sabato 18 aprile 2026

18 aprile - DA OPERAI BERGAMO: OPERAI E PADRONI

Da Bergamo: i padroni lo scenario internazionale e lo stato degli operai nelle fabbriche

ORE 12 Controinformazione rossoperaia del 15-04

Parliamo della situazione nelle fabbriche di Bergamo, della Tenaris Dalmine in cui siamo presenti e in cui operiamo, che è parte di una multinazionale in mano a Rocca, un padrone italo-argentino, un'azienda con 1600 lavoratori, oltre 2000 in Italia, con vari stabilimenti in 25 paesi del mondo, con una produzione di tubi di acciaio senza saldatura che riguarda il settore dell’energia, il petrolio, del gas e che determina, nello stesso tempo, quelli che sono anche le politiche a livello internazionale. Alla faccia di noi operai che proprio in questi mesi abbiamo dovuto affrontare direttamente, nelle assemblee, nelle discussioni, anche per gli scioperi per Gaza, mentre ci dicono che la Tenaris Dalmine non c'entra niente quello che succede nel mondo con quello che succede nei reparti e questo si è visto benissimo, ad esempio sin dall'insediamento di Trump (che Rocca ha comunque giudicato positivamente), in una sua intervista - in una sua “call” come le chiama, dove parla a tutti gli operai, lavoratori, dipendenti - ha detto che questi dazi servono per ridefinire i mercati in una situazione in cui bisogna riequilibrare quello che è lo sbilancio nell’economia, il vantaggio della Cina rispetto agli Stati Uniti e quindi si inserisce in quella guerra commerciale che poi in questi ultimi periodi sta diventando sempre più una guerra a livello mondiale tra le varie potenze nel sistema imperialista in crisi.

Per inciso, dopo l’aggressione del Venezuela, e sempre sui canali aziendali, il padrone aveva detto che stava monitorando la situazione e allo stesso tempo, proprio dopo poche settimane, dice che quest'anno la proiezione delle vendite in Venezuela prevede di raggiungere 10.000 tonnellate di tubi, equivalenti a 30 milioni di dollari. Questo è dovuto alla riattivazione della licenza concessa dagli Stati Uniti a Chevron, ad ottobre 2022, che le permette di riprendere le operazioni in Venezuela, con una Code Join Venton, con Petrolos e Venezuela PDVSA. Tutte queste operazioni sono appunto state anche riattivate appunto a seguito dell'aggressione.

Questo ha dei riflessi praticamente anche per quanto riguarda i lavoratori in ogni Stato, in ogni stabilimento, chiaramente in maniera diversa ma che devono comunque in qualche modo pagare o in termini di aumento dello sfruttamento dei ritmi o in termini di diminuzione con cali di lavoro.

Proprio di recente, il 30 marzo, c'è stata un incontro dal titolo: “Guerra in Iran: cosa significa per il mercato dell’energia e per Tenaris” in cui Nigel Worsnop, vice presidente marketing, analizza nel dettaglio nelle varie situazioni di produzione che la fabbrica porta avanti e gli effetti di quello che dal lato dei padroni viene chiamata la “flessibilità e resilienza resteranno elementi fondamentali per Tenaris nei prossimi mesi”, che dal lato degli operai significa aumento dello sfruttamento con “costi di produzione in aumento e margini di profitto sotto pressione.” Un ragionamento che dal punto di vista dei padroni non fa una piega, con argomenti utilizzati internamente come ricatto verso gli operai in alcuni reparti dicono che le commesse a causa della situazione internazionale della guerra, dell'instabilità dello stretto di Hormuz, i clienti hanno dovuto rinviare o sospendere gli ordini e quindi con questi cambi repentini riguardo a quello che è l'attività produttiva, si è sempre più flessibili e nelle mani dell’azienda. Questa non è una novità.

venerdì 17 aprile 2026

17 aprile - Presidente della Confindustria, Orsini: aumentare la produttività non i salari... con la collaborazione di governo e sindacati confederali

Il presidente della Confindustria. Orsini dà voce alla politica di tutti i padroni di non aumentare i salari degli operai, e di contrastare ogni iniziativa in questo senso; il primo bersaglio è il "salario minimo". 

Con vari scritti, soprattutto su Sole 24 Ore (in particolare uno del 4 aprile) Orsini sostiene decisamente questa linea perchè - dice-  che l'unica cosa che deve aumentare è la produttività delle aziende. 
In questo si sbilancia a dare un giudizio positivo del governo Meloni: "lavoro condiviso con il governo orientato a rafforzare il sistema produttivo" e, quindi (?), a "sostenere il potere d'acquisto dei lavoratori". Quindi, se si sostiene l'economia dei padroni, i loro profitti, si sostiene il "potere d'acquisto dei lavoratori" - Attenzione, non dice neanche "il salario dei lavoratori", ma i lavoratori visti soprattutto come "consumatori".

Tra le misure più significative, dice Orsini, fatte dal governo e la "detassazione degli aumenti salariali, per favorire la crescita delle retribuzioni senza gravare sul costo del lavoro delle imprese". 

Da questa premessa, Orsini si lancia in un attacco all'introduzione del salario minimo, fornendo una importante sponda alla Meloni che ha ribadito il suo NO al salario minimo. Dice Orsini: "Per raggiungere risultati duraturi, la risposta non può essere l'introduzione di un salario minimo legale generalizzato. 

Sottolineiamo la parola generalizzato. Perchè quando indica come alternativa al salario minimo "il rafforzamento della contrattazione collettiva di qualità", chiarisce poi che "questa rappresenta la via più efficace per garantire salari adeguati, (MA) coerenti con le specificità dei diversi settori e con l'andamento della produttività". Quindi salari non uguali per tutti i lavoratori, appunto non generalizzati dal sud al nord, ma dipendenti dalla situazione delle aziende e soprattutto legate come un cappio al collo all' "andamento della produttività". Torna di fatto la linea, la volontà dell'introduzione di "gabbie salariali", certo, moderne e un pò mascherate; torna la divisione tra i lavoratori; ma

soprattutto si auspica sempre di più che il salario sia legato alle sorti del capitale: se queste vanno male niente aumenti salariali e... più sfruttamento o cassintegrazione o licenziamenti; se vanno bene, beh le aziende devono ancora recuperare i periodi di magra...

