martedì 1 settembre 2026

1 settembre - Appello del Coordinamento Internazionale dei Lavoratori dell'Auto: Giornata internazionale di lotta contro il fascismo e la guerra!

 

1° settembre 2026: Giornata internazionale di lotta contro il fascismo e la guerra!

In questo giorno, mentre migliaia di lavoratori e giovani manifestano in tutto il mondo, il Gruppo di Coordinamento Internazionale (ICOG) della Coordinazione Internazionale dei Lavoratori dell’Auto, a nome dei lavoratori dell’industria automobilistica che si sono riuniti in una conferenza a Pune, in India, nel novembre 2025, invita a intensificare la lotta contro una pericolosa escalation del capitalismo imperialista che minaccia il pianeta. Di fronte alla crisi del vecchio ordine mondiale, Trump sta tentando – sia attraverso mezzi economici come i dazi, sia ricorrendo alla violenza – di imporre un nuovo ordine sotto l’egemonia degli Stati Uniti. Le leggi del dominio imperialista e delle crisi capitalistiche portano a rivalità interimperialiste, conflitti, guerre, minacce fasciste, distruzione ambientale e rischi nucleari. L’Israele sionista, con il sostegno degli Stati Uniti, sta commettendo un genocidio a Gaza ed estendendo la guerra alla Cisgiordania. Sta attaccando l’Iran. Gli Stati Uniti e la Cina sono in conflitto per il Mar Cinese Meridionale. L’aggressione contro l’Ucraina si sta intensificando. L’ingerenza di Trump in Venezuela — compreso l’arresto di Maduro —, le minacce contro Cuba e l’ingerenza nel processo elettorale brasiliano fanno tutte parte della sua offensiva. Gli imperialisti sono incapaci di offrire all’umanità un’alternativa o la prosperità. Né possono farlo i governi di estrema destra che hanno guadagnato influenza di fronte al crollo del sistema — come in Argentina, Colombia, Italia, Turchia e altri paesi. Ciò che ci offrono è crescente miseria, guerre e migrazioni, che colpiscono decine di milioni di persone in tutto il mondo. Ci troviamo quindi di fronte al pericolo reale di una guerra mondiale, che non è nell’interesse né della classe operaia né dell’umanità. D’altra parte, la catastrofe climatica si sta intensificando attraverso terremoti, inondazioni, incendi e ondate di calore – una realtà negata dai governi di estrema destra. Allo stesso tempo, la classe operaia subisce uno sfruttamento brutale e licenziamenti di massa – come gli oltre 100.000 annunciati dalla Volkswagen – oltre che la distruzione ambientale. C’è resistenza a tutto questo: i lavoratori si stanno organizzando contro i licenziamenti. La solidarietà globale con Gaza sta crescendo, così come la mobilitazione contro la distruzione ambientale. Milioni di persone stanno migrando per sfuggire alla miseria e alla guerra, mentre l’Europa si sta trasformando in una fortezza. Chiediamo la massima unità internazionale possibile tra i lavoratori nella lotta contro tutte le guerre imperialiste. Non accetteremo che, in nome del profitto, continuino a essere distrutti posti di lavoro, vite umane, l’ambiente e la speranza di un futuro dei nostri giovani. Solo i lavoratori, attraverso la loro mobilitazione, sono in grado di impedire il protrarsi di questa catastrofe che minaccia la nostra epoca, costruendo una forza capace di sconfiggere e distruggere questo sistema e di porre fine allo sfruttamento capitalista.

*Abbasso le guerre imperialiste! I lavoratori non sparano ai lavoratori!*

*Viva l’unità e la solidarietà internazionale dei lavoratori!*


1 settembre - Malasanità San Raffaele: cresce la mobilitazione contro il licenziamento politico di Margherita. 19 settembre corteo a Milano

 



1 settembre - VITTORIA OPERAI ACCA

 

Sudd cobas Prato Firenze

Lo sciopero degli operai ACCA ha vinto. È una vittoria straordinaria, che arriva dopo una lotta straordinaria. L'accordo è stato raggiunto nella notte tra il 28 e il 29 agosto, dopo 70 giorni di sciopero che hanno visto 4 picchetti a oltranza presso i magazzini di Seano, Agliana, Campi Bisenzio e Osmannoro. Dal 1° settembre torneranno a lavoro proprio nel magazzino di Campi Bisenzio, mantenendo contratti e diritti conquistati con le lotte degli scorsi anni.

