domenica 8 giugno 2014

31 maggio: TARANTO- TIKI-TAKA ALL'ILVA SULLA PELLE DEGLI OPERAI

che vedono a rischio lavoro e salario, per non parlare della salute e sicurezza in cui la situazione va sempre peggio.

Bondi, Ronchi, Federacciai, dirigenti sindacali confederali si passano da giorni la palla su chi deve intervenire, su chi deve tirare fuori i soldi per gestire in emergenza lo stabilimento, in un gioco delle parti che non fa prevedere niente di buono. Tutti ora si rivolgono al governo del "fenomeno" Renzi perché risolva le emergenze e garantisca il futuro. Tutti sono pronti ad utilizzare gli operai come massa di manovra a loro sostegno.
Il piano ambientale e il piano industriale presentato da Bondi non hanno nessun futuro, ciò che resta in campo sono solo ristrutturazioni e tagli anticipati contenuti finora dai CdS.
Lo Slai cobas non ha dato mai alcuna credibilità all'azienda commissariata e al commissario, prima nominato da Riva, poi nominato dal governo e ora non si sa bene nominato da chi.
Padron Riva è tornato a far sentire la sua voce, incarnato dal figlio Claudio, dal nipote Cesare..., per ribadire che lui la sua parte di soldi li mette ma non adesso, non da solo e soprattutto non in queste condizioni: processo, ecc.

Gli operai non possono inseguire il "tiki-taka". Gli operai devono porre con forza i propri interessi, di difesa del salario, di posti di lavoro, di sicurezza, salute per se e tutti i cittadini.
Lo Slai Cobas invita i lavoratori a rivendicare nell'emergenza un 'decreto operaio' che sancisca anche per legge:
- che nessun operaio dell'Ilva e dell'indotto venga licenziato,
- che il salario sia garantito anche attraverso il pieno utilizzo dei lavoratori nelle operazioni di bonifica e ambientalizzazione della fabbrica,
- che la sicurezza e le condizioni di lavoro vengano garantite, in una situazione complessa come quella attuale di produzione e ambientalizzazione, attraverso un rafforzamento dei poteri di controllo in fabbrica con una postazione ispettiva permanente, con una modifica e un aumento dei poteri degli RLS liberamente eletti fuori dalle liste sindacali,
- che venga presa una misura di emergenza di prepensionamento massiccio dei lavoratori connessa sia alla condizione siderurgica sia alla tutela della salute in una situazione già documentata che richiede comunque una minore permanenza degli operai sugli impianti e degli anni di permanenza degli operai nello stabilimento: riduzione di orario a parità di paga e 20/25 anni bastano sono la risposta urgente e necessaria alla situazione.

Sul piano cittadino gli operai devono essere anche loro a rivendicare l'effettiva bonifica del quartiere Tamburi, del cimitero e di tutte le parti del territorio seriamente danneggiate. I soldi messi sono pochi e i lavori sono a zero. Ci vogliono molti più soldi, presi dai Riva e integrati dallo Stato; ci vogliono tempi più rapidi che richiedono la messa al lavoro di almeno un migliaio di disoccupati per unire bonifiche e lavoro. Questa va unita alle iniziative già in corso del rischio sanitario e dell'emergenza salute.

NO A SCIOPERI PILOTATI A FAVORE DEL PADRONE
SI A UNA MOBILITAZIONE GENERALE IN FABBRICA E IN CITTA'
TA 29.5.14
SLAI COBAS per il sindacato di classe
via Rintone, 22 TA - slaicobasta@gmail.com - 3475301704 - T/F 0994792086
leggi blog tarantocontro


31 maggio: Dalla Tenda per il Lavoro-Taranto

comunicato stampa
  l'assemblea alla Tenda per il lavoro chiude e rilancia - continuare la
lotta- unire tutti i settori in lotta per il lavoro!
Si è tenuta ieri sera l'assemblea alla tenda per il lavoro in piazza
castello dei disoccupati organizzati, presenti rappresentanti pasquinelli,
asilicomunali, ilva.
L'assemblea ha affermato:
-abbiamo tirato fuori i disoccupati arrestati, abbiamo fatto avanzare la
verità sui fatti del comune di giovedì 22, abbiamo riproposto netto e chiaro
che 'la repressione non ci può fermare, la lotta continua fino a quando non
andremo a lavorare', abbiamo raccolto la solidarietà proletaria, popolare,
cittadina
ora
-denunciamo Vigili e Sindaco per aggressione, diffamazione e clientelismo
- riprendiamo la lotta in città e in ogni quartiere con la Tenda per il
lavoro itinerante - programma in via di definizione -
sulla  nostra piattaforma
- lavoriamo per l'unità operai,pecari,disoccupati in città perchè      la
lotta per il lavoro è una sola!

assemblea piazza castello
30 maggio 2014
347-5301704


30 maggio: Dallo Slai COBAS di Taranto -34 corsi di formazione inutili, più di 3 milioni sprecati... PRETENDIAMO CHIAREZZA!

Sono stati pubblicati sul sito della Provincia di Taranto i corsi di formazione finanziati dalla Regione con fondi europei, per un ammontare di euro 3 milioni e 226mila.  

Su 139 progetti presentati da decine e decine di Enti formativi che vivono su questi finanziamenti NESSUNO è per nessuno è per bonifiche, ambientalizzazione, raccolta differenziata, per risanamento quartieri, operatore del verde.
2 progetti formativi che erano legati al trattamento rifiuti, ma NON sono stati approvati, così come 2 legati alla logistica.
Di questi sono stati approvati e finanziati 34 progetti, in particolare di 
Programma sviluppo collegata alla Provincia per la gestione delle Borse Lavoro: n.3, Scuola Edile controllata dai sindacati confederali, in particolare uil: n.3; poi 2 Ciofs/FP, Cifir, Smile Puglia, Left. E 1 a testa per altri enti.
Gran parte dei corsi di formazione sono legati al marketing, commercializzazione..., che è come far dello spirito ad un funerale visto che a livello di massa c'è poco da sviluppare il commercio... 
Dei corsi approvati ve ne sono solo 2 che possono essere legati ad attività di logistica e 1 per manutentore stradale.

