SlaiCobas per il Sindacato di Classe
SEDE LEGALE E NAZIONALE TARANTO VIA LIVIO ANDRONICO, 47 tel 099/4792086 347/5301704 slaicobasta@gmail.com
venerdì 26 giugno 2026
giovedì 25 giugno 2026
25 giugno - Da Prato a Tortona attacco al diritto di sciopero nella logistica, massima solidarietà: Sgomberato il presidio dei lavoratori INS di Tortona al terzo giorno di sciopero
continuiamo a chiedere provvedimenti contro il responsabile della ditta Man Hand Work per gli insulti razzisti e le minacce contro sindacalisti e lavoratori!
Ecco la risposta della prefettura di Alessandria, che alle legittime richieste dei lavoratori: dopo le multe e fogli di via, ora le camionette della celere contro i lavoratori seduti per terra!
Il responsabile in questione continua a provocare i lavoratori e nella notte (il presidio è andato avanti per 17 ore!) ha tentato goffamente di aggredire gli scioperanti con altri sgherri dell' azienda.
Denunciamo inoltre che lavoratori operanti in altre ditta sono stati trasferiti a Tortona per sostituire illegalmente i lavoratori e le lavoratrici in sciopero.
In una fase in cui i settori piú reazionari e di destra soffiano in tutto il paese sul fuoco e sull'odio razziale al grido di " reimmigrazione!", anche le aziende e i giganti del settore logistico si organizzano, approfittando di questo clima sociale ,per provare ad attaccare i lavoratori e le loro condizioni di vita e lavoro, a partire proprio da quei lavoratori immigrati che in questi anni si sono organizzati nel sindacato e hanno lottato, anche sul territorio di Tortona, per uscire da una condizione di iper-sfruttamento, precarietá e caporalato!
La lotta andrà avanti senza sosta finché non verranno prese misure concrete da parte dell'azienda, nei confronti delle pratiche vessatorie, anti - sindacali e razziste dei loro capi e capetti!
Non un passo indietro!!
Lotta dura, senza paura!!
Sì cobas
25 giugno - LA SALUTE OPERAIA E' UN COSTO E BISOGNA SPENDERE PER LA GUERRA: Ravenna e Milano: sadismo contro chi lavora e…
… e viene colpito da gravi malattie professionali. Ma stavolta la colpa è di un decreto del 1965 mai abrogato.
di Vito Totire (*)
Se lorsignori “devono” comprare tanti carri armati (con i soldi di tutti) è ovvio che poi fanno gli spilorci sadici con i malati di tumori professionali
Il “miracolo” dell’Inail a Ravenna …e a Milano si traduce in nuovo sadismo istituzionale contro i lavoratori colpiti da malattie professionali (non solo da amianto…). Nei Palazzi sono spilorci e sadici con i malati, generosi con i colpevoli di omicidi colposi (vedi Fincantieri): un quadro politico e sociale purtroppo molto chiaro.
I re francesi avevano fama (immeritata) di poter guarire i plebei, con la semplice apposizione delle mani, in particolare dalla scrofola ma, secondo alcune fonti, anche da altre malattie.Oggi l’Inail fa molto di più; non è “merito” suo ma del decreto 1124/1965 che impedisce il riconoscimento di un ulteriore aggravamento entro un anno dall’ultimo riconosciuto. Semplicemente assurdo e sadico.
Dunque lo Stato vessa i lavoratori che hanno contratto malattie professionali decretando il mantenimento delle condizioni di salute almeno per un anno dopo l’ultimo aggravarsi!
Pare che un sindaco italiano abbia fatto una ordinanza perché i cittadini non si ammalino, visto che nel suo Comune non c’è il medico di base. La notizia ha avuto una certa ed effimera eco mediatica mentre del dpr 1124/1965 non parla quasi nessuno. Ne parliamo noi perché non siamo rassegnati a subire ingiustizie.
Sorge inevitabilmente un interrogativo: come mai il “ceto politico” non ha trovato dal 1965 la “lucidità mentale” di abrogare una norma assurda? Forse qualche
parlamentare ne ha notato l’iniquità e avrà anche proposto di abrogarla ma se le proposte non passano a maggioranza … la truffa e la vessazione si perpetuano.
