giovedì 8 dicembre 2022

8 dicembre - PALERMO: UCCISO DAL LAVORO E SUL LAVORO UN OPERAIO AI CANTIERI NAVALI DI PALERMO

 

Queste morti accusano impietosamente il sistema

 sociale in cui viviamo, quello dei padroni capitalisti che

 per la loro fame insaziabile di profitto sfruttano gli 

operai fino ad ucciderli!

Pagherete caro!

La risposta deve essere una sola: unirsi e organizzarsi 

per lottare contro questo sistema assassino!

Slai Cobas sc Palermo

dalla stampa

 Cantieri navali, operaio muore schiacciato da una lastra di lamiera

La vittima si chiamava Angelo Salamone e aveva 61 anni: lavorava per la Doro Maris, una delle tante ditte dell'indotto

Tragedia nel tardo pomeriggio di oggi ai Canteri navali. Un operaio di 61 anni, Angelo Salamone, è morto mentre stava effettuando degli interventi su una nave. L'operaio lavorava per la Doro Maris, una delle tante ditte dell'indotto, che si occupa di interventi tecnici, meccanici e costruzione di impianti di bordo.

Secondo le prime informazioni gli sarebbe caduta addosso una pesante lastra di lamiera, schiacciandolo. Inutili i soccorsi. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118. L'uomo è stato portato all'ospedale Villa Sofia ma è deceduto poco dopo. Troppo gravi i traumi da schiacciamento riportati da Salamone. Si tratta dell'ennesima tragedia sul lavoro a Palermo.

In serata Fincantieri ha espresso vicinanza alla famiglia e ai colleghi del lavoratore. "Salute e sicurezza sul lavoro - dicono dall'azienda - costituiscono valori imprescindibili per il nostro gruppo e strategici per lo sviluppo sostenibile. Fincantieri conferma la propria volontà di continuare ad investire per la formazione e in ambito tecnico-organizzativo con il coinvolgimento di tutte le persone impegnate quotidianamente nei suoi siti produttivi, con il comune obiettivo di conseguire continui miglioramenti a fronte di quanto già ad oggi consolidato".

8 dicembre - dai compagni di Pisa: La fine della residua libertà e democrazia nei luoghi di lavoro. Controllare e punire ossia il nuovo codice di comportamento per i dipendenti Pubblici

 

Un nuovo codice di comportamento per il personale della Pubblica Amministrazione sta per essere approvato, una bozza del decreto è già stata licenziata dal Consiglio dei Ministri.

Un codice di comportamento esisteva già ma le sanzioni previste sono giudicate dal Governo Meloni  insufficienti tanto da rafforzarne i divieti e i doveri ai quali sarà tenuto il dipendente pubblico. Dopo la definitiva approvazione, le varie amministrazioni interverranno a loro volta modificando i Regolamenti di Enti attualmente vigenti. Abbiamo già sperimentato la natura repressiva dei codici di comportamento, in tempi di pandemia chi ha denunciato anche semplici carenze di dispositivi di protezione individuale si è trovato o soggetto a procedimenti disciplinari o addirittura licenziato. Nel corso degli anni i doveri e gli obblighi hanno cancellato i diritti, questo ulteriore intervento è anche pericoloso per la libertà e la democrazia non solo nei posti di lavoro ma nella società. L'obiettivo dichiarato è quello di incutere paura tra il personale controllando l'operato di ogni singolo anche al di fuori dei luoghi di lavoro, sono punibili infatti commenti che siano di semplice critica all'operato della Pa e della propria amministrazione. Il dipendente sarà tenuto ad astenersi da qualsiasi intervento o commento che possa nuocere al prestigio, al decoro o all'immagine dell’amministrazione di appartenenza o della Pa in generale

 Se un lavoratore ad uno sportello esprime un giudizio del tipo: “se non assumono non si abbattono le file di attesa”, rischia di essere accusato di danno di immagine e di denigrare la sua amministrazione, lo stesso varrà per un operatore sanitario che dovesse semplicemente criticare le mancate assunzioni e investimenti per porre fine alle liste di attesa o per assicurare servizi migliori alla cittadinanza. Ci sembra evidente che il diritto di critica venga messo discussione e recluso in una gabbia, un diritto per altro previsto anche dalla Carta Costituzionale. A questo proposito ci piacerebbe conoscere l'opinione di illustri giuristi e costituzionalisti sui codici etici e di comportamento e crediamo che dovrebbero intervenire in ogni sede a salvaguardia della democrazia e della libertà.

Siamo certi che la riscrittura di questi Codici sia in linea con una visione della società e del rapporto di lavoro tipico della destra, anche se poi a scrivere i primi Regolamenti vessatori non sono stati loro, qualcuno ha spianato la strada a un sistema punitivo e repressivo che ormai si intravede all'orizzonte

E così anche una semplice e motivata critica, da ricondurre alla libertà di espressione, sarà motivo valido per aprire un procedimento disciplinare e un’azione civile e penale contro lavoratori e lavoratrici. Quando si parla di decoro, prestigio e immagine della Pubblica Amministrazione, pensiamo a un sistema valoriale per il quale è invece decoroso attendere 10 mesi per una visita, fare due ore di fila ad uno sportello, venire sbattuti da un ufficio all'altro per avere una pratica, subire il prestigio di amministrazioni pubbliche intente solo al pareggio di Bilancio. Ci si incammina nel fangoso percorso di non ritorno verso uno stato autoritario, il prestigio e la immagine della Pubblica amministrazione si difendono in ben altri termini, ad esempio rafforzando i servizi pubblici o reinternalizzandoli senza considerare i lavoratori dei nemici da sorvegliare e punire

 :“Il dipendente esercita i propri compiti nel rispetto dei principi di economicità, efficienza ed efficacia. La gestione di risorse pubbliche ai fini dello svolgimento delle attività amministrative deve seguire una logica di contenimento dei costi e del consumo energetico, dell’ecosostenibilità e di rispetto dell’ambiente, che non pregiudichi la qualità dei risultati dell’azione amministrativa.»; cosa ci dici su questa affermazione?