TUTTO QUESTO VUOL DIRE SEMPLICEMENTE CHE QUESTI CORSI DI FORMAZIONE NON SONO AFFATTO FINALIZZATI AL LAVORO, NON SONO UTILI A QUELLE ATTIVITA' CHE SERVONO A TARANTO E CHE IN PROSPETTIVA POSSONO CREARE CENTINAIA DI POSTI DI LAVORO (come appunto: raccolta differenziata/ciclo rifiuti, bonifiche, risanamento dei quartieri, ma anche logistica legata al porto...).

La Provincia di Taranto ha impostato e autorizzato progetti come se non stesse a Taranto ma in tutt'altra città!
Uno scandalo! Tenendo conto che a Taranto, per i disoccupati servirebbero eccome dei corsi di formazione per poter essere occupati nei lavori di bonifiche, risanamento, ecc., per non dare alibi alle Ditte per non assumere i lavoratori dal territorio di Taranto. 
Dei corsi di formazione, quindi, che servono solo a dare centinaia di migliaia di euro a Enti formativi, spesso legati ai sindacati confederali e a gente ammanigliata con la stessa Provincia, i suoi esponenti di partito. Ma che non servono a nulla per i disoccupati e per la città!

MA NOI SU QUESTO VOGLIAMO VEDERCI CHIARO!
VOGLIAMO CHE SI ACCERTI SUL PERCHE' DELLE SCELTE CHE HANNO GUIDATO LA PROVINCIA.
VOGLIAMO SAPERE PERCHE' LA REGIONE, L'ASSESSORATO ALLA FORMAZIONE BUTTA VIA PIU' DI TRE MILIONI DI SOLDI PUBBLICI, SENZA MINIMAMENTE CONTROLLARE IL LORO UTILIZZO. 

Slai cobas per il sindacato di classe.



29 maggio: Cementir-Taranto, verso un nuovo sciopero

comunicato stampa


assemblea dei lavoratori cementir per sabato 31 ore 9.30 maggio presso la sede provinciale dello Slai Cobas via Rintone 22 Taranto






ta 27-5-2014

alla Cementir
all'attenzione del Direttore dello Stabilimento
all'attenzione del dott.MICELI


le notizie che continuano a giungere  dalla fabbrica sono sempre peggiori - l'ulteriore unilatelare riduzione del lavoro per i cassintegrati- oltre che un mancato rispetto dell'accordo di settembre 2013 - vogliono dire che si stà pilotando la chiusura totale dello stabilimento e la messa in mobilità obbligata e ricattata dei lavoratori e questo avviene nel silenzio assenso di sindacati confederali, istituzioni locali e governo -l'azienda non ci vuole incontrare perché sa che i lavoratori Slai Cobas interpretando un sentimento generale hanno visto giusto e tempestivamente e non vogliono accettare questa situazione senza opportune e legittime iniziative sindacali per questo siamo costretti nuovamente a proclamare una più estesa giornata di sciopero,blocco e mobilitazione cittadina entro la prima decade di giugno a questo scopo è indetta assemblea dei lavoratori Cementir per sabato 31 maggio presso la sede provinciale dello Slai Cobas via Rintone 22 Taranto alle 9.30 per decidere date e modalità della giornata di lotta.
Naturalmente ove l'azienda aprirà un confronto con lo Slai Cobas e la sua RSA CEMENTIR, le decisioni potranno essere rivedute.
Ribadiamo che per l'incontro lo slai cobas e la sua RSA non pone, né accetta però, pregiudiziali, circa il coinvolgimento delle attuali RSU.
Lo Slai Cobas è per il dialogo e la soluzione dei problemi, nell'esclusivo interesse di tutela di lavoro e diritti dei lavoratori


Distinti saluti
RSA slai cobas  GIUSEPPE FARINA
SLAI COBAS per il sindacato di classe
coord. prov.le Calderazzi Margherita

per com. slaicobasta@gmail.com - T/F 0994792086 - 3475301704




29 maggio: VIAREGGIO: GLI ASSASSINI PREMIATI DA RENZI

Glii imputati si passano il testimone. Promosso Mauro Moretti a capo di Finmeccanica, prende il suo posto come amministratore delegato di Ferrovie dello Stato un altro imputato nella strage di Viareggio, Michele Mario Elia, già ad di Rfi – Rete ferroviaria italiana.
Immediata la rivolta deifamiliari delle 32 vittime del disastro del 29 giugno 2009, il cui processo è entrato nel vivo in questi giorni con le testimonianze dei sopravvissuti e la deposizione del superteste, l’ispettore PolferAngelo Laurino.
Ieri (giovedì 29 maggio) intorno alle 23, appresa la notizia mentre erano in riunione, i familiari si sono dati appuntamento alla stazione di Viareggio per una protesta spontanea. Guidate dalla presidente dell’associazione “Il mondo che vorrei”, Daniela Rombi, che nella strage ha perso la figlia Emanuela di 21 anni,hanno manifestato pacificamente la loro rabbia, esponendo striscioni per chiedere più sicurezza nelle ferrovie. Mentre un treno sopraggiungeva, hanno occupato il binario 4, quello su cui cinque anni fa deragliò il treno merci con 14 cisterne cariche di Gpl. Il macchinista, che andava a velocità ridotta, ha fermato la corsa e suonato la sirena in segno di solidarietà.
“Oggi, 29 maggio, ad un mese dai 5 anni della strage di Viareggio, questo nostro governo, anzi questo governo, nostro no di sicuro, ha avuto il coraggio di nominare come amministratore delegato Michele Elia imputato per la strage di Viareggio, perché è stato bravo a far morire 32 persone. E in più ha premiato Moretti, mandandolo a Finmeccanica. Questo governo non ha onestà, non ha dignità. E’ inammissibile, inaccettabile, noi non possiamo subire anche questo” dichiara Daniela Rombi dai binari.
A tenerle il megafono c’è Marco Piagentini, l’uomo che nelle fiamme ha perso la moglie, Stefania Maccioni, 39 anni, e due dei suoi tre figli: Lorenzo, 2 anni, e Luca, quattro e mezzo. L’occupazione dei binari è durata pochi minuti. Prima di lasciarli, Daniela Rombi ha chiesto scusa ripetutamente ai passeggeri del treno e ha invitato il macchinista a suonare la sirena. “Voi ferrovieri siete i nostri compagni, i nostri amici” ha aggiunto.
Elia, 67 anni, è un ingegnere elettronico ed è in Ferrovie dal 1975. La sua priorità, ora che l’assemblea degli azionisti l’ha eletto al vertice della holding, è di continuare il lavoro intrapreso dal suo predecessore. “Andare avanti con il piano industriale che è stato presentato, questo per noi è un must” ha dichiarato.