25 giugno - Massima solidarietà agli operai Sudd Cobas aggrediti al picchetto a Seano (Prato). Ferito un operaio pakistano
...e come si vede dalle immagini del video i padroncini attaccano e distruggono i gazebo sotto lo sguardo complice delle forze del disordine
Sudd Cobas: “Il nostro presidio attaccato dai padroni dei pronto moda e dai caporali”. Polizia in forze
Dopo l'annuncio di cento licenziamenti, e la comunicazione della chiusura dell'attività da parte dei padroni, continua a salire la tensione tra l'azienda di spedizioni e il sindacato di base. E intanto il tribunale fissa un'udienza il 16 luglio.
PRATO: CENTINAIA DI PERSONE PORTANO SOLIDARIETA’ AL PICCHETTO DOPO L’AGGRESSIONE DI 250 PADRONCINI ALLA ACCA DI SEANO (https://www.radiondadurto.org/2026/06/24/prato-centinaia-di-persone-portano-solidarieta-al-picchetto-dopo-laggressione-di-250-padroncini-alla-acca-di-seano/)
Un operaio pakistano ferito da un camion che gli è passato sui piedi, un imprenditore cinese portato in questura, altro caos, altre proteste con centinaia di persone, scambio di accuse tra Sudd Cobas, Acca srl e Sg Trasporti. Nel mezzo centinaia di scatoloni pieni di merce che deve essere spedita dai pronto moda. Sale ancora la tensione dopo gli ultimissimi fatti che si sono susseguiti oggi, martedì 23 giugno con l’intervento della polizia arrivata in forze e con caschi e giubbotti in via Copernico a Seano, pronta ad entrare in azione in caso di necessità. Tensione alle stelle. Da giorni il sindacato autonomo sta presidiando le sedi della Acca, a Seano e in via Ghisleri a Prato, dopo l’annuncio della chiusura dell’attività di spedizioni e il licenziamento di un centinaio di operai. Un presidio ininterrotto, giorno e notte, per evitare che i carichi di merce partano lo stesso e che la chiusura non sia soltanto una scusa per azzerare i diritti di quei lavoratori regolarizzati dopo la dura vertenza dei mesi scorsi. Già domenica un paio di carichi erano stati bloccati: una iniziativa che aveva fatto infuriare la Sg Trasporti che aveva sottolineato di non avere collegamenti con la Acca srl e di aver ricevuto direttamente dai clienti la merce da spedire a Bari. “Per noi la Acca era un hub di spedizioni – la precisazione – non potendo più garantire il servizio, abbiamo dovuto spostare le operazioni di carico in mezzo alla strada”. Cosa che è nuovamente accaduta oggi e anche stavolta il tentativo di far partire la merce è stato stoppato dai sindacalisti e dagli attivisti che hanno filmato tutto con il telefonino per documentare quanto stava succedendo. “Abbiamo intercettato il carico in via Ghisleri e quando siamo intervenuti i camion sono stati fatti allontanare. Un operaio è stato investito è ora è all’ospedale”. L’uomo, pachistano di 45 anni, ha riportato ferite in seguito ad un furgone che gli è passato sopra i piedi.
Il caos è scoppiato davanti alla sede principale della Acca, a Seano, dove diversi imprenditori cinesi si sono presentati già nella mattina per ritirare la loro merce, stoccata nel magazzino, e spedirla attraverso altre società. Qui il presidio di Sudd Cobas che chiede il ritiro dei licenziamenti: “Il lavoro c’è, perché chiudere? Per spostare il lavoro da un’altra parte”? La replica dei proprietari delle merci arrivata tramite gli avvocati: “Noi non c’entriamo nulla con la Acca, vogliamo recuperare quanto è nostro e procedere alle spedizioni con altri vettori”. Il sindacato risponde: “La logistica Acca organizza I padroni dei pronto moda per attaccare lo sciopero”. E ancora: “Quello che sta succedendo a Seano è gravissimo – dice Luca Toscano – è un assalto organizzato al picchetto dei lavoratori,pianificato dall’azienda e a cui stanno partecipando esclusivamente padroni dei pronto moda e caporali. Decine di loro sono addirittura entrati dentro il magazzino e stanno smistando la merce. Tra gli assalitori e le persone che stanno lavorando nel magazzino ora non c’è nemmeno un operaio di Acca. A sostituire i lavoratori in sciopero dentro il magazzino sono i padroni dei pronto moda. Stanno provando a rappresentare quanto sta succedendo come una questione etnica. sappiamo bene che il loro interesse è solo e soltanto verso la merce che lo sciopero per tutelare posti di lavoro alla Acca sta fermando. Negli ultimi mesi i lavoratori cinesi stanno iniziando a unirsi al nostro sindacato per farla finita con lavoro nero, turni di 12 ore e sfruttamento. È finito il tempo della paura e di una narrazione comoda solo a chi in questi anni ha fatto soldi sulla pelle degli operai pakistani, africani, cinesi, bangladesi. Sul posto, da ore, polizia e ambulanze. La voce di cosa sta avvenendo in via Copernico si è diffusa così in fretta che in pochissimo tempo sono arrivate circa trecento persone e sono iniziati scioperi di solidarietà in decine di aziende del distretto. Una mobilitazione spontanea in risposta a quello che Sudd Cobas non ha tardato a definire “un assalto al picchetto”.
