giovedì 2 aprile 2026

3 aprile - PALERMO: ASSISTENTI IGIENICO PERSONALE IN LOTTA!

 

Con una rappresentanza di precari Assistenti igienico personale abbiamo partecipato al sit in di oggi, indetto da Usb, all'Ambito Territoriale di Palermo. Presenti docenti di sostegno, Assistenti autonomia... l'Ambito cerca di rassicurare e minimizzare sul rischio di seri tagli agli organici del sostegno, ai servizi di assistenza e sul nuovo attacco ai diritti degli studenti con disabilità, ma la situazione resta al momento caotica.
Continueremo a denunciare, a vigilare, a controinformare e a lottare.

Contro la riforma sulla disabilità del governo Meloni che cela oggi un nuovo attacco a diritti basilari con il reale rischio nelle scuole di pesanti tagli sugli organici di sostegno e sui servizi di assistenza ma solo a danno degli studenti e delle lavoratrici/ lavoratori del settore.


Questo decreto che viene presentato a livello istituzionale come una riforma moderna e inclusiva nasconde una realtà ben diversa: siamo di fronte all’ennesimo intervento che, dietro parole come “semplificazione” e “razionalizzazione”, rischia di tradursi in un nuovo attacco pesante e concreto ai diritti delle persone con disabilità in primis e alle lavoratrici e lavoratori del settore, in particolare il mondo della scuola con i docenti di sostegno e tutti gli operatori dei servizi di assistenza.
Denunciamo con forza un impianto normativo che apre la strada a:
• riduzione delle ore di sostegno per gli studenti con disabilità a causa di nuovi criteri di valutazione più restrittivi e standardizzati;
• la centralizzazione delle procedure di valutazione nelle mani dell’INPS, un ente burocratico lontano dalla realtà delle scuole e degli studenti, che sostituirà via via il rilascio della documentazione da parte delle ASP
• La trasformazione dei bisogni reali degli studenti con disabilità in freddi numeri e parametri, cancellando le differenze delle reali esigenze individuali degli studenti con disabilità
• la significativa riduzione o maggiore frammentazione dei servizi di assistenza (autonomia e alla comunicazione, igienico-personale specializzati, trasporto)
• l’assenza di investimenti adeguati a garantire un reale miglioramento del sistema;
• l’attacco a diritti basilari in contrasto con i principi costituzionali, ipocritamente richiamati nelle premesse del decreto in questione, di inclusione e pari opportunità.
• ridurre tutto a logiche amministrative e di contenimento della spesa
• scarico di responsabilità sulle scuole lasciate già da ora nel caos, vedi la nota dell’Ambito di Palermo dello scorso 6 marzo con cui si comunica l’avvio della sperimentazione a Palermo e provincia dal 30 settembre 2025 del decreto legislativo 3 maggio 2024, n. 62
• famiglie lasciate sempre più sole a gestire un sistema già oggi comunque problematico


Si colpiscono ancora una volta gli studenti più fragili, si precarizza ulteriormente il lavoro nel settore con lo scopo primario di tagliare risorse attaccando diritti basilari, il diritto allo studio degli studenti con disabilità e il diritto al lavoro di docenti e operatori.


3 aprile - Morti sul lavoro: triste primato del Veneto

 di Carlo Soricelli (*). Il tragico bilancio dei primi tre mesi del 2026, le statistiche per Regioni e una poesia in ricordo di Mamour Pope, stritolato a 22 anni.

Amaro” è l’unica parola che mi viene in mente. Anche quest’anno il Veneto svetta ai vertici di questa tragica classifica: con 28 decessi sui luoghi di lavoro, la regione si avvia purtroppo a confermare il suo triste primato.

È evidente un cambiamento strutturale: oggi a morire sono soprattutto gli stranieri. Sembra quasi che, come nel resto del Paese, i lavori più pericolosi — spesso privi delle necessarie protezioni — vengano delegati a chi arriva da fuori. È successo solo ieri nel veronese, dove ha perso la vita un lavoratore rumeno, ed è accaduto pochi giorni fa a Mamour Pope, un ragazzo di soli 22 anni a cui ho voluto dedicare una poesia. Il suo sorriso dolce, quello di un bambino cresciuto troppo in fretta, spezza il cuore.