Una sorta di Grande Etica e Morale all'orizzonte per determinare i comportamenti individuali, chi vigilerà invece sull'operato della Pubblica amministrazione, sulle scelte che opera, scelte che riguardano non i singoli ma milioni di persone?

  Citiamo testualmente parte di un articolo della Bozza di decreto:

In ogni caso il dipendente è tenuto ad astenersi da qualsiasi intervento o commento che possa nuocere al prestigio, al decoro o all’immagine dell’amministrazione di appartenenza o della pubblica amministrazione in generale. È fatto, altresì, divieto, al dipendente di trattare comunicazioni, afferenti direttamente o indirettamente al servizio, attraverso conversazioni pubbliche svolte su qualsiasi piattaforma digitale. Se dalle piattaforme social siano ricavabili o espressamente indicate le qualifiche professionali o di appartenenza del dipendente, ciò costituisce elemento valutabile ai fini della gradazione della eventuale sanzione disciplinare”. 

Una situazione inaudita,  pericolosa per la democrazia nei luoghi di lavoro e per la stessa agibilità sindacale, ma anche una mossa per recidere ogni legame tra lavoratori e cittadini, lavoratori e movimenti o gruppi politici e sociali.

Il nuovo codice di comportamento rappresenta non solo una sorta di fascismo aziendale, ma una minaccia alla democrazia, questi codici sono già vigenti nelle aziende private, il fatto che si estendano  e si rafforzino nel Pubblico è la conferma di un disegno complessivo che lede diritti, potere contrattuale e anche la semplice facoltà di parola e di critica.

a cura della CUB PI PISA


mercoledì 7 dicembre 2022

7 dicembre - CLA sulla ThyssenKrupp di Torino

 

Sul 15° anniversario della Thyssen

Il 5 e il 6 dicembre una delegazione del disastro ferroviario di Viareggio del 29 giugno 2009 è stata a Torino in occasione del 15° anniversario della strage operaia alla Thyssen Krupp.

Essere a fianco dei familiari e delle madri dei 7 operai bruciati nel rogo della Thyssen è un atto dovuto, oltre a far sentire loro la vicinanza, l’affetto, la solidarietà, il sostegno. Una ‘due giorni’ necessaria e utile per la battaglia su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (e non solo).

Il 1° giorno abbiamo partecipato alla conferenza promossa dagli organizzatori e dai familiari, dove sono intervenuti assessori e rappresentanti del Comune, della circoscrizione, dei sindacati, oltre ovviamente alle madri. Anche noi siamo stati invitati a parlare.

Il 2° giorno abbiamo assistito alla cerimonia al “Memoriale”, situato all’interno del cimitero, che ricorda la strage e i 7 operai della Thyssen. Presenti le istituzioni, tra cui il sindaco di Torino e le autorità della città. Le madri ci hanno invitato a parlare, invito che abbiamo raccolto molto volentieri.

Siamo interventi, sia il 5 che il 6 dicembre, nei tempi dovuti (di pochi minuti) e con differenti sottolineature rispetto ai due momenti. Abbiamo evidenziato: la solidarietà e il sostegno come armi fondamentali e indispensabili; gli aspetti di somiglianza tra le due stragi (1. l’incidente sul lavoro, 2. le vittime devastate e bruciate vive, 3. le responsabilità tedesche).

Sul terzo punto, i familiari dei 7 operai rivendicano la giustizia che viene loro negata: il fatto che, nonostante le condanne, i due responsabili dell’omicidio siano a piede libero in Germania. A seguito del 4° grado (appello bis), 7 dei 13 condannati per la strage ferroviaria di Viareggio sono tedeschi, responsabili delle società tedesche e austriache coinvolte nel disastro.

Visto che Ad e manager della Thyssen, condannati definitivamente e rispettivamente a 9 anni e 8 mesi e a 6 anni e 10 mesi non abbiamo ‘subito’ neppure un giorno (di 24 ore) di carcere, è pensabile e presumibile che i condannati tedeschi (e non solo) per Viareggio non ‘subiscano’ neppure un’ora di carcere, avendo avuto persino pene più miti (dai 4 ai 6 anni)?

Abbiamo trasmesso la vicinanza e la solidarietà di Marco e Daniela, presidente e vice-presidente dell’Associazione “Il Mondo che vorrei”, e dei familiari di Viareggio; abbiamo sottolineato valori fondamentali come l’unità e la lotta, informando degli scioperi, di questi mesi, dei macchinisti del trasporto merci per condizioni di lavoro che debbano tutelare sicurezza e salute. Oltre a sostenere a chiare lettere che conquistare ogni forma di prevenzione e protezione ha un grande significato nel mitigare la strage dei morti alla quale siamo costretti ad assistere, ogni giorno, nei luoghi di lavoro, ma dobbiamo anche (e soprattutto) sviluppare la consapevolezza di poter trasformare l’attuale modello di produzione per NON subordinare la salute, la sicurezza e la vita, alle leggi del mercato e a logiche di profitto.

saluti, Riccardo Antonini

 
COORDINAMENTO LAVORATRICI E LAVORATORI AUTOCONVOCATI PER L'UNITA' DELLA CLASSE
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7 dicembre - per il dibattito: ANCORA SUL 2/3 DAI COMPAGNI DI VITERBO

Si allungano le inutili autocelebrazioni autoreferenziali sulle giornate dello sciopero generale del 2 dicembre e della manifestazione nazionale del 3 dicembre da parte delle diverse organizzazioni sindacali che hanno promosso queste due giornate di lotta.