29 maggio: Rio de Janeiro: la polizia carica e manganella i professori in sciopero

Continua lo sciopero degli insegnanti delle scuole pubbliche nella città di Rio de Janeiro. Ieri circa mille insegnanti hanno bloccato le vie centrali, resistendo alle cariche e ai lacrimogeni sparati dalla polizia. Nonostante il tribunale di Rio de Janeiro abbia dichiarato illegale lo sciopero, minacciando di multare il sindacato SEPE di 300 mila real, qualora non mettessero fine allo sciopero, i professori hanno dichiarato di non voler cedere a questo ricatto, anzi, continueranno con la loro battaglia fin quando le loro rivendicazioni non saranno ascoltate. Si tratta di richieste basilari e imprescindibili come migliori condizioni lavorative, un rapporto giusto tra numero di alunni per professore e un aumento del salario.
La mobilitazione di ieri è iniziata alle 10 del mattino davanti alla prefettura, dove cinque rappresentanti del sindacato SEPE hanno preso parte al tavolo di dialgo con la segrataria municipale dell'educazione. All'esterno si è radunato un migliaio di insegnanti, i quali hanno dato vita a un presidio. Due ore dopo il presidio ha deciso di bloccare Avenida Presidente Vargas, una delle arterie della città, per dare piú visibilità alla loro battaglia. Dopo una mezz'oretta di blocco del traffico, sul posto sono arrivate diversi furgoni della polizia militare, la quale ha caricato violentemente i professori, manganellando, sparando gas lacrimogeni e utilizzando spray al peperoncino. Il gas tossico ha invaso anche la vicina stazione della metro Cidade Nova, provocando panico dei passeggeri e la chiusura di alcune entrate. In segito gli agenti hanno inseguito gli insegnanti, i quali tentavano di sfuggire alle cariche e ai lacrimogeni, manganellandoli. Almeno quattro persone sono state ricoverate in seguito alle ferite riportate, di cui due hanno riportato ferite serie alla testa. Diverse foto mostrano un'insegnante trascinata per i capelli dagli agenti per poi essere caricata su una camionetta: di fatto la donna non ha fatto nulla se non una scritta a pennarello a sostegno dello sciopero.
Le cariche, l'atteggiamento violento e arrogante della polizia non hanno minimamente scalfito la determinazione degli insegnanti, i quali hanno bloccato nel tardo pomeriggio le vie della zona portuaria. Molteplici gli interventi che hanno denunciato le responsabilità del governo Dilma, il quale ha sempre «miracolosamente» trovato i fondi necessari per finanziare opere faraoniche per il campionato mondiale, ma non per i servizi pubblici di cui necessita veramente la popolazione.



29 maggio: Emergenza Ilva - le proposte dello Slai cobas per il sindacato di classe

Lo Slai cobas invita i lavoratori a rivendicare nell'emergenza un 'decreto operaio' che sancisca anche per legge:
- che nessun operaio dell'Ilva e dell'indotto venga licenziato,
- che il salario sia garantito anche attraverso il pieno utilizzo dei lavoratori nelle operazioni di bonifica e ambientalizzazione della fabbrica,
- che la sicurezza e le condizioni di lavoro vengano garantite anche in una situazione complessa come quella attuale di produzione e ambientalizzazione, attraverso un rafforzamento dei poteri di controllo in fabbrica con una postazione ispettiva permanente, con una modifica e un aumento dei poteri degli RLS liberamente eletti fuori dalle liste sindacali,
- che venga presa una misura di emergenza di prepensionamento massiccio dei lavoratori connessa sia alla condizione siderurgica sia alla tutela della salute in una situazione già documentata che richiede comunque una minore permanenza degli operai sugli impianti e degli anni di permanenza degli operai nello stabilimento: riduzione di orario a parità di paga e 20/25 anni bastano sono la risposta urgente e necessaria alla situazione.

Sul piano cittadino gli operai devono essereanche loro  a rivendicare l'effettiva bonifica del quartiere Tamburi, del cimitero e di tutte le parti del territorio seriamente danneggiate. I soldi messi sono pochi e i lavori sono a zero. Ci vogliono molti più soldi, presi dai Riva e integrati dallo Stato; ci vogliono tempi più rapidi che richiedono la messa al lavoro di almeno un migliaio di disoccupati per unire bonifiche e lavoro.questa va unita alle iniziative già in corso del rischio sanitario e dell'emergenza salute


29 maggio: TARANTO, I DISOCCUPATI ORGANIZZATI SLAI COBAS "NOI SIAMO SEMPRE QUI!"

