giovedì 9 luglio 2026

9 luglio - “Mi pagano 28 ore, ma ne lavoro più di 40. È caporalato”: mamma single sfruttata per 14 anni a Luino...la denuncia di una lavoratrice

 Laura, operatrice ecologica e mamma single di Luino, ha denunciato a Fanpage.it anni di sfruttamento, turni massacranti e presunte violenze: “È una forma di caporalato. Ho segnalato, ma nessuno mi aiuta”.

8 Luglio 2026, 12:06
A cura di Giulia Ghirardi


Per contratto dovrebbe lavorare 28 ore alla settimana. In realtà sostiene di farne oltre 40, sette giorni su sette, senza un giorno di riposo. Inizia così il racconto a Fanpage.it di Laura (nome di fantasia), mamma single con diversi problemi di salute che da 14 anni lavora come operatrice ecologica in una cooperativa di Luino, un comune in provincia di Varese. È lì che, stando al suo racconto, da anni sarebbe costretta a subire "minacce, insulti e violenze" in uno scenario che ha definito di "caporalato, sfruttamento e sopraffazione quotidiana".
La storia di Laura
"Lavoro come operatrice ecologica a Luino e da anni vivo quotidianamente condizioni estreme", ha esordito Laura a Fanpage.it. In particolare, la donna lavorerebbe per una cooperativa incaricata dal Comune del servizio di pulizia delle strade e dello svuotamento dei cestini. Un appalto pubblico che, secondo la lavoratrice, nasconderebbe "violenze, paura e diritti negati".
Laura ha raccontato di convivere da 14 anni con condizioni lavorative che ha definito "pietose". Prima tra tutte, la discrepanza tra le ore retribuite e quelle effettivamente lavorate. "Se qualcuno prova a lamentarsi sono insulti, botte e il rischio di non essere rinnovata e perdere il lavoro", ha spiegato. Una prospettiva che pesa ancora di più sulle spalle di una madre che cresce da sola un figlio e che teme di non trovare un'altra occupazione a causa dei problemi di salute.
Le accuse non si fermano allo sfruttamento economico. Laura ha parlato anche di un clima di "violenza e sopraffazione". "C'è un collega violento, cattivo. Una volta l'ho visto tirare un pugno a una mia collega, le ha spaccato la bocca", ha riferito, prima di aggiungere: "Io stessa ho subito molestie in passato".
In più, ogni giorno Laura sarebbe costretta a percorrere chilometri spingendo a mano un carretto per la raccolta dei rifiuti. Lo farebbe sotto al sole estivo, con la pioggia, il vento e il gelo dell'inverno. "Con meno dieci gradi o quaranta sono sempre fuori", ha specificato Laura a Fanpage.it. "Non abbiamo cambi turno per stare un po' al caldo d'inverno o all'ombra d'estate". Nel frattempo, le sue condizioni fisiche peggiorano: problemi alle ginocchia e una patologia reumatica rendono quel lavoro sempre più pesante, ma "fermarsi non è un'opzione". "Ho segnalato tutto all'Ispettorato del lavoro di Varese attraverso raccomandata", ha concluso Laura con amarezza. "Sono passati mesi, ma nulla è cambiato".
Se le accuse di Laura trovassero riscontro, non si tratterebbe di semplici irregolarità amministrative, ma di una grave violazione dei diritti fondamentali di chi lavora. Perché il caporalato non è un fenomeno confinato ai campi agricoli: può assumere forme diverse e insinuarsi ovunque il bisogno diventi uno strumento di riscatto.



9 luglio - da Osservatorio C. Soricelli: Morte di mamma e figlio. Ma la povera mamma Teresa era assunta regolarmente o lavorava in nero?...

...la realtà occultata dello sfruttamento e morte sul lavoro delle lavoratrici


Un’altra tragedia colpisce la stessa famiglia e la stessa comunità, ma stavolta il dolore si unisce alla rabbia. ​A distanza di quasi tre anni dal drammatico incidente del 28 luglio 2023 — in cui persero la vita Franco Colle e i suoi figli Anna e Claudio — la storia si ripete nella stessa azienda di fuochi d'artificio. Un incendio ha innescato tre violentissime esplosioni, provocando il crollo della struttura e la morte di altre due persone di Avezzano, legate da parentela alle prime vittime.​Se la posizione del figlio trentenne Simone sembra regolare, sul decesso della madre, Teresa Tozzi, pesa il forte sospetto del lavoro in nero.​Un dubbio che solleva una ferita profonda e purtroppo comune: il rischio che questa tragedia diventi l'ennesima "morte invisibile", esclusa dalle statistiche ufficiali dell'INAIL perché priva di un contratto. Il timore, denunciato spesso da sindacati e associazioni, è che il lavoro sommerso finisca per sfoltire artificialmente i dati reali inviati in Europa, per non far apparire l'Italia meno virtuosa sul fronte della sicurezza. ​Mentre la Procura indaga (in un'azienda già precedentemente coinvolta in un'inchiesta per caporalato), resta l'amarezza per un sistema in cui l'illegalità contrattuale rischia di cancellare persino la dignità del ricordo e il riconoscimento ufficiale del sacrificio di un lavoratore.


9 luglio - Morte di Satnam Singh, il datore di lavoro condannato a 16 anni per omicidio volontario con dolo eventuale...UNA BUONA SENTENZA MA...

 ...MA DENUNCIAMO L'ARROGANZA DEL PADRONE/ASSASSINO CHE HA DICHIARATO CHE "NON ACCETTO LA SENTENZA...."