Sembrava impossibile a molti, ma noi ci abbiamo sempre creduto. Anche quando – con l'assalto al picchetto del 23 giugno – era chiaro che l'intero sistema del pronto moda aveva deciso di usare questa vertenza per regolare i conti con il sindacato e provare a «rimettere al proprio posto» la classe lavoratrice di questo distretto. Anche quando ci siamo trovati contro la Procura e i reparti della polizia in assetto antisommossa. Anche sull'asfalto bollente dell'estate più calda di sempre.

Ci abbiamo creduto perchè siamo da sempre convinti che non esistano cause perse, ma lotte difficili che hanno bisogno di essere portate avanti con determinazione. Da tanti anni facciamo sindacato coltivando la fede che un cambiamento non sia solo necessario ma anche possibile, e può venire solo dal basso, dalle persone comuni che fanno la classe operaia di oggi.

C'è un potere enorme nell'unità e la solidarietà tra lavoratori. Questa fede non è mai stata tradita. E questa vittoria deve essere un’ulteriore iniezione di speranza per tutti.

Stiamo costruendo un modo di fare sindacato che ridà potere alle persone. E alla fine una piccola comunità multinazionale, fatta di operai immigrati da diversi continenti, ha fatto fallire i piani di una multinazionale.

Abbiamo fatto bene a disobbedire quando ci veniva ordinato di cessare i picchetti. Perché non avremmo mai raggiunto questo risultato. Alla luce di questo risultato straordinario, è proprio il caso dirlo: viva i picchetti!


1 settembre - Un agosto di sangue mai visto in 19 anni di monitoraggio dell'Osservatorio di Bologna morti sul lavoro.

 

REPORT: MORTI SUL LAVORO IN ITALIA (Dati al 31 Agosto 2026) Nei primi otto mesi del 2026 sono morti complessivamente 959 lavoratori (compresi gli infortuni in itinere). Di questi, 765 sono deceduti direttamente sui luoghi di lavoro. Oggi, 31 agosto, si conclude un mese orribile segnato da una montagna di morti: quattro soltanto nella giornata odierna. Il nuovo schiavismo, che oggi si chiama precariato, ha ucciso Pasquale Andriotta (nella foto), morto per fatica, stress, caldo e precarietà. Oggi gli scadeva il contratto e, con ogni probabilità, il timore di un mancato rinnovo ha contribuito alla sua fine. Non possiamo più assistere inermi a questo precariato imperante che sta facendo aumentare esponenzialmente i morti sul lavoro. I numeri dell'Osservatorio e i visitatori Prima di tutto vorrei ringraziare i visitatori del blog dell’Osservatorio di Bologna sui Morti sul Lavoro (cadutisullavoro.blogspot.it), che nel solo mese di agosto hanno superato l’incredibile cifra di 250.000 visualizzazioni. Cittadini comuni, istituzioni, giornalisti, studiosi e media (anche esteri) visitano regolarmente l’Osservatorio. Mi sento molto orgoglioso del lavoro volontario svolto da 19 anni a questa parte. Un grazie va anche ai circa 70.000 amici di Facebook che seguono i post dedicati a queste tragedie (oltre a una quota di appassionati d’arte che mi segue per altri contenuti). Confronto con il 2025: un aumento spaventoso • Dati complessivi (1° gennaio - 31 agosto 2026): 959 morti totali (di cui 765 sui luoghi di lavoro). Al 31 agosto 2025 i morti totali erano 687: si registra quindi un incremento di oltre il 10%. • Focus sul mese di agosto: Considerando i soli decessi avvenuti sui luoghi di lavoro nel mese di agosto, quest'anno ne sono stati registrati 101 (contro i 62 del mese di agosto 2025). Includendo i decessi in itinere, nel solo mese di agosto si superano i 120 morti, registrando uno spaventoso aumento del 36%. Occorre analizzare a fondo questo dato che lascia letteralmente senza fiato. Giovani, donne e lavoratori stranieri Questo mese verrà ricordato per la tragica scomparsa di Gabriele Tullio (nella foto), di soli 15 anni, che lavorava in nero e di notte come ambulante. • Under 30: Dall'inizio dell'anno sui luoghi di lavoro sono morti 55 giovani sotto i 30 anni. A questi ne vanno aggiunti moltissimi altri deceduti in incidente stradale mentre andavano o tornavano dal lavoro: una vera e propria strage. Mettersi alla guida di una moto nel tragitto casa-lavoro richiede massima prudenza, spesso compromessa dalla stanchezza o dalla fretta. • Donne e stranieri: Le donne muoiono soprattutto in itinere. Gli stranieri deceduti sui luoghi di lavoro nei primi 8 mesi sono stati 145: rapportati alla popolazione italiana lavoratrice, presentano un tasso di mortalità triplo, poiché destinati alle mansioni più umili e pericolose. I settori più colpiti: Autotrasporto e Agricoltura Impressionante la sequenza di morti nell’autotrasporto, che conta ben 133 vittime da quando, a fine 2022, sono stati introdotti gli "appalti a cascata". Terribile è anche il bilancio nel settore agricolo per lo schiacciamento da trattore, dove si registrano già 110 morti sui luoghi di lavoro. Non vedere alcun intervento strutturale da parte dei due Ministeri competenti lascia sconcertati. Da soli, autotrasporto e agricoltura rappresentano il 32% dei morti totali sui luoghi di lavoro. Le vittime anziane e il fenomeno sociale • Ultra-sessantenni: I lavoratori sopra i 60 anni deceduti sui luoghi di lavoro sono già 238, rappresentando da soli il 31,5% del totale. • Ultra-settantenni: Se passiamo agli ultra-settantenni, il dato raggiunge la cifra incredibile di 140 morti (18,37% del totale sui luoghi di lavoro). Ovviamente non continuano a lavorare per "divertimento" o per mancanza di passatempi: lo fanno per integrare magre pensioni e per aiutare figli e nipoti che, con i propri stipendi, non riescono ad arrivare a fine mese. Con il precariato gli stipendi sono diventati da fame, spingendo al contempo i giovani italiani qualificati a fuggire all'estero. Speriamo che qualche sociologo decida di approfondire e analizzare questo devastante fenomeno sociale. Carlo Soricelli Curatore dell’Osservatorio di Bologna sui Morti sul Lavoro


