venerdì 7 agosto 2026

7 agosto - info da tarantocontro: Appello alla mobilitazione per il 21 Agosto a Taranto ed il 4 Settembre a Bari.

 

Le organizzazioni sindacali Slai Cobas Taranto e Cobas Brindisi e Bari  lanciano un appello a tutti e tutte per il 21 Agosto in occasione della inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo e il 4 Settembre a Bari per l’assemblea nazionale di FDI  alla presenza di Giorgia Meloni per condividere delle iniziative sul territorio.
Il 21 Agosto a Taranto è la occasione per denunciare la drammatica situazione occupazionale che si è venuta a creare ulteriormente con la sentenza del tribunale di Milano che decreta entro 90 giorni la chiusura della area a caldo; è il momento di continuare a chiedere per Taranto tutela del lavoro,salario ,sicurezza,salute in fabbrica e sul territorio degli operai ex ilva/,operai degli appalti,investimenti alternativi per un nuovo modello di sviluppo anticapitalistico costruito dal basso.
Così come si sta cercando faticosamente di fare per Brindisi con la chiusura del ciclo energetico e chimico. 
Inoltre  gli ingenti investimenti per i Giochi diventeranno l’ennesima cattedrale nel deserto perché il problema che nascondono è che comuni e province non hanno soldi per gestirli, condannandoli a morte certa.
Il 4 Settembre a Bari si svolgerà la assemblea nazionale di FDI alla presenza di Giorgia Meloni; dobbiamo contestare ferocemente la peggiore espressione di chi appoggia le guerre e nega l’olocausto della Palestina,del razzismo istituzionale , di chi realizza leggi sempre più liberticide che arrivano anche ad identificare le manifestazioni come terrorismo con quello che ne consegue.
La Puglia ha già cominciato a contestare tutto questo , in particolare  a Taranto e a Bari,  con manifestazioni  contro i rigurgiti fascisti e temi come quello della remigrazione.
Cobas Brindisi:cobaslavoroprivatobr@gmail.com
Slai Cobas Sc: slaicobasta@gmail.com



giovedì 6 agosto 2026

ALTRO CHE BATTAGLIA PER IL SALARIO, ALLA BERETTA, CGIL E CISL SPINGONO LE OPERAIE A PRODURRE OLTRE IL 100%!

Bandiere alla portineria Beretta

Quella che segue è una prima valutazione delle richieste per il contratto aziendale, per come sono state sommariamente presentate a fine luglio, da Cgil, Cisl e loro delegati al Salumificio F.lli Beretta, in un’assemblea convocata a sorpresa, per impedire alle operaie la minima preparazione critica sui contenuti, senza alcun materiale scritto o informazioni, aziendalista e costruita sulla base delle relazioni sindacali con l’azienda. Uil è semplicemente assente ora, ma già in passato ha avuto modo di dimostrare in fabbrica di essere fatta della stessa pasta, di avere la stessa natura antioperaia.

Una natura sindacale che si manifesta attraveso la forma, la linea collaborazionista delle burocrazie sindacali nelle fabbriche non si esprimerebbe così senza questo tipo di controllo sui lavoratori, delle assemblee, delle trattative, del prendere o lasciare. Come per i padroni, estrarre plusvalore dagli operai lo possono realizzare nel modo di produzione capitalista, una forma sociale storicamente determinata, ma non eterna.

Quindi un lavoro sicuramente di denuncia il nostro in fabbrica, ma parte dell’attività per la ribellione e l’autonomia nella lotta alla miseria e allo sfruttamento, delle operaie e degli operai che prendono nelle loro mani, organizzati, il proprio destino, per non essere solo la forza lavoro che produce le merci per l’intera società e che alla fine non conta, ma i becchini dello sfruttamento del capitale.

Le richieste di Cgil e Cisl e loro delegati, sono state illustrare, paternalisticamente,  una per una, 16 punti, nell'oretta scarsa dell'assemblea, fatto che ha lasciato molti dubbi di comprensione dei punti stessi tra le lavoratrici 'non si è capito bene...' i commenti e ancora di più nell'assemblea del 2° turno.

Perché le assemblee sono state gestite per passare in rassegna superficialmente i punti e concentrare l’attenzione su ‘i 400 euro di aumento dell’attuale premio di produzione’, su gli80 euro se in tre mesi non ti ammali, per 4 trimestri, forse certo, ma sono tutto in più’… detto in modo da far capire che ‘queste cifre valgono l’accordo aziendale’. Usando l’effetto annuncio’, facendo leva sulle giuste aspettative di aumento salariale delle operaie, ‘io devo fare i sabati perché non basta lo stipendio’, hanno esaltato i numeri, il come, il perché, a prezzo di cosa si otterranno questi soldi, a chi un accordo del genere convenga veramente non rientrava nei programmi. Vedremo quello che potremo ottenere, l’esplicito avvertimento dei sindacalisti.

