da
Alla
Stellantis di Melfi la situazione sta diventando veramente di
rottura. È arrivata a un punto importante, decisivo, in cui gli
operai da
un lato non ce la fanno più per le condizioni di lavoro, per
l'azione della Stellantis contro gli operai, dall'altra si sta
scatenando una rabbia, una specie di “rivolta” verso i sindacati
confederali.
Noi
lavoriamo perché vi sia un avvio effettivo di lotta, unitaria
all'interno dello stabilimento Stellantis e tra lo stabilimento e le
ditte dell'appalto, ma anche tra tutti gli stabilimenti Stellantis.
Ma Melfi in un certo senso sta diventando un esempio tipico della
situazione di enorme attacco alle condizioni di lavoro degli operai e
delle operaie.
Da
questa settimana, gli operai devono lavorare solo per tre giorni alla
settimana. Dovrebbe essere nei giorni di martedì, mercoledì e
giovedì, ma gli operai non hanno certezza di poter andare a lavorare
o di non poter andare a lavorare anche in questi tre giorni, dato che
questa certezza solo dal lunedì la possono avere. Si capisce bene
che questo sconvolge la gestione della vita degli operai, in
particolare delle operaie, che sapendolo il giorno prima non possono
organizzarsi. Già era stato eliminato il turno di notte, ma in
realtà anche in questi tre giorni non è affatto detto che
lavoreranno tutti gli operai.
Si
pensi che da un totale di organico di 7.000 unità a Melfi si è
arrivati a poco più di 4.000-4.500 lavoratori. E ai lavoratori
l'azienda chiede delle uscite cosiddette “volontarie”, perché
non sono affatto volontarie ma sono costrette; costrette sia per la
mancanza di lavoro e per la mancanza di prospettiva.
Ma
che cosa succede? Succede che in alcuni reparti, come per esempio la
lastratura e stampaggio vi è un accumulo di scocche, mentre in altri
reparti manca il materiale e quindi si fermano e la maggior parte
degli operai deve restare a casa; ma anche in quei reparti che
potrebbero lavorare in realtà non essendoci
tutti
i materiali necessari non si può operare. Questo genera una
situazione in cui da un lato vi sono dei reparti che potrebbero non
fermarsi e dall’altro reparti costretti a fermarsi.
Nello
stesso tempo anche in reparti come la lastratura c'è una situazione
di estrema confusione, con rischio anche per la sicurezza, dicono gli
operai. Mancano anche segnaletiche, carrellisti e quindi c'è una
situazione in cui il disordine regna sovrano.
Per
cui anche i turni che da questa settimana dovrebbero cominciare,
attualmente sono anch'essi a rischio.
La
situazione a un punto di rottura e giustamente i lavoratori la
pongono essenzialmente verso chi li dovrebbe difendere e invece firma
accordi, firma le uscite cosiddette “volontarie” che ora sono più
di 400 e poi... fanno dichiarazioni.
C’è
stata una recente presa di posizione dei sindacati che invece di fare
piattaforme, porre obiettivi che riguardano i lavoratori, guardano
alle difficoltà aziendali.
Nella
settimana passata, mercoledì, c'è stata un'assemblea; n generale
sono assemblee sindacali a cui partecipano sempre meno i lavoratori,
proprio perché c'è sfiducia, disaffezione verso i sindacati
confederali. Ma anche in questa assemblea, pur non con grossa
partecipazione, però c'è stata una sorta di rivolta da
parte degli operai contro i dirigenti sindacali. In generale
quello che dicono gli operai è: dove siete voi quando la linea corre
veloce, e noi dobbiamo correre dietro come matti e non si riesce
proprio a lavorare? Dove siete quando vi chiamiamo? Questo non è una
posizione solo di pochi operai, perché operai che hanno gridato
queste cose nell'assemblea di mercoledì sono stati applauditi poi da
tutti gli altri operai presenti.