31 Agosto 2026

Tre morti e due feriti sul lavoro in poche ore: nel Ferrarese un 41enne incastrato in un macchinario, a Varese un operaio travolto da una soletta di cemento

diRedazione Cronaca

Per quanto riguarda i feriti, a Milano un 47enne è stato portato in elicottero in codice rosso all’ospedale Niguarda. Stabile l'operaio di 66 anni che è caduto da un solaio in un cantiere a Torino

Cento, una frazione di Ferrara, un uomo di 41 anni è morto nella mattinata di oggi, 31 agosto. Da una prima ricostruzione, il 41enne stava raccogliendo manichette per l’irrigazione quando è rimasto impigliato nel macchinario che stava utilizzando e ha sbattuto la testa. Ma non è l’unica vittima. Sempre questa mattina poco dopo le 9, in un cantiere di via Don Minzoni, a Origgio (Varese), un altro uomo di 55 anni è deceduto per il cedimento di una soletta in cemento che lo ha travolto e schiacciato.

Sul posto sono arrivati immediatamente i soccorsi, con un’automedica, un’ambulanza, i vigili del fuoco e le forze dell’ordine, insieme al personale dell’Ats, chiamato a ricostruire con precisione le cause e la dinamica dell’incidente. Nonostante lo sforzo dei sanitari purtroppo per l’uomo non c’era ormai più nulla da fare se non accertarne il decesso. A Piacenza invece un corriere è morto durante una consegna all’ultimo giorno di contratto.

Altri due operai, sempre oggi, sono stati ricoverati in ospedale in condizioni critiche dopo incidenti sul luogo di lavoro. Un 47enne è stato investito da un bancale che portava un peso di 500 chili nel magazzino di un’azienda a Tribiano, nel Milanese: l’uomo ha riportato fratture e traumi al torace, all’addome, al bacino e a una gamba, ed è stato portato in elicottero in codice rosso all’ospedale Niguarda di Milano.

Torino, invece, un operaio di 66 anni è caduto da un solaio nel cantiere di un locale in corso Orbassano, da un’altezza di circa 3 metri. I sanitari del 118 sono riusciti a stabilizzarlo e lo hanno portato, intubato, all’ospedale CTO in codice rosso.



lunedì 31 agosto 2026

1 settembre - ELECTROLUX RICEVE 300 ML DI REAL, (50 MILIONI DI EURO) PUBBLICI IN BRASILE PER INVESTIMENTI...e in Italia?

 

importante accordo di finanziamento a Electrolux Group dal BNDES (Banco Nacional de Desenvolvimento Econômico e Social, la banca pubblica di sviluppo del Brasile).

