628
16 aprile - info: Alla Stellantis di Melfi siamo ormai al lavoro a chiamata
Promesse di padroni e governo a cui credono solo le segreterie sindacali, realtà: operai mandati a casa e licenziamenti senza soluzione nell'indotto
Stellantis, Melfi: ancora uno stop su tutti i turni
13 aprile 2026 | 17:21
E’ sempre la “mancanza di componenti” a rallentare i piani di Filosa. Via il terzo turno e “rilancio” sempre più in salita.
Niente lavoro anche domani, 14 aprile, nello stabilimento lucano del Gruppo Stellantis. A renderlo noto l’azienda, tramite i sindacati, col metodo dei messaggini fatti veicolare ai lavoratori. “Vi informo che, per mancanza di componenti, l’attività produttiva sarà sospesa dalle ore 6 alle 22 di domani martedì 14 aprile”. Solo in “Lastratura, Stampaggio Verniciatura e Plastica si lavorerà nel primo turno di domani”. Non cambia, in sostanza, l’andazzo rispetto alle scorse settimane. Si lavora in media 4 giorni a settimana, se tutto va bene. E saltano a volte solo uno dei due turni, a volte entrambi. Sempre con comunicazioni del giorno prima. Ci sono problemi nell’approvvigionamento di materiali, e, come abbiamo più volte segnalato, anche alcune delle auto già assemblate, mancano di alcuni particolari. Ragione per cui i piazzali esterni sono pieni di macchine ancora da “recuperare”. Che qualcosa non torni nei desiderata della multinazionale emerge anche dal fatto che è saltato il turno di notte (quello maggiormente retribuito) nei reparti di Lastratura e Stampaggio. “Ci sono troppe scocche già a deposito”, ci aveva detto un operaio delle aree interessate, solo qualche giorno fa. Qualcosa scricchiola nel “rilancio” produttivo inaugurato dall’ad Filosa, a Melfi, anche se, proprio qualche giorno fa, dati sindacali (Fim Cisl) sottolineavano un aumento percentuale del 90% della auto realizzate nel primo trimestre 2026 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Resta comunque in salita la sfida dei nuovi modelli (Compass e ds8), considerati troppo costosi (“sono degli scatoloni”, ironizzano gli stessi operai che li realizzano). Bisognerà attendere con ogni probabilità settembre, invece, per la presentazione della nuova Lancia Gamma, meno costosa e pretenziosa, rispetto ai target prodotti in questa primavera di “rilancio” a San Nicola di Melfi.
16 aprile - info solidale: Toscana-Emilia, ferrovieri contro la guerra
Mercoledì 15 Aprile 2026 - 15:30
Corrispondenza sul volantinaggio di oggi, che ha coinvolto le stazioni di Livorno, Pisa, Firenze e Bologna tra le 6 e le 9 del mattino, nelle fasce di maggiore affluenza pendolare.
Esattamente due anni fa, il 15 aprile 2024, Rete Ferroviaria Italiana (RFI) e Leonardo sottoscrivono un accordo per il cosiddetto "dual use" della rete, ovvero per il potenziamento delle infrastrutture civili a scopi bellici, agevolando il trasporto di truppe e armamenti verso i fronti di guerra - nel quadro della "Military Mobility" europea.
I punti chiave della protesta:
sottrazione di risorse. Mentre si stimano investimenti miliardari per la mobilità militare (fino a 100 miliardi di fabbisogno complessivo in Europa), il trasporto pubblico regionale soffre per soppressioni, ritardi cronici, caro-biglietti e disservizi;
sicurezza a rischio: i ferrovieri denunciano come la priorità data ai convogli militari lunghi fino a 750m aumenti i rischi per chi lavora e chi abita lungo la ferrovia, in un sistema già colpito da gravi stragi (da Viareggio a Brandizzo) causate da manutenzioni e investimenti insufficienti;
stazioni militarizzate: scali come Tombolo, La Spezia Marittima e Genova Sampierdarena sono già attrezzati per il transito logistico-militare.
"Lottiamo per una ferrovia sicura, pubblica e di pace."
