giovedì 23 settembre 2021

24 settembre - Verso lo sciopero generale dell'11 ottobre - L'intervento per l'Assemblea donne/lavoratrici all'assemblea nazionale del 19 settembre

 


https://drive.google.com/file/d/1_K7DYb7EVGOTFgKaZBZe1mskHT2h3hm0/view?usp=drive_web

Per la maggioranza delle donne la condizione di doppio sfruttamento, precarietà, miseria dei salari, discriminazioni per e sul lavoro, si è manifestata nella maniera più tragica con gli assassinii seriali nelle fabbriche.

Laila El Harim, ad agosto è morta sul lavoro e in modo orribile, assassinata dai padroni, a 40 anni, madre di una bimba di quattro anni, lavorava in un’azienda di imballaggi a Bombonette di Camposanto (Modena), è stata trascinata e schiacciata da un macchinario, una fustellatrice. Anche per Laila, come a Prato per Luana, come per l'operaia di Piacenza finita incastrata coi capelli in una macchina agricola si è trattato di tragedie annunciate: Laila aveva denunciato e segnalato invano più volte il malfunzionamento del macchinario che l'ha uccisa.

Una realtà che non è un caso! Sono assassini che accusano apertamente questo sistema capitalista sfruttatore e criminale in cui la condizione di maggiore necessità e maggiore difficoltà a trovare un lavoro, a mantenerlo viene usata dai padroni che se ne approfittano in pieno per ottenere più lavoro, con meno sicurezza e meno diritti e che in un sistema sociale che trasuda da ogni ambito, sessismo, maschilismo, patriarcalismo si dà anche per scontato.

Gli assassini seriali delle operaie gridano vendetta! E’ una condizione quella della maggioranza delle donne, non solo sul lavoro/non lavoro, ma di vita più in generale che richiede una lotta senza quartiere!

Per le operaie uccise non basta il lutto! Per le operaie e lavoratrici sfruttate e oppresse, porci padroni pagherete tutto! Sono sì slogan che gridiamo nelle iniziative di lotta, ma c’è la necessità ogni giorno di più che si concretizzi in ribellione, in lotta, in azione e organizzazione.

In questo senso lazione messa in campo subito dopo la morte di Laila a Modena con i due presidii organizzati da Slai Cobas s.c. e Si Cobas uno davanti alla fabbrica, l'altro, cittadino, dove abbiamo partecipato come Assemblea donne lavoratrici e Mfpr, si è calata in questa ottica, un segnale piccolo ma immediato e importante di azione e lotta che ha mostrato che così bisogna fare, partendo anche da piccole situazioni ma agendo concretamente, invece di stare su internet a lanciare parole d’ordine; ma poi che lotte si fanno su quelle parole d’ordine?

Oggi l’azione dello sciopero generale dell’11 contro i padroni, contro questo governo al servizio della classe dominante borghese deve calarsi nuovamente e concretamente nella pesante condizione che vive la maggioranza delle donne proletarie in questo paese e che la pandemia ha aggravato e amplificato con la odiosa ipocrisia dei governi che parlano di "aiuti" alle donne per conciliare lavoro e famiglia mentre i padroni licenziano direttamente le lavoratrici o le inducono a dimettersi, lo dimostrano i dati presentati in agosto per esempio dall'Ispettorato in una commissione in Comune Bologna, che mette in fila centinaia di dimissioni volontarie di donne a seguito di orari part-time negati dalle imprese o trasferimenti che rendono complicata la cura dei figli più piccoli.

Mentre aumentano gli orrendi femminicidi ormai quasi quotidiani, una vera e propria guerra di bassa intensità contro le donne.

Questa è una condizione che non può emergere solo l’8 marzo, quando va bene, e poi sparire o che si circoscrive in alcuni momenti solo ad alcune lotte del propria vertenza sindacale, anche quella più conflittuale; proprio perchè si tratta di un attacco a 360 gradi pretende una risposta adeguata che deve guardare ad ogni lotta delle donne/lavoratrici/proletarie che ci può essere in atto grande o piccola che sia e lo sciopero in questo senso può essere un’arma efficace per collegarle.

La lunga lotta delle lavoratrici hotel Gallia che si è chiusa con la loro riassunzione per esempio è una lotta che abbiamo fatto conoscere a livello nazionale e sostenuto concretamente, dandone visibilità, cercando di estendere il sostegno e solidarietà in diverse mobilitazioni da Milano o in Sicilia; come abbiamo fatto con la lotta delle operaie di Bergamo, delle instancabili lavoratrici di Palermo e ultimamente della Dupon a Pavia, e tante altre. Questa è l'ottica e l'azione che si deve porre anche nel percorso verso lo sciopero generale, ma deve essere reciproca, verso tutte le lotte:lotta una lottano tutte”, contro dannose logiche settarie e autoreferenziali.

Questo è la ragione e il lavoro dell’Assemblea nazionale donne/lavoratrici, per creare legami con altre lavoratrici in lotta, o quella che ancora non lottano a cui va portato il messaggio della lotta, per sviluppare il protagonismo diretto delle donne proletarie su tutti i terreni di attacco.

Le inchieste che abbiamo fatto in questi mesi estivi verso lavoratrici di vari settori, dalle operaie di Montello la cui lotta difficile ma di forte resistenza sta portando a processare i padroni il 14 ottobre, ad altre operaie di fabbriche metalmeccaniche, della Evoca, Brembo, alle lavoratrici delle pulizie, precarie del settore turistico e delle coop sociali/servizi di assistenza del sud, lavoratrici della scuola… mettono chiaramente in luce la necessità urgente di riprenderci in mano la lotta, di rafforzarla laddove si fa, di portare il messaggio laddove ancora non c’è. E' per questo che lo sciopero dell'11 deve impattare con tutto questo, finiamola con le generiche affermazioni di “discriminazioni di genere”, basta con il ridurre le donne ad un generico punto della piattaforma che anche gli stessi sindacati confederali sottoscriverebbero.

Si devono portare e si deve invece lavorare per rivendicazioni necessarie, chiare e articolate secondo le diverse situazioni di lavoro, di non lavoro, di precarietà, di doppio sfruttamento, ecc ma anche secondo le diverse situazioni di lotta che si stanno già mettendo in campo (le precarie di città del Sud come Palermo o Taranto lottano in particolare per l’internalizzazzione dei servizi e per un reddito in attesa del lavoro, le operaie Montello lottano contro condizioni sul piano della sicurezza e contro le discriminazioni che subiscono rispetto ai lavoratori maschi, le lavoratrici Ata della scuola costrette a lavorare in condizioni di rischio/stress correlato lavoro amplificato dall’emergenza sanitaria), rivendicazioni che concretizzino e rendano visibile il nuovo protagonismo delle lavoratrici anche nello sciopero generale dell’11 ottobre, perchè anche quando si tratta di obiettivi simili per le donne essi hanno un significato più complessivo; per esempio la rivendicazione del lavoro per tutte le donne è sempre anche un motivo di emancipazione per le donne, ed è legato alla lotta contro le discriminazioni, le oppressioni sul posto di lavoro e in casa.

