venerdì 20 dicembre 2024

20 dicembre - Sul piano Stellantis - dalle "promesse" di governo e padrone alla realtà

(Dal responsabile Slai Cobas sc per il gruppo Stellantis)

Sul piano Stellantis che il Ceo JP Imparato, responsabile europeo del gruppo ha presentato al Mimit, il tavolo ministeriale, davanti ai ministri Urso Giorgetti Calderone e ai sindacati, il quotidiano ‘Il Messaggero’ scrive significativamente:

Il governo e Stellantis depongono le armi. Il primo intervento di Jean Philippe Imparato al Ministero delle Imprese è stato soddisfacente ed a chiudere il tavolo sulla multinazionale transatlantica è stato lo stesso padrone di casa, il ministro Adolfo Urso che ha seguito la vicenda dichiarando che non avrebbe fatto sconti. Il rappresentate dell’esecutivo voleva un nuovo piano ed impegni precisi e il manager di origini italiane è riuscito a centrare l’obiettivo. «Questa è una giornata importante, così è stata definita da tutti gli attori - ha spiegato Urso - Importante per l’auto italiana, per l’industria e per i lavoratori. Avevamo chiesto a Stellantis di confrontarsi su un piano industriale assertivo con investimenti, ricerca e sviluppo, modelli e piattaforme per i siti italiani e garanzia dei livelli occupazionale. E responsabilità nel governare la transizione del comparto auto italiano, indotto e filiera». 

 

Due miliardi di investimenti più sei miliardi di acquisti dai diversi fornitori, per incrementare la produzione Stellantis negli stabilimenti italiani di city car e modelli ibridi collocati in tutte le fabbriche del gruppo, con la messa in opera delle piattaforme STLA modulari che sulle catene di montaggio permettono di gestire la produzione di più modelli, con la piattaforma large, a Cassino, la medium a Melfi e, annunciata a sorpresa, la piattaforma small a Pomigliano per le vetture piccole a produzione di massa, il polo del lusso concentrato a Modena.

Questa l’esposizione di JP Imparato per Stellantis al tavolo ministeriale. Ma appunto questa è la versione padronale che i problemi non li chiude ma li apre.

Il governo parla della fine di un conflitto. Non può che riferirsi alla recente e a suo modo inevitabile fase polemica, persino per il governo, dei "lasciamo fare ai padroni che producono", sollevata verso

Stellantis dopo il clamore, provocato nell’acuirsi della crisi con effetti ancora più pesanti per l’occupazione dei lavoratori, delle dimissioni di Tavares e della sua liquidazione milionaria. Quanto fatto dal governo in precedenza non si era distaccato nella sostanza dalla programmatica dichiarazione di via libera a Confindustria fatta personalmente dalla Meloni al suo insediamento.

Quindi questa pace fatta tra Stellantis e governo Meloni, è al servizio di Stellantis, ne rappresenta una copertura governativa al piano padronale, ma vuole parlare al paese, rassicurare le masse del buon governo. Suona ancor più come un messaggio rivolto ai lavoratori per oscurare tutti i punti critici di quanto presentato da Imparato, per indurli ad aspettarne fiduciosi, al lavoro o in cassa integrazione, gli sviluppi del piano.

Senza ostacolarlo, senza pensare a riprendere la spinta dello sciopero di gruppo del 20 ottobre.

Ma questo è appunto il piano padronale per governare e scaricare la crisi ora, per ‘gestire’ i lavoratori. Lasciato a se stesso è tutt’altro che concreto, è lontano dal rispondere ai bisogni e agli interessi della classe operaia, dei lavoratori degli stabilimenti del Gruppo e dell’indotto.

Per quanto riguarda la difesa del salario, ad esempio, esso è già ridotto dalla cassa integrazione e il piano prevede tempi lunghi per la ripresa delle produzioni, quindi un ulteriore utilizzo massiccio della cassa integrazione che colpirà ancora la paga dei lavoratori.