Niente a che vedere con un’assemblea operaia viva e propositiva con il confronto collettivo delle lavoratrici che si misurano realmente sulle rivendicazioni fino a decidere quelle che rappresentano i loro interessi di classe, su come unirsi e lottare due condizioni necessarie per arrivare a dei risultati. Questo non è avvenuto, una parte oggettivamente segue Cgil e Cisl, una parte non è intervenuta. In chiusura il colpo di mano ha strappato un si, e le proposte sindacali restano il mostro aziendale che in effetti sono.

Ma deve essere chiaro che se da una parte le operaie devono arrivare a rompere con la paura, che lamentarsi, non capire e alla fine dire si rassegnate perché sembra il meno peggio, perché almeno c’è qualche soldo non ha prospettiva, che serve uno scatto in avanti perché l’unione fa la forza, lottare è meglio che subire e Slai Cobas lavora per sviluppare questa prospettiva di ribellione,

che dall'altra non c’è distanza tra lo spirito, il metodo con cui le richieste contrattuali di Cgil e Cisl vengono portate avanti e le critiche di un’operaia alla portineria perché esponiamo la bandiera della Palestina vicina alla bandiera dello Slai Cobas, ‘quelli qui non vanno bene sono stranieri’, anch’io sono straniera ma lavoro qui sono a posto non delinquo, parliamo solo del contattonon c’è distanza e ne alimentano il carattere individualista/razzista reazionario presente tra le fila della classe operaia e gli danno una base su cui svilupparsi.

Le richieste di Cgil e Cisl e loro delegati illustrate in assemblea, cristallizzano la divisione tra le operaie dello stabilimento per anzianità, tipo di assunzione ‘fissa o precaria’ o mansione, ne aumentano la concorrenza produttiva e distribuiranno in maniera diseguale eventuali risultati.

Spingono ad andare a lavorare da ammalati, previsto un ‘premio’ di 80 euro al trimestre se l’operaia non fa malattia, per i quattro trimestri

spingono a lavorare sempre al limite delle proprie condizioni fisiche e con qualunque situazione sulle linee, quindi aumentano il carattere usurante del lavoro al Salumificio e lo sfruttamento    previsto un incremento di 400 euro del premio di produttività al raggiungimento dei parametri aziendali di produzione e presenza

spingono a lavorare oltre lo stesso limite già fissato dal padrone, previsto un importo da definire per chi va oltre il 100% della produzone standard

Nascondendo tra l’altro che nelle aziende i record produttivi di pochi, via via tendono a venire imposti come normalità produttiva a tutti e a paga ordinaria.

Questa è la testimonianza di una giovane lavoratrice che abbiamo raccolto in fabbrica.

mercoledì 5 agosto 2026

5 agosto - info da tarantocontro: Taranto ex Ilva e Governo una proposta di lotta - Slai Cobas per il sindacato di classe

 Nella piattaforma operaia proposta da noi e sottoscritta da molti lavoratori - insistiamo su un punto - la trattativa ex Ilva, che riguarda essenzialmente ex ilva Taranto e la città di Taranto, deve farsi a Taranto. 

Gli incontri romani sono in generale inutili e sono una truffa a buon mercato per sottrarre alla lotta operaia e cittadina la trattativa, per trasformarla in incontri di addetti ai lavori, padroni governo direzioni sindacali e i rappresentanti degli enti locali.

Da questa trattativa non viene nè verrà nulla di buono, con buona pace dei sindacalisti Fim/Fiom/Uilm, peraltro in carriera in questi ultimi tempi.

Ci batteremo per questo a settembre, ma si possono cominciare a dare degli antipasti

La Meloni per i giochi del Mediterraneo il 21 agosto a quanto pare sarà a Taranto, nello sciopero e corteo del 3 ottobre lo striscione sindacale richiamava la parola d'ordine di quest'ultimo event
o: 

Embrace the future. Anche per i 20mila lavoratori?”

rendiamo la cosa concreta contestiamo la venuta della Meloni in occasione dei Giochi - pensiamo che la cosa ha anche un grande impatto mediatico, per tutti coloro tanti anche tra gli operai che sono affezionati a questa cosa.

La Meloni tornerà in Puglia il 4 settembre per celebrare al porto di Bari il suo governo e la longevità di esso proclamando di aver fatto bene... Bene, sta minchia... la questione ex Ilva è l'esatta smentita di questo 

anche il 4 settembre puntiamo a guastare la festa al governo... altrimenti di che parliamo? 