martedì 23 giugno 2026
23 giugno - COMUNICATO STAMPA “E il padrone è sempre assolto”
a Bologna l’iniziativa in memoria di Mattia Battistetti. L’Osservatorio denuncia: nella sola provincia di Treviso superati i 120 morti totali dal giorno della tragedia del povero giovane.
23 giugno - IL CALDO TORRIDO E LE CONDIZIOI DI LAVORO PER GLI OPERAI....IL CASO STELLANTIS POMIGLIANO
....quando le condizioni di lavoro sono insostenibili l'unica cosa da fare è bloccare la produzione, come hanno fatto, in passato, le operaie della Electrolux e non solo. LA VITA OPERAIA VALE PIU' DEL LORO PROFITTO
Operai Contro 222 Giugno 2026
Alla Stellantis di Pomigliano sembra di essere costantemente in “Natale in casa Cupiello” di Eduardo De Filippo. Così “anche quest’anno” il caldo insopportabile stronca gli operai. Gli impianti di raffreddamento sono inattivi e i sindacalisti ripetono la solita litania. E’ tempo di finirla.
E così, “anche quest’anno”, appena il caldo torrido dell’estate arriva, sorge il problema degli impianti di raffreddamento spenti, o malfunzionanti, a cui, i sindacalisti rispondono con la stessa cantilena di ogni anno: “Chiediamo l’immediato ripristino, in tutti i reparti, di condizioni climatiche idonee e conformi alla normativa vigente … In assenza di un intervento tempestivo, ci attiveremo presso le autorità competenti affinché il diritto alla salute e alla sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori sia pienamente garantito”. Questa grande dichiarazione di intenti bellicosi, firmata da tutta la compagine sindacale aziendale, Fiom inclusa.
Sottolineando nel loro comunicato che rendere il clima aziendale accettabile, per poter lavorare, è cosa dovuta agli operai di Pomigliano perché, secondo questi amministratori aggiunti, “Siamo l’unico plant che per l’affidabilità dimostrata dalle lavoratrici e dai lavoratori negli anni si è visto assegnare una missione produttiva e non permetteremo a nessun dirigente che pensa solo al risparmio di minare quanto conquistato”.
Quelli di Melfi, di Mirafiori, di quelli che rimangono di Cassino e gli altri, invece, possono schiattare al caldo perché non hanno dimostrato “affidabilità” e sono senza “mission”.
Il grande sindacato della bottega di zio Aniello!
Nella dichiarazione dei sindacalisti aziendali, più che una imprecazione contro i dirigenti di manica stretta, c’è tutta la preoccupazione dei servi che sul lavoro degli altri basano la loro possibilità di non lavorare. Va bene con i ritmi impossibili, il numero di vetture da produrre sempre più alto per turno, i soldi sempre meno e mangiati sempre di più dell’inflazione, ma almeno diamo a questi schiavi un clima accettabile, altrimenti li spingiamo alla rivolta e, allora, ci perde sì il padrone, ma anche i sindacalisti che hanno fatto tanto per rendere il “plant” di Pomigliano affidabile per il padrone.
Prendiamone atto: in fabbrica abbiamo ormai due nemici, il padrone e I suoi capi e capetti, e gli attuali sindacalisti. Da questa gente non possiamo aspettarci nessuna difesa conseguente delle condizioni di lavoro e di salario. Nella loro versione migliore fanno solo chiacchiere.
F. R.
domenica 21 giugno 2026
22 giugno - SOLIDARIETA' ALLE LAVORATRICI ELECTROLUX: COLPIRE IL PART TIME E' COLPIRE LE DONNE E LE LAVORATRICI
Non lasciamo passare questo attacco: la risposta deve essere collettiva e immediata
Apprendiamo
dall’articolo del “Notiziario” giornale locale del giorno
20/6/2026 il comunicato RSU (Fim–Fiom–Uilm) dell’Electrolux di
Solaro. Ecco il contenuto essenziale del comunicato:
"Le
RSU denunciano “l’incoerenza dell’azienda”, che da un lato
annuncia 1719 licenziamenti (di cui 106 a Solaro + 111 contratti a
termine non rinnovati) e dall’altro revoca il parttime a circa 50
lavoratrici.