"Noi siamo qui! Sempre più determinati a lottare per il lavoro per tutti"
Questo ieri hanno detto chiaro i Disoccupati Organizzati slai cobas.
Con la Tenda per il Lavoro, questa volta proprio messa vicino a Palazzo di città, per dire chiaro che la vostra violenta e misera repressione non non ci fa paura, non ferma ma alimenta la nostra giusta lotta;
ma anche con una delegazione di donne disoccupate salita al consiglio comunale con due cartelli, in cui in uno era scritto: "Noi siamo ancora e sempre qui! Sempre più determinati a lottare per il lavoro per tutti", nell'altro: "Il Sindaco fa arrestare 2 disoccupati, il giudice li scarcera, perchè è negare il lavoro e la dignità di condizioni di vita che è "reato"".

VENERDI' 30 ALLE ORE 18 i Disoccupati Organizzati Slai cobas chiamano tutti i disoccupati, chi ha perso il lavoro, i lavoratori precari, gli operai, le donne, i giovani, i movimenti di lotta, compagni e compagne ALLA TENDA PER IL LAVORO IN PIAZZA CASTELLO. 


Prepariamo una mobilitazione unitaria in città, ORGANIZZIAMO UNA MANIFESTAZIONE PER IL LAVORO E IL SALARIO GARANTITO!


LA LOTTA DEI DISOCCUPATI ORGANIZZATI SLAI COBAS E' PER TUTTI!


Il Sindaco Stefano ha dichiarato che i Disoccupati Organizzati pretenderebbero il lavoro solo per loro... che sono "prevaricatori" verso altri disoccupati e cittadini....


I Disoccupati Organizzati è dall'inizio della loro lotta che hanno sempre detto, scritto - e praticato - che la lotta per il lavoro e il reddito garantito, riguarda tutti i disoccupati, tutti coloro che perdono il lavoro nella nostra città; questo è chiaro anche nel loro programma e soprattutto nelle soluzioni che pongono. Chi dice il contrario è falso!

Per questo i DO hanno e continuano a fare ad ogni iniziativa appello a tutti i disoccupati, disoccupate, a tutti i lavoratori precari ad unirsi. I Disoccupati Organizzati slai cobas vorrebbero essere migliaia in lotta a Taranto, e non dipende certo da loro se purtroppo questo ancora non avviene - "ancora"... ma avverrà!
Su questo sono loro e non i DO una parte della causa, per la sfiducia che seminano sulle possibilità di avere risposte, ma soprattutto per l'illusione che cavalcano su soluzioni individuali, in una logica di fatto assistenziale/clientelare.

Sono i DO che propongono piani di lavoro realistici - nella raccolta differenziata in tutta la città, nei lavori di bonifica e di ambientalizzazione, nei risanamenti dei quartieri dissestati - che potrebbero, se realizzati, dare lavoro a migliaia di disoccupati - altro che solo per i disoccupati organizzati!


Sono solo e soltanto i DO che hanno fatto appello e continuano a fare, alle varie realtà via via in lotta: dai lavoratori delle pulizie e mense della MM, ai lavoratori ultraprecari de L'Ancora, ai lavoratori di 'Isola Verde'..., per parlare solo di quelle più recenti, di unire le lotte. Scontrandosi, purtroppo, su questo con il settarismo, per non dire peggio, di coloro, siano sindacati confederali, siano sindacati di base, come il cobas confederazione, che non vogliono unire le lotte; fino alla vergognosa presa di distanza del capo del cobas confederazione mentre era in corso l'aggressione violenta dei vigili contro i Disoccupati Organizzati slai cobas. 


Quindi, non sono certo i Disoccupati Organizzati che pensano solo a sè stessi. Noi abbiamo proposto e continuiamo a proporre una grande mobilitazione unitaria in città sui temi del lavoro, del reddito, del legame salute/lotta all'inquinamento-lavoro. 


28 maggio: Assemblea Pubblica sull'emergenza lavoro a Taranto!

I Disoccupati Organizzati invitano i cittadini, gli operai, i precari, i movimenti e chiunque altro sìa interessato a discutere/affrontare/proporre e quindi trovare soluzioni, insieme, su problematiche quali l'emergenza lavoro che in questa città vuol dire, tradotto in numeri, 110.000 disoccupati quindi quasi la metà della popolazione. A fronte di questa grossa emergenza, tramite questa assemblea pubblica, vorremmo che tutti insieme ci muovessimo verso una mobilitazione unitaria, per questo l'appuntamento è venerdì 30 ore 18 alla tenda del lavoro a piazza Castello di fianco alle colonne doriche.


28 maggio: Strage di Viareggio, i familiari delle vittime: “Non vogliamo al nostro fianco la Cgil”

Una lettera rivolta al segretario Susanna Camusso chiede che il sindacato esca dal processo in corso a Lucca, in cui si è costituito parte civile. "Hanno invitato a parlare di sicurezza Mauro Moretti, per noi è inaccettabile"