Lo sciopero generale (di massa) è un processo determinato dal basso, di una serie di lotte parziali che trovano nella lotta generale aspetti unificanti. Oppure che già si danno su un aspetto delle contraddizioni del modo di produzione che dividono i lavoratori mettendoli in concorrenza reale tra loro nel rapporto che hanno con la produzione del valore, che lo sbocco dello sciopero generale tende appunto a contrastare “unificando” realmente i lavoratori, le lavoratrici e gli altri settori della grande massa proletaria che guardano al movimento organizzato dei lavoratori.

Lo sciopero generale non puó essere invocato o prefabbricato volontaristicamente. Tanto meno darsi a partire da una impostazione ideologica.
Lo sciopero generale di massa è una cosa seria che non puó essere ridotto ad un veglione in maschera, con gli operai e i lavoratori ridotti a comparse di cartone.

Se lo sciopero del 2 dicembre non è stato di massa, esso ha registrato, che anche nei luoghi della produzione dove un settore minoritario dei lavoratori lo ha promosso, che di fatto non si è scioperato nella necessità di guardare ad una dimensione generale della lotta, bensì è stato percepito dai lavoratori strumentalmente per rafforzare questa o quella singola vertenza parziale e settoriale.
Laddove nei settori della produzione e nelle categorie del lavoro il 2 dicembre si è scioperato, di fatto lo è stato per questioni di categoria, di specifica vertenza, della singola istanza o del singolo magazzino.
In sostanza è stato uno sciopero autoreferenziale, che non ha nemmeno unificato quelle conflittualità parziali che pure esistono, quei proletari che sentono i primi morsi della crisi e che cercano una scorciatoia di fronte alla offensiva determinata dalla crisi.
In questa fase i settori di lavoratori che negli anni precedenti sono stati protagonisti di importanti lotte, di fronte all’arretramento generale dei lavoratori sperano di moderare quanto perdono sul piano generale delle proprie condizioni di vita e di lavoro (a ritmi sempre più vertiginosi) nel rapporto conflittuale col singolo padrone.
Di fronte all’inflazione, al caro vita si spera di strappare all’interno della subalterneità alla dittatura della produttività del lavoro qualche ritorno salariale in cambio.
È un limite oggettivo di questa fase, prima ancora che soggettivo.
Ma anche le lotte parziali e su questioni di “dettaglio” possono essere utili per aiutare a riflettere sul “che cosa manca” e su quali sono le cause della debolezza e dell’arretramento dei lavoratori.
Putroppo sia il 2 dicembre che il 3 dicembre si è assistito ad una rappresentazione che va proprio nel senso opposto al necessario, la conferma della debolezza e della divisione reale dei lavoratori per la concorrenza in cui viene gettata la forza lavoro nel suo rapporto col capitale.

Chi ha invocato il fronte unico dei lavoratori nell’indizione dall’alto dello sciopero generale, immediatamente ha rappresentato la divisione reale dei lavoratori non superabile con espedienti soggettivi lasciandosi trascinare dalle forze oggettive che dividono i lavoratori.
“Auto referenzialità” e “auto celebrazione” delle proprie poche forze viste in piazza non è quanto serve.

Agli occhi del sindacalista saranno piaciute quelle poche migliaia di bandiere del proprio sindacato sventolare disunite e separate in piazza.
Ma al lavoratore, che di mestiere fa l’operaio (e non il sindacalista), che il 3 dicembre c’era o a quello che non c’era, tutto questo rafforza l’isolamento ed il vuoto, la messa in scena dell’incapacità reale nel momento dato ad unificare, mentre ci si lascia dividere nella concorrenza: tra lavoratori italiani ed immigrati, lavoratori della città e quelli della campagna, tra operai e braccianti, tra lavoratori di questa categoria e di quell’altra categoria, dentro la stessa categoria, dentro le stesse filiere della produzione e di settore.

Figuriamoci poi sul piano della opposizione alla guerra in corso, contro l’occidente e contro l’imperialismo italiano dove le famiglie proletarie di fatto stanno accettando i sacrifici imposti dalla crisi del capitale consumando di meno.

Come se ne esce? Non esiste una ricetta del “che fare?”.
Chi la insegue e la ripropone finisce inevitabilmente a fallire, come è accaduto il 3 dicembre nella manifestazione nazionale di Roma del sindacalismo di base.

Chi ritiene che l’aver assistito a due mini cortei separati del sindacalismo di base e per di più sfilacciati non sia un danno generale per i lavoratori ed anche per la tenuta delle singole e poche parziali lotte in corso, allora non ha capito nulla.
Chi non si preoccupa di questo, non avrà modo di avvertire le spinte centrifughe che la crisi e la ristrutturazione della logistica stanno già determinando tra i lavoratori di questo settore della produzione del valore, mentre la crisi in occidente chiama i lavoratori a dover competere con le produzioni delle merci dell’Asia a minor costo.