Per lui la Procura aveva chiesto una condanna a 22 anni di reclusione. Dopo le arringhe della difesa e le repliche delle parti, concluse nella mattinata, i giudici si erano ritirati in camera di consiglio. 

La Corte d’Assise del tribunale di Latina ha condannato a 16 anni di carcere Antonello Lovato per omicidio volontario con dolo eventuale – con attenuanti – per la morte di Satnam Singh, il bracciante agricolo indiano di 31 anni morto il 17 giugno 2024 dopo un grave incidente sul lavoro nelle campagne pontine. Per lui la Procura aveva chiesto una condanna a 22 anni di reclusione. Dopo le arringhe della difesa e le repliche delle parti, concluse nella mattinata, i giudici si erano ritirati in camera di consiglio. “Non accetto una condanna per aver voluto togliere la vita a un uomo. Sono certo di non aver voluto la sua morte: credo nella giustizia e credo in questa Corte” aveva dichiarato l’imputato.


Processo Satnam, il datore di lavoro condannato a 16 anni

Morte del bracciante Satnam Singh, il datore di lavoro condannato a 16 anni

di Alessia Candito


9 luglio - Rapporto di Sintesi: Il Divario dei Dati e la Crisi del Lavoro Nero e il Veneto maglia nera sui morti sul lavoro che sono quasi il doppio rispetto all'Emilia Romagna

 da C. Soricelli la denuncia dei dati truccati da questo governo e in particolare nelle Regioni guidate dalla Lega

Il divario Inail-Osservatorio: Al 31 maggio, i dati ufficiali INAIL registrano 339 vittime (compresi gli infortuni in itinere), mentre l'Osservatorio ne rileva 427 sui soli luoghi di lavoro (che sfiorano le 600 vittime calcolando le strade). Questa forbice sempre più profonda evidenzia una drammatica espansione del lavoro nero e sommerso, privo di tutele e frammentato dalla logica degli appalti a cascata. Il caso Veneto Il Veneto, governato dalla Lega, registra i dati più tragici. All' 8 luglio, a parità di popolazione, il Veneto conta ben 72 morti sui luoghi di lavoro (escluso l'itinere), contro i 41 dell'Emilia-Romagna. E la Lombardia, sempre a guida leghista 76 ma che ha il doppio dei lavoratori Il divario territoriale: L'Emilia-Romagna registra il 43% di vittime in meno rispetto al Veneto. Un dato politico e strutturale macroscopico, che dimostra come i diversi modelli di tutela, contrattazione e controllo territoriale incidono direttamente sulla vita dei lavoratori. Nota di lettura: La discrepanza tra le denunce INAIL e i dati reali dimostra che una fetta enorme di chi perde la vita in Italia non è nemmeno censita come "lavoratore" al momento dell'incidente, svelando lo sfacelo della precarizzazione estrema che porta al lavoro nero.

mercoledì 8 luglio 2026

9 luglio - Caporalato al consolato Usa, i pm: “Va dato il permesso di soggiorno agli operai indiani sfruttati”....

 ...quando un PM è meglio dei sindacati confederali e ci spinge ad intensificare la lotta contro la piaga del caporalato di stato

La richiesta del pm Storari alle questure: coinvolti un centinaio di lavoratori indiani che hanno collaborato alle indagini

08 Luglio 2026

I manovali indiani impiegati in condizioni di "schiavitù" nel cantiere di Caddell Construction del nuovo Consolato generale degli Stati Uniti D'America in piazzale Accursio a Milano hanno collaborato alle indagini. Per questo motivo va concesso loro il permesso di soggiorno per le vittime di "sfruttamento". È la richiesta che in queste settimane la Procura di Milano, che indaga sul "meccanismo criminale" di "tratta" e "pizzo" per far arrivare in Italia dall'India centinaia di operai con la formula del "distacco" intra-societario internazionale dietro la promessa di "stipendi dignitosi" e invece costretti a lavorare 12 ore al giorno per paghe reali da 1-2 euro l'ora con la minaccia di essere rimpatriati, sta inoltrando ad almeno due Questure italiane: quelle di Milano e Pisa.

Con diverse istanze presentante, il pubblico ministero Paolo Storari chiede ai Questori di rilasciare i permessi di soggiorno per "casi speciali" ad almeno un centinaio di lavoratori. Con i carabinieri del Nucleo I verbali degli operai sono stati allegati alle richieste inoltrate alle Questure di Milano e Pisa, come prevede l'articolo 18-ter del Testo unico immigrazione che disciplina il rilascio dei documenti per "casi speciali". Secondo la legge se nel "corso di operazioni di polizia" o "indagini" emergano "situazioni di violenza", "abuso o comunque di sfruttamento del lavoro" nei confronti di un "lavoratore straniero" che collabori a far "emergere" i "fatti" e individuare i "responsabili", il Questore su proposta dell'autorità giudiziaria "rilascia con immediatezza un permesso di soggiorno per consentire alla vittima e ai membri del suo nucleo familiare di sottrarsi alla violenza" e allo "sfruttamento". Si tratta di permessi di soggiorno della durata di un anno (prorogabili) anche per "motivi di giustizia", come l'esigenza di sentire il lavoratore come testimone in un eventuale processo. Alla scadenza possono essere convertiti in permessi di soggiorno per motivi di lavoro.