Definiscono la scelta un “ennesimo schiaffo
violento alle lavoratrici e ai lavoratori”.Parlano apertamente di
“colpo basso”.Sottolineano che la revoca arriva proprio mentre
l’azienda chiude 3 giorni per calo di domanda (22, 25, 26
giugno).La nota sindacale parla di “comportamento di una gravità
inaudita, privo di qualsiasi etica industriale e responsabilità
sociale”.
Ricordano che solo 4 giorni prima, al Ministero del
Lavoro, era stata concordata una tregua di 50 giorni sul piano
esuberi.
Concludono annunciando che i sindacati sono pronti alla
mobilitazione in fabbrica".
In sintesi: cosa dice il
comunicato?
Electrolux ha violato la tregua, colpendo soprattutto
lavoratrici con esigenze familiari, e lo ha fatto in un momento in
cui la produzione è in calo. Per le RSU è un atto grave, incoerente
e provocatorio.
Siamo alle solite: le più colpite sono le donne. Certo siamo d' accordo con le affermazioni delle RSU, ma noi dell' MFPR lo vogliamo sottolineare ancora ed ancora perché non è un caso.
La revoca
del part time non è una misura tecnica: è un atto politico dentro i
rapporti di forza in fabbrica, e colpisce esattamente il segmento più
vulnerabile e più ricattabile:
donne con carichi di cura, spesso
madri sole, spesso già spremute da anni di turni impossibili.
È
sempre lì che si scarica la violenza aziendale:
sul punto in cui
il lavoro produttivo incontra il lavoro di cura.
Vogliamo dirlo
che ci sembra un dispetto, una scelta fatta con una tempistica da
chirurgo:
- arriva 4 giorni dopo la tregua al Ministero,
-
arriva mentre la fabbrica chiude 3 giorni per calo produttivo,
-
arriva senza preavviso, come un colpo alle spalle,
- arriva
proprio sul part time, cioè sul terreno dove le lavoratrici hanno
meno margine di difesa.
È una prova di forza, un messaggio
chiaro: “decidiamo noi, quando vogliamo, come vogliamo”.
E lo
fanno colpendo chi non può permettersi di dire no.
E chi paga il
prezzo? Sempre le donne che: devono incastrare figli, anziani,
disabili, devono fare i conti con i turni, con il sonno perché
devono reggere due lavori: quello pagato e quello non pagato.
La
revoca del part time significa più ore in fabbrica e meno tempo per
la cura, quindi più stress, più rischio di perdere pezzi della
propria vita, più ricatto.
È la solita equazione: quando c’è
da tagliare, si taglia sulle donne.
La tregua è stata violata
colpendo il punto più fragile della forza lavoro: le donne.
Non
per necessità produttiva, ma per mostrare chi comanda.
Considerazioni delle compagne mfpr di Milano mfpr.mi1@gmail.com
Lavoratrici Sali Cobas per il sindacato di classe cobasint@tiscali.it
Alle
RSU Fim–Fiom–Uilm
c/o Electrolux Italia S.p.A. –
Stabilimento di Solaro
Corso Europa 63
20033 Solaro (MI)
Per
conoscenza:
Alla Sindaca di Solaro – Nilde Moretti
Comune di
Solaro
Piazza della Repubblica 7
20033 Solaro (MI)
Alle
RSU Fim–Fiom–Uilm dello stabilimento Electrolux di
Solaro,
abbiamo letto con indignazione la notizia della revoca del
part time a una cinquantina di lavoratrici, proprio nei giorni in cui
si era raggiunta una tregua al Ministero.
Una decisione
improvvisa, punitiva, che colpisce nel punto più fragile della forza
lavoro:
le donne.
Non è una misura tecnica.
È una prova di
forza.
È un messaggio chiaro: “decidiamo noi, quando vogliamo,
come vogliamo”.
E lo si fa sulla pelle di chi tiene insieme
lavoro, cura, famiglia, salute, vita. La revoca del part time non
risponde a nessuna logica produttiva, in quanto la fabbrica sarà
chiusa tre giorni per calo di domanda.
Risponde invece a una
logica di ricatto, di intimidazione e di controllo.
