Lo Slai Cobas per il sindacato di classe esprime la massima solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori, alle compagne e ai compagni colpiti dalla gravissima repressione dello stato turco che con una operazione di polizia ha arrestato nei giorni scorsi 96 persone con l’oramai consueto pretesto, usato da tanti governi reazionari, di attività di “terrorismo”.
Il governo turco con questa operazione, come denunciano i compagni nella loro dichiarazione, attacca tutti coloro che mettono in campo quotidiane lotte per i diritti per “mettere a tacere ogni forma di opposizione”, tanto che gli arresti potrebbero continuare nei prossimi giorni.
Ogni ambito che riguarda la lotta è stato colpito, senza riguardo né alle strutture fisiche né tantomeno alle persone: è per questo che con fare da squadroni armati del governo, più che normali “forze di polizia” hanno attaccato gli uffici, distruggendo tutto e sequestrando i computer, così come hanno arrestato membri di ogni tipo di associazione, dal presidente e dal segretario generale del sindacato dei lavoratori portuali LİMTER İş, parte della Confederazione dei Sindacati Rivoluzionari (DISK), agli ambientalisti di Polen Ekoloji, dai membri e rappresentanti di spicco del Partito Socialista degli Oppressi (ESP), dei Consigli Socialisti delle Donne (SKM) e della Federazione delle Associazioni Giovanili Socialiste (SGDF), al co-presidente dell'ESP, Murat Çepni, la portavoce generale del SKM Tanya Kara e il co-presidente della SGDF Berfin Polat.”
In mancanza di “prove” inesistenti il regime fascista turco sequestra perfino il Manifesto del Partito Comunista di Marx ed Engels, e secondo la stampa turca, il vero obbiettivo sarebbero i membri del Partito Comunista Marxista-Leninista (MLKP).
Questa ulteriore stretta repressiva sembra essere legata a tutte le attività di sostegno in solidarietà con il Rojava e altre città della resistenza curda, che il governo attacca, in particolare in questo momento, nella speranza di una sua definitiva sconfitta.
E infatti, pochi giorni prima, come riporta il comunicato dei compagni, “di questa ondata di arresti, un tribunale di Istanbul ha condannato dieci avvocati curdi e altre 18 persone a pene fino a 11 anni e 3 mesi per aver difeso i diritti e l'assistenza medica dei prigionieri, in maggioranza curdi…”
Ma come sempre la reazione, i fascisti al governo, si illudono che la repressione possa fermare la lotta e la ribellione, "Non un solo passo indietro” gridano al contrario i compagni.
Le lavoratrici e i lavoratori italiani che si riconoscono classe operaia internazionale nella solidarietà alle compagne e ai compagni della Turchia, subiscono una continua azione del governo moderno fascista guidato dalla Meloni, azione tesa a peggiorare sempre più le loro condizioni di vita e di lavoro e a sopprimere ogni tipo di diritti.
L’unità nella lotta, quindi, nazionale e internazionale, è necessaria e fondamentale, per questo nella prossima assemblea generale dei lavoratori della nostra organizzazione saranno prese decisioni in merito alle iniziative di solidarietà, e insieme alle compagne e ai compagni gridiamo Libertà per tutti i prigionieri politici! Abbasso la repressione fascista!
Slai Cobas per il sindacato di classe
Coordinamento nazionale - Italia
Dai compagni turchi
Scriviamo per informare urgentemente di una grave ondata di repressione contro attivisti socialisti,
giornalisti, sindacali, avvocati e ambientalisti in Turchia, e per chiamare alla solidarietà.
Nei giorni scorsi, in tutta la Turchia sono state arrestate 96 persone col pretesto di "operazioni antiterrorismo". Il governo Erdoğan utilizza ancora una volta la legislazione antiterrorismo per distruggere le strutture della resistenza e mettere a tacere ogni forma di opposizione. Le unità antiterrorismo hanno fatto irruzione in case e uffici, li hanno saccheggiati, hanno distrutto beni e confiscato tutti i dispositivi elettronici. Persino letteratura politica, tra cui il Manifesto del Partito Comunista, è stato sequestrata come "prova". Tra i locali presi di mira gli uffici dell'agenzia di stampa Etha e dell'associazione culturale Beksav. Questa ondata di repressione è chiaramente rivolta contro le organizzazioni di sinistra e socialiste. Tra i compagni arrestati figurano membri e rappresentanti di spicco del Partito Socialista degli Oppressi (ESP), dei Consigli Socialisti delle Donne (SKM) e della Federazione delle Associazioni Giovanili Socialiste (SGDF), tra gli altri il co-presidente dell'ESP, Murat Çepni, la portavoce generale del SKM Tanya Kara e il co-presidente della SGDF Berfin Polat.
Il governo fascista turco, ha Inoltre arrestato il presidente e il segretario generale del sindacato dei lavoratori portuali LİMTER İş, parte della Confederazione dei Sindacati Rivoluzionari (DISK). Sono stati arrestati anche membri dell'organizzazione ambientalista Polen Ekoloji.
Secondo l'agenzia di stampa di Stato turca, gli arresti avrebbero come bersaglio il Partito Comunista Marxista-Leninista (MLKP). In, Le procure di 22 province hanno ordinato arresti di persone accusate di aver partecipato a celebrazioni del 30° anniversario dell'MLKP. Le note riportano che questi erano sotto stretta sorveglianza già dal 24 febbraio 2025. Non è la prima ondata di repressione contro queste organizzazioni, ma la sua portata segna una nuova escalation. Le autorità parlano ora di 110 sospettati, il che significa che sono probabili ulteriori arresti.
Nelle ultime settimane, molte delle organizzazioni colpite sono state attivamente coinvolte in azioni di resistenza e solidarietà per il Rojava, tra cui proteste a Suruç (Pirsûs). Questa città è segnata dalla memoria dell'attacco dell'ISIS del 2015, con la complicità delle autorità turche, in cui 33 giovani dell'SGDF furono assassinati mentre si preparavano a contribuire alla ricostruzione di Kobanê.
Pochi giorni prima di questa ondata di arresti, un tribunale di Istanbul ha condannato dieci avvocati curdi e altre 18 persone a pene fino a 11 anni e 3 mesi per aver difeso i diritti e l'assistenza medica dei prigionieri, in maggioranza curdi. Allo stesso tempo, i socialisti giocano un ruolo chiave nell'organizzazione delle grandi proteste anti-NATO previste per il 7 e l'8 luglio ad Ankara, il che fornisce un’ulteriore motivazione politica di questa ondata repressiva.
Nonostante gli attacchi, i giovani socialisti dichiarano:
"Non un solo passo indietro. Continueremo a rafforzare la lotta dei giovani per l'uguaglianza e la libertà. Nonostante tutti gli attacchi, riaffermiamo: SGDF è speranza, e la speranza rimane salda".
Cari compagni, chiediamo qualsiasi forma di solidarietà:
Dichiarazioni pubbliche e messaggi di sostegno
Azioni di protesta, raduni o striscioni
Lettere alle ambasciate e ai consolati turchi
Iniziative all'interno di sindacati, partiti, organizzazioni giovanili e femminili
Diffusione massiccia di queste informazioni
La solidarietà internazionale è fondamentale. Ogni messaggio, ogni azione e ogni manifestazione di sostegno rafforza la lotta antifascista in Turchia e contribuisce a proteggere chi è bersaglio della repressione.
Libertà per tutti i prigionieri politici!
Abbasso la repressione fascista!
Solidarietà alla lotta antifascista in Turchia!