Quindi: non si parli mai più di introduzione di un salario minimo che - dice Orsini - "potrebbe non risultare in linea con l'andamento dell'economia, della produttività e dell'occupazione". Quindi, anche il minimo "salario minimo" potrebbe per i padroni essere troppo per l'andamento della loro economia. 

E allora che salario vogliono dare? Ancora più basso del salario minimo? O rendere il salario così dipendente dalla produttività e dall'occupazione che deve essere iper flessibile in basso. Per esempio, col ricatto dell'occupazione: ti riduco il salario altrimenti licenzio...

Poi, a sgomberare il campo da qualsiasi tentativo di chiedere aumenti salariali almeno per recuperare quello che si è perduto in tutti questi anni, per recuperare un salario che il capitale con i suoi interventi ha già abbassato; almeno per ripristinare il prezzo, il valore della merce forza-lavoro, secondo la "legge" del valore di scambio del capitale (che Marx ha ben spiegato), Orsini aggiunge: "Il nodo centrale, tuttavia, resta la produttività. Senza una crescita della produttività non è possibile sostenere nel lungo periodo una dinamica salariale positiva. Per questo - continua - è essenziale proseguire, anche in collaborazione con il Governo, nel rafforzamento degli investimenti in innovazione, digitalizzazione e sviluppo delle competenze, creando le condizioni per un salto di qualità del nostro sistema industriale". Uno spera che alla fine, facendosi il mazzo, vi sia la speranza di un "salto di qualità" nella "dinamica salariale"...,  invece no, il salto, cari operai, è sempre e solo per il loro sistema industriale, cioè per i loro profitti. 

Ma a questo punto, per non aumentare sic et simpliciter i salari, per far accettare la favola nera che va a vantaggio anche degli operai l'aumento della produttività delle aziende, invece che perseguire ciecamente e in modo incosciente la difesa dei loro interessi di lavoratori, sono fondamentali... chi? Ma i sindacati!

"In questo quadro, il ruolo della contrattazione collettiva - dice Orsini - resta decisivo, ha storicamente garantito equilibrio tra esigenze delle imprese e tutela del lavoro".

Ma storicamente la contrattazione collettiva, le organizzazioni sindacali non erano lo strumento dei lavoratori per strappare miglioramenti delle loro condizioni di lavoro e salariali, sempre peggiorati dai padroni? Ora invece Orsini, con tutti i padroni, dice che invece garantiscono un equilibrio tra interessi oggettivamente opposti. L'interesse dei capitalisti è sempre e solo lo sfruttamento al massimo possibile della forza-lavoro, aumentando il tempo di lavoro gratis in termini assoluti e relativi (e qui è importante, appunto, l'aumento della "produttività") e riducendo fino al limite possibile il tempo di lavoro necessario per ricostruire la forza-lavoro. D'altra parte, Orsini non dice "tutela dei lavoratori", ma "tutela del lavoro".

Aggiunge poi: "è necessario definire criteri chiari per individuare in ciascun settore il contratto collettivo nazionale di riferimento sottoscritto dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative". Chiariamo che sta significando questo per i lavoratori. Quello che sta succedendo negli appalti delle grandi fabbriche - prendiamo l'esempio dell'ex Ilva - in realtà è questo; il ccnl di riferimento sta diventano il ccnl Multiservizi più favorevole per le aziende, che sostituisce da un giorno all'altro quello, metalmeccanico, più favorevole per i lavoratori, E questo viene fatto con formale accordo dei sindacati "più rappresentativi", Fiom, Fim, Uilm. 
Quindi l'individuazione per ciascun settore del contratto collettivo nazionale avviene sempre più solo e soltanto sulla base dei criteri dei padroni di ridurre il costo del lavoro, dare salari più bassi, e condizioni di minori diritti e tutele.  

E a scanso di equivoci, Orsini conclude "E' su questo equilibrio, frutto della collaborazione tra Governo, Sindacati e Parti datoriali, che si gioca il futuro del Paese".

E così i lavoratori sono belli e sistemati... 

Ma, in realtà, quello che emerge da questi piani dei padroni è proprio la centralità della lotta per il salario. Questa lotta, di fatto da tanti anni o abbandonata come decisiva o annacquata deviandola su contentini (welfare, aumento dello straordinario, detassazione dei minimi aumenti salariali, dei buoni pasto, ecc.) è, insieme alla lotta per la riduzione dell'orario di lavoro, della giornata lavorativa, decisiva, non solo per salvaguardare le condizioni di lavoro e la stessa vita dei lavoratori, ma perchè pone in maniera chiara che di lotta di classe si tratta (altro che "equilibrio di interessi"), di scontro tra la classe dei proletari e quella dei capitalisti.

Proprio perchè la lotta per il salario mostra la contraddizione di fondo del sistema capitalista, lo sfruttamento da parte del capitale, creando nel contempo esso stesso i "becchini" che lo rovesceranno, allora non fare questa lotta vuol dire rinunciare a una lotta più generale contro il sistema del capitale. La classe operaia non deve dimenticare che deve lottare non solo contro gli effetti ma anche contro la cause che determinano questi effetti.
Chi vuole togliere agli operai il terreno di una genuina lotta sindacale, di una lotta per aumenti salariali per riprendersi quanto è stato già attaccato, ridotto, di fatto vuole la permanenza del lavoro salariato, la permanenza di questo sistema. 


17 aprile - Dopo Stellantis Melfi che si ferma, Cassino si ferma ancora: Stellantis prolunga lo stop e trascina l’indotto nel baratro

info - Slai Cobas per il sindacato di classe 

Lo sciopero generale a Cassino quindi non è servito a niente? La lotta quella vera e senza regole è ORA!

La paralisi produttiva, che va avanti dal mese di marzo, sta prosciugando le buste paga dei dipendenti

di Andrea Senatore 16/04/2026, 09:23

Si allunga ancora l’ombra della crisi sullo stabilimento Stellantis di Cassino a Piedimonte San Germano, dove i fermi produttivi continuano a colpire operai e aziende dell’intero hinterland industriale. L’ultima comunicazione aziendale ha infatti spento le residue speranze di una ripartenza a breve: il blocco delle attività, inizialmente previsto fino al 20 aprile, è stato prorogato fino al 24. Questo significa che i lavoratori potranno rientrare in fabbrica solo dal 27 aprile, trasformando di fatto l’intero mese in un lungo periodo a zero ore.

