domenica 25 gennaio 2026

25 gennaio - info da tarantocontro: Il lavoro dello Slai Cobas sc Taranto

 

Lo Slai Cobas esprime la massima solidarietà ai lavoratori Vestas in lotta e disponibilità unitaria a partecipare a iniziative di lotta di ogni genere dalla prima settimana di febbraio.

Lo Slai Cobas dice un chiaro No ai licenziamenti e esuberi nell’appalto Acciaierie d'Italia - siamo per cassa integrazione con integrazione salariale e proporremo uno sciopero di tutte le ditte dell’appalto per la prima metà di febbraio - siamo per respingere ogni trattativa con il Fondo Flacks e per l’immediata nazionalizzazione dell’ex Ilva - raccoglieremo migliaia di firme tra i lavoratori a partire dalla prima settimana di febbraio e lavoriamo per una iniziativa nazionale a Taranto.

Organizziamo in occasione di quella che ci auguriamo sia l’ultima seduta dell’udienza preliminare a Potenza del processo "Ambiente svenduto", una assemblea pubblica a Potenza il 6 febbraio alle 16 con delegazione di parti civili, avvocati di Taranto / Torino e Potenza, realtà sindacali e sociali del territorio - cui seguirà nelle settimane successive convegno a Taranto sui processi ex Ilva e sulla recente morte sul lavoro in fabbrica, con proposte giudiziarie e di lotta innovative a carattere locale e nazionale.

Slai Cobas per il sindacato di classe Taranto 

info WA 3519575628



25 gennaio - Da Genova riparte la lotta nei porti del Mediterraneo contro le guerre: almeno 21 scali in sciopero il 6 febbraio. Info solidale

 


sabato 24 gennaio 2026

24 gennaio - info da Taranto: Lo Slai Cobas a Bruxelles nello spirito di classe/internazionalista

  Comunicato 

Una rappresentanza dello Slai Cobas di Taranto sarà a Bruxelles nella prossima  settimana come parte di una delegazione internazionale per un sit-in davanti al parlamento europeo per sollecitare la Commissione europea sezione diritti umani e sezione esteri a  prendere posizione e intervenire per fermare in india  il regime fascista hindutva di Modi a prendere posizione e intervenire per fermare in India il regime fascista hindutva di Modi che con l'Operazione Kagaar conduce in diverse Regioni e Stati con 50 milioni di abitanti una repressione senza limiti con massacri / arresti di massa / bombardamenti / deportazioni di massa verso le popolazioni indigene delle foreste adivasi ed altre realtà in nome della lotta al 'terrorismo 'maoista', in realtà al servizio delle grandi multinazionali indiane tra le quali Mittal/Jindal/Tata, ecc che si insediano con la forza di polizia, gruppi paramilitari fasciste e integralisti, esercito, portando avanti devastazioni territoriali, espulsioni di popolazioni intere.

A questo si aggiunge la repressione delle masse contadine / minoranze nazionali kashmir ecc. / minoranze religiose mussulmane.

Nelle grandi città la repressione colpisce studenti, intellettuali, artisti, avvocati e giuristi, giornalisti, movimento delle donne, organizzazione e associazioni democratiche, lotte dei lavoratori e masse povere, sempre accusati, e imprigionati, di essere vicine ai 'maoisti’ e ad altre forze di opposizione di varie matrici. Vi sono attualmente 10 mila prigionieri politici in condizione inumane nelle carceri.

Questa iniziativa si inserisce in un piano di ulteriori iniziative: la denuncia del genocidio in Palestina e della situazione drammatica di assedio e bombardamenti delle masse kurde in Siria/ Turchi; gli interventi militari imperialisti e neocolonialisti in America latina e in altri scenari del mondo; la repressione contro i movimenti di solidarietà con la Palestina, in atto nella maggior parte dei paesi imperialisti europei.

Info: WA 3519575628 - csgpindia@gmail.com


24 gennaio - info: Da Palermo a Bruxelles una delegazione italiana

 

Si è tenuta la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa internazionale che si terrà a Bruxelles il 27 gennaio prossimo per denunciare il massacro in corso delle popolazioni Adivasi, nella cosiddetta “fascia tribale” dell’India.
In apertura dopo aver annunciato la partecipazione all’iniziativa di due delegati di Palermo dello Slai cobas per il sindacato di classe, Donatella Anello e Rosario Sciortino, alla presenza di lavoratori lavoratrici e alcuni militanti è stato commentato il contenuto dell’appello internazionale della Campagna Internazionale di Emergenza contro l'Operazione Kagaar e della lettera inviata al Parlamento europeo e ai suoi membri, in particolare a quelli delle Commissioni interessate, da un lato perché prendano atto della violazione dei diritti umani e dall’altra per denunciare i rapporti tra Unione europea come l’Accordo di libero scambio con la firma della von der Leyen, che ha a capo in questo momento il fascista hindutva Narendra Modi. Un regime, è stato detto, che oramai viene denunciato per le sue atrocità da diversi anni e da più parti, come i tanti istituti di difesa dei diritti umani sia all’interno che all’esterno dell’India.
La presentazione si è concentrata sulle terribili condizioni delle popolazioni tribali, con la citazione di alcuni degli ultimi esempi tratti dalla lettera inviata al Parlamento Europeo come quello che riguarda la repressione di chi denuncia vedi ad esempio alcuni giornalisti: “Da più di tre anni, il giornalista Rupesh Kumar Singh è stato arrestato per i suoi articoli contro le campagne militari o l'Operazione Samadhan-Prahar contro il popolo adivasi nello stato di Jarkhand”, o come quella che riguarda circa 50 giovani che protestavano contro le politiche antiambientali del governo Modi e che sono stati arrestati. La protesta nella capitale è stata scatenata dalla cosiddetta “nube tossica” su New Delhi”, ma anche contro la svendita dei fiumi ai privati delle multinazionali o il taglio indiscriminato di migliaia di alberi delle foreste per fare spazio alle industrie e miniere.
È stato citato il dispiegamento di almeno 60.000 uomini dell’esercito nelle aree di vari stati federali come il Chhattisagrh, Telangana, Odisha, Andhra Pradesh, Jharkhand che produce morti a causa dei bombardamenti, dell’uso dei droni forniti da Israele, paese con cui il regime di Modi ha strette relazioni militari, come li ha con il governo italiano della Meloni, attraverso gli investimenti della Leonardo e della Fincantieri, solo per citare due multinazionali.
Ma, il regime fascista indù di Modi non si limita agli attacchi alle popolazioni tribali (solo i Dalit, gli “intoccabili”, sono circa 50 milioni) o alle popolazioni di fede musulmana che sono circa 200 milioni, attacca chiunque si opponga ai suoi piani di svendita del paese, delle sue immense risorse naturali alle multinazionali sia estere che dinterne: attacca intellettuali come la famosa scrittrice Arundhati Roy, artisti, preti, giovani, studenti universitari e le donne.
Il prete gesuita Stan Swamy di 84 anni, per esempio, è morto in carcere, mentre il professore universitario Saibaba, invalido al 90% e in carrozzina, dopo essere stato tenuto in carcere per anni, è morto subito dopo che un tribunale ne aveva dichiarato l’innocenza ed era stato scarcerato. Sia per questi difensori dei diritti umani che per chiunque osi attaccare il regime, l’accusa è quella di avere legami con i “maoisti” che si battono da anni al fianco delle popolazioni tribali. Sull’attacco alle donne, in particolare, è stato fatto un breve resoconto dell’orrore che sono costrette a subire a migliaia: dalle violenze, agli sgomberi forzati dalle case e dai villaggi, agli stupri usati come arma di guerra…
Questo insieme di condizioni è stato inserito nel contesto dell’attuale situazione globale che ha visto negli interventi a Davos soprattutto del presidente degli Stati Uniti, Trump, la conferma che i genocidi in corso continueranno, da quello dei palestinesi a quello, appunto, “silenzioso” delle popolazioni tribali dell’india…
Infine è stato detto che ai responsabili del Parlamento europeo verranno consegnati direttamente l’appello della Campagna d’Emergenza e altri documenti, e sono state annunciate altre iniziative, oltre quella del 27 a Bruxelles, per dare voce alle popolazioni oppresse, e naturalmente un appuntamento al ritorno dell’iniziativa che faccia il punto sulla Campagna in corso e la rilanci