Questo sciopero è una nuova sfida contro i padroni, il governo in cui la marcia in più delle donne/lavoratrici deve portare una spinta in avanti nel percorso di lotta più generale.


24 settembre - Verso lo sciopero generale dell'11/10: INTERVENTO DELLO SLAI COBAS SC ALL'ASSEMBLEA NAZIONALE DI BOLOGNA

 

 intervento slai cobas sc.mp4 

 


 

Necessario più che mai lo sciopero contro padroni, governo,
e sindacati collaborazionisti

23 settembre - Verso lo sciopero generale dell'11/10: INTERVENTO OPERAIO DALMINE SLAI COBAS SC ALL'ASSEMBLEA NAZIONALE DEL 19 A BOLOGNA

 

  intervento slai cobas sc dalmine.mp4


 

La centralità delle fabbriche nello sciopero dell'11 ottobre

lunedì 20 settembre 2021

20 settembre - Comunicato a cura dello Slai Cobas sc: IMPORTANTE RIUSCITA DELL'ASSEMBLEA NAZIONALE DEL 19 SETT. VERSO LO SCIOPERO GENERALE DELL'11 OTTOBRE

 400 lavoratori, lavoratrici ieri hanno riempito la sala Dumbo a Bologna per l'assemblea nazionale in preparazione dello sciopero generale nazionale dell'11 ottobre. Si è svolta in un clima combattivo, riscaldato in alcuni momenti anche dagli slogan dei lavoratori, soprattutto immigrati, venuti dalle lotte dure, difficili, represse, ma mai sconfitte, della logistica ("la lotta è dura ma non ci fa paura..." e altri). 

Un'assemblea rappresentativa delle effettive realtà di lotta, sia dei lavoratori e lavoratrici, operai di fabbrica, realtà sociali di lotta, che delle organizzazioni sindacali combattive e di classe, il Si.cobas e Slai Cobas per il sindacato di classe, che da tempo stanno lavorando per lo sciopero dell'11 ottobre.

Tanti sono stati gli interventi, soprattutto delle realtà di lotta, come gli interventi delle organizzazioni sindacali sulle ragioni sempre più urgenti dello sciopero generale, sul significato importante per tutti i lavoratori dell'11 ottobre per unire, elevare le lotte in corso nei vari posti di lavoro in una lotta generale contro padroni, governo, ma anche contro i sindacati collaborazionisti (come diceva uno striscione nella sala), e cominciare a far pesare a livello nazionale i lavoratori per cambiare i rapporti di forza. 

Riportiamo il link del video dell'intera assemblea realizzato dal Si.cobas per restituire a tutte le lavoratrici, lavoratori, giovani, donne, compagni il dibattito che c'è stato:  

https://it-it.facebook.com/sicobas.lavoratoriautorganizzati.9/videos/2798674047047434/

Un dibattito, in alcuni momenti, e secondo noi questo è ancor più necessario, anche franco, che non vuole nascondere i problemi del cammino necessario per una battaglia comune sindacale di classe, combattiva e anticapitalista (su questo invitiamo ad ascoltare gli interventi - che pubblichiamo in altri post - dello Slai Cobas sc).

L'assemblea si è conclusa con una bozza di mozione - che ancora deve essere definita - sia perchè

all'atto della sua lettura molti erano dovuti andare via, sia perchè venga migliorata affinchè risponda e sia in sintonia con le lotte avanzate dei lavoratori su tutti i campi dello scontro attuale ma anche perchè il suo messaggio, la sua piattaforma venga riconosciuta pure dai lavoratori ancora non in lotta, dovunque siano.    

La riuscita dell'assemblea del 19 ha fatto miseramente fallire il tentativo di buona parte dei sindacati di base, con il loro defilamento all'ultimo momento, di indebolire il lavoro per lo sciopero generale. In realtà si è dimostrato che è importante l'unità di tutte le realtà per la riuscita dello sciopero, ma questa unità o è al servizio della crescita della lotta combattiva, di classe dei lavoratori, o diventa una catena che prima o poi si rompe. E, come è stato detto in assemblea al Si.cobas in particolare: non si può sollevare una pietra (l'intersindacalità), che poi rischia di cadere sui piedi, se non si opera nello stesso tempo per l'autonomia delle realtà di classe e combattive. 

 


la locandina/volantino, con la parola
d'ordine, portata a Firenze dallo
Slai cobas per il sindacato di classe

 Dobbiamo anche dire che realtà che ieri, soprattutto delle fabbriche in lotta, non erano all'assemblea, o non hanno comunque fatto sentire la loro voce (dalla Gkn - che il giorno prima aveva fatto la grande manifestazione a Firenze -, alla Whirpool, alla Stellantis, e altre), sbagliano. 

Questo battaglia contro padroni, governo, Stato la si può affrontare se tutte le lotte e le realtà, grandi o piccole che siano, soprattutto operaie, si uniscano, non si illudano di vincere da soli, per trovare invece insieme la strada difficile per opporre la guerra di classe dei proletari alla guerra che fanno padroni e governi, in autonomia/distinzione/contrapposizione dai sindacati confederali. 



sabato 18 settembre 2021

18settembre - VACCINAZIONI - CONTRASTIAMO LE POSIZIONI DI UNA ESTREMA MINORANZA NELLA SCUOLA e nel fronte del sindacalismo di base e di classe

Lo Slai Cobas per il sindacato di classe è nettamente contrario alla posizione e prassi del "Coordinamento docenti e Ata contro il green pass. A partire dal fatto che è una estrema minoranza il personale della scuola che non si è vaccinato e non vuole vaccinarsi. Pochissimi, pertanto, in nome di una difesa individualista, becera e cieca si pongono in contrasto con la maggioranza e se ne fregano della salute e sicurezza collettiva in una pandemia.

L'abbiamo detto e ripetiamo: o la critica al green pass (che noi facciamo ma da un punto di vista di classe, in cui il governo scarica sui singoli lavoratori una scelta individuale, invece che risolvere una condizione collettiva in una situazione di pandemia e risolvere i problemi strutturali della sanità che hanno trasformato una pandemia in strage) si accompagna alla priorità della vaccinazione per tutti obbligatoria o, di fatto, per quante distinzione si dicono di fare, sono posizioni simili a quelle fasciste dei no vax, Meloni, ecc.

Noi siamo decisamente contro che nella piattaforma dell'11 ottobre si inseriscano rivendicazioni equivoche sul “NO” al green-pass, mentre si deve inserire chiara la rivendicazione della vaccinazione di massa.