Mamour é morto
giovane immigrato dalla pelle scura
Ucciso in una fabbrica del Veneto padano,
dove é più facile lavorando morire giovane
Tanti i casi, ma lì la classe padronale è dominante
E con sindacati della cogestione subalterna son pacche sulle spalle
E il padrone che uccide viene assolto
​Mamour nero d’abano
dal viso dolce di bambino cresciuto tanto in fretta  da non togliersi dal viso l’infanzia sorridente
Ha tanta voglia di lavorare
E alla sera va pure a scuola
per migliorarsi e migliorarci
​Un macchinario voleva l’olio
per lubrificarsi meglio
Il ragazzino non aspetta un attimo a darglielo
non gli hanno neppure detto
che il mostro quando lo nutri occorre spegnerlo
Mica si poteva perdere qualche minuto di guadagno
​La macchina più feroce dei leoni del Senegal
lo acchiappa e lo maciulla.
Nulla può fare il compagno
nero come lui accorso per salvarlo,
rimane ferito e poco ci manca che ghermisse pure lui
​Il padre dal volto frastornato osserva incredulo quello che è accaduto.
Vedere il figlio in quello stato
è disumano, neppure le fiere d’africa riducono così
​Veneto tragico per chi lavora

sempre in testa nella conta dei morti sul lavoro.
Ma pace all’anima sua
e sotto a chi tocca
nel Veneto leghista,
Tanto ormai son solo negri,
magrebini e dell’est europeo
​e i veneti tengono il braccio piegato nel gomito
vacci te a morire al posto mio caro padroncino
Già troppi di noi hai già ucciso.
​I veneti dalla camicia verde con manica alzata, tesa e dura
si dimenticano del loro sangue sparso per il mondo
come quelli degli stranieri e dei terroni come me.

I numeri parlano chiaro: nel 2025, in Veneto, sono stati 35 i lavoratori stranieri a perdere la vita; nel 2026, siamo già a quota 5.

I dati nazionali al 31 marzo 2026

Il monitoraggio nazionale scatta una fotografia drammatica del primo trimestre dell’anno:

  • 231 morti registrati direttamente sui luoghi di lavoro.

  • 289 morti totali, se si includono i decessi “in itinere” (durante il tragitto casa-lavoro).

Rispetto allo stesso periodo del 2025 (quando le morti sui luoghi di lavoro erano 244), si registra una flessione del 5,3%. Tuttavia, questo dato non deve trarre in inganno: il 2025 è stato l’anno più nefasto degli ultimi 19 anni di monitoraggio dell’Osservatorio di Bologna morti sul lavoro http//cadutisullavoro.blogspot.it, un picco di tragicità che rende ogni piccolo calo ancora del tutto insufficiente.

Report morti sul lavoro nei primi 3 mesi del 2026

231 morti sui luoghi di lavoro al 31 marzo . Con itinere 289 accertati

L’Osservatorio morti sul lavoro di Bologna li monitora tutti, anche in nero, di categorie diverse da INAIL

Nel 2025, ogni 24 ore sono morti 3,95 lavoratori compresi sabati e domeniche.
Alla sera del 28 dicembre 2025, sono stati 1.432 lavoratori morti (dato parziale), compresi i decessi
 in itinere e quelli per Karoshi — parola giapponese che significa “morte per superlavoro”.
Tra loro figurano anche dirigenti, impiegati, medici, infermieri, camionisti, spesso stroncati da infarti o malori improvvisi. Impressionante il numero di camionisti trovati morti nei parcheggi autostradali o con il camion accostato ai bordi della strada, talvolta dopo aver causato incidenti che coinvolgono altri automobilisti. 1027 sono deceduti sui luoghi di lavoro (esclusi i morti 
in itinere e di categorie che operano sulla strada).
CHI PARLA DI CALI O DI STABILITÀ NEL NUMERO DELLE MORTI MENTE SAPENDO DI MENTIRE, perché una parte consistente di queste vittime viene esclusa dalle statistiche ufficiali, con la scusa che “non sono di competenza INAIL”.

Le cause politiche e normative dell’aumento dei morti sul lavoro

  • Jobs Act: dall’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (2015), l’aumento dei morti sul lavoro è stato del 43%.

  • Appalti a cascata: la legge voluta dal ministro Salvini, entrata in vigore nel giugno 2023, ha causato un ulteriore aumento del 15% dei decessi, soprattutto in edilizia e anche negli appalti pubblici.