Cassino: la paralisi produttiva riduce le buste paga dei dipendenti e mette in difficoltà serie l’indotto

Una situazione che, ormai da settimane, pesa direttamente sulle famiglie. La paralisi produttiva di Cassino, che va avanti dal mese di marzo, sta infatti prosciugando le buste paga dei dipendenti. Per molti operai, costretti a restare a casa senza una prospettiva chiara, gli stipendi si sono ormai ridotti a cifre comprese tra i 1.000 e i 1.200 euro. Un ridimensionamento netto delle entrate che sta alimentando preoccupazione, sfiducia e un diffuso senso di incertezza tra i lavoratori.

Ma il nodo non riguarda soltanto il sito produttivo di Stellantis Cassino. La crisi si sta propagando con forza su tutta la filiera collegata, mettendo in seria difficoltà le aziende dell’indotto che da anni gravitano attorno allo stabilimento laziale. Il caso più urgente è quello di Trasnova, con l’appalto in scadenza il prossimo 30 aprile. I lavoratori attendono con crescente ansia l’incontro al Ministero, nella speranza che possano essere attivati ammortizzatori sociali in grado di contenere almeno nell’immediato l’impatto occupazional

Nelle prossime ore, il monitoraggio della crisi si sposterà infatti a Roma, dove sono previsti nuovi tavoli di confronto anche per altre due realtà strategiche della filiera: Logitech e Teknoservice. Appuntamenti delicati, da cui dipenderà una parte importante del futuro occupazionale del territorio. Il timore, sempre più concreto, è che senza risposte rapide l’intero comparto possa avvicinarsi a un punto di non ritorno.

già pubblicato sul nostro blog

Promesse di padroni e governo a cui credono solo le segreterie sindacali, realtà: operai mandati a casa e licenziamenti senza soluzione nell'indotto

Stellantis, Melfi: ancora uno stop su tutti i turni

13 aprile 2026 | 17:21

E’ sempre la “mancanza di componenti” a rallentare i piani di Filosa. Via il terzo turno e “rilancio” sempre più in salita. 

Niente lavoro anche domani, 14 aprile, nello stabilimento lucano del Gruppo Stellantis. A renderlo noto l’azienda, tramite i sindacati, col metodo dei messaggini fatti veicolare ai lavoratori. “Vi informo che, per mancanza di componenti, l’attività produttiva sarà sospesa dalle ore 6 alle 22 di domani martedì 14 aprile”. Solo in “Lastratura, Stampaggio Verniciatura e Plastica si lavorerà nel primo turno di domani”. Non cambia, in sostanza, l’andazzo rispetto alle scorse settimane. Si lavora in media 4 giorni a settimana, se tutto va bene. E saltano a volte solo uno dei due turni, a volte entrambi. Sempre con comunicazioni del giorno prima. Ci sono problemi nell’approvvigionamento di materiali, e, come abbiamo più volte segnalato, anche alcune delle auto già assemblate, mancano di alcuni particolari. Ragione per cui i piazzali esterni sono pieni di macchine ancora da “recuperare”. Che qualcosa non torni nei desiderata della multinazionale emerge anche dal fatto che è saltato il turno di notte (quello maggiormente retribuito) nei reparti di Lastratura e Stampaggio. “Ci sono troppe scocche già a deposito”, ci aveva detto un operaio delle aree interessate, solo qualche giorno fa. Qualcosa scricchiola nel “rilancio” produttivo inaugurato dall’ad Filosa, a Melfi, anche se, proprio qualche giorno fa, dati sindacali (Fim Cisl) sottolineavano un aumento percentuale del 90% della auto realizzate nel primo trimestre 2026 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Resta comunque in salita la sfida dei nuovi modelli (Compass e ds8), considerati troppo costosi (“sono degli scatoloni”, ironizzano gli stessi operai che li realizzano). Bisognerà attendere con ogni probabilità settembre, invece, per la presentazione della nuova Lancia Gamma, meno costosa e pretenziosa, rispetto ai target prodotti in questa primavera di “rilancio” a San Nicola di Melfi.





17 aprile - info: La strage dei due operai a Palermo: lavoro in nero e niente misura di sicurezza! Colpa del “dio profitto” grida pure l’arcivescovo Lorefice… 4 gli indagati fino a questo momento

 

Ieri si è svolto il funerale di Daniluc Tiberi, uno dei due operai morti a Palermo in seguito al crollo della gru che teneva il cestello su cui stavano lavorando al decimo piano di un palazzo.

Avevamo accennato al fatto che il mezzo che sostiene la gru sembrava troppo lontano dal punto dei lavori e adesso questo sembra confermato dalle perizie, ma vi si aggiunge il fatto che i sensori di sicurezza che in questo caso si attivano per bloccare comunque il braccio elevatore in caso di eccessiva estensione siano stati disattivati! E vi si aggiunge anche che a quanto pare gli operai non avessero nemmeno la formazione per operare a quelle altezze.

Proprio per questo parliamo di omicidio volontario soprattutto in tutti quei casi in cui per accelerare i tempi di lavoro per diminuire i costi e aumentare il profitto, si aggirano e si annullano i mezzi di sicurezza come fu per Luana D’Orazio, solo per riportare un altro esempio.

E tanto per cambiare anche sulla situazione lavorativa ci sono dichiarazioni discordanti: avevano un’assunzione regolare? Era stato applicato il contratto di categoria? Subito si era detto che non erano in

regola, lavoravano in nero, perché presso la cassa edile non risultavano iscritti né loro né la ditta! Adesso si dice che gli operai avevano un contratto a termine…

Si vedrà… si dice anche che la “Ediltec Costruzioni, società attiva dal 2012 nel settore dell’edilizia con soli due dipendenti e un capitale sociale di 10.000 euro” (GdS) e definita “fantasma” perché non risultava avere aperto cantieri dal 2016, non aveva nemmeno richiesto i permessi previsti per legge al Comune … ma in tutti quei giorni non c’è stato nemmeno l’ombra di un controllo!

Una lunga sfilza di omissioni e violazioni di leggi, dal Comune ai padroni... e intanto sono salite a 4 le persone indagate: il proprietario dell’appartamento e committente degli interventi, il titolare dell’impresa Ediltec, il noleggiatore della gru, vecchia di 23 anni e di cui non esiste nemmeno più la ditta che l’ha costruita! e l’addetto alla manovra del mezzo.