Sintesi dei contenuti principali

Valore del finanziamento: Electrolux ha raccolto 300 milioni di R$ (real brasiliani) tramite strumenti finanziari del BNDES dedicati all'innovazione e alla sostenibilità.

Obiettivo produttivo: Sviluppo e produzione in Brasile di 26 nuovi prodotti (focalizzati sul settore del freddo/refrigerazione ed elettrodomestici) integrando intelligenza artificiale, maggiore efficienza energetica e nuove soluzioni tecnologiche.

Target di prestazione e sostenibilità:

Riduzione fino al 40% del consumo energetico nei frigoriferi.

Aumento fino al 70% della vita utile degli alimenti conservati, riducendo lo spreco alimentare.

Contesto aziendale: L'investimento si inserisce nel quadro delle celebrazioni per i 100 anni di attività di Electrolux in Brasile, che ricorrono nel 2026.

Skatenati Electrolux


mercoledì 19 agosto 2026

19 agosto - Da Slai Cobas sc: Taranto 21 agosto - diamo voce alla protesta operaia e popolare

 


19 agosto - info: Stellantis Melfi/ presidio appalto PMC - “Quando il sindacato dorme, tocca agli operai lottare” - la parola e l'azione degli operai

 17 agosto 2026 | 17:46

Eugenio Bonanata

Donato Auria durante una manifestazione (immagine di repertorio)

Il presidio ha fatto tanto, diversamente avremmo fatto anche noi la fine di tanti operai della Logistica Stellantis”. Inizia così la chiacchierata con Donato Auria, mente e braccio del più grande presidio che si sia visto nell’area industriale di Melfi, almeno nell’ultimo decennio. Da ottobre 2025 a luglio 2026. Quando la loro azienda, Pmc, il 13 ottobre scorso ha deciso che non c’era più futuro, che potevano andarsene a casa, Donato ha mosso, insieme a un agguerrito gruppo di coleghi, il presidio davanti all’azienda, nell’Indotto di San Nicola di Melfi. Una tenda. Acqua, freddo, inverno. E poi primavera e calura estiva. Giorno e notte, turni come in fabbrica. A fine luglio la svolta definitiva con l’accordo nero su bianco e un’azienda, C. Costruzioni, che si è decisa a rilevare il sito e a riconvertire la produzione. Cessione dei rami d’azienda per Pmc e Brose, e rientro al lavoro, con un cronoprogramma definito, per 150 lavoratori. Tra settembre e ottobre i passaggi decisivi previsti.

Non è anora finita”.Nonostante la svolta di fine luglio (con tanto di firma su carta intestata del Ministero per l’Industria e il Made in Italy, alla presenza dei sindacati) per Donato non è ancora il momento di abbassare la guardia. “A settembre torneremo in presidio alla Pmc – assicura – e non ci fermeremo sin quando tutti gli operai, così come pattuito, non saranno riassorbiti dalla C. Costruzioni”. La tempistica è ancora incerta. Ci sono dei passaggi amministrativi che appaiono lenti e non prima di ottobre saranno liberati i capannoni dai macchinari ‘Stellantis’ ancora presenti. “Non è ancora finita – precisa Donato – ma di sicuro con la nostra battaglia abbiamo messo un marchio su questa vicenda che rischiava di vederci succubi, passivi, così come è accaduto per tanti colleghi della Logistica, licenziati e scaricati dall’oggi al domani e oggi praticamente senza futuro”

Lamentarsi non basta, bisogna unirsi e lottare” Il discorso finisce poi sulla vertenza complessiva Stellantis, sulle condizioni di lavoro a San Nicola e sul futuro incerto che tocca migliaia di colleghi dell’area industriale. “Ci sono dei momenti in cui lamentarsi non basta, quando il sindacato non supporta, dorme, sta alle maestranze intestarsi la lotta operaia”, sottolinea. Il riferimento è alle condizioni nella fabbrica madre di Melfi, Stellantis, dove è in corso un dimezzamento mai visto prima della forza lavoro, con la transizione all’elettrico. “Non basta lamentarsi che non ti chiamano al lavoro, bisogna agire – ribadisce – Sono migliaia gli operai, se si unissero per una battaglia comune, le cose andrebbero diversamente, non chiamerebbero sempre gli stessi sulla linea, a detrimento degli altri”. Parte delle responsabilità, infatti, le attribuisce agli stessi lavoratori. “I sindacati hanno colpa fino a un certo punto, l’altro elemento di debolezza è il lassismo della classe operaia, accettare ogni cosa senza colpo ferire, senza ribellarsi, così si perde la battaglia e la dignità