Le grandi tragedie recenti

  • Brandizzo (Ferrovie dello Stato)

  • Suviana (Enel)

  • Calenzano (ENI)

  • Esselunga di Firenze (16 febbraio 2024): 5 operai morti in un cantiere con 49 aziende subappaltatrici.

  • Strage di Carabinieri in provincia di Verona

  • strage in un deposito rifiuti

I dati più allarmanti

  • Il 32% delle vittime è costituito da lavoratori stranieri regolari.
    A loro andrebbe riconosciuta la cittadinanza italiana dopo 5 anni, non ai clandestini come hanno sostenuto certi “disertori delle urne” e i partiti degli stranieri “brutti e cattivi” che muoiono al posto nostro facendo i lavori più umili e pericolosi.

  • Molti lavoratori del Sud Italia muoiono in trasferta in altre regioni.

  • Le donne muoiono meno sui luoghi di lavoro, ma quasi quanto gli uomini in itinere in rapporto al numero degli addetti, spesso a causa di fretta e stanchezza nel conciliare lavoro e famiglia.

Proposte per la sicurezza e l’equità sociale

  • Introdurre per legge la flessibilità in entrata e uscita dal lavoro, per tutelare la salute psico-fisica, in particolare delle madri lavoratrici.

  • Contrastare il crollo della natalità, che è in buona parte causato dal “martirio” quotidiano delle donne con figli che lavorano.

  • Lo Stato e gli enti locali dovrebbero riservare parte dei posti di lavoro alle donne con figli, come misura concreta di sostegno alla genitorialità.

(*) Carlo Soricelli è curatore dell’Osservatorio Nazionale di Bologna Morti sul Lavoro


martedì 31 marzo 2026

1 aprile - info 2: Stellantis, nuovo modello per Melfi

 

Stellantis, il nuovo modello in produzione nello stabilimento di Melfi potrebbe essere annunciato il 21 maggio da Filosa, l’attesa è sulla nuova Alfa Romeo. Intanto il primo aprile l’ora della verità su due delle vertenze più spinose, Pmc e Brose

Da un lato le voci sempre più insistenti su un nuovo possibile modello – Alfa Romeo – assegnato allo stabilimento di Melfi forse già il prossimo 21 maggio all’Investor day ad Auburn Hills (nel quale l’amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, presenterà il piano strategico del Gruppo), dall’altro la situazione dell’indotto lucano atteso a giorni da passaggi cruciali al Ministero delle Imprese: cresce la fibrillazione intorno all’Automotive in Basilicata.

STELLANTIS, LA NUOVA ALFA ROMEO POTREBBE ARRIVARE DA MELFI

«Il primo aprile potrebbe rappresentare un punto di svolta decisivo», spiega il segretario generale della Fim Cisl Basilicata, Gerardo Evangelista riferendosi al tavolo per Pmc e Brose al Mimit, entrambe «segnate da una profonda incertezza, a partire dall’assenza del nome dell’azienda che dovrebbe subentrare nello stabilimento PMC».

I CASI SUL PIATTO, DA PMC A BROSE

E poi: «Servono risposte sul piano occupazionale, con l’orientamento a garantire l’assorbimento dei lavoratori sia della PMC sia della Brose – continua Evangelista – non è più sostenibile continuare a rinviare o lasciare tutto nell’incertezza. Occorre passare rapidamente dalle parole ai fatti, chiarendo soggetto imprenditoriale, progetto industriale, investimenti e prospettive occupazionali». Intanto, i lavoratori della PMC sono in assemblea permanente da 167 giorni davanti ai cancelli dello stabilimento. Sempre il primo aprile è previsto anche un confronto sulla vertenza Tiberina. Le criticità dell’indotto infatti non riguardano solo PMC e Brose.

LE VERTENZE APERTE SU MELFI

«Le vertenze nel sito automotive di Melfi sono numerose – prosegue Evangelista –accanto alle realtà che necessitano di riconversione, vi sono aziende come Tiberina, Marelli, Snop e Lear che hanno acquisito nuove produzioni, ma non ancora sufficienti a garantire la piena occupazione». Per questo, per Evangelista, è necessario agire su un doppio binario: «sostenere la riconversione delle aziende in difficoltà e rafforzare quelle che stanno acquisendo nuove commesse».