E poi ci sono le reali prospettive di quanto annunciato, di quanto Stellantis realizzerà nel futuro per gli stabilimenti di Mirafiori, Melfi, Cassino, Atessa, Pomigliano, Modena e quindi del peso effettivo che queste fabbriche avranno nei piani del Gruppo.

Perchè la storia dei piani industriali ridotti a promesse mancate accompagna la produzione di Fiat, FCA, Stellantis passando per la roboante "Fabbrica Italia" di Marchionne, annunciata nel 2010 con il classico stile dei due tempi: una produzione dichiarata per 1.650.000 vetture entro il 2014 a condizione di una ristrutturazione immediata dei diritti dei lavoratori.

Che non va letta come la versione facile di una situazione complessa. Le dinamiche che hanno attraversato e modificato il settore auto fino a ridurre pesantemente il numero degli operai occupati e ad azzerare praticamente il rapporto di forza degli operai a livello di Gruppo, meritano di essere adeguatamente approfondite, così come di sintetizzare tutti gli elementi necessari allo scontro di oggi.

Questo è un primo quadro di una prospettiva industriale al tempo della crisi internazionale del settore auto.

Abbiamo la cronaca infinita di questi decenni fino a quella del 27 marzo 24: "… dopo i 2000 esuberi annunciati ieri, oggi altre 1550 uscite concentrate negli stabilimenti del sud, con il benestare di un pezzo del sindacato. La Fiom anche questa volta non ha firmato. Tra ieri e oggi sono state annunciate oltre 3500 uscite volontarie incentivate. Quelle di oggi sono prevalentemente negli stabilimenti di Melfi, Pomigliano d’Arco, Termoli. Quelle di Ieri tra Mirafiori (il 10% della forza lavoro rimasta) e Cassino. Un programma per dimezzare la produzione in Italia che arriva nel deserto di politica industriale del governo. Verso lo spostamento all’estero della produzione, i profitti record e gli utili distribuiti agli azionisti...".

E sono gli stessi operai, tra i pochi in fabbrica in queste settimane a Mirafiori, che a caldo commentano in questo modo:

stanno continuando sulla falsa riga di Tavares che dichiarava non chiuderemo stabilimenti, produrremo nuovi modelli, faremo investimenti, ecc…’

non servono i commenti al momento, sono vecchie promesse, aspettiamo i fatti adesso, sperando che le istituzioni continuino a spingere l’azienda ad azioni concrete’

‘… portano due macchine, non sono molte, poi continua la cig per un anno, poi ci sarà sta 500 elettrica che dicono che non va, chi è che la compra, poi la 500 normale anche quella uguale…'

'non so ma per me non bastano due macchine. Ne hanno portato 7 a Melfi, ma i trasfertisti che sono qua mi dicono che hanno portato macchine che costano care e che così non ci saranno i numeri... e poi non è bello avere ancora questa cig'.

'Dalla Lear sentiamo che non porteranno nuovi sedili, che fine farà?'

'Al cambio elettrico lavoriamo e facciamo 20 turni senza pausa mensa, l’hanno tolta, la mensa è lontana e ci danno sempre un sacchetto, lasciamo le macchine fuori ci sono problemi di parcheggio...'

'non hanno fatto niente, solo due cambi da 10 minuti, è poco perché è diventata una vera linea, anche se i lavori sono più leggeri devi sempre stare in piedi e attaccata, e poi hanno obbligato al turno di notte, e tante non hanno potuto farlo e hanno rinunciato…'

Imparato non parla di un piano di difesa ma di sviluppo. Chiama il governo a fare la sua parte, subito dice che non si scherza con le sanzioni europee previste per il 2025, che imporrebbero di portare dal 12 al 21% le auto elettriche vendute, e per allinearsi agli altri costruttori annuncia il rientro in ACEA. Trovando nelle dichiarazioni governative di Urso sintonia tanto che ora anche Elkann in questo clima favorevole dice ‘andrò in Parlamento a rispondere’.