Slai Cobas per il sindacato di classe - slaicobasta@gmail.com - wa 3475301704 





5 agosto - DI CALDO SI MUORE: NEI CAMPI IN EDILIZIA IN STRADA...E IL GOVERNO CHE FA-PREPARA LO SCUDO PER LE IMPRESE ASSASSINE

 

Morto in cantiere nella fascia anticaldo: indagati i datori di lavoro

Maurizio Trenta, 40 anni, è stato stroncato da un malore venerdì scorso a Trenzano. Per la Procura «il decesso è avvenuto nella fascia oraria in cui è vietato lavorare»

L’allarme è stato lanciato alle 15.30. Quando la temperatura superava abbondantemente i 30 gradi. Fascia oraria e condizione meteo in cui, secondo le nuove norme di Regione Lombardia, nel settore dell’edilizia non si può lavorare per il troppo caldo. Maurizio Trenta, carpentiere di 40 anni compiuti a metà luglio, venerdì scorso era invece impegnato su un tetto di un’abitazione a Trenzano. Ed è stato stroncato da un malore. Un caso ora al centro di un’inchiesta della Procura di Brescia con il sostituto procuratore Marica Brucci che ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo perchè «il decesso del lavoratore è avvenuto fuori dall’orario consentito». Si tratta del primo caso in Lombardia di contestazione del mancato rispetto della legge anti-caldo varata dal Pirellone.


Ucciso dal sole a 19 anni: la tragedia del giovane bracciante nel Cremonese

 ​Non è successo in qualche "remoto" campo del Sud Italia, lontano dagli occhi di tutti. È successo a Stagno Lombardo, nel Cremonese.​A perdere la vita sotto un caldo soffocante è stato un ragazzo di soli 19 anni, di nazionalità rumena, residente nella vicina provincia di Piacenza. È crollato nei campi per un malore dovuto al calore estremo ed è deceduto poco dopo l'arrivo in ospedale.​A 19 anni dovresti pianificare il tuo futuro, sognare, vivere l'estate. Non puoi e non devi morire di fatica e di caldo nei campi.​Mentre gli inquirenti stanno accertando le condizioni contrattuali e il rispetto delle tutele contro il caldo, la realtà resta drammatica: questa non è una tragica fatalità. È la conseguenza diretta di un sistema che sfrutta e non tutela, dove la sicurezza e la dignità umana continuano a non essere garantite.​Una giovane vita spezzata a 19 anni è una sconfitta inaccettabile per tutti noi.​Basta morti sul lavoro. Basta. ?¬タヒ— Carlo Soricelli, Curatore dell'Osservatorio Nazionale di Bologna contro le morti sul lavoro

Chi era Gheorghe Marian Burjan, il 19enne morto nei campi durante la raccolta dei pomodori
È Gheorghe Marian Burjan il bracciante 19enne morto dopo un arresto cardiaco mentre raccoglieva pomodori in un campo agricolo di Stagno Lombardo, nel Cremonese. Come riferito a Fanpage.it, il 19enne, di origine rumena, era residente a Monticelli d’Ongina (Piacenza).

Sicurezza, scudo per le imprese. Più difficile dimostrare i reati

di Valentina Conte

Il cdm approva un ddl di Nordio che viene incontro alle richieste di Confindustria. Meloni: “Impegno mantenuto, noi al fianco di chi produce”. Critiche da Pd e Cgil. I dem: “Si chiudono gli occhi sul caporalato e molte indagini rischiano il blocco”


martedì 4 agosto 2026

4 agosto - ELECTROLUX SOLARO: L'UNITÀ SINDACALE CON I PADRONI LA PAGA L'OPERAIO. QUI È CHIARO!

...premessa: l'unica scelta che le RSU devono fare è o disconoscere questo accordo o non firmare nulla


