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lunedì 4 luglio 2016

4 giugno - Ilva Taranto: la posizione dello Slai Cobas sc



All'Ilva Taranto serve autonomia operaia e organizzazione contro padroni vecchi e nuovi, governi e sindacati confederali
Per quanto riguarda la svendita ai nuovi padroni (o ArcelorMittal con Marcegaglia o Arvedi con i tanti soldi della Cassa depositi e prestiti), il nostro problema non è sceglierci il padrone e legarci alle sue promesse.
Sia l'una che l'altra cordata prevede tagli almeno di un 30% di noi operai, considerando anche l'appalto, nessuna reale bonifica e contratti peggiorativi per chi resta.
Il 10° decreto è il peggiore e più illegale fatto finora: concede l'immunità e quindi il via libera a violazioni sulla sicurezza, sull'ambiente ai nuovi padroni; rinvia fino addirittura al 2019 gli interventi di bonifica (tra cui la copertura dei micidiali parchi minerali). Di fatto vuol dire non farle mai, visto che permette ai nuovi padroni di modificare il piano ambientale (cioè di peggiorarlo). Questo decreto toglie ai nuovi acquirenti l'obbligo di restituire i 300 milioni e altri debiti (che quindi pagherà lo Stato, cioè noi); ripresenta la strada della newco - in cui sarà salvata solo una parte della fabbrica e gli operai passeranno con un nuovo contratto all'insegna del jobs act - e della badcompany - in cui saranno messi debiti, risarcimenti, spese ambientali "improduttive" e migliaia di esuberi operai.
Senza la nostra mobilitazione vi sarà sempre più attacco al lavoro, al salario, alla nostra salute dentro e anche fuori la fabbrica.
Vogliamo un'assemblea generale. Dobbiamo organizzare da noi una mobilitazione vera, che ci faccia sentire e pesare, decisa da noi e fuori dalle “passeggiate” o scioperi inutili dei sindacati confederali, fatti pure con la confindustria. Nè ci servono iniziative di parrocchia.
Dobbiamo bloccare la fabbrica, ma anche aprire la fabbrica alle masse popolari di Taranto e unire le nostre forze, in fabbrica e fuori. 

Slai Cobas per il sindacato di classe Taranto

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