9 luglio - COMUNICATO STAMPA DEGLI OPERAI DELLA PMC AUTOMOTIVE DI MELFI IN PRESIDIO DA QUASI 9 MESI

 

Quasi nove mesi di lotta alla PMC di Melfi ma l’occupazione lavorativa per tutti, sembra un miraggio.
Siamo a quasi nove mesi dal 13 ottobre 2025, giorno in cui è iniziato il presidio alla PMC Automotive di Melfi. Una mobilitazione voluta da quasi tutta la forza lavoro, anche se non tutti vi hanno preso parte attiva. Chi ci ha creduto davvero ha vissuto il presidio giorno e notte, sfidando il gelo dell’inverno e il sole cocente di questi giorni. Sacrificando famiglia, festività e tanto altro.
I lavoratori in lotta non sono rimasti a guardare: hanno distribuito volantini ai cancelli dello stabilimento centrale Stellantis e hanno partecipato alle manifestazioni e iniziative sindacali sul territorio e a Roma. Una resistenza che ha ricevuto una forte solidarietà e aiuti concreti da parte di molti.
Tanti sono stati i tavoli fra sindacati, le parti datoriali e chi governa la regione. La trattativa si è anche spostata a Roma, presso il Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy), in continui incontri tra sindacati e associazioni datoriali. All’inizio la promessa era chiara: tutti i lavoratori sarebbero stati riassorbiti nello stabilimento di proprietà Stellantis assegnato a PMC, sotto la guida del nuovo possibile imprenditore. Oggi la realtà è ben diversa: il ritorno in fabbrica non sarà per tutti. Le figure impiegatizie non rientrano nel perimetro del nuovo progetto, per lavorare dovranno demansionarsi ad operaio e rinunciare a dei diritti acquisiti negli anni.
Inoltre ci notificano ulteriori eccedenze da gestire che non rientrano nel piano di riconversione. Per gli esuberi è venuto fuori pochi giorni fa “un verbale di accordo” datato 8 giugno che disciplina una procedura di uscite volontarie non oppositive, da parte della PMC-Automotive, che però sembra non aver avuto successo, in quanto si evidenzia anche una netta distanza tra la proposta finanziaria dell’azienda e le reali necessità dei lavoratori. Pochissimi lavoratori sono quelli interessati all’incentivo proposto, praticamente solo quelli prossimi al pensionamento. Se non si ricalibreranno i parametri per le uscite volontarie, questa procedura non darà le aspettative attese.
Per quanto riguarda la road map delle azioni burocratiche, dei documenti vincolanti, degli accordi quadro da espletare tra le aziende coinvolte, stiamo assistendo ad un gioco tra le parti che sembra mirato a perdere tempo. Sembra che non ci sia l’intenzione di agevolare la chiusura della vertenza, ma a trascinarla ben oltre l’estate. Facciamo appello alla responsabilità di chi si reca al presidio e puntualmente afferma di lavorare per i lavoratori, alle aziende protagoniste affinché svolgano rapidamente i passaggi necessari per arrivare all’appuntamento di fine luglio, programmato presso il Mimit, con le carte in regola per poter applicare il passaggio giuridico di tutti gli operai in costruzioni.
Senza interventi concreti, al di là di quello che si vuole fare credere, il futuro occupazionale di tutti i lavoratori è seriamente a rischio.
Melfi, 6 luglio 2026
Gli operai del presidio



martedì 7 luglio 2026

8 luglio - Indice Globale CSI: diritti del lavoro sotto attacco....un rapporto che evidenzia la repressione globale contro i lavoratori di tutto il mondo

 che ci spinge ad una unità internazionalista contro questo sistema capitalista

Il nuovo Indice Globale dei Diritti della CSI fotografa un peggioramento diffuso e certifica l’avanzata globale della repressione antisindacale in America latina e non solo.

di Giorgio Trucchi (*)

Pagine Esteri – L’aumento di cinque punti percentuali delle violazioni alla libertà d’espressione e di riunione, di sei punti dei casi di aggressione violenta e di tre punti degli attacchi alle libertà civili, in particolare fermi ed arresti, contro lavoratori, lavoratrici e sindacalisti è quanto denuncia la Confederazione Sindacale Internazionale (CSI – ITUC) nel suo Indice Globale dei Diritti 2026.

Pubblicato per la prima volta nel 2014, il rapporto annuale della CSI analizza la situazione dei diritti sindacali e del lavoro in 151 nazioni. Tre sono le tendenze emerse nell’analisi dello scorso anno: la persecuzione di dirigenti sindacali, l’uso di sistemi di vigilanza per controllare il personale e tracciare le attività sindacali e la mancata consultazione dei rappresentanti dei lavoratori nei processi di riforma delle legislazioni sul lavoro. Europa ed Americhe hanno registrato la loro peggiore media di punteggio per nazione dalla prima pubblicazione dell’Indice Globale dei Diritti. Nel caso delle Americhe è passata da 3,68 a 3,72 rispetto allo scorso anno, dove la categoria 5+ indica che i diritti non sono garantiti a causa della “distruzione dello stato di diritto”, 5 che i diritti non sono garantiti, 4 che ci sono violazioni sistematiche dei diritti, 3 che tali violazioni sono abituali, 2 che le violazioni sono ripetute e 1 che sono sporadiche. Asia Occidentale e Africa Settentrionale si confermano in cima alla lista nera assoluta delle regioni con la peggiore media di punteggio per nazione (4,68), seguiti da Asia Orientale (4,08) e Africa (3,91). In netto deterioramento e prossima alla categoria di “violazione abituale dei diritti” l’Europa, con un punteggio di 2,80. I dieci Paesi in cui lavoratori, lavoratrici e sindacalisti soffrono maggiormente la violazione dei propri diritti sono Argentina, Bielorussia, Ecuador, Egitto, eSwatini (Swaziland), Myanmar, Nigeria, Panama, Tunisia e Turchia. Il turbocapitalismo di Javier Milei e José Raúl Mulino fanno entrare per la prima volta l’Argentina e Panama nella lista nera. Osservati speciali per l’aumento delle violazioni rispetto all’anno precedente Filippine, Guinea-Bissau, Israele, Liberia, Moldavia, USA e Zimbabwe. Le principali violazioni colpiscono il diritto di sciopero, che non viene garantito nell’87% delle nazioni osservate, il diritto alla negoziazione collettiva (80%), alla libertà di associazione e organizzazione (75%), all’accesso alla giustizia (72%). Per quanto riguarda la libertà d’espressione e di assemblea, il rapporto evidenzia chiare violazioni nella metà delle nazioni, un dato che è raddoppiato nell’ultimo anno, mentre nel 32% di esse sono state segnalate aggressioni e atti di violenza contro lavoratori organizzati, includendo l’omicidio in almeno quattro Paesi, tra cui Colombia e Messico. Fermi e arresti di lavoratori, lavoratrici e sindacalisti vengono denunciati nelle metà (75) delle nazioni osservate.