ELECTROLUX SOLARO 
Commento del comunicato Fim Fiom Uilm Solaro e come decidono di  abdicare al proprio ruolo! 
Vediamo di fare una valutazione della situazione complessiva:
L'origine dello scontro (17 luglio 2026): la RSU indice un pacchetto di scioperi articolati di 30 minuti per ciascun reparto.
A fronte del presidio dei lavoratori, la Direzione Aziendale ne intima lo sgombero adducendo motivi di "sicurezza" (ostruzione di passaggi/magazzini) e, di conseguenza, dichiara la messa in libertà (serrata parziale/messa in mora del creditore) di tutto il personale di fabbrica collegato alla produzione a partire dalle ore 11:00. (Riassunto ricavato dai volantini rsu)
La posizione di principio dei sindacati (17 luglio):con i primi comunicati, FIM, FIOM e UILM qualificano "la messa in libertà"  come una ritorsione illegittima e un ostacolo al diritto di sciopero. Inoltre, affermano con fermezza la "messa a disposizione" dei lavoratori, sostenendo il principio  che "le retribuzioni vanno pagate integralmente" per l'intera giornata. Il 3 agosto 2026 si assiste al "passo indietro" della RSU, infatti la RSU sottoscrive e accetta un accordo quadro che prevede il pagamento al 50% delle ore non lavorate durante la messa in libertà. Per la restante quota (il restante 50%), la RSU invita e concede ai lavoratori di "coprirsi" mediante l'utilizzo dei propri IROL/PAR/permessi individuali (con scadenza entro il 4 agosto ore 14:30), al fine di evitare il blocco o il mancato saldo in busta paga e prevenire contenziosi giudiziari incerti.(Sempre dal ultimo volantino rsu)
La decisione della RSU e delle Segreterie Territoriali, per quanto mossa dall'intento pratico di assicurare un "paracadute" economico immediato ai dipendenti, presenta rilevanti criticità strategiche e di rappresentanza. 
Con una leggerezza inaudita il sindacato permette ed approva che lo scarico del danno economico sia tutto dei  lavoratori: consentendo o suggerendo l'uso di permessi individuali (PAR/ROL) per coprire le ore di "messa in libertà", la RSU fa sì che il costo dell'azione unilaterale dell'azienda gravino sul monte ore/ferie dei singoli lavoratori.
Cessione di fronte alla minaccia del contenzioso: L'azienda ha fatto valere la minaccia di un "prolungato strascico giudiziario dalle tempistiche incerte". Piegarsi a questo rischio depotenzia l'efficacia negoziale e l'autorevolezza del sindacato nelle vertenze future.
Ci sono delle azioni giuridiche precise che si possono attivare: se i lavoratori (o sigle sindacali di minoranza/dissenso) intendessero contestare la gestione dell'azienda e non accettare la rinuncia passiva, il quadro normativo italiano offre precisi strumenti di tutela:
-  Azione Sindacale ex Art. 28 Statuto dei Lavoratori (Ricorso per Condotta Antisindacale)
Fondamento: L'art. 28 della L. 300/1970 sanziona i comportamenti datoriali volti a impedire o limitare l'esercizio del diritto di sciopero.
- contenuto dell'azione: la "messa in libertà" della maestranza non scioperante (o al di fuori dello sciopero di reparto) costituisce spesso una serrata ritorsiva illegittima, come nel caso specifico..
Mandare a casa i lavoratori priva lo sciopero della sua efficacia naturale e costituisce condotta antisindacale.
-Legittimazione: l'azione è attivabile dagli organismi territoriali delle associazioni sindacali nazionali.
-Azioni Individuali dei singoli di recupero crediti retributivi (decreto Ingiuntivo) fondamento: Art. 1206 e ss. c.c. (mora del creditore) e contrattualistica del lavoro.
-I singoli lavoratori che non intendono sottoscrivere la richiesta di copertura tramite permessi individuali (e che il 17 luglio sono rimasti a disposizione dell'azienda a partire dalle 11:00) possono promuovere un ricorso per decreto ingiuntivo o una causa ordinaria presso il Giudice del Lavoro per ottenere la differenza retributiva non pagata (100% delle ore e non solo il 50%).
-Impugnazione/contestazione dell'accordo transattivo
Art. 2113 c.c. (rinunzie e transazioni): se l'accordo siglato dalla RSU/Sindacati comporta la rinuncia a diritti retributivi già maturati dai singoli lavoratori senza una specifica delega/procura ad abdicare a tali diritti individuali, i lavoratori possono impugnare la transazione entro i termini di legge (6 mesi), riaffermando il proprio diritto all'integrale retribuzione delle ore di messa in mora aziendale. 
Ma il sindacato qui ha fatto gli interessi dei padroni non dei lavoratori. La risposta dell’azienda è immediata e brutale: intima lo sgombero del presidio e dichiara la messa in libertà dell’intera maestranza collegata alla produzione a partire dalle ore 11:00. Una scelta che colpisce lavoratori che non stavano scioperando, svuota di efficacia lo sciopero articolato, configura una serrata ritorsiva, pratica vietata dall’ordinamento italiano. Nei primi comunicati, FIM, FIOM e UILM riconoscono la natura antisindacale dell’atto e affermano un principio chiaro: i lavoratori erano a disposizione e la retribuzione va pagata al 100%.
Il passo indietro del 3 agosto: la resa della RSU, dopo due settimane, la RSU e le segreterie territoriali firmano un accordo che:riconosce solo il 50% della retribuzione delle ore di messa in libertà,invita i lavoratori a coprire il restante 50% con PAR/ROL/IROL,giustifica la scelta con la minaccia aziendale di un “lungo contenzioso”.
Le conseguenze politiche di questa scelta scellerata  della RSU non è un dettaglio tecnico,  è un precedente politico.
L’azienda ora sa che può usare la messa in libertà come arma e i lavoratori imparano che il sindacato può arretrare anche quando ha ragione e il costo del conflitto viene scaricato sui singoli operai, non su chi lo ha provocato. Noi affermiamo e sosteniamo  l’opposto: 
Il diritto di sciopero non si transa.
La retribuzione non si baratta.
La dignità non si negozia.
Noi siamo per una battaglia che serva davvero, quello che difende i diritti e non li amministra. La vertenza Electrolux Solaro deve diventare un segnale chiaro.
Una lotta in cui la rappresentanza non deve essere un titolo, ma una responsabilità. E quando viene tradita, va riconquistata, ma al punto in cui sono arrivati bisogna avvertire gli operai che otterranno di più se impugnano nei tribunali le loro vertenze.
ORA DIVENTA URGENTE PARLARE DI CONFLITTO DI CLASSE
Oggi il conflitto di classe è a senso unico e bisogna essere precisi: il conflitto di classe non è scomparso, semplicemente è stato monopolizzato. La classe dirigente:è compatta, ha strategia, ha obiettivi chiari, usa strumenti giuridici, mediatici, psicologici, non arretra, non si vergogna del proprio interesse, anzi ne va fiera. La classe operaia invece è frammentata, è isolata, è spaventata, non ha più memoria delle forme della lotta, delega a rappresentanze che non rappresentano niente, accetta compromessi che non sono compromessi, ma vere e proprie  rese. Perché la classe operaia è divisa?
Non è un difetto morale, è un processo storico:con l'affermarsi dell'individualismo ogni operaio è trattato come singolo e non come parte di un  corpo collettivo.
Poi c'è la paura economica: precarietà, mutui, figli, salari bassi e  la paura paralizza.
Sindacati istituzionalizzati: non più strumenti di conflitto, ma mediatori di compatibilità. Il risultato è che la classe operaia non riconosce più se stessa come classe, ha introiettato il punto di vista dei padroni, ha perso la sua identità collettiva,  e senza identità' non c’è lotta collettiva, difesa dei propri diritti.
La classe dirigente vince perché lotta e vince non perché è “più forte”, ma perché ha coscienza di sé, ha obiettivi comuni, ha strumenti, ha continuità. La classe operaia invece lotta solo quando è disperata, non quando è organizzata. E quando lotta, spesso lo fa senza strategia, senza direzione, senza obiettivi chiari, senza strumenti giuridici, senza pressione politica. Il caso Electrolux Solaro  ne è un esempio perfetto: l’azienda ha agito con lucidità, la RSU ha agito con paura,i lavoratori hanno agito con fiducia mal riposta.
Se non ci sarà uno scatto, la classe operaia continuerà a subire, i sindacati continueranno a firmare rese spacciate per accordi e i lavoratori continueranno a pagare il prezzo delle decisioni altrui, la dignità continuerà a essere trattata come una variabile negoziabile e, soprattutto, continuerà la normalizzazione della sconfitta.
Bisogna lavorare e sfruttare ogni occasione per parlare e  ricostruire la coscienza di classe.
Comprendere e far comprendere che non stiamo parlando di  un concetto astratto, ma di un qualcosa che e' possibile perché è un fatto naturale. 
Anni di storia e strategie capitalistiche ci hanno confuso, ed infine persi "ognuno dentro i fatti suoi" .