Slai Cobas per il sindacato di classe

 

IL COMUNICATO del COORDINAMENTO NAZIONALE DOCENTI E ATA CONTRO IL GREEN-PASS
L’auspicio che si inauguri una “stagione di disciplina”, formulato recentemente dal Presidente del Consiglio Draghi, è stato accolto e interpretato, da molti protagonisti della scena politica e pubblica, come un compito da svolgere con grande diligenza: c’è chi, come i premurosi e solleciti sindacati concertativi, invoca un obbligo vaccinale che nessun paese europeo ha imposto, senza aver avuto alcun mandato da parte dei lavoratori e delle lavoratrici, e c’è chi si impegna ad insultare e compulsare, con la nota sensibilità da varano, i lavoratori del pubblico impiego, prospettando l’estensione a tutto il settore del lasciapassare verde, cioè del green-pass, definito “geniale” in ragione della doppia (op)pressione, psicologica ed economica, che esso esercita su chi ha scelto di avvalersi del suo diritto costituzionalmente garantito di non vaccinarsi, senza per questo venir meno ai suoi doveri di solidarietà sociale. 
Il personale della Scuola che ha costituito il Coordinamento nazionale docenti ed ata contro il green-pass, all’inizio di questo complicatissimo anno scolastico, che vede docenti ed ata alle prese con ipotesi anche radicali e drammatiche di reazione all’obbligo di esibire un titolo attestante il proprio status sanitario per accedere al proprio istituto, pena la sospensione dallo stipendio e la “smaterializzazione” del proprio stesso corpo (senza il green-pass si è considerati assenti!), continuerà ad offrire uno spazio di confronto aperto a quanti, vaccinati e non vaccinati, percepiscono il green-pass come una misura illegittima, nonché come un furbo e vessatorio espediente per scaricare su chi non ha voluto o potuto vaccinarsi la responsabilità dei mancati interventi per mettere in sicurezza le scuole, ripetutamente richiesti dalle “piazze pandemiche” e anche per quest’anno ridotti al simpatico ed amichevole invito a tenere aperte le finestre in aula pure col gelo siberiano. 
Il gruppo organizzerà altre iniziative unitarie di lotta per la revoca del provvedimento ricattatorio che impone il green-pass, del tutto privo di ricadute sull’andamento dei contagi ma capace, invece, di estenuare i lavoratori, umiliandoli, depauperandoli e costringendoli, nel caso, ad effettuare tamponi con sadica e parimenti inutile frequenza. Già il 30 agosto scorso il Coordinamento ha dato vita ad un riuscito presidio davanti al Ministero dell’Istruzione, che ha visto almeno 500 persone radunarsi per protestare in modo assolutamente pacifico e civile. 
Duole riconoscere che in questa battaglia per la salvaguardia e la riaffermazione di principi democratici elementari e oggettivamente lesi, la stampa risulta essere troppo spesso parziale e negligente nel riportare le contestazioni alle direttive del governo, amplificando episodi marginali, spesso addirittura artatamente provocati, ed omettendo di riportare le voci di chi avanza rivendicazioni sacrosante, con argomentazioni convalidate dalle analisi e dalle denunce di illustri ed autorevoli giuristi e intellettuali, firmatari di accorati ed allarmanti appelli contro il green-pass. 
La manifestazione del 30 agosto, ad esempio, nel corso della quale è stato anche protocollato, al Ministero, un documento redatto dal gruppo e contenente precise istanze per la Scuola, è stata liquidatoriamente riportata come una piazza “no-vax” - un’etichetta nata per demonizzare e criminalizzare ogni critica alla gestione governativa della pandemia -, nonostante gli organizzatori del presidio avessero rilasciato diverse interviste contestuali e successive, cui le redazioni non hanno avuto interesse a dare spazio, ritenendo, evidentemente, di aver esaurito il proprio dovere di cronaca nell’enfatizzazione di un singolo episodio occorso, peraltro, prima dell’inizio della manifestazione. Ovviamente, nonostante si sia aperto qualche spiraglio, nel mondo dell’informazione, proprio perché la verità dirompe e prorompe, soprattutto quando viene a lungo compressa, è assai flebile la speranza di vedere, in una delle tante trasmissioni di approfondimento televisivo, qualche sostenitore della libertà di scelta e, dunque, contrario al coercitivo green-pass, per tutte le ragioni più volte esposte. 
Consapevole del pesante clima di intimidazione, irreggimentazione e limitazione, il Coordinamento invita tutte e tutti i lavoratori della Scuola a resistere, con le modalità a ciascuno/a e per ciascuno/a più idonee e fruttuose, evitando di contrapporre in modo asfittico e controproducente il rifiuto totale del green-pass, culminante nella sospensione “funzionale” al ripristino del diritto violato, alle diverse e non meno dignitose strategie attendistiche di resistenza attiva. 
A proposito di resistenza, infine, nel ricordare che sono state intraprese, da diversi avvocati e sindacati, numerose e significative iniziative legali per l’abrogazione del green-pass, indirizzate sia alla magistratura nazionale che alla Corte Europea, cui è possibile aderire, attigendo le informazioni ai numerosi canali alternativi alla vulgata mainstream attivati sui social, il Coordinamento segnala le seguenti prossime azioni di lotta, cui aderisce ed esorta ad aderire, conscio della grave emergenza, nell’intento di amplificare le ragioni del dissenso e i suoi spazi di agibilità politica, pur senza avere legami organici o contiguità ideologica e operativa con alcune delle forze promotrici:
1. SCIOPERO CONTRO L’OBBLIGO DI POSSESSO ED ESIBIZIONE DEL GREEN-PASS PER ACCEDERE AGLI ISTITUTI SCOLASTICI, indetto da ANIEF e SISA PER L’INTERA GIORNATA, NELLA DATA DI INZIO DELLE LEZIONI dell’anno scolastico 2021/2022
2. MOBILITAZIONE NAZIONALE DI “PRIORITA’ ALLA SCUOLA” (Movimento composto da genitori, insegnanti, educatori/trici e studenti/esse) il 20 SETTEMBRE 2021 in tutte le piazze d’Italia, per chiedere l’adozione di politiche di investimento nella Scuola pubblica e statale e la riduzione delle sperequazioni tra Regioni
3. SCIOPERO GENERALE DEI SINDACATI DI BASE UNITI (Cobas, Unicobas, Cub, Usb, Sgb, SI Cobas, Usi, AdlCobas ed altri), PER L’INTERA GIORNATA DELL’11 OTTOBRE.
Riguardo all’ultima iniziativa, il Coordinamento, plaudendo alla raggiunta unità delle sigle, chiede con forza che i sindacati coinvolti inseriscano nella condivisibile piattaforma di rivendicazioni il più fermo “NO” al green-pass e alla sua logica inaccettabilmente ritorsiva contro i lavoratori e le lavoratrici.
Oltre a monitorare le iniziative ufficialmente lanciate e a parteciparvi, il Coordinamento continuerà a creare ulteriori occasioni di protesta e a sostenere, a livello pubblicistico e culturale, la necessità di uscire dall’emergenza pandemica senza sacrificare diritti e scelte che godono di tutela costituzionale e sovranazionale. 
Il nuovo anno scolastico impone ai docenti e agli ata di testimoniare quella passione per il comune ruolo educativo che è sottesa alla vita scolastica e che non era mai stata così duramente e direttamente attaccata, specie se si tiene conto della pressione vergognosa esercitata sui giovani, la cui vita sociale viene negata e la cui libertà viene condizionata ad una scelta che è e deve restare assolutamente volontaria e legata a personali valutazioni.   
Non bisogna rassegnarsi né arrendersi, perché, come dicevano gli Antichi, “gutta cavat lapidem”, la goccia scava la pietra. E la nostra rabbia ci trasforma in gocce corrosive. Buon anno di lotta a noi!