Il corso catastrofico della crisi determinerà le condizioni per la ripresa di un movimento reale di lotta generale contro il capitalismo, che si darà per necessità e non per “volontà ideologica”. Non è possibile prevedere forme e modalità di un nuovo movimento proletario meticcio pensando di “apparecchiare” le varie ricette programmatiche di lotta politica sindacale.

Viceversa sarebbe utilissimo chiamare alla riflessione generale i lavoratori e le lavoratrici sulle cause oggettive che determinano le divisioni dei lavoratori, uscendo fuori dalla autocelebrazione e dalla autoreferenzialità, che non aiutano, e dal pettegolezzo settario di accuse e contro accuse tra le organizzazioni del sindacalismo di base,
facendo un bilancio serio su cosa abbiamo assistito il 2 dicembre ed il 3 dicembre.

Questo è il “che fare” possibile e necessario per tenere laddove non si vuole ulteriormente indietreggiare.


martedì 6 dicembre 2022

6 dicembre - INFO SOLIDALE POMIGLIANO

 

Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale
S.L.A.I.cobas
Comunicato stampa
E’ DI OGGI L’ENNESIMO RINVIO (al 7 febbraio 2023) DELL’UDIENZA PREVISTA PER STAMATTINA
DELLA CAUSA DEL SINDACATO SLAI COBAS CONTRO FCA/POMIGLIANO (OGGI STELLANTIS)
PER COMPORTAMENTO ANTISINDACALE
PERCHE’ IL TRIBUNALE DI NAPOLI CONTINUA A TRACCHEGGIARE DA CIRCA 3 ANNI SENZA
RIFARE IL PROCESSO DOPO CHE LA CORTE DI CASSAZIONE, CON DECISIONE DEL 2 GENNAIO
2020 AVEVA ANNULLATO LA PRECEDENTE SENTENZA IN APPELLO CHE DAVA RAGIONE
ALL’AZIENDA AFFERMANDO CHE...I GIUDICI PARTENOPEI HANNO IGNORATO LA
NORMATIVA NAZIONALE CHE, SU PRECISO IMPULSO DELLE DIRETTIVE EUROPEE, HA
ARRICCHITO IL DIRITTO ANTIDISCRIMINATORIO?!?!?!
POSSIBILE CHE I GIUDICI DEL TRIBUNALE DI NAPOLI NON CONOSCEVANO LA DIRETTIVA
2000/78/CE IN MATERIA DI DIRITTO ANTIDISCRIMINATORIO ED IL CONSEGUENTE D.LGS.
216/2003 CHE NE COSTITUISCE L’APPLICAZIONE IN ITALIA ?!?!?!
NEL CASO DI ULTERIORI RINVII DELL’UDIENZA DA PARTE DELLA CORTE DI APPELLO DI
NAPOLI SLAI COBAS PREANNUNCIA FORTI INIZIATIVE DI MOBILITAZIONE DEI LAVORATORI
NONCHE’ LA RICHIESTA DI PROCEDURA DI INFRAZIONE PRESSO LA CORTE EUROPEA PER
NON CONFORMITA’ DELLE SENTENZE DELLA MAGISTRATURA CON LE NORMATIVE EUROPEE
ED INTERNAZIONALI IN MATERIA DI DIRITTO ANTIDISCRIMINATORIO, NONCHE’ INIZIATIVE
PER L’ACCERTAMENTO DI EVENTUALI IPOTESI DI REATO
Con il pronunciamento del 21 febbraio 2019 e la successiva sentenza del 1 gennaio 2020 e relativi
al contenzioso giudiziale Slaicobas/FCA la Corte di Cassazione stabilì un sostanziale ‘cambio di passo’ cui
doveva conformarsi l’intera giurisprudenza italiana nei vari gradi di giudizio tenuto conto che ...”le
prevalenti sentenze della magistratura italiana ignorano le direttive europee in materia di diritto
antidiscriminatorio nei luoghi di lavoro”. Con queste motivazioni la Corte di Cassazione annullava la
sentenza del Tribunale di Napoli del 21 novembre 2014 che rigettava il ricorso del sindacato Slai cobas
contro Fca per comportamento antisindacale e trasferimento discriminatorio di 316 lavoratori a un
reparto-fantasma creato ad hoc a Nola (...”ignorate le direttive europee in materia di diritto
discriminatorio da parte dei giudici partenopei) e reinviava il contenzioso giudiziale alla stessa Corte di
appello di Napoli che, col collegio giudicante in diversa composizione doveva conformarsi a tali direttive.
Dopo ben 2 anni i “giudici partenopei” fissavano la data della causa per l’8 febbraio 2022... poi la
spostavano al 6 dicembre 2022 ed ancora oggi l’hanno repentinamente rinviata d’ufficio al 7 febbraio
2023
Costituito dalla Fiat 14 anni fa, il 5 maggio 2008, all’unico scopo di deportarvi i lavoratori più sindacalizzati
nonché quelli a ridotte capacità lavorative, il Reparto-Confino di Nola, ovvero la pseudo unità produttiva del
cosiddetto Polo Logistico WCL (World Class Logistic) non è mai entrato in funzionale attività. Tra altro il
reparto - secondo gli inverosimili piani industriali vantati all’epoca dall’azienda - avrebbe dovuto fungere da “centro di
smistamento e preparazione dei materiali componentistici da assemblaggio necessari alla produzione di Fiat
Pomigliano, nonché da “eccellenza di supporto logistico per i siti produttivi del centro-sud... Si pensi all’assurdità
produttiva di far transitare i camion coi rifornimenti dei materiali di componentistica destinati alla produzione di
Pomigliano da contabilizzare non all’accettazione materiali dello stabilimento ma in una sede allocata a Nola e distante
circa 20 km, per poi fare proseguire successivamente gli stessi camion per lo stabilimento di Pomigliano. Figurarsi per
i rifornimenti per gli stabilimenti di Cassino, Pratola Serra, Chieti e Melfi col conseguente allungamento di centinaia di
chilometri del transito su gomma dei materiali.
Slai cobas - Coordinamento Provinciale di Napoli - Pomigliano d’Arco, 6 dicembre 2022