venerdì 3 luglio 2026

3 luglio - SEANO (PRATO): SGOMBERO POLIZIESCO DEL PICCHETTO OPERAIO ALLA ACCA. 15 TRA LAVORATORI E SUDD COBAS IN QUESTURA. Massima solidarietà

 

Lotte operaie. Sgombero poliziesco all’alba di oggi, venerdì 3 luglio 2026, del picchetto alla Acca di Seano, Prato, azienda di consegna pronto moda in tutta Europa che ha annunciato la chiusura, lasciando a casa 100 lavoratori. Dal 20 giugno è in corso un presidio-picchetto no stop, con Sudd Cobas, per impedire che l’attività continui come nulla fosse, mentre 100 lavoratori –migranti – sono sull’orlo del licenziamento. Una lotta dura, passata anche dal pestaggio di massa di qualche giorno fa, con un nugolo di padroncini arrivati ad hoc a Seano per caricare il picchetto, facendo alcuni feriti persino tra i poliziotti.

La stessa Polizia, con celere e blindati, è arrivata oggi per sgomberare il picchetto operaio di Seano. La lotta, però, prosegue a oltranza, nonostante diversi operai e sindacalisti Sudd Cobas siano stati portati di peso in Questura a Prato.


Sono una quindicina le persone fermate, caricate su un pullman e portate in Questura a Prato, dove giusto 2 giorni fa…si era aperto in Provincia il tavolo istituzionale per cercare una soluzione alla vertenza.

Dal presidio di Seano, Prato, davanti alla Acca Francesca Ciuffi, compagna del sindacato di base e conflittuale Sudd Cobas, raggiunta da Radio Onda d’Urto alle ore 9 del mattino. Ascolta o scarica


Dai Sudd Cobas arriva l’appello a recarsi “in via Copernico a Seano! Un’azienda a processo per sfruttamento e caporalato con un’indagine della procura europea per 71 milioni di euro di evasione fiscale che sta facendo un chiudi-e-riapri, e la questura sgombera e porta via i lavoratori in sciopero per difendere i loro 100 posti di lavoro”. Così il sindacato di base pratese dal presidio, nuovamente caricato dalla Celere a metà mattinata.


La voce di Luca Toscano, Sudd Cobas Prato, che dal megafono si rivolge direttamente alla Celere, schierata – due metri più in là – a difesa “del lavoro nero, della mafia, dello sfruttamento”, come detto da Toscano nell’audio, poco prima di mezzogiorno di venerdì 3 luglio 2026. Ascolta o scarica



3 luglio - Malore in mare, operaio Electrolux muore a 44 anni. La comunità operaia di Susegana in lutto. Il nostro cordoglio e vicinanza alla moglie e i figli

 

Oleh Vaverukha, operaio di origine ucraina, lavorava allo stabilimento di Susegana, in provincia di Treviso. Il decesso è avvenuto a seguito di un malore che lo aveva colpito circa quindici giorni fa mentre si trovava in mare, al largo di Trieste 02 luglio 20261

Oleh Vaverukha, operaio di origine ucraina, vittima di un malore in mare

Una tragedia ha colpito lo stabilimento Electrolux di Susegana. Nel pomeriggio di martedì 30 giugno si è spento a soli 44 anni Oleh Vaverukha, operaio di origine ucraina stimato e benvoluto da tutti i colleghi. Il decesso è avvenuto a seguito di un malore che lo aveva colpito circa quindici giorni fa mentre si trovava in mare, al largo di Trieste. Oleh lascia la moglie Natalja, anche lei dipendente del medesimo stabilimento trevigiano di Electrolux, e due figlie. La data delle esequie sarà stabilita nelle prossime ore. I colleghi hanno postato il loro cordoglio sulla pagina Fb di Skatenati Electrolux: "È con la morte nel cuore che apprendiamo di una tragedia che rattrista tutti noi dipendenti. Ci stringiamo in un silenzioso abbraccio di cordoglio alla famiglia e a tutti i suoi cari. Condoglianze della Rsu Electrolux Susegana a nome anche di tutti i lavoratori. Avvieremo come Rsu una raccolta per un sentito presente da far avere alla famiglia e a cui tutti contribuiremo".