venerdì 23 gennaio 2026

24 gennaio - info solidale: PMC MELFI, GLI OPERAI NON CEDONO, RESISTONO

 

Operai Contro


Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa dei lavoratori della Pmc Automotive in presidio da oltre 100 giorni a San Nicola di Melfi.

Sata-FCA ci ha trasferito nello stabilimento ex Itca dicendoci che questa cosa era necessaria per esigenze tecnico organizzative e che non avremmo dovuto preoccuparci perché avremmo comunque lavorato e non sarebbe cambiato nulla. Dopo qualche anno, invece ci ha consegnato nelle mani di un altro padrone, la Pmc Automotive, e con questo meccanismo dopo alcuni anni ci ha buttati in mezzo a una strada, mentre da dove proveniamo, e cioè dallo stabilimento centrale Stellantis, si continua a lavorare.
Stellantis ha comunicato che nei prossimi giorni addirittura ci sarà una salita produttiva. Buttati per strada abbiamo deciso di non andare a casa e stiamo presidiando da oltre 100 giorni la fabbrica, chiedendo a Stellantis, che ha creato il problema, di risolverlo e di farci ritornare in fabbrica a lavorare per poter portare il salario a casa, per poter sopravvivere, come i nostri colleghi che lavorano nello stabilimento centrale Stellantis. Da più parti ci viene detto che Stellantis non vuole più riprenderci ma che è disposta a cedere il capannone a un altro padrone affinché si continui a lavorare.
Qualche sindacalista ha detto che il capannone potrebbe essere ceduto addirittura a un euro a un altro padrone, così da poterci agevolare. Dopo 100 giorni di presidio e vari tavoli al Mimit è venuto fuori invece che la disponibilità di Stellantis è quella “di valutare la concessione agevolata dello stabilimento di sua proprietà attualmente utilizzato dalla stessa PMC”. Quindi nessun capannone gratis a tempo indeterminato da parte di Stellantis a un altro padrone. Ci chiediamo chi e se davvero un “potenziale investitore” accetterà la “concessione agevolata”, che verrà imposta da Stellantis e che sicuramente allo stato attuale non significa né cessione del capannone “a costo zero” né “a un euro” a un “Ipotetico potenziale investitore” che dopo 57 giorni dal precedente incontro al Mimit ancora non si è palesato e se davvero a costui andrà bene quello che ha deciso Stellantis e sulle eventuali condizioni che Stellantis sarà disposta a cedere il capannone.
In verità abbiamo superato i 100 giorni di presidio, una nuova riunione è stata decisa al Mimit per il 25 febbraio prossimo e per adesso non c’è ancora nulla di concreto. L’unica cosa certa è quella che noi operai siamo ancora fuori dai cancelli, buttati per strada, in pieno inverno in presidio, con la PMC che sembra non voglia neanche anticiparci la cassa integrazione. Siamo in attesa di fatti concreti che possano realmente riportarci in fabbrica, per poter lavorare e riportare a casa il salario e il pane sulla tavola ed è per questo che chiediamo nuovamente a Stellantis, che ha creato il problema, di non girare ancora intorno, di affrontare la questione e di risolverla.


23 gennaio - Morti sul lavoro, tre in un solo giorno: gli incidenti a Palermo, Livorno e nell'Aquiliano......

 .....ma fino a quando dobbiamo piangere i nostri morti non in incidenti ma in omicidi sul lavoro, frutto dello sfruttamento capitalista e dell'impunità per i padroni tutelati dalle politiche del governo fascista Meloni, ma soprattutto fino a quando i lavoratori  permetteranno che sindacati come la Cisl, che appoggiano le politiche del governo, si permettono di parlare di "emergenza" nazionale, quando sono loro parte del problema e sono la vera emergenza nociva per gli operai

Cisl, operaio morto è emergenza nazionale”

L’ennesima sconfitta per tutto il mondo del lavoro, non possiamo accettarlo, siamo vicini alla famiglia e ai colleghi del lavoratore. Piangiamo un’altra vittima nel nostro territorio palermitano, siamo stanchi delle sole parole di solidarietà, chi ha le responsabilità deve agire subito, vogliamo i fatti sul fronte della prevenzione e dei controlli”. Ad affermarlo, commentando la morte dell’operaio di 40 anni avvenuta a Brancaccio a Palermo mentre si trovava su un ponteggio, sono la segretaria generale Cisl Palermo Trapani Federica Badami, il segretario generale Filca Cisl Sicilia Paolo D’Anca e il segretario generale Filca Cisl Palermo Trapani Francesco Danese. La Filca Cisl avvierà a partire da lunedì 26 gennaio una campagna di informazione sulla sicurezza nei cantieri edili di Palermo attraverso un volantinaggio. “Lo proporremo anche agli altri sindacati, perché siamo dell’idea che bisogna avere massima attenzione sul tema, essere informati, conoscere i proprio diritti, i dispositivi di sicurezza previsti per evitare quella ‘sola caduta’ che annienta in un colpo solo, una intera esistenza”.