 “La Cgil nazionale esca dal processo per il disastro ferroviario di Viareggio”. I familiari delle vittime non la vogliono al loro fianco come parte civile. E scrivono una lettera aperta per chiedere ufficialmente al sindacato di lasciare la causa. A segnare la frattura definitiva è stato l’invito che la Cgil ha rivolto – in occasione delle sue “giornate di lavoro” a Rimini - a Mauro Moretti, ex numero uno di Ferrovie, oggi amministratore delegato di Finmeccanica, che è imputato insieme ad altre 32 persone nel processo in corso a Lucca sulla strage del 29 giugno 2009, nella quale persero la vita 32 persone.
Nella stessa occasione il sindacato non aveva fatto parlare Marco Piagentini, 45 anni, che quella notte perse tra le fiamme la moglie Stefania e i figli Lorenzo, 2 anni, e Luca, 4. L’uomo porta ancora oggi sul volto i segni dell’incendio. Eppure l’intervento di Piagentini era stato richiesto con una lettera formale inviata con largo anticipo. Richiesta che non è però stata accolta dalla Cgil. “Aver negato la parola ai familiari da parte di un sindacato che dovrebbe difendere i più deboli è, per i familiari, moralmente inaccettabile” tuona nella lettera, indirizzata al segretario generale Susanna Camusso, la presidente dell’associazione “Il Mondo che Vorrei” Daniela Rombi, che nella strage perse la figlia Emanuela, 21 anni, dopo 42 giorni di agonia. “Questo reiterato comportamento offensivo e doloroso nei nostri confronti – continua Rombi – non può ad oggi prevedere nessun tipo di incontro, né è gradita la vostra presenza e la vostra partecipazione al processo dove noi, purtroppo, siamo i diretti interessati, per difendere e onorare la memoria, la vita negata ai nostri cari”.
L’episodio di Rimini è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il rapporto tra i familiari delle vittime e la Cgil nazionale era già incrinato da tempo. Già il marzo scorso, a Firenze, Mauro Moretti era stato invitato a parlare al decimo congresso nazionale di Filt Cgil, Federazione dei lavoratori dei trasporti, della cui segreteria nazionale l’ingegnere ha fatto parte dal 1986 al 1990. Dopo le proteste del “Mondo che Vorrei”, però, la sua presenza fu annullata, per “eventuali tensioni esterne al congresso”, aveva fatto sapere il sindacato. Una definizione, questa, che aveva fatto infuriare i familiari che da 5 anni chiedono pacificamente più sicurezza nelle ferrovie. In quell’occasione Daniela Rombi, fatta intervenire all’ultimo momento al Congresso, si disse indignata dell’invito riservato a Moretti e accusò il sindacato: “Non difendete chi vuole sicurezza”. Tutt’altro tipo di rapporti, invece, con i rappresentanti della Cgil locale: “Ci sono sempre stati vicini, e per questo la ringraziamo”.

28 maggio: Cassa e mobilità in deroga, cig e cigs: che fine faranno gli ammortizzatori sociali?

Il governo dopo il Jobs Act e cioè della legge che ha precarizzato tutto il mondo del lavoro, ha premura di riordinare gli ammortizzatori sociali: “Su questa riforma giochiamo larga parte della nostra credibiltà internazionale” ha detto Renzi in conferenza stampa lunedì commentando i risultati elettorali. (v. Il Sole 24 Ore di ieri). L'obbiettivo è quello di chiudere la partita entro l'anno.
Nel frattempo “il goveno si impegna a chiudere le pendenze 2013 di cassa e mobilità in deroga. A breve è previsto lo sblocco di altri 400 milioni, che arrivano dal rimanente miliardo del rifinanziamento dei sussidi in deroga 2014 già previsto a legislazione vigente. A questi fondi dovrebbero aggiungersi altri residui degli anni precedenti e ulteriori risorse Pac, il Piano di azione e coesione, accantonate dalle regioni dell'Obiettivo Convergenza (è in corso la verifica di queste disponibilità).” E il governo spera di recuperare altri fondi grazie a cosiddetto “ 'tiraggio', cioè l'uso effettivo degli ammortizzatori, di solito intorno al 50% delle ore autorizzate.”


I tempi per gli operai e i lavoratori in attesa “in alcune regioni i lavoratori sono in attesa da ottobre-novembre” si allungano, dato che prima ci vorrà “una circolare per consentire alle regioni di trasmettere all'Inps i decreti di autorizzazione dei sussidi in deroga 2013. Poi ci sarà il decreto di riparto dei 400 milioni (più, eventualmente, tutti gli altri residui che verranno recuperati) e se non ci saranno sorprese per fine giugno potrebbero iniziare i pagamenti..:”


E questo per chiudere il 2013, poi il governo si dovrà concentrare “sulla questione risorse 2014.” Perché “dopo questi nuovi finanziamenti a cassa e mobilità in deroga (già a gennaio erano stati sbloccati altri 400 milioni) restano nelle casse dello Stato poco più di 600 milioni per coprire l'anno in corso. Una cifra giudicata insufficiente dalle regioni... ”
“In Veneto – sottolinea l'assessore regionale all'Istruzione e Lavoro, Elena Donazzan – abbiamo 56 tavoli di crisi aziendali aperti al Mise, e oltre 20 mila imprese hanno licenziato. [E questo solo in Veneto. Altro che ripresa!] Senza considerare l'emergenza esodati su cui stiamo sollecitando da tempo il governo a trovare risorse e soluzioni”.


È chiaro che questa spesa, come le tante altre spese sociali, viene considerata eccessiva dal governo Renzi, che pensa appunto al “riordino” di questi ammortizzatori “con i nuovi e più stringenti criteri di concessione per evitare abusi.” [Senti chi parla di abusi!]
Tra i nuovi criteri “ristretti” ci sono il “requisito di anzianità lavorativa presso l'impresa (la bozza di decreto richiede 12 mesi, attualmente sono sufficienti 90 giornate lavorative)” e “ammettere alla prestazione in deroga la parte dell'impresa che prosegue l'attività (escludendo invece dal beneficio la parte aziendale cessata).
“Nelle intenzioni del governo i nuovi criteri di concessione di cassa e mobilità in deroga dovrebbero entrare in vigore da luglio. Fino a tale data le regioni verrebbero comunque autorizzate a firmare decreti sui sussidi in deroga, ma nei limiti di massimo sei mesi.”
Insomma, non solo non si vede l'ombra di una “ripresa” economica, ma il govenro nella sostanza fa di tutto per aumentare i disoccupati nel paese.



(I dati sono del Sole 24 ore del 20 maggio)


28 maggio: TARANTO CAPITALE DEL NON VOTO - PUNTA DI LANCIA DEL BOICOTTAGGIO ATTIVO

(scrive la Gazzetta del Mezzogiorno):
"...il vero dato, fortemente negativo (è perchè caro giornalista) è quello dell'affluenza alle urne: anzi dell'astensione. Il dato provinciale dei votanti è del 46,6% (-19% rispetto alle politiche 2013). Ancora più drammatico il risultato del capoluogo.