18 settembre - ALLA MANIFESTAZIONE DI FIRENZE

 


18 settembre - ABERRAZIONI E CONFUSIONE NEL NOSTRO CAMPO

 

Comunicato

mettere insieme la repressione verso avanguardie del movimento e lotte dei lavoratori e le inchieste contro fascio/nazisti Novax è gravemente sbagliato e disorientante e richiede che tutte le forze del sindacalismo di classe, dell'opposizione politica proletaria e rivoluzionaria si dissociano da simili aberrazioni che nulla possono avere a che fare con un patto d'azione anticapitalista e meno che mai con un fronte unico di classe

Slai Cobas per il sindacato di classe

18 settembre 2021

Il 17/09/2021 22:34, Il pungolo rosso ha scritto:

Care/i compagne/i,
abbiamo postato questa mattina la denuncia di un altro grave fatto repressivo contro il Movimento 7 novembre: l'imputazione per una sua attivista di associazione a delinquere. Ieri il compagno Emilio dei No Tav; oggi la compagna Maria del Movimento 7 novembre; ieri l'altro ingenti forze di polizia contro il picchetto alla Unes di Trucazzano e i fogli di via a 13 licenziati... e potremmo continuare a lungo in questo elenco, mettendoci dentro anche la ridicola accusa di "terrorismo" scagliata contro alcuni dei partecipanti alle proteste "no green pass", al netto di ogni giudizio di merito su queste proteste. 
Anche dal lato del contrasto alla repressione statale, sempre più stringente, urge una risposta di classe unitaria, urge dare forza alla preparazione dello sciopero generale dell'11 ottobre e all'Assemblea di domenica a Bologna.

Il Pungolo rosso - com.internazionalista@gmail.com



18 settembre - FEDEX: UNA TRATTATIVA A PERDERE

 

Incontro Fedex-SI Cobas “Ricollocamenti per almeno la metà dei lavoratori”

Si è tenuto l’incontro fra il sindacato S.I.Cobas e i rappresentanti della multinazionale Fedex, alla presenza anche del fornitore Alba Srl, in merito alla chiusura dello stabilimento piacentino avvenuta il marzo scorso, che aveva comportato il licenziamento di 280 lavoratori.

Il S.I. Cobas spiega con una nota stampa che ultime settimane ha sollecitato più volte il Ministro del Lavoro Andrea Orlando, il quale aveva promesso che Fedex avrebbe avanzato una proposta di ricollocamento dei lavoratori coinvolti. Tale proposta era attesa per venerdì scorso, ma al suo posto è giunta una nuova richiesta di incontro per a Roma. All’incontro nella giornata di venerdì 17, Alba Srl e Fedex – afferma la nota – hanno proposto una soluzione per 51 posizioni coinvolte, di cui 23 sull’hub di Bologna, 27 all’hub di Firenze e 1 all’hub di Ancona, assunti direttamente dalla multinazionale americana.

Il S.I. Cobas ha rifiutato la proposta, sostenendo che non è disponibile a trattare sotto la metà dei complessivi 280 lavoratori in quanto a ricollocamenti. A questo punto Fedex ha proposto per la restante parte un incentivo all’esodo, rispetto al quale il S.I. Cobas ha ribadito che qualsiasi incentivo deve essere su base volontaria in subordine al ricollocamento. L’azienda ha chiesto qualche giorno per valutare la controproposta del S.I.Cobas rispetto ai ricollocamenti – conclude la nota del sindacato autonomo – se la risposta non sarà esaustiva riprenderanno le azioni di sciopero dei lavoratori.


venerdì 17 settembre 2021

Palermo - Le precarie Assistenti igienico personale di nuovo in lotta... VERSO LO SCIOPERO GENERALE DELL'11 OTTOBRE

Palermo - Le Assistenti igienico personale e genitori di studenti disabili in protesta il 16 settembre contro il mancato avvio del servizio di assistenza specializzata nelle scuole...

VERSO LO SCIOPERO GENERALE DELL'11 OTTOBRE

Per l'internalizzazione dei servizi scolastici e la stabilizzazione del lavoro, basta precarietà e disoccupazione

Per un reddito garantito in attesa del lavoro

Per la piena garanzia del diritto allo studio di tutti gli studenti

Contro le politiche di macelleria sociale del governo Draghi

Contro la repressione delle lotte

(queste lavoratrici come tanti altri lavoratori stanno subendo un processo penale per avere difeso il loro diritto al lavoro, prossima udienza a dicembre)








https://palermolive.it/scuola-studenti-fragili-penalizzati-assistenza-studenti-fragili/?fbclid=IwAR0XnsxNGBsqNnge3KLVvXLuljbFWOuffFCCWm01klsR-cFInvpBgWtFL2U

https://palermo.repubblica.it/cronaca/2021/09/16/news/inizia_la_scuola_ma_non_per_tutti_cosi_la_burocrazia_ha_lasciato_a_casa_gli_alunni_disabili-318098073/?fbclid=IwAR0-RTUbRj4qooKuoTpmwBnAAnwhvdCZQGv-G_vUP581CNthhrdFKOSr5gw



 

giovedì 16 settembre 2021

FEMMINICIDI - E' UN'EMERGEMZA CHE RICHIEDE EMERGENZA DI COMPRENSIONE E LOTTA!

sette-donne-uccise-negli-ultimi-dieci-giorni

Ogni giorno donne, operaie vengono uccise dagli uomini, dai loro mariti o conviventi.

Questo richiede che anche tra i lavoratori d'avanguardia ci sia una vera comprensione del perchè aumentano i femminicidi e il loro stretto legame con la situazione di reazione, humus fascista, attacco in generale e che colpisce tutti.

Per questo chiamiamo i lavoratori con coscienza di classe, le realtà di lotta di classe e combattive a ritenere questo strategico fronte di lotta delle donne, anche un fronte politico, ideologico, di lotta della classe operaia, per una nuova umanità.

Lavoratrici Slai cobas per il sindacato di classe
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Ridurre i femminicidi a casi individuali, come il più delle volte fanno giornali e Tv, o anche personaggi istituzionali è voler "normalizzare", quando questi femminicidi gridano una vera e propria guerra di bassa intensità contro le donne, una guerra di emergenza, che richiede risposte di emergenza soprattutto da parte delle stesse donne. 
Negli anni 70/inizio 80 quando vi era un grande movimento delle donne, e migliaia quasi ogni giorno scendevano in piazza e imponevano a tutti la volontà, la forza delle donne, i femminicidi e gli stupri erano pochi; a dimostrazione che solo la lotta collettiva delle donne è una diga e che questa oggi bisogna ricostruire. 
Il sindaco di Agnosine, Giorgio Bontempi, ha commentato: "Parliamo di una famiglia normale, due grandi lavoratori non si riesce a capire...". Invece si capisce benissimo - e chi lo copre è oggettivamente, se non soggettivamente complice. Si capisce se si vuole guardare a tutto quello che succede intorno, alla natura di questa società borghese, al clima odierno sempre più reazionario, fascista nei "valori" che si espande e inquina, ammorba tutto e tutti.