Tre operai sono morti in tre distinti incidenti sul lavoro a Palermo, Livorno e in provincia dell'Aquila. Le dinamiche sono diverse ma accomunate da gravi carenze di sicurezza, ora al centro delle indagini. Cresce il bilancio delle vittime di gennaio, mentre i sindacati parlano di emergenza nazionale

Ancora una giornata nera per la sicurezza nei luoghi di lavoro. Tre operai hanno perso la vita in poche ore in altrettanti cantieri, da Palermo alla Toscana fino all'Abruzzo, confermando un inizio d'anno segnato da un numero di vittime già allarmante.

Palermo, operaio precipita da un'impalcatura

A Palermo, un lavoratore di 40 anni, è morto dopo essere precipitato da un'impalcatura all'interno del capannone di una ditta in via Emiro Giafar, dove stava effettuando alcune riparazioni. Quando i sanitari del 118 sono arrivati, per lui non c'era più nulla da fare. I carabinieri e i tecnici dello Spresal dell'Asp hanno avviato gli accertamenti per verificare le condizioni di sicurezza del cantiere e la posizione lavorativa dell'uomo.

Livorno, schiacciato dalla benna della gru del camion

A Livorno, un operaio di 51 anni, trasportatore originario di Ponsacco (Pisa), è rimasto schiacciato dalla benna della gru del proprio camion mentre stava scaricando materiale edile in un piazzale di carico e scarico. L'incidente è avvenuto intorno alle 9 del mattino. Secondo una prima ricostruzione, la benna si sarebbe abbassata mentre l'uomo era impegnato a movimentare dei laterizi sul pianale del mezzo. Sul posto sono intervenuti ispettorato del lavoro, polizia scientifica e il pm Daniele Rosa. L'area e il camion sono stati posti sotto sequestro.

Aquila, travolto da un mezzo meccanico in cantiere

In provincia dell'Aquila, infine, è morto nella notte un operaio romeno di 59 anni, residente a Civitavecchia, rimasto gravemente ferito il giorno precedente in un cantiere a Petrella Liri, frazione di Cappadocia. L'uomo stava lavorando alla realizzazione di una nuova centrale idroelettrica quando è stato travolto da un mezzo meccanico. Trasportato in elisoccorso all'ospedale di Avezzano e operato d'urgenza, non è sopravvissuto alle lesioni riportate. La procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo contro ignoti.

Sale il numero dei morti sul lavoro

Con queste tre vittime, sale a oltre la decina il numero dei morti sul lavoro nel solo mese di gennaio 2026. Nel 2025, secondo i dati dell'Osservatorio nazionale di Bologna "Morti sul lavoro", sono state 1.032 le persone che hanno perso la vita mentre svolgevano la propria attività lavorativa. Un bilancio che continua a crescere e che riaccende il dibattito sulla necessità di controlli più stringenti, formazione adeguata e investimenti reali nella sicurezza.


23 gennaio - Tragedia nei campi: Andrea muore a 24 anni in un’imballatrice. Secondo caso in una settimana....LA STAMPA SCRIVE TRAGEDIA,MA...

 ...MA SI LEGGE OMICIDIO FRUTTO DELLE POLITICHE FASCISTE DEL GOVERNO MELONI E DEL SUO MINISTRO LOLLOBRIGIDA


Mentre la delegazione di Coldiretti Torino manifesta a Strasburgo contro il Mercosur per denunciare l’ingresso di prodotti che non rispettano le norme europee su salute e ambiente, il territorio piemontese piange Andrea Cricca e Daniele Bergagna

Non si ferma la drammatica catena di tragedie sul lavoro.
L'ultima vittima si chiama Andrea Cricca, aveva 24 anni e viveva a Monteu da Po. Ieri pomeriggio si trovava in una cascina di Brusasco, nel Torinese: per lui, giovane agricoltore, era un giorno come tanti altri alle prese con le problematiche e gli impegni quotidiani. Poi, all'improvviso, la tragedia: Cricca sarebbe finito in una imballatrice per il fieno. Per lui non c'è stato nulla da fare.
L'incidente è avvenuto nel tardo pomeriggio in Borgo Case Sparse, sulle colline tra Brusasco e Bruzolo, in una zona agricola che non sarebbe facilmente raggiungibile. A lanciare l'allarme e chiamare il numero d'emergenza 112 sarebbero state alcune persone che si trovavano vicino al luogo dell'incidente.

23 gennaio - info Assemblea: I PORTUALI NON LAVORANO PER LA GUERRA

 


giovedì 22 gennaio 2026

22 gennaio - Tavolo tecnico del Comune - L'intervento dello Slai cobas invitato a questo incontro

L'intervento dello Slai cobas 

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno

Taranto, nasce il Tavolo tecnico permanente per la transizione occupazionale

Il Comune di Taranto ha avviato un Tavolo tecnico permanente per la transizione occupazionale, con l’obiettivo di strutturare un percorso condiviso con le parti sociali e costruire una piattaforma comune di intenti sul futuro del lavoro nell’area.

Nei primi due incontri, svoltisi a Palazzo di Città, l’assessore alle Politiche del Lavoro, Federica Stamerra, ha illustrato il metodo di lavoro, concepito come spazio distinto e complementare rispetto alle singole vertenze, in cui analizzare dati, competenze e prospettive comuni.