Slai Cobas per il sindacato di classe Milano

cobasint@tiscali.itcobasdiclasse.mi@gmail.com

WA 3387211377  

lunedì 3 agosto 2026

3 agosto - info da tarantocontro: Cronache e immagini dello sciopero odierno,....

https://www.facebook.com/studio100radiotelevisione/videos/-ex-ilva-otto-ore-di-sciopero-gli-operai-marciano-dalla-fabbrica-in-direzione-ta/27610270551974924/


https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/video/taranto/2078480/ex-ilva-inizia-la-settimana-decisiva-operai-in-agitazione-occupano-la-strada-ecco-le-prossime-scadenze-video.html

https://www.lapresse.it/video/2026/08/03/ex-ilva-lavoratori-bloccano-la-statale-a-taranto-governo-dia-risposte/ 

“Embrace the future. Anche per i 20mila lavoratori?”

È il giorno della mobilitazione per i lavoratori dell’ex Ilva. Questa mattina gli operai hanno lasciato lo stabilimento aderendo alle otto ore di sciopero proclamate da Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb, dando così il via a una settimana che potrebbe rivelarsi decisiva per il futuro del polo siderurgico.

La protesta è iniziata con un’assemblea nell’area antistante il Consiglio di fabbrica, durante la quale i rappresentanti sindacali hanno illustrato ai lavoratori lo stato della vertenza e le ragioni dello sciopero. Al termine dell’incontro il corteo ha raggiunto la Statale 100, occupando temporaneamente la carreggiata all’altezza della direzione dello stabilimento. Tra gli striscioni esposti, uno riportava la scritta: “Embrace the future. Anche per i 20mila lavoratori?”, un riferimento diretto allo slogan ufficiale dei XX Giochi del Mediterraneo.