”“I 21 giorni? Eravamo in 500 (su 12 mila) a lottare. E non è cambiato nulla…” Inevitabile tornare sul più classico degli amarcord, la lotta dei 21 giorni del 2004, passata agli annali come la ‘Primavera di Melfi’. “Ricordi la lotta dei 21 giorni? Eravamo 12mila in quell’area industriale – osserva Donato – E in circa 500 abbiamo lottato per tutti. Da allora non è cambiato nulla”. Parole forti le sue, arricchite da un’altra “amara” considerazione. “Di quei 500 quanti quanti ne siamo rimasti? C’è chi è andato via e chi si è adeguato piazzandosi in una postazione meno pesante. Altri si sono adagiati con una tessera sindacale in tasca”. La discussione finisce qua, per ora. “Ritorneremo a parlarne – lascia intendere Donato – ma ora c’è una battaglia da concludere con i colleghi Pmc, non è ancora finita”. Già, non è ancora finita. A settembre si torna in presidio. Parola di chi non ha “mai” abbassato la guardia. Parola di Donato Auria


19 agosto - La strage sul lavoro è continuata anche ieri 18 con 5 morti sul lavoro

 

Continua la strage di lavoratori in Italia.​Aldo Biselli, deceduto in seguito alla caduta dal tetto del suo capannone.​Agricoltore schiacciato a Rovereto (Trentino): è la 107ª vittima del settore agricolo dall'inizio dell'anno.​Michele Cannella, caduto da un capannone.​Camionista trovato morto all'interno del proprio mezzo a 45 anni.​Gabriele Cannella, deceduto dopo una settimana di agonia in seguito a una caduta da un tetto.​Francesco Marzocchi, schiacciato dal trattore il giorno prima.​Lucia Casavecchia, giovane vittima deceduta due giorni prima per la stessa sorte, insieme ad altri lavoratori.​Tra le vittime si contano diversi giovani e giovanissimi, compresi i morti in itinere.​— A cura di Carlo Soricelli, curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna sui Morti sul Lavoro.


18 agosto

Superati di corsa gli 850 morti sul lavoro in Italia nel 2026. In questi ultimi giorni si è consumata una vera e propria strage di agricoltori schiacciati dal trattore: le vittime nel settore salgono a 106 dall'inizio dell'anno, con ben 6 morti soltanto nell'ultima settimana. A perdere la vita sono giovani uomini, donne e anziani. I campi italiani sono impregnati del sangue dei nostri agricoltori.

martedì 18 agosto 2026

18 agosto - info da tarantocontro: Le lavoratrici degli asili di Taranto hanno strappato un'altra battaglia

 

le lavoratrici alle pulizie dello
stadio con la rappresentante
dello Slai cobas

Quest'estate hanno ottenuto di lavorare tutti i due mesi estivi di sospensione - dal lavoro e dal salario - (luglio e agosto). 

Questo risultato è significativo non solo perchè quest'estate è stato impedito, come invece era successo nei due anni precedenti, che venissero mandate a casa da Comune e Ditta, ma anche perchè crea un precedente che non deve essere messo più in discussione: le lavoratrici devono lavorare per tutto l'anno!

Questo risultato ancora una volta è stato conquistato con la lotta: sciopero, presidi, assemblee. 

E l'hanno conquistato solo le lavoratrici dello Slai cobas per il sindacato di classe, per tutte; mentre i sindacati confederali e l'Usb non hanno fatto nulla per imporre il lavoro in estate. 

Non solo. Poichè una parte di questo lavoro estivo si è svolto nelle pulizie post cantiere allo stadio di Taranto dei "Giochi del Mediterraneo", è stato chiesto e ottenuto che venisse aumentato il salario orario per questi lavori più faticosi, fatti sotto il sole 

Ora a settembre ci aspetta un'altra importante battaglia: il netto miglioramento delle condizioni di lavoro nel prossimo appalto: aumento dell'orario di lavoro, aumento del livello retributivo, sicurezza e salute.



sabato 15 agosto 2026

15 agosto - Lavoro, in Italia si muore come in guerra: due vittime in sole 24 ore, quasi 500 dall’inizio dell’anno. È strage

 

Morti sul lavoro, continua la strage: due morti in un solo giorno: a Reggio Calabria e a Cuneo. Da inizio anno oltre 400 vittime