«Taranto ha bisogno di un modello di sviluppo economico diversificato – ha spiegato Stamerra – e affinché sia sostenibile è necessaria un’analisi delle potenzialità del territorio. Il Comune si propone come luogo di connessione tra politiche del lavoro, formazione e programmazione territoriale, valorizzando le competenze professionali e promuovendo la transizione ecologica».

Il Tavolo tecnico si concentrerà su tre linee principali: la mappatura delle competenze disponibili sul territorio, l’analisi realistica dei fabbisogni delle imprese e il raccordo tra i diversi livelli istituzionali. L’obiettivo è individuare priorità, distinguere tra interventi immediati e progetti di lungo termine, e ottimizzare gli strumenti già esistenti per coniugare domanda e offerta di lavoro.

Il prossimo incontro operativo del Tavolo è previsto nella seconda metà di febbraio, con l’intento di trasformare le indicazioni emerse in azioni concrete a beneficio dell’economia e dell’occupazione locale.

22 gennaio - info Stellantis/PMC: “SIGNOR PADRONE, PER FAVORE …”

 Operai Contro

Il Consiglio regionale della Basilicata si è occupato di Stellantis, solito invito che non costa niente e non impegna nessuno per la tutela e il rilancio dello stabilimento. Salva solo la faccia ai capi sindacali ed ai politici che hanno accettato ogni scelta dell’azienda pagata dagli operai con licenziamenti e intensificazione dello sfruttamento.

Leggiamo nel comunicato unitario dei sindacati lucani del 15 gennaio scorso:
Le organizzazioni sindacali FIM, FIOM, UILM e FISMIC valutano positivamente l’approvazione all’unanimità, da parte del Consiglio regionale della Basilicata, della risoluzione a tutela e rilancio dello stabilimento Stellantis di Melfi e dell’intera filiera dell’indotto automotive”. – Fanno finta di non sapere che lo stabilimento è già stato ridimensionato, gli operai ridotti di numero e in cassa integrazione a discriminazione.
A Stellantis chiediamo responsabilità e coerenza: Melfi deve restare un sito produttivo centrale e garantire prospettive a migliaia di lavoratrici e lavoratori.
Al Governo chiediamo di assumere questa vertenza come priorità industriale nazionale, dando seguito agli impegni assunti e alle indicazioni emerse già il 5 dicembre.
La Basilicata ha dimostrato unità istituzionale. Ora serve continuità e lavoro comune tra istituzioni imprese e parti sociali per garantire industria, occupazione e sviluppo nella regione”. – 
Non c’è stata una chiusura delle fabbriche evitata dal “lavoro comune” di queste istituzioni ma solo “il lavoro” per convincere gli operai a licenziarsi con la miseria degli ammortizzatori sociali.
Queste del comunicato sono le solite chiacchiere sulla reindustrializzazione dei rappresentanti sindacali dopo una riunione in consiglio regionale a Potenza.
Quando a Melfi si facevano centinaia di migliaia di auto all’anno, gli operai sono stati costretti a subire turni massacranti sulle linee e per quattro soldi di salario. Il sindacato non si è mosso per condizioni di lavoro migliori. Quando gruppi di operai hanno cercato di farlo, il sindacato tutto si è mobilitato per fermarli.

22 gennaio - info - SCUOLA: LA RETE DEGLI STUDENTI MEDI MOBILITATA PER CHIEDERE LA FINE DEI PERCORSI CHE UCCISERO LORENZO PARELLI.....

 .....CONTRO L'ALTERNANZA SCUOLA/LAVORO CHE UCCIDE

Una giornata di lotta studentesca quella di oggi, mercoledì 21 gennaio 2025, in occasione del quarto anniversario dell’uccisione di Lorenzo Parelli, 18enne di Udine schiacciato da una barra di 150 chilogrammi mentre si trovava in un percorso di ex alternanza scuola-lavoro. L’alternanza scuola lavoro, è stata sostituita dai PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento) e, a partire dall’anno scolastico 2025/2026, dalla Formazione Scuola-Lavoro (FSL). La rete degli studenti medi chiede di “abolire una volta per tutte questi percorsi”. Dopo la morte di Parelli, come ha ricordato la Rete degli Studenti Medi del Lazio, ci sono state altre vittime: “Giuseppe Lenoci e Giuliano De seta sono stati uccisi durante le ore di pcto. Oltre a loro sono tanti altri gli studenti lesi durante le ore dell’alternanza tra cui, Samuele, studente a Rieti il cui braccio è stato frantumato da un Tornio mentre svolgeva le sue ore di Pcto”. 

Soprattutto a Roma e nel Lazio c’è stata una forte partecipazione alle mobilitazioni, ma non solo. “La morte di Lorenzo Parelli non è un evento casuale, non è una vittima di un incidente sfortunato, bensì si tratta di un omicidio di un sistema malato che mira a sfruttare e capitalizzare sulla pelle degli studenti”, continua la Rete: “dobbiamo abolire i Pcto e ripensare una volta per tutte al rapporto tra scuola e mondo del lavoro”. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli Studenti Medi. Ascolta o scarica

Riccardo Virgili, coordinatore provinciale di Roma della Rete degli studenti medi Ascolta o scarica


22 gennaio - info: LAVORO, VESTAS ITALIA, SETTE GIORNI DI SCIOPERO E TRE DI OCCUPAZIONE CONTRO IL TRASFERIMENTO DI UN MAGAZZINO

 

Settimo giorno di sciopero e terzo di occupazione della fabbrica per i lavoratori di Vestas Italia, azienda attiva nel settore dell’eolico, contro la procedura di trasferimento di magazzino, dal capoluogo ionico a San Nicola di Melfi, a partire dal 1° marzo.

La mobilitazione, decisa al termine delle assemblee, è organizzata da Fiom e Uilm Taranto, che hanno confermato anche la sospensione permanente di flessibilità, reperibilità e straordinari.

L’azienda – sottolinea la Fiom ionica – non ha sospeso la procedura di trasferimento come avevamo chiesto e per questo, come deciso in assemblea, non abbiamo partecipato all’incontro previsto per oggi. Non accettiamo questi licenziamenti mascherati”. Giovanni Vitale, delegato Fiom in Vestas Italia Ascolta o scarica



mercoledì 21 gennaio 2026

21 gennaio - Palermo/Fincantieri, centinaia di operai morti mentre i padroni restano impuniti. E' questo il sistema del Capitale che deve essere distrutto!