La mobilitazione arriva a pochi giorni dalla sentenza della Corte d’Appello di Milano che ha disposto la cessazione delle attività dell’area a caldo entro 90 giorni, elemento destinato a pesare sugli incontri convocati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Da domani al 6 agosto il Mimit ospiterà infatti una serie di tavoli dedicati al futuro dell’ex Ilva. Si partirà con il confronto con le organizzazioni sindacali, per poi proseguire con il Tavolo Taranto, dedicato ai progetti di investimento per il territorio, e con un incontro con Confindustria, Federacciai e Federmeccanica sulle prospettive del comparto siderurgico nazionale. La settimana si chiuderà con il confronto con le associazioni delle imprese dell’indotto, chiamate a discutere le ricadute della crisi sul tessuto produttivo locale.

Sul tavolo resta anche la manifestazione di interesse del gruppo indiano Jindal, che ha confermato la disponibilità ad acquisire l’intero complesso industriale, compresa l’area a caldo, nonostante il provvedimento della Corte d’Appello.

I sindacati chiedono al Governo misure straordinarie per i lavoratori di Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria e per quelli delle aziende dell’appalto, oltre a un intervento pubblico che garantisca continuità occupazionale e accompagni la transizione industriale. Tra le richieste figura anche l’introduzione di una clausola sociale per tutelare i dipendenti dell’indotto.

«È giunto il tempo di prendere decisioni che restituiscano ai lavoratori e alla città un futuro certo, garantendo insieme lavoro, salute e ambiente”, ribadiscono Fim, Fiom, Uilm e Usb

domenica 2 agosto 2026

3 agosto - Ex Ilva Taranto e sciopero: Lo Slai Cobas non ha aderito allo sciopero indetto dai sindacati confederali - lottare sì, ma con una piattaforma operaia con l'autonomia operaia nei confronti di governo, padroni, Stato del capitale

 


2 agosto - info solidale: INTERPORTO DI BOLOGNA: VIOLENZA DI ISCRITTI FIT-CISL E GRAVE DISTORSIONE DEI FATTI NEL MAGAZZINO ONE EXPRESS

 solidarietà ai lavoratori del Si Cobas aggrediti da iscritti del sindacato Cisl, fascista, al servizio del governo fascista Meloni e dei padroni

Il SI Cobas esprime profondo sdegno per la ricostruzione falsa e distorta diffusa dalla FIT-CISL sui gravi fatti avvenuti nella notte del 29 luglio 2026 presso il magazzino One Express dell’Interporto di Bologna.
Questa versione capovolge quanto accaduto, trasformando i lavoratori aggrediti in aggressori e nascondendo le responsabilità dei propri iscritti.
Nel magazzino lavorano 140 persone: circa 100 sono iscritte al SI Cobas, una quindicina ha aderito recentemente alla FIT-CISL ed è inoltre presente una rappresentanza della FILT-CGIL.

Il SI Cobas rappresenta quindi da anni la grande maggioranza dei lavoratori del sito, mentre la presenza della FIT-CISL è recente e largamente minoritaria.
I fatti sono iniziati all’interno del magazzino, quando un iscritto alla FIT-CISL ha volontariamente urtato con un trans-pallet il muletto condotto da un lavoratore del SI Cobas. Sono seguiti insulti, provocazioni e gravi minacce contro i nostri iscritti.
Nonostante i ripetuti tentativi del responsabile del magazzino e dei delegati SI Cobas di riportare la calma, alcuni iscritti alla FIT-CISL hanno volutamente lasciato il posto di lavoro, incitando altri a seguirli all’esterno.
Fuori dal magazzino, un lavoratore del SI Cobas è stato circondato e aggredito.

Durante l’aggressione gli iscritti FIT-CISL hanno utilizzato una sedia metallica, una spranga di ferro e un cutter. Diversi nostri iscritti sono stati colpiti e feriti, di cui 7 hanno riportato lesioni alla testa, alle braccia, alla spalla, alla schiena, alla caviglia e al ginocchio, oltre a ferite da taglio.
La situazione è terminata soltanto grazie all’intervento del delegato sindacale e di numerosi lavoratori del SI Cobas oltre che del responsabile del magazzino, che hanno separato le persone coinvolte e impedito conseguenze ancora più gravi.

Sul posto sono poi intervenuti i Carabinieri e il personale sanitario.

S.I. COBAS NAZIONALE.

Si Cobas’ e la rissa tra sindacalisti: "Noi aggrediti, abbiamo le prove"

La versione della sigla di base: "Video, referti e testimonianze. Gli iscritti Fit-Cisl hanno usato. spranghe di ferro e un cutter".