lunedì 5 dicembre 2022

COMANDATI DA UN W.A. LA SERA PRIMA. ORARI SENZA LIMITI. MALATTIA NON PAGATA AL 100%. DIRITTI SINDACALI A ZERO. CONTRO IL SISTEMA NEOSCHIAVISTA DELLE COOPERATIVE LOGISTICHE LE LOTTE NON SI FERMANO: UNIAMOLE.

 

Assemblea con sciopero al magazzino Italtrans di Calcio, tra i lavoratori di due delle numerose cooperative nella piattaforma, iscritti a Slai Cobas e USB. Iniziativa unitaria per volontà dei lavoratori, che sono mobilitati a sostegno delle rispettive vertenze per rivendicazioni salariali, normative e sindacali contro i medesimi dirigenti, lavoratori che chiedono unità nella lotta.

Nella importante piattaforma logistica, fianco a fianco operano molte cooperative, che tengono divisi e precari i lavoratori, applicano regimi salariali, normativi e orari di lavoro differenziati, con larghissimo uso degli straordinari spesso ‘concessi come premio’ per integrare la paga. Per un lavoro apparentemente dato in appalto a cooperative diverse, in realtà strettamente sotto la direzione della committente Italtrans. Che imprime un forte carattere repressivo, nella gestione e nel controllo dei soci lavoratori della piattaforma.

Condizione che rende necessario darsi l’obiettivo e gli strumenti, per una piattaforma rivendicativa per il polo logistico.

Dall’assemblea che si è tenuta giovedì, oltre il sostegno allo sciopero del 2 dicembre, un impegno a realizzare e coordinare l’unità nella lotta. Previste riunioni a breve. Che per lo Slai Cobas devono aprirsi alle altre realtà mobilitate nel magazzino.


5 dicembre - Thyssenkrupp e altri padroni assassini

 

6 dicembre, anniversario della strage: giornata, di

 memoria, lutto, riflessione, azione e speranza per

 il futuro

di Vito Totire. Con un appuntamento il 6 dicembre a Bologna.

Per un mondo con zero morti sul/da lavoro

Il 6 dicembre è il 15° anniversario della orrenda strage operaia della Thyssenkrupp causata dalla omissione dolosa di misure di prevenzione ; rimuovere la scadenza sarebbe impossibile ma soprattutto deleterio e segno di grave rassegnazione ; considerato il drammatico reiterarsi di stragi e di morti di lavoratori in Italia e nel mondo negli ultimi decenni (da Torino al Qatar) una serie di associazioni di base di familiari delle vittime e di lavoratori si mobiliteranno perché la memoria di questi eventi non venga tradita e al contrario alimenti, anche nella scia del tentativo di elaborazione dei lutti e di vicinanza ai familiari , azioni finalizzate alla prevenzione di eventi analoghi a quello che stiamo ricordando ; secondo fonti attendibili (OMS/OIL) nel 2016 nel mondo ci sono stati 2 MILIONI di morti sul lavoro e 90 milioni di anni di vita persi con un rilevante incremento rispetto al 2000; in Italia i morti “ufficiali” per eventi acuti sono almeno (in quanto sottostimati) 1400 ogni anno; bisogna fermare la strage !

Le associazioni invitano dunque lavoratori, cittadini , associazioni sindacali , studentesche e politiche democratiche ad esprimere nella giornata del 6 dicembre i loro sentimenti di lutto in ricordo delle vittime con drappi neri e con la accensione di candele (o comunque azioni simboliche simili ) e ad organizzare incontri pubblici per riflettere collettivamente su come agire nell’immediato futuro affinché a tutti/e venga garantita la stessa speranza di vita di salute e di benessere lavorativo;

troppe volte abbiamo gridato con rabbia e disperazione “mai più”; oggi dobbiamo concretamente costruire le condizioni perché quello slogan non rimanga solo una vaga speranza.

Le associazioni promotrici:

AFEVA – associazione familiari vittime dell’amianto, Associazione in memoria di Mattia Battistetti OdV ,Familiari delle vittime Tyssenkrupp Demasi, Rodinò, Marzo, Lavoro e salute (rivista) Medicina Democratica, Rete nazionale lavoro sicuro

Numerosissime le adesioni già pervenute; percontatti: vitototire@gmail.com

Incontro pubblico martedì 6 dicembre – ore 17,30 al circolo anarchico Berneri al Cassero santo Stefano di Bologna.

E’ possibile collegarsi da remoto : httpps://us/j/99757472589



domenica 4 dicembre 2022

2.12.22 A BERGAMO. IN LOTTA PER FORTI INTERVENTI A SOSTEGNO DEI SALARI, LAVORO COSTO DELLA VITA, SANITÀ... E CONTRO LE SPESE MILITARI E LA GUERRA

Giornata di mobilitazione e scioperi: dai cancelli, alla sede ITL, fino alla Prefettura di Bergamo ore 10.00.