A rimetterci
sono le lavoratrici, che si troveranno schiacciate tra turni più
lunghi e carichi di cura che non spariscono.
Ancora una volta,
quando c’è da colpire, si colpiscono le donne.
Quando c’è da
“dare un segnale”, lo si dà sul loro corpo, sul loro tempo,
sulla loro vita.
Per questo vogliamo dirvi che non siete sole.
La
vostra battaglia è anche la nostra.
La difesa del part time non è
un privilegio: è una questione di dignità, di salute, di giustizia
sociale.
È una battaglia che riguarda tutte e tutti.
Siamo al
vostro fianco nelle mobilitazioni che deciderete, nelle iniziative
che costruirete, nelle forme di lotta che riterrete
necessarie.
Perché quando si colpiscono le donne, si colpisce
l’intera comunità.
Con solidarietà e determinazione, perché è
ora di mettere in pratica il motto: se toccano una toccano
tutte.
Intanto noi cercheremo di dare risalto alla notizia il più
possibile anche attraverso il nostro
blog: https://femminismorivoluzionario.blogspot.com
e:
https://cobasperilsindacatodiclasse.blogspot.com/2026/06/21-giugno-aggiornamento-electrolux.html
MFPR
MILANO
indirizzo email: mfpr.mi1@gmail.com
Lavoratrici Slai Cobas per il sindacato di classe
21 giugno - da tarantocontro: Processo Ambiente svenduto - Respinte dal PM e dai nostri avvocati le eccezioni degli avvocati degli imputati - Una udienza positiva
Nell’udienza del 19 giugno a Potenza vi è stata la risposta di PM e parti civili alle nuove eccezioni dei difensori degli imputati che nella precedente udieza del 5/6 hanno chiesto l'annullamento di tutti gli atti, quindi la validità di tutte le prove, perizie, testimonianze che furono centrali nel processo di 1° grado a Taranto e per le sue condanne.
Il PM ha detto che vanno ritenute inammissibili le richieste dei difensori di Riva e soci. Molto efficace l’intervento per noi e i nostri avvocati della Avvocata Antonietta Ricci. Se pure in un quadro di prescrizioni che hanno ridotto il numero degli imputati noi restiamo tutti in campo e per i reati rimasti restiamo parti civili e soggetti di risarcimento.
La prossima udienza in cui il giudice si esprimerà è il 3 luglio
Nell’udienza
del 5 giugno, i legali degli imputati hanno sostenuto
l’inutilizzabilità soggettiva delle varie perizie tecniche
eseguite in incidente probatorio nel primo processo; in quanto, i
legali hanno detto, che molti imputati al momento dell’esecuzione
delle stesse non erano ancora all’interno del processo.
Inoltre,
specificatamente per quanto riguarda perizia epidemiologica, è stato
contestato il fatto che la gip Todisco l’assunse di ufficio, cosa
che per i legali della difesa non poteva fare perché nel 2010 i PM
dell’accusa avevano chiesto soltanto una perizia
tecnico-impiantistica.
Su
questo vi è stata opposizione netta da parte del PM e della Avv.
Ricci dello Slai cobas perchè è falso quento sostenuto dagli
avvocati degli imputati.
Altro questione riguarda le
intercettazioni. Nel corso del processo a Taranto, furono acquisite
quasi 2100 ore: i legali della difesa hanno chiesto se siano ancora
tutte utili ai fini del processo, o se invece non sia il caso di
acquisire soltanto quelle utili nei confronti degli imputati i cui
reati non sono andati in prescrizione.
Infine, riguardo alle prescrizioni, secondo alcuni calcoli entro la prossima estate dovrebbe andare in prescrizione anche il reato relativo al disastro ambientale; mentre resterabbe il reato di avvelenamento di acque e sostanza alimentari.
21 giugno - aggiornamento Electrolux Solaro, la denuncia delle RSU: Electrolux cancella il part time: "Uno schiaffo, violata la tregua"
Dal primo luglio circa cinquanta di dipendenti dovranno tornare all’orario pieno di otto ore. Si alza ancora la tensione dopo il congelamento dei tagli. I sindacati: l’azienda ci sta facendo la guerra.