 Una strage silenziosa durata decenni con centinaia di vittime, decine di procedimenti penali, uno solo concluso con sentenza definitiva. Se fosse possibile rappresentare con un unico esempio i problemi della giustizia italiana basterebbe citare il caso degli operai morti alla Fincantieri di Palermo. 
Avere un numero esatto dei decessi è molto complicato perchè il tempo di latenza delle malattie contratte con l’inalazione e il contatto con l’amianto usato nella costruzione delle navi è lunghissimo e le patologie possono manifestarsi anche dopo 30 anni. Ma da una stima, che non tiene conto dei casi del tempo in cui non esisteva neppure il sospetto del nesso causale tra esposizioni all’amianto e l'insorgere delle malattie, dal 1990 a perdere la vita o ad ammalarsi di patologie gravemente invalidanti come l’asbestosi, nello stabilimento del capoluogo, sarebbero state oltre 220 persone...
I procedimenti - 14 al momento - sono ancora pendenti tra condanne in primo grado sconfessate in appello e annullamenti in Cassazione di sentenze che sostenevano, nonostante autorevoli perizie e testimonianze di centinaia di operai, che alla Fincantieri di Palermo l’amianto non si usava più dal 1981. Poi ci sono stati cambi di giudici che hanno comportato l’azzeramento dei processi e rinvii vari: ordinaria amministrazione per la giustizia italiana che si è tradotta in mancate risposte per le vittime e nella prescrizione di tutti i reati di lesioni.
(fonte Giornale di Sicilia

21 gennaio - info DA TARANTO: PROCESSO AMBIENTE SVENDUTO A POTENZA

 

comunicato e invito a Conferenza stampa 23 gennaio - Tribunale di Potenza - piazzale antistante - ore 11 info 3519575628
In occasione di quella che dovrebbe essere l'ultima seduta dell'udienza preliminare del processo 'Ambiente Svenduto' - una delegazione delle parti civili a questo processo verrà da Taranto - per dare una valutazione del processo in corso - dopo la decisione non certo condivisa di portare il processo a Potenza - e legarlo alla situazione che permane all'ex Ilva Taranto - mancanza di sicurezza sul lavoro che ha provocato una nuova morte di un operaio nello stabilimento nei giorni scorsi/ approfondimento della crisi industriale, economica, ambientale nella fabbrica e nella città e le inaccettabili soluzioni proposte a operai e cittadini - tutte questioni già al centro di questo processo e che stanno originando altre inchieste e processi di questa specie - per il periodo successivo ai fatti al centro di questo
Si può comprendere da questo le ragioni dell'importanza del processo in corso a potenza e della necessità della massima attenzione su di esso e l'influenza che può avere nella situazione in corso
sarà annunciata nel corso della conferenza stampa l'organizzazione di una pubblica assemblea a Potenza in febbraio per le circa 100 parti civili organizzate dallo Slai Cobas Taranto e

Margherita Calderazzi - coordinatrice Slai Cobas parte civile per il sindacato

avvocata Antonietta Ricci - del foro di Taranto

avvocato Giuseppe Vendegna - del foro di Potenza

distinti saluti

Slai Cobas Taranto - via Livio Andronico 47 - Taranto slaicobasta@gmail.com wa 3519575628


21 gennaio - La lotta dei riders ad Alessandria - info

Secondo sabato di stop per i rider: “Non siamo algoritmi, siamo persone”

ALESSANDRIA – Per il secondo sabato consecutivo i rider di Alessandria si sono fermati. Dopo la protesta della scorsa settimana, che li aveva portati a radunarsi in piazzetta della Lega e a sospendere le richieste delle app per un’ora, sabato lo stop alle consegne si è allungato dalle 18.30 alle 20.30. Con zaini e biciclette, i rider si sono ritrovati in piazzetta della Lega per poi sfilare fino in piazza Marconi, dando vita a una manifestazione per chiedere condizioni di lavoro “più dignitose”.

Non siamo algoritmi, siamo persone”, ha detto Ridha Hammami, 53 anni, che si è fatto portavoce delle difficoltà vissute quotidianamente da tutti i colleghi rider. Paghe basse, mancanza di tutele e decisioni affidate esclusivamente a una piattaforma sono i principali problemi denunciati. “Le criticità sono tante e vogliamo farle emergere”, ha spiegato. Tra i punti più contestati c’è l’ampliamento dell’area di consegna, avvenuto dopo l’acquisizione di una delle piattaforme da parte di una società

americana. “La zona si è allargata di quasi 14 chilometri – racconta – oggi consegniamo fino a Valenza, Oviglio, Castellazzo Bormida, quasi Tortona, ma la paga è rimasta la stessa”.

Il compenso base per una consegna è di 3,76 euro lordi, che al netto delle trattenute si riducono a circa 2 euro. “Può capitare di lavorare tre o quattro ore e riuscire a fare solo due consegne – raccontano i rider – alla fine ti restano in tasca pochi euro”. A questo si sommano tutte le spese a carico dei lavoratori: manutenzione dei mezzi, assicurazioni, carburante e biciclette, che spesso vengono anche rubate.

Altro nodo centrale è quello della sicurezza. “Non esiste una vera assicurazione – denunciano – lavoriamo sotto la pioggia, con la neve, nel traffico. Una collega è caduta pochi giorni fa ed è a casa senza lavoro e senza alcuna tutela”. “Siamo stanchi di essere schiavi di un algoritmo che decide tutto, dalle consegne ai compensi”.

La giornata tipo di un rider inizia presto: accesso all’app con riconoscimento facciale, attesa nei pressi dei punti di ritiro e ore trascorse in attesa di un ordine che spesso non arriva. “A volte resti collegato dalle 8 del mattino fino a sera – racconta Hammami – e l’unico vero guadagno è concentrato in poche ore di punta”. Con la protesta di questo sabato, i rider hanno voluto lanciare un messaggio chiaro: “Chiediamo tre cose fondamentali: paghe dignitose, sicurezza reale e rispetto. Basta decisioni arbitrarie prese da un software. Il nostro lavoro ha valore”.