Tanto
che gli operai cominciano anche a considerare che sarebbe necessario
una forma di protesta, anche di detesseramento di massa verso i
sindacati confederali. Non solo come segnale, ma proprio perché sono
in una situazione in cui, loro dicono, mentre l'azienda ci tiene in
condizione di rischio lì dove lavoriamo perché dobbiamo correre,
mentre non sappiamo neanche il giorno prima se il giorno dopo
dobbiamo andare a lavorare, e chiaramente il salario viene molto
ridotto e gli operai dicono: ci state affamando, i sindacati non
fanno niente dalla mattina alla sera. Quindi a che servono? Non
servono assolutamente a niente. In questo senso è una necessità
ricostruire da parte degli stessi lavoratori, dalla base, una
organizzazione sindacale di classe, una lotta sindacale che
effettivamente possa mettere un freno a una crisi, a una sorta di
discesa in una situazione senza via d'uscita che vivono gli operai.
Quindi
qualcosa si sta muovendo, questo è di incoraggiamento e deve essere
di stimolo per tutti gli operai. Se proprio in questo stabilimento,
certo troppi anni fa, c'è stata una rivolta, i famosi “21 giorni”,
non è impossibile, deve essere possibile che oggi si riprenda una
lotta vera, una lotta seria, una lotta prolungata; perché
l'alternativa che pongono inevitabilmente una parte dei lavoratori è
mettersi in malattia per evitare ritmi di lavoro che non permettono
di fermarsi neanche un minuto, per evitare che questa possa essere la
via normale. La via normale deve essere la lotta!
L'altro
aspetto che crea diverse posizioni tra gli operai è il discorso,
l’azione che sta facendo la Stellantis, ma che i sindacati
confederali non solo non contrastano ma anzi hanno anche firmato,
degli incentivi all'esodo. Abbiamo detto che fino a fine anno pensano
di fare centinaia e centinaia di queste fuoriuscite incentivate, per
ora si parla di 425. Questo da un lato viene visto anche come
possibilità di uscire dall'inferno della Stellantis, dall'altro però
una parte degli operai dice che non conviene assolutamente: noi
dobbiamo resistere fino all'ultimo perché con questi incentivi gli
operai ci perdono e parecchio; alcuni operai dicono: io ho 55 anni,
mi mancano almeno 10 anni di contributi per andare in pensione, e
avere un incentivo di 85.000 euro è troppo poco. Quindi alcuni
giustamente dicono: non bisogna mollare perché altrimenti arriveremo
alla pensione con grosse perdite… abbiamo sacrificato una vita per
i padroni e ora non possiamo accettare questa miseria che non ci
permette né di trovare un altro posto di lavoro né di arrivare a
una pensione.
Ma
qui la cosa più negativa, verso cui giustamente si rivolge la rabbia
degli operai e delle operaie, è la posizione, l'atteggiamento dei
sindacati confederali.
Perfino
la Fiom, che cosa chiede? Chiede un vero piano industriale capace di
coinvolgere non solo lo stabilimento ma l'intera filiera; che i
lavoratori che sono in esubero - anche pensando a quelli delle Ditte
- dovrebbero essere inseriti in percorsi di formazione, miglioramento
della qualità, consolidamento produttivo, eccetera.
Tutte
frasi trite e ritrite che noi sentiamo anche in altre realtà per
esempio all’Ilva. che non risolvono assolutamente il problema della
difesa del lavoro e del salario, ma fanno dei funzionari dei
sindacati confederali una sorta di “consiglieri del principe per
l'azienda”, per trovare delle scappatoie, delle mini soluzioni ma
per portare avanti i piani di liberarsi di centinaia anche migliaia
di operai.
Così
per la Uilm, ma non solo, la denuncia riguarda essenzialmente le
normative europee che “stanno penalizzando l'industria
automobilistica senza recare dei benefici ambientali”, e quindi
“l'Europa deve definire una strategia industriale chiara a partire
dal tema delle multe e delle politiche legate alla transizione”.
Su
questo, anche su questo c’è una unità tra azienda, governo/Urso e
i sindacati confederali. Si parla di nuove produzioni, nuovi modelli,
che però se possono essere una soluzione per la Stellantis non
garantiscono affatto che migliori la condizione dei lavoratori. Ma
miglioreranno al massimo i profitti della Stellantis.
D'altra
parte quando anche azienda e anche i sindacati parlano di nuove
produzioni e sparano anche delle cifre: fino a 17 mila auto…,
nascondono che queste cifre rispetto a cifre degli anni passati sono
veramente una miseria. Nel 2023 le auto prodotte erano state più di
50 mila mentre ora al massimo si parla di 17 mila.