A TARANTO ha votato solo il 42,2%, in calo di 15 punti rispetto alle politiche 2013. NON HA VOTATO il 58% dei cittadini - a cui vanno aggiunti le tante schede bianche e nulle. In termini assoluti oltre 100.000 persone non hanno votato!


Ma allora perchè non riempite le pagine signori della stampa delle interviste ai tanti operai, disoccupati, precari, donne, giovani che non hanno votato, invece di riempire pagine e pagine di signori nessuno che nulla hanno fatto per il popolo e continueranno a non fare nulla?
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Riportiamo alcuni materiali diffusi e iniziative per il boicottaggio elettorale
Perchè mai gli operai dovrebbero votare?
Non c'è nessun partito che rappresenti gli operai.
Per l'Ilva nessun partito chiede che, invece che l'ennesimo decreto pro Ilva, si faccia un decreto per gli operai
La protesta non è mandare qualcuno in un parlamento europeo inutile, al servizio dei padroni europei, in cui ogni parlamentare guadagna in un mese 4 volte un lavoratore.
La protesta non è senza classi e senza colore, ma è rossa e proletaria.
Protestiamo con il “boicottaggio elettorale”!
Costruiamo il partito degli operai, comunista rivoluzionario, per lottare realmente contro gli Stati e i governi del capitale.
Le elezioni europee giungono in una fase in cui i governi e gli Stati imperialisti europei – tutti - scaricano la crisi sugli operai e le masse popolari.
Per farlo sempre di più costruiscono dei veri e propri regimi con Stati di polizia per imporre con la forza piani e decisioni e attaccare e impedire lotte, proteste, rivolte proletarie, giovanili e popolari.
Non centra che il governo sia di centrodestra o di centrosinistra, la forma Stato che realizzano assume sempre più i caratteri di una moderna dittatura.
In questa tendenza generale si rafforzano le tendenze apertamente neofasciste e naziste che cavalcano i sentimenti e il disagio popolare antieuropeo e antieuro, per costruire una propria forza elettorale, politico e “militare”. A questo va aggiunto che la politica imperialista europea dentro l'azione globale dell'imperialismo produce miseria, sfruttamento, fame e guerre nelle masse dei paesi oppressi, che alimentano le ondate di immigrati che arrivano in Europa. I governi e gli Stati imperialisti da un lato accolgono ampi settori di queste masse per trasformarle in moderni schiavi, dall'altro approvano leggi razziste e antimmigrati che ne provocano miseria e morte nei mari.
Le forze apertamente fasciste e naziste scatenano razzismo e violenza che intercettano gli umori più beceri anche in settori popolari.
Le elezioni europee in questo contesto sono la pura esplosione del peggio di Stati, governi e forze parlamentari e forze apertamente reazionarie. Il parlamento europeo non conta nulla, è un covo di politicanti corrotti e arricchiti, per dare un simulacro di democrazia alla dittatura delle borghesie.
Alcuni operai pensano di esprimere la loro protesta votando Grillo o la lista Tsipras - ma perchè è sbagliato e inutile
Grillo e il M5S - usano lo scontento e la rabbia delle masse ma per una politica pupulista fascista. Grillo dice che lui è "oltre Hitler" e unisce in un calderone destra e sinistra; Grillo fa appello alla polizia, ai carabinieri, quegli stessi i vigliacchi in divisa che manganellano e caricano chi lotta per il lavoro, la casa e il reddito, i diritti. Usa una propaganda qualunquista contro l'euro, nascondendo che non è l'euro ma il capitalismo che utilizza gli strumenti monetari necessari ai suoi profitti. Grillo viene accolto a braccia aperte dai fascisti forconi, perchè gli interessi che rappresenta realmente sono quelli della piccola e media impresa, dei “trombati” dalla crisi... ma viene giustamente cacciato dagli operai se si presenta alle fabbriche.
La lista Tsipras - non va dentro il parlamento per attaccarlo e contribuire alla lotta per rovesciare queste Istituzioni, ma lo fa per entrare anch'essa nel Tavolo truccato di una democrazia che traveste la dittatura, e, nonostante quello che afferma, contribuisce ad ingannare i lavoratori e le masse. Inoltre afferma che “su molti temi sono d'accordo con Grillo”, e allora, perchè votarla?



LA LOTTA E NON IL VOTO! 

27 maggio: Il programma del Governo per i Giovani -Più sfruttamento, precarietà a vita e nessuna garanzia...

Piano Garanzia Giovani’, Poletti: “Opportunità per chi non studia né lavora”
“Sarà un cantiere di opportunità rivolto ai tantissimi giovani italiani che oggi non studiano e non lavorano”. Così il ministro del Lavoro Giuliano Poletti presenta il Piano Garanzia Giovani, finanziato dall’Unione Europea con 1,5 miliardi di euro, che ha l’obiettivo di trovare un’occupazione, uno stage o un percorso formativo ai Neet, ossia quei ragazzi tagliati fuori dal mondo del lavoro e della formazione. “Attraverso il progetto produciamo esperienze – continua il ministro a margine del Forum della Pubblica Amministrazione a Roma – magari non troveranno lavoro ma potranno fare il servizio civile o volontariato. Meglio fare qualcosa con poche centinaia di euro al mese o senza alcun guadagno piuttosto che restare a casa”. Ma quanti posti di lavoro creerà Garanzia Giovani? Il ministro non risponde e preferisce andar via  di Annalisa Ausilio


27 maggio: Discriminazione per i lavoratori ....Doppia discriminazione per le lavoratrici

Congedi il giudice del lavoro condanna Atm: "Papà discriminati rispetto a mamme"
L'azienda milanese dei trasporti citata era stata citata in giudizio da un operaio che fra il 22 e il 24 ottobre del 2012 non aveva potuto presentarsi al lavoro per assistere il proprio bambino ammalato
di LUCIA LANDONI
27 maggio 2014
Atm discrimina i padri lavoratori: è la motivazione della condanna emessa nei confronti dell’azienda dei trasporti milanesi dal giudice del lavoro Antonio Lombardi, che ha confermato la sentenza emanata lo scorso luglio in primo grado dalla collega Giulia Dossi. Entrambi i giudici hanno dato ragione a un operaio di Atm che fra il 22 e il 24 ottobre del 2012 non aveva potuto presentarsi al lavoro per assistere il proprio bambino ammalato. L’uomo si era visto detrarre dallo stipendio 253 euro per i tre giorni di assenza e aveva deciso di denunciare l’azienda per discriminazione di genere.