Si alza la tensione nello stabilimento di Solaro, dove ieri è stata comunicata la cancellazione del part time. I sindacati attaccano duramente Electrolux
Altro che tregua: "Electrolux ci sta facendo la guerra e noi risponderemo a tono". Si alza la tensione nello stabilimento di Solaro dove ieri è stata comunicata la cancellazione del part time per i lavoratori (soprattutto donne) che ne hanno finora usufruito, una cinquantina in tutto. Dal primo luglio dovranno tornare all’orario pieno di 8 ore anziché le 6 attuali, in uno scenario in cui l’azienda ha annunciato 1.719 licenziamenti per la riduzione del mercato e solo 4 giorni fa a Roma, al ministero del Lavoro e del Made in Italy, ha concordato un congelamento del piano per 50 giorni.
"L’incoerenza di questa azienda si dimostra ancora una volta, Electrolux decide di sferrare l’ennesimo schiaffo violento alle lavoratrici e ai lavoratori", scrivono in un comunicato congiunto le Rsu Fim, Fiom e Uilm dello stabilimento di Solaro. Quello che i lavoratori e le lavoratrici della fabbrica di Solaro definiscono "un colpo basso" è arrivato nella tarda mattinata di ieri senza alcun preavviso. "È un vero e proprio atto di guerra, altro che tregua", hanno riferito Rosy Cuomo, Angela Laprocina e Rosanna Nappo, rappresentanti sindacali interne all’azienda, che riferiscono di una rabbia crescente tra i dipendenti. La nota diffusa qualche ora dopo dalle organizzazioni sindacali parla di "comportamento di una gravità inaudita, privo di qualsiasi etica industriale e responsabilità sociale". La decisione di annullare i part time arriva alla vigilia di una settimana in cui la fabbrica sarà sostanzialmente ferma 3 giorni su 5: lunedì per la festa patronale di Solaro, il 25 e il 26 giugno con l’applicazione di permessi annui retribuiti collettivi per riduzione di volumi di produzione.
"Come può la stessa azienda che impone giornate di chiusura decidere di togliere il part time a lavoratori e lavoratrici che lo hanno chiesto per esigenze familiari, per assistere minori, anziani o disabili? Per giunta lo fa con una settimana di preavviso a luglio, quando poi gli oratori e i centri estivi chiudono e le badanti non si trovano", spiegavano ieri mattina alcune delle lavoratrici toccate dal provvedimento. Ma a tenere alta la tensione nello stabilimento di Solaro ci sono anche altre decisioni prese dalla direzione aziendale, come quella di fissare corsi di formazione proprio nelle giornate di chiusura con par collettivo. Secondo i sindacati questi atteggiamenti dell’azienda sono deliberati per creare malcontento tra i lavoratori in vista dell’introduzione del passaggio dal lavoro su turni a quello a giornata, che fa parte del piano presentato al ministero e teoricamente congelato. Ma l’impressione è che qui in realtà stia diventando tutto caldissimo.
sabato 20 giugno 2026
20 - Morti di lavoro: su 650 gli stranieri sono 104
Il prezzo più alto: arrivano dal mondo, i lavoratori stranieri muoiono sul lavoro al posto nostro, percentualmente sono oltre il doppio a perdere la vita lavorando
Ieri a Vignasco ha perso la vita Touil Abderrazzak, un operaio di soli 38 anni. L’ennesima croce in un elenco che non smette di allungarsi e che racconta una realtà che troppi, in Italia, fanno finta di non vedere. Con questa tragedia abbiamo superato la drammatica soglia dei 500 morti sui luoghi di lavoro dall’inizio dell’anno, se si contano tutti i lavoratori e non solo quelli assicurati all’Inail. Per l’esattezza, l’Osservatorio ne ha monitorati 504 che diventano oltre 650 con l’itinere.
Monitoro la situazione della sicurezza sul lavoro da 19 anni come curatore dell’Osservatorio di Bologna, e i dati non mentono: i lavoratori stranieri in Italia stanno pagando un prezzo pesantissimo in vite umane. Dei 504 morti sui luoghi di lavoro registrati finora, ben 104 erano stranieri.
Mettendo a confronto i dati occupazionali con quelli della mortalità, emerge uno squilibrio matematico spaventoso: pur rappresentando circa il 10,5% della forza lavoro regolare, gli stranieri costituiscono oltre il 20% delle vittime sui luoghi di lavoro. Significa che, a parità di lavoratori attivi sul territorio, un lavoratore straniero in Italia ha un rischio di morire sul lavoro più che doppio rispetto a un collega italiano.
È ora di smetterla con la propaganda d’odio e di guardare in faccia la realtà:
Sostituzione nei lavori rischiosi: In un Paese a crescita zero, dove non si fanno più figli, pretendiamo che siano gli immigrati a fare i lavori più umili, faticosi e pericolosi. Quelli che gli italiani non vogliono o non possono più fare.