Quindi
gli operai si trovano davanti a una situazione delle tre facce, dei
tre nemici che operano insieme azienda, governo e segretari dei
sindacati confederati.
Fim,
Fiom, Uilm, e Ugl, hanno fatto un documento, che hanno presentato
all'assemblea dei lavoratori e che ha fatto suscitare appunto molta
rabbia, denuncia. Un documento che appunto parla che ci sarebbe già
in atto un percorso industriale che prevede la realizzazione di nuovi
modelli, che ci saranno nuove produzioni rispetto a quella esistente
e ai quattro modelli se ne dovrebbe aggiungere un quinto e, come
dicono loro nel comunicato, “rafforzando ulteriormente la missione
produttiva del sito e le sue prospettive industriali”. Quindi
qual’è la loro funzione? Di monitorare attentamente l'andamento
produttivo e la uscita di nuovi modelli; quindi loro sono al massimo
dei controllori di quello che dice l'azienda, perché i piani
dell'azienda si realizzino. Ma in tutto questo gli obiettivi dei
lavoratori, la salvaguardia dei posti di lavoro e del salario non
esiste.
E
mentre si parla che l'obiettivo è di arrivare progressivamente a
possibili sviluppi occupazionali futuri, intanto c'è stato l'accordo
che appunto prevede uscite incentivate.
Questa
è la realtà, tutto il resto è fumo, tutto il resto è solo per
cercare di frenare un'onda di ribellione che è inevitabile che vada
avanti, che deve andare avanti.
In
questo senso c'è stato tempo fa anche un appello internazionale,
partito dalla Conferenza internazionale dei lavoratori
dell'automotive in India, che ha detto che la Stellanti sta
attaccando i nostri posti di lavoro, i nostri stabilimenti, il nostro
futuro. Ha già cominciato con tagli di posti di lavoro, più
pressione per lavorare più velocemente, persino chiusura di
stabilimento.
Tutto
il mondo è uguale. Gli stabilimenti, dicono in questo appello,
vengono ridimensionati, i reparti riorganizzati, i posti di lavoro
tagliati o lasciati vacanti, mentre il carico di lavoro aumenta,
cresce la precarietà.
La
Stellantis cerca di dipingere questi attacchi come inevitabili,
scaricando la responsabilità sulla politica o sulla mobilità
elettrica, ma noi sappiamo, scrive l’appello del Coordinamento, che
i capitalisti puntano a competere per prevalere nella scena
internazionale per i loro profitti a nostre spese. Quindi fanno
appello che si risponda unendosi, si risponda non permettendo una
politica di divisione tra stabilimenti o tra paesi, che la Stellantis
fa in maniera molto attiva. Anzi, dicono, nessun stabilimento deve
rimanere isolato. Nello stesso tempo hanno lanciato un avvertimento:
“non provate nemmeno a parlare di produzione di armi, non vogliamo
costruire armi letali per quelle guerre in cui muoiono i lavoratori.
I lavoratori non sparano ai lavoratori”. Hanno detto che occorre
una risposta chiara, un'unità internazionale dei lavoratori, azione
congiunta, solidarietà compatta.
Ecco,
questo appello deve essere assunto dagli operai, in particolare ora
dagli operai della Stellantis di Melfi che sono in un momento in cui
non ce la fanno più e in cui c'è coscienza che bisogna anche
attaccare i sindacati confederali che non li vedi mai, che non fanno
niente e che bisogna fare delle iniziative che rendano visibile
questa ribellione e questa rottura verso i sindacati confederali.
Dicono: non possiamo più attendere, stiamo aspettando, ma mentre il
medico studia, il malato muore.
Noi
pensiamo che sia il momento giusto, il momento necessario per
ribellarsi effettivamente, per unirsi contro chi invece vuole
continuare a illudere, vuole continuare a frenare, vuole continuare a
buttare fumo agli operai, mentre via via accetta tutto quello che
l'azienda fa per difendere i suoi profitti contro gli operai.
Quindi
è il momento, operai e operaie della Stellantis di Melfi.