IL LUTTO DI OLEH
Il rito funebre cristiano ortodosso del nostro compianto Oleh Zaverukha si terrà martedì 7 luglio ore 14.30 presso la chiesa di Ss Marino e Rosa a Conegliano.
Seguirà tumulazione al cimitero di San Giuseppe.
Abbiamo promosso una raccolta fondi destinata alla famiglia e invitiamo tutti a contribuire generosamente ognuno secondo le proprie possibilità.
Per i dipendenti Electrolux c'è anche la cassetta in portinera.
Il conto corrente su cui versare indicatore è direttamente intestato alla famiglia
IT50U0103061622000002047529
a nome di Adriana Zaveruskha (figlia)
causale Oleh
Contiamo su impegno e solidarietà diffusa di tutti coloro che leggono e partecipano al dolore.

Rsu Electrolux Susegana  

3 luglio - ELECTROLUX: in un articolo del Messaggero Veneto la "proposta" di Agrusti, presidente Confindustria Alto Adriatico, "carta degli incentivi"...

 ...incentivi all'uscita degli operai, come dire licenziamenti camuffati, e dicono che per il momento è un documento interno



giovedì 2 luglio 2026

3 luglio - Milano: Contestazioni disciplinari all'Ospedale San Raffaele. Massima solidarietà a Margherita

 

Ospedale San Raffaele di Milano: duro attacco al sindacalismo di base

Diffida pretestuosa alla CUB Sanità e contestazione disciplinare alla coordinatrice RSU Margherita Napoletano.

In concomitanza con lo sciopero di due giorni, del 25 e 26 giugno, arriva un duro attacco al sindacalismo di base: una diffida pretestuosa alla CUB e una contestazione disciplinare con possibili gravi conseguenze alla delegata che più si è esposta, come portavoce, denunciando in primis le gravi carenze in termini di sicurezza per pazienti e lavoratori.

È difficile non rilevare la coincidenza tra l’intensificarsi dell’azione sindacale e l’avvio di iniziative disciplinari nei confronti di una delle delegate che più si è spesa nella tutela dei lavoratori e della sicurezza. Una coincidenza che desta forte preoccupazione e che rischia di essere percepita come un tentativo di scoraggiare chi esercita il proprio ruolo sindacale con determinazione.

Infatti, lo scorso settembre, come coordinatrice della RSU, Margherita Napoletano aveva firmato la lettera che denunciava la grave carenza di personale e l’uso scriteriato degli appalti. A dicembre, quando le previsioni si sono avverate, con i noti fatti di cronaca, come CUB sanità italiana e USI sanità, contemporaneamente ai pazienti, abbiamo reso pubblico quanto stava accadendo al terzo piano del settore iceberg, nel reparto di medicina ad alta intensità di cura. Infine, ancora oggi come sindacato di base, stiamo denunciando che la fuga di personale continua, a causa della pessima organizzazione del lavoro e delle retribuzioni, nettamente inferiori a quelle del pubblico e, perfino, di quelle che avevamo nel 2012.

L’utilizzo delle cooperative e delle società di professionisti, paradossalmente, è parzialmente sotto controllo solo nel reparto che è stato oggetto di sanzioni, sia da parte dell’ATS che dell’Ispettorato del lavoro: il resto dell’Ospedale San Raffaele rimane in balia di cooperative e liberi professionisti, che non sempre vengono coordinati o adeguatamente formati sui rischi interferenziali o messi nelle condizioni di poter operare in sicurezza.

L’Amministrazione farebbe bene ad ascoltare chi rappresenta i lavoratori e occuparsi di risolvere i veri problemi, invece di attaccare pretestuosamente chi denuncia.

Difendere Margherita Napoletano significa difendere il diritto di ogni lavoratrice e di ogni lavoratore a segnalare situazioni di rischio senza il timore di ritorsioni. Per questo la CUB Sanità Italiana continuerà a sostenere la propria delegata in ogni sede e a denunciare tutte le criticità che riguardano la sicurezza, le condizioni di lavoro e la qualità dell’assistenza.

Se pensano di tapparci la bocca, dopo che abbiamo rappresentato anche alle istituzioni – Prefettura e Regione – come le scelte dell’amministrazione dell’Ospedale stiano potenzialmente mettendo a rischio lavoratori e pazienti, sappiano che ora grideremo ancora più forte!

Milano, 29 giugno 2026

CUB Sanità di Milano e prov.

Unione Sindacale Italiana Sanità



3 luglio - LA STRAGE DI VIAREGGIO: L'IGNOBILE ARROGANZA DI WeBuild CONTRO LA CONDANNA DI MORETTI

 


In carcere per responsabilità non sue”: l’establishment compra una pagina sui quotidiani per difendere Moretti

Un'inserzione acquistata dal gruppo WeBuild, critiche alla condanna: "Per responsabilità oggettiva". Ma le sentenze dicono altro




mercoledì 1 luglio 2026

2 luglio - info da tarantocontro SULLA LOTTA DELLE LAVORATRICI ASILI E LE BUGIE DEL RAPPRESENTANTE CISL

 

Le lavoratrici asili Slai Cobas ottengono: oggi dovevano stare a casa e invece continuano a lavorare

Il loro lavoro, come nelle ultime estati, doveva finire ieri 30 giugno e per due mesi (luglio e agosto) dovevano stare a casa senza stipendio.

Ma le lavoratrici dello Slai Cobas non ci stavano. E come è successo nel 2022 e 2023 che con la lotta abbiamo strappato un mese di lavoro estivo, così quest'anno abbiamo conquistato, per ora, 3 settimane di lavoro. Oggi non siamo a casa, ma al lavoro per una settimana di luglio e poi lavoreremo per tutta la seconda metà di agosto. 

E' un piccolo risultato, ma ancora una volta è frutto della lotta che in tutto questo anno scolastico 2025/2026 abbiamo portato avanti, con scioperi, assemblee, presidi al Comune, incontri con l'Assessora Simeone e suoi collaboratori - che hanno compreso e trovato la soluzione, pur in una fase in cui le risposte del Comune ai problemi dei lavoratori in generale è: non ci sono soldi in bilancio. 