I PROSSIMI INCONTRI IN REGIONE

Lunedì sono previsti due incontri in Regione sulle vertenze Brose e MA, mentre il 3 aprile è in programma un confronto in Confindustria sulla situazione Snop Automotive. Ma è sul futuro dello stabilimento Stellantis di Melfi che si concentrano le principali speranze. La produzione dei nuovi modelli – DS N°8, Jeep Compass, DS 7 e Lancia Gamma, con la possibile aggiunta di un quinto modello Alfa Romeo – delinea uno scenario che potrebbe portare il sito a ospitare cinque modelli. La conferma su questa indiscrezione arriverà forse il 21 maggio: la vettura, secondo indiscrezioni, dovrebbe essere prodotta su piattaforma STLA Medium e avere una gamma di motori con versioni elettriche e ibride.

STELLANTIS, LE PROSPETTIVE PER UN RILANCIO DEL POLO INDUSTRIALE DI MELFI

«Una prospettiva che, nei prossimi anni, potrebbe contribuire a invertire la crisi e rilanciare l’intero polo industriale di Melfi». E poi: «Oggi la priorità resta l’indotto – conclude Evangelista – anche alla luce delle scadenze imminenti: il 30 aprile terminerà la cassa integrazione per i lavoratori PMC e il 18 aprile quella per i lavoratori Brose. Il primo aprile tutti si aspettano una risposta chiara: il nome del nuovo imprenditore che possa rigenerare la PMC e riqualificare i lavoratori. Se arriveranno risposte concrete, attese da tutti, il primo aprile potrà davvero rappresentare una nuova alba per i lavoratori e le loro famiglie, segnando l’inizio di un nuovo percorso industriale».


lunedì 30 marzo 2026

31 marzo - info: Stellantis, Melfi: “Dov’è il cambiamento annunciato da Filosa?”

 

Nuovi stop martedì scorso visita a sorpresa in Qualità“Sembra la bottega di mastro Geppetto, oggi sì domani no”, scherzava ieri un addetto al Montaggio, visti i rallentamenti e gli stop continui dei turni a San Nicola di Melfi. Corre voce che proprio nei giorni scorsi, martedì, in fabbrica sia giunta una visita alla Qualità. Un dirigente vicino al Ceo Filosa sarebbe sceso a verificare di persona come stanno andando le cose. Su come sia andata la verifica ‘inattesa’, le bocche restano cucite. Ma evidentemente qualcosa non va se i piazzali sono pieni di auto che devono passare al “recupero” per mancanza di pezzi e particolari non ancora montati.top “attesi” le prossime settimane, tra piazzali pieni di auto da completare e materiale che non arriva. “Mancano portelloni, cavi per i lunotti”.

“L’altro giorno mancavano i portelloni – entra nei dettagli un addetto ai lavori – il giorno dopo i cavi per montare i lunotti…”. E così per “mancanza componenti” spesso la macchina dei turni si inceppa e si resta a casa. “Dicono ache anche nelle prossime settimane ci saranno diversi stop e si lavorerà ancora meno”, aggiunge la nostra fonte. “Ma a questo punto è meglio che lavoriamo poco – prosegue – anche perchè i giorni in cui si viene in fabbrica, ti mettono a fare di tutto, tutte le postazioni, e anche chi è abituato torna a casa a pezzi, figuriamoci i giovani o chi ha impedimenti nei movimenti”.

30 marzo - IL DIRITTO DI SCIOPERO NON SI TOCCA, LO DIFENDEREMO CON LA LOTTA!

 

Riportiamo, di seguito, stralci delle conclusioni del lungo documento (più di 40 pag.) del Comitato Europeo dei Diritti sociali che contesta i criteri ultra restrittivi sul diritto di sciopero della Commissione garanzia scioperi. Per quanto riguarda lo sciopero delle donne, chiaramente questa decisione ci aiuta, e stiamo valutando se possiamo ancora fare ricorso, non solo per il divieto, e sanzione conseguente, per lo sciopero del 2020 durante il covid (ricordo che anche su questo divieto vi fu una presa di posizione contro la decisione della Commissione Garanzia Sciopero proprio di Giovanni Orlandini), ma anche contro il divieto e sanzione di un precedente nostro sciopero delle donne del 2018, per cui la CGS imponeva di tener fuori dallo sciopero le donne tutte le lavoratrici di alcuni interi settori lavorativi ritenuti "essenziali"; e anche allora le lavoratrici dello Slai Cobas per il sindacato di classe si opposero a questa inaccettabile discriminazione, divieto di sciopero per le donne, confermando lo sciopero, e anche allora hanno subito la sanzione di 2.500 euro, finita di pagare pochi mesi fa.