La mobilitazione ha raccolto il sostegno della Cgil, che attraverso la struttura sindacale NIdiL Cgil (Nuove Identità di Lavoro) sta pianificando un’assemblea con i lavoratori nella sede della Camera del Lavoro. Al fianco dei rider hanno sfilato anche alcuni consiglieri comunali del Pd e il segretario provinciale del Partito Democratico, Giorgio Laguzzi, che si è impegnato a organizzare un incontro con l’amministrazione comunale su un altro problema sollevato: quello dei permessi per entrare nelle Aree Pedonali Urbane. Dall’inizio della settimana, infatti, l’impossibilità per alcuni rider di ottenere i permessi sta costringendo chi si muove in auto a rinunciare alle consegne nelle zone monitorate per non incappare nelle sanzioni.

Video quihttps://radiogold.it/news-alessandria/426161-protesta-rider-alessandria-stop-consegne-17-gennaio-2026


21 gennaio - 7 FEBBRAIO ASSEMBLEA CONTRO LA GUERRA, L'ECONOMIA DI GUERRA.....info

 

ASSEMBLEA NAZIONALE

Napoli 7 febbraio 2026.

Sabato 7 febbraio, Villa Medusa - Casa del Popolo ospiterà - inizio ore 15 - l'assemblea nazionale fissata a metà dicembre a seguito del nostro appello ad un confronto tra diverse realtà sociali, politiche, sindacali per il rilancio della mobilitazione generale che metta al centro i bisogni sociali contro l'economia di guerra e l'escalation bellica.

Inizialmente fissata per il 31 gennaio, abbiamo valutato di spostare l'appuntamento dopo la chiamata dei compagni e delle compagne dell'Askatasuna per un grosso corteo a Torino dopo lo sgombero subito: lo abbiamo fatto non solo come gesto di solidarietà ma perché crediamo che questo sia il momento di serrare le fila, rispondendo compatti/e agli attacchi che stiamo subendo.

Credevamo quando abbiamo lanciato l'appello, crediamo con maggiore convinzione oggi che, dinanzi all'escalation bellica mondiale e a continui episodi che conclamano lo stato di polizia in cui siamo, sia importante mettere a disposizione la straordinaria lotta dei disoccupati/e di questa città legandola alla necessità di rilanciare l'opposizione alla finanziaria di guerra, al piano di disciplinamento, militarizzazione della società ed attacco alle libertà sindacali e sociali, ai decreti sicurezza e ddl Gasparri/Delrio, al piano di riarmo e aumento della spesa bellica, alla complicità dell'Italia negli scenari di guerra e genocidio.

L'iniziativa promossa dal movimento dei disoccupati organizzati di Napoli aveva visto la partecipazione e gli interventi - nelle due riunioni online di preparazione- di diverse realtà del Sud Italia, GAP di Livorno, il CPA di Firenze, Plat di Bologna, Tendenza Internazionalista Rivoluzionaria, Rete per il diritto all'Abitare di Napoli, Comitato Aversa per la Palestina, Insurgencia, Giovani Palestinesi d'Italia, Link e Uds Campania, Fronte della Gioventù Comunista, Ass. Controvento, Genova antifascista, Partito Comunista dei Lavoratori, Antitesi, Slai Cobas di Taranto, coordinamenti provinciali del Si-Cobas, Rete " Libere di lottare contro stato di guerra e polizia"

Si cobas



lunedì 19 gennaio 2026

19 gennaio - info da tarantocontro: Ilva - morte di Claudio Salamida - Slai Cobas richieste alla Procura

 

A fronte della situazione di mancanza di sicurezza in Acciaierie d’Italia – Ex Ilva, più volte denunciata e segnalataci dagli operai operanti in Ilva e nelle ditte d’appalto; situazione nettamente peggiorata in questi recenti anni a causa della mancanza di interventi di manutenzione, anche ordinaria, di impianti, strutture, attrezzature dove operano i lavoratori; a fronte del recente infortunio mortale dell’operaio Claudio Salamida in Acciaieria 2, che ha chiaramente dimostrato questa situazione di perenne rischio che vivono gli operai;

Lo Slai Cobas Ilva/appalto ha presentato le seguenti

RICHIESTE DI INTERVENTOAL PROCURATORE DELLA REPUBBLIC, A ISPETTORATO DEL LAVORO, ASL/SPESAL, INAIL: 

una postazione permanente degli organi ispettivi, di controllo: Ispettorato del Lavoro, ASL/Spesal, Inail direttamente nell'area industriale ex Ilva - che possa funzionare sia da controllo permanente e preventivo, sia da deterrenza, sia da immediato riferimento per lavoratori e delegati sindacali per interventi immediati.

- L'altra richiesta - collegata a questa precedente - è che la Procura avvii una inchiesta diretta acquisendo centinaia di testimonianze degli operai che operano in tutti i reparti dell'area Ilva. 

Gli operai dell'Ilva conoscono bene la situazione di mancanza di sicurezza, di mancanza di manutenzione anche minima, di come sono costretti a lavorare; questi operai in generale non denunciano per il ricatto, la paura costante di essere posti in cassintegrazione o addirittura perdere il lavoro; ma non possiamo aspettare un altro maxi processo - come quello di "Ambiente svenduto" in cui nel 1° grado vi sono state dichiarazioni importanti di alcuni operai - per sentire le loro crude e precise testimonianze. Occorre, quindi, che ora Ispettorato del Lavoro, Spesal, Inail acquisiscano queste testimonianze convocando centinaia di operai dei vari reparti.

(In passato, a fronte di una simile richiesta dello Slai Cobas per una ditta dell'appalto Ilva: la Nuova Siet, questo avvenne, la Procura convocò in Tribunale e sentì circa 100 operai; questa inchiesta permise un processo e la condanna di Riva).



19 gennaio - Dall'Ossevatorio di Bologna di C. Soricelli: Sono già 36 i morti sul lavoro accertati e registrati dall’Osservatorio nel 2026, con le stesse modalità di rilevazione del 2025.