Per le lavoratrici dell'ausiliariato e pulizie degli asili si tratta di avere quasi un mese di stipendio in più, in una situazione in cui i nostri salari sono sempre più miseri, benchè il lavoro aumenta e prezzi e bollette ci mangiano il poco salario che abbiamo.

Noi come lavoratrici Slai Cobas non ci siamo mai fermate, sapendo bene che non bastano lettere, parole ad ottenere migliori condizioni di lavoro, difesa dei nostri diritti, della nostra dignità di lavoratrici e di un servizio importante per le famiglie, i bambini, ma ci vuole la nostra mobilitazione. 

Per questo, non ci fermiamo, abbiamo tante altre cose da conquistare! Prima di tutto la fine definitiva dei periodi di sospensione del lavoro in estate e a natale e pasqua, dobbiamo lavorare tutto l'anno; quindi l'aumento dell'orario giornaliero di lavoro a 6 ore (le lavoratrici in questi anni sono diminuite: da 82 a poco più di 60, ma l'orario è rimasto sempre lo stesso: 3 ore e 30 minuti); il riconoscimento del nostro lavoro che è soprattutto di "ausiliariato", pertanto chiediamo un CCNL adeguato e il 3° livello; la difesa della nostra salute con l'uso di macchinari e strumentazione per le pulizie (fatte ancora a mano, con scopa e straccio); ecc.

Invitiamo le lavoratrici degli altri sindacati, in particolare della Cisl (vedi comunicato specifico), ad essere unite nelle prossime iniziative di lotta. Gli altri sindacati anche su questa questione del lavoro estivo non hanno fatto nulla, solo ieri hanno fatto l'incontro con l'assessorato e ora non solo si attribuiscono il merito del mese di lavoro conquistato solo dalla pervicacia delle lavoratrici Slai Cobas, ma spandono menzogne e insulti verso lo Slai Cobas. 

Alle lavoratrici diciamo: aprite gli occhi!

RSA lavoratrici e lavoratori Slai Cobas asili

1.7.26

Il rappresentante della Cisl per gli asili Taranto per "farsi bello" dice bugie alle lavoratrici e insulta le RSA Slai Cobas

Da un messaggio inviato dalla Cisl alle lavoratrici iscritte:

"Allora oggi arriva richiesta incontro pubblica istruzione. Stanno facendo programma che ci verrà esposto penso entro lunedì massimo martedì.
Ciò che vi hanno detto altri cazzate. Nessun accordo. Anche perché l’accordo si fa con sindacati firmatari dei ccnl nazionali e accordi istituzionali. Per cui appena mi arriva convocazione, vi inoltro. 
Rigettate ogni altre informazioni che circolano in merito. Stanno verificando e valutando anno scolastico fine 2026. E’ tutto
".

QUESTE INVECE SONO LE VERE E PROPRIE "CAZZATE" di tale Alessio, rappresentante della Cisl.



una risposta da una lavoratrice asili

Prima questione. La Cisl solo pochissimi giorni fa inoltra una richiesta di incontro con la Pubblica Istruzione. Ma la Cisl la fa dopo che lo Slai Cobas ha fatto già nelle scorse settimane due incontri con la Pubblica Istruzione, con l'assessora, e dopo che già giovedì scorso aveva ottenuto la disponibilità dell'assessorato a verificare la possibilità di lavorare per alcune settimane nel periodo di sospensione estiva (come infatti poi è avvenuto); quindi per non fare una figura miserabile con le sue iscritte (che già dalle RSA Slai Cobas sapevano degli esiti positivi degli incontri), per appropriarsi di un risultato frutto di una battaglia fatta solo delle lavoratrici Slai Cobas, spaccia la sua richiesta di incontro come novità. Dicendo anche il falso, che la PI starebbe "verificando e valutando anno scolastico fine 2026"; non dicendo che si trattava del solo lavoro estivo (altrimenti probabilmente anche le sue iscritte avrebbero detto: te ne ricordi tardi... ).

Ma, il rappresentante della Cisl non si ferma a questo, e passa agli attacchi alle RSA Slai Cobas, dicendo che hanno detto "cazzate", che bisogna "rigettare" le loro informazioni, e affermando che solo i sindacati confederali contano - quindi non i lavoratori, le lavoratrici, che invece devono essere liberi di ascoltare chiunque, di partecipare alle iniziative dello Slai Cobas, ecc.. 

Ma questi attacchi non testimoniano altro che non è la difesa delle condizioni e degli interessi dei lavoratori la loro preoccupazione, non è il protagonismo necessario delle lavoratrici, ma solo fare tessere. 

Chiaramente siccome questo rappresentante della Cisl non è nuovo a queste uscite, offese - lo ha fatto anche in passato - ora avrà la risposta che si merita.


martedì 30 giugno 2026

1 luglio - I DATI TRUCCATI DELLA MINISTRA CALDERONE SUI MORTI (ASSASSINI) SUL LAVORO

 

Morti lavoro: i numeri sbagliati della ministra

di Carlo Soricelli (*)

Dichiarazioni istituzionali della ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone diffondono una narrazione parziale basata esclusivamente sui dati INAIL (sostenendo un calo negli ultimi quattro anni) mentre i dati reali – raccolti e storicizzati dall’«Osservatorio Nazionale di Bologna morti sul lavoro» – mostrano una realtà opposta. Escludendo i soli confini delle denunce protocollate e calcolando la totalità delle vittime reali (incluso il lavoro nero e i non assicurati a INAIL), i decessi complessivi registrano un incremento del 15% rispetto alle cifre ministeriali e con ben altri numeri: 558 morti sui luoghi di lavoro al 30 giugno che superano i 750 con l’ “itinere”.