Nessuna fatalità, quindi, e davanti a tutto questo perfino l’arcivescovo di Palermo, Lorefice, ha gridato che “Il dio profitto produce morte, ingiustizie, scarti umani. Sofferenza. Dolore. Ciascuna vittima del lavoro è un volto, un vicenda umana, un corpo, a cui dobbiamo dare voce”.

Questo dio profitto ha un nome e un cognome, oltre quello dei padroni assassini e si chiama capitalismo-imperialismo, quindi per dare davvero voce, e soprattutto farla finita con le stragi e i morti sul lavoro, mentre si combatte giorno per giorno contro i padroni, bisogna al contempo combattere per eliminarne definitivamente le cause, il sistema capitalista-imperialista stesso, i padroni e i loro governi.



17 aprile - L'immigrazione è soprattutto questa: salari da fame, spesso in nero e con percentuale di morti per infortuni mortali di 3 volte superiore a quella degli italiani

 da Osservatorio Bologna

Mukhtar Dowh muore alle 2,30 di notte mentre tornava dal lavoro per andare a dormire in un dormitorio per rifugiati. Gli stranieri sono il 30% dei morti sul lavoro svolgono i lavori più umili e pericolosi e con salari che sono spesso sotto la soglia di po erta, spesso muoiono in nero.

Carlo Soricelli  

17 aprile - info solidale: Intimidazione alla Leonardo di Nola

 


giovedì 16 aprile 2026

16 aprile - info da tarantocontro: Oggi assemblea delle parti civili processo Ilva

 

Alle parti civili del processo Ilva "Ambiente svenduto",

Domani 16 aprile alle 17.30 è convocata in via Livio Andronico 47 - in presenza - l’assemblea generale delle parti civili, in vista dell’apertura del nuovo processo "Ambiente svenduto" a Potenza il 21 aprile. 

In questa occasione parteciperà al processo di Potenza una delegazione da Taranto.

Alla riunione di giovedì saranno presenti avvocati.

Non mancate.

Slai Cobas sc TA - WA 3519575628



16 aprile - info: Alla Stellantis di Melfi siamo ormai al lavoro a chiamata

 Promesse di padroni e governo a cui credono solo le segreterie sindacali, realtà: operai mandati a casa e licenziamenti senza soluzione nell'indotto

Stellantis, Melfi: ancora uno stop su tutti i turni

13 aprile 2026 | 17:21

E’ sempre la “mancanza di componenti” a rallentare i piani di Filosa. Via il terzo turno e “rilancio” sempre più in salita. 

Niente lavoro anche domani, 14 aprile, nello stabilimento lucano del Gruppo Stellantis. A renderlo noto l’azienda, tramite i sindacati, col metodo dei messaggini fatti veicolare ai lavoratori. “Vi informo che, per mancanza di componenti, l’attività produttiva sarà sospesa dalle ore 6 alle 22 di domani martedì 14 aprile”. Solo in “Lastratura, Stampaggio Verniciatura e Plastica si lavorerà nel primo turno di domani”. Non cambia, in sostanza, l’andazzo rispetto alle scorse settimane. Si lavora in media 4 giorni a settimana, se tutto va bene. E saltano a volte solo uno dei due turni, a volte entrambi. Sempre con comunicazioni del giorno prima. Ci sono problemi nell’approvvigionamento di materiali, e, come abbiamo più volte segnalato, anche alcune delle auto già assemblate, mancano di alcuni particolari. Ragione per cui i piazzali esterni sono pieni di macchine ancora da “recuperare”. Che qualcosa non torni nei desiderata della multinazionale emerge anche dal fatto che è saltato il turno di notte (quello maggiormente retribuito) nei reparti di Lastratura e Stampaggio. “Ci sono troppe scocche già a deposito”, ci aveva detto un operaio delle aree interessate, solo qualche giorno fa. Qualcosa scricchiola nel “rilancio” produttivo inaugurato dall’ad Filosa, a Melfi, anche se, proprio qualche giorno fa, dati sindacali (Fim Cisl) sottolineavano un aumento percentuale del 90% della auto realizzate nel primo trimestre 2026 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Resta comunque in salita la sfida dei nuovi modelli (Compass e ds8), considerati troppo costosi (“sono degli scatoloni”, ironizzano gli stessi operai che li realizzano). Bisognerà attendere con ogni probabilità settembre, invece, per la presentazione della nuova Lancia Gamma, meno costosa e pretenziosa, rispetto ai target prodotti in questa primavera di “rilancio” a San Nicola di Melfi.


16 aprile - info solidale: Toscana-Emilia, ferrovieri contro la guerra

 

Mercoledì 15 Aprile 2026 - 15:30

 Ferrovieri contro la guerra

Corrispondenza sul volantinaggio di oggi, che ha coinvolto le stazioni di Livorno, Pisa, Firenze e Bologna tra le 6 e le 9 del mattino, nelle fasce di maggiore affluenza pendolare.

Esattamente due anni fa, il 15 aprile 2024, Rete Ferroviaria Italiana (RFI) e Leonardo sottoscrivono un accordo per il cosiddetto "dual use" della rete, ovvero per il potenziamento delle infrastrutture civili a scopi bellici, agevolando il trasporto di truppe e armamenti verso i fronti di guerra - nel quadro della "Military Mobility" europea.

I punti chiave della protesta:

  • sottrazione di risorse. Mentre si stimano investimenti miliardari per la mobilità militare (fino a 100 miliardi di fabbisogno complessivo in Europa), il trasporto pubblico regionale soffre per soppressioni, ritardi cronici, caro-biglietti e disservizi;

  • sicurezza a rischio: i ferrovieri denunciano come la priorità data ai convogli militari lunghi fino a 750m aumenti i rischi per chi lavora e chi abita lungo la ferrovia, in un sistema già colpito da gravi stragi (da Viareggio a Brandizzo) causate da manutenzioni e investimenti insufficienti;

  • stazioni militarizzate: scali come Tombolo, La Spezia Marittima e Genova Sampierdarena sono già attrezzati per il transito logistico-militare.

 "Lottiamo per una ferrovia sicura, pubblica e di pace."