Si tratta di una tendenza che andrà purtroppo accentuandosi e che può trovare come risposta soltanto una mobilitazione diretta delle donne.

In questo senso le uccisioni non si potranno fermare, né ci sono interventi di legge, di controllo che possano frenarli. Il moderno fascismo le alimenta a livello di massa: le uccisioni hanno la caratteristica di essere ripetitive, emulative. La stampa, la televisione sono in questo uno strumento fondamentale: amplificano o minimizzano o nascondono, su alcune vicende costruiscono dei talk show osceni, su altre fanno calare il silenzio; in questo modo indirizzano e/o deviano l’attenzione, impongono idee, giudizi, con criteri di scelta/selezione spesso razzisti, di classe o che comunque rispondono all’utilizzo di tali uccisioni e violenze per rafforzare la politica, l’ideologia, i “valori” dominanti e nasconderne la cause sociali, lì dove invece i motivi di questa recrudescenza di uccisioni delle donne vanno visti sempre come espressione della condizione generale delle donne e della realtà sociale. 

Spesso si tende a motivare il femminicidio come vicenda privata, frutto della gelosia, o di un raptus di follia. Ma anche esaminando specifici episodi, vediamo che i singoli uomini che uccidono trovano l’humus adatto, favorevole, che in un certo senso li fa sentire legittimati, niente affatto in colpa, anzi, quasi autorizzati. “Tu devi essere mia, o sei mia o non sei”. Questo humus è il moderno fascismo e questo rende differente oggi la questione della violenza sulle donne ed in particolare le uccisioni, fatte prevalentemente reazione, a volte preventiva,  alle donne che si vogliono ribellare, che vogliono rompere legami oppressivi - ruolo della famiglia.

Oggi le donne sopportano meno, rompono i rapporti, si ribellano, cacciano i fidanzati, i mariti ecc; è la rottura del concetto di possesso, di proprietà, che c’era anche prima ma che oggi, da parte delle donne viene messo in discussione, non viene accettato.

Queste uccisioni e violenze sono delitti fascisti, perchè mossi da una concezione di supremazia, di odio, di attacco verso chi dovrebbe essere succube e invece si ribella. Sono delitti fascisti perchè uccidono le donne in quanto donne. Come fascista è spesso il clima generato di complicità diffusa pre e post uccisioni, in cui gli uomini vengono considerati perbene, e chi sa non parla e copre non solo perchè ha una concezione individualista, ma perchè ha la stessa concezione maschilista verso le donne.

L’altra questione che rende “nuovo” il femminicidio è il ruolo oggi della famiglia. La famiglia è stata sempre terreno di oppressione per la donna, di tomba dell’amore, di ghetto. Noi diciamo “in morte della famiglia” perché la maggior parte delle uccisioni avvengono nell’ambito familiare o di rapporti familiari. Che cos’è la famiglia? Perché la famiglia è morte? In termini sociali è la cellula della società, che esprime in sintesi processi, contraddizioni che avvengono poi nell’intera società. Il problema è che ora la famiglia, da un lato effettivamente è in crisi, non riesce più a conservare, ad essere un elemento di conservazione, nello stesso tempo viene iper-esaltata dalla Chiesa, dal governo, dallo Stato.


Movimento femminista proletario rivoluzionario.


16 settembre - dallo Slai Cobas sc Ravenna: Non si può e non si deve alimentare confusione tra i lavoratori sulla questione delle vaccinazioni

 

 articolo di stampa

https://www.ravennanotizie.it/rubriche/la-posta-dei-lettori/2021/09/15/non-si-puo-e-non-si-deve-alimentare-confusione-tra-i-lavoratori-sulla-questione-delle-vaccinazioni/

Redazione - 15 Settembre 2021 -

Non si può e non si deve alimentare confusione tra i lavoratori sulla questione delle vaccinazioni.

Una lavoratrice che chiama i carabinieri per potere entrare a svolgere il suo lavoro a scuola perché il codice del tampone è arrivato in ritardo e non era in possesso del Qr-Code è molto grave e la notizia riportata dalla stampa contribuisce ad alimentare questa confusione dove, invece, c’è bisogno di arginare concezioni e posizioni sbagliate perché siamo ancora di fronte ad una emergenza sanitaria e le posizioni individualiste fanno un enorme danno alla coscienza collettiva dei lavoratori. Posizioni che sono presenti anche nelle fila dei confederali, così come tra quelle dei sindacati di base. E qui la confusione non deve essere ammessa perché chi organizza i lavoratori nel sindacato ha delle responsabilità maggiori perché agisce per la formazione di una coscienza collettiva. Perciò i danni diventano maggiori. Un conto sono i timori, i dubbi, alimentati dalla disinformazione, dai provvedimenti contraddittori dei media e del governo (uno su tutti il green pass per evitare la vaccinazione obbligatoria e nelle fabbriche l’obbligo per gli operai solo in mensa), i tamponi al posto dei vaccini, un conto rivendicare, in piena pandemia, la propria libertà individuale/ individualista. La lavoratrice, che è anche una sindacalista, una militante politica – e questo ha un peso maggiore nella vicenda -, non ha fatto il vaccino per scelta ed è “costretta” a presentare un tampone negativo ogni 48 ore per poter lavorare. Questo riporta una notizia di stampa.

Premettendo che la gran parte dei lavoratori si voleva e si è vaccinata, quale diritto ha voluto affermare, con il suo gesto, la lavoratrice? Una critica, forse, al governo per il suo fallimento nel mettere in sicurezza le scuole (in alcune realtà si ritorna alla DAD) o per come il governo ha gestito la pandemia e che la scarica sulla responsabilità dei singoli? Un gesto per mettere al centro l’interesse per la salute di tutti, studenti e personale scolastico? Vaccini per tutti? Niente di tutto questo. La lavoratrice ha voluto rivendicare il “suo”, individuale, “diritto” a potere lavorare in piena pandemia, in un settore dove si è esposti maggiormente al contatto con molte persone, senza essere vaccinata, per sua scelta, in nome della sua “libertà individuale”! I tamponi non devono sostituire i vaccini. Vogliamo essere ancora più chiari: non c’è alcuna “giustificazione” a dire NO alla vaccinazione! Lo Slai Cobas sc è per la vaccinazione obbligatoria per tutti, a partire dai settori, come sanità e scuola, che oggettivamente sono più a contatto con un pubblico di massa. Riportiamo la nostra piattaforma di lotta nazionale sulla scuola:

Facciamo appello alle lavoratrici e lavoratori per costruire nella scuola lo sciopero generale indetto dal sindacalismo di base e di classe per l’11 ottobre.

