Sudd cobas Prato Firenze
1. Haji è una studentessa del Liceo Machiavelli Capponi di Firenze. È stata segnalata ai Servizi Sociali per aver partecipato alla protesta degli operai de L'Alba davanti al negozio di Patrizia Pepe in piazza Duomo a Firenze.
2. Siamo di fronte a un atto intimidatorio. Prima la convocazione insieme ai genitori per un colloquio (che è sembrato più un interrogatorio), poi l'ispezione nella sua casa. E infine l'invito a non partecipare più a manifestazioni, paventando "conseguenze più gravi".
3. I servizi sociali hanno attivato un'indagine su di lei e sulla sua famiglia, alla ricerca di qualche fattore criminogeno o di disagio alla base della sua partecipazione a una protesta sindacale. Se vogliono capire perché una studentessa di 17 anni quel giorno era insieme agli operai de L'Alba non c'è bisogno di indagini: semplicemente, Haji è una ragazza che non rimane indifferente davanti alle ingiustizie e crede in una società migliore. La solidarietà e la partecipazione politica sono diventate un reato?
4. È un fatto: non era mai accaduto niente di simile prima. Eppure sono stati e sono tuttora decine gli studenti e le studentesse del Liceo Machiavelli Capponi - come di altre scuole - che partecipano agli scioperi ed alle proteste degli operai sfruttati del distretto industriale pratese. Perché Haji? Conta il fatto che i suoi genitori vengono dal Marocco?
5. La sensazione è che siamo di fronte a una combinazione esplosiva tra attacco al diritto al dissenso e criminalizzazione delle cosiddette "seconde generazioni". Una criminalizzazione che non è limitata alla propaganda-spazzatura che tutti i giorni riempie i programmi in TV. Ma si materializza già anche in nuove prassi repressive che passano da Procura dei Minori e da assistenti sociali.
6. Si vuole provare ad affermare che ci sono ragazzi e ragazze che non hanno diritto alla partecipazione politica e alla vita democratica. Questo è inaccettabile. E deve preoccuparci tutti.
7. La risposta dei compagni e delle compagne di scuola di Haji è stata straordinaria. In tre giorni già in più di 300 hanno firmato una petizione di solidarietà. Tra le firme ci sono anche quelle di molti docenti. Perché la scuola in molti casi - come questo - è ancora qualcosa che le destre al potere non riescono a piegare del tutto alla loro idea trumpiana di società.
8. C'è un filo nero che unisce la storia di Haji con la schedatura degli studenti palestinesi, dei "professori comunisti" o la proposta di Fratelli d'Italia a Bagno a Ripoli di etichettare le scuole con docenti di sinistra e antifascisti. Ma c'è anche un filo rosso che tesse trame solidali di un’alternativa, e che unisce già studentesse, docenti di un liceo e operai. Finché continueremo a tesserlo, non passeranno.
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Il #buongiorno di Giulio Cavalli
Lo scorso 8 novembre alcuni studenti hanno deciso di solidarizzare con gli operai della ditta L'Alba di Montemurlo che in piazza Duomo a Firenze avevano organizzato una manifestazione per chiedere al brand Patrizia Pepe di partecipare al tavolo di crisi convocato dalla Provincia di Prato.
Dovrebbe essere una bella notizia: in un’epoca in cui tutti spingono sull’alternanza scuola-lavoro degli scolari decidono di affiancare dei lavoratori anche nella rivendicazione dei loro diritti. Coscienza di classe, si sarebbe detto una volta. Poiché oggi quella definizione sarebbe bollata di terrorismo possiamo chiamarla compartecipazione alla vita pubblica dei lavoratori. Così sono tutti tranquilli.
Una studentessa diciassettenne del liceo Machiavelli-Capponi di Firenze, raccontano il Collettivo K1 e i coordinatori del sindacato Sudd Cobas, per questo è stata segnalata ai servizi sociali cittadini dopo avere ricevuto un’ispezione a casa. E che hanno fatto i servizi sociali? Le hanno consigliato di non partecipare più a manifestazioni di protesta “per evitare conseguenze più gravi”.
Dice Sudd Cobas che a loro sembra “un segnale molto pericoloso” e in effetti è difficile non essere d’accordo. Siamo passati dagli studenti manganellati che avevano innervosito perfino il presidente Mattarella agli studenti ammansiti senza nemmeno bisogno di un decreto. Per diventare veramente adulti ai nostri scolari è richiesta l’accettazione supina di futuri licenziamenti.
Ultimo piccolo particolare: la studentessa ha genitori nordafricani. Ma noi siamo sicuri che i servizi sociali avrebbero usato lo stesso intimidatorio paternalismo anche con i figli della borghesia fiorentina.
Buon lunedì.


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