16 aprile - L'ALTRA FACCIA DELLA GUERRA IMPERIALISTA: LA STRAGE CONTINUA DEGLI OPERAI

 

da C. Soricelli

martedì 14 aprile 2026

Strage continua, ieri 5 morti

Ancora morti sul lavoro in Italia A Modena muore un autista di carroattrezzi, schiacciato da un’automobile durante le operazioni di carico. In provincia di Taranto perde la vita Domenico Di Ponzio, 38 anni, colpito da un palo abbattuto dal forte vento. Muore un autotrasportatore biellese a seguito di un incidente stradale. Un imprenditore perde la vita per karoshi (morte da superlavoro). Nel bellunese muore un operaio sudanese, investito mentre tornava a casa dal lavoro in bicicletta. Il bilancio aggiornato Nel 2026 sono già stati superati i 350 morti sul lavoro, includendo anche quelli in itinere. La media attuale è di 3,43 morti al giorno.

sabato 11 aprile 2026

La strage del venerdì con 7 morti sul lavoro

Lavoravano in nero Daniluc Tiberi, 50 anni, e Najahi Jaleleddine, 41 anni, i due operai morti ieri a Palermo. Ieri 7 morti: due schiacciati dal trattore, un autotrasportatore e due in itinere


mercoledì 15 aprile 2026

15 aprile - info solidale: Primi effetti del decreto sicurezza, 4 sindacalisti rischiano sanzioni fino a 10mila euro per protesta senza preavviso

 ma sotto attacco sono tutti i lavoratori e i diritti: dal diritto di sciopero al lavoro sicuro su salute e sicurezza

diPietro Barabino

Le contestazioni ai quattro sindacalisti del Si Cobas riguardano più episodi tra Tortona e Serravalle Scrivia. Il primo presidio è avvenuto il 27 febbraio, tre giorni dopo l'entrata in vigore del decreto


Tortona il nuovo articolo 9 del decreto sicurezza viene usato contro quattro sindacalisti del Si Cobas, indicati come organizzatori di presìdi non preavvisati nella logistica. Le contestazioni riguardano più episodi tra Arcese di Tortona e Coop di Serravalle Scrivia. Per loro scattano sanzioni amministrative da 1.000 a 10.000 euro.

Cagionare un elevato danno economico all’azienda e guadagnare un maggior potere negoziale“. È questa la formula compare nei verbali notificati a quattro sindacalisti del Si Cobas, indicati come promotori di diverse iniziative di sciopero e presidio nella logistica, tra febbraio e marzo, al magazzino Arcese di Tortona e alla Coop di Serravalle Scrivia. Per tutti e quattro l’impianto è lo stesso e il “pacchetto repressivo” comprende anche fogli di via per i non residenti e indagini per violenza privata, che accompagnano da tempo scioperi e picchetti davanti ai cancelli dei magazzini.

lunedì 13 aprile 2026

13aprile - Ai Cantieri Navali oggi a Palermo


BASTA CON LE STRAGI SUL LAVORO!

A Palermo c’è stata l’ennesima tragedia sul lavoro, sì tragedia è la parola giusta, perché ci sono i morti, questa volta sono due operai edili mentre un terzo è gravemente ferito e si trova all’ospedale. E’ tragedia perché si lasciano i familiari di cui si parla solo qualche minuto e di passaggio ma ai quali radicalmente la cambia la vita!
I due operai stavano lavorando al decimo piano di un palazzo per il rifacimento dell’intonaco della parte inferiore di una lunga balconata, quando il cestello che li reggeva è improvvisamente crollato di sotto cadendo sulla grande pensilina di una officina di pneumatici ferendo, sembra meno gravemente, anche un lavoratore dell’officina. Non è una fatalità, anche se il motivo del cedimento si saprà dopo la perizia, i mezzi di lavoro, qualunque essi siano vanno controllati periodicamente e soprattutto usati secondo le regole prescritte! Nell’immediato ci si può solo chiedere se il cestello che teneva gli operai, che probabilmente non erano nemmeno ancorati, fosse troppo lontano dalla sua base. E se gli operai non erano ancorati al cestello è perché bisogna correre, il lavoro si deve finire presto, il mezzo con la gru costa. A quanto pare l’azienda padrona del mezzo è diversa da quella che impiegava gli operai. E sulle “responsabilità” ci sarà tutto il tempo di perdersi dentro la solita burocrazia.
Quando siamo arrivati sul luogo, c’erano solo vigili del fuoco, ambulanze, polizia, vigili urbani, medici legali. E le famiglie, mogli e figli, sono l’altra faccia della tragedia, mai veramente presa in considerazione come in tanti altri casi già visti di operai uccisi sul lavoro e dal lavoro che non hanno avuto vera giustizia.
C’erano tante “autorità” presenti che accorrono quando la tragedia si è consumata, così come arrivano i comunicati del sindaco Lagalla, di partiti istituzionali, che con le loro più che ipocrite chiacchiere di circostanza non fanno altro che moltiplicare inutili litanie sul momento, visto che perfino le leggi che ci sono, che questo governo Meloni ha peggiorato sempre più a favore di padroni e padroncini, non risolvono i problemi legati a lavori sempre più precari, lavoratori sempre più anziani o sotto ricatto per il posto di lavoro.
Purtroppo questi morti sul lavoro si aggiungono a tutti gli altri che nell’anno diventano circa un migliaio, mentre gli infortunati sono altre migliaia. E visti questi numeri non è bastata e non può bastare la denuncia dei sindacati confederali che è restata in molteplici casi solo denuncia.
C’è bisogno di potere operaio in fabbrica e nei posti di lavoro partendo da battaglie concrete come l’elezione dal basso degli rls non nominati dalle segreterie rsu/rsa ma eletti da tutti i lavoratori, non collusi con i capi delle ditte, ma con poteri effettivi e libertà di movimento, e per una postazione permanente nei posti di lavoro degli organi di controllo, di Ispettorato del lavoro, Spresal, Inail, Arpal, sarebbe una azione concreta che può funzionare sia da deterrenza, controllo permanente e preventivo,  sia da immediato riferimento per lavoratori e delegati sindacali per denunce e richieste  di interventi immediati, che possono portare a fermi immediati di impianti e attività lavorative pericolose,  fino ad arrivare ad un vero e necessario sciopero generale. 
Come Slai Cobas sc portiamo porta avanti da anni queste proposte, in particolare in alcune fabbriche e posti di lavoro,  ma trovando ostacoli proprio dai sindacati confederali e non solo, vedi l’ex Ilva di Taranto. 