Nei cartelli e negli interventi davanti alla Prefettura di Bergamo a chiusura della più ampia campagna per la giornata del 2 dicembre, i lavoratori lo dicono chiaro che non è più possibile andare avanti così,

le singole aziende in maggioranza negano interventi a sostegno dei salari, persino parlare del misero bonus bollette fa dire ‘è come se mi dai un colpo al cuore’,

che le lotte di resistenza nelle singole fabbriche, nei magazzini della logistica sono dure, devono si continuare, ma serve unirle e trovare una forza superiore nella lotta generale.

https://drive.google.com/file/d/1VTS2aMN1XyfD1KI6o3UmcXRU1jIotXvA/view?usp=share_link

4 dicembre - NOSTRO REPORT SULLA MANIFESTAZIONE DI ROMA

 

lo Slai Cobas per il sindacato di classe non ha aderito alla manifestazione per ragioni espresse in altra occasione ma abbiamo  comunque appoggiato la manifestazione  e portato al suo interno con una squadra di propaganda e un intervento dal camion -  ascolta su video 

 

                 

 

l'immagine di piazza S. Giovanni delle migliaia di lavoratori  che hanno partecipato alla grossa manifestazione contro guerra e carovita di Roma 3 dicembre

REPORT DAL CORTEO DI ROMA - da parte di operai Slai Cobas sc.

La partenza è stata comune, l’arrivo separato, ma migliaia di lavoratori hanno portato la loro battaglia quotidiana nella piazza contro il governo.

La maggior parte dei lavoratori era della logistica, un bel pezzo dei lavoratori delle campagne con l’Usb, 4 striscioni dalle fabbriche metalmeccaniche. 

Le presenze sono state circa 10.000 in totale: dei sindacati di base, oltre Sicobas e Usb, vi era SGB, lo Slai cobas sc con una delegazione da varie città e fabbriche, in particolare Tenaris Dalmine, Acciaierie d’Italia Taranto; quindi il Movimento disoccupati 7 novembre, Fgc, studenti dell’Osa e di Cambiare rotta, e presenze politiche solidali di orientamento comunista rivoluzionario e realtà di movimento,  compagni anarchici contro la condizione detentiva di Alfredo Cospito  41bis...

La nostra azione: abbiamo affisso striscioni visibili, e utilizzato lo speakeraggio per propagandare e rivolgere ai lavoratori i nostri contenuti e agevolare diffusione del foglio proletari comunisti, mentre passavano gli spezzoni, entrando dentro; questo ha agevolato lo scambio di opinioni con i lavoratori rispetto alla situazione esistente sui posti di lavoro, 'tutti i giorni facciamo sciopero contro il padrone, mentre oggi siamo qui per mettere al centro la lotta contro il sistema dei padroni, il loro governo, la guerra....'

Oltre al foglio è stata ben accolta la mozione operaia contro guerra interimperialista in corso con al centro l'Ucraina...in particolare da alcuni migranti Usb delle campagne e dal contingente dei ferrovieri dell'Orsa. All'arrivo in piazza San Giovanni abbiamo tenuto aperto lo striscione, messi nella posizione centrale rispetto al fluire del corteo all'entrata della piazza, questo ha portato ad essere molto fotografato, perché era molto visibile, ma soprattutto perchè era quasi l'unico con la denuncia del governo Meloni come moderno  fascista.

Rispetto alla conclusione e al fatto che solo il Sicobas e la sua area è entrata nella piazza finale, mentre l’Usb si è fermata prima portando di fatto a 2 comizi finali separati. va detto a quanto abbiamo potuto verificare  che una parte del corteo dell’Usb fino alla fine non si è resa conto della dinamica e del motivo (così come è sembrato lo stesso tra giovani di  Osa e Cambiare rotta) del perché si è fermato prima e non è andato in piazza. 

Questo è stato frutto di dissidi che si erano già manifestati e che si sono solo fittiziamente ricomposti alla partenza. La manifestazione non ha nemmeno realizzato il livello  di unità dell'intersindacalità che gli organizzatori si erano dati.

Gli slogan fin da quando i primi spezzoni erano in piazza all'inizio hanno cominciato a farsi sentire. Parlando con i lavoratori nella diffusione del foglio si poteva riscontrare attenzione quando si diceva che le 100 battaglie quotidiane che tutti i lavoratori presenti fanno nei rispettivi posti di lavoro, devono trovare un percorso comune per la lotta generale contro l'intero sistema dei padroni.  - Che è la linea del fronte unico di classe che stiamo sostenendo con l'Assemblea proletaria anticapitalista a cui fanno riferimento molte realtà presenti e non presenti nel corteo

Questo è stato fortemente al centro dell’intervento del compagno operaio della Tenaris/Dalmine di Bergamo fatto dal Tir durante il corteo che indicato la via della lotta politica e sociale con la prospettiva del potere operaio