Qui sotto il Report dei primi sei mesi.

La foto del povero giovane portapizza Andrea Salvati morto due giorni fa. Andrea era in regola ministra Calderone? e dunque sarebbe tra i “suoi” morti?


Report «Vittime sul lavoro nei primi 6 mesi 2026»

Al 30 giugno 2026, lo scenario dei decessi legati al lavoro in Italia mostra un quadro drammatico, con una forte incidenza dei settori legati alla movimentazione e all’agricoltura.

I Numeri Complessivi

  • Morti sui luoghi di lavoro: 554 vittime registrate dall’inizio dell’anno.

  • Totale con “In Itinere” e altre categorie “invisibili”: Il dato parziale (aggiornato a maggio) tocca già quota 761 vittime.

  • Media storica di riferimento (2025): Ogni 24 ore sono morti in media 3,95 lavoratori (sabati e domeniche inclusi).

I Settori Più Colpiti

Il report evidenzia una particolare criticità per due categorie specifiche, che insieme rappresentano una quota enorme dei decessi sui luoghi di lavoro.

1. Schiacciati da Trattore (Agricoltura)

  • Vittime nel 2026 (parziale): 82 morti.

  • Confronto con il 2025: Nel corso di tutto l’anno precedente i decessi erano stati 144. La proiezione a metà anno mostra che il trend rimane altissimo e drammatico.

  • Contesto: Il fenomeno colpisce spesso sia i lavoratori agricoli professionali sia i coadiuvanti o pensionati, legandosi strettamente al tema delle “vittime fragili”.

2. Autotrasportatori

  • Vittime nel 2026 (parziale): 93 morti.

  • Confronto con il 2025: Nel 2025 il totale era stato di 169 decessi. L’autotrasporto si conferma la categoria singola con il più alto numero di vittime in questi primi sei mesi.

  • Fattori di rischio: Questa categoria risente enormemente dei ritmi di lavoro serrati, della stanchezza e delle problematiche stradali, aggravando anche il bilancio dei decessi nei tratti autostradali regionali.

Altre Categorie Monitorate

  • Karoshi (da superlavoro): 51 vittime (rispetto alle 111 totali del 2025).

  • Infortuni domestici: 36 vittime (81 nel 2025).

  • Taglialegna: 21 vittime (raggiunto già il totale dell’intero 2025).

Identikit delle Vittime: Anzianità e Vulnerabilità

  • Le Vittime Fragili: Gli ultra-sessantenni e ultra-settantenni deceduti sono ben 179, rappresentando il 32% di tutti i morti sui luoghi di lavoro. L’Osservatorio correla direttamente questo dato alle riforme pensionistiche che hanno allungato l’età lavorativa anche per mansioni usuranti e pericolose (come, appunto, gli autotrasportatori), dove la prontezza dei riflessi, la vista e l’udito possono essere ridotti.

  • Lavoratori stranieri vittime in loco: 103 morti (pari a circa il 18,6% del totale dei decessi registrati direttamente sul posto di lavoro).

  • Rischio reale: Questo balzo rispetto al dato parziale precedente conferma in modo matematico che il rischio di mortalità per i lavoratori stranieri è più che doppio rispetto ai colleghi italiani, se rapportato alla percentuale effettiva di occupati nel tessuto produttivo.

  • Genere: Le donne registrano un’incidenza minore di decessi direttamente “in loco”, ma subiscono un forte impatto nei casi in itinere, spesso a causa del forte stress legato alla conciliazione dei tempi tra lavoro e famiglia.

Geografia della Strage (Top Regioni)

L’analisi territoriale dell’Osservatorio computa nei dati regionali anche i decessi avvenuti nei rispettivi tratti autostradali:

  1. LOMBARDIA: 75 sui luoghi di lavoro (101 con in itinere). Province principali: Brescia (23), Bergamo (12), Milano (10), Mantova (10).

  2. VENETO: 66 sui luoghi di lavoro (91 con in itinere). Province principali: Treviso (18), Vicenza (11), Verona (10), Padova (10), Venezia (10).

  3. TOSCANA: 47 con in itinere (Lucca registra 10 vittime).

  4. CAMPANIA: 46 sui luoghi di lavoro (63 con in itinere). Provincia principale: Napoli (17), Salerno (10).

  5. EMILIA-ROMAGNA: 37 sui luoghi di lavoro (54 con in itinere). Provincia principale: Bologna (8).

  6. PIEMONTE: 37 sui luoghi di lavoro (49 con in itinere). Provincia principale: Torino (26).

Analisi delle Cause Politiche e Strutturali

L’Osservatorio individua precise responsabilità legislative e strutturali dietro l’andamento di questi dati:

  • Estensione dell’Età Pensionabile (Legge Fornero): Ha costretto al lavoro in mansioni ad alto rischio persone anziane con fisiologici acciacchi o minori riflessi.

  • Liberalizzazione degli Appalti a Cascata (Normativa 2023): Viene stimato un incremento del 15% dei decessi, specialmente nei settori dell’edilizia e dell’autotrasporto, a causa della frammentazione dei controlli. Un caso simbolo citato è il cantiere Esselunga di Firenze (5 morti con 56 aziende coinvolte nel subappalto).

  • Precarizzazione e tutele (Jobs Act 2015): Viene calcolato un aumento storico dei decessi del 43% a seguito della rimozione delle tutele dell’Articolo 18.