Per lo sciopero del 2020, il nostro appello comincia ad essere raccolto, ci stanno arrivando dei contributi. Un grande grazie a tutte e tutti. Questa solidarietà è la forza della lotta e dell'unità perchè se toccano una toccano tutte!

(per chi vuole e può il contributo il contributo può essere mandato su c/c bancario UNICREDIT BANCA ROMA agenzia Taranto via Marche, 52 intestato a SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE, avente le seguenti coordinate bancarie: IT 49 W - ABI 02008 - CAB 15807 n. conto 000011056357 - con la motivazione: contributo per sanzione della CGS sciopero 9 marzo 2020)


Valutazione del Comitato

Il Comitato ricorda che l'articolo 6, paragrafo 4, riconosce il diritto dei lavoratori e dei datori di lavoro di ricorrere ad azioni collettive, compreso il diritto di sciopero, in caso di conflitti di interesse. (Conclusioni VIII (1984), Dichiarazione interpretativa sull'articolo 6, paragrafo 4).

Il Comitato ricorda inoltre che è inteso che ciascuno Stato parte può, per quanto lo riguarda, regolamentare per legge l'esercizio del diritto di sciopero, a condizione che qualsiasi restrizione a tale diritto possa essere giustificata ai sensi dell'articolo G (Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL) c. Italia, Denuncia n. 140/2016, decisione nel merito del 22 gennaio 2019, § 143).

Nella sua interpretazione dell'articolo G della Carta in questo contesto, il Comitato «ha consentito solo un ambito molto ristretto di restrizioni, che devono essere considerate eccezioni applicabili solo in circostanze estreme e adottate solo in risposta a un'urgente necessità sociale».

È stato riscontrato che le restrizioni soddisfano le condizioni di cui all'articolo G della Carta nei casi in cui «la sicurezza nazionale era compromessa o la vita e la salute delle persone erano in pericolo» e «le restrizioni o i divieti possono essere giustificati solo se lo sciopero comporta una minaccia chiara e immediata per la vita, la salute e/o le libertà delle persone» (Confederazione europea dei sindacati (CES), Confederazione sindacale dei Paesi Bassi (FNV) e Federazione nazionale dei sindacati cristiani (CNV) contro i Paesi Bassi, denuncia n. 201/2021, decisione nel merito del 24 gennaio 2024, §§87 e 92). Al contrario, «considerazioni puramente economiche o preoccupazioni di natura pratica o organizzativa», tra cui ad esempio la cancellazione di voli e treni, la temporanea carenza di alcuni beni e servizi o l'aumento dei tempi di attesa per determinati servizi non essenziali, non possono essere considerate di per sé una giustificazione sufficiente per limitare il diritto di sciopero (Ibid. §87).

domenica 29 marzo 2026

29 marzo - da tarantocontro: Ex Ilva: Flacks c’è, Jindal alla finestra . info

 

Lo stato dell'arte sulla procedura di vendita degli asset industriali del gruppo siderurgico
Corriere di Taranto