In altre parole, il lavoratore si è sentito danneggiato in quanto dipendente di sesso maschile: il contratto di lavoro collettivo degli autoferrotranvieri prevede per le donne il diritto al congedo retribuito in caso di malattia dei figli di età inferiore ai tre anni, ma per i padri la questione è più complicata. In particolare, il giudice ha ritenuto discriminatorio l’articolo 4 del contratto – e di conseguenza Atm che l’ha applicato – secondo il quale le madri possono usufruire di un totale di dieci giorni di permesso pagato nel corso dei primi tre anni di vita dei loro bambini. Agli uomini, invece, le stesse agevolazioni spettano solo nel caso in cui “la madre rinunci alla fruizione del permesso con apposita nota comunicata sia all’azienda della lavoratrice sia a quella del padre”.

Sostanzialmente, una donna può presentare una dichiarazione di rinuncia al congedo retribuito solo se è una dipendente con lo stesso contratto di lavoro del marito. Quindi se un padre si occupa da solo dei figli, ha una moglie disoccupata o che non viene pagata secondo il contratto degli autoferrotranvieri non può assistere il proprio bambino senza vedersi ridurre lo stipendio. Insomma – come si legge nel ricorso presentato dall’operaio di Atm – “a parità di ogni altra condizione, il genitore di un sesso è trattato meno favorevolmente del genitore dell’altro sesso”.

Già nel processo di primo grado l’azienda si era difesa sostenendo che il contratto non volesse penalizzare gli uomini, ma piuttosto proteggere i diritti delle donne, aiutandole a rimanere nel mondo del lavoro dopo la maternità, e quelli dei bambini, solitamente più legati alla madre in tenera età. I giudici hanno però ritenuto che “una simile giustificazione appare incompatibile con il principio di parità di trattamento fra uomini e donne” e hanno ordinato all’Atm di “porre fine alla pratica discriminatoria,
riconoscendo i permessi retribuiti per malattia del figlio di età inferiore ai tre anni ai lavoratori padri alle stesse condizioni cui essi sono attribuiti alle lavoratrici madri, ossia indipendentemente dalla condizione professionale della madre e dalla sua rinuncia al beneficio”.
© Riproduzione riservata 27 maggio 2014


27 maggio: LE DONNE IN EUROPA"... E...MARIA MUORE!

LE DONNE SPINGONO IN ALTO IL PD, HANNO UN CONTENTINO NELLE EUROPEE....E INTANTO... MARIA MUORE!

"Nello straordinario successo del Pd di Renzi, che porta in Europa la pattuglia progressista più numerosa del continente, si registra un altro traguardo eccezionale. E’ il risultato delle donne Pd: elette in 14 su 31, il 45 per cento della delegazione democratica al Parlamento europeo. Elette con le preferenze, grazie alla scelta di avere 5 capilista giovani e bravissime e ad una legge che ha permesso un’affermazione senza precedenti delle nostre candidate". Lo dice la senatrice del Pd Anna Finocchiaro, presidente della Commissione Affari Costituzionali. "Questa è la garanzia - prosegue Anna Finocchiaro - che ora le donne italiane conteranno di più in Europa e che si farà di più, in termini di democrazia paritaria, diritti, occupazione, conciliazione".

Dover leggere, sentire queste parole, come la misera soddisfazione delle "giulive" finalmente elette solo per un codicillo normativo e per prendersi posti in un parlamento europeo in cui sempre più soffia forte il vento del moderno fascismo, è veramente imbarazzante.


Sentire poi queste parole, sentire che le donne conteranno di più... in termini di diritti, occupazione...", quando l'altro giorno Maria operaia della Fiat si è suicidata perchè questo sistema le toglieva il lavoro e il diritto di vivere - e nessuna eletta se ne è neanche ricordata - come continuerà a toglierlo a migliaia di donne, è schifoso.

E mostra chiaramente come le "quote rosa" sono "quote nere" che dovranno essere, come gli uomini al potere, attaccate dalla furia delle donne che lottano, muoiono, che si ribellano, che vi spazzeranno via. 

MFPR


27 maggio: Slai Cobas. Sul suicidio di Maria Baratto

Slai Cobas. Sul suicidio di Maria Baratto





Fiat Pomigliano / suicidi operai:  stavolta è toccato a Maria Baratto, 47 anni, operaia Fiat in cigs da anni del WCL fantasma di Nola, si è ammazzata con quattro coltellate al ventre lo scorso martedì 20 maggio nella sua casa di Acerra e solo ieri ne è stato rinvenuto il corpo dopo che i vicini hanno allertato i Carabinieri che con l’ intervento dei vigili del fuoco sono entrati nell’appartamento.
Maria faceva parte del Comitato Mogli degli Operai di Pomigliano d’Arco, e già il 2 agosto 2012 aveva postato sul sito delle “donne operaie” un suo articolo scritto l’anno precedente e già riferito  al suicidio di un operaio della Fiat Pomigliano ed al tentato suicidio di un altro operaio sempre della Fiat di Pomigliano. 
Il suo scritto che di seguito riportiamo è un lucido testamento politico e sindacale:  “la nitida rappresentazione dell’attuale condizione e solitudine operaia fotografata dall’interno”, una “forte accusa” alla Fiat ed alle complicità istituzionali, politiche e sindacali che stanno contribuendo al fenomeno dei suicidi operai, da Pomigliano a Nola all’intero lavoro dipendente e fino ai piccoli commercianti. Appena lo scorso febbraio si è suicidato un altro operaio del reparto logistico fantasma di Nola: Giuseppe De Crescenzo impiccatosi nella sua casa di Afragola. 