È nella lotta quotidiana per strappare risultati concreti che i lavoratori possono ricostruire l’unità che serve in questa fase e che contratti capestro, accordi, “riforme” hanno messo grandemente in discussione, ma hanno, anche, prodotto guasti, reso la scuola sempre più apertamente subordinata agli interessi del capitale. È necessario ribaltare tutte le politiche scolastiche e risolvere tutti i problemi strutturali che, lungi dall’essere risolti, potranno porre anche in questo anno scolastico chiusure di scuole, e/o renderanno la vita scolastica più difficile e complicata, ricorso alla DAD o alla didattica integrata:

piano di vaccinazione obbligatoria per tutti con chiara informazione e supporto medico, no ai profitti capitalistici sulla pelle dei lavoratori e delle masse popolari
– reperimento di spazi per permettere a tutti gli studenti di seguire in presenza, No alla DAD né alla Didattica integrata

– potenziamento dei mezzi di trasporto- ripristino del servizio di medicina scolastica
-assunzione di personale docente e ATA, trasformazione dei contratti a tempo determinato in tempo indeterminato, potenziamento degli organici

-potenziamento della scuola pubblica e copertura di tutto il territorio nazionale a partire dai nidi, scuola dell’infanzia . -basta scuole paritarie che sono state finanziate anche durante il lockdown
– internalizzazione di tutti i servizi scolastici (assistenza agli studenti disabili- servizio di pulizia, asili nido…)

– ritiro dell’Accordo sull’ulteriore riduzione del diritto di sciopero nella scuola ARAN-OOSS concertativi


mercoledì 15 settembre 2021

TENARIS DALMINE la ristrutturazione porta aumenti degli utili al padrone, ma anche focolai di resistenza operaia ai piani di sfruttamento cogestiti da fiomfimuim, ma serve trasformarla in organizzazione per avere forza in fabbrica

L’obbiettivo delle aziende è sempre quello di fare più produzione e spremere di più gli operai in fabbrica, ma questo è risaputo è la legge del sistema capitalista dei padroni, e anche la tenaris dalmine non è diversa, tant’è che nel 2021 ha avuto “un trimestre con utili di nuovo in crescita (290 milioni netti)” a fronte di sempre meno dipendenti.

Emblematico è quanto successo durante la pandemia con l’avvallo sindacale dove l’azienda ha utilizzato l’emergenza dell’ossigeno non solo per non chiudere ma per sperimentare con i volontari nel mezzo della pandemia  nuove condizioni di lavoro, aumento della saturazione e della produzione oraria, che ha ottenuto spingendo durante la produzione delle bombole per l’ossigeno con meno organici (vedi articolo  PRODUZIONE DI BOMBOLE PER L’OSSIGENO PER GLI OSPEDALI: CON LE SQUADRETTE DI VOLONTARI CARICATI AL MASSIMO..... ).

Così come lo si vede tutte le volte che gli operai resistono spontaneamente all’applicazione dei piani di ristrutturazione aziendali nei reparti come è successo ultimamente anche al FAS, prima delle ferie, dove gli operai in massa hanno bocciato l’accordo per il lavoro a isole (vedi articolo eco).








Un accordo preconfezionato calato sulle spalle degli operai in cui la premessa condivisa tra azienda e sindacato era: “...la definizione degli aspetti gestionali e organizzativi necessari per la risposta alle particolari condizioni del mercato che hanno impattato in modo sfavorevole sui carichi di lavoro del reparto…...con squadre interfunzionali tra area a caldo e freddo...”, in pratica organizzazione del lavoro a isole.

Il sindacato è subito intervenuto  per spegnere ed incanalare la ribellione, facendo degli scioperi prima delle ferie senza arrivare a un risultato, solo per riprendere in mano la situazione. 

Così al rientro l’azienda  ha avuto campo libero per imporre il suo diktat o gli affiancamenti per il lavoro a isole o a casa, con il risultato di disarmare gli operai che ora attendono un nuovo incontro tra delegati e azienda, ma che senza la lotta che imponga rapporti di forza favorevoli agli operai non potrà che portare a qualche aggiustamento della nuova organizzazione del lavoro a isole in cambio di qualche euro di elemosina che poi spariranno come successo nel reparto di Sabbio.

Quello che si profila è l’ennesimo colpo di mano grazie al gioco delle parti tra sindacato e azienda che proseguono nel loro piano condiviso: peggioramento su sicurezza, salario, diritti con un taglio effettivo di decine di organici che si sommano a quelli che già nei mesi precedenti l’azienda aveva provveduto a fare con nel silenzio sindacale con il trasferimento in altri reparti e per chi restava in reparto con l’utilizzo delle ferie come ammortizzatore e regolatore della produzione.

Ma dove c’è sfruttamento da parte del capitale c’è resistenza e ribellione dei lavoratori, anche questa è una legge del sistema dei padroni, e ogni volta che gli operai si muovono invece di trovare un sindacato che organizza la forza e li guida nella lotta, verificano a proprie spese che i confederali sono i pompieri e i gendarmi che li ingabbiano e disarmano di fronte all’azienda perché sono diventati parte del sistema di comando e controllo e quindi strumento dell’azienda e non dei lavoratori.

Un sindacato confederale che parla la stessa lingua e ragiona come l’azienda non serve agli operai e sono i fatti che parlano: prima ha dato il via libera a 180 esuberi della vergogna  quando c’era il blocco del governo e oggi ne difende in toto l’applicazione nei reparti con la riduzione degli organici, aumento della produttività e flessibilità, quando la stessa azienda “prevede un resto dell'anno caratterizzato dal continuo aumento delle vendite”

Perché questo modo di fare sindacato è parte del problema e non della soluzione e gli operai devono prenderne coscienza e se ne devono liberare, questa è la premessa per poter difendersi e iniziare a lottare seriamente per non essere schiacciati.

Per questo facciamo appello agli operai che vogliono lottare che per vincere non devono fare un passo in avanti e poi tirarsi indietro ma fare il passo conseguente a questa situazione: o ci  organizziamo  per avere forza in fabbrica per non stare alla volontà del padrone fatta passare sempre dai confederali o altrimenti andrà sempre peggio.

LA CENTRALITA' DELLE FABBRICHE NELLA COSTRUZIONE DELLO SCIOPERO GENERALE DELL'11 OTTOBRE E' UN PASSAGGIO NECESSARIO PER AVANZARE SU QUESTA STRADA

15 settembre - ASSEMBLEA NAZIONALE DEL 19 SETTEMBRE

 

Le organizzazioni sindacali Confederazione COBAS, COBAS SCUOLA SARDEGNA, COBAS SANITA’, CUB, SGB, UNICOBAS, ORSA, USI cit, USB, ieri con un improvviso comunicato si sono dissociate dall'assemblea nazionale unitaria del 19 settembre in preparazione dello sciopero generale dell'11 ottobre e hanno organizzato in contrapposizione ad essa, una loro assemblea per il 16 settembre, scrivendo: “le organizzazioni sindacali firmatarie di questo comunicato che rappresentano differenti percorsi e modalità organizzative, ritengono che non ci siano più le condizioni per aderire all’assemblea nazionale inizialmente prevista per il 19 settembre a Bologna. Intendono invece, partire dalle differenze, per rilanciare il percorso unitario apertosi da alcuni mesi . Un confronto finalizzato alla riuscita di tutte le mobilitazioni che metteranno al centro i temi indicati nella piattaforma dello sciopero generale. Strumento di tale percorso sarà un’ assemblea unitaria, pubblica nazionale, prevista per il prossimo 16 ottobre a Roma”.