Gianmario Leone

Come da sempre accade nella vicenda Ilva, il caos regna sovrano. Anche lì dove invece dovrebbe regnar chiarezza e trasparenza assoluta. E’ il caso, ad esempio, di quale dovrà e potrà eventualmente essere il futuro produttivo degli asset industriali del gruppo siderurgico. Su cui quasi ogni giorno escono indiscrezioni di ogni genere su quotidiani nazionali e locali, che non fanno altro che contribuire e confondere le acque in una situazione che di per sé è già profondamente complessa e ingarbugliata. Confusione che viene anche alimentata da una comunicazione, da parte delle fonti primarie, come il governo, i ministeri coinvolti e i commissari straordinari, che spesso non è e non può essere delle più chiare e approfondite vista la delicatezza e la riservatezza che un dossier del genere necessita. Ciò detto, proviamo brevemente a chiarire i termini della questione. Allo stato attuale, esiste solo la trattativa esclusiva con Flacks Group, come del resto comunicato lo scorso 30 dicembre dagli stessi commissari straordinari di Ilva in AS (gli attuali proprietari degli impianti) e di Acciaierie d’Italia in AS (gli attuali gestori degli stessi), dopo aver ottenuto il via libera da parte dei rispettivi comitati di sorveglianza ad avviare i negoziati con il fondo americano. La cui offerta venne preferita rispetto a quella presentata dall’altro fondo americano Bedrock industries. Dallo scorso gennaio quindi, è stata avviata una trattativa che nelle intenzioni del governo dovrebbre concludersi entro il mese di aprile con la vendita definitiva. Eventualità che al momento però resta più sulla carta che nella realtà. Questo perché, in particolar modo nelle ultime settimane, diverse ombre hanno iniziato ad aleggiare sul fondo americano e sulla consistenza reale del suo interesse per acquisire gli asset industriali del gruppo siderurgico italiano. A maggior ragione dopo che, per ben due volte, Flacks Group ha mancato le scadenze temporali indicate dai commissari straordinari (il 12 e il 20 marzo) per presentare una documentazione completa e strutturata dal punto di vista finanziario: ovvero chiarire quanto capitale di rischio proprio è intenzionato ad investire per un’operazione di questo tipo e quali garanzie bancarie ha alle spalle per sostenerla. Anche perché parliamo di un fondo che ha un interesse economico evidente nel portare a termine un investimento finanziario, dal quale dovrà inevitabilmente guadagnare ben più di quanto investito. La risposta è attesa per questi giorni o al massimo entro le prossime due settimane. E dal governo sono certi che il fondo americano risponderà. Cosa, al momento, è difficilmente ipotizzabile e prevedibile. Soltanto qualora dovesse decadere la trattativa con Flacks Group, potrà essere avviata una nuova trattativa esclusiva con altri soggetti interessati. In prima fila, come ampiamente risaputo, ci sono gli indiani di Jindal Steel International, che sono tornati ad interessarsi del gruppo ex Ilva dopo aver effettuato l’accesso alla data room di Ilva in AS e AdI in AS lo scorso anno per poi defilarsi, come accaduto anche per il gruppo azero Baku Steel. A riportare in auge il gruppo indiano, il rallentamento delle trattative per l’acquisizione del gruppo tedesco Thyssenkrupp Steel Europe su cui la società aveva puntato i suoi obiettivi. Un cambio in corsa repentino, tanto da portare il gruppo indiano a presentare ai Commissari una proposta vincolante per l’acquisizione degli asset siderurgici lo scorso weekend. Anche in questo caso, è bene chiarire e sottolineare che il gruppo indiano ha un interesse preciso: l’assoluta necessità di acquisire un impianto di produzione di acciaio in Europa, per non restare tagliato fuori dal mercato europeo dopo l’entrata in vigore del CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism, in italiano Meccanismo di Regolamento del Carbonio alle Frontiere), il regolamento dell’Unione Europea che definisce un meccanismo di tassazione del carbonio associato a determinati beni importati da paesi extra-UE. Tra cui appunto l’acciaio. Una necessità impellente anche per attutire e dare un senso all’investimento da oltre 3 miliardi di dollari per realizzare un impianto siderurgico in Oman, che a regime arriverà a produrre 5 milioni tonnellate annue di acciaio attraverso forni elettrici. In questo articolo, a differenza dei precedenti, abbiamo volutamente omesso la parte relativa alle cifre che Flacks Group e Jindal Steel International hanno ipotizzato di investire nell’operazione Ilva. Così come abbiamo evitato ipotesi su quanto, come e sino a quando utilizzare gli altiforni per poi passare ad una produzione di acciaio attraverso i forni elettrici (con le eventuali ricadute ambientali e sanitarie su cui oramai i fari sono costantemente accesi). Sino a quando non ci saranno proposte e documenti ufficiali, è inutile continuare a riportare cifre e promesse, viste le troppe variabili ancora oggi in essere, a cominciare dalla possibilità di una partizione minoritaria dello Stato italiano nella futura nuova compagine societaria (ipotesi sulla quale il governo ha spesso mostrato profonde riserve). Senza dimenticare la strettoia più importante dalla quale passare, ovvero un accordo occupazione con i sindacati che ad oggi appare più una chimera che il resto (e le eventuali importanti ricadute sul mondo dell’indotto, dell’appalto e dell’autotrasporto). Vedremo se nei prossimi giorni o nelle prossime settimane almeno su questo fronte ci sarà maggiore chiarezza.

sabato 28 marzo 2026

28 marzo - info da tarantocontro: Acciaierie d’Italia in A.S. e organizzazioni sindacali attivano i gruppi di analisi sulla sicurezza nell'ex Ilva di Taranto

 

Un fatto concreto rispetto ad incontri su incontri... Ma ancora non è quello che serve.