16 aprile - L'ALTRA FACCIA DELLA GUERRA IMPERIALISTA: LA STRAGE CONTINUA DEGLI OPERAI
da C. Soricelli
martedì 14 aprile 2026
Strage continua, ieri 5 morti
Ancora morti sul lavoro in Italia A Modena muore un autista di carroattrezzi, schiacciato da un’automobile durante le operazioni di carico. In provincia di Taranto perde la vita Domenico Di Ponzio, 38 anni, colpito da un palo abbattuto dal forte vento. Muore un autotrasportatore biellese a seguito di un incidente stradale. Un imprenditore perde la vita per karoshi (morte da superlavoro). Nel bellunese muore un operaio sudanese, investito mentre tornava a casa dal lavoro in bicicletta. Il bilancio aggiornato Nel 2026 sono già stati superati i 350 morti sul lavoro, includendo anche quelli in itinere. La media attuale è di 3,43 morti al giorno.
sabato 11 aprile 2026
La strage del venerdì con 7 morti sul lavoro
Lavoravano in nero Daniluc Tiberi, 50 anni, e Najahi Jaleleddine, 41 anni, i due operai morti ieri a Palermo. Ieri 7 morti: due schiacciati dal trattore, un autotrasportatore e due in itinere
mercoledì 15 aprile 2026
15 aprile - info solidale: Primi effetti del decreto sicurezza, 4 sindacalisti rischiano sanzioni fino a 10mila euro per protesta senza preavviso
ma sotto attacco sono tutti i lavoratori e i diritti: dal diritto di sciopero al lavoro sicuro su salute e sicurezza
Le contestazioni ai quattro sindacalisti del Si Cobas riguardano più episodi tra Tortona e Serravalle Scrivia. Il primo presidio è avvenuto il 27 febbraio, tre giorni dopo l'entrata in vigore del decreto
A Tortona il nuovo articolo 9 del decreto sicurezza viene usato contro quattro sindacalisti del Si Cobas, indicati come organizzatori di presìdi non preavvisati nella logistica. Le contestazioni riguardano più episodi tra Arcese di Tortona e Coop di Serravalle Scrivia. Per loro scattano sanzioni amministrative da 1.000 a 10.000 euro.
“Cagionare un elevato danno economico all’azienda e guadagnare un maggior potere negoziale“. È questa la formula compare nei verbali notificati a quattro sindacalisti del Si Cobas, indicati come promotori di diverse iniziative di sciopero e presidio nella logistica, tra febbraio e marzo, al magazzino Arcese di Tortona e alla Coop di Serravalle Scrivia. Per tutti e quattro l’impianto è lo stesso e il “pacchetto repressivo” comprende anche fogli di via per i non residenti e indagini per violenza privata, che accompagnano da tempo scioperi e picchetti davanti ai cancelli dei magazzini.
lunedì 13 aprile 2026
13aprile - Ai Cantieri Navali oggi a Palermo
Il volantino diffuso agli operai
domenica 12 aprile 2026
12 aprile - infosolidale: Milano - Lunedi processo a sindacalisti e studenti per la manifestazione sotto Assolombarda
Lunedì 13 alle 12.30 si svolgerà presso il Tribunale di Milano una conferenza stampa in concomitanza con la prima udienza del processo contro sette attivisti del Unione sindacale di Base, di Potere al popolo e Cambiare Rotta, per i fatti accaduti il 26 maggio 2023 durante lo sciopero generale indetto dal sindacato e la manifestazione conclusasi sotto la sede di Assolombarda in via Pantano a Milano.
Quel giorno con coraggio l’Unione Sindacale di Base aveva convocato un riuscito sciopero generale nazionale volto a denunciare le due facce dell’economia di guerra portata avanti dal governo Meloni in continuità con i governi precedenti: sia quella in Ucraina sia quella scatenata contro i lavoratori e le fasce più povere e deboli del nostro paese. Una situazione che si vedrà confermata da quanto avvenuto
nei successivi tre anni, con la complicità del governo nel genocidio del popolo palestinese e l’aggravarsi delle misure economiche, sociali e repressive.
Il 26 maggio 2023 venne impedito alla manifestazione di avvicinarsi alla sede padronale dell’Assolombarda, l’associazione imprenditoriale che ferocemente professa la guerra ai lavoratori mentre piange miseria e pretende il dirottamento dei fondi pubblici per alimentare i profitti.
Già allora inoltre si denunciava anche l’attacco al diritto di sciopero e la deriva sempre più scopertamente autoritaria, la stessa che con queste denunce e le decine e decine di provvedimenti presi contro chi anima le lotte e il conflitto nel paese cerca di neutralizzare il conflitto stesso, l’organizzazione e l’opposizione sindacale e politica nelle piazze, nei luoghi di lavoro e nelle scuole e università.
10 Aprile 2026
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