  • Coinvolgimento Pubblico: Viene evidenziato come 3 delle ultime 6 grandi stragi sul lavoro siano avvenute in aziende a partecipazione statale (i casi di Brandizzo nelle ferrovie, Suviana con Enel e Cavenzano con Eni).



30 giugno - ELECTROLUX FORLI': PRESA DI POSIZIONE SULL'OPERAIO PRECARIO E IL CALDO TORRIDO NEI REPARTI

 

FIOM CGIL FORLÌ-CESENA

Federazione Impiegati Operai Metallurgici

Sede Forlì: Via Pelacano 7 - 47122 Forlì

Sede Cesena: Via T. Maccio Plauto 90 - 47521 Cesena

Forlì 0543 453748 -54 -55 | Cesena 0547 642143 -44

fc.fiom@er.cgil.it | pec.fc.fiom@pec.er.cgil.it

Forlì, 29 giugno 2026

Spett.le

Electrolux Italia S.p.A.

Stabilimento di Forlì

Alla Direzione Aziendale

Alla Direzione Risorse Umane

e p.c. RSU Electrolux Forlì

Oggetto: richiesta di rinnovo/proroga del contratto a termine del lavoratore Alessandro Tontoni.

La scrivente FIOM-CGIL di Forlì-Cesena, con riferimento alla mancata proroga del contratto a termine del lavoratore Alessandro Tontoni, chiede formalmente a Electrolux di rivedere immediatamente tale decisione e di procedere al rinnovo/proroga del rapporto di lavoro, al pari degli altri lavoratori a termine interessati dai rinnovi contrattuali.

La mancata conferma risulta, allo stato, incomprensibile, anche perché l'azienda continua a richiedere prestazioni di lavoro straordinario e ha prorogato altri rapporti a termine.

La vicenda assume una particolare delicatezza alla luce del coinvolgimento del lavoratore nelle iniziative sindacali e nei presidi organizzati nell'ambito della vertenza Electrolux. Senza voler anticipare valutazioni che, ove necessario, saranno effettuate nelle sedi competenti, non possiamo non evidenziare come la mancata proroga rischi di essere percepita dalle lavoratrici e dai lavoratori come un atto collegato alla partecipazione alla mobilitazione sindacale.

Se tale collegamento fosse confermato, ci troveremmo di fronte a un fatto di estrema gravità, lesivo della libertà sindacale e del diritto delle lavoratrici e dei lavoratori a partecipare alle iniziative di lotta e di rappresentanza senza subire conseguenze sul proprio rapporto di lavoro.

In una fase già segnata da fortissime tensioni sociali, industriali e occupazionali, riteniamo necessario che l'azienda assuma un comportamento responsabile, evitando qualsiasi scelta che possa alimentare ulteriormente il conflitto e compromettere il clima dentro lo stabilimento.

Per queste ragioni, la FIOM-CGIL di Forlì-Cesena chiede a Electrolux di procedere immediatamente al rinnovo/proroga del contratto a termine del lavoratore Alessandro Tontoni e di garantire che nessuna lavoratrice e nessun lavoratore subisca conseguenze, dirette o indirette, per la partecipazione alle iniziative sindacali.

Si chiede un riscontro scritto urgente alla presente. In assenza di un positivo riscontro, la scrivente Organizzazione Sindacale si riserva di valutare tutte le iniziative sindacali e legali necessarie a tutela del lavoratore, della RSU e dell'agibilità sindacale nello stabilimento.

Distinti saluti.

FIOM-CGIL Forlì-Cesena

Il Segretario Generale

Fabio Torelli

FIOM-CGIL Forlì-Cesena

FORLI’: Electrolux, clima rovente tra meteo e trattative

Il gran caldo infiamma la protesta allo stabilimento Electrolux di Forlì. Non solo per le alte temperature denunciate dai sindacati, con punte di 34 gradi, ma anche per il mancato rinnovo del contratto di un operaio che ha partecipato agli ultimi scioperi. Mentre al Ministero delle Imprese e del Made in Italy si tiene il secondo incontro tra azienda e sindacati per cercare una soluzione alternativa al piano di ristrutturazione che prevede 1.718 esuberi in Italia, di cui 400 a Forlì, i rappresentanti dei lavoratori sono sul piede di guerra su vari fronti. Primo fra tutti, il grande caldo di questi giorni. Secondo i Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza della Fiom, l’azienda avrebbe risposto di no alla richiesta di sospendere l’attività tra le 12 e le 18. “Electrolux a Forlì è l'unico stabilimento del gruppo che non ha adottato i raffrescatori – attacca Cinzia Colaprico di Fiom - Abbiamo solo ventilatori, completamente insufficienti per giornate di caldo estremo”. La sindacalista spiega che in alcuni reparti si sono toccati i 34 gradi a mezzogiorno, i 37 nel pomeriggio. L’azienda ha risposto variando gli orari dei turni, senza fermare la produzione, garantendo che in tutti i siti produttivi “ci sono le dotazioni necessarie a garantire condizioni di lavoro adeguate”. Intanto lunedì la Fiom-Cgil di Forlì-Cesena ha inviato formale richiesta all’azienda di reintegro per il lavoratore lasciato a casa. Il giovane operaio sarebbe stato l'unico, tra circa 50 lavoratori con contratto a termine, a non vedersi rinnovare il rapporto di lavoro. La scelta, sostengono i rappresentanti sindacali, arriverebbe dopo la sua partecipazione ai presidi organizzati contro il piano di licenziamenti della multinazionale.