Sfruttamento e disparità: Sono spesso i meno pagati, i più ricattabili e i più esposti alla mancanza di sicurezza.
Un pilastro insostituibile: Se domani questi lavoratori smettessero di arrivare o incrociassero le braccia, l’Italia si bloccherebbe all’istante e i costi del lavoro schizzerebbero alle stelle. Ci tengono in piedi, letteralmente.
La colpa più grave del razzismo di casa nostra è fare di tutta l’erba un fascio. È assurdo non fare una distinzione netta tra chi delinque e chi, invece, lavora onestamente ogni giorno per il nostro Paese, finendo poi per morire al posto nostro. Non si può accettare che oltre allo sfruttamento economico ci sia anche un massacro morale. E parliamo chiaramente, lo scrivo da anni nei miei post, prendendomi anche del razzista: nessuno meglio di me può comprendere la vita di un immigrato, lo siamo stati anch’io e la mia famiglia. Gli stranieri che hanno commesso reati vanno espulsi immediatamente, è su loro che si applica la propaganda razzista. Chi lavora onestamente merita dignità, sicurezza e rispetto, non una campagna d’odio permanente. Se i salari restano da fame, le tutele inesistenti e i ritmi massacranti, il rischio reale è che i lavoratori stranieri scelgano di abbandonare l’Italia per mete europee più sicure e dignitose, lasciando il nostro sistema produttivo a un passo dal collasso.
Il nostro cordoglio commosso va alla famiglia di Touil Abderrazzak. La sua morte non è un numero, è un richiamo alla coscienza di tutta l’Italia.
Un’ultima considerazione: non intervenire su questo fenomeno immediatamente assisteremo entro pochi anni alla fine della democrazia, non solo in Italia, ma in tutto l’Occidente.
(*) Carlo Soricelli è il curatore dell’Osservatorio di Bologna morti sul lavoro: ringrazia gli oltre 1000 visitatori che ogni giorno visitano il sito dell’Osservatorio http://cadutisullavoro.blogspot.it
20 giugno - AL FIANCO DEI LAVORATORI E LAVORATRICI DELLA MANUTENZIONE STRADALE EX-BROS. info solidale LOTTARE UNITI CONTRO LA REPRESSIONE
Movimento di Lotta - Disoccupati "7 Novembre"
Il Tribunale di Napoli stamattina ha emesso l'udienza di sentenza in Corte d'Appello nei confronti dei 39 ex Precari Bros oggi lavoratori e lavoratrici. Per alcuni è stata confermata la pena al di sopra dei 12 mesi mentre ad altri è stata rimodulata pena sospesa oltre per tutti il pagamento delle spese processuali insieme al risarcimento dei danni a Trenitalia e ANM presso il Tribunale di Napoli.
Come riportato dalle stesse note dei compagni/e si tratta di un piano di vendetta e di repressione creato nelle stanze della Procura, Questura, Procura Antimafia sostenuto dai media compiacenti e dalle istituzioni verso chi, da oltre vent'anni lotta per il lavoro nella capitale della disoccupazione, dei ricatti, dello sfruttamento, del lavoro nero e sottopagato.
Come disoccupati/e ed oggi tirocinanti/e avviati in un percorso d'inserimento lavorativo dopo un ciclo di lotte i cui protagonisti stanno pagando il costo della repressione e criminalizzazione delle lotte, in una fase di guerra e impoverimento generale non possiamo non ribadire la nostra complicità e solidarietà.
Invitiamo a costruire, sulla base di questo ennesimo atto, subito momenti di condivisione, assemblee ed iniziative comuni anche in continuità con i percorsi già in piedi di fronte unito contro la repressione ed i decreti sicurezza.
NON UN PASSO INDIETRO: LE LOTTE SOCIALI NON SI ARRESTANO!
giovedì 18 giugno 2026
18 giugno - Tragedia sul lavoro a Binasco, giovane operaio muore schiacciato sotto un pilastro...