Il segno sulla schiena di un sindacalista

La solidarietà ai sindacalisti aggrediti, al culmine di un diverbio, all’Interporto di Bentivoglio continua ad arrivare senza sosta. Il segretario generale di Uil trasporti Emilia Romagna, Fabio Piccinini, esprime la più profonda solidarietà ai lavoratori Fit Cisl aggrediti. Solidarietà anche da Italia Viva, per voce della senatrice Annamaria Furlan: "L’aggressione all’Interporto ai danni di alcuni sindacalisti della Fit-Cisl è un episodio di estrema gravità. La violenza non può mai trovare spazio nei luoghi di lavoro, che devono essere presidio di sicurezza, dignità e rispetto reciproco". Il sindacato Si Cobas, di cui alcuni componenti sarebbero stati additati come i colpevoli dell’aggressione, non ci sta: "Esprimiamo sdegno per la ricostruzione falsa e distorta diffusa dalla Fit-Cisl sui gravi fatti avvenuti nella notte del 29 luglio presso il magazzino One Express dell’Interporto. Questa versione capovolge quanto accaduto, trasformando i lavoratori aggrediti in aggressori e nascondendo le responsabilità dei propri iscritti. I fatti sono iniziati nel magazzino, quando un iscritto alla Fit Cisl ha volontariamente urtato con un transpallet il muletto condotto da un lavoratore del Si Cobas. Sono seguiti insulti, provocazioni e gravi minacce contro i nostri iscritti. Nonostante i ripetuti tentativi del responsabile del magazzino e dei delegati SI Cobas di riportare la calma, alcuni iscritti alla Fit Cisl hanno lasciato il posto di lavoro, incitando altri a seguirli all’esterno. Fuori dal magazzino, un lavoratore del SI Cobas è stato circondato e aggredito. Durante l’aggressione gli iscritti Fit Cisl hanno utilizzato una sedia metallica, una spranga di ferro e un cutter. Diversi nostri iscritti sono stati colpiti e feriti, di cui 7 hanno riportato lesioni a testa, braccia, spalla, schiena, caviglia e ginocchio, oltre a ferite da taglio. Non vi è stata alcuna aggressione organizzata dal Si Cobas. Al contrario, i nostri delegati e lavoratori hanno cercato di contenere la situazione, impedendo ad altri iscritti di uscire dal magazzino e intervenendo per fermare le violenze. Quanto avvenuto è documentato dalle immagini di videosorveglianza, dai referti sanitari e dalle testimonianze. Anche i provvedimenti confermano che non è sostenibile la versione di un’aggressione organizzata dal SI Cobas: sono stati sospesi 4 lavoratori, di cui 3 iscritti Fit Cisl, che hanno dato il via all’aggressione".


sabato 1 agosto 2026

1 agosto - Aggiornamento su Margherita Napoletano: OSPEDALE SAN RAFFAELE – IN ATTESA DI RISPOSTE ISTITUZIONALI, CONTINUA LA MOBILITAZIONE

 

Nella giornata di venerdì 31 luglio, siamo rimasti in attesa della risposta successiva all’incontro tra Regione Lombardia e la proprietà dell’Ospedale San Raffaele, rispetto alla richiesta delle lavoratrici e dei lavoratori, attraverso le loro rappresentanze, di ritirare il licenziamento di Margherita Napoletano. Un atto che rappresenta un ulteriore gravissimo attacco alle condizioni di lavoro, al diritto alla salute e alla possibilità di denunciare le criticità senza che ciò diventi motivo di ritorsioni.

Abbiamo appreso dall’edizione delle 19:30 del TGR Lombardia che: “Convocati in Regione, dopo le proteste per il licenziamento della sindacalista Margherita Napoletano, i vertici dell’Ospedale San Raffaele di Milano non sarebbero disposti a revocare il provvedimento. Lo si è appreso al termine dell’incontro con il direttore generale della sanità Melazzini”.

Ad oggi, tuttavia, non abbiamo ancora ricevuto alcun riscontro ufficiale da parte della Regione Lombardia in merito all’esito dell’incontro. Attendiamo una comunicazione istituzionale, che auspichiamo venga trasmessa con la massima tempestività, prima di esprimere una valutazione definitiva sul contenuto dell’incontro e sulle posizioni emerse.

Non appena riceveremo la comunicazione ufficiale, informeremo puntualmente le lavoratrici e i lavoratori sull’esito del confronto e definiremo, insieme a loro, i prossimi passi della mobilitazione e della lotta per ottenere il ritiro del licenziamento di Margherita Napoletano e la piena tutela della libertà sindacale.

Nel frattempo, la mobilitazione non si ferma. Prosegue la presenza resistente davanti all’Ospedale San Raffaele, giorno e notte, a testimonianza della determinazione delle lavoratrici e dei lavoratori nel rivendicare il ritiro del licenziamento e il rispetto della libertà sindacale.