Due nuovi incidenti sul lavoro segnano la giornata di oggi, venerdì 14 agosto, in due diverse regioni italiane. A Cinquefrondi, in provincia di Reggio Calabria, un meccanico di 31 anni è morto questa mattina in un’officina vicino all’imbocco della superstrada che collega la Piana di Gioia Tauro con la Locride. Secondo una prima ricostruzione, il giovane stava effettuando un intervento sotto un’auto sollevata e sostenuta con alcuni cric quando, per cause ancora in corso di accertamento, i dispositivi avrebbero ceduto, facendo precipitare il veicolo e schiacciando l’operaio. Sul caso indagano i Carabinieri, coordinati dalla Procura di Palmi. Sempre oggi, a Diano d’Alba, in provincia di Cuneo, una ragazza di 22 anni è morta a causa del ribaltamento di un trattore.


Una scia di sangue che continua. Ieri, giovedì 13 agosto, un altro grave incidente ha provocato due vittime a San Vito Lo Capo, in provincia di Trapani. Un operaio, Davide Anselmo, è morto a causa delle esalazioni tossiche sprigionate dai locali del depuratore comunale, nella zona della Tonnara del Secco, dove stava lavorando. Nel tentativo di soccorrerlo ha perso la vita anche un operatore del 118, Francesco Bulgarella, sopraffatto a sua volta dalle esalazioni durante le manovre di rianimazione. “Una tragedia che ci lascia sconvolti e attoniti”, ha commentato il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, esprimendo cordoglio alle famiglie delle vittime.

Morti sul lavoro. La lettera di Paola, moglie di Alessandro

Redazione

14 Agosto 2026

Da quando ho perso Alessandro, credo molto nel destino. Cerco i suoi messaggi ovunque: nelle nuvole, in un sasso a forma di cuore trovato per strada, nel volo di un uccello sopra la mia testa, nelle farfalle. Ogni piccolo segno mi fa pensare che lui sia ancora accanto a noi. Per questo, quando ho letto che l’8 agosto è stata scelta come Giornata nazionale dedicata alle vittime del lavoro, mi sono fermata a riflettere. Mi sono chiesta se anche in questo ci fosse lo zampino del destino. Perché Alessandro è morto il 9 agosto. È come se quella data fosse stata posta accanto al giorno più doloroso della nostra vita. Il 9 agosto sono sette anni da quando Alessandro ci è stato portato via.

Alessandro Rosi aveva 44 anni. È morto schiacciato sotto 86 tonnellate di ferro, non per un suo errore, ma a causa di una gestione che non ha saputo proteggerlo nel luogo in cui stava lavorando.

Ha lasciato una madre, un padre, un figlio di soli dieci anni e una moglie.

Quella moglie sono io. E da quel 9 agosto 2019 combatto ogni giorno contro il dolore, la rabbia e quel senso di ingiustizia che continua a ferirmi l’anima.

mercoledì 12 agosto 2026

13 agosto - da tarantocontro: L'altra Taranto in piazza per reclamare un altro futuro!

 

Presidio manifestazione a Taranto il 21 agosto

Concentramento ore 18.30 piazza Immacolata / poi

piazza Della Vittoria/ponte girevole/Piazza Castello

Crisi Ilva - lavoro, salario, sicurezza, salute, investimenti alternativi per un modello di sviluppo anticapitalistico.
Giochi mediterraneo - contro spreco, parassitismo, speculazione. corruzione. gentrificazione

Base navale, militarizzazione, guerra. Taranto non è né vuole essere città di guerra. via basi militari e industrie belliche dalla nostra terra.

Taranto è solidale dalla parte della Palestina contro genocidio, deportazione sionista imperialista

Taranto dice no a razzismo e reimigrazione, lottiamo uniti con i migranti nel nome di Bakari Sako.      

Meloni vattene da Taranto il 21 agosto e da Bari il 4 settembre

Presidio manifestazione a Taranto il 21 agosto concentramento ore 18.30 piazza immacolata

Siamo tutti e tutte promotori, organizzatori, manifestanti antagonisti 

a cura di

Slai Cobas Taranto

Cobas lavoro privato Brindisi
info WA 3475301704 


12 agosto - TARANTO 21 AGOSTO: CONTRO LICENZIAMENTI E APPALTI AL MASSIMO RIBASSO. info da tarantocontro

 Le imprese delle indotto Ilva annunciano licenziamenti collettivi per migliaia di lavoratori, e noi dovremmo fare da claque a Mattarella/Meloni/La Russa e compagnia cantando per l'inaugurazione dei Giochi?