Ma accanto alle necessarie e immediate battaglie, in definitiva, occorre comprendere che sono le cause che devono essere eliminate se non vogliamo più morti e infortuni sul lavoro, non possiamo illuderci: è tutto il sistema capitalista, i padroni e i loro governi che li rappresentano che sono la causa delle morti sul lavoro. Profitto e vita e sicurezza dei lavoratori, ce lo dimostrano i padroni ogni giorno, sono incompatibili, inconciliabili.

Slai cobas per il sindacato di classe – Via M. Cipolla, 93 Palermo – 338.7708110

Il volantino diffuso agli operai 





domenica 12 aprile 2026

12 aprile - infosolidale: Milano - Lunedi processo a sindacalisti e studenti per la manifestazione sotto Assolombarda

 

Lunedì 13 alle 12.30 si svolgerà presso il Tribunale di Milano una conferenza stampa in concomitanza con la prima udienza del processo contro sette attivisti del Unione sindacale di Base, di Potere al popolo e Cambiare Rotta, per i fatti accaduti il 26 maggio 2023 durante lo sciopero generale indetto dal sindacato e la manifestazione conclusasi sotto la sede di Assolombarda in via Pantano a Milano.

Quel giorno con coraggio l’Unione Sindacale di Base aveva convocato un riuscito sciopero generale nazionale volto a denunciare le due facce dell’economia di guerra portata avanti dal governo Meloni in continuità con i governi precedenti: sia quella in Ucraina sia quella scatenata contro i lavoratori e le fasce più povere e deboli del nostro paese. Una situazione che si vedrà confermata da quanto avvenuto

nei successivi tre anni, con la complicità del governo nel genocidio del popolo palestinese e l’aggravarsi delle misure economiche, sociali e repressive.

Il 26 maggio 2023 venne impedito alla manifestazione di avvicinarsi alla sede padronale dell’Assolombarda, l’associazione imprenditoriale che ferocemente professa la guerra ai lavoratori mentre piange miseria e pretende il dirottamento dei fondi pubblici per alimentare i profitti.

Già allora inoltre si denunciava anche l’attacco al diritto di sciopero e la deriva sempre più scopertamente autoritaria, la stessa che con queste denunce e le decine e decine di provvedimenti presi contro chi anima le lotte e il conflitto nel paese cerca di neutralizzare il conflitto stesso, l’organizzazione e l’opposizione sindacale e politica nelle piazze, nei luoghi di lavoro e nelle scuole e università.

10 Aprile 2026


venerdì 10 aprile 2026

10 aprile - PALERMO: 2 MORTI SUL LAVORO E UN FERITO GRAVE PER IL CROLLO DI UNA GRU UN'ALTRA STRAGE OPERAIA

 

Questa mattina 10 aprile a Palermo c’è stata l’ennesima tragedia sul lavoro, sì tragedia è la parola giusta, perché ci sono i morti, questa volta sono due operai edili, mentre un terzo è gravemente ferito e si trova all’ospedale. Stavano lavorando tutti e tre al decimo piano di un palazzo per il rifacimento dell’intonaco della parte inferiore di una lunga balconata, quando il cestello che li reggeva è improvvisamente crollato di sotto cadendo sulla grande pensilina di una officina di pneumatici ferendo, sembra meno gravemente, anche un lavoratore dell’officina. I due operai morti sul colpo sono stati sbalzati dal cestello e sono stati proiettati in uno scivolo che si trova accanto all’officina, l’operaio ferito è stato forse salvato dagli pneumatici. Il cestello è crollato perché ha ceduto il lungo e imponente braccio che lo teneva sospeso, il tutto ancorato al camion posteggiato sulla strada. Il motivo del cedimento si saprà dopo la perizia, in ogni caso non è una fatalità! I mezzi di lavoro, qualunque essi siano vanno controllati periodicamente e soprattutto usati secondo le regole prescritte! Nell’immediato possiamo solo dire che il cestello che teneva gli operai, che probabilmente non erano nemmeno ancorati, sembrava molto lontano dalla sua base. E se gli operai non erano ancorati al cestello è perché bisogna correre, il lavoro si deve finire presto… il mezzo con la gru costa… A quanto pare l’azienda padrona del mezzo è diversa da quella che impiegava gli operai. E sulle “responsabilità” ci sarà tutto il tempo di perdersi dentro la solita burocrazia. Non c’erano parenti quando siamo arrivati sul luogo, forse perché essendo di origine straniera, uno della Tunisia e un altro della Romania, le famiglie sono nei loro Paesi, c’erano solo vigili del fuoco, ambulanze, polizia, vigili urbani, medici legali… e persone che si avvicinavano per sapere cosa era successo. Gli operai erano ancora nello scivolo, ma non c’erano parenti a piangere i loro morti… solo tante “autorità” presenti che accorrono quando la tragedia si è consumata, così come arrivano i comunicati del sindaco e dei sindacati confederali che con le loro chiacchiere di circostanza non fanno altro che ammorbare l’aria che respiriamo.

Chiacchiere e perfino leggi che non possono risolvere i problemi legati a lavori sempre più precari, lavoratori sempre più anziani e sotto ricatto, e ancora una volta si grida “basta morti sul lavoro”, ma questa frase non può restare una denuncia, deve diventare organizzazione di operaie e operai, di lavoratrici e lavoratori perché questo sistema sociale ben “ancorato” al profitto capitalista trasforma il lavoro in tragedia mortale. Dopo l'arrivo dei medici legali i due mezzi sono stati posizionati davanti allo scivolo per impedire alle persone di vedere gli operai morti che venivano portati via.

Incidente sul lavoro a Palermo, morti due operai caduti da una gru

10 apr 2026 - 12:16

©Ansa


La tragedia è avvenuta in via Ruggero Marturano. Un terzo operaio si sarebbe salvato finendo sui copertoni di un negozio di ricambio pneumatici. Ancora morti sul lavoro, questa volta a Palermo, in via Ruggero Marturano. Due operai sono caduti da una gru e hanno perso la vita. I lavoratori sono caduti dal carrello che si è ribaltato. Sul luogo sono intervenuti i vigili del fuoco, i sanitari del 118 e gli agenti della polizia. Un terzo operaio si sarebbe salvato finendo sui copertoni di un negozio di ricambio pneumatici.