Manca la postazione fissa in Ilva di un nucleo ispettivo, che interviene, prescrive e controlla gli adempimenti, che raccoglie le denunce e segnalazioni di operai, che non sia condizionato dall'azienda.

Questo condizionamento, invece c'è inevitabilmente nei "gruppi di analisi sulla sicurezza", attivati da azienda e OO.SS. 

Il lavoro comune non deve essere tra OO.SS. e azienda, ma tra delegati/Rsu e operai e nucleo ispettivo.

Quindi, è la postazione ispettiva che bisogna chiedere e realizzare.

Slai Cobas Taranto  

****

Info - Acciaierie d’Italia in A.S. e organizzazioni sindacali attivano i gruppi di analisi sulla sicurezza nell'ex Ilva di Taranto. A riferirlo è l'azienda in una nota a margine del confronto di oggi, 24 marzo. 
I gruppi - si apprende - “avranno la funzione di effettuare una mappatura delle condizioni impiantistiche e di concorrere all’individuazione di interventi migliorativi. per rafforzare ulteriormente il presidio dei temi della prevenzione e della sicurezza”.
“Presso lo stabilimento di Taranto di Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria - si legge - si è svolto oggi l’incontro tra il management aziendale e le Organizzazioni sindacali, in attuazione di quanto condiviso nella precedente riunione del 12 marzo”.
“La riunione, svoltasi in un clima di dialogo costruttivo tra le parti, ha consentito l’attivazione dei Gruppi di Analisi sulla sicurezza. I Gruppi, presidi permanenti di confronto tra funzioni aziendali e rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS) e RSU, avranno la funzione di effettuare una mappatura delle condizioni impiantistiche e di concorrere all’individuazione di interventi migliorativi per rafforzare ulteriormente il presidio dei temi della prevenzione e della sicurezza”.
“A tal fine, è stato condiviso il calendario di attività dei Gruppi di Analisi sulla sicurezza, che saranno sviluppate per ogni singola area impiantistica e produttiva a decorrere dal prossimo 8 aprile 2026”.
“L’incontro odierno conferma la piena e continuativa collaborazione tra Istituzioni, Azienda e Organizzazioni sindacali sui temi della sicurezza sul lavoro”.



venerdì 27 marzo 2026

27 marzo - FERROVIERI CONTRO LA GUERRA: Leonardo: le (loro) armi sui (nostri) treni

 

Conoscere quanto accade in ferrovia,

sui binari e nelle stazioni che utilizziamo ogni giorno

per andare al lavoro, a scuola, all’università.

Più volte abbiamo denunciato la mancanza di sicurezza, le stragi ferroviarie (da Viareggio a Corato, da Pioltello a Livraga, da Caluso a Brandizzo), gli incidenti mortali che si susseguono, anche gli incidenti che solo per caso non hanno tragiche conseguenze, i disservizi e i ritardi.

Ma non basta: il prossimo 15 aprile sarà il 2° anniversario dell’accordo fra RFI e Leonardo, fabbrica a livello globale, di guerra e di morte.

Un accordo (infame!) che sancisce il “dual use” dei binari, cioè l’uso dell’infrastruttura ferroviaria contemporaneamente per il trasporto civile e militare.

Non aspettiamo l’anniversario del 15 aprile per denunciare questo “accordo di guerra”, ma sin da ora convintamente e unitariamente!
L’appello è per ferrovieri, lavoratori, studenti e chi utilizza questo sistema di trasporto e lo pretende sicuro!

Con il trasporto militare crescono i rischi per chi lavora, chi viaggia, chi abita lungo la ferrovia: un traffico di treni carichi di armi, esplosivi, veri e propri treni-bomba!

Lo scorso 13 marzo, nella stazione di Pisa, il Movimento No Base, comitati e singoli, hanno bloccato un treno di armamenti con grande determinazione e coraggio. Prepariamoci a respingere le manovre repressive che già si annunciano!

I ferrovieri, in questi anni ed ancora oggi, stanno lottando e scioperando per le condizioni di lavoro, la sicurezza loro e della collettività: per un bene, la vita, che è patrimonio di tutti. Svolgono un ruolo di solidarietà con i popoli contro cui sono dirette le armi, perché la vita non sia sacrificata in nome di questo sistema di sfruttamento, oppressione, guerra.