 

Due casi sono particolarmente emblematici: quello di Sofia Ansalone, giovane donna di soli 21 anni morta in un incidente in itinere — come le oltre 100 donne che nel 2025 hanno perso la vita andando o tornando dal lavoro — e quello di Loris Buscaglia, che vediamo sorridente in bicicletta prima della tragedia. Vi chiedo ancora una volta di non ingoiare passivamente ciò che non vi viene detto sui morti sul lavoro: da 19 anni i numeri reali sono stabilmente il 30–35% in più rispetto ai dati ufficiali, perché molti lavoratori non rientrano nelle statistiche INAIL (lavoro nero, categorie non assicurate, agricoltori, ecc.). Vi invito anche a non prendere per oro colato le statistiche “colorate” per province e regioni: chi le produce sa bene che l’indice occupazionale, in questo caso, non ha alcun valore statistico reale, soprattutto quando una parte consistente dei morti non è assicurata a INAIL.


Chiedo a chi ha seguito per tanti anni i miei report e il lavoro dell’Osservatorio un piccolo, anche simbolico, contributo economico per realizzare un docufilm sull’Osservatorio e dare visibilità a questa strage silenziosa, senza far dimenticare gli oltre 20.000 morti registrati in questi 19 anni. Se i fondi lo permetteranno, verrà realizzata anche una piramide con centinaia di foto di lavoratori morti sul lavoro negli ultimi anni, che seguirà il “Muro delle farfalle bianche”, dove sono già presenti le foto di 300 lavoratori deceduti. Vivo con la mia pensione di metalmeccanico e continuerò a contribuire di tasca mia, come ho sempre fatto, ma per questi due progetti servono risorse importanti. In allegato troverete anche la vera classifica regionale, calcolata sull’incidenza rispetto alla popolazione attiva, che include tutti i morti sul lavoro e non solo quelli assicurati a INAIL. Grazie. Carlo Soricelli


venerdì 16 gennaio 2026

16 gennaio - LA BATTAGLIA PER SALUTE E SICUREZZA A TARANTO DELLO Slai Cobas sc: Salute e sicurezza alla Pasquinelli, come e peggio di prima

 

Lo Slai Cobas ha presentato una denuncia e chiesto intervento alla Procura e agli organi di controllo competenti avverso le condizioni di lavoro altamente a rischio per la salute/sicurezza in cui operano gli operai della selezione della differenziata nel sito dell'Amiu "Pasquinelli".

Queste condizioni lavorative che sarebbero dovute cambiare migliorare con l'avvio della automazione dell'impianto, sono rimaste identiche alla precedente situazione.

I 20 lavoratori e lavoratrici sono tuttora costretti a lavorare mettendo le mani nei rifiuti di ogni genere e tipo, molti dei quali altamente pericolosi, e respirando polveri ed esalazioni tossiche. In particolare dal nastro passano rifiuti ospedalieri, pezzi di animali, pezzi di amianto, rifiuti velenosi.  

Tutti i lavoratori soffrono problematiche di salute; alcuni di essi, come il nostro Rls Malecore Tanino ha avuto un grave tumore alla gola, ha subito un intervento, a seguito del quale non potrà più parlare.

Altre lavoratrici e lavoratori hanno malesseri vari, sono dimagriti. 

Amiu, il Comune e la ditta appaltatrice Daniele Ambiente sono direttamente responsabili di questa situazione. pensano solo a tagliare i costi del lavoro sulla pelle dei lavoratori, insieme a ritardi nei pagamenti degli stipendi, a dicembre rischio di 13°, ecc. 

Ma gli operai e operaie non possono rischiare la propria salute e vita. 

Malecore Tanino, fino a quando ha potuto lavorare, si è sempre ribellato a queste inumane condizioni lavorative, in violazione, tra l'altro, di normative contrattuali,  TU sulla sicurezza; Tanino si fermava, chiamava i suoi compagni di lavoro a fermarsi quando passavano sul nastro pezzi di amianto. Per questo anni fa fu anche licenziato dal Pres. Amiu, Mancarelli - poi rientrato dopo la battaglia che fece lo Slai cobas. 

Oggi alcune lavoratrici, lavoratori dicono: ci vorrebbe Tanino, se tornasse qui le cose potrebbero cambiare.

MA LE COSE DEVONO COMUNQUE CAMBIARE! Basta a sottostare ai ricatti, alla paura di perdere il lavoro. La vita dei lavoratori vale molto di più degli interessi di sfruttamento di Amiu, Comune, Ditta. Solo la lotta, come è stato sempre in passato negli anni in cui questi lavoratori da disoccupati, da ultra precari hanno lottato e vinto, può difendere lavoro e salute.

Pretendiamo che Spesal, Ispettorato del lavoro vengano alla Pasquinelli e facciano il loro dovere! 



16 gennaio - info solidale: Sosteniamo i Vigili del Fuoco sotto contestazioni disciplinari......

 .......la solidarietà alla Palestina non è reato è un dovere per la classe lavoratrice

 Unione Sindacale di Base

I vigili del fuoco, quando scioperano e manifestano, non devono farlo con l’uniforme, non possono cioè farsi riconoscere in quanto vigili del fuoco che stanno protestando, né tantomeno parlare in pubblico per difendere le ragioni per le quali stanno manifestando.

È questa la tesi sostenuta dal Ministero degli Interni, che sta contestando a dieci di loro di aver difeso le ragioni del popolo palestinese, davanti a piazze gremite da decine di migliaia di persone che protestavano contro il genocidio, all’interno degli scioperi e delle mobilitazioni di questo autunno.

Le contestazioni disciplinari che hanno raggiunto delegati sindacali dell’USB e singoli lavoratori hanno l’obiettivo di intimidire un’intera categoria, anche in vista del riordino del settore, la riforma del Corpo dei Vigili del fuoco con la quale questo governo vuole equiparare i pompieri ad operatori di pubblica sicurezza.

Invece di valorizzare la loro funzione di perno indispensabile per una Protezione civile che sappia affrontare le continue emergenze del nostro Paese ed organizzare una prevenzione efficace, piuttosto che superare il precariato cronico, assumere nuovo personale, rafforzare la formazione e modernizzare i mezzi e gli impianti, si vuole mettere sotto controllo l’intero Corpo nazionale, procedendo sulla strada della militarizzazione della categoria.

Un indirizzo che non guarda al miglioramento di un servizio fondamentale, ma a far assumere ai vigili funzioni di ordine pubblico che sono estranee alla loro storia e non hanno alcuna attinenza con l’attività che svolgono. La stessa legge di Bilancio non prevede nessun incremento per un’attività sempre più rilevante per la salvaguardia del territorio e della cittadinanza, preferendo investire nell’acquisto e nella produzione di nuovi armamenti.