USI Sanità, CUB Sanità Provinciale Milano e CUB Sanità San Raffaele

Milano, 1 agosto 2026


1 agosto - da tarantocontro: Su sciopero e trattativa Ilva

 

Lo Slai Cobas nella riunione del coordinamento provinciale ha deciso, pur presente lunedì ad Acciaiarie ed appalto, di non aderire allo sciopero dei confederali di lunedì per l'Ilva. Uno sciopero tardivo e senza una piattaforma operaia adeguata alla situazione.

Noi pensiamo che in questa emergenza la priorità è data alla tutela dei lavoratori e al rifiuto di ogni scenario alla Bagnoli: "chiudiamo e poi faremo...";  noi diciamo che senza garanzia di piano industriale, piano ambientale, piano bonifiche, piano occupazionale, non va chiuso niente - siamo contro la vendita, per la nazionalizzazione, ma anche questa va unita simultaneamente a niente esuberi, cassaintegrazione strettamente necessaria e temporanea con integrazione salariale, riduzione dell'orario di lavoro a parità di paga, prepensionamenti per amianto, lavori usuranti, postazione ispettiva permanente in fabbrica per la sicurezza, formazione dei cassintegrati Ilva AS funzionali al rientro in fabbrica e alle bonifiche. Siamo per la trattativa con il governo a Taranto e non a Roma - siamo per assemblee e presidio permanente da subito.

Lo Slai Cobas ha incaricato i legali delle parti civili al processo ambiente svenduto Antonietta Ricci Taranto e Gianluca Vitale Torino per un esame approfondito dell'ordinanza del tribunale di Milano.



1 agosto - Thyssenkrupp promuove Harald Espenhahn: fu condannato per la strage di Torino...

 ...l'ingiustizia del capitale: impunità e promozione per i padroni assassini. Ma noi non dimentichiamo i nostri morti; i nostri fratelli si sangue operaio; il dolore dei loro familiari e amici; ASSASSINATI da questo sistema e dai loro governi....verrà un giorno in cui trionferà l'UNICA GIUSTIZIA, QUELLA PROLETARIA


Redazione Esteri

Condannato per il rogo del 6 dicembre 2007, nel quale morirono 7 operai, ora diventa amministratore delegato di un ramo del gruppo siderurgico

Era il responsabile in Italia quando, il 6 dicembre 2007, sette operai persero la vita nell’impianto di viale Regina Margherita a Torino. Arsi vivi. Condannato per uno dei più atroci incidenti sul lavoro in Italia, Harald Espenhahn non solo non ha mai trascorso un solo intero giorno in carcere ma, ora, è stato promosso da Thyssenkrupp. Il colosso siderurgico lo ha promosso alla guida di un ramo del gruppo, la Thyssenkrupp Rasselstein: secondo il quotidiano tedesco Bild, dal 1° agosto sarà lui al timone della divisione leader mondiale nella produzione di acciaio per imballaggi.

Espenhahn, che era responsabile in Italia del gigante tedesco, è stato condannato per la morte dei sette operai torinesi – Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò e Giuseppe Demasi – nel 2016 a 9 anni e dieci mesi di reclusione per omicidio colposo e incendio doloso per negligenza. Insieme a lui, imputato principale, vennero ritenuti colpevoli anche Gerald Priegnitz, Marco Pucci, Daniele Moroni, Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri. Ha scontato la pena in Germania, secondo le procedure dell’ordinamento tedesco e dopo una lunga battaglia per l’esecuzione: il tetto massimo previsto in Germania per il reato di omicidio colposo ha ridotto la condanna a 5 anni di reclusione ed Espenhahn ha beneficiato del regime di semilibertà. Quest’ultimo provvedimento gli ha permesso di uscire dal carcere durante il giorno per lavorare e di farvi rientro soltanto la sera per trascorrervi la notte.

Nella notte del 6 dicembre 2007, nello stabilimento ThyssenKrupp di Torino, un incendio si sviluppò sulla linea 5 durante il riavvio dell’impianto dopo un intervento di manutenzione. L’innesco fu causato dall’attrito di un nastro d’acciaio, mentre la presenza di carta impregnata d’olio e residui infiammabili favorì la propagazione delle fiamme. I lavoratori tentarono di spegnere l’incendio con estintori e manichette, ma il danneggiamento di un tubo dell’impianto oleodinamico provocò la fuoriuscita di olio ad alta pressione che, incendiandosi, generò una violenta fiammata. Sette operai morirono in seguito alle ustioni riportate, mentre Antonio Boccuzzi fu l’unico sopravvissuto. L’incidente aprì un ampio dibattito sulle condizioni di sicurezza nello stabilimento e sulle responsabilità dell’azienda. Interpellata dalla Bild, Thyssenkrupp ha difeso la nomina: Espenhahn, ha riferito, possiede “una grande esperienza nell’industria” e che il suo percorso giudiziario “è totalmente concluso”.