4 dicembre - riceviamo e pubblichiamo: DA PISA

 

dimenticavo di aggiungere un altro fatto: tutta l'area no green pass era
 praticamente assente intenta a parlare solo della sentenza della corte costituzionale

cari\e, vi giriamo questa riflessione con qualche  premessa
 lo sciopero nella Pa non è riuscito, è inutile raccontarci delle storie se perfino 
alcuni delegati del sindacato di base hanno fatto i crumiri la questione è rilevante
perchè non si è capito in quale fase siamo e anche gli argomenti utilizzati per
invitare allo sciopero hanno palesato la incapacità di leggere quanto accade settore
per settore la vecchia metodologia della convocazione degli scioperi generale è ormai
al capolinea sigle come i cobas della confederazione hanno scelto di sottrarsi alla
manifestazione del 3, la cub manco è stata capace di fare uno spezzone
da pisa siamo andati una decina, nessuno delle realtà antagoniste eravamo o della
cub locale o di un comitato comunista che opera lungo la costa ovest della Toscana

da molte realtà lo scontro tra sicobas e usb è stato letto in maniera semplicistica 
ed errata come lotta intestina per la presa del corteo quando invece c'era ben altro

di certo la decisione di non fare una manifestazione unitaria è stata ostacolata 
fin dalla preparazione del 2 perchè alcuni pensavano di fare la manifestazione
romana proprio quel giorno è comunque difficile mobilitare i lavoratori due giorni
di seguito specie se langue il dibattito sindacale e politico all'interno di certe
aree e sigle non aggiungo altro se non la richiesta di una chiaccherata on line
"fuori dai denti"

federico

OPPOSIZIONE SOCIALE AL GOVERNO MELONI: SUCCESSO PER LA 2 GIORNI DI LOTTA 
Si sono conclusi due giorni di lotta contro il neo-Nato governo Meloni: lo sciopero
 generale del 2 dicembre, indetto da tutto il sindacalismo di base e la
 manifestazione nazionale di Roma del 3 dicembre, che ha visto oltre 10,000
 partecipanti convergere da tutta Italia.
Il bilancio è positivo: si è iniziato a delineare quel blocco sociale di opposizione 
al governo delle destre che avrà il compito di tenere la barra dritta nei prossimi
 anni, rifuggendo dalle scorciatoie di palazzo che le altre forze “progressiste” 
tenteranno (da Sinistra Italiani verso destra).

sabato 3 dicembre 2022

3 dicembre - COMUNICATO DA REALTÀ DI ROMA/VITERBO

 

Comunicato

Alla luce delle notizie giunte nelle ultime ore su di un’insanabile spaccatura tra le diverse sigle del sindacalismo di base che, se confermate, invece della prevista manifestazione unitaria, determineranno la grottesca tenuta di due distinti cortei/spezzoni - nella stessa piazza e sullo stesso percorso...-, come collettivi e comitati di lotta abbiamo preso l’amara decisione di non partecipare con un nostro striscione e spezzone.

Una decisione sofferta, motivata dal rifiuto di prendere parte a questa faziosa briga per la “presa della testa del corteo”: ritenendo, infatti, che le migliori energie dovrebbero essere impiegate per ben altre “prese”, in chiave anticapitalista e rivoluzionaria.

La miopia di qualche dirigente sindacale che, anche sulla pelle dei lavoratori e delle lavoratrici che rappresenta, si sia cimentato in questo illogico gioco all’autoreferenzialità, ci risulta particolarmente inaccettabile nel momento attuale.

Un momento, lo sottolineiamo, contraddistinto dal nemico di classe all’offensiva, che promuove un ampio, articolato e profondo attacco alle condizioni di vita e di lotta proletarie, con la prospettiva della macelleria sociale e di repressione ad oltranza; per volgere ancor più a proprio favore i rapporti di forza in chiave antiproletaria, nell’attuale situazione di crisi e di guerra imperialista.

Una critica che tiene conto che, differentemente, da Firenze a Viterbo ed in tante altre manifestazioni di avvicinamento allo sciopero generale ed alla manifestazione nazionale, si è riusciti a costruire momenti di lotta unitari, a prescindere dalle “tessere” di appartenenza.

Un differente approccio, per l’unità di classe anticapitalista, che riproporremo nelle lotte e nelle mobilitazioni future, nelle piazze, nei luoghi e nei conflitti in cui saremo presenti.

03/12/2022

Comitato di Lotta Quadraro “NIDO DI VESPE” - Comitato di Lotta Villa Gordiani “VIII ZONA” - Comitato di Lotta Viterbo - Classe Contro Classe

3 dicembre - A PALERMO 2 dicembre la giornata di lotta

 la giornata di lotta a Palermo


Nella giornata di sciopero indetta dai sindacati di base e di lotta oggi a Palermo un corteo di lavoratori, lavoratrici precari e disoccupati dal tribunale si è snodato fino alla Prefettura.  

Una manifestazione che ha  rappresentato le lotte/vertenze che ci sono attualmente a Palermo dai lavoratori dell'Amat, ai precari del pubblico impiego, ai precari e precarie delle Cooperative sociali, scuola, ai disoccupati... e da cui è emersa in generale, dinnanzi alla fase di attacco sempre più pesante e a maggior ragione ora con il governo Meloni,  la necessità di collegare le lotte e di trovare l'unità di azione anche sul tema repressione che colpisce lavoratori, lavoratrici, compagni, attivisti sociali e politici...