L’aggressione ai sindacalisti e agli iscritti all’USB è un attacco alla libertà di espressione, al diritto di sciopero e al diritto di organizzazione sindacale, diritti fondamentali che sono previsti dalla nostra Costituzione. È un ulteriore segnale dell’indirizzo militarista del governo e della volontà di reprimere il dissenso. Difendere i vigili del fuoco sotto attacco significa difendere la libertà di tutti noi.


16 gennaio - LA STRAGE CHE NON FA NOTIZIA PER I MEDIA E QUESTO GOVERNO NERO: E' stato spento il sorriso di Alessio

 giovedì 15 gennaio 2026

dopo un periodo di relativa calma dovuto alle festività, si è tornati a un ritmo impressionante di morti negli ultimi giorni. Ieri 4 morti sui luoghi di lavoro, tra questi Alessio De Rossi di soli 31 anni che è caduto da un tetto a Priolo di Siracusa, il povero giovane è morto dopo lunghe ore di agonia all'ospedale e d essere stato sottoposto a intervento chirurgico nel tentativo di salvargli

Posted by Carlo Soricelli 

Nel 2026 già 8 vittime accertate sul lavoro. ANMIL: “Non è il Paese che vogliamo”

12 Gennaio 2026

L’ITALIA DEL 2026 CHE CONTA GIÀ 8 VITTIME ACCERTATE SUL LAVORO NON È IL PAESE CHE VOGLIAMO. SIA IL TEMPO DELLA DENUNCIA”

Roma 12 gennaio 2026 – Claudio Salamida è morto questa mattina nell’acciaieria 2 degli stabilimenti dell’ex Ilva di Taranto. Le primissime ricostruzioni affermano che Salamida stesse operando un controllo delle valvole del convertitore 3 all’interno dell’unica acciaieria attualmente in funzione, quando avrebbe ceduto un grigliato facendolo precipitare per diversi metri. Il lavoratore aveva 46 anni, lascia la moglie ed un figlio piccolo.

Salamida era forse una tra le mosche bianche al di fuori della cassa integrazione massiva che coinvolge da tempo e senza apparente soluzione gli oltre 4.400 dipendenti, che secondo i piani diventeranno a breve 6.000, dell’ex Ilva” afferma Antonio Di Bella, Presidente Nazionale ANMIL (Associazione fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro).

Nell’Italia del 2026 una tra le più gravi e drammatiche impasse economiche e sociali del Paese non solo non accenna a trovare soluzioni concrete, ma continua a mietere vittime del lavoro”.

mercoledì 14 gennaio 2026

14 gennaio - OLIMPIADI INFERNALI...ANCORA SULL'OMICIDIO DI PIETRO ZANTONINI....

 ....un ragionamento da facebook condivisibile che mostra in primiss: 1) la condivisione a destra e a manca dello sfruttamento capitalista a discapito della sicurezza dei lavoratori; 2) la diversità del governo fascista Meloni che mostra tutto il disprezzo della vita operaia praticata come parte della guerra interna, tramite tutti i decreti sugli appalti e la legge di bilancio, che lasciano mano libera e impunita ai padroni da un lato e dall'altra tagliano le risorse per il controllo; 3) che non possiamo più contare i nostri morti, 4 al giorno, ma occorre rispondere a questa guerra


È morto di freddo, a -15° nel cantiere dello stadio del ghiaccio di Cortina d'Ampezzo, in fase di ultimazione per gli imminenti Giochi olimpici invernali lombardo-veneti. Pietro Zantonini, 55 anni, originario di Brindisi, residente a Lecce, lavorava per mantenere la famiglia in un gabbiotto riscaldato solo da una stufetta, e aveva più volte lamentato di non riuscire a sostenere i turni notturni lunghi e talvolta consecutivi.

Open Olympics, la rete che vigila sulle spese e gli appalti di Milano-Cortina '26, ha di recente emesso un verdetto molto negativo sui lavori per l'evento. I cronoprogrammi hanno subito un progressivo slittamento. A fine ottobre risultavano concluse 16 opere, mentre 51 erano in esecuzione, 3 in gara e addirittura 28 ancora in progettazione.

Il risultato è che solo 42 opere finiranno prima dell’evento, mentre il 57% sarà completato dopo i Giochi, con l’ultimo cantiere nel 2033. Tutto molto all'italiana.

E, sempre nella migliore tradizione italiana, sono lievitati i costi, inizialmente stimati in 1,4 miliardi di euro, in gran parte a carico di Veneto, Lombardia e sponsor. Sala, Fontana e Zaia, il trio dell'autonomia differenziata, alla vigilia della candidatura, dopo aver fatto fuori Torino, dissero che sarebbero stati "i Giochi dell'autonomia". Nel dossier presentato, i Giochi del 2026 dovevano essere i più sostenibili e low-cost di sempre, e la parola "sostenibilità" compariva ben 96 volte. L'allora vicepremier Luigi Di Maio disse: «Lo Stato non deve metterci un euro»(1). Come no!

I costi sono cresciuti di circa quattro volte, ovviamente accollati principalmente allo Stato e agli enti locali, con spesa stanziata per opere stradali e ferroviarie e per l’aeroporto di Malpensa, come se non si trattasse già di una delle aree più sviluppate del Paese. Soldi dello Stato per migliorare ulteriormente il Nord, con buona pace del Sud e delle aree meno sviluppate. A tal proposito, indimenticabili le parole dell'allora ministra alle infrastrutture, Paola De Micheli, per annunciare lo stanziamento di oltre un miliardo dal Governo per il finanziamento delle infrastrutture nelle due regioni interessate, nonché in Trentino:

«Faremo compiere un salto di qualità infrastrutturale a una delle aree più sviluppate del Paese con una ricaduta importante per la qualità della vita delle persone e anche un miglioramento competitivo per le imprese».

Ricchezza dove c'era già ricchezza. Aumento dei costi, ma anche carte secretate e scontri con le comunità locali e con le associazioni ambientaliste. E i classici ritardi, con conseguente fretta per chiudere i cantieri (mica tutti) in tempo per l'accensione del braciere olimpico (6 febbraio), lavorando pure di notte a quindici gradi sotto zero.