Invece il 21 agosto saremo e porteremo in piazza la voce della protesta della Taranto del lavoro, dei bassi salari, della salute della sanità negata, dei migranti ammazzati, della opposizione alla città della guerra e dello sfruttamento, dei licenziamenti indotto ex Ilva

Da Taranto buonasera 

Ex Ilva, l’indotto resta in mobilitazione: le imprese si preparano alla procedura di licenziamento collettivo

Nuova riunione del Tavolo Permanente per Taranto con Confindustria, Confapi, Aigi, Confartigianato e Federmanager. Le associazioni datoriali lanciano l’allarme sulle conseguenze della chiusura dell’area a caldo: “Non c’è più tempo da perdere”

TARANTO - Le imprese dell’indotto ex Ilva mantengono lo stato di mobilitazione e si preparano ad avviare la richiesta di licenziamento collettivo. È quanto comunicato dalle associazioni datoriali al termine della riunione urgente che si è svolta questa mattina nell’ambito del Tavolo Permanente per Taranto.

L’organismo è stato costituito 2 settimane fa dagli imprenditori con l’obiettivo di individuare possibili soluzioni in grado di evitare le pesanti conseguenze occupazionali ed economiche legate alla chiusura dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico.Alla riunione hanno preso parte Confindustria, Confapi, Aigi, Confartigianato e Federmanager, nuovamente riunite per fare il punto sulla situazione e sulle prospettive delle aziende che operano nell’indotto.

Dal confronto è emersa la decisione di proseguire con la mobilitazione, mentre le imprese si preparano al passaggio successivo rappresentato dalla procedura di licenziamento collettivo.

Un segnale che le associazioni datoriali accompagnano con un nuovo richiamo all’urgenza della situazione. “Non c’è più tempo da perdere”, affermano al termine dell’incontro.

Il Tavolo Permanente per Taranto prosegue dunque la propria attività mentre cresce la preoccupazione delle imprese per le ricadute occupazionali ed economiche connesse alla chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva e si restringono, secondo le associazioni, i tempi a disposizione per individuare soluzioni capaci di scongiurare il ricorso ai licenziamenti collettivi.

I lavoratori della manutenzione del verde hanno ragione - facciamoci vedere e sentire la protesta a tutti il 21agosto in occasione della venuta a Taranto di Mattarella/Meloni/La Russa, ecc

 Da GdM

Taranto, la protesta degli addetti alla manutenzione del verde blocca il centro: strada occupata e traffico in tilt

Il presidio dei lavoratori, preoccupati per le prospettive occupazionali legate al prossimo affidamento del servizio, ha interessato anche il Ponte Girevole.

La protesta degli addetti alla manutenzione del verde pubblico ha mandato in tilt il traffico nell’area di Palazzo di Città, a Taranto. Il presidio dei lavoratori, preoccupati per le prospettive occupazionali legate al prossimo affidamento del servizio, ha interessato anche il Ponte Girevole. I manifestanti si sono radunati davanti al Comune e hanno occupato la carreggiata sottostante la Ringhiera, rendendo di fatto impraticabile il passaggio tra Borgo e Città Vecchia. Le ripercussioni si sono rapidamente estese alle strade circostanti, con code e rallentamenti in direzione del ponte e del centro storico.

 La protesta nasce dalle perplessità sulle nuove modalità di gara per la gestione del verde comunale. I lavoratori chiedono garanzie sui livelli occupazionali e sull'orario di lavoro e contestano il rischio che un criterio basato sull'offerta economica possa incidere sulle condizioni degli addetti. «No al ribasso nelle gare d’appalto, occupazione e orario non si toccano», si legge sullo striscione portato in piazza. La questione era stata affrontata anche durante una recente seduta del Consiglio comunale. Il nuovo bando prevede infatti la suddivisione del servizio in due lotti di ampie dimensioni, ciascuno destinato a coprire una parte del territorio .



domenica 9 agosto 2026

10 agosto - Morto dopo il malore nel cantiere, l’autopsia sull'operaio di 35 anni smentisce gli indagati: «Non aveva bevuto alcolici»

 

di Roberta Polese

Padova, i primi riscontri dell’esame sull'operaio moldavo. La compagna: «Non aveva soldi per l'acqua, figuriamoci per il vino»