SUICIDI IN FIAT di Maria Baratto post 2 agosto 2012 su
www.comitatomoglioperai.it/?p=63    
“NON SI  PUO’ CONTINUARE A VIVERE PER ANNI SUL CIGLIO DEL BURRONE DEI LICENZIAMENTI, L’INTERO QUADRO POLITICO-ISTITUZIONALE CHE, DA SINISTRA A DESTRA, HA COPERTO LE INSANE POLITICHE DELLA FIAT E’ RESPONSABILE DI QUESTI MORTI INSIEME ALLE CENTRALI CONFEDERALI”. 
“Dopo aver lucrato negli anni scorsi finanziamenti pubblici multimiliardari lo speculatore Marchionne chiude e ridimensiona le fabbriche italiane e delocalizza la produzione all’estero per fare profitti letteralmente sulla pelle dei lavoratori che sono costretti ormai da anni alla miseria di una cassa integrazione senza fine ed a un futuro di disoccupazione.
A Pomigliano l’unica certezza dei cinquemila lavoratori consiste nella lettera di altri due anni di cassa integrazione speciale per cessazione di attività di Fiat Group Automobiles nella consapevolezza che buona parte di loro non saranno assunti da Fabbrica Italia.
Il tentato suicidio di oggi di Carmine P., cui auguriamo di tutto cuore di farcela, il suicidio di Agostino Bova dei giorni scorsi, che dopo aver avuto la lettera di licenziamento dalla Fiat per futili motivi è impazzito dalla disperazione ammazzando la moglie e tentando di ammazzare la figlia prima di togliersi la vita, sono solo la punta dell’iceberg della barbarie industriale e sociale in cui la Fiat sta precipitando i lavoratori.
Anche per questo la lotta dei lavoratori Fiat contro il piano Marchionne ed a tutela dei diritti e dell’occupazione rappresenta un forte presidio di tenuta democratica per l’intera società”. Maria Baratto
Mercoledì prossimo, in occasione del presidio alla Regione Campania commemoreremo Maria, Giuseppe e gli altri lavoratori vittime degli “omicidi bianchi da speculazione e sfruttamento della Fiat” perché, come ha scritto Maria: la lotta dei lavoratori Fiat contro il piano Marchionne ed a tutela dei diritti e dell’occupazione rappresenta un forte presidio di tenuta democratica per l’intera società!

Slai cobas Fiat Alfa Romeo e terziarizzate – Pomigliano d’Arco, 25 maggio 2014


26 maggio: Maria non è andata a votare - Operaia Fiat suicida alla fine della cassa integrazione

Mentre tutti si fanno drogare allegramente dallo spettacolo elettorale, in Italia si muore di mancanza di lavoro, di senso, di collettività.
Ad Acerra una donna di 47 anni, Maria Baratto, operaia in cassa integrazione del reparto logistico Fiat a Nola (più famoso come “reparto confino” cui erano stati destinati alcuni degli operai più combattivi di Pomgialiano, prima ancora che Marchionne si inventasse il nuovo “modello”), si è uccisa nella propria abitazione martedì scorso, ma il cadavere è stato ritrovato solo quattro giorni dopo.
L'operaia era da circa sei anni in cig, in scadenza definitiva il 13 luglio prossimo. Era separata dal marito e viveva da sola.
Il 2 agosto 2011 aveva scritto sul sito del Comitato delle mogli operai Pomigliano D'Arco: "Non si può continuare a vivere per anni sul ciglio del burrone dei licenziamenti". In quel momento, infatti, faceva molto discutere il tentativo di suicidio di un altro operaio di Pomigliano D'Arco, che aveva tentato di togliersi la vita ferendosi più volte con un coltello.
"L'intero quadro politico-istituzionale - scriveva - che da sinistra a destra ha coperto le insane politiche della Fiat, è corresponsabile di questi morti insieme alle centrali confederali". Marchionne era esplicitamente accusato di "fare profitti letteralmente sulla pelle dei lavoratori che sono costretti ormai da anni alla miseria di una cassa integrazione senza fine ed a un futuro di disoccupazione".
"Il tentato suicidio di oggi di Carmine P., cui auguriamo di tutto cuore di farcela, il suicidio di Agostino Bova (ex operaio di Termini Imerese) dei giorni scorsi, che dopo aver avuto la lettera di licenziamento dalla Fiat per futili motivi è impazzito dalla disperazione ammazzando la moglie e tentando di ammazzare la figlia prima di togliersi la vita, sono solo la punta iceberg della barbarie industriale e sociale in cui la Fiat sta precipitando i lavoratori. Anche per questo la lotta dei lavoratori Fiat contro il piano Marchionne ed a tutela dei diritti e dell'occupazione rappresenta un forte presidio di tenuta democratica per l'intera società".
Lo scorso febbraio si è suicidato un altro operaio del reparto logistico fantasma di Nola: Giuseppe De Crescenzo impiccatosi nella sua casa di Afragola.
Non basta sapere cosa sta accadendo e perché per trovare la forza di continuare a vivere e lottare. Serve essere parte di una vita collettiva, di essere riconosciuti come parte attiva, integrante, positiva. Serve non restare mai soli. Anche questo è un crimine da mettere in conto a Marchionne e ai tanti che ne magnificano il “modello”.