Sul piano sindacale Fiom Uil Fim dopo la loro presenza per niente critica al tavolo hanno rilasciato dichiarazioni caute sulle prospettive delle promesse, in continuità con la linea sindacale concertativa tenuta di tutti questi anni.

Ma utile riprendere una dichiarazione di Marchionne e Elkann ci arriva dal 14 settembre del 2012:

...Il progetto "Fabbrica Italia" non è mai stato un piano finanziario, ma l’espressione di un indirizzo strategico che Fiat intende seguire ed ha il significato e lo scopo di esprimere l’impegno di Fiat a risolvere le problematiche che interessano i suoi siti industriali italiani e contribuire allo sviluppo delle potenzialità industriali del Paese. Fiat ha sempre indicato con estrema chiarezza che sono condizioni imprescindibili per il raggiungimento di tale risultato, il concorso di tutte le componenti sociali, sindacati ed istituzioni, nell’assicurare la governabilità dei siti produttivi e l’attuazione degli accordi che garantiscono adeguata flessibilità operativa.
Fiat, come ogni suo concorrente, riesamina continuamente i propri piani ed ha la necessità di poterli adeguare alle condizioni del mercato, per replicare alle azioni e posizioni adottate dagli altri produttori ed ai più vari fattori che possono influenzare e condizionare la loro attuazione e ed il loro successo finale. Le assunzioni su cui si basano i piani di Fiat sono di natura generale e non hanno un livello di dettaglio tale da consentire, attraverso la verifica del grado di attuazione di uno specifico target, il riscontro continuo e sistematico del grado di avanzamento di Fabbrica Italia. (…)'

In altre parole sono i padroni che affermano che i loro piani non sono credibili nel senso scientifico del termine, perchè a prescindere saranno adeguati ‘al mercato’, ovvero alle condizioni più adatte a garantire il massimo profitto a seconda della evoluzione generale della situazione di crisi o di sviluppo/ristrutturazione verso aree anche internazionali che possano garantire condizioni migliori di sfruttamento a seconda della situazione specifica, stabilimento per stabilimento, compresa la composizione della classe operaia. A seconda dei piani finanziari del Gruppo, come ha dimostrato il periodo appena trascorso di Stellantis, alla ricerca di profitti negli investimenti finanziari, riducendo la parte produttiva.

E' a questi piani che i padroni nel loro insieme chiedono ai lavoratori, attraverso le loro organizzazioni sindacali, il consenso, la pace sociale in fabbrica, la cessazione del conflitto, e ad aspettare le trattative dove il limite è dato da quanto di volta in volta i padroni sono disposti ad offrire. E affrontare le crisi stabilimento per stabilimento come fatto finora dai sindacati confederali è il primo gradino dell’adesione a questa visione aziendalista.

Anche le chiare parole delle operaie di Mirafiori oggi ci parlano di questo: il lavoro che c’è e che ci sarà dopo le ristrutturazioni delle nuove piattaforme alzerà lo sfruttamento (vedi già da oggi peggioramento pause, mensa, notte); la produzione dei cambi elettrici è a ciclo continuo data l’importanza per tutti i modelli ma migliaia di operai sono in cassa fino all’estate prossima, nel silenzio sindacale che allarga così la separazione e la solidarietà di classe tra i lavoratori, alimentando la fiducia mal riposta sulle pressioni del governo verso le scelte produttive del Gruppo nel nostro paese.

Lo abbiamo già scritto, il lavoratori e nello specifico i lavoratori del settore auto, in Italia il Gruppo Stellantis e tutto l’indotto che ha raggiunto una notevole dimensione, devono riprendere la via dello sciopero generale di settore del 20 di ottobre, lavorando per abbattere le barriere tra stabilimenti, per una mobilitazione autonoma da padroni e governo, che riunisca gli operai attorno ad una piattaforma che metta al centro salario, lavoro, sicurezza, l’integrazione al 100% della cassa integrazione, la riduzione di orario a parità di salario. Per avere un peso come classe operai, di fronte al mutare degli scenari degli interessi dei padroni.





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