«Nicu ubriaco? Impossibile». Alina Nosei era la compagna di Nicu Terletchi, 35 anni operaio, padre di due bambini, nato in Moldavia e giunto in Italia pochi giorni fa per lavorare nei cantieri di un uomo che conosceva, Viorel Roman di 49 anni, titolare di un’impresa edile. Martedì 4 agosto, mentre le temperature sfioravano i 38 gradi, alle 17 Nicu è stato soccorso nel parcheggio del Prix di Saonara (Padova): era in macchina con due donne che avrebbero dovuto portarlo in ospedale dopo che, dall’una del pomeriggio, aveva perso conoscenza nel cantiere in cui lavorava, in nero. I soccorsi sono arrivati tardi, Nicu era morto. Ora sei persone sono indagate per quel mancato soccorso: Viorel Roman, titolare della ditta, sua moglie Mioara Roman di 46 anni, la zia di Roman Costanda Pasare e la figlia Claudia Nicoleta Pasare oltre ai due operai Dorica Virgil Taranu, di 46 anni e Florin Condrea di 37 anni, entrambi rumeni.

Le varie responsabilità

Tutti, a detta della procura, hanno un ruolo in questa vicenda: se avessero portato Nicu subito in pronto soccorso dopo il malore che lo aveva colto alle 13, il giovane lavoratore straniero si sarebbe potuto salvare. Invece tutti hanno perso tempo, ben sapendo, è questa l’ipotesi degli investigatori, che in ospedale ci sarebbero state tante domande, e che prima o poi quindi qualcuno avrebbe scoperto che il giovane lavorava in nero. «Aveva bevuto» hanno detto gli indagati. Ma dall’autopsia svolta giovedì scorso dal medico legale Antonello Cirnelli, questo dato non emerge. Ora tutti gli esami tossicologici sono nella mani della dottoressa Donata Favretto, e per una relazione definitiva bisognerà attendere. Al vaglio della pm Claudia Brunino, che ha aperto un fascicolo per omissione di soccorso, ci sono le dichiarazioni di tutti gli attori di questa vicenda, che di fronte ai carabinieri che indagano si sarebbero contraddetti.

Questa in sostanza la ricostruzione di quanto accaduto il 4 agosto scorso. Nicu Terletchi, giunto dalla Moldavia con un bus, sarebbe andato a lavorare per conto di Viorel Roman in un cantiere in via Bainsizza, in un quartiere di Padova immerso nel verde a pochi passi dal centro. Alle 13 il giovane operaio si sarebbe sentito male, crollando a terra. I due operai del cantiere Dorica Virgil Taranu, di 46 anni e Florin Condrea di 37 anni decidono di portare il ragazzo a casa di Roman, a Saonara, un tragitto di almeno mezzora. Lì c’è la moglie dell’imprenditore, Mioara, di 46 anni. Il giovane non si muove, tentano di farlo riprendere ma non ci riescono. Roman chiama quindi la zia Costanda Pasare e le chiede aiuto: la donna, di 64 anni, parte da Bovolenta, dove abita, con la figlia Claudia Nicoleta Pasare, trentottenne. Le due cercano di portare aiuto, poi decidono di caricare Nicu in auto e di andare in pronto soccorso, ma all’altezza del Prix di Saonara chiamano il 118 perché il giovane è bianco come un cencio, non risponde ad alcun segnale. Lì arriva il 118, che prova a rianimarlo, senza riuscirci.

I «pellegrinaggi»

Nicu muore così, dopo 4 ore di «pellegrinaggi» quando invece una corsa in ospedale alle 13 avrebbe potuto salvargli la vita. Qualcuno degli indagati dirà che aveva con sé due bottiglie di alcol vuote, i primi risultati dell’autopsia smentirebbero questa versione e la moglie di Nicu afferma: «Non aveva i soldi per l’acqua figuriamoci per il vino».
A difendere i sei indagati ci sono gli avvocati Gianni Morrone e Giacomo Magello, per l’imprenditore, la moglie e i due operai, e Riccardo Cerioni ed Elisa Carraro per le 
due parenti giunte da Bovolenta. Non resta che attendere l’esito completo dell’autopsia, il medico legale al momento ha constatato che il cuore di Nicu ha ceduto, il caldo potrebbe aver avuto un ruolo determinante: quel 4 agosto era un giorno da bollino rosso, nessuno avrebbe dovuto lavorare all’esterno, all’una, in quelle condizioni. Intanto lontanissimo da Padova, in Moldavia, restano una donna e due bambini che atte