                                                                                                                                   

                             


                                   l'intervento in Prefettura di una lavoratrice precaria Slai Cobas sc  

                               


 

l'intervento della compagna del Mfpr Palermo 

Il volantino diffuso

3 dicembre - 2 DICEMBRE A TARANTO e una precisazione

 precisazione

vi è stato un presidio comizio dello Slai Cobas per il sindacato di classe all'appalto Ilva

vi sono stati 2 combattivi presidi di lavoratori e lavoratrici - in maggioranza - con organizzato da Slai Cobas per il sindacato di classe e USB alla prefettura e comune - complessivamente una cinquantina di partecipanti rappresentativi di una platea di lavoratori e lavoratrici di diverse centinaia

una vergogna l’assenza totale del ceto politico viaggiante della Casa Occupata di via Garibaldi, di chi si firma Raggia tarantina e della FGC Pungolo Rosso e altri continuano a scrivere su Taranto solo falsità e vendono fumo 

 

Taranto striscioni in tutta la città e

 alle portinerie Acciaierie d'Italia e appalto - dove 

si è tenuto un presidio con comizio dello Slai 

 Cobas per il sindacato di classe seguito e 

discusso con lavoratori e delegati presenti

 


 insieme di striscioni portati ai due presidi combattivi alla prefettura e al comune -presenti una cinquantina di lavoratori e attivisti sindacali di Slai Cobas per il sindacato di classe/USB/Confederazione Cobas - in maggioranza lavoratrici - rappresentativi di diverse centinaia di lavoratori che hanno partecipato e sostenuto la giornata di lotta


3 dicembre - MANIFESTAZIONE DEL 2 DICEMBRE MILANO.......la ns partecipazione

 


3 dicembre - INFO 2 DICEMBRE A RAVENNA

 

Alla Marcegaglia presidio SGB e Slai Cobas per il sindacato di classe, USB non pervenuta



venerdì 2 dicembre 2022

2 dicembre - DA Coordinamento Sanità: NON SAREMO PRESENTI AL CORTEO INDETTO DAL SINDACALISMO DI BASE PER DOMANI 3 DICEMBRE

 

Il Coordinamento Regionale Sanità del Lazio di fronte alla scellerata spaccatura fra il sindacalismo di base che determinerà la sfilata di due distinte manifestazioni sullo stesso percorso nella giornata del 3/12/2022 ha deciso, se questi fatti verranno confermati, di non scendere in piazza.

Nella giornata dello sciopero generale del 2/12 - contro la guerra e il carovita per maggiori salari e un welfare ampliato e inclusivo – tante iniziative si sono prodotte unitariamente in molte città del paese, per la manifestazione nazionale del 3/12 prevalgono invece vecchie logiche autoreferenziali e di appartenenza e questo ci tiene lontani dalla piazza seppur con molto dispiacere.

Saremo presenti solo per volantinare il testo condiviso con la Rete Nazionale Sanità, senza striscioni né cordoni.

Questi fatti, tanto più deprecabili proporzionalmente all’ampiezza e alla profondità dell’attacco padronale, sono uno stimolo in più a lavorare alla riuscita della manifestazione nazionale del 17/12 per la salute, che vogliamo che sia inclusiva, aperta, accogliente per tutte le persone che vorranno partecipare a prescindere dalla propria organizzazione di appartenenza.

Coordinamento Regionale Sanità del Lazio

giovedì 1 dicembre 2022

1 dicembre - SOLIDARIETÀ DI CAMPAGNE IN LOTTA

 

alla manifestazione delle donne del 26  mfpr/lavoratrici Slai Cobas Meloni fascista sei il primo della lista /noi donne ti farem la guerra mfpr


Abbiamo letto quanto accaduto durante il corteo del 26 novembre e volevamo mandarvi tutta la nostra solidarietà e rabbia.

Un grande abbraccio

Le compagne delle rete campagne in lotta 


I LAVORATORI RISPONDONO A TONO AI CAPI DEL CONSORZIO E DELLA COOPERATIVA CHE ATTACCA IL SINDACATO E I DIRITTI DEI LAVORATORI PER SABOTARE LE TRATTATIVE, PER TENERE I LAVORAOTRI DIVISI

Verso il due dicembre e oltre.

E’ il magazzino Italtrans di Calcio in questo caso, è un metodo consolidato, che padroni e padroncini usano per contrastare la forza dei lavoratori che si organizzano e collettivamente rivendicano miglioramenti salariali e diritti, quello di aprire una trattativa e al momento buono cercare di trovare un’intesa individuale (assolutamente al ribasso ma a volte funziona) con i singoli lavoratori a patto che facciano le disdette sindacali.

Sono intese al ribasso che spesso scambiano gli aumenti di salario con la concessione a fare straordinari (anche con annessi sistemi per eludere l’inevitabile tassazione che i lavoratori si ritrovano a fare 12 ore tutti i giorni, restituendo all’azienda una forma di elusione)

o concedono solo una parte delle richieste, lasciando intendere che diversamente non avranno nulla, che la coop dovrà lasciare l’appalto…

o al limite chiedono l'iscrizione ad 'un altro sindacato' riconosciuto...

perchè soprattutto l’obiettivo è quello di fermare il percorso di presa di coscienza e di organizzazione, che con l’iscrizione al sindacato fa solo il primissimo potenziale passo. E garantirsi la gestione dei lavoratori come singonli con una forza contrattuale relativa, privi di capacità tattiche e di darsi obiettivi di prospettiva. Lavoratori che allo stesso tempo, così non hanno più la possibilità di mettere in discussione l’organizzazione del lavoro, ovvero i ritmi e i modi dello sfruttamento che incidino pesantemente sulla tutela della salutu e della sicurezza.

Questa volta la risposta è stata a tono. Uno sciopero di protesta con l’assemblea schierata con il sindato per non cedere.