....Milano e provincia si confermano la capitale degli omicidi sul lavoro frutto della precarietà e della non applicazione delle normative su salute e sicurezza
L’incidente durante una manovra: un camion avrebbe urtato un muretto, che sarebbe caduto adddosso al lavoratore della Sasom, intento a caricare la spazzatura. L’allarme è scattato intorno alle 7.30 di questa mattina nel Milanese. La vittima è un 38enne: era stato assunto da pochi giorni
Binasco (Milano), 17 giugno 2026 – Terribile incidente mortale sul lavoro nella mattina di oggi, mercoledì 17 giugno, a Binasco, in provincia di Milano. L’allarme è scattato stamani, in via Alessandro Manzoni, poco prima delle 7.30. Stando alle prime informazioni un operaio di 38 anni della Sasom srl (azienda che gestisce la raccolta dei rifiuti) durante una manovra è rimasto schiacciato sotto un pilastro.
La vittima, Touil Abderrazak, – in base alle prime informazioni – è un cittadino straniero, che sarebbe stato assunto da pochi giorni. La dinamica dell’incidente è al vaglio della polizia locale. Stando a quanto ricostruito un camion stava facendo manovra e ha urtato un muretto. Il muretto sarebbe caduto addosso al giovane operaio, che stava caricando la spazzatura.
Immediati i soccorsi di vigili del fuoco e 118. Areu (Agenzia Regionale Emergenza Urgenza) ha inviato sul posto un elicottero, un’ambulanza e un’automedica. Le condizioni del giovane lavoratore ferite sono apparse subito disperate. L’operaio è deceduto poco dopo l’arrivo dei soccorsi. Sul luogo della tragedia anche i responsabili della Sasom che ha sede a Gaggiano (Milano).
mercoledì 17 giugno 2026
salute e sicurezza contro la normalità della produzione -voci operaie delle ditte
SLAI COBAS LAVORA PER LA RIBELLIONE OPERAIA
ALLA 'NORMALITA’ DELLA PRODUZIONE'Ancora tra gli operai di Tenaris alla seconda portineria della fabbrica dopo il grave infortunio che ha colpito l’operaio di origini rumene VC, di 55, nei pressi dell’alto forno nel reparto acciaieria.
Tra i primi ad avvicinarsi all’entrata dello stabilimento, per il suo turno di lavoro, proprio un operaio di una delle ditte esterne che opera in acciaieria.
In giornata ancora erano previste perizie tecnico legali con il blocco del reparto, ma come ha ricordato il Corriere, ci sono le richieste avanzate da Tenaris per avere con urgenza il dissequestro dell’impianto centrale, evidentemente in qualche modo erano andate a buon fine.
Nemmeno un quarto d’ora dopo, mesto mesto, l’operaio se ne esce dalla fabbrica e con un po di fatica per la lingua spiega che il capo si era dimenticato di mandare il messaggio di stare a casa.
I sopralluoghi quindi stanno continuando, ma questo episodio è la spia della condizione degli operai delle ditte esterne, una fabbrica dentro la fabbrica, ma che via via diventa sempre più il modello ‘flessibile’ a cui conformare gli stessi operai Tenaris che anche in questo caso, vengono informati giorno per giorno via whatsapp ‘anche domani l’acciaieria resta chiusa’ facendoli pagare di tasca propria con le ferie il blocco degli impianti per le indagini della magistratura. Che i più ipotizzano andranno avanti almeno fino a lunedì. Per altro, dalle ultime ristrutturazioni alla contrattazione aziendale, anche la programmazione degli orari, dei turni, fino alle mansioni degli operai Tenaris, in tal senso già ha fatto un grande balzo indietro.
Questo che facciamo è un lavoro importante, sicuramente con i tempi tirati che hanno i lavoratori all’entrata e all’uscita dallo stabilimento un lavoro limitato, una parte del lavoro necessario ma che non per questo, perde d’interesse.
Anche tra gli operai di questa portineria viene espresso un modo di vedere che assume la divisione dei lavoratori dentro la fabbrica, attraverso una delle sue forme, quella degli appalti, voluta dai padroni, che si regge su norme via via sempre meno vincolanti, consolidata nella contrattazione sindacale.
'Ci dispiace per quello che è successo al nostro collega, speriamo tantissimo che possa rimettersi, ma sono quelli delle ditte...' 'Noi facciamo i corsi, ci controllano, ci tengono alla sicurezza… per le ditte non si sa come lavorano'. Non c’è nulla da fare, ‘sono decisioni che non prendiamo noi dice un gruppetto’, quando si parte male persino l’ovvietà della grande fabbrica siderurgica, un ambiente di lavoro severo, con grandi impianti che fondono e laminato tonnellate di metallo e che non ammettono errori, finisce ai margini, finisce sottovalutata.
Solo poche settimane fa si è sviluppato un grande incendio sulle linee di produzione del




















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