Le due vittime

Gli operai vittime dell'incidente sono Daniluc Tiberi e Najahi Jaleleddine, rispettivamente di 50 e 41 anni. Secondo una prima ricostruzione dei vigili del fuoco, giunti sul posto alle 11.20, i due operai lavoravano su una gru impegnata nei lavori di ristrutturazione di un palazzo e sarebbero precipitati a seguito della rottura di un braccio del mezzo che sorreggeva il cestello.

Ferita una persona

Nell'incidente è rimasto ferito anche un dipendente del negozio di pneumatici "Gammicchia". Si tratta di un 34enne, impiegato proprio del negozio sottostante. Ora è ricoverato per un trauma cranico all'ospedale di Villa Sofia. Si sarebbe salvato proprio grazie a pneumatici che avrebbero attutito il peso del cestello precipitato.



10 aprile - da tarantocontro: Ex Ilva, Palombella (Uilm), ne' Flacks ne' Jindal ... esiste una sola linea su cui unirsi e lottare in fabbrica e in città

 

Ex Ilva: Palombella (Uilm), ne' Flacks ne' Jindal in grado di garantire transizione

Leader sindacale torna a chiedere la nazionalizzazione (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 09 apr - 'Il governo continua a non assumere delle decisioni' e ne' Flacks ne' Jindal Steel sono 'in grado di poter garantire quello che noi riteniamo sia la giusta transizione, il passaggio da un sistema a carbone a un sistema elettrico, garantendo l'ambiente'. Cosi' il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, ribadendo la richiesta di 'nazionalizzazione' dell'ex Ilva. 'Si continua a rincorrere una soluzione che non c'e': una soluzione di una vendita e' impossibile realizzarla', ha sottolineato Palombella, insistendo che 'noi crediamo che ci debba essere subito immediatamente una decisione da parte del governo per poter indicare come gestore lo Stato, certo transitoriamente, e allargare a una serie di imprenditori che siano in grado poi di gestire una fabbrica del genere per poter avviare quel piano di risanamento ambientale che necessita'. Per il sindacalista, 'il governo deve gestire questa azienda direttamente, la deve nazionalizzare' e 'non perdere tempo'.





10 aprile - LAVORATORI SOTTO ATTACCO: Governo-Padroni-sindacati di destra vogliono istituire il "salario al massimo ribasso"

 

Con l’avvicinarsi del Primo Maggio, il Min. Calderone (ex capa dei consulenti dei padroni), il governo Meloni vuole fare un nuovo regalo a padroni, padroncini e sindacati amici,  come l’Ugl e la Cisal. Si vuole varare una norma per rendere legittima l'applicazione di contratti collettivi con condizioni al ribasso rispetto anche ai contratti siglati da Cgil, Cisl, Uil, spezzando quello che il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon chiama “il monopolio di Confindustria, Cgil, Cisl e Uil”. Durigon parla di una norma per “la libertà sindacale”, ma in realtà è una norma per "la libertà dei padroni e dei sindacati più servili" e per porre nuove catene ai lavoratori per chiedere aumenti salariali. Il testo, collegandosi alla scadenza fissata dalla legge delega sul salario minimo (appunto vicina al 1° Maggio), da un lato riconferma la contrarietà del governo ad introdurre un salario minimo per legge (che aveva l'unico scopo di porre un freno a salari miseri, per esempio sui 5/7 euro lordi all'ora, applicati in tante realtà di servizi, pulizie, ristorazione, turismo, call center, ecc. - ma recentemente anche ad operai degli appalti industriali con la trasformazione da CCNL metalmeccanico a CCNL multiservizi - e che, quindi, riguardano migliaia di lavoratori e soprattutto donne); dall'altro punta ad individuare i contratti “maggiormente applicati” come riferimento per le retribuzioni. Quindi poichè i contratti "maggiormente applicati" sono quelli più svantaggiosi per i lavoratori, le lavoratrici e fatti da sindacati di destra, più in sintonia col governo, come Ugl, Cisal, se passa questa legge, questi e altri sindacati autonomi di destra potranno tranquillamente/legalmente firmare contratti da fame e farli applicare - unica condizione è che devono dimostrare che hanno "tutele equivalenti" a quelli delle sigle sindacali più rappresentative. Ma questa è una formula ambigua, non dice neanche che le retribuzioni devono essere uguali, non inferiori a quelle dei contratti dei sindacati confederali (già al ribasso), ma introduce la "scappatoia" di "tutele equivalenti" - quali tutele, che significa "equivalenti"? - facilmente superabile per sindacati e padroni. Scrive il Fatto quotidiano: "asseconda esattamente la strategia con cui Cisal e l’Ugl si stanno muovendo da tempo: approvano contratti e poi, se mai arrivano ricorsi in Tribunale contro chi li applica, tentano di dimostrare l’equivalenza. Il metodo è subdolo: spesso i loro contratti hanno paghe base simili a quelli più rappresentativi, ma penalizzano i lavoratori con altri strumenti. Esempio: meno permessi disponibili, indennità aggiuntive più difficili da ottenere poiché legate a condizioni più complicate da soddisfare". La sostanza è che il governo Meloni, non solo rifiuta il "salario minimo" (9/10 ore nette all'ora), ma ora con questa proposta - che ufficializzerebbe proprio vicino al 1° Maggio (a ulteriore schiaffo ai lavoratori, alla lavoratrici, alla necessaria lotta per il salario) - punta a legittimare ed estendere il "salario al massimo ribasso". Un grosso regalo a padroni e padroncini che - violando anche le minime "regole capitaliste" - pagherebbero la forza-lavoro al di sotto del costo del "tempo di lavoro necessario" per ricostituirsi.