Contro la guerra! Per la vita e la sicurezza!

Coordinamento “12 ottobre” per sicurezza e salute/contro la repressione:
Familiari della strage ferroviaria di Viareggio e del crollo della Torre Piloti di Genova; – Coordinamento Lavoratori/trici Autoconvocati/e (CLA); – Assemblea 29 giugno; – Cub Trasporti; – Sindacato Generale di Base (SGB); – Sol Cobas; – Cobas Lavoro Privato; – Medicina Democratica; – Attivisti, delegati, Rls di sindacati di base, del Coordinamento Macchinisti Cargo (CMC), – alternativa/opposizione in Cgil “Radici del sindacato” e “Rete 25 Aprile” Basilicata



giovedì 26 marzo 2026

22 marzo - Dietro la riforma sulla disabilità del governo Meloni nelle scuole solo tagli al sostegno e ai servizi di assistenza

 COMUNICATO STAMPA 22/03/2026

D.Lgs. 62/2024: dietro la riforma sulla disabilità del governo Meloni si cela oggi un nuovo attacco a diritti basilari con il reale rischio nelle scuole di pesanti tagli sugli organici di sostegno e sui servizi di assistenza ma solo a danno degli studenti e delle lavoratrici/ lavoratori del settore.
Questo decreto che viene presentato a livello istituzionale come una riforma moderna e inclusiva nasconde una realtà ben diversa: siamo di fronte all’ennesimo intervento che, dietro parole come “semplificazione” e “razionalizzazione”, rischia di tradursi in un nuovo attacco pesante e concreto ai diritti delle persone con disabilità in primis e alle lavoratrici e lavoratori del settore, in particolare il mondo della scuola con i docenti di sostegno e tutti gli operatori dei servizi di assistenza.



Denunciamo con forza un impianto normativo che apre la strada a:
• riduzione delle ore di sostegno per gli studenti con disabilità a causa di nuovi criteri di valutazione più restrittivi e standardizzati;
• la centralizzazione delle procedure di valutazione nelle mani dell’INPS, un ente burocratico lontano dalla realtà delle scuole e degli studenti, che sostituirà via via il rilascio della documentazione da parte delle ASP
• La trasformazione dei bisogni reali degli studenti con disabilità in freddi numeri e parametri, cancellando le differenze delle reali esigenze individuali degli studenti con disabilità
• la significativa riduzione o maggiore frammentazione dei servizi di assistenza (autonomia e alla comunicazione, igienico-personale specializzati, trasporto)
• l’assenza di investimenti adeguati a garantire un reale miglioramento del sistema;
• l’attacco a diritti basilari in contrasto con i principi costituzionali, ipocritamente richiamati nelle premesse del decreto in questione, di inclusione e pari opportunità.
• ridurre tutto a logiche amministrative e di contenimento della spesa
• scarico di responsabilità sulle scuole lasciate già da ora nel caos, vedi la nota dell’Ambito di Palermo dello scorso 6 marzo con cui si comunica l’avvio della sperimentazione a Palermo e provincia dal 30 settembre 2025 del decreto legislativo 3 maggio 2024, n. 62
• famiglie lasciate sempre più sole a gestire un sistema già oggi comunque problematico
Si colpiscono ancora una volta gli studenti più fragili, si precarizza ulteriormente il lavoro nel settore con lo scopo primario di tagliare risorse attaccando diritti basilari, il diritto allo studio degli studenti con disabilità e il diritto al lavoro di docenti e operatori.
Una “nuova” situazione inaccettabile davanti alla quale non resteremo a guardare che diritti basilari vengano ancora smantellati dietro falsità di “innovazione” ,“efficienza” ecc
CHIEDIAMO:
• Il blocco immediato delle misure che oggettivamente riducono il sostegno e di conseguenza i servizi di assistenza nelle scuole
• Il potenziamento delle ore di sostegno e dei relativi organici dei docenti così la piena garanzia e potenziamento di tutti i servizi di assistenza
• Più risorse economiche per le reali esigenze delle famiglie
BASTA TAGLI MASCHERATI SOLO SULLA PELLE DI STUDENTI E LAVORATRICI/LAVORATORI E A DANNO DEI SERVIZI SCOLASTICI
I DIRITTI BASILARI NON SI TOCCANO!