Questo testo è una vergogna e mette in luce chi, approfittando di errori di gestione del Si.cobas, si è subito sfilarto dall'assemblea nazionale che comunque vede centrali le lotte più avanzate dei lavoratori e lo sforzo di unirle e che in nessuna maniera andava disertata all'ultimo momento - quando era comunque l'unica sede unitaria per cui abbiamo lavorato da due mesi.

Lo Slai Cobas conferma la sua presenza a Bologna. Già nella scorsa settimana avevamo detto chiaro che Lo Slai Cobas per il sindacato di classe è per fare l'assemblea del 19 settembre, comunque e in ogni caso, al servizio della riuscita, estensione dello sciopero generale del 11 ottobre.

Criticando una logica e metodo da intergruppi-sindacali, a cui noi siamo estranei, che non ha riferimento l'interesse generale dei lavoratori.

Lo Slai cobas sc aveva anche indicato, nei giorni precedenti una impostazione dell'assemblea del 19 che poteva essere la base della "mediazione" necessaria al servizio dello sciopero.

"Lo Slai Cobas per il sindacato di classe è favorevole alla divisione in due dell'assemblea ma senza rigidità.

Al mattino, una breve introduzione, che proponiamo fatta dal Si.Cobas che riassuma la necessità dello sciopero, la sua dimensione politica nell'attuale situazione contro padroni e governo, la piattaforma su cui essa si realizza.

Poi siamo perchè si dia la parola alle realtà di lotta e ai sindacati di classe e di base promotori dello sciopero stesso, interventi che vanno, per così dire, alternati. Per quanto riguarda le realtà di lotta vanno intese quelle di carattere urgente, vedi Prato, e con significato più generale nello scontro di classe in corso, inoltre quelle di fabbriche in lotta che eventualmente intervengono, Gkn, Whirpool, Stellantis, ecc. Non vanno trasformate tutte in realtà di lotta importanti, anche perchè i sindacati di classe e di base che promuovono lo sciopero sono essi stessi realtà di lotta, possono nei loro interventi dare un quadro più completo delle lotte in corso, e quindi evitare duplicazioni.

La mattinata dovrebbe essere occupata solo da questi, anzi pensiamo che potrà essere necessario recuperare alcuni interventi nel pomeriggio.

Nel pomeriggio la parola va data ai movimenti. Ma anche su questo bisogna intendersi. Il tema è lo sciopero generale, e quindi vogliamo che i movimenti si esprimano con l'adesione e la partecipazione allo sciopero generale. In questo senso non ci sembra che ci sia né la ragione né il tempo per un discorso generale che veda il problema delle prospettive, del dopo sciopero, ecc. Del dopo sciopero si parlerà dopo lo sciopero, e non vogliamo far rientrare dalla finestra ciò che formalmente si tiene fuori dalla porta: un dibattito politico sovradeterminato che toglie spazio alle realtà di lotta e alle necessità del sindacalismo di classe e di base di organizzare seriamente lo sciopero, legare con più precisione i punti della piattaforma alla realtà sui posti di lavoro. Per i movimenti è abbastanza chiaro quelli che devono avere la parola: No Tav, No Tap, No muos, movimento per la casa, realtà che rappresentano le lotte dei migranti (dalla Calabria a Foggia, a Saluzzo, ecc.), e realtà di massa impegnati sul nostro fronte di lotta, su cui è giusto intrecciare e unire le ragioni dello sciopero e la sua piattaforma. Non è la sede per un confronto tra movimenti, ma di una discussione per la massima riuscita sindacale, sociale e politica dello sciopero.

Lo stesso G20 è già inserito nella piattaforma e comunque riguarda il dopo sciopero. Metterla diversamente significa voler prevaricare, confondere le acque invece che chiarire.

E' naturale che in questa assemblea non intervengano direttamente i gruppi politici, dato che essi comunque fanno parte del sindacalismo di classe e di base in generale o di realtà come l'opposizione Cgil, che ci auguriamo aderisca e partecipi allo sciopero.

Si deve rigidamente invitare i compagni a stare al tema, perchè è la sola condizione perchè il limite dei 5 minuti possa essere rispettato”.

SLAI COBAS per il sindacato di classe

Coordinamento nazionale



15 settembre - LO SCIOPERO GENERALE DELL'11 OTTOBRE - NECESSARIO - MA SERVE BATTAGLIA CHIARA NELLE FORME E CONTENUTI

 

Un primo commento/valutazione

Lo sciopero generale dell'11 ottobre, indetto da tutti i sindacati di base, deve puntare al blocco della produzione, dei servizi, dei posti di lavoro; deve unire le fabbriche e realtà in lotta, e coinvolgere i movimenti reali di lotta.

Per questo è importante lavorare sia verso i posti di lavoro in cui i sindacati promotori, in particolare quelli di classe e combattivi, come il Si.Cobas e lo Slai Cobas per il sindacato di classe, sono già presenti e organizzano lotte, sia verso altre realtà importanti e/o in lotta, e qui centrali sono le fabbriche (dalla Gkn, all'ex Ilva, alla Whirpool, alla Stellantis, ecc. dove le vertenze sono soprattutto in mano ai confederali). E' importante che lo sciopero si estenda, riesca, vi sia un contagio delle lotte combattive esistenti, a partire dalla logistica, vi sia il collegamento delle realtà in lotta, guardando ai tanti settori sotto attacco, alle fabbriche toccate dai licenziamenti e chiusure (non per crisi ma per delocalizzazioni per fare più profitti dove il costo del lavoro è più basso), come da altri processi di attacco alle condizioni di lavoro, da gravi processi di ristrutturazione per salvare e aumentare i profitti capitalisti. Lo sciopero generale deve cominciare a far pesare i lavoratori nella fase attuale in cui i padroni pretendono tutto e ottengono tutto dal governo, che invece verso i lavoratori vuole al massimo mettere toppe (vedi riforma ammortizzatori sociali, prolungamento cig in alcune fabbriche) ai disastri sul fronte lavoro e salario.

E' lo sciopero che deve cominciare a modificare i rapporti di forza.

Questo sciopero generale è necessario e inevitabile. Le condizioni di lavoro stanno peggiorando, così come il salario – i lavoratori e le loro famiglie non ce la fanno più, il salario, soprattutto per le migliaia di cassintegrati e per la perdita di questi anni non recuperata dai miseri CCNL, si è ridotto del 30/40%. Vanno avanti i licenziamenti/chiusura nelle grandi fabbriche e dopo il 31 ottobre vi sarà una nuova marea. I morti sul lavoro sono inaccettabili, legati oltre che alla ulteriore taglio delle misure di sicurezza e di controllo, all'intensificazione dello sfruttamento, all'intensificazione dei ritmi e carichi di lavoro. I padroni hanno ripreso alla grande e soprattutto le grandi aziende. La produzione viene fatta da meno operai ma ipersfruttati, a poco costo, sempre disponibili. Questo e solo questo spiega anche l'impegno ipocrita e limitato del padronato sul fronte del green pass e vaccinazioni.