10 aprile - da tarantocontro: EX ILVA DI TARANTO, NESSUNO IN CARCERE PER 11 OPERAI MORTI IN 14 ANNI

 

riprendiamo questo articolo che condividiamo - ricordando a tutti la coerenza dello Slai Cobas per il sindacato di classe nel condurre la sua battaglia costante nelle forme possibili e con le nostre attuali forze per la vita degli operai in fabbrica, per la creazione di una postazione ispettiva permanente in fabbrica e nella zona industriale e nei tribunali a partire dal 'processo ambiente svenduto 


Operai Contro
Una strage causata da condizioni lavorative estremamente rischiose per assenza di manutenzione, incuria e disprezzo della vita. Ma i processi per tali morti o languono oppure si sono conclusi con l’assoluzione dei principali responsabili e la condanna, solo in alcuni casi, di pesci piccoli. Precipitati nel vuoto, schiacciati, travolti, bruciati, annegati, travolti da tubi o colpiti da cavi o stritolati dai nastri trasportatori. Sono morti così, dal 2012 a oggi, 11 operai nello stabilimento siderurgico di Taranto di Acciaierie d’Italia (ex Ilva). La recente morte di Loris Costantino è sola l’ultima di una serie impressionante di morti nella fabbrica tarantina, causate da condizioni lavorative estremamente rischiose per assenza di manutenzione, incuria e disprezzo della vita degli operai. Ma qua non vogliamo analizzare le cause di tali morti, come peraltro abbiamo già fatto, bensì capire che cosa è accaduto dopo la morte di ciascuno di questi operai. A ogni morte è seguito un inevitabile processo, che tuttavia, anche per morti lontane nel tempo, o non è ancora terminato oppure si è concluso con l’assoluzione dei principali responsabili e la condanna, solo in alcuni casi, di cosiddetti pesci piccoli, peraltro mai andati in carcere. Il percorso e l’esito di questi processi per morte di operai evidenziano come i magistrati, – che hanno dato battaglia contro il governo Meloni, in occasione del recente referendum costituzionale sulla giustizia, per affermare la propria indipendenza istituzionale, – sono in realtà strettamente subalterni agli interessi generali degli industriali, compresi quelli che appoggiano e sostengono apertamente il governo Meloni. Una magistratura che nell’insieme è funzionale alle esigenze di salvaguardia non solo dei profitti ma anche della immunità legale di imprenditori grandi e piccoli. Guai, perciò, agli operai che, invece di organizzarsi per migliorare le proprie condizioni di lavoro in fabbrica, si illudano di poter riporre fiducia in questi gangli vitali del sistema capitalista, il quale non solo li sfrutta ogni giorno ma spesso li ammazza senza scrupoli e senza pagarne alcuna conseguenza. Il NO al referendum da parte operaia è stato un NO al governo e alla sua politica contro le classi subalterne, non certo per difendere una magistratura che nelle aule dei tribunali usa sempre un occhio di riguardo per chi per il proprio guadagno manda a morire sul lavoro i propri dipendenti.
Il 30 ottobre 2012 il 29enne Claudio Marsella morì schiacciato fra due locomotori durante le operazioni aggancio nel reparto Mof.
Il 28 novembre, meno di un mese dopo, un uragano si abbatteva su Taranto: Francesco Zaccaria, anch’egli di 29 anni, si trovava nella cabina della gru al molo portuale gestito dall’Ilva per scaricare materie prime da una nave attraccata in banchina. Nessuno gli ordinò di scendere e restò nella cabina anche quando la tempesta la trascinò in mare, annegandolo. I due omicidi colposi sono confluiti nel maxi processo “Ambiente svenduto” che, dopo l’annullamento della sentenza di primo grado, adesso pende dinanzi al tribunale di Potenza!
Ciro Moccia, 42 anni, è morto il 28 febbraio 2013 in un incidente durante i lavori di manutenzione nel reparto Cokerie. Il processo ha portato alle condanne dei vertici di una ditta dell’indotto, ma ha scagionato tutti i dirigenti dell’ex Ilva inizialmente coinvolti nell’inchiesta.
Angelo Iodice, 54 anni, ha perduto la vita in un altro incidente il 4 settembre 2014: originario di Caserta era un operaio della ditta dell’appalto “Global Service”: impegnato in attività di manutenzione nell’area dell’Acciaieria 1, dove nei giorni precedenti si era verificato uno sversamento di ghisa, venne travolto sui binari da un mezzo meccanico guidato da un altro operaio. Prosciolti i dirigenti dell’ex Ilva, unico responsabile per la sua morte è stato riconosciuto un dirigente dell’azienda dell’indotto.
L’8 giugno 2015 una fiammata nell’Altoforno 2 investì in pieno 
Alessandro Morricella, di 35 anni, causando ustioni nel 90% del corpo: l’operaio morì dopo giorni di sofferenza. Il processo di primo grado ha portato alla condanna di tre dirigenti dell’ex Ilva e ancora adesso sta per partire il giudizio dinanzi alla corte d’appello.

Qualche mese dopo, il 6 gennaio 2016, un altro incidente spezzò la vita di Cosimo Martucci: 49 anni, dipendente della ditta dell’appalto, venne travolto e ucciso da un grosso tubo d’acciaio durante le fasi di scarico di pezzi di carpenteria metallica della nuova condotta per l’aspirazione di fumi e polveri. Dopo la sentenza di primo grado, il processo per fare luce sulla sua morto è ora dinanzi alla corte d’appello.

Anche Giacomo Campo lavorava nell’indotto: fu vittima di un incidente il 17 settembre 2016, schiacciato all’interno di un nastro trasportatore. Il procedimento penale è ancora in corso dinanzi al tribunale di Taranto.

A maggio 2018 un incidente al porto costò la vita ad Angelo Fuggiano, 28 anni, operaio di una ditta dell’appalto, quando, durante una fase di ancoraggio al molo, un cavo saltò e lo travolse, colpendolo alla testa e al collo. Anche per lui è in corso il processo di primo grado.

Sempre al porto morì Cosimo Massaro, 38 anni: a luglio 2019 un nuovo tornado si abbatté su Taranto e trascinò in mare la gru dove lavorava, in un incidente simile a quello di Zaccaria. Nemmeno per Massaro è ancora giunta una sentenza di primo grado.

Il 12 gennaio 2026 è morto Claudio Salamida, operaio di 47 anni precipitato per sette metri nel reparto di Acciaieria 2 a causa di una pavimentazione con griglia di ferro che copriva un buco su una passerella: l’indagine della procura è ancora in corso.

Infine a marzo scorso, neanche due mesi dopo Claudio, un altro operaio, Loris Costantino, 36 anni, è morto esattamente con le stesse modalità. Operaio della ditta d’appalto Gea Power, è precipitato al suolo da un’altezza di oltre 10 metri, mentre lavorava nel Reparto Agglomerato alla pulizia di un nastro trasportatore fermo dal 2017 che Acciaierie d’Italia era intenzionata a rimettere in funzione. È caduto per la rottura e il cedimento di una passerella il cui piano di calpestio era costituito da una griglia metallica logora e sbrindellata. L’indagine della procura è appena iniziata. Anch’essa si concluderà chissà quando…

L.R.