Per le donne, la condizione di doppio sfruttamento, precarietà, miseria dei salari, discriminazioni per e sul lavoro, si è manifestata nella maniera tragica con gli assassinii seriali nelle fabbriche. Questa condizione grida vendetta, lotta senza quartiere.

Dei migranti non si parla, se non per il blocco che vuole Salvini, ma ci sono i morti nascosti, per sfruttamento, caldo, condizioni bestiali di vita.

I padroni col governo Draghi si sentono ancora più forti pretendono e ottengono. I sindacati confederali pure a volte denunciano situazioni, ma sono penosi, inutili e imbarazzanti chiedono che siano il governo e i padroni a fare meglio e sono dannosi per una reale e necessaria lotta dei lavoratori e lavoratrici.

A fronte di questa grave situazione, lo sciopero generale è una risposta, per elevare a scontro generale contro il padronato e il governo le tante lotte, vertenze locali - in cui, in ognuna si ritrovano i piani nazionali; per unire in un fronte comune di lotta anticapitalista i lavoratori, i movimenti di lotta; per acquisire forza nello scontro prolungato necessario.

Lo sciopero dell'11 ottobre si basa su una piattaforma.

La piattaforma, però, non è un elenco della spesa. Occorre concentrare su poche e attuali rivendicazioni:

NO ai licenziamenti/riduzione orario di lavoro a parità di salario,

aumenti salariali/100% cig/salario garantito ai disoccupati,

salute e sicurezza, contro le nuove stragi sul lavoro

No repressione delle lotte. Denunce, fermi, licenziamenti sono anche usati come ricatto occupazionale per piegare le lotte.

Contro la precarizzazione: No agli appalti al massimo ribasso – internalizzazione dei servizi pubblici essenziali.

Questi contenuti sono incompatibili con i sindacati confederali e con le loro “mosche cocchiere” nelle fila dei lavoratori. Gli obiettivi dello sciopero devono: impattare con l'azione oggi del padronato e del governo; essere obiettivi in cui sono possibili le lotte e ci sono le forze per farle; essere in sintonia con le espressioni avanzate delle lotte in corso.

La piattaforma decisa per lo sciopero dell'11 ottobre è una inevitabile mediazione tra i sindacati di base promotori, ma in alcuni punti appare arretrata rispetto alle stesse lotte in corso.

Alcuni esempi: sugli ammortizzatori sociali non ci si discosta da quei generici obiettivi che pongono anche i sindacati confederali, invece di porre, in particolare per la marea di cassintegrati, la questione della copertura del 100% del salario perso – come richiesto da alcune realtà, vedi ex Ilva; contro la precarietà (che colpisce tantissime donne) non si recepisce la rivendicazione emersa dalle lotte delle lavoratrici degli appalti: internalizzazione dei servizi essenziali; sugli investimenti pubblici, si può dire che tutti vogliono il “rilancio” (anche i padroni...), e non si raccolgono invece le rivendicazioni precise che vengono dalle lavoratrici e lavoratori della scuola e sanità; sulla democrazia e diritti sindacali manca la forte denuncia della repressione di Stato, poliziesca, dei licenziamenti repressivi; su immigrati e donne la piattaforma è limitativa, invece di assumere le lotte e obiettivi che migranti e donne hanno espresso in questi mesi.

Questo è anche l'inevitabile conseguenza della messa in ombra, quasi sparizione del Patto d'azione e dell'Assemblea delle lavoratrici e lavoratori combattivi, sostituiti dall'intersindacale,
Certo, per costruire lo sciopero nazionale generale era ed è necessario unire tutte le realtà del sindacalismo di classe e di base, ma questo non può far venire meno le ragioni, tuttora centrali per una battaglia sindacale di classe anticapitalista, della nascita del Patto d'Azione, che era contro l'intersindacalità.

Slai Cobas per il sindacato di classe

coordinamento nazionale 

14 settembre 2021


EUROGRAVURE: COLPO SUL MUSO AL PADRONE E A CGIL CISL UIL CHE VOGLIONO FARE FESSI GLI OPERAI PORTANDO IN ASSEMBLEA LA PROPOSTA AZIENDALE: BOCCIATI IN TRE ASSEMBLEE SU TRE.

IL TENTATIVO DI IMPORRE UN CAMBIO DI ORARIO PEGGIORATIVO PER ORA È ANDATO A VUOTO. MA SE I CONFEDERALI CONTINUERANNO A GESTIRE LE TRATTATIVE CON I LORO DELEGATI, CON I LORO FUNZIONARI, NON SI FERMERANNO FINO A FAR RIENTRARE DALLA FINESTRA QUELLO CHE GLI OPERAI HANNO GIUSTAMENTE RESPINTO.

COME HANNO FATTO ANCHE NELLA LUNGA RISTRUTTURAZIONE DELL’AZIENDA, ORA INGLOBATA NEL GRUPPO POZZONI.

RESTARE AD ASPETTARE LA PROSSIMA MOSSA DEL PADRONE SAREBBE UN ERRORE.

PER LO SLAI COBAS SC DI FABBICA, QUESTO COLPO LI HA MESSI IN CONFUSIONE, VA USATO IL VANTAGGIO PER ISOLARLI E ORGANIZZARE SUBITO UNA RAPPRESENTANZA UNITARIA DAL BASSO DEGLI OPERAI IN FABBRICA CON L’ASSEMBLEA COME CENTRO DELLE DECISIONI PER DARE FORZA AGLI OPERAI.

 


Gli operai contrari al cambio di orario, vogliono bocciarlo e vanno in assemblea preparati, la discussione tra noi è quotidiana! Cgil Cisl Uil che hanno già concordato le nuove turnazioni con l’azienda, impongono la votazione solo sulla tipologia del nuovo orario, 6x6 o 8x3 con la quarta squadra di recupero, così la modifica dell’orario passa in ogni caso come vuole il padrone. Il padrone può farlo, prendere o lasciare.

Nel gruppo industriale Pozzoni, accordo dopo accordo con Cgil Cisl Uil, le pesanti ristrutturazioni hanno toccato i salari, con la disdetta degli accordi aziendali storici, con la cassa integrazione, fino agli esuberi.

Ora è la volta dell’orario di lavoro. Flessibilità estrema e recupero di margini di profitto.

All’odg la nuova richiesta padronale di modifica dei turni, fondata su due punti:

sabato 11 settembre 2021

12 settembre - - DOSSIER SULLA QUESTIONE VACCINAZIONI - CONDIVIDIAMO QUESTO UTILE OPUSCOLO DI proletari comunisti e lo DIFFONDEREMO TRA LAVORATORI, LAVORATRICI

 

Articoli:

- Lettera aperta ai lavoratori e alle lavoratrici

- Sgombriamo i dubbi tra i lavoratori, ma non li giustifichiamo

- Siamo per la vaccinazione obbligatoria -contrastare le posizioni no vax

- Dalle fabbriche della bergamasca

- In merito alla situazione nella scuola

- No vax 4 gatti parafascisti amplificati da mass media e governo

- Anche nel campo della sinistra abbiamo problemi

- Un utile contributo contro false notizie e fake news



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